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IO TRA DI VOI

Valeria Pierini


“Si fece un violino di vetro perché voleva vedere la musica.“ ‘Prologo a una commedia’, W. Szymborska ‘Io tra di voi’ è un censimento per immagini e parole della musica umbra. È anche un censimento che vuole andare al di là del suo territorio cercando i canoni universali che la musica porta con sé. È un’indagine antropologica di chi la musica la vive e di me che mi metto a guardarla entrando in punta di piedi nelle camere, negli studi casalinghi di chi suona. La mia intenzione è quella di cogliere come la musica interviene fisicamente negli ambienti domestici sintetizzando ogni esperienza con le parole di chi mi ospita. Ognuno infatti mi scrive come è vivere con la musica, che peso ha la musica nella sua vita. Allo stesso modo io che osservo annoto le impressioni, gli avvenimenti, a cavallo tra l’osservazione partecipante e il diario, tra il reportage e la finzione. Come sono, del resto, le foto e le inquadrature scelte. Ogni camera può essere la camera di chiunque, ogni immagine è la sequenza di un’impressione visiva. Staccata quasi dal suo stesso contesto, quasi come passeggiassi in stanze di sogno. Allo stesso tempo, tuttavia, ogni singola stanza fotografata ha una propria intrinseca valenza poiché è vissuta da chi la abita. Ancora una volta la musica che è intangibile si rende linguaggio universale di esperienze e mondi; di sogni, ricordi e immagini. Valeria Pierini


“Sono, dunque sono“. Riflessione, presa d'atto, presa di coscienza, rassegnazione, orgoglio. La musica mi è entrata dentro che avevo 7/8 anni, subdola, insinuante...incessante; da allora non mi ha più lasciato solo! È con me a letto, a tavola, al lavoro, in auto, in ascensore, mentre cammino, addirittura mentre ascolto altra musica: c'è anche se non la ascolto fisicamente. Semplicemente mi suona nel cervello e sotto pelle. A volte se ne accorge (e se ne lamenta) anche chi mi sta vicino, a volte no, le metto la sordina. “Dottore...è grave?“ In verità non l'ho mai vissuto come un problema, l'ho solo vissuto; inoltre, vivendo la quotidianità, frequentando luoghi e persone, ho scoperto pian piano di non essere solo, la ‘malattia’ esiste e siamo in tanti ad essere...posseduti! Alcuni sono riusciti a farne un'arte; pochi, più fortunati o semplicemente più cocciuti, a farne un lavoro; tanti l'hanno rinchiusa dentro una camera, il loro ‘film personale’, la loro ‘seconda vita’. Fino ad oggi nessuno si era soffermato con curiosità, ma anche voglia di confronto, a mettere in fila i ‘nostri’ casi; soprattutto, nessuno aveva con tanta determinazione cercato di mettere in fila eseperienze, eventi, ambienti spesso diversi tra loro, ma legati nella profondità da una passione e da una voglia innata che non sono propri di una città, di un territorio, di un contesto storico, ma fanno semplicemente parte della natura umana, dalle Alpi alle Piramidi.... ‘Io tra di voi’ è sguardo libero da pregiudizi verso di noi, o per meglio di dire, tra di noi: a cominciare da chi ha sentito il bisogno di realizzare questa indagine, infatti, siamo tutti uniti, quelli che hanno solo svelato la propria cameretta e quelli che hanno raccontato qualcosa di più della propria essenza e attraverso ‘io tra di voi’ siamo pronti a condividere con voi le nostre esperienze. Fabrizio Croce


Immagini e suoni sono due aspetti fondanti della nostra esperienza sensoriale, tanto vicini che spesso tendiamo a creare immagini mentali mentre ascoltiamo un brano musicale o, al contrario, pensiamo una colonna sonora per ciò che vediamo. Questo però attiene al poi, ovvero quando una musica da associare alle immagini ormai esiste e ha già preso forma, ciò che Valeria ci mostra è piuttosto il momento precedente alla nascita, anzi, il luogo della creazione, l’antro dove il musicista/stregone pensa, sente e da forma alla musica. Un’idea semplice eppure geniale, perché sposta le lancette e ci costringe ad immaginare ciò che sarà dopo, ci porta a tentare di comprendere che tipo di suoni produrrà chi vive e si muove in un determinato spazio fisico, quanto di lui è presente e quali indizi ci offre per capire come si muoverà la sua vena creativa e dove porterà il suo processo di composizione in note. Nessuno di noi è isolato dall’ambiente in cui si muove, nessuno può fare a meno di costruirsi una cuccia comoda che ne rifletta la personalità, un sancta sanctorum dove far accedere solo le anime più affini e che resta celato al mondo esterno, agli estranei o semplici conoscenti. È proprio questo accedere nel luogo più intimo che rende il lavoro di Valeria speciale, la possibilità di entrare dove a breve si compirà un atto unico ed esclusivo, dar forma alle note e ai suoni per farne musica: un privilegio che viene vissuto in maniera partecipata, lontana dal modo di fare del documentarista che cerca di restare quanto più possibile nascosto. Valeria, al contrario, entra con la sua arte visiva nell’ambiente e se ne lascia influenzare, coglie particolari che la colpiscono e dà la sua lettura del momento e del posto in cui si immerge. A sua volta, chi offre la sua tana accetta di partecipare con la scrittura, a chiudere un cerchio di sollecitazioni reciproche tra suoni, luoghi, immagini, parole, a creare un qualcosa di realmente interdisciplinare e multiforme, una nuova concezione di fotografia musicale che si rifiuta di ritrarre il musicista in posa e decide di offrirlo al pubblico sotto forma di indizi, rimandi, particolari da cui estrarne il succo e l’intima essenza. Sociologia, attenzione per il territorio, amore per la musica, passione sincera e viscerale per l’arte della fotografia, tutto si mischia all’interno di un progetto che rende a noi Valeria attraverso le sue foto e la sua osservazione partecipe dei luoghi dove nasce la musica. Come in un prisma che riflette emozioni. Michele Giorgi


Io tra di voi: un archivio di identità musicali La natura morta è un genere moderno: afferma infatti la sua piena indipendenza tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVIII, quando, balzando fuori dagli sfondi delle pale religiose, diventa unica protagonista della rappresentazione. Da allora la sintesi concettuale che scaturisce dalla giustapposizione di oggetti dalla forte carica simbolica ha permesso di alludere ai più profondi temi esistenziali attraverso la raffinata metafora delle cose quotidiane. Sarà poi alla fine del XIX secolo, ed ancora di più nell’epoca delle avanguardie, che la natura morta diventerà una delle sedi privilegiate della sperimentazione artistica negli ambiti della ricerca plastica, stilistico - formale e spaziale. È bene notare inoltre, che tra i primi generi adottati dalle tecniche di riproduzione fotografica è da annoverare, insieme al ritratto ed al paesaggio, anche la natura morta la quale veniva composta dagli autori ammassando per lo più oggetti ameni ed affascinanti (frammenti dall’antico, drappi, fiori, fossili) che sembravano usciti da studioli polverosi o da stupefacenti wunderkammer. Ed è proprio da queste raffinate messe in scena ottocentesche che voglio cominciare a parlare dell’opera di Valeria Pierini, dato che anche lei, come i suoi colleghi di duecento anni fa, fotografa oggetti (in questo ed altri lavori da lei realizzati), tanto da dimostrare una sorta di predilezione per le cose e per i loro significati più profondi. Poiché è noto, infatti, che quando si sceglie di focalizzare l’attenzione sugli oggetti, fotografandoli o rappresentandoli, a meno che non si tratti di un puro espediente formale, lo si fa in funzione comunicativa o descrittiva. È infatti dagli albori della raffigurazione, e penso ai cacciatori sulle pareti preistoriche, che l'oggetto, facendosi attributo, identifica e qualifica il soggetto cui è associato. Andando avanti nella storia della rappresentazione, l’attributo, più o meno ostentato (l’oggetto) non solo qualifica, ma descrive, penetrandola, la personalità del soggetto che lo possiede (ad esempio in opere come il ritratto di Andrea Odoni, grande collezionista del XVI secolo, di Lorenzo Lotto). Nella natura morta, infine, scomparendo la figura umana, restano gli oggetti ad incarnare significati che si fanno universali: liberate dal possessore, le cose divengono soggetti e si manifestano in tutta la loro potenza evocativa e metaforica.


Tra tutti questi oggetti gli strumenti musicali ricoprono un ruolo fondamentale: la loro presenza riporta alla mente la vacuità della bellezza, la brevità della gioia, in una parola la vanitas. Con ‘io tra di voi’ Valeria Pierini si introduce in questo flusso storico fondendo in un unico scatto le capacità descrittive e la potenza universale dell’oggetto. Nelle sue nature morte (poiché tali sono queste fotografie prive di figure umane e piene di strumenti che alludono a chi li possiede) infatti, Valeria non solo realizza efficaci ritratti di musicisti, ma riesce anche a delineare sinceri scorci di un luogo universale dell’animo umano che afferisce alla sfera dell’aspirazione, del ricordo, del sogno di libertà, del momento di svago o di profondo raccoglimento che quegli oggetti musicali rappresentati richiamano all’animo di chiunque li osservi. Una stringente logica rituale caratterizza le modalità di realizzazione del progetto che dà vita ad ‘io tra di voi’: Valeria incontra i musicisti, entra nel loro ambiente quotidiano (studi privati, camere da letto, case), si guarda intorno orientandosi, parla, ascolta, attende che la situazione evolva nei modi e nei tempi che i suoi soggetti dettano ed intanto fotografa. Prima di andarsene, chiede ai musicisti di preparare un testo che approfondisca, descrivendolo secondo le forme a loro più congeniali, il rapporto che hanno con la musica. Tornata a casa, Valeria seleziona gli scatti, li stampa e li incolla in un quaderno accanto ai testi dei soggetti e ad altri, prodotti dall'autrice stessa, che anche attraverso la scrittura trova logico sfogo alla sua osservazione ed al suo potenziale creativo. Questa metodologia si rifà all’osservazione partecipante della ricerca etnografica ed avvicina la nostra artista alla tecnica e all’opera della fotografa francese Sophie Calle; tuttavia, tale procedimento, si addice perfettamente allo scopo della sua ricerca dato che Valeria si prefigge, riuscendoci, di penetrare profondamente nelle storie altrui restituendole senza snaturane l’essenza. Ed in effetti, nello scorrere gli scatti di ‘io tra di voi’ lo spettatore è spinto a ripetere quel rituale: è chiamato a riviere l’incontro tra artista ed artista che innesca il processo creativo e documentativo, e ad esplorare quell’individualità musicale il cui volto è ignoto, ma la cui essenza vive e trasuda dagli oggetti ritratti. ‘Io tra di voi’ è dunque un vero e proprio archivio di identità musicali descritte e conservate nella loro specificità attraverso una ben meditata selezione di scatti e testi che raccontano


di azioni consumate, esperienze accumulate, sogni costruiti e, a tratti realizzati, passaggi esistenziali, occasioni ed emozioni stratificate nella coscienza e nello spazio come una pila di dischi già mille volte ascoltati. Gli scatti preservano e custodiscono individualità fatte di strumenti musicali, sale prova, poster e cd: nonostante l’apparente ripetitività dei temi, ogni foto, come ogni individuo ripreso, risulta unica e fortemente caratterizzata. Grazie al proprio senso empatico, la fotografa infatti, che non solo nel selezionare gli oggetti da riprodurre, ma anche attraverso la forza espressiva dell’inquadratura (a tratti cinematografica) e dei toni (decisi nel digradante chiaroscuro), riesce, con pochi accorgimenti, ad evocare lo spirito di chi ha di fronte. Si è detto che ‘io tra di voi’ è un archivio di identità musicali; si aggiunge, per terminare, che in quanto tale, non è finito: l’artista, quasi come fosse una missione, intende continuare a stratificare memoria. Esplorando, partecipando, scattando, Valeria tenta di stare al passo con la marcia del tempo e intanto preserva, attraverso la fotografia (costante per eccellenza), l'immagine presente che trascina con sé l’esperienza. Michela Morelli


Francesco, 28 anni - Perugia Questa è la mia camera, il mio magazzino, il mio scaffale. Si sceglie sempre il disordine alla fine di tutto... anzi il disordine non si sceglie è parte di noi. Dal disordine nascono le idee, le canzoni, la musica. Ecco questo è il mio ‘disordine’.


Lucrezia, 21 anni - Magione La di di di

musica è la porta - specchio che, nata dal dolore ogni pugno ricevuto e dalle ferite che ogni giorno tenti ricucire, ci rivela la nostra essenza per poi permetterci crescere.


Gabriele, 19 anni - Magione Ăˆ bello sapere che, accarezzando le corde di una chitarra, da essa fuoriescano suoni: vibrazioni uniche ed irripetibili, mie per una frazione di secondo. Ăˆ ancora piĂš bello sapere che delle semplici vibrazioni possano gridare i miei sentimenti.


Michele, 25 anni - Bastia Umbra La musica è il mio angolo di intimità più sincero... Riesco a confidarmi con note e suoni meglio di quanto possa fare con le persone. Delizia, ma spesso anche croce, è un pensiero e una speranza fissa in ogni mia giornata. Interviene e si mescola in ogni cosa: è la pianta rampicante che si insinua in tutte le mie faccende.


Lorenzo, 35 anni - Assisi La musica descrive ciò che ho dentro, è lo specchio della mia anima.


Vittorio, 32 anni - Perugia La musica è il mezzo più puro per comunicare con le persone. Forse l’unico.


Francesco, 21 anni - Roma, studia e vive a Perugia La musica come l’arte è una forma di disgregazione dell’io.


Lucio, 38 anni - Perugia La musica è funzione vitale dell’esistenza.


Valeria, 27 anni - Bastia Umbra Tutti vogliono parlare. Si ascoltano dischi tra gli archivi personali, la mia mente origlia - chiedono la mia opinione. Non sono una fotografa, ma una confidente alla quale offrono e propongono i loro spazi, migliori o peggiori non importa. Sembra sia una musicista: mi passano album, nomi, date, come se dovessi fare un’audizione o mi conoscessero da sempre. Si sono io, con me ci parli di musica. E faccio le foto. Lui è introverso - non dice nulla di conveniente - nemmeno gli piacciono i miei scatti, una tazza come posacenere una soffitta di blues. Lei mi guarda in un angolo. E’ appena uscita dall’infanzia ma sembra più grande di me. Mi apre sé stessa alla luce delle 16.00. Lui fuma - sempre, caffè e cartine - parla mi travolge e ascolta. Non mi sento mai fuori luogo, soffitta - camere, studi che siano. Lui è molto più piccolo di me - deciso estroverso - abita davanti un campanile e i soffitti sono alti. Mi offre un the. Ho conosciuto gatti e cani mangiato cioccolatini bevuto acqua birra caffè, tutto quello che mi hanno preparato. Tutto è corredo della loro esistenza. Mi hanno offerto la loro vita i loro pensieri - come se fosse ovvio - nessuno intimidito. Mi hanno dato i loro spazi e alcuni non mi conoscevano. E’ come se questo guardare raccogliere catalogare archiviare - censire - sia normale per me. La mia vita è un archivio di esistenze altrui. Che sia un'artista una reporter una scrittrice per loro non conta.


Francesco, 33 anni - Perugia Di tutte le forme di alchimia, il suono giunge per primo a tutti e parla ad ognuno di tutto.


Mattia, 21 anni - Todi Sono uno senza pregiudizi musicali, mi piace ascoltare la musica di qualsiasi genere, che sia il motivetto di una pubblicità o un’opera teatrale. Distinguo due modi di godere della musica: l’ascolto e la composizione.


Valerio, 22 anni - Perugia Sembrerà banale ma per me la musica è tutto: mi ha fatto conoscere gli amici e le ragazze e mi ha fatto fare le esperienze piÚ belle. Nei momenti difficili mi conforta piÚ un bel disco che le parole di un amico. In sintesi: mi sento meno solo nella mia cameretta a suonare con la chitarra con un bel disco che in una stanza piena di gente.


Caterina, 19 anni - Magione Essere vibrazione viaggio ombra distensione aspettative bruciare speranza ossigeno. VeritĂ ansia amore amicizia sapere indipendenza. Spazzatura ossessione diversitĂ  potenza senso. Tatto forma sudore maschera buio. Graffio tutto nulla odore fuggire arte. Amore sangue soddisfazione desiderio ferita assenza lamento unicitĂ .


Greta, 21 anni - Magione Vivere con la musica per me è come vivere con la mia migliore amica: la musica è sempre con me, sia nei momenti belli che in quelli brutti. Anche nei giorni in cui voglio ‘scappare’ dalla realtà, lascio tutto e tutti fuori ma non riuscirei mai a lasciare fuori la musica.


Damiano, 25 anni - Orvieto, vive e lavora a Perugia “Ovunque siamo, ciò che sentiamo è principalmente rumore. Se cerchiamo di ignorarlo, ci reca disturbo. Se cerchiamo di ascoltarlo, ne subiamo il fascino.” Jhon Cage


Niccolò, 23 anni - Foligno Se dovessi semplicemente dire perchè suono, com'è la mia vita con la musica, direi che ognuno di noi negli anni trova quello che gli piace e lo fa fino alla morte e io fra le altre cose faccio questo.


Giulio, 23 anni - Foligno Da 12 anni (ora ne ho 23) la musica è la mia vita. A volte penso che sia malefica, perché non ti restituisce quello che le dai...ma che può darmi più della vita?


Andrea, 27 anni - Foligno Potrei scrivere melodie mentre tutti scoreggiano e suonano 23 pianoforti a cazzo di cane con code di cane bagnato trapiantate sulla lingua.


Valeria, 27 anni - Bastia Umbra Ognuno di loro è uno scambio. E’ come un mettere alla prova la mia capacità di adattarmi – la misoginia – è trovarsi in un luogo sconosciuto dal quale potrei avere voglia di scappare. Alla fine, ogni volta, una parte di me è data, una parte rinnovata. Io resto. Serena. Ognuno di loro è uno sconosciuto – ho dimenticato quali di loro conoscevo già – ognuno ha una vita che non conosco: potrebbero in effetti combinare qualsiasi cosa – magari sono come le persone che solitamente non mi piacciono. Qui esiste lo scarto che c’è negli individui: possono essere abominevoli e al contempo dotati di serenità e gentilezza. (Forse, non si conoscono mai veramente, le persone.) E’ come scegliere il grigio tra il bianco e il nero, come vedere le sfumature nelle immagini a colori. In realtà potrei essere curiosa e farmi demiurgo: potrei restituire a ognuno di loro quello che la vita gli ha tolto o ancora non gli ha dato ed immaginarmeli intenti nel proprio sogno – nella vita perfetta (o non) che vorrebbero. Ecco che lui sarebbe un tipo alla Hunter Thompson, immerso tra penne, alcol e sigarette, delirante come un grande scrittore. L’altro sarebbe trasportato a Nashville; Nashville, la capitale della musica. Nashville, come New Orleans per il jazz, come Frisco per il beat. Altri avrebbero uno studio tutto loro e altri ancora smetterebbero il lavoro schifoso che sono costretti a fare. Potrei confondere le città: Perugia come Roma, Todi come Boston (capitale del punk hc). Oppure potrei io stessa trasformarmi in una di quei fotografi che lavorano per le riviste importanti: un giorno qui, un giorno là, come se avessi una committenza, come se fotografassi gente famosa o come se lo fossi io. Eppure in fin dei conti di ognuno di loro ho fotografato la parte fisica che occupano i loro sogni e le loro passioni. E forse non solo quello. Probabilmente posso risparmiare a me stessa la creazione di altri infiniti mondi, fermando il mio immaginare e accettando semplicemente lo scambio con ognuno: consapevole del fatto che questa condivisione è già la creazione di un iperuranio di cose belle.


Angela, 26 anni - Perugia La musica è il silenzio in cui vivo, il silenzio di cerchi concentrici dilaganti, la vena sotterranea di pulsante emoglobina che irradia fino allo sguardo il mio gridare piano. La musica è la nostra unica occasione.


Stefano, 32 anni - Foligno La musica è quella profonda terapia che tiene lontano me dalla mia vita. La musica è dove tutto quanto finisce.


Diego, 33 anni - Perugia “Nevermind wath’s been selling, it’s what you’re buying”. Fugazi


“...Ilùvatar era solo. Prima di tutte le cose egli, cantando, creò gli Ainur, ed essi sono superiori per gloria e potere a tutte le altre sue creature dentro e fuori di questo mondo. Quindi foggiò case per loro nel vuoto, e fra loro abitò, istruendoli su soggetti d'ogni sorta, e di queste il più grande era la musica. Egli parlava proponendo loro temi per canti e inni di gioia, rivelando molte delle cose grandi e meravigliose che sempre immaginava nell'animo e nel cuore; a loro volta essi suonavano per lui, e le voci degli strumenti si levavano splendide sopra il suo trono. Una volta Ilùvatar propose agli Ainur una grandiosa creazione del suo cuore, rivelando una storia la cui ampiezza e maestà non erano mai state eguagliate da null'altro da lui narrato in precedenza; la gloria dell'inizio e lo splendore della conclusione stupirono gli Ainur, tanto che s'inchinarono dinanzi a Ilùvatar, rimasti senza voce. Disse allora Ilùvatar: "La storia che vi ho esposto, e la grande e bellissima regione che vi ho descritto come il luogo dove tutta la vicenda potrebbe dipanarsi ed essere attuata, sono dipinte, per così dire, solo in abbozzo. Non ho colmato tutti gli spazi vuoti, né ho riferito tutti gli abbellimenti e le cose amabili e delicate di cui la mia mente trabocca. Ora è mio desiderio che voi creiate una grande musica gloriosa e un canto su questo soggetto; vorrei inoltre (dato che vi ho insegnato parecchio e ho posto in voi la luce del Fuoco Segreto) che esercitiate menti e capacità adornando il tema secondo i vostri pensieri e le vostre invenzioni. Io siederò ad ascoltare, e mi rallegrerò perché attraverso voi ho aggiunto bellezza al Canto"“. J. R. R. Tolkien ‘La musica degli Ainur’, ‘Racconti ritrovati’

Io tra di voi  

Io tra di voi - catalogo, 2012. A cura di Michela Morelli, Michele Giorgi, Fabrizio Croce. Edizione cartacea limitata (100 copie) numerata...

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