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Lisbon waterfront. Valentina Rais

Lisbon waterfront

I suoni di Lisbona e il recupero della memoria storica del paesaggio: il progetto di un parco tematico per Alc창ntara 1

Studente: Valentina Rais, Relatore: Prof. Giorgio Peghin


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I suoni di Lisbona e la memoria storica del paesaggio: progetto di un parco tematico per Alc창ntara

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Indice Introduzione 1 Lisbona p.12

1.1. L’evoluzione storica

p.15

2 La percezione del waterfront

p.18

p.21

2.1. Il racconto dei luoghi

3 Il sistema del verde

p.26

3.1. La struttura ecologica municipale

3.2. Il sistema dei corridoi strutturali

p.28 p.30

3.3. Il Parque do Tejo e Trancão

p.32

3.4. Il Parque Eduardo VII

p.34

3.5. L’etar di Alcântara

p.36

3.6. Il Jardim do Ultramar

p.38

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4 Soundscape 4.1. La classificazione dei suoni 4.2. Le toniche di Alcântara

p.40 p.42 p.48

4.3. I segnali sonori di Alcântara

p.50

4.4 Riferimenti cinematografici: Lisbon Story

p.52

5 Il luogo del progetto: Alcântara e la doca di Santo Amaro

p.56

5.1. L’evoluzione storica di Alcântara

p.60

5.2. L’analisi morfologica dell’area di progetto

p.72

5.3. Gli edifici di rilievo all’interno dell’area di progetto

p.76

5.4 Il sistema del verde nell’area di progetto

p.90

6 Il progetto di un paesaggio sonoro 6.1. La struttura dei suoni nel parco

p.94 p.97

6.2. I sistemi generatori della griglia progettuale

p.101

6.3. Il sistema verde

p.109

6.4. L’infrastruttura

p.115

6.5. La mobilità ciclabile

p.117

6.6. I percorsi pedonali

p.119

6.7. Il ridisegno del bordo

p.121

6.8. Il sistema sonoro

p.123

6.9. I dispositivi acustici orientati

p.124

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“Alcuni anni dopo, in Australia, incontrai uomini che da quarantamila anni vivevano nel deserto come nomadi. Erano gli aborigeni, e credevano in qualcosa di essenziale: credevano di appartenere a quella regione, e si sentivano responsabili dei luoghi, ciascuno per una precisa zona. Erano effettivamente una parte del territorio. Il pensiero opposto, ovvero che qualcuno potesse possedere un pezzo di terra, era per loro inimmaginabile. Ai loro occhi la terra era la proprietaria degli uomini, mai viceversa. Ma la nostra civiltà ha completamente estinto l’idea dell’appartenenza alla terra. Le città hanno reso invisibile la terra, quasi per nascondere i loro sensi di colpa. In molte città non è più possibile toccare la terra, sentire la durezza della pietra. Se un aborigeno dovesse vivere in una città simile morirebbe. Le città sono così piene di ogni genere di cose che hanno cancellato l’essenziale, vale a dire che sono vuote. Il deserto al contrario è così vuoto che è straboccante di essenziale. Vorrei pregarvi di considerare il vostro lavoro anche come creazione di luoghi futuri per i bambini. Le città e i paesaggi andranno a forgiare il loro mondo di immagini e desideri. E vorrei anche che provaste a considerare ciò che per definizione è l’esatto contrario del vostro lavoro: voi infatti non dovete solo costruire edifici, bensì creare spazi liberi per conservare il vuoto, affinché la sovrabbondanza non ci accechi, e il vuoto giovi al nostro ristoro.” Win Wenders, The Act of Seeing

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Introduzione

L’obbiettivo principale del Laboratorio di tesi è stato quello di attuare una ridefinizione del waterfront di Lisbona, al fine di risolvere delle problematiche attualmente presenti, e creare dei nuovi spazi fruibili dagli abitanti della città e da tutti coloro che avranno l’occasione di visitare questi luoghi. Lo studio di tematiche differenti per i vari studenti che hanno preso parte al Laboratorio di tesi, ha consentito la risoluzione di questi problemi con differenti approcci, e pertanto ha portato alla definizione di proposte progettuali seppur differenti, legate dall’obbiettivo di creare una ricucitura tra la struttura urbana della città e la struttura portuale. Nello specifico il mio percorso di tesi è partito da una suggestione molto insolita, in quanto nonostante Lisbona offra una complessità di panorami visivi tali da generare molteplici spunti, la mia attenzione è stata catturata dai particolarissimi suoni che si possono cogliere in questa città, e come essi si mischiano e si articolano differentemente all’interno di situazioni spaziali differenti, ma connesse o vicine tra loro. Il passo successivo è stato quello di studiare queste situazioni sonore mediante delle registrazioni effettuate lungo le vie principali delle aree di progetto, al fine di poter successivamente analizzare i tipi di suoni in relazione al contesto. In seguito il percorso di elaborazione della tesi è continuato mediante la lettura di una serie di testi e articoli riguardanti i paesaggi sonori, parallelamente allo studio dell’area di progetto mediante la ricerca storica e le analisi morfologiche del territorio. Lo studio dei paesaggi sonori mi ha consentito di confrontare la mia percezione iniziale con delle analisi più precise sulla tematica, reperite sia mediante la lettura di vari testi, per quanto riguarda l’evoluzione dei paesaggi sonori negli ultimi secoli, sia mediante lo studio specifico del caso di Lisbona, trattato nel film Lisbon Story di Win Wenders, o citato in alcuni testi di riferimento.

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Perseguendo l’obbiettivo principale del Laboratorio, ovvero il disegno dello spazio pubblico del waterfront, ho cercato di affrontare la problematica dando una risposta progettuale che conciliasse le esigenze del territorio e della popolazione che vi abita, e al tempo stesso cercasse di tenere viva la memoria storica, mediante il riferimento alle suggestioni sonore e industriali insite nel luogo. Il mio percorso di tesi, oltre a avermi consentito di accrescere le mie competenze in relazione alla riprogettazione di spazi legati all’acqua e ai contesti portuali, mi ha consentito di conoscere una nuova città, e di studiare una nuova tematica, attualmente poco affrontata nell’ambito dell’architettura. Questa tematica, al giorno d’oggi in via di sviluppo, è limitata quasi esclusivamente a essere affrontata dal punto di vista acustico, pertanto il mio lavoro di tesi vuole essere un piccolo contributo alla trattazione di un argomento che spero in futuro potrà essere analizzato con la stessa importanza che si riserva allo studio visivo dei paesaggi.

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LISBONA

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1.1. L’evoluzione storica Lisbona, con la sua posizione sull’estuario del fiume Tejo, è sempre stata una città aperta al mondo. Questa sua antica vocazione era destinata a concretizzarsi pienamente, nel passaggio dal XV al XVI secolo, con la trasformazione della città in un importante emporio commerciale, in un centro di circolazione di nuove correnti culturali, nell’autentica metropoli di un sistema fondato sulle scoperte geografiche e sul conseguente vasto impero marittimo. In quest’epoca Lisbona accumulò e produsse quote crescenti di potere, di grandezza, di ricchezza e di vocazione al dominio. Tali eventi, di per sé rilevanti, influenzarono l’assetto sociale e l’immagine stessa della città. Mediante la reinterpretazione delle carte storiche è stato possibile studiare l’evoluzione morfologica della città dal ‘700 a oggi. In ordine cronologico, la prima pianta conosciuta della città di Lisbona fu tracciata nel 1650 dall’architetto Joao Nunes Tinoco. In essa si può riconoscere il carattere tortuoso della disposizione medievale, interrotto dalla prima parte urbana con tracciati regolari (Barrio Alto) risalente al XVI sec. Inoltre si possono notare l’antico Terreiro do Paço con il palazzo reale voluto da D. Manuel I, costruiti proprio sulle sponde del Tejo per sottolineare il legame della città con l’acqua. Nel complesso la linea di costa si presentava prevalentemente sotto forma di spiaggia, interrotta in vari punti da approdi e qualche edificio di importanza strategica. Dopo il catastrofico terremoto del 1755, gran parte della città di Lisbona venne ricostruita grazie all’intervento del marchese Pombal. La Baixa, dopo A sinistra: carta dell’attuale espansione urbana di Lisbona

la ricostruzione si presentava con un tessuto completamente regolarizzato, e con le sue vie ortogonali alla linea di costa enfatizzava ancora di più il ruolo

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fondamentale del Tejo nella vita cittadina. Durante quest’arco di tempo ci fu una crescita dell’urbanizzazione lungo la linea di costa, che però non subì trasformazioni di forma sostanziali. Durante il XIX sec., per via della crescita economica e demografica, la città venne ampliata attraverso la costruzione delle Avenidas Novas, di nuovi quartieri residenziali e la razionalizzazione dei territori agricoli a Nord della città. Anche le rive del Tejo iniziarono a cambiare forma, infatti si assistette ad una loro graduale modifica, a partire dalla costruzione dell’Aterro da Boavista, che si concluse nel secolo successivo con la loro quasi completa rettificazione a causa delle grandi opere per le infrastrutture portuali. Come detto prima, già a partire dal XIX sec. le rive del Tejo cominciarono a subire sostanziali trasformazioni. Durante questa graduale evoluzione si assistette alla scomparsa delle numerose spiagge e insenature, moli e piccoli attracchi che caratterizzavano il confine tra terra ed acqua, che lasciarono posto ad una costa quasi completamente caratterizzata da una lunga serie di infrastrutture portuali lineari. A sinistra: espansione urbana di Lisbona. A destra: azulejo rappresentante la città. Fonte: https://www.flickr.com

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PERCEZIONE DEL WATERFRONT

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Ph. Davide Maccioni


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2.1. Il racconto dei luoghi Il processo di progettazione di un parco sonoro lineare all’interno del waterfront di Lisbona, parte da un’attenta analisi visiva e sensoriale degli spazi che si delineano lungo le rive del fiume Tejo, e del loro modo di articolarsi rispetto alle parti alte della città. Raccontare il territorio di Lisbona è un processo complesso, in quanto al suo interno sono presenti situazioni talmente particolari, a volte discordanti e a volte inaspettate, tali da richiedere un processo di scoperta e di continua analisi. La complessità di questa città diventa uno degli elementi che trasmette più fascino nell’esperienza dell’architetto, nel momento in cui egli si accinge a compiere la sua analisi dei luoghi come camminatore urbano, vivendo in prima persona le sensazioni che questi spazi trasmettono. L’area di interesse, ovvero quella porzione territoriale che si snoda da Praça do Comércio, centro focale della rinascita architettonica settecentesca di Lisbona, fino al maggior simbolo della moderna città industriale, ovvero il Ponte 25 de Abril, rivela un climax sonoro che si delinea lungo questo percorso, e si articola mediante una serie di suggestioni che diventano via via più marcate, e costituiscono il paesaggio sonoro di Lisbona. Camminando lungo le aree storiche della città è cominciato il processo di ricerca della memoria storica attraverso i suoni rari ancora presenti, che procedendo lungo il cammino si mischiano con i suoni della modernità, in un percorso in cui si esplica il senso dei luoghi di questi spazi. Partendo da Terreiro do Paço la percezione sonora è nitida ma è ancora lieve, data semplicemente dal suono del vento e delle onde del fiume che si scontrano contro le banchine portuali. Andando avanti lungo il percorso, si hanno sensazioni sempre più intense e distinte, e giunti al belvedere del Jardim 9 de Abril, le impressioni visive del

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luogo si fondono con le percezioni uditive, date dal suono del treno che passa, le auto che scorrono veloci nell’Avenida 24 de Julho, il vento che colpisce la struttura ferrosa del ponte, generando la necessità di fermarsi a contemplare e ascoltare il luogo. La sensazione sonora si accentua percorrendo le scale del belvedere, attualmente uno dei pochi punti di connessione ben delineato e visivamente percettibile. Le scale impostano una connessione tra la città alta e la città bassa, dove attraversata la strada, se si aspetta l’arrivo di un treno, ci si rende conto di quanto questo forte senso di distacco generato dalla grandezza dell’infrastruttura, sia in realtà anche un distacco sensoriale rispetto a quel silenzio e armonia percepibili maggiormente nella città antica. Nella parte alta, costituita dalle aree più interne del Barrio Alto, della Lapa e di Alcântara, i suoni evocano ancora la vita della città, della gente che la vive, dei ritmi quasi medioevali che la identificano. Il distacco porta in sé alcune riflessioni fondamentali sull’evoluzione delle esperienze sonore rispetto alle città premoderne. Queste conoscevano solo suoni distinti e discreti, veicolo della comunicazione e dei messaggi della vita quotidiana, mentre le nostre metropoli sono oggi popolate da suoni coperti da rumori, e non più distinguibili l’uno dall’altro. Siamo di fronte a un Horror pleni, ovvero l’orrore del troppo pieno, che corrisponde all’eccesso di rumore, e costituisce l’opposto di ogni nostra capacità comunicativa. Riavvicinandosi verso le sponde del fiume Tejo, il suono del vento sulle vele attraccate al porto si mischia al suono degli aerei che passano e al treno ora più lontano che attraversa l’Avenida, plasmando una sequenza di sensazioni che raccontano l’identità di Lisbona. L’ultima tappa del percorso si rivela la più evocativa e densa di fascino per le sue notevoli contrapposizioni. Da un lato l’infrastruttura presente in Avenida Infante Santo e soprattutto il Ponte 25 de Abril, si rivelano come costruzioni dell’uomo, che nella loro grandezza, in relazione alla dimensione umana, danno un senso visivo e uditivo di smarrimento. Fanno capire come l’uomo, mediante una struttura come il ponte, riesca a

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modificare la percezione di un luogo, creando non solo un nuovo paesaggio


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visivo, ma anche un nuovo paesaggio sonoro. Ma ecco che reinoltrandosi nella città alta, percorrendo la Rua da Junqueira, risalendo lungo il parco di Santo Amaro e lungo le vie strette che popolano le aree piÚ antiche di Alcântara, un nuovo senso di silenzio avvolge il camminatore urbano. Si odono solo i suoni delle specie animali dentro i parchi, i ritmi della natura diventano nuovamente padroni del paesaggio sonoro e guardando il Ponte 25 de Abril dall’alto, sembra ora lontano e silenzioso.

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IL SISTEMA DEL VERDE

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3.1. La struttura ecologica municipale La struttura ecologica municipale, definita dal PDM del 1994, mira a garantire la continuità ecologica e la complementarità dei sistemi naturali presenti nel territorio, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’ambiente urbano attraverso molteplici azioni: assicurare la funzione dei sistemi biologici, favorire la biodiversità, controllare il flusso dell’acqua e la circolazione del vento, migliorare il comfort bioclimatico e la valorizzazione del patrimonio paesaggistico. In particolare il piano individua due sotto sistemi: la struttura ecologica fondamentale e la struttura ecologica integrata. La struttura ecologica fondamentale definisce la strategia per il recupero e la salvaguardia dei sistemi naturali fondamentali, che insieme alla rete ecologica di scala metropolitana stabilisce le matrici dei corridoi strutturanti, del sistema umido e del sistema di transizione fluvio-estuario. La struttura ecologica integrata, derivata dalla struttura ecologica fondamentale, include gli spazi verdi e i parchi pubblici, per preservare il verde permeabile e gli spazi verdi di inquadramento dell’ambiente costruito agli assi arborizzati, con l’obiettivo di una articolazione tra sistemi naturali e culturali e la loro gestione da un punto di vista sostenibile e integrato del territorio comunale.

Fonte: PDM 2012

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Spazi Verdi Spazi Verdi di inquadramento alle aree edificate Spazi Verdi da tutelare Assi Arborizzati

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3.2. Il sistema dei corridoi strutturali Il sistema dei corridoi strutturali individua gli elementi di articolazione e di continuità del sistema verde urbano. Il sistema degli assi viari principali articola la struttura ecologica alla scala metropolitana, integrando aree pubbliche e private (consolidate e da consolidare) con i collegamenti esistenti, definendo le aree necessarie per la creazione di nuove connessioni da realizzare attraverso piani e progetti. In particolare sono individuati come parte di questo sistema nove componenti: - Parque de Monsanto; - Arco Ribeirinho; - Arco Periférico; - Anel Interior; - Corredor Verde Oriental (Vales da Zona Oriental); - Corredor Verde de Monsanto (Av. Da Libertade); - Corredor do Vale de Alcântara; - Corredor da Alta de Lisboa; - Corredor de Telheiras. Il PDM del 1994 e il suo aggiornamento del 2011 prescrivono la continuità fisica dei corridoi strutturali, e la loro attuazione integrale o mediante interventi integrati.

Fonte: RELATÓRIO DE CARACTERIZAÇÃO BIOFÍSICA DE LISBOA, REVISÃO PDM ,PLANO VERDE PDM 2012

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3.3. Il parque da Tejo e Trançao L’expò di Lisbona del 1998 ha occupato un’area di 300 ettari e circa 5 km di sponde lungo il fiume Tejo nella progettazione di parchi, rivelandosi l’occasione eccellente per una riqualificazione ambientale e urbanistica della zona, e una strategia di rinnovo e modernizzazione a livelli europei. Parco metropolitano per usi e funzioni differenti, con campi da gioco, tennis, golf, aree equestri, anfiteatri d’erba per spettacoli e festival, è anche una grande infrastruttura urbana e macchina ecologica estesa per novanta ettari. Il parco, progettato dall’architetto paesaggista João Ferreira Nunes, si imposta su un idea di rigenerazione di un territorio difficile, fortemente compromesso dalla presenza di impianti industriali per il trattamento di idrocarburi. Pertanto il progetto prevedeva il trattamento del parco secondo una prospettiva ecologica, mediante un’articolata topografia di morbide e sottili colline a prato dai crinali alberati, disposte secondo curve ortogonali al percorso dell’acqua. Verso i margini si struttura il sistema dei percorsi, quelli ciclabili realizzati in terra battuta, quelli pedonali più ampi e pavimentati, cosi come quelli delle piazze, strutturate per tessiture di materiali differenti, che accolgono in un allegoria di piccole isole geometriche fazzoletti di giardini a prato.

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3.4. Il parque Eduardo VII Situato all’estremità settentrionale dell’Avenida da Liberdade, dietro Praça Marquês de Pombal, il Parque Eduardo VII è lo spazio verde più ampio del centro di Lisbona. Il nome ricorda il Re Eduardo VII di Inghilterra, che lo inaugurò nel 1903. Il parco occupa un estensione di circa venticinque ettari, e inizialmente sarebbe dovuto essere integrato con l’estensione della struttura verde nell’Avenida da Liberdade. L’attuale configurazione del parco è stata progettata dall’architetto Francisco Keil do Amaral (1942). La fascia centrale, coperta di erba, è fiancheggiata da lunghe passeggiate realizzate con la tipica calçada portuguesa, e divide il parco in due aree boschive verdi. Nell’angolo nord-ovest si trova il sito di una ex cava di basalto, una serra fredda con una varietà di piante esotiche, ruscelli, cascate, palme e sentieri, mentre nella serra calda è presente un sistema verde di cespugli fioriti, cactus, alberi e uccelli tropicali. Il parco anglo-portoghese è un posto ideale nel quale camminare e dal quale ammirare la città, e contiene un padiglione sportivo chiamato Clube VII, con campi da tennis, palestra, piscina e ristorante.

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3.5. L’etar di Alcântara Il progetto per la riqualificazione di una stazione di trattamento delle acque nella valle di Alcântara, a nord ovest di Lisbona, ha suggerito un intervento paesaggistico volto a riconnettere visivamente ed ecologicamente le diverse parti di territorio separate dalle infrastrutture viabilistiche: il paesaggio urbano, la vallata e il sistema infrastrutturale stesso (comprendente il nuovo impianto e l’acquedotto settecentesco). L’intervento, da un lato mira a consolidare e riattivare biologicamente il lato collinare, completandone mimeticamente la topografia, dall’altro minimizza l’impatto ambientale del nuovo impianto attraverso una sottile copertura verde, organizzata ad aree rettangolari di colture diverse, che evocano l’estetica dei paesaggi agricoli. Lotus 149

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3.6. Il Jardim do Ultramar Il giardino di Ultramar, noto anche come Giardino Agricolo Tropicale e Giardino Botanico tropicale, è un parco con laghi, uccelli acquatici e pavoni, situato nella porzione ovest del lungomare del Tejo. Inaugurato il 25 gennaio 1906 da re Carlo I, funziona attualmente come un centro di ricerca dell’Istituto di Scienze tropicali, ed è maggiormente dedicato allo studio degli alberi rispetto alle piante. Nel giardino l’accento è posto sugli alberi e piante tropicali e subtropicali rare, molte delle quali in via di estinzione. Tra i più intriganti sono gli alberi drago, nativi delle isole Canarie e Madera, i pini e un bellissimo viale di palme Washingtonia. Il giardino orientale con laghetti, ponti e ibisco, comprende un grande cancello cinese che rappresenta Macao nell’Esposizione del Mondo Portoghese tenutasi nel 1940. Gli edifici di ricerca e il Museo tropicale di Lisbona sono installati nel Palazzo dei Conti di Calheta, un palazzo del XVIII secolo il cui interno è rivestito con piastrelle esistenti da più di tre secoli.

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SOUNDSCAPE

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4.1. La classificazione dei suoni Il percorso di tesi nasce fondamentalmente da uno studio e una riflessione sulla tematica del paesaggio sonoro, sia prendendo in considerazione le percezioni relative al contesto di Lisbona, sia facendo riferimento a una serie di testi necessari per comprendere la metodologia più adatta per sviluppare questa complessa tematica dal punto di vista progettuale. Il concetto di paesaggio sonoro si sviluppa per la prima volta grazie al compositore canadese Raymond Murray Schafer, che coniò per primo l’espressione e fece una serie di studi sulle particolari situazioni sonore e gli ambienti acustici naturali e identitari presenti in vari paesi nel mondo. Grazie a queste numerose ricerche egli scrisse nel 1977 il suo testo più noto, The Soundscape, dove propose per la prima volta la necessità di integrare all’interno dei progetti architettonici degli studi dettagliati sui suoni, che non siano limitati a combattere l’inquinamento acustico, come avviene oggi nella maggior parte dei casi, ma siano volti a rendere consapevoli i fruitori di quei suoni che oggi noi desideriamo conservare, privilegiare, e moltiplicare, in quanto identitari del profondo valore simbolico che questi hanno sempre avuto per gli uomini. La necessità di inventare una disciplina che noi oggi potremmo chiamare design acustico, nasce dalla necessità di sensibilizzare le persone sull’importanza che un paesaggio sonoro riveste nella vita di tutti i giorni. A tal proposito Schafer riporta un esempio significativo, affermando che nelle società tribali e in quelle aree in cui il senso di comunità prospera, si è in grado di tenere sotto stretto controllo la musica, e pertanto questa diviene strettamente strutturata. Nelle aree detribalizzate, come l’organizzazione della nostra società, è invece il singolo individuo che canta dei pezzi.

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Questo diventa un indicatore molto importante, in quanto questo semplice esempio, a cui potrebbero esserne accostati svariati, ci consente di comprendere come l’ambiente acustico di una società può essere letto come indicatore delle condizioni sociali che lo hanno prodotto, e può quindi fornirci delle informazioni sulle linee di sviluppo e di evoluzione di quella stessa società. Un altro fattore molto importante da tenere in considerazione è la netta differenza che intercorre tra immagini e suoni. Con un apparecchio fotografico siamo in grado di cogliere i tratti salienti di un panorama, e trarne un’impressione evidente, che rimane nitida per molto tempo nella nostra testa. Il funzionamento di un microfono è invece differente, in quanto registra dei dettagli che quasi sempre la nostra mente conserva più difficilmente, oppure associa a un immagine dell’oggetto o dell’essere vivente che ha prodotto quel suono. Lo stesso svantaggio lo ritroviamo ponendoci dal punto di vista di una prospettiva storica, in quanto possediamo numerose fotografie scattate in diverse epoche, mentre per un paesaggio sonoro dobbiamo procedere induttivamente. A tal proposito è necessario l’utilizzo di una metodologia che ci consenta di classificare e schematizzare i suoni, al fine di riconoscere la loro qualità, individualità e presenza dominante. Schafer propone la classificazione del paesaggio sonoro principalmente mediante tre categorie, le quali sono state utilizzate per la classificazione dei suoni presenti lungo il waterfront, ovvero le toniche, i segnali e le impronte sonore. È poi importante ricordare i suoni archetipi, ovvero quei suoni antichi e misteriosi dotati spesso di un preciso simbolismo, e che ci sono stati tramandati fin dall’antichità più remota o dalla preistoria. Le toniche sono quei suoni che molto spesso non vengono percepiti in modo cosciente, ma vengono sovrascoltati, e non necessariamente devono essere trascurati, in quanto anch’essi rientrano nelle abitudini di ascolto. Cosi come la percezione visiva è in grado di cogliere una figura in primo piano e uno sfondo in secondo piano, cosi i segnali sono i suoni in primo piano, ascoltati consapevolmente, mentre le toniche diventano i suoni in secondo piano. Tuttavia qualunque suono può venire ascoltato consapevolmente, pertanto può da tonica diventare segnale.

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La tonica può essere costituita ad esempio dai suoni creati dalla geografia di un paesaggio, come l’acqua, il vento, le foreste, le pianure, gli insetti, gli animali, ecc. Infine il termine impronta sonora indica un suono comunitario, che possiede caratteristiche di unicità, oppure qualità tali da fargli attribuire, da parte di una determinata popolazione, valore e considerazioni particolari. La necessità di una classificazione si rivela inoltre utile per scoprire le somiglianze, i contrasti e i modelli generali, in modo da migliorare la percezione e la capacità di analisi. Oltre la ripartizione precedentemente illustrata, i suoni possono essere classificati in altri quattro modi molto importanti: secondo le caratteristiche fisiche (acustica), secondo il modo in cui vengono percepiti (psicoacustica), secondo la loro funzione e il loro significato (semantica), e ancora secondo le caratteristiche emozionali e affettive (estetica). Le caratteristiche fisiche sono per lo più collegate alla banda di frequenza con cui si propaga il suono, in quanto esso è il risultato della vibrazione di un corpo in oscillazione. Tale vibrazione si propaga nell’aria o in un altro mezzo elastico, e raggiunge l’apparato uditivo, il quale percepisce solamente le frequenze comprese tra 20 e 20.000 Hz. Sicuramente lo studio dei suoni dal punto di visto fisico è utile nel caso di una progettazione acustica volta alla creazione di spazi sonori come anfiteatri o auditorium. Nel caso del progetto del parco lineare ho voluto prendere in considerazione più specificatamente le altre tre componenti elencate, al fine di creare un progetto che si avvicinasse maggiormente alla comprensione del significato di ciascun suono. La maggior parte dei suoni dell’ambiente ha infatti un’origine nota, e uno dei procedimenti di catalogazione più efficaci consiste nel tener conto degli aspetti referenziali, nonostante questo sistema possa a volte rivelarsi arbitrario, sia poiché nessun suono ha un significato oggettivo, sia perché ogni osservatore ha nei suoi confronti uno specifico atteggiamento culturale. Raggruppare i suoni secondo le caratteristiche estetiche è probabilmente la più difficile delle classificazioni, perciò è necessario sviluppare un sistema capace di misurare le reazioni di carattere estetico ai suoni, cercando di comprendere, anche mediante indagini, quali sono i suoni che vengono più graditi, e quelli

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che vengono più difficilmente tollerati.


A questo punto sarà molto importante considerare che le condizioni climatiche e geografiche influenzano in misura considerevole il gradimento e il non gradimento. Pertanto nei paesi che si affacciano sul mare o su un fiume, come ad esempio Lisbona, le onde dell’oceano sono sicuramente gradite, a differenza di quanto accade nei paesi nordici. Inoltre quanto più ci si allontana dalla vita all’aria aperta verso un ambiente metropolitano, tanto più l’atteggiamento nei confronti dei suoni naturali diventa positivo. A tal proposito, un esempio significativo si può fare riguardo le popolazioni tribali o comunque non abituate alla vita in un ambiente metropolitano, le quali sono indifferenti di fronte al rumore delle macchine, condannato in altri paesi con particolare vigore. Studiare i suoni dal punto di vista semantico significa indagare quale significato hanno i suoni. Appare evidente ad esempio che il suono di un treno che passa può evocare un senso di pericolo e di allerta, o al tempo stesso il senso del viaggio, che può essere interpretato piacevolmente. Due suoni possono inoltre essere identici ma avere un significato e un effetto estetico differente. Oppure due suoni che hanno caratteristiche fisiche assai diverse, possono avere lo stesso significato e produrre lo stesso effetto estetico. Ecco dunque che a tal proposito le caratteristiche estetiche e semantiche appaiono molto simili tra loro, e possono essere ricollegabili a quelle che precedentemente abbiamo definito impronte sonore. Un’altra distinzione molto importante va fatta in merito ai paesaggi sonori a alta e bassa fedeltà, rispettivamente chiamati hi-fi e low-fi. In quelli ad alta fedeltà il rapporto tra segnale e rumore e soddisfacente, in quanto la presenza di un livello contenuto di rumore ambientale consente di udire chiaramente i suoni e singolarmente in maniera discreta. In genere il paesaggio rurale è un ambiente a altà fedeltà, mentre quello urbano a bassa fedeltà, in quanto i suoni diventano difficilmente distinguibili. Inoltre un ambiente a alta fedeltà permette di ascoltare gli eventi sonori anche a distanze considerevoli, come avviene in una prospettiva visuale. Un paesaggio urbano riduce le possibilità di prospettive visive e uditive, in quanto non si percepiscono più le distanze, ma solamente le presenze. Per essere udito ogni suono deve essere amplificato, e vi è una continua interferenza tra i suoni.

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A destra: immagine di una registrazione sotto il Ponte 25 de Abril Fonte: https://www.flickr.com

Queste classificazioni e distinzioni si rivelano molto utili per comprendere in che modo progettare rispetto alla tematica dei paesaggi sonori. Il design acustico può spingere la società a porsi nuovamente all’ascolto di quei modelli sonori meravigliosamente modulati, e al tempo stesso non consiste in una serie di paradigmi o di formule immediatamente applicabili, quanto piuttosto un insieme di principi da utilizzare per giudicare e correggere questi paesaggi. Tra tali principi vi è ad esempio il concetto di rispetto per l’orecchio e per la voce. Quando l’orecchio soffre di uno spostamento di soglia e la voce non riesce più a farsi sentire, l’ambiente è nocivo. Bisogna avere consapevolezza del valore simbolico del suono, in quanto un suono è sempre qualcosa di più di un segnale funzionale, e al tempo stesso conoscere i ritmi e i tempi del paesaggio sonoro naturale. Infine è necessario analizzare e conservare le impronte sonore, in quanto esse riflettono, come già detto, i caratteri propri di una comunità.

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4.2. Le toniche di Alcântara La maggior parte delle toniche più originali è prodotta dai materiali propri di ciascuna area geografica, come ad esempio nel caso di Lisbona il ferro e i materiali industriali, che a contatto con fenomeni naturali come il vento o l’acqua, producono effetti sonori particolari. Tuttavia una tonica viene percepita in modo cosciente difficilmente da chi vive ogni giorno determinati spazi, perché essa è lo sfondo rispetto al quale acquistano consistenza le figure dei segnali. Le toniche tuttavia vengono notate quando si modificano, e quando scompaiono possono essere ricordate con affetto. Se prima della rivoluzione industriale il rumore del martello del fabbro è stato probabilmente il suono più forte prodotto dalla mano dell’uomo, con la nascita del paesaggio sonoro urbano il suono dominante divenne probabilmente quello degli zoccoli dei cavalli, che risuonavano sbattendo sul selciato delle strade, con un effetto diverso dal suono opaco che producevano sul terreno molle della campagna. In seguito alla rivoluzione industriale il rumore dominante è quello del lavoro nelle officine, che segna anche la separazione tra canto e lavoro nei ritmi di produzione. I ritmi della fatica erano sincronizzati dai ritmi delle canzoni cantate nei campi o nelle botteghe artigianali, mentre nella fabbrica il lavoro era orchestrato dal numero di giri al minuto delle macchine. Oggi difficilmente si riflette su questi significativi cambiamenti, in quanto nelle moderne metropoli vi è una sovrabbondanza di suoni che impedisce di scorgere il singolo. Analizzando nello specifico le toniche di Alcântara, possiamo fare una distinzione fortemente marcata tra i suoni prodotti nelle aree più interne della città e i suoni che si materializzano nelle aree portuali e industriali. Tale differenza sembra riflettere la stessa che si può scorgere tra i suoni rari e

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discreti delle città medioevali, e i suoni forti e continui della città industriale. Nella città alta, in prossimità del parco di Santo Amaro, le toniche dominanti sono i suoni prodotti dal vento e dal verde, in quanto ci troviamo in prossimità di un’area con una discreta valenza naturalistica, data da un’urbanizzazione più rada rispetto a altri quartieri. I suoni prodotti in prossimità di Rua de Cascais sono invece quelli della città sviluppata e moderna, e in particolare il rumore del traffico costituisce lo sfondo di questo complesso paesaggio sonoro. Le aree in prossimità del waterfront sono invece caratterizzate sia da suoni prodotti da sorgenti naturali, come quello dell’acqua che si scontra contro il cemento e la pietra delle banchine portuali, sia i suoni del Ponte 25 de Abril, il quale investito dal vento rivela tutta la sua forte presenza ferrosa. Nel versante ovest diventa una tonica anche il suono prodotto dalle operazioni portuali, dagli spostamenti dei container per il carico e scarico delle merci, e dai ritmi del lavoro industriale. 4.3. I segnali sonori di Alcântara I segnali sonori sono suoni che appaiono in primo piano, in quanto vengono ascoltati consapevolmente. Il termine è derivato dalla teoria della comunicazione, in quanto per segnale si intende ogni suono verso cui l’attenzione viene indirizzata in modo particolare, come avviene per i codici di messaggi e la trasmissione di informazione. Sebbene ogni suono possa assumere un’importanza diversa rispetto agli altri, e in modo differente per ciascun individuo, i segnali sonori riguardano l’interesse della comunità, in quanto indicano qualcosa di preciso a tutti. Nel caso del quartiere di Alcântara, i suoni che rivestono un maggiore interesse sono quelli legati ai moderni mezzi di trasporto, come ad esempio il suono del traffico aereo, percepibile con maggiore facilità nelle parti alte della città, il suono del tram e del treno, che indicano la loro presenza lungo tutta la lunghezza della fascia progettuale, e infine il suono delle vele e degli alberi delle barche del porto a contatto con il vento, che richiamano anche sonoramente

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l’importanza storica delle Docas di Alcântara.


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4.4. Riferimenti cinematografici: Lisbon Story Nel processo di studio della città in relazione ai suoni, risulta interessante prendere il considerazione il riferimento al film Lisbon Story, commissionato dalla città come un semplice documentario su Lisbona, e poi trasformato in film per decisione del regista durante le riprese. Un tecnico del suono tedesco, Philip Winter, si reca a Lisbona per registrare l’audio di un film che sta girando un suo amico regista, Friedrich Monroe, il quale utilizza una vecchia cinepresa a manovella con pellicola in bianco e nero, come ai tempi del cinema muto. Il fonico Winter ricerca la memoria storica della città di Lisbona attraverso la ricerca di quei suoni rari che sono ancora presenti nel quartiere storico di Alfama, registrandoli con cura al fine di riportarli alla memoria collettiva. I suoni in questo film diventano quindi il ritratto della conoscenza sensibile, e consentono di cogliere quegli aspetti di Lisbona non raccontabili, e quell’insieme di sensazioni che in quanto tali la differenziano dalle altre, ovvero il senso dei luoghi della città. Il regista Win Wenders evita accuratamente la scelta dei luoghi comuni del consumo culturale, e quei percorsi scelti con frequenza dai turisti, in quanto dal suo punto di vista essi sono esclusivamente una funzione scenica e non sono espressione di quella che lui chiama “anima” di Lisbona. Non appare ad esempio la torre di Belém, mitica meta di pellegrinaggi turistici, ne tanto meno il Centro Culturale di Belém, visto come monumento immagine esclusivamente volto a far entrare Lisbona in competizione con le grandi città europee. Cosi come non vi sono immagini di Terreiro do Paço, al tempo stesso è assente il Barrio Alto, quartiere di antiquari, di uffici e di svaghi notturni, e la stessa Baixa pombalina, metafora della ricostruzione e risurrezione della città. Lisbona è per Wenders l’espressione della convivialità urbana che è ancora

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A destra: locandina del film Lisbon Story Fonte: http://www.movieposterdb.com/ movie/0110361/Lisbon-Story.html

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presente nel cuore della città, l’antico quartiere arabo di Alfama, luogo denso di una triplice comunicazione che investe lo scambio di beni, di informazioni e di affetti. Tale convivialità urbana è ad esempio la disponibilità dell’autista del tram che si ferma per uno scambio di informazioni con il conducente della camionetta che accompagna Winter a Lisbona, o la società tipica di questo quartiere, rappresentata dal sorriso della lavandaia e dai suoni ancestrali dell’acqua che scorre sul lavatoio in cui lava i panni. La città è la comunità con la sua vita, le sue attività, i suoi canti, e non il solo spazio fisico, che non ha qualità se sono assenti gli uomini che lo hanno a cuore, che se ne prendono cura, che lo abitano e che vi intrecciano le relazioni sociali. I suoni a Lisbona diventano la rappresentazione della vita e dell’ascolto, che è necessario per cogliere i significati di un luogo denso di memoria e di storia come Alfama, ma che al tempo stesso è antitetico alla contemplazione distratta e frettolosa dei turisti sui luoghi che si vuole erigere a simbolo dell’orientamento ideologico e culturale. Nel monologo del registra Friedrich di fronte all’amico fonico Winter c’è l’algoscia di chi non riesce piu a vedere la città, e infatti egli afferma: “io amo veramente questa città, Lisbona, e c’è stato un tempo che io veramente l’ho vista, di fronte ai miei occhi, ma puntare la cinepresa è come puntare un fucile, e ogni volta che la toccavo mi sembrava come se la vita si prosciugasse dai ricordi, e io giravo, giravo, ma a ogni colpo di manovella la città si ritraeva sempre di più, e stava diventando insopportabile… a questo punto (rivolto a Winter) ho cercato i tuoi occhi e per un po ho vissuto nell’illusione che il suono potesse salvare il giorno, e che i tuoi microfoni potessero salvare le mie immagini dalle loro tenebre. Ma no, non c’è speranza, ma questa è la strada e io voglio percorrerla! Ascolta! Voglio un immagine che non sia stata vista, meravigliosa, pura, innocente. Finché nessuno la contagia è in perfetto unisono con il mondo, e se nessuno l’ha guardata l’immagine e l’oggetto che rappresenta sono l’una e l’altra. Si, una volta che l’immagine è stata vista, l’oggetto che è in essa muore.” Il registra denuncia il fatto che la città, ridotta a mero oggetto di consumo culturale, muore.

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Nella ricerca di Wenders lo sguardo e l’ascolto diventano dunque espressione della strategia stessa del processo di interpretazione, volto a cogliere gli elementi direttori della costruzione della città. Per questo nella parte conclusiva del film la cinepresa e il microfono tornano insieme a guardare e ascoltare incessantemente per tentare di vedere la vera Lisbona, ritrovando la speranza nell’impegno di un ininterrotta progettualità, e facendo emergere il senso di questa trama indescrivibile di relazioni tra lo spazio e la vita che è la città. Il percorso compiuto da Wenders durante la sua attività di regista del film, è divenuto per me un ulteriore elemento significativo per la giustificazione della strategia progettuale, sia perché ha confermato le mie percezioni relative alla forte incidenza dei suoni nello spazio fisico di Lisbona, sia in quanto il processo di progettazione è mirato a ricreare e conservare quei suoni che vengono riconosciuti sia dalle comunità che vivono quei luoghi, sia da quei turisti che come me, seppur vivono una breve esperienza di qualche settimana a Lisbona, riescono a riconoscere l’importanza che hanno questi spazi e queste percezioni nell’identità storica, rispetto ai luoghi del consumo culturale.

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Analisi storica

IL LUOGO DEL PROGETTO: Alc창ntara e la Doca di Santo Amaro

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Inquadramento dell’area di progetto: la fascia portuale della Doca di Santo Amaro

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5.1. L’evoluzione storica di Alcântara Il nome Alcântara ha origine araba, a causa dell’esistenza di un ponte romano che è il più antico edificio a memoria d’uomo in questo luogo , ed è strettamente legato al bisogno primario di questo territorio: unire le due sponde del fiume che collega i due lati della valle, e quindi contrastare la topografia segnata dai ripidi margini. Il fiume Alcântara è stato fino alla metà del XIX secolo il grande riferimento di questo territorio. Le sue acque infatti alimentavano frutteti, orti e mulini, e le industrie successivamente costruite hanno costituito un elemento naturale fondamentale per il loro funzionamento. Dalla seconda metà del XIX secolo, l’assorbimento di acqua da parte delle piante e il successivo insabbiamento, causarono una diminuzione del flusso di acqua del fiume, trasformandolo in una stretta fascia con poco più di 10 metri di larghezza. La valle dell’ Alcântara oggi si configura come un segno indelebile del territorio di Lisbona. A partire dal 1700, il monarca Giovanni V mirò a costruire un nuovo Ovest di Lisbona , nel tentativo di porre fine ai vecchi problemi urbani della città, come abitazioni insalubri e con mancanza di aerazione, tipiche caratteristiche di Lisbona medioevale. Nel 1746, Carlos Mardel presentò una proposta moderna e ambiziosa per regolarizzare la zona lungo il fiume, mediante la costituzione di un ampio viale continuo, costruito lungo il fiume Tejo. Tuttavia Giovanni V morì nel 1749, e pertanto questi progetti ambiziosi vennero abbandonati, ma rimase il forte segno sulla valle dell’Alcântara costituito dall’acquedotto delle Águas Livres, volto a risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico della città. Nel 1755 Lisbona subì il peggior disastro naturale a memoria d’uomo, il violento sisma del 1° novembre, accompagnato da una serie di incendi che distrussero i principali quartieri abitati.

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Questo tragico evento ebbe però il compito di consentire un nuovo illuminismo per Lisbona, grazie a Sebastião José de Carvalho e Melo, Conte di Oeiras, più noto come il Marchese di Pombal, il quale consentì la realizzazione delle ambizioni progettuali di razionalità architettonica, grazie all’aiuto dell’ingegnere maggiore del regno, Manuel De Maia. Quasi immediatamente ebbe inizio il lungo e difficile processo di mediazione e valutazione catastale dei fabbricati esistenti, e la demolizione di quanto restava in piedi, necessaria per provvedere al più presto alla futura ricostruzione. Nel primo decreto regio post terremoto viene chiaramente precisato che fu vietato costruire al di là delle mura, al fine di bloccare il processo di crescita urbana dal centro alla periferia. I provvedimenti necessari previsti per prevenire i rischi umani dovuti al ripetersi di una qualunque delle tre componenti della catastrofe, presentavano una serie di provvedimenti volti a garantire l’evacuazione e il ricovero sicuro delle persone.

Ponte d’ Alcântara, disegno di Nogueira da Silva Fonte: Arquivo Municipal Lisboa

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Tra questi, la riduzione dell’altezza delle costruzioni, l’ampliamento delle strade, e la creazione di piazze. Il tutto accompagnato da una drastica riduzione della densità, e una drammatica imposizione di ordine e razionalità. Per quanto riguarda nello specifico il quartiere di Alcântara, il terremoto del 1755 distrusse il Palazzo Reale di Alcântara, ma in proporzione ci furono poche vittime e distruzioni, fattore che divenne fonte di attrazione di molti residenti, in forte crescita in questo territorio fino al 1840. Inoltre in seguito al terremoto, il re Giuseppe si stabilì nella tenuta di caccia della famiglia reale, un edificio chiamato Tapada Real da Ajuda, attirando nel quartiere buona parte della nobilità di Lisbona. Nel 1851, con il trionfo della rigenerazione urbanistica, Fontes Pereira de Melo creò il Ministero dei Lavori Pubblici, con l’obbiettivo di dirigere un progetto ambizioso che prevedesse la costruzione intensiva di nuove strade e ponti, l’introduzione del treno e la creazione di un Istituto Industriale e Istituto Agrario. Dal 1884, la carica di ingegnere della città di Lisbona fu occupata da Ressano Garcia, che attuò la definizione di una strategia per lo sviluppo e l’espansione della città. Attraverso una razionalità tecnico-amministrativa, egli diede alla gestione urbana uno spirito moderno e progressista, creò la Commissione dei Lavori Pubblici e diede vita a numerosi miglioramenti comunali, definendo dal 1888 diversi piani di espansione della città, corrispondenti ognuno a un piano per un quartiere futuro .

A sinistra: nuovo ponte di Alcântara Fonte: Arquivo municipal Lisboa A destra: residenza reale di Alcântara Fonte: Arquivo Municipal Lisboa

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In alto Pianta del Calvario Fonte: http://www.isa.utl.pt/tapada/1.1_ quinta_real.htm Al lato Residência Real de Alcântara Fonte: Archivio Municipal Lisboa

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È grazie alla mano di Fontes Pereira de Melo e Ressano Garcia che nacquero moderni complessi urbani, tra cui il sistema insediativo di Alcântara, che in questo periodo ricevette una serie di infrastrutture moderne, andando a giocare ruoli specifici nel contesto della città. Il quartiere venne quindi strutturato come un importante centro industriale e porto, fondamentale per l’entrata e l’uscita delle persone e delle merci, attraverso la creazione di infrastrutture che divennero le chiavi di funzionamento di un’efficace logistica di gestione della circolazione delle merci. A partire da questo periodo, la costa comincerà a mostrare una configurazione che rimarrà pressoché la stessa fino ad oggi. Nel 1898, l’apertura della Avenida da India nella sua prima versione, sia in Alcântara come nel resto della città, segna la differenza tra il tessuto urbano e il fiume. L’insieme degli investimenti effettuati nella Valle dell’Alcântara, nella seconda metà del XIX secolo, fece si che questa fosse trasformata in una infrastruttura molto importante nella costruzione del nuovo canale della Lisbona moderna, acquisendo l’immagine di una valle urbana. La successiva lottizzazione dell’area denominata Real Quinta do Calvario, situata in quella fascia territoriale compresa tra le attuali Calçada da Tapada, e Rua Alcântara, permise l’espansione del mercato immobiliare nella zona, in quanto fino a quel periodo non era destinato agli operai, ma a una piccola borghesia di Lisbona, che avrebbe potuto emigrare nuovamente nel centro della città. Pertanto si vennero a configurare nel medesimo sistema due situazioni differenti: da una parte le abitazioni per la classe media, dall’altra una porzione riservata all’Alcântara povera e plebea. Durante la seconda metà del XIX secolo, gli spazi di incontro della popolazione residente rimasero gli stessi: Largo Calvario, il cui ruolo pubblico sarà rafforzato dalla costruzione di cucine economiche, il ponte di Alcântara e il Largo Prior do Crato. Questi tre punti vennero a configurarsi nell’asse storico definito da Rua Alcântara e Rua Prior do Crato, come un punto cruciale tra la valle e il centro di Alcântara, assumendo un ruolo di aggregatore di tutti gli ambienti urbani esistenti nella zona. Questi spazi vennero a configurarsi come delle aree urbane di aggregazione sociale e di incontro, dove le persone si conoscevano molto bene.

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Tuttavia la densificazione abitativa della zona non fu accompagnata dalla creazione di spazi aperti e pubblici nel tessuto urbano denso. In un periodo in cui il territorio era soggetto a profondi cambiamenti, gli interstizi della riorganizzazione dello spazio urbano provocarono nuove opportunità di occupazioni, di transizione sociale e divertimento (fiere, partite di calcio tra operai e marinai che vivevano nel porto, teatri e circhi) che colmano per brevi periodi di tempo la mancanza di spazi pubblici, sentita in questa parte della città. Alla fine del XIX secolo, Lisbona si presentava come una città socialmente specializzata e moderna. Da un lato ampi viali e blocchi regolari separavano aree urbane, e le nuove vie di Lisbona definivano un asse di crescita per il Nord, mentre d’altra parte, la definizione di zone industriali nei confini orientali e occidentali della città, per proteggere le loro popolazioni dal retro dei campi, creava un massiccio esodo rurale in cerca di una vita migliore in città. A cavallo del ventesimo secolo coesistettero due diverse realtà, da un lato il bianco di Lisbona, ordinato, borghese chiaro e trasparente, dall’altro la grigia Lisbona, con strade e ferrovie, fabbriche e cortili squallidi. Nei primi decenni del XX secolo, dopo i massicci interventi di infrastrutturazione, Alcântara non fu oggetto di nessuna opera di rilievo, ma negli anni ‘30 e ‘40 furono effettuati una nuova serie di lavori pubblici eseguiti sotto il comando del tenente colonnello Carvalho Teixeira, e volti a promuovere un nuovo sviluppo regionale, come l’apertura dell’Avenida de Ceuta, i lavori di organizzazione e costruzione nel porto e della sua stazione con Pardal Monteiro, il legame di Avenida da Índia e Avenida 24 de Julio, la finale cernierizzazione con Ribeira de Alcântara e la costruzione del viadotto Duarte Pacheco. In questo breve periodo furono impostati tutti i principali percorsi che definiscono questo territorio, mentre il fiume non era ormai più presente, perdendo la sua funzione di intensificare le grandi macchie verdi che circondano la valle dell’Alcântara. Tra il 1910 e il 1945, furono costruite le nuove case che definirono fisicamente i quartieri di Rua Da Creche, Rua Lusíadas, Rua Industria, Rua Leão de Oliveira e Calcada de tapada. Il processo di lottizzazione di Real Quinta de Alcântara, iniziato nel 1877, proprio verso la fine della prima metà del XX secolo si

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materializzò, provocando un drastico cambiamento nel paesaggio a causa


In basso: molo di Alcântara prima della costruzione della Stazione Marittima Fonte: http://restosdecoleccao.blogspot. it/2012_05_01_archive.html

della forte densificazione di ciò che era fino a allora libero, con la formazione di un nuovo quartiere abitato da mercanti e proprietari di piccoli laboratori locali. Nella metà del XX secolo la Valle dell’Alcântara vede il suo ruolo di canale e di infrastruttura migliorato, grazie alla crescita dei diversi flussi urbani, mentre la fascia fluviale di Alcântara, con il suo porto e una vasta area occupata da fabbricati utilizzati per l’attività industriale, diventò un luogo urbano di intensa produzione.

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Negli anni ‘60, il potere politico cercò di tenere il passo con l’intenso sviluppo urbano, mediante la promozione di ulteriori azioni urbanistiche al fine di agevolare l’attuazione di iniziative private di urbanizzazione, attraverso la pubblicazione di regole e leggi di costruzione di base. A partire dalla seconda metà del XIX secolo, la valle di Alcântara si affermò come un territorio costituito da una serie di infrastrutture che divennero i principali canali di flusso. Il Ponte 25 de Abril, che al momento della costruzione venne chiamato Ponte Salazar, fu il lavoro che lasciò il segno più profondo in questo territorio. Costruito negli anni ‘60 (1962-1966), causò profonde rotture nel territorio urbano, e portò a una necessità di aumentare le infrastrutture stradali. Seppur contribuendo all’unificazione dell’area metropolitana di Lisbona, collegando le due sponde del fiume Tejo, questa immensa struttura portò un deterioramento della qualità della vita a Alcântara, in quanto l’Avenida de Ceuta assunse il ruolo di principale strada di accesso al ponte, aumentando la barriera tra le due sponde della Valle . Un’altra delle conseguenze principali della costruzione del ponte, fu la nascita di una serie di industrie, dal momento che molti terreni furono espropriati, e buona parte della popolazione lasciò questi territori. Il piano del 1967 contribuì alla partenza delle industrie nel quartiere, garantendo una crescente esternalizzazione economica della città di Lisbona.

Nel 1967 l’impresa

portoghese nominata Companhia União Fabril, lanciò una delle prime proposte di riconversione e di riqualificazione della zona industriale di Alcântara, suggerendo la creazione di abitazioni e uffici. Molti altri progetti sono stati definiti e proposti per questa zona, alla ricerca di una soluzione ai problemi del traffico e della qualità abitativa. Per 30 anni non è stato approvato alcun piano o non è stato mai completamente materializzato, ma la volontà del potere politico e del settore privato nella promozione di grandi operazioni immobiliari è quella di approfittare della deindustrializzazione. Se in precedenza l’esistenza di grandi centri industriali delle grandi città era sinonimo di progresso, di sviluppo e di emancipazione economica, ora la logica è stata modificata dalla facilità di spostare le fabbriche in periferia.

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Da un lato, la possibilità di spostarsi in periferia delle industrie, ha lasciato


grandi spazi obsoleti, recanti le infrastrutture necessarie alla sua antica funzione, occupando così vaste aree della città, in grado di essere ricostruite e trasformate in centro. D’altra parte, queste grandi zone industriali hanno impedito la crescita continua e uniforme della città dal centro verso la periferia.

Opere di costruzione del Puente 25 de Abril Fonte: Arquivo Municipal Lisboa

Puente 25 de Abril subito dopo la costruzione. Fonte: Arquivo Municipal Lisboa

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5.2. Le analisi morfologiche dell’area di progetto Il progetto del parco lineare sorge nella zona portuale del quartiere di Alcântara. Le letture morfologiche riguardanti l’evoluzione dell’edificato, delle aree verdi e delle infrastrutture di questa porzione urbana, hanno consentito di mettere in evidenza sia quei segni territoriali che sono rimasti nel corso dei secoli, sia quelli che pian piano sono stati dispersi, e quindi devono essere a maggior ragione presi in considerazione, in quanto sono fondamentali per ricostruire l’evoluzione storica e sociale che ha caratterizzato l’area di progetto. In questo percorso la materialità del territorio assume un ruolo centrale, in quanto rappresentarne le forme significa descrivere gli atti che una comunità ha depositato in un luogo, e conseguentemente comprendere in che modo rapportarsi meglio con le forme attuali nel momento del progetto. A questo proposito le letture morfologiche dell’edificato sono state un utile strumento di progettazione, in quanto hanno consentito di studiare l’evoluzione delle forme insediative di Alcântara a partire dal 1812. Lettura morfologica relativa all’anno 1812

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In particolare in questo periodo possiamo osservare come il quartiere fosse per lo più un villaggio costiero, limitato a insediamenti posti in prossimità della foce del fiume, la cui linea di costa corrispondeva all’attuale Rua da Junqueira. In questa carta si può leggere molto bene la morfologia della foce del fiume, che oggi corrisponde all’importante sistema infrastrutturale di Rua de Cascais. Il canale che storicamente era uno dei principali affluenti del Tejo, è stato incanalato al di sotto dell’infrastruttura, e il PDM prevede nelle sue carte strategiche la riapertura di questo importante sistema. La lettura del 1911 evidenzia una nuova linea di costa, data dalla nascita del porto di Alcântara, momento a partire dal quale l’area assumerà una vocazione industriale. Quella che prima era la linea di costa diventò in questo periodo la Rua da Junqueira, e a sud di quest’asse sorsero una serie di edifici che si relazionano con la zona portuale. La porzione a nord della via si caratterizzò invece come zona di particolare valenza storica, per la nascita di una serie di edifici di notevole pregio, attorno ai quali sorse un sistema di giardini e parchi, che fecero si che questa fascia di edificato non si infittisse eccessivamente. Lettura morfologica relativa all’anno 1911

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La lettura morfologica del 1950 è quella maggiormente densa di segni, in quando in questo periodo Alcântara divenne un polo industriale di notevole importanza, e pertanto assistiamo alla densificazione edificativa della fascia territoriale compresa a nord da Rua da Junqueira, e a sud da Avenida de India. In corrispondenza della doca de Santos nascono una serie di edifici, che vengono costruiti secondo una maglia geometrica ordinata, come si può notare dalla lettura morfologica, e oggi contengono i principali servizi del porto. La fascia edificata presente in corrispondenza di Rua da Junqueira divenne invece un’ area intensamente edificata, in cui non è possibile leggere un disegno ordinato, se non in alcuni lotti industriali costruiti trasversalmente rispetto alla via. In ogni caso si configurò in modo sempre più marcato la differenza tra l’area della porzione nord, come gia detto costituita da edifici di valenza storica, spesso abitati dalle famiglie nobili del quartiere, e l’area della porzione sud, che divenne un area nettamente industriale. Lettura morfologica relativa all’anno 1950

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La lettura morfologica dello stato attuale consente di evidenziare come l’area di Alcântara sia divenuta di recente un’area industriale in dismissione, come si può notare dalla fascia compresa tra Rua da Junqueira e Avenida de India, in cui si sono creati dei vuoti in cui permangono esclusivamente i segni nel terreno dei capannoni industriali che sono stati smantellati. Questi vuoti costituiscono dei sistemi territoriali senza carattere, e sono le aree che maggiormente necessitano una riqualificazione. Si può inoltre leggere ancora in modo chiaro la morfologia della valle, che si rispecchia sia in un edificato che nasce nelle pendici, spesso affiancato a vuoti che un tempo erano i campi e attualmente non hanno

funzione, sia nel sistema infrastrutturale di Rua de Cascais,

costituente la parte più bassa della vallata, attualmente luogo di passaggio del canale interrato. Le carta ci consente dunque di comprendere come il sistema morfologico della valle, il sistema dei vuoti, e il sistema idrogeologico, siano i principali punti da inglobare nel progetto di questo spazio denso di memoria. Lettura morfologica relativa allo stato attuale

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5.3. Gli Edifici di rilievo all’interno dell’area di progetto La proposta progettuale si inserisce all’interno di un area interessata da una serie di edifici di rilievo, i quali hanno contribuito a costruire la storia del quartiere di Alcântara. Il Centro de Congressos de Lisboa L’edificio, attualmente disposto in una porzione territoriale compresa tra Rua da Junqueira a nord e Avenida da India a sud, fu realizzato secondo il progetto dell’architetto Keil do Amaral nel 1956. È attualmente uno dei più grandi spazi espositivi del paese, e fino al 1967 era l’unica fiera di svolgimento periodico (annuale), destinata a coprire tutti i settori economici. Attualmente appartiene all’Associazione Industriale portoghese, la più antica associazione di affari nazionale, la cui fondazione risale al 28 gennaio 1837, con l’obbiettivo di promuovere i prodotti industriali. Tra il 1860 e il 1886 è stata nominata “Associazione promotrice dell’industria manifatturiera”, per poi prendere nel 1886 la denominazione di AIP : “Associação Industrial Portuguesa” . Oltre alle piccole mostre svolte tra il 1861 e il 1863, nel 1887 venne svolta la prima “Mostra Nazionale di Industrie Fabris”, evento incentrato sulle attuali Praça do Marquês de Pombal e Avenida da Liberdade, con 1200 esposizioni, di cui 418 sul capitale industriale. La costruzione dell’edificio della Fiera delle Industrie Portoghesi era l’emblema dello sviluppo industriale di Lisbona, e in seguito alla sua inaugurazione, sui giornali dell’epoca si poteva leggere il seguente commento a riguardo: “in effetti, ciò che si riflette nelle antiche sabbie di Junqueira, dove cardi crescevano ieri e le lucertole sono intrappolate dal sole, è un lavoro di meraviglia che supera la consueta scala dei nostri sviluppi”.

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L’edificio si componeva di due grandi sale espositive, le gallerie, e uno spazio all’aperto per la disposizione di macchinari di grandi dimensioni. Erano disposti stand di oltre 400 espositori, organizzati secondo varie sezioni, come ad esempio quelli riservati a calzature, pelle, pelliccie, industrie chimiche, industrie alimentali, stoviglie, ecc. Nel marzo 1999 la Fiera internazionale di Lisbona si trasferisce nella nuova sede presso il Parco delle Nazioni, e il nuovo edificio, denominato Centro Congressi di Lisbona, viene utilizzato attualmente per congressi, conferenze, meeting aziendali, feste, fiere, mostre, e altri eventi. L’edificio ha una superficie di circa 30.000 m2, distribuiti su 8 auditorium, 5 padiglioni e 34 sale riunioni, per un totale di 1.100 posti a sedere.

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L’Instituto de Higiene e Medicina Tropical L’Instituto de Higiene e Medicina Tropical è un istituzione centenaria dell’accademia portoghese, inizialmente dedicata allo studio, l’insegnamento e la cura delle malattie tropicali. Si è recentemente evoluta nelle sue ricerche mediante un approccio integrato che va dal livello molecolare ai sistemi sanitari mondiali, adottando, senza abbandonare la sua vocazione tropicale, un forte impegno per risolvere i problemi di salute che in tutti i continenti affliggono i più poveri e gli esclusi. Nel suo ciclo coloniale di 72 anni, l’Istituto e i suoi professionisti sono stati in prima linea nella ricerca di grandi malattie endemiche tropicali, tra cui la malattia del sonno, la malaria, la schistosomiasi, la leishmaniosi, e altre malattie endemiche tropici, quali carenze vitaminiche e pestilenze. Queste linee di lavoro sono importanti, e contribuiscono a creare un punto di riferimento primario per la salute della popolazione portoghese e le popolazioni migranti, contribuendo a conferire al centro un forte carattere internazionale. Da un punto di vista architettonico si configura come un edificio di notevole importanza tra quelli situati in prossimità di Rua da Junqueira, sia per la sua importanza storica, sia per i giardini che lo circondano, che costituiscono uno dei principali spazi verdi leggibili già nelle carte storiche ottocentesche.

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La Gare Marítima de Alcântara L’edificio destinato a ospitare la stazione marittima di Alcântara è stato progettato tra il 1934 e il 1936 dall’architetto Porfirio Pardal Monteiro, e inaugurato il 7 luglio 1943. In conformità alle esigenze specifiche per le stazioni realizzate in quel periodo, il progettista aveva previsto la costruzione dell’edificio su due piani, in seguito a una meticolosa programmazione mediante vari schemi e disegni. Il progetto fu realizzato con la collaborazione di altri ingegneri, tra cui Rodrigues de Carvalho, responsabile della progettazione della torre di copertura e del segnale di controllo, Henrique Leote Tavares, responsabile dello studio della struttura in cemento armato, João Paulo Oliveira Nzareth, responsabile della disposizione delle armature e delle componenti progettuali, Edmundo Martins, responsabile dello studio della parte impiantistica, e infine Eduardo Arantes e Oliveira e Francisco de Melo e Castro per lo studio delle parti restanti. Il sistema della copertura fu inizialmente progettato con un sistema di terrazze, volto a far si che gli abitanti di Lisbona potessero godere del magnifico panorama del Tejo, mentre a ovest della costruzione fu progettata una torre luci, volta non solo all’ormeggio locale, ma all’indicazione dell’altezza delle maree. Il primo piano fu riservato ai servizi doganali e ai servizi riservati ai passeggeri di prima e seconda classe, distinti secondo le norme regolamentari dai passeggeri di terza classe, mentre il piano terra ospitava i servizi generali della stazione marittima. I passeggeri pronti per essere imbarcati potevano accedere alla stazione mediante un vestibolo inferiore, equipaggiato con tutti i servizi attinenti all’assistenza di viaggio, come le agenzie delle compagnie di navigazione, il servizio bagagli e il servizio di biglietteria.

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Successivamente potevano salire al piano superiore mediante una scala ampliamente illuminata, o in alternativa l’ascensore, giungendo così alla grande sala d’imbarco. In questo secondo piano esistevano anche vari servizi di supporto e assistenza, come agenzie di viaggio, tabaccherie, cambio valuta, poste, telegrafi e telefoni. La sala fu progettata con 3 porte rivolte a sud, che consentivano l’accesso a una galleria, collegata con gru mobili che consentivano l’accesso diretto al pontile. Questo sarebbe stato il percorso effettuato dei passeggeri di prima e seconda classe, mentre i passeggeri di terza classe potevano percorrere il medesimo tragitto, ma entrare mediante accessi separati. Il progetto contemplava anche la realizzazione di una galleria all’altezza del primo piano, con una larghezza di 11 metri e una lunghezza di 1 km, che avrebbe unito la “Gare Marítima de Alcântara” con la “Gare Marítima da Rocha Conde de Óbidos”, cosi da costituire una comunicazione visiva e lineare tra i due punti di imbarco e di sbarco. Per i passeggeri che successivamente all’attracco delle navi sbarcavano nel porto, vi era la possibilità di accedere alla galleria, e nuovamente attraverso la passerella di incamminarsi verso gli spazi riservati ai servizi doganali, dove potevano usufruire del servizi disponibili e di uno spazio per la vendita dei souvenir. Il progetto della passerella, anche se previsto dal 1934, fu definito solo nel 1936. Non si arrivò alla realizzazione della galleria che collega le due stazioni, inizialmente prevista, cosi come la passerella per salire a bordo e la copertura con terrazze. Per tutte le modifiche al progetto fu data la motivazione fondamentale della necessità di mantenere un certo rigore ornamentale.

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Le Docas di Alcântara I vecchi magazzini delle banchine situate sotto il Ponte 25 de Abril sono stati ristrutturati e trasformati in ristoranti, bar e discoteche. Tutte queste magnifiche istallazioni offrono un luogo in cui godere della vista del ponte, del porto e del fiume, che li rende una destinazione popolare per pranzo e cena, cosÏ come una zona di svago di notte o durante il giorno.

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La Lx factory Lo spazio ricreativo denominato Lx Factory, inizialmente risultato dello sviluppo industriale di Lisbona, sorge sotto il Ponte 25 de Abril, in quella porzione territoriale compresa tra Rua da Junqueira a nord, e Avenida de India a sud. Nell’anno 1846 la Società di Filature e Tessuti Lisbonese, uno dei più importanti complessi industriali di Lisbona, si istallò in questa porzione di Alcântara. Questa zona industriale di 23.000 m2 negli anni successivi fu occupata dalla Companhia Industrial de Portugal e Colónias, tipografia Anuário Comercial de Portugal e Gráfica Mirandela. La Lx Factory, una parte di città che è rimasta divisa e nascosta per anni, è ora un’isola creativa occupata da imprese e professionisti del settore industriale, nonchè scenario di una vasta gamma di eventi nel campo della moda, pubblicità, comunicazione, multimedia, arte, architettura e musica, generando una dinamica che ha attirato numerosi abitanti e visitatori, interessati a riscoprire questa zona di Alcântara. La Lx factory è uno spazio dove grazie all’esperienza e al lavoro comune, diventa possibile agire, pensare e creare prodotti presenti in un luogo pensato per tutti.

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5.4. Il sistema verde nell’area di progetto Nello stralcio del Pdm relativo alla riqualificazione dello spazio pubblico e le aree da consolidare, l’area di progetto viene individuata come spazio verde del frente ribeirinho. Il progetto di un parco pertanto si configura come risposta perfetta alle esigenze del PDM (plano moderator municipal) che è il principale strumento volto a concretizzare una nuova visione strategica di Lisbona, che si traduce in vari obbiettivi, tra i quali aumentare gli spazi verdi nei prossimi 10 Stralcio della carta del PDM sul sistema di qualificazione delle aree Fonte: http://www.cm-lisboa.pt

anni, promuovere la riabilitazione urbana, la mobilità sostenibile e l’efficienza ambientale. L’aumento delle aree verdi viene richiesto soprattutto nelle aree del waterfront, in modo da ricreare dei corridoi verdi di continuità. Relazioni tra aree verdi e edificato Le letture morfologiche dell’edificato relazionato al verde e alle infrastrutture, consentono di comprendere in che modo i due sistemi interagiscono. Le tre letture morfologiche hanno consentito di mettere in evidenza come la porzione territoriale a ovest del Ponte 25 de Abril e della struttura portuale, sia costituita da ampi spazi di recupero e vuoti che consentono una maggiore connessione trasversale tra nord e sud. Ciò non è avvenuto in corrispondenza della porzione est, in quanto in questi spazi la fitta rete dell’edificato e la presenza dell’infrastruttura, non hanno consentito di sviluppare un rapporto di interazione tra le fasce della città alta e la città portuale. Seppure il sistema infrastrutturale sia attualmente presente anche nella porzione ovest, e sia un limite difficile da superare, il sistema del verde e dei giardini offre degli ampi margini di recupero, nonché la possibilità di studiare delle situazioni interessanti per una futura connessione con il sistema verde attualmente presente e le aree del waterfront.

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Lettura morfologica relazionata al verde, 1911

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Lettura morfologica relazionata al verde, 1950


Lettura morfologica relazionata al verde, attuale

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IL PROGETTO DI UN PAESAGGIO SONORO

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6

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Suono schermato Suono unidirezionale Suono pluridirezionale Aree sonore rapportate all’acqua Aree sonore schermate dalla vegetazione

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6.1. La struttura dei suoni nel parco La strategia di progetto nasce dall’esigenza di riqualificare il waterfront di Alcântara, prendendo in considerazione gli elementi del paesaggio sonoro e al tempo stesso prevedendo quelle dinamiche di recupero degli spazi che si rivelano, in base allo studio dei progetti noti di Lisbona, le più appropriate per dare una nuova identità a questi luoghi. Il successo del sistema parco si rivela di notevole importanza se si considerano le dinamiche di progettazione del waterfront, in quanto gli esempi noti già analizzati hanno consentito di evidenziare la tendenza da parte dei cittadini lisbonesi a utilizzare questo tipo di spazi per svariate attività. La scelta di tale sistema trova la sua forza anche nella conformazione fisica del territorio, ovvero la Valle di Alcântara, un sistema paesaggistico caratterizzato da una presenza predominante di spazi verdi, che cerca di riappropiarsi degli spazi industriali e restituirli con la veste delle aree che caratterizzavano storicamente la foce, ovvero antichi orti, giardini, e piacevoli luoghi verdi ricreativi, utilizzati dagli abitanti del quartiere. Il primo processo fondamentale per la costruzione del parco è stato quello di cercare di conciliare la dimensione sonora con il sistema strutturante, prevedendo una serie di spazi volti a esaltare le sonorità che caratterizzano la memoria storica del luogo e schermare quelle che ne impediscono la percezione. L’individuazione di quelli spazi più significativi dal punto di vista sonoro, si è concretizzata con la realizzazione di dispositivi architettonici sonori, orientati a generare i punti fondamentali della matrice progettuale del parco. Tali punti diventano infatti i luoghi dell’incontro, della relazione e della riflessione, e pertanto su di essi confluiscono i percorsi principali, che riordinano e delimitano gli spazi verdi, strutturati secondo una precisa griglia progettuale. Il parco diventa pertanto il sistema che si struttura in base alle principali sonorità naturali, come il suono dell’acqua che si relaziona al bordo, il suono del ponte che si relaziona a tutto il sistema, e i suoni della città alta. Infine la vegetazione si rapporterà a questi spazi contribuendo a creare situazioni distinte che si integrano nella creazione di particolari sonorità.

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I layer del progetto

10 ha

Il sistema parco

L’infrastruttura

Le aree verdi

I percorsi

Il bordo

I luoghi sonori e la piazza

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Il sistema dei percorsi

Il sistema del verde attuale nell’area di progetto Il sistema delle docas

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6.2. I sistemi generatori della griglia progettuale Il progetto del parco lineare nasce dalla necessità di migliorare la vivibilità di questi spazi e riconsegnarli ai cittadini come luoghi adeguati alle funzioni che attualmente ricoprono, e alle necessità delle molteplici utenze che lo vivono. Il primo processo effettuato per definire il disegno dello spazio, è stato quello di studiare sia quei segni territoriali che permangono nell’evoluzione storica dell’area di progetto, sia i segni territoriali e morfologici che attualmente caratterizzano questo territorio. Pertanto, come illustrato nel concept del progetto, si è tenuto in considerazione il sistema delle principali direttrici generate dall’edificato, il sistema del verde presente nell’area di progetto, attualmente organizzato mediante una serie di quadrati verdi regolari di 30 metri per lato, che determinano il carattere geometricamente ordinato e lineare di questa porzione del waterfront, e infine il sistema delle docas, ovvero i magazzini delle banchine portuali con il medesimo modulo, e caratterizzati da una disposizione ordinata e simmetrica. Tali sistemi, uniti e combinati tra loro, hanno consentito di generare una griglia progettuale, all’interno della quale le direttrici principali dell’edificato si prolungano, tagliando l’infrastruttura e ricucendo il rapporto tra città alta e bassa mediante la creazione dei percorsi principali, mentre il modulo delle docas e dei quadrati verdi del waterfront, si combinano in modo da creare i principali sistemi verdi del parco.

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Situazione attuale

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Planimetria generale

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6.3. Il sistema verde In seguito alla sua deindustrializzazione, l’area di Alcântara presenta un tessuto frammentato che necessita una riqualificazione. Il sistema del parco consente di creare nuovi spazi pubblici, integrando pianificazione urbana e paesaggismo, al fine di sostituire progressivamente le aree industriali dismesse e le grandi piattaforme di cemento del waterfront, in spazi verdi in cui prevedere la piantumazione di differenti essenze arboree, in modo da creare una serie di boschi di diverse densità e età, che seguono e al contempo mostrano le tracce del processo di trasformazione del parco e dei quartieri adiacenti. Le linee degli alberi costituiscono una serie di filari perpendicolari al fiume, come i precedenti lotti industriali, sottolineando il continuo e complesso rapporto tra essi e la sponda del fiume. In alto: analisi del rapporto formale tra l’edificato della carta storica del 1911 e il sistema verde del parco.

La funzione del verde sarà quella di strutturare, insieme agli altri elementi di progetto, tre differenti situazioni all’interno del parco. La prima prevede una serie di filari paralleli e geometricamente ordinati nella porzione occidentale del waterfront, che inducono una ricucitura tra l’area costituita dall’infrastruttura e la porzione in cui si sviluppa il rapporto con l’acqua mediante le scalinate. La seconda situazione prevede alberate continue, che segnano i margini dei percorsi di passaggio. La terza situazione è quella presente nella parte orientale del waterfront, ed è costituita da una vegetazione più rada, in quanto in queste aree sono già presenti delle dinamiche tali da richiedere un’integrazione, più che un’imposizione del verde. Dal punto di vista dimensionale si è scelto di selezionare le specie sia in base all’altezza che esse possono raggiungere durante la loro vita, sia in base alle caratteristiche morfologiche della chioma. Nel primo caso utilizzare sistemi di alberature alte, con tronco fine e chioma alta e poco voluminosa, consente di preservare la continuità visiva tra le aree della passeggiata interna, e le zone lungo le rive del fiume, mentre l’utilizzo di alberi con chiome molto fitte e piantumati con una certa distanza, consente di ottenere effetti differenti di luce e ombra. L’intento è quello di alternare spazi di folte alberature con aree verdi libere, in modo da creare differenti situazioni, che contribuiscano a creare anche differenti scenari dal punto di vista sonoro.

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Studio della vegetazione La scelta delle essenze arboree da inserire all’interno del parco lineare, è stata effettuata prendendo in considerazione

le

caratteristiche

morfologiche e estetiche di ciascuna specie, al fine di ottenere un paesaggio strutturato ordinatamente anche dal punto di vista dell’organizzazione del verde. Un fattore determinante per effettuare una selezione idonea, è stato quello di effettuare un analisi preventiva degli alberi già presenti nelle zone di progetto, mediante la stesura di un abaco del verde. Basandosi

sul

principio

che

le

specie autoctone sono quelle che hanno una maggiore possibilità di mantenimento

e

all’interno

paesaggio,

del

reintroduzione si

è

cercato di organizzare gli spazi alberati riproponendo tali specie, e scegliendo dove posizionarle in base alle caratteristiche dimensionali e biologiche studiate. A sinistra: abaco della vegetazione esistente

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Fraxinus angustifolia: produce fiori piccoli, giallo verdi. Longevità: 200 anni Altezza: puo arrivare a 25 metri Chioma: alta e stretta, senza base regolare Tronco: alto e dritto Phoenix canariensis: produce fiori molto piccoli, arancioni e raggruppati. Longevità: 300 anni Altezza: può raggiungere fino ai 20 metri Chioma: a forma di corona Tronco: largo e dritto, grigio marrone

Tilia tomentosa: produce fiori piccoli e molto profumati, Longevità: 500 anni Altezza: 20 metri Chioma: larga e voluminosa, leggermente piramidale Tronco: largo e poco alto Ginkgo biloba: produce piccoli fiori gialli Longevità: 1500 anni Altezza: può raggiungere i 30 metri Chioma: larga e irregolare, di forma piramidale quando è giovane Tronco: largo, con corteccia grigio

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marrone e liscia quando è giovane


Celtis

australis:

produce

fiori

di

Gleditsia triachantos: produce fiori

dimensioni molto piccole, gialli

molto piccoli bianco verdi.

Longevità: 200 anni

Longevità: 100 anni

Altezza: tra i 25 e i 30 metri

Altezza: può raggiungere i 40 metri

Chioma: arrotondata, con vegetazione

Chioma: alta e stretta.

molto chiusa e rami flessibili.

Tronco: sottile e dritto, con la corteccia

Tronco: largo e liscio

marron scuro

Ginkgo biloba: produce piccoli fiori gialli

Eucalyptus globulus: produce fiori

Longevità: 1500 anni

piccoli e gialli

Altezza: può raggiungere i 30 metri Chioma: larga e irregolare, di forma piramidale quando è giovane Tronco:

largo,

con

corteccia

grigio

marrone e liscia quando è giovane

Longevità: 150 anni. Altezza: compresa tra i 30 e i 60 metri Chioma: alta, ampia e spaziosa, senza base regolare. Tronco: alto e liscio

Populus alba: produce fiori rossastri

Jacaranda mimosifolia: produce fiori

Longevità: 200 anni.

viola, allineati in piccoli grappoli, nei mesi

Altezza: può arrivare a 30 metri

di maggio, giugno, settembre e ottobre.

Chioma: ampia e poco irregolare

Longevità: 200 anni

Tronco: con corteccia liscia bianca o

Altezza: puo raggiungere i 15 metri

grigio verde

Chioma: ampia, arrotondata e irregolare Tronco: largo e ruvido, con corteccia marron scuro

Populus nigra: produce fiori giallo verdi

Cercis siliquastrum: produce piccoli

di circa 5 centimetri

fiori rosa nel mese di marzo e aprile

Longevità: 100 anni

Longevità: 100 anni

Altezza: compresa tra 20 e 35 metri

Altezza: massimo 10 metri

Chioma: stretta e di forma irregolare o

Chioma: rotonda e aperta

allungata.

Tronco: fine, basso e con corteccia scura

Tronco: corto con corteccia marrone.

e liscia

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6.4. L’infrastruttura Il sistema

infrastrutturale costituisce la più esplicità espressione della

necessità di movimento dei grandi flussi urbani che interessano il capoluogo e, per quanto riguarda il caso specifico di Alcântara, dell’espansione industriale che ha portato alla necessità di incrementare la mobilità, al fine di facilitare lo spostamento delle merci. Tuttavia, a seguito della previsione di dismissione delle aree industriali portuali e quella già avvenuta in alcune porzioni territoriali del quartiere, si è evidenziata la necessità di riorganizzare questo sistema, al fine di facilitare la riconnessione in senso trasversale tra il waterfront e il quartiere. La riorganizzazione dell’infrastruttura si rivela un processo fondamentale anche per favorire l’accessibilità al sistema parco. Il progetto prevede la riduzione della velocità del flusso veicolare mediante la riduzione della larghezza delle corsie di marcia, e l’inserimento di isole verdi di traffico e di attraversamenti pedonali in corrispondenza dei percorsi principali. Tali attraversamenti potranno essere integrati con un sistema di platee volte a favorire il rallentamento veicolare.

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6.5. La mobilitĂ ciclabile Il PDM considera come misura fondante

di

una

nuova

visione

dei trasporti, tesa a costituire un sistema unitario, l’estensione dei percorsi ciclabili, al fine di dare vita ad una rete vasta, densa, capace di favorire spostamenti brevi, sicuri, rapidi, e spontanei, e di suturare i servizi presenti nel tessuto urbano, integrando le reti di trasporto. In tale sistema si integra pertanto la pista ciclabile, che attraversa longitudinalmente il parco e passa in mezzo al sistema dei dispositivi sonori. I punti di connessione tra percorsi, pista ciclabile e dispositivi, divengono i fulcri del progetto, creando situazioni sociali che rendono piÚ vivibile il waterfront. La pista ciclabile ha una larghezza di tre metri, in modo da essere percorribile in entrambi i sensi di marcia, e costeggia il bordo del parco, diventando elemento di transizione tra il sistema verde e le scalinate.

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6.6. I percorsi pedonali Il sistema dei percorsi si sviluppa a partire dalla griglia modulare che costituisce il parco. I percorsi principali sono quelli che consentono la connessione con la città alta, e al tempo stesso fungono da accesso al parco. Tali percorsi sono il proseguimento dalle direttrici delle strade principali generate dall’edificato, e essendo i più importanti hanno una larghezza di 6 metri e consentono di effettuare una ricucitura tra città alta e città bassa. Tra questi è di notevole importanza il viadotto situato nella porzione est del parco, nato storicamente come punto di accesso delle merci al porto e convertito secondo il progetto in viale pedonale in modo da consentire l’accesso da Rua de Cascais. Il viadotto si configura quindi come uno dei principali accessi al parco per tutti gli abitanti di Alcântara. I percorsi secondari sono quelli che creano le connessioni all’interno del parco e collegano tra loro i dispositivi architettonici sonori. Tali percorsi sono larghi 3 metri e si connettono agli altri sistemi come l’infrastruttura e la pista ciclabile, diventano insieme ai dispositivi sonori, i principali portatori di relazioni all’interno del sistema parco.

In alto: genesi morfologica della passerella situata nella zona est del parco

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6.7. Il ridisegno del bordo Uno degli obbiettivi principali del PDM è la riconversione e riqualificazione della Frente Ribeirinha nei prossimi dieci anni, al fine di dare a questi spazi una valenza urbana orientata allo svago, al riposo e al tempo libero. Il riferimento progettuale principale per la conversione del bordo è il progetto di Ribeira das Naus, il quale rappresenta in parte il prodotto dell’immaginario collettivo, in parte dalla cultura ufficiale di Lisbona. L’architettura di questo spazio del paesaggio fluviale, consiste dunque nella contrapposizione di elementi fossili con elementi contemporanei, con il doppio significato di rivelazione dei diversi tempi presenti nello stesso luogo (cultura dello spazio della cittá) e di azione nell’utilizzazione dello spazio pubblico (circolazione, permanenza, contemplazione, infrastruttura). Il rapporto con il Tejo e il riferimento alla spiaggia, che anticamente costituiva questo spazio, è evidente nel progetto, che mira a ricreare le relazioni sociali che anticamente lo animavano. Pertanto tra gli elementi del progetto di tesi, il bordo si configura come uno degli elementi fondamentali sia in relazione alle richieste del PDM, sia in relazione alla vocazione di questo luogo, attualmente popolato da pescatori In alto: genesi morfologica del sistema delle scalinate. In basso carta del sistema di drenaggio. Fonte: http://www.cm-lisboa.pt/fileadmin/VIVER/ Urbanismo/urbanismo/planeamento/pdm/vigor2/06_CONDINFRA.pdf

e residenti che lo vivono, ma non hanno dei veri e propri spazi organizzati per poter permanere e godere del paesaggio. Inoltre, uno dei principali elementi del bordo è la riapertura di una porzione del waterfront est, in corrispondenza dell’area anticamente attraversata da uno dei canali che affluivano nel fiume. Il ripristino di questo canale è attualmente previsto dal PDM, come si vede nello stralcio della carta del sistema di drenaggio, e ha una valenza storica molto importante, in quanto corrisponde a quello che anticamente era il fiume di Alcântara, il grande riferimento di questo territorio in quanto le sue acque alimentavano frutteti, orti, mulini e le industrie successivamente costruite. Inoltre la riapertura di questo canale è fondamentale nell’ottica del paesaggio sonoro, in quanto consente di ripristinare le sonorità che anticamente costituivano questi territori, e che verranno amplificate grazie all’inserimento lungo il bordo di uno dei dispositivi sonori.

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6.8. Il sistema sonoro Il primo passo per la progettazione del parco dal punto di vista sonoro, è stato quello di analizzare gli spazi più densi di suggestioni acustiche, e pertanto più caratteristici dal punto di vista identitario. Mediante l’ausilio delle registrazioni effettuate durante il sopralluogo, sono stati selezionati i principali paesaggi sonori, e si è studiato un sistema caratterizzato da una serie di architetture volte a accentuare, schermare, o riproporre determinate situazioni all’interno dell’area di progetto. L’analisi effettuata ha consentito di differenziare tre fasce territoriali, all’interno delle quali le differenti situazioni naturalistiche e morfologiche dei siti generano suggestioni distinte. La prima fascia è costituita dalla porzione territoriale più interna rispetto al waterfront, in cui sono presenti spazi ristretti, dovuti alla fitta densità dell’edificato, e parchi e spazi verdi in cui per lo più si può cogliere una situazione di silenzio e di vicinanza con i suoni della natura. La seconda fascia territoriale è caratterizzata dal sistema della grande infrastruttura, in cui i suoni dell’uomo si moltiplicano, e costituiscono un margine netto dal punto di vista sonoro. L’ultima fascia è costituita dal bordo, in cui gli spazi e i margini che lasciano un ampio respiro verso l’acqua, consentono alla natura di riappropriarsi dell’identità acustica del paesaggio. Il progetto si pone l’obbiettivo di ricostruire delle connessioni tra le due parti di città, accentuando quei suoni che hanno una valenza naturalistica o storica, costituendo uno spunto di riflessione non solo visivo ma anche acustico, per le persone che visitano questi luoghi. A destra: immagine tratta dal film Lisbon Story Fonte: https://www.flickr.com

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6.9. I dispositivi acustici orientati I dispositivi acustici sono quelli oggetti architettonici situati nel parco con la precisa funzione di esaltare le suggestioni sonore riscontrate e registrate nella fase di sopralluogo. La genesi formale di tali dispositivi nasce sia dalla suggestione industriale, sia dalla necessità di creare delle architetture con la conformazione più adeguata per accogliere e riprodurre determinati suoni. Per quanto riguarda la suggestione industriale si è fatto riferimento agli oggetti seriali fotografati da Bernd e Hilla Becher, due artisti tedeschi che per più di 40 anni hanno registrato il patrimonio del passato industriale. Le loro foto dell’architettura funzionalista, sistematiche e spesso organizzate in griglie, hanno portato al loro riconoscimento sia come artisti concettuali sia come fotografi. Come fondatori di quella che è stata denominata scuola dei Becher, essi hanno durevolmente influito sia sulla fotografia documentaria, sia sugli artisti. La suggestione industriale deriva morfologicamente anche dalla verticalità delle gru, fortemente presenti nel porto di Alcântara, cosi come il materiale scelto rievoca la forte presenza ferrosa nell’area di progetto, di cui il Ponte 25 de April costituisce il principale esempio. La scelta del materiale utilizzato per le facciate esterne, ovvero lamiere in alluminio, deriva infatti da tale suggestione, mentre il colore è stato scelto affinche fosse un forte elemento di riconoscimento di queste architetture all’interno del parco. I dispositivi sonori nascono da un modulo di 3 m per 3, ripetuti in una griglia di 9 metri di lato. L’unica eccezione è costituita dal dispositivo situato in corrispondenza della fascia in cui viene riaperto il fiume, in cui vi era la necessità di creare una struttura di supporto alla riproduzione del suono dell’acqua, e al tempo stesso un ponte lungo 18 metri che connettesse il sistema delle A destra: abaco dei dispositivi acustici orientati

scalinate con il molo. Per quanto riguarda invece i dispositivi sonori situati al di fuori dal parco, nelle aree più interne della città, questi sono stati costruiti facendo riferimento ai materiali più antichi e ricollegabili alle sonorità naturali, ovvero il legno e la

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pietra.


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Essi sono stati inoltre disposti in posizioni strategiche in modo da essere facilmente riconoscibili come elementi del sistema parco al di fuori di esso. In particolare, il dispositivo situato in prossimità delle aree verdi del Parco di Santo Amaro è realizzato totalmente in legno ed è raggiungibile mediante un percorso che riconnette tali aree verdi al parco. Il dispositivo situato in Rua de Cascais, realizzato totalemente in pietra, nasce come architettura volta a esaltare le sonorità della città, e sorgendo in prossimità di una delle principali vie del quartiere, che costituisce attualmente l’accesso al parco, diventa un elemento anticipatore delle suggestioni sonore, e invita e esorta i fruitori a avventurarsi nel parco.

A destra: fotografia delle serie industriali di Bernd & Hilla Becher Fonte: http://www.parisphoto.com/paris/artists/ bernd-hilla-becher Nella pagina al lato: immagine dell’area industriale del porto di Lisbona Fonte: Davide Maccioni

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Pianta primo livello, 1:200

Pianta secondo livello, 1:200

Sezione, 1:200

Serramenti con pannelli fonoassorbenti Parete esterna Intercapedine d’aria Materiale poroso (sughero)

Il riparo sull’acqua Il

dispositivo

architettonico

rappresentato, situato nella porzione

Parete vetrata

ovest del parco,

Seduta in pietra

schermare i suoni dell’infrastruttura. La

Solaio

ha la funzione di

struttura interna è realizzata mediante pannelli fonoassorbenti in sughero, i quali creano all’interno un ambiente isolato acusticamente, specialmente nelle zone situate ai livelli superiori, contribuendo a creare uno spazio di riflessione e di

Pilastri in acciaio

meditazione all’interno del parco. Il livello

Scale in legno

zero viene inoltre utilizzato come spazio di passaggio per la pista ciclabile, in modo da integrare la struttura del parco con l’architettura.

128 Spaccato assonometrico


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Pianta primo livello, 1:200

Pianta secondo livello, 1:200

Pianta terzo livello, 1:200

Sezione, 1:200

Il riparo nel verde Serramenti con pannelli fonoassorbenti Parete esterna Intercapedine d’aria Materiale poroso (sughero)

Il dispositivo architettonico è situato in

corrispondenza

dell’infrastruttura,

quindi come quello precedentemente illustrato ha la funzione di ricreare

Solaio Seduta in legno

un ambiente silenzioso all’interno del parco. Anche in questo caso gli interni sono stati realizzati mediante pannelli fonoassorbenti in sughero. Il sistema architettonico è inoltre supportato dalla presenza di una vegetazione fitta che contribuisce a schermare i suoni del

Scale in legno Sedute in legno

traffico esternamente, e che si può scorgere visivamente grazie al sistema di finestrature progettato.

130 Spaccato assonometrico


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132


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Pianta primo livello, 1:200

Pianta secondo livello, 1:200

Sezione, 1:200

Serramenti con pannelli fonoriflettenti in alluminio Solaio

Il suono dell’acqua Il dispositivo architettonico è situato in prossimità del sistema del bordo, e pertanto sfrutta le sonorità dell’acqua, in

Pannelli fonoriflettenti sospesi

modo da riprodurle all’interno mediante un sistema di tubi risuonatori, ovvero delle applicazioni costituite da una

Scale in legno

Seduta in legno Tavolo in legno Sistema di tubi risuonatori

colonna d’aria all’interno, e capaci di risuonare e emettere suoni secondo una diffusione uniforme. I tubi sono collegati alla pavimentazione, e il sistema interno è costituito da pannelli fonoriflettenti in alluminio, che consentono di riflettere e amplificare i suoni

134 Spaccato assonometrico


135


Pianta primo livello, 1:200

Sezione

Il suono del fiume Il ponte sonoro, realizzato nella porzione est del parco, è costituito da uno scheletro metallico tamponato, in modo tale da Scalinata in cemento Sedute in cemento Pannelli di rivestimento in alluminio fonoriflettenti Solaio con rete forata in acciaio

Sedute in acciaio corten

creare un camminamento chiuso con dei pannelli di acciaio corten ed elementi a griglia dello stesso materiale. Il percorso del ponte all’interno di questa scatola chiusa, diventa una cassa di risonanza per il fiume sottostante, in modo da creare un’esperienza di coinvolgimento

Spaccato assonometrico

136

più totale con il paesaggio fluviale.


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Pianta primo livello, 1:200

Sezione

Il suono del ponte Il dispositivo architettonico è situato in prossimità del Ponte 25 de April, Solaio con lucernario

precisamente

sotto

l’immensa

infrastruttura. Pannelli di rivestimento in alluminio fonoriflettenti

Il dispositivo presenta un’apertura verso l’alto che favorisce la propagazione dei suoni provenienti dall’alto all’interno

Sedute in corten

della struttura. Le pareti sono realizzate mediante modo

da

pannelli

fonoriflettenti

amplificare

le

in

particolari

sonorità del ponte, e essendo situata in corrispondenza di uno dei percorsi principali del parco, diventa luogo di esperienza sonora lungo il cammino.

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Pianta primo livello, 1:200

Pianta secondo livello, 1:200

Sezione

Il suono del vento Solaio Struttura con pilastrini in legno Pannelli di rivestimento in legno

Il dispositivo architettonico è situato in prossimità del parco di Santo Amaro, un luogo silenzioso e denso di suoni naturali. La struttura, completamente in legno, presenta una parete forata con pilastri in legno, a cui sono ancorate corde

Parete semiaperta con pilastrini di legno e corde armoniche Scale in legno

armoniche

in

acciaio,

che

funzionano secondo il principio dell’arpa eolia, ovvero producono sonorità distinte a seconda di come il vento le colpisce. La struttura, completamente in legno, diventa pertanto una cassa armonica che suona con il vento.

142 Spaccato assonometrico


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Pianta primo livello, 1:200

Pianta secondo livello, 1:200

Sezione

Parete forata

Il suono della città Il dispositivo architettonico è situato in prossimità di Rua de Cascais, in cui sono presenti situazioni sonore legate al passaggio del tram e identitarie del centro di Lisbona. Il dispositivo è realizzato completamente in pietra, e presenta dei fori lungo una delle pareti,

Scala in pietra

in modo da consentire il filtraggio dei suoni della città all’interno e creare un

Sedute in pietra

144

ambiente di riverberanza.


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In quei giorni, le orecchie degli uomini udivano suoni, di cui nessuna scienza e nessuna magia potranno mai ritrovare l’angelica purezza Herman Hesse, Il gioco delle perle di vetro


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Sitografia essenziale http://lisboaverde.cm-lisboa.pt http://www.cm-lisboa.pt http://arquivomunicipal.cm-lisboa.pt http://pdm.cm-lisboa.pt http://www.bnportugal.pt http://www.jf-alcantara.pt http://www.proap.pt http://www.lxfactory.com http://www.ihmt.unl.pt/ http://www.portodelisboa.pt/ http://restosdecoleccao.blogspot.pt http://www.agendalx.pt/local/parque-eduardo-vii http://www.abitare.it/it/highlights/hilo-paesaggi-sonori/ http://www.archivioitalianopaesaggisonori.it/ http://www.dosdesign.org/ http://suonoespazio.wordpress.com/ricerca_02/ http://www.landezine.com/index.php/2009/07/198/ http://www.archdaily.com/415720/hose-bridge-rintala-eggertsson-architects/ http://users.unimi.it/~gpiana/dm11/dangelo/arpaeolia.htm

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Bibliografia essenziale - Aymonino Aldo, (2006), Spazi pubblici contemporanei. Architettura a volume zero, Skira editore - Agostini Luigi,(2007) Creare paesaggi sonori, Edizione integrale - Belgioioso Ricciarda (2009), Costruire con i suoni, Franco Angeli editore - Byrne Gonçalo, Ricostruire la città, Lotus n°51, p. 6-24 - Carles Josè Louis, Palmese Cristina, (2013), Identidad sonora urbana. paisaje sonoro - Cortesi Isotta -(1985) Il parco pubblico, paesaggi, Federico Motta editore - Desvigne Michel, Il paesaggio come punto di partenza/The Landscape as Precondition, Lotus n.150 - Donin Giampiero, (1999) Parchi/Parks,l’architettura del giardino pubblico nel progetto europeo contemporaneo, biblioteca del cenide di Rigoli Bianca Maria & C editore - Favaro Roberto (2011), Spazio sonoro, musica e architettura tra analogie, riflessi, complicità, La feltrinelli editore - Franzoia Elena, The art of noise, Ottagono n.257, 02/2013 - França José Augusto, A Reconstrução de Lisboa e a Arquitectura Pombalina, Biblioteca Breve, Volume 12, Instituto de Cultura e Língua Portuguesa, Ministério da Educação, Lisbona, 1989

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I suoni di Lisbona e la memoria storica del paesaggio  

Il progetto di un parco tematico per Alcantara

I suoni di Lisbona e la memoria storica del paesaggio  

Il progetto di un parco tematico per Alcantara

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