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LUNEDÌ 2 DICEMBRE 2019 LA TRIBUNA

PROVINCIA

crocetta del montello

vittorio veneto

«Ciano sacrificata per il prosecco» Scontro sulla vasca di espansione

Raffica di controlli contro i furti in casa

Gasparin : «Ragioni politiche e non tecniche per regimare le acque del Piave Il basso corso del fiume ha più abitanti di noi e si avvicinano le elezioni» CROCETTA. Il progetto per la co-

struzione delle vasche di laminazione a Ciano nasce più da ragioni politiche che idrauliche: si privilegiano gli interessi dei più numerosi abitanti del basso Piave contro quelli dei meno numerosi, ma più rispettosi del fiume, della zona montelliana. Questa è in sintesi l’analisi di Paolo Gasparetto sull’opera che la Regione vuole costruire sul fiume sacro alla Patria nella frazione di Crocetta. È previsto un bacino di laminazione stimato in 35 milioni di metri cubi distribuiti su 555 ettari, e la costruzione di 13,5 km di muri in cemento armato alti fino ad 8 metri delimitanti quattro vasche contigue. Gasparetto ha partecipato a una riunione sul prossimo piano delle alluvioni tenutasi venerdì a Venezia. L’ambientalista era stato invitato in rappresentanza del Gruppo Naturalistico Monteliano (di cui è presidente, OES) e della Federazione Speleologica Veneta. Il suo commento è durissimo.

Il Piave in una delle sue recenti piene ai piedi del Montello

«Le golene del basso Piave sono sfruttate da un secolo. Nel primo dopoguerra era necessario coltivarle per la sopravvivenza delle popolazioni lasciate sole in un paese distrutto nelle sue attività economiche. Poi c è stata la trasformazione dal deposito attrezzi, alla piccola stalla, all’abitazione. Con il miracolo economico degli anni sessanta sono

quindi arrivati il laboratorio e poi la piccola fabbrica» attacca Gasparetto. «È arrivato infine il miracolo del ventunesimo secolo: il prosecco. Il 93% della golena di Ponte di Piave è occupata da impianti vitivinicoli, e per espressa dichiarazione di un amministratore del paese “vista questa occupazione non si possono fare bacini di laminazione, è me-

l’iniziativa

glio farli a monte”. Come dire: noi abbiamo fatto quello che volevamo ed ora per proteggere i nostri beni (dentro la golena) è meglio che ci pensiate voi. Quindi quelle popolazioni che hanno rispettato il fiume non usandolo inopinatamente ma anzi spendendo danari per valorizzarlo per le peculiarità naturalistiche ivi contenute dovranno sopportare i danni ambientali dell’opera prevista a Ciano» continua Gasparetto. «Più che idraulico è un problema politico, siamo già in fase preelettorale e quindi la scelta diventa semplice: perdere voti a monte del fiume poco urbanizzato e potenzialmente con pochi voti piuttosto che a valle dove il bacino elettorale è molto grande» commenta l’ambientalista deluso dall’appoggio al progetto da parte del segretario generale del bacino Alpi Orientali Francesco Baruffi.— Gino Zangrando

Raffica di controlli anti-furto. Nella fascia oraria tra le 17 e le 23 di sabato, che è quella statisticamente in cui si registra il maggior numero di questa tipologia di reato, i militari dell’Arma di Vittorio Veneto e Conegliano, con il supporto dall’alto dell’elicottero, hanno perlustrato i territori dei comuni di Vittorio Veneto, Colle Umberto, Orsago, Cordignano, Conegliano, Gode-

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ga, Susegana, Codognè, Fontanelle, Oderzo, Ponte di Piave, Cessalto e San Polo. Sono stati controllate auto, sulla base delle segnalazioni giunte al 112 dai cittadini residenti, e sono state perlustrate le varie strade secondarie, interpoderali e poco illuminate. «Il risultato preventivo - dicono i vertivi dell’Arma - è stato pienamente raggiunto». — M.Fil.

pieve soligo

Celebrata la Virgo Fidelis Sindaci, rappresentanti dell’Arma in congedo e carabinieri mattina in servizio hanno partecipato ieri alla messa nel Duomo di Pieve di Soligo per celebrare la messa in onore della Virgo Fidelis, patrona dell’Arma.

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castelfranco

Comitato scientifico vitivinicolo Rogo alla Carosello Pubblicità «Conegliano e colline al centro» in fiamme il capannone CONEGLIANO. Presentato ieri,

tra le mura dell’aula magna Renato Sartor dell’ex Convento San Francesco di Conegliano e con il sindaco Fabio Chies a fare gli onori di casa, il neonato Comitato scientifico Vitivinicolo di Conegliano: coordinati dal neoeletto presidente e consigliere regionale Alberto Villanova, il nuovo ente è formato da un pool di tecnici che mette al centro del proprio obbiettivo il far diventare Conegliano la città più importante del panorama vitivinicolo nazionale, attraverso lo sviluppo qualitativo, a 360°, del territorio Unesco e del suo vino per eccellenza: il Prosecco Conegliano Valdobbiadene Docg. «La nomina ottenuta dalle Colline del Prosecco a luglio, come sempre detto, è solamente un punto di partenza», dichiara il presidente del nuovo comitato, Alberto Villanova, «ora la sfida sta nel far cresce il territorio, raggiungendo l’eccellenza in tutti i livelli. Il mio ruolo sarà quello di far giungere il nostro lavoro in Regione e da intermediario con i consorzi ed i cittadini. Fondamentale sarà il saper creare un team coeso tra i comuni dell’Unesco e della “buffer zone”, abbandonando forme anacronistiche di campanilismo, con Conegliano che avrà, sia per la sua storia che per la denominazione

Alberto Villanova

del Docg, un ruolo cardine». «L’obbiettivo – continua Villanova – è quello di unire le realtà scientifiche vitivinicole locali, sviluppando progetti di ricerca e convegni per migliorare tutto quello che riguarda il mondo enologico, fornendo le armi necessarie per aumentare, la già alta, qualità dei vini di casa nostra: un territorio legato al Prosecco. Ad esempio, sarà nostro interesse cercare di far diventare il concorso EnoConegliano il massimo palco italiano in materia di vini». Un comitato, dunque, che vuole rimarcare con forza, come dichiarato pubblicamente più volte dal Governatore Luca Zaia, l’identità del Prosecco con le colline del Docg, in un periodo in cui è al centro delle discussioni, su input di alcuni produttori e della Confraternita di Valdobbia-

dene, l’abbandonare o meno il nome del vitigno nell’etichetta. «Credo che questa strada sarebbe controproducente per tutti –dice Villanova – ricordiamoci che il riconoscimento Unesco è stato ottenuto, e riporta proprio all’interno del nome Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. La scelta di eliminare dalle bottiglie il vitigno è di facoltà di ogni singola azienda, ma non gioverebbe a nessuno». Il Comitato scientifico Vitivinicolo di Conegliano, fondato il 5 luglio 2019, sarà composto da tre commissioni: una si occuperà di viticoltura, una di enologia e una terza tratterà quanto inerente ai rapporti con il territorio. Tra gli enti costituenti vi fanno parte: il Comune di Conegliano con la vicepresidente Gaia Maschio, la scuola enologica Cerletti con la preside Mariagrazia Morgan, la Fondazione Enologica e Città del Vino presieduta da Floriano Zambon, il Crea, ex Istituto Sperimentale, l’Università di Padova con la professoressa Margherita Lucchin, docente della facoltà di Scienze e Tecnologie Viticole Enologiche ed altre del settore. Nella stessa giornata è stato presentato anche il nuovo sito per il turismo coneglianese. — Riccardo Mazzero BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

I vigili del fuoco al lavoro per spegnere l’incendio divampato alla Carosello Pubblicità CASTELFRANCO. Fiamme nel

magazzino della Carosello Pubblicità, in via Sile a Salvatronda: l’incendio è divampato ieri prima delle 20 ed ha riguardato il magazzino dell’azienda che si occupa di insegne luminose su misura e di striscioni pubblicitari. Subito sono intervenuti i vigili del fuoco di Castelfranco, coadiuvati dai colleghi di Cittadella e di Treviso, che nel giro di un paio d’ore sono riusciti a spegnere le fiamme, occupandosi poi della messa in sicurezza dell’area colpita dall’incendio, in modo da evitare il rischio di focolai nascosti, oltre che sincerarsi che il fuo-

co non avesse indebolito le strutture portanti dell’edificio. Ad un primo riscontro non sembrano esserci stati danni alle aziende confinanti con la Carosello Pubblicità, mentre non è stata coinvolta nessuna persona. Al momento dell’incendio infatti non vi era nessuno all’interno dell’azienda, essendo domenica. La preoccupazione maggiore riguardava la presenza di una grande quantità di materiale plastico, vista la tipologia di produzione dell’azienda, che vede accanto alle insegne luminose anche vetrofanie e pellicole speciali: ma a quanto pare non si palesa il rischio

di inquinamento dell’aria, anche perché le operazioni di spegnimento sono state rapide. Sul posto oltre ai carabinieri di Castelfranco, anche il sindaco Stefano Marcon. Nell’immediatezza del fatto è impossibile fare una prima stima dei danni e ipotizzare il motivo per cui improvvisamente si sono scatenate le fiamme: il principale sospetto, tutto da verificare, potrebbe essere un corto circuito all’interno del magazzino. Lo stabile è stato posto sotto sequestro e già oggi inizieranno i rilievi per scoprire le cause dell’incendio. — Davide Nordio BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


III

Primo Piano

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

La Mostra internazionale

TAGLIO DEL NASTRO Il presidente Zaia ieri a Longarone ha rassicurato sul futuro della Fiera, che resterà per sempre a Longarone, ha detto, con l’appoggio della Regione

«La fiera del gelato ci sarà per sempre: non si sposta» Il presidente Luca Zaia ieri a Longarone per la Mig `Ha spiegato: «La Regione c’è, anche con più spazi Dopo l’inaugurazione ha rassicurato sul futuro La manifestazione resterà qui in terra di gelatieri» `

FESTA PER I 60 ANNI LONGARONE Nessuno si faccia strane idee: la Mig è più viva che mai. La sessantesima edizione impone anche alla Mostra internazionale del Gelato una presa di posizione. Sì, perché il grande appuntamento del settore si trova oggi davanti ad un bivio. Il forfait di espositori importanti, che da qualche anno mancano all’appuntamento autunnale a Longarone Fiere, impone un ragionamento e una riflessione sul futuro della manifestazione che, tuttavia, non prende in considerazione la possibilità della chiusura. Il governatore Luca Zaia ieri ha fugato i dubbi. Ha surfato sulle voci che si inseguono circa la crisi della manifestazione e il suo sposta-

mento a Verona, ha ripetuto orgogliosamente la vicinanza della Regione alla manifestazione e il suo appoggio. Ha tranquillizzato espositori e visitatori, ha spiegato alla stampa come la Mig sia un tesoro di Longarone e come a Longarone debba continuare a stare.

vernatore, al termine delle visite -, non tristi né malinconiche, ma operatori con tanta voglia di fatturare e di esporre i loro prodotti. È una fiera con un futuro davanti e in questa partita la Regione c’è».

L’INAUGURAZIONE

La passeggiata tra gli stand è durata diverse ore. D’altra parte anche quest’anno la parterre degli espositori è nutrita: 200 marchi aziendali provenienti da 13 regioni italiane e da 11 Paesi esteri, tra i quali diversi leader internazionali in fatto di macchine, attrezzature e semilavorati, materie prime, arredamenti e accessori per la gelateria. Sul fronte operatori e gelatieri sono arrivati al polo fieristico delegazioni da tutta Europa, ma anche da Cina, Ar-

GLI ESPOSITORI

È stata una mattinata piena. Il taglio del nastro alle 11, tra due ali di folla, accanto a sindaci del territorio e a parlamentari e poi via, il presidente Zaia ha iniziato il suo tour lungo i padiglioni del complesso fieristico. Non si è risparmiato, ha riservato a tutti selfie, una stretta di mano, una pacca sulla spalla, un abbraccio e parole di ringraziamento a operatori e standisti. «Ho incontrato persone calorose – ha detto poi il go-

gentina e Giappone. Insomma, nonostante le difficoltà e nonostante l’addio alla manifestazione di marchi importanti, la Mig continua a tenere accanto a sé uno zoccolo importante di aziende. E lo stesso pubblico si conferma numeroso. Ieri alle 9.30 c’era già la coda per entrare, nonostante i cancelli aprissero alle 10 e al momento del taglio del nastro c’è stato un vero e proprio assalto da parte dei curiosi.

PASSATO E FUTURO Interrogato più e più volte dalla stampa durante il giro degli stand, il presidente Zaia ha ogni volta ricordato con orgoglio i numeri della gelateria veneta nel mondo. Oggi, infatti, i gelatai di origine italiana (per lo più veneti) solo in Germania danno lavoro a

22 mila persone. «Loro sono stati immigrati – ha dichiarato -, partiti senza nemmeno gli occhi per piangere, spinti dalla fame. Sono andati non a riempire le carceri ma a farsi conoscere e rispettare per la laboriosità e rispetto verso le comunità ospitanti». E poi il futuro della Mig. Zaia l’ha ripetuto come un mantra, che la Mostra non si chiude. «La Regione c’è e, anzi, lo stand della Regione il prossimo anno raddoppia o triplica gli spazi – ha dichiarato -. Tranquillizzatevi perché la Regione c’è e non ho dubbi: la fiera del gelato ci sarà sempre. Annuale, mai biennale o triennale. Spostarla? Mai, è nata qui nella terra del gelato artigianale. Noi saremo tutti gli anni presenti e di strada ne faremo ancora tanta insieme». Ma la strada, dopo sessanta autunni, mette davanti ad un bivio. Non ne fa segreto il presidente della Provincia Roberto Padrin. «Il futuro della mostra del gelato è qui a Longarone – ha detto Padrin -, ma ci sono scelte da compiere. Siamo ad un bivio: o allarghiamo la fiera a settori legati alla gelateria come la pasticceria, o cerchiamo di capire quali sono i maggiori mercati di riferimento e ci concentriamo su quelli, perché richiamare espositori da tutto il mondo diventa dispersivo. Bisogna cercare di catalizzare l’attenzione dei gelatieri di Germania e Austria, aprirci alla sostenibilità ambientale e trovare sempre più aziende che diventano lo zoccolo duro della manifestazione». Dopo l’inaugurazione di ieri mattina la Mig proseguirà fino a mercoledì. Alessia Trentin

«Targhe straniere: un emendamento per chi lavora con attività in Germania» IL NODO LOGARONE Rassicurati sul proseguo della loro fiera, ai gelatieri ora resta un grande nodo da sciogliere: quello della circolazione in Italia con auto con targhe estere. La questione, nata dalla modifica effettuata dal Governo Salvini al Codice della Strada ha colpito, di fatto, anche la categoria dei gelatieri e fatto saltare la mosca al naso i sindaci di quei comuni dove i residenti con lavoro all’estero sono particolarmente numerosi. Ieri il governatore è stato interrogato anche su questo fronte. Perché a distanza di un anno dal terribile Natale 2018 quando i gelatieri zoldani sono rientrati nella loro terra per le feste in famiglia e sono stati costretti a tenere l’auto in garage per timore di incappa-

re nel sequestro dei veicolo, non si è mosso nulla. «I gelatieri sono vittime di una legge giusta – ha dichiarato Zaia -, perché va a colpire chi ha torto. Ma come spesso accade nella legislazione, ci sono finiti dentro indegnamente. Si deve trovare una soluzione, lo strumento della Finanziaria potrebbe essere una via, attraverso l’inserimento di un emendamento ad hoc. Non è un favore che si fa ai gelatieri, è un fatto di civiltà e di rispetto nei

IL GOVERNATORE HA SPIEGATO: «VOI SIETE VITTIME DI UNA LEGGE GIUSTA, LA SOLUZIONE ORA È UN FATTO DI CIVILTÀ»

confronti di lavoratori immigrati che non hanno nulla da spartire con altri tipi di giri di targhe».

LA BATTAGLIA La legge era stata introdotta per porre un freno al dilagare, in Italia, della circolazione di auto con targa estera che perciò fuggono al controllo e alla tassazione del Paese. Ma i primi ad essere colpiti sono stati i lavoratori stagionali che, nello specifico della provincia di Belluno, sono i gelatieri. Il sindaco di Val di Zoldo è di recente sceso a Roma, per presentare agli uffici del Governo il problema e richiedere ancora una volta attenzione. I gelatieri delle terre alte del Bellunese hanno attività per la gran parte in Germania e il collegamento con la Germania, ieri, è stato affrontato dal governatore.

VENEZIA-MONACO Interrogato dalla stampa, Zaia ha affrontato infatti il tema dell’autostrada Venezia – Monaco. Un argomento annoso, che da decenni divide i sostenitori della bretella e gli ambientalisti più integralisti. La Regione è a favore del cantiere, il presidente l’ha voluto ribadire. «Belluno – Monaco secondo l’itinerario sarebbero appena 213 chilometri, percorribili in un’ora e mezza – ha detto -, significherebbe mettere il capoluogo e l’intera provincia in rete con la Mitteleuropa, significherebbe comunicare la bellezza di questi territori ancora più lontano. Questa non deve essere una battaglia tra i barbari e gli ambientalisti, proprio no. Noi che sosteniamo il collegamento non vogliamo distruggere nulla, siamo rispettosi dell’ambiente. Tuttavia, si sa,

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I NODI Un emendamento per risolvere il caso delle targhe estere

VENEZIA-MONACO: «L’AUTOSTRADA NON È UNA BATTAGLIA AGLI AMBIENTALISTI, TUTTI NOI RISPETTIAMO L’AMBIENTE»

questo non è un cantiere che dipende strettamente da noi». Il tema è caldo da anni in provincia di Belluno e sostenuto da polemiche periodiche che contrappongono da un lato chi sostiene, in primis Confindustria Belluno Dolomiti, e chi invece teme la moria dei piccoli paesini e lo sfregio del territorio. A.Tr.


PADOVA

LUNEDÌ 2 DICEMBRE 2019 IL MATTINO

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L’ospedale di via Giustiniani l’intervento contestato

«Lo stop a Pediatria ferma il Parco delle Mura» Il governatore Luca Zaia sul nuovo progetto con le facciate in vetro: «Siamo disponibili a ragionare ma senza sprechi» Claudio Malfitano «Siamo disposti a ragionare. Ma con il buon senso, non con gli sprechi. La nuova Pediatria è il primo passo di un’operazione di recupero ambientale e culturale del Parco delle Mura. Fermarla vuol dire fermare tutto». Anche il governatore Luca Zaia predica ragionevolezza sulla “battaglia” in corso attorno al progetto della nuova struttura per le cure ai più piccoli che sorgerà a una ventina di metri dalla cinta cinquecentesca e che la Soprintendenza vuole con un’estetica meno impattante, meglio se con le facciate in vetro. Una richiesta che potrebbe far lievitare i costi (anche di un buon 30%). Logico quindi andare a sentire il parere di chi i soldi li sta mettendo, in questo caso tutti la Regione Veneto. IL DIALOGO CONTINUA

Anche se non deroga dai alcuni punti fermi, la premessa del governatore Luca Zaia è quella del dialogo. «Noi non

cerchiamo la rissa con nessuno e in questi anni abbiamo sempre lavorato per trovare le soluzioni – spiega – Abbiamo fatto delle scelte che vanno dal nuovo policlinico universitario a Padova Est alla riqualificazione di tutto il polo cittadino del Giustinianeo, compresa la pulizia delle Mura e la realizzazione di un parco. Scelte che finanzia la Regione». La partita, dunque, si gioca su diversi tavoli: «Su questo tema abbiamo parlato con i massimi vertici, sia tecnici che politici. Quindi Soprintendenza e ministro – rivela Zaia – Coscienti del fatto che il ruolo dei tecnici è di applicazione della legge, e nulla ha a che vedere con il ruolo politico del ministro. Ma è pur vero che uno dei dogmi della giurisprudenza, che si insegna subito agli studenti, è che la norma va sempre applicata in maniera estensiva e non restrittiva. Per Padova, nella fattispecie, io ho sempre sottolineato che la valutazione del rapporto costi-benefici è assolutamente positiva anche dal punto di vi-

«Spero che ci sia anche il Soprintendente all’inaugurazione I bimbi vengono prima» La ricostruzione della futura Pediatria (edificio in bianco) con il Parco delle Mura. A sinistra Luca Zaia

sta culturale e ambientale». «La Pediatria non può essere un problema ma la soluzione dei questioni ambientali e culturali di quell’area – ribadisce il governatore – Penso che il Soprintendente possa portarsi a casa la pulizia di un sito storico e archeologico che oggi è occupato da una miriade di costruzioni». Nel progetto infatti è previsto anche l’ab-

le mamme

«È una situazione avvilente Ogni ritardo è gravissimo» «Mi pare ormai chiaro che qualcuno vuole far saltare il progetto del doppio polo ospedaliero con diversi pretesti. Ma deve farlo a viso aperto. Stiamo assistendo a un teatrino veramente squallido e ogni ritardo sulla nuova Pediatria è ormai gravissimo». Non ha quasi più parole da ripetere Roberta Zito, vice presidente dell’associazione “Uniti per crescere” che fa parte del Forum delle associazioni Amiche della Pediatria. Il susseguirsi di notizie, interventi e polemiche porta un po’ di scoramento a chi non è abituato alle dinamiche dei confronti in politica. «Io penso che bisogna dire ad alta voce quello che sta succedendo – osserva – Una volta che governatore, sindaco, rettore, preside di Medicina, direttore generale dell’Azienda ospedaliera trovano un accordo e stanziano i soldi non si può fermare tutto. Oggi le condizioni in cui versa Pediatria sono terribili. Chi provoca ritardi deve sentire un peso sulla coscienza». Non sono da escludere anche iniziative shock, come quella già annunciata di incatenarsi alla Pediatria. Perché genitori e parenti dei bimbi malati non riescono a capire come da più di un anno si vada avanti con le polemiche sull’edificio che do-

Il progetto della nuova Pediatria: si discute dell’impatto estetico

vrà essere realizzato al posto dell’ex Pneumologia. «Non stiamo parlando di volere alberghi a cinque stelle ma di ridare dignità ai medici che lavorano in quella strutture e ai bambini che lì vengono curati – conclude Roberta Zito – Sia ben chiaro: va bene il vetro, va bene ogni piccola modifica estetica ma non si tocchi il progetto della Pediatria dal punto di vista dei voluti e degli spazi. Si rischia di fare un grave danno alla città, un danno a tutta la medicina padovana». — C.MAL.

fondazione salus pueri

Stasera il concerto per aiutare i bimbi malati Stasera alle 20. 30 alla chiesa di Santa Rita la Young Solidarity Orchestra propone il suo concerto solidale natalizio. L’ingresso alla serata è gratuito e le donazioni raccolte saranno devolute alla Fondazione Salus Pueri, che da più di 25 anni sostiene la Pediatria di Padova.

battimento dell’attuale Pediatria e anche della Neurologia in modo da liberare tutta l’area della cinta cinquecentesca ed il bastione Cornaro. PRIMA I BAMBINI

«So che di solito queste preoccupazioni della Soprintendenza nascono dal fatto che le amministrazioni e i singoli cittadini in giro per l’Italia, soprat-

tutto in alcune parti, hanno devastato il territorio – osserva Zaia – Ma qui noi non stiamo devastando nulla. Anzi c’è un progetto di pulizia dell’area delle Mura. E lo si deve alla Regione. Quindi la Soprintendenza guardi il progetto in maniera complessiva. E nessuno pensi di poter marcare il territorio con la Pediatria». In tutto questo però non è

ininfluente il fattore tempo: «A tutto c’è un limite, infatti – risponde il governatore – Il tempo gioca contro la qualità delle cure dei bambini. E per me vengono prima loro. Mi piace pensare che quando la nuova Pediatria sarà inaugurata possa esserci anche il Soprintendente e far parte della squadra». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


ATTUALITÀ

LUNEDÌ 2 DICEMBRE 2019 MESSAGGERO DEL LUNEDÌ

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Il cantiere di Autovie Venete IL NUOVO PONTE Marzo 2020 Inaugurazione terzo lotto Alvisopoli-Gonars e primo sub lotto Gonars-Palmanova

2

«Quella norma va cambiata o qui si bloccherà tutto»

Lunghezza

Fedriga e Castagna: pare che il Governo ci ripensi, non può penalizzare i virtuosi

Impalcati

1.500 metri l’uno Fine 2021

Calcestruzzo

Apertura dell’intero tratto Portogruaro-Palmanova

90.000 tonnellate Pile di sostegno

38 Pali utilizzati

304 Profondità

75 metri per ogni palo Conci

1.114 I SEGRETI DI UN SUCCESSO COMPLETATO IL SECONDO VIADOTTO CHE RENDE PIÙ SICURO ANCHE IL FIUME

I punti di forza: sistema di gara, premialità, produzione in proprio e il saper fare dei friulani Il nodo del Lisert: ampliamento ancora sospeso, con il traffico più fluido si rischiano code al casello

Peso di un concio

90-110 tonnellate

Primo viadotto Inizio lavori

novembre 2017 Fine lavori

ditore – fa la differenza». IL PUNTO CRITICO

Mentre la realizzazione della terza corsia brucia i tempi, l’ampliamento del casello al Lisert di Trieste è fermo. A seguito dell’inchiesta giudiziaria “Grande Tagliamento” l’opera è sospesa fino a marzo 2020. «Togliendo gli ostacoli il traffico arriva più velocemente a Trieste e il rischio che al Lisert le codi aumentino è reale» ha ammesso Razzini indicando, però, anche la via d’uscita: «Fortunatamente l’A34, l’autostrada Villesse-Gorizia, funziona da bypass e se la coda si allunga istituiamo l’uscita obbligatoria sull’A34». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

dicembre 2018 Apertura al traůco

9 dicembre 2018 Secondo viadotto Inizio lavori

settembre 2018

L’INTERVISTA

Giacomina Pellizzari Si dice fiducioso, ma al solo pensiero che il Governo non presenti l’emendamento alla legge di bilancio per modificare la norma che penalizza le concessionarie autostradali limitando all’1 per cento la quota di ammortamento deducibile del costo dei beni devolvibili alla newco, il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, rabbrividisce. Come il governatore pure il presidente di Autovie Venete, Maurizio Castagna, definisce «un disastro» la norma che rischia di creare «grossi problemi al piano economico finanziario della nuova società. Bisognerebbe rifarlo e i problemi di rifinanziabilità potrebbero comportare lo slittamento anche del completamento della terza corsia». «Ci auguriamo – ha proseguito il governatore – che il Governo faccia un passo indietro, come pare avverrà. Se non sarà così la nuova norma incrinerà il piano finanziario su cui si basano gli investimenti effettuati finora. Fissare all’1 per cento il limite massimo dell’ammortamento per i beni che saranno ceduti al concedente al termine della concessione, non rende più sostenibile economicamente per la newco quest’opera del valore di circa 2 miliardi di euro, dei quali solo 150 milioni sono di provenienza statale». Fedriga non ha dubbi: «La norma inserita in finanziaria penalizza le concessionarie virtuose come la nostra e questo è inaccettabile. Auspichiamo quindi che sia possibile proseguire senza intoppi nell’ultimazione di quest’arteria importante per il Paese. Mi pare che il messaggio sia arrivato, se le regole continuano a cambiare penalizzando chi fa piani responsabili mi domando: chi verrà a investire in Italia?». Alla soluzione del problema si stanno adoperando in molti compreso l’onorevole Debora Serracchiani. Non a caso Castagna, con l’aiuto di tutti, confida di riuscire a superare la questione. Se tutto andrà secondo i piani la nuova società sarà operativa nei primi mesi del 2020. Sarà la newco a valutare, in futuro, se sulla base dei flussi di traffico sarà necessario realizzare anche la quarta corsia. Al momento sembra un progetto futuribile, ma il nuovo ponte sul Tagliamento è stato pianificato per ospitarla. «Se i traffici dovessero esplodere il ponte è pronto a far fronte a tale eventualità». Questa progettualità, secondo Castagna, si chiama «lungimiranza pianificatoria». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Le persone impegnate nell’opera, da sinistra Pizzimenti, Maurizio, Fedriga, Castagna e de Eccher FOTO PETRUSSI

la cerimonia

Il plauso del territorio alla via che unisce i popoli Francesca Artico RONCHIS. «Una via di comu-

nicazione che unisce i popoli dai Sassoni agli Slavi, alla Mitteleuropa, realizzata da tante persone, è un’opera che unisce la gente». Monsignor Carlo Fant, parroco di Latisana, Latisanotta, Farforeano e Ronchis, nel corso della benedizione del viadotto sul Tagliamento, inaugurato ieri alla presenza delle autorità regionali e delle maestranze che hanno realizzato l’opera, ha valorizzato la funzione che svolgerà la terza corsia dell’autostrada A4. Nel suo intervento, don Carlo ha ringraziato tutti coloro che stanno costruendo l’infrastruttura ricordando che «grazie a Dio» finora non sono avvenuti infortuni gravi, cosa non da poco conto se si pensa che a oggi la realizzazione del terzo lotto ha richiesto 4 milioni di ore di lavoro e impiegato 450 addetti in cantiere con 4 mila macchine operatrci in movimento.

Soddisfatta per come stanno andando avanti i lavori si è detta anche la vicesindaco di Ronchis Valentina Maurizio, sottolineando come l’infrastruttura che unisce due regioni, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, sia fondamentale per lo sviluppo del territorio. Maurizio ha rimarcato la soddisfazione dell’amministrazione comunale nel vederla realizzata, auspicando che i disagi subiti nei mesi scorsi dal territorio siano supe-

rati. Il vice sindaco ha anche evidenziato che l’obiettivo per Ronchi è il ripristino delle viabilità secondaria che ha subito danneggiamenti e che ha creato difficoltà ai cittadini. Un ripristino frutto di accordi sui quali si sta ancora lavorando. Pure Antonio Pittelli, nominato recentemente rappresentante della Fit Cisl Fvg, ha riconosciuto che la terza corsia è un’opera apprezzata dal sindacato che non può evitare di rilevare lo scarso numero di incidenti sul lavoro verificati finora. «Unire Veneto e Friuli Venezia Giulia – ha aggiunto – è molto importante». Ed è proprio sulla sicurezza che l’ingegner Enrico Razzini, responsabile unico del procedimento, si è soffermato ricordando quanto siano stata efficace la politica di prevenzione attuata dall’apertura del cantiere. Non va dimenticato che nell’anno in corso si sono verificati solo 4 infortuni, sette in meno dello scorso anno. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


8 Cronaca

L'ARENA

Lunedì 2 Dicembre 2019

LA TRATTATIVA. Oggi in Consiglio dei ministri la legge quadro. Perplessità dal leghista Fontana

Autonomia,leregole sultavolodelgoverno Zaiafiducioso:«Punti critici sulle risorse,mala stradaètracciata» DalMoro(Pd):«Riposti gli slogan sidiscutesulle coseconcrete» Enrico Santi

Dopo il via libera dei governatori, compreso il veneto Luca Zaia, in Conferenza Stato-Regioni, oggi la legge quadro sull’attuazione dell’autonomia differenziata approda in Consiglio dei ministri. Sono otto le regioni che vi aspirano. Oltre a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna ci sono Liguria, Toscana, Piemonte, Marche e Umbria. Oggi, quindi, davanti al premier Giuseppe Conte, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, Pd, terrà una relazione e quindi si deciderà l’iter. «Questa proposta», sottolinea il ministro, «tutela il Sud e tutte le aree deboli del Paese, comprese quelle del Nord, perché attua tutta la Costituzione che si trasforma in cintura di sicurezza per tutti». Tuttavia, tra le forze politiche le valutazioni sono ancora discordanti. Il processo di autonomia di cui si parla da anni, e sul quale si sono svolti referendum

in Veneto e Lombardia, è quindi a un punto di snodo dopo l’impasse nei mesi del governo gialloverde. «Un ulteriore blocco del percorso dell’autonomia sarebbe ingiustificabile, abbiamo dato un primo assenso a un testo che deve avere alcuni aggiustamenti», fa intanto sapere Zaia durante un incontro pubblico a Monastier, e aggiunge: «L’Emilia Romagna andrà a votare a gennaio. Mandarla al voto con la firma dell’intesa, dato il colore del governo, ha un valore. Penso che su questa partita il governo possa mettere a repentaglio la sua vita». Zaia, da parte sua, giudica «verosimili» le tempistiche date dal ministro Boccia sulla possibilità di firmare un’intesa per gennaio-febbraio. I punti ancora critici? «I schei», afferma Zaia, «poiché la norma finanziaria è il punto cardine della legge quadro, c’è poi la questione dei livelli essenziali di prestazione per le quattro materie previste per legge: trasporto

Dasinistra, Francesco Bocciaministro degliAffariRegionalie ilpremier GiuseppeConte

Ilgovernatore Luca Zaiacon ilgonfalone delVeneto

GianniDal MorodelPd

LorenzoFontana dellaLega

pubblico locale, sanità, sociale e scuola. Ciò significa garantire per i quattro settori trattamenti e stessi servizi a tutti i cittadini». Apprezzamento per il lavoro e l’impostazione politica data dal ministro Boccia lo esprime perfino il presidente della Campania Vincenzo De

ora con il ministro Boccia si sono fatti notevoli passi avanti e i governatori hanno espresso parere positivo e questo è il segnale che siamo sulla strada giusta. Anche la Lega ha capito che l’autonomia deve attuarsi attraverso un processo nazionale condiviso e che mettendo da parte

gli slogan per entrare nel merito l’intesa può essere a portata di mano e la strada giusta è un’autonomia che tenga insieme l’unità del Paese e i costi standard... Bene ha fatto Boccia a seguire questa strada che lo pone al riparo da sorprese». Di tutt’altro parere, tuttavia, è il parlamenta-

Luca, Pd, che nei mesi scorsi si era detto pronto a bloccare il processo con un ricorso alla Corte Costituzionale. «Spero che siamo arrivati in dirittura finale. Da Zaia a Gentiloni, da Bressa a Stefani, vi hanno lavorato in tanti», commenta il deputato del Pd Gianni Dal Moro, «e

ILCASO. Lacondanna perfatti avvenutinel 2001del neoassessoredellagiuntaTesei scatena lepolemiche politiche

Coletto e il razzismo, è bufera in Umbria «Eroaungazebo,sonostatoriabilitato» IlPd:Grave,questaèterradipace Lareplica:«PensinoaBibbiano» Nel 2001 un gruppo di leghisti veronesi, tra i quali Luca Coletto, da poco nominato assessore esterno alla Sanità nella giunta regionale umbra, promosse una raccolta di firme contro i campi nomadi abusivi a Verona. La campagna, per i toni utilizzati, fu giudicata di stampo razzista in primo grado dal Tribunale di Verona nel 2004. Condanna confermata, pur con attenuanti, in Cassazione nel 2009, e sospesa. Su tale vicenda giudiziaria si stanno ora sollevando dure polemiche politiche nel Consiglio regionale umbro. «Stupisce», afferma in una nota il deputato del Pd e commissario umbro del partito Walter Verini, «come il silenzio sia fin qui l’unica reazione a quanto sollevato dal capogruppo Pd in Consiglio regionale Tommaso Bori circa i precedenti penali del neo-assessore alla sanità e al sociale della Regione Umbria, il leghista veneto Luca Coletto, che nel suo curriculum vanta una condanna definitiva per reati legati al razzismo. Non è una cosa da far passare sotto silenzio», sottolinea l’esponente del Pd, «soprattutto in un momento in cui episodi di

DonatellaTesei

LucaColetto è entratonella squadra allaguida dellaRegioneUmbria

razzismo sono all’ordine del giorno, per questo», aggiunge, «ci aspettiamo una presa di posizione netta dalla presidente Donatella Tesei». Tommaso Bori, capogruppo a palazzo Donini, sul suo profilo Facebook, dopo l’incipit «Condannati per razzismo? No, grazie», aveva ricordato che «l’Umbria è la terra di Aldo Capitini, è il luogo della Marcia della Pace e mai in

nessuna istituzione hanno trovato cittadinanza l’odio e la discriminazione e, tanto meno, chi propaganda queste idee». Su tali rilievi, Coletto ha replicato altrettanto duramente tramite un’intervista al giornale web Umbria Journal. «Si tratta», afferma il neoassessore alla Sanità umbra, «di una condanna che fa riferimento ad un fatto acca-

duto nel 2001». E spiega: «Ho partecipato, a Verona, ad una raccolta firme contro i campi nomadi abusivi, ho partecipato semplicemente ad un gazebo, non ho mai fatto dichiarazioni di sorta e sono stato condannato insieme ad altri sette, fra i quali l’ex sindaco Flavio Tosi, e un deputato». Coletto, 58 anni, sottolinea, inoltre, che, dopo i tre gradi

di giudizio, è stato «riabilitato» per mancanza di altri episodi simili nel suo curriculum vitae. «Farebbe bene il Pd», continua l’esponente della Lega, «a guardare a “casa sua”, ai fatti di Bibbiano. Sono stato riabilitato a tutti gli effetti, tant’è che ho fatto il consigliere regionale, l’assessore e il sottosegretario. Ho fatto tutta la trafila», conclude l’ex assessore alla Sanità del Veneto dal 2010 al 2018, «e ho chiesto la cancellazione dei carichi pendenti. Si è trattata di una raccolta firme dove io non ho fatto alcun tipo di dichiarazione e ho presenziato al solito gazebo della Lega. Guardassero a casa loro perché di cose da chiarire ne avrebbero tante». Oltre che assessore regionale alla sanità del Veneto, nella Giunta Zaia, e per nove mesi anche sottosegretario alla salute nel Governo Conte 1, Coletto è stato presidente dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Il governatore del Veneto Luca Zaia aveva salutato la sua nomina in Umbria con particolare entusiasmo. «Sono felice per l’amico Coletto e per la gente umbra. Con l’esperienza che ha e con la passione che sa mettere in campo, saprà sicuramente far crescere la qualità dell’assistenza sanitaria in quella regione». • E.S.

re leghista Lorenzo Fontana. «Ci sembra che quanto fatto da questo governo in tema di autonomia sia una scatola vuota poiché non sentiamo mai parlare di contenuti, che il Veneto, con Luca Zaia, ha presentato da tempo, con una bozza d'intesa di 68 articoli, su 23 materie». Fontana accusa il governo Pd-M5S di «tirare il freno a mano, escludendo dalla manovra l’autonomia differenziata». E conclude: «I governatori della Lega si sono dimostrati disponibili al confronto pur di arrivare all’obiettivo senza badare ai colori politici e con l’unico scopo di garantire i diritti dei cittadini. Ci auguriamo che Pd e 5 Stelle non vogliano negare ancora alle Regioni, e a tutto il Paese, un’occasione importante». •

STORIA. Bimba veronese morta per un batterio

Lostriscione apparsoieriin curva allostadioSanSiro

Itifosi dell’Inter ricordanoNina conunostriscione È stato esposto a San Siro durante lapartita:«Ciao,oravolaserena» Nina è nel cuore dei tifosi dell’Inter. E’ arrivata anche lì. La piccola di 7 mesi morta due settimane fa in seguito ad una infezione contratta a due settimane di vita nella terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Borgo Trento, ieri è stata ricordata a San Siro durante la partita InterSpal. La curva Nord ha esposto un enorme striscione per dirle «Ciao Nina, ora vola serena». La storia del suo calvario finito il 18 novembre in un letto dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova - dove mamma Francesca l’ha portata, quando oramai non c’era più nulla da fare, per sottoporla alla terapia del dolore -

è entrata nel cuore di moltissime persone. Mondo dello sport, dei media, politici stanno manifestando a Francesca grande vicinanza, soprattutto per la forza con cui sta portando avanti la battaglia per «avere giustizia» persa da Nina ma che molti altri piccoli stanno combattendo. «Non deve accadere più che delle creature nate sane muoiano per una infezione contratta in un reparto d’ospedale», ha dichiarato nei giorni scorsi. Anche la magistratura vuole fare chiarezza. La Procura di Genova ha aperto un fascicolo contro ignoti, predisponendo l’autopsia sul corpicino della piccola. •


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LUNEDÌ 2 DICEMBRE 2019 CORRIERE DELLE ALPI

BELLUNO

E mail belluno@corrierealpi.it Belluno Piazza Martiri, 26/b Centralino 0437/957.711 Fax 0437/957.750 Abbonamenti 800.860.356 Pubblicità 0437/942.967

il futuro del turismo

Lavori su sentieri, ferrate, rifugi e bivacchi «Sicurezza e comfort per gli escursionisti» Progetto di Regione e Provincia finanziato dai Fondi di Confine: 1,6 milioni per ridurre il gap qualitativo dai vicini autonomi Francesco Dal Mas BELLUNO. Non solo alberghi e non solo piste da sci per valorizzare l’alta montagna a fini turistici. La Regione Veneto e la Provincia di Belluno stanno collaborando, insieme al Cai, ai Comuni e alle Unioni montane per progettare 1,6 milioni di euro di nuove offerte turistiche per gli appassionati delle alte quote. Il tutto facendo leva sui fondi dei Comuni di confine. Per l’ammodernamento e il ripristino delle Alte Vie dopo la tempesta Vaia ci sono 374 mila euro. Per la banda larga satellitare nei rifugi circa 47 mila euro. Più di 93 mila euro per il risparmio energetico in una parte dei rifugi d’alta acqua e in bivacchi. La ricostruzione di parte dei bivacchi in quota, obsoleti e pericolosi, impegnerà poco meno di 47 mila euro. Mezzo milione di euro sarà destinato, invece, per la messa in sicurezza dei sentieri attrezzati e delle ferrate. La rete viaria silvopastorale e la segnaletica di accesso alle strutture ricettive alpine e per cicloturismo impegnerà 196 mila euro. Altri 179 mila euro per la geo-referenziazione (gpx) dei percorsi turistici più frequentati. Alla somma di 1,5 milioni da ritagliare dal Fondo dei Comuni di confine, si aggiungeranno 100 mila euro di cofinanziamento del CAI e della Regione. I cantieri che partiranno la prossima primavera dovranno concludersi entro il 2023. I SENTIERI

I sentieri che troveranno sistemazione sono quelli dei Comuni di confine e di quelli contigui; il numero maggiore si tro-

Escursionisti lungo una ferrata delle Dolomiti bellunesi

va nei Comuni di Cortina, Auronzo e Val di Zoldo. Sono 26 i sentieri attrezzati compresi nel progetto di riqualificazione. Si va dalla galleria Lagazuoi al Sass de Stria, a Cortina; dal Bonacossa di Auronzo (solo per citarne alcuni) alla Normale del Civetta, in Val di Zoldo, dal Sentiero degli Alpini, a Calalzo, alla Cengia del Banco, a San Vito di Cadore. Dalla D’Ambros, a Comelico Superiore, alla Normale dell’Agner, a Taibon Agordino.

basta ricordare la Alleghesi, la Costantini e la Tissi, in Val di Zoldo, la terza cengia del Pomagagnon a Cortina. E sempre in questo territorio, l’Aglio, l’Averau, le cascate di Fanes, la Dibona e le varianti del Cristallino. A Livinallongo la ferrata “delle Trincee”, a Rocca Pietore la “Via Eterna”, ad Agordo la “Costantini”, a Cencenighe la “Fiamme Gialle”, a San Vito di Cadore la “Berti”, ad Auronzo la “Cengia Gabriella”, la “De Luca” e la “Mazzetta”; a Comelico Superiore la “Roghel” e la “Zandonella”.

LE FERRATE

Le ferrate da riqualificare sono invece 37, tra quelle di maggior richiamo delle Dolomiti:

BANDA LARGA NEI RIFUGI

Per quanto riguarda la banda larga satellitare, questa sarà

L’assessore regionale spiega come si sta muovendo Venezia «Miglioreremo i percorsi e i servizi delle strutture ad alta quota»

Caner: «Sostenibilità e ospitalità per attirare sempre più turisti» BELLUNO. Non solo alberghi

per i Mondiali di sci e le Olimpiadi del 2026. Anche una nuova offerta turistica per chi pratica l’alta montagna. Oltre alla riqualificazione dei collegamenti sciistici e alla realizzazione di nuovi percorsi, la Regione investirà 1,5 milioni di euro dei Fondi di confine, in collaborazione con la Provincia di Belluno,

per migliorare la sentieristica e l’ospitalità dei rifugi. La programmazione la sta portando avanti l’assessore al Turismo, Federico Caner. Cosa vi proponete con questa nuova iniziativa? «Puntiamo a un Piano Integrato per l’alta montagna. Abbiamo sempre detto che i Mondiali di Sci e le Olimpiadi devono essere un volano

di sviluppo. La Regione, negli ultimi due anni, ha stanziato 30 milioni di euro per gli alberghi. Il risultato è stato eccezionale: con la compartecipazione dei privati abbiamo generato ben 100 milioni di euro». L’escursionismo e il cicloturismo sono in forte espansione. È per questo che vi state mobilitando?

installata non solo nei rifugi Cai o privati, ma anche in alcune malghe; l’investimento è pari a 100 mila euro. I rifugi Cai con banda larga da potenziare sono il Baion, il Berti al Popera, il Carducci, il Città di Carpi, il Fonda Savio, il Vandelli, il Nuvolau, il Volpi, il Venezia, il Galassi, il Padova, il Bosconero, il Sommariva, il Pian de Fontane, il Bianchet, il Settimo Alpini, il Dal Piaz, il Boz, il Tissi, il Torrani ed il Vazzoler.

rifugi e dei bivacchi in alta quota, con impianti che sfruttino il vento, il sole e l’acqua. Per la ricostruzione di parte dei bivacchi obsoleti e pericolosi, con il possibile inserimento di kit di sopravvivenza a disposizione al loro interno, il C potrà contare su un contributo di 250 mila euro. RIDURRE IL DIVARIO

250 mila euro, invece, verranno destinati per l’ammodernamento strutturale, anche a fini energetici, di una parte dei

Questi e altri interventi ancora vengono ritenuti necessari – dal Cai, dalla Regione e dalle Unioni montane – perché, sul piano dei servizi, l’offerta di turismo escursionistico presenta spesso, nelle aree bellunesi di confine, «un notevole divario qualitativo se raffrontato

«Lo sono perché ci siamo mossi per tempo. I sentieri parlanti del Cai, per fare un esempio, sono un’innovazione introdotta anni fa». Ammodernerete i rifugi alpini fino a trasformarli in alberghi? «Non sia mai. Il rifugio deve mantenere la sua identità, ma l’escursionista o anche l’alpinista esige un minimo di comfort, di servizio. Ecco perché installeremo nuovi impianti per la banda larga satellitare nei rifugi e perfino nelle malghe, con il potenziamento del segnale wi-fi, seguendo lo standard già collaudato con il progetto di eccellenza per i territori delle Dolomiti Unesco». Rifugi, quelli in riqualificazione, che saranno an-

che risparmiosi. «Appunto, nel segno della sostenibilità. Il risparmio energetico lo perseguiremo ammodernando le dotazioni strumentali, i sistemi di riscaldamento, sfruttando le energie rinnovabili (vento, sole, acqua). Gli impianti di illuminazione saranno a led e promuoveremo la gestione differenziata dei rifiuti». Tempi passati quelli in cui alpinisti ed escursionisti nascondevano lattine e bottiglie di plastica dietro i sassi sui quali si fermavano a fare spuntino. «Certo. La nostra offerta sarà non solo più sostenibile, ma anche più sicura. Nella ristrutturazione di parte dei bivacchi in quota, magari già impraticabili, inseriremo kit

RIFUGI E BIVACCHI

con quello delle limitrofe Province a statuto speciale». È quanto si legge nel dossier regionale che accompagna le delibere. Dossier che evidenzia limiti «sia sotto il profilo dello stato di manutenzione generale, sia sul piano dei servizi, particolarmente quelli a carattere innovativo, erogati al turista, non ultimi i servizi legati all’informazione e alla promozione». Cai, Regione e Provincia constatano – per citare sempre il dossier – che «questi limiti ostacolano la messa a regime di progettualità condivise di valorizzazione del comune patrimonio del bene Dolomiti Unesco. Progettualità che devono necessariamente basarsi su di un’offerta turistica il più possibile omogenea tra i diversi territori che ne fanno parte». La Giunta regionale, con una delibera del 22 ottobre scorso, integra il programma, in relazione alle conseguenze della tempesta Vaia, sottolineando che «ci sono interventi prioritari da realizzare con la massima rapidità. Si tratta di opere per assicurare la percorribilità in sicurezza dei sentieri e della viabilità silvopastorale. L’uragano di un anno fa ha compromesso tanti accessi alle Alte Vie, in particolare alla n. 1 e alla n.2, e ad alcuni rifugi, in prima istanza il Venezia, che è stato gravemente danneggiato. Altra priorità individuata è la sostituzione e l’ammodernamento dei bivacchi in condizione di maggiore necessità (Sperti e altri) oltre che la messa in sicurezza di alcune ferrate (ad esempio la Marmol e la Zandonella) e di numerosi sentieri attrezzati. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

di sopravvivenza, da poter usare in caso di necessità». Per la sicurezza state provvedendo ad un’informazione più puntuale ed innovativa. Di cosa si tratta? «Abbiamo progettato la geo-referenziazione (gpx) dei percorsi turistici più interessanti e completi per produrre files di valenza multimediale utili a tutta la comunicazione prevista in questo progetto o anche futura». Le Dolomiti Unesco stanno attirando escursionisti ed alpinisti da tutto il mondo. Come intendete incentivare questa presenza? «Garantendo sicurezza e comfort. Sapendo, comunque, che in montagna si sale a piedi". — F.D.M.


II

Primo Piano

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

Il flop del referendum

L’ira degli autonomisti «Campagna terribile Almeno il sì ha vinto» `A Venezia il sì intorno all’83 per cento Faccini ammette: «Sorprendente il disinteresse da parte dei mestrini» In terraferma lieve vantaggio per il no `

GLI SCONFITTI Il flop dell’affluenza affonda sul nascere il referendum sulla separazione tra Mestre e Venezia. Alle urne è andato solo il 21,73 per cento degli aventi diritto, e anche se in centro storico la percentuale è risultata maggiore (32,64), il quorum - decisivo per rendere valida la consultazione è sempre rimasto un miraggio. Chi è andato a votare ha comunque premiato il “sì” alla separazione, ed è la prima volta che accade nella lunga storia dei referendum. Ma con un voto molto diverso a seconda dei territori: in terraferma ha prevalso il No col 52 per cento, mentre in centro storico e nell’estuario il Sì ha superato l’83 per cento.

LA PARTECIPAZIONE Il quinto referendum per la separazione di Venezia e Mestre si è afflosciato di fronte al flop della partecipazione, ben lontana dal quorum del 50%+1 degli aventi diritto richiesto come condizione di validità. Obiettivo che è rimasto lontanissimo per tutta la giornata, mentre il dato finale segna un ulteriore passo indietro rispetto al 39% di partecipanti del 2003 quando il 4. referendum fu affossato dal mancato raggiungimento del quorum. Un esito difficile da mandare giù per gli autonomisti: «Con la tagliola del quorum – afferma Maria Laura Faccini di Mestre Mia – non possiamo dire di aver perso perché al voto ha

LA GIORNATA VENEZIA Il sogno autonomista dura lo spazio di una mattina. Perché il risicato 7,21% di affluenza diffuso dal Comune con la prima rilevazione ufficiale di mezzogiorno, di fatto già aveva scalfito il buonumore con cui gli autonomisti avevano iniziato la giornata. Loro stessi, al di là delle dichiarazioni di fiducia della vigilia, forse un po’ di facciata, sapevano che la battaglia per superare il quorum, primo ostacolo in assoluto, era in salita. E quel dato neanche a due cifre giunto poco prima dell’ora di pranzo, seppure non fosse un verdetto, suggeriva però l’andamento e nella testa di molti ne assumeva in anticipo le sembianze. Poi il trend non è cambiato e la seconda rilevazione delle 19, con un altrettanto deludente 18,64%, è diventato il triplice fischio finale di una partita terminata con una disfatta per i fautori della separazione. Per loro la domenica del referendum rincorso da anni e tanto atteso, era cominciata di buon’ora, perché in 130 si sono recati ai seggi per assolvere alla funzione di rappresentanti di li-

prevalso il Sì a Venezia né d’altra parte possiamo dire di aver vinto poiché l’affluenza è stata bassa e il quorum mancato. La percentuale così bassa di votanti della terraferma non è attribuibile solo all’invito all’astensionismo ma, a parte la carente informazione istituzionale, è sintomatica di un inaspettato disinteresse da parte dei cittadini: Mestre resta in balia della marea più che a Venezia. Il dato oggettivo dell’affluenza rivela il distacco dei cittadini da proposte di cambiamento e la tendenza generalizzata ad accettare lo status quo, rinunciando forse inconsapevolmente alla responsabilità di scegliere e governare un diverso futuro per la città».

IN TERRAFERMA La delusione in terraferma è palpabile. Molto negativo, per i fautori della ricostituzione del Comune di Mestre, il risultato della terraferma dove la partecipazione al voto si è fermata sotto il 20%. «Un dato che non ci soddisfa affatto – commenta Stefano Chiaromanni, presidente del Movimento per l’autonomia di Mestre Piero Bergamo – Non siamo riu-

SITRAN: «LA PREVISIONE DEL QUORUM RESTA ILLEGITTIMA, AVANTI COI RICORSI: NON FINISCE QUI». GASPARINETTI: «RISULTATO DELUDENTE»

DELUSI I leader autonomisti all’apertura della campagna referendaria a Mestre il 5 ottobre scorso: si ritrovarono esponenti della terraferma e del centro storico

sciti a far arrivare a tutti l’informazione, anche a causa del silenzio voluto dall’amministrazione comunale. Sono mancati, purtroppo, la partecipazione, l’interesse per Mestre e la coscienza di essere una comunità, ma questo è uno degli effetti del Comune unito. Ora attendiamo i risultati definitivi per un giudizio completo». La piattaforma +Mestre+Venezia va in contropiede: «Raccogliamo positivamente anche il mancato raggiungimento del quorum, considerate le percentuali ottenute. Un risultato che, più che rappre-

sentare un astensionismo consapevole, è la conseguenza di assenza di comunicazione e di iniziative che hanno compromesso la responsabilità civica». E aggiunge: «Il referendum, al di là del quorum, dice che all’interno dello stesso comune esistono due città radicalmente diverse. Venezia nella sua fragilità e unicità potrà sopravvivere solo grazie alla cura costante dei residenti e alla capacità di fronteggiare lo spopolamento: per questo rimaniamo convinti sia necessaria un’amministrazione dedicata e non l’attua-

le amministrazione unica che deve gestire anche le priorità di Mestre». Intanto a Venezia Marco Sitran, primo firmatario della legge d’iniziativa popolare per la separazione e leader di Venezia e Mestre Due Grandi Città insiste: «Abbiamo presentato ricorso al Tar

PRIMI COMMENTI Gli autonomisti veneziani riuniti ieri sera al ristorante “Antico Martini” in campo San Fantin: palpabile lo sconforto anche se Sitran promette battaglia sul tema del quorum.

Quel 7% di affluenza alle 12 primo segnale che il quorum era già colpito e affondato L’affluenza in città ore 12.00 zona

voti

ore 19.00 %

Centro Storico 4.997 10,44

voti

ore 23.00 %

voti

%

12.992 27,16

15.614 32,64

Estuario

2.048

8,45

5.709 23,56

6.764 27,94

Terraferma

7.864

5,84

19.812 14,72

21.993 16.35

IN CENTRO STORICO L’AFFLUENZA ALLE URNE È STATA MOLTO SUPERIORE RISPETTO ALLA TERRAFERMA

sta. Per questo, per tutto il giorno, l’infopoint di piazzetta Matter a Mestre, preso in affitto per un mese, è rimasto chiuso. Solo nel tardo pomeriggio, quando il risultato andava ormai profilandosi, alcuni dei leader si sono incontrati altrove, in privato, per fare il punto della situazione e de-

cidere il da farsi. Durante il voto, invece, il collegamento è avvenuto tramite le chat sugli smartphone dove in tempo reale sono viaggiati dati, suggerimenti e le primissime, stringate, valutazioni. Alle 12, la prima doccia fredda. «Ma a Venezia l’affluenza sembra al doppio, speriamo che cambi nelle prossime ore», ha provato qualcuno a rincuorarsi. A Venezia il Gruppo 25 Aprile aveva istituito alcune sezioni campione il cui monitoraggio avrebbe dato il polso della situazione, che presto non ha lasciato spazio a dubbi. Più ancora a Mestre, già dal mattino, si era intuito come sarebbe andata e neanche gli orari a cavallo delle messe, che spesso fanno registrare un incremento dell’afflusso ai seggi degli elettori, avevano suggerito un cambio di passo. Così, con il passare delle ore, le speranze degli autonomisti sono andate via via spegnendosi. Qualcuno si è ama-

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SCHEDE MANCANTI E ASCENSORI FUORI USO ALIMENTANO LA RABBIA DEI SEPARATISTI: «CHE VERGOGNA CI HANNO BOICOTTATO»

reggiato, altri si sono sfogati con precise denunce. «Che vergogna! Ci hanno boicottato, ci hanno fatto terra bruciata. Molti cittadini ci hanno riferito che non sapevano neppure che si votasse e questo perché non c’è stata comunicazione istituzionale. E qualcosa in giro non torna: alla sezione 89 di Favaro hanno stampa-


III

Primo Piano

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

L’esultanza degli unionisti «Risposta inequivocabile» Gramola (Una&Unica) affonda il colpo: «Le modalità con cui i separatisti hanno condotto la campagna non degne della storia culturale della città» `

I VINCITORI VENEZIA Che sarebbe stato arduo raggiungere il quorum, lo si era già intuito dal primo aggiornamento delle 12. E così è stato fino al dato finale delle 23, con quel 21,73% ben inferiore alla soglia del 39,3% raggiunta nel 2003. Una consultazione che se da un lato lascia l’amaro in bocca a chi nei vantaggi della separazione fra Venezia e Mestre ci ha creduto, dall’altro rivela la soddisfazione di coloro che, unionisti convinti, al referendum hanno promosso le ragioni del No o dell’astensione.

«INTERESSE QUASI NULLO»

perché la previsione del quorum è illegittima, non finisce qui. Andremo avanti a carte bollate e chiederemo conto al presidente della Regione Zaia, grande paladino dell’autonomia, che non ha neanche avuto il coraggio di firmare un decreto per indire il voto

IN CENTRO STORICO IL GRUPPO 25 APRILE AVEVA ISTITUITO RILEVAMENTI PROPRI IN ALCUNE SEZIONI PER MISURARE IL TREND

ma ha preferito una delibera di Giunta. Il risultato di Venezia e delle isole è inequivocabile. L’autodeterminazione della città d’acqua non può dipendere dai mestrini». Scoraggiato anche il leader del gruppo 25 Aprile Marco Gasparinetti: «Ci aspettavamo un risultato nettamente migliore. Per quanto ci riguarda ci prendiamo una pausa di riflessione, almeno per qualche settimana, per capire cosa si possa fare d’ora in avanti per il bene della nostra città». Alvise Sperandio

to solo 400 schede su 879 elettori. Alla scuola Sansovino di Cannaregio l’ascensore è rimasto fuori uso dopo l’acqua alta, ma non è stato predisposto un seggio a piano terra: decine di anziani sono stati costretti ad andare a casa senza poter votare. Alla Cesare Battisti di Mestre ci sono problemi di accesso per i disabili. Fuori dalle sezioni 50 e 51 i cartelli sono comparsi solo a metà mattina, mentre alla Trentin di Carpenedo c’era l’invito a comprare i biglietti della lotteria con in palio il pallone della Reyer». Nel pomeriggio è circolata la voce che l’affluenza fosse in aumento, per qualche momento c’è chi ha parlato del 40-45% in centro storico, mettendo in dubbio i rilevamenti ufficiali del Comune. Speranza che presto si è tradotta in illusione, mentre i dati provenienti dalla terraferma tagliavano ancora di più le gambe a chi ancora coltivava qualche speranza: neppure il 20%, quasi dappertutto. Alle 19, la certezza della debacle, confermata alle 23 alla chiusura dei seggi. La domenica che poteva essere storica, per gli autonomisti si è conclusa nel peggiore dei modi. (a.spe.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tra questi Gianfranco Gramola, portavoce dell’associazione unionista “Una&Unica”. «I dati sono inequivocabili, – il suo commento a caldo, alla chiusura dei seggi – la stragrande maggioranza della cittadinanza ha ritenuto il quesito d’interesse quasi nullo per il futuro della città. È chiaro poi che i problemi rimangono tutti e che bisognerà ricominciare a capire quale sia il modo migliore per governare la città e per avere con i cittadini un rapporto molto più vicino e costruttivo». Ma Gramola tiene a sottolineare un ulteriore punto, a suo avviso importantissimo: quello sui toni e le modalità con le quali i Comitati separatisti hanno condotto la loro campagna. Che, secondo il riscontro delle urne, alla maggioranza dei cittadini sembra non essere piaciuti. «Toni poco consoni ad una città che ha una storia culturale e un’anima intellettuale di altro livello». Certo, il fattore emotivo, conseguenza dell’Aqua granda vissuta nella città lagunare e nel suo estuario, può – a detta di Gramola – aver influito sui numeri dell’affluenza più alti qui che in terraferma. «I problemi della parte insulare vanno affrontati e risolti, ma con l’aiuto di tutti e senza divisioni. Anche l’astensione è una dichiarazione di vo-

IL NON VOTO MESTRE Alle sette di sera, fedele al proprio spirito scanzonato, si era lasciato a qualche commento “social” sopra le righe, ironizzando sulla percentuale dei votanti nella sua Favaro, dove l’affluenza alle urne aveva appena superato il 10%. Alle 23, a urne chiuse, Renato Boraso si rimette i panni istituzionali. È suo l’unico commento ufficiale (assieme a quello di Simone Venturini) sull’esito della consultazione da parte di rappresentanti della maggioranza di Ca’ Farsetti: «Ringrazio tutti quelli che sono andati a votare - è il suo primo commento - ma non posso dimenticare che oltre il 75% dei cittadini non è andato a votare. Mi sembra evidente a questo punto il disagio e la stanchezza di quanti sono stati chiamati per la quinta volta a votare per lo stesso quesito. E credo che ora debba riflettere anche chi ha insistito per portare di nuovo alle urne i cittadini». Pochi giorni fa Boraso aveva promosso a Favaro, con la

AL VOTO Un veneziano valuta la scheda prima di esprimere la sua preferenza

to e l’elettore si è espresso reputando il quesito referendario non rilevante e non attinente alle problematiche attuali, come lo spopolamento del centro storico ed un’attività turistica gestita malissimo. Punti sui quali la città, ora, dovrà trovare le energie per una soluzione». E in merito al ricorso presentato dai separatisti, Gramola aggiunge: «Il trend è stato stavolta inequivocabile. Smettiamola di perdere altro tempo in questioni che non hanno alcun senso. Concentriamoci sui problemi».

PIETRA TOMBALE Insomma, per gli unionisti di “Una&Unica” il risultato elettorale deve rappresentare una vera e propria pietra tombale su un quesito referendario che ha fatto spendere soldi e soprattutto energie nello scontro fra cit-

tadini che invece, insieme, avrebbero potuto fare la differenza nella risoluzione di alcune problematiche. La separazione, al contrario, avrebbe potuto creare maggiori costi e appesantire la macchina amministrativa. È stata una campagna innovativa: green e sostenibile. È quanto con orgoglio tiene a evidenziare Antonio Sicilia, responsabile della comunicazione di “Una&Unica”, alla luce

«SMETTIAMOLA DI PERDERE ALTRO TEMPO IN QUESTIONI CHE NON HANNO SENSO. ORA VANNO AFFRONTATI I PROBLEMI REALI»

Boraso: «Assurdo votare ancora sulla separazione» L’IRONIA DELL’ASSESSORE Renato Boraso ha fatto circolare messaggi sul flop separatista a Favaro

A MARGHERA AFFLUENZA AL 13% A FAVARO AL 15% L’ASSESSORE: «DA OGGI SI RIPRENDE A LAVORARE»

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propria lista civica, un dibattito con i sostenitori del sì: «Ho sentito dire cose folli - diceva l’assessore - come stroncature impietose del museo M9. Una cosa incredibile». Ora i commenti sono più misurati. L’esito del voto, in ogni caso, per Boraso è destinato a non la-

dell’ottimo risultato raggiunto. Campagna per la quale sono stati spesi 70 euro per stampare i 2200 volantini distribuiti tra i 260mila abitanti di Venezia e Mestre. «La cifra spesa – dichiara – è irrisoria. Soprattutto se contrapposta ai 100mila euro sostenuti dal fronte del Sì. Non abbiamo sprecato carta, affidandoci al tam tam sui social che ci ha permesso di parlare delle nostre proposte capillarmente coi cittadini. Ci teniamo molto a questo aspetto perché per noi “Una&Unica” è diventata un esempio di narrazione di questa campagna referendaria. In una città come Venezia legata a doppio filo al clima e alle sue possibili conseguenze, pensiamo sia giusto dare l’esempio anche attraverso questi gesti». Marta Gasparon © RIPRODUZIONE RISERVATA

sciare tracce nell’operato della Giunta: «Per noi dell’amministrazione Brugnaro da domani si ricomincia - prosegue l’assessore a Mobilità e Gestione del patrimonio - Sarò impegnato con il sindaco di Spinea per la rotatoria di Chirignago, a Tessera per la nuova viabilità, a Pellestrina per i problemi degli abitanti investiti dall’acqua alta delle scorse settimane». Non sfugge a Boraso la percentuale irrisoria dei votanti nelle municipalità di terraferma: a Marghera non si è arrivati al 13%, a Favaro si è superato di poco il 15% e così a Chirignago, altro municipio soppresso nel 1926 e aggregato a Venezia assieme a quello di via Palazzo. A Mestre Carpenedo, dove si è concentrata nelle scorse settimana la mobilitazione dei comitati favorevoli all’autonomia, la percentuale dei votanti è arrivata al 17,82%. Troppo poco per raggiungere un risultato che, con poco più di un mese di campagna referendaria, era già problematico. A.Fra. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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LUNEDÌ 2 DICEMBRE 2019 CORRIERE DELLE ALPI

REGIONE

Il referendum per la separazione

Vince l’astensione, vota uno su cinque A Venezia trionfa il Sì, a Mestre il No Quorum lontanissimo. Tra coloro che sono andati ai seggi, due terzi sceglie la separazione. Marghera roccaforte unionista

Alberto Vitucci

COSÌ NEL DETTAGLIO

VENEZIA Affluenza scarsa,

quorum lontanissimo. E per la quinta volta in quarant’anni i veneziani d’acqua e di terraferma hanno respinto la separazione, scegliendo di disertare le urne. Percentuale di votanti ferma al 21,73 per cento, la più bassa mai ottenuta nei cinque referendum dal 1979 a oggi. Ha votato solo un elettore su cinque. E l’affermazione dei Sì, che alla fine hanno quasi doppiato gli avversari, non è stata scontata. La prima sezione scrutinata, pochi minuti dopo le 23 la 232 di Marghera - dava risultati raggelanti per gli autonomisti: «No al 71,20 per cento, Sì al 28,60». Una separazione ben visibile nella linea dei risultati. No compatto in terraferma, percentuale di votanti - e di sì (84 per cento) - quasi doppia in centro storico e isole, compresi il Lido e Pellestrina. Dove evidentemente la domanda di autonomia ha ragioni forti. Alla fine però si è imposto il blocco dell’astensione e dei no. Il sindaco Luigi Brugnaro e il centrodestra - ad eccezione di Fratelli d’Italia - il Pd, gli Industriali e le associazioni di categoria, le imprese e le aziende pubbliche, i socialisti. Niente da fare per un fronte composito di cui facevano parte molti comitati e gruppi. Tra i partiti separatisti, solo i Cinque Stelle e una parte della Lega, con il suo presidente Luca Zaia sempre molto distante. Il sindaco Brugnaro non ha partecipato alla competizione elettorale, lasciando parlare i partiti e i suoi assessori. Alla fine ha vinto lui, il primo ad aver fiutato che la battaglia separatista, anche stavolta, sarebbe andata a schiantarsi. «Nonostante Beppe Grillo, i comitati, qual-

AFFLUENZA FINALE

21,7 %

QUORUM NON RAGGIUNTO

Definitivi AFFLUENZA

NO

VENEZIA CENTRO STORICO

32,6%

83,4%

16,5%

VENEZIA ESTUARIO

27,9%

85,7%

14,2%

VENEZIA TERRAFERMA

16,3%

51,8%

48,1%

che giornale straniero». Alla vigilia del referendum il sindaco, passata l’emergenza acqua alta, si è limitato a inaugurare luminarie, a piazza Ferretto e a San Marco. «Uniti siamo capaci di superare ogni difficoltà, come una grande città e una comunità coesa e resiliente», il suo messaggio su Twitter. I numeri parlano chiaro. La voglia di autonomia è più radicata a Venezia e nelle isole. Si è votato di più a Venezia e anche al Lido e nell’estuario. Record di astensioni a Marghera (87,6 per cento) dove da sempre la comunità guarda alla laguna più che all’unione con Mestre. Molti sono ancora i veneziani espulsi dalla città storica negli anni Set-

Nella città d’acqua il Sì supera l’80% Il sindaco Brugnaro è il vero vincitore

MUNICIPALITÀ VENEZIA, MURANO, BURANO

31,4%

83,4%

16,5%

LIDO, PELLESTRINA

29,7%

86,3%

13,6%

FAVARO VENETO

15,4%

54,1%

45,8%

MESTRE, CARPENEDO

17,8%

51,2%

48,7%

CHIRIGNAGO, ZELARINO

15,9%

52,1%

47,8%

MARGHERA

12,9%

63,6%

36,3%

TOTALE

21,7%

65,9%

34,0%

tanta. Il No alla separazione viene espresso con il non voto anche a Favaro, dove l’astensione raggiunge punte vicine all’85 per cento, come a Chirignago e Zelarino. La terraferma ha votato molto meno di Venezia e delle isole. Accogliendo l’appello del sindaco Brugnaro, che da subito ha puntato a far fallire il quorum. E anche nel merito le città sono... divise. Punte superiori all’80 per cento per i Sì a Venezia, record nell’estuario, mentre in terraferma il No vince, anche se di misura, quasi dappertutto. Gli autonomisti non si danno per vinti, e sono pronti al ricorso. «Daremo battaglia legale», dice Marco Sitran. «Pochi? Al ballottaggio nel 2015 ha votato il 49 per cento degli elettori, e ha vinto Brugnaro. Non è questione di quorum».

Gli unionisti cantano vittoria. In realtà nessuno può dirsi vincitore. Tempo, soldi ed energìe “sprecati” per tentare l’avventura impossibile. Un segnale di risveglio, soprattutto dalla città d’acqua e dalle isole. Molto inferiore alle aspettative dei proponenti. Adesso sarebbe in ogni caso un grande errore ascrivere la vittoria, vera o presunta, a qualche movimento o forza politica. Alle amministrative, che arriveranno di qui a sei mesi, sarà tutta un’altra storia. Il sindaco uscente potrà tirare un sospiro di sollievo, e contare almeno a livello regionale sul sostegno della Lega guidata dal suo amico Luca Zaia. Ma il confronto sarà sulle cose - fatte o non fatte - e non sui progetti futuribili. È mancata al referendum la spinta dei partiti. Molti si sono defilati. Altri hanno invitato a non votare, come il blocco vicino al sindaco Luigi Brugnaro, ma anche l’ex sindaco Cacciari e parte del Pd. I Cinque Stelle si sono schierati per la separazione, insieme al loro fondatore Beppe Grillo, così come la base della Lega e qualche “ex” di turno. Ma non è bastato. Dopo cinque tentativi, il tema della separazione amministrativa sembra archiviato per sempre. Almeno in questa forma. Si dovranno naturalmente ripensare le Municipalità e trovare forme di autonomia reale per il governo di Venezia, Mestre e Marghera. Città diverse in tutto, ma destinate a stare insieme. La speranza - di quelli che hanno votato Sì, ma anche di chi ha votato no o non è andato a votare - è che adesso ci si rimetta a lavorare. Per rilanciare città che hanno tanti problemi irrisolti. E una gran voglia di futuro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

i commenti a calDo

La delusione di promotori e comitati del Sì Sitran: ora andiamo a vincere le elezioni Mitia Chiarin VENEZIA. «A Venezia ha vinto il Sì. Ora porteremo avanti il ricorso contro il quorum che per noi non ci doveva essere. E andremo a parlare con Zaia per fargli capire che Venezia e Mestre non sono la stessa cosa». Marco Sitran dal quartiere generale autonomista all’Antico Martini non demorde affatto.

Un altro referendum all’orizzonte? «No, vinceremo le prossime elezioni amministrative e daremo a Venezia l’autonomia. Creeremo una fondazione che parlerà al mondo e otterremo la specificità di Venezia». L’avvocato autonomista insomma annuncia l’ascesa in campo nel 2020 di un fronte, politico, autonomista. «Nulla da dichiarare. Questa città si merita il Brugnaro

bis e lo avrà; il bis e il tris». Sono piene di amarezza le prime parole di Marco Gasparinetti del gruppo 25 Aprile, schierato, da sinistra, con gli autonomisti. Esclude nuovi referendum. «Per noi è l’ultimo. È passato l’ultimo treno e lo abbiamo perso», ribadisce dopo una giornata passata a mobilitare gente al voto. «Con la tagliola del quorum, non possiamo dire di avere perso poiché al voto

ha prevalso il Sì soprattutto nella Venezia d’acqua né d’altra parte possiamo dire di avere vinto poiché l’affluenza è stata bassa e il quorum mancato», ammette Maria Laura Faccini di “Mestre Mia”. «La percentuale così bassa di votanti della terraferma non è attribuibile solo all’invito all’astensionismo ma, a parte la carente informazione istituzionale, è sintomatica di un inaspettato di-

sinteresse da parte dei cittadini: Mestre resta in balia della marea più che Venezia». Stefano Chiaromanni del Movimento Autonomia Mestre è deluso: «I dati dell'affluenza a Mestre non ci soddisfano affatto. Non siamo riusciti a far arrivare a tutti l'informazione, anche a causa del silenzio voluto dall'amministrazione comunale. Sono mancati, purtroppo, la partecipazione, l'interesse

Il quartier generale degli autonomisti all’Antico Martini FOTO INTERPRESS

per Mestre e la coscienza di essere una comunità, ma questo è uno degli effetti del Comune unito». Delusione anche nella parole di Gian Angelo Bellati.


LUNEDÌ 2 DICEMBRE 2019 CORRIERE DELLE ALPI

REGIONE

7

Il referendum per la separazione

Luigi Brugnaro

FOTOSERVIZI INTERPRESS E CANDUSSI

Un elettore mentre infila la scheda nell’urna: ieri si è votato per la separazione di Venezia e Mestre

Per Cacciari scelta di buon senso «Pensiamo ai temi della città» Le reazioni della politica. Bettin: non vince nessuno perché i problemi restano tutti da risolvere Brunetta: serve una nuova Legge speciale. Marinese (Confindustria): l’ennesimo spreco di soldi

Francesco Furlan VENEZIA. L’ex sindaco Massimo

Cacciari, la mette giù così: «Finalmente i veneziani hanno dimostrato un po’ di buon senso. È il risultato che mi aspettavo, cosa io pensassi su questo ennesimo referendum l’ho detto e ridetto».

«COLOSSALE STUPIDATA»

«Una colossale stupidata», così l’aveva definito, spiegando che «Venezia e Mestre sono indivisibili, come i loro problemi», e aggiungendo che pensare, sull’onda emotiva dell’ultima acqua alta, che dividere la città fosse la strada per risolvere i guai era «pura illusione». Dopo il quinto referendum, all’orizzonte, ce ne potrà essere un altro? Dice Cacciari:

«Fra 15 anni Venezia non ci sarà più come Civitas quindi con questo referendum è finita. Tra 15 anni ci saranno 15.000 abitanti nel centro storico»,

«Questo è un Paese di follie e non escludo che qualche folle ci possa riprovare». Il presidente di Confindustria Venezia, Vincenzo Marinese, da sempre vicino a Luigi Brugnaro, tira un sospiro di sollievo. «Come prevedibile i temi di questo referendum interessavano a pochi. L’ennesimo spreco di soldi per alimentare un clima surreale. Penso che tra i promotori c’era anche chi qualche anno fa ha avuto la possibilità di occuparsi della città con un ruolo importante (Bellati che doveva essere il vice di Brugnaro, ndr). Preferì altre strade salvo poi mettersi a promuovere una consultazione anacronistica», dice Marinese, «Ora recuperiamo la calma pensiamo alla città tutti insieme perché questa città è unica e unita». Il Pd, con l’eccezione di alcune

spiega da Venezia. Tramonta il sogno dello statuto speciale per Venezia: «Non siamo un entità amministrativa autonoma e il progetto vero è quello

personalità - Felice Casson o i presidenti delle Municipalità di Venezia (Martini), Mestre (Conte) e Lido (Carella) - si era schierato contro la separazione. Dando indicazione di votare no. Il deputato del Pd, Nicola Pellicani: «Un referendum per pochi intimi che dimostra come fosse un’iniziativa anacronistica». «MA ADESSO BASTA»

Per Pellicani sarebbe anche il caso di stabilire misure «che non ci facciano andare a votare per la separazione ancora una volta, sarebbe la sesta. Penso alla necessità di raccogliere un maggior numero di firme, o di prevedere un minimo di un tot di anni tra una consultazione e l’altra». Nel voto è comunque stato espresso un malessere, soprattutto nella

RENATO BRUNETTA STA LAVORANDO ALLA NUOVA LEGGE SPECIALE PER VENEZIA

Venezia insulare, di cui «bisognerà tenere conto, un chiaro segnale di malcontento nei confronti di Brugnaro». Pd e centrosinistra aspettavano la fine della campagna referendaria per concentrarsi sulla

Il comitato di “Una e Unica”

L’avvocato Marco Sitran

che Venezia sia Disneyland e null’altro». Parla anche Andrea Barbieri di “+Mestre+Venezia”: «Ricorderemo questo referendum per le sistema-

tiche azioni di oscuramento contro chi si è attivato a favore del Sì e per la dilagante produzione di fake news intimidatorie a sostegno del No», pole-

scelta di un candidato sindaco. Sul fronte politico opposto esulta Renato Brunetta, deputato di FI: «I veneziani hanno dimostrato di essere saggi. Nei giorni in cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen citava Venezia come problema e obiettivo comune, in città si discuteva dell’ennesimo referendum di rottura. Quel che serve non è la divisione, ma la coesione, e il soggetto per lavorare su Venezia deve essere la Città metropolitana che», anticipa, «sto mettendo come soggetto principale della nuova legge Speciale che proporrò. Gli intellettuali? Molti si sono schierati per il sì, dimostrando di non conoscere la città». PROBLEMI IRRISOLTI

Contro la separazione - schie-

mizza. E prosegue: «Se a Venezia l’affluenza ai seggi è stata praticamente quasi doppia rispetto alla terraferma, significa che esistono due sensibilità diverse verso l’urgenza e la gravità dei problemi da affrontare e risolvere». Il verdetto non cambia. «Venezia nella sua fragilità e unicità potrà sopravvivere solo grazie alla cura costante dei residenti e alla capacità di fronteggiare lo spopolamento e per questo rimaniamo convinti sia necessaria un’amministrazione dedicata e non l’attuale amministrazione unica che deve gestire anche le priorità di Mestre». Andrea Tomaello, commissario della Lega dice: «Rimettere Venezia al centro dell’azione amministrativa, dando a Mestre una propria identità.

Massimo Cacciari

rato per il no - Gianfranco Bettin, presidente della Municipalità di Marghera. «È evidente che l’istanza unitaria è molto più forte perché è presente perfino tra coloro che sono andati a votare, nonostante l’invito di quasi tutti gli unionisti a stare a casa. Io credo che non abbia vinto nessuno perché i problemi restano tutti lì: coloro che temevano la divisione penseranno di avere un problema in meno, gli altri penseranno di avere uno strumento in meno. La verità è che nessuno dei problemi che ha la città dipendono dal fatto che il comune sia uno o due. Dipendono o da errori dell’amministrazione passate e presenti, o dal poco potere che il Comune ha rispetto a scelte fatte da altri, per il Mose o le grandi navi, o da problemi enormi che il comune difficilmente potrà risolvere da solo, come il cambiamento climatico, i problemi della città d’arte alle prese con la monocultura turistica, o la rigenerazione di Porto Marghera. Problemi su scala enorme, che non si risolvono meglio dividendosi e diventano più piccoli. E più deboli». Deluso il deputato M5S Alvise Maniero, ex sindaco di Mira: «Sono dispiaciuto che il referendum non abbia raggiunto il quorum, una decisione presa dall’astensionismo non mai una bella decisione».— BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Da domani è necessario pensare a come sviluppare una politica per i prossimi 20 anni nel comune di Venezia. Il centro storico ha bisogno di essere tutelato e rimesso al centro dell’azione amministrativa. Mestre non deve fungere solo da dormitorio, ma va valorizzata». IL FRONTE DEL NO

Parla anche “Una e Unica”, il fronte del No che ha scelto l’astensione. «Non vince l’astensionismo, ma è la sconfitta dell’idea di separazione in una città che da 40 anni ribadisce la dimensione unica», dice il presidente Paolo Cuman. «Abbiamo ora il dovere di tornare ad occuparci dei problemi reali e complessi della nostra grande e amata città di Venezia» — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.


VIII

Provincia

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

Alleghe, la carica dei 3500 sciatori sui 30 km di piste

Comelico-Sesto Sugli impianti il governatore scrive a Roma

`Il presidente Pra:

«Inizio stagione perfetto tante prenotazioni»

Lettera di Luca Zaia al ministro Dario Franceschini per discutere il problema `

COMELICO La Regione vuole esserci. Nella partita del collegamento sciistico Padola – Sesto il governatore Luca Zaia, arrivato ieri a Longarone Fiere per l’inaugurazione della 60. edizione della Mig, ha ribadito di voler dire la sua. Ha parlato della lettera fatta recapitare al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e della volontà di tenere i paletti fermi sulla questione. «Ho parlato con il ministro Franceschini, ho attenzionato la corrispondenza che ho mandato – ha spiegato il governatore -. Chiediamo, sostanzialmente, di rivedere l’iter e di coinvolgere la Regione su questa partita. Pensiamo che ci siano tutti i presupposti per aprire un tavolo con la Regione anche dal punto di vista giuridico. Il Comelico deve avere il suo completamente, occorre trovare una soluzione perchè non esiste che si vada a congelare tutta quella montagna, significherebbe la fine della montagna. Il ministro mi ha detto che approfondisce, la lettera è importante perchè stabilisce un criterio di lavoro. Un anno di sospensione? Non si sa, staremo a vedere». Zaia chiede di rivedere i vincoli, di sedersi attorno ad un tavolo per discutere perchè il collegamento sciistico Padola – Sesto s’ha da fare. La lettera inviata nei giorni scorsi parla di un percorso di mediazione, suggerisce un iter alternativo e invita a tenere ferme le bocce. A non licenziare la questione, perchè per la popolazione bellunese è troppo importante. Non si è parlato solo di questo, ieri. L’occasione della visita in provincia ha spinto il governatore a sbilanciarsi su altri collegamenti sciistici portando in campo l’utilizzo, anche, dei fondi di confine. Un tesoretto che va finalizzato all’ammodernamento della mon-

«ORA È IMPORTANTE ANALIZZARE IL CASO CON TRANQUILLITA’ SENZA DOVER CORRERE È NECESSARIO VALUTARE BENE OGNI COSA»

tagna, a tenerla al passo con i tempi. «Sulle aree di confine ho un’idea precisa – ha commentato -, la partita è importante per dare un colpo di reni a tutta la montagna. Il tema dei collegamenti ci sta a cuore, noi pensiamo a progetti da sviluppare e non a contribuzioni a pioggia. Vogliamo creare progetti organici che servano tutta la montagna». E così è stato portato in campo anche il tema dei due collegamenti Cortina – Val di Zoldo e Cortina – Arabba, fondamentali per assicurare un futuro stabile e tranquillo alla terre alte del Bellunese. «Immaginate – le parole del governatore – quanti cittadini arriverebbero in Val di Zoldo per poi salire sul primo impianto e andare a sciare a Cortina o ad Arabba. Questo è quello che vogliamo realizzare». E poi la viabilità in vista dei due grandi appuntamenti sportivi dei Mondiali di sci e delle Olimpiadi. La rete stradale, si sa, va messa nel-

ALLEGHE

LA MANIFESTAZIONE Per chiedere il collegamento sciistico con Sesto

TRA LE PRIORITA’ C’È LA POSSIBILITA’ CHE CORTINA E ARABBA POSSANO ESSERE MESSE IN RETE CON VAL DI ZOLDO»

le condizioni di reggere la sfida. A partire dalla 251 della Val di Zoldo, da mesi nelle pagine dei giornali per le ricorrenti frane. «Noi ci siamo, il sindaco De Pellegrin lo sa bene – ha detto -. Puntiamo ad un progetto organico per la viabilità. Davanti a noi abbiamo non solo i Mondiali ma anche le Olimpiadi». Alessia Trentin

Migliora il bimbo caduto dal muretto DANTA DI CADORE Sono in miglioramento le condizioni del bimbo di 10 anni ricoverato sabato pomeriggio all’ospedale di Padova dopo esser precipitato da un muretto a Danta, mentre giocava a palle di neve con alcuni amichetti. I medici non hanno ancora sciolto la prognosi ma il piccino, residente a Cavriè di San Biagio di Callalta, sarebbe fuori pericolo. L’incidente è avvenuto sabato, intorno a mezzogiorno, in Borgata “Ravine” a Danta. La famiglia era arrivata per un fine settimana in montagna, nella seconda abitazione in Cadore. Il bimbo era fuori, proprio di fronte casa, ed era con degli altri coetanei, con i quali stava giocando. Tra il manto che ricopriva il muro e il cemento c’era una lamiera, che però non era visibile a causa della neve, caduta copiosa in queste settimane, che la copriva totalmente. Il piccolo è scivolato e precipitato a terra, cadendo 2 metri di sotto e sbat-

DOPO L’INCIDENTE sul muretto a Danta, migliora il bimbo ferito

L’INCIDENTE SABATO MENTRE GIOCAVA A PALLE DI NEVE IN BORGATA RAVINE: È ANCORA RICOVERATO IN TERAPIA INTENSIVA

tendo la testa, perdendo conoscenza. I bambini si sono subito messi a urlare chiedendo aiuto ai genitori, che hanno contatto poco dopo il 118. Sul posto stato fatto atterrare pochi minuti dopo l’elicottero di Pieve di Cadore. Il bimbo è stato intubato e stabilizzato e vista la gravità è stato portato all’ospedale di Padova in codice rosso. Affidato ai medici dell’ospedale civile è stato ricoverato in Terapia intensiva pediatrica. Il piccolo ha riportato la frattura di un braccio, di un’orbita, ma fortunatamente fin da subito è risultata negativa la Tac al cranio. Per tutta la giornata i medici hanno continuato con accertamenti sul piccolo, che è stato mantenuto sedato e intubato. Ieri mattina le condizioni del piccino sono apparse in miglioramento ma bisognerà aspettare ulteriori 24 ore per sciogliere la prognosi, dopo le quali i medici dovranno anche decidere se sia necessario sottoporre il bambino a un eventuale intervento.

Ci sono tutte le premesse per una stagione perfetta. Lo spiega il presidente dell’Alleghe Funivie, Sergio Pra, che fa il bilancio del primo fine settimana sulla neve fresca dei 30 chilometri di piste nel comprensorio del Civetta, che hanno richiamato migliaia di appassionati. «È stato - spiega il presidente Pra - un inizio di stagione importante, grazie alla neve, che è la miglior pubblicità. Tra sabato e domenica abbiamo avuto 3500 primi ingressi: circa 1800 sabato e domenica, un po’ meno. E se il risultato era prevedibile con la bella giornata del prefestivo, non ci aspettavamo un tale afflusso per oggi (ieri ndr) con il brutto tempo. È stato un riscontro importante e siamo molto soddisfatti di questo inizio stagione». Le migliaia di sciatori si sono riversati sugli impianti di Alleghe funivie, che conta 2 cabinovie, 3 seggiovie e 3 skilift. Era aperto anche il collegamento con la Val Fiorentina (gestito da altra società).

LA STAGIONE Ma questa stagione perfetta, con gli impianti aperti a fine novembre, è l’obiettivo di Alleghe funivie per ogni stagione. «Certo - sottolinea il presidente di Alleghe funivie - precipitazioni di neve fresca come quest’anno capitano una volta ogni 20 anni. Per questo sarebbe ideale l’innevamento artificiale, e la realizzazione quanto prima del progetto, pubblico-privato con il comune di Alleghe. Parlo del bacino da 100mila metri cubi per l’innevamento delle piste, che viene fatto dal Comune (che sarà il proprietario) in collaborazione con Alleghe funivie. È un’opera strategica per l’innevamento delle piste e dei collegamenti verso la Val Fiorentina e la zona della Val Zoldana».

un molto importante, di collaborazione, ci sostiene. È capitato anche in momenti di difficoltà, come avvenne tre anni fa, alla stagione 2015-2016 quando la neve praticamente non si vide. Avevamo chiesto di posticipare le rate per la mancanza di neve e perché eravamo esposti con rate dei mutui per la nuova cabinovia. Per questo avevamo concordato con il Comune di pagare gli affitti dovuti per i terreni comunali per piste e impianti (si parla di 50mila euro l’anno ndr) alla fine della stagione invernale, dopo che avevamo incassato. E così abbiamo fatto, pagando tutto fino all’ultimo, rientrando nel giro di poco tempo».

GLI INTERROGATIVI D’altronde se questa si annuncia come la “stagione perfetta”, non sempre va così. «L’anno scorso abbiamo speso 300mila euro di energia elettrica solo per fare neve artificiale - spiega il presidente Pra - quest’anno con neve naturale finalmente riusciamo a rientrare in normalità di bilancio. Ormai eravamo abituati a innevare le piste. Ma anche se la neve di quest’anno è la migliore pubblicità, nonostante tutto, ci stiamo preparando anche a anni come quelli passati con il bacino per l’innevamento». Infine la grande incognita: il meteo. «Il comprensorio del Civetta il 50% degli sciatori sono pendolari e il meteo è fondamentale. Ma anche a livello di prenotazioni abbiamo quest’anno una super-richiesta su Natale Capodanno e Epifania. La neve naturale fa la differenza per noi impiantisti la più grande promozione è quella di avere la neve naturale».

LA COLLABORAZIONE Proprio la collaborazione tra Alleghe funivie e Comune è fondamentale per il turismo: un’unione che, è proprio il caso di dire, fa la forza. «Il rapporto con il Comune - confer- AD ALLEGHE boom di sciatori: ma il presidente Sergio Pra - è oltre 3500 sulle piste

Olimpiadi 2026: lunedì la Fondazione diventa operativa `Il 9 dicembre a Milano

la firma dal notaio: ufficializzerà l’organismo CORTINA Tre giorni di lavoro, all’inizio della prossima settimana, attendono gli organizzatori dei Giochi olimpici invernali Milano – Cortina 2026. Lunedì 9 dicembre, nel capoluogo lombardo, ci sarà la firma davanti al notaio, da parte degli enti territoriali coinvolti, dello statuto della fondazione che gestirà il grande evento sportivo. L’atto costitutivo è stato approvato dal consiglio comunale ampezzano mer-

coledì 27 novembre. Per la Regione Veneto, così come per la Lombardia, il documento sarà approvato dalla giunta. In quanto alla città di Milano, resta da definire la forma. «Noi abbiamo iniziato questo percorso condiviso con l’intero consiglio comunale – ha detto il sindaco Gianpietro Ghedina – e anche questo ultimo voto dimostra che Cortina è unita di fronte a questo grande evento». Nei due giorni successivi, martedì 10 e mercoledì 11 dicembre, il capoluogo lombardo ospiterà l’Orientation seminar del Comitato olimpico internazionale. Sarà il primo evento pubblico del Cio, dopo l’assegnazione all’Italia dei Giochi olimpici e paralimpici invernali 2026, avvenuta lo scorso 24 giugno a Losanna. In quella occa-

sione sarà effettivamente lanciata l’organizzazione delle Olimpiadi. Per due giorni si susseguiranno incontri e dibattiti. La più attesa è la finlandese Sari Essaya, già campionessa dell’atletica, oggi indicata da Thomas Bach, presidente del Cio, alla guida della commissione di coordinamento per Milano – Cortina 2026. Per le federazioni sportive internazionali invernali ci sarà l’olandese Jan Dijkema; per i comitati olimpici nazionali lo spagnolo Alejandro Blanco; per i comitati paralimpici la statunitense Marianna Davis. Per gli organizzatori italiani ci sarà quindi l’opportunità di incontrare tutte le figure eminenti dello sport mondiale. Il sindaco ampezzano Gianpietro Ghedina interverrà come componente del comitato

I FESTEGGIAMENTI In piazza a Cortina il 26 giugno scorso per l’assegnazione delle Olimpiadi invernali in programma nel 2026

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di indirizzo, accanto al collega meneghino Giuseppe Sala, ai due presidenti di regione Attilio Fontana e Luca Zaia, ai presidenti delle due province autonome di Bolzano e Trento, Arno Kompatscher e Maurizio Fugatti. Intanto sono stati indicati i membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Milano – Cortina 2026. Con Giovanni Malagò, presidente del Comitato olimpico nazionale, ci sono il segretario Carlo Mornati, il vice presidente Franco Chimenti, gli ex atleti Gabriella Paruzzi e Anna de la Forest, i presidenti di federazione Flavio Roda per la Fisi e Andrea Gios per la Fisg. Per il Comitato paralimpico ci sono il presidente Luca Pancalli e il segretario Juri Stara. Marco Dibona


XVIII

Atletica Ciclismo

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

PROSECCO RUN IL PIU’ VELOCE E’ BAMOUSSA L’italo-marocchino primo alla mezza maratona seguito dal keniano Koech. Nella gara femminile vince la Serafini Un’accoppiata che bissa il successo ottenuto nel 2017 `

PODISMO VIDOR Bollicine per tutti alla decima Prosecco Run. Quelle più frizzanti sono però per Abdoullah Bamoussa (Atletica Brugnera Friulintagli) e Silvia Serafini (Tornado) che conquistano, come nel 2017, la vittoria della mezza maratona e tagliano per primi il traguardo a Vidor, rispettivamente dopo 1h 08’ 21’’e 1h 27’ 33’’, tempi di valore relativo, frutto di un tracciato atipico per una mezza maratona. La corsa (1.076 gli atleti al traguardo) si è sviluppata nel cuore delle colline dichiarate Patrimonio dell’umanità dall’Unesco tra saliscendi, vigneti e 17 cantine del Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg nei comuni e nelle frazioni di Vidor, Mosnigo, Colbertaldo, Valdobbiadene e San Giovanni. E se, da un lato, i primi si sono dati battaglia a suon di scatti, di ripartenze e di accelerate, gli altri, nel gruppo, si sono presi il tempo anche per ammirare i paesaggi e degustare il prosecco offerto dai produttori del territorio.

LA GIORNATA La mattinata è iniziata alle 10 dalla cantina La Tordera, sede di partenza della 21,097 km a cui, una decina di minuti dopo, è seguito lo start della Prosecchina, manifestazione ludico-motoria Fiasp aperta a tutti. A dare il via il sindaco di Vidor, Albino Cordiali con l’assessore allo sport Mario Bailo. La cronaca della ga-

LA CORSA NEL CUORE DELLE COLLINE DIVENUTE PATRIMONIO DELL’UMANITÀ HA TOCCATO 17 CANTINE DELLA DOCG

ra maschile, fin dalle prime battute, vede la formazione, in testa, dei due favoriti della vigilia, l’iotalo-marocchino Bamoussa e il keniano Koech. L’azzurro dei 3000 siepi, residente in Alpago, prova ad attaccare, la prima volta al 14° chilometro. Koech però si riaggancia in poco tempo. Due chilometri dopo, attorno al 16°, Bamoussa rompe gli indugi e lancia l’attacco decisivo. Il keniano perde contatto e l’atleta della Brugnera Friulintagli, vince nuovamente a Vidor, tagliando il traguardo in 1 h08’ 21’’. Dietro di lui Koech in 1h 09’ 38’’ e il montebellunese di Trevisatletica, Simone Gobbo, in 1h 11’ 03’’, accolto all’arrivo, per la prima volta, dalla figlioletta Agnese, di 4 mesi. Nella competizione femminile invece gara in solitaria per Silvia Serafini, opitergina ora residente a Giavera, che prende la testa della corsa attorno al terzo chilometro per non lasciarla più. Non è mancato uno spazio dedicato ai più piccoli, la staffetta su strada per gli alunni delle scuole medie del territorio (Valdobbiadene, Vidor, Pederobba, Cornuda, Cavaso, Crocetta e Maser) organizzata in collaborazione con Atletica Pederobba e Atletica Valdobbiadene e coadiuvata dal professor Modesto Bonan e dalla professoressa Vania Rossi. I ragazzini si sono sfidati in un tracciato di 750 metri e hanno poi atteso l’arrivo dei partecipanti alla maratonina. CLASSIFICHE. UOMINI: 1. Abdoullah Bamoussa (Atletica Brugnera Friulintagli) 1h 08’ 21’’, 2. Joash Kipruto Koech (Atletica Potenza Picena) 1h 09’ 38’’, 3. Simone Gobbo (Trevisatletica) 1h 11’ 03’’, 4. Andrea Mason (Silca Ultralite Vittorio Veneto) 1h 14’ 04’’, 5. Federico Spinazzè (Silca Ultralite Vittorio Veneto) 1h 16’ 27’’. DONNE: 1. Silvia Serafini (Tornado) 1h 27’ 33’’, 2. Sarah Aimee L’Epee (Atletica Settimese) 1h 30’ 47’’, 3. Simonetta Menestrina (Atletica Trento) 1h 30’ 47”.

UNA FESTA Tantissimi hanno partecipato alla Prosecco Run ieri sulle colline patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Primo tra gli uomini Abdoullah Bamoussa, nella foto a sinistra tra Joash Kipruto Koech e Simone Gobbo con la figlia di 4 mesi; sotto la vincitrice delle donne Silvia Serafini all’arrivo (foto Bolgan)

Cross del Po

Nicolò Bedini senza rivali: vola e si impone nel 4 chilometri della gara allievi Nicolò Bedini si conferma re del cross. Sui prati, dove lo scorso marzo si è laureato campione italiano allievi, l’opitergino dell’Atletica San Biagio – 17 anni mercoledì – non ha rivali tra i coetanei. L’ha dimostrato anche ieri a Casalmaggiore (Cremona), dove, con la maglia della rappresentativa veneta under 18 impegnata nel 19. Cross del Po, si è imposto sui 4 chilometri della gara allievi, volando letteralmente sul fango, tanto che l’avversario più vicino, il vicentino Cristofori, è finito a 13”. Il contesto tecnico era di buon livello, considerato che erano coinvolti i più

promettenti atleti delle otto regioni del Nord-Italia, e l’allievo di Giorgio Bolzan si è confermato ancora una volta il più forte. Tra poco più di un mese l’attende il debutto tra gli

juniores. Per i giovani crossisti trevigiani è stata una domenica da incorniciare. Altri tre hanno raggiunto un piazzamento tra i migliori dieci: Alice Biz (Vittorio Atletica) e Marta Durante (Atl. Ponzano) sono giunte rispettivamente quinta e ottava tra le allieve, mentre Sofyan Goudadi ha colto un bel nono posto tra i cadetti. Hanno completato la spedizione trevigiana a Casalmaggiore Francesco Cao (Vittorio Atletica), 14. tra i cadetti, e Sofia Tonon (Silca Ultralite), 17. tra le cadette. Da segnalare anche il terzo posto della cadetta Beatrice Casagrande, veneziana

del Lido, figlia del montebellunese Mauro Casagrande, ex azzurro della pista. Nella classifica a squadre, Veneto terzo ad una sola lunghezza dal Piemonte e a tre dalla Lombardia. La stagione del cross, che domenica prossima proporrà il tradizionale appuntamento di Santa Cristina di Quinto, promette bene. θ A VICENZA – Quarto posto di Roberto Graziotto (Tornado), in 1h11’44”, nella mezza maratona di Vicenza. Quinto Diego Avon (Tornado) in 1h12’03”. Al femminile, nona piazza di Paola Doro (Roncade) in 1h29’32”.

Nuovo colpo grosso De Pretto: l’azzurro centra il Guerciotti CICLOCROSS TREVISO Week end all’insegna del ciclocross internazionale quello in Lombardia e che ha visto svettare sui gradini più alti del podio i colori trevigiani. Sabato l’appuntamento all’Idroscalo di Milano in occasione del Trofeo Mamma e Papà Guerciotti con al via alcuni dei migliori atleti a livello nazionale. Tra gli Juniores cavalcata solitaria di Davide De Pretto. Il vicentino portacolori del Borgo Molino Rinascita Ormelle ha piegato gli avversari all’ultimo giro con una progressione impressionante. «Un corridore che farà la differenza anche sulla strada» ammette Carlo Merenti, ds Borgo Molino. L’azzurro ha battuto il

A SEGNO De Pretto a Milano

belga Matyas Kopecky (Callant-Coltcini CT), terzo Bryan Olivo (DP66 Giant Smp). In crescendo anche il vittoriese Filippo Fontana (Carabinieri). Nella gara Open vinta dal tedesco Sascha Weber (Mountainbike Freiburg) che allo sprint ha

battuto Jakob Dorigoni (Selle Italia Guerciotti Elite) e Cristian Cominelli (Cycling Café) si è dovuto accontentare di un buon quarto posto. Tracciato pedalabile quello dell’Idroscalo. Non così invece quello di Brugherio (Mb) ieri, al Parco Icrea. La pioggia battente ha reso difficoltoso il percorso carico di fango, con strappi sul lungo lago artificiale. Ma finalmente Filippo Fontana è salito sul podio. Ad aggiudicarsi l’attesa sfida lombarda l’Under 23 Jacob Dorigoni (Selle Italia Guerciotti) che sotto il diluvio ha vinto la gara Open anticipando l’olimpionico e tricolore Gioele Bertolini (Cervelo Fsa Pro) di 9”, al rientro alle gare e Fontana di 1’09”. E proprio all’ultima tornata si è assistito

ad un acceso duello per la piazza d’onore tra il Fontana e il valtellinese Bertolini. Secondo posto ma con onore invece per Davide De Pretto. Il corridore grigioverde del Borgo Molino si è fatto sorprendere dal diretto avversario friulano del DP66, squadra guidata da Daniele Pontoni, Bryan Olivo. Alle loro spalle Filippo Agostinacchio. θ MASTER - Lucia Pizzolotto, sessantenne trevigiana con la grinta di una ventenne, dopo la maglia di campionessa europea conquistata recentemente nella gara Master a Silvelle di Trebaseleghe (Pd), ai mondiali ha conquistato la medaglia di bronzo a Mol in Belgio nella manche di categoria. Tina Ruggeri

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Professionisti Continental La Sangemini Trevigiani con 13 corridori Un polacco e un colombiano nella rosa Pronta a partire la nuova Sangemini Trevigiani Mg.Kvis Vpm. Il presidente Renato Barzi e i manager Angelo Baldini e Orfeo Pieroni hanno ufficializzato la squadra Continental per il 2020 che sarà composta da 13 atleti, di cui due stranieri, e sarà diretta da Maurizio Frizzo, Emiliano Donadello e Floriano Torresi. I corridori sono i confermati Antonio Di Sante, Riccardo Ciuccarelli, Niccolò Salvietti e Nicola Graziato. I nuovi acquisti sono Jacopo Cortese, Francesco

Di Felice, Fabio Di Guglielmo, Davide Leone, Alessandro Marinozzi, Edoardo Martinelli, Raffaele Radice, il polacco Arthur Sowinski e il colombiano Luis Daniel Zea Contreras. In questi giorni il gruppo è riunito nelle Marche, a Porto Sant’Elpidio, per programmare e discutere le attività pre-agonistiche e analizzare il calendario internazionale 2020. I corridori sono inoltre a disposizione dello staff medico per le visite di routine.


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Primo Piano

La serie di risultati

2019 Anche nel quinto referendum non è stato raggiunto il quorum: ieri ha votato il 21,73% degli aventi diritto

1979 No 72,4% Sì 27,6%

1989 No 57,8% Sì 42,2%

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

Referendum, quinto flop Venezia resta con Mestre Nemmeno questa volta è stato raggiunto `Il rifiuto di andare a votare è netto il quorum: ha partecipato solo il 21.73% soprattutto nella città di terraferma `

IL VERDETTO VENEZIA Nessuno strappo lungo il Ponte della Libertà. Venezia e Mestre rimangono unite anche dopo il quinto tentativo in 40 anni di dividere la città insulare da quella di terraferma. Lo hanno deciso gli elettori, o meglio i non elettori che ieri hanno fatto mancare il quorum al referendum consultivo sulla proposta di legge popolare che proponeva l’autonomia dei due Comuni lungo il confine della gronda lagunare. Su 206.553 aventi diritto al voto si sono recate alle urne meno di 45mila persone: 21,73% il dato dell’affluenza, ben al di sotto del 50% necessario per considerare valida la consultazione; un dato inferiore perfino al 39,3% del 2003, quando si andò per l’ultima volta a votare per la separazione. Quanto ai risultati effettivi, i primi risultati dello spoglio davano in ampio vantaggio i favorevoli alla separazione. Un dato, però, invalidato dal mancato raggiungimento della metà dei votanti.

REFERENDUM Venezia e Mestre resteranno unite

All’opposto le municipalità di terraferma (con l’eccezione di quella di Mestre centro) dove il richiamo all’autonomia non ha fatto breccia, nonostante fi-

no al 1926 fossero sedi comunali Mestre, Chirignago e Favaro Veneto. Può così dirsi soddisfatto il sindaco Luigi Brugnaro, che

MESTRE, URNE DISERTATE

1994 No 55,6% Sì 44,4%

2003 Non è stato raggiunto il quorum. Ha votato solo il 39,3% degli aventi diritto: risultato nullo

L’analisi dell’affluenza rivela, come previsto alla vigilia, una maggiore mobilitazione dei residenti in centro storico e dell’estuario, che nei giorni scorsi avevano dato vita a manifestazioni partecipate e all’esposizione di drappi favorevoli al “sì” dai palazzi lungo il Canal Grande, poi rimossi per il divieto di fare propaganda al di fuori degli spazi consentiti.

È IL PEGGIOR ESITO PER I SEPARATISTI NEI CINQUE TENTATIVI POCO PIÙ DI UN ABITANTE SU CINQUE È ANDATO ALLE URNE

Gli sconfitti: «Non protesti chi finora si è lamentato» I COMMENTI MESTRE «Abbiamo sostenuto una campagna referendaria difficilissima. Il Comune di Venezia ha messo il bavaglio e sono piovute fake news da tutte le parti. E poi c’è stata l’acqua alta

SEPARATISTA Gian Angelo Bellati

I SOSTENITORI DELLA SCISSIONE NON DEMORDONO: «PRONTI I RICORSI, VALGONO I VOTI, NON I PARTECIPANTI»

che ha distolto l’attenzione». Duro il commento di Gian Angelo Bellati, presidente del Movimento per l‘autonomia di Venezia, di fronte al mancato raggiungimento del quorum nel referendum per la separazione tra Mestre e Venezia: «Ora chi si lamenta che le cose vanno male non protesti più, mentre i fautori dell’unione dimostrino che sono in grado di risolvere il problema dell’esodo demografico e dell’acqua alta a Venezia e dello sviluppo economico a Mestre». Marco Sitran, referente per Venezia insulare della raccolta di firme che ha portato al quinto referendum, vede il bicchiere mezzo pieno. «Per me è comunque un dato positivo - afferma Sitran -. Per le fusioni non c’è un quorum e valgono i voti validamente espressi. Penso che lo stesso trattamento debba essere riservato in caso di divisione di un comune. Adesso vediamo: la battaglia diventerà politica, ci sarà un prosieguo giudiziario. Io sono soddisfatto. D’ora in poi nulla sarà come prima». (a.spe.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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nel corso della breve campagna referendaria - dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 18 settembre che aveva dato via libera alla consultazione dopo l’iniziale “no” del Tar - si era appellato all’astensione. Un fronte trasversale, quello del non voto, condiviso dalla lista fucsia del sindaco come dal Pd, oltre che dall’ex sindaco Massimo Cacciari, contro il quale si sono battuti movimenti civici della città storica e di quella di terraferma, oltre che da Fdi e Movimento 5 Stelle. Non è da escludere che a incidere sullo scarso appeal del voto sia stata l’emozione suscitata dall’acqua alta del 12 novembre, che ha concentrato l’attenzione sulla fragilità di Venezia.

L’esito netto del referendum di ieri, il cui costo per l’organizzazione è stato di circa 750mila euro, è destinato però ad animare nuove polemiche. I separatisti contestano ad alcuni amministratori pubblici di avere diffuso dati allarmistici sulle conseguenze di un’eventuale divisione del Comune - con aumento dei costi per l’asporto rifiuti, il trasporto pubblico e di gestione amministrativa - e hanno già formalizzato una denuncia “per diffusione di notizie false” nei confronti dell’assessore al Bilancio Michele Zuin.

NUOVI TENTATIVI Non manca chi si appella comunque all’esito della consultazione, favorevole alla separazione, a prescindere dal fatidico quorum dei votanti. Tesi che peraltro la Regione, leggi alla mano, pare restìa ad accogliere. In ogni caso la natura consultiva del referendum non impedisce in futuro di riproporre un nuovo voto sull’autonomia delle due città: sarebbe la sesta volta in 40 anni però, in politica, mai dire mai. Alberto Francesconi © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nordest

A4, INAUGURATO IL NUOVO VIADOTTO Con un anno di anticipo, da ieri si può transitare su tre corsie fra San Giorgio di Nogaro e Palmanova. «Un esempio per l’Italia»: così Massimiliano Fedriga.

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

Le violenze sui minori MINORI PRESI IN CARICO Età e genere per Equipe

LA RELAZIONE VENEZIA Ogni giorno in Veneto due bambini o ragazzini sono vittime di abusi sessuali o di gravi maltrattamenti. L’allarmante riscontro emerge dalla relazione del coordinamento regionale delle équipe specialistiche provinciali e interprovinciali sulle attività svolte nel 2018: lo scorso anno i minori presi in carico sono stati complessivamente 773, di cui 546 per il primo accesso. Numeri che hanno indotto la Regione a stanziare per il 2019 altri 680.000 euro a favore delle cinque aziende sanitarie in cui operano gli esperti in materia.

I CASI Coinvolte sono l’Ulss 2 Marca Trevigiana per le province di Treviso e Belluno (anche per il coordinamento a livello veneto), l’Ulss 3 Serenissima per Venezia, l’Ulss 6 Euganea per Padova e Rovigo, l’Ulss 8 Berica per Vicenza, l’Ulss 9 Scaligera per Verona. Nell’arco d’età fra 0 e 18 anni (o poco più, in caso di neo-maggiorenni seguiti da quando erano più piccoli), si tratta di 460 femmine e 313 maschi, per quasi metà (317) ricompresi nella fascia adolescenziale 14-17. L’azienda sanitaria che ha gestito il maggior numero di casi (210) è quella trevigiana, che però come detto si occupa anche del territorio bellunese, per cui il comprensorio maggiormente interessato dal fenomeno pare essere in realtà quello veronese (198). Di sicuro le problematiche risultano in aumento, confrontando le dimissioni (504) con i nuovi ingressi (546): il saldo è tristemente positivo per 42 unità.

LE PRESTAZIONI In totale le prestazioni sono state una quarantina al giorno in Veneto: 15.967, fra bimbi e ragaz-

IL TAVOLO DEL WELFARE CHIEDE UN FONDO ANNUALE DI 10 MILIONI E 300 ASSUNZIONI PER GLI UNDER 18 IN DIFFICOLTÀ

fascia di età

A. ULSS n. 2 F M Tot

0-5 anni 6-10 anni 11-13 anni 14-17 anni 18 e più anni

10 6 19 22 23 25 72 27 2 4

TOTALE

A. ULSS n. 3 F M Tot

16 4 8 41 19 21 48 17 11 99 37 13 6 0 0

A. ULSS n. 6 A. ULSS n. 8 F M Tot F M Tot

12 6 2 40 20 27 28 14 19 50 36 13 0 3 2

A. ULSS n. 9 F M Tot

Totali età e genere -Regione

8 2 1 3 4 6 10 47 12 2 14 22 26 48 33 16 5 21 27 20 47 49 29 11 40 51 28 79 - 3 12 2 14 5 3

126 84 210 77 53 130 79 63 142 62 19 81 116 82 198

fascia di età

F

M

0-5 anni 6-10 anni 11-13 anni 14-17 anni 18 e più anni

26 92 97 225 20 460

23 120 70 92 8 313

TOTALE

Tot

49 212 167 317 28 773

TIPOLOGIA DI MALTRATTAMENTO/ABUSO Maltrattamento/Abuso per Equipe tipologia

A. ULSS n. 2 A. ULSS n. 3 A. ULSS n. 6 A. ULSS n. 8 A. ULSS n. 9 n. minori n. minori n. minori n. minori n. minori

Vittima di grave matrattamento Vittima di abuso sessuale Vittima di grave matrattamento e abuso sessuale Autori di reato

TOTALE

102 96

66 52

69 54

28 46

67 119

/

9

16

3

6

12

3

3

4

6

210

130

142

81

198

Maltrattamento/Abuso -Regione

332 Vittima di grave matrattamento

367 Vittima di abuso sessuale

Fonte: Regione Veneto

Ogni giorno due minori sono vittime di violenze Veneto, gli allarmanti dati delle Ulss: nel 2018 presi in carico 773 bambini e ragazzi Per 332 gravi maltrattamenti, per 368 abusi sessuali. La Regione stanzia 680.000 euro `

zi presi in carico per ascolto giudiziario (329), consulenza (269), valutazione diagnostica(197) e terapie (141), o per più motivi ciascuno. Il picco di attività spetta all’azienda padovana, che si accolla pure i pazienti polesani, per un ammontare di 5.137 erogazioni di servizi. Per quanto riguarda la tipologia delle violenze subite, 332 minori sono vittime di gravi maltrattamenti, 368 di abusi sessuali, 34 di entrambi. Le maggiori concentrazioni si verificano ancora una volta fra Treviso-Belluno (102 casi di gravi maltrattamenti), Verona (119 situazioni di abusi sessuali) e Padova-Rovigo (16 combinazioni di ambedue i crimini). A questi vanno poi aggiunti 28 minorenni che sono anche stati autori di reato.

I FINANZIAMENTI

BIMBI VIOLATI La relazione delle équipe specialistiche riguarda il 2018

Per la prosecuzione delle attività di supporto ai bambini e ai ragazzini violati, Palazzo Balbi ha dunque disposto lo stanziamento di 680.000 euro in favore delle Ulss. A confermarlo è stata la zaiana Manuela Lanzarin, assessore regionale al Sociale e alla Sanità, in occasione del recente incontro con “Un welfare per i minori”, tavolo che raccoglie gran parte delle associazioni e delle categorie attive nell’assistenza e nella tutela degli under 18: «La Regione continuerà a presidiare il grave problema dell’infanzia maltrattata e del disagio, garantendo il finanziamento alle cinque équipe specialistiche multidisciplinari attive in Veneto e il fondo di sostegno ai Comuni per l’inserimento dei minori in co-

munità». Quest’ultimo ammonta a 2,5 milioni di euro e si aggiunge alle altre voci contenute nel nuovo Bilancio di previsione in tema di famiglia: 31 milioni per i nidi e le scuole paritarie, 2,1 milioni per i nuclei numerosi, 1.480.000 per le coppie che si prendono cura di un orfano, 600.000 euro per le famiglie monoparentali, quasi 5 milioni per i nuclei affidatari, 600.000 euro per la rete delle famiglie adottive o che si rendono disponibili per prevenire l’ingresso in istituto dei piccini. Le realtà che si occupano dei minori in difficoltà, però, sottolineano la necessità di aumentare i fondi. Lo psicologo Paolo Rigon, già dirigente dell’Ulss di Cittadella e ora referente del Tavolo, ha così rinnovato all’istituzione la richiesta, sostenuta da oltre 3.000 firme raccolte online, di introdurre un finanziamento annuale di 10 milioni di euro, nonché di assumere «300 operatori tra assistenti sociali, psicologi, medici ed educatori per dare risposte a oltre 5.000 bambini-adolescenti che oggi non ricevono adeguata assistenza». Ha spiegato “Un welfare per i minori”: «Gli operatori si trovano quotidianamente ad affrontare situazioni di disagio e maltrattamento di minori, situazioni familiari difficili sempre più numerose accompagnate da casi di violenza. I consultori familiari devono essere ripristinati come da linee guida regionali del 2010; anche i servizi di età evolutiva e per le dipendenze sono insufficienti ed in gravi difficoltà». L’assessore Lanzarin ha promesso l’avvio di una ricognizione territoriale: «La tutela dell’infanzia, in particolare di quella più difficile, resta una delle priorità incomprimibili nella revisione dei Livelli essenziali di assistenza e nella riorganizzazione degli organici e della rete dei servizi». Angela Pederiva © RIPRODUZIONE RISERVATA

L’ASSESSORE LANZARIN: «PER NOI LA TUTELA DELL’INFANZIA RESTA UNA PRIORITÀ NELLA REVISIONE DI LEA E RETE DEI SERVIZI»

Zaia: «Il gelato resta a Longarone» LA FIERA LONGARONE (BELLUNO) La Mig non si tocca. Il polo fieristico di Longarone se la tiene stretta e la Regione lo sostiene. Sessant’anni sono l’occasione dei bilanci e così è stato ieri anche per la 60^ edizione della Mostra Internazionale del Gelato, il grande appuntamento internazionale del settore a Longarone. A tagliare il nastro è arrivato il governatore Luca Zaia; accanto a lui l’assessore regionale Giampaolo Bottacin e un parterre di parlamentari, compreso l’eurodeputato Toni Da Re. Tra selfie con il presidente, strette di mano, baci e abbracci, nell’assalto delle tv e dei fotografi il tema ricorrente è stato uno: e

ora, cosa si fa? Ora che la Mig ha perso espositori importanti, ora che le fiere sono in crisi in tutto il mondo e non attirano più le folle di un tempo, cosa fare? Si va avanti, non ci sono dubbi. Zaia l’ha detto e ripetuto ieri a chi, stampa ed espositori, ha affrontato la questione.

LA VISITA La visita ha preso il via alle 11

APERTA LA SESSANTESIMA EDIZIONE DELLA MOSTRA FRA RASSICURAZIONI SUL SUO FUTURO E NOVITÀ COME IL GUSTO VAIA A BASE DI ERBE ALPINE

all’ingresso principale del polo dove il pubblico premeva per entrare già alle 9.30. Il governatore ha iniziato il suo giro tra gli stand guidato dal presidente di Longarone Fiere Gian Angelo Bellati e dal presidente della Provincia, e sindaco di Longarone, Roberto Padrin. Selfie, strette di mano, pacche sulle spalle, assaggi di gelato e complimenti, Zaia ha passato al setaccio gli espositori fermandosi da tutti e ringraziando per la loro presenza, ancora una volta, alla Mig. Perché oggi, dopo 60 edizioni sulle spalle, non è più tutto scontato. Il forfait di grandi marchi e il susseguirsi di voci sulla chiusura o comunque la crisi dell’evento hanno imposto ieri qualche spiegazione. «Tranquillizzatevi tutti – ha dichiarato il governatore nel suo discorso in

sala Congressi –, la Mostra del Gelato non chiude e non verrà mai resa biennale, non avrebbe senso. La Regione c’è e non ho dubbi, saremo tutti gli anni presenti e di strada ne faremo ancora tanta insieme. La Mig da Longarone non si sposta». Presenti, appunto. Perché quest’anno la Regione Veneto ha uno spazio all’interno di un padiglione, dove i gelatieri mostrano l’antico metodo di preparazione del dolce freddo e dove vengono offerti gusti realizzati con prodotti veneti come riso, birra di Pedavena, olio d’oliva del Garda e perfino il gusto Vaia a base di erbe alpine.

I NUMERI L’esordio è stato grandioso e, d’altra parte, è sostenuto da numeri che brillano. Quest’anno so-

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ALLA MIG Luca Zaia serve il gelato in Fiera (GAETANO CABERLOTTO/QUICK SERVICE)

no presenti 200 marchi provenienti da 13 regioni italiane e 11 Paesi esteri; sul fronte gelatieri e operatori sono arrivate diverse delegazioni da tutta Europa, ma anche da Cina, Argentina, Giappone. «Sessant’anni di storia non devono e non possono essere buttati via – le parole del presidente

della Provincia di Belluno, Padrin -, ma ci troviamo davanti ad un bivio: o mantenere questa identità ma concentrandoci su certi mercati come quelli tedesco e austriaco, o aprirci a settori affini come la pasticceria». Alessia Trentin © RIPRODUZIONE RISERVATA


14 Cronaca

IL GIORNALE DI VICENZA Lunedì 2 Dicembre 2019

PROVINCIA. Luce,riscaldamento eacqua consumatinei 40 istitutiscolasticisuperiori pesanoper quasi cinquemilioni sulbilanciodell’ente

Scuole,bolletteda15milaeuroalgiorno Soloperl’energialaspesa annua è di1,5milioni PalazzoNievopunta aridurre icosticon interventi sugliedificielanomina diun “energymanager” Alessia Zorzan

Un milione e mezzo di euro solo per l’elettricità; altri 250 mila per l’acqua e tre milioni per il riscaldamento. Sono le maxi bollette che gli uffici di contra’ Gazzolle si vedono recapitare per le scuole superiori del Vicentino, una rete di 40 istituti per 128 edifici. Un conto salato, che la Provincia sta cercando di tagliare da un lato con interventi di efficientamento, dall’altro affidandosi ad un “energy manager”, praticamente un professionista del risparmio energetico. Calcolatrice alla mano le scuole superiori del Vicentino, solo per le utenze, costano quasi 15 mila euro al giorno (prendendo a riferimento dieci mesi di attività). Una cifra che in realtà va ritoccata al ribasso, perché nei 3 milioni 196 mila euro di calore/gas e teleriscaldamento rientrano oltre alle scuole anche le palestre e il patrimonio della Provincia. In ogni caso le somme pesano sul bilancio di palazzo Nievo e questo basta per spingere sulla strada di una riduzione dei consumi. Negli ultimi tre anni sono stati eseguiti una decina di interventi specifici per l’efficientamento energetico, che hanno coinvolto sia scuole del capoluogo che della pro-

vincia grazie al contratto di Global service. L’azione prioritaria è stata la riqualificazione delle centrali termiche, sostituite con impianti di nuova generazione «ma in alcuni casi sono stati sistemati anche i contatori per ridurre e regolare in modo più puntuale orari e luoghi di distribuzione del calore», ha spiegato Cristina Balbi, consigliera provinciale delegata all’edilizia scolastica. Nel bilancio del 2018 sono stati stanziati inoltre 700 mila euro per la sostituzione dei serramenti e il miglioramento energetico di tre scuole, mentre quest’anno la somma è salita a un milione di euro per interventi in altre sei scuole. «Ad inizio mandato - spiega Balbi - ho dato indicazione di provvedere a una riqualificazione del patrimonio provinciale, facendo in modo che eventuali lavori di manutenzione straordinaria diventino anche occasione per migliorare l’efficienza energetica degli edifici. I vantaggi non riguardano solo i costi, ma anche il comfort e l’impatto ambientale». Una mano può arrivare dai bandi regionali, nazionali o europei «oltre che dal conto termico 2.0 che permette di recuperare parte delle risorse investite, in modo da reinvestirle sul patrimonio».

Inumeri

128

GLIEDIFICI SCOLASTICI DELLAPROVINCIA

PalazzoNievosi occupa degliistitutisuperiori, coprendoneanchelespese perle utenze dienergia elettrica,riscaldamentoe acqua

1,7

All’istitutoRossi èstata recentementeriqualificata la centrale di teleriscaldamento. FOTO ARCHIVIO

I MILIONI DI EURO STANZIATI NEGLIULTIMI DUEANNI

Sonorisorse individuatea bilancioperinterventidi efficientamento energetico e sostituzione di serramenti indiverse scuoledel capoluogoedellaprovincia

3

GLIANNIDI INCARICO DELL’ENERGYMANAGER

L’obiettivo della Provincia è diaffidare l’incarico entro l’estate2020. Tragliscopi ancheindividuare le priorità diintervento perun miglior risparmioenergetico

Lavoriin vista perlepalestre delliceoPigafetta. ARCHIVIO

Un’opportunità, ma anche un labirinto se mancano competenze specifiche. «Per questo - chiarisce Balbi - con l’ok del consiglio provinciale, ho proposto di ricorrere alla figura dell’energy manager. L’obiettivo è renderla operativa entro giugno 2020, quando scadrà il contratto di global service». I compiti sono vari, dalla schedatura degli edifici, alla valutazione delle priorità, passando per l’individuazione di bandi e consulenza nei contratti. Le risorse saranno individuate nel bilancio 2020: «la proiezione al momento è di 30 mila euro l’anno per un triennio», conclude Balbi. • © RIPRODUZIONERISERVATA

VIALESAN LAZZARO

Furtoalbar Spariscono Gratta&Vinci eicontanti Il colpo riesce perché l’antifurto non entra in funzione. Nella notte tra venerdì e sabato i ladri hanno preso di mira il bar Oasi in viale San Lazzaro, fuggendo con tagliandi Gratta&Vinci e contanti per un valore complessivo di circa 1.400 euro. Il caso è stato segnalato alla questura. Secondo la prima ricostruzione fatta dai poliziotti delle volanti che hanno effettuato il sopralluogo, i banditi hanno scardinato una finestra sul retro del locale. Dopodiché si sono diretti immediatamente dietro al bancone, dove hanno aperto il registratore di cassa rubando circa 400 euro che erano stati lasciati all’interno del cassettino. A quel punto, i delinquenti hanno fatto incetta di biglietti della lotteria istantanea e, prima di scappare, si sono pure bevuti mezza bottiglia di amaro che hanno poi abbandonato sul pavimento del locale. Il titolare, di nazionalità cinese, si è accorto dell’intrusione solamente sabato mattina perché il sistema d’allarme non era entrato in funzione per colpa di un guasto. Il negoziante ha quindi chiamato il 113 per dare l’allarme alla questura e la centrale operativa ha immediatamente dirottato in viale San Lazzaro una pattuglia. I poliziotti hanno acquisito una copia del filmato realizzato dalla telecamere del bar che ha ripreso il furto. • V.G. © RIPRODUZIONERISERVATA

POLITICA. L’ex assessorealla trasparenza, di FdI, ribadisce diaver segnalato situazionianomale e avere informato Rucco RIFIUTI. Assemblea alvotoin villaCordellina

«Calunnie? Il sindaco mi quereli pure» Il consiglio di bacino diventaoperativo Villaverlaallaguida

Dotto attaccaancheDonazzan Naclerio:«Continuoalavorare» Roberta Labruna

Primo: «Se il sindaco ritiene di avere gli elementi per smentirmi lo faccia, mi quereli». Secondo: «Ci sono persone, mi riferisco in particolare a una collega di partito, che parlano senza nemmeno conoscere i fatti». Isabella Dotto mette i puntini sulle “i” e se da un lato ribadisce la sua ricostruzione, dall’altro punta il dito contro il “fuoco amico” e cioè contro l’assessore regionale di Fratelli d’Italia Elena Donazzan, che l’ha attaccata via social. Ma facciamo un passo indietro. Dotto, ex assessore alla trasparenza messa alla porta da Francesco Rucco, a cinque mesi dal suo “siluramento” decide di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e nei giorni scorsi dà la sua verità rispetto a quell’allontanamento. Verità che ribadisce: «Ho svolto in pieno il mio incarico di assessore alla trasparenza: ho segnalato delle situazioni che a mio avviso presentavano delle anomalie, ho portato su una di queste, che riguardava Amcps, una relazione in giunta, relazione che è protocollata. Il sindaco ha disatteso la mia richiesta di intraprendere delle azioni a tutela dell’ente pubblico e così sono stata costretta a rivol-

germi alla procura». E aggiunge: «Questo è ciò che esattamente è successo e il sindaco non può sostenere il contrario. Per questo sta avendo una condotta assai goffa e sta cercando di spostare la questione, che è di natura amministrativa, su un piano politico». Dotto spiega di aver presentato tre esposti in tutto. «Ho ravvisato delle criticità, le ho documentate e sono a disposizione della magistratura, che farà le opportune verifiche. Non sono accuse vaghe, perché ciò che ho rilevato l’ho segnalato nelle sedi opportune». E se il sindaco ha scelto la linea del silenzio, sono stati gli alleati, escluso il partito di Dotto, a parlare prendendo posizione. «Negli ultimi due giorni alcune persone si sono scagliate contro la sottoscritta. Compresa una mia collega di partito, che lo ha fatto senza avere conoscenza della vicenda e ciò che ho fatto». Ecco, in questa diatriba interna, la politica c’entra eccome. Dotto è vicina a Sergio Berlato, che è l’uomo forte di Fdi in Veneto, e Donazzan, che nel partito della Meloni è entrata in un secondo momento, dopo essersi lasciata male con Forza Italia, è sul fronte opposto rispetto a Berlato. Per dirla in altri termini, i due sono ai ferri corti da an-

Dopotre annil’organismo hanominatoil direttivo Tra le priorità differenziata egestionedegli impianti

Lafrattura trailsindaco Francesco Ruccoe l’ex assessore IsabellaDottoappareinsanabile. ARCHIVIO

Idossier inprocura TRASPORTIE ERP Sarebberotre i dossier presentatidall’exassessore allatrasparenzaIsabella Dottoinprocura. Uno di questiriguarda ilfondo socialedell’ediliziapopolare che,come raccontatonei mesiscorsi daIl Giornaledi Vicenza,vedeva contrappostidaun latoil Comune,titolaredegli immobili,dall’altroAim Amcps,gestoredel patrimonioErp. Alcentro 300 milaeuro, pari adun decenniodi arretrati. Questionecheaveva poi

trovatola viadell’accordotra leparti.Un secondo dossier riguarderebbeinveceAim Mobilitàsrl, poifusa conFtv dandovitaa Svt. Dotto avrebbesegnalato una violazionedell’accordosulle telecamere;una presunta malagestione,perché nel 2016-2017erano aumentate levocidi subaffidamentoe subconcessionedei servizi; oltreche lamessain circolazionedapartedi Svtdi biglietticon la denominazionesociale Aim Mobilità. © RIPRODUZIONERISERVATA

ni. L’altro elemento politico è che Fratelli d’Italia fa parte della maggioranza che governa palazzo Trissino ed ha un assessore in giunta, Mattia Ierardi, e un consigliere delegato alla sicurezza Nicolò Naclerio. Quest’ultimo, in una nota, dice: «Non conosco i risvolti di questa vicenda. Mi sto occupando di sicurezza, che per me è prioritario. Attendo la posizione del partito provinciale. Intanto la mia collaborazione con il sindaco continua con stima reciproca, fino a prova contraria». Certo è che dopo la crisi che a giugno aveva portato FdI a uscire dalla maggioranza e la pace ritrovata, le acque tornano ora ad essere agitate. • © RIPRODUZIONERISERVATA

Dopo un iter di circa tre anni, il Consiglio di bacino Vicenza, l’organo competente nella gestione dei rifiuti per novanta Comuni vicentini, ha nominato i suoi organi direttivi. Un passo necessario per rendere operativa la struttura. L’assemblea si è riunita a villa Cordellina e all’unanimità a eletto presidente Maria Cristina Greselin, vicesindaco di Villaverla, mentre i membri del Comitato sono Gianfranco Trapula, sindaco di Montecchio Maggiore; Renzo Lotto, consigliere comunale di Grisignano di Zocco; Simona Siotto, assessore all’ambiente del capoluogo e Mattia Veronese, sindaco di Noventa. «Il consiglio di bacino Vicenza sarà l’organo che deciderà le strategie in tema di gestione dei rifiuti nei prossimi anni - le parole del presidente della Provincia Francesco Rucco -. Anche i Sindaci hanno compreso l’importanza di immaginare azioni virtuose per questa gestione, aspirando a portare la Provincia ad essere non soltanto un modello regionale, ma anche nazionale. La sostenibilità nel conferimento e nello

MariaCristinaGreselin

smaltimento dei rifiuti è sempre più importante. Sarà fondamentale per quest’organo, quindi, avere una visione verso il futuro a lungo termine». «Gli amministratori hanno dato prova di grande maturità, votando all’unanimità sia la presidente, sia il comitato ha dichiarato Matteo Macilotti, consigliere provinciale delegato all’Ambiente - ed è stata garantita una rappresentanza di tutte le aree». Tra i compiti del bacino, gare di appalto, strategie di raccolta, gestione degli impianti, termovalorizzatore di Schio e discarica di Grumolo in testa, e il miglioramento complessimo del livello della raccolta differenziata. • A.Z. © RIPRODUZIONERISERVATA

Profile for Valentina Faraone

RASSEGNA STAMPA 2 DICEMBRE 2019  

RASSEGNA STAMPA 2 DICEMBRE 2019  

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