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Giovedì 11 Luglio 2019 Corriere della Sera

Primo piano Il governo

In bilico quattro sottosegretari 5 Stelle

Nel mirino Crippa, Dell’Orco, Micillo e Pesce: tensione al summit con Di Maio. E il deputato Galantino passa al Misto ROMA Acque agitate nel Movimento 5 Stelle. Un altro deputato è fuori dal gruppo, questa volta per sua decisione: Davide Galantino, vicino all’appena espulsa Veronica Giannone, ha deciso di passare al Misto. Ma fanno notizia soprattutto i tumulti nel sottogoverno. Dopo le «graticole» — sorta di processi sommari a cui sono stati sottoposti di recente i sottosegretari M5S —, si parla di un rimpastino che potrebbe far saltare la poltrona a qualche esponenti di sottogoverno. Di Maio, in serata, ha incontrato i sottosegretari per placare i malumori che si erano diffusi. Non era piaciuto il «processo», con il questionario anonimo e i giudizi dati dai parlamentari. A rischio vengono considerati Michele

Dell’Orco e Salvatore Micillo. Traballanti anche Alessandra Pesce e Davide Crippa. Ma Di Maio vorrebbe evitare traumi. Anche perché si appresta a lanciare, lunedì, la nuova organizzazione, con una segreteria a dieci. Ieri si è svolto anche il vertice sui migranti convocato dal premier Giuseppe Conte e da lui definito «proficuo». Tra le decisione, un dialogo diplomatico con la Tunisia per fermare i «barchini» e l’intensificazione del dialogo europeo. Per Matteo Salvini, «il numero dei morti e dei dispersi si è dimezzato. Le navi delle forze armate difenderanno i nostri confini». La Trenta era stata protagonista di uno scontro con Salvini, ridimensionato: «A volte le parole vengono fraintese». An-

Residuo fiscale per Regione Il residuo fiscale è la differenza tra quanto le Regioni versano sotto forma di tributi a Roma e quanto dallo Stato centrale ricevono in termini di servizi e investimenti Dati in miliardi di euro

La fuga in avanti sui soprintendenti «federalisti» Così rischiano i tesori d’Italia

Veneto

Per carità, nel Vangelo di Giovanni Gesù dice a Tommaso: «Noli esse incredulus sed fidelis». Non essere incredulo ma fiducioso. Noi anche, vorremmo poterci fidare. Ma non ci viene chiesto un po’ troppo, almeno su questo tema, dalle tre Regioni che premono per maggiori competenze, in un Paese come il nostro dove da decenni è quotidianamente violato l’articolo 9 della Costituzione? «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione», dice. Ma è andata davvero così, in questi anni? Si dirà: il controllo dello Stato non è poi servito a molto davanti alla devastazione delle coste calabresi, all’abusivismo nelle zone sotto il Vesuvio e nelle aree ad altissimo rischio idrogeologico, all’obbrobrio delle periferie romane, alle colate di cemento in Veneto (14,7% di consumo effettivo del territorio), Lombardia (16,3%) o Liguria (22,8%)... Per non dire dello sconvolgimento vandalico di tanti centri storici o dei disastri causati al primo terremoto da un’edilizia facilona se non criminale. Giusto. Come sono giuste le critiche a una burocrazia così asfissiante e insulsa da diventare criminogena. Ma una cosa è certa: certi orrori sono stati fermati (il sacco dei Casalesi alla reggia di Carditello, l’hotel Alimuri

8,6 5,4 3,7 2,2 1,1 0,6 0,5 0,08 0,06

Piemonte Toscana Lazio Marche Bolzano

Friuli Venezia Giulia Umbria Valle d'Aosta Trento Molise Basilicata Abruzzo Sardegna Campania Calabria

SEGUE DALLA PRIMA

18,8 15,4

Emilia Romagna

Liguria

L’autonomia

sugli scogli sorrentini, l’enorme Ruota sul teatro di Pompei o la pedana in cemento per i matrimoni sul Foro di Capo Colonna), solo o quasi dove ha potuto intervenire lo Stato. Sull’osceno bar-ristorante dentro il Castello Maniace di Siracusa no: c’era il via libera, bloccato soltanto dalla magistratura, della soprintendente locale Rosalba Panvini, ora in corsa come assessore regionale. Così è andata, sempre, nell’unica Regione, la Sicilia (e in parte in Trentino e Sudtirolo) che da decenni ha l’autonomia sul paesaggio e i beni culturali oggi rivendicata non solo da Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna (sia pure con qualche distinguo) ma anche da altre Regioni che, dopo aver lasciato distruggere (quasi) senza freni i loro territori non vedono l’ora di avere il via libera alle iniziative più incredibili e selvagge. È stata un disastro, quella autonomia culturale e paesaggistica.

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Lombardia

Puglia Sicilia

Se il dato è positivo significa che le Regioni versano di più di quanto ricevono; se è negativo significa che ricevono di più di quanto versano

-0,2 -0,6 -1,2 -1,3 -5,2 -5,7 -5,8 -6,4 -10,6

FONTE: Elaborazione TrueNumbers su dati Eupolis 2016

Dal Veneto alla Sicilia, certi orrori si sono potuti fermare solo dove è potuto intervenire lo Stato

L’aveva capito per primo proprio un siciliano: Concetto Marchesi, catanese, latinista, rettore a Padova e così innamorato della sua terra da opporsi alla concessione all’isola del potere esclusivo su «turismo, vigilanza alberghiera e tutela del paesaggio, conservazione delle antichità e delle opere artistiche, urbanistica, lavori pubblici e musei». Lo spiegò, come spesso ricorda Salvatore Settis, lui pure meridionale ma non orbo, anche alla Costituente: c’era il «forte rischio che interessi locali e irresponsabilità locali (avessero) a minacciare un così prezioso patrimonio nazionale». Così è stato. Basti ricordare le decine e decine di ruderi di viadotti e stadi, piscine e

L’Ego - Hub

● Nella Costituzione ARTICOLO 116

L’articolo 116, terzo comma, della Carta prevede la possibilità di attribuire particolari forme di autonomia alle Regioni a statuto ordinario: è il cosiddetto regionalismo differenziato, in quanto consente ad alcune Regioni di dotarsi di poteri diversi dalle altre, ferme restando le prerogative delle Regioni a statuto speciale. Il 28 febbraio 2018, il governo ha sottoscritto con le regioni interessate (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna) tre distinti accordi preliminari che hanno individuato i principi generali, la metodologia e un primo elenco di materie in vista di un’intesa, che, se raggiunta, avrà una durata di 10 anni.

L’iter

Successo leghista ai referendum L’autonomia delle Regioni è uno dei punti più importanti del programma della Lega. Ai referendum del 2017 in Lombardia e Veneto, i cittadini hanno votato con percentuali altissime a favore dell’autonomia

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La linea dei 5 Stelle: no a un’Italia divisa

La svolta prevista dal «contratto» L’autonomia è stata inserita tra i punti del programma di governo concordato tra Lega e M5S. Nei mesi scorsi, vedendo avvicinarsi il traguardo, Salvini aveva annunciato anche una data per l’approvazione

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Il ruolo Erika Stefani, 47 anni, è ministra per gli Affari regionali

I rapporti tra Lega e M5S sono diventati sempre più tesi, con i grillini che a più riprese si sono messi di traverso sulla autonomia. L’ultimo altolà di Di Maio è stato: «Sì all’autonomia, non dividerò mai l’Italia»

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che se, aggiunge, «le navi prendono ordine dal ministro di riferimento». Sulle autonomie ancora qualche schermaglia, con Stefano Buffagni che prova a dividere i leghisti: «Fontana e Zaia hanno posizioni molto distanti. Quindi cercano un nemico esterno, cioè noi». Zaia spiega che la partita dell’autonomia «zoppica ma si muove: abbiamo già fatto passi da gigante». Di Maio aggiunge che i 5 Stelle saranno «i garanti dell’unità nazionale»: «Non sarà regionalizzata la scuola e che non si creeranno ulteriori disparità nella sanità che già sono tante». Oggi previsto altro vertice. L’obiettivo M5S è quello di una «autonomia light». Alessandro Trocino © RIPRODUZIONE RISERVATA

ospedali tirati su senza che alcuno si mettesse di traverso. L’incapacità di superare le più stupide rivalità campanilistiche per fare di Piazza Almerina (dov’è la Villa del Casale) e della vicinissima Aidone (dove sono le rovine e la Dea di Morgantina) un unico polo archeologico. La distribuzione clientelare di 1545 custodi di cui 415 a Palermo (dove per tutti e cinque gli anni di restauro del Museo Archeologico Salinas gli addetti rifiutarono di lavorare altrove: «Non ci spetta») e 42 all’archeologico di Centuripe per un totale di nove visitatori al giorno. Per non dire della girandola di assessori che toccò il suo picco con la giunta di Rosario Crocetta: sette. Più un interim dello stesso governatore. Tutto in piena autonomia. Il bellissimo teatro greco di Eraclea Minoa è allo sfacelo? Il ministero dei beni culturali non può metterci becco. E torniamo al tema: di chi è, quel teatro di Eraclea Minoa coperto da una specie di astronave allo sfascio? Solo dei siciliani? E il rudere del castello di Cusago? Solo dei lombardi? E le rovine della cascina di Tavola di Lorenzo il Magnifico? Solo dei toscani? E le Grandi Navi che solcano (sbandando ) le acque di Venezia? Solo dei veneziani? Sinceramente: il ministero dei Beni Culturali andrà pure rovesciato come un calzino, i sovrintendenti che hanno abusato del potere di interdizione andranno pure sbattuti fuori, i funzionari che ha fatto finta di non vedere le pale eoliche a picco su Sepino dovranno pur essere mandati a casa... Ma davvero dovremmo fidarci di più di una ventina di repubblichine in pugno a chi può infischiarsene di ogni tutela che non gli garbi? Viva il federalismo, ma quei tesori d’Italia sono di tutti noi. E vogliamo avere tutti la possibilità di metterci il naso. Gian Antonio Stella © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Primo piano Noi speriamo che ce la caviamo

Giovedì, 11 luglio 2019

Uno studente su tre legge ma non capisce (e al Sud è peggio) Prove Invalsi, in inglese e in matematica quadro più grave rispetto all’italiano Cresce il divario tra le aree del Paese. Il ministro Bussetti: sono preoccupato di Corrado Zunino ROMA — I lievi progressi in italiano, matematica e inglese accertabili a livello nazionale in terza media — rispettivamente +0,03 per cento, +1,42 per cento, + 3,68 per cento sui risultati 2018 nelle stesse discipline — non riescono a farci spostare lo sguardo dal centro della fotografia Invalsi sulla scuola italiana: il 35 per cento degli adolescenti che hanno da poco affrontato l’esame di Stato di Terza non riesce a comprendere un testo di media complessità. Si fermano al livello 1 o 2 (su cinque). Individuano singole informazioni date esplicitamente in un testo, mettono in relazione solo quelle «facilmente rintracciabili», conoscono e usano le parole del lessico base. Già. Poi c’è la questione meridionale. Le scuole del Sud, un disastro. In lieve miglioramento, ma un disastro. Il 35 per cento — aliquota simbolo di questa tornata di test dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo — dei bambini campani e calabresi in seconda elementare è largamente insufficiente in matematica. Salendo di ciclo, i risultati peggiorano. Nella classe quinta della primaria, preadolescenti intorno agli undici anni, i numeri sono ostili per quattro scolari calabresi ogni dieci. In terza media le differenze non si contengono più e i ritardi scolastici del Meridione diventano una frattura nazionale. Se i problemi nella comprensione di un italiano adeguato all’età sono seri nel Paese (35 per cento dei quattordicenni, appunto), in Calabria si fan-

no serissimi: il problema riguarda uno studente su due. Sulla matematica, dove la scuola italiana ha problemi con i ferri del mestiere nel 38 per cento dei casi, Calabria e Campania viaggiano sul sessanta per cento. La comprensione dell’inglese, poi: i “gravi ritardi” in Valle d’Aosta sono poco meno di uno su cinque, in Sicilia sfiorano il 65 per cento. In seconda superiore le sofferenze crescono ancora, un’impennata di vuoti di assimilazione e scarsezze didattiche che toglie di mezzo l’alibi del “buco nero” nelle medie inferiori. Qui tutta la scuola, dai 7 ai 19 anni presi in considerazione, è un buco nero. In seconda superiore gli “scarsi” in italiano sono il 30 per cento, oltre il 45 in Calabria e Sardegna. All’esame di Maturità, poi, approdano diciannovenni che nel 42 per cento dei casi hanno lacune larghe. In Calabria e in Sicilia? I “gravi

ritardi” superano il 60 per cento. Sull’inglese il livello è imbarazzante (per la scuola italiana, innanzitutto): in Calabria quasi sette maturandi su dieci non riescono a leggerlo, in Calabria e in Sicilia l’85 per cento non lo comprende (al livello richiesto dall’età). «In larghe parti del Sud ci sono adolescenti che affrontano l’esame di terza media con competenze da quinta elementare», spiega Roberto Ricci, direttore generale Invalsi. Nell’Italia meridionale, tra l’altro, restano tante le scuole e le classi a “segregazione sociale”: i figli delle famiglie bene stanno tutti insieme. Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti si dice «preoccupato», ma ha appena avallato le politiche scolastiche regionaliste dei governatori Zaia e Fontana: vogliono portare presidi, docenti e programmi sotto il controllo delle ricche e strutturate Regioni Veneto e Lombardia.

L’intervista Marilina Caputo, 41 anni, si definisce una di quelle insegnanti meridionali che amano il Sud e che credono che la scuola possa farcela, nonostante le difficoltà, «dipende dalle energie che ci metti, non importa dove sei». Per questo non la sorprendono i dati Invalsi, chi entra ogni mattina in aula lo sa. Laureata in lettere classiche a Lecce, un dottorato di ricerca in Storia antica. Poi l’insegnamento, un mese di supplenza a Bologna, «volevo cominciare». In cattedra a insegnare lettere, storia e geografia, alle medie e superiori, per tre anni. Il passaggio di ruolo nel 2015 è un ritorno a casa: più scuole girate nella provincia leccese, infine l’istituto Bachelet di Copertino, al professionale. Partiamo dal dato più eclatante del rapporto Invalsi: il 35% degli studenti di terza media non capisce un testo di italiano. La sorprende? «Purtroppo è così, una difficoltà che ritroviamo anche nei primi anni delle superiori. Il problema sta nella mancanza di educazione alla lettura. Leggono poco e non capiscono un testo perché leggono male». La distanza tra Nord e Sud è

La prof “A Bologna ragazzi più stimolati dei coetanei di Lecce” di Ilaria Venturi

marcata. L’ha vissuta tra i banchi degli istituti di Bologna e Lecce? «L’impoverimento lessicale riguarda un po’ tutti. Il digitale non aiuta: i ragazzi leggono nelle chat, si esprimono con un linguaggio abbreviato nei social. In alcuni contesti del Sud le difficoltà lessicali possono essere aggravate dall’abitudine all’uso del dialetto. La fatica a comprendere un testo parte anche da lì. Una delle prime volte uno studente mi disse: “Vengo accanto a signoria!” Voleva darmi del lei. O vedi errori ortografici mutuati dalle parole dal linguaggio

che usano in casa». Cosa bisognerebbe fare? «Partire dalla primaria con l’educazione alla lettura e alla scrittura. La lezione frontale? Non va più bene: devi renderli partecipi, ragionare con loro. Quando c’è un argomento che interessa i ragazzi puoi insegnare tanto». Quanto pesano le differenze socio-culturali del contesto in cui s’insegna? «Quando porti in gita una classe può capitare che per alcuni studenti sia la prima volta di un volo aereo o di un viaggio all’estero. È la scuola a

f Insegnante Marilina Caputo, 41 anni prof di lettere

Possiamo avere carenze dal punto di vista degli strumenti ma nel Meridione siamo più bravi a fare squadra, la scuola qui è aggregazione

g

dare loro questa opportunità. Difficile che le famiglie li portino a teatro o a un concerto, accade per alcuni e non per altri. Ma è chiaro che se si vive a Bologna hai più stimoli. Da quando sono qui mi è capitato più spesso di dover regalare un libro di testo, c’è anche un problema di povertà nei piccoli paesi». Conta avere strumenti didattici innovativi? «Alle medie Guercino di Bologna ero in una scuola che era già da tempo 2.0: ci ho lasciato il cuore. Qui purtroppo ti capita che non hai la lavagna multimediale in tutte le classi, che devi prenotare il laboratorio. Il Bachelet è attrezzato, ma le tecnologie digitali non sono diffuse ancora ovunque. Allora devi inventarti altri modi per insegnare». Hanno livelli critici di apprendimento. Ma sono felici i suoi ragazzi? «Hanno tanto di più, a volte non riescono a rendersene conto. Vanno spronati ad inseguire sogni, e questo vale per tutti. Al Sud sanno fare più squadra, la scuola qui è ancora aggregazione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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14 Cronaca

L'ARENA

Giovedì 11 Luglio 2019

Veronesialgoverno

Ilcommissarioregionale dellaLiga Veneta

Zaia:«Lorenzo espertodiUe»

«Lorenzo Fontana ha svolto molto benefinquiilsuomandatoportando all’attenzione i temi del sociale, come la natalità e vari altri. So che unodeisuoiterrenimigliorièl’Euro-

pa. È stata fatta un’ottima scelta». Lo dice il presidente della Regione Luca Zaia sulla nomina a ministro degli Affari Europei del veronese LorenzoFontana.«AFontanaaugu-

ro di cuore buon lavoro, in un ministero chiave per il futuro dei rapportiitalianicon l’Ue. Inbocca allupo e buon lavoro alla neoministro Locatelli,unadonna ingamba».

CAMBIOAROMA. Ilpoliticofedelissimodi MatteoSalvini lascia il dicastero dellaFamiglia ediventa ministroper gliAffari Europei. Luiche aBruxelles èdicasa da anni

«DifenderòVeronain Europa» Fontana:«Datutelareivaloridelle comunità,delle identità e dei territori, anche il nostro». Domani sera alla festa del Carroccio a Oppeano con il vicepremier Enrico Giardini

Asse Roma-Verona-Bruxelles. Lui vuole difendere in Europa, oltre che i conti italiani, «i valori delle comunità, delle identità e dei territori, anche di quello veronese, che porto con me ogni giorno e con orgoglio». È un’estate caldissima, quella del ministro Lorenzo Fontana, 39 anni, veronese, laureato in scienze politiche e in storia, vicesegretario federale della Lega. Dopo essere stato nominato dal leader leghista Matteo Salvini commissario della Liga Veneta, ora ha cambiato delega al Governo. Lascia quella alla Famiglia alle Disabilità e assume quella agli Affari europei. Al posto di Fontana alla Famiglia e alle Disabilità è andata, come ministro, la deputata comasca Alessandra Locatelli, 43 anni. Fontana - che domani sera sarà a Oppeano, alla festa della Lega, con Salvini, ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio, e con il presidente della Regione Luca Za-

ia - è sposato e ha una figlia e ha la famiglia a Bruxelles. In passato è stato europarlamentare per nove anni. A fianco proprio di Salvini. Con il quale, nelle vesti di ideologo, ha elaborato i contenuti della nuova Lega sovranista, identitaria, vicino al Front National di Marine Le Pen e poi all’ungherese Orban. È vicino anche a Vladimir Putin, presidente della Federazione russa. Lega partito nazionale - al Governo con il 5 Stelle - che alle europee del 26 maggio ha preso il 37 per cento, in Italia, e il 50 in Veneto. Come L’Arena ha scritto un mese fa, si accreditava sempre di più la voce di Fontana agli Affari europei, nel posto lasciato libero da Paola Savona, dimessosi essendo diventato presidente della Consob. «È un incarico che cercherò di onorare al meglio», dice Fontana al nostro giornale. «Ringrazio Matteo Salvini, per aver proposto il mio nome, e il presidente Conte. Penso che in Europa serva un dialogo profondo con tut-

Laprimacosa ècapirecome sistastrutturando lacommissioneUe eaprireundialogo contuttiiPaesi

Siamoun insiemedipopoli, l’economiaè importantema icittadinivengono primadeinumeri ti i Paesi e che sia necessario difendere le ragioni delle comunità, dei territori, delle identità, anche di quella veronese, che porto con me ogni giorno e con orgoglio. Non dobbiamo mai dimenticare», sottolinea Fontana, «che siamo un insieme di popoli e che le esigenze dei cittadini spesso sono molto diverse da

LorenzoFontana,39 anni,nuovo ministeroagli Affarieuropei;è vicesegretario federaledellaLega

quelle dei numeri. L’economia è importante, ma i cittadini con le loro identità devono venire prima dei numeri». Commentando la sua nuova nomina, Fontana spiega che «è chiaro che la questione europea è una materia importante, che coinvolge tutti e, quindi, ci sarà molto da lavorare. Bisognerà capire l’attua-

le situazione dell’Unione europea, perché da quello che sento ci sono delle problematiche non indifferenti per creare una maggioranza stabile e questo, forse, da un certo punto di vista, potrebbe esserci anche di aiuto per poter finalmente essere degli interlocutori». Lo ha detto Fontana a margine di una conferen-

za stampa al ministero dell’Agricoltura. Nel suo mandato alla Famiglie e alle Disabilità Fontana, cattolico tradizionalista, è stato al centro di polemiche tra cui quelle in occasione del Congresso mondiale delle famiglie, tenutosi a Verona alla fine dello scorso marzo, come sui temi aborto e diritti gay. Ora dunque un

nuovo incarico, di grande rilevanza considerando che siamo all’inizio di una nuova legislatura europea quinquennale e che si stanno ridisegnando gli equilibri politici. Ma qual è la prima cosa che farà da ministro per gli Affari europei? «Penso che la prima cosa sia capire come si sta strutturando la commissione Ue», ha dichiarato Fontana pure a margine della conferenza stampa al ministero dell’Agricoltura. «Ci sarà da fare un dialogo profondo con tutti i Paesi per capire quale sarà la maggioranza. A me piacerebbe già che non si parlasse più di cordone sanitario, perché ritengo ciò insultante per il nostro Paese». Quanto all’ipotesi di Giancarlo Giorgetti - sottosegretario alla presidenza del Consiglio e vicesegretario federale della Lega - come futuro commissario Ue alla concorrenza, Fontana chiarisce: «Vediamo di trattare. Sarà un’azione di governo. Certamente lui ha ottimi rapporti a livello internazionale, è molto bravo e saprebbe farsi ascoltare». Ci sarà dunque un rimpasto di Governo? «Ciò va al di là di quello che posso sapere, anche perché i tempi per la composizione della commissione Ue potrebbero essere più lunghi». •

AZIENDE. Scintilletra ilcapogruppo delPd eil presidenteBarini

MISSIONE.D’Arienzo

«Sonocostrettia girareconi soldidei parchimetri» Lareplicadell’Amt: «Paroleda irresponsabile»

Missione Veneto per la Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. «A seguito delle numerose inchieste che hanno coinvolto ditte di smaltimento rifiuti e discariche del territorio nonché dei tanti incendi ai danni di aziende che trattavano i rifiuti», fa sapere il senatore del Pd Vincenzo D’Arienzo, membro della commissione, «abbiamo deciso una missione specifica per capire da vicino cosa sta accadendo». L’inchiesta si svolgerà in prefettura a Venezia con l’audizione dei responsabili delle diverse indagini, Arpa Veneto, Guardia di Finanza e magistrati. «Per quanto mi riguarda», fa sapere D’Arienzo, «mi dedicherò in particolare alla vicenda dei Pfas nell’acqua potabile di numerosi Comuni del Veneto e del Veronese in particolare e ai tanti incendi alle aziende che trattano rifiuti, reati spia di fenomeni più gravi, come l’insediamento della criminalità organizzata. Eppure», osserva il parlamentare, «la risposta giudiziaria è risultata disomogenea e poco incisiva nei risultati investigativi». E conclude: «Porrò anche il tema dei sequestri fatti e lasciati lì, come nel caso del capannone di San Massimo sequestrato perché conteneva rifiuti illecitamente smaltiti». • E.S.

«Lavoratoriinpericolo? Pfaseincendi InVeneto commissione No,Beninidicebugie» laEcomafie «Lavoratori messi in condizioni di pericolo dall’azienda», l’accusa. «No, sono le sue bugie irresponsabili a mettere a rischio sicurezza dei dipendenti», la replica. È polemica al vetriolo tra il capogruppo del Pd in Comune Federico Benini e il presidente di Amt Francesco Barini. «Dei 700mila euro di utile registrati nell’esercizio 2018 ben 230mila derivano dalla riduzione dei costi sul personale» premette Benini. E attacca: «Nel frattempo, Amt non ha risolto le criticità segnalate dai lavoratori in merito alla turnistica degli accertatori della sosta e alla sicurezza degli addetti alle operazioni di scassettamento dei parchimetri. Risulta infatti», afferma, «che tali lavoratori girino per la città trasportando considerevoli somme di denaro senza protezione e privi di assicurazione specifica». Per Benini, poi, «che sia proprio l’assessore alla Sicurezza Polato, che ha pure la delega alle Partecipate, a non riuscire nell’intento fa seriamente riflettere sull’operato di questa amministrazione». Ma le critiche non finiscono qui. «Amt badi più alla sostanza e meno all’apparen-

FedericoBenini

FrancescoBarini

za», incalza il consigliere dell’opposizione, «e invece di parlare di turismo solo per il fatto di avere un parcheggio bus, si occupi meglio del filobus e studi come migliorare la mobilità in città. Inoltre, di concerto con l’amministrazione preveda di reinvestire una parte degli utili nel miglioramento delle condizioni di sicurezza dei lavoratori». Il presidente Barini, parla di «gioco sporco e falsità» sul conto di Amt. «Il consigliere Benini», replica, «non ha chiaro il bilancio di Amt e non ha chiara nemmeno l’attività di Amt. Ciò che dichiara inoltre è molto grave: con le sue affermazioni infondate mette in pericolo l’incolumità degli scassettatori perché non è vero che trasportano

considerevoli somme di denaro. Vertenze in atto, poi», continua Barini, «non ce ne sono e questa è un’altra prova che Benini mente per raccogliere consenso. L’utile dell’azienda poi deriva anche da ciò che non è mai stato fatto in passato, ovvero il controllo delle partecipazioni compresa quella in Atv». E sul sostegno al turismo risponde: «Amt ha sostenuto il turismo non solo per la sua gestione ottimale del parcheggio Centro, ma anche perché gestisce tutto il traffico turistico su gomma che arriva in città. Riguardo alla filovia», conclude, «ormai ci siamo talmente abituati alle sue fake news, che non vale nemmeno più la pena di rispondere». • E.S.


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IL GIORNALE DI VICENZA Giovedì 11 Luglio 2019

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VENETO

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«Questisonoimbecilliebasta».Aesprimerelarabbia,indirizzatacontrounanaveda crocierainpartenzacolmaltempo,alcunipilotidiunrimorchiatoreinunvideoriportatodaimedialocali.L’episodio,dilunedìsera,èsimilealquasiincidentedidomenica.

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DOPOIL RICONOSCIMENTOUNESCO. Zaiafesteggia e lavora coi sindaci

Prosecco,nelpiano nientealberghi ecolturechimiche «LecollinedelTrevigiano adessosonol’unico “paesaggiovitivinicolo”nel Patrimoniomondiale» Alberto Minazzi VENEZIA

«Un paesaggio da vivere, un patrimonio di tutti”. Lo slogan scelto per promuovere le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene come sito Unesco del “Patrimonio dell’umanità” dice già tutto dello spirito con cui la Regione Veneto sta vivendo la nuova conquista, ottenuta qualche giorno fa in Azerbaigian. «Dedico questo riconoscimento, punto di arrivo di un’avventura iniziata 10 anni fa e risultato di un ottimo lavoro di squadra, a quei contadini che non ci sono più. È un riconoscimento - ha detto ieri il governatore Luca Zaia di ritorno da Baku - al lavoro della povera gente, che ha strappato rovi, ha tutelato il territorio dal dissesto idrogeologico, riuscendo così, an-

che inconsciamente, a modellare un’opera d’arte, patendo la fame, magari morendo su queste colline senza vedere mai il benessere del Prosecco. Da veneti, hanno creduto che la forza di volontà, la determinazione, il sacrificio servissero a qualcosa. Per questo lo definiamo “un sito del popolo”, oltre che una grande occasione di nuovo rinascimento per tutto il Veneto». L’UNICO PAESAGGIO VITIVINICOLO. Anche la fotografia

scelta per il grande backdrop esposto ieri a Palazzo Balbi è evocativa. «Questa immagine - sottolinea Zaia - è un condensato di tutto quello che c’è in queste colline: le cordonate, i ciglioni erbosi, il mosaico di appezzamenti appartenenti a proprietari diversi. Non a caso, questo è l’unico paesaggio viticolo a essere ri-

conosciuto come Patrimonio dell’umanità. Non lo è il territorio che produce lo Champagne, che è sito Unesco per le maison. Né lo sono le Langhe, che, pur senza avere vicino Venezia, dopo il riconoscimento richiamano ogni anno un milione e mezzo di turisti. Adesso, le colline del Prosecco sono in ottima compagnia, con il Kilimangiaro, la Grande Muraglia Cinese e le Piramidi. E lo siamo diventati assieme a Babilonia, a testimonianza che si tratta di un insediamento storico». Dopo le celebrazioni, è però il momento di guardare avanti, a quel piano di gestione richiesto dall’Unesco entro 120 giorni. Già ieri, prima della conferenza stampa, Zaia ha tenuto una riunione operativa con i sindaci (definiti dallo stesso governatore “eroici” per il sostegno dato, anche

Ilgovernatore: «Ma l’opera nonsiferma»

«Pedemontana,siamo afiancodeimagistrati» VENEZIA

Ilgovernatore Luca Zaiacon i sindaci ei protagonisti delrisultato

con provvedimenti non propriamente popolari, alla candidatura). ALT AD ALBERGHI E CHIMICA.

Serve un piano strategico su tutti gli elementi: da un’immagine (e un’azione) coordinata, a una grande attività di animazione sul territorio per i cittadini; dalla formazione per le guide all’istituzione di percorsi e punti di osservazione, al dare vita a un “albergo diffuso”, recuperando anche i piccoli edifici abbandonati, nella “core zone” di 9.170 ettari, in cui Zaia garantisce che «non sarà costruito un solo nuovo albergo, puntando invece sul turismo del futuro, che io vedo emozionale». Zaia vuole insomma tenere lontane tutte le polemiche da un sito che, magari, a breve sarà affiancato anche dalla “Padova del Giotto” («perché no?

Ne abbiamo già parlato con l’Unesco: è la nostra Cappella Sistina»). Nessun no, allora, a potenziali investitori stranieri («ben vengano, ma spero che prima sappiano sfruttare questa opportunità gli investitori nostrani e soprattutto i giovani, che troveranno tante occasioni di lavoro»). E stop ancor prima di iniziare a chi teme l’utilizzo di prodotti non naturali: «La battaglia contro i fitofarmaci - chiude Zaia - è sacrosanta e vede tutti come miei discepoli. Ma è battaglia giusta sul posto sbagliato, perché l’agricoltura e la vita del futuro sono senza chimica, e la core zone di questo sito ha il 70% della superficie ricoperta da boschi e non può esser assolutamente definita una zona di nuova aggressione alle colline con una monocultura». • © RIPRODUZIONERISERVATA

«Siamoassolutamenteal fiancodellamagistratura», ma nonpuòessere unavicenda giudiziaria,comequellalegata alsequestro dellagalleriadi Malochenecoinvolgesolo una parte,afermare il cantieredi un’interaoperaimportante comela PedemontanaVeneta. Èquestoilmessaggio cheil governatoreLuca Zaiaha lanciatoierisulla grande superstradain costruzioneda MontecchioaSpresiano (rispondendoai giornalisti a marginedell’eventosul Prosecco).«Siamoassolutamentea piena disposizionedei magistrati,perchépensiamo chelachiarezza fabene a tutti. Ese c’èqualcosa dachiarire,va chiarito,senza dubbio.Ciò non togliechequantonon ricade sottol’indaginedegli inquirenti sidebba fermarenel frattempoinattesa chesiastata fatta pienalucesulla questione. Emi spiacequindi assistere ai soliti che,anche inquestocaso, cercanodifar “lievitare il pane”…».Zaiaharisposto anchealle altrecritichesulla Pedemontanagiunteal suo indirizzo.«Chièall’opposizione hadirittodichiedere tutto quellochevuole.Ma

ricordiamoche, sefosse accaduto qualcosa,laRegionesi troverebbe nellaposizione dipartelesa.Prima dicostituirsiingiudizio, però, serveunprovvedimento».

ATTACCOPD. Intanto le opposizioniattaccano eil Pd chiede«un Consigliostraordinario sullasuperstrada Pedemontana. Abbiamouncantieresequestrato, perla terzavolta,e 81lavoratori incassaintegrazioneper un’opera inauguratainpompa magna un mesefa». Il capogruppoStefano Fracassoèancheprimofirmatario dellamozione(con5Stelle, Leu, AmpeIic)chechiede verifiche straordinariesull’esecuzioneesui materialiutilizzatinelleopere in cementoarmato:«È unatto doverosoa tutela deilavoratorie deifuturiutenti, consideratianche gliinquietanti dettagliemersi dalleintercettazionitelefoniche». GRANDINAVI. Zaiahaanche parlatodelle crociere.«Se qualcunovuolele grandi navi fuoridalla Laguna,perchénon sièmai posto ilproblema dellepetroliere? Togliamoanchequelle,ele fabbriche,togliamo tutto. Ciònon significacheio nonsiad’accordo conchi protesta: èsolochenon spettaa me decidere.Il ministro Toninellil’hoincontrato ehadetto diavereunasoluzione: seè così, cela faccia sapere». AL.MI.

OGGIMAXISUMMIT. CircolanonuovitesticonparerinegativipuredellaRegione.El’ufficiodibilanciodelParlamentofrenasuicostiperilpubblico

Autonomia, nella bozza anche i “no” del Veneto Zaiasbarralastrada all’ipotesi«cheunsurplusdi gettitodanoidiventifondo proSud».MaDiMaio:«Ècosì» Piero Erle

Ci sono tanti “no” che emergono soprattutto dal Sud, come logico, sulla maggiore autonomia del Veneto e di altre Regioni che oggi affronta un altro super-summit a palazzo Chigi («io confido: sono stati fatti passi avanti» ha ribadito il ministro Erika Stefa-

ni). E ci sono freni come quello azionato ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio, in audizione in “bicamerale”, perché «il sistema di finanziamento delle competenze aggiuntive previsto dalle bozze presenta elementi contraddittori» con rischi di maggiori costi per le casse pubbliche. Ma la novità emersa ieri è anche un’altra: il sito di universitari “Roars” ha pubblicato le bozze di intesa Stato-Regioni (Veneto, Lombardia, Emilia) datate 15 maggio, anche se in questi due mesi di sicuro sono cambiate ancora.

E in quelle 70 pagine sul Veneto spuntano altri “no”: quelli della stessa Regione. I NO DEL VENETO. Già alle fa-

mose “norme finanziarie” iniziali, in parte modificate rispetto al testo di febbraio ancora ieri pubblicato dal sito del Ministero, emergono le prime contrarietà. E giusto per mettere subito il dito nella piaga, il Veneto non condivide che gli accordi non possano comportare maggiori oneri per lo Stato rispetto alla “spesa storica” che sostiene oggi per il Veneto (e neppure

un altro comma collegato). Ma è solo l’inizio: la Regione non è d’accordo su parte del testo per i giudici di pace, e neanche sul capitolo “competenze sui rifiuti” e “bonifiche” (anche se su questo pare che l’ultimo summit a palazzo Chigi abbia dipanato le divergenze) e sulla difesa del suolo e procedura Via, e poi sui prodotti biologici, sulle concessioni autostradali e le altre infrastrutture di trasporto, e sulle reti per l’energia, e poi ancora sull’Albo società cooperative e i fondi per le imprese. In più ci sono molti altri

DOSSIER LEGAMBIENTE. Al 9° posto nazionale ILPD EL’ULSSEUGANEA. A Cittadella ePiove

Abusiedilizierifiutiillegali Ireatiecologicidel Veneto VENEZIA

«Centinaia di infrazioni, denunce e sequestri: dagli abusi edilizi al traffico illecito di rifiuti, fino allo spettro del disastro ambientale per la vicenda dell’inquinamento da Pfas». È il quadro per il Veneto del dossier Ecomafia di Legambiente presentato la settimana scorsa a Roma e dedicato ai vari tipo di ecoreati. In classifica nazionale il Veneto è al 10° posto, ma sale al 6° «per reati connessi al ciclo illegale del cemento: le infrazioni accertate sono 306, con

338 denunce e 86 sequestri; il triste primato va alla provincia di Venezia, con il 2,3% di infrazioni di tutto il territorio nazionale, seguita poi da Vicenza e Treviso. Numeri importanti anche per quanto riguarda il ciclo illegale di rifiuti, un settore in crescita di anno in anno su tutto il territorio nazionale, pari al 28,4% del totale dei reati contro l'ambiente: nella nostra regione sono 240 le infrazioni accertate per traffico illecito di rifiuti, 273 le denunce, 2 gli arresti e 90 i sequestri. Stavolta il primo posto va alla provincia di Treviso». •

«Prontosoccorsoaffidato aesterni:laGiuntachedice?» PADOVA

«L’assessore Lanzarin ritiene legittima la scelta delle Ulss padovana di esternalizzare alle cooperative i servizi di Pronto soccorso e 118, nonostante le reiterate preoccupazioni e le denunce dei sindacati dei medici?». La richiesta ufficiale, dopo le polemiche sollevate anche dal sindacato medici Anaao Assomed, arriva dai consiglieri regionali Stefano Fracasso e Claudio Sinigaglia che chiedono il ritiro del provvedimento della Ulss 6 Euganea

che affida alla cooperativa trevigiana Castel Del Monte onlus, fino al 31 agosto, i servizi sanitari di urgenza ed emergenza del Suem 118 e le attività di assistenza nel Pronto soccorso, per i pazienti in codice bianco e verde, a Piove di Sacco e Cittadella. L’Ulss ha già fatto sapere che non ha avuto scelta per la carenza di medici e l’impraticabilità per ora di altre soluzioni «ma questa scorciatoia attacca il Pd - è inaccettabile e in contrasto con quanto stabilito da sentenze da Corte dei conti, Consiglio di Stato e Cassazione». •

“sì ma con richiesta di modifiche”. Insomma, la bozza è di due mesi fa ed è di sicuro cambiata ma i nodi da sciogliere sono tanti e da tutte e due le parti ( e poi è il Parlamento a dover dire la sua). IL NO DI ZAIA. C’è un altro no

chiaro, però, ed è quello detto dal governatore Luca Zaia ieri: la Regione incasserà una percentuale di imposta (Irpef, forse altre) per pagarsi i nuovi poteri acquisiti, ma i 5 Stelle chiedono che se l’incasso dovesse salire oltre una certa quota (notare: sale co-

ErikaStefanie GiuseppeConte

munque l’Irpef intera, quindi l’incasso dello Stato nel Veneto e anche quella percentuale destinata alla Regione) sarebbe lo Stato a prendersi

tutto, magari per creare un “fondo perequativo” con altre Regioni non autonome. Zaia ieri ha detto no: non firmerà “prese in giro” in norme finanziarie «come quell’ipotesi fatta circolare, secondo cui l’extra-gettito del Veneto dovrebbe diventare un’opportunità per una nuova cassa del Mezzogiorno». Ma il vicepremier Luigi Di Maio ieri sera ha tirato dritto: sì all’autonomia ma «qualsiasi riparto di risorse economiche verso le Regioni che la stanno chiedendo, dovrà prevedere livelli essenziali di prestazioni per tutte le altre Regioni e un fondo di perequazione per fare in modo che ci sia un meccanismo di solidarietà verso tutte le altre Regioni». •


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«Questisonoimbecilliebasta».Aesprimerelarabbia,indirizzatacontrounanaveda crocierainpartenzacolmaltempo,alcunipilotidiunrimorchiatoreinunvideoriportatodaimedialocali.L’episodio,dilunedìsera,èsimilealquasiincidentedidomenica.

il programma su:

www.operaestate.it

DOPOIL RICONOSCIMENTOUNESCO. Zaiafesteggia e lavora coi sindaci

Prosecco,nelpiano nientealberghi ecolturechimiche «LecollinedelTrevigiano adessosonol’unico “paesaggiovitivinicolo”nel Patrimoniomondiale» Alberto Minazzi VENEZIA

«Un paesaggio da vivere, un patrimonio di tutti”. Lo slogan scelto per promuovere le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene come sito Unesco del “Patrimonio dell’umanità” dice già tutto dello spirito con cui la Regione Veneto sta vivendo la nuova conquista, ottenuta qualche giorno fa in Azerbaigian. «Dedico questo riconoscimento, punto di arrivo di un’avventura iniziata 10 anni fa e risultato di un ottimo lavoro di squadra, a quei contadini che non ci sono più. È un riconoscimento - ha detto ieri il governatore Luca Zaia di ritorno da Baku - al lavoro della povera gente, che ha strappato rovi, ha tutelato il territorio dal dissesto idrogeologico, riuscendo così, an-

che inconsciamente, a modellare un’opera d’arte, patendo la fame, magari morendo su queste colline senza vedere mai il benessere del Prosecco. Da veneti, hanno creduto che la forza di volontà, la determinazione, il sacrificio servissero a qualcosa. Per questo lo definiamo “un sito del popolo”, oltre che una grande occasione di nuovo rinascimento per tutto il Veneto». L’UNICO PAESAGGIO VITIVINICOLO. Anche la fotografia

scelta per il grande backdrop esposto ieri a Palazzo Balbi è evocativa. «Questa immagine - sottolinea Zaia - è un condensato di tutto quello che c’è in queste colline: le cordonate, i ciglioni erbosi, il mosaico di appezzamenti appartenenti a proprietari diversi. Non a caso, questo è l’unico paesaggio viticolo a essere ri-

conosciuto come Patrimonio dell’umanità. Non lo è il territorio che produce lo Champagne, che è sito Unesco per le maison. Né lo sono le Langhe, che, pur senza avere vicino Venezia, dopo il riconoscimento richiamano ogni anno un milione e mezzo di turisti. Adesso, le colline del Prosecco sono in ottima compagnia, con il Kilimangiaro, la Grande Muraglia Cinese e le Piramidi. E lo siamo diventati assieme a Babilonia, a testimonianza che si tratta di un insediamento storico». Dopo le celebrazioni, è però il momento di guardare avanti, a quel piano di gestione richiesto dall’Unesco entro 120 giorni. Già ieri, prima della conferenza stampa, Zaia ha tenuto una riunione operativa con i sindaci (definiti dallo stesso governatore “eroici” per il sostegno dato, anche

Ilgovernatore: «Ma l’opera nonsiferma»

«Pedemontana,siamo afiancodeimagistrati» VENEZIA

Ilgovernatore Luca Zaiacon i sindaci ei protagonisti delrisultato

con provvedimenti non propriamente popolari, alla candidatura). ALT AD ALBERGHI E CHIMICA.

Serve un piano strategico su tutti gli elementi: da un’immagine (e un’azione) coordinata, a una grande attività di animazione sul territorio per i cittadini; dalla formazione per le guide all’istituzione di percorsi e punti di osservazione, al dare vita a un “albergo diffuso”, recuperando anche i piccoli edifici abbandonati, nella “core zone” di 9.170 ettari, in cui Zaia garantisce che «non sarà costruito un solo nuovo albergo, puntando invece sul turismo del futuro, che io vedo emozionale». Zaia vuole insomma tenere lontane tutte le polemiche da un sito che, magari, a breve sarà affiancato anche dalla “Padova del Giotto” («perché no?

Ne abbiamo già parlato con l’Unesco: è la nostra Cappella Sistina»). Nessun no, allora, a potenziali investitori stranieri («ben vengano, ma spero che prima sappiano sfruttare questa opportunità gli investitori nostrani e soprattutto i giovani, che troveranno tante occasioni di lavoro»). E stop ancor prima di iniziare a chi teme l’utilizzo di prodotti non naturali: «La battaglia contro i fitofarmaci - chiude Zaia - è sacrosanta e vede tutti come miei discepoli. Ma è battaglia giusta sul posto sbagliato, perché l’agricoltura e la vita del futuro sono senza chimica, e la core zone di questo sito ha il 70% della superficie ricoperta da boschi e non può esser assolutamente definita una zona di nuova aggressione alle colline con una monocultura». • © RIPRODUZIONERISERVATA

«Siamoassolutamenteal fiancodellamagistratura», ma nonpuòessere unavicenda giudiziaria,comequellalegata alsequestro dellagalleriadi Malochenecoinvolgesolo una parte,afermare il cantieredi un’interaoperaimportante comela PedemontanaVeneta. Èquestoilmessaggio cheil governatoreLuca Zaiaha lanciatoierisulla grande superstradain costruzioneda MontecchioaSpresiano (rispondendoai giornalisti a marginedell’eventosul Prosecco).«Siamoassolutamentea piena disposizionedei magistrati,perchépensiamo chelachiarezza fabene a tutti. Ese c’èqualcosa dachiarire,va chiarito,senza dubbio.Ciò non togliechequantonon ricade sottol’indaginedegli inquirenti sidebba fermarenel frattempoinattesa chesiastata fatta pienalucesulla questione. Emi spiacequindi assistere ai soliti che,anche inquestocaso, cercanodifar “lievitare il pane”…».Zaiaharisposto anchealle altrecritichesulla Pedemontanagiunteal suo indirizzo.«Chièall’opposizione hadirittodichiedere tutto quellochevuole.Ma

ricordiamoche, sefosse accaduto qualcosa,laRegionesi troverebbe nellaposizione dipartelesa.Prima dicostituirsiingiudizio, però, serveunprovvedimento».

ATTACCOPD. Intanto le opposizioniattaccano eil Pd chiede«un Consigliostraordinario sullasuperstrada Pedemontana. Abbiamouncantieresequestrato, perla terzavolta,e 81lavoratori incassaintegrazioneper un’opera inauguratainpompa magna un mesefa». Il capogruppoStefano Fracassoèancheprimofirmatario dellamozione(con5Stelle, Leu, AmpeIic)chechiede verifiche straordinariesull’esecuzioneesui materialiutilizzatinelleopere in cementoarmato:«È unatto doverosoa tutela deilavoratorie deifuturiutenti, consideratianche gliinquietanti dettagliemersi dalleintercettazionitelefoniche». GRANDINAVI. Zaiahaanche parlatodelle crociere.«Se qualcunovuolele grandi navi fuoridalla Laguna,perchénon sièmai posto ilproblema dellepetroliere? Togliamoanchequelle,ele fabbriche,togliamo tutto. Ciònon significacheio nonsiad’accordo conchi protesta: èsolochenon spettaa me decidere.Il ministro Toninellil’hoincontrato ehadetto diavereunasoluzione: seè così, cela faccia sapere». AL.MI.

OGGIMAXISUMMIT. CircolanonuovitesticonparerinegativipuredellaRegione.El’ufficiodibilanciodelParlamentofrenasuicostiperilpubblico

Autonomia, nella bozza anche i “no” del Veneto Zaiasbarralastrada all’ipotesi«cheunsurplusdi gettitodanoidiventifondo proSud».MaDiMaio:«Ècosì» Piero Erle

Ci sono tanti “no” che emergono soprattutto dal Sud, come logico, sulla maggiore autonomia del Veneto e di altre Regioni che oggi affronta un altro super-summit a palazzo Chigi («io confido: sono stati fatti passi avanti» ha ribadito il ministro Erika Stefa-

ni). E ci sono freni come quello azionato ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio, in audizione in “bicamerale”, perché «il sistema di finanziamento delle competenze aggiuntive previsto dalle bozze presenta elementi contraddittori» con rischi di maggiori costi per le casse pubbliche. Ma la novità emersa ieri è anche un’altra: il sito di universitari “Roars” ha pubblicato le bozze di intesa Stato-Regioni (Veneto, Lombardia, Emilia) datate 15 maggio, anche se in questi due mesi di sicuro sono cambiate ancora.

E in quelle 70 pagine sul Veneto spuntano altri “no”: quelli della stessa Regione. I NO DEL VENETO. Già alle fa-

mose “norme finanziarie” iniziali, in parte modificate rispetto al testo di febbraio ancora ieri pubblicato dal sito del Ministero, emergono le prime contrarietà. E giusto per mettere subito il dito nella piaga, il Veneto non condivide che gli accordi non possano comportare maggiori oneri per lo Stato rispetto alla “spesa storica” che sostiene oggi per il Veneto (e neppure

un altro comma collegato). Ma è solo l’inizio: la Regione non è d’accordo su parte del testo per i giudici di pace, e neanche sul capitolo “competenze sui rifiuti” e “bonifiche” (anche se su questo pare che l’ultimo summit a palazzo Chigi abbia dipanato le divergenze) e sulla difesa del suolo e procedura Via, e poi sui prodotti biologici, sulle concessioni autostradali e le altre infrastrutture di trasporto, e sulle reti per l’energia, e poi ancora sull’Albo società cooperative e i fondi per le imprese. In più ci sono molti altri

DOSSIER LEGAMBIENTE. Al 9° posto nazionale ILPD EL’ULSSEUGANEA. A Cittadella ePiove

Abusiedilizierifiutiillegali Ireatiecologicidel Veneto VENEZIA

«Centinaia di infrazioni, denunce e sequestri: dagli abusi edilizi al traffico illecito di rifiuti, fino allo spettro del disastro ambientale per la vicenda dell’inquinamento da Pfas». È il quadro per il Veneto del dossier Ecomafia di Legambiente presentato la settimana scorsa a Roma e dedicato ai vari tipo di ecoreati. In classifica nazionale il Veneto è al 10° posto, ma sale al 6° «per reati connessi al ciclo illegale del cemento: le infrazioni accertate sono 306, con

338 denunce e 86 sequestri; il triste primato va alla provincia di Venezia, con il 2,3% di infrazioni di tutto il territorio nazionale, seguita poi da Vicenza e Treviso. Numeri importanti anche per quanto riguarda il ciclo illegale di rifiuti, un settore in crescita di anno in anno su tutto il territorio nazionale, pari al 28,4% del totale dei reati contro l'ambiente: nella nostra regione sono 240 le infrazioni accertate per traffico illecito di rifiuti, 273 le denunce, 2 gli arresti e 90 i sequestri. Stavolta il primo posto va alla provincia di Treviso». •

«Prontosoccorsoaffidato aesterni:laGiuntachedice?» PADOVA

«L’assessore Lanzarin ritiene legittima la scelta delle Ulss padovana di esternalizzare alle cooperative i servizi di Pronto soccorso e 118, nonostante le reiterate preoccupazioni e le denunce dei sindacati dei medici?». La richiesta ufficiale, dopo le polemiche sollevate anche dal sindacato medici Anaao Assomed, arriva dai consiglieri regionali Stefano Fracasso e Claudio Sinigaglia che chiedono il ritiro del provvedimento della Ulss 6 Euganea

che affida alla cooperativa trevigiana Castel Del Monte onlus, fino al 31 agosto, i servizi sanitari di urgenza ed emergenza del Suem 118 e le attività di assistenza nel Pronto soccorso, per i pazienti in codice bianco e verde, a Piove di Sacco e Cittadella. L’Ulss ha già fatto sapere che non ha avuto scelta per la carenza di medici e l’impraticabilità per ora di altre soluzioni «ma questa scorciatoia attacca il Pd - è inaccettabile e in contrasto con quanto stabilito da sentenze da Corte dei conti, Consiglio di Stato e Cassazione». •

“sì ma con richiesta di modifiche”. Insomma, la bozza è di due mesi fa ed è di sicuro cambiata ma i nodi da sciogliere sono tanti e da tutte e due le parti ( e poi è il Parlamento a dover dire la sua). IL NO DI ZAIA. C’è un altro no

chiaro, però, ed è quello detto dal governatore Luca Zaia ieri: la Regione incasserà una percentuale di imposta (Irpef, forse altre) per pagarsi i nuovi poteri acquisiti, ma i 5 Stelle chiedono che se l’incasso dovesse salire oltre una certa quota (notare: sale co-

ErikaStefanie GiuseppeConte

munque l’Irpef intera, quindi l’incasso dello Stato nel Veneto e anche quella percentuale destinata alla Regione) sarebbe lo Stato a prendersi

tutto, magari per creare un “fondo perequativo” con altre Regioni non autonome. Zaia ieri ha detto no: non firmerà “prese in giro” in norme finanziarie «come quell’ipotesi fatta circolare, secondo cui l’extra-gettito del Veneto dovrebbe diventare un’opportunità per una nuova cassa del Mezzogiorno». Ma il vicepremier Luigi Di Maio ieri sera ha tirato dritto: sì all’autonomia ma «qualsiasi riparto di risorse economiche verso le Regioni che la stanno chiedendo, dovrà prevedere livelli essenziali di prestazioni per tutte le altre Regioni e un fondo di perequazione per fare in modo che ci sia un meccanismo di solidarietà verso tutte le altre Regioni». •


-MSGR - 20_CITTA - 7 - 11/07/19-N:

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Primo Piano

Giovedì 11 Luglio 2019 www.ilmessaggero.it

L’intervista Gianluca Savoini

HANNO DETTO

«Solo un incontro tra imprenditori è un’assurda caccia alle streghe» Fedelissimo di Salvini di casa al Cremlino: `«Che ruolo ho? Nel mio piccolo costruisco si è parlato di possibili intese commerciali un ponte di dialogo tra i nostri due Paesi»

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Orgoglioso dei 5Stelle Mai contatti con finanziatori occulti LUIGI DI MAIO

Se i grillini pensano che il Carroccio fa gli interessi russi, come possono governarci insieme? NICOLA ZINGARETTI

n fedelissimo di Salvini, di cui è stato anche portavoce appena Matteo è diventato segretario. Uno che ha tenuto i rapporti tra la Lega e il serbo Milosevic e quelli di Bossi con Heider e poi del Senatur con il turbonazionalista russo Zirinovskj. E non c’è incontro tra Salvini e Putin o putiniani - esempio: alla cena di Villa Madama nell’ultima visita di Vlad lui era tra i big in cui Gianluca Savoini non sia presente. Insomma, lei che sa tutto e che c’è sempre, il Carroccio i soldi li prende dai russi oppure no? «Ma neanche per sogno!». Dall’audio appena diffuso però non parrebbe? «Mi sembra che solo di affari si sia parlato tra imprenditori russi e imprenditori italiani. Mi dispiace di smontare tutto questo giallo politico-affaristico, questo romanzo assurdo che è stato imbastito su quell’episodio. Un incontro segreto? Macché. Per caso, all’Hotel Metropole, all’ora di colazione, dopo la giornata precedente con il grande convegno di Confindustria a Mosca con tanta gente e anche Salvini, m’imbatto in alcuni imprenditori italiani e russi. E cominciamo a parlare di petrolio, di depuratori, di vigne in Toscana e in Pie-

«Quando qualcuno mi farà vedere un rublo o un dollaro proveniente dalla Russia nelle casse della Lega allora potremo ragionare su queste cose. Siccome mai nulla è stato trovato, perché proprio nulla c’è, è inutile parlare di queste balle. A me sembra tutto un killeraggio per colpire Salvini. Se il Pd e le altre opposizioni per contrastare la Lega si attaccano a queste cose, vuol dire che sono mesi male e noi possiamo dormire sonni tranquilli».

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Gianluca Savoini con Vladimir Putin a Mosca

«MAI NULLA È STATO TROVATO PERCHÉ PROPRIO NULLA C’È È TUTTO UN KILLERAGGIO PER COLPIRE MATTEO»

«Io in politica? Ora no, ma mai dire mai»

GIULIO CENTEMERO

Urbano Cairo si dice lusingato dalle ipotesi che lo vogliono impegnato in politica lasciando la porta socchiusa per il futuro. «Leggo i giornali e cosa si dice», ha risposto l’editore nel corso della presentazione dei palinsesti autunnali di La7. «Da un certo punto di vista mi fa piacere e mi inorgoglisce che si parli di

me come di una persona che può dare una mano e coagulare un certo tipo di area politica. Il tema di oggi è che non ho tempo di farlo, sono oberato di cose, non ce la posso fare. Vado a dormire tutte le sere alle tre e mi sveglio alle otto, di più non posso fare... In questo momento è no, però mai dire mai».

Autonomia, sulle risorse ancora niente accordo IL PROGETTO ROMA A poche ore dal «super-vertice» sull’autonomia, come lo ha definito il ministro per gli Affari Regionali Erika Stefani, il nodo finanziario non è stato ancora sciolto. Lo stesso Matteo Salvini ha messo le mani avanti, dicendo che probabilmente l’incontro di oggi non sarà risolutivo. «Ci vorranno probabilmente altre tre quattro riunioni», ha spiegato, «ma alla fine si farà». I nodi sono sempre gli stessi. Ieri il vice premier Luigi Di Maio ha provato a fare un fuoco di sbarramento preventivo. In un video postato su Facebook il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha garantito che il fondo di perequazione, il cui scopo è traferire l’extragettito delle tre Regioni più ricche e dinamiche del Paese verso quelle più bisognose, ci sarà. «Qualsiasi riparto di risorse economiche verso le regioni che la stanno chiedendo (l’autonomia, ndr)», ha

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Le materie che le Regioni possono richiedere allo Stato detto il ministro, «dovrà prevedere livelli essenziali di prestazioni per tutte le altre regioni e un fondo di perequazione per fare in modo che ci sia un meccanismo di solidarietà verso tutte le altre regioni». Di Maio ha anche detto che il Movimento si farà garante dell’unità nazionale e che, in fin dei conti, quella che sta prendendo for-

OGGI IL “SUPER-VERTICE” CON TUTTI I MINISTRI MA SERVIRANNO ALTRE RIUNIONI DI MAIO: IL FONDO PEREQUATIVO CI SARÀ

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L’Italia delle Autonomie

L’editore Cairo

Fake news, basta scaricare i nostri bilanci pubblici e on line per comprenderlo

monte che alcuni russi sarebbe intenzionati a comprare. Le sembrano temi così scottanti? Così scandalosi? La politica non c’entra un bel niente». Ma lei non può negare che la Russia è sempre stata generosa con i partiti sovranisti, per esempio con la Le Pen.

Chi erano gli altri due italiani presenti nell’audio? «Saranno stati imprenditori. Le ripeto: c’è stato solo un incontro casuale. In cui la politica non c’entra nulla, i soldi alla Lega neppure e sono allibito che si sua montato un caso assurdo sul niente». Ma lei a che titolo lavora per la Lega? «Io non lavoro per la Lega, presiedo l’associazione Lombardia-Russia e ho rapporti con quel Paese da tanto tempo. Rapporti leciti e normali. Rapporti di lavoro. Poi, certo, sono leghista e sono amico di Matteo: è una colpa? Ormai sono spiato e seguito in tutto, come se fossi un mascalzone. E invece sono un libero cittadino che non fa niente di male. Dovrò mettermi a fare querele».

Il suo vero ruolo qual è? «Quello di uno che sa quanto la Russia sia importante per l’Europa e quanto alla Ue convenga avere buoni rapporti con quel Paese. L’Europa ha sbagliato a lungo con la Russia, spero che ora la situazione cambi, perché noi abbiamo bisogno della Russia e la Russia ha bisogno di noi. Io, nel mio piccolo, costruisco un ponte di dialogo. Ma non sono il portavoce della Lega o un politico della Lega». Un grande amico e consigliere di Salvini però lo è? «Ci conosciamo da moltissimo tempo. Stavamo tutti e due a via Bellerio. Ma io non ho un ruolo politico. Sono solo iscritto alla Lega dal 1991 e credo molto nel nostro partito». Ma perché il vostro partito, a corto di soldi, non doverebbe accettare quelli offerti dai russi? «Perché non ho mai avuto sentore di offerte di questo tipo. Mi sembra un’assurda caccia alle streghe. Ma non ci sono le streghe. E non ci sono neanche i soldi in cassa. Le casse della Lega sono notoriamente vuote». Nell’audio lei dice: «Il prossimo maggio ci sono le elezioni in Europa, e Salvini è il primo che vuole cambiare l’Europa». Non possono suonare come una richiesta di aiuto queste parole? «Proprio no. Ripeto: s’è parlato in maniera informale di possibili accordi commerciali, come si fa in tanti altri casi. E poi, questa storia di Salvini putiniano deve finire. La Lega è il primo partito italiano e ha rapporti con tutti, con Putin come con Trump. Non siamo dei soldatini russi o, peggio, dei prezzolati dei russi. Finiamola con la caricature e con le balle». Mario Ajello

ma è un’autonomia «light». Di tutt’altro avviso sono i presidenti delle regioni interessate, soprattutto Veneto e Lombardia. «Evitiamo che qualcuno si inventi norme finanziarie come quella fatta circolare ieri per la quale l’extragettito del Veneto dovrebbe diventare una nuova Cassa del Mezzogiorno», ha detto Luca Zaia. «L’autonomia solidale di Di Maio?», gli ha fatto eco Attilio Fontana, «da quello che leggo sui giornali significherebbe che tutto quello che in Lombardia risparmiamo perché siamo bravi a efficientarci anziché trattenerlo dovremmo ridarlo agli altri. Praticamente l’efficienza che finanzia l’inefficienza. Se questa è la condizione io non ci starò». Dietro le quinte, in realtà, i tecnici stanno lavorando a un meccanismo che permetta di dire a Di Maio che il fondo perequativo esiste, ma che tenga buoni anche Zaia e Fontana facendo in modo che al suo finanziamento vada soltanto qualche briciola dell’extragetti-

1972 Provincia di Bolzano Provincia di Trento

Autonomie storiche Regioni che hanno avviato negoziati con il governo Nessuna procedura avviata

1948 Valle d’Aosta

2018 Lombardia

Regioni che hanno firmato patti con il governo

1948 Sardegna

Regioni che hanno mosso passi informali per l’autonomia

1946 Sicilia

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Le Regioni che hanno firmato pre-intese sull’autonomia to delle due regioni.

IL MECCANISMO Come funzionerebbe? Per finanziare le funzioni trasferite, lo Stato cederebbe a Veneto e Lombardia un pezzetto di Irpef o di Iva. Il tema del contendere è a chi va il gettito in più che le imposte dovessero generare in caso di miglioramento dell’eco-

INTANTO IL VENETO CHIEDE ALTRE COMPETENZE, A PARTIRE DALLA GESTIONE DEI FLUSSI DEI MIGRANTI

1963 Friuli Venezia Giulia

2018 Veneto

2018 Emilia-Romagna

nomia. L’idea che starebbe maturando al Tesoro sarebbe quella di fissare una sorta di benchmark. Solo se l’extragettito supera questo parametro verrebbe ridistribuito. Ma il vero problema lo ha sollevato ieri in audizione in Parlamento l’Ufficio parlamentare di Bilancio, l’Authority indipendente che vigila sui conti pubblici.

IL NODO CENTRALE Una questione fondamentale, ha spiegato Alberto Zanardi, è che di fatto il Parlamento rischia di essere chiamato a decidere al buio. Nessuno conosce gli effetti finanziari delle intese e le stesse intese rimandano queste quantificazioni ai dpcm attuativi che saranno emanati solo quando le stesse intese saranno già state approvate dalle Camere. Un procedimento all’inverso. Inoltre, secondo l’Ufficio di Bilancio, già le bozze pubblicate dal ministero degli Affari Regionali sono contradditorie nella parte finanziaria e potenzialmente potrebbe-

ro mettere a rischio il bilancio dello Stato e la solidarietà tra le regioni. Le nuove bozze, custodite gelosamente ma che continuano a circolare, raccontano anche altro. A partire da una presa d’atto che gli accordi potranno comportare oneri per lo Stato. La novità è che questi costi dovranno essere coperti con tagli ai di spesa che dovranno incidere sulle voci delle funzioni trasferite. Detto in altre parole, se Veneto e Lombardia saranno autonome sull’istruzione e questo comportasse un costo per lo Stato, quel costo dovrebbe essere coperto tagliando sempre i fondi per la scuola. Quelli di tutti. L’altra novità è che le competenze richieste continuano ad aumentare. Il Veneto, per esempio, adesso ha aggiunto anche la richiesta delle competenze sulla gestione dei flussi migratori. Non proprio una funzione di secondaria importanza. Andrea Bassi

-TRX IL:10/07/19 22:39-NOTE:

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PRIMO PIANO

Giovedì 11 Luglio 2019 Corriere del Veneto

La politica e il territorio Un iter travagliato

Il referendum e la pre-intesa

VENEZIA L’appuntamento - il ter-

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zo in una settimana - è per questa mattina, alle 8.30, a Palazzo Chigi. Ma nell’attesa di sapere che si diranno il premier Giuseppe Conte, la titolare degli Affari regionali Erika Stefani e gli altri ministri coinvolti nella riforma (c’è da chiarire, innanzitutto, la spinosa questione del «fondo di perequazione»), una nuova tegola cade sull’autonomia ed è la relazione letta ieri dal consigliere dell’Ufficio parlamentare di bilancio Alberto Zanardi nella Bicamerale per il federalismo fiscale. L’Ufficio parlamentare di bilancio («Upb» nel gergo di Palazzo) è un organismo indipendente che svolge funzioni di vigilanza sulla finanza pubblica a supporto del parlamento. Costituito nel 2014 dal governo Renzi, è presieduto dall’economista Giuseppe Pisauro e i consiglieri sono Chiara Goretti e, appunto, Alberto Zanardi. Quest’ultimo ieri ha evidenziato a senatori e deputati come «il sistema di finanziamento delle competenze aggiuntive previ-

Dopo il referendum del 2017 (2,3 milioni di veneti al voto) la Regione ha firmato con il governo Gentiloni una pre intesa quadro sull’autonomia su cinque materie

Governo Lega-M5s le nuove bozze Dopo l’insediamento del governo giallo-verde il ministro Stefani si mette al lavoro sulla nuova bozza d’intesa. Ma c’è il muro di gomma dei Cinque Stelle

Riunioni a vuoto Interviene Conte La trattativa tra Lega e M5s si avvita su se stessa e le riunioni si susseguono senza approdare a nulla. Interviene il premier Conte, che si fa garante della riforma

Autonomia,unaltronodaitecnici DiMaio:«Saràunariformalight»

Oggi nuovo vertice, anche il leader M5s alza il muro del fondo di perequazione. Governatore veneto furioso sto dalle bozze di intesa presenti elementi contraddittori che suscitano preoccupazioni per i possibili rischi sia sulla tenuta del vincolo di bilancio nazionale sia sulla garanzia della solidarietà interregionale». Per l’Upb è «inadeguata l’ipotesi di rinviare la valutazione degli effetti di finanza pubblica a decreti successivi all’entrata in vigore delle leggi di approvazione delle intese»: i parlamentari devono essere informati prima dell’approdo dei testi alla Camere, specialmente su tre aspetti. Il primo: come sarà garantita «la tutela degli obiettivi di uniformità delle prestazioni su base nazionale e la tenuta dei conti pubblici»? Secondo: quali sono «i criteri di quantificazione delle risorse finanziarie necessarie per dare attuazione alle nuove funzioni de-

centrate»? Terzo: quali saranno «gli strumenti fiscali con cui realizzare il trasferimento di risorse»? E ancora: «Il passaggio dal criterio della spesa storica a quello dei fabbisogni standard pone una serie di problemi tecnici complessi e di non sempre agevole soluzione che andrebbero affrontati per tempo». E poi c’è un’ultima questione, «seppure non presente nei documenti ufficiali ma evocata nel dibattito», che riguarda il coordinamento del sistema fiscale e di finanza pubblica intra-regionale, cioè tra Regione, Province, Città metropolitane e Comuni: «Si tratta di una competenza che pone questioni di grande rilievo» come il concorso degli enti locali all’equilibrio di bilancio dello Stato, la costituzione di fondi alimentati da compartecipazioni su tributi

erariali, le intese con gli enti locali in materia di investimenti. Ora, non è che le relazioni dell’Upb siano le Tavole della Legge (per dire: l’Ufficio espresse dubbi e perplessità anche sul reddito di cittadinanza e si sa come poi è andata a finire) ma certo un nuovo parere tecnico contrario dopo quello del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi (il celeberrimo «Dagl») e quello del Procuratore generale della Corte dei conti non aiuta a rasserenare l’orizzonte della riforma. E che non si tratti di osservazioni poi così peregrine lo conferma il fatto che lo stesso premier Conte avrebbe chiesto per oggi al ministero dell’Economia alcune proiezioni sull’impatto che la riforma avrebbe sui conti pubblici (è tempo, insomma, di iniziare a

ragionare numeri alla mano). Intanto continua la tenzone politica tra la Lega e il Movimento Cinque Stelle. il vicepremier Luigi Di Maio, come sta facendo ormai da mesi, un po’ rassicura ed un po’ scudiscia: «L’autonomia è nel contratto di governo e si farà, ma sarà un’autonomia equilibrata e giusta. Di spaccare il Paese in due e lasciare il Centro-Sud isolato non se ne parla. Noi sare-

mo garanti dell’unità nazionale: non si regionalizza la scuola e non si creano ulteriori disparità nella sanità. Già ce ne sono tante». E rilancia sul fondo perequativo: «Ci deve essere un meccanismo di solidarietà per cui nel momento in cui le Regioni che chiedono l’autonomia avranno un extra-gettito lo condivideranno con le altre Regioni. È un principio sacrosanto che ci permetterà di fare

L’ascesa di Lorenzo Fontana (Lega)

Salvini spinge l’amico ministro e dopo il Veneto gli affida la Ue

un’autonomia “light”». Replica il governatore Luca Zaia: «Siamo disponibili a valutare le controproposte, ma di certo non si transige sulla norma finanziaria, che abbiamo ben definito. Non esiste una norma finanziaria per cui l’extragettito del Veneto dovrebbe servire a finanziare una nuova Cassa per il Mezzogiorno». Il segretario della Cgil del Veneto, Christian Ferrari, chiede di «uscire dalla segretezza» e avverte: «Il processo innescato non ha nulla a che fare con il federalismo, solidale e cooperativo, di cui avrebbe bisogno l’Italia. L’improvvisazione con cui si sta procedendo rischia di cristallizzare definitivamente gli attuali squilibri territoriali, se non, addirittura, di dare impulso a un’evoluzione centrifuga e disgregativa». Marco Bonet © RIPRODUZIONE RISERVATA

La missione si annuncia impossibile. Per questo Matteo Salvini l’ha affidata al più fedele tra i suoi fedelissimi, Lorenzo Fontana. Toccherà a lui, ex ministro per la Famiglia e la disabilità e neo ministro per gli Affari europei, presidiare il fronte a Bruxelles per conto del governo gialloverde. Sarà lui a dover rompere l’isolamento in cui le grandi famiglie politiche europee hanno fatto precipitare la Lega e il suo gruppo sovranista Identità e Democrazia, «il vergognoso e antidemocratico cordone sanitario» lamentato dalla veterana Mara Bizzotto che dopo aver impedito (a lei) di diventare vice presidente del Parlamento europeo ieri ha impallinato pure due

Ministro Lorenzo Fontana, già ministro alla Famiglia e ora agli Affari europei

presidenze e nove vicepresidenze di commissione che secondo il Cencelli a 12 stelle spettavano ai sovranisti. Sarà lui a dover trattare con l’Unione dopo

che l’Italia è stata messa ai margini della Commissione, del Consiglio europeo, dell’Alto rappresentante per gli affari esteri, della Bce (con la beffa della presidenza del

Parlamento assegnata a David Sassoli, che è del Pd). E sarà sempre lui, tra pochi mesi, a dover convincere i partner Ue della bontà della nostra manovra, con le annunciate tensioni sul deficit. Per non parlare della questione migranti, altro punto di frizione col resto del Continente che sta particolarmente a cuore a Salvini. Fontana è pronto, conosce bene il campo nemico: veronese del Saval, ex dipendente della Fiera, dopo una prima esperienza come consigliere di circoscrizione e consigliere comunale nella sua città, a 29 anni già siede nel Parlamento europeo al fianco di Salvini, con cui condivide la militanza al vertice dei Giovani Padani (lì troverà


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Giovedì 11 Luglio 2019 Corriere del Veneto

VE

Venezia&Mestre venezia@corriereveneto.it

Gestione dei flussi

Contapersone in arrivo Polemica sui fondi spesi

L

© RIPRODUZIONE RISERVATA

0412385648 0412385668 0412385653

Burano MuraroS.Erasmo CavallinoTreporti Ca’Savio

0412385659 0412385661 0412385678

MestreeMarghera FavaroVeneto MarconQuarto d’Altino

0412385631 0412385639 0412385642

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0415225468 0415224196 041770128

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Crociere,ZaiaattaccaToninelli Industriali:«Margherasubito»

Turismo

a gara per trovare il miglior fornitore è in via di aggiudicazione e sono dunque in arrivo i sensori contapersone nelle calli più trafficate della città. E’ il primo passo per la gestione dei flussi turistici e rientra nei progetti finanziati dal Patto per Venezia. Affidato a Venis, ci sono voluti 2 anni di sperimentazioni prima di scegliere la tecnologia più adeguata su cui basare il capitolato tecnico della gara. I dati raccolti dai sensori uniti a quelli del traffico telefonico confluiranno in una smart control room. Qui, grazie a un software, sarà possibile fare una previsione a breve termine (si parla di minuti), per capire quali zone si congestioneranno. Una volta avviato il sistema, con una serie storica di dati, sarà possibile fare previsioni a più lungo termine. Venis ha iniziato poi lo studio di una app per le prenotazioni, ma la fase è ancora iniziale, mentre il quarto progetto al via misurerà quanta gente ci sarà in piazza San Marco a partire dalle telecamere. È in via di aggiudicazione anche la gara per aumentare la copertura wi-fi del Comune: servirà anch’essa a contare i flussi. Dei 10 milioni del Patto per Venezia al momento sono stati spesi 164 mila euro con i piani di Venis, gli altri ancora sono in fase di progettazione. Tra questi ci sono i nuovi approdi del Tronchetto e quelli per i gran turismo: a giorni la delibera andrà in Giunta. Oltre alla Cornoldi, nei giorni da bollino nero i lancioni arriveranno alle Zattere, alle Fondamente Nuove, in Riva Sette Martiri e in Riva San Biagio. I pontili saranno dotati di telecamera e contapersone. E’ abortito invece il progetto di regolamentazione dei flussi in area marciana: secondo Ca’ Farsetti non aveva efficacia. «Il filo conduttore delle azioni da finanziare con il Patto è nel progetto di governance del Turismo che fa parte del rapporto inviato all’Unesco – dice l’assessore Paola Mar, che ne ha parlato ieri in commissione consigliare – Ci sono 4 fasi: contapersone, fase gestionale, riqualificazione urbana, comunicazione. Noi non gestiamo il turismo dal punto di vista emergenziale, siamo un laboratorio. Abbiamo terminato 18 azioni e avviate altre 33». Secondo l’opposizione il Patto per Venezia è invece un’occasione persa. « Dopo 4 anni non si è nemmeno alla fase embrionale, da due chiediamo i dati della sperimentazione ma non abbiamo risposte - tuona la capogruppo Pd Monica Sambo – Pontili, aree ristoro e segnaletica non sono interventi tecnologici e sperimentali: solo 2 dei 10 milioni del Patto sono stati stanziati per questa voce, sono troppo pochi». E. Lor.

NUMERI UTILI CentroStorico MalmoccoAlberoni Pellestrina

Il governatore: «Il Clini-Passera? Preistoria». Tempi lunghi per il protocollo fanghi La vicenda ● Domenica scorso la Costa Deliziosa ha sfiorato Riva Sette Martiri e uno yacht per il forte vento che le ha fatto perdere la rotta. Il 2 giugno la Msc Opera aveva colpito la banchina di San Basilio e un battello fluviale ● I due incidenti hanno riacceso le polemiche sul passaggio delle crociere nel «cuore» di Venezia. Il ministro Danilo Toninelli ha promesso delle scelte a breve: nel lungo periodo si punta su Chioggia, nel breve su banchine temporanee dove spostare alcune navi ● Comune, Regione e Confindustria hanno invece continuato a sostenere Marghera, scelta nel Comitatone del 2017

«Il ministro Toninelli dice di avere una soluzione: ce la faccia sapere». Anche il governatore del Veneto Luca Zaia va all’attacco del ministro delle Infrastrutture, dopo l’incidente sfiorato domenica scorsa dalla Costa Deliziosa, che ha rischiato di schiantarsi contro Riva Sette Martiri e uno yacht. «Le immagini che ho visto sono raccapriccianti continua Zaia - Ci vogliono delle condizioni minimali per far uscire le navi e, immagino, debba essere la Capitaneria di Porto a valutarle». Questo lo stabiliranno il pm Andrea Petroni, che ha aperto un fascicolo sull’episodio, così come lo stesso ministero, che ha avviato un’ispezione e chiesto relazioni a Capitaneria e Autorità di sistema portuale. Lo stesso presidente Pino Musolino, si è detto ieri «profondamente scosso da quanto accaduto, anche da veneziano». Musolino però si è anche tolto un sassolino dalla scarpa. Dopo aver ricordato che il Comitatone del 2017 aveva scelto di portare le grandi navi a Marghera (sponda nord del canale industriale nord) e quelle medie in Marittima per il Vittorio Emanuele, ha spiegato che il nuovo governo ha cambiato idea: «Quella soluzione, realizzabile e cantierabile, è stata sospesa e i tempi si sono allungati». E su quell’ipotesi torna anche Filippo Olivetti, operatore portuale con la sua Bassani ma anche delegato alle Infrastrutture di Confindustria Venezia. «Marghera potrebbe essere usata in tempi rapidi - afferma - Bastano un paio di tensostrutture e due settimane di dragaggi per ripristinare il fondale sotVENEZIA

Aeroporto

«Con questa convenzione otteniamo due benefici: mettiamo in sicurezza l’area dell’aeroporto e incassiamo le multe, senza spendere un centesimo». L’assessore alla Sicurezza Giorgio D’Este sintetizza così l’accordo tra Comune e Save per la gestione della zona a traffico controllato del Marco Polo. Una partita che, stando alle prime stime, può valere fino a un milione e mezzo di euro. I cartelli che avvisano gli automobilisti del limite di permanenza di sette minuti in realtà erano apparsi sulla rotonda d’accesso già lo scorso anno, ma senza i vigili a contestare le violazioni la Ztc era rimasta un monito, severo ma inapplicato, tanto più che l’amministrazione comunale si era messa di traverso. Le auto, in ogni caso, hanno preferito stare lontane dal sedime aeroportuale, invadendo so-

De Piccoli Il Venis potrebbe essere pronto già nel 2022

Musolino Sono scosso da quello che è successo, da veneziano

to banchina: un paio di navi si potrebbero mettere già lì, è la soluzione più immediata». Danilo Toninelli non ne vuole sapere di Marghera, anche se si stanno valutando «banchine temporanee» per sgravare il bacino di San Marco. Si parla del terminal container di Tiv, dove già arrivano le crociere al Redentore: Msc, socia di Tiv, avrebbe chiesto al porto di riconvertirlo. Un’altra ipotesi è il terminal di Fusina, che a inizio 2020 avrà due banchine in più. Più difficile porto San Leonardo, che non ha collegamenti viari, ancor più un «appoggio» su Ravenna e Trieste. Alla finestra resta invece ancora Cesare De Piccoli, che propone un terminal di scalo alla bocca di Lido, che però Toninelli ha detto essere stato bocciato dai suoi tecnici.

«Ma quali? - si arrabbia De Piccoli - Noi abbiamo l’ok della Via nazionale e regionale e anche dell’allora ammiraglio Piattelli sul fronte della sicurezza. Chi tiene il nostro progetto nel cassetto prima o poi dovrà risponderne». L’ex viceministro smentisce che ci vorranno anni per le alternative: «Per il Venis Cruise bastano 26 mesi - sottolinea - Potrebbe essere pronto per il 2022». Toninelli ha poi «minacciato» di poter attivare, con un emendamento, il decreto Clini-Passera, stoppando tutte le navi sopra le 40 mila tonnellate, come chiedono gli ambientalisti. «Siamo alla preistoria», ha ironizzato Zaia. Uno dei problemi, non solo per le soluzioni al tema grandi navi, è quello dei dragaggi, in questo momento bloccati

Rami e alberi pericolanti intervento d’urgenza Ponte della Libertà in tilt VENEZIA Traffico in tilt e gente che lascia

l’auto preferendo attraversare il Ponte della Libertà a piedi, ieri pomeriggio in direzione Venezia per un intervento urgente dei vigili del fuoco ai Pili, all’attacco del ponte sul lato della terraferma. A causa del maltempo dei giorni scorsi alcuni rami e interi tronchi di piante si erano pericolosamente inclinati, al punto da dover essere tagliati. Verso le 13.30 Veneto Strade, su richiesta del Comune di Venezia, ha emesso un’ordinanza di chiusura della carreggiata, che poi è stata riaperta poco dopo le 15. (a.r.t.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lavori in corso Molti mezzi sono rimasti fermi a bordo strada (foto Errebi)

Accordo Save-Comune. I consiglieri: ancora poco

VENEZIA

● Dallo scorso 1 ottobre Save, in accordo con Enac, ha introdotto una zona a traffico controllato nell’area del Marco Polo ● Chi resta più di 7 minuti (8 per l’accordo con il Comune) senza entrare in un park sarà multato

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Chiusa via Righi

Zona a traffico controllato un minuto in più per le auto Oltre un milione dalle multe La vicenda

dall’aggiornamento in corso del «protocollo fanghi». Ieri il governo ha risposto a un’interrogazione del deputato Pd Nicola Pellicani, confermando che i tempi sono ancora lunghi e indefiniti. E ieri la commissione d’inchiesta sulle ecomafie ha effettuato un sopralluogo a Porto Marghera e alle casse di colmata e audito in Prefettura Porto e Capitaneria. Il Porto ha spiegato che il Provveditorato non indica più dove sistemare i sedimenti non contaminati (l’isola delle Tresse è satura) e questo blocca lo scavo del canale dei Petroli, prioritario per la navigabilità. Entrambi gli enti hanno ribadito che si è in attesa del protocollo e del piano morfologico della laguna. A. Zo. – Mo. Zi.

prattutto l’abitato di Tessera. L’eco delle proteste dei residenti ieri si poteva quasi sentire come sottofondo della commissione consiliare che discuteva la convenzione tra Ca’ Farsetti e Save. «Aumentano il tempo limite da sette a otto minuti, ma è ancora troppo poco - ha insistito Deborah Onisto (FI) - Ne servirebbero almeno nove, meglio dieci. E sarebbe giusto che anche il consiglio comunale venisse coinvolto in fase di verifica del servizio». Anche il fucsia Giancarlo Giacomin si dice preoccupato dai tempi: «Bisogna schivare i trolley dei viaggiatori, fare la coda alle casse automatiche, aspettare che si sblocchi il traffico». I dieci minuti sono imprescindibili anche per Silvana Tosi (Lega) e per Davide Scano (M5S).

«Ma è essenziale intervenire sugli scatti orari dei parcheggi - insistono entrambi - non è possibile passare dai dieci minuti gratuiti ai 6.50 euro dell’ora piena». «Sono accordi tra privati», ha ricordato però il comandante Marco Agostini, anche a chi chiedeva di intervenire sulle convenzioni tra Save e trasportatori, tassi-

Cartelli e telecamere All’ingresso dello scalo da dieci mesi ci sono i cartelli che indicano il nuovo limite

sti e conducenti a noleggio. Sempre Agostini ha anticipato le stime sulle multe: «Ipotizzando un tasso di riscossione simile a quello del resto del Comune, che supera l’80 per cento, possiamo arrivare a 1,5 milioni di euro, sempre che non vengano sanzionati troppi stranieri». Su un bilancio annuale di circa 23 milioni di euro derivanti da contravvenzioni non si tratta di una cifra capace di stravolgere il bilancio, ma di sicuro lo aiuta. Tanto più che i due milioni per l’installazione e la manutenzione delle telecamere sono a carico di Save. «Non si risolve il problema del parcheggio selvaggio a Tessera, non si indica su quale area sarà realizzato il nuovo parcheggio: intendono abbattere altri alberi?», incalzava Monica Sambo (Pd). Ieri il Marco Polo ha anche annunciato di aver ricevuto dall’associazione mondiale degli aeroporti il massimo punteggio per l’attenzione al cliente: «Siamo molto orgogliosi - ha commentato il presidente di Save Enrico Marchi - anche perché la presenza dei cantieri ha reso ancora più sfidante il nostro lavoro». Gi. Co. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nordest

LE RICHIESTE VENEZIA Dopo le Colline del Prosecco, l’Amarone. E il Vetro di Murano. E la Cappella degli Scrovegni. Il riconoscimento dell’Unesco conquistato a Baku per il paesaggio di Conegliano e Valdobbiadene fa gola anche ad altre aree del Veneto. La regione già conta otto beni iscritti nella lista del patrimonio mondiale: Venezia e la sua Laguna, l’Orto Botanico di Padova, la Città di Vicenza e le ville palladiane del Veneto, la Città di Verona, le Dolomiti, i siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, le opere di difesa veneziane tra il XV e il XVII secolo e ora le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Ebbene, adesso in questa lista vogliono entrare alche altri. E in cima ai richiedenti c’è quella che il governatore Luca Zaia ha definito «la nostra Cappella Sistina».

Giovedì 11 Luglio 2019 www.gazzettino.it

Dopo le colline del Prosecco è scattata la corsa all’Unesco

«Non nego - ha detto Zaia - che della Cappella degli Scrovegni ne abbiamo parlato anche in Azerbaigian con gli addetti ai lavori. Gli Scrovegni sono un bel biglietto da visita, sosteniamo la candidatura fino in fondo». Concetto rilanciato dal consigliere regionale leghista Luciano Sandonà: «Abbiamo appena festeggiato la vittoria delle nostre Colline del Prosecco, ma ora dobbiamo rimetterci subito al lavoro per portare a casa anche la nomina a Patrimonio dell’Umanità Unesco 2020 del ciclo pittorico trecentesco di Padova e, soprattutto, della Cappella degli Scrovegni». Da Verona si fanno sentire il deputato dem Diego Zardini con la collega consigliera regionale Orietta Salemi: «Siamo felicissimi per l’inserimento delle Colline del Prosecco nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Ora si la-

VENEZIA Una seduta straordinaria del consiglio regionale del Veneto sulla Superstrada Pedemontana. A chiederlo è l’opposizione, con in prima fila il Pd. «Abbiamo un cantiere sequestrato, per la terza volta, e 81 lavoratori in cassa integrazione per un’opera inaugurata in pompa magna non più di un mese fa. In tutto questo non abbiamo ancora sentito una parola da parte del presidente Zaia. Eppure è già passata una settimana dall’ordinanza della Procura di Vicenza», afferma il capogruppo dem Stefano Fracasso, che è anche primo firmatario della mozione (sottoscritta da Pd, M5s, LeU, Moretti Presidente, Italia in Comune) con cui si chiedono verifiche straordinarie sull’esecuzione e sui materiali utilizzati nelle opere in cemento armato lungo tutti i 94 chilometri della Superstrada. «Zaia troverà altre scuse - chiede Fracasso per non rispondere in aula su quanto sta accadendo?».

Ieri, intanto, a Palazzo Balbi il governatore Zaia ha ospitato i quindici sindaci delle Colline del Prosecco con il presidente del Consorzio Prosecco Docg Innocente Nardi e i componenti del comitato scientifico Leopoldo Saccon e Amerigo Restucci, per presentare l’immagine ufficiale del sito e spiegare cosa sarà fatto nei prossimi mesi. «Questo è l’unico sito materiale a essere passato nell’ultima riunione in Azerbaigian ed è l’unico sito di produzione vinicola riconosciuto dall’Unesco per le caratteristiche paesaggistiche», ha detto il governatore. Che ha annunciato un piano strategico di gestione, da perfezionarsi entro 120 giorni, che tenga conto di tutti gli elementi, a partire dalla ricettività turistica. L’obiettivo è puntare su una ricettività diffusa che consenta anche di recuperare gli edifici ora abbandonati: «Garantisco che non ci sarà nessuna nuova costruzione alberghiera nella “core zone”. E, pur accogliendo eventuali investitori stranieri, mi auguro che a sfruttare questa opportunità siano prima di tutto imprenditori nostrani e i giovani, per i quali si aprono grandi opportunità di lavoro. Sarà un nuovo rinascimento per tutto il Veneto». Il marchio Unesco non “imbalsamerà” l’area: «Questo è un sito vivo», ha detto Zaia. E l’atteso aumento di turisti dovrà essere gestito: «Non creeremo guai ai cittadini». Opportunità lavorative, ha sottolineato il professor Amerigo Restucci, arriveranno anche dalla formazione delle guide turistiche. L’esempio è quello delle Langhe. E l’assessore Donazzan è già pronta a inserire nel piano di gestione percorsi didattici con laboratori di studio sul territorio a partire dalla scuola primaria. Alda Vanzan

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`Entro 120 giorni il piano di gestione In lizza la Cappella degli Scrovegni, Amarone e Recioto, il vetro di Murano per l’area Conegliano-Valdobbiadene `

Pedemontana Consiglio straordinario chiesto dall’opposizione

LA LISTA

BRINDISI Il governatore Luca Zaia ieri a Palazzo Balbi con i sindaci delle Colline del Prosecco

PREVISTI CORSI DI FORMAZIONE PER LE GUIDE TURISTICHE SUL MODELLO DELLE LANGHE

vori al dossier sulle tecniche di appassimento nella zona del Valpolicella per produrre Recioto e Amarone, come avevamo inizialmente proposto nel 2016, una candidatura fermata dalla Regione Veneto per dare priorità al Prosecco». Ma anche da Venezia arriva una richiesta: il Consorzio

Promovetro ricorda di aver avviato ancora nel 2010 la procedura di candidatura del “Vetro di Murano” quale patrimonio intangibile dell’Unesco. Insomma, più che i vincoli contano i vantaggi del marchio dell’Unesco: turisti, visitatori, opportunità di crescita.

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IL PIANO


POLITICA

Giovedì 11 Luglio 2019 | IL FATTO QUOTIDIANO |

LA RELAZIONE ANNUALE

Inps, Tridico: ‘Sistema solido. Bene reddito, Quota 100 sotto stime’ LO SPACCA ITALIA

» CARLO DI FOGGIA

L’

appuntamento è per questa mattina, e non sarà risolutivo. A Palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte, i vice e i ministri interessati si riuniranno di nuovo sull’auto nomia. “Serviranno 3-4 riunioni, ma alla fine chiudiamo”, avvisa Matteo Salvini. Tempi che si scontrano con una realtà assai ostica. La più importante riforma istituzionale della storia repubblicana, che il leader del Carroccio ha promesso all’anima nordista del partito, è al palo. Le distanze tra Lega e M5S restano intatte: così come sono, le bozze d’intesa firmate il 15 maggio dal ministro per le Autonomie Erika Stefano (Lega) con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono indigeribili per i pentastellati, ma pure assai pericolose per la tenuta dell’unità nazionale. I giuristi di Palazzo Chigi, per dire, le hanno già fatte a pezzi. E non sono gli unici. IERI È TOCCATO a ll ’U f f ic i o

parlamentare di bilancio, l’authority dei conti pubblici. In audizione alle Camere, il consigliere Alberto Zanardi, massimo esperto di federalismo fiscale, ha spiegato che “il sistema di finanziamento delle competenze aggiuntive previsto dalle bozze presenta elementi contraddittori che suscitano preoccupazioni per i possibili rischi sia sulla tenuta del vincolo di bilancio nazionale sia sulla garanzia della so-

DECENTRAMENTO

“IL SISTEMA pensionistico è solido e l'Inps è pronta a farsi carico degli ultimi grazie a strumenti come il Reddito di cittadinanza che, dopo tre soli mesi di operatività, già arriva a 2 milioni di persone”. Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, alla sua prima relazione annuale rassicura così sui conti dell’Istituto, che ha sulle spalle quasi 15,5 milioni di pensionati e plaude alla misura bandiera del

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M5S di cui è stato il teorico. Su Quota 100, misura cara alla Lega, parla di un tiraggio sotto le stime: alla fine quest’anno usciranno con il nuovo meccanismo poco più di 200 mila lavoratori, contro i quasi 300 mila previsti. Sul fronte dei pensionati, circa uno su tre riceve meno di 1.000 euro al mese. Si tratta di 5,4 milioni di persone. In tutto ciò la spesa pensionistica è rimasta pressoché stabile in rapporto

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al Pil. Si parla di risultati "positivi" anche se resta un disavanzo che di anno in anno non fa che ampliarsi (-7,8 miliardi di euro). Infine Tridico ha proposto l’adozione di una forma di previdenza complementare pubblica gestita dall’Inps per provare a colmare il gap di adesioni, che in Italia non arrivano al 30% dei lavoratori. L’obiettivo è sostenere “una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia”.

Scontro Dopo Palazzo Chigi, pure l’Ufficio di bilancio boccia le intese siglate con le Regioni: “A rischio la solidarietà nazionale”. Di Maio: “Così non passano”

Anche l’Authority dei conti stronca l’autonomia leghista I PROTAGONISTI

ATTILIO FONTANA Governatore lombardo

LUCA ZAIA Presidente del Veneto Niente accordo Il premier Giuseppe Conte e i vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini Ansa

lidarietà interregionale”. L’analisi dell’Upb riguarda le bozze uscite a febbraio, ma i meccanismi finanziari sono confermati in quelle di maggio. In sostanza prevedono che insieme alle sterminate competenze richieste dalle Regioni (23 dalla Lombardia, 20 dal Veneto e 16 dall’Emilia Romagna) vengano trasferite dallo Stato anche le risorse per farvi fronte. Inizialmente avverrà in base alla spesa storica, poi andranno fissati i fabbiso-

gni standard da una commissione paritetica Stato-Regioni. Il tutto deve avvenire senza nuovi oneri per lo Stato. Il guaio è che non è previsto un sistema perequativo per redistribuire il maggiore gettito che dovesse registrarsi nelle regioni autonome. Con l’invarianza finanziaria significa che le altre Regioni, specie al Sud, prenderanno meno, senza più “tutela degli obiettivi di uniformità delle prestazioni su base nazionale”. Secondo

STEFANO BONACCINI Guida l’Emilia Romagna

l’Upb, in sostanza, è impossibile tenere insieme l’autonomia differenziata, così come chiesta dalle tre Regioni, la tenuta dei conti pubblici e la solidarietà nazionale. Il Parlamento, poi, dovrebbe ottenere “tutte le informazioni necessarie sulle implicazioni finanziarie delle intese”, per questo è “inadeguato” delegare tutto alla commissione Stato-Regioni. Senza dimenticare che nelle intese non vengono fissati i criteri per l’acc esso all’autonomia e questo “potrebbe comportare rischi di peggioramento delle prestazioni, deficit nei bilanci regionali, squilibri territoriali, conflitti di competenze, e rendere necessario un rafforzamento delle procedure ex post di riconoscimento dell’eventuale ‘fallimento’delle Regioni nella gestione delle materie aggiuntive e di conseguente riconduzione di tali materie sotto la responsabilità statale”. È la seconda stroncatura al progetto leghista dopo quella del Dipartimento Affari giuridici di Palazzo Chigi del 19 giugno. Un documento di 12 pagine che smonta i contenuti delle intese: si va dai rilievi sulla costituzionalità al rischio, vista la mole di competenze richieste, di creare nuove regioni a Statuto speciale fuori

dall’alveo della Carta, fino ai rilievi economici. La tesi è la stessa dell’Upb: le intese finirebbero per aumentare la spesa pubblica e/o per penalizzare le regioni del Sud. Per questo è “ineluttabile”che passino al vaglio del Parlamento. LA LEGA ha ceduto sul coinvol-

gimento delle Camere, ma è l’unico vero punto di intesa con i 5 Stelle, che considerano imprescindibile un fondo pe-

Il vertice Oggi nuova riunione Resta la distanza su risorse e istruzione I tempi slittano ancora requativo e la fissazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep) per evitare che aumentino i divari territoriali. “È un principio sacrosanto che ci permetterà di fare un’autonomia ‘light’”, ha attaccato ieri Di Maio. Sulle competenze lo scontro più grosso è sull’istruzione, che Veneto e Lombardia vogliono tout court. Per il M5S non se ne parla. I tempi si allungano, e ai 5 Stelle non dispiacerebbe se il tutto slittasse a settembre.

Distanti I presidenti delle Camere devono decidere se e quanto il Parlamento potrà cambiare le intese

Fico-Casellati, l’altra partita sulle Regioni fatto che il presidente della Camera spinga per lasciare ai parlamentari la massima possibilità di intervento, mentre Casellati voglia limitarla, circoscriverla.

» LUCA DE CAROLIS

Le Camere devono essere centrali sulle autonomie, servono passaggi corposi ROBERTO FICO

I

contraenti che non sono alleati vanno avanti con tavoli infiniti, si rinfacciano numeri e cattive intenzioni, difendono le rispettive trincee elettorali. Ma nella partita sulle autonomie, specchio del fossato tra Lega e M5S, un ruolo fondamentale lo avranno i due presidenti delle Camere che ufficialmente non giocano. EPPURE DA LORO dipende tanto del risultato finale, perché saranno Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati a decidere se e quanto potrà essere cambiato in Parlamento il futuro compromesso sulla materia tra i gialloverdi e le Regioni interessate. Solo i due presidenti, e nessun altro, stabiliranno se le Camere potranno cambiare le bozze d’intesa con ampio margine, cioè con emendamenti nelle commissioni e poi nelle Aule. Oppure se dovran-

OPINIONI DIVERSE: emerse

no limitarsi ad atti di indirizzo politico, a semplici mozioni e risoluzioni che la maggioranza gialloverde potrebbe serenamente ignorare. Una differenza enorme. Ampia più o meno come quella tra Fico, veterano del M5S con il cuore molto a sinistra, e Casellati, avvocato, forzista, vicina a Silvio Berlusconi. Così non può stupire il

Alte cariche I presidenti delle Camere, Maria Elisabetta Casellati e Roberto Fico LaPresse

già nelle prime interlocuzioni tra Fico e Casellati sull’argomento e nelle loro dichiarazioni. Anche se ufficialmente da Montecitorio e Palazzo Madama non filtrano dettagli. Però la discussione si è aperta da tempo, tra i due Palazzi. E su questa pesa ovviamente il parere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a inizio marzo ha ricevuto Fico e Casellati al Quirinale, su richiesta del presidente della Camera: desideroso di avere un parere sull’applicazione dell’articolo 116 comma 3 della Costituzione, in base a cui il Parlamento decide “a maggioranza assoluta dei componenti” sulla concessione di “ulte-

riori forme e condizioni particolari di autonomia” alle Regioni. E l’ex giudice costituzionale Mattarella sostenne che, norme alla mano, il Parlamento può modificare i testi sulle autonomie senza restrizioni. “Ma ovviamente deciderete voi” precisò. Diverse settimane dopo, fanno testo le ripetute affermazioni pubbliche di Fico, come quella del 28 giugno: “Le Camere devono essere centrali sulle autonomie, perché quando trasferiamo funzioni legislative alle Regioni non lo si può fare solo tramite intesa tra governo e gli enti. Tutto va fatto tramite passaggi corposi e forti all’interno del Parlamento”. L’esatto contrario di quanto sperava la Lega, che nelle Camere voleva transitare solo per cortesia istituzionale. E lo aveva detto dritto il governatore del Veneto Luca Zaia: “Credo sia opportuno inviare in Parlamento le pre-intese, sulle quali

potrà esprimersi con mozioni e risoluzioni e proposte alternative, dopodiché con il governo ci siederemo attorno a un tavolo per capire quali sono accoglibili. Il contratto è tra due, non esiste che una terza parte lo scriva al loro posto”. Ma non è quello che pensano e auspicano Fico e il Colle. COSÌ AL CARROCCIO non resta

che sperare in Casellati, una presidente di centrodestra che con i leghisti dialoga, eccome. Del tema autonomie non parla volentieri. Però un mese e mezzo fa qualcosa ha detto: “Il governo ha dato l’incarico al presidente Fico e a me di tracciare il percorso delle autonomie in Parlamento. C’è un confronto che stiamo ancora facendo per capire quale sia il migliore”. Tradotto, sui confini bisogna discutere. E in gioco c’è tanto. Forse addirittura il futuro di un governo. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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GIOVEDÌ 11 LUGLIO 2019 CORRIERE DELLE ALPI

REGIONE

La grande riforma

Zaia: l’autonomia zoppica ma cammina Di Maio: «Un fondo a sostegno del Sud» Nuovo vertice oggi dal premier Conte. Stefani: «La norma finanziaria non prevede la perequazione per l’extragettito» una clausola di garanzia senza la quale il referendum 2017 rischia di diventare una clamorosa beffa. Il botta e risposta lascia intendere che i nodi sono tutt’altro che sciolti. Di Maio su Facebook ha precisato il suo pensiero, alle 8 di mattina: «L’Autonomia è nel contratto e si farà, ma sarà per tutti gli italiani, equilibrata e giusta. Di spaccare il Paese in 2 e lasciare il Centro-Sud isolato non se ne parla. Se mio figlio va a scuola deve avere le stesse opportunità degli altri bambini. Insomma,

Albino Salmaso PADOVA. L’autonomia? «Zoppi-

ca ma si muove» ammette con ironia e realismo Luca Zaia reduce da due supervittorie: le Olimpiadi di Cortina 2026 e il marchio Unesco alle colline del Prosecco. Due medaglie d’oro, altro che il cucchiaio di legno del federalismo, da 19 anni rifilato ai cultori dell’articolo 116. La maratona dell’autonomia partita due anni fa con 2 milioni e 300 mila concorrenti, non vede ancora il traguardo e rischia di essere rinviata a settembre. Il vertice di oggi a Palazzo Chigi con il premier Conte sarà interlocutorio perché il M5s ha riacceso lo scontro sulle risorse. Di Maio e Lezzi pretendono la clausola di salvaguardia per il Sud: l’extragettito generato dai costi standard deve alimentare il fondo di perequazione previsto dall’articolo 119 della Costituzione a tutela della “coesione nazionale”. Clausola che scatta per i Comuni, non per le Regioni. I Lep e il fondo di perequazione sono la linea rossa del M5s ma diventano fumo negli occhi per Zaia e Fontana che replicano: a queste condizioni non si firma nessuna intesa, l’extra-

Il governatore del Veneto: non vogliamo finanziare una nuova Cassa del Mezzogiorno Luca Zaia e Luigi Di Maio con la bandiera del Veneto al Vinitaly. A destra il premier Giuseppe Conte

gettito di Veneto e Lombardia non andrà mai a finanziare una nuova Cassa per il Mezzogiorno. Penso che i cittadini del sud siano in gamba e non sprovveduti, ha ribadito il Doge Serenissimo con il sorriso del leader pronto per il terzo mandato in Regione. Salvini ieri ha promosso Lorenzo Fontana ministro degli Affari Europei e sulla piazza il centrodestra non ha concorrenti. Se il

1 TRIA IMPONE I VINCOLI DI BILANCIO

“Nobel” del Prosecco è arrivato dopo dieci anni di “lobbismo cultural-economico” la riforma del federalismo non può certo decollare in un baleno: ci vuole pazienza, chi ingrana la quarta nella maratona rischia di fare la fine di Dorando Pietri. Ma il fondo di perequazione è il cavallo di Troia per far saltare tutto? Nel nuovo testo consegnato oggi dal ministro

2 SERGIO COSTA RISPONDE A DARIO BOND

Erika Stefani al premier Conte non si fa mai riferimento a questa clausola e la norma sulle risorse finanziarie, all’articolo 5 del titolo I, delinea il percorso che nel giro di tre anni porterà ai costi standard. Anzi, al comma 4, si afferma che l’eventuale variazione di gettito con la compartecipazione all’Irpef «è di competenza della Regione» e non c’è dubbio che la Lega non si voglia schiodare da

3 ALBERTO BONISOLI E I BENI CULTURALI

facciamo le cose bene e il MoVimento 5 Stelle ne è il garante». Poi nel pomeriggio ha messo il dito nella piaga con un video sempre su Fb: «Qualsiasi riparto di risorse economiche verso le regioni che stanno chiedendo l’autonomia, dovrà prevedere livelli essenziali di prestazioni per tutte le altre regioni e un fondo di perequazione per fare in modo che ci sia un meccanismo di

4 DANILO TONINELLI NON CEDE LE INFRASTRUTTURE

solidarietà. Poi si farà un aggiornamento costante per garantire che quando si trasferiscono i soldi alle regioni, nel momento in cui queste hanno un extragettito, lo condividano con tutte le altre. Si tratta di un principio sacrosanto che ci permetterà di fare un’ autonomia “light”, senza divisioni. Anzi, sarà l’occasione per creare meccanismi di solidarietà che non ci sono mai stati». Di Maio rispolvera il piano straordinario per il Sud, modello reddito di cittadinanza. Come finirà? Stamattina Erika Stefani nella sua relazione intende ribadire che l’autonomia differenziata non penalizza nessuno e il motivo è semplice: le regioni potranno trattenere direttamente dal gettito Irpef ciò che lo Stato oggi spende senza un solo euro in più. Calcolati i costi dei fabbisogni standard e trasferite le materie si passerà alla fase 2 del federalismo, con una clausola di salvaguardia: se il Pil di Veneto, Lombardia ed Emilia dovesse aumentare di 10 punti con relativo incremento del gettito fiscale, una quota pari al 4-5% finirà nelle casse del Mef. Di Maio si accontenterà del mini fondo di perequazione per il federalismo light? — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

5 MARCO BUSSETTI COSTRETTO AL DIETROFRONT

6 BARBARA LEZZI LA PALADINA DEL MEZZOGIORNO

Spesa sanitaria Ambiente da 113 miliardi sulla Via da replicare decide Roma

Ecco i musei Autostrade di Treviso e e ferrovie: Adria trasferiti raffica di no

Scuola, il rebus Porto Venezia dei concorsi la Zes può delle 2 regioni decollare

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a sanità viene finanziata con il fondo nazionale, pari a 113 miliardi di euro: i criteri che guidano il riparto sono legati alla popolazione per classi di età e di prestazioni (Lea). Ogni regione ha quindi diritto a una quota procapite per assistere i cittadini e lo stesso meccanismo verrà introdotto anche per le altre materie che lo Stato intende trasferire alle regioni con l’autonomia differenziata. Il ministro Tria ha fissato la regola della “invarianza” di bilancio e il passaggio ai fabbisogni standard è previsto nell’arco di tre anni. Le Regioni chiedono invece che il ministero tolga in vincolo che dal 2004 blocca le assunzioni per garantire il turn over nei reparti ospedalieri: lo scoglio non è ancora stato superato, ma il modello Fondo Sanità va esportato.

S

ergio Costa (foto) questa mattina spiegherà ai deputati perché il ministero dell’Ambiente non intende cedere la Via alle regioni. Ne parlerà nella Commissione per il regionalismo, sulla base di un calendario che prevede audizioni fino al 31 luglio. Tutto nasce da una proposta di Dario Bond (FI) che ha convinto Lega e M5S a scoprire le carte su nodi ancora irrisolti prima delle ferie d’agosto.

ella bozza che porta la data del 15 maggio e ieri analizzata dall’Ufficio parlamentare di Bilancio si fa riferimento alla valorizzazione dei beni culturali. Il ministro Bonisoli intende trasferire alla regione Veneto diverse strutture: si va dal complesso San Gaetano di Treviso, al complesso santa Margherita sempre di Treviso. E si cita anche Villa del Bene a Dolcè: la regione avrà potestà legislativa su questi tesori. Si passa invece a un regime di cogestione con lo Stato per quanto riguarda il museo archeologico di Fratta Polesine, il museo Concordiese a Portogruaro; il museo archeologico di Adria, vera perla per chi vuole capire le origini dei veneti. Mezza devolution anche per il museo archeologico di Verona. Zaia chiede anche le Sovrintendenze, ma la battaglia è persa.

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anilo Toninelli (foto) non ha cambiato idea e non intende trasferire alle regioni le reti autostradali e ferroviarie. La A4 resta quindi nelle mani del gruppo Benetton con Atlantia-Abertis. Zaia, se vorrà, potrà concorrere alle gare per le concessioni quando scadranno tra 20 anni i contratti firmati, ma la proprietà della rete rimane sempre del ministero delle Infrastrutture. Non si cambia.

a scuola rischia di far saltare l’accordo sull’autonomia, la mina vagante non è ancora stata disinnescata. Di Maio continua a ribadire che non vuole fare un torto alla mamma insegnante, spalancando la porta a contratti diversi, con Veneto e Lombardia che pagano di più i docenti sul modello Bolzano. Il tema è più complesso e riguarda le piante organiche, con il Veneto che sconta un deficit di 10 mila cattedre vuote non rimpiazzate perché il numero di laureati non copre i vuoti del turn over. Quindi c’è bisogno di “importare” docenti dalle altre regioni d’Itala ma Zaia li vuole vincolare per almeno 3 anni a restare in Veneto. E poi intende creare dei concorsi ad hoc su per coprire il turn over. Ma il M5S ha detto di no al ministro Marco Bussetti.

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arbara Lezzi, (foto) ministro del Sud, ha garantito che la Zes nel porto di Venezia può decollare. E all’articolo 37 del testo ieri consultato alla Camera dei deputati si fa riferimento a questa possibilità: la regione è autorizzata a promuovere una Zona economica speciale all’interno del bacino del sistema aeroportuale del mare Adriatico. Si tratta di capire quanto estesa possa essere tra Rovigo e Venezia.


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Il Sole 24 Ore Giovedì 11 Luglio 2019

Commenti

LA NUOVA SCOMMESSA DEL VENETO: CREARE UN MODELLO PER I GIOVANI

IL PROGETTO DI AS SOLOMBARDA

SCIENZE DELLA VITA, L’HUB CHE FARÀ CRESCERE L’ITALIA di Sergio Dompé

di Stefano Micelli

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e scienze per la vita sono al centro dell’attuale rivoluzione industriale. L’integrazione fra la biologia molecolare, le biotecnologie e il digitale rappresentano la cornice tecnologica che cambierà profondamente la nostra società. Sarà un cambiamento radicale da guidare, che apre prospettive e opportunità impensabili fino a qualche decennio fa. Basti pensare alle potenzialità delle conoscenze geniche dalle terapie personalizzate all’editing genomico (Crispr). Alle terapie cellulari come il Car-T che permette di re-ingegnerizzare le proprie cellule per contrastare i tumori o l’utilizzo delle cellule staminali. Ai nuovi sistemi di diagnosi predittiva in grado di identificare possibili marcatori in una fase molto preliminare rispetto alla manifestazione di una patologia. All’ingegneria dei tessuti in vitro. Alla digitalizzazione dei genomi della popolazione per poter allargare ulteriormente le conoscenze scientifiche e la capacità di intervenire sulle cause delle patologie. All’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare la capacità di individuazione di target molecolari specifici in breve tempo e a basso costo. Le tecnologie che si stanno sviluppando permetteranno un approccio realmente personalizzato e preventivo a vantaggio delle persone. Le life science saranno determinanti nel rispondere a importanti sfide come il cambiamento demografico (con un’aspettativa di vita media considerevolmente aumentata), l’accessibilità alle cure e la sostenibilità del Sistema sanitario a livello nazionale e regionale su base universalistica. In Italia, la Lombardia e Milano rappresentano uno degli hub pulsanti di questa rivoluzione (12% del Pil regionale e 10% del Pil a livello nazionale, occupando il 20% degli addetti sul totale nazionale) con un network composto da oltre 200 strutture sanitarie pubbliche e private, per un totale di 37mila posti letto, tra cui 30 grandi ospedali e 19 Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). A questo si aggiunge un ecosistema della ricerca con oltre 6mila ricercatori, a cui presto si aggiungerà anche lo Human Technopole, un progetto che nasce con una visione di lungo periodo nella frontiera delle life science e che dovrebbe fungere da volano per l’intero sistema dell’innovazione. Assolombarda, con il progetto Lombardia Life Sciences Hub vuole essere uno dei soggetti che agevoleranno questa nuova fase industriale. Si tratta di una sfida centrale per lo sviluppo economico e sociale di lungo periodo della nostra regione e dell’intera nazione. Guidare questa rivoluzione tecnologica non è un’opzione. L’alternativa è uscire dal novero dei Paesi avanzati. Dobbiamo perseguire questa sfida con il massimo di concretezza, dimostrando di saper fare sistema fra tutti i soggetti pubblici e privati. Non c’è altra opzione possibile.

La decisione. Dal 7 luglio, quando a Baku (Azerbaigian) si è svolta la 43° sessione del Comitato del Patrimonio mondiale Unesco, le colline del prosecco di Conegliano Veneto e Valdobbiadene sono Patrimonio Unesco

Vicepresidente di Assolombarda con delega alle Life sciences © RIPRODUZIONE RISERVATA

VA LENTINA CORTES E 1923-20 1 9

ANSA

Addio all’ultima diva È scomparsa ieri a Milano Valentina Cortese. Aveva 96 anni. Attrice instancabile, ha lavorato per tutti i più grandi registi, da Federico Fellini a Ingmar Bergman. Ha calcato le scene dei teatri del mondo, condividendo appassionate storie d’amore con quel mondo, come accadde con Giorgio Strehler.

(sviluppo digitale e multimediale)

Jean Marie Del Bo Alberto Orioli Alessandro Plateroti

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i sono almeno tre campanelli d’allarme sui livelli di apprendimento degli studenti italiani di cui è bene tener conto alla vigilia del percorso di regionalizzazione della scuola italiana che vede impegnato il governo Conte. A suonarli, peraltro contemporaneamente, è il rapporto Invalsi 2019, che è stato presentato ieri alla Camera, alla presenza del ministro (leghista) dell’Istruzione, Marco Bussetti. E che per la prima volta misura le competenze di uscita in italiano, matematica e inglese degli studenti italiani visto che è stato esteso alla quinta superiore. Il primo allarme a risuonare è che l’Italia tra i banchi è già, e pure profondamente, spaccata in due. Con gli studenti meridionali che, mediamente, arrancano e in larga parte non riescono a raggiungere i livelli di competenza richiesti nelle due materie base, italiano e matematica. A differenza dei “colleghi” del Nord, che vanno meglio. Il secondo motivo di preoccupazione deriva dal fatto che le insuffi-

CAPO DELLA REDAZIONE ROMANA

Marco Mariani Franca Deponti (vice caporedattore)

Giorgio Santilli

UFFICIO GRAFICO CENTRALE

Fabio Carducci (vice Roma) Balduino Ceppetelli, Giuseppe Chiellino, Laura Di Pillo, Mauro Meazza (segretario di redazione), Federico Momoli, Marco Morino

l’Italia borghigiana che Giuseppe De Rita ha messo a fuoco tanti anni fa. Va da sé che turismo e vigne sono state favorite rispetto alla crescita di fabbriche 4.0 e servizi high tech.

OLTRE LA POSITIVA NOMINA UNESCO PER IL PROSECCO, LE SFIDE SU TECNOLOGIA E ANTICHI SAPERI

I limiti della vittoria C’è un limite importante nel percorso messo in moto in questi anni. Sono i giovani. La proposta di un modello di crescita borghigiana non sembra entusiasmarli più di tanto. Il Veneto di questi anni, pur crescendo in termini economici più della media nazionale grazie a un export particolarmente dinamico (di cui il Prosecco è parte integrante), ha conosciuto una diaspora di ventenni qualificati. Dal Veneto partono per l’estero giovani di talento, molti laureati. Qualche giorno fa il Giornale di Vicenza titolava in prima pagina che «i giovani scappano» da una delle provincie più ricche di Italia facendo riferimento a una vera e propria «emigrazione di massa». Il fenomeno ha radici profonde, ma non è stato mai preso in considerazione dalla politica con la necessaria attenzione. Nonostante i rapporti della Fondazione Nord Est abbiano riportato queste cifre dal 2015, trattenere o attirare talenti non ha mai rappresentato una priorità. Perché i giovani sono così poco attratti da un modello economico che ha nel turismo e nell’agricoltura di qualità punti di riferimento importanti? Le ragioni sono diverse. Alcune hanno a che fare con la possibilità di intraprendere percorsi professionali dove sperimentare attività nuove e originali. Altre riguardano il fascino esercitato da metropoli dinamiche: un ventenne reclama, a ragione, di potersi confrontare con città che hanno il merito di incubare e promuovere le grandi innovazioni tecnologiche

del nostro tempo e di modellare gli stili di vita del futuro. Il Veneto borghigiano asseconda poco queste ambizioni e queste curiosità. In verità, caratteristiche “metropolitane” non sono mancate nel Nord Est di alcuni anni fa. Negli anni 70 questo territorio è stato un contenitore di imprenditori aggressivi che hanno esplorato senza tregua tutte le possibili vie per imporsi. Di quello spirito libertario, un po’ punk, che ha fatto la fortuna di tanti produttori di jeans così come di tanti inventori di macchine utensili, oggi non è rimasto molto. Il benessere di questi anni ha consolidato una classe media alla ricerca di uno stile di vita che l’amministrazione regionale ha saputo interpretare al meglio. Molti ventenni, tuttavia, fanno fatica ad appassionarsi alla proposta. A termine, l’assenza di talenti rischia di rappresentare un problema consistente. Se è vero che il Veneto si ripropone di rimanere fra le regioni più ricche d’Italia in termini economici, di associazionismo e volontariato, di cultura è difficile immaginare uno sviluppo senza giovani di valore. Un possibile antidoto all’emigrazione dei ventenni sta probabilmente nel ripensamento cui sono chiamati questi territori nel futuro. Le grandi trasformazioni di questi anni, il digitale e la sostenibilità prima di tutto, meritano di essere affrontate con tutta l’intelligenza possibile. Aprendo grandi cantieri su queste tematiche è possibile offrire alle nuove generazioni una sfida all’altezza delle loro aspettative rilanciando un grande passato attraverso tecnologie e saperi umanistici. La scommessa è immaginare un futuro possibile senza rinunciare ai risultati (e ai riconoscimenti) ottenuti in questi anni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

LUNEDÌ

Fabio Tamburini

qualche settimana fa, del primo tratto della Pedemontana, il secondo con la recente vittoria della candidatura per i Giochi olimpici di Milano-Cortina. Il lascito di Zaia, oggi a conclusione della sua seconda legislatura, è segnato da una cifra comune: la sua abilità nel proporre alla ribalta internazionale una provincia di qualità. L’impegno sul Cadore e su Conegliano riconosce e premia i meriti di una provincia operosa, fatta di contrade e campanili. Mette in secondo piano, per contro, quelle città che a lungo hanno creduto di poter diventare un punto di riferimento nella geografia che conta a livello internazionale. Non era un fatto scontato. Più o meno dieci anni fa si concludeva uno studio dell’Ocse che provava a mettere a fuoco le potenzialità di un possibile polo metropolitano composto da Padova, Venezia e Treviso. Le tre province contavano insieme più di due milioni di abitanti e avevano avviato da tempo, nei fatti, un’integrazione economica e sociale che avrebbe consentito di sviluppare un soggetto istituzionale capace di bilanciare la crescita di Milano su settori chiave quali i servizi, la formazione e le utility. L’Ocse aveva corredato il rapporto con una serie di raccomandazioni destinate alla messa a punto di una governance dell’intera area metropolitana. Di quelle ipotesi si sono perse le tracce, con la sola eccezione del processo di integrazione avviato da Confindustria Padova e Unindustria Treviso. I successi ottenuti da Zaia riflettono le aspettative di una domanda politica che non si è mai appassionata all’idea di uno sviluppo incardinato su uno spazio urbano con funzioni di traino per l’intera regione. Le sue politiche hanno privilegiato la crescita di un Veneto in grado di interpretare al meglio le caratteristiche di quel-

LA CRISI DELLA SCUOLA SVELATA DAI TEST INVALSI

Roberto Iotti

UFFICIO CENTRALE

Roberto Bernabò

La valenza economica Sulla valenza economica di questo riconoscimento è stato detto molto. Con questo risultato il Prosecco conferma le basi del successo consolidando la propria immagine e legittimando la propria presenza su scala mondiale. La diffusione in termini di export è stata sorprendente. In alcuni Paesi come il Regno Unito il successo del Prosecco è stato tale da stravolgere abitudini di consumo consolidate. A lungo si è dibattuto sulla possibilità di un ridimensionamento del fenomeno prefigurando una riduzione dei consumi all’estero. Il bollino Unesco certifica la solidità delle premesse su cui questo exploit è stato costruito e consolida le fondamenta economiche della Docg e della Doc sui mercati internazionali. Oltre a considerazioni di carattere economico, il titolo Unesco merita di essere considerato alla luce di altri importanti successi ottenuti dalla presidenza Zaia su fronti simili. Il primo coincide con l’inaugurazione,

CAPOREDATTORE CENTRALE

DIRETTORE RESPONSABILE

VICEDIRETTORI:

I

l conferimento alle colline di Conegliano e Valdobbiadene del titolo di Patrimonio dell’umanità è una notizia che deve rendere gli italiani felici e, soprattutto, orgogliosi. Orgogliosi perché il titolo conferma il legame intimo fra lavoro, impresa e cultura nell’Italia che produce. Le colline del Prosecco sono il risultato della cura e della tenacia di generazioni di viticoltori che hanno contribuito a disegnare un paesaggio straordinario. Tutti coloro che hanno a cuore un’idea di lavoro inteso come passione per il “ben fatto” non possono che essere felici di un simile traguardo. La certificazione dell’Unesco conferma che esiste un’Italia che, attraverso il lavoro, esprime cultura e valore economico.

Adriano Attus (creative director) Francesco Narracci (art director) RESPONSABILI DI SETTORE

Marco Alfieri (Online) Luca Benecchi (Economia & Imprese) Luca De Biase (nòva.tech) Maria Carla De Cesari (Norme & Tributi) Marco Ferrando (Finanza & Mercati)

cienze iniziano dalla seconda primaria e nel corso dei cicli scolastici successivi, vale a dire medie e superiori, invece che ridursi, aumentano. Il terzo fattore di rischio, conseguenziale ai primi due, è che si arriva alla maturità con competenze spesso inadeguate: poco più di uno studente su tre (il 34,6%) infatti non raggiunge i livelli richiesti in italiano. Si sale al 41,7% in matematica. E la situazione è ancora più grave in inglese. Ebbene, nella prova di lettura (reading), il 51,8% dei ragazzi ha raggiunto il livello B2(il traguardo previsto dalle indicazioni ministeriali alla fine della scuola secondaria di secondo grado in linea con le altre esperienze internazionali). Questo significa, all’opposto, che quasi uno studente su due non ci riesce. Se passiamo alla prova di ascolto (listening) la fotografia è ancora più scura: appena il 35% degli studenti comprende ciò che ascolta. Sebbene i test Invalsi e la maturità siano stati tenuti ben distanti dal ministro Bussetti che ha “congelato” per un anno la scelta del governo precedente di considerarli requisito d’ammissione all’esame di Stato, una

Attilio Geroni (Mondo) Lello Naso (Rapporti) Christian Martino (Plus24) Francesca Padula (.moda) Stefano Salis (Commenti) Alfredo Sessa (Domenica) Giovanni Uggeri (.casa)

FORTI DIFFERENZE DI PREPARAZIONE FRA NORD E SUD E RESTA APERTA LA TRATTATIVA SULL’AUTONOMIA

domanda è d’obbligo: come si conciliano questi numeri con quel 99% circa di promossi agli esami di Stato? E qui ci viene in supporto Giorgio Allulli, esperto di sistemi di valutazione: «È vero che la valutazione condotta dall’Invalsi è cosa diversa dalla valutazione condotta dai docenti, operazione certamente più delicata e complessa ma è anche vero - dice che in questo modo si concede a molti studenti una certificazione finale di raggiungimento di determinati livelli di apprendimento che invece non sono stati raggiunti, e questo a tutto scapito di quegli stessi studenti che ricevono una certificazione che non ha alcun valore». Avere a che fare con un divario territoriale Nord-Sud sempre più profondo complica il quadro. Alle medie, i ragazzi di terza, che in italiano mostrano un difficile apprendimento e non raggiungono un livello adeguato di traguardi previsti sono il 30% al Nord Ovest, il 28% nel Nord Est, al Centro il 32%, al Sud e sulle isole il 46 per cento. In matematica, se possibile, lo scenario peggiora e appare ulteriormente differenziato fra le diverse

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aree del Paese: la percentuale di alunni che non arriva a un livello adeguato è del 32% nel Nord Ovest, del 28% nel Nord Est, del 35% nel Centro, del 48% nel Sud e del 56% nel Sud e isole. In generale in alcune regioni del Mezzogiorno (in particolare Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) punte del 55-50% di ragazzi di terza media presenta livelli molto bassi soprattutto in matematica e inglese, ben al di sotto dei traguardi stabiliti dalle Indicazioni nazionali. Lo stesso Bussetti, nel commentare i numeri, ha parlato di «innegabili segnali di preoccupazione». Sforzandosi però di vedere il bicchiere mezzo pieno: «I risultati ha aggiunto - contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo». In che direzione lo vedremo nei prossimi mesi quando si rimetterà mano al sistema di valutazione e si concluderà la trattativa sull’autonomia differenziata e sulla regionalizzazione dell’istruzione. Una partita che alla luce dei risultati di ieri si fa ancora più delicata. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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con “Gli Stangati” € 9,90 in più; con “Norme e Tributi” € 12,90 in più; con “Aspenia” € 12,00 in più; con “Immobili e Crisi d’Impresa” € 9,90 in più; con “Il Codice di Procedura Civile” € 9,90 in più; con “Il Versamento delle Imposte” € 9,90 in più; con “Condominio” € 9,90 in più; con “Affitti” € 9,90 in più; con “Il Ravvedimento del Contribuente” € 9,90 in più; con “How To Spend It” € 2,00 in più; con “IL Maschile” € 4,00 € 0,50 in più.

Prezzi di vendita all’estero: Monaco P. € 2 (dal lunedì al sabato), € 2,5 (la domenica), Svizzera SFR 3,20

Il responsabile del trattamento dei dati raccolti in banche dati di uso redazionale è il direttore responsabile a cui, presso il Servizio Cortesia, presso Progetto Lavoro, via Lario, 16 - 20159 Milano, telefono (02 o 06) 3022.2888, fax (02 o 06) 3022.2519, ci si può rivolgere per i diritti previsti dal regolamento generale sulla Protezione dei Dati 2016/679. Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono. — Modalità di abbonamento al quotidiano: Prezzo di copertina in Italia: €2,00 da lunedì a sabato, € 2,50 per l’edizione della domenica. Prezzo Abbonamento Italia per 12 mesi al quotidiano in versione cartacea: € 420,00 in caso di consegna postale. L’Abbonamento alla versione cartacea non comprende i magazine “IL – Intelligence in Lifestyle” e “How to Spend It”. Sono disponibili altre formule di abbonamento all’indirizzo www.ilsole24ore.com/abbonamenti. Per l’abbonamento estero in Svizzera e Costa Azzurra, rivolgersi al Servizio Abbonamenti (tel. 02.30.300.600 oppure servizio.abbonamenti@ ilsole24ore.com). Per il resto del Mondo è disponibile solo l’abbonamento al quotidiano in versione digitale. Per sottoscrivere l'abbonamento è sufficiente inoltrare la richiesta via EMAIL all'indirizzo servizio.abbonamenti@ ilsole24ore.com oppure via FAX al N. 023022.2885, oppure per POSTA a Il Sole 24 ORE S.p.A. - Servizio Abbonamenti - Casella Postale 10592 - 20111 Milano, indicando: NOME / COGNOME / AZIENDA / VIA / NUMERO CIVICO / C.A.P. /LOCALITÀ / TELEFONO e FAX/EMAIL. — Servizio abbonamenti: Tel. 02.30.300.600 (con operatore da lunedì a venerdì 8:30-18:00) - Fax 023022.2885 - Email: servizio.abbonamenti@ilsole24ore.com — Servizio arretrati per i non abbonati: (Non disponibili le edizioni cartacee più vecchie di 12 mesi dalla data odierna). Inoltrare richiesta via email all'indirizzo servizio.cortesia@ilsole24ore.com oppure contattare telefonicamente il numero 02 30.300.600 allegando la fotocopia della ricevuta di versamento sul c.c.p. 519272 intestato a Il Sole 24 ORE S.p.A. oppure via fax al numero 02 opp 06 3022.2519. Il costo di una copia arretrata è pari al doppio del prezzo di copertina del giorno richiesto. Non verranno rimborsate le istanze relative ad edizioni più vecchie di 12 mesi dalla data odierna. — Stampatori: Il Sole 24 ORE S.p.A., via Busto Arsizio, 36 - 20151 Milano e via Tiburtina Valeria, Km 68,700 - 67061 Carsoli (AQ) - Stampa Quotidiana S.r.l. “Sassari” - zona industriale Predda Niedda, strada 47 n. 4 - 07100 Sassari (SS) - S.e.s. Società Editrice Sud S.p.A., contrada Lecco s./n. - 87036 Rende (CS). — Distribuzione Italia: m-dis Distribuzione Media S.p.A., via Cazzaniga 1 - 20132 Milano, Tel. 022582.1 — Certificato Ads n.8472 del 21.12.2017 — Registrazione Tribunale di Milano n 322 del 28.11.1965 — La tiratura del Sole 24 Ore di oggi, 11 Luglio 2019 è stata di 88.560 copie


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Nordest

L’OBIETTIVO: UN SISTEMA ANTI-RUGGINE Prima di rimpiazzare i meccanismi (non tutti usurati dalla salsedine) le aziende dovranno individuare una tecnologia a prova di infiltrazioni

Giovedì 11 Luglio 2019 www.gazzettino.it

Mose, cerniere corrose: vanno cambiate Le grandi dighe non sono ancora finite, ma i manufatti che ` Costruite dalla Fip-Mantovani, nel 2010 erano costate 250 le devono azionare sono già da sostituire. Gara da 34 milioni milioni e dovevano durare cento anni. Tre cordate in corsa `

L’APPALTO VENEZIA Garantite cent’anni, sono da rifare ancora prima che il Mose sia concluso. Le “cerniere” del Mose, costate 250 milioni nel 2010, sono già logore al punto che bisogna spendere altri 34 milioni per una gara di appalto per rifarle e studiare un sistema che le renda indistruttibili sotto acqua, con nuovi materiali. Le “cerniere” sono i meccanismi che dovrebbero consentire il movimento delle paratoie da sollevare in caso di acqua alta. Si tratta di due elementi, denominati per semplicità maschio e femmina, incastonati uno nell’altro, uniti da un collegamento metallico e ancorate nei cassoni di calcestruzzo alle bocche di porto di Treporti, Lido, Malamocco e Chioggia. Ebbene, da un sopralluogo di circa un anno fa, i tecnici si sono accorti che quei materiali - su cui il Comitato tecnico di Magistratura, all’epoca della presentazione dei progetti, così a lungo aveva dibattuto - invece di durare un secolo, presentavano già i primi effetti di una ossidazione. Precisamente, dice una relazione, la presenza di «ossido di ferro rosso mischiato a sostanze organiche, forse il grasso usato come protettivo, e presumibilmente altri residui di sostanze utilizzate durante le lavorazioni». Colpa di una mareggiata eccezionale del 2015, in cui l’acqua del mare è penetrata anche nelle strutture che dovevano contenere questi dispositivi, colpa anche della salinità, peraltro abbastanza prevedibile. Fatto sta

che l’acciaio Inox presenta “un diffuso arrugginimento su tutto lo stelo”. Non in tutte le cerniere, è vero, ma quanto basta per presentare un problema non da poco ai commissari del Consorzio Venezia Nuova. Di qui la gara bandita un mese fa dal Cvn per risolvere il problema: non si tratta solo di sostituire gli elementi deteriorari, ma di ricercare, sviluppare e progettare i gruppi “cerniere-connettore” alle bocche di porto, con una tecnologia più adeguata, per ovviare all’inconveniente.

to assegnato senza gara - all’epoca della gestione Mazzacurati, nel 2010 - alla Fip Mantovani di Selvazzano di Piergiorgio Baita. Ogni cerniera costava un po’ più di un milione e mezzo, le paratoie in totale sono 78, ci vogliono due cerniere per ciascuna, per un totale di 156 pezzi. Tanto che l’Unione europea, prima che scoppiasse il grande scandalo, aveva aperto una procedura d’infrazione proprio per la mancanza di un appalto in base alla quale assegnare la considerevole commessa.

LA GARA

I PARTECIPANTI

L’importo della gara in base d’asta, come detto, è di 34 milioni di euro, Iva esclusa. Che si aggiungono ai 250 milioni di quell’appal-

Ora la partita anti-corrosione se la giocheranno in tre cordate: ci sono anche nomi nuovi, che si apprestano ad essere inseriti in

una nuova pagina di quest’opera di ingegneria che dovrà salvare Venezia dall’acqua alta. La commissione di esperti che dovrà valutare le proposte pervenute, dovrà anche giudicare la proposta di Fincantieri, il principale costruttore navale con quasi 20mila dipendenti, che si è presentata all’appuntamento di ieri. Ma anche quello dell’inedita associazione temporanea di imprese costituita tra Cimolai di Pordenone (che già si è occupata della realizzazione di gran parte delle paratoie delle tre bocche di porto) che si presenta insieme a Rina Consulting-Centro sviluppo materiali spa, con sede a Roma, e Forgiature Vienna Srl. La Rina Con-

sulting si occupa di studio, sperimentazione e ricerca industriale sui materiali, dalle fasi di laboratorio alle fasi di progettazione, ingegnerizzazione di prodotti e processi innovativi, con settori di applicazione che vanno dall’impresa aerospaziale alla meccanica e high-tech. La Forgiatura Vienna Srl di Rho, è invece un’azienda leader nel mercato internazionale e nazionale per la fornitura di forgiati pesanti, destinati soprattutto all’esportazione. Infine tra le pretendenti si è affacciata un’altra azienda, la De Pretto Srl di Schio, oltre 130 anni di esperienza che si è occupata fin dalla propria nascita di energia e di turbine a vapore e turbocompressori.

La scheda I 156 “movimenti” per alzare le paratoie Immaginiamo le cerniere che tengono su una finestra, per permetterle di aprirsi. In scala maggiore sono le cerniere del Mose: la parte superiore, considerata maschio, ha un’altezza di oltre 2.50 metri e un peso di 10 tonnellate. La “femmina” che è fissata all’alloggiamento della paratoia ha un’altezza di 1 metro e 15 e pesa all’incirca 24 tonnellate. Il “gruppo di aggancio”, infine, che unisce le due sezioni è stato progettato per permettere le operazioni di aggancio e sgancio consentendo l’eventualità di sostituire la paratoia senza l’intervento dei sommozzatori. Le cerniere sono due, una per ciascuna paratoia. Le paratoie delle bocche di porto, complessivamente, sono 78 tra Treporti, Lido, Malamocco e Chioggia. Per un totale di 156 cerniere.

VERIFICATI «UN DIFFUSO ARRUGGINIMENTO SU TUTTO LO STELO E LA PRESENZA DI OSSIDO FERROSO MISCHIATO A SOSTANZE ORGANICHE»

IL COMPITO Quello che il vincitore sarà chiamato a fare è un «partenariato per l’innovazione in cinque fasi che ha come oggetto sia attività di studio specifico sulle materie prime e i gruppi cerniera-connettore del sistema Mose, sia attività di progettazione e produzione dei gruppi cerniera-connettore». Un contratto che potrà durare 3.650 giorni, cioè 10 anni, con un numero minimo di tre partecipanti e un massimo di cinque. Ieri si è chiusa la prima fase, ovvero la presentazione delle relazioni da parte delle ditte, che dichiarano di avere i requisiti per accedere alla seconda fase, quella dell’accettazione della relazione. La fase tre prevede una negoziazione tra stazione appaltante e operatori economici con la selezione di due elaborati. Successivamente le aziende presenteranno uno studio e un’offerta economica in relazione alla fornitura della tecnologia e dei servizi offerti, infine ci sarà la stipula del contratto.

L’ALLARME L’allarme corrosione lo aveva lanciato nel 2014 il Provveditorato delle opere pubbliche del Veneto, con una relazione congiunta, redatta insieme ai Commissari del Consorzio Venezia Nuova, in cui si esprimevano i dubbi sulla tenuta dei materiali utilizzati. Anche sulla base della relazione dell’esperto metallurgico Gian Mario Paolucci, che aveva segnalato due tipi di criticità: una legata a eventi non prevedibili, per i quali è necessario un continuo monitoraggio - con una protezione ulteriore per gli elementi metallici - e una legata ai materiali utilizzati. E aveva denunciato che l’acciaio utilizzato per la realizzazione delle cerniere non era lo stesso impiegato nei test di verifica. Tutti si erano affrettati a sostenere che la fornitura era stata cambiata con materiali di qualità superiore. Raffaella Vittadello © RIPRODUZIONE RISERVATA

I MECCANISMI Gli “interni” delle dighe mobili che contengono i sistemi per azionare le paratoie

LO SCHIANTO SFIORATO VENEZIA Per la Capitaneria di Porto la tragedia sfiorata domenica scorsa è da classificarsi “incidente marittimo di scarsa rilevanza”. Anzi, “era”. Perché questa classificazione iniziale è stata corretta su intervento del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, consentendo così l’avvio dell’inchiesta amministrativa da parte dello stesso ministero. Dunque lo sbandamento della Costa Deliziosa (294 metri per 92 mila tonnellate di stazza) verso riva dei Sette Martiri, dovuta ad un colpo di vento da quasi 100 chilometri orari, era stato inizialmente ritenuto di scarso rilievo dalla Capitaneria, stando agli atti arrivati finora alla Procura. La classificazione degli incidenti è necessaria perché solo nel caso di sinistri marittimi (naufragio, arenamento o in tutti i casi in cui si registrano morti

La “sbandata” della grande nave? «Un incidente di scarsa rilevanza» o feriti) si esegue d’ufficio l’inchiesta amministrativa. Con la prima relazione, dunque, nessun accertamento sarebbe potuto partire d’ufficio.

to, resta in attesa delle relazioni della Capitaneria di Porto prima eventualmente di iscrivere persone nel registro degli indagati e di acquisire testimonianze da soggetti che sono già stati identificati. E dopo qualche giorno di si-

L’INDAGINE È stato l’intervento di Toninelli, quindi, a far sì che la vicenda non venisse trattata con l’assunzione di sommarie informazioni come accade quando una nave devia dalla rotta, ma poi la corregge. A Venezia è successo questo, ma per pochi minuti dalla plancia si è vista la riva mentre i rimorchiatori tentavano di girare la prua della nave da 76 a 115-120 gradi bussola. La Procura di Venezia, intan-

RISCHIO La “Costa Deliziosa” a 5 metri dalla riva

LA CLASSIFICAZIONE INIZIALE DA PARTE DELLA CAPITANERIA DI PORTO NON AVREBBE NEMMENO CONSENTITO L’AVVIO DELL’INCHIESTA

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lenzio, nei quali a parlare sono stati soprattutto il ministro e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, il presidente del Veneto Luca Zaia ha fatto ieri sentire la sua voce: «Le immagini che ho visto sono raccapriccianti - ha detto - ci vogliono delle condizioni minimali per far uscire le navi e, immagino, debba essere la Capitaneria di Porto a valutare le condizioni meteo». Poi, va giù ironico sull’indecisione romana. «Se qualcuno vuole le grandi navi da crociera fuori dalla Laguna, perché non si è mai posto il problema delle petroliere? A questo punto, fuori tutto, comprese le fabbriche». E infine:

«Toninelli dice di avere una soluzione. Gli chiedo solo che ce la fa sapere».

IL “GIALLO” Nel frattempo ieri è scoppiato un piccolo “giallo” dopo che Andreina Zitelli, docente e esperta di valutazioni ambientali, ha fatto capire che Vtp (la Venezia Termina Passeggeri, la società che gestisce la Marittima) sta lavorando alle banchine provvisorie prospettate da Toninelli. Un progetto che, secondo Zitelli, sarebbe stato sottoposto da Vtp in via preventiva alla Casaleggio Associati. «Fantasie - replicano da Vtp - mai avuti incontri con queste persone». Le compagnie crocieristiche e il terminal passeggeri Vtp si trovano però a questo punto nella stessa situazione e cercano di trovare alternative percorribili a breve senza passare per il Governo. . Michele Fullin © RIPRODUZIONE RISERVATA


IX

Treviso

Giovedì 11 Luglio 2019 www.gazzettino.it

Museo del prosecco Ca’ Sugana accelera «E’ deciso: si farà qui» L’iscrizione delle Colline nell’Unesco può portare benefici anche alla città. Lai: «Ci stiamo lavorando, non è più un sogno» `

IL PROGETTO Le colline saranno l’esperienza concreta della bellezza. Ma Treviso potrebbe diventare la sede del museo del prosecco. All’indomani dell’iscrizione del Conegliano Valdobbiadene nella lista di luoghi patrimonio dell’umanità, il mondo economico chiede di accelerare sulla costituzione del museo del Prosecco. «Non è solo un sogno. Ci stiamo ragionando da tempo con l’amministrazione e l’iscrizione Unesco accelera le cose. Potrebbe essere il nostro modo di dire grazie al Consorzio Docg, ai produttori, e alla Regione Veneto per questo grande regalo». E’ Paolo Lai, patron delle Beccherie e ideatore di un’inedita esposizione museale dedicata alle bollicine che fu un grande successo due anni fa, a dare sostanza e concretezza al progetto del museo del prosecco. Che, nelle intenzioni, dovrebbe sorgere a Treviso in un palazzo di proprietà del Comune, per tracciare dal punto di visto storico ed enoico lo sviluppo delle bollicine che tutto il mondo ci invidia. L’idea è nell’aria dalla fine del 2017. TREVISO

è la sede adeguata a proporre un museo permanente che racconti tra storia, scienza, agricoltura e produzione, il fenomeno prosecco. Per questo Lai, insieme a Fondazione Cassamarca ha voluto tastare il terreno con una mostra tutta dedicata alla Prosecco experience che ha avuto un’ottima risposta di pubblico.

INVESTIMENTO Prosecco&Superiore rappresentò la prova generale. «Dietro questa mostra sta un progetto di lungo respiro -confermava al tempo Lai- e la voglia di fare un investimento di tipo interattivo, con supporti audio video e audio guide in italiano e inglese. Strumenti indispensabili per entrare davvero dentro la realtà di questo vino». Il percorso, sviluppato con il coordinamento scientifico di Diego Tomasi del CREA-VE (Consorzio di ricerca in agricoltura ed economia agraria, sezione veneto) e in collaborazione con i consorzi di tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Montello e Colli Asolani e Prosecco doc, Associazione italiana sommelier del Veneto e Unindustria Treviso, ha la prerogativa di fondere la mostra tradizionale con le in-

novazioni tecnologiche digitali, dalle piattaforme interattive agli spazi multisensoriali per far emergere la solidità tecnico scientifica di questo vino, ma soprattutto la storia e la conoscenza di un vitigno, il Glera, che sta alla base del suo successo. Terra-Vigna-Uomo sono le chiavi di lettura e insieme il filo conduttore per accompagnare il visitatore alla scoperta di tutto ciò che sta dentro una bottiglia di prosecco.

OBIETTIVI Obiettivo dichiarato del progetto: aumentare la cultura del prosecco, dare valore al lavoro dei produttori ma anche offrire alla città di Treviso un’attrazione turistica in più, capace di coinvolgere nuovi visitatori italiani e stranieri, appassionati di questo vino. L’assunto di base è dunque quello di costruire una rete del gusto tra il capoluogo e le colline. Bellezza naturale e bellezza culturale. Potrebbe essere un progetto non esclusivo però. Da affiancare a percorsi come il nuovo Museo del paesaggio che sorgerà a Valdobbiadene a Villa dei Cedri e altre iniziative nelle terre della Docg. Elena Filini

ACCELERAZIONE Ma oggi, alla luce del riconoscimento delle colline della Docg a patrimonio dell’umanità, il processo sta subendo una netta accelerazione. «Non abbiamo mai smesso di crederci -conferma Paolo Lai- ma la ratifica di Baku ha dato la spinta decisiva. Sto lavorando in stretto contatto con il sindaco Mario Conte e il vicesindaco Andrea De Checchi. Questo museo si farà». Le manovre esplorative erano iniziate due anni fa con Carraresi wine e con le mostre dedicate. Ma oggi emerge una certezza: Ca’ dei Carraresi non potrà diventare il museo permanente del prosecco. «Non possiamo permetterci un affitto di questo tipo» ammette Lai che sul progetto ha fatto un investimento sostanzioso. Treviso, città capoluogo delle colline del prosecco,

L’IMPRENDITORE Paolo Lai gestore delle Beccherie punta al museo

ECCELLENZA Le colline del Prosecco sono state proclamate patrimonio dell’umanità Unesco

«Sul web post denigratori basta, serve fare squadra» L’ESPERTO TREVISO «Un anno fa proprio al

Gazzettino avevo detto di essere patriotticamente ottimista sul riconoscimento Unesco alle colline del Prosecco. Ecco, oggi dico di essere patriotticamente soddisfatto». Parola di Andrea Cartapatti, direttore Food & Beverage di Blu Hotels, importante compagnia alberghiera italiana che vanta 31 Strutture di cui due in Veneto e precisamente il Linta Hotel Wellness & Spa di Asiago ed il Grand Hotel Misurina dove vengono proposte bollicine di Prosecco provenienti esclusivamente dal territorio riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Un riconoscimento di eccezionale rilevanza internazionale «macchiato però - dice il manager enogastronomico - da fake news e post denigratori». «In Francia - dice Cartapatti di una porzione di territorio insignita del titolo di Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco avrebbero già stabilito la data

di commemorazione e, con spirito nazionalistico, esulterebbero indifferentemente dalla Costa Azzurra all’Alta Normandia». Perchè in Italia non è così? «C’è una grandissima confusione: molte persone non hanno capito il significato del riconoscimento dato alle colline del prosecco inteso come territorio unico al mondo per conformazione, caratteristiche, storicità

MANAGER Andrea Cartapatti

Sport, verde, chiosco e area bimbi parco Eolo, la rinascita in 4 mesi

Addio a Renato Zanivan simbolo della Sinistra

APRE IL CANTIERE

IL LUTTO

TREVISO Partono oggi i lavori per

TREVISO Brutta giornata per la

e morfologia. Un risultato frutto del lavoro dell’uomo senza il quale non saremmo arrivati a questi risultati. Un paesaggio modellato dalla continua interazione tra l’uomo e l’ambiente processo iniziato secoli fa e che è sempre in evoluzione. In alcune rive per capirci, chi vendemmia in basso legge il numero di scarpe di chi vendemmia sopra. Da non credere». Un discorso che si allarga a tutta l’enogastronomia. «In Francia si promuove il prodotto senza fare guerre di cortile. Qui i leoni da tastiera che scrivono senza sapere, si accaniscono contro il prosecco parlando di scandali e di chi ha lavorato male. Mentre questo è un successo del territorio e per il territorio e va perciò valorizzato chi ha lavorato bene». Quale l’auspicio ora? «Che ci sia una regia tecnica unica per far sviluppare un certo tipo di turismo che in parte c’è ma che può essere incrementato perchè non abbiamo nulla da invidiare alla bellezza della strada del Chianti e a quella delle Langhe». (vdz)

LA STORIA

la realizzazione del nuovo Parco Eolo, progetto che rientra nel più ampio programma “Quartieri al centro” legato al Bando Periferie. L’area del Parco “Eolo”, che ha fatto la storia di molte società sportive del territorio ma che è attualmente abbandonata, verrà restituita alla città come struttura sportiva aperta a tutti. Lo stesso vale per lo spazio verde pubblico, che sarà fruibile da bambini, famiglie e anziani. Saranno realizzati un campo da basket, una pista da skate freestyle, un percorso vita per il jogging, un chiosco con servizi, un’area gioco per bambini e verranno messe a dimora nuove alberature. Inoltre, il nuovo parco sarà dotato di arredo urbano, illuminazione e videosorveglianza, reti tecnologiche e sottoser-

vizi. I lavori dureranno 4 mesi e mezzo.

NUOVA VESTE «Questo intervento permetterà di riqualificare un’area importantissima della città» commentano il sindaco Mario Conte e l’assessore ai Lavori pubblici Sandro Zampese. Plaude anche l’associazione PerTreviso. «Nel

campo Eolo la precedente amministrazione aveva individuato il progetto pilota di un piano più ampio di intervento nei quartieri -spiega il presidente di PerTreviso, Ofelio MichielanVanno fatti i complimenti al sindaco Conte e all’assessore Zampese, che hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di cogliere le qualità di questo progetto».

politica trevigiana. Renato Zanivan è mancato improvvisamente a 69 anni. Il coordinatore provinciale di Sinistra Italiana, già rappresentante di Sel e prima ancora colonna del Pci in Veneto, è morto nella notte di ieri nella sua casa in Cadore, da dove era originario. Probabilmente per un infarto. Un fulmine a ciel sereno per la moglie Flavia e il figlio Niccolò, che sono stati raggiunti dalla notizia mentre erano in viaggio per Hong Kong per motivi di lavoro. Renato non aveva gravi problemi di salute. Dieci giorni fa aveva partecipato al Pride di Treviso sfilando con la bandiera di “Mediterranea - Saving Humans”, l’associazione impegnata a salvare vite nel Mediterraneo.

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Nonostante fosse originario della provincia di Belluno, Renato è stato un protagonista della sinistra trevigiana. È stato tra i fautori dell’accordo per l’unione del centrosinistra che nel 2013 ha portato Giovanni Manildo a conquistare il Comune, dopo 20 anni di dominio leghista. La Sinistra Italiana del Veneto ha voluto salutarlo citando le parole dello storico Angelo d’Orsi: «Occorre distinguere, e rispettare quanti alla politica si sono dedicati anima e corpo, senza miliardi alle spalle, senza particolari ambizioni se non di portare un piccolo mattone alla costruzione di un mondo migliore». Si aggiunge il saluto del Pd: «Renato è stato un interlocutore serio, preparato e sempre presente – dicono Giovanni Zorzi e Leone Cimetta – il suo impegno nella ricerca di un’unita del centrosinistra è stato fra i fatto-

L’ADDIO Renato Zanivan

ri chiave che hanno portato alla costruzione di iniziative importanti». «Lo ricordo appassionato amante della politica e della nostra città – conclude Manildo – nelle discussioni politiche fermo e tosto, spesso su posizioni diverse dalle mie, ma finiti i confronti amichevole e piacevole nella birra di fine serata». Il funerale verrà fissato nelle prossime ore. Mauro Favaro


GIOVEDÌ 11 LUGLIO 2019 LA NUOVA

PRIMO PIANO

3

Le inchieste sull’ambiente le crociere in laguna

Navi, banchine provvisorie e trattative “misteriose” Zitelli: «Contatti in corso tra Casaleggio, Vtp e Msc». La società : «Non è vero» Zaia: «Il limite di 40 mila tonnellate? Preistoria. Sul meteo decide la Capitaneria» Andreina Zitelli VENEZIA. Banchine “provvi-

sorie”. In attesa della soluzione definitiva per le grandi navi. Il ministro Toninelli annuncia novità a giorni. Ma la polemica non si placa. «Chi decide dove mettere queste banchine? La Casaleggio associati?», scrive Andreina Zitelli, già componente della commissione Via del ministero, «risultano contat-

ti e incontri tra la Vtp, Msc e la Casaleggio associati». Smentite arrivano da Vtp («L’ultima volta che abbiamo incontrato il ministro è stato a Roma il 12 febbraio»). E dal Porto: «Non sono previsti progetti per banchine a Marghera». Intanto, tre giorni dopo l’ennesima tragedia sfiorata, tutto va avanti come prima. Il presidente

della Regione Luca Zaia punzecchia il ministro che aveva lanciato l’ipotesi del limite di 40 mila tonnellate ai passaggi, come previsto dal decreto Clini-Passera. «Sentire ancora parlare di 'Clini-Passerà per la soluzione del problema grandi navi a Venezia suona come parlare di Giulio Cesare e Traiano: siamo alla preistoria», dice. E ag-

giunge: «Chi vuole le navi fuori dalla laguna perché non si è mai posto il problema delle petroliere?». Quanto all’incidente sfiorato, Zaia definisce le immagini della grande nave «raccapriccianti». «Ci vogliono condizioni minimali per far uscire le navi e, immagino, debba essere la Capitaneria da valutare le condizioni meteo».

Per il presidente della Regione, come per il sindaco Luigi Brugnaro e gli Industriali, l’unica soluzione immediata è lo scavo del canale Vittorio Emanuele. Ma il ministro ha detto no. «Troppo pericoloso». Dunque, restano le altre ipotesi «a lungo termine» come il Lido lato mare e Chioggia. Scartata invece quella di Santa Maria

del Mare, dove c’è il cantiere dei cassoni del Mose. «Quella è la soluzione», dice Ferruccio Falconi, ex capo dei piloti del Porto con all’attivo 32 mila pilotaggi, «le navi devono stare in mare. E imprese serie potrebbero costruire lì le nuove banchine in sei mesi. Con il vento di domenica le navi negli stretti canali lagunari avrebbero rischiato. Anche di rovesciarsi!». Cesare De Piccoli, autore del progetto Venice Cruise 2.0 dice che quello è l’unico progetto possibile, già approvato dalla commissione Via e depositato al ministero. Intanto i veneziani sono esasperati. Due incidenti (uno sfiorato) in un mese alle grandi navi sono troppi. Riemerge anche l’opzione di dirottare le navi più grandi a Trieste. Ipotesi a quanto pare all’esame delle stesse compagnie. Danneggiate anche loro dalla «pubblicità negativa» degli incidenti. — A.V.

disinquinamento e affari

dossier legambiente

Dragaggi, fanghi, bonifiche In laguna il business sedimenti

Dal cemento ai rifiuti i numeri del Veneto

Un dossier sugli scavi e gli interventi a Marghera depositato dai commissari del Consorzio Alberto Vitucci VENEZIA. Dragaggi dei canali in laguna, gestione dei sedimenti e delle bonifiche di Marghera. Un faro acceso sul “traffico dei fanghi”. Attività per cui lo Stato ha speso negli ultimi anni centinaia di milioni di euro di soldi pubblici. Anche di questo si occupa adesso la Commissione ecomafie, in questi giorni in laguna per sopralluoghi e audizioni. Ieri è stata la volta dell’Autorità portuale e della Capitaneria di porto. Oggi saranno sentiti per questo anche il Provveditore alle Opere pubbliche Roberto Linetti e i commissari del Consorzio Venezia Nuova Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola.

Porteranno il dossier sui lavori del marginamento a Marghera, delle bonifiche di alcune aree. Proprio su alcuni lavori avviati dal Consorzio nel 2013 si appuntano adesso gli interessi investigativi dei carabinieri del Noe, Nucleo ecologico. Nei giorni scorsi hanno prelevato documentazione negli uffici del Provveditorato riguardante le bonifiche di Marghera e il trasporto di fanghi. Nell’aprile scorso erano stati al Consorzio. Dopo aver ricevuto un esposto firmato proprio dagli amministratori straordinari di Venezia Nuova. «Dall’esame delle relazioni tecniche presentate dagli esperti», scrivevano allora i commissari, «si evincono possibili anomalie nel-

la gestione dei sedimenti. Dovranno essere oggetti di approfondimento in sede di collaudo. Ma anche, ove ne ricorrano gli estremi , nelle opportune sedi giudiziarie». Relazioni firmate dai professori Pierfrancesco Ghetti, Antonio Marcomini, Giorgio Mattassi e Silvano Focardi e dall’esperto Cesare Rampi. Indagine sulla gestione dei fanghi. Attività che può produrre margini notevoli come già successo in passato - a seconda della qualità dei sedimenti scavati. La differenza tra i sedimenti di Tipo A (puliti) e C (da avviare in discarica) può essere anche 10 volte il prezzo base. Il Consorzio Venezia Nuova ha necessità di recuperare un milione e 200 mila metri cubi di

Siamo quello che scegliamo.

fanghi per gli “interventi morfologici” e per le nuove barene. Se non potrà utilizzare quelli scavati dovrà ricorrere a materiali sul mercato, pagandoli 25 euro al metro cubo se provenienti dalle cave di terra, 10 se estratti in mare». Discorso inverso per i fanghi inquinati (tipo C) estratti dai fondali dei canali industriali di Marghera. Il costo per avviarli alla discarica è ovviamente molto più alto che non scaricandoli in altre parti della laguna. E adesso si parla di riformare il protocollo fanghi, firmato nel 1993. Per inserire nuovi parametri e rendere più agile la normativa. Che secondo gli esperti del Provveditorato è ormai superata a livello europeo. Di tutto que-

sto si è parlato ieri anche in Parlamento. Il deputato veneziano Nicola Pellicani ha presentato una interrogazione, discussa in commissione Ambiente sulla situazione fanghi. «Ancora una volta il governo non è stato in grado di dare una risposta certa sui tempi di adozione del nuovo protocollo fanghi per la Laguna di Venezia», dice Pellicani, «senza il protocollo fanghi non è possibile procedere con gli interventi di manutenzione ordinaria della laguna nei suoi aspetti morfologici, anche attraverso lo scavo dei canali portuali per riportarli in quota, e di aggiornare la normativa sullo smaltimento dei sedimenti». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

VENEZIA. Centinaia di infrazioni, denunce e sequestri: a raccontarle è il dossier Ecomafia di Legambiente. Il Veneto è sesto a livello nazionale per reati connessi al ciclo illegale del cemento: le infrazioni accertate sono 306, con 338 denunce e 86 sequestri; il primato va alla provincia di Venezia, con il 2,3% di infrazioni di tutto il territorio nazionale, seguita da Vicenza e Treviso. Numeri importanti anche per quanto riguarda il ciclo illegale di rifiuti, pari al 28,4% del totale dei reati contro l’ambiente: 240 le infrazioni accertate per traffico illecito, 273 le denunce, 2 arresti e 90 sequestri. Non mancano, infine, i reati contro la fauna: se quelli in mare avvengono tutti a Venezia (94 infrazioni, sulla terraferma primeggia Verona (52), seguita da Venezia (50) e Vicenza (26). Due sequestri a Venezia. —

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PRIMO PIANO

Corriere del Veneto Giovedì 11 Luglio 2019

Ciglioni Fra le caratteristiche che rendono unico il panorama delle colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e che pare sia stata apprezzata anche dall’Unesco ci sono i caratteristici ciglioni con i terrazzamenti viticoli

3 VE

I prossimi step

Governance attuale

1 2 3

A coordinare il percorso della candidatura è stata l’Ats, associazione temporanea di scopo con enti del territorio. È stata prorogata al 31 dicembre di quest’anno

Un tavolo per i siti Unesco Iuav, su mandato della Regione, sta lavorando a un centro unico di coordinamento dei siti Unesco in Veneto con strategie comuni legate ai piani di gestione

Governance futura I prossimi step prevedono, entro 120 giorni, la redazione di un piano di gestione. Entro l’anno nascerà l’Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco

Dopo Baku di Martina Zambon

Prosecconell’Unesco pianoperilturismo «Investitealtrimenti arrivanoglistranieri»

VENEZIA «Quant’è più romantico dormire in un fienile da quindici metri quadrati ristrutturato che in una camera d’albergo di una grande catena?». Parola del governatore Luca Zaia che il futuro turistico delle «Colline Unesco», quelle del Prosecco, quelle di Conegliano e Valdobbiadene, lo immagina così. Un mosaico di casoni tirati a lucido per viaggiatori curiosi e dal palato raffinato. E il Piano di gestione del nuovo sito Unesco, pronto, giura Zaia, entro i 120 giorni previsti, sarà ispirato precisamente a questi criteri. Con un appello del governatore: «Le occasioni di investimento ci sono, faccio appello agli investitori locali, fatevi avanti prima che arrivino i russi, i cinesi o gli azeri che, mentre eravamo a Baku, si sono già dichiarati molto interessati. Il momento è adesso». Messa così la vittoria internazionale delle colline del

prosecco diventa paradigma «glocal» con un riconoscimento che più internazionale non si può, quello Unesco, e anche profondamente «local» con tanto di dedica a chi quelle colline le ha pazientemente terrazzate rispettandone i boschi e con l’invito agli investitori locali a non perdere il treno del «turismo esperienziale» che fra i «ciglioni» avrà una delle sue punte di diamante. Ieri mattina, a palazzo Balbi, Zaia ha presieduto i festeggiamenti ufficiali della vittoria all’Unesco con numerose foto di rito - il piano nobile era

pure l’amore: Emilia, funzionaria all’Europarlamento di origini napoletane sposata con rito tridentino; hanno una bambina, Angelica). Il suo riferimento politico, in quegli anni, è l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi (che si dimette da eurodeputato nel 2014 consentendogli di subentrare come primo dei non eletti per un secondo mandato), ma quando Tosi entra in rotta di collisione con Salvini, nel 2015, Fontana non ha dubbi e si schiera con quest’ultimo: insieme, d’altra parte, lavoravano già da tempo alla mutazione della Lega che ora è sotto gli occhi di tutti, da movimento territoriale secessionista a partito nazionale sovranista; è Fontana, considerato uno

degli esponenti più a destra del Carroccio, il regista dell’alleanza in Europa con Marie Le Pen e Viktor Orban, dei contatti con Donald Trump negli Usa, dell’avvicinamento alla Russia di Vladimir Putin. Ammorbidite le posizioni No Euro - fu tra i primi a veicolare le idee di Borghi e Bagnai - Fontana, che nel suo cursus honorum ha anche due brevi parentesi da vice sindaco di Verona e da vice presidente della Camera, resta un uomo dagli ideali netti: contrario al multiculturalismo, identitario, nella sua tesi di laurea al Bo contesta «la diffusione di una morale libertaria, la presenza degli stranieri, il declino delle figure di autorità»; ultra

Niente nuovi hotel ma via libera a restauri di casoni per la micro accoglienza fra degustazioni e storia

Il brindisi Festeggiamenti ieri a palazzo Balbi con i sindaci delle Colline del Prosecco

cattolico («Vado a messa tutte le mattine, dico 50 Ave Maria al giorno»), antiabortista, da ministro della Famiglia è stato il promotore del contestato Forum delle Famiglie di Verona, tacciato di propagandare idee sessiste e omofobe. È laureato in Scienze politiche e in Storia della civiltà cristiana e ha scritto un libro con l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi sulla crisi demografica italiana («La culla vuota della civiltà»); frequenta la Curva Sud dell’Hellas; di certo si sta imponendo come uno degli astri nascenti della nuova Lega che in Veneto ha preso il posto della vecchia Dc (49,9% alle ultime Europee), al punto che Salvini, dopo averlo nominato suo vice

segretario federale, l’ha voluto pure commissario in Veneto in una fase delicata qual è la campagna elettorale per le Regionali del 2020, con i colonnelli in guerra e la base che sgomita per un posto in lista. C’è chi dice che dopo i ruoli di governo e quelli nel partito, il prossimo passo, «naturale», possa essere la guida della Regione ma chi gli è vicino giura si tratti solo di «malelingue, messe in giro ad arte per seminare zizzania». Lui ha già detto di voler lavorare «al fianco di Luca». E Zaia, che più volte ha rifiutato di volare a Bruxelles come commissario, lo benedice: «È l’uomo giusto per l’Europa. In bocca al lupo». Ma. Bo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

affollato da sindaci delle colline, consiglieri e assessori regionali e rappresentanti dei consorzi del Prosecco - e, ça va sans dire, con una bottiglia stappata per l’occasione. Dopo Baku, la capitale dell’Azerbaijan dove domenica scorsa la candidatura veneta è stata accettata insieme, ha sottolineato Zaia, alle Piramidi, a Cartagine, a Babilonia e al Kilimangiaro, si passa alla fase operativa di valorizzazione. Si tratta del «Piano strategico di valorizzazione del territorio» con tre focus: ambientale-paesaggistico, turistico ed economico. «Sarà un piano strategico ad esempio per avere un’immagine coordinata finanche al colore del pantone giusto, - specifica Zaia - ragioniamo come azienda unica. Il piano definirà l’animazione sul territorio per i cittadini, la formazione per le guide turistiche, i percorsi, i punti di osservazione e la grande sfida dell’albergo diffuso. E in un mondo in cui si va verso il turismo emozionale dormire nel fienile ristrutturato avrà senz’altro più appeal degli alberghi che non possono essere costruiti. Sul piano edilizio quel che c’è c’è. L’abbiamo garantito all’Unesco che ogni due anni ci farà il tagliando». Il governatore si aspetta che sul sito Unesco fioriscano «startup per incoming turistico» e iniziative per le scolaresche. «Tutto sarà definito entro i 120 giorni - assicura Zaia e, ripeto, che poi qualcuno non si lamenti che sono arrivati i russi che pure accoglie-

remo volentieri ma mi auguro che a sfruttare questa opportunità siano prima di tutto imprenditori nostrani e i giovani, per i quali si aprono grandi opportunità di lavoro. Sarà un nuovo rinascimento per tutto il Veneto». Sarà costituita come previsto l’«Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene» im cui la Regione giocherà un ruolo di primo piano. Ieri c’era anche il professor Amerigo Restucci, uno dei protagonisti del dossier Unesco, che ha ricordato l’emozione della proclamazione a Baku: «Zaia ci sorrideva ma io avevo i nervi a fior di pelle. Ora da fare ce n’è: i casoni abbandonati sono numerosi e possono essere oggetto di recupero per offrire pochi posti letto ciascuno, si offrirà così la possibilità di soggiornare accanto alla cantina». All’orizzonte si profila un mosaico di piccoli cantieri perché, aggiunge Zaia «è un bene vivo, non ingessato ma che vivrà secondo le regole del rispetto dell’ambiente e di una gestione accorta dei flussi turistici secondo percorsi definiti». Quanto alla Padova di Giotto come prossimo obiettivo Unesco, Zaia dice: «ben venga, è la nostra Cappella Sistina». Intanto, il deputato dem veronese Diego Zardini rilancia una nuova candidatura «viticola», quella dell’Amarone. E l’assessore regionale Elena Donazzan propone già una formazione ad hoc. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Codice: BES01 - 2019 - G0041 CIG: 795659236E

AUTOSTRADA BRESCIA VERONA VICENZA PADOVA SPA ESTRATTO BANDO DI PROCEDURA APERTA

Società appaltante: Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova Spa - Via Flavio Gioia, 71 - 37135 Verona - Telefono: 045/8272.222 - Fax: 045/8200051 - Sito internet: http://www.autobspd.it - e-mail: autobspd@ autobspd.it. Procedura di gara: aperta ai sensi dell’art. 60, D.Lgs. 18 Aprile 2016, n. 50 e s.m. Forma del contratto: scrittura privata. Natura dei lavori e luogo di esecuzione: lavori di manutenzione segnaletica orizzontale e verticale autostrade A4 ed A31 e pertinenze – 1461 giorni (48 mesi). Importo complessivo quadriennale a base d’asta: IVA esclusa, è di € 16.993.426,86 (euro sedicimilioninovecentonoavantatremilaquattrocentoventisei/86), di cui € 2.614.587,30, (euro duemilioniseicentoquattordicimilacinquecentoottantasette/30) per oneri per la sicurezza non soggetti a ribasso. Criterio di aggiudicazione: art. 95, comma 2, D.Lgs. 50/2016 e s.m., ovvero criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Luogo e termine di ricezione delle offerte: Via Flavio Gioia, 71 – 37135 Verona, entro le ore 13.00 del giorno 02 AGOSTO 2019. Ora, data e luogo della gara: ore 09.30 del giorno 06 AGOSTO 2019 in Via F.Gioia, 71 Verona, in seduta pubblica. Pubblicità: il bando completo degli allegati è scaricabile dal sito web http://www.autobspd.it.

Il Direttore Generale dott. Bruno Chia


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Primo Piano

Giovedì 11 Luglio 2019 www.gazzettino.it

La riforma delle Regioni

Zaia: «Non saremo la nuova Cassa del Mezzogiorno» «Non firmerò norme finanziarie `Ma il vicepremier Di Maio rilancia: che prendano in giro il Veneto» «L’extragettito va alle altre regioni» `

LA TRATTATIVA VENEZIA «Mi state dicendo che l’extragettito del Veneto dovrebbe diventare una nuova Cassa del Mezzogiorno? Ma chi è che si inventa norme finanziarie del genere? A parte il fatto che i primi a non volerlo sono convinto che sarebbero proprio i cittadini del Sud. Io, comunque, non firmerò mai norme finanziarie che siano una presa una giro per il Veneto e, in generale, non firmerò una finta autonomia». Luca Zaia ha appena stappato una bottiglia di prosecco per festeggiare con i sindaci e i consiglieri regionali il riconoscimento dell’Unesco alle Colline di Conegliano e Valdobbiadene. In due settimane il governatore del Veneto ha portato a casa due risultati storici: le

Olimpiadi invernali 2026 e il marchio per un paesaggio ora Patrimonio dell’Umanità. Per l’en plein gli manca l’autonomia. Che però è impantanata a Roma. Stamattina, a Palazzo Chigi, ci sarà il terzo vertice politico, ma tutto lascia presagire che non sarà quello definitivo. Eppure, Zaia si dice ottimista: «Quella su cui stanno lavorando i ministri è la loro controproposta. La nostra è nota e io sono fermo a quella».

LO STOP «Si parte con la spesa storica ribadisce Zaia - che peraltro ci penalizza. Se entro tre anni non si passa ai fabbisogni standard che sono obbligatori dal 2009 - si applica la spesa media nazionale». Il M5, però, della spesa media nazionale non ne vuole sapere: per il Veneto, che con Lombardia ed Emilia Romagna è in

La parola chiave

Cos’è il fondo di perequazione Il fondo di perequazione proposto dal M5s punta a rendere omogeneo su tutto il territorio nazionale la distribuzione delle risorse prodotte nelle regioni autonome. È un concetto diametralmente opposto a quello pensato in Veneto. L’idea del Veneto è: io mi gestisco le 23 materie che ho chiesto e che sono previste dalla Costituzione. I fondi per gestirle sono inizialmente quelli storici spesi dallo Stato in Veneto, ma se entro un determinato periodo di tempo non si

passasse ai fabbisogni standard allora si fa la media della spesa pro capite. Inoltre, avendo la compartecipazione al gettito di uno o più tributi, nel caso in cui l’economia vada bene e si verifichi un extragettito, i soldi in più restano in Veneto perché sono frutto delle tasse dei veneti. L’idea del M5s, invece, è che l’eventuale extragettito frutto delle tasse dei veneti finisca in un fondo di perequazione a disposizione di tutte le altre regioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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URNE Il governatore del Veneto Luca Zaia vota al referendum del 22 ottobre 2017

fondo alla classifica della spesa media, sarebbe ovviamente un vantaggio, mentre ci rimetterebbero le regioni non virtuose. Ma il M5s punta anche sul fondo di perequazione. L’ha ribadito ieri il vicepremier Luigi Di Maio: «Qualsiasi riparto di risorse economiche verso le regioni che la stanno chiedendo, dovrà prevedere livelli essenziali di prestazioni per tutte le altre regioni e un fondo di perequazione per fare in modo che ci sia un meccanismo di solidarietà verso tutte le altre regioni. Poi si farà un aggiornamento costante che porti a far sì che quando si trasferiscono i soldi alle regioni, nel momento in cui queste hanno un extragettito lo condividano con tutte le altre regioni. È un principio sacrosanto che ci permetterà di fare un’autonomia “light”, che non abbia un impatto sulle altre

regioni. Anzi sarà l’occasione per creare meccanismi di solidarietà nazionale che non ci sono mai stati». Posto che Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno presentato la propria proposta di autonomia, ora il Governo presenterà la sua. Dovesse andar bene ci sarebbe la firma di una pre-intesa. Quel testo verrebbe poi mandato alle commissioni parlamentari. Alla fine, se anche il testo passato al vaglio del Parlamento andasse bene, ci sarà la firma dell’intesa vera e propria e, quindi, il voto finale di Camera e Senato a maggioranza assoluta. Ma tutto lascia intendere che la proposta che uscirà da Palazzo Chigi non piacerà. «Il fondo di perequazione? Non so neanche cosa sia», taglia corto Zaia. Alda Vanzan © RIPRODUZIONE RISERVATA


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ATTUALITÀ

GIOVEDÌ 11 LUGLIO 2019 CORRIERE DELLE ALPI

ITALIA & MONDO il clima impazzito

Tornado, grandine e incendi Italia devastata dal maltempo Come nel 2016: all’ex Ilva di Taranto gru in mare per il vento, muore un operaio Da Nord a Sud nubifragi e trombe d’aria. Fiamme nei lidi in Sicilia, gente in mare

Giampiero Maggio Il maltempo incrocia il destino di due uomini, stesso lavoro da operaio sulle gru, morti a distanza di due anni e mezzo l’uno dall’altro. Una vicenda drammatica, che arriva da Taranto, sferzata, ieri, da fortissime raffiche. La burrasca ha fatto precipitare in mare una gru dell’ex Ilva, ora ArcelorMittal trascinando in acqua anche il gruista, tuttora disperso. In un incidente analogo, nel novembre del 2016, morì il gruista Francesco Zaccaria. Le pessime condizioni meteo hanno messo in ginocchio l’Italia. Un tornado ha spazzato le coste romagnole, poi le Marche, dove un uomo di 72 anni è morto colpito da un infarto durante la bufera. Infine

Grandine come arance a Pescara (a sinistra). A destra la spiaggia di Numana colpita da un tornado

verona

Senzatetto malmenato e gravemente ustionato Fermati tre clochard VERONA. Risolto dopo 48 ore il

mistero del senzatetto romeno Vasile Todirean, trovato in gravissime condizioni, con ferite e ustioni sul corpo lunedì scorso su un marciapiedi della stazione di Villafranca veronese. L’episodio, almeno nelle possibili cause, è stato ridimensionato a un diverbio tra persone disadattate, seppure con esito estremamente drammatico. La Squadra mobile della Questura di Verona, in collaborazione con il compartimento della Polizia ferrovia-

ria scaligera, ha sottoposto a fermo, poco dopo la mezzanotte, due cittadini italiani e un cittadino romeno, senzatetto, in accordo con il sostituto procuratore della Repubblica che ha aperto un fascicolo di indagine per tentato omicidio. Todirean, 42 anni, una vita difficile, conosciuto dai servizi sociali di Villafranca e destinatario in passato anche di un “Daspo urbano”, era stato trovato privo di conoscenza dal macchinista di un treno, river-

so sulla banchina e con i segni di diverse bruciature, e quindi portato d’urgenza all’ospedale Borgo Trento di Verona dove è ancora ricoverato in Rianimazione. Gli agenti di Polfer e Mobile in questi due giorni hanno raccolto numerose testimonianze, analizzato i filmati delle telecamere di sorveglianza, individuando alcune persone ritenute come possibili sospettate, finché si è giunti al fermo delle tre persone. Tutto da chiarire, invece, il movente che avrebbe scatenato il pestaggio. Gli investigatori non hanno fornito ulteriori particolari sugli elementi che hanno portato a individuare e fermare i tre senzatetto indagati. Due risultano senza fissa dimora, mentre uno è residente nei dintorni di Villafranca. «Hanno problematiche di inserimento sociale – ha confer-

unesco

Zaia: «Niente cemento in più sulle colline del Prosecco» CONEGLIANO. Nemmeno un metro di cemento in più sulle colline del Prosecco, elette dall’Unesco a patrimonio culturale dell’umanità. Solo i fienili che costeggiano i “colmei” potranno essere trasformati in ricettività per un turismo “emozionale”. Il presidente della Regione, Luca Zaia, lo ha ribadito ieri di ritorno da Baku, prima in un incontro riservato con i sindaci e i rappresentanti delle categorie economiche. Tutti con-

cetti che saranno tradotti nel Piano di gestione che dovrà essere pronto in 120 giorni e recapitato all’Unesco per dimostrare che qui si fa sul serio. Quindi nessuna furbizia, ha raccomandato il governatore; gli impegni di sostenibilità presi, vanno tutti rispettati. Se le Langhe stanno ricevendo un milione e mezzo di turisti in più, qui probabilmente si andrà oltre. Avanti tutta con l’albergo diffuso, recuperando ap-

punto le microstalle ed i microfienili; metti il piede fuori e sei già sotto il filare di Prosecco o di Cartizze. Zaia non nasconde l’emozione per quanto raccolto in Azebaigian. E ringrazia tutta la squadra. Ma la ripone al lavoro perché adesso bisogna fare un piano strategico di gestione su tutti gli elementi: dalla preservazione ambientale ad una commercializzazione sobria, ovvero compatibile con il

mato il dirigente della Mobile scaligera, Roberto Di Benedetto – e il fatto secondo noi è maturato in quell’ambito». Esclusa, dunque, l’ipotesi di un’aggressione a sfondo razziale, più verosimilmente – ma saranno gli ulteriori approfondimenti degli investigatori ad accertarlo – la violenza potrebbe essere avvenuta al culmine di una lite, forse favorita dall’abuso di alcol. Per i tre fermati è prevista l’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, il quale, dopo aver ringraziato le Forze dell’ordine e gli inquirenti per la rapidità nella conclusione dell’indagine, ha aggiunto che «resteranno delusi quelli che pensavano di accusare di razzismo la comunità veronese». —

dato culturale. I ciglioni erbosi vanno mantenuti, così come i terrazzamenti. Il bosco è ancora al 70%, ma neppure un albero va spiantato. I versanti da spianare sono una bestemmia. Insomma, «bisogna fermare ogni appetito» raccomanda Zaia, che soprattutto su questo piano – quello appunto della sostenibilità – ha vinto le Olimpiadi con Cortina e Milano. Continua, dunque, la battaglia contro fitofarmaci. È sacrosanta, sancisce Zaia. «L’agricoltura del futuro è senza chimica perché il consumatore cercherà di averne meno nella sua alimentazione. E il Prosecco si è dato delle regole che in altri luoghi non ci sono». Quindi da parte dei Comitati che protestano viene posta “una battaglia giusta ma nel posto sba-

ha raggiunto l’Abruzzo, dove una violentissima grandinata ha causato danni ingenti e una ventina di feriti. «Sembrava un bombardamento» raccontano numerosi testimoni che, a Pescara, hanno assistito a qualcosa di davvero inusuale. La grandine ha spaccato auto, tetti causando soprattutto diversi feriti. E dopo la grandinata, gli allagamenti. Così Pescara è finita in ginocchio. Il sindaco, Carlo Masci, descrive così il nubifragio: «La situazione è di emergenza, sono stati messi in campo tutti volontari della protezione civile, tecnici comunali e ditte private». Lungo la costa sono affondate barche a causa di diversi ormeggi spezzati, mentre i detriti hanno bloccato l’accesso al porto di Ortona. La Regione sta valutando se chiedere lo stato di emergenza. Come è arrivata, la tromba d’aria ha poi l’asciato l’Abruzzo scivolando verso Sud, colpendo duro prima in Molise, poi in Puglia. Un forte temporale si è abbattuto su Termoli e dintorni nel primo pomeriggio, causando lo stop ai collegamenti tra il porto di Termoli e le Isole Tremiti (Foggia). In Puglia, tra province di Bari e Brindisi, non si contano i danni, sempre a causa della grandine delle raffiche di vento, dei nubifragi. Diversi allagamenti in molte stazioni balneari e alberi caduti, invece, lungo la costa ro-

magnola. Un tornado è transitato su Milano Marittima provocando la caduta di pini marittimi, alcuni dei quali caduti su auto e bus in movimento e causando il ferimento di almeno tre persone. Il maltempo, anche se a macchia di leopardo, ha poi colpito anche la Sardegna, in particolare la Gallura e la Costa Smeralda e alcune zone della Sicilia. I violenti temporali sono frutto della grande energia in circolo nell’atmosfera in questi giorni, con il Mediterraneo zona di scontro tra le correnti fresche atlantiche l’alta pressione proveniente dal Sahara. «Episodi come questi – aveva avvertito nei giorni scorsi il meteorologo Luca Mercalli, – saranno sempre più frequenti». I disastri di questi giorni sono figli del “global warming”, il surriscaldamento globale che non accenna a diminuire anche a causa di scelte politiche miopi. «Rischiamo che episodi violenti siano sempre più frequenti – spiega Mercalli – con estati, in futuro, da 50°centigradi». Una curiosità: mentre la colonnina di mercurio in molte zone scendeva per le grandinate e le piogge, nel Catanese, a causa del vento e delle temperature ( 42°C) i veri protagonisti sono stati gli incendi a ridosso dei lidi: i bagnanti per sfuggire alle fiamme si sono tuffati in acqua. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

in vaticano

Mistero Orlandi, oggi l’apertura di due tombe CITTÀ DEL VATICANO. Il piccolo

cimitero Teutonico, all’interno delle mura vaticane, oggi è teatro dell’apertura di due tombe. Dopo le segnalazioni della famiglia di Emanuela Orlandi, scomparsa 36 anni fa, la magistratura vaticana ha disposto l’apertura di due sepolcri per verificare se la ragazza possa essere stata sepolta, come indicava una lettera anonima, in quel luogo. Le operazioni, che potrebbero durare diverse ore, prevedono una prima verifica morfologica sulle ossa dalle quali si potrebbe ricavare

gliato” . Siamo in un ambiente unico al mondo, con tratti coltivati già 200 anni fa e una identità celebrata da Cima sulle sue tele. Il turismo lento bandirà quello mordi-e-fuggi, così come sta accadendo sulle Dolomiti Unesco. E con questi turisti si affacceranno anche gli investitori. «Li accoglieremo,

Il governatore: «Stroncherò ogni appetito su questo patrimonio» perché no? Mi auguro però che a sfruttare questa opportunità siano prima di tutto imprenditori nostrani e i giovani, per i quali si aprono grandi op-

una prima datazione approssimativa. Poi verranno fatti i prelievi per l’esame del Dna. Saranno aperte la cosiddetta «Tomba dell’Angelo» in cui è sepolta la principessa Sophie von Hohenlohe, morta nel 1836, e quella attigua in cui è sepolta la principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo, morta nel 1840. Il supporto all’autorità giudiziaria sarà garantito dal personale del Centro operativo di sicurezza della Gendarmeria vaticana. Saranno presenti i familiari di Emanuela Orlandi con il legale e il perito. —

portunità di lavoro. Sarà un nuovo rinascimento per tutto il Veneto» insiste Zaia. Senza dimenticare chi l’agricoltura eroica l’ha praticata spaccandosi, magari, la schiena. «Questo riconoscimento lo dedico – ecco ancora il presidente – a quei contadini che oggi non ci sono più: non hanno mai visto il benessere del Prosecco, hanno patito la fame, magari sono morti su queste colline, ma, da Veneti, hanno creduto alla forza, alla volontà, alla determinazione e al sacrificio, riuscendo inconsciamente a modellare questa opera d’arte patrimonio dell’umanità. Questo, infatti, è un sito del popolo e per il popolo. Si dice patrimonio dell’umanità perché è di tutto il mondo» ammonisce Zaia. Francesco Dal Mas


XI

Padova

Giovedì 11 Luglio 2019 www.gazzettino.it

Zaia: «Scrovegni come la cappella Sistina» Il governatore ha lanciato a Palazzo Balbi la candidatura `Dopo le colline del Prosecco, la Regione vuole ottenere di “Padova urbs picta” quale sito patrimonio dell’Umanità lo stesso risultato anche per i dipinti trecenteschi di Giotto `

datura di “Padova urbs picta”. E il governatore si spinge oltre, definendo gli affreschi giotteschi padovani «la nostra Cappella Sistina». Il presidente della Regione ieri ha presentato a palazzo Balbi l’ottenimento del sito Unesco da parte delle colline del Prosecco. Così ha colto l’occasione per parlare della candidatura degli affreschi trecenteschi padovani a patrimonio dell’umanità, nella speranza che venga assegnata l’anno prossimo.

tusiasmo rinnovati per portare a casa anche la nomina a Patrimonio dell’umanità Unesco 2020 del ciclo pittorico trecentesco di Padova e, soprattutto, della Cappella degli Scrovegni - ha spiegato Zandonà - La cappella affrescata da Giotto è già ammirata e apprezzata a livello mondiale. E anche ora rappresenta un biglietto da visita invidiabile per Padova. La sua nomina a sito Unesco sarà un ulteriore trampolino di lancio eccellente per il territorio padovano e veneto, così come si sta già dimostrando quella delle colline del Prosecco».

LA “PUBBLICITÀ”

I BENEFICI

«Ne abbiamo già discusso in Azerbaigian. Ben venga un eventuale sito in più, anche perché gli Scrovegni sono la nostra Cappella Sistina» ha detto il governatore. Parole che hanno immediatamente galvanizzato il consigliere regionale Luciano Zandona, che ha annunciato una sinergia tra Comune e Regione per sostenere la candidatura di “Padova urbs picta”. «Abbiamo appena festeggiato la vittoria delle nostre colline del Prosecco, ma ora dobbiamo rimetterci subito al lavoro con forza ed en-

«Dopo la recente vittoria, è stato calcolato per Conegliano e Valdobbiadene un indotto di circa 300 milioni di euro annui grazie al solo raddoppio delle presenze turistiche. Un’opportunità imperdibile per il nostro territorio – ha concluso - Nel suo ultimo viaggio in Azerbaigian, dove ha incontrato membri delle commissioni Unesco e consulenti esperti, Zaia ha già affrontato la candidatura di Padova con gli addetti ai lavori. Assieme al Comune e grazie al sostegno della Regione, riusciremo a ottenere anche questo importante riconoscimento». Il senatore dell’Udc, Antonio de Poli invita a lavorare assieme: «La politica e le istituzioni facciano squadra per il Veneto. Padova Urbs Picta con gli Scrovegni capitale dell’umanità Unesco sarebbe un sogno. Il ciclo pittorico di Giotto è un unicum che rappresenta, per la nostra città,

LA CORSA PADOVA Luca Zaia lancia la candi-

IL CONSIGLIERE ZANDONÀ: «SI DEVE LAVORARE INSIEME COME UNA SQUADRA. È UN’OPPORTUNITÀ IMPERDIBILE»

uno straordinario biglietto da visita. È fondamentale che tutte le istituzioni, a diversi livelli, sostengano la candidatura di Padova che avrebbe un ritorno molto importante sia in termini economici che di immagine».

PALAZZO MORONI Ieri, intanto, l’assessore alla Cultura Andrea Colasio ha partecipato a Venezia a una riunione della segreteria regionale del ministero per i Beni e le attività culturali. Riunione a cui era presente anche Gianni Di Bartolomeo, dell’Agenzia del Demanio. Al centro della discussione, il conferimento al Comune del Castel-

lo dei Carraresi. Un’operazione che dovrebbe concludersi entro fine anno. «Stiamo definendo gli ultimi dettagli – ha spiegato – La parte commerciale che verrà ricavata al termine della ristrutturazione, sarà spostata dall’ala nord all’ala sud. Finalmente si conclude un percorso iniziato 17 anni fa. Fatto questo, io credo possa ritenersi chiuso il mio impegno politico in favore della città. Questa operazione ridonerà a Padova un monumento che, di fatto, per troppi anni è come non fosse esistito. Monumento che diventerà il cuore pulsante di Padova urbs picta». Alberto Rodighiero

Cantiere Mobile

Operativo da lunedì il furgoncino DECORO

GIOIELLO L’interno della Cappella degli Scrovegni con il ciclo di affreschi trecenteschi realizzati da Giotto

PADOVA Da lunedì è pienamente operativo il primo furgoncino del nuovo servizio di manutenzioni rapide “Cantiere Mobile”, facilmente riconoscibile per il simpatico logo dell’ummarel intento a osservare i lavori. Il compito della squadra di manutenzione è quello di intervenire rapidamente su tutti quei piccoli interventi che una volta risolti, fanno in modo che la nostra città risulti più in ordine e ben tenuta: la piccola buca per strada o sul marciapiede, il sampietrino “saltato”, i segnali stradali rotti. Insomma tutti quei piccoli

interventi per i quali una volta c’era lo “stradino” che provvedeva quotidianamente e che oggi invece spesso attendono di essere ricompresi in interventi di manutenzione più vasti e radicali, per i quali però molte volte i tempi di attesa, per gli iter burocratici necessari, sono più lunghi. Tutti i cittadini possono segnalare queste piccole “magagne” che il Cantiere Mobile può risolvere in tempi molto brevi. L’assessore ai lavori pubblici Andrea Micalizzi commenta: «Abbiamo molti apprezzamenti per il nuovo servizio “Cantiere Mobile” che è già a lavoro. La gente si ferma e osserva i lavori».

energia,

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GIOVEDÌ 11 LUGLIO 2019 LA TRIBUNA

TREVISO ECONOMIA

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Il patrimonio dell’umanità

Zaia: «Sull’Unesco stroncherò ogni appetito» Il governatore chiama a raccolta sindaci e categorie: nemmeno un metro di cemento in più sulle colline del Prosecco CONEGLIANO. Nemmeno un metro di cemento in più sulle colline del Prosecco, elette dall’Unesco a patrimonio culturale dell’umanità. Solo i fienili che costeggiano i’colmei’potranno essere trasformati in ricettività per un turismo’emozionale’. Il presidente della Regione, Luca Zaia, lo ha ribadito ieri di ritorno da Baku, prima in un incontro riservato con i sindaci e i rappresentanti delle categorie economiche. Tutti concetti che saranno tradotti nel Piano di gestione che dovrà essere pronto in 120 giorni e recapitato all’Unesco per dimostrare che qui si fa sul serio. Quindi nessuna furbizia, ha raccomandato il governatore; gli impegni di sostenibilità presi, vanno tutti rispettati. Se le Langhe stanno ricevendo un milione e mezzo di turisti in più, qui probabilmente si andrà oltre, non per questo ci si sogni di costruire nuovi alberghi nella’core zone’, semmai all’esterno. Avanti tutta, invece, con l’albergo diffuso, recuperando appunto le microstalle ed i microfienili; metti il piede fuori e sei già sotto il filare di Prosecco o di Cartizze. Zaia non nasconde l’emozione per quanto raccolto in Azebaigian. E ringrazia tutta la squadra. Ma la ripone al lavoro perché adesso bisogna fare un piano strategico di gestione su tutti gli elementi: dalla preservazione ambientale ad una commercializzazione sobria, ovvero compatibile con il dato culturale. I ciglioni erbosi vanno mantenuti, così come i terrazzamenti. Il bosco è ancora al 70%, ma neppure un albero va spiantato. I versanti da spianare sono una bestemmia. Insomma, «bisogna fermare ogni appetito» raccomanda Zaia, che soprattutto su questo piano – quello appunto della sostenibilità – ha vinto le Olimpiadi con Cortina e Milano. Continua, dunque, la battaglia contro fitofarmaci. È sacrosanta, sancisce Zaia. «L’agricoltura del futuro è senza chimica perché il consumatore cercherà di averne meno nella sua alimentazione. E il Prosecco – ri-

corda a chi è smemorato – si è dato delle regole che in altri luoghi non ci sono». Quindi da parte dei Comitati che protestano viene posta “una battaglia giusta ma nel posto sbagliato” . Siamo in un ambiente unico al mondo, con tratti coltivati già 200 anni fa e una identità celebrata da Cima sulle sue tele. Il turismo lento bandirà quello mordi-e-fuggi, così come sta accadendo sulle Do-

«Dimostreremo che qui si fa sul serio Piano di gestione pronto in 120 giorni» lomiti Unesco. E con questi turisti si affacceranno anche gli investitori, compresi quelli stranieri. «Li accoglieremo, perché no? Mi auguro però che a sfruttare questa opportunità siano prima di tutto imprenditori nostrani e i giovani, per i quali si aprono grandi opportunità di lavoro. Sarà un nuovo rinascimento per tutto il Veneto» insiste Zaia. Senza dimenticare chi l’agricoltura eroica l’ha praticata spaccandosi, magari, la schiena. «Questo riconoscimento lo dedico – ecco ancora il presidente – a quei contadini che oggi non ci sono più: non hanno mai visto il benessere del Prosecco, hanno patito la fame, magari sono morti su queste colline, ma, da Veneti, hanno creduto alla forza, alla volontà, alla determinazione e al sacrificio, riuscendo inconsciamente a modellare questa opera d’arte patrimonio dell’umanità. Questo, infatti, è un sito del popolo e per il popolo». «Si dice patrimonio dell’umanità perché è di tutto il mondo» ammonisce Zaia. Ammonisce, perché già paventa chi può impossessarsene, magari comprando vigneti a palate di euro. Ma Zaia pensa già al prossimo obiettivo Unesco, la Cappella degli Scrovegni, a Padova «ne abbiamo discusso in Azerbaigian: è la nostra Cappella Sistina». — Francesco Dal Mas

Innocente Nardi, presidente del consorzio Docg Conegliano Valdobbiadene, assieme a l governatore Luca Zaia. A fianco, uno delle centinaia di piccoli edifici che punteggiano le colline .

chies (conegliano)

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«Nessuno faccia il furbo «Un percorso culturale o perderemo il marchio» prima che economico» CONEGLIANO. Fabio Chies,

sindaco di Conegliano, non ha dubbi. «I vincoli, se così vogliamo chiamarli, imposti dall’Unesco, sono la risposta più soddisfacente alle preoccupazioni di chi ha criticato prima la candidatura e poi il riconoscimento delle nostre colline a patrimonio dell’umanità». I sindaci dei 15 Comuni della “core zone”, ieri riuniti da Zaia a Venezia, insieme ai rappresentanti delle categorie economiche, da una parte coltivano l’entusiasmo per la protezione così ambita del loro territorio, dall’altra sono preoccupati delle contestazioni di cui dicono di non darsi ragione. «Se c’era un inquinamento da pesticidi – rileva Chies – abbiamo cominciato a porvi rimedio ormai da anni attraverso il regolamento di polizia

rurale. L’arrivo dell’Unesco rappresenta un’ulteriore pressione in questa direzione». Se sul piano della sostenibilità qualcuno farà il furbo, è evidente, secondo Chies, che forte è il rischio di perdere la tutela. «Noi, invece, vogliamo fare un passo avanti, approfittando del prossimo Piano di gestione per accrescere la nostra virtuosità sul piano del rispetto ambientale». Quindi, fa capire Chies, niente cemento sulle colline. Nell’area esterna, invece, si potrà realizzare quanto è utile di servizio, ma senza esagerare. Qualche albergo sì, qualche nuovo capannone meglio di no. Chies assicura che i sindaci si metteranno subito al lavoro, per valorizzare un patrimonio che è culturale, non commerciale-speculativo. — F.D.M

PIEVE DI SOLIGO. Innocente

Nardi mette le mani avanti. «Non c’è nessunissima volontà di speculare» rassicura «Questo – insiste il presidente del Consorzio Prosecco Superiore Docg Conegliano Valdobbiadene – è un sito di tutela, di protezione, non una piattaforma per fare affari. Il nostro unico impegno è di dare in eredità alle future generazioni un ambiente unico al mondo per la sua straordinaria bellezza, così come l’abbiamo ricevuto in dono dai contadini eroici che l’hanno lavorato». Quale, dunque, sarà l’impegno degli operatori economici che comunque lo coltiveranno? «Valorizzeremo il paesaggio con prodotti culturali prima economici poi. Il Conegliano Valdobbiadene deve essere conosciuto come un prodotto culturale. Poi se

l’edilizia

Centinaia di piccoli rustici da abitare immersi tra i filari Sono angusti e servivano come ricovero per animali e attrezzi Vi si possono ricavare una o due camere con bagno e cottura ma sono un angolo di paradiso MIANE. Arrampicandosi a pie-

di o in bici – turismo lento? siamo tutti d’accordo – per un tratturo sospeso sugli ultimi contrafforti collinari, a Campea di Miane, si raggiunge un minuscolo santuario che fa

da ancoraggio, con le sue mura, a filari di prosecco; è sommerso dalle viti. E da una parte e dall’altra dei rustici, con tanto di ballatoio. Una stanza a terra, una al primo piano, in qualche caso fortunato un minuscolo ballatoio. In pietra viva e legno. Piccole porzioni di paradiso. «Quando eravamo in assemblea a Baku – racconta Amerigo Restucci, a capo della Commissione per la candidatura – e il presidente ha

battuto il martelletto ed assegnato l’iscrizione, la delegazione spagnola ci ha detto che abbiamo salvaguardato il lavoro dell'uomo, e al tempo stesso protetto il bosco. Ci sono molti casoni dei contadini che sono stati abbandonati, questi possono diventare luoghi per posti letto, o cenacoli per un dialogo tra chi fa vino e il turista che vuole conoscere il territorio. Noi abbiamo, però, delle guide da formare».

Le colline di prosecco sorvegliate dai vecchi “ stavoli” da adibire a b&b

lo gustiamo con un calice di Prosecco, tanto meglio». Nardi era a Venezia con Zaia. E insieme a lui Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno. «Siamo orgogliosi di aver partecipato a questa impresa, sin da principio – afferma -. E io lo sono tanto di più perché il territorio di cui mi occupo vanta ben due siti Unesco, le Colline del Prosecco e le Dolomiti. La valorizzazione è culturale e sociale, prima che economica. E’ quanto stiamo facendo per le Dolomiti, e lo ripeteremo ». «Nel piano di gestione – anticipa al riguardo l’assessore Elena Donazzan - proporrò l'inserimento di percorsi didattici con laboratori di studio a scuola. Sottoporrò inoltre programmi di studio declinati all'approfondimento della storia e dell'arte». —

Fienili o stalle ce ne sono a iosa, almeno alcune centinaia. Di solito sono raggiungibili attraverso piste forestali, pardon ‘viticole’; a volte non ci passa nemmeno l’auto. Un cucinino-salotto, una camera, forse con bagno. Ma vuoi mettere l’emozione di un silenzio quasi irreale. D’autunno, con le foglie che ingialliscono, ancor più che in primavera. Certo, «deve essere un turismo rispettoso e organizzato», taglia corto l’architetto Leopoldo Saccon, che per 10 anni ha studiato l’ambiente, mettendo insieme 3 mila pagine di materiali. Ma il Piano di gestione detterà vincoli anche perché sia rispettata l’identità di questi ambienti, impedendo qualsiasi manomissione. — F.D.M.


PADOVA

GIOVEDÌ 11 LUGLIO 2019 IL MATTINO

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Beni culturali e turismo

Zaia benedice l’Urbs Picta: «Vinceremo» Il governatore si schiera con Padova: «Gli Scrovegni la nostra Cappella Sistina». Mondo politico unito: «Bisogna fare rete»

Claudio Malfitano «La Cappella degli Scrovegni è la nostra Cappella Sistina. Avanti tutta con l’Urbs Picta per avere un altro sito Unesco in Veneto». Arriva il “sigillo” del governatore Luca Zaia alla candidatura di Padova a patrimonio dell’umanità. Un imprimatur che conta, vista la scia di successi internazionali di Zaia, dalle Olimpiadi di Milano-Cortina nel 2026 all’ok dell’Unesco alla Colline del Prosecco. Proprio a Baku, il governatore ha avuto un primo confronto con i tecnici pa-

dovani e con i funzionari: «Non nego che ne abbiamo parlato anche in Azerbaijan con gli addetti ai lavori – spiega – Gli Scrovegni sono un bel biglietto da visita e per questo sosteniamo la candidatura fino in fondo. Il Veneto è Veneto». Fare squadra è la parola d’ordine: «Ho fatto i complimenti a Zaia per i suoi successi. Ci accompagnerà in questa sfida per l’Urbs Picta nel 2020 in Cina», anticipa l’assessore alla cultura Andrea Colasio. Sulla stessa linea il consigliere regionale del gruppo Zaia Presidente, Luciano Sando-

gli arrivi in città

Giovani turisti in piazza delle Erbe

Turisti stranieri nuova flessione nei primi due mesi Bertin (Ascom): «Valorizzare le vocazioni del territorio tra arte, musica e congressi Gli affittivi brevi irregolari non sono più tollerabili»

Meno turisti stranieri in città nei primi due mesi dell’anno. Dai dati diffusi dal sistema statistico regionale si evince che Padova (per ora) è stata una meta meno ambita rispetto all’inizio del 2018, soprattutto da chi viene dall’e-

stero, facendo registrare un calo degli arrivi del 3,4%. Ancora più marcata la differenza quando si va ad analizzare il numero di notti passate nelle strutture alberghiere padovane: –5,5%, dovuto alla diminuzione da 110.663 presenze del 2018 alle 104.531 del 2019. Studiando solamente i numeri sulle presenze dei turisti stranieri, emerge poi che sono calate tra il 10, 1% e il 15, 6% rispetto ai primi due mesi dell’an-

nà: «Dobbiamo rimetterci subito al lavoro con forza ed entusiasmo – avverte – La nomina a sito Unesco sarà un ulteriore trampolino di lancio eccellente per il territorio padovano e veneto, così come si sta già dimostrando quella delle Colline del Prosecco. Dopo la recente vittoria, è stato calcolato per Conegliano e Valdobbiadene un indotto di circa 300 milioni di euro annui». «La politica e le istituzioni facciano squadra per il Veneto: Padova Urbs Picta con gli Scrovegni capitale dell’umanità Unesco sarebbe un sono scorso. Percentuali che stanno preoccupando gli addetti ai lavori: «Nei giorni scorsi abbiamo individuato nei congressi un volano potenzialmente molto interessante, non solo per la ricettività ma anche per il commercio. Il concerto di Ligabue ha confermato che a un certo tipo di evento poi corrisponde l’occupazione quasi totale delle camere disponibili. Vogliamo dunque ragionare su cosa potrebbe rappresentare la realizzazione dell’Arena della Musica?» rilancia il presidente di Ascom Patrizio Bertin, che ormai da una anno pressa l’amministrazione su questo progetto. Sui numeri però resta da fare un altro ragionamento, ossia quello sulle strutture non in regola con il fisco: «Infatti a quelle statistiche sfuggono i turisti non registrati che, purtroppo, sono un fenomeno in aumento – conferma Bertin –. Più volte lo abbiamo sottolineato, ma purtroppo è un’abitudine favorita dalla proliferazione dei cosiddetti affitti brevi, solo in parte gestiti alla luce del sole. Un fenomeno che non può essere tollerato, perché non solo sottrae risorse ma è anche potenzialmente pericoloso sotto un profilo di ordine pubblico». — LU.PRE.

il verdetto

Appuntamento decisivo tra un anno in Cina Valutazione in autunno L’appuntamento è tra un anno a Fuzhou, città cinese da 7 milioni di abitanti, capitale della provincia del Fujian, sullo stretto di Formosa. È qui che si riunirà la prossima sessione del World Heritage Committee dell’Unesco che deciderà sulle candidature 2020 a patrimonio dell’umanità. Dove dovrebbe entrare, se in autunno arriverà il via libera dei valutatori dell’Icomos, anche l’Urbs Picta.

gno», aggiunge il senatore Udc Antonio De Poli: «È una sfida che non si può perdere: è fondamentale fare rete. L’Italia vince se fa sistema». Padova sarebbe la prima città al mondo con due siti Unesco (visto che l’orto botanico lo è da molti anni). Un elemento di debolezza secondo il vicepresidente del consiglio comunale Ubaldo Lonardi, che sottolinea gli aspetti su cui va fatto un lavoro intenso nei prossimi mesi: «Lo stato di conservazione dei siti non è ottimale, anzi due sono assolutamente in condizioni precarie – osserva – Lla parte che

ieri l’incontro a venezia

L’assessore Andrea Colasio davanti a un’ala del Castello

Castello al Comune tempi più lunghi ma con idee nuove Slitta all’autunno il passaggio ma il progetto sarà modificato inserendo una nuova sezione sull’epopea carrarese e un ingresso più ampio

Ci vorranno altri 90 giorni, ma si dovrebbe concludere prima dell’autunno il processo che porterà il Castello Carrarese ad entrare nella piena proprietà comunale, con la cessione dell’intero spazio da parte del Dema-

nio culturale. Ieri mattina c’è stata la prima riunione operativa del tavolo tecnico in Soprintendenza a Venezia. Le ragioni del piccolo slittamento stanno in due varianti rispetto al piano di valorizzazione presentato dall’assessore alla cultura Andrea Colasio ormai un anno e mezzo fa. In pratica gli ultimi lavori di scavo effettuati nel lato nord hanno portato alla scoperta di ulte-

commercio

Acquisti serali con maxi saldi Torna l’evento Notte dei Colori Trecento negozi hanno aderito alla nuova edizione Domani dalle 21 alle 24 sconti superiori al 50% spettacoli e degustazioni

Sconti superiori al 50%, circa 300 negozi aperti fino a mezzanotte, spettacoli per grandi e bambini nelle piazze, musica, degustazioni e luci Sotto il Salone. Questa sarà Padova doma-

ni sera durante la quinta edizione della “Notte dei Colori”, l’evento pensato e realizzato da amministrazione e associazioni di categoria dal 2015. Saranno tre ore (dalle 21 alle 24) in cui si potrà vivere a pieno la città anche di sera, immergendosi in un’ambientazione scenica di arte urbana alternativa, con gli edifici storici illuminati, da Palazzo della Ragione, alla Torre degli Anziani, il tunnel

di Sotto il Salone, passando per Palazzo Moroni e Caffè Pedrocchi. La serata nasce anche per dare respiro alle attività commerciali che non hanno avuto una primavera semplice a causa del maltempo, e infatti il loro motto sarà “Spacca il prezzo. Saldi su Saldi”, per promuovere ulteriori sconti su alcuni articoli già in saldo. «I saldi sono sicuramente una grande occasione di ac-

Palazzo della Ragione illuminato per la Notte dei Colori

circonda la chiesa degli Eremitani è in condizioni impresentabili, con ciottoli divelti, pendenze irregolari, aiuole banali. Poi il Battistero del Duomo è privo di un ingresso e la biglietteria è addirittura all’interno, gestita volontaristicamente. A differenza della Cappella degli Scrovegni, iperprotetta, non vi è alcuna struttura di mantenimento di condizioni microclimatiche stabili. Se Padova vuole ottenere un risultato così ambizioso deve farsi carico anche degli investimenti necessari. E sul biglietto unico c’è ancora molto lavora da fare». — riori affreschi dell’epoca carrarese: «Lì erano previsti gli spazi commerciali, ma a questo punto abbiamo deciso che quell’ala ospiterà una grande mostra sull’epopea carrarese – spiega Colasio – Negozi e bar traslocheranno nell’ala sud, sempre al piano terra». Poi si sta pensando a ricavare un ingresso più importante per il futuro complesso culturale: «Oggi l’accesso al Castello è angusto – osserva l’assessore – Vorrei discutere con tutti i soggetti portatori di interesse della possibilità di trovare una soluzione diversa». C’è qualche idea ma si sta ancora lavorando. «Tutto il complesso sarà conferito entro breve alla città. È un atto di grande intelligenza strategica e possiamo dire che è finita la damnatio memoriae del periodo carrarese – prosegue Colasio – Questa operazione cuturale cuce una ferita: il tessuto identitario della città viene ricomposto. Padova era stata lacerata, non ultimo con un carcere al posto del suo castello». Che ora, dopo i lavori di restauro che inizieranno a settembre e dureranno 18 mesi, diventerà spazio per il design e l’arte contemporanea». — C.MAL.

quisto per tantissimi consumatori ma oggi anche di affari per i negozianti. Se pensiamo che questa primavera c’è stata una contrazione delle vendite del 20% – rivela il presidente di Confesercenti, Nicola Rossi – è comprensibile come questo momento sia particolarmente atteso anche dai commercianti». Avere in città migliaia di persone «è un’occasione importantissima per i locali » aggiunge il segretario di Appe, Filippo Segato. L’amministrazione ha previsto 3 corse in più del tram, che quindi serviranno ad avere dei tempi di attesa di 10 minuti al massimo anziché di 15 (sarà a disposizione anche il Diretto Piazze). — Luca Preziusi

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RASSEGNA STAMPA DELL'11 LUGLIO 2019  

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