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Disorientarsi Emilio Isgrò a cura di

Luca Beatrice


Disorientarsi Emilio Isgrò Piazza Della Repubblica, 1E 10074 Venaria Reale (TO) www.respublicagalleriadartedemocratica.it info@respublicagalleriadartedemocratica.it

Dal 18 gennaio al 10 febbraio 2014

GALLERIA Via Villa, 41 20091 Bresso (MI) www.galleriacolonna.net info@galleriacolonna.net

a cura di Luca

Beatrice

Res Publica Galleria d’Arte Democratica Piazza Della Repubblica, 1E 10074 Venaria Reale (TO)

Testo Luca Beatrice Allestimento Res Publica Galleria d’Arte Democratica Progetto Grafico e impaginazione Marco Mantovani Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore. © 2014 Res Publica Galleria d’Arte Democratica, Galleria Colonna Tutti i diritti riservati

Fotografie Giuseppe Scavo Ringraziamenti XXX


Disorientarsi

DISORIENTATION

di Luca Beatrice Le prime cancellature di Emilio Isgrò datano 1964. Mezzo secolo, un lasso di tempo impressionante se si tiene conto da una parte della coerenza dell’artista siciliano, dall’altra dell’estrema varietà di queste operazioni: Isgrò ha cancellato libri, mappe, articoli di giornale, le pagine del Vangelo e tutta l’Enciclopedia Treccani, persino la Costituzione italiana in un gesto suonato provocatorio almeno quanto quello realizzato appunto nel 1970, ovvero la negazione del simbolo dell’intero sapere di una nazione. Non per questo Isgrò non crede all’importanza della parola scritta, anzi ne è in qualche modo un cultore. Basti pensare all’attività in campo letterario e critico, dapprima in età giovanile da precocissimo lettore, quindi poeta, romanziere, saggista e articolista. Una parte significativa dei suoi scritti è stata raccolta da Alberto Fiz nel volume La cancellatura e altre soluzioni edito da Skira nel 2007, ed è una bella avventura perdersi nelle pagine di Isgrò che, diventato uno degli artisti più importanti del secondo novecento italiano e noto anche nel contesto internazionale, ha portato avanti una strada parallela nel campo delle parole e della scrittura. Saltando tra la miriade di argomenti presente nelle sue riflessioni, ci imbattiamo in una prosa ugualmente lineare e analitica, suggestiva e insieme teorica, narrativa eppure filosofica. Un bel leggere davvero, fatto raro non solo tra gli artisti. Può sembrare un azzardo, nei nostri tempi, un esponente della sfera del visivo così addentro a praticare un altro tipo di linguaggio con la medesima perseveranza e continuità. Oggi re4

Emilio Isgrò’s first deletions date back to 1964. That means half a century, an impressive time lapse if you consider the coherence of this Sicilian artist and the huge variety of his works: lsgrò has been deleting books, maps, articles in newspapers, pages in the Gospel and all the Treccani Encyclopedia and even the Italian Constitution; this last was an action that sounded as provoking as another one, occurred in 1970, the denial of the symbol of the complete knowledge of a whole Country. Nevertheless Isgrò does believe in written words, in his own way he is its worshipper. You can simply keep in mind his activity in the critic and literary fields, initially during his youth as a very precocious reader, and later as a poet, a novelist, an essayist and an article writer. Alberto Fiz collected an important section of his written works in the volume titled “La cancellatura e altre soluzioni” (Delation and other solutions) published by Skira in 2007; if you loose yourself among Isgrò’s pages, you’ll probably live an exciting adventure, since he is one of the most important artists of the second half of the Italian XX Century – he is known at an international level, too -, and he has been carrying on an alternative way concerning words and writing. If you leaf through the huge amount of subjects contained in his reflections, you can chance upon a prose style which is both linear and analythic, deep charming and theoretical, narrative and philosophical. Really nice to read... and that’s uncommon, not only among artists. Nowadays this could be considered a gamble: a

gistriamo infatti un generale impoverimento dell’atteggiamento speculativo: l’impatto con l’opera è più immediato, il tempo di fruizione ridotto, altre le questioni sollevate in un generico relazionarsi con il pubblico ai fini di realizzare il completamento dell’opera. Nei testi di Isgrò si scopre soprattutto il desiderio di stare al centro del dibattito contemporaneo, alimentando ove necessario la polemica, sia che si trattasse di prendere le distanze dai colleghi della poesia visiva oppure, in tempi ben più recenti, diffidare di un tipo d’arte che punta sulla provocazione tout court, atteggiamento vano perché il mondo di oggi è “più forte della sua immaginazione”. Quello di Isgrò è invece un lavoro lungo, paziente, silenzioso e soprattutto necessario. Tipico della generazione di artisti emersi tra gli anni ’60 e i ’70 considerare come fondamentale la componente etica dell’opera. Di sola estetica, infatti, non si vive: ogni gesto deve avere una propria motivazione che superi l’aspetto meramente formale tipico della sfera delle arti visive. Ecco dunque la necessità di una teoria che alimenti un gesto e che per tutti i suoi interventi, ma soprattutto per la cancellatura, Isgrò ha più volte ripreso, spiegando con un’immagine molto suggestiva di praticarla frequentandola “con la passione di un monaco ossessionato dai reumi e dall’inchiostro di china” (lo ha scritto nel 1987, nel frattempo sono passati altri venticinque anni, il tempo del suo lavoro cioè è praticamente raddoppiato). La parola dunque non perde il proprio potere evocativo anche se viene cancellata. Acquisisce un differente status, trasformandosi in opera d’arte visiva e superando quella questione che per la semiotica è sempre stata centrale, ovvero il rapporto tra significato e significante, tutta scavata negli equilibri interni al testo.

leader of the visual sphere who keeps on practicing another kind of language with the same determination and continuity. At present we are noticing a general depletion of the speculative attitude: the approach to works is more immediate, the time to enjoy them is shorter, then we have also to face other issues concerning the superficial contact with the public in order to complete the work. In Isgrò’s texts you can discover above all the desire to stay at the center of the contemporary discussion, feeding when necessary the polemic: both when polemic means for him to keep his distance from his visual poetry mates or when, more recently, it means to distrust a kind of art focused on mere provocation, and this is a useless attitude because nowadays the world is “stronger than its imagination”. Isgrò’s work, on the contrary, is long, patient, noiseless and especially essential. It’s a tradition among artists come to light between the 60s and 70s to consider the ethical component of a work as fundamental. We cannot live on mere aesthetics: each action has to present its own reason, and this must go beyond the purely formal aspect which is typical for the figurative art. Here’s why we need a theory feeding an action: Isgrò kept on using this procedure for all his actions, but especially for deleting, explaining with a very evocative symbol that he practices it “like a passionate monk, haunted by his rheumatisms and Indian ink” (he wrote these words in 1987, then it has passed 25 years, so his work time has almost doubled). The word doesn’t loose its evocative power, even if it’s deleted. It acquires a different status, changing into a figurative artwork and riding over an issue which has always been fundamental for semiotics, i.e. the connection between meaning and signifier, that is hidden 5


Personalmente ricordo con un certo fastidio gli anni dell’università in cui l’approccio semiologico era ritenuto indispensabile, e gli studi di allora tenevano conto della struttura compositiva e strutturale senza soffermarsi sugli elementi stilistici e dunque personali della scrittura, optando invece per un sistema di ripetizioni tendente a ripetersi con una certa frequenza e metodo. Ho sempre pensato che l’equivalente della semiologia nelle arti visive fosse il concettuale: un surplus di teoria, spesso molto acuta e puntuale, che si dimentica dell’aspetto emozionale e “caldo” dell’opera. Per il suo approccio così fortemente sensibile, ricco di una gestualità ereditata dalla pittura, non penso che Isgrò possa definirsi del tutto un artista concettuale, soprattutto se il rappresentante primo di tale categoria si identifica in Joseph Kosuth e in quel suo lavoro manifesto dove l’opera è risultato di un equilibrio tra l’oggetto, la sua rappresentazione e la definizione come la si ritrova nel dizionario. Per Isgrò, invece, nell’arte esiste un forte margine di casualità, come per il poeta nell’associazione di parole diverse magari appartenenti a mondi diversi: le sue cancellazioni sono il contrario dell’oggettività fredda del concettuale e pretendono una grande libertà espressiva, il libero arbitrio individuale di decidere cosa evidenziare e cosa nascondere, al punto che nei suoi lavori si crea un enigmatico, misterioso, equilibrio, tra ciò che si vede e quel che è cancellato, mai completamente negato. Il nucleo centrale di questa mostra personale di Emilio Isgrò è incentrato su una serie di mappe cancellate, realizzato tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, cui si assommano tre dei quattro Vangeli più alcune pagine dei testi sacri. Il primo effetto è quello di una perdita 6

in the inner balance of the text. I personally remember with slight annoyance my university years when the semiological approach was intended as essential, and the then-studies were focused on the composition and structural system, without reflecting on stylistic elements, which were typical for writing; on the contrary they chose a reiterating system being inclined to repeat itself with frequency and method. I have always thought that the equivalent of semiology in figurative arts is the conceptual field: a surplus of theory, often accurate and acute, which forgets the emotional and “warm” aspects of the work. Because of his deeply sensitive approach, rich of attitudes coming from painting, I don’t think that Isgrò can be defined a completely conceptual artist, above all if you admit that the first leader of this class is Joseph Kosuth with his work, where you can feel the result of a balance among the object, its representation and its definition as you can find it on a dictionary. On the contrary, as far as Isgrò is concerned, art includes a large margin of fortuity, like a poet combining words maybe coming from different worlds: his deletions are the opposite of the cold objectivity in the conceptual sphere, and they take a wide expressive freedom, the individual free will deciding what has to he highlighted and what concealed, to the extent that in his works you feel the rising of an enigmatic and mysterious balance between what you can see and what has been deleted but never completely denied. The central core of Emilio Isgrò’s solo exhibition is a series of deleted maps, realized between the end of the 90s and the beginning of 2000, adding three out of four Gospels and some other holy texts. The first effect is to lose your orientation, your nominal conventions blow up and then a new imaginary geography redefi-

dell’orientamento che fa saltare le convenzioni nominali per ridisegnare una nuova geografia immaginaria, nel tentativo di conoscere il mondo negandone i punti cardinali e insinuandoci il dubbio che in fondo qualsiasi tipo di linguaggio potrebbe reggersi più che altro su semplici convenzioni. I segni neri e bianchi sulla carta evidenziano un lavoro fornito di una propria pittoricità, dall’andamento lineare e sinuoso, ritmato e simmetrico. Se poi dovessimo chiedere all’artista le ragioni delle scelte di questi luoghi invece di altri, probabilmente insisterebbe sulla componente calda, mediterranea, della sua ispirazione. Della somma di tante mappe è formato così questo atlante immaginario che sovverte l’ordine e lascia ben pochi punti di riferimento così come siamo abituati a percepirli. Passata la fase di disorientamento, Isgrò suggerisce comunque di ricercare oltre, nel paradosso, nella forma pura che ridiventa immagine, colore, segno. Solo così ci sarà permesso un altro approccio all’opera, più poetico e slegato dalla realtà, sostanzialmente più puro. I luoghi assumono un diverso fascino rispetto a quello che di norma è segnato sulla mappa: non permane tanto il desiderio di sapere quel che c’è sotto, ma piuttosto di provare a capire perché ci lascia soltanto quelle poche informazioni, perché quelle e non altre. Di fronte al lavoro di Isgrò, peraltro così abile a spiegare per filo e per segno le proprie motivazioni, l’atteggiamento critico lascia il posto a un altro tipo di analisi che preferisce perdersi invece di ritrovarsi, disorientarsi invece di ricorrere alla bussola: accettare la sfida di questo straordinario amanuense attivo tra due secoli, prediligere la sua lentezza, assumere la ripetizione come dato fondamentale dell’opera, forse il più affascinante di tutti.

ne itself, trying to meet the world denying its cardinal points and evoking the doubt that, at heart, every kind of language could be supported mainly by simple conventions. Black and white signs on the paper draw the attention to a work provided with its own pictorial charm, with a sinuous and linear – rhythmic and symmetric - trend. If we ask to the artist the reason of his choice concerning these settings instead of others, he would probably stress the warm, Mediterranean component of his inspiration. The addition of these maps composes the imaginary atlas which undermines the order and leaves very few traditional landmarks as we are used to sense them. When you overcome the disorientation, Isgrò incites you to seek further, into the paradox, into the pure form becoming image, color, sign again. Only in this way we would be allowed to approach the work differently, more poetically and free from reality, essentially purer. The settings acquire a different charm from the one normally drawn on a map: you don’t simply feel the desire to discover what’s hidden, but you need to try to understand why does the artist leave us only these few data and why these ones instead of others. In front of Isgrò’s works, who is so good in explaining in detail his reasons, the critic attitude is replaced by another kind of analysis, which prefers to lose instead of finding itself, to be disoriented instead of being helped by a compass: we have to accept the challenge of this extraordinary amanuensis, working between two centuries, we have to love his slowness, to take on his repetitions as a fundamental part of his work, maybe the most charming.

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VERSO VENEZIA mista su carta cm 27 x 22 - 2000

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BASSANO DEL GRAPPA mista su carta cm 22 x 30 - 2000

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VERSO AQUISGRANA mista su tela cm 76 x 62 - 2002

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TREVISO ITALIA mista su carta cm 46 x 35 - 1997

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MAURITANIA mista su carta cm 30 x 15 - 2000

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BIELLA ITALIA tempera e china su carta cm 27 x 22 - 1997

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VERSO CATANIA mista su carta cm 15 x 30 - 2000

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VERONA ITALIA mista su carta cm 46 x 35 - 1997

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ARGENTINA mista su carta cm 15 x 30 - 2000

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VENEZIA ITALIA mista su carta cm 46 x 35 - 1997

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SANTIAGO mista su carta cm 15 x 30 - 2000

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ROMA ITALIA tempera e china su carta cm 27 x 22 - 1997

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VERSO MESSINA mista su carta cm 30 x 15 - 2000

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ANCONA ITALIA tempera e china su carta cm 46 x 35 - 1997

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CATANIA mista su carta cm 30 x 15 - 2000

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CAMPOBASSO ITALIA mista su carta cm 46 x 35 - 1997

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ARCIPELAGO TOSCANO mista su carta cm 27 x 22 - 2000

AREZZO DI TOSCANA mista su carta cm 27 x 22 - 2000

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BATTESIMO DEL SIGNORE mista su carta cm 45 x 60 - 1999

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SOLENNITÀ DI MARIA mista su carta cm 45 x 60 - 1999

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FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA mista su carta cm 45 x 60 - 1999

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FORSE GOTLAND mista su tela cm 82 x 96 - 2002

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VERSO LA SIBERIA mista su tela cm 110 x 150 - 2001

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PALERMO mista su carta cm 15 x 30 - 2000

VERSO VULCANO mista su carta cm 15 x 30 - 2000

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REMO ITALIA tempera e china su carta cm 27 x 22 - 1997

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VERSO CITTÀ DEL CAPO mista su carta cm 15 x 30 - 2000

COLOMBIA mista su carta cm 15 x 30 - 2000

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TORINO ANCONA PALERMO mista su carta cm 46 x 35 - 1997

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VANGELO SECONDO LUCA mista su tela cm 65 x 50 - 2001

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VANGELO SECONDO GIOVANNI mista su tela cm 65 x 50 - 2001

VANGELO SECONDO MARCO mista su tela cm 65 x 50 - 2001

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ISGRÒ CERCANDO UNA CITTÀ mista su tela cm 82 x 97 - 2003

ANTARTIDE mista su carta cm 22 x 30 - 2000

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ISGRÒ TRA PECHINO E CANTON mista su tela cm 82 x 64 - 2003

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Biografia Artista concettuale e pittore - ma anche poeta, scrittore, drammatur-go e regista Emilio Isgrò (Barcellona di Sicilia, 1937) è sicuramen-te uno dei nomi dell’arte italiana più conosciuti e prestigiosi a livello internazionale a cavallo tra XX e XXI secolo. Isgrò ha infatti dato vita a un’opera tra le più rivoluzionarie e originali nell’ambito delle cosiddette seconde Avanguardie degli anni Sessanta, che gli ha valso diverse partecipazioni alla Biennale di Venezia (1972, 1978, 1986, 1993) e il primo premio alla Biennale di San Paolo (1997), oltre che ad altre importanti rassegne come le mostre The Artist and the Book in XX Century Italy al MoMA di New York nel 1992, I libri d’artista italiani del Novecento alla Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia nel 1994 e le antologiche al Museo Pecci di Prato nel 2008 e alla Galleria Nazionale di Arte Moderna nel 2013. Iniziatore delle “cancellature” di testi, applicate su enciclopedie, ma-noscritti, libri, mappe e anche su pellicole cinematografiche, Isgrò ha fatto di questa pratica il perno di tutta la sua ricerca, in una sorta di rilettura a rovescio e di reinterpretazione del linguaggio che da verbale si tramuta, attraverso calibrate manipolazioni, in linguaggio visuale. “La cancellatura” dice l’artista “non è una banale negazione ma piuttosto l’affermazione di nuovi significati: è la trasformazione di un segno negativo in gesto positivo”. Artista dell’anno 2014 per Rai Radio 3, Emilio Isgrò dal 1956 a oggi vive e lavora a Milano, salvo una parentesi a Venezia (1960-1967) come responsabile delle pagine culturali del Gazzettino.

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Esposizioni Collettive 1965 Poesia visiva, Galleria La Carabaga, Genova. 1967 Premier inventaire international de la poésie élémentaire, Denise Davy, Paris (France). Mailand Situation 1967/68, Galerie Senatore, Stuttgart (Germany). 1970 Concrete Poetry? , Stedelijk Museum, Amsterdam (Holland). 1972 Il libro come luogo di ricerca, XLVI Biennale d’arte. Venezia. 1973 Italian Visual Poetry 1912-1972, Finch Museum, New York (Usa). Scrittura visuale in Italia 1912-1972, Galleria d’Arte Moderna, Torino. Contemporanea, Incontri Internazionali d’Arte / Parcheggio di Villa Borghese, Roma. 1974 Della falsità, Csac, Università degli studi, Parma. 1975 Sempre cose nuove pensando / Aspecten actuale Kunst nit Italië, Internationaal Cultureel Centrum, Antwerp (Belgium). 1977 XIV Biennale, Saõ Paulo (Brazil). Arte in Italia 1960-1977, Galleria d’Arte Moderna, Torino. 1978 Sei stazioni per Artenatura. La natura dell’arte, XXXVIII Biennale d’arte. Venezia. 1979 Testuale. Le parole e le immagini, Rotonda di Via Besana, Milano. 1981 Identité Italienne. L’art en Italie depuis 1959, Centre Georges Pompidou, Parigi. 1982 Arte italiana 1960/1982, Hayward Gallery, London (UK). 1984 Arte italiana 1960-80, Banca Commerciale Italiana, New York. 1986 Arte e scienza. Nell’età delle scienze esatte. Colore, XLII Biennale d’arte, Venezia. 1989 Wortlaut, Galerie Schüppenhauer, Bochum (Germany). 1990 New Art from the Mediterranean and Japan. Toyama Now ’90. IV In-ternational Contemporary Art, Museum of Modern Art, Toyama (Japan). 1992 The Artist and the Book in Twentieth-Century Italy, Museum of Modern Art, New York (Usa). 1993 Punti cardinali dell’arte. Opera italiana – Transiti, XLV Biennale di Venezia, Venezia. 1994 I libri d’artista italiani del Novecento, Peggy Guggenheim Collection, Venezia. 1997 Islas, Centro Atlantico de Arte Moderna, Las Palmas de Gran Canaria / Art Centre “La Granja”, Santa Cruz de Tenerife (Spain). Minimalia, Palazzo Querini Dubois, Venezia / Palazzo delle Esposizioni, Roma. 1999 Spazi in luce. Da Caravaggio oltre Fontana, Castello di Carlo V, Lecce. Minimalia, P.S.1 Contemporary Art Center, New York (Usa). 2000 The Vera, Silvia and Arturo Schwarz Collection of Contemporary Art, Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv (Israel). 2001 Center for Contemporary Art, Ujazdowski Castle, Warsaw (Poland). La geografia degli artisti, Galleria Milano, Milano. 2002 Parole parole parole, Galleria Civica di Arte Contemporanea, Tren-to. 2003 Del segno, del suono e della parola. A…, Mart, Rovereto (Trento). 2004 Epicentro, Akhenaton Gallery, Il Cairo (Egypt). Guardare raccontare pensare conservare. Quattro percorsi del libro d’artista dagli anni Sessanta ad oggi, Casa del Mantegna, Mantova. Riflessi nell’arte. Percorsi italiani tra arte pop, concettuale, transavanguardia e citazionismo, Mole Vanvitelliana, Ancona. 2005 Alice nel castello delle meraviglie. Il mondo fuori forma e fuori tempo nell’arte italiana del Novecento, Castello Sforzesco, Milano. Un secolo di arte italiana / Ein Jahrundert italienischer Kunst, Mart, Rovereto (Trento). Libri taglienti esplosivi luminosi, Biblioteca Comunale, Trento; Museion, Bolzano. 2006 Primo Piano. Parole, azioni, suoni, immagini da una collezione d’arte, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. Il libro come opera d’arte / The Book as a Work of Art, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma. Labirinti del tempo e della luce. L’arte contemporanea per la rifondazione di Gibellina, ex carcere di San Francesco, Trapani. 2007 In pubblico. Azioni e idee degli anni ‘70 in Italia, Museo d’arte contemporanea di Villa Croce, Genova. Arte italiana 1968-2007. Pittura, Palazzo Reale, Milano. Italian Genius Now, Museum of Fine Arts, Hanoi (Vietnam); White House, Singapore (Singapore). La parola nell’arte. Ricerche d’avanguardia nel ‘900. Dal Futurismo a oggi attraverso le collezioni del Mart, Mart, Rovereto (Trento). 2008 L’usage de la parole, Artiscope, Bruxelles (Belgium). Viaggio in Italia, Neue Galerie Graz am Landesmuseum, Graz (Austria). Il libro come opera d’arte, Festivalletteratura, Corraini Arte Contemporanea, Mantova. 2009 La collezione di Riso. Museo di arte contemporanea della Sicilia, Palazzo Riso, Palermo. 2010 Libro / Oggetto: Italian Artists’ Books, 1960s-Now, Santa Monica Museum of Art, Santa Monica (Usa). Libri d’artista dalla collezione 40

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