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O N O F A G E M Speciale


Speciale

La prospettiva con cui si guarda e si vive una situazione non è mai uguale per tutti. Ed è in questa diversità che si può inventare, innovare e apprezzare una realtà, un momento e un oggetto. É l’esistenza di molteplici visioni che rendono un soggetto bello da raccontare e da vivere, nella condivisione delle sue diversità. Il Megafono, che esce in edizione speciale in questo formato, vuole cogliere questi molteplici aspetti della nostra comune vita universitaria e far assaporare a tutti i diversi gusti che ci possiamo trovare. Consci della sfida ardua che ci siamo prestabiliti, credo che questa raccolta di sensazioni ed esperienze possa essere una viva e sincera testimonianza del nostro guardare e vivere l’Università degli Studi di Trento. Un primo esperimento, una prima bozza, un mosaico di pensieri e parole che assieme costellano il cielo universitario sotto cui tutti assieme viviamo.

Filippo Bonadiman


Adige, Trento.


di Filippo Bonadiman

Comincia la giornata Il portone si apre a fatica. Le tue braccia, stanche, ancora non riescono a pensare che stai per entrare in facoltà e la tua testa è ancora nel fantastico mondo dei sogni. Quando ti siedi al banco la lezione deve ancora cominciare. Nonostante la stanchezza sei riuscito a trascinarti in facoltà e arrivare anche quella mezz’ora prima di tutti gli altri. Il tempo sufficiente che ti dà quel vantaggio giusto per permettere al tuo corpo di rimanere seduto a seguire la lezione, così da favorire anche la mente nel delicato processo di attenzione nei confronti di colui che in piedi gira per la stanza e, con una penna laser, indica schemi, scritte e immagini proiettate su un telo bianco. Il messaggio dell’amica ritardataria che supplica di tenerle un posto ormai è una costante che si ripete ogni mattina e la giacca diventa per dei minuti il simbolo di “posto riservato”. E se da una parte il vedere la gente che piano piano entra e si arrende quando capisce che dovrà passare le prossime ore in piedi, dall’altra consola e

ci fa sentire meno colpevoli vedere davanti a noi intere bancate piene di vestiti che neanche un guardaroba di un negozio in stagione saldi ne è così ripieno. « Per esempio a pagina 35 del vostro libro di testo si sottolinea come l’incertezza sia un aspetto fondamentale della vita quotidiana e come i giudizi intuitivi sugli eventi incerti sottendono decisioni e azioni importanti » La penna blu scorre via veloce sul blocco degli appunti mentre in sottofondo riecheggiano le parole del professore. L’organizzazione è fondamentale, lo stile tutto personale. Titoli, sottotitoli, citazioni ed elenchi puntati hanno le loro proprietà. Maiuscolo/sottolineato il primo. Il secondo maiuscolo piccolo. Le citazioni centrate e colorate di rosso e per quanto riguarda gli elenchi puntati o sono numerati o tra trattini, cerchietti e stelline se ne vedono di tutti i colori. La bancata davanti, precedentemente tutta occupata da giacche, sciarpe e cappotti, ora scrive all’unisono. Sembrano la prima fila di una

banda sociale composta da clarinetti e flauti. Tutti ben sincronizzati. Dietro invece una combriccola sorride e scherza probabilmente della serata prima passata in città, disturbando non poco la poverella che la mattina era arrivata con tutta la buona volontà per seguire bene la lezione e che non manca di aumentare il volume dei suoi sospiri. La mia amica prende appunti mentre accanto a lei prosegue il sonnellino un ragazzo del quarto anno a cui manca ancora qualche esame. « Lasciando impliciti molti dettagli. Ecco. Queste cose comunque le potete trovare spiegate bene anche sul libro. Ora ci fermiamo un attimo che facciamo una pausa una quindicina di minuti » Al fermiamo già metà aula si era alzata in piedi e molti erano corsi verso le macchinette in caffetteria. Il nostro vicino si era svegliato e, infilato tutto nello zaino, non credo si sarebbe riseduto nella seconda parte di lezione. « Ascolta, dopo mangiato andiamo in biblioteca, studiamo


lì e poi verso le sei andiamo a fare aperitivo. Ti va? Poi stasera ho pure sentito che c’è Anansi in concerto in un bar in centro » Il via a un nuovo e appassionante discorso ormai è lanciato. Il bar è pieno e le voci si sovrappongono. Chi parla delle partite di campionato, chi della lezione e degli esami, chi, come noi, di cosa fare oggi. Alcuni si siedono ai tavolini, tanto sanno che prolungheranno oltre il quarto d’ora concesso la loro pausa. « Guarda, per me va benissimo. Anche perché così finisco gli ultimi capitoli del libro e poi più che volentieri andiamo a fare aperitivo » « Cosa volete ragazzi? » Dopo le brioches alla marmellata, il cappuccino e un succo all’ananas, pianificata la giornata e scherzato su alcuni pettegolezzi, si torna a seguire la lezione. L’aula è dimezzata e i posti vuoti sono in progressivo aumento. La lezione prosegue senza troppe emozioni e nel finale la mente di ognuno è più rivolta verso la mensa che agli ultimi concetti della giornata.

« Andiamo subito a mangiare? » « Devo prima controllare una cosa su Internet. Mi accompagni? » La domanda suona quasi retorica e senza dare una risposta ci avviamo verso l’aula informatica. Mentre lei controlla le ultime fresche notizie degli amici, tu, seduto su una sedia, ti guardi in giro. I computer navigano a gran velocità spulciando nel web le storie del mondo, i video di canzoni e le immagini di momenti in cui sei stato taggato. La mattinata è passata. Veloce, ma piena. La lezione, la pausa e le chiacchiere. Un salto sul web, meta e punto di ritrovo di questa generazione che vive sempre più online. Per fortuna alla fine la scialuppa di salvataggio c’è. È un logout fondamentale e che ci riporta alla vita vera. A quella fatta di parole, sguardi e sorrisi. Di quei giusti condimenti che danno gusto a questa esperienza universitaria. « Ho finito, possiamo andare » Prossima meta: mensa. Ma questa è un’altra storia.


Pane quotidiano.


di Nikolas Rausch

Mezzogiorno di fuoco Una sveglia frettolosa, un viaggio nella ressa di pendolari che come me devono iniziare la giornata, una mattina di appunti e concentrazione, un professore che non fa pause, e ora… non ci vedo più dalla fame! Alle 11:45 inizia il conto alla rovescia, con lo stomaco nel ruolo di orologio atomico preciso al milionesimo di secondo ogni parola del professore sembra condensata in un tempo che rallenta man mano e mezzogiorno non arriva più… L’attenzione cala in modo inversamente proporzionale alla difficoltà dell’argomento della lezione e la quantità di appunti scritti arriva a sfiorare il suo asintoto (zero, ovviamente). Quando finalmente ci si rende conto che il professore sta per mollare la presa, comunque, la battaglia per la sopravvivenza è solo appena iniziata: chi in modo più tattico chi invece palesemente, tutti si inizia a raccogliere il proprio materiale fino a che la scarsità di penne e fogli sui banchi degli alunni induce il professore a dire le tanto attese parole.

« Be’, continueremo alla prossima lezione… » Il segnale di partenza per gli atleti che, in uno scatto, raggiungono la porta ed iniziano la maratona verso le mense. Ai più sfortunati e ai ritardatari aspetta un’agonizzante attesa in interminabili file di studenti affamati, e se il ritardo è eccessivo agli universitari si sommano i ragazzi delle superiori e quella che era un attesa tra i morsi della fame diventa un attesa tra i morsi della fame ed il baccano disarticolato di una massa di “boceria” appena uscita dalla pubertà. Questo è il destino pressoché inevitabile durante la pausa pranzo, un destino a cui pochi sfuggono poiché le scelte obbligate per i pasti sono due: un 50-50 di possibilità di finire ingorgati nel traffico che però alla fine tempra lo spirito e invita a pensare che non sono questi i problemi della vita, fino a che non sopraggiunge l’inevitabile abbiocco, dopodiché la sola domanda che rimane è: ci andiamo a prendere un caffè?


di Margherita Mioni

Vita da fuori sede Ore 19.00, l’aula studio è vuota e silenziosa, solo il tuo stomaco emette qualche rumore di protesta. E finalmente arrivano le donne delle pulizie e tu capisci che è ora di andartene a casa. È li che tu pensi di ritrovare la quiete dopo un’intensa giornata di studio: ed è lì che ti sbagli. Appena cerchi di entrare la tua coinquilina ti urla di non muoverti perchè ha appena lavato; e tu aspetti. Finalmente riesci poi a entrare e ti prepari per una doccia rilassante, ma la tua coinquilina ha avuto la tua stessa idea; e tu aspetti. È quello lo stadio della “pianificazione”, in cui ci si dà i turni per il bagno, per i fornelli, per le pulizie, per le immondizie, per chiamare l’idraulico, per la spesa, per chiamare la padrona di casa, per pagare l’affitto. Eh sì, perchè convivere è un turno. Ma finalmente, dopo che i turni hanno regolato le nostre docce, arriva il momento di mangiare; ed è li che capisci che la tovaglia non basta per coprire il tavolo e che il tuo gomito a momenti cade dal tavolo perchè il tavolo finisce. Ma per mangiare non si possono fare i turni perchè quello è il vero momento di

convivenza: ci si racconta della giornata passata, delle lezioni sospese, del treno in ritardo, della fila al supermercato, del Philadelphia in offerta e del termosifone che perde. E nonostante tutto si ride, ci si prende in giro e ci si diverte, passando un’oretta di vero relax... Ma (e c’è sempre un ma) alla tua coinquilina viene in mente una cosa: per caso oggi passando dalla cassetta della posta ha trovato dentro una busta con su scritto Trenta: ed è lì che cala il silenzio per cinque lunghissimi secondi... poi improvvisamente voci che si sovrappongono. « Quanto dobbiamo pagare? Cosa dobbiamo pagare? I rifiuti o il gas? Ma l’abbiamo mica pagato il mese scorso? Secondo me c’è stato un errore, quella bolletta non è per noi. Non è che sia di qualcun’altro? Hai letto bene il nome? Io devo andare a prelevare, non ho contanti. Entro quando è da pagare? Chi va a pagare? » E poi ti convinci a far parlare la tua coinquilina che ha letto la bolletta e cerchi con lo sguardo chiarimenti da lei. Si alza da tavola, prende la busta magica dal tavolino del salotto e fa un bel respiro

dicendoti: « Non c’ho capito ‘na mazza, guardiamola insieme ». Dieci occhi puntati su quei fogli così astrusi. Leggiamo insieme e ci accorgiamo che le cose scritte nel primo foglio sono identiche a quelle scritte sugli altri due fogli, e non capiamo se dobbiamo pagare una volta o tre. Poi l’illuminazione: abbiamo un rimborso, ovvero dai soldi lasciati come deposito cauzionale ci hanno scalato i consumi, ed il resto dobbiamo andarlo a ritirare. E allora corri alla Trenta, prendi il numero e ti metti in fila dietro a casalinghe disperate, anziani in difficoltà e operai impazienti. Arriva il tuo turno e chiedi alla Signorina Trenta di darti i soldi. Ma lei ti spiega che i tre fogli che ti sono arrivati non sono il rimborso ma solo un avviso di rimborso, che ti arriverà a casa a giorni e che dovrai andare a ritirare direttamente in banca. Ma chi le sapeva tutte quete cose? Torni a casa un po’ incazzata, rendi conto di tutto alle tue coinquiline che anche loro sono un po’ incazzate, ma poi ci si ride su, tutte insieme, nella consapevolezza di aver imparato qualcosa di nuovo da questa vita fuori casa.


Mart, Rovereto.


di Giacomo Gardumi e Cecilia Guolo

Per sempre Erasmus Ciao mamma, ciao papà, ci vediamo tra un po’ di mesi… mi raccomando… Ho preso tutto? Ma sì, finchè ho ID, bancomat, testa, idee e un po’ di english non mi preoccupa niente.

per quando avrò sonno, cucinarmi qualcosa per quando avrò fame, farmi una doccia per quando sarò sporco, tutto il resto lo troverò fuori dalla porta… a proposito, ciao io esco!

« Il volo Ryanair per Bruxelles Charleroi è in perfetto orario, presentarsi per l’imbarco » Il momento tanto atteso è arrivato, non faccio in tempo a realizzarlo e noto che la ragazza davanti a me al checkin ha in mano una teca con scritto Erasmus - Leuven… « Ciao, io sono di Padova, studio psicologia… » Ottimo, ho già compagnia per il viaggio.

Uscire, uscire, uscire… abbiamo tutto davanti a noi, l’oggi! Chi giace nella tomba mostri pure i pugni, chi non è ancora nato sorrida, noi esistiamo! E siamo Erasmus!

Stiamo atterrando… sfondiamo le nuvole… dai dai… ost… ma è tutto piatto qui? Che schifo di tempo, tutto questo grigio e umido... e cos’è questa puzza? « Ma non lo sapevi, qui c’è la fabbrica della Stella Artois! » Eccomi! Sono arrivato! Sono pronto a condividere con te questo buco-locale per i prossimi sei mesi! Ma non è affatto stretto perché lo userò solo per stendere il mio corpo

Where are you from? What do you study? How long will you stay here? A queste domande si risponde ormai per automatismi, conviene inventarsi qualcosa di diverso! Railpass alla mano, la tua nuova famiglia di amici al seguito, e nuove città aspettano i nostri instancabili occhi. Spain, France, Portugal, Greece, Poland, Slovakia, USA, Nepal, Marocco, England, Deutschland, Lituania, Romania, Bulgaria… li riconosco ormai dai loro occhi, dagli accenti e dai loro odori. « Ehi alle cinque e mezza al Pangea? » Caffè, Waffle e partitina a

ping pong… cosa chiedi di più dalla vita? Niente! Basta il Pangea, ovvero le terre emerse, abitate da ragazze e ragazzi di qualsiasi nazionalità ed età, è in questo circolo che puoi passare i pomeriggi a studiare, leggere giornali, prenderti un tè caldo e sfidare maestri cubani e vietnamiti a scacchi... come un vero dandy! Chi se lo aspettava di capitare in questa surreale cittàcampus, talmente piccolina che in sella alle leggendarie biciclette si lascia girare in una manciata di minuti, che il manubrio lo tieni con una mano sola perché con l’altra devi continuamente salutare facce più o meno conosciute. E tante, alle quattro di pomeriggio come alle cinque di mattina. Appuntamento verso le otto a casa di Kenneth&Joe stasera, ricordiamoci il suo campanello in alfabeto morse: punto-linea-punto-punto. Yes? I’m looking for Kenneth! “No, I’m sorry, you have to press: linea-punto-linea-lineapunto-punto...” Aaahhhh? Guarda, forse è meglio se


ci becchiamo direttamente in Oude-Markt. Ebbene sì, perché per passarsi la serata la fatidica frase è ci vediamo in Oude, con suoi 33 bar concentrati nel raggio di pochi metri, stipati fino alla mattina come la stiva di una nave di emigranti.

chi? Multa. Hai il fanalino rotto? Multa. Vai senza mani? Multa. Canti troppo forte tornando a casa? Multa. Ascolti musica? Multa. Porti la borsa della spesa sul manubrio? Multa. Vai contromano in zona pedonale... eh no, caz’... stavolta scappo!

Oh, sono già le sei di mattina! Ma è volata ‘sta serata... mi sa che vado a casa perché ho lezione tra due ore e mi serve la doccia per riprendermi un attimo. Che dici, ce la facciamo l’ultima birra prima? Io avrei anche un po’ fame... e così si finisce la serata con una classica birra da otto gradi e mezzo davanti all’immancabile kebab con le patatine fritte. Questa è Leuven.

E stasera? Guarda, io fino alle 22 sono in lavanderia perché non ho più nemmeno un paio di calzini da mettere... passa lì anche tu, dai, che facciamo la lavatrice insieme, così risparmiamo. Poi se vuoi facciamo un salto a Maastricht. Ma no, Maastricht anche stasera?!

Stefi, io me lo sento che stasera mi rubano la bici! Dai, non sparare minchiate, mica te le puoi sognare la notte ste cose! Comunque se vuoi ce la facciamo a piedi. Ma no, hai ragione, andiamo in bici che siamo già in ritardo! Andarono in bici... e tornarono senza bici. Anche questa è Leuven. Parli al cellulare in bici? Multa. Porti qualcuno sul portapac-

Mamma, il mio Erasmus è quasi finito sai. È solo dicembre ma a gennaio ci sono gli esami e qui sono già tutti chiusi in biblioteca a studiare come matti perché hanno solo un appello per passarli. Mi metterò a studiare anche io, non c’è quasi più nessuno che ha voglia di fare festa... tra poco chiuderanno anche fak-bar. Ma no mamma, i fak-bar sono i bar gestiti dalle varie facoltà dove ti danno la Stella Artois per 60 centesimi! Mamma tranquilla, io mica

li frequento... è per sentito dire.... Non esiste più pioggia, né lingua sconosciuta, né distanza, né doveri, né timidezza, né freddo pungente, né seghe mentali, né orari, né mangiale-verdure-che-fanno-bene. Si incastra tutto alla perfezione, e come poche volte accade ti senti davvero tu il burattinaio della tua vita. Indipendentemente dall’idea con cui parti: “Quando arriverò lassù non starò mai con gli italiani”, “figurati se mi trovo la morosa proprio in Erasmus!”, “No ma almeno tre o quattro esami li farò sicuramente”, “Le prime settimane sarà davvero dura...”, quello che poi si trova è totalmente inaspettato. Apri la mente e lascia che tutto succeda, e con tutto intendo proprio tutto. Perché l’Erasmus è per sempre!


Sentiero della Pace, Rovereto.


di Veronica Cerquettini

Dottori si diventa Presto o tardi tocca a tutti: la tesi. Trovare l’argomento, il professore, il materiale... è un lavoro piuttosto fattibile, rapido e poco problematico. La voglia di iniziare a scriverla? Ci mette dalle due alle sei settimane circa ad arrivare. Ecco alcuni consigli pratici da chi ha appena concluso questo percorso e vuole condividere con voi l’esperienza. t"SHPNFOUP¾GPOEBNFOUBle che vi interessi (almeno un po’...), dovrete dedicarvici per alcuni mesi! t1SPGFTTPSF%VFQBSPMFGBUFvi furbi. Probabilmente sarà nella commissione d’esame ed ha grande influenza nella vostra valutazione finale. Altra cosa: che sia disponibile, e piuttosto puntuale nel correggervi le cose. Siate educati e sempre disponibili: instaurerete con lui/lei un rapporto un po’ piÚ stretto rispetto a quello a lezione. t.BUFSJBMF-FPQ[JPOJTPOP due: o ce n’è troppo o troppo poco... specialmente nelle Scienze Cognitive. All’inizio raccoglieretene il piÚ possibi-

le, fino a che vi verrà il vomito solo a guardare la pila di fogli che avete collezionato. Fate come al Grande Fratello: ogni settimana eliminate qualcuno dalla lista. t4QFSJNFOUBMFPCJCMJPHSBÜca? Le differenze di valutazione nella triennale sono nulle, da registro. Di fatto un professore ricercatore preferisce quella sperimentale rispetto a quella bibliografica, ma non vi preoccupate: con una buona media e una buona tesi prenderete un’ottima valutazione comunque! La sperimentale riassume la vostra esperienza di tirocinio, la bibliografica è sostanzialmente una ricerca di documenti, articoli e ricerche. t-BQSFTFOUB[JPOFQPXFS point. Prima di tutto chiara! Utilizzate tante immagini, che piacciono a tutti, e cercate di renderla professionale. Deve corrispondere esattamente al vostro discorso. Tutto deve scorrere in maniera perfetta. Usate il pointer, attirerete le facce stanche dei professori... che forse non ascoltano, ma vi vedono molto preparati.

t*MEJTDPSTP"WSFUFTPMPEJFDJ minuti. Ăˆ poco, lo so... ma ce l’hanno fatta tutti, e anche voi dovrete farcela. Cercate di dire le cose piĂš importanti, che colpiscano il pubblico e che attirino l’attenzione. Il tono deve essere il piĂš possibile naturale, fluido, con parole ben scandite e con un linguaggio semplice e diretto. Non date a vedere che l’avete imparato a memoria. Sorridete, è sempre un bel regalo che potete fare a tutti. Passiamo ora agli effetti collaterali indotti dalla stesura di una tesina: tDMBTTJDIFGSBTJDIFSJQFUFSFUF dalle dieci alle cinquanta volte al giorno, per tutto il periodo della tesi: ÂŤ Non ce la posso fare in tempo; devo ancora iniziare a scriverla; sono super indietro; troppo materiale; non trovo nulla; tutto il mio materiale è in inglese; il mio relatore non mi risponde alla mail; devo riscriverla tutta per la decima volta perchĂŠ al relatore non va bene; non vedo l’ora di finire; l’ho letta talmente tante volte che mi dĂ la nausea; dire tutto questo in 10 minuti?; non ce


la farò mai! » Tutto da protocollo, siete in perfetta salute. tBMJNFOUB[JPOFTDPTUBOUFF poco sana, oltre ad eccessivo uso di tabacco ed alcol... rientra nella norma, ma consumate responsabilmente. tPTTFTTJWPQFOTJFSPBMMBUFTJ  persino la notte: diventerà il vostro unico argomento di conversazione con famiglia, amici, fidanzati vari e animali domestici. Quando sarà tempo del discorso parlerete da soli in mezzo alla strada cronometrando i fatidici dieci minuti. Per non parlare dello specchio, che non ne potrà più di vedervi ripetere cento volte le stesse frasi a memoria. Bene, siete pronti per laurearvi: niente panico, niente ansie. Credete in voi stessi, presentatevi sicuri di voi e allegri. Visualizzate il voto massimo a cui potete aspirare, ve lo meritate dopo tutta quella fatica. Dopo aver ricevuto il famoso “pezzo di carta” (di ottima qualità tra l’altro), dopo le canzoncine (sempre le stes-

se), dopo le mille foto (tutte uguali), dopo gli scherzi degli amici davanti ai vostri genitori (che subiscono un trauma venendo a scoprire solo adesso che non siete più vergini e/o che avete fatto uso di droghe leggere)... siete pronti per la festa. Godetevi ogni singolo secondo, salutate tutti in maniera adeguata perché, se non rimarrete nella stessa città, non li rivedrete più per un po’ di tempo... Il giorno dopo l’amaro in bocca resta a tutti, e non è solo hangover. Avete concluso un percorso importante, un’esperienza super intensa, e siete di nuovo daccapo: iscritti alla specialistica, in cerca del primo lavoro, in partenza per qualche affascinante meta o in dubbio per il futuro. Godete ogni momento di questa meravigliosa occasione che la vita vi sta offrendo: appassionatevi agli studi che più vi interessano, divertitevi, provate nuove esperienze, andate all’estero per scoprire nuove culture e nuovi luoghi, entrate nelle associazioni universitarie (vi daranno più di quanto possiate pensare), e siate aperti alle possibilità..

perché l’università, come tutte le cose, un giorno finirà, ed è bene averne un buon ricordo: non importa il voto, non importa una lode. Le cose importanti nella vita sono altre.


Palazzo Piomarta, Rovereto.


di Marta Venturini

La nostra vita tra “qui” e “là” È strano, dopo un tempo indeterminato di vita universitaria, tornare a casa. Che sia dopo mesi, settimane, o addirittura pochi giorni, si sente la differenza tra là e qui. Là ci sono gli amici, con i quali vivi ogni giorno dal momento della colazione alla buonanotte. Là c’è il tuo appartamento, quello che condividi con altre persone, quello cercato, o arrivato per caso. C’è l’università, ci sono le lezioni, i caffè nelle pause, i libri, gli appunti, l’aula studio. Perchè studiare è molto più semplice se non si è da soli: guardi chi hai di fronte, ridi per il suo modo strano di ripetere quello che sta leggendo, ti fai accompagnare alla macchinetta del caffè, prestare (o restituire!) la chiavetta USB, la tessera delle fotocopie. Qui, a casa, è tutto diverso. Se solo provi a metterti a studiare arriva il cane, che ti guarda con quegli occhioni come a dire: « Ma che cavolo fai, non giochi più con me? Puzzo, forse?! » Giochi, per circa mezz’ora (altrimenti, poi, mi disturba di

nuovo!), e ti rimetti a studiare il libro di Sviluppo. Illusione di un momento. Alle ore 10.33, la mamma ti chiede urlando se la aiuti (“per favore“) a stendere i vestiti lavati, poi: « Visto che ci sei, dai una pulita a quella tua camera che sembra essere uscita da un film horror! » Bene, d’altra parte ha anche ragione, questa casa non è un albergo, nè un motel, nè un agriturismo, un B&B, un asilo nido, una pensione per cani e-chi-più-ne-ha-più-nemetta. Ormai le pulizie sono diventate il tuo asso nella manica, là le devi fare per forza e quasi non ti pesano. Anzi, ripensi all’appartamento, a quando devi pulire il bagno e puoi alzare la musica in salotto, perchè « altrimenti da là non sento nulla!» Qui niente musica, l’aspirapolvere è già abbastanza rumoroso di per sè, e « Non vorrai forse svegliare tuo fratello “così presto“!? » (“presto”: 11.03). Comunque, finisci in un quarto d’ora, al massimo venti minuti. Il risultato è una camera disordinata, ma almeno non c’è polvere (visibile!).

Torni alle sudate carte, anche se sai che la palla è persa, il dado è tratto, Carthago delenda est (...), insomma: oggi non si studia. Tra poco dovrai preparare la tavola, lavare l’insalata, pranzare, pulire la cucina, portare fuori il cane, giocare di nuovo col cane. E a cena magari parlerete di università, del tuo futuro precario, del fatto che « Adesso finisci almeno la triennale, poi deciderai con calma. A proposito, oggi hai studiato per i tre esami che hai tra poco, vero? ». Là sarebbe stato diverso, forse: ti saresti preso i tuoi tempi, avresti mangiato qualcosa al volo per poi tornare in aula studio, avresti deciso tu quando fare le pause. Però, chissà perchè, alla fine senti sempre un po’ di malinconia quando riparti, la domenica sera, da qui.


di Alessandro Turchetti Dellagiacoma

Agenda di uno Studente Fuoricorso (A.S.F.) 07.30 - Umido, stemperato. 07.35 - Sonno. 08.30 - Colazione, denti, ascelle. 08.45 - Ritardo a lezione - Filosofia Artistica. 09.01 - Idea Geniale. 09.38 - Primi sintomi di Sbadiglite. 09.59 - Pausa Caffè. 10.20 - Anna, quella bella. 10.35 - Ritardo a lezione - Diritto allo Studio. 10.36 Professore assente. 10.36.10” - Bestemmia libera. 10.36.25” - Spritz. 11.30 - Riunione importante - Associazione Liberi Studenti. 12.00 - Progetto di Economia Genetica. 12.45 - Estetista fai da me. 13.07 - Sfida a Esse3. 13.11 - Sfida persa. 13.25 - Anticipo a lezione - Ballo Neozelandese. 14.45 - Panino Casual. 15.00 - Commesso di Copisteria. 18.01 - Riunione non così importante - Cooperativa Giovani Imprenditori. 18.45 - Cena Tipica al risparmio. 19.15 - Internet Time. 19.45 Rifornimento Benzina a 1.415 al litro. 20.00 - Squash. 21.15 - Doccia. 21.25 - Sauna. 21.33 - Doccia. 21.55 - Anna, quella impossibile. 23.00 - Tetley’s Pub. 24.00 - Scaletta e Chitarra. 01.10 - TV della notte. 01.15 - Riassunto Geniale. 01.16 - Pensieri Futuri. 01.20 Preghierina. 01.20.55” - Notte

notte. S.F., xx anni, studente di “Patologia Universitale”. L’Università, o meglio, la vita universitaria lo ha cullato e cresciuto. Fuoricorso quest’anno. Fuoricorso come una banconota, ma estremamente in corso come uomo. Studia, lavora, impegnato sul sociale, inventa strade nuove. Giocatore di squash, trova nella bellezza femminile l’ispirazione di componimenti musicali. Ama il mondo, alla follia. Ma soffre di insonnia e vorrebbe un mondo diverso. Patito di aereomodellismo non trova il tempo per far volare il suo biplano del 1934. Perde tempo a immaginare cosa potrebbero nascondere le nuvole, adora il blues, quello nero. Vorrebbe scappare, e rimanere in isolamento per qualche anno, in un faro forse, ma non ne ha il coraggio. Vorrebbe vincere al superenalotto per esaudire i desideri degli amici, ma non gioca mai. Ama fare aperitivo e perdersi negli occhi della gente. Si ubriaca, a comando, e suona splendidamente la chitarra, da ubriaco. Da sobrio è un pessimo cantante ma

un ottimo autore. Porta gli occhiali, a volte. Li dimentica sul comodino, e li ritrova sul tavolo della cucina. Adora le cene tipiche e annusa i piatti prima di assaggiarli. Pessimo cuoco. Ha il vizio del poker aggressivo, causa di mille partite perse. Fa la spesa con la pancia piena, fregando quei ladri legalizzati dei supermercati. Impegnato in troppe associazioni ha trovato il tempo di entrare a far parte di una cooperativa. Fa moda, dice. E poi c’è Anna, a cui lascio la sola immaginazione, a tratti, bellissima. Ma le giornate passano sempre troppo in fretta. Scriverà la sua autobiografia, quando sarà famoso. E c’è da scommetterci. Nota: tutti i nomi di cose e/o persone sono completamente inventati a solo scopo ironico.


Rovereto.


di Andréas Mussche

Life is beautiful September 2010, Erasmus in Trento, a new adventure started in my life... With two big bags, a citymap and the address of the hostel I arrived in Trento. The start of the Italian way of life for six months. When my university in Belgium told me I could study in Trento, I really didn’t know what to expect. Trento for me was an unknown small northitalian city in the mountains of the Dolemites and close to the magnific Lago di Garda. Hot in the summer, cold in the winter. As the only Belgian student, without information, without knowing how to speak Italian and a big curiosity, I had to find my way in this beautiful Italian city. Reasons enough to contact and meet my buddy, a Italian student in Trento, member of the Erasmus Student Network of Trento (ESN Trento) who wanted to help me trough my first days in Trento. She was my righthand and helped me with everything, she is the best! In the beginning it was very difficult to find an accommodation for only six months

so I went to the studentaccommodation office, Opera Universitaria, to ask for a free room. After a long stay in the hostel I had good news… a room was found for me. I was happy that finally I could install me and think about my studies and my real Erasmus life. I met a lot of nice people, but still I was waiting for those people that I could later call “my good Erasmus friends”. The end of September I had my first Italian language course, my first visit at CIAL, the well-known university library and place to study, a meeting point for a lot of students. All new Erasmus students came together with different nationalities, cultures and languages but all with the same goal: learning Italian and meet new people. It was a place where a lot of friendships were created. Now the real Erasmus life was started! From the beginning I knew I would have a great time in Trento. Before most of the lessons at the university started, there was some time to

organize activities with a lot of people, so can know each other better. We did a lot of meetings in the evening at Piazza Duomo and in bars, did trips to Lago di Caldonazza, Monte Bondone... There was also ESN Trento who organized some nice trips to Venice, Bologna… with the big Erasmus family, what was big fun! You can think, Erasmus is only partying and having fun? Not only that. It’s also an intellectual experience. I’m used to the Belgian university system, so it was interesting for me to know how a university in Italy works. I have to say, it’s totally different! It was difficult in the beginning to adopt me to the system. I studied in Rovereto in the faculty of Cognitive Sciences and I had to choose some courses and I did also my Tirocino Formativo. After a lot of problems and difficulties, my Learning Agreement, a list of the different courses and the subject of my Tirocino Formativo was completed. The next weeks there was a good balance between


university and spare time. After doing a lot of citytrips, watching football matches in San Siro, having good evenings, eating a lot of pasta and pizza… I started to understand the phrase “La vita è bella”. Then there was December, the month when everything started to be different. Life is totally different than in the beginning. The start of the cold winter and ski season but also the end of the lessons and the start of getting stress for the exams and other papers of deadlines... As Erasmus students, we know that a lot of students stay in Trento only for one semester and that the Erasmus life is coming to his end. So we want to enjoy the last moments together and the last activities. This is very difficult with the exams that are very near, so not everyone can enjoy these last moments very well. So the last efforts and then it’s time to say goodbye, to say Ciao! Not for always… Erasmus friends are made for always and we will have a lot of

reunions together in Trento and somewhere else to talk about good memories about this lovely city Trento. Trento, ci vediamo a dopo!


Piazza Duomo, Trento.


IL MEGAFONO LA VOCE DI URLA

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Il Megafono | Speciale  

La prospettiva con cui si guarda e si vive una situazione non è mai uguale per tutti. Ed è in questa diversità che si può inventare, innovar...