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2. Il ripristino della pavimentazione del centro storico. Il borgo di Artena è largamente disabitato, e la percentuale di appartamenti/case in vendita ed in affitto altissima. Il progetto di ricostruzione pone tra i propri obiettivi il ripopolamento del borgo ma è evidente come questo proposito si scontra con la realtà odierna: il problema della disponibilità di case non sussiste. Semmai si riscontra una carenza di vitalità del centro, di servizi, di attività private e di spazi di cittadinanza capaci di aiutare la qualità di vita e il recupero del senso di appartenenza ed identità. Un altro punto fondamentale è la perdita del senso della stratificazione storica: chi testimonierà le distruzioni subite? Il progetto attuale prevede la ricostruzione delle abitazioni in mimesi di quelle esistenti, secondo un modello che quindi sembra disinteressato al tema della memoria. Fondamento biourbanistico La biourbanistica4 dimostra che i luoghi con maggiore coerenza rispetto alle leggi formali e agli algoritmi di natura (legge costruttale, successione di Fibonacci, scale frattali), offrono migliori prestazioni in termini di gradevolezza, salubrità e socialità, rispetto a spazi costruiti seguendo impostazioni più astratte (es. funzionalismo, zoning.)5. Si tratta di luoghi dotati di un accentuato carattere neuroergonomico, che a sua volta sostiene una forte identità biopolitica6. Tale identità ha un’importanza cruciale per la libertà, la solidarietà, e la consapevolezza civica di chi abita i luoghi, assai maggiore di altri pur importanti vantaggi offerti dagli ambienti biofilici, come ad es. la diminuzione dello stress, l’aumento della produttività lavorativa, l’attrattiva turistica, ecc7. La loro condivisibilità gratuita, in

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4 A. Caperna, A. Cerqua, A. Giuliani, N. Salingaros, S. Serafini, «Biourbanism», Rassegna di Biourbanistica, 1, March 2011, pp. 3-5; A. Caperna, S. Serafini, «Biourbanistica come nuovo modello epistemologico», in: A. Caperna, A. Giangrande, P. Mirabelli, E. Mortola (eds.), Partecipazione e ICT: per una città vivibile, Gangemi: Roma, 2013 5 S. Serafini, «L’architettura come salute psicobiologica quotidiana: morfogenesi e biofilia», Atti del I Convegno Internazionale su Psiche e Architettura, Roma-Siracusa, 2009-2010, Franco Angeli: Milano, in stampa; N. Salingaros, Twelve Lectures on Architecture. Algorithmic Sustainable Design, Solingen: Umbau Verlag, 2010; M. Weinstock, The Architecture of Emergence. The Evolution of Form in Nature and Civilisation, Hoboken: Wiley 2010; A. Bejan, S. Lorente, «The constructal law of design and evolution in nature», Phil. Trans. R. Soc. B, 2010, 365, pp. 13351347; C. Alexander, «Harmony-Seeking Computations: a Science of Non-Classical Dynamics based on the Progressive Evolution of the Larger Whole», http://www.livingneighborhoods.org/library/ harmony-seeking-computations-v29.pdf; S. Kellert (ed.), Biophilic Design. The Theory, Science, and Practice of Bringing Buildings to Life, Hoboken: Wiley, 2008. 6 S. Serafini, «Liberazione partecipata dello spazio dall’iperreale. L’Italia come esperimento biourbanistico», Abitare l’Italia. Territori, economie, diseguaglianze, XIV Conferenza SIU, 24/25/26 marzo 2011, Planum, The journal of Urbanism, Agosto 2011. 7 Terrapin Bright Green, The Economics of Biophilia. Why Designing with Nature in Mind Makes Financial Sense, New York:

un mondo sempre più dominato dall’ideologia liberista e privatistica, è condizione di democrazia, equità sociale, e qualità di vita8. I borghi italiani sono esemplari da questo punto di vista, perché a tale caratteristica assommano un patrimonio di rilevante identità storica e naturistica, un vero e proprio genius loci. Artena non fa eccezione: costruita assecondando la conformazione del declivio montuoso, dimostra un’evoluzione incrementale per codici generativi,9 che ha aiutato la congruenza strutturale fra forma storica urbana, struttura naturale, e funzione sociale10. Le lacerazioni belliche, non diversamente dall’opera della natura che spesso interviene sulle città in modo positivo dal punto di vista biourbanistico e biopolitico, nonostante gli effetti esteriormente “rovinosi”11, hanno arricchito la città di nuovi elementi che sono stati infatti prontamente integrati dalla funzionalità biourbana. Già Antonio Cederna identificava tali aperture nel tessuto antico come importanti lasciti del passare del tempo, perché luoghi della contemplazione e del rispetto storico12. Per es. quella che è oggi forse il luogo più significativo del centro storico di Artena, piazza della Resistenza, certamente il più vissuto, sede di feste ma anche di fitti incontri quotidiani e campo di gioco per i bambini del borgo, non è che il prodotto di una bomba inglese sganciata durante la seconda guerra mondiale sulla città. A ciò si aggiunga l’evidente necessità di spazi pubblici all’interno della città storica, per alimentarne la vita, come ha mostrato l’esperienza del “Progetto Artena”13. La recente nascita di una scuola per birrai, destinata al centro storico, è stata infatti spostata a valle per la mancanza di un adeguato locale, mancando così uno dei suoi fini di pubblicità e vivacizzazione del borgo. Preservare ed agevolare uso e conservazione dei luoghi comuni, investendo risorse innanzitutto nell’espropriazione di luoghi la cui proprietà è finita nel limbo dei proprietari assenti, dell’accumulo delle imposte mai pagate, e della progressiva rovina, risulterebbe Terrapin LLC, 2012. 8 Cfr. le stringenti argomentazioni di E. Peñalosa, «Politics, Power, Cities», in R. Burdett, D. Sudijc (eds.), The endless city: the urban age project by the London School of Economics and Deutsche Bank’s Alfred Herrhausen Society, London: Phaidon, 2010, pp. 307-319. 9 B. Hakim, «Mediterranean urban and building codes: origins, content, impact, and lessons», Urban Design International (2008) 13, pp. 21-40. 10 Cfr. E. Tracada, “Harmonious architecture and kinetic linear energy. Stimulating body and mind ritual performances inside spaces of everlasting movement”, in: F. Villemur (ed.), Dance Architecture Spatiality 2012, Montpellier: ENSAM, in print. 11 Cfr. M. Casagrande, Biourban Acupuncture: Treasure Hills of Taipei to Artena, a c. di A. Abbate, Rome - Taipei: International Society of Biourbanism/Ruin Academy, in stampa. 12 Nel suo saggio «Unica soluzione la pianificazione», Micromega 1 (1990), Cederna sottolinea quanto sia importante evitare ulteriori costruzioni, preservare i centri storici, e recuperare al pubblico quanto più possibile, ad es. sull’esempio olandese e svedese. 13 Cfr. http://www.progettoartena.com.

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La ricostruzione dopo una catastrofe: da spazio in attesa a spazio pubblico  

a cura di Valter Fabietti, Carmela Giannino, Marichela Sepe

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