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PHOTO BY FEDERICO CONCAS


Comune di Vietri

NICOLA CHESSA: TWO ROOMS STOCKHOLM BACK COVER

FEDERICO CONCAS: FRONT COVER BACKSTAGE AFTER PARTY IN PRAIANO

MICHELE MARI: VERNISSAGE CERAMICS

L’esigenza di un “magazine” come URBAN MYTHOLOGY nasce dalla necessità di comunicare attraverso testi ed immagini. Farsi conoscere come artista è un lavoro complesso, creare opere che possono essere definite artistiche non basta. La televisione è senz’ altro un mezzo mediatico di grande impatto, Ricordo ancora i primi piani in bianco e nero che mettevano in luce il fascino di un Cecioni giovane cantante chitarrista di un gruppo che avrebbe fatto storia nella musica Rock italiana: il Balletto di Bronzo. Al giorno d’oggi la mia vanità mi scoraggia ad apparire al pubblico televisivo dei talk shows perché non avrei più le qualità estetiche che al tempo affascinavano i giovani teenager che cercavano (e lo fanno tuttora) negli idoli della musica una loro identità. Nemmeno lo scandalo o la provocazione, strumenti del successo in tutti i campi artistici, potrebbero essere una soluzione per farmi conoscere dal grande pubblico, devo riconoscere che quello che produco come artista ha un carattere contemplativo e le mie immagini non scandalizzano nessuno, oserei dire che vanno in contro tendenza rispetto a quelle che denunciano i mali del mondo o sono chiaramente provocatorie e definite da tutti i più grandi critici d’Arte di oggi le uniche forme di arte moderna… Questo primo numero del magazine si potrebbe definire una rivista sperimentale dove il tema di due mostre, la prima presso il Museo dell’ Arsenale di Amalfi e quella alla Galleria di Jan Wallmark a Stoccolma diventano il pretesto per metter in scena luoghi, personaggi, ed eventi particolari. Le visioni, i panorami di due terre lontane, il fascino del Nord Europa e l’incantevole Costa di Amalfi forse serviranno a spiegare al lettore come sono nate le idee che si sono tramutate in quadri, sculture e tessuti serigrafati che sono in mostra nel museo e nella galleria. E per chiudere un ringraziamento a tutti quelli che con le parole (anche quelle sono utili alle volte) e con i fatti (collezionando le mie opere) mi hanno aiutato nel mio cammino.


Sono pronto. Riparto, questa volta da Napoli. È l’equinozio d’autunno ed io ho la calma nel cuore e una meta da raggiungere: il Museo dell’Arsenale di Amalfi. So di essere in ritardo, ma so anche di essere in sintonia con la danza della vita, lo so perché lo sento: da mesi educo, con rigore, il mio essere a tal genere d’ascolto. Infatti, mentre percorro emozionato la grandiosa magnificenza dell’ultimo tratto di costiera prima di Amalfi, Marco, al telefono, mi rassicura, mi aspetta senza fretta alcuna. Gli eventi si incastrano alla perfezione, come in un puzzle del quale non si conosce il disegno finale e che sorprende e meraviglia ad ogni avanzamento. All’arrivo l’atmosfera è vibrante d’energia e di rilassata saggezza partenopea. Gli abbracci, i saluti e in un attimo si dissolvono i mesi trascorsi senza vedersi: la sintonia con Cecioni è quella di sempre. Le volte medievali dell’Arsenale dilatano verso l’alto il calore e la forza delle opere che scorgo ai piedi delle fredde mura, in attesa dell’allestimento finale. L’ordine espositivo è già sapientemente predisposto, ne apprezzo subito l’equilibrio, le corrispondenze, la dialogante magia. Devo forzarmi a non indugiare troppo nella contemplazione delle nuove grandi tele che mi attraggono magneticamente. Lascerò che siano esse, al momento giusto, a parlarmi e rivelarmi i loro arcani segreti, e poi c’è del lavoro da fare. Arrivano altri amici, altra energia: Peppe Mingarelli, Vincenzo Napolitano, Enzo Santoriello, ciascuno con la propria esperienza e competenza. Con rinnovato entusiasmo la danza comincia, lo spazio si anima, c’è un’eccitazione tangibile e in questo clima, lavorare semi nudo è per me un’esigenza dello spirito prima ancora che del corpo. Cecioni, anche ora, come dirà poi Marco Ancora nel discorso di presentazione, ‘sa essere dappertutto e in nessun luogo’, dissolversi dietro e dentro le proprie opere che nel giro di qualche ora vivono ormai di vita propria e finalmente rivelano la loro magica natura. La mostra è pronta. La notte tranquilla può cullare fra le sue braccia il nostro riposo. Il risveglio a Praiano ha la millenaria serenità del cielo e del mare e poiché la mostra aprirà solo alle sette di sera, saggiamente godiamo per tutto il giorno dell’ immensità offertaci, come un dono di pienezza rigenerante, atta a risvegliare il divino che alberga in noi. E così è. Quando il Museo dell’Arsenale apre le porte per accogliere gli invitati all’inaugurazione, i nostri corpi sottili trasfigurati sono come le divinità cui Marco Cecioni ha dato forma e vita, e siamo come anime che hanno imparato ad essere libere di esistere, amare e danzare. Lill, Natasha, Anja, come tre ninfe, sono le degne madrine della serata, eteree e fluttuanti traghettatrici di creature innamorate, sacerdotesse di ogni trasmutazione alchemica, e noi tutti siamo a scelta i fauni e le sirene, i ciclopi, gli angeli, le dee che popolano le tele e le ceramiche in mostra. La mimesi è ancora più evidente una volta abbandonata la leggera formalità istituzionale, quando in festante processione da Amalfi a Praiano, ci riuniamo per il simposio notturno a gustare le prelibatezze costiere, i nettari e l’ambrosia. Qui le nostre anime finalmente liberate sono proiettate altrove. Qui, nella notte scintillante, il senso pieno di MITOLOGIE URBANE. E mentre centauri inferociti ci assediano per riconquistare il territorio, noi facciamo, della strada sottratta ad essi, il nostro tempio, perché venga ritualmente santificato il divino Eros e portata in trionfo la gioia di vivere.

I am ready for off. Leaving from Naples this time. The Autumn equinox is upon us and with a sense of calm I head off towards my destination: the Museum of the old Arsenal, Amalfi. I know that I am late but I know that I am moving in time to the music of life, and I know this because for some time now I have been training myself to be aware of such feelings. As I drive the last stretch of the fantastic Amalfi Coast, my heart filled with wonder as always at its beauty, Marco telephones me just to reassure me and say not to worry he’ll be waiting and there’s no hurry. Everything falls neatly into place, just like a puzzle of which we don’t know the final picture and so every piece reveals something surprising. On arrival there is a tangible atmosphere of excitement mixed with the renowned Neapolitan laid - back cool. Hugs and welcomes are exchanged and the feeling of time-gone- by dissolves instantly: one falls immediately into sync with Cecioni. The medieval vaults of the Arsenal building carry upwards the warmth and impact of Cecioni’s works which I can see lined up against the cold stone walls, waiting to be given their rightful places in the exhibition. This has been carefully thought out in order to enhance the balance and the correspondence among the pieces; the magic of the dialogue which unites them. I have to draw myself away from the new works, the huge canvases which have a magnetic attraction for me. I will leave these to reveal their arcane secrets at another moment. There is work to be done. Other friends show up; other energy: Peppe Mingarelli, Vincenzo Napolitano, Enzo Santoriello, each with their own experience and know- how. With a renewed enthusiasm the dance once again commences and the space comes to life once more. There is a tangible excitement in this climate. Stripped off to the waist is the easiest way for me to get this job done. Both body and soul require freedom. Even in a similar situation Cecioni has the ability to be here, there and nowhere and everywhere, all at the same time, as Marco Ancora says in his in his presenting speech. He lives around and within his works which, in the space of a only few hours, will break away to live lives of their own and reveal their intrinsic magic. The exhibition is ready. The quiet night will rock us to sleep. Waking up in Praiano means waking up to the serenity of the sea and the sky. Seeing as the exhibition opens it’s doors at 7 pm we have the pleasure of enjoying the blissful surroundings for a whole day; such spectacular landscape which indeed awakens the divine within us all. And so it will be when the exhibition welcomes the public that evening. Our slight figures will become like the divinities to which Marco Cecioni has given life and the feeling is that our souls have learnt from his art to exist in freedom, to love and dance. Lill, Natasha, Anja, like the three nymphs are the just hostesses of the evening; ethereal, fluctuating accompaniers of creatures in love, priestesses of all transmutations and we all become the fauns, sirens , Cyclops , angels and gods which live on the painted ceramic works of art. The formalities of the opening seen to, with the same sensations of myth and magic in our hearts we wend our way back from Amalfi to Priano for the late night symposium and to enjoy the delicacies of the local cuisine; nectar and ambrosia for our palates and hearts. Souls free from all restraint, here surrounded by the fascination of a starlit night we are truly filled with a sense of mythology. While the furious centaurs pursue us to regain their territory we make the road our temple. Eros is sanctified and the joy of life triumphs.

Carmine Leta

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Tutti coloro erano felici di abitare in quei luoghi, alcuni affermavano che senza la vista del mare sarebbe impossibile vivere. A me basta che quell’immagine rimanga nel mio spirito

…a Napoli non si vuole che vivere; si dimentica se stessi e l’universo; quanto a me, è una sensazione abbastanza strana questa di non avere da fare con uomini che pensano a godere.

W. Goethe, da Italienische Reise Sempre nel suo Viaggio in Italia Goethe offre una mirabile comparazione della tipologia esistenziale che caratterizza il mondo nei suoi antipodi, non solo geografici, e cioè il nord dell’Europa ed il suo profondo sud, nello specifico quello italiano, con la Campania e la sua costiera. E’ una disquisizione di carattere antropico-culturale, che divide e attrae allo stesso tempo due realtà che tuttavia convergono, attraverso le sue parole, verso una meridionale filosofia di vita:

Riporta, citandola, la frase …vedi Napoli e poi muori. Ci deve essere allora qualcosa che spinge questa gente a varcare la soglia dell’ordinario in favore di un qualcosa che va oltre, di straordinario, sempre avvolti nella naturale cornice di una bellezza ineffabile tale da autorizzare il liberamento di una dimensione onirica. L’apollineo e il dionisiaco si fondono in uno stato di eccitazione permanente scatenando adrenalina pura, nel segno di un’alterazione estatica che permette di sognare ad occhi aperti e si combina con il piacere della vita e della natura, di tale particolare tipo di natura, dovendo fare quotidianamente i conti con la difficoltà e le peripezie del vivere in tutti i suoi risvolti e con tutte le sue traversie. Ecco allora la praticità che si coniuga con la creatività convivendone, sorta di fisiologica condizione, dal sogno facilitata, che produce sempre quell’andare oltre nella molteplicità dei sensi, siano essi leciti o no. Il vivere sulla propria pelle, giorno per giorno, con in più il fardello della sfida del produrre arte, nel tentativo e nella ricerca di una forma creativa, comunque tesa verso un’estetica romantica ed una considerazione del bello, con tutte le sue forzature e le sue esasperazioni. E’ la sperimentazione fisica di se stesso, che dal sublime volge verso il libertinismo scientifico (e non solo) di de Sade, ante-ponendosi quali cavie dell’essere e dell’agire, condizione di quell’essere pioniere dell’estremo verso la scoperta e la conferma della prova. In ogni modo tentare, provarci. Questo è il pirata Marco Cecioni, tali le sue convenzioni vitali. La sua condizione artistica ne è la naturale conseguenza, elaborato puramente intuitivo di quanto sopra, frutto di forza di volontà ed emanazione fisica, non certo di sofisticazione illuministica. È la percezione di quel sentimento della natura che configura il suo modo di essere e di esistere, di agire e di fare, l’identica percezione che portò in Costiera personaggi come Wagner, Nietzsche, Ibsen, Diaghilev, Nijinsky, Stravinskij, Klee, Picasso, Cocteau, Depero, Pechstein, Marinetti, Le Corbusier. Il Sud e la Costiera furono davvero tanto per Goethe quanto per tutti loro la terra della Wiedergeburt, la Rigenerazione. Roberto Rossellini, a proposito degli abitanti della Costiera amalfitana, che immortalerà più volte, dirà: Sono dei pazzi, degli ubriachi di sole! Ma sanno vivere avvalendosi di una forza che pochi di noi posseggono: la forza della fantasia! Quella stessa forza, quella stessa fantasia che traendo ispirazione dal genius loci di quei luoghi diventano stato d’animo e il vivere secondo arte che il pirata Cecioni prova a restituire, tanto nei suoi lavori quanto nella sua vita.

Non si può certo paragonare quest’industria (l’industriarsi del napoletano) con quella della Germania, costretta ad affannarsi non solo giorno per giorno ed ora per ora, nelle giornate buone per le giornate cattive, e nell’estate per l’inverno. Se l’uomo del nord è obbligato dalla natura a provvedere ai fatti suoi; se le nostre donne sono obbligate a salare e ad affumicare le carni per mantenerle tutto l’anno; se gli uomini devono fare le provviste di legna, di grano e di foraggio per le bestie e così via, è chiaro che le più ore ed i giorni più belli, dedicati al lavoro, sono sottratti al piacere. Da noi, per mesi e mesi si rinunzia gioco forza all’aria libera e si cerca nell’interno della casa un riparo contro il mal tempo, la pioggia, la neve ed il gelo; le stagioni si succedono alle stagioni e chiunque non voglia finir male, deve diventare un recluso. Non si tratta di libera scelta, di decidere di fare questi sacrifici; è la natura che ci costringe a tribolare, a provvedere. Questi influssi ambientali, rimasti invariati per migliaia d’anni, hanno anche dato un’impronta decisiva al nostro carattere, per tanti aspetti rispettabile. Ecco perché giudichiamo troppo severamente le popolazioni del sud, alle quali il cielo sorride tanto benigno. Un uomo povero, che a noi sembra un miserabile, può in questi paesi non solo soddisfare i suoi bisogni più urgenti e più necessari, ma anche godersi beatamente la vita, un così detto lazzarone napoletano potrebbe infischiarsene del posto di Vicerè in Norvegia o rifiutare la nomina di Governatore in Siberia. Il piacere, il sorriso. Goethe trova nel popolo napoletano la più vivace e geniale industria, non per diventare ricchi, ma per vivere senza preoccupazioni. …anche a me qui sembra di essere un altro. Dunque le cose sono due: o ero pazzo prima di giungere qui, oppure lo sono adesso. …davanti ai nostri occhi le onde si trastullano con la magnificenza del mondo antico…oggi mi sono dato alla pazza gioia, dedicandomi a queste incomparabili bellezze. Per quanto si dica, si narri o si dipinga, Napoli è al di sopra di tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio…Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi. …non sarà mai infelice chi vuole ritornare, qui, col pensiero. Di fronte alla natura e al mare…si viene presi dal sentimento di uno spazio infinito…vale anche la pena di sognare così.

Marco Ancora

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Prima perla della costiera amalfitana, in prossimità dell’antica Badia medioevale Benedettina di Cava de’ Tirreni, da oltre sei lustri vi è un locale che gode di grande popolarità: il ristorante La Fattoria di Dragonea. Fondato dal compatto ed affiatato nucleo familiare Fasano, proprietario di estesi castagneti e terreni situati proprio sulla cresta della collina, tre fratelli e una sorella, con l’aiuto dei rispettivi nuclei familiari, si dedicano con grande passione e alta professionalità all’attività della ristorazione, cercando di tenere viva le tradizioni gastronomiche delle zone collinari e costiere della famosa località balneare mediterranea. Il segreto del successo di questo locale è da ricercare sia nella gestione, che come dicevamo è a puro carattere familiare con Fiorentino (detto Fiore) e Sabatino che curano la sala, Barbara e Enzo ai fornelli, nonchè nella semplice, genuina e gustosa cucina che si avvale prevalentemente dei prodotti tipici, molti dei quali di produzione propria e i prezzi modici. Gli insaccati, prodotti con la carne dei maiali allevati nella fattoria di famiglia, le verdure appena raccolte e la frutta, che a volte viene presentata ancora con qualche goccia di brina, i vini e l’olio extra vergine d’oliva di produzione propria, sono prodotti che riscuotono i consensi incondizionati della clientela esigente. Il tutto coltivato e curato nei minimi dettagli dai membri della famiglia. Fondato nel 1980, il locale riesce in poco tempo ed esclusivamente con il metodo pubblicitario più efficace, quello del passa parola, a conquistare notorietà fuori dai confini del proprio territorio e, ben presto, per avere un tavolo è necessaria la prenotazione, malgrado l’ampiezza del locale che riesce ad ospitare oltre 200 clienti nei mesi estivi, quando è agibile la vasta terrazza con un eccezionale panorama che spazia fino alle colline e domina la valle. Col passare del tempo, a causa dell’esigenza sempre più accentuata della clientela, i titolari decidono di variare il proprio menu e, alle specialità tipiche della gastronomia di estrazione contadina dell’entroterra, vengono aggiunti piatti a base di pesce, tipici della vicinissima costa. Da alcuni anni il locale è stato anche ampliato con una graziosa sala per banchetti e un confortevole Agriturismo, che dispone di camere ben arredate e fornite di tutte le comodità e che ha destato l’attenzione anche dei turisti stranieri, soprattutto nordici, per il villaggio collinare della Costa. Angelo Tajani

“NIGHT PROCESSION” OIL ON CANVAS, CM 220x200

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“VISION OF LIGHTNESS”, CERAMIC, CM 210x200


Nel 1998 Marco Cecioni fu chiamato, con altri affermati artisti, a esporre le sue ceramiche presso il Museo Mediterraneo di Stoccolma in una prestigiosa Rassegna collettiva significativamente intitolata Arie Mediterranee. La Mostra nell’Arsenale di Amalfi, promossa dall’ing. Giuseppe Mingarelli, oltre che un sogno realizzato (come egli la definisce) era, pertanto, un approdo obbligato. Metafora del Mediterraneo – con le due grandi navi affiancate – l’Arsenale di Amalfi costituisce infatti, dopo anni di sperimentazione tecnica e formale, il naturale porto di sosta per un artista sempre teso a fare emergere – attraverso le immagini - le arcai identitarie dei luoghi che, secondo la concezione junghiana di James Hillman, condizionano la scelta dei materiali, delle tematiche, delle simbologie, delle modulazioni segniche. Il Mediterraneo, con il suo mare circonfuso di luce dove “tutte vivono ancora le isole madri di eroi” (Hölderling), il magma incandescente dei suoi vulcani, i suoi miti allusivi all’età dell’oro e alla eterna primavera della vita, è rivisitato nelle due grandi tele allegoriche appositamente realizzate per la mostra di Amalfi, dove Sirene e Tritoni, Delfini e Cavalli alati intrecciano danze d’amore sullo sfondo dell’isola dei Teleboi o un simulacro dal volto fenicio è portato in processione da discinte e disinibite ninfette in un gioioso saturnale che riecheggia le atmosfere e le inquadrature felliniane del Satiricon. La mostra ha il suo punto di forza nel grande bassorilievo (2 m x 2) situato in fondo alla navata destra (VISION OF LIGHTNESS) che rappresenta l’interrelazione delle diverse tecniche espressive (la pittura ad olio su tela, la ceramica, il plexiglas, la serigrafia a mano su tessuto, la decorazione murale) che Marco Cecioni padroneggia con esiti di spettacolare impatto visivo, soprattutto là dove l’eroso reticolo di pietra dell’antico Arsenale esalta la levigatezza degli smalti e lo splendore della sontuosa e densa partitura cromatica. In una straordinaria simbiosi l’antico è rivisitato in chiave moderna, nei suoi miti, nelle sue forme sia classiche che arcaiche, nei suoi simboli e culti misterici: dall’inquietante Nettuno in figura di deejay, alla finissima e sensuale Venere verde che lo affianca, ai vasi e alle sculture che ripropongono le astratte geometrie dell’arte cicladica e le eleganze floreali e antropomorfe del Liberty. Il percorso espositivo è introdotto da una grande installazione in plexiglas che rappresenta il volto di una donna da cui si diramano raggi di energia e di luce: l’energia del fuoco, che plasma e modella la creta, la luce del Mediterraneo, catturata e riverberata dalle paste vitree dei decori. Giovanni Camelia

VERNISSAGE MUSEO DELL’ARSENALE DI AMALFI, 24 SEPTEMBER 2011

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“MODERN/CLASSIC ROMAN HEAD” OIL ON CANVAS, CM 190x200


17 PHOTO BY FEDERICO CONCAS


Marco Cecioni

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PHOTO BY MICHELE MARI

Quando Massimo Bignardi mi propose di partecipare alla mostra ARTINCERAMICA una ceramica firmata da me al Museo delle Scuderie di Palazzo Reale a Napoli, pensai: “come faccio a presentare al pubblico una ceramica disegnata e firmata da me se non so nemmeno dove cominciare?” Ero infatti agli inizi e non avrei mai immaginato che nel tempo la ceramica sarebbe diventata una parte importante della mia produzione artistica. Devo ammettere che l’ idea di Bignardi fu geniale, e ancora oggi gli sono grato,non solo per avermi fornito una opportunità in più di espressione ma anche e soprattutto per avermi iniziato alle bellezze della Costiera Amalfitana e alla generosità dei suoi abitanti. La ceramica per me è pura magia, il forno ti svela sempre una sorpresa quando lo apri e ti godi lo spettacolo del risultato finale… Si sa che nella vita niente va esattamente come ci si aspetta che vada, c’ è sempre un imprevisto, il fuori programma, ecco quindi che con il tempo ho capito che l’alchemico processo del fuoco condiziona la materia al punto che il risultato che ti aspettavi si presenta ai tuoi occhi come una esplosione di colore e di forma inaspettata e entusiasmante. Il più delle volte ringrazio Iddio che sia andata così… che il “pezzo” è tutto d’un pezzo! anche se quell’acquamarina ha dei riflessi diversi da quello che ti aspettavi o il rosso di selenio è venuto più scuro… ho imparato che il forno ha preso la sua decisione molte ore prima e che il risultato che è davanti ai tuoi occhi, è l’unica cosa vera, che puoi toccare con le tue mani, è l’Opera compiuta e definitiva. I primi tentativi li feci su oggetti che erano nella produzione locale come piatti così detti “da portata” o murali e vasi che assumevano comunque caratteristiche diverse grazie al mio segno, tuttavia rimanevano in parte legati alla tradizione. L’ incontro con i vasai del laboratorio dei COCCI a Molina di Vietri, fu la svolta verso forme più consone al mio segno che io progettavo portando un disegno in scala 1:1. Le forme da me disegnate venivano poi riprodotte con grande maestria da questi esperti artigiani. Ecco scaturire le forme di un vaso che ricorda l’olearia romana o di uno cilindro e svettante dall’aria minimale, o un piatto quadrato con gradi sponde eleganti da porre al muro o su uno spazioso tavolo. L’ ingresso nel laboratorio di Vincenzo Santoriello segnò un progresso nelle forme. Le opere assumevano il carattere di vere e proprie sculture realizzare in ceramica con nuovi smalti e nuovi colori… Parlando di Vietri sul Mare il discorso non si può limitare solo alle ceramiche ma deve spaziare sul tema della vita intesa come godimento di tutti i sensi. Proprio lì infatti all’inizio di quella che viene definita La Divina Costiera ho avuto la fortuna di fare conoscenza con gli amici del Ristorante La Fattoria di Dragonea, dei fratelli Fasano. Il ristorante dovrebbe essere ribattezzato “dei Tre Santi” per la loro passione ed abnegazione per il loro lavoro e la loro terra. Potrete leggere, più avanti, una breve “perla” dello scrittore e giornalista Angelo Tajani, che conosce perlomeno quanto me la famiglia Fasano e i luoghi di cui parliamo…


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“FULL MOON” CERAMIC, CM 30x60


“THE GREEN IMMORTAL SMILE” OIL ON CANVAS, CM 150x200


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PHOTO BY NICOLA CHESSA

ATELIER KKV TEXTILES NACKA STOCKHOLM, OCTOBER 2011


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PHOTO BY NICOLA CHESSA

The idea of TWO ROOMS isn’t mine. A friend and art collector in Stockholm suggested that I separated the pieces belonging to collectors who have purchased my works from my new work, into two different rooms. Until then the idea of a retrospective was far from my mind, mainly because that sort of exhibition is usually reserved for artists who are no longer of this world, as a way of commemorating their work. Reflecting on the question I concluded that the two rooms would allow the visitor to see what my work once was as well as what it is now, therefore it would give them the chance to gain a true understanding of the sense of my research into painting and ceramics and the development over time, what’s more, I would receive the public’s appraisal in person. I asked the opinion of several friends and specialists in the field and they all assured me that it was an excellent idea to exhibit the works together but apart. I went to Jan Wallmark and suggested outright the idea for his gallery and he agreed straight away but told me it would have to be an off –the- calendar event. This explains the reason why the exhibition had to be so short lived. I do believe, though, that it is not the duration of an exhibition that marks its success, as the most important moment in the life of a showing is the opening, when friends and collectors, old and new meet to view it. The life of an artist isn’t easy when he lives only on the fruit of his work so it is very much the feedback from collectors and admirers which spurs him on. Andy Warhol was of the idea that the greatest artistic gesture was to sell one’s work. Over the years, many of those who have purchased my work and who have encouraged me with their comments have become my friends and it is to them that I would like to express my gratitude. Likewise, I thank all those who have seen my work, sold and for sale, for the first time in the Jan Wallmark Gallery in Karlvagen17. Marco Cecioni

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“AMORE E PSICHE” OIL ON CANVAS, CM 150X200


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“TRIBUTE TO THE NIGHT” OIL ON CANVAS, CM 200X400


www.joibiloux.com n c n a o a o m d a

a t u r o l l e c t i o e w s t y l c c e s s o r i e n d i s p l a t c e c i o n i ’ p e n i n u s e u e l l ’ a r s e n a l m a l f 38

e n e s y s g m e i


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“DONNA FARFALLA” OIL ON CANVAS, CM 200x400


“ERUPTION” OIL ON CANVAS, CM 190x200


Ceramics has always gone with men in his evolution, winning on field the leadership of mother matter and therefore elected queen of arts. In this touching moment of change and repositing of industry, once again, ceramics can perform an important role supporting search and innovation as new way of working. Planning object of great artistic quality and developing them, not any more Utopian, of producing works of delight for architecture and town as evidence of a world always in progress. This factory has, than, the peculiarity of a sperimental laboratory which put no limits to dimentions or materials and works as a creative space directed to architects, artists and drawers. The Works: Railway Station “Termini” of Rome (artist Enzo Cucchi), Underground of Naples (artists: Enzo Cucchi, Ugo Marano, Lucio Del Pezzo), Palma de Majorca Cathedral, Espana (artist Miquel Barceló)

La Ceramica ha sempre accompagnato l’uomo nella sua evoluzione, conquistando sul campo il primato di materia madre e, per questo, eletta regina delle arti. In questo momento emozionante di mutamento epocale e di riposizionamento dell’industria, ancora una volta, la ceramica può svolgere un compito importante introducendo la ricerca e l’innovazione a nuovo modello di lavoro. Ideare oggetti di grande qualità artistica e svolgere il tema, non più utopico, di produzione di opere di gioia, per l’architettura e per la città, come testimonianza di un mondo in cammino. Questa fabbrica ha quindi le caratteristiche di un laboratorio sperimentale che non si pone limiti dimensionali e di materia e funziona come un opificio creativo per designer, per architetti e artisti. Opere realizzate: Stazione Ferroviaria “Termini” di Roma (artista Enzo Cucchi), Metropolitana di Napoli (artisti Enzo Cucchi. Ugo Marano, Lucio Del Pezzo), Cattedrale di Palma De Maiorca, Spagna (artista Miquel Barceló) Vincenzo Santoriello

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It makes the inhabitants happy to live in such places and some Hence practicality goes hand in hand with creativity forcing even said that it would be impossible to live without such a view a condition of life which inevitably exceeds the multiplicity of the of the sea. senses, be these licit or illicit. It suffices that the picture remains in my spirit. The artist lives the daily reality and the burden of producing art, W. Goethe, from Italienische Reise. or attempting always to find a form for creativity which however In this work, Goethe affords an admirable comparison betwetends towards romantic aesthetics and beauty in all their exaspeen life in the northern rated forms. territories of Europe and It is the physical experithat in the deep South; ment of itself which moves Campania and its Coast between the sublime and .It is an anthropologicala pondered libertinism like and cultural disquisition that of de Sade, using the which both repels and concepts of existence and attracts the two realities action which are condiwhich converge through tions of being of a pioneer his words towards the souof the extreme who seeks thern philosophy of life. a confirmation. Always seOne most certainly eking further. cannot compare this induThis is a description of stry ( the Neapolitan induthe “pirate” Marco Ceciostry) with that of Germany ni, and such is the vitality of which is forced to struggle his methods. day upon day, hour upon His status as an artist is hour every day, on good the natural consequence days for bad days, in the and intuitive interpretation summer for the winter. of the above. It is the fruit If northerners are forof his will and quasi-physiced by nature to take cal expression and not in care of themselves; if our any way of illuminist sophiwomen are forced to salt stication. and smoke meats in order It is the perception of to preserve them for the that natural feeling about rest of the year, if our men existence and being, achave to see to the supply ting and reacting, the of wood, grain and fodder self same perception that for the animals it is obvious brought such people as that the best hours of the Wagner, Nietzsche, Ibsen, day are dedicated to work Diaghilev, Nijinsky, Straand subtracted from pleavinskij, Klee, Picasso, Cocsure. teau, Depero, Pechstein, In Germany, for monMarinetti, Le Corbusier to ths on end we have to the very same Coast. For renounce games outside Goethe the Coast and the in the open air and seek South were an immensity shelter from the bad weaas they were for all those of ther, the rain, the snow and the land of Wiedergeburt, the frost in our houses; the the Regeneration. season follow on, one after Speaking of the peothe other and whomsoeple of the Coast, Roberto “NEPTUNE AND THE MARMADE” OIL ON CANVAS, CM 150x200 ver should care about his Rossellini, who immortaliown survival is obliged to zed the place on various become a recluse. This is occasions, was to declare not a question of free choice, to make such sacrifices; it is nature they are mad, drunk on sunshine! Yet they know how to live using a which forces us to tribulation and to provide for a solution. strength which few of us possess: the strength of fantasy! So we can quote the saying… “see Naples and die” It is that same strength and fantasy, reaping the inspiration There must be , therefore, something that pushes this popufrom the genius loci of those places which becomes, then, a stalation to move beyond the limits of the ordinary in favour of sote of the heart and living according to art that the pirate Cecioni mething extraordinary, framed in the context of ineffable beauty expresses both in his work and in his life. so much as to unleash the real dreamlike dimension. The atmosphere of Apollo and Dionisis fused in a state of permanent emotion and ecstasy is like living in a daydream and this mingles together with the pleasures of life, the beautiful surroundings along with Marco Ancora the daily difficulties of survival. Traslation by Nicky Checketts 44


47 PHOTO BY MICHELE MARI


URBAN MYTHOLOGY  

Mitologie Urbane by Cecioni

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