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Il metodo ‘Zero Branco’ a cura di Steve Bisson


Bello o brutto, giusto o sbagliato. Utile o meno. Spesso leggo o sento parlare di paesaggio come se fosse un paziente da curare, da correggere. È quasi come se volessimo proiettare sul paesaggio la nostra incapacità di soffrire e assieme il nostro desiderio di vita eterna. Ognuno pare avere una ricetta, una medicina. Sempre meno sono quelli che si domandano se il paesaggio che vediamo fa bene o male all’anima. Quasi nessuno cerca la verità. Credo che la fotografia possa servire a porsi delle domande, più che a fornire tout court delle risposte. Perciò un pregio del metodo che ho voluto sperimentare durante il laboratorio di Zero Branco è quello di seminare dialogo. I frutti dell’indagine sono presentati in questo quaderno di appunti che storicizza la necessità di approfondire il rapporto tra fotografia e paesaggio, e di valutare meglio i potenziali benefici che da esso possono emergere. Steve Bisson


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EX ANTE

«Quello che mi entusiasma dell’essere qui è il fatto di lavorare con altre persone su un progetto comune. Non l’ho mai fatto prima. Me ne sono sempre andato per conto mio e continuerò a farlo.» «Qui c’è molto che ha già catturato la mia attenzione. La vegetazione, gli alberi e il modo in cui sono tagliati. Ci sono poi diverse strade che curvano intorno ai campi e le fattorie, che ci indicano un tipo di relazione con la terra. Sono molto interessato culturalmente ai segnali di privacy, alle recinzioni, ai cani da guardia. Non so se questo ha a che fare con qualche ragione storica o di orgoglio. Quando si ha un recinto si è il re del castello, del proprio dominio. Forse c’è anche un qualche senso di paura.» «Il paesaggio, come altre cose che ci circondano, è appena conoscibile. Per cui una cosa che può fare la fotografia per gli individui, come per la società, è consentire alla gente di vedere quello che non riesce a guardare. Anche se è lì, tutto intorno a te, la natura del paesaggio non si rivela all’individuo se non attraverso un po’ di esercizio. Io non fotografo per illustrare le cose, altrimenti sarei un fotografo commerciale. Sono interessato a fare delle immagini che esprimano le mie ragioni, e uso il paesaggio per illustrare queste idee.» (David Pollock) … «Volevo davvero guardare un nuovo luogo, un luogo che non avevo mai visto prima. Capire come sia possibile leggere un luogo che non conosci veramente. Sono abituata a lavorare in luoghi che conosco bene.» «Ora sto riflettendo su quanto sia differente questo rurale da come l’avevo immaginato. Penso che la fotografia ti faccia guardare diversamente. Ti fa posare e riflettere, per vedere più profondamente e a lungo ciò che potresti casualmente attraversare e ignorare. Ciò vuol dire anche che puoi guardare le cose in relazione l’una all’altra, e iniziare a disegnare nuovi significati quando queste sono vicine.» (Mitch Karunaratne)


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… «Mi interesso ormai da anni di fotografia e paesaggio. E poi sono nato e cresciuto in Friuli, in una regione poco distante da Zero Branco. Per cui sono stato attratto sia dal tema che dal luogo di questo workshop.» «Questa non è un’area di ricerca molto grande, tuttavia si vedono cose molte diverse. E il tema che mi è stato assegnato, quello dell’industria, è abbastanza interessante. C’è una grande piastra industriale ma allo stesso tempo possiamo osservare i piccoli insediamenti sparsi nella campagna o a ridosso delle abitazioni. E questo è un carattere tipico del Nordest italiano.» «Io vivo all’estero da oltre un anno ma ho continuato a leggere della recessione e della crisi. Poi vieni qui, fai un sopralluogo e ti accorgi davvero che molte fabbriche sono chiuse, mi è sembrato quasi fossero la metà. Una situazione che spaventa diversamente quando la vedi da vicino, la tocchi con i tuoi occhi. Allora sulla pelle ti scorre qualcosa.» «Penso che la fotografia di certo possa aiutare a conoscere il paesaggio. Mi interessa inoltre quando la parola o il testo si combina con l’immagine per ottenere un messaggio più forte. È quasi un mezzo per uscire da una lettura bidimensionale, per ottenere un discorso più completo. Non credo che la fotografia debba necessariamente sempre ‘bastare’ a se stessa.» (David Wilson) … «Per me è una sfida, quella di andare in un luogo dove non sono mai stata prima per cercare di fare delle buone fotografie in un periodo breve di tempo.» «Avevo guardato un pochino su google street view, per cui mi ero fatta una idea, tuttavia è meglio di quello che mi aspettavo. Ci sono paesaggi molto interessanti, così come lo sono le case, specialmente le più vecchie.» «Penso che molte persone possano relazionarsi alle fotografie. E parlando di questioni inerenti al paesaggio, la fotografia può aiutare a illustrarle e consentire alle persone di riflettere ulteriormente su di esse.» (Kirsten Trippaers) … «Sono qui perché mi interessa la relazione tra paesaggio e fotografia. Trovo che il dialogo tra le due cose sia estremamente interessante.»


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«Mi intriga lo sguardo di chi non è abituato ai nostri luoghi. Io sono abituato a frequentare questi paesaggi ma per chi non li conosce è un’opportunità per sguardi nuovi. Non lo so se nella realtà la fotografia possa essere un valido aiuto di analisi, credo che la fotografia sia una interpretazione del paesaggio e di ciò che ognuno di noi sceglie di fotografare. Quindi la fotografia è un nuovo paesaggio che l’autore decide di costruire a partire da ciò che gli viene offerto. Ho poca fiducia in un’analisi del paesaggio attraverso la fotografia e mi piace pensare che essa costituisca un modo per costruire altri paesaggi.» (Cristian Guizzo) … «Il mio interesse riguardo alla fotografia, e a quella di paesaggio, ormai più che decennale si sposa in questo caso con la voglia di confrontarmi con altri modi di vedere, anche meno consueti se vogliamo rispetto al mio approccio che è di tipo documentale.» «Il tema che mi è stato indicato quello della strada è interessantissimo. La strada in agricoltura è da sempre l’infrastruttura di comunicazione necessaria per spostare persone, merci o per affiancare la realizzazione di sistemi di drenaggio o di scolo dell’acqua.» «Sono convinto che la fotografia, in ogni suo scatto, sia già un progetto. E non è solo documentazione, come invece spesso è presentata. La fotografia documenta il modo in cui ognuno di noi vede le cose. È ovvio che ognuno di noi che oggi ha fotografato lo stesso soggetto, lo ha fatto in modo diverso, perché siamo persone diverse, per fortuna. Abbiamo la necessità di poter dire cose diverse anche solo con un’immagine. Poi però mi piace ricordare quanto diceva Henri Cartier-Bresson ovvero che quando hai bisogno di spiegare un’immagine vuol dire che essa non funziona. E aveva ragione, nell’immagine si deve vedere molto.» (Corrado Piccoli) … «Dal primo sopralluogo ho ancora un forte senso di disorientamento. Trovo molte affinità con gli aspetti rurali ibridati tra tradizione e tecnologia di produzione di massa che ho riscontrato in Belgio e in alcune parti della Germania. In questo rapporto tra il nuovo e il vecchio sta ciò che più mi disorienta. Poi c’è un forte contrasto tra ciò che è lineare e ordinato, e che in parte ci arriva dalla centuriazione romana, e ciò che è disordinato, che è nuova urbanizzazione, che è un abitato che si specchia in una zona di cemento armato.» «La fotografia come ormai fa da diverso tempo è un riscontro diretto di quello che è stato fatto e a volte, attraverso un lavoro ben calibrato, può diventare la proiezione di quello che potrebbe essere. In questo senso la fotografia può diventare uno strumento utile anche


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per gli urbanisti per vedere la realtà attraverso un occhio esterno. Un tipo di lavoro come il nostro può essere molto importante, perché c’è un occhio interno fatto di fotografi che sono del territorio, uno più esterno, ma comunque interno in una logica nazionale, ed uno esterno di chi viene dall’estero portando un altro punto di vista ancora.» (Giuseppe De Mattia) … «Sono qui con un intento di crescita sicuramente, essendo rare le occasioni di confronto di questo tipo con altri fotografi. Il primo impatto è forte perché sono abituato alla visione di un paesaggio molto diverso, che è quello marchigiano, molto più dinamico e collinare. Quello che colpisce qua è un po’ la monotonia geografica che però è spezzata dal contenuto.» «Ultimamente sto cercando un discorso personale rispetto alla questione del rapporto tra la fotografia e il paesaggio. Vedo sempre più il fotografo come un mezzo attraverso cui la fotografia può raggiungere un obiettivo e non viceversa. Quindi vedo la fotografia quasi come un’entità superiore che canalizza il suo fine attraverso chi fotografa. Questo spiega l’importanza dell’autore e del suo stare nel paesaggio, come accade in questo laboratorio.» (Milo Montelli) … «Mi interessa molto lo studiare il paesaggio attraverso lo sviluppo di un gruppo di lavoro e di persone che si dedicano a un territorio. Non ho ancora sufficientemente riflettuto sul progetto, né individuato il percorso giusto, ho fatto dei rilevamenti alla ricerca di immagini da prelevare dall’iconografia storica locale e da combinare con quelle prodotte da un’indagine geografica diretta.» «Ho visto memoria soprattutto legata a morfologia rurale. Oggetti, architetture, piccole invenzioni, geometrie legate alla memoria contadina. Ho visto anche il loro opposto, i sogni, le proiezioni del mondo contemporaneo. Ho visto tante tipologie di abitare, di rappresentazione e interpretazione dello spazio e del territorio. Tutte possibili strade di analisi, di misurazione e di verifica. Sicuramente ho visto un paesaggio molto ferito, con tanti conflitti al suo interno, soprattutto tra questa capacità tecnologica dell’uomo moderno, con la conseguente spinta verso altri modelli e simulacri, e il mondo contadino che ha regole più chiare e forse anche più poetiche.» «La fotografia può essere o uno strumento analitico che può servire ad altre discipline fornendo prove oggetto, tracce di qualcosa, oppure la fotografia può essere anche un’interpretazione soggettiva percettiva dello spazio e quindi del paesaggio. In entrambi


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questi due modi quello che mi interessa è la progettualità, ovvero la fotografia che nasce da una precedente fase analitica e che quindi asseconda il progetto, la ricerca.» (Luca Capuano) … «Sono qui perché mi è piaciuta l’idea di riunire un gruppo di fotografi che non si conoscono e di lavorare su una ristretta area territoriale.» «Dal primo contatto, con una parte del territorio in esame, la sensazione è quella ovviamente ancora di ‘spaesamento’. È un area molto ricca di stimoli per l’indagine, tanto che il gruppo si è diviso per temi di ricerca che sconfinano tra di loro. Ho iniziato a farmi tante idee non solo su quello che andrò a fotografare, ma sul gruppo e su quello che effettivamente in questi giorni potremmo fare.» «La fotografia è un mezzo di indagine fondamentale per il territorio per la sua abilità di insinuarsi nel paesaggio e nei suoi legami culturali e sociali. È un mezzo che può chiaramente dialogare con altri mezzi per ampliare le finalità di una ricerca.» (Laura De Marco)


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IN ITINERE

«Il lavoro è iniziato, il mio ambito di indagine è la produzione agricola, ortaggi, verdure ma anche allevamenti e quindi bestiame. Ho conosciuto chi lavora direttamente sul campo e ho avuto l’impressione di una grande disponibilità e generosità. Si aprono continuamente nuove prospettive e nuove possibilità di indagine inaspettate. Tutto questo mi dà molta soddisfazione perché oltre all’aspetto fotografico si instaurano nuove relazioni umane che per quanto brevi sono comunque sincere ed efficaci. Mi pare di ricevere da queste persone molto più di quanto probabilmente io riesca a dare loro.» (Cristian Guizzo) … «Le nuove impressioni si legano anche alle nuove informazioni che abbiamo ricevuto sia dall’arch. Luciani1 che da Roberto2. Quest’ultimo ha un forte legame con l’albero e la pianta in generale, che sono soggetto della mia ricerca. Tutto questo offre degli stimoli e aiuta a entrare dentro al tema e soprattutto al territorio perché senti la presenza delle parole nelle cose che vedi. Sento insomma una connessione più stabile con Zero Branco rispetto ad un paio di giorni fa.» (Milo Montelli) …

L’ arch. Domenico Luciani assieme al dott. Massimo Rossi hanno svolto nelle giornate iniziali delle letture introduttive per facilitare l’inquadramento territoriale da parte dei fotografi. 2 Roberto Paglia è lo storico aiutante del professore Gaetano Cozzi. L’illustre storico Gaetano Cozzi (Zero Branco 1922-Venezia 2001), consigliere di amministrazione della Fondazione Benetton fin dagli inizi (1987) e animatore delle sue attività scientifiche, ha lasciato con testamento alla Fondazione medesima un compendio di otto ettari in comune di Zero Branco, composto da una casa con annessi rustici e da terreno agricolo. In questa casa il professore ha vissuto e studiato per tanti anni, assieme alla moglie Luisa Zille (Fossò 1941-Venezia 1995), studiosa e cultrice di poesia e di musica. La parte agricola viene gestita in collaborazione con agricoltori della zona, e costituisce un laboratorio di paesaggio agrario per il recupero della biodiversità attraverso il corretto mantenimento di siepi ripariali e fossi, evitando l’utilizzo di presidi chimici. Casa Luisa e Gaetano Cozzi ha dato ospitalità per la durata del laboratorio ai partecipanti ed ha costituito il naturale epicentro di indagine sul circostante paesaggio agrario. 1


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«Una delle cose che sto osservando sono i tralicci e i fili elettrici. Non ci avevo fatto caso all’inizio. Sono una presenza dominante nel paesaggio. Sto camminando tantissimo. Per molte ore. E sto assumendo una specie di andatura costante che per me è una cosa positiva perché mi consente di porre attenzione al volo degli uccelli, al verso degli animali ecc…» (David Pollock) … «Mi sono concentrato un po’ sul tema cercando di definirne i limiti e i contorni. Ho anche evidenziato due possibilità di interpretare il tema della strada. Il primo guarda alla strada funzionale all’uso della campagna, a quella che segue la partitura storica dei campi e che per secoli è stata la via di movimentazione di persone e di merci. Essa segue i fossi e il deflusso delle acque. Vi sono poi le strade moderne, costruite successivamente per affiancare la crescita urbana, o il nuovo Passante autostradale. Esse si sovrappongono spesso al tessuto esistente e assumono talvolta anche una funzione estetica. Questo è il preambolo su cui sto ragionando. Ho già individuato dei primi luoghi dove credo si possano percepire queste differenti valenze.» (Corrado Piccoli) … «Rispetto a due giorni fa c’è maggiore consapevolezza del territorio esplorato. Ho deciso di restringere il campo di ricerca. La ragione è che il mio tema, quello delle tracce, si è rivelato subito molto complicato poiché ci sarebbe da fare un lavoro di anni per individuarle e catalogarle tutte. Ho scelto di concentrarmi su una singola traccia poiché credo che in cinque giorni sia la cosa più onesta da fare.» «È stata fondamentale la lettura dell’arch. Luciani che ha dimostrato che gli anni si sono sedimentati lasciando tracce anche su dei piccoli dettagli. In questo senso l’incontro casuale ma passionario con una scala dalla forma molto particolare, quasi una scultura di arte povera, ha trasformato la mia ricerca.» «Questo strumento che diventa la mia traccia testimonia due abilità stagionali dei contadini di questo luogo. La lavorazione agricola e quella del legno tipicamente invernale e necessaria per costruire gli strumenti di lavoro. Parlare con Roberto poi ha ampliato ulteriormente la nostra conoscenza perchè ci ha riportato a dei fatti basati sull’esperienza vissuta e a una forma di conoscenza tramandata nelle generazioni.» (Giuseppe De Mattia) …


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«Sto procedendo e penso di essere a buon punto. Sto concludendo la fase documentativa attraverso un metodo di scrittura automatica.» «Mi sono posto cioè in maniera precisa rispetto all’atto del documentare registrando delle immagini in maniera meccanica, nascondendomi come autore dietro al fare del medium. Poi inizierò la fase successiva di riscrittura di queste prove, che devo in qualche modo elaborare.» (Luca Capuano) … «Oggi è stato il terzo giorno di analisi di questo territorio. Devo dire che la percezione è già cambiata molto. Ho l’impressione che si tratta di un’area con varie contraddizioni. Alcune persone locali ci hanno dato delle indicazioni sulle tradizioni, sulle culture del luogo che hanno aumentato la nostra conoscenza. Un esperimento quindi molto interessante.» «Il mio lavoro procede in maniera più precisa. Ho scelto di approcciare il tema dell’abitazione soprattutto in rapporto alla campagna e quindi al paesaggio rurale. Sto cercando di far interagire le abitazioni sia quelle d’epoca che quelle più moderne con il territorio. Per capire come si relazionano, fondamentalmente.» (Laura De Marco) … «Le mie impressioni sul tema dell’acqua è che in effetti c’è moltissima acqua a Zero Branco. è ovunque. Ciò che è interessante è osservare quello che si vede lungo i canali. Ho camminato sulle sponde del fiume negli ultimi due giorni ed è veramente interessante guardare come le persone che vivono qui interagiscono con il fiume. Come usano l’acqua, o le strane strutture che hanno costruito per disporne.» (Kirsten Trippaers) … «Dopo un paio di giorni mi pare di essere sceso più in profondità. Ho avuto l’impressione che le piccole fabbriche abbiano una struttura simile a quella delle fattorie. È come se in realtà fosse cambiato solo il business, passando dalle verdure ad altre cose, pur mantenendo lo stesso attaccamento alla terra, lo stesso impegno.» (David Wilson) …


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«Le mie impressioni di oggi ruotano attorno alla questione del territorio rurale ad uso produttivo piuttosto che del tempo libero. Sono abituata ad associare il rurale con il privilegio, lo svago ed è quindi interessante camminare attraverso queste terre e ritrovare invece un ambiente molto più lavorativo.» «Oggi ho anche incontrato delle persone. Inizialmente sono tutti un pochino preoccupati del cosa fai, e del perchè tu voglia vedere questo posto. Per loro sembra non avere un valore, un interesse, è molto normale. Che diavolo ci fai qui, si domandano. Per me è stato interessantissimo sfidarli su questo.» (Mitch Karunaratne)


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EX POST

«Dopo cinque giorni a Casa Cozzi le mie conclusioni sono che è stata un’esperienza interessante e stimolante sia dal punto di vista personale che da quello delle dinamiche di gruppo. Il fatto di riunire degli autori che non si conoscevano è stato molto coinvolgente e spero che questi momenti di riflessione collettiva possano crescere in future edizioni.» «Dopo un primo spaesamento dovuto al fatto di essersi immersi in una realtà completamente sconosciuta il luogo si è svelato abbastanza facilmente grazie anche alle letture a cui abbiamo assistito e alla discussione con i partecipanti. Queste giornate per quanto brevi sono state talmente intense e costruttive che mi hanno portato comunque a dei risultati abbastanza interessanti. Ho scoperto un territorio ricco di contrasti, con un forte legame con la tradizione e allo stesso tempo forti spinte verso l’esotico. Nelle abitazioni e nel loro rapporto con la campagna coesistono queste dimensioni talvolta sovrapposte. Le piante in questo senso sono un ottimo indicatore.» (Laura De Marco) … «Alla fine di questi giorni ho capito che Zero Branco è piuttosto caotica, in termini di organizzazione generale dei campi, delle strade, delle abitazioni. Ci sono molte cose nuove e vecchie miste assieme. Fotografando le infrastrutture per l’acqua ho potuto osservare che quelle nuove si distaccano dalla natura mentre le vecchie quasi si fondono con essa. E lo stesso vale per le abitazioni, quelle antiche si inseriscono bene nel paesaggio mentre le nuove se ne discostano di più.» (Kirsten Trippaers) … «Sono arrivata con un’impressione del paesaggio, specie quello rurale come qualcosa di statico, come una visione di un’organizzazione dello spazio stazionaria e da osservare. Poi attraverso le letture e i sopralluoghi ho iniziato a pensare che si tratta di un testo molto più dinamico tra le persone e la natura, che determina un fluido ricreare attivo di ciò che vediamo all’esterno. Facendo questo ho capito che in me c’è ora molto di inscritto ed espresso attraverso il paesaggio che una semplice istantanea da ammirare.» .


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«Ho ragionato poi molto sulla distinzione tra rurale e paesaggio. Li ho sempre considerati molto vicini come termini, ma in questa settimana ho imparato a separarli maggiormente. Il concetto di paesaggio è qualcosa di molto differente per me, ora. Sono delle riflessioni su cui dovrò tornare ancora e ancora.» (Mitch Karunaratne) … «Prima di tutto penso sia stata una grande esperienza di lavoro con altri fotografi. Le mie impressioni iniziali sull’industria si sono confermate. Ho cercato di completare la mia indagine confrontandomi con ciò che mi stava attorno, ad esempio con gli aspetti culturali di cui rilevavo le tracce.» «Alla fine è stato bello vedere un luogo non molto distante dalla mia città natale con occhi diversi. è stata una rivelazione e immagino che ciò valga altrettanto per chi è arrivato invece da molto più lontano.» (David Wilson) … «La settima trascorsa è stata molto impegnativa. Un periodo breve di tempo per raccogliere molto, tuttavia credo di aver raggiunto qualcosa in questi giorni. è stato interessante vivere con altre persone e ascoltare le interpretazioni sui diversi temi. Alcune molto vicine alle mie altre molto differenti. Per cui è stato ottimo e sarei potuto restare qui anche un’altra settimana per sviluppare la ricerca. » «Per quanto riguarda i campi ho avuto l’impressione che prevalga la coltivazione di prodotti che sono consumati distante da qui. Questo è curioso perchè da dove provengo coltiviamo il mais per dare da mangiare alle vacche ma produciamo anche per la comunità locale.» (David Pollock) … «è stata una bella esperienza. In questi casi per integrarsi con il territorio bisogna avere molto più tempo. Tuttavia il territorio non era così esteso da non permettere un principio di integrazione. Sono stati importanti anche gli interventi introduttivi e lo scambio a livello umano che c’è stato tra noi partecipanti. Questo è importante perchè spesso questi lavori si fanno da soli, mentre l’idea di collettivizzare una riflessione sul territorio è costruttiva. All’inizio mi aveva un po’ spaventato l’idea, poiché solitamente chi viene invitato ad un lavoro sul paesaggio ha solitamente gli stessi riferimenti, autori e testi,


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mentre qui ho trovato un gruppo abbastanza eterogeneo. Questo è un merito da riconoscere a chi ha messo insieme il gruppo. Poi c’è stato uno scambio continuo che è andato ben oltre il giudizio formale, della fotografia bella o brutta che è un concetto inesistente in un gesto così facile. La fotografia è utile o non utile. Validissima la testimonianza di Roberto che è stato ponte tra la non conoscenza e un primo approdo al territorio.» (Giuseppe De Mattia) … «L’esperienza in generale è stata molto buona, perchè come avevo detto il primo giorno l’obiettivo era il confronto. Ed è una cosa che c’è stata in un modo superiore a quello che mi aspettavo, soprattutto conoscendo più approfonditamente certe persone.» «Rispetto al progetto ho un’impressione buona, credo di averlo chiuso in coerenza anche con il bagaglio che mi portavo qua. Almeno spero... però la sensazione è positiva. Credo di aver fatto un lavoro che mi rispecchi e quindi rilevante dal punto di vista personale.» (Milo Montelli) … «Sono molto contento e soddisfatto di questa esperienza, è stato un bel modo di confrontarsi con altri autori perchè abbiamo trascorso del tempo assieme e penso che ogni lavoro viva dei contributi, degli occhi e della testa delle altre persone. C’è stata una interazione, uno scambio e quindi anche personalmente credo un’evoluzione. Bellissima ospitalità, questa casa ti dà energia. Abbiamo conosciuto un territorio nuovo e devo ringraziare moltissimo Roberto che ci ha dato la possibilità di orientarci e di corrispondere dei simboli alle cose. Anche l’arch. Luciani ci ha dato ulteriori possibilità di lettura di questo luogo che credo si riverseranno nei lavori del gruppo.» (Luca Capuano) … «Il workshop è stata un’esperienza interessante, entusiasmante. La provenienza da più parti d’Italia e d’Europa penso abbia creato qualcosa di stimolante. Questa presenza ci ha fatto capire che a sguardi nuovi possono corrispondere visioni nuove, a differenza di chi come me attraversa ogni giorno questi luoghi e rischia di non vederli più. è stata una bellissima esperienza che credo possa continuare, poi vedremo le ricadute di questa ricerca nella mostra, nella pubblicazione, via internet e comunque nelle sedi che vennero dedicate al lavoro svolto.»


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«Per quanto riguarda il mio progetto mi è piaciuto soprattutto l’incontro con le persone perchè si aprono continuamente nuovi scenari, nuove opportunità di conoscenza aldilà di un paesaggio che sembra sempre uguale e già noto.» (Cristian Guizzo) … «Difficile parlare di impressioni finali. Ognuno di noi penso che abbia ancora da completare il proprio progetto all’interno di questa ricerca che è stata bella e interessante. L’aspetto positivo è stato il confronto, l’ascolto di suggerimenti e motivazioni e anche il mettersi alla prova su un tema specifico non sempre facile da arginare. In questo senso avrei preferito una maggiore guida da parte del curatore, tuttavia forse è stata una sua scelta quella di lasciarci liberi di interpretare.» (Corrado Piccoli)


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Si ringraziano: Luca Capuano Laura De Marco Giuseppe De Mattia Cristian Guizzo Mitch Karunaratne Milo Montelli Corrado Piccoli David Pollock Kirsten Trippaers David Wilson e Ruben Alonso E inoltre: Andrea Filippin Massimiliano Foytik Elisabetta Tasca Fondazione Benetton Studi Ricerche Silvia Cacco Diana Gentili Domenico Luciani Francesca Rizzato Massimo Rossi Marco Tamaro e Roberto Paglia Documentazione prodotta in occasione del Workshop ‘Paesaggio / Fotografia’ 3-7 dicembre, 2012 Casa Luisa e Gaetano Cozzi, Zero Branco (TV) - Italia Finito di stampare 2013 © In copertina foto di Ruben Alonso © Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti.


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Il metodo 'Zero Branco', a cura di Steve Bisson  

«Bello o brutto, giusto o sbagliato. Utile o meno. Spesso leggo o sento parlare di paesaggio come se fosse un paziente da curare, da corregg...

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