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Intervista Diana Barbetta Artwork Gregory Euclide Ritratto GoodFellas IMP

MONDO PICCOLO

UNA VISIONE AL MICROSCOPIO, QUELLA DI VALERIO MILLEFOGLIE, UN AUTORE CHE SA COME DAR VOCE ALL’INVISIBILE

Racconti che svelano l’ordinario, visto attraverso una lente d’ingrandimento. Un approccio narrativo che ruba gli arnesi al fisico spinto dalla necessità di definire la più piccola unità di misura, per giungere all’uomo e ad un mondo fatto solo per lui. Com’è nata l’idea di questo libro? Periodicamente un’idea diventa il centro del mio mondo, non esiste altro, il resto si riduce: le bollette, le multe, la casa da accudire come fosse un essere vivo. Dopo aver visitato la cattedrale più piccola del mondo in Croazia, ho scritto un racconto dal titolo Il matrimonio da separati. È così minuscola che gli sposi entrano uno alla volta. Chi rimane fuori non sa se l’altro pronuncia il fatidico “Sì”. Nel dubbio l’amore è eterno. Ho iniziato così a documentarmi su ristoranti per sole due persone, alberghi da un letto, carceri di tre detenuti e altri luoghi per pochi e sono partito. Una scrittura emotiva che si appropria di un rigido metodo scientifico. Come un equilibrista, in bilico tra emotività e calcolo, sembra che tu riesca a stare in equilibrio perfetto. Fa parte di quella “scomodità” di cui parli?* Nel libro precedente, L’attimo in cui siamo felici (Einaudi), ho avuto un approccio simile. Le cartelle cliniche delle felicità di sconosciuti curavano il protagonista durante un anno di rielaborazione di un lutto. Mi af-

fascina utilizzare metodologie analitiche e oggettive al servizio di qualcosa di soggettivo, sentimentale e astratto. Si crea una terza dimensione in cui sulle sedie non ci si siede, sui divani si scivola giù e nei letti non si dorme. *(La comodità non ha mai portato a niente, l’uomo sulla luna non ci è arrivato in pantofole). Racconti dal ritmo cinematografico. Aneddoti di viaggio si contaminano di ricordi personali o di flashback dal passato. Quanto di autobiografico c’è nel tuo libro? Tutto è autobiografia: mia, dei personaggi incontrati e della mia compagna. L’osservazione del piccolo, della realtà unica, del

non ordinario. Suona quasi come un monito. È da qui che secondo te bisogna ripartire? Fra i protagonisti del mondo piccolo c’è Willard Wigan. Un artista che crea micro-sculture all’interno delle crune degli aghi. È riuscito a farci passare anche nove cammelli. Da bambino, sentendosi emarginato a scuola, costruiva con i fiammiferi casette per le formiche. Le uniche che lo capivano. Mi ha detto, “Ho avuto sempre un grande rispetto per le cose piccole perché tutti abbiamo origine da qualcosa di molto piccolo”. Bisogna partire da ciò che ci manca, dall’invisibile. Roland Barthes affermava che «La vita è fatta di piccole solitudini». In fondo si nasce soli, ed occorre un solo sguardo per riconoscere una meraviglia, ma due per condividerla e regalarla all’umanità. Cosa ne pensi a riguardo? Un capitolo è dedicato all’inno della patria di un abitante solo: “Mille in uno, uno in mille, marciamo così, dandoci del noi anche se siamo solo io. Parliamo plurali per sentirci meno soli”. Mi piace sdoppiarmi, farmi compagnia. La vita è fatta di tanti noi. “Mondo Piccolo. Spedizione nei luoghi in cui appena entri sei già fuori” è edito da Editori Laterza, 2014.

Nell’immagine: Gregory Euclide, “Holding even what was absent in stillness and topography’s remainder”. Courtesy of the artist and David B. Smith Gallery © the artist. Dalla mostra “The Small Worlds” tenutasi al Toledo Museum of Art (2012) sul tema dei mondi in miniatura.

Urban 120  

Il colore protagonista assoluto di una pulizia stilistica che ne amplifica la forza. Un estetismo puro che dà il via ad un nuovo inizio. + s...

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