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Intervista Marco Magalini

47/ Arte 76

Conversazioni d’arte con Millo

Se non fosse uno street artist vorrebbe custodire ville antiche per passeggiare tra le loro statue. In effetti sempre di figure umane si tratta, come nelle sue opere dal realismo a tratti squisitamente malinconico.

Perché il tema della città? Le città di oggi sono fatte ad immagine e somiglianza dell’uomo contemporaneo. Non hanno storia, non hanno punti di riferimento, sono prive di bellezza e di amore, e l’uomo contemporaneo le subisce. Potrebbero viverci milioni di persone, ma paradossalmente sono il posto in cui ci si può sentire più soli in assoluto. Che cosa ti attira di questo soggetto? La cosa che mi fa riflettere di più delle città contemporanee è la loro capacità di colonizzare indifferentemente ogni centimetro quadrato della nostra terra trasformando e cancellando ogni cosa, spesso anche la memoria e le emozioni delle persone. Come trovi sempre nuove ispirazioni pur rimanendo fedelissimo al tuo tema? Non lo so. Ma so che tutte le idee mi vengono sempre disegnando. Una volta che poggio la penna sul foglio non so mai come andrà a finire. Comincio con un segno, poi un altro, finché non scatta una scintilla nel cervello e Bang! Fatto! Finché funziona questa cosa vado avanti. Il processo creativo è un mistero anche per me.

Mesagne (BR) - Parliamo con Camillo Giorgino, aka Millo, che significa Hello nella lingua del Rwanda. Uno street artist italiano che riesce a trasmettere tramite le sue opere una passione per le persone e i loro stati d’animo come la libertà, la solitudine, i sentimenti e la fanciullezza: una shakerata di emozioni da tradurre in arte. Da dove nasce la tua carriera come artista? Ho incominciato a dipingere per passione, da autodidatta. Semplicemente spinto da un bisogno di dire qualcosa che a parole non riuscivo ad esprimere. Erano i primi tempi, e ricordo che mi iscrissi ad un concorso nazionale di pittura. Quasi per gioco candidai la seconda tela che avessi mai dipinto e, quando vidi che su migliaia di artisti riuscii ad arrivare fra i primi dieci, mi resi conto che quello sarebbe potuto diventare un lavoro.

Come è nata l’esperienza con Benjamin Murphy? Come è stato lavorare con lui? Ho conosciuto Benjamin perché viveva in una galleria in cui ho esposto a Londra la scorsa estate, la Hoxton Gallery. Ma è stato quando siamo andati in Lussemburgo insieme per un festival di « Le città di oggi sono fatte street art che abbiamo lavorato ad immagine e somiglianza su qualcosa a 4 mani per la pridell’uomo contemporaneo: non ma volta. Quando ci siamo rivisti hanno storia, non hanno punti a Londra è stato naturale pensare di riferimento, sono prive di di lavorare insieme. bellezza e di amore »

Come definiresti la tua arte? Street art? Pop Art? Illustrazione? Non lo so. Penso che sia un frullato di questi 3 ingredienti con un pizzico di bagaglio personale e una shakerata di emozioni. Poco tempo fa Rooms Magazine ha scritto a proposito di quello che faccio che “It’s like depicting an inner world that shows itself slowly, line after line, like a poetry of shapes that breaks into your face with all it’s complexity but without any misleading options”.

Arte a parte, quali sono i tuoi interessi? Musica, cinema, cucina… che comunque sono arte. Soprattutto l’ultima. Se dovessi cambiare lavoro, cosa faresti? Non so, mi piacerebbe fare il custode in una di queste ville poi diventate musei nazionali. Deve essere bellissimo rientrare a casa e camminare in mezzo a statue di marmo, fontane barocche e quadri di secoli e secoli fa.

Urban 120  

Il colore protagonista assoluto di una pulizia stilistica che ne amplifica la forza. Un estetismo puro che dà il via ad un nuovo inizio. + s...