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La rosa di Bagdad: il folle sogno di Anton Gino Domeneghini di Carlo Ugolotti

“In quel tempo lontano, sulla terra d’Oriente, in quella Bagdad fiorita che aveva mille minareti e mille giardini, viveva un popolo felice e laborioso. […] Era un’epoca di pace, di prosperità, di ordine.” 1

Mentre il secondo conflitto mondiale infuocava il mondo, il califfo di Bagdad decise di dare in sposa la sua bella figlia Zeila; il piccolo Amin cercava di salvare la sua amata quando, nel resto del globo, le forze alleate combattevano per fermare il progetto di un nuovo ordine nazifascista. In quel teatro di orrore e violenza che fu l’Europa dal 1939 al 1945, quanto poteva essere anacronistica la dolce favola de La rosa di Bagdad, produzione IMA Film per la regia di Anton Gino Domeneghini? La storia del piccolo maestro di musica di un regno medio-orientale nasceva da un sogno del regista il quale, proprio grazie alla sua tenacia e alla sua ferma convinzione nel progetto, riuscì a resistere alle intemperie della guerra attraversando il caos che porterà l’Italia dalla dittatura fascista alla nascita della Repubblica e al clima della guerra fredda. Ma chi era Domeneghini? Nato nel 1897 a Darfo Boario Terme in provincia di Brescia, dopo l’esperienza

come volontario durante la Grande Guerra e avere partecipato all’impresa di Fiume a fianco di D’Annunzio, diresse una società di pubblicità, la IMA (Immagine Metodo Arte), con sede a Milano. Convinto fascista proseguì la sua carriera di pubblicitario finché la Storia non si frappose per la prima volta tra lui e il suo lavoro: durante la guerra, il regime di Mussolini vietò la pubblicità a scopo commerciale. Per mantenere coeso il suo gruppo creativo con l’incedere della guerra e attiva la sua società, nel 1942 Domeneghini decise di trasformare la IMA in IMA Film e cominciò a elaborare un progetto ambizioso: un lungometraggio animato ispirato a una raccolta di novelle dal titolo Il libro della primavera, pubblicata in gioventù ispirate alle Mille e una notte2. I capitali per questo progetto vennero raccolti dal regista sia tra finanziatori privati sia grazie alle sue conoscenze all’interno del “fascistissimo” Ministero della Cultura Popolare. La produzione

cominciò a Milano che allora era la sede privilegiata dell’animazione italiana sia cinematografica che pubblicitaria mentre Roma, soprattutto dopo il neonato interesse del regime per questo mezzo di comunicazione di massa3, era la capitale incontrastata delle produzioni “dal vero.” Un saggio di Walter Alberti del 1957 sul cinema d’animazione motivava questa divisione geografica dell’industria cinematografica utilizzando categorie antropologiche (sic!): “La causa va ricercata nel tipo di tecnica di realizzazione dei disegni che vogliono soprattutto pazienza e costanza, qualità più milanesi che romane.”4 I talenti coinvolti dal regista erano di prim’ordine: Libico Maraja e Gildo Gusmaroli alle scenografie, Riccardo Pick Mangiagalli alle musiche originali e l’autore delle figurine Perugina Angelo Bioletto come character designer.

Note 1. Anton Gino Domeneghini, La rosa di Bagdad, Carlo Gallucci Editore, Roma 2009, p.5. 2. Una rosa di guerra, documentario contenuto negli extra del DVD La rosa di Bagdad (Carlo Gallucci Editore, Roma 2009). 3. Ciano creò il 18 settembre 1934 la Direzione Generale per la Cinematografia presso il Sottosegretariato alla Stampa e alla Propaganda, diventato ministero nell’anno seguente,nel 1935 venne istituito il Centro Sperimentale di Cinematografia e il 21 aprile 1937 venne inaugurata Cinecittà. 4. Walter Alberti, Il cinema di animazione 18321956, Edizioni Radio Italiana, Torino 1957, p.142.

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LA ROSA DI BAGDAD: UN TESORO RITROVATO | 19 Maggio 2018

La rosa di Bagdad: Un tesoro ritrovato  

19 May 2018

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