Page 1

L’editoriale Omaggio a Pippa Bacca Era partita da Milano in autostop l’8 marzo 2008 Pippa Bacca. Partita per un viaggio ed un messaggio di pace da portare fino a Gerusalemme attraverso i Balcani, la Bulgaria, la Turchia e la Siria. In abiti da matrimonio, la “Sposa di Pace” ha trovato tragicamente la morte a pochi chilometri da Istanbul, assassinata da un camionista che sconta oggi la pena dell’ergastolo. La documentarista turca Bingöl Elmas, ha deciso di riprendere il viaggio di Pippa Bacca là dove si era interrotto, di dargli continuità lungo il tragitto da lei programmato tra Istanbul e la Siria. Lo ha fato però, in omaggio a Pippa, vestendo un abito nero da sposa e svelando una Turchia affascinante e profonda. Il cortometraggio “La mia lettera a Pippa” è il prodotto di questo viaggio, frutto della volontà di sollevare la difficile questione della condizione femminile in Turchia. Il cortometraggio, dimostrazione della vivacità del circuito cinematografico indipendente turco e della capacità di guardare criticamente alle contraddizioni del Paese, sarà trasmesso il prossimo 8 marzo, giorno della festa della donna, nel contesto del festival di cinema indipendente “!f Istanbul”. Carlo Frappi

SOMMARIO

POLITICA

Turchia-Israele: l’industria della difesa motore del disgelo?

POLITICA • Davutoglu rilancia la mediazione sul nucleare iraniano > pag. 2

• Erdogan rilancia l’iniziativa curda > pag. 3

ECONOMIA • Sale il tasso di inflazione prevista > pag. 4

Le relazioni turco-israeliane hanno vissuto, lo scorso gennaio, l’ennesimo momento di tensione dopo la crisi dei rapporti successiva alle operazioni militari israeliane a Gaza

dello scorso anno. La visita del Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ad Ankara, alla presenza del Ministro degli esteri Davutoglu, sembra tuttavia indicare che l’alleanza

CULTURA

ECONOMIA

La leggenda di Aimée du Buc de Rivéry

strategico-militare tra i due partner – tradizionale colonna portante dell’intesa bilaterale – non dovrebbe essere in discussione. > PAG.2

• La crescita dei rapporti turco-sauditi > pag. 5

CULTURA • “La Favorita”: il film > pag. 5

• Konya: dove Islam e sufismo si fondono > pag. 6

APPUNTAMENTI • Il Festival Internazionale del Film Indipendente

Il nuovo Nabucco“mediorientale”

> pag. 8

UPSIDETOWN PER RICHIESTE O SEGNALAZIONI:

Da schiava a madre del Sultano ottomano: la leggendaria vita della ricca ereditiera francese che divenne la Valide Sultan innovando l’Impero.

Tra mille difficoltà,prosegue l’epopea del gasdotto Nabucco, sostenuto dall’Ue per ridurre la dipendenza dalle forniture russe. I recenti successi cinesi e russi in Asia centrale vedono sfumare la possibilità di coinvolgere il Turkmenistan. Il consorzio promotore guarda dunque a sud-est, identificando in Iraq e Iran due partner difficili ma necessari. La Turchia assume così ancora maggior rilevanza.

> PAG.6

> PAG.4

POLITICA

APPUNTAMENTI

Ocalan sulle pagine de“Il Manifesto”

Picasso di nuovo in visita ad Istanbul

Via Vigevano, 39 20144 Milano - Italy icts@equilibri.net Tel: +39 028360642 Fax: +39 0258109661

ECONOMIA

I rapporti sino-turchi sulla via della seta La rivitalizzazione di una via privilegiata di scambi Est-Ovest è uno dei progetti più ambiziosi cui sta lavorando Ankara insieme alle realtà economiche a oriente, prima tra tutte la Cina. > PAG.5

CULTURA Il 9 gennaio scorso il quotidiano ha ospitato un articolo scritto del leader del Pkk dalla prigione di Imrali, dove sconta l’ergastolo per reati di terrorismo. La scelta, provocatoria e contraria alla legge turca, ha evidenziato una volta di più la distanza che separa la Turchia e i suoi alleati europei nella percezione della minaccia terroristica. > PAG.3

Si è aperta lunedì 16 febbraio e terminerà il 18 aprile la mostra dal titolo “PicassoSuite Vollard”. Nei locali del Museo di Pera, 100 incisioni del celebre artista spagnolo. > PAG.8

I dervisci rotanti Figure bianche, evanescenti che indossano ampie tuniche candide le cui gonne, nell’estasi mistica, si aprono come corolle del fiori. > PAG.7


In primavera il vertice intergovernativo italo-turco

POLITICA

Il secondo vertice italo-turco, saltato lo scorso dicembre a causa dell’attentato subito da Berlusconi a Milano, potrebbe essere fissato, a Roma, tra aprile e maggio prossimi.

Turchia-Israele: l’industria della difesa motore del disgelo?

Le relazioni tra la Turchia e Israele hanno registrato nel mese di gennaio un altro momento di tensione, dovuto ad un nuovo incidente diplomatico, che ha fatto paventare al governo di Ankara addirittura il ritiro del proprio ambasciatore a Tel Aviv, Oguz Celikkol. In una conferenza stampa congiunta, tenutasi a Tel Aviv lo scorso 11 gennaio, il Viceministro degli Affari Esteri israeliano Danny Ayalon, si è rifiutato di stringere la mano all’ambasciatore Celikkol, in segno di protesta contro una fiction trasmessa dalla tv turca, che avrebbe presentato un’immagi-

ne negativa degli Israeliani. In tale conferenza stampa, inoltre, contravvenendo alle regole della diplomazia, Ayalon ha tolto dal tavolo la bandiera turca, lasciando solo quella israeliana e avrebbe fatto sedere di proposito l’ambasciatore turco su una sedia più bassa. Sebbene le dure reazioni di Ankara non siano tardate ad arrivare, la polemica sembra essere momentaneamente rientrata dopo la lettera di scuse inviata dallo stesso Ayalon a Oguz Celikkol. Permangono tuttavia incomprensioni di fondo in un rapporto che, dopo anni di ottime relazioni tra i due

Paesi, sembra oggi essere in difficoltà. Appare chiaro come l’ultimo scontro diplomatico – già ribattezzato “la crisi della sedia” – non sia che l’ennesimo sintomo della freddezza che caratterizza i rapporti bilaterali a seguito del cosiddetto “strappo di Davos” del gennaio del 2009. Il riferimento va al duro scontro verbale tra il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e il Presidente israeliano Shimon Peres durante un incontro nell’ambito del World Economic Forum, nel corso del quale il Premier turco ha aspramente criticato Israe-

le per l’operazione militare “Piombo Fuso” condotta nella Striscia di Gaza . I rapporti tra Ankara e Tel Aviv hanno visto da allora un cambiamento di rotta, nella misura in cui, anche nel più allargato conesto mediorientale, la Turchia ha assunto agli occhi dei Palestinesi e degli altri Stati arabi il ruolo di guida nell’opposizione alle politiche israeliane nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Inoltre, le divergenze di vedute tra i due paesi e la presa di posizione della Turchia avevano in parte contribuito a congelare la serie di colloqui indiretti portati avanti tra la Siria e Israele, proprio con la mediazione di Ankara. Su questo sfondo, l’annullamento della esercitazione aerea congiunta Anatolian Eagle – prevista lo scorso ottobre in territorio turco – per il rifuto di Ankara alla partecipazione dell’aviazione israeliana, sembrava aver incrinato anche l’intesa strategica tra i due paesi, tradizionale colonna portante della relazione bilaterale. Tuttavia, la visita dello scorso 18 gennaio del Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ad

Ankara sembra poter indicare che l’alleanza di tipo strategico-militare non dovrebbe essere in discussione. Nell’ incontro tra Barak e la controparte turca Vecdi Gonul, infatti, i due Ministri hanno discusso della cooperazione nell’industria della difesa e si è specificato che entro l’anno si concluderà il piano per la vendita di 10 droni Heron da parte di Israele alle forze aeree turche, per un totale di 180 milioni di dollari. E’ importante notare come all’incontro abbia preso parte anche il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, ispiratore del nuovo corso della politica estera turca in Medio Oriente e fautore del mantenimento dei buoni rapporti con tutti i vicini, arabi e non, della Turchia. E’ questa l’essenza più profonda della cd. politica di “azzeramento dei problemi” che, attuata con costanza nei confronti di Armenia, Iraq, Iran e Siria, rischia di avere ripercussioni negative sulla relazione turco-israeliana. Stefano Torelli

Davutoglu rilancia la mediazione sul nucleare iraniano Dopo gli intensi contatti con le autorità iraniane delle ultime settimane, il Ministro degli Esteri Davutoglu ripropone la Turchia come mediatrice nella vertenza sul nucleare tra Iran, Stati Uniti ed Unione europea. “C’è ampio spazio per iniziative diplomatiche” ha sottolineato Davutoglu, che nei prossimi giorni presenterà una serie di proposte ai propri interlocutori occidentali, tradizionalmente favorevoli all’impegno turco. Sul tavolo, in particolare, la possibilità che la Turchia possa ospitare l’arricchimento dell’uranio destinato all’Iran, in linea con un bozza di accordo sponsorizzato dalle Nazioni Unite. Valerio Scafi

2

UPSIDETOWN


Alto: Creato il Sottosegretariato per l’Ordine Pubblico e la Sicurezza Con funzioni consultive ed alle dipendenze del Ministero dell’Interno, il nuovo organismo faciliterà il coordinamento governativo delle diverse istituzioni incaricate di contrastare il terrorismo.

POLITICA

Ocalan sulle pagine de “Il Manifesto”

Il 9 gennaio scorso è stato pubblicato dalle pagine de “Il Manifesto” un articolo scritto da Abdullah Ocalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), formazione la cui natura terroristica è stata riconosciuta tanto dagli Stati Uniti quanto dal Parlamento europeo. Ocalan, in carcere dal 1999 nella prigione di massima sicurezza sull’isola di Imrali, intendeva così avviare una collaborazione con il quotidiano italiano, per poter raccontare in prima persona la situazione della minoranza curda in Turchia, alla luce delle nuove iniziative di riforma pro-

mosse dal governo e delle vicende legate al tentativo di soluzione pacifica del conflitto tra lo stato turco ed il Pkk. L’articolo ha suscitato sin da subito le perplessità di molti osservatori, facendo presagire quella che da lì a poco sarebbe stata la posizione assunta dal governo turco sulla vicenda. Infatti, a distanza di due giorni, il Ministero della Giustizia turco ha rilasciato un comunicato con cui ha voluto ribadire l’impossibilità per Ocalan di scrivere per un giornale, in base alla legge sull’esecuzione delle misure di Pena e di Sicurezza, in quanto il detenuto in questione è

all’ergastolo nel carcere di tipo F per reati legati al terrorismo. Nonostante ciò, lo scorso 12 febbraio “Il Manifesto” ha ospitato un nuovo articolo di Ocalan. La questione curda continua a rappresentare uno dei maggiori nodi da sciogliere sulla strada del processo di democratizzazione turco. La recente messa al bando del Partito della Società Democratica – tradizionale punto di riferimento della minoranza etnica curda, nonché parte della grande coalizione di governo – per legami con i terroristi del Pkk, ha innalzato la tensione nel paese

mettendo in seria discussione le iniziative riformiste del governo. Nel suo primo articolo Ocalan aveva tracciato una breve descrizione della situazione politica nel paese, con particolare riferimento al rispetto dei principi democratici, attaccando proprio il governo Erdogan per non essere riuscito a concretizzare “l’iniziativa democratica” annunciata l’estate scorsa. Nella sua critica ha sostenuto che “la manovra diversiva più subdola la sta facendo l’attuale governo dell’Akp, che vuole far credere agli stati europei di operare per la democratizzazione e la soluzione

della questione curda. Ma è lo stesso governo – continua Ocalan – che ha fatto leggi grazie alle quali le prigioni turche sono piene di bambini curdi”. Il “caso Ocalan” non ha avuto ripercussioni diplomatiche tra i due governi. La vicenda evidenzia tuttavia, la pericolosa differenza di percezioni tra la Turchia ed i paesi europei circa i contorni della lotta al terrorismo e come, a oltre dieci anni dal suo arresto, il leader del Pkk sia riuscito a mantenere salda la guida del movimento curdo nel paese. Luca Bellusci

Erdogan rilancia l’iniziativa curda A più di un mese dalla sentenza che ha decretato la chiusura del Partito della Società Democratica rimettendo in discussione il tentativo riformista del governo turco, il Primo Ministro Erdogan ha ribadito la ferma volontà dell’esecutivo di rilanciare la strada della “apertura democratica” alla minoranza curda. Replicando indirettamente alla critiche di chi accusa il governo di non aver saputo dare concretezza alla “apertura democratica”, Erdogan ha sottolineato che l’esecutivo è pronto a compiere “passi storici” verso la risoluzione della questione curda. Senza concedere nulla alla repressione del terrorismo – è di inizio febbraio la notizia di un’ampia operazione di sicurezza che ha portato all’arresto di oltre 80 UPSIDETOWN

persone in tutto il Paese – il Primo Ministro ha dichiarato che il governo saprà trovare quella sottile linea di bilanciamento tra democrazia e sicurezza. D’altro canto, ignorare le esigenze di maggior democraticità – ha proseguito Erdogan – ha finito per avere ripercussioni negative sulle istituzioni, sulle relazioni internazionali e sulla stessa economia turca: “la Turchia non ha altro nemico che sé stessa su questa strada. Conseguiremo il nostro obiettivo”. Valerio Scafi

3


Bonds decennali all’11,4%

ECONOMIA

Il Tesoro turco ha venduto bonds a dieci anni – il più lungo arco temporale della storia della Repubblica – per un valore di poco inferiore al miliardo di lire turche.

Il nuovo Nabucco“mediorientale”

In rialzo il tasso d’inflazione Secondo le previsioni della Banca Centrale turca, il tasso di inflazione nel 2010 dovrebbe innalzarsi dal 5,4% al 6,9%. A determinare tale rialzo contribuirebbero principalmente l’innalzamento della pressione fiscale e l’incremento nei prezzi di prodotti energetici e alimentari. Il Governatore della Banca Centrale, Durmug Yılmaz, ha tuttavia sottolineato come tale rialzo dovrebbe essere temporaneo e che il tasso d’inflazione dovrebbe riprendere a calare già nel 2011. Yılmaz ha inoltre dichiarato che ci potrebbero essere “limitati” ritocchi verso l’alto dei tassi d’interesse di riferimento. Il Governatore ha infine dichiarato che la ripresa dell’economia resta “moderata” in ragione di una domanda che rimane bassa e che non sono attesi miglioramenti del tasso di disoccupazione. Valerio Scafi

Tra mille difficoltà, continua ad andare avanti l’epopea del gasdotto Nabucco, progetto sostenuto dall’Unione europea per ridurre la dipendenza dalle forniture di gas russo. Firmato in luglio l’accordo intergovernativo tra i cinque paesi interessati dal passaggio del gasdotto, la sfida decisiva è ora rappresentata dai delicati accordi da siglare con i paesi produttori. I recenti successi cinesi e russi in Asia centrale hanno visto verosimilmente sfumare la possibilità di coinvolgere il Turkmenistan nel progetto e di conseguenza il consorzio promotore guarda a sud-est, identificando in Iraq e Iran due partner difficili ma capaci di garantire i necessari approvvigionamenti. In questa nuova versione mediorientale del Nabucco, la Turchia assume rilevanza ancora maggiore. Infatti, la sua partecipazione al progetto non è più indispensabile soltanto per ragioni geografiche, ma diventa decisiva anche 4

da un punto di vista politico. Ankara gode infatti di solide relazioni con i due paesi e di un soft-power su Baghdad e Tehran che né la Commissione europea né alcuno stato membro dispongono. Ciò non è dovuto, come molti suppongono, ad una deriva filo-islamica del governo dell’AKP, ma è piuttosto il risultato di una consapevole politica estera multivettoriale. In Iraq, Ankara si è mossa molto bene, cogliendo immediatamente le opportunità che il cambio di regime e la ricostruzione stanno dando alla diplomazia e all’economia turca. A Baghdad si discute di esportazioni gassifere verso la Turchia dal 2007 e i progetti sono sostenuti sia da accordi politici che da investimenti di imprese turche in settori strategici. Ankara è anche uno dei governi che ha maggiori relazioni con il Governo Regionale Curdo nel nord del paese, dove si troverebbe la maggior parte dei giacimenti iracheni. Nel caso dell’Iran, il governo

Erdogan ha sempre mantenuto rapporti cordiali, persino rischiando di alienare i suoi alleati occidentali con posizioni scomode su sanzioni e elezione di Ahmadinejad. La Turchia è però riuscita in questo modo ad assicurarsi lo sfruttamento dei giacimenti gassiferi di South Pars e, date le continue difficoltà degli Usa e dell’Ue nel gestire i rapporti con Teheran, si trova ad essere l’unico credibile interlocutore occidentale della Repubblica Islamica. La diplomazia turca è anche indispensabile nel mantenimento di buoni rapporti con Azerbaigian ed Egitto, gli altri due potenziali fornitori del Nabucco. Il successo del summit bilaterale del 25 dicembre ha dimostrato quanto Ankara sia decisiva per evitare che Baku abbandoni il Nabucco in seguito alla normalizzazione dei rapporti tra la stessa Turchia e l’Armenia, in guerra con l’Azerbaigian dal 1988. Nel caso del gas egiziano, il nodo riguarda soprattutto la Siria, paese di

connessione tra la Arab Gas Pipeline e il Nabucco. Anche in questo caso, al di fuori del cosiddetto “asse del male”, nessuno ha rapporti migliori con Damasco della Turchia. Come dimostra lo scambio di visite tra Assad e Sarkozy, l’Ue sta corteggiando la Siria, ma Ankara dispone di un vantaggio di anni di intense relazioni bilaterali. La politica estera a 360 gradi della Turchia, dunque, paga ancora. L’Ue si trova in una posizione più debole rispetto a qualche anno fa e deve sempre più considerare il ruolo decisivo che Ankara può ricoprire nel garantire la sicurezza energetica europea. Andrea Bonzanni UPSIDETOWN


La Lavazza aumenta gli investimenti in Tuchia Attiva nel Paese sin dal 2007, l’industria italiana rivela un piano di investimenti di 3,5 milioni di euro per rafforzare la propria presenza in Turchia attraverso la rete del franchising.

ECONOMIA

Il rilancio dei rapporti sino-turchi sulla via della seta

Cina e Turchia stanno lentamente stringendo accordiincampoeconomico sempre più rilevanti. A dimostrarlo sono non soltanto gli incontri tra gli alti rappresentanti in cui abbondano le dichiarazioni circa una maggiore cooperazione e comunicazione tra i due Paesi, ma anche gli

indicatori economici, che mostrano come il volume degli scambi commerciali nell’ultimo decennio sia più che quadruplicato. Le schermaglie dello scorso luglio tra i rispettivi capi di Stato sulla questione degli Uighuri nella regione cinese dello Xinjang sembrano dunque alle porte, complice un reciproco interesse in

campo economico. Nell’ultimo anno la Cina ha sorpassato l’Italia come esportatrice di beni in Turchia, attestandosi al terzo posto come fornitrice del paese dietro Russia e Germania, con un valore totale delle esportazioni di circa 12,6 miliardi di dollari. Il volume del commercio totale tra i due Paesi tocca quasi i 14,3 miliardi di dollari se si aggiunge a questa cifra quella delle esportazioni turche in Cina. I rapporti economici bilaterali sono stati discussi nella visita del Ministro per il Commercio cinese Chen Deming, ricevuto ad Ankara dalla controparte turca Zafler Caglayan lo scorso 7 gennaio. L’incontro ha costituito l’occasione per il confronto tra rappresentanti del mondo imprenditoriale dei settori privato e pubblico dei due Paesi. La volontà di investimenti cinesi in Turchia è stata testimoniata proprio dai più di 100 imprenditori

arrivati ad Ankara a seguito del Ministro Deming. La Cina è interessata al settore delle infrastrutture: in particolare la Turchia vorrebbe coinvolgere la Cina nell’ambito del progetto di costruzione di una centrale nucleare e, inoltre, imprese cinesi sarebbero interessate al progetto di un terzo ponte sul Bosforo a Istanbul e alla realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità tra Ankara e Smirne. Inoltre, i due Paesi stanno discutendo dell’eventualità di usare le monete correnti, piuttosto che il dollaro, nelle loro transazioni. La Cina ha molto da guadagnare dal miglioramento e dal rafforzamento delle relazioni con la Turchia e, in effetti, sembra aver compreso che in un’ottica di lungo termine Ankara sarà probabilmente un partner commerciale e strategico molto importante. D’altra parte la Turchia continua la sua politica “della porta

aperta”, per parafrasare la nota “open door policy” con cui la Cina di Deng Xiao Ping aprì le porte al mondo a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, che le permette di stringere accordi commerciali con un numero sempre maggiore di Paesi. Ankara ha deciso di non aspettare senza alternative quella che per ora è una via d’accesso bloccata da parte dell’Europa, preparandosi piuttosto a rivitalizzare quella Via della Seta che nell’antichità collegava l’Occidente all’Oriente. E’ questo, quello della restaurazione di una via privilegiata Est-Ovest per gli scambi economici e commerciali, uno dei progetti più ambiziosi cui sta lavorando Ankara insieme alle realtà economiche a oriente, di cui la Cina rappresenta una pedina imprescindibile, anche e soprattutto in ottica futura. Anna Longhini

La crescita dei rapporti turco-sauditi Dopo il viaggio nel Golfo in occasione del terzo summit mondiale sull’energia, il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan si è recato in visita in Arabia Saudita gli scorsi 20 e 21 gennaio. A dimostrazione dei crescenti contatti diplomatici tra i due Paesi, il viaggio del Primo Ministro era stato preceduto da quello compiuto a Riyadh dal Ministro degli Affari Esteri turco Ahmet Davutoglu, lo scorso 4 gennaio. La visita di Erdogan si è concentrata sui rapporti bilaterali tra Turchia e Arabia Saudita e sulle relazioni di UPSIDETOWN

tipo economico-finanziario. Nell’incontro con il re saudita Abdullah bin Abdulaziz al-Saud, il Primo Ministro turco ha auspicato un maggiore flusso di investimenti sauditi verso la Turchia e ha proposto la cancellazione dei visti necessari per entrare in Turchia dall’Arabia Saudita e viceversa. Tale misura, ha dichiarato Erdogan, sarebbe un ulteriore incentivo per l’apertura agli investimenti stranieri verso il mercato turco, dopo i provvedimenti già presi in tal senso nei confronti di altri paesi vicini come la Giordania, la Siria e il Libano.

Riyadh sarebbe interessata, in particolar modo, ad investire nel settore dell’agricoltura in Turchia. Durante gli incontri con il Presidente della Camera di Commercio saudita Abdul Rahman al-Juneisi, è emersa una volontà di arrivare a maggiori rapporti commerciali tra i due Paesi, fino a un valore di 20 miliardi di dollari nei prossimi anni, a fronte di un volume di scambi pari attualmente ia circa 3,5 miliardi di dollari. Stefano Torelli

5


Il carnevale greco sfila per le strade di Istanbul

CULTURA

Turchi e greci in costume hanno festeggiato il Carnevale di origine greca danzando e cantando per le vie di Kurtulu , la greca Tatavla, il multiculturale quartiere di i li che ospita turchi, greci, armeni ed ebrei.

La leggenda di Aimée du Buc de Rivéry: da schiava a madre del Sultano ottomano

È il 20 luglio del 1785, quando a Costantinopoli, capitale di un impero sconfinato e multiculturale, nell’harem del palazzo Topkapi, Nakshidil Haseki partorisce il futuro Sultano dell’Impero Ottomano, Mahmut II. Simbolo del legame francoottomano, una diffusa leggenda lega la vita della ricca ereditiera francese Aimée du Buc

de Rivéry a quella della Valide Sultan, fino a sovrapporre le due figure storiche in un unico personaggio. Figlia di un proprietario terriero francese e cugina dell’imperatrice Giuseppina Bonaparte, Aimée du Buc de Rivéry nacque nel 1776 nell’isola di Martinica. Si narra che, nel 1788, durante il viaggio di ritorno dalla Francia, dove la bambina

era stata mandata a studiare in un convento, la nave in cui si trovava venne attaccata dai pirati. Aimée, allora undicenne, venne rapita per essere rivenduta come schiava in nord Africa. Dopo un periodo di servitù presso il Bey di Algeria, la giovane venne ceduta in dono al Sultano ottomano Abdul Hamid I. Inviata a Costantinopoli, Aimée du Buc de Rivéry entrò nell’harem imperiale e, con la sua bellezza e la sua forte personalità, riuscì a conquistare l’amore del Sultano. La giovane francese diventò così la moglie di Abdul Hamid I prendendo il nome di Nakshidil Haseki. All’interno del palazzo sultanale, la sposa aprì il palazzo ed il governo sultanale alle influenze ed alle idee francesi. Lei stessa insegnò la sua madrelingua al Sultano, fece inviare un ambasciatore permanente da Istanbul a Parigi, riorganizzò l’harem concedendo più libertà alle concubine e rimodernò il palazzo in stile rococò, allora molto in voga in Francia. Secondo la leggenda, la

liberalità di queste sue iniziative e l’influenza che esercitava nelle decisioni politiche, spinsero gli ulama ed i Giannizzeri a tentare di uccidere suo figlio. Nakshidil riuscì però a salvare Mahmut nascondendolo in un luogo sicuro. La leggenda narra infine che Mahmut II, avvicinandosi la fine dei giorni di Nakshidil, acconsentì a far entrare a palazzo un prete che concedesse l’estrema unzione alla vecchia madre che, nonostante avesse formalmente abbracciato l’Islam, era rimasta in cuor suo cattolica. La storia documenta in realtà avvenimenti diversi: gli eventi storici che caratterizzano le vite di Aimée du Buc de Rivéry e Nakshidil Haseki seguono due percorsi differenti che mai si incrociano ma piuttosto si disperdono. La leggenda tuttavia appare come una rielaborazione della realtà storica; Nakshidil era in effetti molto influenzata dalle idee francesi, e diverse riforme significative avviate dal Sultano

vengono attribuite proprio all’influenza della madre. Il regno di Mahmut II segna infatti un periodo di vicinanza con le idee europee ed è caratterizzato dalla volontà di attuare varie riforme sia in campo legale che militare. Tra queste ultime, ad esempio, lo scioglimento dell’ordine dei Giannizzeri a favore di una guardia imperiale su modello europeo. Saranno inoltre le riforme di Mahmut II ad aprire la strada alla successiva era delle Tanzimat, ossia delle riforme costituzionali, portata avanti dai suoi successori dopo la sua morte. La leggenda che sovrappone Nakshidil Haseki e Aimée du Buc de Rivéry rappresenta dunque la rielaborazione simbolica di un incontro e di uno scambio tra i due paesi: uno scambio talmente profondo che giunge ad immaginare un legame di sangue tra le due famiglie regnanti. Giulia Di Bernardini

“La Favorita”: il film Tra lotte di potere ed intrighi di corte, la figura di Aimée du Buc de Rivéry è la protagonista del film “La Favorita”. Uscito nel 1989, racconta la storia della damigella francese che, rapita durante un viaggio nel Mediterraneo viene venduta al Sultano Abdul Hamid I. Giunta nell’harem, gestito dalla prima moglie del Sultano, francese anch’ella, Aimée rimane presto incinta. Tuttavia la rivale compatriota, gelosa del ruolo della nuova venuta, strangola suo figlio. È così che la protagonista decide di considerare come figlio Mahmut, orfano di un’altra moglie del Sultano, covando il sogno che un giorno egli erediti il potere in luogo di Mustafa, figlio della sua nemica. La sua volontà, dopo una serie di scontri ed omicidi di cui una vittima è lo stesso Mustafa, si avvera e Mahmut sale al trono. La madre adottiva domina così l’harem e regna di fatto sull’intero Impero Ottomano. Fino al 1816, anno della sua morte, la favorita porta un’ondata di innovazione nel paese, combattendo le barbarie e concludendo accordi con la sua madrepatria per riformare e modernizzare l’Impero. Giulia Di Bernardini 6

UPSIDETOWN


A Istanbul il convegno annuale di “Europa Nostra” Uscirà nelle sale italiane il prossimo 8 gennaio l’ultimo film del regista turco-tedesco Fatih Akin, “Soul kitchen”, insignito del Premio Speciale della Giuria al Festival del Cinema di Venezia.

CULTURA

I dervisci rotanti di Konya Figure bianche, evanescenti che indossano ampie tuniche candide le cui gonne si aprono come corolle del fiori. Volteggiano armonicamente roteando sempre su uno stesso piede, cullate dalla nenia di un flauto di canna e di piatti di rame. E nel loro ritmico danzare levano le braccia e, con esse, innalzano la loro preghiera a Dio e cercano la loro unione con l’Altissimo. Questo è il sema, la preghiera dei dervisci roteanti di Konya. Sorti dalle radici del sufismo, ossia il misticismo islamico, i dervisci – letteralmente “mendicanti” – muovono le loro origini dall’insegnamento di Celaleddin Rumi, poeta e filosofo del XIII secolo, poi definito Mevlana, ossia “la nostra guida”. Una fede intima, sincera che non necessita né libri né maestri ma solo una religiosità naturale che spinge l’uomo alla ricerca dell’armonia ed alla fusione con Dio.

Questa era la dottrina insegnata e diffusa da Mevlana. Una dottrina che ancora oggi sopravvive in Turchia, all’interno delle confraternite dei dervisci. La tradizione narra che Rumi, passeggiando nel quartiere degli orafi di Konya, sia rimasto ispirato dal tintinnio dei martelli che lavoravano l’oro e, levando le braccia al cielo, abbia iniziato a danzare roteando su se stesso. Sullo sfondo di una visione dell’Islam aperto e tollerante, Mevlana cominciò ad accogliere presso di sé i discepoli, i dervisci, introducendo nelle cerimonie la danza e la musica e predicando una religiosità intima, grazie alla quale i credenti raggiungevano la verità non attraverso e per mezzo di elementi esterni, ma aprendo la propria anima sinceramente a Dio. Il percorso meditativo che intraprendono i dervisci e le danze sacre che questi compiono

Konya: dove Islam e sufismo si fondono Città dal passato ricco di storia, capitale dell’antico Impero dei Selgiuchidi, Konya è una delle città più religiose della Turchia dove gli insegnamenti degli antichi sufi sembrano ancora permeare le strade cittadine. Qui sorge infatti il Mevlana Tekkesi, il monastero di Mevlana, che oggi

UPSIDETOWN

è divenuto museo. Accanto ad esso, il tetto conico a punta del maestoso mausoleo del mistico si staglia verso il cielo: l’edificio risplende del bagliore emanato dalle piastrelle verdi che lo rivestono interamente e che rendono il monumento visibile da ogni angolo della città. G.D.B

necessitavano anni di esercizio e di un lungo addestramento. La preparazione a cui gli asceti si sottopongono prevedeva infatti una serie di tecniche di meditazione e di autocontrollo di cui la danza roteante è solo una delle rappresentazioni esteriori più complete e suggestive. Durante le cerimonie di sema, che si svolgono ancora oggi nei tekke, i luoghi di raduno delle confraternite, i dervisci indossano un copricapo conico ed un saio bianco a simboleggiare la loro nuda anima e il rifiuto dei beni mondani a favore della purezza dello spirito. Il capo dei dervisci, il semazen, autorizza uno ad uno i suoi discepoli a danzare. Con movimento turbinante, da destra a sinistra, i dervisci aprono il loro cuore all’Altissimo, raggiungendo l’estasi mistica dell’unione e dell’annullamento in Dio. Alzano la mano destra verso il Divino e

abbassano la sinistra verso la terra. Le loro braccia ed il loro movimento incessante formano così un ponte tra cielo e terra: tramite la danza il flusso divino scende dal cielo fino al mondo dei mortali. Portatrici di un Islam interiore e profondo, dalla città di Konya, le confraternite mevlevi e la loro danza sacra si diffusero, già da XIII secolo, in tutto l’Impero ottomano. Nonostante l’ordine dei dervisci fosse bandito nel 1925, oggi in Turchia le confraternite sono di nuovo aperte. A Konya, in particolare, nel monastero in cui sorge la tomba di Mevlana, ogni anno a dicembre “la guida” viene commemorata dalle spettacolari danze mistiche dei dervisci. Giulia Di Bernardini

Il monastero di Galata Mevlevihanesi

Costruito da un discendente diretto di Rumi intorno al 1492, questo edificio, nel cuore di Istanbul, sembra sia il più antico monastero di epoca ottomana nella città. La costruzione attuale, risalente al 1796, è stata restaurata in diverse occasioni. Tra stanze e giardini, il tekke ospita tuttora una confraternita di dervisci ed è ancora possibile osservare l’ambiente dove hanno luogo le cerimonie di danza mistica. Il monastero è inoltre sede di un piccolo museo dedicato alle opere di alcuni dei più grandi mistici di epoca ottomana. G.D.B. 7


APPUNTA MENTI

“L’impresario delle Smirne” di Goldoni al Teatro Argentina

Picasso di nuovo in visita ad Istanbul Si è aperta lunedì 16 febbraio e terminerà il 18 aprile la mostra dal titolo “PicassoSuite Vollard”. Accolta nel Museo Pera ed organizzata dalla Fondazione Suna e gnan Kıraç del Museo Pera in collaborazione con la Fondazione MAPFRE e l’Istituto Cervantes, l’inaugurazione della mostra è stata presenziata dalla Principessa Elena, la figlia primogenita del Re di Spagna Juan Carlos. L’esposizione comprende un totale di 100 incisioni del celebre artista spagnolo, considerate la serie più

importante dalla prima metà del XX secolo. Le opere esposte furono commissionate dal mercante d’arte ed amico di Picasso, Ambroise Vollard, passando quindi alla storia con il nome di “Suite Vollard”. Il famoso cubista spagnolo visita dunque la Capitale Europea della Cultura, dopo 5 anni dalla prima mostra a lui dedicata allestita nel Museo Sabancı nel 2005, dal titolo “Picasso ad Istanbul”, che aveva attirato visitatori non solo da tutta la Turchia ma anche dai paesi vicini. G.D.B

Sede: Museo Pera. Megrutiyet Caddesi, 65 Beyoglu - gstanbul Periodo: 16 Febbraio – 18 Aprile 2010 Apertura: dal martedì al sabato dalle ore 10.00 alle 19.00, domenica dalle ore 12.00 alle 18.00. Chiuso il lunedì. Info: http:// en.peramuzesi.org.tr/

Al via la IX edizione del Festival Internazionale del Film Indipendente in Turchia Realizzata con i contribuiti dell’Agenzia per Istanbul Capitale Europea della Cultura del 2010, si terrà dall’11 al 21 febbraio ad Istanbul e poi dal 25 al 28 febbraio ad Ankara la IX edizione del Festival Internazionale del Film Indipendente, più comunemente noto con il nome di “!f Istanbul”. Fondato nel 2001, l’!f Istanbul è il primo ed unico festival in Turchia dedicato al cinema indipendente. Ogni febbraio l’iniziativa ospita circa 70.000 appassionati di cinema e registi famosi provenienti da tutto il mondo. Proponendo il cinema nella sua dimensione più globale, nelle sue più diverse sfaccettature e nelle sue più svariate realizzazioni, il festival si basa su sezio8

ni tematiche che cambiano ogni anno. Grazie al progetto !f²: Istanbul’dan canlı, “in diretta da Istanbul”, creato in collaborazione con il sito americano di cinema “The Auteurs”, le pellicole più affascinanti e suggestive saranno proiettate in 15 diverse località anatoliche ed in 4 paesi vicini. Il progetto permetterà infatti la visione dei film anche in luoghi sprovvisti di cinema e teatri grazie alla collaborazione di centri culturali ed associazioni. Espressione di uno sforzo che mira a costruire una rete culturale allo stesso tempo locale e transnazionale di cultura, che vuole raggiungere un pubblico sempre più vasto e che intende istaurare nuove forme di dialogo, l’am-

bizioso progetto farà sì che il week-end del 20 e 21 febbraio il pubblico da ogni luogo della Turchia possa assistere alla visione dei 5 più attesi film del festival contemporaneamente a spettatori di Yerevan, Tblisi, Ramallah e Tangeri. G.D.B Maggiori informazioni su http://2010.ifistanbul. com/en

L’Italian Center for Turkish Studies è centro di ricerca esplicitamente rivolto all’approfondimento della realtà della Turchia contemporanea. Finalizzato a sostenere la ricerca e la cooperazione scientifica italo-turca, l’ICTS può fare affidamento su un’estesa rete di studiosi, analisti e diplomatici con una comprovata esperienza di attività riguardanti la Turchia. Le attività dell’ICTS sono indirizzate ad accademici, giornalisti, imprenditori e decisori che vogliano capire i complessi aspetti sociali, politici ed economici del paese.

Equilibri S.r.l. - Sede legale: Via Vigevano 39, 20144 Milano Tel. +39 028360642 Fax. +39 0258109661 Email info@equilibri.net UPSIDETOWN Anno 2, numero 1. Inserto online del quotidiano Equilibri.net Registrazione presso il Tribunale di Firenze del 19 Gennaio 2004 numero 5320 SERVER LOCATION: C/O Telnet S.r.l., Via Buozzi, 5 27100 Pavia Equilibri S.r.l. è una società del gruppo Bridge That Gap. Bridge That Gap Group: Via Vigevano 39, 20144 Milano Tel. +39 028360642 Fax. +39 0258109661 COORDINATORE SCIENTIFICO Carlo Frappi GRAPHIC DESIGN Claudia Albano Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero: Luca bellusci, Andrea Bonzanni, Giulia di Bernardini, Anna Longhini, Valerio Scafi, Stefano Torel

UPSIDETOWN


UpsideTown Turchia Anno 1 N°0 Novembre 2009  

A new magazine about turkey politics, culture, economy, lifestyle.

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you