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Editoriale

Investire nei Paesi emergenti conviene La maggioranza degli analisti, dei grandi investitori sono concordi nel ritenere che investire nelle economie emergenti con prospettive di lungo periodo paga. Se è vero che ad oggi la performance degli emergenti è ancora lontana dai livelli ante-crisi del 2007, è altrettanto certo che investire in India, Russia, Brasile, Cina o India si è rivelato, durante la crisi economica globale, più conveniente in rapporto all’investimento nei Paesi industrializzati: da dicembre 2007 gli emergenti hanno totalizzato una perdita del 22 percento, inferiore rispetto al -25% registrato dall’Occidente. Gli indici di borsa degli emergenti, dall’ottobre 2008 al gennaio 2010, hanno subito un incremento superiore al 50%, rispetto all’8% totalizzato dagli industrializzati. Inoltre, gli investimenti a 5 anni impiegati nei fondi gestione migliori dedicati agli emergenti hanno portato profitti superiori al 100%. Si tratta di Paesi con tassi di crescita stimati superiori di 5 punti percentuali rispetto agli industrializzati. Secondo i gestori, l’Asia e l’America Latina sono le due aree con maggiori probabilità di buoni profitti nel 2010, mentre i rendimenti più alti, quindi anche più rischiosi, si trovano in Medio Oriente.

POLITICA

SUMMARY POLITICA

La Siria verso la fine dell’isolamento

• Cile: il ritorno della Destra

La Siria punta ad uscire dall’isolamento internazionale cui sembrava destinata ad affossare fino a soli due anni fa e, nel perseguire tale strategia, risultano decisive le riforme che il governo di Damasco sta avviando in campo economico e gli importanti sviluppi delle proprie relazioni internazionali e regionali. Il Paese, infatti, si trova nuovamente al centro degli importanti sviluppi dell’area mediorientale e, come accaduto già in passato, sta tornando ad essere una pedina fondamentale nella determinazione degli equilibri del Medio Oriente.

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• Ucraina: la rivoluzione è finita > pag. 3

ECONOMIA • Fincantieri fa affari negli EAU > pag. 5

AMBIENTE • L’ENI rinuncia al petrolio ugandese > pag. 6

TENDENZE • Delhi: bacio pubblico tra sposi > pag. 7 > PAG.2

UPSIDETOWN

Gli oggetti di Ghandi

Il governo indiano ha rivendicato a sè il successo del recupero degli oggetti appartenuti a Gandhi, andati all’asta a New York qualche mese fa e acquistati dall’imprenditore indiano Vijay Mallya

ECONOMIA

Argentina: il 2010 si profila come un anno incerto

Se il 2009 si è chiuso con una crescita del PIL dello 0,7%, il 2010 dovrebbe essere in ripresa. Le stime del Governo e della Banca Centrale oscillano tra una crescita del 2,5% e del 3%. Tuttavia, il sistema economico nazionale rimane fragile e vulnerabile alle oscillazioni sui mercati globali

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ECONOMIA

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PANORAMA BY NOBUHIRO

UPSIDETOWN • Mosca: il taxi è una Porche Cayenne

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AMBIENTE

Italia - Libia: un rapporto a tutto gas

Il crack di Dubai avvantaggia Abu Dhabi A seguito dei problemi finanziari di Dubai World, una delle più grandi società controllate dall’emirato, l’immagine potente e sicura che Dubai era riuscita a crearsi è stata parzialmente danneggiata. A tutto vantaggio della vicina Abu Dhabi > PAG.3

La storica visita di Muhammar Gheddafi in Italia apre una nuova fase nei rapporti tra i due Paesi dopo il Trattato di Amicizia firmato a Bengasi il 10 agosto 2008. Rapporti che viaggiano sul binario energetico > PAG.6

TENDENZE

Bangkok:il Re ovunque Il Re in Thailandia è una vera e propria istituzione: Ogni esercizio pubblico ha almeno una sua foto, in particolare i barbieri > PAG.7


Agusta acquista gli elicotteri polacchi

POLITICA Febbraio 2010

Agusta Westland ha ricevuto il via libera dal Governo polacco per l’acquisizione di PzlSwidnik, l’unico produttore di elicotteri dell’Europa dell’Est, per un valore di circa 79 milioni di euro.

Cile: le prospettive in seguito al ritorno della Destra È notizia delle ultime settimane il ritorno della Destra al potere in Cile, vent’anni dopo la fine della dittatura di Augusto Pinochet. Il ballottaggio del 17 gennaio, infatti, ha confermato il risultato del primo turno con l’elezione a Presidente di Sebastián Piñera, candidato della Coalición por el Cambio di centrodestra ed esponente del Partito Renovación Nacional. Grande sconfitta è stata la Concertación, la coalizione di centrosinistra che governava il Paese andino da ormai un ventennio. Eduardo Frei, candidato della coalizione proveniente dalle file cristiano-democratiche e già Presidente del Cile dal 1994 al 2000, non è riuscito a raccogliere il “testimone” da Michelle Bachelet. Infatti, nonostante la popolarità nei confronti della Presidente uscente, superiore all’80%, la Concertación è stata penalizzata da tre

fattori principali: la corruzione presente in alcuni settori pubblici, la carenza di appeal del candidato scelto, e soprattutto la defezione di Marco Enríquez-Ominami, giovane leader del Partido Socialista che ha deciso, a pochi mesi dalle elezioni, di correre da solo e ottenendo ben il 20% dei consensi. In occasione del ballottaggio, le preferenze per EnríquezOminami non sono confluite tutte a sinistra, ma si sono distribuite trasversalmente consentendo a Piñera di conservare un margine sufficiente per vincere le elezioni. L’elezione di Piñera, uno degli imprenditori più ricchi del Paese (possiede una compagnia aerea continentale, un canale televisivo e la squadra di calcio del Colo Colo), ha fatto risuonare da più parti un campanello d’allarme risvegliando gli spettri del passato dittatoriale. In realtà, sembra

che la vittoria di Piñera rappresenti un importante simbolo di maturazione del sistema politico cileno, in quanto la regola dell’alternanza è una delle caratteristiche fondamentali di ogni regime democratico. Inoltre, il Presidente eletto ha detto che nel suo Governo saranno nominate anche personalità provenienti dal centrosinistra: questa apertura nei confronti dell’opposizione è dettata essenzialmente dal fatto che Piñera non potrà godere della maggioranza in Parlamento: alla Camera ha un margine di soli due seggi rispetto alla Concertación, mentre al Senato quest’ultima può vantarne diciannove contro sedici. Per quanto riguarda la politica economica, non ci dovrebbero essere cambiamenti sostanziali, dal momento che il Cile è un’economia di mercato tra le più integrate e dinamiche sui

Nella foto Sebastian Pinera

mercati internazionali in tutto il panorama latinoamericano. Santiago è leader nella regione per quanto riguarda gli Investimenti Diretti Esteri e la diversificazione delle attività economiche degli ultimi decenni ha consentito al Paese di ridurre la propria dipendenza dallo sfruttamento delle materie prime, soprattutto il rame di cui è il primo produttore mondiale. Il PIL, dopo la battuta d’arresto dello scorso anno (-1,8% secondo la CEPAL), dovrebbe tornare a crescere con forza nel 2010 con una stima del +4,5%. Infine, uno sguardo alla politica estera. Piñera potrebbe essere orientato ad approfondire la partnership con gli Stati Uniti e con la Colombia, ma è improbabile al momento che si formi un blocco contrapposto al Venezuela di Hugo Chávez. Anche in questo settore, dunque, è più probabile che il Cile proseguirà sulla scia della continuità con i Governi precedenti. Davide Tentori Responsabile Area America Latina Equilibri.net

Cina: internet e la nuova diplomazia

Giovedì 7 gennaio, Google ha rivelato di essere stata vittima di un pesante attacco hacker a fine dicembre 2009; l’operazione di hackering, definita dai responsabili del più grande motore di ricerca del pianeta come “sofisticata e di alto livello”, ha coinvolto 33 non meglio specificati soggetti, tra istituti finanziari e agenzie di tecnologie informatiche, fra cui Adobe. Attraverso le pagine del proprio blog ufficiale, Google ha inizialmente annunciato un “nuovo approccio” riguardo gestione del web in Cina, finalizzato a contenere la censura imposta dal governo per Google.cn (la versione cinese del motore di ricerca, ndr), anche se si dovesse arrivare alla chiusa del sito. La vicenda è divenuta anche materia di confronto diplomatico: Google si è rivolta al 2

Segretario di Stato americano, Hilary Clinton, il quale ha chiesto ufficialmente spiegazioni al Governo cinese. La Clinton, inoltre, lo scorso 21 gennaio, in occasione di una conferenza sulla libertà di internet, ha sottolineato quale sia l’importanza della libertà di informazione che, mai come oggi, grazie alla rete, può diffondere conoscenza e notizie. Durante il discorso più volte la Cina viene citata per la politica del suo governo in materia di informazione. Il Segretario di Stato americano ha concluso annunciando che “il Governo degli Stati Uniti aumenterà gli sforzi per monitorare e difendere la libertà

del web”. La replica di Pechino è stata secca: attraverso le dichiarazioni del portavoce del Ministro dell’Industria, il Governo cinese ha respinto al mittente le accuse definendole infondate e in contrasto con la politica industriale del Paese, che difende la proprietà intellettuale e il segreto industriale. Se l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche da parte dei governi non è una novità, soprattutto in materia di spionaggio e di controllo dell’opinione pubblica, gli sviluppi di questo attacco hacker possono essere considerati un punto di svolta per la diplomazia internazionale. dubbio Anzitutto

per il salto di qualità dell’operazione, che ha colpito grandi aziende leader nel settore informatico a livello globale, per arrivare a singoli soggetti coinvolti direttamente nella dialettica politica di un determinato Paese. In seconda battuta, la reazione immediata e di alto livello di Washington, attraverso l’intervento del Segretario di Stato, ha sancito ufficialmente la nascita di quella che molti osservatori chiamano la Cyber Diplomacy (diplomazia cibernetica): la sicurezza informatica, e la conseguente libertà del web è divenuta materia diplomatica imprescindibile. Nicola Giordanella UPSIDETOWN


Zuma si scusa per il ventesimo figlio

POLITICA

Il Presidente del Sudafrica Jacob Zuma ha ammesso di essere il padre del bambino di Sonono Khoza, figlia di Irving Khoza, membro del team organizzatore dei mondiali di calcio sudafricani. Per Zuma si tratta del ventesimo figlio

Febbraio 2010

La Siria verso la fine dell’isolamento, tra riforme economiche e relazioni internazionali La Siria punta decisamente ad uscire dall’isolamento internazionale cui sembrava destinata ad affossare fino a soli due anni fa e, nel perseguire tale strategia, risultano decisive le riforme che il governo di Damasco sta avviando in campo economico e gli importanti sviluppi delle proprie relazioni internazionali e regionali. Il Paese, infatti, si trova nuovamente al centro degli importanti sviluppi dell’area mediorientale e, come accaduto già in passato, sta tornando ad essere una pedina fondamentale nella determinazione degli equilibri del Medio Oriente. Se fino al 2008, infatti, la sua vicinanza con l’Iran e il sospetto appoggio a gruppi armati presenti nella regione (in chiave antiisraeliana e per il controllo del Libano) avevano posto Damasco al di fuori della comunità internazionale e avevano fatto figurare la Siria al fianco del cosiddetto “Asse del Male” da parte dell’ex Presidente statunitense George W. Bush, le cose stanno cambiando. Ciò è dovuto in parte alla

Nella foto Bashar Assad

mediazione di due attori influenti come la Francia a un lato e la Turchia dall’altro, entrambi decisi a rientrare a far parte degli equilibri mediorientali e, d’altro canto, all’effettivo miglioramento delle relazioni siriane con alcuni vicini arabi, in primis l’Arabia Saudita e il Libano, un tempo acerrimi nemici della Repubblica siriana. Se da un lato le relazioni con altri vicini come l’Iraq e lo Stato di Israele sembrano destinate in parte a peggiorare, il miglioramento

sul fronte libanese, diretta conseguenza di quello con Riyadh, rappresentano un elemento di discontinuità molto positivo. Inoltre, Damasco sembra andare verso la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, per il quale si sono riaperti i negoziati lo scorso dicembre. In ogni caso, il fatto che sembra essere più determinante nel miglioramento dei rapporti tra la Siria e l’Occidente, sembra essere il pacchetto di riforme eco-

nomiche che il governo di Damasco sta tentando di portare avanti, in vista di un’apertura sempre maggiore ai mercati stranieri. Proprio lo scorso 4 gennaio la Siria ha approvato una legge secondo la quale le compagnie straniere potranno diventare azioniste di banche siriane, fino ad una quota pari al 60%, mentre prima le compagnie e gli investitori stranieri potevano possedere fino al 49% delle azioni di banche siriane, lasciando

la maggioranza alle compagnie nazionali. Inoltre, le banche potranno aumentare il proprio capitale fino a 200 milioni di dollari, contro i 30 milioni di prima. La capacità di esportazioni del Paese nello stesso tempo sta crescendo a ritmi sostenuti e, dai 5,5 miliardi di dollari del 2004, è passata al valore di 15 miliardi di dollari nel 2008. Contemporaneamente Damasco sta lavorando per diversificare le propria economia e renderla meno dipendente dagli idrocarburi e, in tal senso, il settore più in crescita e su cui poter puntare per eventuali investimenti è quello del turismo, che è diventato il terzo settore dell’economia siriana, contribuendo al 14% del PIL. Il numero di turisti stranieri in visita in Siria è raddoppiato dai 2,5 milioni di persone del 2001 ai quasi 5 milioni nel 2008. Stefano Torelli Responsabile Area Medio Oriente e Maghreb Equilibri.net

La rivoluzione è finita Il ballottaggio per le elezioni presidenziali ucraine vinte dal leader filorusso Viktor Yanukovic con il 48,4% contro Yulia Tymoshenko, ferma al 45,9%, sembrano aver definitivamente messo la parola fine all’esperienza della cosiddetta rivoluzione arancione. Più che a una vera e propria rivoluzione nel governo del Paese, la pacifica mobilitazione popolare che aveva portato al governo l’ex presidente Viktor Juschenko nel 2004 (uscito massacrato al primo UPSIDETOWN

turno con il 5%), si era risolta in un nuovo corso nelle relazioni internazionali di Kiev, più filo-occidentale. Negli anni di presidenza Juschenko ha speso tutto il notevole (ai tempi) carisma politico per avvicinare l’Ucraina all’Unione Europea e all’Occidente. Si è incominciato a parlare di progetti di adesione all’Unione e di ingresso nel sistema NATO. Con la vittoria di Yanukovic, questi progetti, di per sé già alquanto complicati, si allontanano forse

definitivamente. Il nuovo Presidente in pectore è infatti un convinto fautore dell’alleanza con la Russia del duo Putin-Medvedev e contrario all’ingresso nel sistema NATO. Con queste elezioni gli Ucraini hanno scelto la stabilità in luogo di un progetto di riforma del Paese che non è mai partito. Jacopo Marazia

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ECONOMIA

La vicentina Selle Royal acquista il 52% della cinese Justek L’acquisizione del pacchetto di maggioranza di Justek permetterà alla vicentina Selle Royal di raggiungere l’obiettivo del 25% del mercato mondiale delle selle da bicicletta

Febbraio 2010

Argentina: il 2010 si profila come un anno incerto

Nella foto la Casa Rosada

L’Argentina, che aveva puntato la sua eccezionale ripresa (crescita media dell’8% annuo dal 2003 al 2008) sull’esportazione dei prodotti agricoli (soia in primis), favorita dagli alti prezzi internazionali e dalla svalutazione del peso, che aveva aumentato la competitività delle proprie merci, ha subito per la stessa ragione una pesante battuta d’arresto nel 2009. L’anno da poco terminato ha visto una contrazione sensibile del tasso di crescita del PIL, che secondo le statistiche

della CEPAL è aumentato solo dello 0,7%, a fronte del 6,8% del 2008. Per quest’anno le prospettive sono nel verso di una leggera ripresa, dovuta essenzialmente alla risalita dei prezzi delle commodities. Le stime del Governo e della Banca Centrale per il 2010 oscillano tra una crescita del 2,5% e del 3%, anche se il sistema economico nazionale rimane fragile e vulnerabile alle oscillazioni sui mercati globali a causa dell’eccessiva dipendenza dall’export agricolo.

Lo sviluppo del Paese sudamericano è stato indubbiamente ostacolato anche dai forti contrasti presenti in seno alle istituzioni nazionali. Dopo i contrasti degli ultimi anni tra il Governo e i produttori agricoli, e più recentemente con i grandi gruppi di telecomunicazioni, recentemente la vita politica argentina è stata interessata da un forte dissidio tra il Capo di Stato Cristina Kirchner e il Presidente della Banca Centrale, Martín Redrado. La “Presidenta”, infatti, nel dicembre scorso aveva emanato un decreto nel quale stabiliva il trasferimento di 6,5 miliardi di dollari dalle riserve in valuta estera per ottemperare al pagamento del debito pubblico in scadenza nel 2010. Il rifiuto da parte di Redrado ha comportato la rimozione dal suo incarico, causando a questo punto l’entrata in campo della

Corte Costituzionale, che ha bloccato tutti i decreti governativi in quanto la legge argentina prevede che sia il Parlamento a pronunciarsi su materie di politica monetaria. Il contrasto tra poteri è indice del crescente isolamento nel quale si trova il Governo che, avendo perso la maggioranza in Parlamento, ha deciso di utilizzare lo strumento del decreto per “bypassare” possibili ostruzionismi. Il conflitto di poteri in atto pone importanti interrogativi sul futuro, sia a livello interno che esterno. Per quanto riguarda il primo aspetto, l’orizzonte da tenere presente sono le elezioni presidenziali del 2011: è probabile una ricandidatura di Néstor Kirchner, mentre bisognerà vedere se le opposizioni, rappresentate essenzialmente dalla corrente interna al peronismo antagonista a quella

governativa e dall’Unión Cívica Radical, riusciranno a compattarsi. A livello internazionale, i contrasti politici e la fragilità economica hanno costretto l’Argentina a rivedere al ribasso le proprie ambizioni di potenza regionale e di attore importante a livello globale. Davide Tentori

Upside Town è un prodotto editoriale di Equilibri, società privata dedita all’analisi degli eventi e delle dinamiche internazionali. Con la sua divisione Eq Consulting, Equilibri fornisce ai clienti una serie di servizi legati all’ internazionalizzazione d’impresa: analisi specifiche di mercato, ricerca del partner in loco, gestione day-by-day, problem solving.

Il crack di Dubai a tutto vantaggio della vicina Abu Dhabi Dubai è una di quelle città che hanno saputo colmare in maniera significativa la distanza tra la cultura islamica tradizionale e l’approccio cosmopolita del multiculturalismo. Destinata, grazie alle sue coordinate geografiche, a diventare un nodo di transito internazionale, Dubai ha conosciuto un’incredibile sviluppo nell’arco di appena trent’anni. Tradizionalmente, Dubai è sempre stata un approdo commerciale e continua tuttora a funzionare come il più grande punto di transito navale del Medio Oriente. Un centro finanziario giovane de-

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stinato a diventare un “hub globale” per i capitali finanziari. Grazie allo sviluppo del settore immobiliare, della finanza e del turismo, l’economia di Dubai, orientata ai servizi, appariva in crescita costante, quasi incontenibile. Tuttavia, la crisi economica globale ha raggiunto pesantemente anche “la perla del

Golfo”. I prezzi degli immobili sono crollati; progetti ambiziosi sono stati congelati; le banche hanno ridotto il credito; i mercati finanziari sono entrati in agitazione come conseguenza degli eccessi finanziari degli anni scorsi. Dubai ha da sempre finanziato il proprio futuro chiedendo denaro in prestito. Le isole artificiali; l’hotel a sette stelle; l’ippodromo più grande del mondo; il grattacielo più alto; la metropolitana; il festival globale dello shopping; i centri commerciali ben collegati con voli della Emirates Airlines proiettavano Dubai tra i luoghi da vi-

sitare, dove investire e nei quali vivere. Nella recente crisi del debito, quando Dubai World, una delle più grandi società controllate dallo Stato, ha chiesto una dilazione di pagamento per ripagare

i bond, Abu Dhabi, città vicina e ricca di petrolio, ha dovuto venirle in soccorso. La visione miope degli investitori è stata dissipata quando il Governo di Dubai

ha separato la ricchezza governativa dai debiti di Dubai World. I ricchi leader di Abu Dhabi hanno deciso che sarà la Banca centrale ad aiutare Dubai a risollevarsi dalla crisi. L’immagine potente e sicura che Dubai era riuscita a crearsi è stata parzialmente danneggiata. Quando vi sarà la ripresa, Dubai produrrà ancora ricchezza grazie agli immobili, al turismo, al commercio e alla finanza; ma fino ad allora Abu Dhabi manterrà un saldo controllo sulla “perla del Golfo”. Vivek John Cherian Dubai

UPSIDETOWN


Joint Venture Cosan-Shell nell’etanolo Royal Dutch Shell ed il gigante della canna da zucchero brasiliano Cosan hanno stipulano una joint venture da 12 miliardi di dollari per la produzione di biocarburanti

ECONOMIA

Febbraio 2010

La Marina Militare degli Emirati Arabi sceglie Fincantieri Gli Emirati Arabi potenziano la Marina Militare e si rivolgono all’italiana Fincantieri per ampliare la propria flotta. L’ultimo ordine partito da Abu Dhabi prevede la realizzazione entro la seconda metà del 2012 di due unità navali stealth alle quali, secondo il recente accordo, potranno far seguito due ulteriori navi gemelle oltre al trasferimento di know how dal gruppo italiano a un cantiere emiratino. Le prime due unità, denominate “Falaj 2”, saranno interamente costruite in Italia. Con una lunghezza di 55 m e una larghezza di 8,60 m, potranno ospitare un equipaggio di 28 persone e superare i 20 nodi di velocità, mentre la particolare progettazione della sovrastruttura ridurrà la visibilità dell’imbarcazione ai radar al fine di renderne difficoltosa la localizzazione. Sulle “Falaj 2”, così come sulla corvetta “Abu Dhabi Class” ordinata dalla Marina degli Emirati nel mese di agosto 2009, verranno montati i sistemi di combattimento SELEX Sistemi Integrati del gruppo Finmeccanica. La SELEX è presente negli Emirati Arabi già da diversi anni grazie ad una joint venture con la locale ADSB (Abu Dhabi Ship Building) che nel 2005 ha dato vita alla ADSI (Abu Dhabi System Integration); quest’ultima, divenuta oggi un veicolo strategico per il trasferimento di tecnologia tra i due Paesi nell’ambito della sicurezza interna e della difesa, ha fruttato a Finmeccanica commesse per un valore complessivo di circa 70 milioni di euro nell’ambito della fornitura di sistemi di comando e controllo delle nuove navi da pattugliamento veloce della Marina Militare degli EAU. Inbaseallelineeguidadelprogrammadiammodernamento della flotta emiratina, le due unità navali stealth commissionate a Fincantieri saranno caratterizzate da una notevole polivalenza che le renderà adatte a profili di missione diversificati. Oltre che nel consueto compito di pattugliamento e sorveglianza delle coste e delle acque territoriali, le “Falaj 2” dotate di sistemi SELEX potranno infatti essere impiegate nella difesa in caso di minacce aeree o di superficie, nonché in azioni offensive verso bersagli terrestri o navali, tanto in scenari nazionali quanto in quelli internazionali. La Marina Militare degli Emirati ha tra le principali missioni quella di pattugliare le acque territoriali e vigilare sui propri

possedimenti nel Golfo Persico, dove persistono ancora molteplici dispute, in particolare con l’Iran, circa il controllo di alcune isole. Nonostante abbia sottoscritto con gli Emirati nel 1972 un Memorandum di Intenti per dirimere tali questioni, Teheran ha ripetutamente violato le clausole contenute nell’accordo e nell’estate del 2008 ha aperto due nuovi uffici amministrativi sull’isola contesa di Abu Musa, scatenando aspre critiche da parte di Abu Dhabi e del Gulf Cooperation Council

(GCC). L’isola di Abu Musa rappresenta in effetti un possedimento strategico nel Golfo sia dal punto di vista economico che della sicurezza: oltre a essere un potenziale bacino petrolifero, da essa è possibile controllare uno dei principali pozzi di petrolio dell’Emirato di Sharjah,nonché il passaggio delle navi iraniane. Parallelamente al naturale sviluppo dal punto di vista militare di un Paese assurto nel giro di pochi anni a uno dei principali attori economici

e finanziari della regione del Golfo, l’ammodernamento della flotta emiratina appare dunque una risposta alle ricorrenti violazioni degli accordi da parte della Repubblica islamica sull’isola di Abu Musa. L’Iran rappresenta tuttavia uno dei maggiori partner commerciali degli Emirati che difficilmente abbandoneranno l’azione diplomatica sempre privilegiata nei confronti di Teheran, per intraprendere un concreto intervento militare. Jessica Scopacasa

FICANTIERI IN NUMERI Leader mondiale nella costruzione di navi da crociera 2,9 miliardi di euro in fatturato nel 2007 Quasi 11.000 dipendenti 10 stabilimenti nel mondo

Il dinamismo del mercato indiano dell’auto

Nella foto Rata Tata

Si prospetta un radioso futuro per il mercato dell’automotive indiano. L’India è già oggi il secondo mercato mon-

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diale per le due ruote, il quarto per i veicoli commerciali. In termini di vetture passeggeri vendute, l’India occupa ora l’undicesimo posto, ma entro il 2016 si prevede possa ricoprire la settima posizione. Basti pensare che negli ultimi cinque anni l’intero settore dell’automotive ha

registrato una crescita tra il 15 e il 27%, con il Governo che ne stima un valore entro il 2016 superiore ai 145 miliardi di dollari USA, pari a oltre il 10% del PIL e a più di 25 milioni di impieghi lavorativi (fonte: Automotive Mission Plan 2006-2016). Oltre al dinamismo del

mercato interno, l’India può dire la sua anche in ambito internazionale, grazie a Tata e Mahindra&Mahindra, due campioni dell’auto nazionali divenuti accreditati players internazionali. FIAT ha recentemente stipulato una joint venture proprio con Tata Motors

per la produzione di un’auto di piccole dimensioni destinata al mercato indiano. Nel corso del 2010 FIAT conta di raddoppiare il numero di auto vendute in India rispetto al 2009, passando da 23.000 modelli venduti a 43.000 unità. E.S.

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AMBIENTE

I titoli dei produttori di rinnovabili volano in borsa Nell’arco di un mese i titoli dei produttori di energia eolica e fotovoltaica quotati a Milano hanno guadagnato da un minimo del 16% al valore massimo del 134%

Febbraio 2010

Italia - Libia: un rapporto a tutto gas

La storica visita di Muhammar Gheddafi in Italia apre una nuova fase nei rapporti tra i due Paesi dopo il Trattato di Amicizia firmato a Bengasi il 10 agosto 2008, con le scuse del Presidente del Consiglio Berlusconi a nome dell’Italia per le ferite del periodo coloniale; un evento senza precedenti per una ex potenza coloniale. In base a

questo Trattato l’Italia si impegna a pagare 5 miliardi di dollari in 20 anni attraverso investimenti e progetti di cooperazione nell’ex colonia. Questa cifra arriverà, secondo i progetti, da una tassazione aggiuntiva sulle aziende petrolifere italiane che operano in Libia (in particolare l’ENI). Agli impegni economici italiani si aggiungono

i numerosi importanti investimenti di uomini d’affari libici, tra i quali lo stesso Gheddafi, che hanno deciso di diventare azionisti di società italiane come la stessa ENI e Unicredit. Sul panorama degli accordi economici tra i due Paesi si scorge quindi un roseo futuro che prevede ulteriori investimenti da ambo i lati. Il “gemellaggio” tra Italia e Libia non è quindi momentaneo: la cooperazione tra i due Paesi si intende a lungo termine. La Libia rappresenta per l’Italia un importante esportatore di petrolio e in chiave futura anche di gas. L’ENI è il principale operatore petrolifero in Libia, con una media di 550.000 barili al giorno e ha siglato nuovi accordi su gas e petrolio con Tripoli, che proteggerà la posizione privilegiata dell’azienda italiana al-

meno fino al 2047. Per rafforzare il legame di mutua cooperazione è previsto l’ampliamento del metanodotto che collega i giacimenti a nord e a sud di Tripoli; tale gasdotto collegherà la capitale libica con la Sicilia, precisamente con Capo Passero. È bene ricordare che l’ENI controlla il 50% del Western Libyan Gas Project, in compartecipazione con la compagnia statale libica, la National Oil Corporation (NOC); si tratterà del primo progetto finalizzato all’esportazione del gas libico in Europa, che a pieno regime potrà ricevere 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Secondo i dati del MAE relativi al 2008, l’interscambio commerciale tra Roma e Tripoli ha raggiunto i 20 miliardi di euro. L’entità di questa cifra è riconducibile in gran parte all’import

nel settore degli idrocarburi, che genera un flusso di quasi 15 miliardi di euro all’anno. L’import è dunque dominato, al 98%, dagli idrocarburi e dai prodotto petroliferi grezzi, mentre l’export italiano si concentra soprattutto sui prodotti petroliferi raffinati e su macchinari e tecnologie industriali. Il rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi fa leva dunque in primo luogo sui rapporti economici e commerciali. L’Italia si è assicurata una fornitura di idrocarburi in grado di sostentare il 33% del fabbisogno nazionale per oltre 40 anni e la Libia, grazie ai futuri investimenti degli imprenditori italiani sul suo territorio, potrà accelerare il proprio sviluppo economico. Dott. Geol. Simone Barani

L’ENI rinuncia al petrolio ugandese Alla fine Eni, per voce del suo AD Paolo Scaroni, ha rinunciato. Nei giorni scorsi era trapelata la notizia che il gruppo italiano avrebbe raggiunto un accordo per líacquisto degli asset di Heritage Oil, potendo cosÏ controllare il 50% di due blocchi petroliferi nel bacino del Lago Albert, in Uganda. A questo punto líiniziativa passa nelle mani di Tullow Oil e del Governo di Kampala, ancora intenzionati a sfruttare le potenzialit‡ del mercato energetico ugandeseugandese. La svolta nella gestione delle riserve dei due blocchi petroliferi del Lago Albert, dopo sei anni di partnership tra Heritage e Tullow, avviene il 25 Gennaio scorso dopo che gli azionisti di Heritage si sono riuniti per votare se accettare o meno la volont‡ da parte di Tullow Oil di esercitare il diritto di prelazione sui blocchi, oggetto di un’intesa preliminare tra Heritage ed Eni. A seguito dellíiniziativa di Tullow, Heritage ha annunciato l’intenzione di vendere la sua quota e, con la benedizione del Governo di Kampala, aveva raggiunto un accordo per cedere i suoi asset ad Eni per una cifra vicina agli 1,5 miliardi di dollari. 6

Nei giorni scorsi líimprovviso ritiro dellíofferta da parte di Eni ha stravolto lo scenario che sembrava mettere díaccordo quasi tutti gli agenti coinvolti nellíoperazione. Tutti tranne Tullow Oil che, attraverso il suo AD Adrian Havey, aveva inizialmente manifestato la volont‡ di negare la totale cessione dei diritti di sfruttamento dei giacimenti ugandesi ad Eni. Lo stesso Heavey, confermando che le principali competenze di Tullow riguardano líesplorazione delle risorse petrolifere piuttosto che la produzione di petrolio, aveva in un primo momento aperto una possibilit‡ di accordo tra Eni e il gruppo Britannico per poi presentare al governo ugandese un piano di sviluppo che prevedeva potenziali partnership con la cinese Cnooc o la francese Total. A questo punto, con la rinuncia del gruppo italiano, la partita per lo sfruttamento delle riserve petrolifere del Lago Albert verosimilmente si giocher‡ su due livelli. Da parte di Tullow Ë stata ribadita la volont‡ di trovare un accordo con Cnooc (la compagnia cinese ha comunicato che pagher‡ 2.5 milioni di dollari per una propriet‡ di Tullow in beni di petrolio ugandesi), mentre dallíaltra il Governo

Nella foto un campo estrattivo petrolifero

ugandese per iniziativa del Presidente Yoweri Museveni ha incontrato i rappresentanti di Lukoil, compagnia petrolifera russa, incoraggiandoli ad investire nella raffinazione di petrolio in Uganda. Niccolò Dagnolo UPSIDETOWN


Fabergè riscrive la storia Faberg��, la maison di gioielleria russa celebre in tutto il mondo per le Uova, dopo oltre 90 anni è ritornata Russia, inaugurando una boutique a San Pietroburgo

TENDENZE Febbraio 2010

Delhi: Bacio pubblico tra sposi

I coniugi indiani non rischiano più una multa se si baciano in pubblico. Lo ha deciso una sentenza dell’Alta Corte della capitale New Delhi, secondo la quale non si ricorre nel reato di atti osceni, come prescrive il codice penale indiano, se si è sposati. Una sentenza che stravolge quanto fino ad ora si credeva e che poteva portare la coppia in carcere fino a tre mesi. I due ragazzi, 28 e 23 anni, si erano sposati da poco. Mentre aspettavano l’avvocato che doveva registrare il loro matrimonio, si ap-

partarono dietro una colonna della metropolitana e si scambiarono un bacio. Un ispettore di polizia li vide e li arrestò, specificando nel verbale che “erano seduti in una posizione sconveniente nei pressi di un palo della metropolitana e si baciavano”. Dinanzi al giudice, i due sposi hanno inizialmente negato di essersi baciati, ma il loro avvocato ha poi cercato di dimostrare come la cosa non rientrasse nel reato di atti osceni. Ed ha avuto ragione. Il giudice, infatti ha motivato l’assoluzione scrivendo che “è inconcepibile ai giorni nostri che l’espressione di amore di una giovane coppia sposata possa essere ritenuto un atto osceno che porti ad un coercitivo processo di legge”. La sentenza non farà certo piacere a quanti in India ritengono una offesa qualsiasi atto d’affetto tra persone per strada. Mentre gli uomini camminano mano nella mano in segno di amicizia, a uomo e donna è vietato mostrare i propri sentimenti. Marito e moglie camminano per strada uno davanti e uno dietro, i fidanzati si nascondono nei giardini pubblici o nei monumenti, spesso sotto foulard, per scambiarsi tenerezze. Gli omosessuali non si mostrano in pubblico, rischiano fino all’ergastolo per sodomia. Ma la polizia morale non fa sconti ed eleva diverse multe. Anche nei film e in televisione la censura taglia le scene dove ci si bacia. E per un bacio ad una attrice indiana, qualche anno fa fu denunciato Richard Gere, mentre una coppia israeliana è stata multata per essersi baciata dopo aver celebrato il loro matrimonio con rito induista. Alcuni gruppi nazionalisti hindù, impegnati ad evitare la deriva occidentale dell’India che, secondo loro, porta alla depravazione dei costumi, in questi giorni hanno avviato una battaglia contro San Valentino.

Buenos Aires: uomini-manifesto In campagna elettorale tutto fa brodo: anche “uomini-manifesto” che pubblicizzano il candidato sui passaggi pedonali ogni volta che il semaforo diventa rosso...

Bangkok: il Re. Ovunque Che il Re in Thailandia sia una vera e propria istituzione è risaputo. Ma per capire “quanto” sia presente nella vita dei cittadini è utile sapere che ogni esercizio pubblico ha almeno una sua foto, in particolare i barbieri. Alcuni ne hanno dieci: dieci foto in una stanza di otto metri quadri.

Shanghai: In pigiama per strada Allo stiloso occidentale in visita a Shanghai durante i caldi mesi estivi, quando la città si trasforma in un enorme acquario d’umidità e la temperatura sfiora il limite dell’autocombustione dell’epidermide pilifera, capita spesso di imbattersi in un distinto shanghainese indossante la caratteristica livrea estiva: il pigiamino a quadrettoni con le mezze maniche. Talvolta l’uomo, di cui si nota anche il ciabattone strisciante, esce accompagnato dalla signora con la medesima livrea oppure con un differente “pattern”, perché il pigiama sta diventando sempre più un filone di moda presidiato da affermati stilisti.

Questo comportamento non deve stupire perché la sua origine ha embrioni nella storia dei secoli e, in epoche più recenti, anche il famoso esploratore e viaggiatore Leonard Clark riportò che nel 1949 ad Hong Kong “vi erano una moltitudine di rifugiati e di indigeni in pigiama”. Forse la stessa colonia umana è migrata dalla costa cantonese di Hong Kong alla laguna marcescente di Shanghai, risalendo il mar Giallo.

Dubai: Divieto di parlare A Dubai c’è tutta una serie di divieti ben chiari imposti dalla religione locale. Uno di questi proibisce agli sconosciuti di parlare alle donne, a meno che la conversazione non sia facilitata da un familiare (maschio) di lei.

a cura di UPSIDETOWN

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L’arte indiana moderna alla Saatchi Gallery La mostra “The Empire Strikes Back: Indan Art Today”, visibile alla Saatchi Gallery di Londra fino al 7 marzo, propone opere di artisti indiani contemporanei

Febbraio 2010

Delhi: Gli oggetti di Gandhi Il governo indiano ha rivendicato a sè il successo del recupero degli oggetti appartenuti a Gandhi, andati all’asta a New York qualche mese fa e acquistati dall’imprenditore indiano Vijay Mallya. Lo ha detto alla stampa l’ex ministro della cultura di New Delhi, Ambika Soni, che ha spiegato che è stato il governo indiano, impossibilitato a partecipare all’asta a causa di una sentenza della corte, a spingere Mallya all’acquisto. Il proprietario della United Breweries, la società che produce la birra Kingfisher, proprietaria della compagnia aerea Kingfisher, di diverse aziende di liquori sia indiane che internazionali e anche del team di Formula 1 Force India, ha speso 1,8 milioni di dollari tramite suoi rappresentanti a New York per acquistare gli occhiali, il porta-occhiali in metallo, i sandali e l’orologio da taschino Zenith appartenuti al padre della patria indiana. La Soni ha spiegato che Mallya e i suoi rappresentanti erano in costante contatto con il governo indiano attraverso il consolato di New York, mentre si battevano gli oggetti all’asta. L’imprenditore si è detto ”veramente contento di riportare in India gli oggetti”, affermando di aver partecipato all’asta ”per la nazione indiana”.

Mosca: Il taxi? E’ una Porsche Cayenne Shanghai: Angeli appesi Un artista cinese ha sollevato numerose polemiche, dopo aver appeso quattro manichini nudi, a forma di angeli, su alcuni grattacieli. Liu Jin è di Shanghai e ha intitolato la sua opera “Angeli feriti”. Peccato che alcuni passanti si siano spaventati, scambiando quei manichini per persone reali. Un’anziana è stata trasportata in ospedale, dopo essere stata colta da malore. La polizia, inoltre, ha ricevuto molte telefonate da persone allarmate.

Nella capitale russa è attivo da qualche mese un servizio di taxi “d’alta gamma”: per quelli che non vogliono rinunciare al lusso nemmeno per fare piccoli spostamenti (e a Mosca sono molti) è disponibile il pacchetto “Porsche Cayenne + autista” alla ragionevole cifra di 2000 rubli all’ora (circa 50 euro). Molto utilizzato per prelevare all’aeroporto gli ospiti d’affari di riguardo, è recentemente stato richiesto sempre più anche per farsi portare nella dacia di campagna nel fine settimana.

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DIRETTORE RESPONSABILE Daniele Bologna COORDINATORE SCIENTIFICO Emanuele Schibotto GRAPHIC DESIGN Gaia Minuzzo ILLUSTRAZIONE Enrico Tresoldi

Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero: Simone Barani, Vivek John Cherian, Niccolò Dagnolo, Nicola Giordanella, Jacopo Marazia, Jessica Scopacasa, Davide Tentori, Stefano Torelli

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