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Viale Europa (c/o Stazione Esso) Loc. Germaneto (Cz) (nei pressi del Campus Universitario) Tel. 0961.61660 - Cell. 347 3484382 e-mail: anastasim@libero.it

UniVers

PARALLELO

L’altro sguardo sull’Università

N. 3 - ANNO II

L’ EDITORIALE • «Per ogni cervello che entra ne esce uno e mezzo». È la sentenza del tredicesimo rapporto di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati che fotografa la situazione italiana. Un dossier dai risvolti preoccupanti che rivela quanto sia difficile ancora nel nostro Paese comprendere a pieno il ruolo strategico degli investimenti in istruzione superiore e in ricerca. Analizzando da vicino i dati del rapporto, si può facilmente intuire come l’Università presenti un grave saldo in negativo perdendo credibilità in termini di appeal a dispetto delle opportunità offerte all’estero. I laureati specialistici biennali con cittadinanza italiana del 2009 che lavorano lontano dal loro Paese, a un anno dal titolo, sono il 4,5% (erano il 3 nel 2009). Per la maggior parte dei casi provengono da famiglie economicamente favorite, risiedono e hanno studiato al Nord e già durante l’università hanno avuto esperienze di studio al di fuori dell’Italia. Secondo Almalaurea, a un anno dalla laurea, ha un lavoro stabile il 48% degli italiani occupati all’estero, 14 punti percentuali in più rispetto al complesso degli occupati in patria. Questo è il risultato dell’effetto combinato di una minor diffusione, all’estero, del lavoro autonomo (3% contro l’8 degli occupati in Italia) e di una maggior presenza di contratti a tempo indeterminato (45% contro il 26). Anche le retribuzioni medie mensili sono superiori a quelle degli occupati in Italia: gli specialistici all’estero guadagnano, a un anno, 1.568 euro contro 1.054 dei colleghi rimasti in madrepatria anche se, ovviamente, questi valori devono essere necessariamente valutati con riferimento al diverso costo della vita. La crescita si è ormai arrestata: il numero di laureati ha iniziato a ridursi già nel 2008 e anche il numero dei neoiscritti alle università pubbliche italiane è calato del 9,2% negli ultimi quattro anni. «Questo è certamente un grave danno – ha detto Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale – anche di fronte ad un presente e soprattutto ad un futuro basati sulla conoscenza e dove la capacità d’innovare è diventata motivo di sopravvivenza per i paesi industrializzati». Non resta che fare un serio esame di coscienza: in ballo non c’è solo il diritto allo studio, ma soprattutto l’opportunità per tanti giovani di poter fare la scelta più consapevole sul proprio futuro. Domenico Iozzo

Copia omaggio

MARZO 2011

Accademia di Belle Arti a rischio sgombero Gli studenti in autogestione non vogliono subire un “nuovo sfratto” • Gli studenti dell’Accademia di Belle Arti sono sul piede di guerra e hanno proclamato l’autogestione. Il Comune di Catanzaro per risolvere il problema dell’inagibilità della scuola elementare “Chimirri” ha deciso di

dattiche, gli studenti delle Belle Arti non vogliono subire un’ulteriore “sfratto”. Quattro aule adibite a laboratorio dovranno, infatti, essere liberate nell’immediato, come reso noto dall’ordinanza di sgombero delle autorità

rescindere il contratto di comodato quinquennale con il quale una parte dei locali della scuola media “Mazzini” è stata destinata per le attività didattiche dell’Accademia. Nei giorni scorsi si sono svolte alcune assemblee, allargate alle associazioni studentesche del territorio, per discutere della vicenda e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sorti di un’istituzione culturale costretta a vivere in un continuo stato di disagio da qualche tempo a questa parte. “Sballottati” da una sede all’altra ed il più delle volte sprovvisti di spazi e attrezzature necessarie per lo svolgimento delle attività di-

comunali, per fare spazio agli studenti della “Chimirri”. Da qui il grande moto di solidarietà diffuso tra i giovani universitari. Francesco Gabriele, rappresentante degli studenti dell’Accademia, afferma al riguardo: «Abbiamo a disposizione uno spazio già di per sé ridotto e, dopo diversi ritardi, stiamo portando avanti l’Anno accademico in una situazione molto difficile. Noi studenti lotteremo affinché si possa trovare una soluzione diversa. Altrimenti si rischia seriamente di chiudere». «Sono stati gli stessi ragazzi a rimettere in sesto le aule della “Mazzini” a proprie spese e ora,

oltre al danno, potrebbe arrivare anche la beffa» ha detto il presidente dell’associazione “Chiavi di lettura”, Walter Vesperi. E ha aggiunto: «Gli allievi delle Belle Arti devono essere considerati come degli universitari a tutti gli effetti e tutelati nei loro diritti». Giuseppe Molinaro, rappresentante di “UNI(ti)CZ”, è sulla stessa linea: «I problemi dell’Accademia si associano anche a quelli del corso di Medicina veterinaria che rischia la chiusura. Vogliamo creare un movimento unito per far sì che i problemi delle singole facoltà vengano discussi e riferiti all’intero ateneo. L’Accademia rappresenta un’opportunità che Catanzaro non può permettersi di perdere». Anche il presidente e il direttore delle Belle Arti, Maurizio Rubino e Rocco Pangaro, hanno espresso la necessità di trovare un’altra soluzione al problema che non può essere affrontato a discapito degli studenti e, soprattutto, in tempi così brevi. In attesa di individuare una sede alternativa, i vertici dell’Accademia chiedono che lo sgombero venga rinviato alla fine dell’Anno accademico per poter consentire la naturale prosecuzione delle attività didattiche. La “battaglia” è appena iniziata: gli studenti hanno in mente di organizzare anche delle uscite pubbliche con performance artistiche per le vie di Catanzaro al fine di sensibilizzare la cittadinanza sulla funzione che l’Accademia di Belle Arti può rivestire per la crescita culturale del capoluogo.

SOMMARIO L’Unità d’Italia, le donne, Catanzaro pag. 2

A tu per tu con i professori: Capilupi e Donato pag. 4

Cgil Calabria su istruzione e lavoro pag. 5


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ESN Catanzaro: crescere insieme! • ESN è l’acronimo di “Erasmus Student Network”, un’associazione europea di giovani universitari il cui scopo è promuovere e supportare gli scambi internazionali fra studenti, come il Progetto Erasmus. ESN è composta da oltre 5.000 membri attivi e 75.000 soci. Ci sono più di 250 sezioni locali, distribuite in 34 paesi, che costituiscono la spina dorsale del network. La struttura prevede un livello locale, uno nazionale e uno internazionale. Gli obiettivi di ESN sono di promuovere l’integrazione sociale e personale degli studenti che partecipano a programmi di mobilità. Le sezioni locali offrono aiuto, guida, informazioni per tutti questi studenti. Inoltre organizzano gite, feste, attività per promuovere l’integrazione europea nel rispetto del motto “Uniti nella Diversità”. “Erasmus Student Network” è un’associazione supportata dalla Commissione Europea. ESN Italia è stata fondata ufficialmente il 22 ottobre 1994. In questi anni ESN Italia ha ampliato la rete e al momento è composta da più di 40 sezioni che coprono

tutto il territorio nazionale, tra cui ESN Catanzaro. L’attività delle sezioni locali è piuttosto omogenea. In un quadro generale, la maggior parte delle sezioni fornisce a tutti gli studenti internazionali in arrivo, un aiuto pratico nei loro primi giorni in scambio. Si tratta principalmente di un servizio di orientamento, aiuto nella ricerca di un alloggio e nella risoluzione di problemi burocratici, informazioni su corsi, regole accademiche e attività. In seguito, una volta che gli studenti si sentono più a proprio agio nel nuovo ambiente, cominciano le attività sociali. Party, sport, scambi linguistici, teatro, cinema, serate di musica e visite culturali sono le attività realizzate dalle sezioni. Inoltre le gite sono organizzate in tutta Italia, al fine di offrire agli studenti l’opportunità di visitare il paese in maniera divertente e a costi molto economici. La maggior parte delle sezioni propone viaggi in altre città dove ci sono sezioni ESN, essendo questa sia una possibilità per gli studenti di scoprire l’intero paese,

sia un’occasione per i membri del network di incontrare gli altri membri delle sezioni. E non si tratta solo di viaggi verso le città più rinomate: vengono organizzate anche gite in spiaggia o settimane sulla neve, a seconda della collocazione geografica della sezione. Le sezioni ESN italiane lavorano su base volontaria, con più di 14.000 studenti di scambio che soggiornano nel nostro paese ogni anno. Ciascuna sezione è un’associazione indipendente e la maggior parte di loro è ufficialmente riconosciuta dalla propria università, avendo maturato una collaborazione con gli Uffici Relazioni Internazionali; sebbene non tutte le sezioni ricevano lo stesso sostegno. Questo dipende soprattutto dalla mancanza di un sindacato studentesco ufficiale di lobbying a favore delle associazioni come ESN e dalla diffidenza che ha sempre contraddistinto i rapporti docenti-studenti in passato. Nonostante questo, la maggior parte delle sezioni ESN locali sta attivamente collaborando con le loro università per l’obiettivo comune di fornire agli studenti in

scambio un adeguato programma di attività culturali e sociali. ESN Catanzaro è una sezione giovane che ha voglia di lavorare e di crescere; partecipa attivamente a tutti gli eventi che ESN Italia promuove e attualmente il board locale è composto da poche persone che lavorano con grande spirito di sacrificio per offrire agli studenti stranieri la possibilità di vivere il proprio programma di mobilità nel migliore modo possibile; ma alla base del lavoro e dell’organizzazione all’interno della sezione, ruolo fondamentale giocano le risorse umane; e chiunque avesse voglia di conoscere, sapere semplicemente cos’è l’Erasmus, partecipare ai vari eventi che la sezione organizza, porre domande o contribuire ai vari progetti che ESN promuove, l’invito è quello di visitare la pagina facebook: ESN CATANZARO. ESN Catanzaro ha bisogno di crescere, per entrare ancora di più nel panorama nazionale ed internazionale che lega le sezioni e gli studenti, stranieri e non. Ettore Lavorato

L’evento: L’Unità d’Italia, le donne, Catanzaro

il dibattito

• Il 16 marzo, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, presso l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro la Commissione “Young Fidapa” ha promosso l’evento L’Unità d’Italia, le donne, Catanzaro, dedicato al ruolo delle donne nel Rinascimento calabrese. “Fidapa” è un movimento di opinione indipendente che ha lo scopo di promuovere, coordinare e sostenere le iniziative delle donne che operano nel campo delle arti, delle professioni e degli affari, autonomamente o in collaborazione con altri enti, associazioni e soggetti. Proprio in sintonia con questa filosofia la dott.ssa Donatella Soluri ha voluto scrivere la prima pagina della storia dell’associazione a Catanzaro, dando ampio spazio all’arte della recitazione con la performance di Mario Maruca che ha interpretato due brani, di cui uno in vernacolo, sulla storia calabrese, tratti dallo spettacolo Sanguinis Effusione. La scrittrice Teresa Mancuso, in arte Tea, ha dato voce ad un personaggio femminile che è diventato il simbolo della storia italiana di fine Ottocento, Eleo-

nora Duse, declamando passaggi di intenso lirismo tratti dal carteggio della Divina con la figlia Henrichette, passi che riflettono, come ha spiegato la dott.ssa Rosa Cosco, la ricchezza della personalità, l’autonomia creativa e l’importanza culturale della Duse tra

inedita dei testi storici che vanno dal Codice Napoleonico ai primi Codici dell’Unità d’Italia, uno in particolare: I diritti della Città di Catanzaro a conservare quanto possiede, del giurista Antonio Greco, da cui emerge l’attivismo della borghesia femminile che presie-

gli intellettuali deltempo. Il Presidente della Commissione “Fidapa” di Catanzaro, Marisa Fagà, ha posto l’accento sull’invisibilità delle donne nei libri di storia, che appare costellata solo da eroi, tesi confermata da Danilo Russo, docente di Teologia e Diritto Canonico, che ha proposto una lettura

deva nei salotti intellettuali e politici. Basti pensare alla principessa Cristina Trivulsi di Belgioioso, detta “principessa snob”, giornalista, viaggiatrice, paladina del progressismo, condottiera. Ma, come si è evinto dalla rassegna di personaggi femminili descritti dalla dott.ssa

Paola Torchia – Anita Garibaldi in primis, che ha vestito i panni di uomo “in toto”, fino al gesto estremo del taglio dei capelli, simbolo di femminilità – la storia del Risorgimento è costellata di eroine invisibili, senza nessuna memoria storica, dato ancor più palese se si pensa che solo cinque strade della toponomastica di Catanzaro sono dedicate a personaggi femminili. Da qui l’accorato appello del presidente Fagà di porre rimedio a questa dimenticanza dedicando la piazza del Politeama a queste eroine, come ben sollecitava la stessa Cristina Trivulsi: «Vogliamo le donne felici ed onorate dei tempi a venire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che prepararono la via alla non mai goduta, forse appena sognata felicità». Al termine dell’incontro il taglio della torta tricolore disegnata da Fazari Cafè nella veste della giovanissima Federica Mauro. Splendidi gioielli tricolore hanno indossato le relatrici, realizzati per l’occasione da Ingrid Panetta.


Elezioni all’Università “Magna Graecia” dici componenti, tra i quali [… ] due rappresentanti degli studenti, sei designati dal Senato Accademico e sei dal Consiglio di Amministrazione». Da qui la necessità di provvedere alle elezioni per la compo-

presentati degli studenti in seno al Consiglio di Amministrazione e due per l’Organo di revisione dello Statuto. Tre i seggi che sono stati istituiti presso l’ateneo e composti da quattro componenti, ciascuno

dicina Veterinaria. Il terzo, infine, nel complesso “Nini Barbieri” di Roccelletta di Borgia per gli studenti iscritti ai corsi di laurea, alle scuole di specializzazione, ai corsi di dottorato di ricerca della Facoltà di Farmacia. Luigi Mariano Guzzo

UniVerso PARALLELO L’altro sguardo sull’Università Registrazione del Tribunale di Catanzaro n. 5 del 21 - 02 - 2011 Anno II - numero 3 amministrazione@universoparallelo.net Tel. 0961.752601 Fax: 0961.752237 DIRETTORE EDITORIALE

Gianluca Lucia

nente studentesca del Consiglio di amministrazione, decaduta dall’incarico, che dovrà esprimere i sei rappresentanti per l’Organo di revisione dello Statuto. Le elezioni sono quindi state indette per la nomina di due rap-

scelto tra il personale docente, amministrativo e studentesco. Il primo seggio è stato istituito nell’edificio dell’Area economicogiuridica del Campus di Germaneto per gli studenti iscritti ai corsi di laurea, alle scuole di specializzazione, ai corsi di dottorato di ricerca della Facoltà di Giurisprudenza, nonché per gli studenti iscritti ai corsi di laurea Interateneo di Economia e Scienze del Servizio Sociale. Il secondo è stato ubicato nell’edificio delle Bioscienze del Campus per gli studenti iscritti ai corsi di laurea, alle scuole di specializzazione, ai corsi di dottorato di ricerca della Facoltà di Medicina e Chirurgia, nonché gli studenti iscritti ai corsi Interateneo di Ingegneria, Scienze Motorie e Me-

DIRETTORE RESPONSABILE

Domenico Iozzo RESPONSABILE SERVIZI

Mariapaola Carmeli REDAZIONE

Eliana Grande FOTO

Federico Losito HANNO COLLABORATO Gianluigi Accattato, Fabrizio Ambrosio, Francesco Caroleo, Luigi Mariano Guzzo, Ettore Lavorato, Rosita Mercatante, Giuseppe Valentino, Stefano Zoccali

Se vuoi collaborare con noi scrivi a: redazione@universoparallelo.net EDITO DA: EDIZIONI la rondine STAMPA: graficheLucia - Catanzaro Viale degli Angioini 142/B

I ragazzi si raccontano: storie quotidiane di tenacia e speranza • Lontano l’odore sottile del mare. Una brezza continua che dà speranza: «quella speranza che ancora non ci fa lasciare questa nostra terra». Parole gettate al vento. O forse no. Perché, in fondo, negli occhi di questi ragazzi che incontriamo sul litorale jonico cosentino, c’è una luce diversa. Ancora accesa. Ancora viva. La luce di questi ragazzi che non vogliono fermarsi – abbiamo creato una cooperativa di volontari per animare le serate, più che altro per l’amore della nostra terra, ma tante sono le iniziative a cui abbiamo pensato – accompagna le parole di Luca, Marco, Sabrina, Francesco, Matteo. Tutti fra i 25 e i 33 anni. Tutti laureati. Tutti che hanno rifiutato di lasciare la Calabria. Tutti che «vo-

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gliamo ancora credere che qualcosa possa cambiare». Ognuno racconta la sua esperienza. C’è Luca che, di progetto in progetto, è arrivato alla soglia dei trent’anni e non riesce ad ottenere un mutuo per comprare casa. Marco, laureato in lingue e letterature straniere, in tre anni ha fatto solo una settimana di supplenza nelle scuole. «E a causa dei prossimi tagli alle scuole, mi sto preparando a chiedere soldi ai miei ancora per un altro anno». Sabrina – che da quando l’abbiamo conosciuta non ha smesso di canticchiare – ci racconta come ha tirato su un gruppo musicale e racimola qualche spicciolo durante i matrimoni del paese: «solo che sono laureata in ingegneria edilizia e dopo aver lavorato due

anni in un’azienda milanese, ho preferito tornare qui, dato che per tirare a campare avevo bisogno ancora dell’aiuto dei miei genitori». È un leit-motiv continuo quello che accompagna questa serata fra vecchi amici. Un viaggio nel mondo di un lavoro che non c’è. In una terra che non c’è. Dove i sogni si frantumano nelle parole dei politici che, qui, in questa parte di Calabria, ti rubano anche il respiro. Oltre che la speranza. Mi invitano a seguire una serata per la festa paesana del prossimo fine settimana: «balliamo, cantiamo, i bambini del paese si divertono» raccontano ancora con un filo di voce, sperso in questo lembo di terra desolato. Scorgi, nelle loro parole, la voglia di lottare, «ma poi per cosa?», aspet-

tando una risposta che non arriverà mai. C’è poi il sogno interrotto di Francesco, quello di un matrimonio alle porte, che si perde fra un progetto di lavoro fallito e una ragazza che non ne poteva più di aspettare. «Se n’è andata via, lasciandomi debiti e rabbia». Tanta rabbia. Sono queste le storie quotidiane di una Calabria delusa, arrabbiata. Sono queste le storie di ragazzi come noi che hanno voglia di lottare, ma non sanno dove prendere le armi. Sono queste le storie di vita vissuta, fra un silenzio assordante e tante urla sperse nel vento. Quel vento di speranza che non vuole morire mai. Gianluigi Accattato

studenti

• Il decreto del rettore Francesco Saverio Costanzo, numero 72, del 21 gennaio 2011, spiega che l’esigenza di rinnovare gli organi dell’ateneo è data dall’entrata in vigore della legge numero 240 del 30 dicembre 2010 che detta: «Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario». La legge, tra le altre cose, prevede una nuova organizzazione interna delle università italiane. E l’articolo 2, al comma 1, dispone che «le università statali, provvedono entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, a modificare i propri statuti in materia di organizzazione e di organi di governo dell’ateneo…». Al comma 5, poi, si trova scritto che «lo statuto contenente le modifiche statuarie […] è predisposto da apposito organo istituito con decreto rettorale […] e composto da quin-


esempio, non è altro che una comunicazione parziale.

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Quale mezzo di comunicazione preferisce? Tutti i mezzi di comunicazione. Sono un eclettico da questo punto di vista.

L’ultimo libro letto? La maggior parte dei libri che leggo sono di tipo scientifico. Ora, ad esempio, sto concludendo un libro di psico-endocrinologia. I libri leggeri li leggo solo in vacanza: l’ultimo è stato Harry Potter.

L’ultimo libro letto? L’ultimo libro letto che mi ha entusiasmato è Le avventure di una ragazza cattiva. Parla della storia di un uomo innamorato e di una donna, invece, “free” che secondo me rappresenta in qualche modo la giusta composizione tra l’impegno dell’individuo e la frivolezza della società.

Il sito che visita più spesso? Mediass, l’associazione di cui faccio parte: siamo otto medici in rete su Catanzaro.

Il sito che visita più spesso? Purtroppo siti giuridici.

Qual è la materia più bella insegnata a Farmacia Ospedaliera? La mia. Doc. Vincenzo Capilupi - Dieto-farmacia

Un aggettivo per definirsi? Esploratore.

l’intervista doppia

Quali consigli da a chi vuole intraprendere la sua stessa strada? In questa realtà economica è difficile dare consigli. Sicuramente è molto bello fare il ricercatore; e insegnare ciò che si studia e si ricerca è ancora più bello. In generale, direi che un ragazzo che vuole intraprendere la carriera universitaria in Italia ha bisogno di possedere passione, tenacia e diverse altre componenti per poter diventare un discreto docente. Qual è la domanda che terrorizza gli studenti? Io non faccio mai terrorizzare i miei studenti, anzi cerco di metterli a loro agio, infatti la prima domanda che faccio è sempre a piacere. Del resto, essendo docente di una scuola di specializzazione, ho a che fare con studenti che sono anche colleghi e, quindi, non trovo corretto metterli in difficoltà. Quando e perché decide di promuovere l’esaminando? Gli esaminandi hanno già di base una preparazione medica. Inoltre, sono studenti che lavorano. In dodici anni di carriera non ho mai bocciato nessuno, al massimo ho potuto constatare un maggiore o minore impegno. Quale mezzo di comunicazione preferisce? Il contatto diretto. Internet, ad

Cosa manca al nostro ateneo per essere ritenuto una scommessa vinta? Una maggiore integrazione con il territorio e quindi anche maggiori scambi con chi lavora sul territorio. Poi bisognerebbe inserire più linfa calabrese all’interno dell’Università. Ci sono troppe persone che non hanno interesse a far in modo che l’Università calabrese diventi più importante: vengono a prendere i titoli ma poi vanno via. È necessario, invece, che ci sia una maggiore presenza di calabresi che abbiano interesse a sviluppare l’Università o anche di persone provenienti da altre regioni ma che abbiano voglia di restare qui. Quale politica vorrebbe promuovere per una reale integrazione tra università e territorio? Maggiori rapporti e un continuo scambio di informazioni tra le varie componenti della società. È necessario attuare un confronto. Se potesse tornare indietro nel tempo quale mestiere sceglierebbe in alternativa? In realtà non ho mai pensato a questo perché ho sempre voluto fare quello che faccio. Comunque, forse farei il cuoco. Qual è la sua paura più nascosta? Quella di non lasciare una società in condizioni tali da garantire ai miei figli e ai giovani un lavoro che li gratifichi. Un sassolino che vorrebbe togliersi? Non credo di dovermi levare alcun sassolino, non è questo il mio obiettivo. Se poi c’è qualcuno che si sente toccato da un sassolino beh... fatti suoi. Una citazione? Un principio: l’onestà e la coerenza. Sono due cose che ho sempre cercato di avere nella vita.

Un aggettivo per definirsi? Disponibile

A TU PER TU CON I PROFESSORI

Quando e perché ha scelto di fare il docente? In un certo senso non è dipeso da me. Ci sono stati dei colleghi che mi hanno spinto a farlo perché coglievano in me una particolare capacità di comunicare con le persone. Così ho deciso di fare la domanda all’Università di Catanzaro: essendo catanzarese ho ritenuto giusto farla qui. Altri motivi che mi hanno spinto, poi, sono stati il desiderio di fare ricerca e quello di tenermi sempre aggiornato con i tempi.

Prof. Valerio Donato - Diritto Privato

La materia più brutta? Chimica, è un po’ astrusa… naturalmente secondo il mio punto di vista!

Quando e perché ha scelto di fare il professore? È successo quasi per caso: inizialmente avrei voluto fare il magistrato o il giornalista, per una questione ideale e politica. Poi, dopo la laurea, mi è stato proposto di rimanere all’università e ho accettato: mi è sembrata una grande opportunità quella di essere pagato per studiare e contemporaneamente fare un’attività che aveva connessione importanti con la politica. Quali consigli da a chi vuole intraprendere la sua stessa strada? Di cambiare strada, soprattutto ora, dopo la riforma. Intraprendere la carriera universitaria in questo momento è davvero molto complicato perché la Gelmini ha previsto che per 3 anni di seguito ci saranno 1.500 posti a disposizione per diventare associato e questo significherà creare un tappo notevole per tutti coloro che intenderanno intraprendere questa carriera. Seconda questione molto delicata è che ormai da qualche anno si è abbandonato il finanziamento alla ricerca di base indirizzandola sempre di più, per imposizione politiche, alla ricerca applicata e questo è assolutamente negativo. Qual è la domanda che terrorizza gli studenti? Francamente non lo so. Direi che è l’esame in sé che terrorizza gli studenti anche se penso sia più una nomea. Il Diritto privato è un po’ difficile perché è vasto e poi perché gli studenti non lo affrontano con logica ma tentando solo di memorizzare le nozioni. Quando e perché decide di promuovere l’esaminando? Non posso rispondere con una risposta unica, dipende dalla persona che mi trovo davanti. Io posso essere sicuro che una persona è matura nel momento in cui sa organizzare un ragionamento in termini logicamente consequenziali. Io apprezzo molto questa maturità, questo saper esporre un istituto non tanto in virtù della conoscenza minuta dell’istituto stesso ma della capacità di cogliere i principi e la consequenzialità logica che all’interno di un istituto vige.

Qual è la materia più bella insegnata a Giurisprudenza? Diritto privato insieme a Filosofia del diritto. La materia più brutta? Quelle che non ho amato da giovane erano Diritto canonico e Diritto ecclesiastico. Cosa manca al nostro ateneo per essere ritenuta una scommessa vinta? Il nostro ateneo è già una scommessa vinta perché non era per nulla scontato che Catanzaro avesse un ateneo e non era per nulla scontato che avesse un ateneo di qualità. Ma bisognava essere ospitali e Catanzaro non lo è stata. Per esempio sotto il profilo logistico devo dire che, per quanto questa sede sia spaziosa, un’università allocata nel centro storico sicuramente avrebbe rappresentato un volano economico per la città e un collante significativo tra la stessa città, l’università e le professioni ad essa collegate. Quale politica vorrebbe promuovere per una reale integrazione tra università e territorio? L’integrazione passa attraverso la relazione fisica tra le cose. Se tu non hai “contatto” con un’altra persona è difficile che tu possa instaurare una convenienza, non con-vieni quasi mai con nessuno. È questo che è venuto meno, il contatto fisico. Il tipo di integrazione da determinare tra Catanzaro e la sua università doveva essere questo: attraverso la vicinanza fisica individuare i punti più significativi di contatto che trovavano una possibile convergenza tra interessi opposti. Se potesse tornare indietro nel tempo quale mestiere sceglierebbe in alternativa? Gli stessi che rappresentavano le mie aspirazioni iniziali: il giudice o il giornalista. Qual è la sua paura più nascosta? Rimanere solo. Un sassolino che vorrebbe togliersi? Vedere la città di Catanzaro finalmente cresciuta, civile e capace di esaltare le potenzialità dei tanti catanzaresi che sono ai margini della cosa pubblica. Una citazione? Se posso fare una citazione mia, quella che mi viene in mente nell’immediato è che mi piace vedere vicino e guardare lontano.


Ricerca Cgil Calabria: I giovani tra istruzione, lavoro e futuro quanto lo è stato per i propri genitori. Le scelte scellerate portate avanti negli anni da questo governo hanno fatto sì che i giovani, oggi, siano più deboli e meno tutelati rispetto alle generazioni precedenti. Le varie “riforme” hanno determinato la precarizzazione del mondo del lavoro, rendendolo instabile e insicuro. Quale sarà il futuro dei giovani rispetto ad un sistema di protezioni sociali praticamente nullo o inesistente nel caso di contratti precari? È difficile far riflettere un giovane su questo tema… la pensione è qualcosa di distante, impercettibile quando si ha 30 o 40 anni. Ma quale sarà il livello della pensione a seguito di una vita dedicata al lavoro per chi vi andrà? Il calcolo che si fa al momento è che si arriverà ad avere una pensione al di sotto delle soglie minime anche con il massimo dei contributi, se perdura questo sistema. La cosa più impressionante della ricerca è però un’altra: la percezione che si ha dell’accesso al mondo del lavoro, che purtroppo non è troppo distante dalla realtà. La ricerca ha evidenziato che, a dire degli intervistati, l’unico metodo sicuro per ottenere un lavoro in Calabria sia la raccomandazione, il favore. Non è una questione di poco conto, per una Repubblica democratica che si fonda sul valore del lavoro. Non è una cosa da poco se per avere un lavoro ci si deve rivolgere al politico, piuttosto che al potente e/o al mafioso di turno. È una questione di libertà, di essere pienamente cittadini di questo Paese. Se per ottenere il diritto di lavorare, nonostante i tuoi titoli di

studio o le tue esperienze professionali, devi necessariamente sottoporti al ricatto di qualcuno che ti deve “aiutare” a trovare un lavoro in cambio di riconoscenza eterna, non sei un cittadino libero. Libero di esprimere il proprio pensiero, di associarsi in un sindacato, di tutelare i tuoi diritti. Ti accontenterai sempre, per non fare uno sgarbo all’amico che ti ha fatto assumere e lavorare, per non far fare brutta figura al “compare” di turno. Quindi sarai portato ad abbassare la testa, ad accontentarti, a non pretendere i tuoi diritti. È a grandi linee la situazione sociale in Calabria. Quanto è difficile per un sindacato tutelare e difendere i lavoratori. Ci sono situazioni in cui i lavoratori preferiscono essere licenziati piuttosto che lottare per i propri diritti. E non è solo una questione di sfiducia nelle istituzioni o nel sindacato ma, spesso, di mancanza di libertà. La politica dovrebbe fare scelte coraggiose in questo senso per cercare di rendere l’accesso al lavoro più trasparente. Ma questo farebbe perdere ai politici il proprio potere di condizionamento nel quale si reggono personaggi, lobby, potentati di soggetti che utilizzano la politica trasversalmente. Come è possibile che è più facile ottenere grandi consensi elettorali per un dirigente della Sanità calabrese, per esempio, che non per un politico di lungo corso? Cos’è che rende questi personaggi potenti se non il fatto che gestiscono pezzi di mercato del lavoro attraverso il proprio ruolo? Tutto questo, naturalmente, mentre i cittadini continuano a pagare gli sfasci del

sistema sanitario e mentre i casi di malasanità aumentano. Ecco: credo che la ricerca sia utile se riuscirà, oltre che a stuzzicare l’interesse dei vari soggetti istituzionali, tra i quali l’università, a far mutare le cose che impediscono ai giovani di essere soggetti liberi ed autonomi in un Paese democratico, attraverso l’emancipazione che il lavoro dovrebbe garantire. La politica deve prendere coscienza che non può continuare a guardarsi l’ombelico mentre le cose precipitano e vanno sempre peggio, aggravate, tra l’altro, dalla crisi economica e sociale che stiamo attraversando. I giovani devono prendere coscienza che non ci sarà mai nessuno che ci regalerà il futuro o ci offrirà una prospettiva migliore se non sapremo conquistarla. La Cgil ha puntato molto sui giovani, dal punto di vista politico ed organizzativo (chi scrive ha 30 anni ed è il più giovane Segretario Generale d’Italia), ma soprattutto sulla loro condizione lavorativa e di vita. La campagna “Giovani non + disposti a tutto” né è un esempio pratico. Continueremo su questa strada, finché i giovani non prenderanno coscienza (segnali importanti sono arrivati dai vari movimenti per la difesa della scuola pubblica e della costituzione) che la propria condizione non è voluta da un destino becero e crudele ma viene determinata da politiche sbagliate che dobbiamo avere il coraggio, lottando e conquistando consensi sociali, di far cambiare. Giuseppe Valentino

Finita l’università… mi metto in proprio • Concluso il percorso universitario molti giovani si trovano a inviare il proprio curriculum alle più disparate aziende. Vi è, però, una buona parte di neolaureati che sogna di diventare un libero professionista o un imprenditore. Nel primo caso si inizia la gavetta del tirocinio per arrivare a sostenere l’esame di abilitazione; nel secondo caso si cerca quella che può essere l’idea vincente per non essere l’ennesima “attività meteora”. Sicuramente gli investimenti per intraprendere attività imprenditoriali o professionali sono sensibilmente eterogenei ma esiste un minimo comune denominatore che è fondamentale conoscere per progettare al meglio

la propria attività: il regime “dei contribuenti minimi”, introdotto dal legislatore con la legge 244/2007 art.1 commi 96-117. Tale regime è riservato alle ditte individuali e ai lavoratori autonomi in possesso di determinati requisiti negativi: non aver conseguito ricavi ovvero compensi superiori a 30.000 euro nell’anno solare precedente (qualora già in attività); non aver effettuato cessioni all’esportazione nell’anno solare precedente (qualora già in attività); non aver sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori anche a progetto; non aver effettuato acquisti di beni strumentali (anche il locazione o leasing) nel triennio solare prece-

dente, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro; non aver acquisito quote di società di persone o di capitali in trasparenza. I nuovi contribuenti, intesi come soggetti che avviano una nuova attività, possono effettuare la scelta di tale regime in sede di presentazione della dichiarazione di inizio attività ai fini IVA. Il regime dei minimi consiste essenzialmente nell’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali calcolata con l’aliquota del 20%; nell’esenzione dall’Irap, nella non applicazione degli studi di settore e dall’esonero degli adempimenti contabili. In riferimento all’imposta

sul valore aggiunto il regime garantisce una franchigia all’imposta stessa e l’esonero dalla registrazione delle fatture emesse, dei corrispettivi e degli acquisti. Al venir meno dei presupposti elencati, il contribuente esce dal regime dei minimi a partire dall’anno successivo; il passaggio al regime ordinario ha decorrenza immediata, qualora il limite dei ricavi venga superato per oltre il 50% (45.000 euro). Semplicità nella tenuta delle scritture contabili e notevoli riduzioni nell’imposizione fiscale sono aspetti sicuramente interessanti per la creazione di una nuova attività. Fabrizio Ambrosio

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economia e lavoro

• La ricerca sulla condizione giovanile calabrese, curata dalla Cgil e presentata lo scorso 16 febbraio all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, merita una riflessione sui dati che sono emersi e che rappresentano uno straordinario strumento di lavoro. Bisogna dire, anzitutto, che la ricerca non è la precisa rappresentazione della realtà. Il dato è parziale, perché condizionato dal fatto che i questionari sono stati somministrati da attivisti, dirigenti e delegati della Cgil Calabrese a persone di propria conoscenza. È un dato insufficiente a definire la condizioni dei giovani calabresi perché somministrato ad un campione risicato rispetto all’esistente. Ma questo può rappresentare uno spunto per approfondire. La stessa Università potrebbe occuparsi, in maniera sicuramente più competente dal punto di vista tecnico-scientifico, di una ricerca del genere, allargando il campione ed estendendolo a differenti condizioni sociali e culturali. I dati emersi possono e debbono rappresentare un’analisi dalla quale partire per affrontare la questione giovanile e quindi la prospettiva di futuro di un’intera generazione. La ricerca deve essere uno strumento capace di interrogare la politica, le istituzioni, l’università, il mondo imprenditoriale, le associazioni sindacali sugli strumenti da mettere in campo per sanare e ridare vigore ed impulso all’intera regione. Un dato rilevante emerso è il “pessimismo” generazionale verso il futuro. I giovani sono convinti, o quantomeno percepiscono, che crescere sarà più difficile per loro di


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L’Agorà

UniVerso...

a cura di Francesco Caroleo

... da ascoltare

Generazioni a perdere (“suicidio”)

l’angolo culturale

«Scopriamo un fascino nelle cose ripugnanti, ogni giorno d’un passo, nel fetore delle tenebre, scendiamo verso l’inferno, senza orrore» (C. Baudelaire). Per la saga dei “maledetti”, proporrò un breve viaggio nei moderni “inferi generazionali”, incluse le possibili metodologie di “suicidio generazionale”. “A perdere!” Enunciato semplice, ma pronunciato ben poco e da pochissime persone. A cosa stiamo assistendo? Al “suicidio” di intere generazioni, quelle che si formano negli atenei, che “muoiono giovani”, con la speranza di vivere da vecchi. È forse il segno più tangibile di un mondo che sta cambiando velocemente e che, purtroppo, sacrifica le sue risorse migliori in nome e per conto del mantenimento delle strutture attuali del potere costituito. Vogliamo veramente sperare in un futuro senza futuro? O preferiamo vivere in maniera simile ai nostri padri, ai nostri nonni e ai nostri avi in generale? Siamo concretamente convinti che la flessibilità del lavoro, la globalizzazione e, aggiungo, la struttura del mercato del lavoro stesso, siano oggi in grado di far fronte alle esigenze delle giovani generazioni? Il dubbio è legittimo! Qualcuno nella stanza dei bottoni ha delle responsabilità enormi verso le generazioni a perdere? Come può uno stato di diritto tollerare il livello di disoccupazione attuale, analogo, per quanto concerne il caso italiano, a quello della Striscia di Gaza? Com’è possibile che culture vicine, ma ritenute in modo capzioso inferiori a quelle occidentali, sono riuscite a ribellarsi allo stato delle cose e alle tirannie sanguinarie, che le opprimono? Perché le generazioni a perdere soffrono di una totale abulia, passività e mancanza di iniziativa verso il mondo esterno? Forse delle responsabilità sono attribuibili anche alle università, che dovrebbero formare veramente teste pensanti, e non nuovi omologati al sistema “spaghetti e mandolino”? Di questo passo e senza la presa di coscienza dei propri diritti, delle proprie responsabilità e soprattutto del proprio futuro, assisteremo ad un vero e proprio “suicidio generazionale”. Non voglio pensare che l’aspirazione massima di un neolaureato sia quella di regredire rispetto allo status quo del suo stesso nucleo familiare di appartenenza. Non voglio credere che i nostri governanti, a tutti i livelli, siano disposti con consapevole disinvoltura a “impalare” le generazioni a perdere, solo per mantenere il loro sederino incollato ad una qualsivoglia poltrona. Non sono così cattivo da pensare che il sistema paese sia per lo più incentrato e radicato sulla e nella logica delle corporazioni e della cooptazione più becera e spinta! Generazioni a perdere e nuove mafie a confronto… le mafie siamo noi quando chiediamo un “favore”, quando accettiamo la logica clientelare, quando non pretendiamo i nostri diritti, quando legittimiamo forme torbide di potere attraverso lo strumento del voto, quando cerchiamo di copiare durante un esame scritto e non lo affrontiamo con le nostre forze e le nostre capacità, le mafie siamo sempre ed ineludibilmente noi e le mafie si sa, sono una «montagna di merda» (Giuseppe Impastato). Generazioni a perdere, che invocano cambiamenti strutturali e che non sono disposte a partire dall’individuo e dal cambiamento culturale. Per ottenere lo stravolgimento strutturale è necessario «che cambi qualcosa nel profondo dell’individuo. Rivolgersi verso il mondo esterno significa che il prigioniero riforma anziché essere riformato» (Sennett, Rorty). Non voglio neanche pensare che noi giovani ci siamo rassegnati all’idea di non avere un futuro e di pagare in eterno le colpe di altri, non mi sfiora l’idea di assistere al “suicidio” inconsapevole/consapevole di risorse umane e relazionali incalcolabili; non mi piace e non pretendo di far parte dello “sterco del diavolo”, quando il diavolo ed il suo sterco stanno altrove. Non mi va di pensare che queste generazioni a perdere, siano in qualche modo disposte a perdere tutto e quindi a perdere anche il loro presente, altrimenti che senso ha il concetto di formazione, se la medesima non può essere spesa, o spendibile? Vogliamo veramente essere dei poveri che lavorano? La risposta è no! Dobbiamo pretendere un futuro migliore e anche un presente! Dobbiamo riappropriarci dei nostri diritti, al di là delle sterili ideologie politiche, che a ben guardare hanno fatto solo danni. Dobbiamo esigere uno stile di vita analogo a quello delle nostre famiglie, se non migliore, dobbiamo avere la possibilità di non aver paura del diverso e di non farcela inculcare da nessuno, dobbiamo avere la certezza del riconoscimento, cioè «il rispetto per le esigenze di chi è diverso da noi» (J. Rawls). E infine dobbiamo avere e coltivare il senso di responsabilità, che non può essere disgiunto dal principio di legalità, quella cosa che solitamente non piace a noi italiani… Altrimenti prendiamo per buoni gli spaghetti e il mandolino e continuiamo a vivere all’ombra di nuovi/vecchi periodi bui, in cui saranno sempre dominanti idee obsolete, le stesse e le sporche, che determinano e determineranno nuove generazioni a perdere e nuovi “suicidi generazionali”. Francesco Caroleo

Feldmann: Imaginary Bridge “Feldmann” consiste nel felice incontro di due musicisti catanesi dalla poetica affine, ma dalle esperienze molto differenti. Nude ballate dalle coloriture pop minimali vengono sottoposte ad un morbido trattamento che rende obliqua la loro semplice fragilità e la loro moderna atemporalità Feldmann è un progetto di Tazio Iacobacci e Massimo Ferrarotto.

Jumpin ‘Quails: what's Your Jump Like I “Jumpin'Quails” si sono improvvisamente autogenerati nel Novembre 2005 dalla reazione tra musicisti, cocktails e suoni beat-garage-surf, e risiedono tuttora in una bolla temporale sotto la città di Torino. Rappresentanti della scena rock and roll più pura e analogica, quella incendiaria e danzereccia che mischia lo-fi e beat, i J.Q. muovono le proprie ali fino in territori sixties e surf: dal vortice sonoro dei Sonics alle divagazioni psyco-noise di Velvet Underground, The Seeds e Blues Magoos. Attenzione però: come tutti i gruppi realmente originali, i J.Q. ricordano molti e non assomigliano a nessuno.

... da leggere Il profumo delle foglie di limone di Clara Sánchez È uno dei bestseller più discussi e studiati nelle scuole, Il profumo delle foglie di limone (Garzanti, pp. 360, € 18,60), di Clara Sánchez. Sandra non ha un lavoro, è in rotta con i genitori, è incinta di un uomo che non è sicura di amare. Fino al giorno in cui non incontra occhi comprensivi e gentili ma è solo apparenza, in realtà si tratta dell’inferno.

Il gusto amaro delle caramelle di Antonio Bianchi È un uomo che ha avuto un’infanzia e un’adolescenza infelici, e per questo qualcosa di malsano dentro di lui si è creato, fino alla piena consapevolezza di essere diventato un mostro. Questo è il Il gusto amaro delle caramelle (Edizioni la rondine, pp. 140, € 10,00), di Antonio Bianchi.

... da vedere Dall’1 aprile: Kick-Ass Kick-Ass racconta la storia di un normale adolescente, Dave Lizewski, che decide di usare la sua ossessione per i fumetti per diventare un supereroe nella vita reale. C’è solo un problema che si pone sulla strada: Kick-Ass non ha assolutamente alcun super potere. La sua vita cambia per sempre quando incontra un paio di pazzi vigilanti – l’undicenne armata di spada, Hit Girl, e suo padre, Big Daddy (Nicolas Cage) – e fa amicizia con un altro supereroe in erba, Red Mist. Ma grazie agli intrighi di un boss locale la nuova alleanza sarà messa alla prova…

Dall’8 aprile: C’è chi dice no Tre ex compagni di scuola si ritrovano dopo vent’anni e si rendono conto che un nemico comune li perseguita: i raccomandati. Max (Luca Argentero) è un giornalista di talento in un quotidiano locale; Irma (Paola Cortellesi), è uno dei dottori più stimati dell’ospedale; Samuele (Paolo Ruffini) è una specie di genio del diritto penale. Ma dieci anni di esami, lauree e specializzazioni sembrano non essere serviti a niente: i tre amici decidono di ribellarsi al sistema e per combattere il problema raccomandazione metteranno in atto un piano del tutto originale…


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Appuntamenti in città Caffe delle Arti Teatro Politeama Catanzaro 20 marzo 2011, ogni domenica ore 16:00, Mercatino delle economie alternative: equosolidale, biologico, artigianato km.0; 20 marzo 2001, ore 21:30, Spettacolo teatrale Finché ci siamo di e con Danila Fiorino; 26 marzo 2011, ore 22:00, A un’ora dalla fine liberamente tratto da “Gli ultimi giorni di Pompeo” di Andrea Pazienza, di e con Ninì Mazzei, Silvia Santoro. Musiche originali dal vivo di Andrea Amoroso; 27 marzo 2011, ore 21:30, presentazione del libro Si viene per dare, di Alfredo Cosco, edito da Del Poggio. 29 marzo 2011, ore 17:30, Incontro del Gruppo di lettura sul tema l’antieroe.

18-19 marzo 2011, ore 20:45, Ready To Go Alice nel paese delle meraviglie regia e coreografie di Christian Ginepro musiche di Giovanni Maria Lori. Gallerie del Complesso monumentale San Giovanni Dal 19 febbraio 2011, La Costante Cosmologica, la prima Mostra collettiva di artisti italiani di fama internazionale, curata da Gianluca Marziani e voluta dalla neonata Fondazione Rocco Guglielmo. Caffè Letterario 24 marzo 2011, ore 18:00, Presentazione del libro Ndranghetown di Paola Bottero. Con l’autrice partecipa il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli;

26 marzo – 26 aprile 2011, ore 18:00, Inaugurazione mostra di pittura. Saranno presentate le opere di Giovan Battista Rotella appartenenti al ciclo La realtà e la memoria. Il catalogo pubblicato da Rubbettino Editore è curato da Paolo Levi; 27 marzo 2011, ore 19.00, trio Jazz in meeting, Bruno Marrazzo.

Nayf 2 marzo 2011, ore 20:00, Tutti i mercoledì Aperì Cena Universitario. Deep&Soulhouse, Ale V. DJ con la partecipazione di Movida Unicz. Camera di Commercio 25 marzo 2011, ore 15:00, Lezione conclusiva della Scuola di Liberalismo Ludwig Von Mises, con Massimo Bordin, Antonio Viscomi e Maurizio Bonanno, su La stampa oggi, tra controllo politico e libertà di espressione.

Teatro Comunale Biblioteca De Nobili 24 marzo 2011, ore 20:00, In diretta dalla Scala di Milano rappresentazione del Flauto Magico di Mozart; 25 marzo 2011, ore 17:30, Convegno della Confesercenti sui parchi commerciali naturali.

25 marzo 2011, ore 17:00, Proiezione del film Valzer con Bashir, di Ari Folman, nell’ambito della rassegna Sfogliando un film. Cheope 24 marzo 2011, Giovedì universitario.

Come raggiungere l’Ateneo Linea 46

Linea 47

DESTINAZIONE CAMPUS UNIVERSITARIO SALVATORE VENUTA FERMATE a intervalli di circa 30 minuti

DESTINAZIONE CAMPUS UNIVERSITARIO SALVATORE VENUTA FERMATE a intervalli di circa 30 minuti

dalle 7.00 alle 19.30 Funicolare Valle Rione Sala S. Maria Centro Viale Isonzo Viale Magna Graecia (Rione Fortuna) FF.SS. Lido Bivio Cimitero Lido Viale Europa Campus Universitario

dalle 7.35 alle 20.05 Campus Universitario F.S. Staz. Catanzaro Viale Europa Bivio Cimitero Lido FF.SS. Lido Viale Magna Graecia (Rione Fortuna) Viale Isonzo S. Maria Centro Rione Sala Funicolare Valle

dalle 6.10 alle 21.45 Bambinello Gesù Piazza Stadio Piazza Montegrappa Via Piave Via Indipendenza Viadotto Bisantis Rione De Filippis Tunnel Sansinato Bivio Caraffa Viale Europa F.S. Staz. Catanzaro Campus Universitario

dalle 6.45 alle 22.25 Bambinello Gesù Piazza Stadio Via Daniele Piazza Osservanza Viadotto Bisantis Rione De Filippis Tunnel Sansinato Bivio Caraffa Viale Europa F.S. Staz. Catanzaro Campus Universitario

Linea 48 DESTINAZIONE CAMPUS UNIVERSITARIO SALVATORE VENUTA FERMATE a intervalli di circa 30 minuti dalle 7.00 alle 19.05

Convenzione per gli studenti del “Magna Graecia” per un pasto al self service del Campus Caffè con uno sconto del

25%.

dalle 7.30 alle 19.30 Gagliano Mater Domini S. Antonio Rione De Filippis Tunnel Sansinato Bivio Caraffa Viale Europa F.S. Staz. Catanzaro Campus Universitario

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l’agenda

Affittasi

per le tue segnalazioni scrivi a: annunci@universoparallelo.net


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Gaetano Silvestri ai “Giovedì del Logos e dello Spirito” • Il 17 febbraio scorso si è tenuto, presso l’aula L del polo giuridico dell’Università di Catanzaro, il secondo appuntamento con la rassegna “I Giovedì del Logos e dello Spirito. A 150 anni dall’Unità d’Italia, i giovani rileggono la Costituzione per una convivialità delle differenze”. Il ciclo di conferenze è promosso dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, dall’Arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, dalla FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) di Catanzaro, dall’Associazione Culturale “Domus Pacis”, dall’Associazione Universitaria “Ulixes” e dall’Associazione forense “Diritto di Difesa”. Ospite d’eccezione per il secondo incontro, incentrato sul tema de “Le ragioni dell’Unità a partire dai principi fondamentali della Costituzione”, è stato il prof. Gaetano Silvestri, giudice della Corte Costituzionale, ordinario di Diritto Costituzionale, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura e già rettore dell’Università di Messina dal 1998 al 2004. È toccato a Luigi Mariano Guzzo, studente in giurispru-

denza, giornalista pubblicista e Presidente del gruppo FUCI di Catanzaro, introdurre e moderare i lavori. Quest’ultimo ha ripercorso nella sua relazione tutte le fasi storiche susseguenti all’Unità, segnalandone le relative problematiche, dal brigantaggio al federalismo, passando attraverso le due guerre, il ventennio

fascista e l’assemblea costituente. Su quest’ultima si è in particolare soffermata l’attenzione, mettendo in evidenza quel perfetto connubio che sorge tra le varie componenti ideologiche che la componevano. Un incontro tra valori ed ideali che culminò nella redazione dei principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale. In un’aula strapiena, a prendere successivamente la parola è stato il prof. Antonino Mantineo che ha fornito una presentazione della figura di Gaetano Silvestri

come giurista, sotto il profilo umano ed accademico. È poi intervenuto, con una bellissima notizia, il preside della Facoltà di Giurisprudenza, il prof. Luigi Ventura, il quale ha annunciato che la manifestazione ha suscitato il gradimento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, testimoniato, oltre che da uno scambio di missive, pure dall’assegnazione de “La Medaglia del Presidente della Repubblica” alla facoltà. Un attestato di stima che inorgoglisce gli organizzatori dopo il duro lavoro degli ultimi mesi nella fase di promozione dell’iniziativa. Il preside Ventura ha poi parlato dell’illustre ospite come di «uno studioso poliedrico, dotato di una cultura inarrivabile». La parola è poi passata proprio al prof. Silvestri che si è soffermato sul valore che devono avere a suo avviso le celebrazioni dell’Unità: «Le celebrazioni del 150esimo dell’unificazione italiana – ha sottolineato – non dovrebbero essere una ricorrenza incentrata sulla retorica, ma una maniera per riscoprire la nostra storia, le nostre tradizioni e la no-

Uguaglianza, democrazia e giustizia sociale I giovani rileggono la Costituzione a 150 anni dall’Unità d’Italia

il convegno

• Nata da un’idea dinamica e rivoluzionaria, l’iniziativa “I Giovedì del Logos e dello Spirito. I giovani rileggono la Costituzione a 150 anni dall’Unità per una convivialità delle differenze”, nel suo terzo incontro ha offerto lo spunto al pubblico presente per riflettere e focalizzare l’attenzione su tematiche di particolare importanza. Il tema della giornata è stato incentrato su: “Le regole della democrazia e la domanda di giustizia sociale”. Un incontro di particolare spessore, non solo perché ha visto la presenza di importanti personalità che hanno preso parte ai lavori, come Giacomo Panizza, fondatore della Comunità Progetto Sud, Giovanna Fronte, del coordinamento provinciale di Vibo Valentia dell’associazione “Libera”, ed ancora Romano De Grazia, Presidente emerito della Corte di Cassazione, ma soprattutto per gli argomenti trattati che hanno evidenziato da un lato come la nostra Costituzione sancisce in maniera esemplare valori fondamentali quali l’uguaglianza e la libertà.

Nelle vesti di moderatore, Mario Caso, presidente dell’Associazione Culturale “Domus Pacis” ha dato inizio ai lavori con un riferimento all’articolo 3 della Carta Costituzionale che sancisce, nel suo primo comma dal punto di vista formale, nel secondo da quello sostanziale, il principio di eguaglianza, da concepire dunque come principio unitario. A raccontare la “battaglia” condotta

per ben 18 anni al fine di ottenere l’approvazione del disegno di legge Lazzati è stato il giudice De Grazia: «la legge Lazzati ha costituito un passo avanti per debellare le mafie del nostro territorio in quanto è uno strumento in più per lo Stato di diritto». Con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e a promuovere legalità e giustizia, è nata nel 1995 anche l’associazione “Libera”. A raccontarne l’operato nel territorio vibonese è stata l’av-

vocato Giovanna Fronte: «Dopo alcuni tragici fatti accaduti si è avvertita la necessità di squarciare il silenzio e l’omertà, che costituiscono la linfa vitale delle organizzazioni criminali, con un urlo che proveniva dai cittadini». Dall’operato di un’associazione che cerca di penetrare dal “basso” la cultura del posto, l’attenzione si è spostata sul racconto di una persona che da anni ha profuso il suo impegno al servizio dei disabili, dei tossicodipendenti, dei malati mentali, dei nomadi. Si tratta di Don Giacomo Panizza: «Non basta che la giustizia sociale sia sorretta solo dalla legge così come i diritti non esistono solo perché sono sanciti dalla legge ma perché ce li siamo presi. Democratici non si nasce, si diventa. I diritti sociali previsti dalla nostra Costituzione riguardano lavoro, assistenza sociale e sanitaria, istruzione. Essi non si realizzano da sé o in forza della sola legge, ma se vengono partecipati. La giustizia sociale disdegna l’assistenzialismo, ma genera cittadinanza e democrazia». Rosita Mercatante

stra cultura». L’attenzione del giudice della Corte Costituzionale si è poi spostata sul valore storico e legislativo della nostra Costituzione: «La Carta dei Diritti fondamentali è stata una conquista dello Stato. È grazie a questo mezzo che il popolo stesso da un insieme astratto di individui, ovvero una informe moltitudine, è diventato un’entità viva e riconoscibile, ma soprattutto giuridicamente apprezzabile. Guai, però, a sconfinare in una concezione distorta della democrazia e del governo del Paese, che si chiama populismo e si ispira a una logica plebiscitaria». L’incontro si è così concluso proprio all’insegna di quella interazione tra pubblico ed ospite fortemente voluta dai promotori dell’iniziativa al fine di garantire quella “convivialità delle differenze” basata sulla tolleranza e sulla crescita costruttiva attraverso il confronto e mettendo in rilievo la lungimiranza che il prof. Mantineo, ideatore originario del progetto, ha avuto nel creare il team affiatato che ha portato alla realizzazione degli eventi. Stefano Zoccali

La Medaglia del Presidente Napolitano • Catanzaro può andare fiera della Medaglia con la quale il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha deciso di onorare la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Magna Graecia”. Un riconoscimento importante per un’iniziativa culturale dall’alto valore formativo: il ciclo di incontri “I Giovedì del Logos e dello Spirito” sul tema “I giovani rileggono la Costituzione a 150 anni dall’Unità d’Italia. Per una convivialità delle differenze”. Giorgio Napolitano era stato informato dell’iniziativa da una missiva inviata dal prof. Luigi Ventura e dal prof. Antonino Mantineo. Nella lettera si leggeva: «Riteniamo infatti che la giustizia sociale, il rispetto della democrazia e della legalità, la garanzia dei diritti dell’uomo, il riconoscimento della diversità, la convivialità delle differenze, rappresentano il segno incontestabile per una difesa dei principi contenuti nella nostra Costituzione».

UniVerso Parallelo - Marzo 2011  

Il giornale universitario calabrese UniVerso Parallelo

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