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ASYOUARE ANNO I - DIC 2011/GEN 2012 - FREE PRESS

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GIOVANI TALENTI

FEDERICA PELLEGRINI COVER STORY

REDAZIONE IN TAVOLA

SNOWBOARD

USARE LA BELLEZZA

AMANDA

BUONGIORNO INGEGNERE

SPORT INVERNALI

X-TREME WINTER

SHOPPING

SALUTE

ESAMI ANSIOGENI

LAVORO

DISOCCUPAZIONE ALLE STELLE

ANSIA DA FESTE?

TUTTI IN TAVOLA! PRONTI PER LA NEVE!


AFFISSIONE A NAPOLI

foto credit: TM News - Infophoto


EDITORIALE

belli dentro L

a bellezza è un valore reale, testimoniato da secoli di opere d’arte e raffinate teorie filosofiche. Mutano con il tempo quei riferimenti che alimentano l’apprezzamento di una rotondità (sia in una curva femminile che in un dettaglio di un capitello) e successivamente una lineare assenza di contenuti (come nel minimalismo degli anni 60). Passiamo quindi attraverso un’alternanza di canoni estetici che modulano la nostra società contaminando prima i nostri pensieri. Che la ricerca dei modelli di bellezza sia una pratica molto apprezzata dalle donne e gli uomini di ogni tempo ed età non è un mistero, entrambi a partire dalla preistoria si ornavano e dipingevano i propri corpi per soddisfare quella primordiale voglia di essere belli e iniziava già allora il costrutto del conformismo, del costume e della moda.

questo meccanismo per questo evito di rivelarvi le ovvie implicazioni morali ed etiche di questo sistema, ma sono certo che non abbiamo completamente perso la capacità di apprezzare bellezza, e non scambiarla con qualcosa. Come in altri ambiti umani contemporanei il tempo gioca in questo approcccio “consumistico” dell’estetica un ruolo fondamentale: valutare il contenitore è più rapido che indagare l’interno, copiare uno stile è più veloce che crearne  uno proprio insomma mai come oggi nel mondo degli iperconnessi, dei social media in cui se qualcuno ha ruttato su facebook lo sa tutto il mondo in un secondo, prendersi il proprio tempo aiuta ad essere più liberi e quindi … Take your time!

Andrea Minoia andrea@universitybox.com

Oggi però   la situazione è diversa, la bellezza è strumento, moneta, scambio. Il punto di arrivo della società del commercio e del consumo dove anche ciò che poteva essere solamente ammirato diventa danaro, transazione e compromesso. Siamo tutti complici in

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INDEX

Foto di Andrea Minoia Jeffrey veste Burton

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INDEX WWW.UNIVERSITYBOX.COM

Universitybox.com indossa una nuova veste! Non sarà più solo la community degli studenti, ma un vero e proprio portale d’ informazione per tutti voi universitari. Universitybox.com è il vostro punto di riferimento nella marea di informazioni della rete, un mezzo nuovo che vi permette di essere sempre aggiornati su musica, arte, viaggi, inchieste sul mondo giovanile, notizie provenienti da tutti gli atenei d’Italia, cinema, eventi, offerte di lavoro e tanto altro ancora. Siete degli artisti?   Avete voglia di esprimervi? Volete dire semplicemente la vostra? Universitybox.com vi da tutto lo spazio di cui avete bisogno. Iscrivetevi in community per conoscere nuovi studenti e navigate nelle sezioni di vostro interesse! Universitybox.com diventerà la vostra pausa studio preferita.

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usare la bellezza Ricicla e risparmia .08 X-Treme Winter .12 Ansia da feste Natalizie? .14 L’uso della bellezza .17 La morte dello scandalo .19 Buongiorno Ingegnere! .20 Google e la logica SEO .27 Living loving maid .28

features

Sick Tamburo .31 Capodanno Budapest .32 Di sicuro di manca .37 Snowboard .38 Shopping .49 MotorShow 2011 .50 Salute .53 Lavoro .56 Cinema .62 Federica Pellegrini .67 Libri .68 Teatro .70 Mercatini di Natale .72 Buon compleanno microprocessore .75 Disabilità .76 Simone Donati .79 Sconti .82 YUP .86 Oroscopo .88

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ecologia

RICICLA E RISPARMIA “SCOPRI COME SALVARE LA TERRA (Ed IL PORTAFOGLI) CON POCHI SEMPLICI GESTI”

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e risorse della Terra stanno per finire. Non è il claim dell’ultimo film catastrofico di Roland Emmerich, ma una seria costatazione che richiede delle risposte immediate. Tali risposte si possono raggruppare sotto la voce “consumare meno”, che fa anche rima con “spendere meno”, e consistono in una serie di piccoli accorgimenti alla portata di tutti. Sono piccoli gesti quotidiani ai quali è possibile abituarsi senza troppe difficoltà, per condurre uno stile di vita più ecosostenibile e in armonia con il nostro Pianeta.

CONSUMI Muoversi con i mezzi propri è comodo, ma allo stesso tempo molto dannoso (e costoso). Quando è possibile, muoviamoci a piedi, in bicicletta o con i trasporti pubblici, oppure cerchiamo di organizzare macchinate così da dividere benzina, parcheggio ed inquinare meno. Un altro accorgimento per preservare l’aria che respiriamo consiste nel preferire i prodotti della filiera corta, ovvero a km zero, cercando il farmer market più vicino a casa per comprare direttamente dal produttore. In questo modo avremo sempre cibi di stagione (e di qualità) che, oltre a conservare al meglio le proprietà nutritive, consentono di abbattere l’inquinamento prodotto dal trasporto da altri stati. Inoltre, preferire frutta e verdura sfusa significa anche dire no alla non riciclabile plastica degli imballaggi. A tal proposito, l’ide-

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ale è eliminare il più possibile i flaconi i contenitori in plastica. Come? Acquistando detersivi alla spina, shampoo e bagnoschiuma solidi, preferendo i prodotti in vetro o quelli con il packaging più “light”. In più, sarebbe bene portare sempre con sé una shopper in tela, piegata in borsa, per evitare di usare i sacchetti del supermercato che, anche se biodegradabili, hanno comunque impatto sulla natura. Un’altra idea simpatica ed ecofriendly è quella dei G.A.S. , gruppi d’acquisto solidale: basta mettersi d’accordo con degli amici, si cercano i piccoli produttori rispettosi dell’ambiente e si comprano all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, che poi si redistribuiscono tra i partecipanti.

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fumetti di erika ventura

RIFIUTI Va da sé che produrre meno rifiuti è il passo più importante per salvare la Terra, ma ci sono piccole cose che sono meno scontate, tipo: dove getto l’olio della frittura? I fiumi d’olio riversati nel lavandino soffocano terra e acqua, ma per fortuna anche questo prodotto può essere riutilizzato. In molte città esistono delle isole ecologiche (informati presso l’azienda che gestisce i servizi ambientali nella tua!) dove si smaltiscono gli oli esausti. Si potrebbe quindi raccogliere di volta in volta l’olio fritto in un grande recipiente, così da

riempirlo lentamente e portarlo a smaltire pochissime volte in un anno. A proposito di cose che finiscono nei lavandini, si sente sempre dire che l’acqua è una risorsa importantissima del nostro pianeta: ricicliamola! Quando laviamo i piatti, quando facciamo la lavatrice, quando facciamo il bagno ne consumiamo tantissima: cerchiamo di raccoglierla e riutilizzarla per lo scarico del wc. Per produrre meno rifiuti inoltre, la regola d’oro è evitare i prodotti usa e getta, dalle stoviglie di plastica ai panni per le pulizie, dalla carta assorbente ai fino ai fazzolettini di carta, dalle pellicole trasparenti, che possono essere sostituite usando i piatti come coper-

chi, alle batterie, che esistono anche in versione ricaricabile. Infine, ultima cosa non meno importante, esistono tantissimi siti di baratto, come e-barty. it, grazie ai quali si può scambiare ogni sorta di oggetto, risparmiando denaro e mantenendo fuori dalle discariche tutto ciò che può essere ancora usato. Siti consigliati: - www.e-barty.it - www.retegas.org Caterina Bigliardo

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fumetto di erika ventura


SPORT ESTREMI

X-TREME WINTER

non c’e’ nulla da fare, gli statunitensi quando si tratta di portare ALL’ECCESSO QUALCOSA, SONO DEI VERI E PROPRI MAESTRI.

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o ammetto, perché bisogna essere onesti intellettualmente, l’unico sport estremo invernale da me provato è stato il tris di polenta e capriolo in un rifugio in Val di Fassa e sono sempre stato uno di quelli che alle discese lungo i pendii ha sempre preferito le sedute a base di Bombardino di fronte al camino, ma, quanto meno da spettatore, trovo che la neve sia un ottimo modo per provare i limiti dell’umana sopportazione, sia essa realizzata con sci o snowboard sotto i piedi. In Europa vengono ancora considerati estremi lo sci alpinismo e lo snowboard fuoripista, che di certo qualche brividino lo danno, ma che rispetto a quello che succede oltreoceano diventa risibile gioco per principianti della discesa. Non c’è nulla da fare, gli Statunitensi quando si tratta di portare all’eccesso qualcosa sono dei veri e propri maestri. Infatti negli ultimi anni la Mecca della neve estrema è diventata Aspen, che qualcuno ricorderà addirittura citata in opere cinematografiche di grandezza incommensurabile come “Scemo e più scemo” e che per gli Americani è un po’ il corrispettivo della nostra Cortina D’Ampezzo, cioè il posto che star come

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Charlie Sheen, Kevin Costner o Mariah Carey scelgono per svernare tra la neve. La località del Colorado è diventata la sede dal 2002 dei Winter X Games, una versione da pazzi spericolati delle Olimpiadi Invernali. Come avrete ben capito il curling tra le montagne del Colorado potete scordarvelo, nei Winter X Games si dà libero spazio a nuove discipline come lo Snowmobile Free Style, dove il primo termine è traducibile con motoslitta e il secondo con “creatività al potere” purchè sia spettacolare, oppure lo Snowboard Slopestyle, in cui vince chi realizza i trick più spettacolari senza rompersi l’osso del collo. In quattro giorni tiratissimi si possono ammirare i migliori atleti del mondo sfidarsi su superpipe, il suffisso super rende l’idea, ma per essere più precisi sono canaloni con pareti alte da 5 a 6 metri e mezzo, volare con annessi salti mortali sui monoski oppure volteggiare seduti su una motoslitta, il tutto condito come si usa fare negli U.S.A. da eventi musicali e mondani.

volte prima di atterrare, l’half-pipe su snowboard, che è diventato disciplina olimpica invernale proprio dopo essere stato mostrato al mondo durante i Winter X Games, e il free style con le motoslitte, che poi non è altro che il corrispettivo del motocross estremo fatto coi pattini al posto delle ruote. Non so quanti di voi possano realmente partecipare, ma ci si può sempre consolare unendo il suddetto Bombardino a una lunga session televisiva (ESPN sponsorizza e mostra tutte le prove della kermesse) che farà capire anche a voi quanto la parola “crazy” nella terra di Abramo Lincoln abbia delle sfumature decisamente diverse dalla sua naturale traduzione in idioma italico.

Enrico Marchegiani

I main event rimangono le gare di salto sugli sci, in cui non è raro vedere dei folli girare su se stessi per tre o quattro

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snowboard tricks

foto credit: TM News - Infophoto


Moda di capodanno

Ansia da feste natalizie? Eccola che sale. E’ troppo presto? Portarsi avanti non è mai un male se si vuole evitare l’isteria a ridosso dei giorni di vacanza.

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i dia inizio alla ricerca sfrenata di idee regalo da fare ad amici, parenti, colleghi, fidanzati, lontani conoscenti che per un motivo o per l’altro non possiamo proprio evitare. E’ troppo presto? Portarsi avanti non è mai un male se si vuole evitare l’isteria a ridosso dei giorni di vacanza. Iniziano anche le domande ostinate per non sentirsi fuori tema. Ogni anno lo stesso copione. “Partirai per le feste?”, “cosa farai a Capodanno?”. E poco più in là arriverà anche la questione abbigliamento. Ma in questo caso, ognuno di noi, più che chiedere agli altri, chiederà a se stesso: “Cosa mi metto per la sera dei buoni propositi?”. Mi auguro che ognuno seguirà il proprio gusto e lascerà ai margini le fissazioni da fashion victim. Io mi sono divertita a fare qualche scelta, giusto per darvi un primo orientamento. Mood brillante per lei. Elegantino ma non imbalsamato per lui. Gioca a crearti (per una notte)! Silvia Pisanu

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babbo natale

foto credit: TM News - Infophoto


SHOPPING per fine anno

per la tua serata

Clutch glitterata Accessorize

DĂŠcolletĂŠe spuntata con fiocco nero in velluto ricoperta di glitter - Miu Miu

Abito in maglina metallica oro. La cintura è venduta a parte. Versace for H&M

Bigodino Tiny Musical Hats ricoperto di paillettes. Disponibile in diverse varianti di colore. - p. Maugeri / BORSALINO

Ballerina glitterata color oro con cinturino alla caviglia. zara

Papillon in maglia nera S.Paris

Cappotto doppiopetto in panno di lana Sandro Paris

Pantaloni in lana lucida. Linea dritta con gamba a sigaretta. Tasche laterali e a filetto dietro. Versace for H&M

Blazer aderente in lana lucida. Revers e bottoni rivestiti in satin. Taschino sul petto en tasche davanti.


modelli di bellezza

foto credit: TM News - Infophoto

“è sempre stato così” 16

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Cover story

l’uso della bellezza La bellezza oggi è cambiata, si è plasmata e adeguata al gusto.

E

h già, da sempre l’apparire è stato fondamentale, noi umani siamo mente e corpo ed è la nostra estetica che ci proietta nel mondo rendendoci più o meno gradevoli, più o meno belli, più o meno appetibili. Ogni epoca ha avuto i suoi canoni del “bello”, ogni cultura possiede una visione della bellezza che è differente da un’ altra ed è assolutamente unica. Ma non è questo il punto.. Chi di voi almeno una volta nella vita non si è interrogato sull’avvenenza del proprio volto e del proprio corpo? Chi di voi non è mai ricorso a palestre, cosmetica, diete e in alcuni casi anche alla chirurgia plastica, proprio per sentirsi più “belli”? Bene, fin qui non c’è nulla di male. Ma quando tutto ciò va a discapito dell’etica, del valore di noi stessi come persone al di là delle nostre fattezze, delle relazioni con gli altri? La bellezza oggi è cambiata, si è plasmata e adeguata al gusto, alla politica e più in generale alla società. Non è una novità, è sempre stato così. Ma nella realtà italiana odierna, l’esasperazione del mercato come legge unica e priva di scrupoli verso le relazioni umane, mostra sempre di più l’involucro a danno della sostanza.

La donna e l’uomo sono ormai vittime del consumismo. La tv e i media propongono modelli di corpi da possedere, corpi da bramare, corpi che possono essere svenduti senza molta dignità né preoccupazione. Corpi perfetti, secondo i canoni da loro dettati. Modelli di bellezza riconosciuti dalla massa come gli unici da imitare. Questi sono ormai i valori impoveriti dalla nostra classe politica. E la maggioranza strisciante, sembra assecondare e legittimare questo status quo, che scorre ogni giorno nei titoli dei quotidiani, sul web, nelle nostre esperienze quotidiane. La perdita di valori morali sta impoverendo la bellezza di tutti quanti noi, come se fossimo carne fresca gettata su un mercato che ci divora, a qualunque prezzo.

Valume redazione@universitybox.com

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“Tuttavia, ieri come oggi, sesso e potere non hanno mai smesso d’andare a braccetto” napoli QUARTIERE FUORIGROTTA

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ITALIA

LA MORTE DELLO SCANDALO OGGI IL RUOLO DELLA DONNA E’ TUTT’ALTRO CHE PASSIVO: IL SESSO HA PERSO LA CARICA RIVOLUZIONARIA DEGLI ANNI ‘60

“M

olte donne sono sedute sulla loro fortuna e non lo sanno”. Quando lo scrisse, Oscar Wilde non poteva di certo immaginare che questa constatazione non avrebbe più avuto aderenza con la realtà odierna. Le donne di oggi sono fin troppo consapevoli di come e quanto l’avvenenza e la bellezza possano esercitare potere sul sesso opposto.     Tuttavia, ieri come oggi, sesso e potere non hanno mai smesso d’andare a braccetto: le dame di corte sono sempre esistite, è la concezione di scandalo e indignazione a esser cambiata radicalmente.

Il nodo essenziale della questione non è, quindi, la rifessione intorno alla conformità o alla moralità di chi offre favori sessuali in cambio di posizioni di privilegio, quanto piuttosto l’assenza   di indignazione rispetto a tale fenomeno. Negli ultimi anni la politica si è circondata di una cosmogonia rosa tantoda far inviadia a Playboy: dalle europarlamentari-veline alle ex starlette in declino strapagate senza aver fatto la benché minima gavetta.

è andato via via assottigliandosi, fino a perdersi. Oggi ci si fa scivolare tutto addosso con estrema disinvoltura, come anestetizzati e incapaci di riconoscere l’amoralità di certe pratiche. Qualche eccezione ovviamente esiste: la manifestazione delle donne del 13 febbraio 2010, chiaro esempio di come si possa scendere in piazza per difendere la dignità del proprio corpo e della propria individualità.   Culi, lustrini e paillettes ci stanno intrattenendo da oltre un ventennio, nei talkshow politici come nei giochi a premi. Da Colpo grosso in poi il nostro sguardo è stato educato ad un altro tipo di immagine. Oggi il ruolo della donna è tutt’altro che passivo: il sesso ha perso la carica rivoluzionaria degli anni 60 e si è trasformato in merce di scambio, in un fattore individuale di proftto e di successo. Per questo la donna oggi ha conquistato un ruolo attivo, acquisendo un peso sociale e politico sempre maggiore. Lucrezia Foscari

Nella mancanza di indignazione della società civile sta il problema maggiore, poiché si finisce per avallare-legittimare, tali pratiche. Il senso dello sdegno

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donne e lavoro

buongiorno INGEGNERE!

INTERVISTA AD AMANDA, ragazza di 27 anni che si è laureata alla specialistica di Ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano

S

e vi chiedessero di immaginare un ingegnere aeronautico, lo descrivereste calvo, con gli occhiali e tarchiato. La persona in questione indosserebbe una camicia a quadri e dei pantaloni alti in vita, marroni o beige. Avrebbe le unghie smangiucchiate e la pelle chiarissima, e quasi sicuramente rientrerebbe nella categoria di quelli di poche parole, metodici, precisini, persino un po’ strani. Ma, soprattutto, ci sarebbe da scommettere che non pensereste mai a una donna. Men che meno a una bella donna. Amanda invece lo è. E’ una ragazza di 27 anni che si è laureata alla specialistica di Ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano, anche se è cresciuta a Lonato del Garda, in provincia di Brescia. Per mantenersi l’affitto e i piccoli “vizi” da studentessa ha lavorato come commessa e come hostess. Ascolta rock classic anni 70 e ama la moda come tutte le ragazze. Ma non è una fashionist, perché, come dice lei, “è troppo impegnativo, soprattutto in una città come Milano in cui tutti ostentano e ricercano l’alternativo che fa tendenza”. Amanda però sa benissimo di essere anche una di quelle donne che passeranno probabilmente la loro vita a cercare di dimostrarsi capace, e a lottare per dimostrare che “carina” e “sciocchina” non solo fanno una pessima rima ma non sono neanche sinonimi.

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AMANDA


“... Purtroppo non è ancora completo il percorso di emancipazione della donna, e, anche se vogliamo credere il contrario, si tende ancora ad associare la donna al ruolo che aveva sessant’ anni fa ...” Perché hai scelto Ingegneria Aeronautica? E’ un desiderio (masochistico) che ho dalle scuole medie, non so perché alla fine mi sono convinta. Durante l’università ti è mai capitato di notare che i professori agli esami si comportassero diversamente con te o con le altre ragazze del tuo corso? Durante la triennale direi di no, eravamo in molti tra cui parecchie ragazze. Nel corso specialistico invece ero una tra le pochissime e sì, mi è capitato di essere trattata diversamente dai miei colleghi maschi. In negativo però…a tratti demoralizzante. Ti è capitato di vedere ragazze che modificavano il loro modo di comportarsi e di vestirsi durante gli esami o le lezioni? Hai mai visto delle ragazze mettere da parte la propria femminilità per essere più “credibili” oppure al contrario che la hanno esasperata per catturare maggiormente l’attenzione dei professori? Non mi sembra proprio che sia successo, o almeno non ho esperienza diretta di episodi del genere. Nella mia facoltà non sono all’ordine del giorno, come invece accade in altre. Al contrario esasperare la propria femminilità a Ingegneria Aeronautica non è una carta vincente: io sono sempre stata attenta a evitare scollature, gonne e abbigliamento troppo di tendenza. Credi che l’essere una bella ragazza ti abbia favorito o sfavorito nel mondo universitario? Non voglio essere un’ipocrita, ritengo proprio che mi abbia sfavorito in parte del mio percorso. Il fatto di essere carina rendeva difficile accettare che fossi anche intelligente, nonostante si fosse in ambiente accademico e non al bar del paese a parlar per frasi fatte. Incredibile come questo pregiudizio abbia caratterizzato il rapporto anche con alcuni miei compagni di corso.

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Come credi che dovrebbe comportarsi una donna che si trova a lavorare in un ambiente prettamente maschile? Credo che l’ideale sia mantenersi sobrie ed evitare eccessi in qualunque direzione. In ogni caso si sarà giudicate e si attirerà l’attenzione, quindi meglio puntare sull’ambito professionale piuttosto che sull’abbigliamento per dare una buona impressione. Pensi che l’essere una bella ragazza ti abbia aiutato a fare una buona impressione durante i colloqui di lavoro oppure no? Penso di sì. Adesso lavoro, per scelta, nell’ambito commerciale e l’impatto col cliente è molto importante. E’ quindi fondamentale come uno si pone, come si presenta e cosa trasmette. Poi a questo va associata anche la sostanza, ovviamente. Hai mai avuto l’impressione di essere stata presa in minore considerazione in quanto donna rispetto ai colleghi maschi che ricoprissero un ruolo pari al tuo? Per ora no, ma sono solo alla mia prima esperienza di lavoro nel mio settore.

Perché secondo te in Italia è più difficile per le donne arrivare a ricoprire ruoli di grande responsabilità, sia nelle aziende che nella politica? Ma come? In politica mi sembra sia stato dimostrato il contrario…molte donne si sono ritrovate “inspiegabilmente” a ricoprire ruoli molto importanti dall’oggi al domani! (ride..) Scherzi a parte, se parliamo dell’Italia con la i maiuscola, quella dei cittadini, allora credo che sia per via del fatto che il nostro è un Paese molto legato alle tradizioni. Purtroppo non è ancora completo il percorso di emancipazione della donna, e, anche se vogliamo credere il contrario, si tende ancora ad associare la donna al ruolo che aveva sessant’ anni fa: la madre, la custode della casa, l’angelo del focolare. La donna invece oggi svolge entrambi questi ruoli: è indipendente, emerge, lavora, si realizza, è madre, è custode della casa. Una donna che è quasi un supereroe insomma. Tutto questo indubbiamente spaventa gli uomini, facendoli sentire minacciati nel loro ruolo di leader.

Manuela Messina

Di solito le donne sono più emotive degli uomini e questo è generalmente considerato uno svantaggio. Sei d’accordo con questo modo di pensare oppure credi che, al contrario, la sensibilità femminile possa essere un valore aggiunto nel mondo del lavoro? La sensibilità può essere un valore aggiunto qualora l’emotività non sia troppo accentuata. E’ vero che molte donne sono più emotive, ma è anche altrettanto vero che quelle determinate spesso lo sono molto più degli uomini.

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AMANDA

“... Il fatto di essere carina rendeva difficile accettare che fossi anche intelligente ...�


google.it

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INTERNET SEARCH

Google E LA LOGICA SEO O

ggi sul web vince chi è più “alto” di tutti. Siti e blogs si danno battaglia quotidianamente a suon di links per essere tra le prime posizioni nella ricerca di google. A chiunque di noi sarà capitato di usare i motori di ricerca e, attraverso le parole chiave, trovare magicamente alcuni siti che sono on top e altri più in basso. Ma come funzione questa logica, chiamata logica Seo? Con il termine ottimizzazione SEO, (Search Engine Optimization) s’intendono tutte quelle attività finalizzate ad aumentare il volume di traffico che un sito web riceve dai motori di ricerca. Tali attività comprendono l’ottimizzazione sia del codice sorgente della pagina, sia dei contenuti. Google funziona proprio perché può contare su milioni di persone che inserendo i links sulle pagine dei loro siti, aiutano a determinare quali di questi offrono contenuti di valore: in poche parole vince chi ha più collegamenti ipertestuali condivisi con gli altri utenti. Una vera logica meritocratica quella che accade nel mondo del web, ma avverrà sempre cosi? Accanto a proprietari di siti e webmasters che lavorano duro per creare ottimi contenuti e servizi per i loro utenti, ci sono altri che per passare la cosidetta PageRank (l’algoritmo che determina i siti più votati), comprano e vendono links; la pratica è oggi usata anche da numerosi bloggers che aspirano a diventare i più “cool” della rete. Ci sono molti aspetti che non vanno giù agli addetti ai lavori, in particolare il voto dato al proprio sito attraverso il PageRank e l’analisi fatta da Google.

nella ricerca di Google vincerà da ora in poi la freschezza e la velocità nell’update dei contenuti. Per il primo caso, si contesta il voto di per sé come metodo: anziché concentrasi sulla produzione dei contenuti, si cerca di perdere tempo per raggiunger l’ok da parte del PageRank. Il miglior posizionamento è dato anche dalla condivisione dei links (ma in molti casi la condivisione non è sinonimo di buon contenuto). Google, per molti, sbaglia modo di analizzare: i contenuti vengono controllati dopo, determinando l’importanza in primis della pagina che viene linkata. Un valore maggiore è determinato anche dall’anzianità del dominio, scalzando per anni chi tra i “giovani” cerca di farsi spazio (proprio come avviene nella vita reale). In ultimo, l’importanza del title: per Google i titoli devono essere ben scritti e comprensibili, ma spesso non vengono ancora una volta controllati i contenuti. Sembrerebbe dunque, che anche nel mondo del web ci siano alcuni escamotage per scalzare gli altri. E Google cosa ne pensa? Inevitabilmente è dovuto correre ai ripari e, dopo l’introduzione sul mercato quest’estate di Google Panda (l’algoritmo che analizza i siti e decide il valore di ogni singola pagina), ora tocca a Google Freshness Update non far dormire sogni tranquilli a chi punta ad avere la massima visibilità sul web. Attraverso questo sistema, verranno prima di tutto premiate le notizie più fresche (chi vorrà avere una pagina nelle prime posizioni, dovrà essere sempre sul pezzo), Google avrà poi un occhio di riguardo per chi inserisce eventi che hanno una cadenza ciclica (ad esempio quelli politici e sportivi che

possono ripetersi nell’arco dell’anno), e inoltre tutti gli aggiornamenti dovranno essere fatti in modo repentino e con frequenza: in poche parole nella ricerca di Google vincerà da ora in poi la freschezza e la velocità nell’update dei contenuti. I problemi però anche in questo caso restano: il Freshness Update è funzionale per il 35% delle ricerche, quindi vorrà dire che il restante 65% resterà fuori da questa logica (dobbiamo sperare che il nostro lavoro rientri nella percentuale giusta); non sempre poi l’aggiornamento continuo dei contenuti risulta un espediente che migliora la qualità (molto probabilmente le notizie che verranno aggiornate in tempo reale non saranno stilisticamente perfette, quindi alla forma verrà preferita la tanto rinomata freshness). Nonostante quindi la voglia di migliorarsi, il metodo di analisi di Google resta ancora con qualche buco da tappare: si continua a trascurare chi produce contenuti innovativi e originali, premiando ora chi lavora in real time, che non necessariamente risulta essere il più bravo agli occhi degli utenti.

Davide Donnarumma


Groupie

Living Loving Maid

Come ogni culto che si rispetti anche il rock oltre alle divinità e ai fedeli aveva bisogno di sacerdoti e nello specifico, visto l’alto tasso testosteronico intrinseco nella materia, sacerdotesse.

L

a fine degli anni ’60 nel mondo e in particolare negli Stati Uniti è stato un periodo decisamente turbolento, erano gli anni della contestazione giovanile contro la guerra in Vietnam, gli anni in cui i genitori per la prima volta abbandonavano il ruolo di padrone, per diventare educatore, gli anni della minigonna e degli hippie, ma soprattutto gli anni in cui il rock per la prima volta diventava il fenomeno giovanile di massa e i musicisti assurgevano al ruolo di vere e proprie divinità. Il fenomeno in realtà era nato tutto in Europa, con la Beatlesmania e con le frotte di ragazzine ululanti e piangenti ai concerti dei Quattro di Liverpool, per poi estendersi ai loro acerrimi rivali capitanati dalle sensuali labbra di Mick Jagger e infine superare le distese dell’Oceano Atlantico atterrando sulla “Terra dei liberi”. In realtà i primi sentori dell’idolatria del musicista negli Stati Uniti si erano già sentiti con la pelvica più mobile di Memphis a.k.a. Elvis Presley. Elvis aveva fatto sognare milioni di ragazzine ai suoi concerti e durante la visione dei film in cui il belloccio dal ciuffo ribelle appariva come attore, ma in realtà ad accendere la vera miccia furono proprio le band inglesi che sempre più spesso apparivano in tour che percorrevano da una costa all’altra gli Stati Uniti. Come ogni culto che si rispetti anche il rock oltre alle divinità e ai fedeli aveva bisogno di sacerdoti e nello specifico, visto l’alto tasso testosteronico intrinseco nella materia, sacerdotesse. Il ruolo di tramite tra la divinità e il mondo dei mortali creò una casta o sottocultura, che, pur avendo pochissime elette, ebbe un discreto impatto sulla storia del rock stesso. Il ruolo di sacerdotesse fu infatti preso in carico da giovani pulzelle che ebbero dal mondo del giornalismo musicale il nome di “groupie”. Per una definizione di cosa fosse una “groupie”

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ci viene incontro direttamente Robert Plant, che dell’argomento, diciamo, era esperto, distinguendo tra fan che volevano meramente fare del sesso con le star e le sacerdotesse che, invece, si prendevano cura dei musicisti lontani da casa durante i lunghi tour. Proprio di prendersi cura si trattava, diventando vere e proprie sostitute di madri e fidanzate. Il lato sessuale non era di certo secondario, visto come si è detto prima, quanto insiti nella musica fossero proprio i riferimenti alle gioie dell’amor carnale, ma era solo una parte, per quanto stuzzicante, del tutto. A provare l’importanza di queste ninfette nella storia della musica si possono citare diversi esempi in cui agirono da vere e proprie muse ispiratrici di pezzi musicali che diventarono poi parte della storia del rock. Dalla “She Came from the Bathroom Window” dei Beatles, dedicata alle fan che arrivarono ad introdursi dentro casa di Paul McCartney dalla finestra del bagno per rubargli dei vestiti, fino a “Ruby Tuesday” dei Rolling Stones, che trattava proprio di una storia andata male tra Keith Richards e una groupie. Frank Zappa arrivò a sublimare il suo rapporto con le groupie ospitandole nella sua magione con il ruolo anche di baby sitter per i suoi due figli, finendo poi con il produrre l’unico caso della storia in cui avvenne il salto della staccionata e le ragazze passarono da accompagnatrici dei musicisti a musiciste esse stesse. Nel 1969 il leader dei Mother of Inventions produsse l’album “Permanent Damage” a firma G.T.O.(da tradursi a piacere Girls Together Outrageously o Girls Together Orally): di certo l’opera non sarà ricordata per il contenuto artistico, ma aprì alle suddette baby sitter le porte dei backstage di gruppi come Led Zeppelin, The Doors ed Alice Cooper. Le G.T.O. non furono le uniche groupie a passare nel breve tempo di una

stagione da giovani studentesse della scuole superiori a vere e proprie “tourwife” delle band che più facevano furore tra gli anni ’60 e ’70. Gli annali del rock ricordano anche nomi come quello di Bebe Buell, il cui prodotto della relazione con le star è ben visibile e famoso in film come “Io ballo da sola”, visto che sotto quel soprannome si nasconde la madre di Liv Tyler, oppure di Marianne Faithfull, che nacque folk singer per finire a predire a Mick Jagger la morte di Brian Jones per annegamento con gli I-Ching, o ancora Cynthia Plaster Caster, il cui soprannome derivava dalla sua mania per realizzare calchi delle parti intime delle rock star che seguiva nei tour. Il fenomeno andò attenuandosi negli anni ’80, quando le band diventarono ancora più spiccatamente della  macchine da soldi e le frotte di fan indemoniate di gruppi come Duran Duran o Spandau Ballet costrinsero i musicisti ad attorniarsi di bodyguard, che li resero irraggiungibili e fecero cadere in disgrazia il rapporto unico che si creava tra divinità e sacerdotesse del tempio del rock. Un’ultima nota a margine, che fa capire quanto effettivamente di culto e divinazione si trattasse, la si deve ai prosieguo delle vite delle “groupie” che spiccarono il volo della notorietà nei “mitici anni ‘60”. Nessuna delle suddette infatti riuscì mai a liberarsi di quanto vissuto in quel breve e intenso decennio: chi morì di eccessi di droghe e alcool seguendo il destino di molte delle star con cui condivideva le alcove, chi ebbe storie d’amore travagliate e mai particolarmente felici fino a scomparire dal radar della musica che contava e chi infine ancora adesso non riesce a dimenticare e continua a scrivere e parlare di quegli anni, come se ne fosse rimasta intrappolata. Enrico Marchegiani

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Elvis & PROWSE

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MUSICA

SICK TAMBURO

Escono ora col secondo album A.I.U.T.O., sempre sotto l’ala protettrice e fedele degli amici de La Tempesta, e li troviamo più agguerriti e ispirati che mai ...

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ick Tamburo nasce nel 2009 da Gian Maria Accusani e Elisabetta Imelio, ovvero due terzi della line up oroginale dei Prozac+. Stavolta Elisabetta invece che al basso si mette alla voce. Inevitabili i rimandi ai Prozac+ ma stavolta c’è più oscurità e malinconia, sia nei suoni che nei testi. Escono ora col secondo album A.I.U.T.O., sempre sotto l’ala protettrice e fedele degli amici de La Tempesta, e li troviamo più agguerriti e ispirati che mai, nonostante gli anni di militanza! Sick Tamburo è nato come progetto da un’esigenza di Elisabetta, di cantare se non sbaglio, vero? Elisabetta: Più che un’esigenza, si è trattato di una vera e propria curiosità: avevo voglia di provare a fare una cosa nella musica che non avevo fatto prima, quasi per gioco in realtà. Poi Gian Maria, non da subito a dire il vero, mi ha dato la possibilità ed insieme ci siamo divertiti e abbiamo deciso di fare più sul serio. Ed eccoci quindi al secondo disco dei Sick. Di base tutte le canzoni sono scritte da te Gianmaria, vero? Già coi Prozac hai affidato i tuoi testi a una voce femminile e solo raramente hai cantato tu. Come mai? Gian Maria: A dire il vero non c’è una vera e propria spiegazione, non saprei darti una vera risposta. Mi sono trovato, prima per una ragione e poi per un’altra, ad avere a che fare con cantanti donne e il mio tipo di scrittura calzava loro addosso piuttosto bene. Ogni volta che scrivo un pezzo, per la prima stesura uso la mia voce, poi prova l’Elisabetta. Se la cosa funziona rimane così, altrimenti penso se tenerlo cantato da me o se accantonarlo...

Per cosa sta A.I.U.T.O.? Al di là dell’acronimo, l’idea è che ognuno trovi un significato per ogni lettera. AIUTO è una sorta di analisi su come l’essere umano si ostini a ricercare sistematicamente le stesse situazioni dolorose e poi si ritrovi ovviamente in difficoltà. Come se quelle situazioni dolorose, portino anche una sorta di irresistibile piacere. Oppure come se quelle situazioni dolorose, siano preferite, in quanto conosciute, a cose che non si conoscono. Meglio insomma un dolore conosciuto che ciò che non si conosce. A.I.U.T.O. Dopo la registrazione e la stesura di A.I.U.T.O.. Elisabetta è entrata in maternità. Mi chiedevo come neomamma come si rapportava ai Sick Tamburo che con questo secondo album sono ancora piú cupi e heavy nei testi e nelle musiche, per nn dire proprio a volte quasi annichilenti nella loro visione al nero della vita. E: I pezzi erano già pronti prima di avere saputo di essere incinta, quindi le considerazioni sugli stessi le avevo già fatte e metabolizzate precedentemente all’essere mamma. Poi, non essendone l’autrice, probabilmente ne sento meno il peso di quanto possa sentirlo invece Gian Maria. Non so come mi sarei posta se i pezzi fossero venuti fuori dopo... chissà! Com’è venuto fuori un album cosí scuro e in un certo senso disperato? G: E’ quello da cui mi sento circondato o forse è quello da cui mi piace essere circondato. Sono attratto più dal buio che dalla luce, non so se sia un bene ma per ora è ancora così.

Da cosa è nato il progetto parallelo Hard Core tamburo? G: HCT è un’idea che ho in mente da almeno 10 anni e il nome originale di questo progetto era proprio SICK TAMBURO, nome che poi, grazie all’Elisabetta, è stato usato differentemente. Essendo originariamente un batterista ed avendo abbandonato lo strumento dalla nascita dei P+, ho sempre avuto la voglia di mettere in piedi qualcosa che mi riportasse, in qualche modo, alle origini. Gli Hard Core Tamburo sono proprio questo, un mix di tamburi malati ed elettronica minimale che mi hanno riportato piacevolmente alle origini. Dopo l’esperienza Prozac+ siete, in un certo senso, tornati alle origini, incidendo per La Tempesta costruita da vostri conterranei e amici dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Come vedete la cosa all’alba del secondo disco? Come mai i Prozac+ si sono fermati? E/G: Cominciamo con il dire che siamo contentissimi di esserci incontrati nuovamente con amici di vecchia data e di aver potuto fare cose assieme. Poi, tornando alla questione P+, posso dire che ci siamo fermati per una sorta di esigenza fisiologica. Più di 10 anni costantemente assieme, ci hanno dato tanto ma siamo arrivati ad un punto in cui era giusto prendersi una pausa... Chissà quanto durerà!!! So che Eva, la voce dei Prozac +, oltre che aver collaborato al progetto Rezophonic, sta facendo un disco solista. Ne sapete qualcosa? Siete ancora in contatto? G: Si, siamo in contatto certamente. Me l’ha detto ma non ho ancora sentito nulla a dire il vero. In cosa la musica dei sick tamburo è femminile secondo voi? Sempre che per voi abbia un lato femminile. E: Tutto ha un lato anche femminile, quindi anche la musica dei Sick. Non dimenticando che c’è una cantante donna e che spesso gli stessi testi sono al femminile. Questo credo sia già sufficientemente ed esplicitamente femminile. Barnaba Ponchielli


VIAGGI

capodanno d’europa 2012 @ budapest 600.000 le persone che visitano la tradizionale Fiera di Natale a Budapest, tra magia, musiche folkloristiche e Santa Claus ...

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uda + Pest = Budapest! Non è solo un gioco di parole ma questi due distretti formano realmente la città ungherese, divisi dallo scorrere del Danubio. Budapest, la cosiddetta “Parigi dell’Est”, una delle più belle capitali al mondo, porta con sè evidenti tracce di una storia travagliata e le differenti culture che si sono susseguite nel tempo.

Difatti non potrete ignorare i profumi delle specialità culinarie  che inebrieranno il vostro olfatto, né tantomeno non pensare di riscaldare lo spirito con del buon punch ungherese. Ogni anno sono oltre 600.000 le persone che visitano la tradizionale Fiera di Natale a Budapest, tra magia, musiche folkloristiche e Santa Claus in giro per la città.

Dalle numerose fonti di acque termali sfruttate nell’antichità dai romani sono nate poi terme pubbliche, della dominazione Turca si ritrovano i sapori speziati nella cucina e il barocco austroungarico presente nella maggior parte delle architetture lascia trapelare l’anima elegante e sfarzosa. Per cogliere tutta la sua magia, vi consigliamo di visitarla durante le festività natalizie: in questa terra, l’avvento e la natività assumono i contorni della tradizione, con quel tocco di credenze popolari provenienti da epoche pre-cristiane. Assolutamente da non perdere il mercatino di Natale più affascinante e conosciuto in Europa, quello di piazza Vörösmarty, caratterizzato da un ampio programma culturale, dai prodotti d’artigianato locale in vendita nelle oltre cento bancarelle disposte in un percorso di shopping e di gusto.

La stessa piazza Vörösmarty sarà inoltre il palcoscenico dell’ultima notte dell’anno, tra bambini festosi con trombette di carta in mano, musica, maxischermi e spettacolari fuochi d’artificio, da vedere rigorosamente con il naso all’insù.

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budapest IN 24H 09.00 AM GOOD MORNING @ Princess Peck

Gli ungheresi a colazione solitamente mangiano pane con marmellata e uova, ma anche salumi o legumi. Ma non mancano di certo i croissant, non vi preoccupate! Nella maggior parte delle fermate della metropolitana, troverete catene come Princess Peck o Fornetti che delizieranno i vostri sensi con profumi di dolci appena sfornati! Il cappuccino non è ottimo, viene preparato nelle macchinette, ma salire in metro con una buona brioche è senz’altro un perfetto inizio di giornata.

Gellért, potrete godervi una nuotata e un massaggio. Accanto al medesimo hotel, si trova infatti questa struttura dotata di acque termali rinomatissime e di un meraviglioso stile architettonico che renderà le ore di relax un tuffo nel passato in un’epoca molto elegante e sofisticata.

Best in morning

10.00 AM passeggiata tra le meraviglie

Ardua la scelta tra proseguire piedi o in funicolare verso l’incantevole il Danubio con le sue acque grigie e malinconiche. Verrà premiato solo chi si è dato da fare a piedi e preso il tram verso sud fino allo stabilimento termale

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Nella speranza che non vi siate appesantiti troppo dopo le prelibatezze del mercato, dirigetevi verso la grande sinagoga in via Dohány: è la seconda sinagoga più estesa al mondo, assolutamente da vedere. In pieno stile Moresco, è uno dei palazzi più belli e una delle mete turistiche più richieste a Budapest ed è anche la sinagoga principale della comunità ebraica locale. Parte integrante della struttura sono anche il museo ebraico e il parco: il gigantesco salice piangente funge da il memoriale per i martiri ebrei ungheresi, e alcuni nomi delle 400.000 vittime dell’olocausto, sono iscritte sulle foglie.

04.00 PM arte ai vostri piedi

E’ tempo di mettersi in marcia! Non tutti sanno che Budapest fa parte del patrimonio UNESCO. Per capire perchè avviatevi verso il quartiere del Castello. Attraversate la Porta Vienna e superate gli Archivi Nazionali dal tetto in ceramica, prima di esplorare le strade laterali in pavé. Proseguite quindi per una passeggiata all’ombra degli alberi lungo le mura. Dirigetevi poi verso Piazza della Santa Trinità e visitate la Chiesa di Mattia (in onore del re Mattia Corvino) e il Bastione dei Pescatori.

11.00 AM relax time

02.00 pM la sinagoga

01 .00 PM

buon appetito! Ancora rallentati da questa esperienza rigenerante, vi sarà venuta di certo un po’ di fame. Un ottima scelta che unisce qualità e prezzo è pranzare al Mercato Centrale di Pest. Entrando nel mercato, noterete gli interni rassomiglianti una stazione ferroviaria, ma quel che realmente vi colpirà è il numero delle persone che si muovono da banco a banco, per comprare merci fresche, direttamente dal produttore. Il primo piano del mercato ha in vendita principalmente derrate alimentari e al secondo piano troverete oggetti tradizionali d’arte ungherese ed altri prodotti tipici.

scopri le altre destinazioni su

Dirigetevi ora verso nord, lungo Váci út e raggiungete la Szent Istvàn Bazilika, ovvero la Basilica di Santo Stefano, nella zona di Pest. Ancora una passeggiata sulla Andrássy út vi porterà fino alla Casa del Terrore. Riprendetevi poi dagli orrori del XX secolo contemplando i capolavori dei maestri spagnoli al Museo delle Belle Arti in Piazza degli Eroi. Per i virtuosi della scrittura, la leggenda dice che toccando la penna della Statua dell’Anonimo situata nel parco adiacente alla Piazza degli Eroi, potrete diventare straordinari scrittori. www.terrorhaza.hu www.szepmuveszeti.hu

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06.00 PM shopping time

Dopo tutta questa cultura ci vuole un po’ di spensieratezza e quindi datevi allo shopping! Dovete sapere che, dopo la caduta del comunismo, Budapest ha mostrato un incredibile passione per i Mall, ovvero i centri commerciali. Al di là dei prodotti in vendita, alcuni Mall sono molto interessanti dal punto di vista architettonico, come il West End Shopping Center, situato proprio in centro. Se preferite gli spazi piccoli, nel centro di Pest troverete negozi di giovani designer e creativi, mentre nei mercati coperti (alcuni bellissimi) e in quello delle pulci di Ecseri, troverete ottimi prodotti di ogni tipo a prezzi accessibili. www.westend.hu

08.00 PM cena sul danubio

La parola Danubio fa venire in mente Mozart e le sue sinfonie, i valzer di Strauss, le serate al Teatro di Vienna o la torta Sacher, lo strudel di mele sorseggiando un bicchiere di vino Tokay ungherese. Che ne dite quindi di cenare in maniera diversa dal solito, lasciandovi cullare dal dondolio delle acque? Non vi costerà un patrimonio ed è davvero un’esperienza unica e se viaggiate in coppia, molto romantica. Ci sono offerte di tutti i tipi, basterà recarvi sul fiume e scegliere la durata del vostro viaggio!

Best in EVENING

03.00 AM GOOD NIGHT budapest @ ASHFIELD HOUSE

Il freddo sarà entrato nelle vostre ossa ed è ora di mettervi sotto un piumone caldo e avvolgente. Rimanendo in zona centrale, c’è l’imbarazzo della scelta. Appartamenti, pensioni, ostelli. Offrono quasi tutti gli stessi servizi e hanno dei prezzi decisamente bassi. Molto carino è il Baross Hotel, grazioso hotel situato nel centro, a pochi minuti dalla stazione ferroviaria Keleti. E ora non rimane che augurare: Good night Budapest!

12.00 PM night life

BICCHIERINO DELLA STAFFA Se non siete ancora stanchi e la vista del Danubio vi ha lasciato piacevolmente soddisfatti, non è mai troppo tardi per proseguire con una partita a biliardino e un bicchierino della staffa in uno dei kerts più frequentati. Se l’idea vi sembra troppo banale, provate uno dei bar in Piazza Liszt Ferenc, o il barcone A38 sul fiume tra i ponti Petöfi e Lágymányosi, a Buda. Un avviso per i maschietti: se non volete rimanere in “mutande”, attenzione ai locali a luci rosse, ce ne sono tantissimi. www.a38.hu

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occhiali santana foto credit: a-morir

occhiali Lizzy


life style

di sicuro ti manca ... Siamo quasi a Natale e l’unica cosa di moda è l’albero sgargiante di lucine e decori ...

coda gypsy

L’

inverno è alle porte e l’autunno ci rende depressi già da un paio di mesi. Alle due del pomeriggio viene voglia di andare a dormire e dopo poche ore la luce atmosferica è paragonabile a quella che dovrebbe esserci solo a notte fonda. Ci si chiude in auto, sui mezzi, a lavoro e in casa, la vita sociale all’aria aperta è un ricordo da desideri scritti sul diario dei segreti. Ebbene, l’accessorio più sconclusionato, fuori luogo, insopportabile e inutile di questo periodo cupo è l’occhiale da sole. Sì, mi rendo conto che c’è chi lo indossa con assoluta non nonchalance, addirittura all’interno di trasporti pubblici posizionati sotto terra, vedi metropolitana. Ma penso che sarebbe un atteggiamento più umile chiuderli nell’armadio. No, non mi riferisco ai figurini tirati a lucido con gli occhi coperti da lenti scure. Parlo piuttosto dell’oggetto “vedo-non vedo, desidero che mi guardi ad ogni costo perché sono una vamp”. Ma non sarebbe più comodo riporli nel cassetto, sempre a portata di mano? No, ribadisco il concetto. Siamo quasi a Natale e l’unica cosa di moda è l’albero sgargiante di lucine e decori. Io gli occhiali sono solita metterli dentro ad un armadio, insieme a cerchietti e cinture.

Qualcuno potrebbe non crederci e allora vi farei vedere una fotografia, ma si potrebbe pensare che l’abbia fatta ad hoc., quindi passo oltre dicendo che gli occhiali più bizzarri che ho incontrato sono questi, di Amorir. E loro, giuro, proprio non ce li ho. Non dentro il cassetto. Non sugli occhi. E tanto meno nell’armadio. Lei è l’americana Kerin Rose e spero che il nome del suo brand non sia un invito. Non sarebbe carino. Ecco gli augurii hanno, di solito, un altro tono. Guardo Lizzi, Santana, Gypsy, W.o.w, Halford III, e non li posso elencare tutti, e penso che se li avessi non credo troverei il coraggio di farli uscire dall’armadio per indossarli, però premio il coraggio di chi lo farebbe perché ha il chiodo fisso di voler assomigliare a Lady Gaga (cliente della designer) e di chi li crea! Io così ci andrei, dopo infinite sollecitazioni da parte di amiche e compagni d’avventura, giusto a una festa a tema. Ecco, allora mi correggo, non li metterei mai, tranne che in un’occasione. Sotto tortura! Go hard, and go far! WEB STORE: store.a-morir.com Silvia Pisanu

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modA extreme

jeffrey / foto by andrea minoia

snowboard Passione in Crescita.

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i dice che sarà uno tra gli inverni più freddi, gelidi e rigidi degli ultimi tempi. La neve secondo le previsioni scenderà copiosa coprendo le Alpi di un manto bianco e soffice regalandoci la possibilità di sognare anche quest’anno. Per ora non è caduta molta neve sulle montagne italiane, auguriamoci che aprano presto gli impianti sciistici e con loro che inizi il nostro divertimento! Lo snowboard è aggregazione, passione, svago e forte amore per la montagna. Questa fantastica disciplina sta ottenendo sempre più visibilità nel nostro paese, cresce ogni giorno di più il numero di Riders in circolazione pronti a invadere i Resort Italiani soprattutto in queste settimane a ridosso delle vacanze Natalizie. Ed è proprio in questi giorni che la maggior parte degli Snowboarders si troverà a tu per tu con la preparazione dell’attrezzatura: a questo proposito siamo andati a fare un giro nello showroom della Burton, brand leader nel mondo dello Snowboard, cercando di impostare il nostro “Set Up” per la stagione bianca in arrivo. Burton quest’anno propone una linea tecnica e innovativa su molti aspetti, senza mai però trascurare l’amore per i colori e la fantasia. Inizierei a mostrarvi la proposta più curiosa tra le tavole Burton 2012: si tratta della Nug. Quando proverai la Good Wood-winning Nug, ti accorgerai che basterà un’inezia per farti ruotare. Agile e facile da maneggiare, la larghezza della Nug, il suo profilo di flex e le lamine effettive, è tutto ottimizzato per offrire un riding completamente nuovo che ti permette di scendere di 8-10cm rispetto alla lunghezza della tua tavola abituale. Rotazioni facili grazie allo Shape Twin; agilità nei terreni impegnativi permessa da una curvatura Camber; reattività e stabilità sorpren-

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denti in velocità concesse da un Flex direzionale. Insomma, un mix di qualità esplosive che rendono la Nug una tavola top di gamma. La Gmp Briggs Jacket è una giacca per tutte le stagioni, è stata creata con materiali 100% riciclati utilizzando impermeabilizzanti naturali. Nuova mappatura Quad Package Trail: fodera in Taffeta e Waffle Fleece riciclati. Questa giacca oltre a essere esteticamente molto accattivante e da apprezzare per il valore dato dalla propria polivalenza

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burton

stagionale, è davvero ottima per qualsiasi situazione. Per quanto riguarda i guanti quest’anno Burton metterà in circolazione una vera e propria chicca: il Master Glove. Il Master Glove è un guanto in pelle con dispositivo di controllo wireless remoto, si può collegare con tutti i lettori mp3 e I-Phone consentendo di gestire playlist e volume audio attraverso una pulsantiera innestata sul guanto sinistra. Grazie a questo guanto futuristico potrete scegliere al meglio la colonna sonora delle vostre giornate di riding. Dopo avervi mostrato al dettaglio le particolarità dei nuovi prodotti di Burton 2012 vorrei consigliarvi qualche posto che quest’anno offrirà di sicuro grandi emozioni a molti Riders in Italia. Inizierò senza dubbio con un luogo magico nel cuore dell’Alta Valtellina:

Livigno, ormai da anni, rappresenta il top nel mondo dello snowboard italiano grazie al rinomato Mottolino Snowpark che è da sempre palcoscenico di Contest internazionali (tra i quali Burn River Jump, in collaborazione con Burton). Recentemente ad affiancare di livello il Mottolino Snowpark si è aggiunto il Carosello Livigno Park, questo accostamento nella stessa località crea un mix di diversi stili di costruzione e disposizione delle strutture negli snowparks livignaschi. Questi sono i principali motivi, insieme ai costanti festeggiamenti serali, per recarsi nel “Piccolo Tibet” quest’anno! Un altro super posto nel quale andare quest’anno è senza dubbio Chiesa in Valmalenco che grazie al supporto degli sponsor Nitro, Vans, Iuter e Bomboclat e grazie al lavoro del Park Man-

ager Federico Ciccio Kiesa Galbiati ha deciso di investire ulteriormente con un progetto che porterà il Palù Park e lo snowboard in Valmalenco ai vertici della scena Italiana. Con questi spunti spero solo di aver accresciuto la vostra voglia di equipaggiarvi a dovere e di organizzare una spedizione in montagna. Per questo a tutti gli appassionati di snowboard che ora si trovano in trepidante attesa non posso fare altro che augurare un anno di neve memorabile!

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SHOPPING

DA NON PERDERE! DONNA

Lip Gloss

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Fard

DONNA

Ombretto

American Apparel. Voglia di colore anche d’inverno con i nuovi lip gloss di American Apparel, presto in vendita anche in Italia. Nove scelte, nove nuance. Idratano e non appiccicano. Da regalare alle amiche!

Fard Fred Farrugia. Sei colori a scelta per dare risalto agli zigomi. Dal beige chiaro al ciliegia e dal marrone terra al pesca. Dura nel tempo, illuminando il viso. In esclusiva da Sephora!!!

L’Oréal Paris. Color Appeal Chrome Intensity nuance 179 Noir étoilé Una nuance cromata e luminosa per dare risalto allo sguardo. Scelta perfetta se si vuole ottenere l’effetto Smoky eyes.

Prezzo: € 12,00 Sito: www.americanapparel.net

Prezzo: € 15,00 Sito: www.sephora.fr

Prezzo: € 10,95 Sito: www.loreal-paris.it

DONNA

Romantina

UOMO

Potion

UOMO

Neroli Portofino

Di Juliette Has a Gun. Juliette Has a Gun è un brand giovane creato da Romano Ricci, pronipote della stilista Nina Ricci. Per una donna romantica ma di carattere. Fiori d’arancio, gelsomino, vaniglia del Madagascar, patchouly e votive, un mix che non intacca il naturale odore della pelle. Da provare!

For Man Dsquared2. Potion nasce dal naso di Annick Menardo ed è racchiuso all’interno di un flacone che ricorda vecchie ampolle farmaceutiche. Un mix intenso e sensuale che mischia note di menta rossa in apertura per lasciare sul fondo patchouli, ambra e muschio.

L’ispirazione arriva dalla magica Portofino, come suggerisce il nome evocativo. Effervescente nel suo mischiare note di neroli di Tunisi, bergamotto, limone siciliano, mandarino giallo, lavanda, fiori d’arancio, rosmarino e ambra.

Prezzo: € 69.00, 50 ml Sito: www.juliettehasagun.com

Prezzo: € 57.00 Sito: www.dsquared.com

Prezzo: € 170.00, 100ml Sito: n/d


automotive

MOTORSHOW 2011 @ FIERA DI BOLOGNA ... UN piccolo vademecum del turista dell’auto ...

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ici dicembre e non pensi al Natale ma al Motorshow di Bologna? Sei malato, in Inghilterra ti chiamerebbero petrolhead, alla lettera testa di benzina. Ma non ti preoccupare, chi scrive ha il tuo stesso baco e nelle prossime righe troverai solo comprensione. Prima cosa: le date, la 36esima edizione del Salone Internazionale dell’auto tricolore partirà il 3 dicembre per sbaraccare l’11. La stampa sarà sul posto, combattiva e curiosa, già il primo e il 2 dicembre, per tutte le anticipazioni del caso. Ma da bravi cani da tartufo delle quattro ruote qualche anticipazione la possiamo già dare. Per prima cosa ci si scrolla definitivamente di dosso l’aria cupa del 2009, l’anno terribile del mercato dell’auto, segnato da dozzine di rinunce troppo importanti. Quest’anno tornano anche i disertori del 2010, leggi Honda, Mazda, Subaru e Toyota. Sarà un salone sospeso tra il passato e il futuro. In che senso? Ci sarà uno stand, patrocinato dalla Presidenza della repubblica, dedicato alle auto che hanno fatto la storia dei primi 150 anni dell’Italia unita (padiglione 31). A pochi passi, invece, il futuro... e attenti a non prendere la scossa. Sì, perché il futuro a Bologna sarà racchiuso nello stand dedicato all’elettrico. La vera nuova tendenza nel panorama automobilistico contemporaneo.

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Electric City powered by Enel sarà l’epicentro di questo sguardo sul nuovo che avanza. Si parlerà di tutto quanto serve sapere al potenziale acquirente di auto elettriche: cosa offre il mercato, costi di manutenzione, come si fa rifornimento. Tranquilli, una volta resi eruditi, ve le fanno anche provare, le elettriche. In una pista indoor, tanto non inquinano! Andate a farci un giro (padiglione 30) perché con l’aria che tira, decisamente inquinata, l’alimentazione elettrica è l’unica a non essere nel mirino degli amministratori. Sopratutto nelle grandi città è una scelta che potrebbe convenire.

Chi E’ dove? Nel Quadriportico e al padiglione 16 il padrone di casa è Volkswagen Group: presenti Audi, Seat, Skoda e Volkswagen, quest’ultima anche con la sua divisione Veicoli Commerciali. Bandiera tricolore in bella vista al padiglione 19: al suo interno tutti i brand del gruppo Fiat, ovvero Abarth, Alfa Romeo, Ferrari, Fiat, Jeep, Lancia e Maserati. Fiat è presente anche con Autonomy, il programma di mobilità della Casa torinese per persone diversamente abili. Al padiglione 21 sono di scena Renault, Dacia e DR. Il padiglione 22 ospita Hyundai, Isuzu e il ritorno di Mahindra e Mazda.

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Al padiglione 26 i protagonisti sono i marchi Honda, al suo ritorno al Salone Internazionale dell’Automobile, Mitsubishi, Tata e Volvo. Al padiglione 29 espongono il gruppo Daimler, con i brand Mercedes-Benz e Smart, Ford, Land Rover e Kia.  Un’altra prima assoluta per il pubblico del Motor Show è Luxury Time, realizzata in collaborazione con il magazine Monsieur, che prevede una parte espositiva dedicata alle auto di lusso, con l’obiettivo di riunire i più prestigiosi brand del segmento “haut de gamme”, abbinato ad una sezione di alta orologeria.

Marco Subert

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esami

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salute

stress da esame? Allora come si arriva a non riuscire a presentarsi in università per un appello, poi un altro? Quando si è troppo stressati per l’esame?

Q

u ando l’ansia per gli esami è spropositata? Quando sotto c’è un disturbo? Quando rimandare gli appelli inizia a sembrare l’unica soluzione? Per molte persone la maturità rimane un incubo che si presenta nelle notti, anche dopo tanti anni dalla laurea. Sostenere un esame non è un evento considerato piacevole in nessuna parte del mondo e, seppure non sia classificato come evento traumatico, ricade nella categoria degli eventi che generano stress. Da qui“stressato per l’esame”. Del resto si convive con le valutazioni dalla più tenera età eppure alcune persone, capaci e studiose, fanno fatica a sostenere gli esami universitari e rimangono indietro nel corso degli studi. Alcuni studenti solo dopo anni presentano a famigliari un libretto che testimonia l’assenza d’esami sostenuti, pur avendo trascorso diversi semestri sui libri, sotto gli occhi di tutti. Allora come si arriva a non riuscire a presentarsi in università per un appello, poi un altro? Quando si è troppo stressati per l’esame? Esistono due tipi di ansia. Si può definire ansia “buona” (ovvero fisiologica) quella che permette alle persone, attraverso l’emozione paura, di stare atten-

Dott.ssa Cammino

te. Per esempio è quella che permette di dare importanza alla puntualità e di non scordare il libretto quando si ha un esame. Ovviamente l’emozione paura nasce per difendersi da un assalto di qualche predatore come un serpente nella savana e permette, in un certo senso, di guardare “dove si mettono i piedi”. Bisogna avere paura di chi non ha paura perché non è una persona attenta a quello che sta facendo. Il vero coraggioso è chi ha paura e l’ affronta. In ogni caso questo tipo d’ansia migliora la performance e quindi permette di affrontare una situazione scegliendo la strategia migliore (ovvero aumenta la capacità di coping in situazioni di stress). L’altra ansia, di conseguenza, si può definire quella “cattiva” (ovvero patologica). Il trattato Italiano di Psichiatria definisce l’ansia, in un quadro patologico appunto,“uno stato emotivo a contenuto spiacevole, associato ad una condizione d’allarme e di paura che insorge in assenza di un pericolo reale e che, comunque, è sproporzionata rispetto ad eventuali stimoli scatenanti”. Questo stato emotivo diventa un’interferenza, qualcosa che non aiuta a “funzionare meglio” ma può dare esclusivamente o un peggioramento nella performance o indurre a condotte di evitamento.

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“... Del resto si convive con le valutazioni dalla più tenera età eppure alcune persone, capaci e studiose, fanno fatica a sostenere gli esami universitari e rimangono indietro nel corso degli studi. ...” Un peggioramento delle capacità cognitive si verifica, ad esempio ad un esame, quando una persona non ricorda un argomento che sa di aver studiato e non riesce ad accedere ad informazioni che è consapevole di aver assunto: quello che molti descrivono come la “pagina bianca”, un vero e proprio black-out nella possibilità di rendere fruibili a se stessi delle informazioni immagazzinate nella memoria. Non si tratta di dimenticare una parte perché non si è ripassato l’argomento ma di percepire un vero e proprio “vuoto mentale”. Quando questo inizia ad accadere associato ad un’eccessiva preoccupazione per l’esito dell’esame, insieme a sensazioni fisiche percepite come spiacevoli, è evidente che non possa che peggiorare la performance. Questa, altrimenti definita come “Ansia da Prestazione”, è evidentemente una manifestazione che aumenta il carico di difficoltà di qualsiasi esame, anche il più semplice e che ripropone uno schema sproporzionato di sensazione di pericolo come se, a quel punto, dall’esame dipendesse la propria incolumità. Per un’Ansia da Prestazione s’individuano: - Insonnia, nervosismo, irritabilità, difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria, preoccupazioni ricorrenti e imperanti sull’esame. - Sintomi psicosomatici come cefalea muscolo-tensiva, sintomi gastroenterici di natura psicosomatica come nausea, vomito, gastrite e sindrome del colon irritabile. - Un soggetto che soffre di una forte ansia da esame può fare scena muta durante un’interrogazione o non riuscire a ricordare assolutamente nulla durante una prova scritta, e questo indipendentemente da quanto egli sia preparato e dalle valutazioni precedentemente ottenute.

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Per non scivolare nell’ansia bisogna saper affrontare le situazioni che generano stress, come l’esame, riproporzionando l’entità dell’evento. Si possono considerare alcuni semplici moniti: -- L’esame non è un evento in cui si valuta il valore della persona ma solo la sua conoscenza di una materia. -- L’esame non mette a rischio l’incolumità della persona: la cosa peggiore che possa accadere è ripetere l’esame.

è normale e spesso potersi confidare aiuta a sostenersi nel corso degli studi. I gruppi di studio si creano per darsi coraggio reciprocamente e non per fare una gara a chi ha il libretto più bello. Un giorno non ricorderete neppure di aver avuto un libretto. Dott.ssa S.Cammino Medico psicoterapeuta E-Mail: s.cammino@gmail.com

-- La vita è costituita di tanti aspetti di cui lo studio è solo una parte. -- Studiare soltanto, tralasciando le proprie esigenze o i propri affetti, rende l’esame l’idea imperante del nostro cervello e aumenta l’apprensività come se diminuisse l’obbiettività. -- Le aspettative non possono che deludere. -- Quelli che sono percepiti come giudizi sono solo nella propria mente. Non possiamo sapere cosa pensano gli altri. -- Una persona rilassata ad un esame può più facilmente accedere alla sua memoria. -- Studiare ascoltando il proprio corpo è importante per migliorare la performance: ci vuole un allenamento graduale e un ascolto di se stessi profondo per poter cogliere quando c’è maggior possibilità di resa e quando si è sui libri per senso di colpa/per far piacere a qualcuno/perché gli altri intorno lo sono. Ascoltare quando è il momento permette di rendere in poche ore più dell’obbligarsi per giorni. -- Gli altri: confrontarsi con gli altri non per nutrire la componente competitiva del percorso scolastico, ma per condividere con loro il medesimo carico a cui si è sottoposti. Sentirsi in difficoltà

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Fumetto realizzato da Erika Ventura


lavoro

lo stage marsigliese

Elena Zucco. Laureata in Lingue, letterature e dinamiche interculturali all’Universita’ Roma Tre. Attualmente stagista presso il Consolato generale d’Italia a Marsiglia

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osa ci fa una laureata in Lingue e Letterature in un Consolato italiano in Francia?! E’ quello che mi chiedono tutti, e che mi domandavo anche io prima di arrivare a Marsiglia per iniziare il mio stage presso il Consolato Generale d’Italia. Per quanto gli studi linguistici e umanistici in generale siano interessanti ed entusiasmanti, spesso alla fine dei conti - lavorativamente parlando - sembrano non portare a nulla di concreto. Cosi’, per chi come me ha deciso di andare contro la ‘moda’ delle lauree in Economia, Giurisprudenza ed Ingegneria (per citare quelle che credo siano le più gettonate di questi tempi) e di intraprendere un percorso di studi umanistici, una volta ottenuto il tanto desiderato diploma di laurea inizia la parte più difficile: e ora cosa faccio? Me lo sono chiesto molte volte in quest’ultimo anno, finché ho deciso che fare un’esperienza di lavoro all’estero mi avrebbe aiutato a chiarire un

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po’ le idee. E cosi’ eccomi qua a Marsiglia impegnata in uno stage che non avrei mai pensato facesse al caso mio. Invece, per fortuna, a volte la vita riesce ancora a sorprendermi in positivo! Come gli altri impiegati, lavoro 36 ore a settimana; quindi gran parte della mia avventura marsigliese la trascorro in Consolato tra passaporti, carte d’identità, traduzioni, documenti anagrafici e cosi via. Non preparo caffé e non passo la giornata davanti la fotocopiatrice. Lavoro come (o quasi) qualsiasi altro impiegato consolare, faccio tutto quello che posso fare nella mia condizione di stagista e imparo cose che non avrei mai potuto imparare. Certo l’amministrazione pubblica è davvero un gran caos, ma con un po’ di calma e concentrazione riesco a cavarmela! Una volta lasciata la zona consolare, fuori mi aspetta Marsiglia con le sue mille sorprese quotidiane. Questa città cosi eterogenea da ogni punto di vista mi stupisce ogni giorno di più. Saran-

no forse l’atmosfera viva e pulsante, il sole, il caldo in pieno novembre o il mare che rendono tutto diverso e affascinante, ma quel che è certo è che a Marsiglia vale la pena viverci anche solo per qualche mese. Qui ci si sente accolti, nessuno è straniero, si è tutti semplicemente marsigliesi. Qualcuno prima di partire mi aveva assicurato che “Marsiglia accoglie tutti e tutto”. Non si sbagliava. E’ difficile sentirsi stranieri in questa città cosi polifonica, in cui in pochi metri si riescono a sentire le lingue di tutto il mondo. Marsiglia è cosi: abbraccia tutti, senza fare distinzioni. Bisogna solo aprire completamente la mente e lasciarsi trasportare dalla sua vita insolente e gioiosa! Elena Zucco

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elena zucco

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recruiting sui social network foto credit: tmnews - infophoto

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lavoro

CAMBIO PROSPETTIVA. SE e’ IL LAVORO CHE MI CERCA Come farsi trovare dalle aziende in cerca di talenti. Ovvero: come vince il piacere sul dovere.

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e i creativi usano il ciclo mestruale per pubblicizzare una pastiglia contro il mal di pancia (o contro il panico dell’unico poverino inerme agli sbalzi d’umore di un esercito di minacciose femmine dall’emotività uterina) il manifesto è chiaro. Le donne rompono le palle. Pur nella loro specificità fisica, emotiva, intellettuale e creativa, questo fanno. Lo sanno i datori di lavoro alle prese con una maternità non prevista, coi permessi per l’allattamento, con le sostituzioni, con le labili relazioni tra donne, uomini e rispettive promozioni. Dicono che l’economia non abbia, al momento, alcuna intenzione di ridestarsi; dicono inoltre che gli stimoli culturali del nostro paese siano dei senzatetto malnutriti. Dicono, infine, che una concentrazione di ormone femminile si riconosca da lontano, nella stanza di un colloquio di selezione, e pare che quell’ormone non trovi sempre spazio tra le voci di un contratto di lavoro. Dicono.

Sì, ma noi cosa diciamo? Siamo così abituati a dare per scontato che la fascia di età 20-30 anni sia a rischio anonimato, che il vero rischio sta diventando non rischiare. Se poi sei nata femmina il rischio diventa l’annullamento del genere. Il rischio peggiore è tuttavia un altro: ignorare che parecchie realtà d’impresa sono proprio alla ricerca di talenti trasversali, appartenenti a quella stessa fascia di età. Il tratto distintivo ricercato, poi, non è quel vuoto concetto di entusiasmo a prescindere, che gli “esperti” suggeriscono di inserire sempre nella lettera di motivazione. L’altra faccia della medaglia - quella bella - di questa brutta realtà disincantata mostra infatti un interesse per i giovani informati, appassionati di argomenti tanto di nicchia quanto attuali; attratti dai linguaggi che equivalgono ai nuovi strumenti per produrre, comunicare, distribuire.

Quelli che vengono coltivati per piacere e sviluppati per vocazione. Piacere? Proprio così. Ecco un primo aspetto perverso. Siamo cresciuti dentro modelli sociali che imponevano la ricerca di un lavoro prim’ancora della ricerca di un luogo, dove cercare cultura, stimolo ed espressione. E questo è il risultato: un divario netto tra il concetto sociale di lavoro da quello personale di occupazione, intesa come collocazione personale e di contributo professionale. E ancora, un rapporto schizofrenico con la propria carta d’identità: scommetto che almeno il 60% di voi avrà scritto su ‘professione’ qualcosa che niente c’entra con quello che ha studiato o per cui ha nutrito aspettative sin dai tempi del liceo. La grande sorpresa di oggi è invece che solo ciò che piace può far rima con audace. Perchè non c’è niente di più vero e riconoscibile di una grande passione che può spingere alla determinazione, a farsi distinguere tra mille curricula in formato europeo, dove la voce sul carattere personale è spinta in fondo, prima dell’autorizzazione al trattamento dei dati. Perchè ciò che piace è ciò che riesce sempre più facile e dunque può permettere di osare verso un’ambizione. Nessuno ci ha insegnato finora a ad avere una diversa prospettiva dei contesti, nessuno spiega che si può guardare un oggetto con una diversa destinazione da quella a cui si è abituati. Eppure ho un’amica che le ruote delle bici le usa per costruire sedie. E sono sedie comode, che se venissi da un altro pianeta non penserei che una ruota serve per stare in movimento anziché accovacciarcisi dentro. Per la nostra generazione la destinazione d’uso non può essere una convenzione sociale bensì personale. Di gusto.

Seconda perversione. Trovare soluzioni nuove è un’arte, quella che oggi le realtà professionali (giovani e non) cercano più di quanto si creda. In questa logica ecco un banale ma sottovalutato suggerimento: tutti i social network andrebbero usati anche per cercare e farsi trovare. Le aziende puntano molto al reperimento di profili con caratteristiche individuali in linea coi propri bisogni: nessun canale, più di un censimento web quale Facebook oggi è, permette di costruirsi una vetrina! E in effetti, a pensarci, è un metodo di recruiting economico, sintetico, immediato e mirato che permette di mettere a fuoco il backgroud di una persona attraverso profili reali e spontanei. Per inciso: occhio ai profili fake, quelli che chiedono amicizia fingendosi la qualunque e che invece sono marionette virtuali mosse dai sapienti fili di reparti di risorse umane deputati alla ricerca. E questo vale per maschi e femmine: la luce, questa volta, non è più puntata sul genere ma sul valore dei profili, finalmente un tuttt’uno di curriculum di studio e di interessi, di esperienze di lavoro ma anche di esperienza di vita (viaggi, lingue, tecnologia, linguaggi e sperimentazioni). Se la meritocrazia è quella linea di demarcazione che ci confina al di là degli edificanti esempi nord europei, dove planano i cervelli della ricerca e dove le giovani donne potranno trovare asili nido inblogati in azienda, forse questo nuovo modo di lanciare segnali al mercato del lavoro è un primo passo per inserirsi in nuovi metri di misura. Dove le misure non sono un giro vita e i contenuti non sono sono formule omologanti da cv. Ma dove, soprattutto, la concentrazione di progesterone potrebbe non essere più il primo dei problemi bensì l’ultima delle caratteristiche. Giulia di Fonzo


lavoro

ALLARME DISOCCUPAZIONE Queste sono le conseguenze, ma su quali sono le cause della disoccupazione e della permanenze dei ‘bamboccioni’ nel corso degli ultimi anni, diverse ricerche ci hanno fornito le risposte.

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l gennaio 2004 mai così tanti giovani disoccupati. Stando alle ultime statistiche dell’ISTAT quasi il 30% (per la precisione il 29,30%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni è in stato di disoccupazione e la percentuale italiana supera di oltre otto punti la media dell’Unione Europea. Il popolo dei senza lavoro è sempre più grande e due dati confermano la situazione a livello generale nel Belpaese: il primo è il tasso di disoccupazione in Italia che tocca l’ 8,3%, l’altro, forse quello più inquietante è il rapporto tra disoccupati (cioè coloro che rientrano nell’età legale per lavorare, ma non hanno un lavoro) e lavorativi attivi, precari compresi. Gli studi dell’OCSE dimostrano appunto come i primi siano in maggioranza rispetto ai secondi, e se le media dei paesi dell’OCSE in percentuale è del 72%, l’Italia arriva al 110%: qui la conferma, sono più quelli che non lavorano rispetto agli occupati. Dietro di noi solo Turchia e Ungheria, ci precede di poco nella rilevazione anche la Grecia, ormai nel baratro del fallimento. Numericamente il tutto, per quanto riguarda i giovani, si traduce in 86mila disoccupati in più rispetto al mese di agosto quando il dato era al 28%. A preoccupare ancora di più è poi la situazione del Mezzogiorno: se a livello nazionale infatti un giovane su tre è disoccupato, il dato al sud sale a un giovane su cinque. Basti pensare che nella sola Sicilia ci sarebbero, stando

al rapporto Svimez 2011, 248mila disoccupati, a cui ne andrebbero sommati altri 325mila ‘nascosti’, cioè non conteggiati nelle statistiche ISTAT. Insomma, se l’Italia è una “Repubblica democratica fondata sul lavoro”, come recita la Costituzione, forse siamo o stiamo diventando, alla luce di questi dati, incostituzionali e le previsioni di un intervento serio e riformatore sono lontane e grigie. Queste sono le conseguenze, ma su quali sono le cause della disoccupazione e della permanenze dei ‘bamboccioni’ nel corso degli ultimi anni, diverse ricerche ci hanno fornito le risposte. Disoccupati e dipendenti dai genitori, la geografia dei ‘bamboccioni’ europei ci lascia lo scettro: peggio di noi nessuno: in Italia il 49,8% dei giovani dipendono economicamente dai genitori. Un interessante articolo di Alessandro Rosina, docente di Demografia presso l’Università Cattolica di Milano, apparso su lavoce.info, dimostra come questo dato sia strettamente legato anche agli investimenti del PIL (Prodotto Interno Lordo) alla voce ‘ricerca e sviluppo’. In Europa meno di noi (1,1% del Pil) investono solo in Grecia, Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Romania e Ungheria (tra lo 0,5% e l’1%). A tutto questo ovviamente vanno aggiunti anche quei giovani che non sono disoccupati, ma devono far fronte a contratti di stage o apprendistato dalle retribuzioni bassissime o addirittura

inesistenti, come bisogna far fronte a una preoccupante difficoltà nell’emersione del lavoro nero, purtroppo piaga non di poco conto anche negli anni 2000, così come le situazioni di caporalato e sfruttamento della manodopera sottopagata e non dichiarata. E’ interessante poi osservare come soffrano la carenza di giovani disoccupati tutta una serie di settori economici che non riescono a inserire nuove leve al proprio interno, in particolare in ambito professionale, dove le difficoltà di inserimento si riscontrano, per esempio, persino tra i giovani medici. Negli ultimi provvedimenti economicofinanziari si cercano strumenti di leva per rilanciare l’occupazione giovanile, che con quella femminile, sempre più in calo, rimangono tra i grandi problemi del mondo del lavoro in Italia, ma occorrerà altro tempo per verificare gli effetti delle contromisure. Non sono tempi semplici per le giovani generazioni che si affacciano al mercato del lavoro, sia per coloro altamente specializzati e appena usciti da università e master, sia per i lavori più ‘classici’. Le difficoltà nel portare a casa un contratto di lavoro regolare e poter avere una indipendenza economica nell’Italia della crisi diventa un miraggio sempre più lontano. Intanto l’età dei disoccupati avanza e molti si apprestano a uscire dalla fascia considerata ‘giovanile’ per arrivare tra i disoccupati ‘adulti’, con un futuro fatto più di ombre che di luci. Per rivedere un po’ di luce occorrono riforme ampie e serie, a volte anche impopolari, che spingano sì, i nuovi lavoratori ad accettare salari bassi, ma salari di fatto esistenti anche durante l’apprendistato, che, per esempio, per l’economia tedesca si è dimostrato il vero punto di forza che ha tenuto a galla il mercato del lavoro dell’intera Germania. Luca Rinaldi

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MANIFESTAZIONE DEI DISOCCUPATI

foto credit: TM News - Infophoto

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CINEMA

SHAME

Regia di Steve McQueen Con M. Fassbender, C. Mulligan, J. B. Dale, N. Beharie ... durata: 99’ - Uscita: GENNAIO 2012

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n cinema viscerale e senza compromessi, quello di Steve McQueen. Il suo debutto cinematografico, “Hunger” (Camera d’Or per la migliore opera prima al Festival di Cannes) era un dettagliato resoconto del lacerante calvario degli ultimi giorni di vita dell’attivista nordirlandese Bobby Sands destinato a morire per inedia. Ora, dopo la “fame”, è la volta della “vergogna”. E non è un caso che per “Shame”, il suo secondo film, McQueen abbia voluto lo stesso attore che aveva già tartassato in “Hunger”, il talentuoso Michael Fassbender (premiato come miglior attore al Festival di Venezia). Perché, a ben vedere, i due film sono speculari ed opposti. Se “Hunger” dimostrava come, nel massimo della privazione, si possa raggiungere la massima libertà (un uomo rinchiuso in cella muore al termine di un radicale sciopero della fame per affermare le proprie convinzioni), in “Shame” assistiamo all’opposto: un

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uomo piacente e di successo che vive nel cuore di New York - la città che non dorme mai e dove tutto è disponibile ad ogni ora - potrebbe avere tutto ciò che vuole, eppure è completamente schiavo delle sue ossessioni sessuali, cui cede in maniera compulsiva in qualunque momento, siano essi incontri occasionali in metropolitana, appuntamenti con prostitute, chat erotiche o sesso via cam, trasformando la sua vita in un’autentica prigione che gli condiziona anche il lavoro e gli impedisce relazioni umane, se si esclude l’ambiguo e problematico rapporto con una sorella ugualmente disturbata (un’inedita e intensissima Carey Mulligan, finalmente libera dall’immagine di brava ragazza che si porta dietro dai tempi di “An Education”). Il film uscirà verosimilmente vietato ai minori di 18 anni per via delle insistite scene di nudo integrale, eppure non vi è nulla di pornografico in esso. Anzi, a ben vedere, il film non è neppure erotico e sen-

suale, perché lo sguardo di McQueen è più clinico che voyeuristico. Del resto, come l’alcolismo ha ben poco a che vedere con il gusto del whisky o del gin, così la dipendenza sessuale del nostro protagonista nasce più da un vuoto vorace da colmare che dal desiderio di un corpo femminile. Eppure, lentamente, il film insinua il sospetto che sia forse il nostro stesso stile di vita a renderci sempre più anaffettivi e vulnerabili a una compulsione tanto vorace quanto asettica. Ed è così che ci ritroviamo calati, complice anche una splendida fotografia, in uno scenario ossessivo e sfuggente di una potenza fenomenale. In un orizzonte inquietante e disperato che va oltre la patologia del protagonista per farsi esistenziale, McQueen finisce per ritrarre un disagio ed un senso di vuoto in cui tutti, più o meno, possiamo rispecchiarci. Marcello Paolillo

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cinema

barbara rossi prudente al festival di roma “a tredici anni arrivò finalmente il mio primo abbonamento ad un “cinema vero”. Ci andavo tutti i mercoledì. Da sola od in compagnia, quasi sempre di mia madre”

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al 27 ottobre al 4 novembre 2011 Roma ha accolto il suo rinomato Festival del Cinema. Anche quest’anno sono state tante le sorprese ed i registi emergenti. Fra tutti abbiamo deciso di parlarvi di Barbara Rossi Prudente e del suo lungometraggio a basso budget “Esterno Sera” proiettato il 1 novembre al Centro Elsa Morante. Nel 1999 Barbara ottiene il Premio Solinas per lo script del film “Esterno Sera”, nel 2004 un David di Donatello per il lavoro come co-sceneggiatrice nel cortometraggio “Sole” di Michele Carrillo. Dal 1996 è regista di cortometraggi indipendenti come “L’acca non c’è più”, “Storielle”, “Indagine su un equivoco al di sopra di ogni sospetto”, “Non ti aspettavo”. Quest’ultimo partecipa al concorso Tribeca International Film Festival di New York nel 2006. Barbara si è dedicata anche ai documentari: è del 2000 “La carne fresca” che tratta della prostituzione in Brasile; nel 2008 invece gira “La bambina deve prendere aria” sull’emergenza dei rifiuti in Campania. Barbara ha lavorato anche come regista d’animazione con Andrea Cerini per il film “L’oro rubato”. “Esterno Sera” vede come protagonista una ragazza di 25 anni di nome Alba, una ragazza dal presente tormentato che dopo una decina d’anni riceve la visita di Fabrizio, suo cugino con il quale aveva interrotto il rapporto. Un segreto che si nasconde da tempo nella famiglia, un mistero che

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ora Fabrizio vorrebbe rivelare ma non sempre ciò che si vuol fare combacia con il possibile. Nel cast troviamo Ricky Tognazzi, Valentina Vacca, Emilio Vacca, Salvatore Cantalupo, Alessandra Borgia. Barbara è stata molto disponibile nel rispondere a qualche domanda sulla sua carriera e su “Esterno Sera”. Buona lettura! Quando nasce la tua passione per l’arte cinematografica? Credo che la passione per il cinema sia nata quando da bambina sfogliavo i diari in cui mio nonno appuntava le sue personalissime considerazioni in materia di cinema e teatro. Dopo aver guardato un film, aveva l’abitudine di riempire un paio di paginette. Direi che seguiva un metodo preciso: descriveva solo brevemente la trama mentre si soffermava nel comporre con curia e minuzia il racconto emotivo che quella visione gli aveva procurato. Da li, è venuto naturale che esplorassi un mondo, per me misterioso, capace di catturare l’attenzione di quell’uomo a cui volevo un gran bene ed a cui portavo gran rispetto. Seguirono poi anni di visioni pomeridiane in oratorio (I salesiani erano l’unico luogo in città dove si proiettava il cinema per ragazzi) ed a tredici anni arrivò finalmente il mio primo abbonamento ad un “cinema vero”. Ci andavo tutti i mercoledì. Da sola od in compagnia, quasi sempre di mia madre que-

sta volta. Oggi, quando penso a quegli anni, non so dire se quella per il cinema era già una passione. Di sicuro era qualcosa che nella mia vita c’era e che mi faceva compagnia nei bui pomeriggi invernali e nelle fresche arene estive. Semplicemente c’era e mi sedeva accanto come un’amica, anche quando mi giravo ed i volti dei miei vicini di poltrona non avevano per me nulla di familiare. Essere un’esordiente al Festival di Roma. Come l’hai vissuta? Esterno Sera è un film prodotto dalla 19.11 PRODUZIONI, la mia piccolissima e giovane società di produzioni. Il film è stato uno sforzo in termini di impegno ed energie ( anche emotive) non indifferente quindi serviva che una volta pronto si confrontasse subito con il pubblico. Il Festival di Roma è stata una buona opportunità, di cui posso dire di sentirmi soddisfatta. Peccato solo che la sala in cui si svolgeva la Vetrina dei Giovani Cineasti fosse così lontana dal centro e che non ci fosse alcuna navetta per raggiungere lo spazio. Quant’è la percentuale di realtà in “Esterno Sera”? A questa domanda rispondo con difficoltà. Direi che la percentuale di realtà oggettiva è molto bassa. “Esterno Sera” non è un film autobiografico. Sicuramente, i personaggi della storia sono un mix di profili di persone che nella vita mi è capitato di conoscere,

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incrociare ed a cui sentirmi legata per qualche ragione. Riguardo alla trama, l’ho scritta seguendo Alba, la protagonista del film. Mi sono affidata a lei e di lei mi sono fidata. Ho colto l’invito ad entrare nel suo mondo, permettendomi però ogni tanto di decidere per lei. Com’è stato lavorare con Ricky Tognazzi? Lavorare con Tognazzi, è stato interessante così come lo è ogni volta che ci misura con una ricchezza di esperienza che l’altro ti propone. A  me piace molto lavorare con gli altri. L’idea di condivisione mi fa felice e mi fa amare questo mestiere. Ho lavorato bene anche con i fratelli Vacca, Emilio e Valentina, cugini nel film, fratelli nella vita. È stato bello dirigere Cantalupo, lavorare con lui sulla fisicità di un padre che implode. La relazione con gli attori è sempre arricchente, per me. Come hanno reagito gli spettatori alla prima del film? Con lunghi applausi. Ci racconti qualche aneddoto curioso riguardante le riprese de “Esterno Sera”? Gli aneddoti sarebbero tantissimi. Pensa quante cose si possono raccontare su un film a basso budget in cui a volte,

per esempio, arrivi sul set, tutti ti guardano e nessuno osa dirti che non hai più quella location. Tra tutti però, mi piace condividere un momento magico creatosi con Valentina Vacca. Alba quando si lancia di notte contro le automobili, indossa una cuffia da bagno fuxia. Quella cuffia   l’avevo comprata ad Ischia in una piccola merceria senza nessun appeal commerciale. Ne volevo in verità una bianca con le rose a  rilievo ma quando andai a comprarla la signora mi disse che aveva appena venduto l’ultima. Bene. A fine film, Vale mi fa un regalo. Apro e c’è quella cuffia bianca. L’aveva comprata lei, quando neppure ci conoscevamo, quando non sapevamo che avremmo fatto un film insieme e passeggiavamo ad Ischia, guardando pigramente la vetrina di una merceria senza nessun appeal. La sceneggiatura del film ha vinto come Migliore Sceneggiatura al Premio Franco Solinas. È stato il tuo primo Premio? Con “Esterno Sera”, sì, ho vinto il Premio Solinas per la migliore sceneggiatura. La stessa è stata pubblicata da Arduino Sacco Editore. Qualche anno dopo ho scritto con Michele Carrillo “Sole”, un corto da lui diretto che ha ot-

tenuto il David come miglior corto. Un mio precedente lavoro “Non ti aspettavo” , da me scritto e diretto, ha partecipato a numerosi festival ma la più grande soddisfazione è stata quando seppi che era stato selezionato in concorso al Tribeca Film Festival di New York. Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi progetti futuri? I progetti futuri, sono futuri.  Al momento mi fa felice di parlare di “Esterno Sera”, sognando di accompagnarlo per mano verso una sua distribuzione in sala. Ringraziamo Barbara per la fruibilità e sincerità delle sue risposte e le auguriamo di riuscire nell’impresa della distribuzione nelle sale cinematografiche del suo lungometraggio.

Alessia Mocci


federica pellegrini

foto credit: TM News - Infophoto


GIOVANI talenti

federica pellegrini Oggi è praticamente una vip, ma la carriera di Federica non è iniziata ieri.

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ampionessa, prima di tutto. E’ Federica Pellegrini, a soli 23 anni, lo è a tutto tondo. Già medaglia d’oro nei 200 metri a stile libero ai Giochi olimpici di Pechino del 2008, la “Divina” da agosto 2011 è detentrice dei primati mondiali in vasca lunga dei 200 e dei 400 metri stile libero. Prima della classe a scuola, in barba alle cinque ore di nuoto al giorno e super corteggiata dai giornali e dalle televisioni, “Fede” è anche modella, testimonial per le campagne benefiche, forse fra qualche giorno anche ballerina. Biondissima, occhi color nocciola e broncio carnoso, sensuale quando posa per i sexy calendari, amante delle scarpe col tacco al punto da averne collezionate 150 paia e infine continuamente al centro delle cronache mondane per i gossip sui suoi veri (e presunti) amori in vasca. Una donna di carattere, per di più gelosissima, per sua stessa ammissione, ma solo della “famiglia, dell’allenatore e del fidanzato”. In pratica: una donna alfa. Oggi è praticamente una vip, ma la carriera di Federica non è iniziata ieri. La piccola atleta comincia ad allenarsi a soli 7 anni ed è sotto la guida di Max Di Mito alla Serenissima Nuoto che colleziona i primi successi. Da Spinea, in provincia di Venezia, sua città natale, si trasferisce quindi a Milano, e a quattordici anni sale sul podio per la prima volta ai campionati italiani estivi. Conquisterà la prima medaglia d’argento ad Atene, prima italiana dopo trentadue anni dal successo di Novella Calligaris. Sotto la guida di Alberto Castagnetti vince ben dodici titoli ai campionati italiani nel 2007 ma i successi continuano ad arrivare e nel luglio del 2009 nella finale dei 400 metri stile libero conquista la medaglia d’oro e si aggiudica un altro straordinario successo: è infatti la prima donna al mondo a scendere sotto i 4 minuti con il tempo di 3’59”15.

Federica vince poi la finale dei 200 metri stile libero e si aggiudica il secondo oro e il secondo record del mondo con il tempo di 1’52’’98 . Ma nell’ottobre del 2009 sulla carriera dell’atleta cade un macigno: la morte del Commissario tecnico della Nazionale Alberto Castagnetti, amico oltre che allenatore, la lascerà “sconvolta”. A Eindhoven, in Olanda, agli Europei, Fede sarà costretta a fermarsi durante la gara di vasca corta per una crisi d’ansia che le fa mancare il respiro. Ma Federica è forte, non ne fa un dramma e ricomincia da capo, o forse, da se stessa. Ne parlerà sul suo blog, in seguito alla notizia delle crisi di panico del pallavolista Meoni : “ gli sono vicina perché ho affrontato un problema simile. Gli atleti sono fatti di carne e ossa anche quando lo sport ci esalta nelle nostre imprese”. E’ qui che Federica sfata il mito della supereroina: “Ho sempre odiato l’etichetta di Wonder Woman (…) le crisi possono arrivare quando meno te lo aspetti, sta a noi reagire, magari chiedendo aiuto”. Il 24 luglio 2011 ha esordito ai campionati mondiali di Shanghai, vincendo i 400 metri con il tempo di 4’01”97, la quinta prestazione mondiale di sempre. Tre giorni dopo si è ripetuta, aggiudicandosi l’oro nella finale dei 200 metri, facendo segnare un tempo di 1’55”58 grazie a una rimonta nelle ultime due vasche. È la prima atleta nella storia a conquistare il titolo nelle due specialità in due edizioni iridate diverse. Federica Pellegrini, non una Wonder Woman, ma una donna fatta di carne e ossa. Fragile e fortissima, inquieta e brillante. Una di quelle che vincono perché sanno che in qualche caso si può anche perdere. Una campionessa. Manuela Messina

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LIBRI

COSE CHE NESSUNO SA di Alessandro D’Avenia

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l suo romanzo d’esordio, Bianca come il latte rossa come il sangue, è rimasto per settimane in vetta alle classifiche di vendita, è stato tradotto in una ventina di lingue straniere, ha una pagina Facebook con oltre 27.000 iscritti ed è stato uno dei più chiacchierati casi editoriali del 2010. A un anno di distanza, Alessandro D’Avenia torna con una nuova storia che, come quella precedente, parla di adolescenti, intesi come donne e uomini in divenire piuttosto che come categoria sociale che fluttua tra limiti di età sempre più labili. La storia della quattordicenne Margherita, che vede sparire suo padre e scopre ad un tratto cosa voglia dire sentirsi abbandonata, è costruita come un lungo viaggio di ricerca, fatto di attese, di nostalgia, di rotte disegnate e di tentativi falliti. Un viaggio che ha come paradigma quello di Telemaco, figlio di Ulisse, che sceglie di partire per mare e di ritrovare il sangue che l’ha generato. Attorno a quella che è la trama principale, si inanellano tuttavia molti altri percorsi secondari, i cui protagonisti sono i personaggi che circondano Margherita: la madre che cerca di raccogliere i cocci della sua famiglia, una nonna che impasta torte e cita antichi proverbi siciliani, un professore che conosce l’amore di cui parlano i libri ma non ha il coraggio di vivere quello reale, un fratellino che tenta di rappresentare la realtà che lo circonda attraverso le sfumature dei pastelli colorati, un ragazzo che respinge l’amore e la paura. Ognuno ha il suo viaggio, ognuno il suo

dolore, e a guidare il lettore è una voce narrante fiduciosa e ottimista, che si appoggia alla letteratura e ai suoi grandi autori, che infarcisce la narrazione con fulgide sentenze dal tono salvifico, quasi a cullarlo nel caos della vita che si dispiega. D’Avenia, insegnante di italiano in un liceo milanese, complice le tante ore trascorse dietro alla cattedra, dimostra di conoscere i ragazzi e di riuscire ad addentrarsi nelle pieghe meno visibili delle loro vite. E nel farlo – nel raccontare di loro e per loro – pare volerli riscattare dalle etichette e dai pregiudizi che la società, quella adulta e saggia, tanto facilmente tende a utilizzare. Quello di Cose che nessuno sa è un piccolo mondo in divenire, affranto ma desideroso di rivincita, che cerca conforto nel sorriso delle persone amate, nelle storie e nei libri, perché “un libro può contenere tutto il caos del mondo, ma le sue pagine sono cucite insieme e numerate, il caos non scappa da lì”.

Ingrid Magnoni © Immgine: Marta D’avenia

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LIBRI

MIRADAR M

iradar è un hotel della provincia toscana. Miradar è un night. Miradar è un universo in cui alcuni pianeti orbitano attorno al dolore. Le storie dei protagonisti, si intrecciano e si mascherano, cercano di ingannare la vita utilizzando il trucco indelebile della sofferenza. Sugar, l’alcolizzato proprietario del malfamato locale, ha bisogno di una ragazza nuova che balli e intrattenga i clienti e Margherita sembra perfetta: è disinibita e ama mostrarsi, cedersi a ogni sguardo. Barbara, ballerina rumena, è pronta a tutto pur di difendere l’innocenza del bambino, che porta con orgoglio, tatuato sulla sua pelle e Clarissa ama i sogni di un uomo schiavo della disperazione. E mentre le ragazze ballano e Sugar annega nel rum, la prostituta Marilù si immerge anima e corpo in un gioco malato di malinconie e ricordi. Tutte le vicende sono destinate a mutare, in un modo o nell’altro, nel giro di una sola giornata. E il Miradar per alcuni sarà solo un ricordo. Scritto in modo scorrevole e limpido, “Miradar” di Ilaria Mavilla si è aggiudicato il primo premio del concorso “Il mio Esordio”, indetto dal sito si self-publishing “ilmiolibro” in collaborazione con la casa editrice Feltrinelli e la prestigiosa “Scuola Holden” che ha curato le selezioni. Ilaria, ha accettato con entusiasmo questa breve intervista... Grazie alla vincita di questo concorso otterrai, sicuramente, grande visibilità. Il tuo libro verrà pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli, ti faccio i miei complimenti. La pubblicazione per quando è prevista? Non so ancora quando verrà pubblicato il romanzo. Spero di avere presto aggiornamenti da Feltrinelli.

di ilaria mavilla

Come ti sei avvicinata alla scrittura? La scrittura è il mio demone benedetto, ho sempre scritto. E’ la forma di comunicazione che prediligo. Quando devo dire qualcosa di importante a qualcuno lo scrivo. Da piccola mi ero persino messa in testa di scrivere un’enciclopedia e avevo reclutato delle mie compagne di classe per questa folle impresa! Quali sono i tuoi autori preferiti?  Autori preferiti: Izzo, Safran Foer, Leroy. Tra i classici Hesse, Mann, Kafka, Duras, Calvino. Tra gli italiani Francesco Piccolo, Aldo Nove, Erri De Luca. Mi piace moltissimo anche il teatro: Becket, Pinter, Koltes ma anche il teatro di Emma Dante e Ascanio Celestini. Scrivi anche per il teatro? Sì, ho scritto un testo per il teatro. Si chiama “Senza gioia” e ha vinto il Premio Avamposti d’Autore per il Teatro delle Donne. È in cartellone al Manzoni di Calenzano (FI) il 14 aprile prossimo. C’è una nonna fuori di testa che non si ricorda di essere vedova, una nipote che decide di fare la escort e un padre alle prese col dolore di una moglie fuggita di casa. Parla di quanto il contesto familiare e sociale condizioni le nostre scelte. Ti riconosci nel commento di Scuola Holden “stile asciutto e cinematografico”?  Sì. Miradar ha la struttura di un film corale. E nonostante proceda intrecciando cinque monologhi è scritto per immagini. D’altra parte la mia esperienza di scrittura è molto legata al cinema, alla sceneggiatura. Mi sono perfezionata col corso “RAI Script” imparando a scrivere per il cinema e la tv. Ho scritto Miradar quasi come si scrive una sceneggiatura cercando immagini preganti e parole d’azione.

Spesso prosa e poesia si intrecciano, a volte in un unico filo, qual è il tuo rapporto con la poesia? La poesia per me è uno sguardo sulle cose, è forse più un modo di essere che di scrivere. E’ tirar fuori la bellezza racchiusa nel dolore. Parafrasando De Andrè è il fiore che nasce dal letame. Perché i lettori dovrebbero acquistare “Miradar” ? Perché è un libro che permette di essere tristi. E in un tempo in cui se non siamo felicemente conformati non siamo, è già qualcosa... Luca Foglia Leveque © Immgine: Ilaria Mavilla

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teatro

BURLESQUE: FOCUS-ON

Da dove nasce? Perché tutti ne parlano? E perché è così difficile farlo?

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ome di matrice francese e coniato dall’italiano burla, trova le sue le radici nella satira sociale e politica inglese del ‘6-’700, configurandosi come uno spettacolo parodia dei siparietti melodrammatici e comici in voga nei teatri di quel periodo. È a metà del XIX secolo in epoca vittoriana che il Burlesque assume quella forma di spettacolo ironico e allo stesso tempo sensuale che conosciamo oggi, fatto di numeri circensi, canzoni, mimo e teatralità. In quegli anni si diffonde anche negli stati Uniti e si evolve, trovando una connotazione più popolare e più erotica, riscuotendo un grande successo. Il periodo d’oro del Burlesque va da fine secolo alla prima guerra mondiale. Ballerine e attrici cambiarono il loro ruolo performativo diventando burlesquer. Bettie Page, anche se non si esibì mai, entrò nell’immaginario collettivo dell’epoca, una donna che sapeva spogliarsi con ironia e malizia. Protagonisti sono la sensualità e le forme femminili. La difficoltà è non farlo diventare uno spettacolo di nudo fine a se stesso. Le artiste sono accompagnate dalla musica, il più delle volte degli anni 20-30, e tra ammiccamenti, numeri col fuoco, trapezi o semplici altalene cominciano a togliere capo dopo capo ogni “pezzo” del loro vestito, non rimanendo mai nude ma con i famosi nipple - pasties, i copri - capezzoli, per intenderci! In tempi recentissimi il Burlesque ha vissuto una nuova rinascita. Agli inizi del 2000 s’impone Dita Von Teese,

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regina incontrastata di quest’arte iper femminile. Capelli corvino, labbra rosse e curve da pin up, questa ex ballerina di danza classica è famosa per i suoi numeri dentro la coppa di champagne come quelli sulle punte. Insieme a Dita, uno stuolo di formose o abbondanti bionde, brune, rosse ballerine: da Angie Pontani and the World Famous Pontani Sisters, a Kitty Bang Bang, tra le star internazionali; Dolly Lamour e Janet Fischietto tra le nostrane. Il successo del Burlesque è da riporatare anche a una questione di mode. Come fu tanti anni fa per i balli latini, oggi è per questa forma di spettacolo che va a braccetto con gonne a ruota, pois rockabilly, piume di struzzo e lustrini. In più le nuove mode stanno imponendo una performer, e una donna, sempre più tatuata e glamour, che fonda la sua bellezza anche sui suoi difetti, ironizzandoli. A Milano sono memorabili le serate all’Apollo Dancing, o quelle organizzate da Voodoo De Luxe presso il salone Parisienne. Si esibiscono di solito tre o quattro artiste, la band dal vivo e il pubblico e rigorosamente vestito a tema. Dallo stile Sailor al Military, ai capelli incorniciati alla victory rolls e le Bordello Shoes fino al foxtrot o lo swing da ballare in coppia.

Vi è venuta voglia di sperimentare voi stesse guepiere e reggicalze? Sempre a Milano c’è la prima scuola di burlesque in Italia, diretta da Mitzi Von Wolfgang. Tra le varie specializzazioni si posso trovare cabaret, exhotic dancer, sugar burlesque! Siete dei maschietti? Esiste negli ultimi due anni e si sta sviluppando anche in Italia il Boylesque, caratterizzato ancor di più dalla matrice ironica. Spogliarsi è un’arte non da poco! In ogni modo, che siate nati col fiocco rosa o con quello azzurro, la prima fase è scoprire la diva che c’è in voi e lasciarla venir fuori … dandole un nome. Consiglio antipanico? Andate a scoprire il vostro digitando su google “burlesque name generator”. Il mio? Daniella Bott’Om Rouge!

Daniela Marrapodi

A Roma invece non potete mancare al Micca Club. Vero e proprio tempio dei balli d’annata, organizza quest’ anno il VII Royal Burlesque Festival, dal 15 al 18 dicembre. Una tre giorni di musica dal vivo, workshop, cabaret e spettacoli!

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i mercatini di natale!

l Natale è già alle porte, incombente, come ci fanno ricordare i pandori e i panettoni esposti nei supermercati, nonché gli alberelli e le decorazioni che colorano i locali dei grandi magazzini. Insieme a loro arriva anche la classica domanda: cosa regalo quest’anno a parenti, amici, fidanzato/a? Inizia dunque il panico per le idee regalo: qualcosa di simpatico ed utile senza spendere troppo....Avete mai pensato ai mercatini di Natalei? Sono sparsi in tutta Italia e potrete trovare di tutto e di più, dalle decorazioni natalizie ai pezzi d’antiquariato, vestiti, stampe, quadri, bigiotteria, strumenti musicali, vinili, il tutto condito da prodotti enogastronomici tipici. As You Are vi consiglia i mercatini più interessanti d’Italia:

trentino alto adige Sono sicuramente tra i mercatini più affascinanti d’Italia. I più meritevoli per una visita sono quelli di Bolzano, Trento, Merano e Bressanone. Il “mercatino di Natale di Bolzano” si svolge in piazza Walther dal 25 novembre al 23 dicembre (dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 19:00, il sabato dalle 9:00 alle 20:00 e la domenica dalle 9:00 alle 19:00). Sono ottanta gli espositori che propongono dentro le tipiche casette in legno i loro prodotti, mentre la città è incorniciata da luci e nel sottofondo si odono le melodie dell’Avvento. Trento, invece, connubio tra Italia e Germania, porta il “mercatino in Piazza Fiera” dal 19 novembre al 30 dicembre (dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 19:30, il sabato e la domenica dalle 09:00 alle 19:30 con unico giorno di chiusura il 25 dicembre). In questa occasione si organizzano concerti natalizi e itinerari nei musei con esposizioni a tema.

piemonte Il “mercatino di Natale a Torino” si svolge dal 2 al 23 dicembre (lunedì – venerdì dalle 15:00 alle 20:00; sabato e domenica dalle 10 alle 20) nell’antico borgo degli stracci di Torino, enorme area sede di negozi d’antiquariato, bar e tipiche trattorie piemontesi. Il bor-

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go ospita 146 espositori provenienti sia dall’Italia che dall’estero Ogni fine settimana di dicembre ospita anche il “mercato delle pulci di Balon”, uno tra i più antichi d’Europa, nato nel 1700.

lombardia La fiera degli “Oh bej! Oh bej!” a Milano si svolge durante il ponte di Sant’Ambrogio, dal 7 al 10 dicembre nella piazza antistante al castello Sforzesco (dalle 07:30 alle 21:00). Le origini della festa risalgono al 1500, quando Giannetto Castiglione incaricato dal Papa di recarsi a Milano per riaccendere la fede dei cittadini, distribuì un gran numero di regali ai bambini. Da allora, durante la festa dedicata al patrono, si svolge la fiera degli “Oh bej!Oh bej!” che letteralmente significa “Oh belli!Oh belli!”. Merita una visita anche “l’Artigiano in fiera”, dal 3 all’11 dicembre che si svolge nella fiera di Milano a Rho (dalle 10 alle 22.30 nel week end e dalle 15 alle 22.30 in settimana). E’ una grande mostra con espositori provenienti da tutte le parti del mondo.

VENETO A Venezia c’è “Natale in laguna” in piazza Santo Stefano dal 29 novembre al 23 dicembre (dalle 10:30 alle 19:30) e “Natale di vetro” a Murano: pote aperte alle fornaci dal 5 dicembre al 6 gennaio; si può assistere a concerti, manifestazioni e ammirare il grande albero di Natale allestito dai bambini.

TOSCANA A Firenze in piazza Santa Croce si svolge il “mercato tedesco di Natale” dal 30 novembre al 18 dicembre (dalle 10:00 alle 20:00). Tedesco perché riprende i tipici mercatini della Germania, con casette in legno e vendita di prodotti tipici come bretzel, birra e wurstel.

bre al 6 gennaio in piazza Labriola (dal lunedì al giovedì dalle 9:00 alle 21:00, dal venerdì alla domenica dalle 9:00 alle 24:00). C’è la pista di pattinaggio, vengono allestiti spettacoli circensi, concerti, cabaret, stands enogastronomici ciociari e bavaresi, oltre all’esposizione di artigianato e i lavori dei presepisti. A Roma invece troviamo il “mercatino di Natale di piazza Navona” dal 26 novembre al 6 gennaio con eventi musicali e mostra di giocattoli e presepi nelle adiacenti via Coronari, via dell’Orso e a Sant’Eustachio.

CAMPANIA A Napoli, da visitare in questo periodo, è sicuramente la via di San Gregorio Armeno a “Spaccanapoli”: qui vi sono tutto l’anno artigiani che fabbricano non solo i classici personaggi del Presepe, come i Magi e la Sacra Famiglia, ma anche caricature di personaggi famosi del passato e del presente, come Totò.

PUGLIA “Magie del Natale a Bari” è il mercatino pugliese più conosciuto, si svolge dall’8 al 18 dicembre in piazza dell’Economia. I vecchi artigiani in quest’occasione fanno conoscere la loro arte attraverso dimostrazioni in tempo reale. A Lecce invece si svolge la fiera dei “Presepi e dei Pupi” dal 13 al 24 dicembre in piazza Sant’Oronzo e Piazza Duomo, aperta fino a tarda sera. Nell’ex convento dei Teatini viene allestita una mostra dei presepi realizzati dai “pupari” in cartapesta o terracotta. Il termine pupari deriva dal siciliano e sono coloro che muovono le marionette, ovvero i pupi. Ilaria Morandi

LAZIO Meritevole sicuramente il “mercatino di Natale di Cassino”, che va dal 6 dicem-

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Intel

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... 40 anni fa Dalle officine della Intel uscĂŹ il 4004 ...


tecnologia

buon compleanno microprocessore! E

ra il 1971, il 15 novembre di 40 anni fa. Dalle officine della Intel uscì il 4004, il primo micro processore della storia. Una storia che, da quel momento in poi, sarebbe cambiata. L’ingrediente principale è il silicio, capace di rendere le componenti elettroniche più piccole e più economiche. Il microprocessore è una piccolissima macchina logica capace di eseguire calcoli dettati da un software. Cambiando il software, cambiano i calcoli che il microprocessore è in grado di eseguire. In questo modo i nostri computer sono in grado di trasformarsi in macchine per scrivere, in calcolatrici o in simulatori di guida. La novità più grande del microprocessore è quella di essere costituito da un unico componente. Non da più circuiti stampati interconnnesi tra loro tramite transistor. Questo consente di risparmiare spazio. Per dare un’idea del mutamento di proporzioni basti pensare che il primo proces-

I miei primi 40 anni sore aveva la stessa capacità di calcolo dell’Eniac. Ma il primo calcolatore elettronico era grande come un grosso salone e pesava trenta tonnellate. Il micro processore era lungo solo due centimetri e integrava in una unica scheda di silicio 2250 transistor. Il chip di silicio è appunto la base tecnologica del microprocessore e uno dei co-inventori è un italiano Federico Faggin, che lavorava alla Fairchild Semiconductors. La primogenitura fu a lungo contesa tra la Fairchild Semiconductors e la Texas Instruments, le due società si diedero battaglia nelle aule di tribunale. La prima applicazione di un microprocessore, o Cpu, è stata in una calcolatrice da tavolo. Fu la Busicom, società giapponese produttrice di calcolatrici a chiedere alla Intel di sviluppare un insieme di circuiti per far funzionare la loro calcolatrice. Ma gli ingegneri, tra cui Faggin, spinsero al massimo l’integrazione racchiudendo i dodici circuiti in un unico circuito in silicio.

Questo fu l’antesignano dei processori di tutti i moderni computer. Il microprocessore lavorava a 108 Khz e i suoi 2.250 transistor offrivano una potenza di calcolo pari a 0,06 Mips (milioni di istruzioni al secondo). Il raffronto con le Cpu dei computer di oggi è impietoso: basti pensare che i processori Core i7 di Intel arrivano a 731 milioni di transistor e lavorano a frequenze superiori ai 3 GHz. Il 4004 includeva anche il controllo dei bus di memoria e di I/O e pertanto non solo era una Cpu completa, ma aveva anche funzionalità addizionali che normalmente non sono considerate compito dell’unità di calcolo. Marco Subert

Intel 4004

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disabilitÀ

l’universitÀ come cambiamento del sentimento di disabilità questi dati possono essere ingannevoli se su di essi non si fanno i dovuti ragionamenti

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iamo agli albori di un nuovo periodo per l’istruzione universitaria legata alle persone con disabilità, dettato da un’evoluzione della società, dalla maggiore consapevolezza e dalla crescente coscienza comune; ma purtroppo, ancora una volta, le istituzioni rischiano di essere gravemente in ritardo anziché al passo con i tempi. Parlare di dati statistici relativi alle persone con disabilità che frequentano l’Università in Italia non è facile, anche perché molti ancora tendono a nascondere i loro “deficit fisici”, per il timore di essere tacciati ingiustamente di improduttività, ma è anche pur vero che sia molto difficile trovare dati ufficiali da fonti d’informazione sicure -ad esempio da siti internet ufficiali-, come se del fatto non se ne curasse quasi nessuno. Secondo gli ultimi dati statistici che ho potuto reperire, in Italia durante l’anno accademico 2000-01 complessivamente vi erano 4.813 studenti con disabilità iscritti all’Università, il cui numero è poi passato a 11.407 durante l’anno accademico 2006-07; ciò significa che questo dato è stato costantemente in crescita: dall’anno accademico 2000-01 all’anno accademico 2002-03, infatti, gli studenti con disabilità passarono da 4.813 a 6.980, con un incremento relativo nel triennio considerato pari al 45%, ed un incremento medio annuo di oltre il 20%, mentre tra gli anni accademici 2002-03 e 2006-07 l’incremento relativo è stato di oltre il 63%, con una crescita media annua del 13%.

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Ciò sembra significare che si sia passati nella prima fase da una media di 1.083 nuovi iscritti annui ad una media, nella seconda fase, di 1.107 nuovi iscritti all’anno. Tuttavia questi dati possono essere ingannevoli se su di essi non si fanno i dovuti ragionamenti; infatti, secondo una visione realistica degli eventi, possiamo supporre che durante i sette anni accademici presi in considerazione, dal 2000-01 al 2006-07, le persone con disabilità che hanno attuato una scelta universitaria siano state il numero di iscritti finale (11.407) più il numero di iscritti iniziale (4.813) poiché è assolutamente legittimo pensare che la stragrande maggioranza degli iscritti nel primo anno preso in considerazione siano usciti dal circuito universitario entro l’arco di tempo dei sette anni in oggetto, lasciando così il loro posto ad altri nuovi iscritti. Ciò porterebbe il tutto ad un dato sorprendente: durante i sette anni presi in considerazione sarebbero state circa 16.000 le persone con disabilità ad aver attuato una scelta universitaria, con una media di circa 1900 nuovi iscritti all’anno; si tratta di una fetta d’Italia non esattamente trascurabile, eppure sconosciuta, che opera nell’ombra, che brulica all’insaputa dei più, ma che è viva e vera, e che contribuisce attivamente, tuttavia anonimamente, alla vita ed allo sviluppo del nostro amato Paese.

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Tornando ai dati ufficiali, la distribuzione per tipologia di disabilità mostra che gli studenti con disabilità motorie costituiscono la percentuale maggiore (27,5%) delle persone con disabilità iscritte all’anno accademico 2006-07, mentre le percentuali minori si riscontrano nei casi di studenti con difficoltà mentali (3,5%) e con dislessia (0,9%) (MUR-CINECA, 2007). Tuttavia questi dati non dicono granché al legislatore, che ha bisogno di informazioni maggiori per sapere come agire per venire incontro e dare aiuti reali e concreti alle persone con disabilità che decidano di affrontare l’avventura universitaria. Infatti la prima grande distinzione da affrontare, in questo caso, sarebbe quella tra persone con disabilità deambulanti e non deambulanti, per un semplice motivo di organizzazione delle risorse da distribuire, in quanto le persone che non siano nelle condizioni fisiche di poter deambulare o di essere autosufficienti sono quelle che hanno maggiori probabilità di necessitare della presenza costante, o quasi, di una persona al loro fianco, e/o di macchinari e strutture volte ad agevolarli, se non addirittura a permettere loro il pieno svolgimento di alcune attività vitali nel corso della giornata, ed è dunque necessario disporre, per la loro integrazione, della maggior parte delle risorse disponibili. Non bisogna ignorare, infatti, il vitale supposto che il diritto allo studio dei soggetti con disabilità inizi col diritto ad una vita quotidiana quanto più possibile emancipata, e l’emancipazione, in questo caso, coincide con l’accesso ad attrezzature, meccanismi, gruppi di lavoro, persone o macchine il cui scopo sia aprire un varco là dov’era l’impossibile e rendere quanto più possibile tutto questo. Procurare e finanziare tali sussidi è compito dello Stato, come sancito dall’Art.3 della Costituzione, in particolare al comma 2.

si stanno riversando sulle strade, prendono il treno e il caffè al bar come tutti noi. A migliaia hanno preferito la luce del sole all’ombra di una stanza spoglia di rapporti umani, che fossero in casa loro o in un istituto. Ora sono un esercito, ed hanno un sogno: far capire a tutti che sono italiani veri, non alieni; solo quando la società li vedrà finalmente come degni cittadini e non come disabili, più nessuno si sentirà handicappato: la disabilità nella sua accezione più oscurantista sarà stata sconfitta. Questa rivoluzione inizia là dove è iniziato il mio discorso: nelle università. Esse rappresentano la prima vera esperienza di vita sociale per molte persone, con disabilità e non, oltre ad essere l’occasione per tanti di conoscere per la prima volta questi “strani” italiani che fin ora, forse, sono stati considerati più fratelli di ET che persone.

Roberto Cherchi ** I dati utilizzatiti sono stati raccolti da www.disabilitaincifre.it il cui sito fa parte del progetto “Sistema di Informazione Statistica sulla Disabilità”, promosso dal Ministero della Solidarietà Sociale e realizzato dall’ISTAT. “Disabilitàincifre” fornisce dati statistici sulle persone con disabilità in Italia.

Facendo il punto del discorso, le persone con disabilità hanno iniziato a frequentare l’università a migliaia, e ciò non significa per forza che oggi, in Italia, ce ne siano di più di ieri, ma che è in corso un’evoluzione della società. Chi di loro ha scelto lo studio ha capito di non essere diverso, di avere dei diritti e dei doveri, come tutti. A migliaia

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foto credit: simone donati


fotografia

simone donati

Un fotografo documentarista attratto dal costume e dalla societa’ italiana che registra con la sua macchina fotografica e il suo ironico punta di vista

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imone Donati, classe 1977, nato a Firenze dove vive e lavora. Si lancia nel mondo del lavoro dopo aver terminato nel 2005 il corso triennale di fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze e dopo uno stage all’agenzia Magnum Photos di New York, occupandosi a livello professionale di fotografia documentaria e negli ultimi anni la sua attenzione si è focalizzata in particolar modo sulla situazione politica e sociale italiana. Con il lavoro “Valley of Angels” che Simone ha svolto nel 2011, è arrivato finalista in diverse realtà culturali italiane e non, come al Fotografia Festival Roma, al Voies Off di Arles ed all’OjodePez Award for Human Values e nel 2010 il premio Ponchielli gli ha riconosciuto il 3° posto per il lavoro “Welcome to Berlusconistan”. Nel 2009 è stato scelto come “Merit Winner” al Fujifilm Distinctions Awards e nel 2008 è stato selezionato come uno dei tre finalisti nella sezione ritratto al Sony World Photography Awards. Le sue fotografie sono esposte in mostre a livello nazionale e internazionale e pubblicate dalle maggiori riviste italiane ed estere tra cui Le Monde Magazine, Newsweek e Newsweek Japan, L’Espresso, Internazionale, Vanity Fair Italia, GEO Italia e Monocle. Dal 2007 Simone è fondatore insieme ad altri 3 ragazzi toscani del collettivo TerraProject, che lavora sulle tematiche sociali, politiche ed ambientali del mondo.

Dopo un curriculum vitae del genere, non posso far altro che contattarlo e richiedergli un’intervista e lui, sin da subito, si rivela gentile e disponibile. Un altro artista e un altro bar, Simone Donati al Caffè Notte di Firenze per i lettori di AsYouAre. Lui prende una birra e io un caffè, fuori inizia a far buio e freddo e noi incominciamo la nostra chiacchierata dal luogo e dal festival che ha gettato le basi per questo incontro, il Fotografia festival al Macro di Roma. Con tutta sincerità, sono rimasta scontenta di non aver visto esposte le tue opere al Macro, come d’altronde anche quelle degli altri finalisti e del vincitore del festival; sono solo state proiettate su di un telo in fondo a quella grande stanza, un vero peccato e soprattutto insensato. Tu sai darmi una risposta? Credo che il problema di fondo sia stato prettamente economico, forse il festival non si poteva permettere di esporre tutte le foto dei finalisti. Mi sembra però molto strano che neanche le foto del vincitore siano state esposte. Il progetto “Valley of Angels” ha colpito la mia sensibilità romantica al primo sguardo, dai soggetti ai paesaggi alle luci di quegli ambienti a tratti malinconici ma ricchi di energia. Come è nato questo lavoro? E chi sono questi “angeli”?

Il lavoro è nato abbastanza per caso; nel 2008 ho conosciuto i protagonisti della storia, che mi sono stati presentati da un amico comune. Poi nel 2010 mi sono ricordato di loro, del fatto che vivevano in campagna, lontani dalla società e con uno stile di vita naturale, e mi è sembrato interessante sviluppare un progetto fotografico sulla loro storia. L’ho chiamato “La valle degli Angeli” semplicemente perché i protagonisti sono Angelo ed Angela, insieme alle figlie Hybla, Lua e Siria, e vivono in una vallata fuori dalla città di Noto in Sicilia. I tuoi sono stati occhi esterni che più volte e in diversi momenti dell’anno, hanno osservato con rispetto e riservatezza la quotidianità, i piccoli e semplici momenti di vita di questa famiglia spirituale e genuina. Che cosa hai provato? Si è creato un legame forte tra di voi alla fine del progetto o è rimasto un rapporto per così dire “professionale”? Mi sono trovato molto bene nel passare del tempo con loro, sia a livello fotografico ma soprattutto umano. Quando si vivono dei progetti in prima persona come in questo caso ci sono dei vantaggi, si è più “dentro” la storia, ma bisogna comunque bilanciarsi bene per cercare di mantenere comunque una certa oggettività. Il legame tra di noi non credo sia cambiato, anzi il passare più tempo insieme lo ha sicuramente migliorato.

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foto credit: simone donati


Le sue fotografie sono esposte in mostre a livello nazionale e internazionale e pubblicate dalle maggiori riviste italiane ed estere Altri tuoi curiosi progetti sono “Welcome to Berlusconistan” e “Padre Pio Cult”, impossibile non notare la tua satira politica e ironia sul culto popolare. Sono sicura che si nascondono delle forti denunce nei confronti di questo Bel Paese fatto di santini e barzellette… Si mi interessa molto il costume e la società italiana in generale. I due progetti per certi versi si assomigliano, in tutti e due c’è una forte presenza di una persona che diventa simbolo. Quello che ho cercato di indagare con le mie immagini è il rapporto che si crea tra il simbolo, Berlusconi o Padre Pio, e le persone che lo seguono. La mia comunque non vuole essere una denuncia, certi comportamenti sono sotto gli occhi di tutti, mi piace pensare di poterli semplicemente registrare con la mia macchina fotografica.

Il fotografo è un libero professionista, un lavoratore indipendente che tra ostacoli, avversità e crisi economiche, cerca di sopravvivere e di fare della sua passione la sua vita, una figura ardua da mantenere tale e che soprattutto ora, nel 2011, ha tutto il mio rispetto. Tu come te la cavi? Ti occupi anche di qualcos’altro? Si ormai il vivere di solo lavoro con le riviste è diventato più o meno impossibile; io alle collaborazioni editoriali affianco l’insegnamento della fotografia in scuole di vario tipo ed ultimamente con i colleghi del collettivo TerraProject stiamo cercando anche di finanziare i nostri progetti tramite bandi, fondi europei e collaborazioni con istituzioni, fondazioni e simili.

Molti dei tuoi lavori sono stati fatti su pellicola, prediligendo inevitabilmente gli strumenti classici e la stampa in camera oscura piuttosto della memory card. Da molti anni ormai nella fotografia c’è il divario tra classico o moderno, pellicola o digitale. Tu cosa ne pensi a riguardo? Meglio una perfezione digitale o il difetto naturale? Io credo che la fotografia la fa principalmente il fotografo, ma l’uso di un mezzo rispetto ad un altro può cambiare certamente il risultato. Questo però dipende dal gusto personale, io prediligo sicuramente la pellicola per certi lavori, ma ormai è diventato veramente un lusso che non mi posso permettere troppo spesso. Grazie Simone e in bocca al lupo! www.terraproject.net Silvia Vettori

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ASSOCIAZIONE

YUP

E’ una piattaforma per il mondo dell’associazionismo studentesco

I

nsieme a questo primo numero di AsYouAre, nasce l’associazione YUP di Universitybox.com. YUP è un’associazione che ha come obiettivo quello di dare voce a tutte le istanze dei movimenti e organizzazioni giovanili di qualsiasi colore politico. E’ una piattaforma per il mondo dell’associazionismo studentesco, nata per supplire quella carenza di attenzione che i media hanno nei confronti delle problematiche giovanili. YUP vuole dare voce con le proprie iniziative a tutte le realtà politiche sociali e di aggregazione. L’obiettivo non è quello di fare opinione (anche se ovviamente ci sarà occasione per avere il nostro punto di vista) ma quello di far girare le opinioni tra gli studenti e le istituzioni. In quest’ottica, “DAMMI SPAZIO” è il primo progetto concreto con il quale vogliamo portare alla tua attenzione alcuni degli spunti che ci sono stati indicati da rappresentanti di organizzazioni studentesche: contribuisci anche tu al dibattito facendo sentire la tua voce. I temi su cui aprire delle discussioni sono parecchi, dalla mobilità, al diritto allo studio, al precariato... In via sperimentale e su alcune città del tour di universitybox. com, sarà presente un desk dedicato a questa iniziativa! Non riesci a venire al tour? Non ti preoccupare! Potrai proporre le tue idee e discutere anche online. YUP vuole inoltre incentivare la mobilità giovanile e favorire il dialogo multiculturale; per questo ha istituito un fondo di mobilità che ti permetterà di accedere, con condizioni molto vantaggiose, a  opportunità di viaggio. Ci piace infine credere che la solidarietà verso chi è meno fortunato di noi sia un valore al quale gli studenti non si sottraggono e YUP ha deciso di intervenire con progetti gestiti direttamente, per realizzare interventi in ambito educativo su paesi svantaggiati.

Sostieni con noi e Tucano il progetto d’intervento in Repubblica Dominicana

Aspettiamo il tuo contributo su yup.universitybox.com

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asyouare oroscopo ARIETE

LEONE

Finalmente quest’anno è ormai giunto alla fine. Eh no, il 2011 non è stato proprio il vostro anno!!! Ma non preoccupatevi: il 2012 sarà ancora peggio!!!!! Cari amici dell’ariete, non potete continuare ad aspettare sulla riva del fiume, immobili ed impassibili... è ora di darvi una mossa!!!

I prossimi mesi si prospettano pieni di emozioni e di grandi soddisfazioni.... riuscirete a realizzare tutto quello che vi siete prefissati nei mesi precedenti e finalmente troverete anche l’amore... fatevi trovare pronti: profumati e depilate!!! Salute super super superrrrrrrrrr!

TORO

VERGINE

AMORE: ø STUDIO: Ω SALUTE: ∞∞

La saggezza sarà in voi! Dispenserete consigli, predicherete il giusto... ma razzolerete male... malissimo!!! Eh già, è facile dare consigli agli altri... Il problema è che quando si parla di voi vi si annebbia totalmente la mente!! Ascoltate di più gli altri, soprattutto i consigli di chi vi è più vicino... AMORE: øøøø STUDIO: ΩΩΩΩ SALUTE: ∞∞∞∞∞

GEMELLI L’amore è stato il protagonista di tutto il 2011 e lo sarà anche per il 2012 !!! Potrete quindi dormire sonni tranquilli perchè siete e sarete amati da impazzire...Attenzione a non diventare dei pantofolai, l’amore ha sempre bisogno di essere mantenuto vivo!!!! Ottima anche la forma fisica, continuate a dimenarvi in palestra!!! AMORE: øø STUDIO: Ω SALUTE: ∞∞∞

CANCRO Anno nuovo, vita nuova... è ora di dare una botta alla vostra vita! Riuscirete finalmente a dire addio alla monotonia che ha caratterizzato tutto il 2011!!! La parola d’ordine del 2012 sarà infatti: STRAVOLGERE! Stravolgerete la vostra vita e vi farete travolgere da essa!!! Bravi, è così che si fa!!!! AMORE: øøø STUDIO: ΩΩΩ SALUTE: ∞∞∞

AMORE: øøøø STUDIO: ΩΩΩ SALUTE: ∞∞∞∞

Verginelle e verginelli cari, pare che abbiate finalmente trovato un po’ di quiete dopo la tempesta...avete fatto un po’ i birichini negli ultimi mesi ma questo vi è servito per riprendere in mano la situazione e soprattutto la vostra vita. E’ arrivata anche l’ora di mettersi un po’ a dieta... AMORE: øøøø STUDIO: ΩΩΩ SALUTE: ∞∞

BILANCIA Fine del 2011- inzio del 2012 saranno entusiasmanti!! Vi divertirete da impazzire, sarete i re/regine delle serate più mondane, farete delle conoscenze moolto piccanti e nessuno potrà resistervi. Questo vostro ottimismo e questa immensa voglia di vivere che vi contraddistinguono vi stanno ripagando alla grande!!! AMORE: øøø STUDIO: ΩΩ SALUTE: ∞∞∞∞

SCORPIONE L’anno si sta chiudendo ed è arrivato per voi il momento di fare il punto della situazione. E’ stato un anno di grandi cambiamenti e di grandi soddisfazioni... L’amore sarà il grande protagonista del 2012... e per chi è già in coppia: convivenze in arrivoooooo!!!! AMORE: øøøø STUDIO: ΩΩ SALUTE: ∞∞∞

SAGITTARIO C’è aria di novità in amore... ne sentite già il profumo e ne siete già ingolositi!! Avrete l’imbarazzo della scelta e, nell’indecisione, volerete da un fiore ad un altro... ma ricordate, che chi troppo vuole... nulla stringe!! In ogni caso, il vostro fisico bestiale, vi supporterà ei vostri volteggi... AMORE: øøø STUDIO: ΩΩΩ SALUTE: ∞

CAPRICORNO Il 2012 sarà l’anno perfetto per viaggiare!! Potrete finalmente sfamare la vostra voglia di avventura organizzando un bel viaggetto!! Chi vi ama vi seguirà e vi sentirete un po’ come Jane e Tarzan... se non siete in coppia, non preoccupatevi, che una “Cita” si trova sempre in giro.... AMORE: øøø STUDIO: ΩΩ SALUTE: ∞∞∞

ACQUARIO Splendidi amici dell’acquario, questo è quello che vi aspetta per il 2012: tantissima fortuna, un sacco di felicità, un mare di amore, denaro a fiumi, e salute al top. Sarà il vostro anno, e non dovrete quasi muovere un dito!! Sarete investiti da tutto questo ben di Dio!!!!!! AMORE: øøøø STUDIO: ΩΩΩΩ SALUTE: ∞∞∞∞

PESCI Siete sempre troppo seriosi!! Ma basta!!! Non vi siete stancati di essere sempre così noiosi, precisi e pedanti??? Chi vi sta vicino non vi sopporta quasi più... Ridete, correte, urlate, giocate, divertitevi... quello che vi serve di più in questo momento è un po’ di scossa!!

AMORE: øøøø STUDIO: ΩΩΩ SALUTE: ∞∞∞


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ASYOUARE Numero II - Bimestrale dicembre 2011 / gennaio 2012

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