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U NIVERSITINFORMA www.universitinforma.it Mensile di informazione universitaria - marzo 2010 con il patrocinio di

E.R.S.U. Catania

MOTEL CONNECTION «Musica, il cd è morto il futuro è la chiavetta usb»

time out CONCERTI / Alborosie: «Sulle orme di Marley»

ateneo ARCHITETTURA / Trasloco forzato da Siracusa a Catania

città “NODO” MENSE / Tra class action e nuove strutture. Quale futuro?

ALL’INTERNO / Martina e Federica, belle con l’anima / Pino Caruso: «L’ipocrisia ha un pregio: nasconde gli altri» / Tut, il mondo di Piotr / Moltheny: «Sono stufo del music business» / Zen Circus: «Italiani... andate a quel paese»


sommario

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U NIVERSIT

in questo numero... ateneo ARCHITETTURA /Trasloco forzato

pag 6 /7

INTERVISTA / Belle con l’anima

pag 8/9

QUANTO NE SAI? / Beatles, il big bang del rock

pag 10

ARES / Fame di mensa, in arrivo una class action

pag 11

Gerenza

diritto allo studio ERSU / Tra class action e possibili nuove strutture

pag 12/13

lavorare

Registrazione Tribunale di Catania n. 21/2005 - del 23/05/2005

INDAGINE/ Lavoratori con figli? Conviene solo agli uomini pag 14 ASSUNZIONI / YounGranarolo, cerca per 20 laureati

pag 15

time out-time in STABILE / Pino Caruso: «L’ipocrisia nasconde gli altri»

pag 16/17

LABORATORIO / Mille modi per dire Grecia

pag 18

DANZA / Tut, il fantastico mondo di Piotr

pag 19

BLOW UP / Massimiliano Leanza, l’inconscio immaginario pag 20 CONCERTI / Alborosie, sulle orme di Bob Marley

pag 21

MOTEL CONNECTION / Addio cd, il futuro è la chiavetta usb pag 22-23 MOLTHENY / «Sono stufo del music business»

pag 24-25

ZEN CIRCUS / «Italiani andate tutti a quel paese»

pag 26-27

JAZZ / L’alchimia della Musica Nuda

pag 28

CALIBRO 35 / La musica è cinema

pag 29

ITALICA / Nostalgici Chamberlain

pag 30

IL PERSONAGGIO / Jaka, la vita a ritmo di reggae

pag 32

MATTEO AMANTIA / «Riparto dalla mia anima rock»

pag 33

CLUBBING & DJ / La playlist di Elektropusher

pag 34

LISTEN / L’ospite del mese, Francesco Cusa

pag 35

BLOCK NOTES / Siti, libri, dischi

pag 36/37

agenda Gli appuntamenti del mese

“UNIVERSITINFORMA” Mensile di informazione universitaria www.universitinforma.it

pag 38

Anno VI - N. 3 - marzo 2010 EDITORE: Katamedia S.r.l. viale Alcide De Gasperi, 54 Catania DIRETTORE RESPONSABILE Patrizia Mazzamuto DIRETTORE EDITORIALE Gianluca Reale REALIZZAZIONE EDITORIALE Blu Media V.le Andrea Doria, 69 - Catania tel. 095 447250 - 095 432304 redazione@blumedia.info REDAZIONE CENTRALE viale Alcide De Gasperi, 54 Catania info@universitinforma.it STAMPA: Litocon S.r.l. Zona Industriale - Catania TIRATURA: 15.000 copie DISTRIBUZIONE: Erremme Hanno collaborato a questo numero: Irene Alì, Maria Enza Giannetto, Lavinia D’Agostino, Rita La Rocca Rocco Rossitto, Tiziana Lo Porto, Riccardo Marra, Carmelo Caruso, Kikko Solaris, Benedetta Motta, Gianluca Nicotra, Vanessa Ferrara Roberto Sammito, Emanuele Brunetto CONCESSIONARIA PUBBLICITÀ Katamedia Srl v.le Alcide De Gasperi, 54 -Ct Responsabile commerciale Daniele Consoli info@universitinforma.it tel. 340 6943805 “Universitinforma” Copyright Katamedia Srl Tutti i diritti riservati

Con il patrocinio di: Ersu Ente Regionale Diritto allo Studio di Catania


INFORMA

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RINNOVO DEL CNSU / Il 12 e il 13 maggio 2010 gli studenti universitari di tutta Italia saranno chiamati a votare per il rinnovo del Consiglio nazionale degli studenti universitari

CONCORSI / Raccontate a Ustation un mondo sostenibile Ha appena preso il via “Un Paese sostenibile”, il secondo contest di Ustation Challenge, l’iniziativa promossa da Ustation.it, il portale dei media universitari, con la collaborazione di TIM, il brand di telefonia mobile di Telecom Italia. Ustation Challenge è una sfida aperta agli studenti universitari e ai loro docenti, per comunicare la propria visione della società attuale e del futuro in un mondo che cambia grazie alle nuove tecnologie. Al contestpossono partecipare singoli studenti e team composti al massimo da tre persone. Possono partecipare anche i laureati. Per i vincitori di entrambe le categorie ci sono in palio dei MacBook. Per partecipare c’è tempo fino al 15 maggio. U i

RICERCA D’ATENEO / CORTI / Catania Film Commission e Trailers Ultimi giorni per Film Fest premiano docu-fiction sulla Sicilia aggiornare il Catalogo Al via la seconda edizione del concorso per cortometraggi “Memorie di Sicilia”, organizzato e promosso dalla Catania Film Commission del Comune di Catania in collaborazione con il Trailers Film Fest dell’Associazione Seven di Roma. Il concorso intende promuovere e valorizzare le professionalità e le risorse culturali, sociali e paesaggistiche della Sicilia attraverso l’attivazione di tre sezioni (fiction, documentari, spot video) e il coinvolgimento di giovani sino ai 35 anni di età, nati o residenti in Sicilia. Due le tracce tematiche da seguire. La prima, relativa alle sezioni “cortometraggi di fiction” e “cortometraggi documentari”, riguarda personaggi di origine siciliana e/o luoghi ed eventi di interesse sociale, culturale, artistico, che abbiano contribuito alla definizione dell’identità e della storia siciliana. La seconda, relativa alla sezione “spot video”, riguarda la promozione della città di Catania attraverso i suoi più rappresentativi aspetti culturali, storicoartistici e paesaggistici. Ai migliori cortometraggi sarà offerta la proiezione all’interno della VIII edizione del Trailers Film Fest dell’Associazione Seven di Roma, che si terrà a Catania dal 23 al 25 settembre. Il migliore spot video, inoltre, diventerà uno degli spot ufficiali della Catania Film Commission per festival ed eventi cinematografici internazionali. Le opere dovranno pervenire esclusivamente in formato DVD Video entro il 18 giugno alla Catania Film Commission (via Museo Biscari 5, Palazzo della Cultura, Catania). Il bando del concorso sarà pubblicato sui siti Internet www.comune.catania.it/filmcommission e www.trailersfilmfest.it.

Anche quest’anno tutti i docenti, gli assegnisti (in servizio dal 1° gennaio 2007 a oggi), i dottorandi e dottori dei cicli dal XX al XXV, e i ricercatori a tempo determinato potranno aggiornare il Catalogo contenente l’anagrafe delle pubblicazioni dell’ateneo di Catania dal 2003 al 2009. La procedura serve ad avere un sistema integrato di misurazione e di analisi delle attività di ricerca. Pertanto, fino al 21 marzo, ciascun utente dovrà procedere all’aggiornamento accedendo alla propria pagina Cineca sul sito https://loginmiur.cineca.it. Dal lunedì al venerdì (ore 9-17), per tutto il periodo, è attivo un servizio di helpdesk che risponde al numero 051.6171970 (email saperi@cineca.it).

MEDICINA / È disponibile online il bando di accesso alle Scuole di Specializzazione di Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2009/2010. Scadenza 23 marzo

GIURISPRUDENZA / Aperte le iscrizioni al processo simulato Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla simulazione processuale in materia internazionale, organizzata dalla cattedra di Diritto internazionale (prof. Rosario Sapienza). L’attività didattica (vale 7 crediti) consiste nella costruzione di un “caso” intorno al quale simulare un contenzioso di interesse internazionalistico. Gli studenti assumeranno il ruolo di parti processuali (attori, convenuti, giudici), presentando ricorsi e memorie, dibattendo in giudizio ed elaborando il dispositivo e le motivazioni della sentenza. L’iniziativa è riservata a 30 studenti che abbiano superato l’esame con una votazione di almeno 27/30. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.lex.unict.it.

ARCHITETTURA-INGEGNERIA / Premio di laurea “Giovanni Campo” C’è tempo fino al 18 marzo per partecipare al concorso per l’assegnazione di un premio di laurea (del valore di 1.500 euro) intitolato al prof. Giovanni Campo, ordinario di Pianificazione urbanistica nelle facoltà di Ingegneria e di Architettura dell’Università di Catania, prematuramente scomparso nell’aprile del 2006. Il testo integrale del bando è reperibile sul sito della facoltà di Architettura, www.unict.it/farch. Sono ammessi al concorso tutti coloro che, nell’anno accademico 2007/2008, abbiano conseguito, in una qualsiasi università italiana, la laurea magistrale in Architettura e ingegneria edile, Architettura, Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale e Architettura del paesaggio, riportando una votazione non inferiore a 105/110. Il premio, unico e indivisibile, sarà assegnato al candidato con la votazione più alta, da una commissione nominata dai consigli di dipartimento Dau (dipartimento di Architettura e urbanistica) e Astra (dipartimento di Architettura, storia, strutture, territorio, rappresentazione, restauro e ambiente).

LINGUE / Aperte le iscrizioni ai Medialab Sono già aperte le iscrizioni ai laboratori Medialab, promossi dalla facoltà di Lingue e Letterature straniere. I laboratori, che consentono ai partecipanti di conseguire un attestato valido 3 cfu come “altre attività”, rappresentano lo spazio in cui la conoscenza teorica diventa attività pratica e apertura alle professioni della comunicazione, con un’attenzione particolare al significato sociale dei linguaggi della comunicazione. Gli studenti interessati ai laboratori, alcuni dei quali prevedono una selezione in ingresso, possono iscriversi on-line attraverso il sito www.flingue.unict.it, dove è reperibile l’elenco completo dei laboratori dell’anno accademico 2009-2010, oppure recandosi nella sede dell’Ufficio Area didattica (piazza Dante, 11).


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RICERCA / Banditi tre assegni di ricerca per le facoltà di Ingegneria, Lettere e filosofia e Scienze matematiche fisiche e naturali. La scadenza è fissata al 22 marzo, bando su www.unict.it (sezione bandi)

INGEGNERIA CIVILE E AMBIENTALE / Eletti i nuovi rappresentanti degli studenti Studenti di Ingegneria memorizzate le facce dei nuovi eletti che vi rappresentano al Consiglio del dipartimento di Ingegneria civile e ambientale (Dica): Andrea Aliotta e Davide Salvà, attuale rappresentante degli studenti del Comitato Andrea Aliotta attività sportive e ricreative (Casr), entrambi dell’associazione Controcampus, e Giovanni Nicoletti dell’associazioGiovanni Nicoletti ne Alleanza Universitaria, sono i nuovi rappresentanti degli studenti in seno al Consiglio Dica. I tre Davide Salvà neo-consiglieri sono stati eletti nella tornata di febbraio e rimarranno in carica fino al 2011.

STUDENTI / Graziana Cassisi eletta in CdA

PREMIO DI LAUREA / Duemila euro per tesi su controllo di gestione aziendale La società di consulenza di direzione aziendale e controllo di gestione Compass Consulting organizza la seconda edizione del premio nazionale per tesi di laurea “Antonio D’Atri” dedicate alle tematiche relative al sistema informativo aziendale per il controllo della gestione. Sono ammessi a partecipare al concorso i laureati delle facoltà di Economia, Statistica e Ingegneria di tutte le università italiane che abbiano discusso la tesi tra il 1° gennaio 2009 e il 31 marzo 2010. L’ammontare del premio è di 2mila euro. L’azienda si riserva inoltre di assegnare un contributo aggiuntivo di mille euro per consentire l’approfondimento dell’elaborato premiato, nel caso in cui il lavoro abbia un particolare valore scientifico. I candidati che intendono partecipare al concorso dovranno far pervenire alla Compass Consulting, entro il 1 maggio 2010, la domanda di partecipazione e il testo integrale della tesi in formato cartaceo e su supporto digitale, accompagnato da una sintesi di massimo dieci cartelle dei contenuti e delle conclusioni e il curriculum vitae del candidato. Per informazioni si può contatatre Compass Consulting (via Garibaldi 76/A, Ferrara) la numero 335.6519039 via email a info@compassnews.it oppure sul web: www.compassnews.it.

La dott.ssa Graziana Cassisi, candidata del raggruppamento “Segretariato italiano medici specializzandi - Sims - Sigm”, è stata eletta rappresentante degli studenti di II livello in seno al Consiglio di amministrazione dell’Università, per lo scorcio di biennio accademico 2008/09 - 2009/10 (368 voti di lista su 510 votanti). All’altro schieramento in lizza, “La Fenice”, rappresentato dal dott. Salvatore Di Leo, sono andati invece 127 voti.

SCIENZE DELLA FORMAZIONE / La segreteria studenti della facoltà di Scienze della formazione si è trasferita nella nuova sede di piazza Dante 11 (tel. 095.7307.910/19, email segmag@unict.it)

CONCORSI / Comunicare la ricerca, scadenza posticipata È stata posticipata al 15 marzo la scadenza per la presentazione delle candidature al premio “Comunicare la ricerca” destinato a giovani ricercatori italiani e bandito dall’Agenzia per la promozione della ricerca europea (Apre). Con questo premio, riservato a tutti i soci Apre, tra cui l’Università di Catania, l’ente intende supportare i ricercatori che abbiano comunicato in modo innovativo la propria ricerca o i risultati raggiunti nell’ambito di un progetto - in corso di svolgimento o già concluso - del VI o del VII Programma quadro. Chiunque fosse interessato può contattare l’fficio ricerca d’ateneo (tel. 095.7307002-050049; e-mail: ricerca@unict.it), per informazioni sulle modalità di presentazione dell’istanza e sulla relativa modulistica.

URP / Rilascio di certificati anche in inglese Da pochi giorni l’Urp Studenti si occupa anche di rilasciare certificati universitari (laurea, abilitazione, carriera, specializzazione, master, eccetera) tradotti in lingua inglese. Per il rilascio di copie di certificati tradotti è necessario compilare il modulo, scaricabile dal portale dell’Università di Catania www.unict.it (sezione Urp-Call center), e consegnarlo negli Uffici di piazza Vincenzo Bellini 18 Catania (piano terra). È possibile inoltre spedire il modulo via email (urp-studenti@unict.it), via fax (095.7307228) o per posta, allegando copia di un documento valido di identità. I certificati verranno rilasciati solo all’interessato od una persona delegata dopo dieci giorni dalla richiesta. Per informazioni, l’Ufficio riceve dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 (martedì e giovedì anche dalle 15 alle 17.


INFORMA

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Il ‘piano sostenibile’ del Momact INIZIATIVE / Pi.per e Pro.bici: i nuovi servizi gratuiti e sperimentali che il Mobility Management offre a dipendenti, docenti e studenti per spostarsi da casa all’università risparmiando tempo e denaro

S

i chiamano Pro.bici (Prova la bici, leggi box a destra) e Pi.per, che sta per Piano personalizzato di spostamento sostenibile casa-università, i due nuovi servizi che il Mobility management d’ateneo (Momact) offre gratuitamente, in via sperimentale, ai dipendenti e agli studenti universitari. Pi.Per, in particolare, permette a chi usa prevalentemente l’auto di informarsi sulle alternative di “spostamento sostenibile” a disposizione per compiere il proprio “viaggio quotidiano”. Il Piano può essere richiesto via email oppure telefono ai recapiti del Momact (via di Sangiuliano 257, e-mail momact@unict.it; tel. 095.7307820). Dopo aver risposto ad una breve intervista sulle proprie abitudini e sulle esigenze di spostamento, per telefono o direttamente nella propria sede di lavoro, nel giro di pochi giorni il Momact elabora un piano personalizzato per l’utente, contenente alcuni suggerimenti utili, convenienti e “intelligenti” per spostarsi da casa

alla sede universitaria (e ritorno). Il piano è generalmente composto da una prima parte - “istruzioni per l’uso” - in cui viene illustrata l’articolazione dello spostamento sostenibile con l’indicazione di mezzi, linee e orari, e da una seconda parte, in cui vengono messi in evidenza i vantaggi derivanti dall’uso di modalità di spostamento sostenibili. Chi usufruisce del servizio potrà

raccontateci il vostro “piano” Universitinforma invita tutti i lettori a provare il servizio Pi.Per. Se avete già sperimentato il Piano personalizzato scriveteci a info@universitinforma.it (oppure inviate un fax allo 095.432304 o telefonate allo 095.447250) e raccontateci se la proposta del Momact vi sembra soddisfacente e se secondo voi è davvero “sostenibile”.

così rendersi conto di quanto “poco sostenibile” sia lo spostamento quotidiano con l’auto privata, per se stessi ancor prima che per la collettività. I due nuovi servizi costituiscono una delle prime iniziative attivate dal Momact a seguito delle campagne d’indagine condotte nei mesi scorsi tra il personale tecnico e amministrativo e tra gli studenti: «Dai questionari distribuiti dal Momact - ricorda la prof.ssa Annalisa Greco, docente della facoltà d’Ingegneria e Mobility manager d’ateneo - è emerso che, attualmente, oltre il 70% dei dipendenti utilizza l’auto privata per lo spostamento casa-università, e che degli utenti che compiono spostamenti casauniversità di lunghezza inferiore ai 2 chilometri, solo il 25% va a piedi e meno dell’1% in bicicletta - mentre il 45% usa l’autovettura». U i

Prova la bici

Il Momact mette inoltre a disposizione il servizio “Pro.bici” che si rivolge però solo ai dipendenti dell’Università (docenti e personale), e consente a coloro che svolgono mansioni di lavoro che comportano spostamenti urbani tra le diverse sedi universitarie, di utilizzare una bicicletta elettrica “a pedalata assistita”, che si guida come una normale bicicletta, e che dunque ha accesso alle zone a traffico limitato, può essere parcheggiata ovunque e non richiede la patente. Chi volesse ususfruire di questa opportunità deve richiedere il servizio agli uffici del Momact (via di Sangiuliano 257) prenotando il mezzo o tramite email a momact@unict.it, oppure telefonando allo 095.7307820.


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NOVITÀ / Il trasferimento a Catania della facoltà aretusea sembra una certezza. Gli studenti sono disorientati ma il preside Dato assicura: «L’attività didattica è stata pianificata con attenzione» di Roberto Sammito

«N

on so se il prossimo anno studierò a Catania o se potrò continuare a Siracusa, è tutto molto confuso» ci racconta Stefania, studentessa della facoltà di Architettura. Come lei, sono tanti gli studenti che negli ultimi mesi attendono di capire quale sarà il destino della facoltà e dove studieranno il prossimo anno. Incontriamo Stefania una domenica pomeriggio, ha in mano la fotocopia di un articolo del quotidiano “La Sicilia” di qualche settimana fa, il titolo lascia poco spazio all’immaginazione: “Architettura vola a Catania”. «Leggo che molto probabilmente il prossimo anno saremo costretti a trasferirci a Catania. Come si fa a studiare così? Io vorrei sapere cosa accadrà, lo vorrei sapere adesso. Chiedo troppo? Vorrei leggere notizie diverse, leggere che presto le cose miglioreranno, che avremo aule studio, per esempio», dice preoccupata Stefania.

Trasloco “forzato” per Architettura Il possibile trasferimento della facoltà, da qualche mese, è l’argomento più discusso tra gli studenti di Architettura. Mentre i vertici del Consorzio Archimede dibattevano sulle convenzioni con l’Ateneo di Catania, gli studenti stavano ad aspettare risposte certe. Poi, ad inizio febbraio, il rettore Antonino Recca ha comunicato con una lettera che, in mancanza dell’integrale pagamento da parte del consorzio siracusano - il debito supera i 10 milioni di euro - si è proce-

duto con la risoluzione della convenzione. Ma quante possibilità ci sono che lo strappo si ricucia? «Le possibilità sono legate esclusivamente ad una decisione politica e quindi non so valutare. Se si volesse, i rapporti potrebbero essere rinsaldati», afferma il professore Giuseppe Dato, preside della Facoltà di Architettura. «Al momento non sono state fatte ipotesi sulla nuova sede nel caso in cui ci si debba spostare a Catania».

I 554 studenti del corso di laurea quinquennale e i circa 300 del corso triennale aspettano le prossime mosse degli attori in gioco, mentre la facoltà pensa al futuro. Nel prossimo anno accademico il corso di laurea triennale in

Scienze dell’architettura e dell’ingegneria edile sarà disattivato e al suo posto sarà attivato una corso di laurea quinquennale a ciclo unico così da rispettare i parametri stabiliti con i Decreti Ministeriali n.270 del 2004 e del 31 otto-


INFORMA

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bre 2007. Il corso di laurea il test di ammissione e poi atquinquennale potrà accogliere tendere la verifica della car180 studenti, mentre il corso riera universitaria. «Le carriedi laurea triennale è ad esaure degli studenti della trienrimento. «Se verranno assenale verranno valutate subito gnate le risorse sarà garantidopo la pubblicazione delle to il tutorato per gli iscritti al graduatorie. In base agli esasecondo e al terzo anno. Se mi sostenuti e ai laboratori vorranno, gli studenti della frequentati, verrà deciso l’antriennale potranno passano d’iscrizione e il piano di re al corso di laurea studi - dice il preside quinquennale rifaDato -. In linea di cendo il test d’inmassima nessuno gresso - afferdegli studenti ma il professor della triennale Dato -. Speriasi ritroverà al mo che la siprimo anno, a tuazione venga meno che non presto chiarita, abbia mai supesiamo come “corato un esame. Delor che stan sospefinendo gli anni di si”. Comunque abiscrizione degli stuIl preside di Architettura biamo pianificato denti della triennale Giuseppe Dato con attenzione le atpotremo procedere tività didattiche per il prossicon lo scorrimento della gramo anno». duatoria per l’ingresso dei Viste le modifiche all’ordina180 studenti al primo anno». mento didattico, per gli stuLa situazione è in continuo didenti triennalisti sarà possibivenire e nei prossimi mesi si le scegliere se continuare a potranno avere chiarimenti studiare per raggiungere la maggiori. In attesa di definire laurea di primo livello o se una volta per tutto il futuro, passare al corso quinquennala facoltà sarà comunque imle. pegnata nelle attività di orien«Ho sentito parlare della postamento. «Intendiamo presensibilità del passaggio, ma a tare un video e dei lavori diquali condizioni? Ci verranno dattici al prossimo salone deconvalidate tutte le materie? E gli studenti, per il cui allestiquali altre avremo nel piano mento si sono proposti gli di studi?», chiede Stefania. studenti presenti in consiglio Chi deciderà di fare il cambio di facoltà», afferma il di corso dovrà prima superare Preside. U i

Campionato nazionale di calcio a 5 con soggiorno culturale a Licata

Un evento goliardico ed uno culturale camminano a braccetto. L’occasione è quella di fare il tifo per la squadra di calcio a cinque dell’Università di Catania che sfiderà le altre squadre d’Italia in casa. L’occasione è quella del XVII campionato nazionale di calcio a cinque, “Memorial De Dominicis Soldani”, riservato ai dipendenti delle università italiane, che quest’anno si svolgerà dal 6 al 13 giugno a Licata, in provincia di Agrigento. Dare grinta e coraggio alla squadra etnea che nelle ultime edizioni ha ottenuto lusinghieri risultati, può essere anche l’occasione per prendere parte alla “Settimana Azzurra” organizzata dall’Adduc, un soggiorno turistico-ricreativo in un club vacanze a quattro stelle di nuova costruzione che si trova proprio sulla splendida spiaggia di Licata, conosciuta al grande pubblico per essere stata set delle avventure del “Commissario Montalbano”. Oltre a sostenere i calciatori targati Unict, gli aderenti all’iniziativa potranno godere dell’offerta culturale della cittadina che si sviluppa tra il fiume Salso e le pendici del colle detto “Montagna di Licata”, con una struttura urbanistica che alterna l'impianto arabo del quartiere della Marina, al quartiere maltese di San Paolo e al barocco dei corsi principali, dove si trovano i seicenteschi palazzi signorili Serrovira e Caro-Dominici, e con le altre attrattive offerte del museo archeologico e delle ville borghesi risalenti al primo Novecento, tipica espressione dello stile liberty. Le coste di Licata, caratterizzate da lunghi tratti sabbiosi delimitati da rocce e da un mare che degrada dolcemente, sono famose anche per essere state teatro, durante la Seconda Guerra Mondiale, dello sbarco degli alleati.Il costo del soggiorno (che prevede il trattamento di pensione completa) è pari a 350 euro per i soci Adduc e i familiari in base doppia, 360 euro per i dipendenti dell'Università etnea non soci, i familiari e gli ospiti, mentre il costo di una camera singola è pari a 420 euro. Per i bambini da 0 a 3 anni il soggiorno è gratuito, quelli da 3 a 8 anni hanno diritto a una riduzione del 70%, quelli dagli 8 ai 12 anni a una riduzione del 50%, mentre dopo i 12 anni la riduzione è pari al 20%. Adesioni entro il 18 maggio, per informazioni www3.unict.it oppure Fabio Sorbello (095 7307761) o Nuccio Mangione (095 7594505).


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L’INTERVISTA / Due studentesse di Paternò, Martina Fusto e Federica Insinga, amiche accomunate dalla bellezza e dalla stessa agenzia di moda, sono finaliste della sessione provinciale del Look of the year, ma per la vita hanno altri progetti

di Carmelo Caruso

«E

se ti chiedessi d’incontrarci, cosa mi risponderesti?» «Ti risponderei di sì, ma solo in facoltà e dopo un esame». Non pensate male, è solo una richiesta d’intervista che rivolgo a Martina Fusto (nella foto in basso) studentessa di Lingue, tra le finaliste della sessione provinciale di “Look of the Year” concorso di bellezza a scala nazionale. E così io, che già mi vedevo in qualche teatro di posa, in mezzo a dei fotografi in preda al delirio dell’attimo e delle luci, sono costretto per l’ennesima volta ad aggirarmi per le stanze del-

dio Palumbo, fotografo e agente della Multimedia Advertasing, mi ha invogliato a fare qualche sfilata e poi a partecipare a questo concorso». Se dovesse uscire dai Benedettini un’altra Miriam Leone, continuerai gli studi e tutti i bei propositi da matricola? «E perché no, tutti sono convinti che si inizia a sfilare con ambizioni da star, invece il più delle volte sfilare significa arrotondare, guadagnare qualcosa. Per lo stesso motivo ho fatto lezioni di doposcuola e sempre per questo a 15 anni iniziai a fare la commessa. Ho sempre creduto possibile lavorare e studiare contemporaneamente».

Belle con l’anima l’università. Martina ha poco più di 19 anni ed è al suo secondo esame quello di Semiotica - viene dal liceo linguistico e forse più della bellezza è la lingua il dono di cui va più fiera. Quando arriva, appoggia sul tavolo delle fotocopie e sorride. Appeso al collo ha un punto luce minuscolo quanto delicato, come una goccia sul suo scaldacuore. Le hanno spostato l’esame al pomeriggio, e sembra preoccupata. Difficile questo esame? «Eh, un po’! Mi viene più facile parlare in spagnolo. Comunque a parte tutto per me l’università è ancora un mondo nuovo, ma mi abituerò». Ti sei già ambientata nel mondo della “bellezza”? «In realtà, strano a dirsi, ho iniziato facendo la cosa che più amo: uno spettacolo di musica e mimo. Uno sguardo, qualche battuta e un inizio che avviene per prova. Così Clau-

E dicendomelo, ride sistemandosi i capelli lunghi e neri. A Catania ci arriva da Paternò e non ha affittato casa. Pochi gli amici che ha conosciuto, le colleghe con cui ha maggiori rapporti sono ancora quelle del paese, le stesse con le quali esce il sabato sera senza tirare tardi, ma semplicemente passeggiando per le vie del centro. Martina non ha ancora la patente e anche per questo sfila. Sin da quando ha iniziato con un atelier di Paternò i suoi sono stati abiti bianchi, quelli da sposa. Cerca pure di spiegarmi gli intrecci, il gioco di orli e i colori degli abiti che le piace indossare. Fai più esami dal parrucchiere o all’Università? le chiedo bruscamente per provocarla. «Se ti dicessi che non vado dal parrucchiere da cinque mesi, mi crederesti?». Non le crederei, ma lei è così decisa che devo. «La bellezza ha la sua svogliatezza e rotondità, non ho


INFORMA mai fatto a caso a quello che mangio, sono fondente come il cioccolato che divoro» All’Università Martina è arrivata da poco, il tempo giusto per sentire del caso Rossitto. La domanda quindi è quasi d’obbligo, la risposta un po’ meno scontata. «Rispetto la ragazza, però mi sarei fidata più della polizia che della televisione. E poi con la voce che mi ritrovo gliene cantavo quattro». Già, ancora la voce, così esce fuori la passione per il jazz, per Giorgia e Mina. Per Martina la voce è come la lettura metrica, come la poesia: ha la sua ritmicità. AAA cercasi, ragazze belle e intelligenti per carriera politica. Potrebbe essere un lavoro? «Non m’interessa, come la politica in generale, non fraintendermi ma non riesco ad interessarmi, forse l’unico che mi sta simpatico è Brunetta, rompe le scatole e professa l’efficienza (non so se solo a parole) in un paese che efficiente non lo è, a partire dai trasporti per arrivare alla spazzatura di Paterno». Inforca gli occhiali e mi sembra giusto lasciarla studiare. È facile capire che l’intervista sta per finire e quindi aggiunge che «mira a vincere la borsa di studio Erasmus per andare a Barcellona». La lascio in facoltà, non prima di essermi fatto dire qualche parola su un’altra finalista del concorso: Federica Insinga (nella pagina a fianco, in alto). Non solo un’amica, ma anche una compaesana. Ed è a Paterno che vado a cercare Federica e per strada penso che tra tanto disordine e spazzatura due ragazze si ergono come un campo di girasoli vicino ad una discarica. Federica è una studentessa di Scienze della formazione e lavora in un call center dell’Inps. Mi aspetta silenziosa in un bar quando ha finito il turno di lavoro. A vederla sembra altera. Fa parte della stessa agenzia di Martina, ma ha qualche esperienza in più. Fotografie, comparsate in qualche trasmissione televisiva. Terzo anno di università e un lavoro, sia pur a tempo determinato, ben pagato. Un inizio come hostess in qualche fiera, poi abiti bianchi e via via concorsi e ancora foto. Non canta

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9 e non recita: ama la fotografia e c’è più di un motivo per capirlo. Ha i lineamenti di Anna Valle, una delle poche che dai concorsi di bellezza non si è fatta schiacciare. Federica dal concorso è uscita con la “fascia personalità”. «Non scrivere che voglio fare l’insegnante, voglio fare l’educatrice che è ben diverso, o meglio voglio rieducare». Me lo dice cortesemente, senza alzare la voce. Alle spalle, sempre per conto dell’università, ha un tirocinio fatto in ospedale nel reparto di Psichiatria infantile: bambini che lottano contro l’esclusione. Federica non vuole il successo. ma cerca un lavoro come educatrice e non vuole andare a vivere al nord. Vorrebbe entrare nelle carceri e lavorare in quei luoghi, dove si paga e a volte si muore. Lì dove si entra e a volte non si vuole uscire per la paura di una realtà mutata, illeggibile. Gli chiedo qualche notizia sul concorso, sulla moda, sulle magre che si vedono sui giornali. «Te lo dico subito, non darei la fascia ad una ragazza che porta la 38. È un cattivo esempio, ed io ne ho viste, anche se oggi qualcosa è cambiato. Se dovessi spiegare a parole cosa sia la bellezza risponderei che è armonia, come la tigre, un animale perfetto». Ma c’è in lei qualcosa che non mi convince, mi sembra una ragazza molto timida. «Si inizia anche per vincere la timidezza: non c’è contrasto tra una foto in costume e le paure di una ragazza». Tra il silenzio di qualche caro che non l’asseconda o che ci crede poco, come se la sua fosse una bellezza che deve essere celata, la sua sembra quasi una sfida lanciata a se stessa. Il tentativo di dimostrare di potercela fare, di studiare e lavorare insieme. «Eppure qualcosa muterà, come il mio corpo e ci saranno pure le rughe che Anna Magnani non voleva che le venissero cancellate dal trucco. Ed io forse mi troverò a fare l’educatrice, ad aiutare una ragazza che dalla bellezza ne ha fatto malattia. Forse riuscirò ad aiutarla senza manuali, ma solo con la mia esperienza che forse si concluderà, o inizierà presto» U i

BENEDETTINI / Dal 16 marzo al 10 maggio si terrà la prima edizione de “Il verso presente”

La poesia è di scena

L

a poesia nazionale sbarproposte di lettura degli ospica all’università di Catati. Si parte il 16 marzo con nia, e lo fa passando “La corte dispersa della Regidalla porta principale. Dal 16 na: il presente della poesia”, marzo al 10 maggio l’ex Moun dialogo sui temi, le tecninastero dei Benedettini ospiteche compositive e le finalità rà la prima edizione de “Il espressive del verso presente. verso presente”, sei incontri In contrasto con chi sostiene tardo pomeridiani finache non sia quelizzati alla creazione di sto un secolo propercorsi formativi per ripizio per la poecostruire il panorama sia, urge riscocomplesso e variegato prire la tensione della poesia italiana del euristica dei versi secondo Novecento, che del nostro tempo prevede la partecipazione nella loro fisiolodi alcune delle voci più gia fonico-espresimportanti del panorama siva. Ospiti della poetico nazionale. Tra serata Umberto Franco Battiato questi Davide Rondoni, Piersanti, Loretto Edoardo Sanguineti, GaRafanelli e Davibriella Sica, Franco Loi e, de Rondoni. Il 30 marzo sarà ospite d’eccezione, Franco Batla volta della poesia siciliana tiato. La rassegna, curata da con “Il riso della gazza: poeti Patrizia Guarino e Alessia siciliani d’oggi”, incontro al Tsagris e coordinata dai proquale interverranno, tra gli fessori Antonio Di Grado e altri, Sebastiano Burgaretta e Rosario Castelli, è organizzata Angelo Scandurra, mentre l’8 dalla Facoltà di Lettere e filoaprile il programma prevede sofia dell’Università degli stu“De la sua loquela in altra tradi di Catania, dal dipartimensmutare: miseria e splendore to di Filologia moderna e dal della traduzione poetica” con dipartimento Interdisciplinare Miguel Angel Cuevas, Jarosdi Studi Europei, con la collalaw Mikolajewski e Fabio borazione del Collegio UniverScotto. Il 16 aprile si parlerà sitario d’Aragona - Camplus di “Poesia, dando del Lei: voci D’Aragona e di Tribe Società femminili del secondo Novecento” insieme a Vivian Lamarque, Marina Moretti, Gabriella Sica, Cosimo Damiano Damato e Rosalba Bentivoglio. Gli ultimi due appuntamenti, infine, si svolgeranno il 29 aprile e il 10 maggio. Al primo interverranno Francesca Merloni, Biagio Guerrera, eti Edoardo Sanguin Lello Voce, Rosalba BentivoCooperativa. Tutti gli glio, Carlo Guarrera e Franco appuntamenti saranno introBattiato per affrontare il tema dotti e orchestrati dai docenti della poesia nella musica, della facoltà di Lettere e filomentre all’incontro successivo sofia e presieduti dagli ospiti. prenderanno parte Nino De Ogni incontro sarà idealmenVita, Franco Loi, Edoardo te diviso in due parti: all’espoSanguineti e Mattia Leombrusizione teorica, durante la no per affrontare il tema del quale i relatori saranno chiarinnovamento del linguaggio mati a fornire contributi relapoetico attraverso le speritivi alla tematica del giorno, mentazioni neo-avanguardiseguirà un reading, con le stiche. U i


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Quanto ne sai di?

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U NIVERSIT Cosa sanno gli studenti di personaggi e fatti che hanno segnato la storia recente? Da questo numero proviamo a chiederlo. Per scoprire che...

di Luca Di Leonforte

Yoko Ono. Dove sono She loves you, Help!, Eleanor Rigby, Hey Jude e Come together? Pochi sono gli universitari catanesi che hanno queste canzoni nella playlist del loro i-pod. E Norwegian wood, In my life, Rain, Strawberry fields forever e A day in the life? Una sparuta parte, quelli che per intenderci conoscono i Beatles non per la campagna pubblicitaria di un videogioco, per un’intervista televisiva di cinque minuti ad un critico musicale che va a promuovere il suo ultimo libro o per Morgan che di tanto in tanto affida ai suoi allievi qualche brano dei FabFour, non sempre egregiamente eseguito. Nel marzo 1966 John Lennon

a chi erano mai questi Beatles!?».Questa è la risposta che la ragazza di quindici anni dà a Gaetano Curreri degli Stadio in una famosa canzone. Risposta alquanto sorprendente che nessuno degli studenti universitari catanesi ci ha dato. Certo, ad una prima domanda su chi erano i Beatles nessuno degli intervistati si dilunga e tutti rispondono quasi allo stesso modo: «Erano un gruppo musicale». Tra i più audaci c’è chi li colloca in un periodo storico, gli Anni 60, e chi osa dicendo che sono tra i più importanti esponenti della musica rock. Se dovessimo seguire la scaletta di un quiz televisivo la prima domanda, non cer-

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Beatles Big Bang del Rock

to difficile, sarebbe da tutti superata. Ma volendo andare più a fondo, chi erano i componenti di questi Beatles? I più si fermano alla coppia Lennon-McCartney e la cosa è comprensibile data l’evidente egemonia che i due hanno avuto all’interno del gruppo. La sorpresa arriva da coloro che provano a citare anche un terzo componente, Ringo Starr. E il povero Harrison? Ad onor di cronaca una percentuale, se pur piccola, degli intervistati ha nominato anche George Harrison. Il fatto strano è che, dovendo fare una classifica dei componenti del gruppo, Harrison è sicuramente il terzo per importanza sotto qualsiasi punto di vista: cronologicamente è il terzo Beatle, è il terzo per canzoni scritte ed è il terzo per vendite. Ringo evidentemente lo batte in fama, sarà che il no-

me stravagante e la presunta simpatia del batterista contano più di Something o While my guitar gently weeps. E le canzoni? Visi pensierosi e dopo pochi secondi iniziano gli elenchi. Non manca il classico errore: Alessio, 21 anni, ne conosce solo una… Imagine, e insieme a lui tanti altri ci nominano questa che in molte classifiche è considerata la più bella canzone di tutti i tempi. Impossibile non conoscerla, eppure non tutti la citano. Perché? Semplice, perché non è dei Beatles. John Lennon l’ha scritta nel 1971, l’anno dopo lo scioglimento della band. Carmelo, 22 anni, ci dice di essere schierato dalla parte dei Rollng Stones in una di quelle dispute in stile Coppi - Bartali creata più dai media che dagli stessi protagonisti, ma non si sottrae all’intervista e anche lui inizia il

suo elenco di canzoni: «Jellow submarine, Let it be, All you… si insomma quella di “Stranamore” e altre di cui non so i titoli». Anche chi sembra essere tra i più informati non si sottrae agli scivoloni. Alessandro, 21 anni, che pure durante l’intervista ci parla molto sommariamente del P.I.D. (Paul is dead), la leggenda della presunta morte di Paul McCartney, ed è informato sulla presenza dei fascicoli dell’F.B.I. su John Lennon, nell’elencarci le canzoni da lui conosciute, dopo le più gettonate Yesterday, All you need is love, Let it be, e le apprezzabili Get back e The ballad of John e Yoko, inserisce Give peace change. Un’altra del John Lennon solista, questa scritta e incisa al Queen Elizabeth Hotel a Montreal durante il secondo bed-in per la pace in compagnia della compagna

dichiarò in un’intervista: «Per i giovani di oggi siamo più famosi di Gesù... non so cosa finirà prima, se il Cristianesimo o il rock’n’roll». La provocazione che non pochi problemi provocò ai Beatles fa sicuramente riflettere sul successo e l’influenza che hanno avuto per quella generazione. La ragazza di quindici anni citata all’inizio, così si rivolge ai giovani di allora, i genitori e i nonni di oggi: voi che li avete girati nei giradischi e gridati, voi che li avete aspettati e ascoltati, bruciati e poi scordati, voi dovete insegnarci con tutte le cose, non solo a parole, chi erano mai questi Beatles…. Una risposta più che esauriente arriva da Bono Vox, cantante e leader degli U2, che cosi li definisce: «Nell’universo delle rock band, i Beatles sono stati il Big Bang». U i


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ARES / L’associazione ha organizzato un incontro per discutere dei disagi causati dalla chiusura dei locali Ersu Federconsumatori propone un’azione giudiziaria collettiva. Fipe disponibile alla stipula di una convenzione di Mara Guerra

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n principio fu un gruppo su Facebook, creato da Ares (Associazione universitaria culturale ricreativa Catania), “Fame di Mensa” - Rimborso & Convenzioni, che così recita: «Un intero ateneo attende da mesi la risoluzione dei problemi inerenti le mense universitarie. La situazione attuale è avvilente: dopo la chiusura della più grande e “vicina” mensa Centro di via Oberdan, quella dell’Hotel Costa di via Etnea, l’unica offerta a noi prospettataci è l’ “oasi” della Cittadella (˜ 600 pasti). E per gli altri 4000 ex-fruitori? L’associazione Ares intende ovviare al problema con una proposta immediata e pragmatica: convenzionare l’Ersu con i ristoranti della città di Catania con la collaborazione della Fipe - Confcommercio di Catania e il rimborso dei 1200 euro (trattenuti indebitamente a tutti i vincitori di borsa di studio e agli idonei) mediante una class action da effettuare con la collaborazione di Federcontribuenti». Poi si è passati ai fatti: martedì 2 marzo in tutte le facoltà dell’Ateneo, sono state raccolte le firme da allegare alla richiesta formale da portare al Consiglio d’Amministrazione dell’Ersu e, infine, il 3 marzo alla “sala Museion” dell’Oberdan (ironia della sorte?) è stata presentata ufficialmente l’iniziativa dell’associazione Ares. All’incontro dal titolo “Fame di mensa - Rimborso e Convenzioni” hanno partecipato le tre sigle Ares, Fipe e FederContribuenti. «Fulcro centrale dell’incontro - come dicono gli organizzatori in un comunicato - è stato cercare di dare una soluzione concreta al problema delle mense universitarie e alla mancata erogazione dei pasti agli studenti, diritto loro spettante in quanto assegnatari di Borse di Studio e contribuenti». In questo contesto è intervenuto il senatore accademico Andrea Fichera: «L’attuale imbarazzante situazione non coglie l’essenza di un principio costituzionale che garantisce l’uguaglianza dei punti di partenza per tutti gli

“FAME DI MENSA”

Si annuncia

una class action studenti iscritti in questo Ateneo. L’ammontare delle borse di studio agli studenti capaci, meritevoli ed economicamente meno abbienti, è comprensivo di una quota per ciascun pasto “vinto” pari a 600 euro. L’Ersu con la pressoché inesistente offerta del servizio ristorazione sta disattendendo l’impegno assunto con bando pubblico. Pertanto ci proponiamo di rimettere nelle tasche degli studenti le somme spettanti loro indebitamente trattenute». Durante l’incontro è intervenuto anche Carmelo Finocchiaro, presidente nazionale FederContribuenti che

ha confermato l’appoggio all’iniziativa a difesa degli studenti proponendo un incontro con l’Ersu per trovare una soluzione al problema, qualora non si raggiungesse un accordo si procederebbe a una vera e propria azione giudiziaria collettiva. Il consigliere d’amministrazione dell’Ersu Alessandro Commendatore ha aggiunto: «In attesa che i locali destinati ai servizi di ristorazione vengano resi agibili, considerando i lunghi tempi per un piano di ristrutturazione edilizio, proponiamo un importante collaborazione che nasce dalla realizzazione di un “tavolo

tecnico” da convocare insieme a studenti, Fipe - Confcommercio, Ersu e i sindacati dei lavoratori. L’obiettivo è quello di creare convenzioni tra l’Ente e i ristoratori di Catania; impegnandoci a garantire la distribuzione efficiente del servizio in prossimità delle strutture universitarie e il raggiungimento degli standard qualitativi tanto attesi». Pieno appoggio all’iniziativa anche da parte del presidente regionale e provinciale di Fipe Confcommercio, Dario Pistorio, che ha dato la massima disponibilità nell’assistere gli studenti nella creazione del tavolo tecnico potendo contare sulla partecipazioni di centinaia di ristoratori catanesi associati. Lo spirito dell’iniziativa viene riassunto dal Presidente dell’associazione Ares Emanuele Maniscalco: «La nostra associazione proseguirà in tutte le sedi opportune per cercare la risoluzione di questa grave situazione. Si confida nella realizzazione di una convergenza di intenti da parte di tutti gli Enti istituzionali e non, chiamati a espletare il ruolo fondamentale di Garanti del Diritto allo Studio». U i


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PASTI / Il direttore dell’Ente, Nunzio Rapisarda, annuncia la prossima apertura di un’altra struttura. «La richiesta di rimborso per i pasti non forniti? I menù erano garantiti alla Cittadella e nelle residenze». Il 15 marzo riapre l’Oberdan di Maria Enza Giannetto na class action? Se ci sono i presupposti per farlo è giusto che gli studenti la portino avanti». È questo il commento del direttore dell'Ersu, Nunzio Rapisarda alle “agitazioni” degli ultimi giorni e alle proposte fatte dall’associazione Ares durante l’incontro con Federconsumatori e Fipe. «Prima di esprimere - continua Rapidarda - un giudizio sulle richieste degli studenti, vorrei però ripercorrere la cronaca della questione e ricordare come si sia arrivati al cedimento del “sistema mensa”. Un sistema che, fino a prova contraria, ha sempre funzionato benissimo».

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«In corso trattative con l’Ipab per una mensa in piazza Bovio» Quando e perché si è aperta la questione? «Tanto per essere chiari: abbiamo chiuso la Mensa Oberdan perché noi abbiamo sollecitato i controlli da parte della protezione civile, dopo il sisma dell’Aquila. E sempre noi abbiamo segnalato i problemi alla Regione e richiesto i controlli per la sicurezza degli studenti che alloggiano nelle nostre strutture, ricordando che si tratta di edifici costruiti negli anni ‘50 e quindi prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche. Inoltre, si tratta di strutture la cui manutenzione viene fatta con i fondi del funzionamento dell’ente». Non esistono fondi speciali per le ristrutturazioni? «Fino a quattro anni fa, circa, i fondi venivano stanziati in ottemperanza alla legge regionale 15/1988 che prevedeva l'intervento della Regione per la manutenzione straordinaria. Una legge che abbiamo utilizzato fino a quando è stato deciso di non finanziarla più. Le nostre strutture sono

tutte invecchiate e richiedono investimenti per la manutenzione: per farlo, l’ente ha utilizzato fondi che dovrebbero servire per la gestione» Non si può chiedere un intervento speciale della Regione? «Abbiamo chiesto varie volte all’Amministrazione regionale di intervenire e al Dipartimento per l'istruzione di farsi portavoce per il rifinanziamento di questa legge che è essenziale per manutentare le nostre strutture. In ogni caso, da quegli accertamenti sono venuti fuori i noti problemi sulla colonna montante della mensa Centro. All’inizio non abbiamo chiuso e ci siamo “appoggiati” al centro cottura della Scuola Cavour per poi distribuire i pasti nell’ala ovest della mensa. Intanto è stato approntato un centro cottura al Costa che fino ad allora era solo punto di distribuzione». A far precipitare la situazione è stata anche la querelle sull’Hotel Costa. «Esattamente. I problemi legati alla mancata manutenzione

da parte della proprietà ci hanno portato alla decisione di lasciare quei locali. Nel contempo sono iniziati i lavori di rilevazione, progettazione e l'intervento immediato sulla struttura Oberdan che poi è stata chiusa anche per far procedere i lavori in maniera più veloce». Le due mense storiche di Catania chiuse. Come avete “ovviato” ai disagi? «Abbiamo cercato, in parte, con l’apertura di un’ala della Grande mensa, pur nei limiti posti dalla pendenza di un ricorso al Tar sull’aggiudicazione della gara. La potenzialità della mensa, in questo momento, è di oltre 1500 pasti al giorno, se poi i ragazzi non vanno perchè la ritengono troppo distante dal centro, è un altro conto, legato anche, diciamolo pure, ai trasporti in città. Comunque il 15 marzo riapre la Mensa Oberdan, intanto per le pizze e per i menù che però verranno portati da fuori. Entro un mese e mezzo da quella data, saranno completati anche i lavori nelle cu-

cine. Lavori che, tengo a sottolineare, abbiamo fatto con le risorse solo dell'ente». Cosa ne pensa della richiesta degli studenti di un rimborso della quota borsa “indebitamente trattenuta”? «I disagi ci sono stati, ma non si può negare che i pasti venivano forniti: alla Cittadella e a tutti i borsisti residenti nelle nostre mense (con i piatti termosaldati). Per quanto riguarda l'incontro tra studenti, Fipe e Federcontribuenti, ovviamente il Consiglio potrà decidere come procedere. Ovviamente se gli studenti dimostrano di non essere stati messi nelle condizioni di avere i loro pasti si potrà valutare la “restituzione” come la chiamano loro delle somme non godute». Quindi non esclude un rimborso? «Sarà il Consiglio a decidere dietro le richieste precise. L'amministrazione dell’ente può anche decidere di eliminare i pasti gratuiti e ripristinare la quota borsa (almeno per il periodo che rimane). D’altra


parte è quello che facevamo una volta, fino a quando abbiamo cambiato il nostro metodo uniformandoci agli altri enti regionali. Di fatto la quota di 1200 euro circa che oggi garantiamo con i pasti è quella che equivale al ticket pagato per due pasti al giorno, moltiplicato per 300 giorni l’anno. Se il Consiglio sarà d’accordo si potrà pensare di ripristinare la quota borsa». Potrebbe quindi cambiare anche il prossimo bando? «Potenzialmente sì. Si potrebbe anche cambiare la modalità. In effetti oggi, l’offerta in città è cambiata e i ragazzi possono anche pranzare nei locali della città con pochi euro. Insomma la soluzione può essere variegata. Per il resto loro portino pure avanti la loro protesta, chissà potrebbe anche essere uno stimolo per le autorità a dimostrare più interesse per il diritto allo studio» E cosa ne pensa della proposta delle convenzioni? «Non sono contrario e mi chiedo come mai l’idea di una convenzione non sia mai pervenuta prima da Fipe e Federcontribuenti. Devo, però, ammettere che io ho una mia idea personale sulla mensa universitaria: la ritengo un importante luogo e occasione di aggregazione e socializzazione. Tante idee nascono durante il pranzo o la cena insieme. E poi c’è anche il fattore “salutistico”: i nostri menù sono stati scelti anche con un occhio alla dieta equilibrata, dando consigli giusti per un’alimentazione sana. Infine, c’è il problema dei costo: siamo sicuri che gli esercenti e gli specialisti del settore riuscirebbero a mantenere alti standard a basso prezzo?». L’idea dell’ente è quella di mantenere le mense. «Assolutamente sì. E posso già anticipare che dopo la riapertura dell’Oberdan, il prossimo passo sarà risolvere il punto dolente della mensa nel centro storico. In tal senso abbiamo già individuato e raccolto la disponibilità a concederci i locali dell’Ipab Monsignor Ventimiglia, vicino Piazza Bovio. Potremo finalmente installare una mensa dove potrebbero convergere l’utenza di Giurisprudenza, Scienze politiche e Palazzo centrale». U i

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ESCURSIONI / Ripartono le visite guidate nelle aree protette dell’Isola Primo appuntamentom il 31 marzo a Cava di Ispica nel ragusano

Trekking tra gli Iblei ipartono gli appuntamenti con la natura. Dopo il successo degli anni scorsi, l’Ersu di Catania riprende le visite guidate nelle riserve naturali di Sicilia e nei luoghi più particolari dell’Isola. Primo appuntamento della nuova edizione è la visita guidata a Cava d'Ispica (Ragusa) in programma per mercoledì 31 marzo. Scoprire il cuore e l'anima degli iblei vuol dire percorrere, risalire e costeggiare le tipiche "cave", profondi canyon scavati dai fiumi nel tempo, in cui l'aridità del tavolato sovrastante si muta in lussureggiante vegetazione. Infatti, proprio lì, di fronte ad imponenti anfiteatri rocciosi, gole profonde, canyon e grotte scavate dall'impeto dei torrenti e dalle intemperie, ci si imbatte come per incanto in una natura rigogliosa di ruscelli, cascate e laghetti immersi in una clima caldo-umido quasi tropicale. In queste cave si possono trovare numerose tracce di storia millenaria dall'età del bronzo al medioevo e oltre. Cava d'Ispica è un’incisione valliva lunga 13 chilometri el territorio dei comuni di Ispica

I servizi on-line per gli studenti

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e di Modica. In uno scenario naturale di affascinante suggestione si situano insediamenti trogloditici, santuarietti e necropoli. La partenza è prevista, con pullman dell'Ersu, per le ore 7,45 da piazza Cavour. Per informazioni più dettagliate relative al programma di visita nella Riserva e per l'iscrizione, gli studenti interessati possono rivolgersi all’Ufficio per le Attività Culturali di via Etnea n. 570, dal lunedì al venerdì ore 9-12,30 e mercoledì anche alle ore 16-18. La domanda di prenotazione, utilizzando l’apposito modulo va presentata entro il 29 marzo e comunque fino ad esaurimento posti. U i

Musica in scena al Museion

Musica e intrattenimento per gli studenti e la città. Continuano nella sala Museion dell'Oberdan gli appuntamenti, interamente patrocinati dall'Ente, della stagione concertistica dell'Ersu, che unisce in un unico calendario la programmazione impaginata da Sebastiano Reitano e da Annalisa Caruso (in collaborazione con la Dante Alighieri). Il prossimo concerto è in programma per giovedì 18 marzo, alle ore 20.30 con il duo Davide Sciacca alla chitarra e G.Valastro al flauto. In programma musiche di Carulli e Castelnuovo Tedesco. Giovedì 25 marzo, alle 20.30, recital della cantante Natasha Musso e il chitarrista Massimiliano Cona su musiche di Clapton e Lauper. Dopo il concerto inaugurale del 7 marzo, continua il successo del Festival organistico “Per vocem, instrumenta et organum” che si sposta, ad aprile, alla cattedrale di Palermo (18 aprile), prima di varcare lo Stretto per i prossimi concerti a Roma e a Trieste.

www.ersu.unict.it: sito per le comunicazioni istituzionali dell’Ente. Nelle pagine del sito si trovano tutti i servizi, i benefici e le notizie utili agli studenti universitari. E sono presenti informazioni, costantemente aggiornate, sulle diverse forme di interventi, manifestazioni ed eventi, convegni e partecipazione ai saloni dello studente nazionali ed europei. www.ersuctalloggi.it: il sito si propone come punto di incontro tra domanda e offerta di posti alloggio per gli studenti. Il portale offre a tutti gli studenti dell’Ateneo la possibilità di inserire gratuitamente i propri annunci di “Cerco Alloggio” e di consultare tutte le offerte dei locatari, dettagliate con prezzi, zone geografiche e molto altro ancora. E da quest’anno anche assistenza legale per gli studenti. wap.ersuct.it: l’Ersu di Catania è disponibile anche sul cellulare. Grazie a questo servizio l’Ente offre un altro canale di comunicazione con lo studente accessibile in qualsiasi momento e in ogni luogo. Tutte le notizie, gli avvisi, le manifestazioni organizzate dall’Ente a portata di telefonino. Sms & mms list: iscriviti al servizio sms & mms list dell’Ersu di Catania. Questo servizio gratuito permette di ricevere “in tempo reale” tutte le novità che riguardano l’Ente, gli eventi e le iniziative, oltre che ottenere informazioni di prima mano sulle borse di studio, sulle scadenze e così via.


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Lavoratori con figli? Conviene solo agli uomini

U NIVERSIT studio e alla posizione nella professione. Dal confronto emerge che sono le laureate senza figli ad ottenere ritorni maggiori: lavorano di più, guadagnano di più (1.195 euro contro 1.132) e sono più soddisfatte del lavoro svolto. Ma entrambi i collettivi non arrivano

ALMALUREA / Le laureate madri sono penalizzate ma posticipare la gravidanza o rinunciare non serve per avere più possibilità di carriera. Favoriti rimangono i colleghi maschi. A sorpresa, quelli con figli

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na recente indagine del consorzio AlmaLaurea propone un approfondimento sulle differenze di genere nell’inserimento lavorativo dei laureati e un’analisi sulle laureate, il lavoro e i figli. In generale le donne risultano essere penalizzate nel lavoro e nel guadagno, ad un anno dalla laurea specialistica biennale, le differenze fra uomini e donne in termini occupazionali risultano significative: 10 punti percentuali. Lavorano 58 donne e 68 uomini su cento. Le donne risultano meno favorite anche perché si dichiarano più frequentemente alla ricerca di un lavoro: il tasso di disoccupazione è infatti pari al 14%, praticamente il doppio rispetto a quello rilevato per gli uomini (7%). Gli uomini possono contare più delle colleghe su un lavoro sta-

bile (46% contro il 35%) e su una busta paga più elevata. Ad un anno dalla laurea, gli uomini guadagnano il 25% in più delle donne (1.312 euro contro 1.053); le differenze di genere sono confermate all’interno di ciascun gruppo disciplinare, in particolare nel giuridico dove gli uomini guadagnano ben il 44% in più delle colleghe. Laureate, lavoro e figli: le madri guadagnano meno e fanno un lavoro “inadeguato”. L’analisi riguarda le laureate del 2003 intervistate a uno e cinque anni dal conseguimento del titolo, quindi nel 2004 e 2008. Cosa avviene in questi quattro anni? Laureate madri: passano dal 6,5% al 21% (di queste, la maggioranza ha un solo figlio); il

JOB MEETING E TROVOLAVORO.IT / Il 16 e 17 marzo a Catania Martedì 16 marzo a partire dalle 9, all’Auditorium del Monastero dei Benedettini, si svolge Career Lab. Aspettando Job Meeting, laboratorio di informazione e formazione sul mondo del lavoro e per l’orientamento alle professioni. Tra le iniziative previste, workshop tenuti da testimonial aziendali o ex allievi di alcuni enti di formazione, e seminari sulle migliori tecniche per redigere un cv efficace (iscrizioni inviando un’email a careerlab@cesop.it). Il tradizionale incontro con aziende ed enti di formazione Job Meeting si svolge mercoledì 17 marzo a partire dalle 10, nel nuovo Edificio per la didattica della facoltà di Ingegneria (viale Andrea Doria, 6). Nel corso della giornata, grazie al servizio CV Clinique di Trovolavoro.it - Corriere della Sera, i visitatori potranno far visionare gratuitamente il proprio CV da consulenti dell’orientamento. Informazioni su: www.jobmeeting.it/network/Catania.

74% è occupato, 70 su cento possono contare su un lavoro stabile, sono in prevalenza dipendenti del pubblico impiego, soprattutto insegnanti, lavorano di frequente con un contratto a tempo parziale. Guadagnano 1.132 euro mensili netti e ritengono – più delle colleghe senza figli - inadeguato il guadagno sia rispetto al titolo di studio conseguito sia rispetto alla posizione lavorativa che ricoprono. Laureate senza figli: le occupate sono 84 su cento, hanno un lavoro stabile nel 63% dei casi, per la maggior parte a tempo pieno, nelle grandi aziende. Guadagnano 1.195 euro mensili netti e ritengono il guadagno adeguato al titolo di

CATANIA / Master in Discipline regolatorie del Farmaco

È già disponibile sul sito www.unict.it/master il bando di partecipazione al master biennale di II livello in Discipline regolatorie del Farmaco. Il master ha come obiettivo fondamentale la creazione di esperti delle pratiche di sviluppo, sperimentazione e registrazione dei farmaci. Si tratta di un percorso di specializzazione post-lauream rivolto a laureati in Medicina e Chirurgia, Farmacia, CTF, Chimica e Scienze Biologiche (titoli preferenziali: specializzazione in Farmacologia e in Tossicologia medica). Il master è finalizzato, quindi, alla creazione di nuove professionalità nel campo dell’industria farmaceutica, ma si pone anche l’obiettivo di attuare le condizioni perché gli esperti possano stabilire un contatto con le imprese di quest’area. Il master consente di acquisire fino a un massimo di 120 crediti formativi universitari (60 Cfu l’anno). Il corso si rivolge a un massimo di 20 allievi, il termine di scadenza per le domande è fissato all’8 aprile, per informazioni si può telefonare allo 095.7384236.

a posizioni di responsabilità: le donne, con o senza figli, non svolgono mansioni di coordinamento di altre persone. Rinvio della decisione di avere figli: ne è valsa la pena? Non proprio. Nel confronto fra generi, emerge che per le donne la rinuncia alla maternità non è sufficiente per tenere il passo dei loro colleghi: dal 2003 al 2008 i laureati con maggiore responsabilità lavorativa sono il 56% (tra gli uomini senza figli) contro il 41% delle donne senza figli. Non solo. La categoria “vincente” risulta essere quella dei laureati maschi con figli: guadagnano più di tutti (a cinque anni dalla laurea vedono aumentare lo stipendio del 43%) e ritengono in misura maggiore che il guadagno sia adeguato alla posizione lavorativa ricoperta, anche dei colleghi maschi senza figli. U i

COF / Workshop di orientamento al lavoro nelle facoltà “Orientamento per l’ingresso nel mercato del lavoro”: si chiama così il ciclo di workshop rivolto a studenti e neolaureati dell’ateneo catanese organizzato dal Centro orientamento e formazione (Cof), in collaborazione con le facoltà. L’iniziativa mira a rendere più veloce ed efficace l’ingresso nel mercato del lavoro di laureandi e laureati attraverso quattro incontri differenziati, su tematiche specifiche. Il calendario degli appuntamenti di alcune facoltà è già stato fissato: Scienze della Formazione, Lingue e Letterature straniere, Scienze politiche e Scienze matematiche, fisiche e naturali; l’elenco su www.unict.it/cof.


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requisiti

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ASSISTENTE DI DIREZIONE Lidl Italia seleziona un Assistente di direzione per la gestione delle pratiche di segreteria: organizzazione agenda, pianificazione riunioni, gestione contatti con la casa madre tedesca.

È richiesta laurea di 1° e 2° livello a indirizzo economico o umanistico, disponibili tà al trasferimento; esperienza pregressa; ottima padronanza del pacchetto Office; conoscenza del tedesco.

Per candidarsi si può inviare domanda attraverso il sito www.almalaurea.it (rif. lidl_1003) oppure attraverso il sito Internet www.lidl.it (Offerte di lavoro)

PROGRAMMATORE La società Way srl ricerca un programmatore con mansioni di programmazione per lo sviluppo Web su piattaforma .Net. Si propone iniziale contratto a progetto.

Si desidera entrare in contatto con brillanti laureati (area disciplinare scientifica, Ingegneria) con una forte propensione al lavoro in team. Conoscenza di Visual Studio 2008 e Asp.Net (C#, Ajax, JavaScript).

Per candidarsi si può inviare domanda attraverso il sito www.almalaurea.it (rif. prg) oppure a lavoro@www.waynet.it (www.waynet.it)

STAGISTI AL CINECA Il Consorzio interuniversitario Cineca mette a disposizione di laureandi e neolaureati stage, borse di studio, collaborazioni, che possono trasformarsi in assunzioni tramite bando di concorso.

Sono richieste competenza, serietà, impegno e capacità organizzative. Il titolo di studio richiesto è la laurea (area disciplinare scientifica, Ingegneria); lingue straniere richieste: Inglese.

Per candidarsi si può inviare domanda attraverso il sito www.almalaurea.it (rif. CIN_10) oppure attraverso il sito Internet www.cineca.it (area Lavoro).

TECNICO DI LABORATORIO L’Università di Bologna seleziona un tecnico di laboratorio che lavorerà nel laboratorio biologico e chimico della facoltà di Farmacia del Polo Scientifico Didattico di Rimini.

La ricerca è rivolta verso diplomati o laureati con titolo di studio in Chimica, Biologia, Farmacia o equivalente. Sono inoltre richieste conoscenze dei principali programmi Office e della lingua inglese.

Per partecipare alla selezione inviare entro il 31 marzo domanda secondo le modalità contenute nel bando, reperibile all’indirizzo www.unibo.it/avl/vita/assunzioni/determinato.h tm.

OPPORTUNITÀ IN ACCENTURE TECHNOLOGY SOLUTIONS Accenture Technology Solutions seleziona neolaureati in Informatica, Ingegneria, Matematica e Fisica per le proprie sedi di Milano, Torino, Roma e Napoli.

I requisiti richiesti sono laurea di primo o secondo livello in Informatica, Ingegneria (Informatica, Elettronica, delle Telecomunicazioni), Matematica, Fisica. Forte interesse per l’attività di programmazione.

Per candidarsi a questa offerta occorre consultare il sito aziendale http://careers3.accenture.com/ats/it aly e selezionare la sezione “Lavora con noi”.

STAGE RECUPERO CREDITI L’azienda di noleggio LeasePlan Italia seleziona laureandi e neolaureati da inserire come stageur nella direzione Administration, Finance & Controlling. Durata 6 mesi (full-time), rimborso spese.

Si richiede età compresa tra 23 e 28 anni, laurea in Economia o diploma in Ragioneria con esperienza in recupero crediti; conoscenza degli applicativi Windows (Excel, Word).

Per candidarsi è necessario inserire il proprio cv sul sito www.leaseplan.it, sezione “Lavora con noi” e inviare dettagliato CV all’indirizzo selezione@leaseplan.it indicando in oggetto il titolo dell’annuncio.

ASSUNZIONI / YounGranarolo opportunità per 20 laureati

Far crescere venti giovani laureati per future posizioni lavorative: dal marketing alla ricerca, dal manufacturing all’engineering. A lanciare il programma di recruiting “YounGranarolo” è il gruppo Granarolo, leader sul mercato della raccolta, trasformazione e commercializzazione del latte. Un programma per assumere, con un contratto a tempo determinato, entro 24 mesi 20 giovani freschi di laurea, privi di esperienze professionali ma motivati a lanciarsi in una prospettiva manageriale di lungo periodo. Nel corso del biennio 2010/2011 saranno pubblicati, di mese in mese, nuovi profili dettagliati e la relativa funzione di inserimento, affinché ogni candidato possa scegliere la posizione che giudica maggiormente in linea con le proprie aspirazioni. Per ciascun profilo ricercato saranno indicati i titoli di studio richiesti; sarà comunque considerato requisito preferenziale l’aver conseguito la laurea (magistrale/specialistica) in corso di studi e a pieni voti (votazione maggiore di 105/110 o maggiore di 95/100). Ai neoassunti sarà proposto un Piano di Formazione della durata di 18 mesi, progettato in stretta sinergia con le aree di destinazione e capace di coniugare l’esperienza lavorativa, al fianco di colleghi esperti, con attività formative teoriche. Info su http://young.granarolo.it.


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«L’ipocrisia ha un pregio: nasconde gli altri» è una sorta di ipocrisia, a volte necessaria. Se un ragazzo di 20 anni mi fa leggere una sua poesia, pessima, e mi chiede cosa ne penso, non posso dirgli che è bella. Se la stessa poesia mi viene sottoposta, però, da un uomo di 80 anni, perché dovrei dargli questo dispiacere? Cosa ne ricaverei? Io credo che siano le regole del buon vivere, allo stesso modo di quando ci limitiamo a tacere sentendo le affermazioni di uno che reputiamo un cretino che dice cose cretine. È vero, si tratta di ipocrisia, ma è un’ipocrisia “buona”, non è come tradire alle spalle una persona cara». Parlando con lei, non si può non notare il suo amore per gli aforismi e capire il perchè del suo libro “Ho pensieri che non condivido”, edito da A&B. «Ne ho raccolti 470, da quelli su Dio (Se Dio c’è Dio solo lo sa) a

di Maria Enza Giannetto

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ra cinema e teatro, i ruoli che Pino Caruso ha interpretato nella sua carriera d’attore, non si contano più. Dal 1958, anno in cui debuttò al “Piccolo” di Palermo ne “Il gioco delle parti” di Luigi Pirandello fino ad oggi, cinquantadue anni dopo, quando lo ritroviamo alle prese ancora con Pirandello, nel ruolo di Ciampa nel “Berretto a sonagli” (in scena al Verga dal 18 marzo fino al 7 aprile). In mezzo però, non ci sono stati solo ruoli in commedie del drammaturgo agrigentino. L’attore palermitano, tra teatro di prosa, cabaret, programmi tv, fiction televisive e film sul grande schermo, ha raccolto una serie di successi e di esperienze che oggi porta nella nuova edizione della commedia pirandelliana.

INTERVISTA / Impegnato nel ruolo di Ciampa nel “Berretto a sonagli,” il protagonista Pino Caruso parla della teoria pirandelliana “delle corde”. «La buona educazione - dice - è necessaria per vivere in società» Signor Caruso, nel ruolo di Ciampa è stato preceduto da alcuni tra i più grandi nomi del teatro italiano: Salvo Randone, Turi Ferro, Edoardo De Filippo. Come ci si avvicina, in questi casi, al copione? Si trae spunto dalle interpretazioni precedenti? «Io ho visto il “Berretto” di Turi Ferro e di Salvo Randone, ma per la mia prova, non ne tengo, assolutamente, conto. Guai a farlo. Ognuno si avvicina al personaggio con il proprio bagaglio, portandovi le proprie esperienze. Certo è inevitabile che lo spettatore faccia il paragone con gli altri, ma questo non significa, per l’attore, doverne ricalcare la messinscena». Il direttore Giuseppe Dipasquale, regista dell’opera, ha detto che lei è uno dei principali motivi alla base di questa nuova produzione. «”Il berretto a sonagli” è un grande classico. Per un attore farlo è come per un tenore fare la Traviata. Una prova importante con cui confrontarsi».

Rimettere in scena un’opera “datata” che rischi comporta? «Il “Berretto” ha come tema un fatto che oggi è, per fortuna, superato: l’adulterio, inteso come un’infamia vergognosa da vendicare con il delitto d’onore. È chiaro che per funzionare quella commedia deve mantenere l’ambientazione nel tempo in cui fu scritta altrimenti perderebbe il suo aspetto drammatico». In fondo, però, oggi, il problema di difendere il proprio prestigio sociale rimane. «Sì, certo. Nel caso del tradimento, però, la soluzione non è così tragica come allora, e soprattutto nessuno viene additatto come infetto di una malattia vergognosa se viene tradito. Era una concezione inaccettabile, sia per logica, sia per morale. Ancor di più se si pensa che l’uomo che tradiva era considerato il gallo, mentre la donna era, ovviamente, una puttana. Tra l’altro io ho una teoria precisa sull’adulterio: è l’unica circostanza umana in cui l’azione di una persona serve

a dare un titolo a un altro. Faccio un esempio, se mia moglie studia e si laurea, prende il titolo di dottoressa ma non passa alcun titolo a me. Perché, invece, se va a letto con un altro uomo il cornuto devo essere io? Di fatto però, il tradimento è solo il pretesto per creare una commedia perfetta che analizza la razionalità applicata al pregiudizio, la razionalità che contrasta la pazzia. Si trattano altre tematiche, a partire dal rapporto dell’uomo con la società, la finzione, l’essere, l’apparire, che sono poi i temi classici del teatro pirandelliano». E soprattutto viene fuori il concetto della corda pazza e di quella civile. Lei cosa ne pensa? «La corda civile non è altro che la buona educazione che ci consente di vivere in società. L’istinto, la corda pazza, potrebbe portarci ad azioni folli. In fondo, l’ipocrisia, per quanto sia un difetto grave ha il pregio di nascondere gli altri. Ovviamente lo dico in chiave ironica, però se ci pensiamo bene, la buona educazione

quelli sulla vita quotidiana “Lavare i panni sporchi in famiglia significa proteggere chi li ha sporcati”. Si tratta di massime e pensieri molto personali e devo dire che sono molto soddisfatto di come sta andando». Tanto da pubblicare anche un libro di poesie: “Il silenzio dell’ultima notte”, edito da Flaccovio. «Sì è vero, ho raccolto quelle scritte dal 1980 ad oggi. Ma la vera notizia vuol sapere qual è: che ho letto un libro di poesia. Oggi nessuno legge più poesie... in realtà non si legge per niente. Comunque, credo sia anche colpa di un’idea stereotipata che si ha di questo genere letterario. Si pensa che per far poesia basti mettere un po’ di sole, un po’ di luna e un po’ di amore e il gioco è fatto. In realtà l’intimità della poesia oggi si trova in altre forme. Io sono convinto che i veri poeti siano i cantautori, da Lucio Battisti ad Antonello Venditti, da Lucio Dalla a Fabrizio De Andrè. “La canzone di Marinella”, non è poesia?» U i


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IL BERRETTO A SONAGLI / Il regista Giuseppe Dipasquale presenta la sua edizione del classico di Pirandello proposto dagli Stabili di Catania e Palermo

«In questo “Berretto” Ciampa è vittima» P

erché fare oggi una nuova edizione del Berretto a sonagli di Luigi Pirandello? «La prima motivazione è Pino Caruso - risponde Giuseppe Dipasquale, regista dell’opera. Un attore maturo e maturato come lui voleva confrontarsi con un testo che è stato il cavallo di battaglia di artisti come Salvo Randone, Turi Ferro e Paolo Stoppa». Il direttore dello Stabile di Catania, regista dell’originale allestimento coprodotto insieme allo Stabile di Palermo che andrà in scena, in prima nazionale dal 18 marzo al 7 aprile al Teatro Verga di Catania, non ha dubbi: l’interpretazione dell’attore palermitano è la cifra recitativa alla base della scelta. Un ruolo, quello di Caruso, che si armonizza all’interno di un cast che annovera altri artisti di spicco come Magda Mercatali, Loredana Solfizi, Enrico Guarneri e ancora Dely De Maio, Emanuela Muni, Enzo Gambino, Giada Colonna. L’allestimento di grande formato punta ancora sulle scene di Antonio Fiorentino, i costumi di Elena Mannini, le luci di Franco Buzzanca. L'ambientazione è collocata a cavallo tra gli anni Dieci e Venti del secolo scorso, gli stessi in cui vennero alla luce le due versioni della commedia, in lingua siciliana e italiana. Nella lettura registica di Giuseppe Dipasquale, il relativismo pirandelliano viene analizzato fino a fare emergere uno sfaccettato prisma di “punti di vista”, evidenziati attraverso innovative soluzioni sceniche e una piattaforma girevole, che offre visuali cangianti. Cinque i movimenti della scena rotante, scanditi dagli altrettanti “tempi” dell'incompiuta Decima Sinfonia di Gustav Mahler, colonna sonora dello spirito di un’epoca, del mal de vivre novecentesco. «Caruso, attore apparentemente fuori età, rispetto al 45enne Ciampa, è invece adattissimo al

Librinscena festeggia Lando Buzzanca

Il 29 marzo al Teatro Ambasciatori, Librinscena propone una serata per “festeggiare” i 50 anni di carriera di Lando Buzzanca. Durante l’evento, dal titolo “Landissimo, omaggio a 50 anni di carriera”, l’attore sarà intervistato da Giovanni Minoli per raccontare questo mezzo secolo di successi e di ruoli indimenticabili che hanno costellato la sua carriera, dal 1961, quando venne scritturato da Pietro Germi per interpretare il ruolo di Rosario Mulè in “Divorzio all’italiana”, fino al recente successo della serie televisiva “Lo scandalo della banca romana”. ruolo per estrazione antropologica, per raffinatezza di cifra recitativa, per adatti e raggiunti limiti di età. La sua cosiddetta estrazione antropologica sta tutta nel suo essere un particolare tipo di siciliano». Ciampa vittima e non carnefice, dunque. La differenza di classe e ceto spariglia ulteriormente il suo rapporto con l’altolocata Beatrice, e accentua l’affronto

del sospettato adulterio. «Così - evidenzia Dipasquale - la motrice di una pania intricata è e vuole essere Beatrice, come il ragno in attesa della vittima più grossa: il marito, cavaliere Fiorìca». L’edizione di Dipasquale mira allo scavo dello scontro dialogico, rendendo ancor più grottesca - e acremente comica - la frattura tra la “corda pazza” e la “corda civile”. «Proprio in quanto vittima - osserva Dipasquale – Ciampa soccombe alla vita come agli eventi. La sua vecchiaia lo incatena alla necessaria accondiscendenza verso una moglie giovane e certamente adultera. Lo rende prismatico e sofistico, più che prometeico. Per quasi tutta la commedia, ragiona e regola l’andamento pericoloso della verità. Ma lo fa da mosca che deve districarsi dalla tela di ragno che Beatrice gli vuol cucire come trappola. Beatrice è la regina della casa “riccamente addobbata”. Ciampa poca cosa rispetto alla borghesissima signora prova a “mettere le mani avanti prima di cadere per non spaccarsi la testa”. Solo alla fine, affinché l’equilibrio della sua coscienza rimanga intatto, trova una soluzione, “la” soluzione: quella di ribaltare lo specchio della verità e fingerlo in pazzia. Solo lì Ciampa diventa Cotrone, trovando la sua lucciola di mago». (meg) U i

Per Gesti Contemporanei Parole mute

La rassegna “Gesti contemporanei” a cura di Guglielmo Ferro e Giuseppe Dipasquale, nell’ambito di Te.St. propone, il 27 e 28 marzo da Scenario pubblico, “Parole Mute” di e con Francesca Vitale. «È una storia vera - dice l’autrice -. La storia mia e di mio padre... È il racconto, in prima persona, di sensazioni, ricordi, sofferenze ed emozioni». Nello spettacolo, con scene e costumi di Luisa Spinatelli, con le voci di Ottavia Piccolo e Paolo Bonacelli, prodotto da “La memoria del teatro”, Francesca Vitale svela lo sconvolgimento che si prova nel trovarsi faccia a faccia con la brutalità che è la malattia, l’Alzheimer; la pena e lo sconforto che nasce quando sai che un tuo caro è stato aggredito da qualcosa di mostruoso e sconosciuto. È la testimonianza di quanto si possa imparare da questa esperienza dolorosa, attraverso la comprensione di tutti quei meccanismi di comunicazione extraverbale che questi malati posseggono e che consentono loro di rompere le barriere culturali. Il 10 e l’11 aprile al Centro Zo, la rassegna continua con “Io ho fatto tutto questo”, lo spettacolo dedicato a Goliarda Sapienza diretto da Maria Arena, per la drammaturgia della stessa Arena e di Daniela Orlando, che cura anche le scene e i costumi. Un testo a più voci, una partitura in cui le suggestioni sonore di Carmen Consoli, quelle vocali di Emanuela Villagrossi, la performance della Orlando e i video dell’Arena s’intessono e concorrono alla costruzione di un senso e di un movimento creando una trama non narrativa dalle tinte forti. “Io ho fatto tutto questo” spiega un percorso legato alla biografia di Goliarda Sapienza e mette a fuoco un momento preciso vissuto dalla scrittrice con profonda inquietudine intorno ai suoi 40 anni e raccontato da lei stessa nei romanzi autobiografici pubblicati alla fine degli anni ‘60.


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IL LABORATORIO / Parte il 7 aprile “Grecia in scena” un calendario culturale che attraverso la musica, la poesia, la letteratura e il cinema mira ad avvicinare gli studenti al mondo ellenico

Mille modi per dire Grecia I

l fascino della cultura greca continua ancora oggi ad affascinare migliaia di studiosi o semplicemente appassionati. Dalla poesia alla musica, dal teatro alla letteratura, l’eredità che ci hanno lasciato è veramente incommensurabile, a tutto tondo. Come a tutto tondo sarà il calendario culturale proposto dal laboratorio “Grecia in scena” organizzato dalla cattedra di Lingua e letteratura Greca moderna della facoltà etnea di Lingue. L’iniziativa ha lo scopo di introdurre gli universitari, attraverso diverse espressioni artistiche, alla complessità delle dinamiche di natura storica, sociale e identitaria dell’universo ellenico. Molteplici sono infatti gli ambiti di intervento: poesia, musica, letteratura, cinema e teatro, ma in particolare saranno presentati e analizzati can-

ti popolari greci e le loro varianti nonché poesie e canzoni del genere “rebetiko”. Poeti e specialisti, poi, descriveranno e illustreranno le trasformazioni culturali avvenute e in atto nella Grecia moderna. Il programma del corso è articolato in tre sezioni: “Grecia in prosa e in versi”, “Grecia in musica” e “Grecia in scena”. La prima sessione, che si terrà il 7 aprile e sarà curata da Anna Zimbone, comprenderà incontri su “Il canto popolare greco e la ballata 'Il ponte di Arta”, mentre il giorno successivo Matteo Miano parlerà di “Da Arta a Suram. Il mito del sacrificio di costruzione nel canto popolare balcanico”. Il 12 aprile il cretese Alexis Politis terrà una lezione su “Il mondo del canto popolare greco”, ospite della giornata sarà la scrittrice cretese An-

gela Kastrinaki. Infine il 5 maggio è previsto un incontro-dibattito con i due poeti ateniesi Nasos Vaghenàs e Titos Patrikios, che affronteranno il tema della poesia greca moderna nel contesto della letteratura europea. La sessione “Grecia in musica”, infine, si svolgerà dal 24 al 29 maggio. Ai partecipanti sarà fornita un’introduzione storica alla musica ebeti, per poi approfondire l’argomento con la proiezione del film “Rebetiko” di Kostas Ferris (1983) introdotto da Vasilis Dimogerontakis. Ospite del laboratorio sarà il professor Stathis Gauntlett di Melbourne, che approfondirà il rapporto tra Rebetiko e letteratura greca moderna. Chiude l’incontro il concerto dei “Cafè Aman”. Il laboratorio comprende anche un’attenzione al teatro tant’è che il 30 maggio sarà messo in scena “Il Ponte di Arta” per la regia di Michalis Pierìs, a cura del Thepak, il Laboratorio Teatrale dell’Università di Cipro. U i

La Passione letta dai pupi

Con l’intenzione di far riassaporare il clima avvincente delle puntate cicliche dell’Opera dei Pupi, continua l’appuntamento con i fratelli Napoli alla sala Lomax. Due gli appuntamenti di questo mese: “Cristo al Golgota” il 20 e 21 marzo e “Amore e follia di Orlando” il 17 e 18 aprile. Come tramanda Giuseppe Pitrè, nei giorni di Pasqua la tradizione dell’Opera dei Pupi imponeva che si sospendesse il ciclo cavalleresco per mettere in scena la vita di Gesù. I pupari si rifacevano al dramma sacro di Filippo Orioles intitolato “Il riscatto di Adamo nella morte di Gesù Cristo”. L’allestimento dei fratelli Napoli recupera questo toccante momento dello spettacolo tradizionale e restituisce al pubblico l’atmosfera rituale che si creava nei teatri di quartiere.

Attraverso i laboratori Uber, la psiche incontra l’arte

L’associazione Uber nasce con l’obiettivo di far incontrare l’intervento psico-sociale con il mondo delle arti e della formazione. Si occupa di progettazione e di servizi alla persona, quali il counseling individuale, la mediazione familiare, i gruppi-laboratorio organizzati sia in vista della cura di soggetti e nuclei in difficoltà, del sostegno a questi rivolto, dell’impegno sul recupero e l’acquisizione di abilità specifiche laddove presenti disturbi neuro-comportamentali, che in rapporto alla motivazione più vicina alla vocazione artistica e al diletto creativo di ciascun partecipante. Attenzione particolare viene riservata alla prospettiva pedagogica dell’arte come valore fondamentale di spendibilità esperenziale, lavorativa, critica. I laboratori hanno in-

fatti carattere fortemente pratico e sono strutturati secondo una formula standard che rispetta la scelta del piccolo gruppo di lavoro e del singolo incontro settimanale intensivo della durata di due ore, svolto in un clima intimo e professionale. I corsi attualmente e ciclicamente promossi: Disegno e Pittura, Ceramica Raku, Origami, Cartapesta, Fotografia, Fiabe, Ricamo, Espressione musicale.In risalto la proposta del corso di Scrittura narrativa tenuto da un esponente di spicco del panorama narrativo italiano: Giorgio Vasta, docente della scuola Holden di Torino (Tecniche della Narrazione, Preside: Alessandro Barricco), autore del libro “ll tempo materiale” edito da Minimum Fax, selezione Premio Strega 2009, finalista al Dessì, Berto, Deda-

lus e in fase di pubblicazione in Francia, Germania, Olanda, Spagna, Stati Uniti e Inghilterra. Per questa specifica offerta formativa, gli incontri si terranno presso la sala Bonaventura della CISL in via San Giuliano e prenderanno avvio venerdì 26 marzo per protrarsi per i due weekend, del 26 marzo e del 9 aprile. Per info ed iscrizioni: www.uberassociazione.wordpress.com; email: uberassociazione@gmail.com, tel. : 3479166188


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Tut, il fantastico mondo di Piotr DANZA / Il 20 e 21 marzo a Scenario Pub.bli.co andrà in scena la compagnia internazionale Deja Donné, fondata a Praga nel 1997, con uno spettacolo in bilico tra realtà, illusione e fantasia

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ra sogno e visione. Tra realtà e immaginazione. Attraverso la comicità e l’intelligenza emotiva inizia uno stravagante viaggio attraverso un mondo fantastico in cui tutto, o quasi, è possibile. Sabato 20 e domenica 21 marzo da Scenario Pubblico arriva la compagnia Deja Donné, fondata a Praga nel 1997 da Lenka Flory e Simone Sandroni, con lo spettacolo “Piotr e le stelle di Tut”. Si tratta della curiosa storia di Piotr, un produttore teatrale proveniente dal paese immaginario Tut, perso nell’illusionario mondo del teatro. Lo spettacolo racconta il rapporto tra Piotr Splendowsky ed il suo tecnico Ugo Vats, entrambi alle prese con un’ambiziosa creazione rivolta a quaranta danzatori e cantanti di Tut, città che intende omaggiare le danze folkloristiche della nazione. Arriverà o no l’autobus che trasporta gli artisti in

tournèe? Una combinazione tra vita reale e illusione, fantasia e sogno. Un vero e proprio collage fantasmagorico tra finzione e realtà, ambiguità e tragicità comica. Il duo coreografico Sandroni/ Micci intraprende un viaggio attraverso la drammaturgia e i trucchi di teatro che si con-

Ai Benedettini una mostra fotografica per ricordare Leonardo Sciascia

Un susseguirsi di volti, identità ora riflesse ora celate, per celebrare il ventennale della scomparsa di Leonardo Sciascia. Fino al 27 marzo le Cucine del Monastero dei Benedettini di Catania ospiteranno la mostra “Sicilia negli occhi. I libri fotografici di Leonardo Sciascia”, curata da Maria Rizzarelli e Mariagiovanna Italia. L’evento, organizzato dalla Facoltà di Lettere e filosofia con il Patrocinio del Dipartimento interdisciplinare di Studi Europei e la collaborazione della Biblioteca Regionale di Catania, omaggerà l’interesse dello scrittore per il linguaggio fotografico. Una passione che lo impegnò per circa un ventennio. Ritratti di Sciascia e volumi contenenti scritti dell’autore saranno esposti accanto agli scatti di Scianna, Giuseppe Leone, Melo Minnella ed Enzo Sellerio, a testimoniare diversità e affinità di codici espressivi che convergono nel racconto della Sicilia. Il dialogo e il sodalizio con questi fotografi hanno condotto lo scrittore a interrogarsi progressivamente sullo statuto ontologico dell’arte della camera oscura e sulle possibilità di confronto fra letteratura e fotografia, fino a formulare una complessa e affascinate teoria del ritratto. Oltre ai ritratti di Sciascia realizzati da Scianna, Leone e Minnella, appariranno quelli degli scrittori messi a fuoco dall’autore, nonché i fotogrammi de “Il fu Mattia Pascal” di Marcel L’Herbier, che ispirò il saggio “Il volto sulla maschera”.

fondono con gli espedienti della vita, con un continuo riferimento ai fatti politici e sociali attuali. Lo spettacolo è ambientato in un delicato e sottile confine tra sogno e visione immaginaria, translucido ed evanescente. “Piotr e le stelle di Tut” è l’ultima opera di Lenka Flory

e Simone Sandroni che hanno già rappresentato i loro lavori in diciotto paesi Europei, ma anche in Canada, Stati Uniti e Asia, ricevendo le migliori critiche, premi e grande seguito dal pubblico entusiasta. Dalla loro prima produzione sino ad oggi la compagnia Déjà Donné ha continuato a lavorare con danzatori e artisti provenienti da tutta Europa, ma anche dal Giappone e dagli Usa, facendosi conoscere per il loro stile esilarante ed esplosivo e per la capacità di creare lavori con contenuti di forte impatto sociale e politico, emozionanti ma indipendenti da forme o temi alla moda. Un teatro, il loro, fluente ibrido di metodi, linguaggi e stili. In scena Pietro Micci, Simone Sandroni e Rosetta Martellini; musiche di Brahms, Piazzolla e Graszt; coreografie di Simone Sandroni e Lenka Flory. Ui

L’artista svizzera Veronica Tanzi studia la “Famiglia” in via Grimaldi a Catania

Studiare il concetto di “famiglia” durante un periodo di permanenza a Catania. È questo il progetto dell’artista svizzera Veronica Tanzi che sta trascorrendo un mese nella capitale etnea per creare “via grimaldi”, una mostra/residenza che sfugge ai criteri di “una-mostra-in-uno-spazio”, assumendo il ruolo di interfaccia di una realtà che si esplica con modalità visive diverse e diversificate. L’artista ha accettato l’invito rivoltogli dal Box of contemporary space di Catania, in considerazione del luogo culturale e sociale specifico: l’Italia del Sud, ove il concetto di “famiglia” costituisce tuttora un tassello importante della vita privata e pubblica dell’area mediterranea, situata nel centro dell’Europa. Durante la permanenza etnea la Tanzi sta cercando di penetrare le realtà del quartiere San Cristoforo, grazie anche all’ausilio delle persone del luogo. Cerca così di ridisegnare le linee che sono alla base della realtà quotidiana e familiare catanese entrando nel privato delle case e delle famiglie di via Grimaldi, e così cercherà di restituire uno spaccato sociale e generazionale di chi vi abita. Il suo processo creativo prevede di ricostruire inizialmente un documentario-intervista visivo, analizzando gli aspetti sociali, comportamentali ed emozionali degli abitanti della zona. Vernissage sabato 10 aprile ore 18, in mostra fino al 15 maggio.


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assimiliano Leanza, 40 anni. Nella bio del suo sito si legge: “La sua ricerca personale documenta diversi stati d’animo dell’esistenza che mettono in scena una realtà immaginaria filtrata dal ricorso e dall’inconscio”. Pellicola o digitale? «Uso sia l’uno che l’altro, la pellicola mi permette di fotografare quando lo desidero fortemente, con il digitale, a costo quasi zero, fotografo a raffica, senza pensarci troppo. Per questo poi la selezione dei miei scatti digitali è molto più ferrea». B/n o colore? «Di solito prediligo il b/n, lo trovo decisamente più introspettivo, e poi dallo scatto alla camera oscura faccio da me. Mentre con il colore cambio il mio modo di riprodurre la realtà visto che lo spettro colore percepito dall’occhio umano non è riproducibile da nessun mezzo. Non c’è una ragione precisa nella scelta tra colore e b/n». Che macchina usi, ora? «Hasselblad formato 120 mm, canon 30D». Quale la tua prima macchina? «Yashica mat 124, e altre piccole macchine». Quando hai iniziato a fare foto in maniera continuativa? «Ho iniziato all’età di vent’an-

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Nuova generazione di fotografi siciliani

di Rocco Rossitto

L’inconscio immaginario

Massimiliano Leanza

MASSIMILIANO LEANZA / Nei suoi scatti la ricerca personale documenta i diversi stati d’animo dell’esistenza ni». Che studi hai fatto? «Ho studiato fotografia all’Istituto Europeo di Design a

Personale di Diego Perrone alla Fondazione Brodbeck di Catania

Diego Perrone è un artista di difficile definizione. Perrone, infatti, sfugge ad etichette di facile consumo e persegue e sperimenta un’idea dell’arte originale e poetica. Attraverso l’uso di materiali e tecniche diverse (video, fotografia, pittura e scultura), l’artista sovrappone le immagini di persone, luoghi, animali e cose per trarne relazioni ed aspetti sorprendenti ed originali. Questo processo di estrazione apparentemente surrealista è invece il risultato di un rigoroso e costante processo di alterazione che possiede caratteri concettuali e, insieme, sentimentali. In circa dieci anni di carriera, Diego Perrone è stato protagonista di esposizioni di grande rilievo internazionale: Manifesta nel 2000; Lenbachhaus Monaco e la Biennale di Venezia nel 2003; e poi ancora il Centre Pompidou di Parigi, la Fondazione Trussardi di Milano, il Mart di Trento, il Ps1 di New York e la Biennale di Berlino. La personale di Diego Perrone dal titolo Una mucca senza faccia rotola nel cuore, fa parte del Progetto Fortino 1, a cura di Giovanni Iovane e Helmut Friedel. L’inaugurazione è in programma domenica 14 marzo alle ore 10 presso la Fondazione Brodbeck, in via Gremignani 93 a Catania. La mostra sarà aperta al pubblico dal 16 marzo al 30 aprile 2010.

Roma». Che cosa stai scattando in questo periodo? «Fotografo ritratti per un

progetto di reportage. Sto lavorando con la curatrice della Adc Gallery di Down Town, Los Angeles, per la mia partecipazione ad una collettiva in giugno 2010». Dove possiamo vedere le tue foto? «www.massimilianoleanza.co m». Un fotografo vivo e uno morto che ti piace? «Antoine d’Agata, Diane Arbus». Se dico blow-u up, tu rispondi... «Zabriskie Point». U i

“Senza titolo con sottotitolo” fino al 20 marzo negli spazi del Bocs

“Senza titolo con sottotitolo. Quando il processo è metà dell’opera” è il nome della collettiva che verrà presentata il 14 marzo presso gli spazi del Bocs, box of contemporary space (via Grimaldi, 150, Catania), dedicata alle pratiche di ricerca che stanno alla base dei lavori di Gabriella Ciancimino, Zoltan Fazekas e Alessandro Gagliardo (malastrada.film). I tre progetti in mostra provengono da esperienze, maturazioni, livelli di percezione ed elaborazione differenti; diverse le origini degli autori, distanti i loro percorsi come le aspettative. Ciononostante essi presentano delle indubbie affinità metodologiche e contenutistiche: sono supportati da una precisa progettualità e da solide basi teoriche, ma soprattutto rivelano un comune approccio alla ricerca, che vede nell’osservazione un momento fondamentale del processo creativo, e rintraccia nel processo stesso un potenziale (etico ed estetico) inaspettato. L’opera, in sostanza, sarebbe già insita nel processo di ricerca messo a punto per la sua realizzazione e, perché la ricerca possa risultare completa, è necessario partire da un’attenta osservazione di tutti gli elementi in gioco. La mostra resterà aperta fino al 20 marzo, l’ingresso è libero e su appuntamento. Per informazioni e prenotazioni scrivere a info@beBOCS.it, oppure telefonare al 3382203041.


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i definisce “cittadino del mondo”, porta i rasta, parla patwa e vive in Jamaica, anche se è nato a Marsala in provincia di Trapani. Alborosie, all’anagrafe Alberto D’Ascola, è una delle voci del reggae più apprezzate a livello internazionale. Per lui l’Italia era troppo piccola, e così dal 2001 si è trasferito nella patria del raggae «in Jamaica vivo la vita, apro le finestre e sono contento - dice -. Il mondo è sempre stato un sogno per me, diverse culture e modi di vita, sognavo il mondo e sono andato a prendermelo». All’inizio dell’anno è partito il suo tour mondiale che prevede date inedite in Messico e sette date in California per la definitiva consacrazione nel mercato Usa e, ovviamente, non poteva mancare comunque la sua Sicilia. Accompagnato da Shengen Clan, il 7 aprile l’artista si esibirà ai Mercati Generali per presentare il suo ultimo “Escape from Babylon”. Si tratta del secondo album di Alborosie, uscito per la Greensleeves Records - la mitica etichetta fondata a Londra nel 1975 da Chris Cracknell e Chris Sedgwick - ed è la realizzazione di

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«La mia fuga, sulle orme di Bob Marley» ti leggende musicali prima di me». Per Alborosie l’opportunità arriva con l’incontro di Jon Baker, fondatore della Geejam Street Records, che lo invita a lavorare come house engineer e produttore per artisti internazionali come Angie Stone, UB40, Manu Chao and Les Nubians. Così Alborosie lavora tenacemente per crescere, e produce alcuni singoli tra i quali “Herbalist” and “Kingston Town” e realizza anche un tour che gli permette di partecipare ai maggiori festival in Europa. Tornato in Giamaica alla fine del 2008 pubblica “Call On Jah” e “Rastafari Anthem” in collaborazione con molti dei più grandi artisti dell’isola inclusi Mikal Rose, Morgan Heritage, KyMani Marley, Jah Cure, Bee-

IL CONCERTO / Arriva ai Mercati Generali il 7 aprile il siciliano “fuggito” in Giamaica: Alborosie in tour con i Shengen Clan per presentare il suo “Escape from Babylon”, un omaggio ai suoi eroi questa crescente star della musica reggae. Nel suo nuovo album Alborosie offre pezzi eccezionali rendendo omaggio ai suoi eroi del reggae: Black Uhuru, Burning Spear, Steel Pulse e Bob Marley, infondendo in questa musica senza tempo un tocco di vibrazioni moderne. Proprio come Bob Marley e Burning Spear prima di lui, Alborosie spera di raggiungere il pantheon degli artisti del reggae che hanno vinto un Grammy per aver composto canzoni piene di sentimento e una musica semplicemente meravigliosa. L’ambizione certamente non gli manca, e non gli è mai mancata, neanche quando era in Italia e a soli 15 anni era già membro fondatore dei Reggae National Ticket, da cui decise di staccarsi per trasferirsi nella terra del sole. È lì che il giovanissimo Alborisie si immerse completamente nella musica, nella gente, nelle vibrazioni e nella cultura dell’isola: «Il mio destino era quello di seguire lo stesso percorso dei primi passi di molti grandi talenti diventa-

Antimafia e legalità indetto un concorso per gruppi rock

Un concorso riservato ai gruppi musicali emergenti per selezionare brani inediti sui temi della legalità, della lotta alla mafia e dei diritti umani. È l’iniziativa lanciata dal presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti, e dall’assessore alla Legalità, Pietro Alongi che culminerà il 23 maggio in occasione del 18° anniversario della strage di Capaci. Al concorso potranno partecipare musicisti dai 16 anni in su che dovranno proporre, su supporto Mp3, un brano inedito sui temi indicati dal bando ed una cover. La giuria selezionerà 16 gruppi che si esibiranno a Palermo, in piazza Politeama, dove per il secondo anno consecutivo sarà allestito il “Villaggio della Legalità”, il 21 e 22 maggio. Durante le due serate una commissione composta da critici musicali, maestri di musica, docenti universitari e giornalisti del settore selezionerà i 6 gruppi vincenti che si esibiranno il 23 maggio e che vedranno le loro canzoni pubblicate in un cd. I gruppi selezionati saranno anche i protagonisti di una serie di esibizioni nel quadro della “Carovana della Legalità” e nelle manifestazioni inserite in “Provincia in Festa 2010”. Le modalità di partecipazione e il bando integrale del concorso sono consultabili nel sito internet dell’Ente all’indirizzo www.provincia.palermo.it. Per informazioni rivolgersi al numero di telefono 0916628502.

nie Man. Da lì il grande successo. I suoi pezzi vengono suonati dai Sound System di ogni parte del mondo e il rispetto guadagnato sull’isola e la bravura come artista e produttore lo portano a collaborare con altri artisti reggae del calibro di Gentleman, Sizzla, Mykal Rose, Jah Cure, Luciano, Kymani Marley, Poul e molti altri. Pubblica il suo primo album da solista, intitolato “Soul Pirate”, aperto da un intro di uno dei più affermati reggae deejay del mondo: David Rodigan. Il resto è storia recente. Alborosie in Italia è apparso come featuring in un pezzo di Fabri Fibra anche se l’artista naturalizzato jamaicano ha dichiarato di non averlo mai conosciuto. L’italia, infatti, per lui è molto lontana, e non soltanto territorialmente: «L’Italia mi ha amato e anche odiato. Tutta quella pressione mi ha allontanato dalla scena reggae italiana. Quando vengo in Italia sto dalla mamma e mangio tutto quello che di solito non mangio in Jamaica». U i


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MOTEL CONNECTION

«Il cd è finito, la “rivoluzione” della musica è la chiavetta usb» di Riccardo Marra

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ieci anni di Motel Connection. Dieci anni di Samuel (già vocalist dei Subsonica), Dj Pisti e Pierfunk. Una band che ha contribuito a portare in Italia il concetto di musica ibridata (rock, techno, dance, elettronica) alla maniera di altre scene europee. I Motel però non sono solo dei musicisti e dei dj. A loro piace andare più in là sperimentando nuovi linguaggi e cercando di essere quanto più possibile “avamposto anarchico”. Una libertà che diventa anche condivisione nell’ultimo tassello della loro storia: si chiama H.E.R.O.I.N. ed è un progetto di network creativo avviato mesi fa e che trova compimento nel disco omonimo prodotto con la collaborazione di Stefano Fontana. I Motel Connec-

INTERVISTA / Arrivano al Centro Zo, il prossimo 2 aprile, I Motel Connection con il loro H.E.R.O.I.N. Dj Pisti: «È un progetto creativo che stiamo portando avanti con il Politecnico di Torino. Nel disco convivono hip hop e acid house» tion lo faranno ballare il 2 aprile allo Zo. Universitinforma ne ha parlato con Dj Pisti. Partiamo H.E.R.O.I.N. Un pro getto che va oltre la musica? «H.E.R.O.I.N. è l’acronimo di Human Environmental Return of Output/Input Network ed è un progetto che stiamo se-

guendo con il professor Pistagnino del Politecnico di Torino e che riguarda l’idea delle reti sistemiche. Cosa sono? Semplicissimo: uno scarto di una persona può essere un importante sostegno per un’altra. Uno scarto degli alberi è ciò che noi respiriamo. Bene, all’interno di

questi input e output tra le persone c’è anche la creatività. Il nostro sito così s’è fatto creative network con l’obiettivo di far compiere a tutti un gesto creativo che arricchisca gli altri. Perché la creatività di una persona è il pane per tutti. Sono arrivati dei progetti interessantissimi, siamo contenti del risultato». In questo modo cade il muro tra artista e pubblico… «Per quanto riguarda i Motel Connection non c’è mai stato nessun muro. Io sono una persona a cui piace andare a ballare, divertirsi. Io sono pubblico innanzi tutto. Con questo progetto c’è uno scambio vero, una rete creativa che funziona, è stimolante». Immaginiamo che il web sia stato decisivo per realizzarlo. Alcuni artisti però si sentono ancora minacciati dal downloa -


INFORMA ding e dalla “musica libera ta”… «Trovo il downloading molto stimolante, mi piace l’idea, ma non sono capace a usare quel mezzo perché abituato ad avere un rapporto strettissimo col negozio di dischi. Io la musica la voglio possedere, farla mia. Certo magari il ragazzo di 18 anni faticherà all’idea di pagare per la musica. Che dire, ci vuole una riforma? Non so. Davvero non riesco a mettermi alla sfera di cristallo». Intanto i supporti per l’ascolto sono completa mente mutati… «Parli con un dj che ha a casa più di 25 mila vinili e che tutt’ora compra vinili. Perché lo faccio? Perché la musica mi piace ascoltarla su quel supporto prezioso, artigianale e sono contento di dare il mio denaro a chi lo fa. Parlando di supporti, il cd è finito prima di iniziare, è un oggetto molto costoso oltre che inquinante. Semmai la vera rivoluzione digitale si chiama chiavetta usb, un mezzo interessante per scambiare dati. Però devo dire di essere contento per questo sviluppo tecnologico. Mi piace che la musica si possa usufruire dappertutto, sul telefono, sul pc. Mi piace la diffusione capillare della musica, soprattutto in un paese come l’Italia in cui l’hanno tolta dalle scuole. Sul futuro della discografia in generale non mi voglio neanche pronunciare. Vivo una realtà troppo più piccola. Io e Samuel abbiamo due piccole etichette techno e house con una nostra discografia artigianale che funziona, viene distribuita in tutto il mondo, e che ci diverte fare. Basta così». Passiamo al disco. Il disegno

23 in copertina è un astratto che sembra sintetizzare la musica dei Motel: fusion di generi… «Sì è opera dell’artista Tomokazu Matsuyama, un nostro amico giapponese. Ci ripete spesso che il nome Motel Connection, con tutto il significato che c’è dentro, gli ricorda la sua Tokyo». Il materiale sonoro è passato dalle mani di Stefano Fontana. Cosa vi ha dato come produ cer? «Stefano ha lavorato benissimo. Ha dato molto al disco assecondando la nostra voglia di essere liberi. Il fatto è che quando lavori nell’elettronica, cerchi certi suoni che è difficile da imprimere. Davvero faticoso! La voce di Samuel ad esempio, è stato Stefano a legarla bene in tutti i suoi campioni. Poi certo l’apporto più evidente del suo lavoro lo ha dato nella pulizia delle tracce: i musicisti quando scrivono un disco si affezionano a tutti i brandelli di musica, poi invece tocca al produttore tagliare il superfluo e valorizzarne la compattezza. Il merito è doppio se si considera che H.E.R.O.I.N. è un disco in cui convivono generi diversissimi quali l’hip hop, l’elettronica, l’acid house. D’altra parte Stefano conosce il linguaggio di questa musica, con gli Stylophonic ha detto la sua in Inghilterra e in Francia». A proposito di linguaggio in ternazionale, H.E.R.O.I.N. avrà una distribuzione ampia? «Si, in alcuni luoghi arriverà sotto forma di tape che verranno remixati dai dj. Poi c’è la distribuzione dell’intero disco che in questo momento sta riscontrando un buon interesse.

time out Il sogno è sbarcare in Giappone, sarebbe magnifico andarci a suonare». Avete iniziato dieci anni fa con una mistione musicale inedita in Italia. È stato difficile creare un pubblico? «Ma sai, noi siamo partiti da una città come Torino in cui si ascoltava molta techno, quindi al pubblico veniva abbastanza naturale venirci ad ascoltare. Magari all’inizio davamo un effetto straniante: un po’ rock, un po’ dance, un po’ club, un po’ disco. Però insomma alla fine la gente ballava e si divertiva. Oggi l’Italia ha maturato quel tipo di cultura che, sì, è meno diffusa che in altre parti d’Europa, ma che contiene alcune assolute eccellenze: vedi i Crookers o i Bloody Beetroots, grandi maestri dell’elettronica dance». I Motel Connection sono nati cavalcando il cinema. Avete in progetto nuove sonorizzazioni? «Non per il futuro prossimo, ma ci auguriamo ce ne siano ancora. Il lavoro per Santa Maradona e A/R Andata + Ritorno di Marco Ponti è stato molto divertente, ma faticoso. Ci ha molto aiutato e ci ha dato esperienza». Torino è ancora la città stimo lante di dieci anni fa? «Questa domanda dovresti farla a un ragazzo che ha 27 anni. Io ne ho 37, sono passati dieci anni e non riesco più a capire se è una città fertile culturalmente o no. Noi, certo, siamo stati fortunati a vivere quel momento eccezionale che arrivava dopo gli Anni ’80, dopo che le Olimpiadi invernali avevano portato un milione di stranieri in una città di un milione di abitanti. In quel periodo Torino è rinata, s’è ricostruita. Oggi vive una fase più dura per via del debito pubblico figlio proprio di quel momento d’entusiasmo. Ma comunque mi pare una condizione generale dell’Italia». U i

L’Orchestrion project di Metheny

Fa tappa anche a Catania, il 22 marzo al teatro Metropolitan di Catania, il tour italiano del grande Pat Metheny. In un periodo di “fermo” del Pat metheny Group, il virtuoso chitarrista sbarca in Sicilia con il suo The Orchestrion Tour. Ovviamente il tutto accompagnato dal nuovo disco che uscirà su etichetta Nonesuch. «Da bambino - dice Metheny sul suo sito durante una visita a mio nonno Delmar Bjorn Hansen a Manitowoc, scoprimmo nel seminterrato uno strano piano, una sorta di orchestrion che attraverso delle complicate scatole cercava di riprodurre il suono di più strumenti». Oggi, Metheny presenta in scena un Orchestrion che servendosi di avanzate e sofisticate tecnologie rende possibile il suo utilizzo attraverso la chitarra creando la magia di un ensemble con un unico musicista sul palco. Come lui stesso precisa, è difficile spiegare un progetto del genere fino a che non si ha la possibilità di ascoltare il disco o, meglio ancora, di vederlo in concerto.


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INTERVISTA / Umberto Giardini, in arte Moltheni, dopo dieci anni ha deciso di chiudere la sua carriera. Ai Mercati Generali, il prossimo 26 marzo, l’ultimo tour del cantautore marchigiano che ricorda l’amico Francesco Virlinzi di Riccardo Marra uello che si racconta a Universitinforma è un Moltheni incazzato. Incazzato con i media, con il mercato discografico italiano, con la scena musicale. A tal punto da portarlo a dire “basta”. La notizia è dunque che il musicista marchigiano si ritira. Pausa di riflessione o decisione definitiva, non è dato saperlo. Forse cambierà idea o forse no, probabilmente deciderà durante i concerti del tour che chiude dieci anni di carriera. Un traguardo celebrato con la raccolta Ingrediente Novus, uscita a fine 2009. C’è anche Catania tra le tappe del tour, il 26 marzo ai Mercati Generali. Sarà l’ultima volta per poter vedere Moltheni dal vivo? Umberto, hai detto che vuoi ritirarti dalla musica. Da cosa sei rimasto deluso? «Da tutto, da tutti. Salire su un palco non è più dignitoso per me l’etica e la morale iniziano quando i concerti finiscono, quasi tutti se lo dimenticano; senza parlare poi degli addetti ai lavori, discografici, giornalisti, agenzie, promoter, un branco di idioti uniti dalla voglia di guadagnare offrendo spesso quasi niente, soprattutto umanamente. L’importante è guadagnare, la voglia di fare bene per il gusto di fare le cose in una certa maniera non esiste più. Molti lo credono ma non è così». È il narcisismo che rovina la scena indipendente italiana? «Non lo so bene neanche io. E’ quel sottile modo di fare di certi personaggi noti della scena alternativa nazionale. Avrei decine e decine di nomi che mi fanno orrore, e che se la tirano solo per il fatto di essere lì, in quel momento. Un giorno se troverò il coraggio inizierò a raccontare a tutti le richieste che alcune band hanno nei backstage, senza parlare dei cachet vergognosi che vengono richiesti e ottenuti. Un mondo misero, fatto di super-

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«Sono arcistufo del music business» ficialità dove si mangia quando si può mangiare, senza lasciare nemmeno l’osso ai cani. Uno schifo credetemi». È per te la fine di un ciclo? «Sì, e ne sono felice. E’ ora di resettarmi e togliermi da tutta questa melma puzzolente che genera solo cazzate fatte di fighetti alternativi, coca e chitarre a suon di migliaia di euro. Un mondo che non mi appartiene più. Ho bisogno d’altro. Questi anni sono stati meravigliosi per me, e il pubblico mi ha voluto solo bene. Tutti coloro che hanno amato e continueranno ad amare Moltheni, sono stati conquistati con i miei live. Riesco con molta facilità ad avere una visione obiettiva e chia-

ra della mia carriera, ma non lo reputo un elemento importante». Sei arrivato a dieci anni di carriera. Ti va almeno di raccontarci il momento più bello? «Il momento più bello di questi dieci anni è stato il giorno in cui ho visto nelle mie mani il mio primo album. Ero incredulo ma felice per quello che ero riuscito a fare, con molta semplicità, con molto lavoro, ma anche con l’aiuto di Francesco Virlinzi una persona straordinaria che se fosse ancora viva mi avrebbe aiutato tanto». In questi anni è cambiato il modo di fare musica? E il ruolo del musicista?

«Il modo di fare musica non è cambiato, parlo almeno per quei progetti e per quelle tantissime band che poi ce la fanno, perlomeno nella scena indie italiana. Quello che è cambiato è la metodologia di coloro che nella discografia italiana hanno il potere, soprattutto mediatico. Alcune major stanno facendo un gioco sporco, ai danni della buona musica e impapuzzando le nuove generazioni che di musica non ne capiscono, ahimè, nulla. Tuttavia esiste una sorta di consapevolezza del brutto cui ci stiamo sottoponendo, ma il popolo è bue e incapace di scegliere. Prende e osanna ciò che gli viene proposto, anche nella scena che dovrebbe essere di maggior qualità. La musica oramai assomiglia troppo alla società a cui appartiene, quindi è scadente, anzi fa schifo».


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INFORMA Le canzoni di Ingrediente Novus sono state risuonate ex novo. Perché questa scelta? «Perché lo sentivo, per renderle più vicine a me. Se dovessi registrarle di nuovo, lo farei in modo ancora diverso». Splendore Terrore è uno spartiacque nella tua carriera. In quell’album dicesti addio al rock, al pop, e ti facesti sempre più intimista. Cosa ti spinse a cambiare rotta? «Capii che la musica rock è stata la mia iniziazione ma che non era quello che visceralmente sentivo di suonare. Una volta una persona mi disse: una chitarra acustica e un piano possono essere molto, molto più potenti di tante chitarre distorte. Da quel giorno iniziai ad emozionarmi anche con della musica più contemplativa. Splendore Terrore è stata la mia rinascita e lo considero anche tutt’ora un grande disco, naturalmente sottovalutato perché fuori moda». Sei stato a Sanremo nel 2000. Ci torneresti? E hai visto qualcosa dell'ultima edizione? «No, non ci tornerei; considero il festival di Sanremo un vero e proprio salotto della cultura italiana, quella più bassa e bigotta che possa esistere, basta vederlo dalle facce del pubblico per capire l’ambiente in cui questa manifestazione vive i suoi sei giorni annuali. Canzoni inopportune, scelte solo ed esclusivamente per inciuci o

ancor peggio per inadeguatezza professionale dei selezionatori. Non parliamo poi delle scenografie e del pubblico che decreta Pupo e Emanuele Filiberto vincitori. Non so se ridere o piangere, meglio ridere e starne alla larga». C’è una domanda che ho sempre voluto farti. Ti consideri un musicista triste? «Affatto, non mi sono mai sentito triste. Non ho mai fatto troppo riferimento alla gioiosità della vita, poiché non è ciò che mi ispira quando lavoro, quando scrivo; non per questo credo che la tristezza mi appartenga in modo così radicato, forse è la malinconia la mia compagna più fedele, a volte sorridente». Parlaci del tour «Quest’ultimo tour è molto toccante, perché ruota tutto intorno e con molta discrezione a quello che ho creato in questo decennio. Ci sono momenti più brillanti che poi lasciano spazio a quelli che più mi appartengono, sonorità acustiche dove l’elemento psichedelico determina il significato di quello che ho sempre voluto comunicare. Sono stato sempre affascinato dallo stato di incoscienza ma anche dal concetto di consapevolezza che appartiene all’uomo in quanto tale. Chi vede un live di Moltheni difficilmente ne rimane deluso». U i

La cantantessa in tour con “Elettra”

La cantantessa ritorna in Sicilia, in tour con il suo ultimo “Elettra”. Carmen Consoli sta girando l’italia con due tipi di concerto: uno elettrico, riservato ai club, ed uno acustico per i teatri. Il tour siciliano partirà dal Teatro Golden di Palermo (29 e 30 marzo) per poi proseguire su Catania: l’1 e 2 aprile al Teatro Metropolitan e il 4 al centro Zo, mentre il 3 aprile si esibirà al Teatro Tenda di Ragusa. Il concerto indaga diversi aspetti del mito greco, ma ritrae anche personaggi femminili inediti: eroina borghese, pazza sanguinaria, matricida, vittima e assassina. Elettra diventa un espediente per interrogarsi sui mille volti dell’amore. Il concerto è un percorso emozionale per ascoltatori disposti a lasciarsi guidare.

Al Centro Zo il mercoledì sera di parla sicilian jazz

Degustazioni sonore in versione jazz. È questa l’idea lanciata da “Slow Jazz”, un programma che ogni mercoledì sera ospita formazioni musicali jazz, espressione del territorio siciliano. Nella caffetteria del centro Zo si potrà assistere dal main-atream al cool jazz fino alle contaminazioni sonore più contemporanee, selezionate da Dario Fisicaro (nella foto) in versione jazz club. Il 17 marzo secondo appuntamento con Gaetano Cristofaro, Tony Brundo, Angelo Cultreri, Gaetano Cristofaro; mentre il 24 marzo sarà la volta dello stesso Fisicaro con Mywayinlife "tributo a Frank Sinatra" che lo vedrà sul palco accompagnato da Osvaldo Corsaro, Antonio Ferlito e Giuseppe Asero. Conclude il mese di marzo il duo Alibrandi Cattaneo che il 31 saranno in scena con “Prospectives”.

Iscriviti entro marzo e riceverai un buono per un viaggio a Londra e regali un corso ad un amico.


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INTERVISTA / Andrea Appino, leader degli Zen Circus parla di Andate tutti affanculo, il nuovo disco della band che ha suonato da poco a Catana.«Il nostro ultimo lavoro è un concept album in cui cantiamo provocatoriamente 10 storie di qualunquismo»

ZEN CIRCUS di Riccardo Marra

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erto, non ci poteva essere modo più choc per gli Zen Circus di passare alla lingua italiana. Il titolo eloquente del nuovo disco, infatti, è Andate Tutti Affanculo e mostra la band pisana nella sua versione più provocatoria e molesta. Abbandonato l’inglese così per i Circus inizia una nuova vita artistica: il loro rock cangiante legato a testi duri e sarcastici e un catalogo "sugli italiani di oggi”. Gli Zen Circus hanno da poco suonato a Catania. Universitinforma ha intervistato il leader Andrea Appino. Andrea, il vostro ultimo disco ha un titolo forte e provocato rio. Ce lo racconti? «Anni fa, eravamo a Cosenza e tutti ci ripetevano continuamente “quando fate un disco in italiano?” Noi pensammo che se mai l’avessimo fatto l’avremmo voluto chiamare così. Poi ne è passato di tempo e quando siamo arrivati al passo della lingua italiana, ci siamo ricordati di quella volta e abbiamo intitolato il disco Andate Tutti Affanculo, anche perché volevamo fare un concept sugli italiani di oggi. Però è un titolo a due facce: da un lato è provocatorio, dall'altro è piuttosto qualunquista proprio perché nel disco suoniamo il ritratto di dieci qualunquisti. Tra l'altro ci aveva incuriosito il fatto che nella musica anglosassone fosse sta-

«Italiani... andate tutti a quel paese» to usato più volte, mentre in Italia no. Bene, ora anche la musica italiana può tramandarlo ai posteri». Anche Il Tea tro Degli Orro ri (ex One Di mensional Man) è arriva to al passo della lingua italia na di recente, ricercavate en trambi una maggiore incisivi tà? «È un parallelismo super azzeccato anche perché siamo amici da una vita. Ricordo che il primo disco dei One Dimensional Man lo hanno registrato in contemporanea al primo ep degli Zen nel '97. Anche loro hanno subito la manfrina della

lingua italiana, ricordo che Pierpaolo (Capovilla, intervistato nel numero di Febbraio di Universitinforma ndr) era contrarissimo all'idea di cantare in italiano, poi magari un giorno s'è ritrovato ad avere delle cose da dire nella nostra lingua e l'ha fatto. Noi ci siamo accorti che cantando in italiano arrivavamo molto di più al pubblico, pensa che abbiamo anche triplicato le vendite dei dischi e molti ragazzi sono convinti che Andate Tutti Affanculo sia l'unico disco che abbiamo fatto. E' andata così insomma e ne siamo contenti». Tra le band di oggi, c’è voglia di una nuova scena rock come quella degli Anni ’90? «Quello è stato un gran periodo con gruppi come Afterhours e Marlene Kuntz. Però mi pare ci sia una nuova vo-

glia di fare le cose in maniera diretta. Certo loro avevano l’appiglio del disco, noi invece viviamo per la maggior parte di esibizioni live. Il confronto con la gente dal vivo è la cosa più bella per un musicista però è molto faticoso. Se c’è una cosa in comune tra noi e loro è lo spirito del voler fare». Nel disco c'è la partecipazione di un grande artista come Na da… «Un’esperienza positivissima con lei, tanto che dopo la collaborazione ci ha chiesto di registrare il suo prossimo lp. Lei è un mito del rock, potrebbe essere da qualsiasi altra parte, però ha sentito che la musica italiana è qui e allora è voluta rimanere per viverla fino in fondo. Voglio dire, lei nel '69 ha vinto Sanremo, quindi decidere di collaborare con la sce-


INFORMA na alternativa è coraggioso». A proposito di Sanremo. Il “trio del principe” l’hai ascoltato? «Certo! È l’unica cosa che ho ascoltato. Ho anche scritto sul Facebook degli Zen Circus: “Viva il Re!”. Mi pare evidente che ce l’hanno messa per farci chiacchierare tutti su questa stronzata. Mi pare un test, un test su quanto gli italiani sopportano tutto. Sanremo ormai è un baraccone ignobile». È passato un anno dall'uscita de “Il Paese È Reale”. Un bilancio? «È stata una bella cassa di risonanza, senza dubbio. Purtroppo per noi però, i tempi imposti dagli Afterhours per la consegna della canzone che finiva sulla compilation erano talmente stretti, che abbiamo dovuto proporre un pezzo ancora grezzo. A parte quello, gli After sono stati molto bravi, e per noi è stato un lancio importantissimo. Ripeto, mi piace molto che ci possa essere una nuova scena. L’altra volta a Milano abbiamo suonato insieme a Dente, i Ministri, Enrico Gabrielli, e si sentiva una bella atmosfera di collaborazione. Forse Agnelli poteva lasciare fuori

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27 qualche “vecchio” e portare dentro qualche altra giovane realtà, ma va bene così». Unhip, La Tempesta, la disco grafia indipendente riesce a re sistere nonostante tutto. Come diavolo fanno? «Ah guarda, questo è un mistero anche per me. Hanno tanta voglia, un monte di passione, pochi vizi da rockstar, ma invece moltissima determinazione e filosofia del lavoro. Insomma non sono più i tempi dei discografici con la borsa e il sigaro. Oggi poca immagine e tante schiene piegate». Tra il 2000 e il 2010 il mondo musicale ha cambiato faccia. Ti va di lanciarti in una previsio ne dei prossimi dieci anni? «Tanti concerti, quelli non li puoi cambiare. Un po’ come i libri, non moriranno mai. Io vedo un futuro per la musica, totalmente libero. Certo ci vorrebbe una cultura del premio: il pubblico non deve dimenticare che, chi fa musica, ha speso energia e fatica per farla. Cosi come per i live: i biglietti d’ingresso ripagano gli sforzi, alle volte, disumani dei musicisti». U i

Muovitifermo: allo Zo si viaggia per il mondo restando in città

Viaggiare per luoghi lontani, conoscerne profumi, tradizioni, sapori e colori restando fermi nella propria città, comodi di tornare a dormire nel proprio letto. Adesso è possibile grazie a “Muovitifermo” l’iniziativa che ogni mese invita a “sintonizzarsi” su aree geografiche diverse. Per il mese di marzo sono previste quattro serate dedicate al Maghreb durante le quali si spazierà tra Marocco, Tunisia e Algeria. Ogni martedì dalle ore 21 la caffetteria del Centro Zo si anima con diari di viaggio, oggetti, reportage fotografici, selezioni e live di musica migrante, estratti letterari, testimonianze, cinema. In questo pourpourrì di roba non poteva certamente mancare l’aspetto culinario: profumi e sapori magrebini per cene a tema proposte dallo chef “madrelingua” Mohamed Ali Dachraoui delizieranno i palati degli intervenuti. Nell’era di internet ci si ritrova sempre più spesso a “navigare” in statica solitudine, mossi dal bisogno di soddisfare quella curiosità innata che ci porta a cercare un “altrove” che ci completi. “Muovitifermo” propone di lasciare i “luoghi comuni” per aprirsi all’ascolto degli echi dal mondo, in una dimensione condivisa, partecipata e a favore dell’integrazione che culminerà per ogni ciclo tematico in una grande festa. Dal 2 aprile il programma di “Muovitifermo” prevede serate dedicate alla Birmania: India, Nepal, Sri Lanka e Myanmar; mentre dal 4 maggio al Centro Zo ci si avvicinerà all’Estremo Oriente. Ingresso gratuito, è consigliata la prenotazione.


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CATANIA JAZZ / Due gli appuntamenti proposti dalle rassegne di Pompeo Benincasa: il duo Magoni Spinetti il 18 aprile e il nuovo progetto del chitarrista franco-vietnamita Nguyên Lê l’8 aprile al Teatro Brancati

L’alchimia della Musica Nuda U

n’alchimia unica, nata un po’ per caso e un po’ per incoscienza. È quella del duo Petra Magoni Ferruccio Spinetti che hanno affascinato il pubblico italiano ed estero grazie all’originale connubio dei loro rispettivi strumenti: la voce di lei e il contrabbasso di lui. Lui, contrabbassista e compositore, si è diplomato nel 1994 con il massimo dei voti e la lode; lei ha cominciato a cantare in un coro di voci bianche. Ma a volte il caso riesce a combinare per bene le cose. Ed è questa, infatti, la storia di Musica Nuda, un duo geniale nato dall’incontro del tutto casuale tra Petra e Ferruccio che verranno a presentare il loro progetto musicale al Teatro Metropolitan, nell’ambito di Catania Jazz, il prossimo 18 aprile. Quando la musica è nuda non ci sono più confini, e il suono originalissimo di Petra e Ferruccio permea ogni composizione di cui i due si appropriano per restituirle vita nuova, dimostrando una ecletticità davvero sorprendente. Musica Nuda è anche l’arte di saper spogliare le opere musicali, conosciute o meno, a qualsiasi repertorio appartengano, per conservarne solo la struttura essenziale, il midollo, la carne viva. Il loro progetto è l’arte di rivalutare il “silenzio musicale”, chiave fondamentale e così spesso dimenticata, dell’emozione. Voce e contrabbasso che non fanno sentire la mancanza d’altro, esaltando il silenzio nella musica e la musica nel silenzio, riportando in primo piano il testo, la storia, il significato di ogni singola canzone. Una voce che si fa interprete di emozioni, un

contrabbasso che si fa orchestra. Con semplicità, umiltà, impegno, dedizione e tanto amore per la musica: quella da scrivere, quella conosciutissima, quella da riscoprire dissotterrandola spesso

da immeritati dimenticatoi. Gli amanti della buona musica non potranno perdere un altro prestigioso appuntamento, sempre organizzato da Catania Jazz, ma questa volta al Teatro Brancati il prossimo 8 aprile: il N’Guyen Le “Saiyuki” Trio. Si tratta del progetto del chitarrista franco-vietnamita Nguyên Lê, una delle più importanti figure della scena musicale francese sin dal 1980. Saiyuki è un album che racconta di un viaggio da Oriente a Occidente e ritorno. In trio con il suonatore di koto giapponese, Mieko Miyazaki, e il virtuoso delle tabla, Prabhu Edouard, il chitarrista presenterà la sua particolare rappresentazione musicale de “ La via della Seta”. Nguyên Lê unisce la tradizione musicale vietnamita con il jazz contemporaneo, in uno stile assolutamente unico, a volte completamente blues, a volte a voler emulare i suoni delicati degli strumenti a corde dell’estremo Oriente. Vietnam, India e Giappone, i luoghi di origine dei musicisti coinvolti, risuonano con le loro sonorità ancestrali e si fondono per creare una nuova identità musicale. U i

Rita Botto e Giuseppe Cucè, la canzone d’autore di scena al Y’s Jazz Club

Ritorna il Congreso Mundial de la Salsa quest’anno a Kamarina per Pasqua

Si prevede un week-end molto intenso a fine marzo, per gli amanti della musica “di Sicilia”. Sabato 27 marzo, a distanza di due anni dal suo ultimo lavoro, torna una delle voci più belle della Sicilia,quella di Rita Botto, vera regina che mette d’accordo jazz, canzone d’autore, folk contemporaneo e contaminazioni world music, che si esibirà il 27 marzo. Accompagnata sul palco da Carlo Cattano al sax, Giovanni Arena al contrabbasso, Ruggero Rotolo alla batteria, Giuseppe Finocchiaro al pianoforte e Paolo Caruso alle percussioni, la “ragazza sempre verde”, come ama definirsi, si esibirà con un progetto nuovo che attinge al suo repertorio e che prevede anche delle sorprese. Domenica 28 marzo, sempre sullo stesso palco, salirà una delle giovani promesse della musica cantautorale etnea: Giuseppe Cucè che, dopo il brillante esordio con il cd La mela e il serpente, ritorna con il nuovo singolo Rosa. Il nuovo brano, di forte impatto emotivo, esprime una dichiarata connotazione retrò mista alle molteplici sonorità mediterranee tipiche della sua musica. Con questo brano il giovane cantautore etneo è sempre più l’alchimista delle rose, un’artista a tutto tondo che parte dalla sua storia: nella vita, infatti, è un sapiente artigiano dei profumi.

Il consueto appuntamento internazionale con il Congreso Mundial de la Salsa quest’anno si terrà al Kastalia Resort di Kamarina (Rg) dal 2 al 5 aprile. Per l’ottava edizione dell’evento la Sicilia si trasformerà per qualche giorno nella capitale della Salsa mondiale. In programma stage, master classes, concerti di grandi artisti, shows e performance, ma soprattutto tanta buona musica latinoamericana con il grande concerto live del cantante cubano Pedrito Calvo jr. L’evento, come di consueto organizzato dall’Accademia de baile Fuego Latino di Catania di cui è patron Mirko Stefio, chiamerà a raccolta le più importanti rappresentative salsere e i più prestigiosi ballerini del mondo, tra cui i cubani Septimo Jimenez, Alexis Olivares e Sergio Larringa e il portoricano Jesus Aponte. Anche quest’anno il Congreso si concluderà con una splendida Serata di Gala durante la quale saranno consegnati gli “Awards Latini”, assegnati ai migliori artisti in campo internazionale.


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L’EVENTO /Amano Ennio Morricone, Mario Bava o Tomas Milian, però sono una rock band. La passione per la settima arte si riversa nella loro musica. Spettacolo garantito a Catania il 19 marzo

Calibro 35, la musica è cinema di Emanuele Brunetto

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Calibro 35 sarebbero dovuti nascere una quarantina di anni fa. Per quel loro mood tremendamente seventies, la passione per i polizieschi all’italiana e le colonne sonore di quegli anni, per quell’ammirazione incondizionata verso maestri come Ennio Morricone, Mario Bava, Luis Bacalov o Tomas Millian. E invece sono una band rock, fanno musica nel nuovo millennio e non hanno comunque abbandonato l’idea di “rivivere” in qualche modo il loro periodo di riferimento. Due album all’attivo, l’omonimo esordio del 2008 e il recentissimo Ritornano quelli di…, uscito a febbraio. Universitinforma ha scambiato qualche chiacchiera con Tommaso Colliva (regia) e Massimo Martellotta (chitarra e lapsteel), un po’ la mente e il braccio del progetto Calibro 35, di scena il 19 marzo ai Mercati Generali di Catania. Con Ritornano quelli di… avete bissato il successo dell’esordio. Vi aspettavate un’accoglienza così calda, voi che fate un genere così particolare? Tommaso Colliva: «Il disco nuovo è appena uscito e i primi feedback sono decisamente buoni, speriamo che continui così. Con Calibro sinceramente ci siamo abituati a non aspettarci nulla e farci un po’ sorprendere dalle cose. Se ci avessero detto che dopo neanche due anni saremmo arrivati a fare ottanta date l’anno non so quanto ci avremmo creduto». La passione per il cinema poliziesco può essere considerata un po’ il collante che vi tiene uniti? TC: «Direi di no. Il collante è sicuramente la musica e la voglia di fare musica in un certo modo. Le colonne sonore e l’ambientazione cinematografica dei nostri brani originali ci danno modo di fare musica come vogliamo, prescindendo dalla necessarietà della voce e dalla forma canzone, consen-

Sopra, un ritratto dei Calibro 35 di Gabriele Sabile. Sotto ancora la band di Tommaso Colliva e Massimo Martellotta ritratta da Antonio Campanella.

tendoci di improvvisare ma senza cadere nel jazz». Le colonne sonore cui vi ispirate hanno un’impronta orchestrale, mentre voi siete fondamentalmente una band rock. Come riuscite a trasporre il tutto servendovi dei vostri strumenti? Massimo Martellotta: «Ci siamo arrivati in maniera graduale provando vari approcci. Alla fine il metodo risultato vincente è stato ridurre all’osso ciò che nei brani originali caratterizzava maggiormente la composizione, e in seguito abbiamo provato a mescolare le carte originali in maniera diversa, ad esempio usando le chitarre fuzz per i temi orchestrali o l’organo al posto dei fiati in originale. E la cosa ha funzionato, sembra. C’è anche da dire che l’approccio metodologico è molto lontano dal diventare un dogma, in realtà la sperimentazione continua è tutto in questo caso». L’impressione è che lavoriate a decine di pezzi. In che modo avviene la scrematura e la scelta di quelli da pubblicare? MM: «In maniera molto difficile e dopo lunghissime discussioni e prove. Per l’ultimo disco abbiamo impiegato più tempo a decidere la scaletta che a registrarlo. Abbiamo fuori dal disco quasi un altro

disco alla fine dei conti. Il fatto è che registriamo ogni volta che ce n’è l’occasione e da una parte è un vantaggio ma dall’altra è difficile non affezionarsi a ogni singolo brano, troviamo sempre un motivo valido per metterne uno piuttosto che un altro. Alla fine siamo molto soddisfatti dei brani finiti nel disco». La posizione dei brani nelle tracklist dei vostri album è frutto di una ricerca specifica, di una sorta di trama così come all’interno di un film? TC: «La scaletta, dei dischi come dei

concerti, è sempre un aspetto molto molto delicato. Detto ciò, non seguiamo regole ferree e non esistono sceneggiature occulte dietro la tracklist, anche se sarebbe un’ottima idea; però ora che

me lo fai notare entrambi i dischi si aprono con due brani palesemente da titoli di testa come Italia a Mano Armata e Eurocrime!, chissà magari inconsciamente la trama c’è». A parte qualche eccezione, siete una band strumentale. E’ stato questo aspetto a contribuire al vostro successo all’estero oppure c’è lo zampino della passione degli stranieri per il cinema italiano degli anni ‘70? MM: «Penso entrambe le cose. La passione per i film italiani degli anni ‘70 è molto viva in Europa ma in America è pressoché nulla, a parte Tarantino, la gente comune d’italiano conosce solo gli Spaghetti Western. Il fatto che però in America sia comunque andata molto bene dimostra che il progetto funziona anche solo grazie alla musica stessa, e sicuramente il fatto che sia strumentale aiuta l’immediatezza della fruizione. E non è che non ci avessimo pensato». Come è nata la partecipazione a Il Paese è Reale e cosa ha significato per voi? TC: «Il Paese è Reale è stato un bellissimo esperimento. Pensare che al posto di un disco per Sanremo gli Afterhours abbiano prodotto una raccolta con Zu, Il Teatro degli Orrori e noi è sicuramente una cosa fuori dagli schemi della discografia italiana. Il nostro coinvolgimento è stato abbastanza semplice. L’idea di Calibro è nata durante un tour degli After in America e le prime sessions in studio sono avvenute due settimane prima delle registrazioni de I Milanesi Ammazzano il Sabato, e il titolo del disco degli After non è casuale». Non è che un giorno mollate gli strumenti e vi mettete dietro la cinepresa? TC: «Chi può dirlo, per adesso muoviamo i primi passi nel mondo del cinema cercando di mettere un pezzo qui e uno lì, per il futuro vedremo». U i


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l nome della band, Chamberlain, è stato scelto per caso, preso da un testo universitario». Raffaele Marsullo spiega così la scelta del nome. Da poco è uscito un loro ep The Good Old Days. Chi siete? «La band è composta da Marco Barbera alla batteria, Sebastiano Pisasale al basso, Sergio Manfredi alla voce e Sergio La Fata ed io alle chitarre, rispettivamente solista e ritmica». Età media? «25 anni». Da quanto insieme? «Suoniamo assieme da circa un anno, abbiamo trascorsi

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Il nostro made in Italy musicale alza la testa!

di Rocco Rossitto

Ispirati da Beatles e Stones nostalgici Chamberlain musicali in altre band molto diverse tra loro». Dischi? «Abbiamo un ep all’attivo contenente 4 brani. Il titolo è The Good Old Days e la copertina è un’opera dell’artista siciliano Giuseppe Veneziano con il quale abbiamo intrapreso una collaborazione. Tra un paio di mesi, forse tre, torneremo in studio per registrare l’album che comunque conterrà i 4 brani del nostro ep. Nel frattempo suoniamo live». Quando avete suonato per la prima volta? «La prima volta che abbiamo suonato dal vivo è stato al Barbarabeach, in estate. Aprivamo per i Banshee, una band di Genova con la quale abbiamo fatto un paio di date. Ci saranno state davvero poche persone. Al massimo un centinaio». Come nascono le vostri canzoni? «Le nostre canzoni nascono da ciascuno di noi. Personali nel momento compositivo, poi assieme lavoriamo sugli arrangiamenti in sala prove. Il testo generalmente nasce sempre dopo la musica». Suonate e studiate?

LA CHIAVE DISCOBAR

via landolina - catania

«Campare di musica adesso è impossibile. Sarebbe bello se accadesse: siamo tutti studenti universitari». Il disco che vi sarebbe piaciuto fare? «Revolver dei Beatles. Per Sergio Manfredi è impossibile rispondere perché non ce n’è solo uno. Per Marco Mellon collie and infinite sadness degli Smashing Pumpkins. Per Sergio La Fata The dark side of the moon e per Sebastiano Velvet Underground & Nico». Che ascoltate adesso? «In questo periodo ascoltiamo: Beatles, Rolling Stones, The Kinks, The Who, Oasis, Everly brot hers, Jenny Lewis, Bud Spencer Blues Explosion, The Sonics, The Kingsmen, Gun Club, the Sound e molte altre cose ancora». Qualcosa che proprio non potete ascoltare? «I generi che proprio non riusciamo ad ascoltare sono il reggae, il metal, il rap, lo ska e quasi tutto quello che trasmettono le radio attualmente. Ma soprattutto non ci piacciono i dj e quello che fanno». Myspace? «Www.myspace.com/chamberlainct». U i


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IL PERSONAGGIO / Siciliano trapiantato a Firenze, Peppe Giacalone ha un’anima intrisa del sound giamaicano «Una musica - dice - che trasmette valori positivi, amore e serenità». Ma sogna di lavorare con Franco Battiato

Jaka, la vita a ritmo di reggae ✎

di Vanessa Ferrara

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I veri cultori del sound giamaicano non possono non conoscerlo. Peppe Giacalone, in arte Jaka, è un siciliano residente a Firenze e giamaicano d’adozione, che della musica reggae e della cultura rastafariana ha fatto un vero e proprio stile di vita. Lui, che della sua carriera artistica può vantare di aver condiviso il palco con Roy Paci, i 99 Posse, Frankie Hi-Nrg e tanti altri artisti di fama nazionale ed internazionale, è riuscito ad ottenere sempre un grande consenso da parte del pubblico, non soltanto per la sua inesauribile energia mostrata durante i concerti, ma anche per la sua straordinaria capacità di parlare, attraverso i suoi testi, al cuore della gente, facendo quasi da portavoce di quello che è stato il padre fondatore del ritmo giamaicano, Bob Marley. Parliamo delle origini di Jaka. Come e quando è nata la tua passione per il reggae? «E’ nata quando comprai per la prima volta un 45 giri di Bob Marley, nel lontano 1979. Ero un ragazzino, ma venni immediatamente rapito da questa musica che comunicava un senso di serenità e positività. In ogni caso, fu solo da grande, grazie alla successiva esperienza vissuta al carnevale giamaicano, a Londra, e al viaggio in Giamaica, che mi avviai definitivamente alla scoperta di questa grande musica e al suo enorme retaggio culturale». Una passione trasformata in lavoro o fai anche altro? «Posso dire di aver fatto di questo interesse il mio lavoro. Da anni, infatti, conduco anche laboratori di musica reggae e hip hop nei quartieri, nelle scuole, nei campi Rom e nelle carceri nelle vesti di educatore. Tuttavia, nei momenti di difficoltà, ho integrato l’attività di musicista con ogni tipo di mestiere». Vieni considerato uno degli eredi del grande Bob Marley. Cosa ne pensi?

«Ringrazio di cuore tutti coloro che lo pensano, ma il paragone è decisamente azzardato. Bob era unico e tale rimarrà. Comunque, credo che i veri eredi di Bob non debbano essere necessariamente artisti, ma tutti coloro che riescono ad accogliere la forza della sua musica nel proprio cuore». Quanto ha influito il re del reggae nella tua vita e, soprattutto, nella tua formazione artistica? «Direi che ha influito più per la sua spiritualità e per i suoi testi, piuttosto che per la sua musica. Ma bisogna dire che, in realtà, vi sono stati anche artisti come Black Huhru, Capleton, Clash, Miles Davis, che mi hanno influenzato moltissimo in campo musicale». Cosa pensi di chi, generalmente, tende a fare un connubio reggae-d droga? «Rifiuto nella maniera più assoluta questo connubio. Non mi drogo e ho anche smesso di farmi le canne molti anni fa. Penso che la gente abbia comunque un’idea sbagliata del reggae. Tra l’altro, l’unica sostanza legata alla cultura di questa musica è solo l’erba e

nessun altro tipo di droga. E tengo a sottolineare che i Rasta ne fanno un uso, attento e quasi sciamanico, che non ha niente a che vedere con un consumo sfrenato. Penso sia importante far sapere che il reggae esprime molto di più, come l’onestà, l’amore per il prossimo, il rispetto , la calma e la meditazione». L’esperienza artistica più significativa che hai vissuto finora? «Cantare con Luciano The Messejah, il più grande cantante reggae dei nostri giorni, è stata la mia soddisfazione più grande anche se, tuttavia, il mio sogno nel cassetto è collaborare con Franco Battiato». Da poco tempo è uscito il tuo ultimo album, Spiritual R-eevo lution. Vuoi parlarne? «Non amo parlare della mia musica, perché parla da sé. Posso solo dire che è un album dal vivo che cattura tutta la nostra energia». Hai mai avuto, artisticamente parlando, dei momenti in cui hai pensato di mollare tutto e cambiare vita? «Si, assolutamente si, perché in termini economici non ho ancora raccolto per tutto

LOMAX / Il ritorno degli Uzeda

Dopo tre anni di assenza gli Uzeda tornano a calcare un palco catanese. La storica band catanese sarà alla Lomax, affermatosi come campo di ricerca tanto delle realtà indie siciliane e calabresi che internazionali, il prossimo 3 aprile. Il percorso musicale degli Uzeda dà conto del periodo d’oro della Catania musicale: negli Anni 90 ebbero modo, insieme ad altre realtà musicali, di legare la città etnea alle correnti più avanguardiste della musica mondiale, allora come oggi orientata dai gusti nordamericani. Con i loro scarti improvvisi e una leggera tinta di jazz session, gli Uzeda seppero rimodellare il math rock e il noise da cui presero inizialmente le mosse. Gli Uzeda, ovvero Davide Oliveri, Raffaele Gulisano, Giovanna Cacciola e Agostino Tilotta, nascono nel 1987 e, dopo vari concerti in tutta Italia, firmano il primo contratto discografico con l’etichetta romana A.V. arts. Dopo una lunga pausa di otto anni gli Uzeda sono tornati sulle scene pubblicando nel 2006 il loro sesto lavoro discografico: “Stella”.

quello che ho seminato, ma in termini di amore e stima sono stato ripagato dalla gente per tutto il mio impegno». Progetti futuri. C’è un obiettivo che ti sei prefissato in campo musicale? «Il mio prossimo obiettivo è registrare un nuovo album e far girare un nuovo singolo grazie al quale sia possibile uscire dal ghetto e andare su tutte le radio, in televisione e, chissà, magari giungere anche al Festival di Sanremo». Quali sono i messaggi che, in genere, cerchi di trasmettere attraverso le tue canzoni? «Amore, solo amore e compassione, perché come sta scritto nella Lettera ai Corinzi nella Bibbia: Puoi essere ricco e avere tutto ma se non hai l’Amore non sei niente». U i


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MATTEO AMANTIA / L’ex cantante degli Sugarfree racconta la sua nuova vita da solista e la voglia di rimettersi in gioco mettendoci faccia, nome e cognome. «Vivevo tra troppi compromessi e grandi divergenze, adesso sono felice»

«Riparto dalla mia anima rock» di Benedetta Motta

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l suo nome è stato legato alla rapida fortuna degli Sugarfree ma dallo scorso anno Matteo Amantia, ex vocalist della band, ha deciso di intraprendere un cammino individuale che lo porta alla pubblicazione del suo primo album da solista. Si spoglia da inutili orpelli o maschere e decide di mettersi a nudo insieme alla sua musica, presentandosi con tutta l’autenticità del suo nome di battesimo. Restando in tema col tormentone di questi giorni, anche tu con gli Sugarfree hai partecipato al Festival di Sanremo nel 2006. Come ricordi questa esperienza? «Sanremo è indubbiamente una grossa vetrina e un modo per farsi ascoltare da milioni di persone in un periodo brevissimo; negli ultimi anni poi, data la crisi discografica causata dalla pirateria, è ancora più difficile emergere e fare della musica il proprio lavoro, così anche artisti underground tentano di parteciparvi nella speranza di aumentare la propria notorietà, ma essendo per lo più un evento televisivo si prediligono personaggi appunto televisivi come quelli provenienti dai vari talent-show. Io personalmente l’ho vissuto con molta ansia: troppa estetica, troppa immagine, troppe formalità e poca buona musica. Ma rimane in ogni caso una possibilità di promozione nazionale praticamente gratuita e quindi allettante per tutti». Qual è la gerarchia dei tuoi valori? «Come ogni essere umano cerco semplicemente tutto ciò che mi fa stare bene: la serenità, la coscienza e la conoscenza, l’oltrepassare i propri limiti o semplicemente provare a godere di quanti più attimi possibili. Sono sensazioni che ti mettono alla prova, che a volte sembrano esplodere dentro e allora si cerca in qualche modo di incanalarle in una forma di comunicazione che possa dare delle vibrazioni a se stessi e a chi le ascolta. Il mio linguaggio è la musica». Il successo è arrivato all'improvviso. Come è stato passare repentinamente alla notorietà? «In parte ti cambia la vita, non tanto per la mitizzazione a cui ti

sottoponi, né per la presunta posizione privilegiata all’interno della società, cambia soprattutto il modo di rapportarti con te stesso, l’analisi e la percezione della propria identità. Per certi aspetti è come una droga, cominci a diventarne dipendente e a star male quando ti manca ma allo stesso tempo è lei medesima che tende a portarti in una zona di non-consapevolezza e di malessere dalla quale molti non fanno ritorno. Io personalmente all’inizio sono stato travolto ed affascinato da questa condizio-

ne, poi col tempo e dopo qualche crisi d’identità sono riuscito a conviverci e ad accettarla come parte della visione popolare nei miei confronti». Lo scorso aprile hai preso la decisione di separarti dagli Sugarfree, insieme a Luca Galeano. Lasciare una band di successo nazional-p popolare deve essere una scelta difficile. Quali motivazioni ti hanno spinto? «In effetti non è stata una scelta semplice. Abbandonare un progetto che funziona e soprattutto compromettere i rapporti umani

con gli altri componenti ti lascia l’amaro in bocca ma ero arrivato alla saturazione anti-artistica, troppi compromessi ed idee divergenti, sia col resto della band, sia con la casa discografica. Mi sentivo sinceramente deluso e impotente di fronte ad una “macchina” che stava andando in direzione opposta a quella che io desideravo, ora invece sto meglio e sono molto soddisfatto del lavoro fatto nell’ultimo anno». Ecco, infatti, cosa hai fatto nel frattempo? «Ho iniziato subito a lavorare al mio primo album da solista senza scendere a compromessi con nessuno e risvegliando il mio lato sinistro, quello rock, quello che mi fa stare bene. Inoltre ho cercato di curare tutto nel minimo dettaglio senza lasciare nulla al caso. Quest’album è come una rinascita per me e voglio rinascere con stile». Allora raccontaci in anteprima cosa c’è dentro. «Tutto quello che sono adesso, c’è molto più rock, più dark, c’è voglia di guardare oltre, di libertà mentale, voglia di sognare e di non conformarsi alle mode, c’è voglia di sperare nonostante la consapevolezza di ciò che non può essere cambiato, voglia di osservare, di vivere e non sopravvivere». Quale linguaggio musicale hai privilegiato per dare sfogo a queste sensazioni? «È un disco multicolore che spazia e sperimenta vari generi pur mantenendo una chiara coerenza stilistica: dalle ballate di matrice dark-pop inglese alla musica cantautoriale, dal dark-rock con sfumature sinfoniche e numetal fino ad arrivare alla musica dance». Qualche data? «Il primo singolo dovrebbe uscire intorno a fine marzo, poi all’inizio dell’estate, in occasione dell’uscita del secondo singolo, verrà pubblicato l’intero album». Come lo promuoverai? Hai già qualche appuntamento da segnalare? «Radio, stampa e televisioni. Poi ci sarà anche un videoclip che accompagnerà la promozione e ancora un tour che toccherà gran parte d’Italia. Ma date e tappe sono ancora tutte da definire». U i


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CLUBBING & DJ / Giovanni Coppola, vent’anni, da Vizzini, è tra i nomi emergenti della scena catanese «Collaboro già con etichette inglesi e americane e spero di potere allargare i miei orizzonti oltre la Sicilia»

La playlist di Elektropusher di Rocco Rossitto

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omi nuovi nella scena catanese. Uno di questi è Giovanni Coppola, da Vizzini, 20 anni: fa il pendolare un po’ per necessità e nel frattempo studia Scienze delle Comunicazioni. «Il nome Elektropusher è nato durante una delle primissime volte in studio con un mio amico, dovevamo rinominare la bozza appena finita ed è stato il primo che mi è saltato in mente. Mi è piaciuto da subito e come puoi notare è rimasto». Oltre a suonare, che fai? «Studio a Catania, nel tempo libero mi verrebbe da dire. La musica ha preso da un po’ il sopravvento e cerco di far andare di pari passo le cose, più avanti deciderò». Chi viene ad una tua serata che ascolta? «Quello che vorrei ascoltare (e ballare) io, prima di tutto. Non mi piace realizzare cose banali, quindi non aspettatevi le prime 10 più vendute su iTunes. Suono buona parte dei pezzi di amici e colleghi della mia etichetta e solitamente provo anche le mie produzioni più recenti». Da quanto produci? «Da 3 anni circa. Ho fatto dei piccoli passi che a poco a poco stanno sicuramente portando i loro frutti. Attualmente esco sulle etichette bolognesi Hypotron e Irma Records, mentre le collaborazioni più recenti sono uscite sulla britannica Wearhouse e l’americana Synth City. Ho buoni propositi e tante idee per il futuro, vedremo cosa succede». C’è una traccia che suoni sempre? «Mi piacerebbe, ma spesso per diversi tipi di esigenze cambio le playlist in funzione del pubblico, del posto in cui suono ma soprattutto del mio

stesso momento musicale. Non mi piace fossilizzarmi, cerco sempre un discreto equilibrio di sonorità. Ne viene fuori una continua ricerca, che va oltre il preparare una semplice scaletta. La traccia immancabile appartiene forse ad una cultura più retrò del clubbing, che chissà, magari più avanti farà il suo ritorno». Cosa ascolti oltre a quello che passi e produci? «Le mie scelte musicali sono legate ai periodi, anche se non c’è una logica precisa. Adesso sto ascoltando musica classica, sinfonie di pianoforte, che apparentemente non avrebbero nulla a che fare con me, ma mi piace essere versatile e imparare cose buone e diverse. Solo qualche settimana fa ho finito una collezione di album anni ‘80 tra cui gli Spandau Ballet, giusto per fare un esempio. Solitamente mi piace trovare cose originali, qualsiasi sia la sua collocazione temporale o di genere, è per questo che detesto avere una scelta propinata dalla banalità di radio o tv». Una traccia per mattino, sera e notte. «Eiffel 65, Living In A Bubble; Phoenix, If I ever feel better; Bingo Players, Get Up (Diplo Remix)». Il tuo myspace? «www.myspace.com/djelektropusher». Messo mai dischi fuori dalla Sicilia? «Sto lavorando anche, e soprattutto, in questo senso. Non mi è ancora capitato, ma ho qualche data in programma per i prossimi mesi. Si tratta di un ottimo passo avanti, saranno esperienze che mi formeranno in maniera positiva, bisogna solo avere pazienza, idee chiare e la giusta voglia, sempre». U i

Al Centro Zo Radio Zammù “rigira” Catania con la sua “Radio 50 Special”

Dopo una prima stagione di rodaggio, riparte “Radio 50 Special”, un progetto radiofonico ideato da Radio Zammù e dal Centro di culture contemporanee Zo, che sarà anche sede dell’evento, non solo sede logistica, ma luogo propulsore del progetto grazie alle molteplici attività e collaborazioni realizzate in circa dieci anni di attività. Radio 50 Special è un appuntamento settimanale che coniuga intrattenimento e informazione. La trasmissione vuole ricreare la sensazione che si prova facendo un giro in Vespa, quel misto di libertà, di divertimento, di avventura che si vive sul mezzo a due ruote, per captare e raccontare le emozioni, i rumori, le storie, il costume, gli umori della città. Il palinsesto prevede diverse rubriche (Veline, OrganiZo, Catania History, Parla associazione, PKN Rewind, Blogger on radio, Intervista “Special”), dedicate all'informazione culturale, al costume, alle iniziative “sociali”, ma anche interventi dal vivo di ospiti “Special” e percorsi musicali tematici affidati a dj selector che cureranno la trama sonora di ogni puntata. Le puntate radiofoniche si svolgeranno ogni giovedì sera, a partire dalle 21,30, presso la caffetteria del Centro Zo a stretto contatto con i fruitori del bar, in una dimensione conviviale e partecipata, e trasmesse in diretta radiofonica sulle frequenze di Radio Zammù.

Il rock è duro a La Chiave con Rocketta

Immolarsi piacevolmente all’estasi della musica, quella forte. Arriva anche a Catania, grazie a Rocketta, la rassegna itinerante di musica dal vivo ideata dal giornalista e musicista Paolo Mei, la musica dei Waines. Una musica tosta, forte che fila come un treno, una musica dal ritmo serrato e implacabile. Il trio palermitano (Fabio Rizzo slide guitar e voce; Roberto Cammarata groove guitar, bg vox; e Ferdinando Piccoli, drums, bg vox) si esibirà live a La Chiave di Catania il prossimo 17 marzo. Mercoledì 24 marzo sarà la volta di un gruppo di Lecce, i Superpartner (nella foto). Nati nel 2003 come duo, oggi sono una band di sei elementi: Rosita Grazia alla voce, Francesco Lanfredini voce, chitarra e computer; Vincenzo Carluccio alla chitarra; Cristiano Longo tastiere e sintetizzatori; Gianpaolo D’Errico al basso e Mauro Ingrosso alla batteria. La loro musica ha colori tenui e sfumature agrodolci, sempre sospese tra luce ed ombra, giorno e notte, primavera e autunno. Nel 2008 hanno pubblicato il loro primo disco “Love Hotel”, cui ha seguito un importante tour on the road che li ha portati anche al prestigioso “Mi Ami Festival” organizzato da Rockit.


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a cura di Kikko Solaris

www.myspace.com/kikkosolaris - k_solaris@hotmail.com

l’ospite del mese / Francesco Cusa Si tratta di un lavoro di riscrittura di una nuova colonna sonora del film “Sherlock Jr.” di Buster Keaton. Sono stati utilizzati materiali audio tratti dai più disparati cd della storia dello scibile musicale, talora in frammenti combinati in una sorta di composizione elettronica, talaltra in loops e strutture cicliche volte a sottolineare l’iterazione di alcune scene. Una sorta di “audio-remix composition” tendente più alla sottolineatura che alla sublimazione dell’opera di Keaton, dinamicamente quasi onomatopeica e didascalica, se non nell’approccio sonoro, quantomeno nel rispetto della tempistica della fenomenale azione scenica del film. L’unico strumento in scena è la batteria che va a giustapporsi al film sfruttando sia le basi composte che i momenti di silenzio appositamente concepiti, ed è l’unico elemento che tramite l’improvvisazione viene costantemente influenzato dall’immagine filmica. In questo senso, “Solomovie” rappresenta un sentito omaggio alle caratteristiche qualitative delle opere di Keaton, prerogative che rendono, per certi aspetti, tali film imprevedibili. Batterista e compositore, Francesco Cusa è nato a Catania nel 1966. Ha suonato per diversi anni con Roy Paci e al fianco di grandi musicisti tra i quali ricordiamo Elliot Sharp, Saadet Türköz, Flying Luttembachers, Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Paolo Fresu, Larry Smith, Walter Schmocker, Tony Cattano, Gianni Gebbia, Paolo Sorge, Mike Cooper, Riccardo Pittau, Jay Rodriguez. Cusa si è esibito nei più importanti festival internazionali, celebri le sue collaborazioni con l’artista visivo Fred Gautnier e il collettivo di scrittori Wu Ming. Il suo workshop “Naked Musicians”, aperto a tutti gli strumentisti e senza limiti di competenza e preparazione specifica, è stato realizzato in varie parti d’Europa. Cofondatore del collettivo bolognese “Bassesfere” è attualmente impegnato con il progetto artistico di killeraggio comunicativo “Improvvisatore Involontario” che ha pubblicato 17 cd e vanta oltre 40 collaboratori. Giovedì 18 marzo, Solomovie, Francesco Cusa plays Buster Keaton @ Arci Annexia, Catania; venerdì 19 marzo @ Antico Mercato di Ortigia, Siracusa

i 10 cd del mese/ 01. Eddy Meets Yannah - Fiction 06. Marsmobil - The Other Side Yar (Compost)

02. Nick Chacona - Love in the Middle (Mood Music)

03. Ellen Allien - Dust (BPitch Control)

04. Drumpoems Verse 2

(Drumpoet Community)

05. [re:jazz] - Electrified (INFRACom!)

EP (Compost)

07. Christian Prommer Drumlesson Zwei (!K7)

08. Zwicker - Songs of Lucid Dreamers (Compost)

09. Kelpe - Cambio Wechsel (DC Recordings)

10. Boogybytes Vol.5 - Mixed by Seth Troxle (Bpitch Control)

Da Annexia si festeggia la “Maledetta Primavera” con i Suzanne’Silver

Dopo il successo della prima edizione, sabato 20 marzo 2010 Rockit rilancia “Maledetta Primavera”, una festa nazionale della musica, per valorizzare tutti gli “orticelli” made in Italy. L’evento prevede Suzanne’Silver live, dj set, party e dancehall in tutta la penisola, nel segno della musica italiana originale a un prezzo accessibile. La “Maledetta Primavera” di Rockit si festeggia anche a Catania da Annexia con il concerto dei Suzanne’Silver. La band siracusana, nata nel 1996, è composta da: Mauro Felice (batteria, percussioni, tastiere); Francesco Accardi (contrabbasso, chitarra acustica, percussioni); Dario Serra (chitarre elettriche e acustiche, voce); Carlo Barbagallo (chitarra acustica, ukulele, glokenspiel, tastiere, voce). Per il concerto del 20 marzo i Suzanne’Silver proporranno una versione riarrangiata in acustico dei propri brani. Maggiori informazioni su: www.maledettaprimavera.it.


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di Rocco Rossitto

Blatta & Inesha formato blog

ranee” perché in effetti di questo si tratta. Andy vede ciò che oggi c’è, attraverso le interviste con i personaggi che nel contemporaneo hanno a che fare con le arti a 360° e non solo. Un magazine per sua natura apolide che vuole favorire l’incontro tra gli esperimenti e le avanguardie dell’arte contemporanea e la cultura tradizionale.

http://www.blattainesha.com Lanciato qualche settimana fa il nuovo blog di Blatta&Inesha è finalmente il luogo dove trovare le info in merito al duo electro catanese che oltre ad organizzare party importanti in città suona in giro per mezzo mondo. In inglese: dentro ci trovi dai video alle release, alle foto, ai vari collegamenti con i social network del momento.

Andy Magazine http://www.andymag.com Neonata rivista graficamente pulita e interessante. Andy porta come payoff “visioni contempo-

Napoli Monitor http://napolimonitor.wordpress.c om Il legame tra Napoli e Catania non è fatto solo di "neo melodici". Ad esempio, c’è un gruppo di ragazzi che da un po’ raccontano la città con reportage interessanti. Pubblicano una rivista e ora anche un sito. Pagina dopo pagina Napoli si avvicina sempre più.

di Tiziana Lo Porto

Ricordi disegnati dalla Beirut anni 80

L’alter ego di Camilla indaga su un omicidio

È con un incantevole nuovo volume autobiografico che l’autrice di fumetti libanese Zeina Abirached torna in Italia. Ed è la Beirut degli Anni 80 che, dopo Il gioco delle rondini, è tornata a raccontare attraverso una sequenza di ricordi disegnati che hanno per protagonista lei, la famiglia, i vicini e la città. “Mi ricordo Beirut” (traduzione di Stefano Andrea Cresti) è più che un diario o un racconto autobiografico, è un esercizio di stile ispirato e dedicato allo scrittore francese Georges Perec (impeccabilmente ritratto nell’ultima pagina del libro). In sequenza, una carrellata di ricordi che spaziano dalle granate esplose alle cassette di musica e al rumore che fanno quando le scuoti. Belli, tra i disegni, i ritratti di famiglia, gli interni e gli esterni delle case, e le geometrie che quasi magicamente permettono di racchiudere un'intera città dentro poche tavole.

In patria è stata definita “la nuova Agatha Christie della Svezia” mentre per la Francia è “l’erede di Stieg Larsson”. In testa alle classifiche di Francia, Germania e Spagna, ha venduto i diritti in 27 paesi e lo scorso gennaio è sbarcata anche nelle librerie italiane conquistando subito il suo meritato posto nella top ten dei romanzi stranieri più venduti. Lei è Camilla Läckberg, autrice de “La principessa di ghiaccio” (traduzione di Laura Cangemi), primo episodio di una serie che sembra aver colmato il vuoto lasciato dalla scomparsa di Larsson. Protagonista della serie è anche lei una scrittrice, coetanea della Läckberg, e come lei è nata nel paesino svedese di Fjällbacka. Un alter ego dell’autrice che, che affiancata dall’agente di polizia Patrik Hedstrøm si ritrova a indagare sull’omicidio di Alexandra Wijkner, la sua amica del cuore dell’infanzia. Intorno a loro la minuscola comunità di Fjällbacka, in cui tutti sembrano sapere tutto di tutti, ciò malgrado i misteri sono più frequenti delle verità.

Zeina Abirached Mi ricordo Beirut Becco Giallo, pp. 95, euro 12,90

Camilla Läckberg La principessa di ghiaccio Marsilio, pp. 458, euro 18,50


INFORMA

time in

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listening di Rocco Rossitto

WU-TANG / Return of the Wu

Se c’è un gruppo nella scena e nell’immaginario hip-hop che metta tutti d'accordo quel gruppo è il Wu-Tang Clan. Un combo di rapper che negli anni ha mutato forma, ma non sostanza. Qui raccolti da Mathematics con materiali inediti recuperati, tante rime e tanto stile. Già, lo stile: perfetto quello del Wu-Tang Clan. Battiti profondi, scuri, rime come come architetture e scratch come lampi di fantasia.

BOMB THE BASS / Back to Light Future Chaos, il suo ultimo album era arrivato dopo 10 anni di attesa e qui ne avevamo scritto perché meritava. Ora, dopo neanche un anno ritorna con Back To Light. Tim Simenon è dunque un tipo imprevedibile e infatti nelle 10 tracce concepite insieme a Gui Boratto, amico brasiliano, sono le atmsfere a cambiare, prendendo più aria, luce, respirando di più. Il genere, per intenderci, è “elettronico Anni 90”, con molte parti cantate.

THE SOULJAZZ ORCHESTRA / Rising Sun

Siamo un po’ in ritardo, questo disco è uscito a febbraio, il mese scorso e ce lo siamo fatti scappare colpevolmente. Ripariamo: sono canadesi i tipi della SoulJazz Orchestra. Ma non c’è nulla nei suoni che sprigionano che faccia ricorda il Canada. Anzi, sembra di essere in piena Africa per i colori che ne vengono fuori. Un gran bel sentire: peccato non poterli vedere dal vivo dalle nostre parti.

GOLDEN TRIANGLE / Double Jointer Metteteci Brooklyn come sfondo e in primo piano loro che suonano. I Golden Triangle suonano un rock molto tirato, un misto fritto di punk-g garage che succhia il sangue alla no-w wave, ma con la freschezza dei giorni nostri. Sono tre ragazzi e tre ragazze. Sono belli a vedersi, ma questo conta poco. Sono belli a sentirti, e questo invece, conta moltissimo.

LIBRI / La triste storia di una bambina cresciuta in collegio, luogo di deprivazione e di terrore

Emma racconta i suoi mille silenzi di Livio Mario Cortese

E

mma La Spina l’ho di fronte la sera in cui presenta il suo primo libro: “Il suono di mille silenzi”. È una donna di mezza età, dall’aspetto piacevole, il cui viso racconta già molte delle storie che adesso lei ci permette di conoscere. La voce è calda, appena arrochita dalla tensione di questa serata; e, guardando i suoi occhi, si comprende in parte chi lei sia. Emma La Spina è un cuore, e come tale palpita. Il tempo attuale non lascia spazio ai cuori: a parte l’esistenza materiale, la massima espressione d’un “qualcosa” di più alto è rappresentato dalla mente, dal “pensiero” quasi sempre stritolato entro il cervello, applicato all’artificiosa speculazione dell’intelletto. Questa donna invece non esita a raccontarsi, donando senza riserve la propria esperienza. Durante la presentazione parla poco e in modo discreto, lasciando all’opera stessa il compito d’introdurla: le sue parole le ha già scritte, e non sono semplici. Leggo il libro incuriosito, col piacere di ritrovare fra le pagine una persona incontrata da poco. E mentre le sensazioni di questa strana serata paiono muoversi ancora intorno a me, già rifletto su come poter comunicare quest’esperienza, che è stata così immediata eppure talmente intensa. La storia di Emma non ha principio: certo, comincia con la sua nascita, ma apprendiamo che questa è qualcosa di non voluto già in partenza. Così appare superflua la sua stessa esistenza, stretta entro il silenzio imposto ad un migliaio di bambini in un collegio religioso nella Catania dei primi Anni 60. Il silenzio sarebbe, di per sé, uno stato dell’essere in cui ritrovarsi, meditare e raccogliere la serenità necessaria ad agire.

Ma quello di Emma bambina somiglia al mutismo di corpi inerti perché schiacciati e rotti, interrotto a volte dal tonfo di una bastonata, da passi concitati di fuga inutile, da una preghiera, sì, proprio una preghiera cristiana, corale e incomprensibile nell’amore che non riesce a trasmettere, nell’angoscia di deserto che la pervade. Immagini spesso tragiche, dai toni quasi sempre accesi, raccontano il percorso di Emma dall’infanzia fino alla data fatidica dei 18 anni, quando l’assistenza sociale considera conclusa la propria funzione e si compiace di consegnarla ai denti del mondo esterno, che il collegio le ha sapientemente insegnato a desiderare e sfuggire insieme. Eppure la narrazione non lascia spazio a toni patetici, né ci chiede compassione: il fatto appare nella più assoluta, gelida evidenza, lasciando il resto all’animo di chi legge. Ed anche questa serata mi ritorna in immagini che, nella notte, appaiono nella loro essenza: la libreria “La Cultura” di Catania, con cinquanta e più persone che alla fine si accalcavano per non perdere una parola; i gesti di ognuno che si facevano stranamente misurati, leggere le voci, caute le affermazioni, man mano che la storia penetrava nel pubblico. Infine un giovane scrittore offre all’autrice una copia del proprio libro appena pubblicato, e in tanti ci facciamo vicini a lei. Una forza serena, e tuttavia possente, pervade questo luogo e sembra irradiarsi e culminare in Emma stessa. Questo io sento, per qualche momento ancora. Poi la “maschera” della realtà cala di nuovo su quegli stessi volti e sul mio. Ma quella forza certamente si eterna e prende corpo nelle parole di Emma La Spina. U i


agenda ✎

Lettere, presentazione lauree magistrali Lunedì 15 marzo alle 10, nell’Auditorium del Monastero dei Benedettini, saranno presentati i nuovi corsi di laurea magistrale della facoltà di Lettere e Filosofia, che avranno inizio nel prossimo anno accademico. Saranno presenti il preside Enrico Iachello, i presidenti dei corsi di laurea magistrale e il delegato alla Commissione didattica paritetica d’ateneo, prof. Carmelo Crimi. La presentazione è rivolta a tutti gli studenti che stanno per conseguire una laurea triennale che vogliono conoscere la nuova offerta formativa e i requisiti d’accesso.

17/03 mercoledì

senta il volume di Luigi Margani (direttore della rivista semestrale del dipartimento di Architettura e Urbanistica dell’Università di Catania Quaderni DAU) dal titolo “Archi e volte in muratura” (Lussografica, 2009). Intervengono i docenti Gianfranco Carrara (Università di Roma La Sapienza), Giuseppe Pagnano (Università di Catania) e Carmelo Mammana (Università di Catania). Il libro sarà in vendita durante il convegno, il ricavato sarà devoluto all’Associazione nazionale Donne operate al seno. Catania, Aula Oliveri, Cittadella universitaria (Ingegneria), ore 17

20/03 sabato WORKSHOP / L’azione esterna dell’Ue alla luce del Trattato di Lisbona

CONFERENZA / Malattia e menzogna. Diagramma della narrativa di Bufalino Mercoledì 17 marzo alle 17, nel Coro di Notte del Monastero dei Benedettini, la prof.ssa Marina Paino tiene una conferenza dal titolo “Malattia e menzogna. Diagramma della narrativa di Bufalino”. L’incontro fa parte del ciclo Alfabeto siciliano. Temi e protagonisti della letteratura italiana dell’Otto/Novecento organizzato dalla facoltà di Lettere e Filosofia e dal comitato catanese della Società Dante Alighieri. Catania, Coro di notte, Monastero dei Benedettini, ore 17

19/03venerdì LIBRI / Archi e volte in muratura Venerdì 19 marzo alle 17, nell’aula “Oliveri” della facoltà di Ingegneria, si pre-

38 esterna dell’Ue alla luce del Trattato di Lisbona”. Il secondo workshop si svolgerà sabato 27 marzo e sarà tenuto dal prof. Danilo Di Mauro (Università di Siena). L’esperto terrà una lezione sul tema “Deliberation and European democratic deficit. The Europolis Deliberative Polling experiment”. Catania, Aula E, Facoltà di Scienze Politiche), ore 10

22/03 lunedì CONVEGNI / Neodarwinismo e scienze sociali Lunedì 22 (inaugurazione ore 15) e martedì 23 marzo (a partire dalle 9:30), l’aula magna della facoltà di Scienze politiche ospita il convegno dell’Associazione italiana di Sociologia, incentrato quest’anno sul tema “Neodarwinismo e scienze sociali”. Catania, Aula magna, Facoltà di Scienze politiche, ore 15

coltà di Economia (Palazzo delle Scienze, corso Italia 55), il ciclo di seminari scientifici organizzati dal dipartimento di Economia e Metodi quantitativi (Demq) dell’Università di Catania. Il prossimo appuntamento - sul tema “L’impatto dei contratti a tempo determinato sulla produttività del lavoro” - sarà tenuto dal prof. Domenico Lisi. L’appuntamento successivo è per martedì 30 marzo con il seminario “Convergenza e costanza del sentiero di consumo ottimo intertemporale in presenza di incertezza e lasciti”, a cura del prof. Antonio Cristaldi. Catania, Aula 10, Palazzo delle Scienze (Economia), ore 16

27/03 sabato SEMINARI / Evoluzione delle strategie aziendali, multifunzionalità e specializzazione produttiva

23/03martedì SEMINARI / L’impatto dei contratti a tempo determinato sulla produttività del lavoro

Sabato 20 marzo alle 10, nell’aula E della facoltà di Scienze politiche, primo workshop del corso Jean Monnet I ruoli dell’Ue nella Governance internazionale. Il seminario sarà tenuto dal Ministro Cosimo Risi (Regione Campania) che terrà una lezione sul tema “L’azione

U NIVERSIT

Prosegue martedì 23 marzo alle 16, nell’aula 10 della fa-

CAMPAGNA “STOP FEMMINICIDIO” / Lezioni nelle facoltà fino a maggio

Giovedì 18 marzo alle 10, nella sede della facoltà di Economia (Palazzo Fortuna), prosegue l’iniziativa “Stop femminicidio. Lezioni di Ateneo”, promossa dal Comitato pari opportunità dell’Università e dall’Udi (Unione donne in Italia) di Catania. Si tratta di un ciclo di lezioni, tenute da docenti universitarie che si svolgeranno nelle diverse facoltà fino al 24 maggio. Il 18, la professoressa Michela Cavallaro terrà una lezione dal titolo “Soggetti deboli e tutela giuridica”. Lo stesso giorno, alle 10, nell’aula Q della facoltà di Scienze politiche (Palazzo Reburdone), la prof.ssa Sara Gentile parlerà invece di “Donne e diritti nell’Italia che cambia: le sorelle di Icaro ci riprovano”. Calendario completo su www.unict.it/cpo.

Sabato 27 marzo alle 9 nell’aula magna della facoltà di Agraria, il prof. Massimo Sabbatini, ordinario di Economia agraria all’Università di Cassino, terrà un seminario dal titolo “Evoluzione delle strategie aziendali tra multifunzionalità e specializzazione produttiva”. L’incontro rientra nel ciclo di seminari del Programma Jean Monnet Modulo europeo 2009/2010, L’avenir du développement rural dans l’Ue: governance, multifonctionnalité et soustenabilité. Catania, Aula magna, Facoltà di Agraria, ore 9

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