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ANNO 2011 N.2

18-07-2011

L’Universale

Periodico una tantum di politica, cultura e attualitĂ 

MIS ERO

dellafede


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Direttore Stefano Poma Vicedirettore Gianluca Di Agresti Redazione Fernanda Abbadessa Giorgio Aquilino Lorenzo Amati Alessio Quinto Bernardi Marika Borrelli Luisa Caridi Matteo Di Grazia Silvia Fabbri Laura Fois 2 / L’Universale

Sandra Giuliana Granata Massimo Pittarello Fabio Pittau Denise Puca Pasquale Restaino Leandro Solimene Art director Valerio Casanova Vignette Giacomo De Giacomis Tratto A-maro Segreteria Elisa Sitzia


Sommario

zo della libertà 22 The Italian Female (Pasquale Factor - Principessa Restaino) Prosciutto L’Universale 42 Piscatores (Marika Borrelli) hominum 23 Cogito ergo sum (Laura Fois) (Fernanda Abbadessa) MIS ERO 44 Quando la 24 Padre Pio: un dellafede religione è al miracolo all’italiana servizio della (Matteo Di Grazia) strategia politica 26 Intervista a Dante (Lorenzo Amati e Svarca Matteo Di Grazia) (Sandra Giuliana 4 Editoriale: Credere 46 Israele: quando la obbedire combattere Granata) Bibbia diventa un 28 Non cambierà (Stefano Poma) programma mai... 6 Mafia - Chiesa politico (Giorgio Aquilino) Una preghiera (Matteo di Grazia) strozzata nel silenzio 30 L’ora di religione: dai Patti Lateranensi al 48 La crescita del (Gianluca Di Agresti) fondamentalismo ministro Tremonti 8 Pedopreti islamico tra prima (Luisa Caridi) (Alessio Quinto Ber- e seconda intifada: 31 Intervista al senatore nardi) l’ascesa politica di Ceccanti - Un cat- 10 Perché i preti sono Hamas ed il ruolo tolico del PD pedofili dei “martiri” (Massimo Pittarello) (Silvia Fabbri) (Lorenzo Amati) 11 E se Dio fosse donna? 34 Quando le fiamme ec- clesiastiche ardevano (Marika Borrelli) i libri, tentazione del 12 Vaticano esentasse (Gianluca Di Agresti e demonio (Sandra Giuliana Leandro Solimene) Granata e 14 Le vie del Signore Fabio Pittau) sono impunite 36 Una Chiesa fondata (Denise Puca) sulle balle 16 Il Pontifex tra la (Stefano Poma) Chiesa e il fedele (Massimo Pittarello) 39 L’amore non muore mai - viaggio tra 18 Speciale: Gesù e il i diritti riconosciuti e i suo tempo pregiudizi dei gay nel (Stefano Poma) mondo (Laura Fois) 40 Jafar Panahi e il prez- ANNO 2011 N.2

18-07-2011

Periodico di politica, cultura e attualità

L’Universale /

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Copertina

di Stefano Poma

Editoriale

Credere obbedire

combattere

I “Mussolini comprò così un Paese composto per il novantanove percento da cattolici. Da quel momento divenne l’uomo della Provvidenza.”

4 / L’Universale

l dogma cristiano del mistero della fede trova, nello slogan mussoliniano “credere obbedire combattere”, l’assonanza perfetta. Non è un caso se la conciliazione, siglata dai Patti lateranensi, sia avvenuta sotto una dittatura, e in particolare quella fascista. Questo poiché Fascismo e Chiesa hanno la stessa considerazione e concezione dell’uomo, il quale deve essere guidato, consigliato, indirizzato, e mai lasciato libero arbitro della propria vita. L’affare, tra Papi e Re, è sempre stato quello d’aiuto reciproco, per perseguire entrambi lo stesso scopo: conservare il potere e, se possibile, ampliarlo. Un gioco delle parti che ha sempre trovato, nell’illusione degli uomini, lo scopo principale. Il “discorso della montagna”, ne è stato l’apripista: “beati voi che adesso avete fame perché sarete saziati, beati voi che adesso piangete perché sarete lieti”. Poi, se a questo aggiungiamo il potere della spada, che non da Gesù fu concepito ma da Paolo, troviamo l’autorità voluta da Dio, e quindi legittimata a fare dell’uomo ciò che vuole. È il Padre che gliel’impone. E i fedeli non possono ribellarsi, disapprovare, dissentire. Perché la condanna sarà la peggiore: l’Inferno. E senza nemmeno dare, al peccatore, possibilità di difesa in aula di tribunale. A sentenziare sono i depositari del Vangelo, i legislatori dottrinali, il semplice prete in confessione. È a loro che ci si deve affidare, a loro bisogna

render conto, se non versarlo (quando si tratta di denaro). Tutto messo in piedi da una macchina perfetta, un impianto costruito ad hoc sulle fondamenta della paura, dell’acriticità, dell’ignoranza. Il sistema è stato, per secoli, sempre lo stesso: la Santa Messa recitata in latino, dove l’interpretazione del Testo era affidata al prete, e il fedele relegato a mera comparsa sulla scena. Impedendogli, in questo modo, di sollevare dubbi e incertezze. Tipo quelli che potevano nascere in età medievale, quando i crociati sterminavano migliaia di musulmani per imporgli il loro credo. Oppure i roghi dei libri e degli uomini ai tempi dell’Inquisizione. Pratica purificatrice che aveva il compito di sterilizzare la terra dalle eresie. Come quella di non credere all’Unità e Trinità di Dio, o all’incarnazione di Gesù. Alla verginità di Maria, alla resurrezione del figlio, e alla vita nell’aldilà. Politica dell’ipse dixit in nome di Cristo, che, da primo socialista della Storia, alle scomuniche avrebbe senz’altro preferito una struttura orizzontale e missionaria della Chiesa, con delle organizzazione filantropiche astenute dai giochi elettorali. Campo in cui rientrò dopo il 1870 e la breccia di Porta Pia, quell’undici febbraio del 1929, per concessione di Mussolini. “E forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare; un uomo


che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti, tutte quelle leggi, diciamo, e tutti quei regolamenti erano altrettanti feticci e, proprio come i feticci, tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e deformi”, disse dopo il Trattato Pio XI. In un colpo solo si ribaltava il concetto cavouriano di “libera Chiesa in libero Stato”, veniva demonizzato lo Stato liberale, il primo appannaggio democratico, e veniva portato in Pompa Magna l’uomo che, da tre anni a quella parte, aveva messo fuori legge ogni tipo di libertà. Ma, il Papa, quella leccatina se l’era fatta ben pagare: in soldi, potere e privilegi. La Convenzione finanziaria stabiliva che lo Stato italiano avrebbe dovuto versare al Vaticano settecentocinquantamilioni di lire in contanti, e un miliardo in titoli. E questo per far fronte alle spese di routine. Che erano, in base a una stima del 1919, di un milione e mezzo di dollari. Ma, quel provinciale di Mussolini, volle esagerare: offrì al Papa quattro milioni e mezzo di dollari che, naturalmente, il successore di Pietro si guardò bene dal rifiutare. Soldi che a getto continuo entravano nelle casse del Vaticano, tre volte tanti quanti riuscivano a spenderne, e proprio alla vigilia della grande depressione economica. Ma la parcella fascista, che serviva a portare i preti nel proprio gregge, non era solo pecuniaria: era ribadito il contenuto dell’articolo primo dello Statuto albertino, il quale indicava la religione cattolica apostolica romana come religione unica dello Stato italiano. Veniva istituito lo Stato del Vaticano, dove al Papa era riconosciuta la piena sovranità e la esclusiva potestà legislativa della Santa Sede. E, ben più invadente, si riconosceva come

personalità giuridica, si attribuiva il diritto all’insegnamento religioso nelle scuole, si attribuiva ai sacerdoti la funzione d’ufficiali di stato civile nella celebrazione del matrimonio cristiano. Mussolini comprò così un Paese composto per il novantanove percento da cattolici. Da quel momento divenne l’uomo della provvidenza. Il Papa l’aveva autorizzato ad esserlo: i suoi dogmi, ora, erano pari a quelli dei Vangeli. E quindi da Palazzo Chigi si trasferì a Palazzo Venezia, dove appariva alla folla come un’entità superiore, gridando dal balcone mentre i fedeli l’ascoltavano rapiti, come il prete quando sull’altare legge il Verbo. I religiosi tenevano comizi, arringhe, orazioni, per esaltare i martiri della Grande Guerra e i morti per la Patria. La diaspora coi Savoia pareva sparita per sempre, anzi, sembrava mai esserci stata. Una velina di Achille Starace suggeriva ai ministri di Dio di concludere i loro discorsi pubblici chiarendo ai fedeli che “non si può essere cristiani nel vero senso della parola se non si ama di un amore fraterno, profondo, la nostra seconda casa, la Patria”. Il crocifisso era tornato nelle scuole e negli ospedali, i seminaristi esentati del servizio militare, l’Azione Cattolica ritenuta legittima. S’intimava agli operai nelle fabbriche e agl’impiegati negli uffici che “qui non si parla di politica, qui si lavora”. E, quest’eredità, ancora oggi serpeggia: la massa, la folla, non deve parlare di politica o di religione, deve solo lavorare e obbedire. Ciecamente. Se si è di Sinistra ci si deve schierare con Bersani o Vendola, se si è di Destra con B o Fini. Il singolo, in questo mare, annega. Loro sono i depositari della Verità Rivelata, loro sono gl’intoccabili, possiedono ancora il potere della spada ipotizzato da Paolo. Anche se, grazie alla Rete, il sistema d’informazione tradizionale

all’italiana va pian piano svanendo. Quindi, sia gli elettori al cospetto del politico che parla, sia i fedeli in chiesa innanzi al prete, potranno sentire altre voci, acquisire altre informazioni, che non mortifichino l’essere umano a marionetta dei potenti. E, questo giornale, ne è un esempio.

Benito Mussolini

L’Universale /

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L'Universale - numero due - Mistero della fede (anteprima)