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Anno XVII - n. 42 - Marzo 2012

Virtus et Scientia

Pontificia Universitas Gregoriana

LA GREGORIANA | Periodico d’informazione della Pontificia Università Gregoriana

Piazza della Pilotta, 4 00187 Roma Tel. 06.6701.1

www.unigre.it

Periodico d’informazione della Pontificia Università Gregoriana

42 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. I, comma 2 e 3 - Roma/Aut. n. 52/2009 - tassa pagata - Taxa perçue

1551 - 2012

L’ITALIA E L’EUROPA

LE SFIDE DELLA VITA COMUNE

DA IERI A OGGI IL COLLEGIO ROMANO DEL TERZO MILLENNIO CENTRO FEDE E CULTURA “ALBERTO HURTADO” CHIESA E MODERNITÀ: UN RAPPORTO FECONDO? P. KARL JOSEPH BECKER S.I. NEL COLLEGIO CARDINALIZIO

Ad Maiorem Dei Gloriam

SIMPOSIO SUGLI ABUSI VERSO LA GUARIGIONE E IL RINNOVAMENTO


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EDITORIALE | F.-X. Dumortier S.I. FOCUS 2  «La formazione è una responsabilità cruciale» | F.-X. Dumortier S.I. 8  «La storia è sempre contemporanea» | B. Bergami 14  Verso la Guarigione e il Rinnovamento | H. Zollner S.I.

VITA ACCADEMICA 20  La ristrutturazione delle aule | D. McDonald S.I. 22  Le nuove sfide della Facoltà di Scienze Sociali | P. Pegoraro 26  Chiesa e modernità: un rapporto fecondo? | P. Gilbert S.I. 32  Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” | P. Pegoraro 36  Una indagine inedita tra i nostri utenti | M. Giorgi

DA IERI A OGGI 40  Collegio Romano | M. Coll S.I. 42  Le voci e i tempi | G. Whelan S.I. 44  Pedagogia | M. Rotsaert S.I.

COMUNITÀ UNIVERSITARIA 46  Card. K.J. Becker. Il coraggio di cercare, la fede di trovare | P. Pegoraro 53  L’omaggio della Gregoriana a P. Luis Ladaria | S.P. Bonanni 57  La Cappellania Universitaria | X. Prem S.I. 60  La formazione, un investimento per tutta la vita | S. Longhini 62  In memoria

INFORMAZIONE 65  Altri eventi

PUBBLICAZIONI 71  Riviste 73  Libri

TESI DIFESE | a cura della Segreteria Accademica NOMINE | a cura della Segreteria Generale

n. 42 | Anno XVII | Marzo 2012 | www.unigre.it/LaGregoriana

Direttore responsabile Michele Simone S.I.

Direttore editoriale Paolo Pegoraro lagregoriana@unigre.it

Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta, 4 | 00187 Roma Tel. 06.6701.1 | Fax 06.6701.5419 CF 80093970582 Banca Popolare Etica: IBAN IT74 1050 1803 2000 0000 0118 079 Conto Corrente Postale n. 10304020

Progetto grafico e impaginazione a cura di GBPress | Gregorian & Biblical Press (Emiliano De Ascentiis | Lisanti S.r.l.)

Stampa Arti Grafiche Picene S.r.l. Via Vaccareccia 57 | Pomezia (Rm) Foto di copertina Enrico Ciavoni Finito di stampare nel mese di marzo 2012 Registrazione presso il Tribunale di Roma n. 134 del 29 marzo 1996

Rev. Mons. Sergio Lanza, Consultore del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Ha studiato Teologia dal 1969 al 1974. Ex alunno del Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio e Carlo. Rev. Mons. Antonio Grappone, Capo Ufficio nel Pontificio Consiglio per i Laici. Ha studiato Filosofia dal 1991 al 1992 e Teologia dal 1992 al 1995. Ex alunno del Collegio Diocesano Redemptoris Mater. S.E.R. Mons. Nicola Girasoli, Nunzio Apostolico in Trinidad e Tobago e in Barbados. Ha studiato Teologia dal 1979 al 1981 e Diritto Canonico dal 1981 al 1985. Ex alunno del Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio e Carlo. S.E.R. Mons. Noël Simard, Vescovo di Valleyfield (Canada). Ha studiato Teologia dal 1980 al 1982. Ex alunno del Pontificio Collegio Canadese. S.E.R. Manuel Monteiro de Castro, Penitenziere Maggiore della Penitenzieria Apostolica. Ha studiato Diritto Canonico dal1961 al 1964. Ex alunno del Pontificio Collegio Portoghese. S.E.R. Mons. Hervé Gaschignard, Vescovo di Aire et Dax ( Francia). Ha stu-

diato Teologia dal 1986 al 1990. Ex alunno del Pontificio Seminario Francese. S.E.R. Mons. Nicolas Brouwet, Vescovo di Tarbes et Lourdes (Francia). Ha studiato Filosofia dal 1984 al 1986 e Teologia dal 1988 al 1991. Ex alunno del Pontificio Seminario Francese. S.E.R. Mons. Airton José dos Santos, Arcivescovo Metropolita di Campinas (Brasile). Ha studiato Diritto Canonico dal 1998 al 2000. Ex alunno del Pontificio Collegio Pio Brasiliano. S.E.R. Mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari (Italia). Ha studiato Teologia dal 1964 al 1968.

ALTRE NOMINE Rev. Padre Franco Imoda S.I., confermato per due anni a partire dal 14/02/2012 Presidente dell’Agenzia per la Santa Sede per la Valutazione e la Promozione della Qualità delle Università e Facoltà Ecclesiastiche (AVEPRO). Rev. Padre Antonio Spadaro S.I., Direttore della Rivista La Civiltà Cattolica; Consultore del Pontificio Consiglio della Cultura; Consultore del Pontificio Consi-

glio delle Comunicazioni Sociali. Docente Incaricato nel Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale. Rev. Padre Fidel González Fernández M.C.C.J., Consultore del Pontificio Consiglio della Cultura. Docente Invitato presso la Facoltà di Storia Ecclesiastica. Rev. Padre Augustine Savarimuthu S.I., Consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Direttore del Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale. Rev. Mons. Udo Breitbach, Sotto-Segretario della Congregazione per i Vescovi. Ha studiato Diritto Canonico dal 1989 al 1993. Ex alunno del Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell’Anima. Rev. Padre Paolo Martinelli O.F.M. Cap, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ha studiato Teologia dal 1988 al 1992. Docente Invitato presso la Facoltà di Teologia. Rev. Maurizio Gronchi, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ha studiato Teologia dal 1984 al 1986.


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EDITORIALE

Un impegno senza riserve di FRANÇOIS-XAVIER DUMORTIER S.I. Rettore Magnifico della Pontificia Università Gregoriana

Con questo nuovo numero, La Gregoriana fa un altro passo nel suo servizio alla comunità universitaria: riorganizzazione dei contenuti, aggiornamento della veste grafica, abstract in inglese e alcune rubriche di approfondimento che ci accompagneranno nei mesi a venire

Starting with this new edition, La Gregoriana takes a further step towards its service to the University community: the reorganization of content, a graphic update, abstracts in English and some articles featuring in-depth examination of specific themes will be the peculiarities of La Gregoriana in the next few months

l numero 42 del periodico d’informazione “La Gregoriana” cade proprio a 42 anni dalle sue origini. La sua storia è infatti lunga. Nato il 21 febbraio 1970, il ciclostilato “Informazioni P.U.G.” era uno strumento sobrio ma funzionale che per oltre vent’anni ha provveduto ad aggiornare la comunità universitaria su quanto la riguardava. Nel 1996 è stato deciso di ampliare questo servizio, istituendo “La Gregoriana”, rivista che – grazie all’impegno e all’apporto di tanti – ha continuato ad essere pubblicata fino a oggi.

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Questo quarantaduesimo numero vorrebbe rappresentare un altro piccolo passo nel suo servizio all’Università. La riorganizzazione dei contenuti e l’aggiornamento del linguaggio grafico sono state accompagnate da alcune scelte specifiche. La prima è quella di affiancare agli articoli più estesi un abstract in inglese, data la diffusione della rivista in tante parti del mondo nelle quali esso è la prima lingua di comunicazione. La seconda è la scelta del suo supporto cartaceo, scelta mossa non tanto da preoccupazioni estetiche, quanto da un’attenzione all’ambiente che non possiamo trascurare. La terza è l’avvio di alcune rubriche fisse che aiuteranno a riscoprire alcuni aspetti unici della Gregoriana: la sua “storia intellettuale”, la pedagogia ignaziana, le voci dei suoi testimoni. Infine, desidero ringraziare tutti coloro che hanno tanto generosamente contribuito alla realizzazione di questo numero con entusiasmo, dedizione e allegria. Queste pagine testimoniano quanto abbiamo vissuto dall’inizio dell’Anno accademico 2011-2012, passo dopo passo, settimana dopo settimana: è quindi traccia scritta e visiva di questi mesi trascorsi. Il lettore noterà che la nostra Università – in quanto erede e continuatrice del Collegio Romano – ricorda il motto creato per le prime Università fondate dalla Compagnia di Gesù: “Virtus et Scientia”. Si tratta di vivere una intelligenza coraggiosa di fronte alle tante sfide del mondo attuale. Infatti il lavoro intellettuale nelle sue diverse declinazioni – insegnamento, ricerca, pubblicazioni, ecc. – richiede un impegno che non avanza senza rigore, profondità e dedizione. La missione di formare non soltanto 2.800 “studenti”, ma tanti servitori del Signore e della Chiesa, esige un’apertura del cuore e della mente che non procede senza un discernimento preciso sulle cose che durano e una riflessione a distanza su quanto è superficiale ed effimero. In questo tempo nel quale “la crisi” si fa vedere e sentire dappertutto, abbiamo la responsabilità di affrontare senza paura tante nuove situazioni. È per questo che, nel lavoro intellettuale e nella missione accademica che oggi incombono su di noi, la posta in gioco è rilevante… e di fronte a essa conviene ricordare le parole dell’Apostolo: «abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio e non viene da noi» (2 Cor 4,7). 

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FOCUS

«La formazione è una responsabilità cruciale» Discorso inaugurale per l’Anno accademico 2011-2012 di FRANÇOIS-XAVIER DUMORTIER S.I. Rettore Magnifico della Pontificia Università Gregoriana

La Gregoriana sta affrontando molteplici sfide. Inaugurando il nuovo Anno, il P. Rettore ha ripercorso l’anno precedente, fissato lo sguardo sul presente e considerato gli obiettivi cui insieme miriamo. Come comunità universitaria, intellettuale e spirituale 2|

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arissimi amici, è arrivato il momento di esprimermi sulla vita della nostra Università. Infatti, da molto tempo, è tradizione che il Rettore pronunci qualche parola in occasione dell’Inaugurazione di un nuovo anno accademico e mi sembra che questo momento acquisti un significato particolare in questo contesto, in ragione della nostra presenza qui, tutti insieme, e del nostro raccoglimento in preghiera comune davanti al Signore che tutti noi desideriamo ascoltare e seguire, cercare e trovare, amare e servire durante tutto questo anno accademico. Vorrei farlo in tre brevi momenti: desidero dapprima ricordare l’esperienza dello scorso anno, poi sottolineare alcuni aspetti di questo nuovo anno e finalmente condividere alcune riflessioni.

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Uno sguardo d’insieme all’Anno Accademico trascorso (2010-2011) Parlare dell’anno scorso, che era il mio primo anno come Rettore della Gregoriana, mi spinge anzitutto a ringraziare tutti coloro che, operando in ambiti diversi, hanno fatto e fanno del proprio meglio affinché la Gregoriana sia degna della sua tradizione e si presenti come il Collegio Romano del Terzo millennio. Durante tutto l’anno sono stato impressionato dalla ricchezza di talenti e di competenze che – dai professori e docenti agli studenti, dal personale a tutti i nostri amici sparsi dappertutto nel mondo – permette alla Gregoriana di vivere e di compiere la missione che le è stata affidata con uno slancio e un vigore sempre rinnovati. Al cuore di una Università e della formazione accademica si trovano uomini e donne dedicati alla stessa missione. E dapprima vorrei ricordare la difficile prova della morte del Padre Donath Hercsik meno di un anno fa. Dopo pochi mesi, alcuni altri gesuiti che sono stati pilastri della Gregoriana nel passato sono stati chiamati dal Signore alla Sua eternità : il Cardinale Navarrete, i Padri Costa, Busa, Pastor e Rosato. Allo stesso tempo, tredici gesuiti sono arrivati alla Gregoriana nei diciotto mesi appena trascorsi. Non possiamo avere un segno più forte del sostegno e dell’appoggio della Compagnia di Gesù che si rinnova, ogni anno, e che assicura anche un aiuto finanziario sostanziale di cui l’Università ha bisogno per svolgere la sua missione. Dell’anno scorso, fra tanti eventi e tante cose che meriterebbero di essere presi in considerazione, vorrei metterne in evidenza tre. Prima di tutto, il lavoro intenso di riflessione e di condivisione che si è sviluppato nei gruppi o nelle commissioni che ho istituito dal mese di gennaio scorso sulla pedagogia, sul terzo ciclo, sulla valutazione degli spazi, sulle pubblicazioni, sul Centro Laikos e sulla celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Mi sembra molto importante condividere valutazioni, aspettative e sogni e ancora di più che queste riflessioni si incarnino poi nell’azione dell’Università attraverso progetti concreti. Poi, abbiamo iniziato in modo pragmatico la revisione, il rinnovamento e la ristrutturazione di alcune strutture accademiche o della loro offerta formativa, specialmente per questo riguardo la Facoltà di Missiologia e l’Istituto per gli Studi interdisciplinari su Religioni e Culture, come anche la Facoltà di Scienze Sociali. E non vorrei dimenticare la creazione del Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado”. Finalmente i lavori di ristrutturazione svolti durante l’estate, ci permettono di disporre di due nuove aule che sono bellissime,

A sinistra: La Messa dello Spirito Santo che inaugura l’avvio di ogni nuovo Anno accademico si svolge tradizionalmente nella chiesa di Sant’Ignazio, edificata quale Cappella universitaria del Collegio Romano. ∫ Foto ALFREDO CACCIANI

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FOCUS

funzionali e al livello di ciò che dobbiamo avere e offrire più di ottanta anni dopo l’edificazione della Gregoriana, proprio là dove è stata allora costruita. Il nuovo Anno Accademico (2011-2012): sfide e prospettive

L’Università – e ancora di più una Università ecclesiastica – non deve temere di pensare in un modo coraggioso, determinato e serio. Come disse John Henry Newman, essere seri nella ricerca della verità è un requisito indispensabile per trovarla

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Dopo questo veloce sguardo sul passato, desidero sottolineare alcuni aspetti dell’anno accademico che si apre oggi. Dapprima devo menzionare alcune nomine accademiche che erano già effettive dall’inizio del mese di settembre o sono effettive a partire da oggi : la nomina del Padre Vincenzo D’Adamo come Vice-Rettore amministrativo, del Padre Daniel McDonald come Vice-Rettore universitario, del Padre Paul Gilbert come Decano della Facoltà di Filosofia, del Padre Thomas Casey come Decano della Facoltà di Missiologia, del Padre Emilio Gonzalez Magaña come Direttore del Centro interdisciplinare per la Formazione dei Formatori al Sacerdozio, carica nella quale è stato di fatto riconfermato, e del Padre Philipp Renczes come Direttore del Centro “Cardinal Bea”. Sono sicuro della loro dedizione nella carica che è stata loro affidata e vorrei ringraziare coloro che hanno assunto la stessa responsabilità prima di loro. Durante l’anno che si apre oggi, dobbiamo anzitutto proseguire ciò che abbiamo iniziato: la valutazione e la riflessione sulla pedagogia e sul terzo ciclo sotto la responsabilità del Vice-rettore accademico. Da una parte, gli studenti di oggi non sono più gli studenti di ieri e hanno nuove esigenze e aspettative di cui dobbiamo tenere conto… i mezzi pedagogici di oggi sono diversi e più complessi dal tempo della lavagna e del gesso…D’altra parte, il terzo ciclo è molto importante non solo per noi – perché abbiamo quasi un terzo degli studenti nel terzo ciclo e circa novanta tesi che sono difese ogni anno – ma anche per la vita intellettuale e la formazione accademica nella Chiesa universale. Inoltre sarà necessario proseguire la ristrutturazione della nostre aule più antiche secondo un piano di lavori che si realizzerà poco a poco e al più presto possibile… ma secondo le nostre possibilità economiche. Mi sembra anche che dobbiamo andare avanti in una consapevolezza e un senso del bene comune della nostra Università. Durante tutto l’anno scorso, ho scoperto la fortuna incredibile di una Università che si compone oggi di sei Facoltà, due Istituti e di quattro Centri. Penso e credo che ciascuna di queste unità accademiche è importante non solo in sé e per sé, ma anche per le altre e nella nostra missione. E possiamo ricordarci il significato della parola “Universitas”... Infatti, nel tempo attuale più che mai, l’Università ha bisogno di questi ambiti e impegni diversi ma complementari, convergenti nel servizio al meglio della stessa missione, per una riflessione che sia all’altezza delle sfide delle nostre società. Quindi mi sembra che c’è per noi una sfida universitaria propria : la sfida di formare un corpo docente di tutta la nostra Università che sia coeso e unito come comunità intellettuale, una comunità che porti insieme la sua missione accademica e apostolica. Per questo abbiamo bisogno di tempi comuni per conoscerci, per condividere tutto quello che possiamo ascoltare dagli altri e affidare alla loro riflessione. Si sono tenuti il 30 maggio e il 30 settembre scorso due incontri di alcune categorie di professori e docenti : penso che dobbiamo fare tutto quello che è possibile per sviluppare fra gli insegnanti una consapevolezza di queste poste in gioco che sono veramente rilevanti per tutti e dunque per la nostra missione nella Chiesa e per la Chiesa.


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Abbiamo altri momenti comuni che sono importanti e fra le tante iniziative che abbiamo in programma di svolgere alla Gregoriana vorrei menzionare specialmente due eventi che riguardano la nostra comunità universitaria. Il primo evento si svolgerà in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Dal momento che ha sede in Roma e in Italia, la Gregoriana ha numerosi legami stretti e profondi con la Nazione italiana. La serata del venerdì 21 ottobre sarà dedicata a una riflessione che si intitola “Diversi ma uniti : ricordare per andare avanti”. In seguito avremo la gioia d’accogliere l’Onorevole Herman Achille Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo che, dopo un intervento del professor Giovanni Maria Flick, ci rivolgerà la parola sul tema: “Vivere insieme nell’Europa di oggi”. Per una ricerca senza riposo del Vero e del Bene Per volgere lo sguardo all’avvenire e considerarlo nella nostra missione di ogni giorno abbiamo bisogno di punti di riferimento e di prospettive. L’anno scorso avevo ricordato che il discorso del Santo Padre nel corso della Sua visita all’Università Gregoriana (3 novembre 2006) rappresenta un riferimento basilare che deve ispirare e guidare la nostra riflessione e la nostra andatura su questo cammino. E questo cammino è, come il Santo Padre ha detto, secondo le Sue stesse parole, una «missione al tempo stesso difficile, perché suppone costante fedeltà alla propria storia e tradizione, per non perdere le proprie radici storiche, e insieme apertura alle

A sinistra: Poco prima della conclusione della celebrazione eucaristica il P. Rettore, François-Xavier Dumortier S.I. pronuncia il Discorso inaugurale rivolto alla comunità universitaria riunita insieme.

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FOCUS

Mi colpiscono sempre queste “parole di sant’Alberto Hurtado: Più grande è il compito, più ci si sente piccoli di fronte ad esso. È meglio avere l’umiltà di tentare grandi cose con il rischio di fallire, che cadere nella soddisfazione di riuscire ripiegandosi in se stessi

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realtà attuale per rispondere, dopo un attento discernimento, con spirito creativo alle necessità della Chiesa e del mondo di oggi». Tutti noi abbiamo piena consapevolezza della situazione che dobbiamo riconoscere e affrontare: il nostro contesto è quello di cambiamenti veloci e fondamentali, di sconvolgimenti socio-culturali, di inquietudini e di incertezze... una condizione di crisi secondo gli uni, una situazione di transizione secondo gli altri. Mi sembra che, in quanto Università ecclesiastica e pontificia, non possiamo non prendere sul serio una situazione che comprende tante sfide intellettuali e spirituali. La nostra Università non può essere una realtà lontana dai problemi dell’uomo di oggi, non può essere un rifugio nel quale ripararsi dai venti e dalle perturbazioni esterni. Come ogni altra università, anche la nostra si pone sulle frontiere culturali, intellettuali e spirituali del nostro mondo. E oggi ogni università è spinta a porsi molte domande sulla sua missione e forse sulla prima e più antica missione universitaria: essere un luogo dove cercare la Verità. Non sarà mai il risultato provvisorio di un pensiero calcolatore che strumentalizza tutto e, talvolta, tutti. Infatti si tratta della Verità cercata come l’orizzonte umano che trascina sempre più lontano la persona camminando umilmente al di là di ciò che è superficiale o effimero, al di là delle parole e dei discorsi che sono facili slogan: si tratta di una parola che nasce all’interno di sé. L’Università – e ancora di più una Università ecclesiastica – non deve temere di pensare in un modo coraggioso, determinato e serio. Come disse John Henry Newman, «essere seri nella ricerca della verità è un requisito indispensabile per trovarla». Per questo mi sembra che il lavoro intellettuale e universitario comprenda esigenze specifiche tanto per gli insegnanti quanto per gli studenti. E c’è anzitutto l’esigenza di una profondità che


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sia davvero senza fondo, di una ricerca del Vero e del Bene che sia senza riposo, di un cammino intellettuale che sia rigoroso e vigoroso. Infatti l’esperienza intellettuale è un impegno personale che nessuno può fare al posto dell’altro: esso richiede tutta la persona con la sua ragione e il suo cuore. E non possiamo riflettere, né pensare, senza dedicarci pienamente al rischio di un viaggio che è senza ritorno. La questione della Verità, l’ascolto della Parola di Dio, il desiderio di conoscere la persona di Cristo conducono al cuore della nostra esistenza e alle frontiere delle nostre culture e società, che non sono esterne a noi, ma che ci attraversano perché viviamo in questo tempo e in questo mondo. Mi colpiscono sempre queste parole di sant’Alberto Hurtado: «più grande è il compito, più ci si sente piccoli di fronte ad esso. È meglio avere l’umiltà di tentare grandi cose con il rischio di fallire, che cadere nella soddisfazione di riuscire ripiegandosi in se stessi». Come Università Gregoriana e in quanto comunità universitaria, dobbiamo essere sempre di più una realtà viva, ardente, appassionata delle cose di Dio e dell’uomo. La Gregoriana non è una ditta, ma è un corpo intellettuale e spirituale che ha bisogno del sostegno di quanti stasera sono in questa Chiesa. Infatti abbiamo il privilegio di avere una rete di amici – qui a Roma e in tutto il mondo – amici che in diverse occasioni e di tanti diversi modi hanno testimoniato e testimoniano la loro vicinanza e il loro appoggio. Vorrei esprimere loro tutta la mia e la nostra profonda gratitudine. Come Università Gregoriana, consideriamo la formazione una responsabilità cruciale per noi e dobbiamo ascoltare una volta di più le parole del Santo Padre : «È doveroso infatti domandarsi a che tipo di sacerdote si vuole formare gli studenti, a che tipo di religioso o di religiosa, di laico o di laica». La Gregoriana deve assumersi in un modo del tutto particolare questo compito che è il suo e che è tanto importante per la Chiesa e per l’avvenire. Come Università Gregoriana, dobbiamo vivere insieme una grande ambizione: servire Cristo e servire la Chiesa, servire l’uomo e il mondo in questo ambito particolare ma decisivo che è l’impegno nella nostra missione universitaria e ecclesiale a Roma. E questa localizzazione è molto significativa e impegnativa: quale senso avrebbe la nostra presenza a Roma se il Signore non fosse al centro della nostra vita, se non avessimo il desiderio di crescere nella conoscenza della persona di Gesù e di essere ancorati alla Parola di Dio, se non sentissimo intensamente l’importanza di aprirci alla dimensione universale della Chiesa? La missione della Gregoriana parte da Cristo e procede in seguito, guardando avanti verso il Signore che viene. Il suo profondo desiderio è di contribuire al meglio alla formazione di questi testimoni di Dio che siano allo stesso tempo i portatori dell’uomo e del mondo di oggi a Cristo. In questa prospettiva dichiaro aperto l’Anno Accademico 2011-2012, 461° dalla fondazione del Collegio Romano, di cui la Pontificia Università Gregoriana è unica e diretta erede e continuatrice. Questo anno accademico è cominciato con questa celebrazione e vorrei ringraziare tutti coloro che hanno preparato e animato la nostra liturgia: i Padri Prem Xalxo e Massimo Marelli, coloro che sono intervenuti per le letture e la preghiera dei fedeli e il Coro musicale dell’Almo Collegio Capranica, con il suo maestro Francesco Fulvi e l’organista Lorenzo Romagna. Ed ora affidiamo questo anno a Maria, a lei che serve il Signore e ci mostra come l’intelligenza delle cose di Dio ci apre alla fiducia e all’allegria. 

«Formation is a crucial responsibility». Opening speech for the Academic year 2011-2012 (by François-Xavier Dumortier S.I., Magnificent Rector of the Pontifical Gregorian University) – On 10 October 2012, the Gregorian University inaugurated the 2011-2012 Academic year with the Mass of the Holy Spirit at the Church of St. Ignatius presided by the Magnificent Rector Fr. François-Xavier Dumortier S.I. The following is part of the opening speech given by the Rector: «Today every university is prompted to question itself on its mission, and perhaps on the first and ancient universitarian mission: to be a place where one seeks the Truth. […] In fact, we are speaking of that Truth sought as a human horizon that further draws the person who walks humbly beyond the superficial or ephemeral, beyond words and speeches that are easy slogans: it is a word that is born within oneself. The University – and especially ecclesiastical universities – should not be afraid of thinking in a courageous, determined and serious manner. As John Henry Newman once said, “to be serious in the quest for truth is an indispensable prerequisite to finding it”. […] These words of St. Alberto Hurtado always strike me: “The greater the task, the more one feels small before it. It is better to have the humility to reach out for big things with the risk of failing, rather than falling into the trap of feeling satisfied at being able to do something and being closed in oneself”. The Gregorian University must become more and more a living University, ardent and passionate for the things of God and man. The Gregorian is not a company, but it is a intellectual and spiritual body that needs the support of many».

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FOCUS

«La storia è sempre contemporanea» Italia ed Europa nel 150 dell’Unità Nazionale °

di BARBARA BERGAMI

In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la Gregoriana ha riflettuto sul passato e soprattutto il futuro della nazione in ottica europea. Tra gli intervenuti il Prof. Giovanni Maria Flick e l’On. Herman Achille Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo

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a Pontificia Università Gregoriana si configura come un’istituzione internazionale, ma con sede a Roma e saldi legami civili, sociali, culturali con la nazione italiana. Ha dunque ritenuto importante partecipare alle riflessioni sull’Unità d’Italia, in occasione del suo 150° anniversario, offrendo un suo contributo accademico con la promozione di due eventi: «Diversi, ma uniti: ricordare per andare avanti» (21 ottobre 2011) e «Vivere insieme nell’Europa di oggi» (12 novembre 2011).

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Chi non conosce la propria storia smarrisce le radici del suo pensiero Il primo evento è stato strutturato in due tavole rotonde, rispettivamente intitolate «Diversi ma uniti: radici e ragioni di una unità pur nella pluralità delle appartenenze» e «Ricordare per andare avanti:


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la partecipazione e il contributo dei cristiani». Entrambe sono state accumunate dalla consapevolezza che celebrare l’unificazione del popolo italiano in una comunità viva, multietnica e multiculturale, nonostante la diversità, significa riscoprire le proprie radici – anche cristiane – e richiamare le ragioni di un processo di formazione progressiva e in continua evoluzione. Significa recuperare radici e ragioni che animano i Paesi europei, pur nella loro specificità, proiettandoli in un progetto di costruzione di unità che, più che un risultato, è un processo in fieri e dunque una sfida attuale per un futuro che non può vivere senza la memoria storica. Il Rettore Magnifico, P. François-Xavier Dumortier, aprendo l’evento le due tavole rotonde del 21 ottobre 2011, ha infatti ricordato che «la storia è sempre contemporanea e chi non la conosce è spesso senza radici nel suo pensiero». Ripercorrere la storia italiana e richiamare l’impegno dei cristiani e il loro contributo alla costruzione della nazione e al suo sviluppo significa infatti non solo riscoprire il valore della storia, ma aprire il pensiero a nuove prospettive. Pensiero che richiede l’impegno e il contributo di tutti, indipendentemente dalla propria nazionalità e dal proprio credo. Alla prima tavola rotonda – «Diversi ma uniti: radici e ragioni di una unità pur nella pluralità delle appartenenze», presieduta da P. GianPaolo Salvini S.I., a lungo direttore della Civiltà Cattolica – sono intervenuti la Senatrice Mariapia Garavaglia, Don Rocco D’Ambrosio e il P. Ottavio De Bertolis S.I. P. Salvini ha condiviso la convinzione che l’unità è un traguardo sempre da raggiungere, perché si sposta continuamente, e procede con l’avanzare della realtà umana in continua evoluzione: unità quindi sempre da ricostruire, a partire dall’individuo e dalla società che lo circonda, della quale l’uomo è non solo parte integrante, quanto pure elemento fondante. La Senatrice Mariapia Garavaglia ha ricordato che tale unità non significa “uniformità”, ma una “composizione di diversità in vista di un bene comune”, poiché «la unitarietà della persona rende unificante anche la politica, qualora si sia – con cuore puro – anche appartenenti a origini diverse, ma annunciando i proprio desiderio di voler andare nella stessa direzione». Questa composizione è un processo continuo di promozione della persona umana e della dignità umana che va costruito e ricostruito giorno dopo giorno, perché dove c’è scomposizione c’è pure frammentarietà. Anche Don Rocco D’Ambrosio ha ribadito che l’unità, in Italia, è un equilibrio da raggiungere e da mantenere superando diversità politiche, sociali, amministrative e precarietà identitaria, un equilibrio che pone un grande problema di responsabilità individuali e collettive. Diversità marcata e unità precaria che sono proprie delle sei istituzioni fondamentali, come la sociologia insegna: la famiglia, il lavoro, il mercato, la cultura, la religione e la politica. Di ognuna D’Ambrosio ha poi condotto un’analisi approfondita. P. Ottavio De Bertolis ha sottolineato che «l’unità è un elemento che non si trova in natura, la quale conosce piuttosto diversità, sfumate o radicali, ma in ogni caso sempre determinanti». L’unità che cerchiamo – quella costruita e quella che rimane da costruire – appartiene alla cultura, piuttosto che alla natura, cioè all’esperienza spirituale dell’uomo, che opera non astraendo, ma andando in profondità. Il formarsi stesso di uno Stato è innanzitutto un fenomeno culturale, impiantato sul pensiero, poiché solo pensando l’uomo costruisce e avanza verso una un progetto condiviso, nuovo, in parte già espresso e in parte da esprimere.

L’unità, in Italia, è un equilibrio da raggiungere e da mantenere superando diversità politiche, sociali, amministrative e precarietà identitaria, un equilibrio che pone un grande problema di responsabilità individuali e collettive

Tra gli intervenuti ai due eventi, P. Adolfo Nicolás S.I., Preposito Generale della Compagnia di Gesù e Mons. Jean-Louis Bruguès, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica. A sinistra: A conclusione del secondo incontro, lo scambio di saluti tra il Card. Zenon Grocholewski, il Padre Rettore, l’On. Herman Achille Van Rompuy e il Prof. Giovanni Maria Flick, accompagnato dalla moglie. ∫ Foto ALFREDO CACCIANI

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Fare memoria: una sintesi di voci, fede e ragione Alla seconda tavola rotonda – «Ricordare per andare avanti: la partecipazione e il contributo dei cristiani», presieduta da S.E. Mons. JeanLouis Bruguès, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica – sono intervenuti il Ministro Plenipotenziario Elisabetta Belloni, Mons. Antonio Nitrola e P. Diego Alonso-Lasheras S.I. Mons. Bruguès ha provocato la riflessione dei relatori, chiedendo loro se esista «un principio di speranza proprio ai cristiani italiani nel processo di unificazione attuale e futuro, come pure ai cristiani europei, nel processo della costruzione europea». Il Ministro Belloni ha sottolineato l’importanza dell’impegno intellettuale sano alla formazione dei principi etici fondamentali e dell’assunzione individuale di un senso di responsabilità personale, avendo come obiettivo un bene comune, il quale non è una cosa diversa dal bene comune cristiano. Mons. Nitrola ha introdotto il suo intervento chiedendosi se «il messaggio cristiano ha qualcosa da dire nella celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia» e come la memoria italiana può diventare una memoria cri10 |

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La Costituzione della Repubblica Italiana pone al centro del nostro sistema non più lo Stato, come durante il Fascismo, ma la persona

Nei rapporti civili, sociali, economici e politici si sviluppano i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di solidarietà, tra loro strettamente legati. Questi diritti e doveri non sono propri solo del cittadino italiano, ma dell’uomo in quanto tale

stiana. Gesù, ha ricordato Mons. Nitrola, «si è schierato soprattutto con i poveri, gli sconfitti, addirittura i peccatori. La memoria di Gesù, lungo la storia, è diventata la ragione di speranza per gli ultimi di ogni tipo, i quali in essa – da sempre – hanno trovato la luce per una prassi di liberazione non violenta, ma mite e umile di cuore». Questa memoria rinnova e arricchisce la fede, rendendola “fede che fa memoria” e pertanto capace di aprirsi a un futuro di speranza. Un ricordare fattivo e uno sperare saldo che vanno di pari passo sono il contributo che i cristiani hanno da offrire alla storia della loro comunità. L’intervento di P. Alonso-Lasheras S.I. è cominciato citando S.E. Rev. Cardinal Betori, Arcivescovo di Firenze: «l’identità dell’Europa è una sintesi, una sinfonia di voci distinte, in cui si uniscono fede e ragione». P. Lasheras ha poi partecipato la sua esperienza di spagnolo in Italia, espressione di due culture che si sono composte in una cornice e frutto di tante memorie individuali, poiché la memoria è sempre radicata in un pensiero ed esso nell’uomo. Ripercorre i luoghi della memoria significa assumere una coscienza di sé, ritrovare la propria identità sociale e nazionale

Numerose le personalità che hanno assistito all’intervento del Prof. Flick, Presidente emerito della Corte costituzionale, nel Quadriportico dell’Università.

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per costruire l’identità collettiva. L’etimologia di “ricordare” significa appunto “riportare di nuovo al cuore”, disporsi all’ascolto e all’accoglienza di una sinfonia di voci che non è somma cacofonica di suoni scomposti, ma composizione armonica di diversità di cuori, che non esagerano il senso del proprio valore. Conservare l’unità italiana, raggiungere l’unità europea

La ricchezza dell’Europa è quella di più popoli, più nazioni, più culture che si integrano, si alimentano l’una dell’altra e si compongono in una sola e medesima civiltà. Composizione che richiede, però, un supplemento di anima

In alto: Tra i relatori alla tavola rotonda, P. Ottavio De Bertolis S.I., la Senatrice Mariapia Garavaglia e P. GianPaolo Salvini S.I. A destra: I relatori P. Diego Alonso-Lasheras S.I., il Ministro Elisabetta Belloni e Mons. Antonio Nitrola.

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Il 12 novembre 2011 ha avuto luogo l’evento «“Vivere insieme” nell’Europa di oggi», nel Quadriportico del Palazzo Centrale, gremito di partecipanti e arricchito dalla presenza di personalità, ambasciatori e autorità religiose, tra le quali segnaliamo almeno S.E. Rev. Cardinale Roger Etchegaray, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio Cor Unum. Intonando l’Ave Maria di Lorenzo Pelosi, il Coro dell’Almo Collegio Capranica – magistralmente diretto dal Maestro Francesco Fulvi – ha introdotto l’arrivo nell’Università dell’Onorevole Herman Achille Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo. Dopo i saluti del Rettore P. François-Xavier Dumortier S.I., del M.R.P. Adolfo Nicolás S.I., Preposito Generale della Compagnia di Gesù, e di S.E. Rev. Cardinale Zenon Grocholewski, Gran Cancelliere della Gregoriana, si sono succeduti gli interventi L’Italia dal Risorgimento all’Europea attraverso la Costituzione del Prof. Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte Costituzionale e “Solitaire – Solidaire” ou l’essence d’un vivre ensemble européen dell’On. Herman Achille Van Rompuy. Il Prof. Flick, dopo aver inquadrato il percorso unitario nel suo complesso, ripercorrendo le tappe del Primo e del Secondo Risorgimento, si è soffermato sui valori costituzionali, sottolineando che la Costituzione della Repubblica Italiana «pone al centro del nostro sistema non più lo Stato, come durante il Fascismo, ma la persona». Inoltre la Costituzione «si articola nella conseguente definizione di una serie di rapporti civili, sociali, economici e politici, in cui si sviluppa i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di solidarietà, tra loro strettamente legati». Questi diritti e doveri non sono propri solo del cittadino italiano, ma dell’uomo in quanto


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tale. Infatti la dignità, la solidarietà, l’uguaglianza e la libertà sono i diritti universali secondo cui si sviluppa la Carta europea dei diritti fondamentali. Le nuove dimensioni che assumono questi diritti-doveri nel nostro contesto odierno sono le sfide di quell’unità europea che tutti siamo chiamati a costruire. Perché, come ha ricordato il Prof. Flick, «l’unità europea da raggiungere non è meno importante dell’unità italiana da conservare». L’On. Van Rompuy ha accolto l’invito rivoltogli dalla Pontificia Università Gregoriana per esprimere, a nome personale, le sue riflessioni e la propria esperienza sul progetto che – come ricordato da P. Dumortier nel suo saluto – «è la costruzione di una Europa più solidale, che sia una terra di pace e giustizia e di trovare, giorno dopo giorno, attraverso le luci e le ombre dell’attualità storica, le vie e i mezzi per un vivere insieme che abbia un senso». I due assi dell’Europa? Trascendenza e solidarietà «Mi “sento dell’Europa” con le mie radici e i miei legami nazionali, regionali e locali, prima di essere quello che alcuni definiscono “un europeo”»: con queste parole l’On. Van Rompuy ha introdotto il tema della sua riflessione: “Solitario-solidario”, ovvero l’essenza di un vivere insieme europeo. Un vivere insieme che non è un calarsi in un mondo concettuale indifferenziato, poiché la ricchezza dell’Europa è quella di più popoli, più nazioni, più culture che si integrano, si alimentano l’una dell’altra e si compongono in una sola e medesima civiltà. Composizione che richiede, però, un «supplemento di anima» capace di assicurare una trascendenza di idee e di valori che oltrepassino l’individuo, costituendo un asse di direzione, un senso del destino. I diritti dell’individuo o i diritti dell’uomo non possono, da soli, costituire questa trascendenza, questa asse verticale attorno alla quale gli Europei possano ritrovarsi. Rispondendo al quesito di quale trascendenza possa fornire reale appoggio per l’unità europea, l’On. Van Rompuy ha detto: «Al rischio di sorprendervi, io dirò che essa si fonda, alla fine, su… l’amore. Perché la solidarietà è diventata, ai nostri giorni, troppo istituzionale. Concetto che, per non essere sterile, implica una nozione di condivisione e di amore. Di amore nelle sue molteplici forme». Per questo l’essenza di una Europa in continua costruzione non si fonderà su uno spirito di conquista, perché l’amore – in quanto espressione di dono di sé – non si impone. Esso avanza piuttosto, come sostenuto alla fine della riflessione, «in piccoli passi intrapresi quotidianamente, tanto a livello filosofico, politico che economico, piccoli passi intrapresi in nome di questa “unione di valori”, il cui fondamento è l’amore. Piccoli passi che, giorno dopo giorno, anno dopo anno, ci mostrano, ci dimostrano che il cammino si fa camminando e che è il camminare stesso che determina la direzione del cammino». Il Coro, intonando il Cantate Domino di Valentino Miserachs, ha accompagnato la conclusione di un evento il cui ricordo è impresso nelle menti di tutti coloro che vi hanno assistito. Gli Atti integrali di questo secondo incontro sono stati pubblicati nel primo volume della nuova collana “Gregoriana” della GB Press, la cui direzione è stata affidata a P. Roland Meynet S.I. [cfr. presentazione a p. 71 di questo numero]. Con questa iniziativa editoriale, la Gregoriana desidera conservare una traccia scritta di alcuni eventi svolti nell’Università e che possono ispirare la riflessione e l’azione di uomini di speranza. 

«History is always contemporary». Italy and Europe in occasion of the 150th anniversary of the Unification (by Barbara Bergami) – On the occasion of the 150th anniversary of the Unification of Italy the Gregorian University offered its academic contribution with the promotion of two events: Diverse but united: Remembering in order to move forward (21 October 2011) and Living together in the Europe of Today (12 November 2011). To celebrate the unification of in a vibrant, multi-ethnic and multi-cultural community means to rediscover the roots – including our Christian roots– and to recall the reasons for a process, for a progressive formation which continues to evolve. It means rediscovering roots and reasons that animate the European countries, projecting them into a plan of building a unity that, more than a result, is a work in progress and therefore is a current challenge for the future that cannot live without historical memory. History is always contemporary, and whoever does not know it, often has no roots to his thought. Unity is always a goal to be achieved because it continuously moves and advances with the advancing of human reality that is continually evolving, and therefore should always be reconstructed. Unity in is a balance to be achieved and maintained through overcoming political, social and administrative diversity and a precariousness of identity, a balance that poses a great problem of personal and collective responsibility.

La solidarietà è diventata, ai nostri giorni, troppo istituzionale. Un concetto che, per non essere sterile, implica una nozione di condivisione e di amore. Di amore nelle sue molteplici forme

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Verso la Guarigione eChiesail eRinnovamento abusi sessuali su minori di HANS ZOLLNER S.I. Preside dell’Istituto di Psicologia

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l Simposio “Verso la Guarigione e il Rinnovamento” tenutosi presso la Pontificia Università Gregoriana dal 6 al 9 Febbraio 2012 fa parte di un processo importante nel cammino che la Chiesa intende compiere per confrontarsi con la «piaga aperta» degli abusi su minori e adulti indifesi, come l’ha definita il Santo Padre. Proprio per questo Benedetto XVI ha voluto far avere un messaggio ai partecipanti al Simposio, tramite il Segretario di Stato Vaticano, ricordando che «la guarigione delle vittime deve essere un’importante sollecitudine nella comunità cristiana e deve andare di pari passo con un profondo rinnovamento della Chiesa a ogni livello».

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Un Simposio della Gregoriana a servizio della Chiesa intera Nel settembre 2010 il Consiglio Direttivo della Pontificia Università Gregoriana decise di organizzare un Simposio sul tema, iniziativa che trovò fin da principio l’appoggio esplicito e l’aiuto concreto da parte dei Dicasteri più coinvolti nel trattamento dei casi di abuso. Il Simposio voleva essere anche una risposta alla recente lettera Circolare della Congregazione per la Dottrina della Fede (3 maggio 2011), che obbliga le Conferenze Episcopali a sviluppare linee guida per proteggere i minori e per essere coerenti nella risposta della Chiesa in caso di accuse di abuso e nel trattamento di abusatori. Per il finanziamento ci si è avvalsi di contributi da parte della Gregoriana, del notevole sostegno da parte dell’Arcidiocesi di Monaco di Baviera e di alcune Entità ecclesiastiche (Aiuto alla Chiesa che Soffre, Misereor, Renovabis; le diocesi di Brescia, Pavia, Bolzano-Bressanone; le Provincie di Italia, Svizzera e Olanda della Compagnia di Gesù). Il Simposio si proponeva alcuni obiettivi fondamentali: ∫ mettere al primo posto le vittime e la loro situazione dando loro voce, al fine di individuare quanto possa risultare di maggior aiuto per un cammino di guarigione; ∫ creare una cultura di ascolto, per elaborare i migliori strumenti per contrastare questa piaga; ∫ collaborare con i media per rendere noto quanto possa aiutare a proteggere le persone più deboli.

A febbraio l’Università ha organizzato un evento inedito: un Simposio internazionale sugli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica, cui hanno partecipato rappresentanti di 110 conferenze episcopali e 30 Superiori di ordini religiosi. Favorito l’approccio pastorale e multiculturale per affrontare questo dramma in tutto il mondo. L’Istituto di Psicologia ha inoltre inaugurato il Centro per la Protezione dei Minori

La novità del Simposio: un approccio interdisciplinare e pastorale, fondato sull’ascolto Nei giorni ad esso dedicati si è vista la presenza di 110 conferenze episcopali, 35 Superiori Generali di Ordini maschili e femminili, alcuni rappresentanti delle Chiese Orientali, Rettori di Collegi di Roma, Rettori di Università Cattoliche da tutto il mondo, esperti in psicoterapia, diritto canonico, educazione, membri di vari riti all’interno della Chiesa. I temi trattati riflettono i molteplici ambiti concernenti il problema degli abusi. I relatori erano responsabili della pastorale della Chiesa cattolica delle più diverse parti del mondo; ciò anche allo scopo di mostrare che la questione degli abusi non riguarda solamente i Paesi occidentali, ma il mondo intero. Hanno condiviso le proprie esperienze, nella speranza che altri possano essere motivati a seguire il loro esempio. Il cardinale Reinhard Marx (Monaco) ha parlato della responsabilità dell’Ordinario nella guida della sua chiesa e nel contatto con i media. Mons. Stephen Rossetti ha illustrato come prendersi cura di abusatori, mentre il

Un’onesta ricerca della verità “e della giustizia costituisce la migliore risposta che possiamo offrire al triste fenomeno dell’abuso sessuale dei minori da parte di chierici

A sinistra: Paolo Cervi Kervischer, Corpo-ratio, 2006 (cm 110x55)

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Anche per il prete autore “ della violenza sessuale è necessaria cura pastorale, e il modo migliore è metterlo di fronte alla sua cattiva condotta attuando le procedure ecclesiastiche e canoniche relative. Il vescovo dovrà osservarle scrupolosamente

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vescovo Jorge Carlos Patrón Wong (Messico) ha tratteggiato le sfide della formazione sacerdotale. Don Desmond Nair e P. Edenio Valle hanno raccontato la lotta con gli abusi in Sud Africa e Brasile. Un team di quattro teologi della Gregoriana (Prof.ssa Tenace, P. Carola S.I., P. Rotsaert S.I., P. Yañez S.I.) ha inoltre elaborato una riflessione teologica sul problema degli abusi. È attualmente in preparazione la pubblicazione degli Atti del Simposio in circa 12 lingue (le principali dell’Ovest ed Est Europa e alcune dell’Oriente). La sera di lunedì 6 febbraio il Simposio è stato inaugurato con una prolusione del card. Levada il quale ha sottolineato la necessità di un approccio pluriforme – canonistico, teologico, pastorale, psicologico – al triste fenomeno degli abusi nella Chiesa e nel mondo. Nelle mattinate dal 7 al 9 febbraio si sono svolte nove conferenze principali, seguite da discussioni plenarie, tenute da psichiatri, esperti nella formazione presbiterale, canonisti, vescovi e religiosi – alcuni di essi ex-alunni della Gregoriana – che hanno dovuto affrontare dolorose situazioni nelle rispettive Diocesi e Congregazioni. Per dare voce a delle vittime, nel corso della prima conferenza vi è stata la testimonianza di una persona che aveva subìto abusi da parte di un sacerdote quando aveva 13 anni, Marie Collins, aiutata da una psichiatra coinvolta nelle listening sessions che si sono svolte recentemente in Irlanda per far fronte a questo problema. La sua testimonianza è risultata particolarmente toccante: ella ha raccontato anche del comportamento tenuto in seguito dai superiori dell’abusatore, che si sono limitati ad addossare a lei la colpa dell’accaduto, senza cercare in alcun modo di fermarlo.


DIE TAGESPOST/C. COCK

Questo mancanza di ascolto e collaborazione hanno causato in lei una pena e uno shock ancora più forti dell’abuso stesso. La Collins ha affermato di desiderare che la Chiesa ascolti e rispetti le vittime e che prenda sul serio le loro accuse. Ha aggiunto che per lei ascoltare un leader della Chiesa chiedere perdono per aver difeso un abusatore è fondamentale per la guarigione; desidera inoltre avere la certezza che ci siano delle conseguenze disciplinari anche per chiunque non aderisca alle norme della Chiesa. Tutti, specialmente i laici credenti, hanno bisogno di sviluppare la tranquillità «di denunciare il peccato quando esso avviene, di chiamarlo crimine – perché di crimine si tratta – e di fare qualcosa in proposito», ha aggiunto ancora la Collins. I pomeriggi sono stati dedicati a vari workshops condotti da un team di Virtus, un programma curato dal National Catholic Risk Retention Group della Chiesa degli Stati Uniti, ed elaborato allo scopo di aiutare la Chiesa nel compito della prevenzione degli abusi. All’interno del programma sono state previste una liturgia penitenziale e una celebrazione Eucaristica (presieduta dal Card. Filoni) ispirate a queste tematiche. Nel corso della liturgia penitenziale, presieduta dal Card. Marc Ouellet – Prefetto della Congregazione dei Vescovi – e celebrata insieme ad altri 10 vescovi, è stato chiesto perdono per aver fallito nel compito di proteggere i minori ed aver agito come uno «strumento del male contro di loro».

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La necessità di rispondere a più livelli: canonico, pastorale, formativo Mons. Charles Scicluna – promotore di Giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, nonché referente principale delle denunce pervenute alla Santa Sede circa gli abusi compiuti da sacerdoti e religiosi – ha affermato che nessuna strategia per la prevenzione dell’abuso sui bambini potrà mai portare a risultati senza impegno e responsabilità. Ha ricordato in proposito quanto disse il Papa Benedetto XVI rivolgendosi ai Vescovi d’Irlanda nel 2010: «Soltanto un’azione decisa portata avanti con piena onestà e trasparenza potrà ripristinare il rispetto e il benvolere degli Irlandesi verso la Chiesa alla quale abbiamo consacrato la nostra vita». «Le parole del Santo Padre Benedetto XVI — concludeva Mons. Scicluna — ricordano quanto disse il Signore nel Vangelo di Giovanni: “La verità vi renderà liberi” (Giov. 8,32). Un’onesta ricerca della verità e della giustizia costituisce la migliore risposta che possiamo offrire al triste fenomeno dell’abuso sessuale dei minori da parte di chierici». Il Cardinale statunitense William J. Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – l’Ufficio che ha istruito il mandato – ha riferito che sono stati segnalati a questa Congregazione oltre 4000 casi di abuso sessuale nell’ultimo decennio, molti di questi casi risalgono a decenni indietro. Secondo il card. Levada, gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e la Germania sono i Paesi che hanno adottato norme e linee guida tra le più complete e stringenti, ma ha aggiunto che «in molti casi tali risposte sono arrivate solo a seguito di rivelazioni da parte dei mezzi di informazione circa comportamenti scandalosi ad opera di sacerdoti». La «mortale cultura del silenzio, o di “omertà”, è di per sé sbagliata ed ingiusta», ha ribadito mons. Scicluna. Egli ha riaffermato l’obbligo per i leaders della Chiesa di cooperare con le autorità ci-

Tra i relatori del Simposio, Mons. Charles Scicluna, Marie Collins, Mons. Jorge Carlos Patrón Wong e P. Federico Lombardi. A sinistra: Un momento della celebrazione penitenziale svoltasi presso la chiesa di Sant’Ignazio. Da sinistra, Fr. Rafael Rieger OFM e P. Hans Zollner S.I.

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non è stato un evento “ Il Simposio bello, ma sporadico, quanto un ulteriore passo nel lungo e doloroso cammino della Chiesa nell’assumersi le sue responsabilità del passato e nel lavorare per un futuro migliore

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Il Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei Vescovi, ha presieduto la liturgia penitenziale nella quale è stato chiesto perdono per aver fallito nel compito di proteggere i minori e aver agito come «strumento del male contro di loro».

vili, osservando che «l’abuso sessuale dei minori non costituisce soltanto un delitto canonico o una violazione di un Codice di condotta interno di un’istituzione, religiosa o altra, ma rappresenta anche un crimine perseguibile dal diritto civile. Per quanto i rapporti con le autorità civili possano variare da Paese a Paese, è tuttavia importante collaborare con esse nell’ambito delle rispettive competenze». La Lettera circolare della Congregazione per la Dottrina della Fede del 3 maggio 2011 specifica inoltre: «va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche». Mons. Tagle, Arcivescovo di Manila, ha osservato come alcune culture non europee presentano degli elementi che in qualche caso possono favorire il verificarsi di abusi, come ad esempio la forte propensione al tatto, il grande potere concesso agli adulti nei confronti dei bambini, il modo piuttosto vago e ampio di definire la famiglia, la considerazione quasi “divina” di cui il clero gode. Mons. Tagle ha inoltre rilevato come il problema e le gravi conseguenze cui ha portato richieda soprattutto una risposta di tipo pastorale. Secondo l’Arcivescovo di Manila, gli elementi principali di una tale risposta al problema potrebbero essere la cura pastorale delle vittime e delle loro famiglie; della comunità danneggiata; del clero non toccato da accuse; dei superiori e dei vescovi. Anche per il prete autore della violenza sessuale è necessaria cura pastorale, e il modo migliore è metterlo di fronte alla sua cattiva condotta attuando le procedure ecclesiastiche e canoniche relative. Il vescovo dovrà osservarle scrupolosamente, specialmente quando la gravità del fatto può condurre alla destituzione dallo stato clericale. Tutto ciò ripropone il problema delicato e sempre attuale di una adeguata selezione e formazione, non soltanto dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa, ma soprattutto al grado dell’episcopato. Il Promotore di Giustizia mons. Charles Scicluna ha affermato in maniera esplicita che «non è accettabile» da parte dei vescovi ignorare i protocolli anti-abuso predisposti dal Vaticano o dalle rispettive Conferenze episcopali. Egli ha inoltre osservato che ci sono già norme concrete nel diritto canonico che permettono di sanzionare i Vescovi per «negligenza e colpa nell’esercizio delle proprie funzioni» (cfr CIC cann. 1389 e 128). «Oggi è difficile e doloroso essere un superiore o un vescovo – ha concluso Mons. Tagle –. Ci si sente smarriti, confusi e in preda alla vergogna quando un membro del clero commette una violenza sessuale. Mentre si aiutano i propri preti, bisogna anche giudicare. Al tempo stesso non si può difendere i preti, trascurando la verità, la giustizia e il bene delle vittime e della comunità. I superiori sono colpiti da tutte le parti. Sono accusati di coprire se sono discreti. Sono accusati di mancanza di compassione, se sono fermi». Un punto di partenza, non di arrivo Il Simposio internazionale ha rappresentato un’occasione privilegiata in cui vescovi e altri leaders ecclesiastici hanno potuto confrontarsi. In molti luoghi esistono già delle best practices che possono essere scambiate, sebbene il contesto culturale e delle

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leggi civili sia differente da un Paese all’altro. Questo carattere di universalità, realizzato grazie allo sforzo congiunto sia dei partecipanti – grazie al lavoro e all’incoraggimento della Segreteria di Stato e dei Dicasteri Pontifici –, sia dei relatori, è stato indubbimanete l’elemento più nuovo e significativo nei confronti di questo grave problema. La presenza e il contributo da parte della signora Marie Collins e della baronessa Sheila Hollins – che in qualità di membro delle listening sessions condotte dalla Chiesa in Irlanda, ha ascoltato circa 700 vittime di abuso in Irlanda – è stata la chiave di lettura dell’atmosfera e dello sviluppo del Simposio. Esso non è stato tuttavia pensato come un evento “bello, ma unico”. È invece stato concepito come un ulteriore passo nel lungo e doloroso cammino della Chiesa nell’assumersi le sue responsabilità del passato e nel lavorare per un futuro migliore. Molti rappresentanti provenienti da diversi paesi in Africa ed Asia hanno detto di aver compreso per la prima volta l’importanza e le proporzioni del disastro degli abusi all’interno della Chiesa, e ci si augura che questo abbia un impatto rilevante, non solo nell’introduzione delle Linee Guida ma anche nell’implementare misure preventive e nell’assunzione di responsabilità dagli eventi passati. L’apertura del Centro per la Protezione dei Minori In connessione con il Simposio, l’Istituto di Psicologia della Pontificia Università Gregoriana ha dato vita ad un Centro per la Protezioni dei Minori con sede a Monaco. Il lancio di questo Centro punta ad aiutare tutti i Vescovi, i sacerdoti e i leaders pastorali a sviluppare un approccio globale al problema degli abusi, non solo all’interno della Chiesa ma anche nella società. L’iniziativa è stata finanziata dall’Arcidiocesi di Monaco, dalle diocesi di Augsburg e Osnbrück e dalle Suore della Misericordia (Casa Madre di Monaco), oltre al contributo di sponsors privati e a una donazione da parte della Papal Foundation – il che significa che il Papa stesso ha dato il proprio supporto a questa iniziativa, segno tangibile della sollecitudine pastorale con cui egli intende sanare la piaga degli abusi sessuali commessi dal clero. Il Centro svilupperà, in un periodo di tre anni, un programma multilingue di e-learning, cioè una piattaforma di apprendimento basata su internet con lo scopo di dare uno strumento moderno e facilmente utilizzabile ovunque. I contenuti riguardano informazioni dagli ambiti della psicologia, pedagogia, teologia e diritto canonico, per favorire una maggiore consapevolezza riguardo la realtà degli abusi nella Chiesa e nella società, l’aiuto appropriato per le vittime, la conoscenza delle misure canoniche previste e la creazione di un clima di ascolto e di sensibilità nei confronti dei minori e dei più deboli. La struttura lavorerà con otto project partners, tra diocesi e congregazioni religiose, in inglese, spagnolo, italiano, tedesco. Due di questi project partners si trovano in Africa (Ghana, Kenya), due in America Latina (Argentina, Ecuador), due in Asia (India, Indonesia) e due in Europa (Germania, Italia). Il programma prevede un periodo iniziale di svolgimento di tre anni e conta sull’apporto scientifico di esperti provenienti dall’Università Clinica di Ulm (Germania), oltre a quello dell’Istituto di Psicologia della Pontificia Università Gregoriana (www.elearning-childprotection.com). 

“Towards Healing and Renewal”. The Church and the sexual abuses on children (by Hans Zollner S.I., Principal of the Psychology Institute) – The international symposium “Towards Healing and Renewal” held at the Pontifical Gregorian University on 6-9 February 2012 is part of an important process that the Church needs to go through in order to face the “open plague” of the sexual abuses of unprotected minors and adults, as the Holy Father defined it. It has also been an answer to the recent Circular letter from the Congregation for the Doctrine of the Faith (3 May 2011) which obliges the Episcopal Conferences to develop guidelines to protect minors and to be coherent to the response of the Church in case of accusation of abuse and in the treatment of the abusers. The novelty of this symposium was its interdisciplinary and pastoral approach, with the proposed objectives of giving the victims and their situation priority by affording them a voice, aiming to individuate what could help more in the healing process. The speakers were pastoral leaders of the Catholic Church from different parts of the world, aiming to show that the question of abuse does not concern only the western countries, but the entire world. Particularly touching was the testimony of Marie Collins, who was abused when she was 13 years old by a priest. She pointed out the importance of being asked for forgiveness by the authorities that have defended the abuser. Other speakers pointed out the need of giving an answer to the problem of sexual abuse of minor at different levels: canon law, pastoral, formative. In connection with the symposium, the Centre for the Protection of Children was created by the of of the with the aim of offering help to all Bishops, priests and pastoral leaders in the development of a global approach to problem of abuse.

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La ristrutturazione delle aule per una nuova pedagogia di DANIEL MCDONALD S.I. Vice Rettore Universitario

Il piano di ristrutturazione delle aule è stato avviato dopo tanta trepidazione, ma ha riscosso il favore di tutti e aiuta lo sviluppo di una nuova pedagogia. La comunità universitaria è grata all’anonimo donatore che ha permesso questi lavori

odificare i progetti, affrontare tempi ristretti, attendere le consegne, timori, scadenze da rispettare, contributi degli studenti alla progettazione, ulteriori aspettative, consegne in ritardo, altre scadenze, organizzazione del lavoro, eliminazione di tutto ciò che occupa troppo spazio, panico per impalcature che appaiono troppo fragili, il lento emergere della forma effettiva; poi la scelta dei colori, un nuovo piano di lavoro, eccitazione, anticipazioni, consegna sbagliata degli articoli, fori mal posizionati su due muri, un muro che non potrebbe essere spostato, problemi elettrici, nubi di polvere, problemi con porte e finestre, l’applicazione delle nuove leggi italiane... È questa una lista che potrebbe continuare ancora a lungo. C’erano davvero tante emozioni e incognite quando, durante l’estate 2011, sono cominciati i lavori per il rimodernamento di due delle aule maggiori, un nuovo spazio per l’ufficio del Centro Interdisciplinare per la Formazione dei formatori al Sacerdozio (CIFS) e la conversione degli spazi per il servizio dei tutors delle diverse Facoltà. All’inizio di ottobre, quando i lavori di rinnovamento sono stati completati, tutte le preoccupazioni sono svanite per fare spazio a un genuino senso di soddisfazione condiviso dall’intera comunità accademica della Gregoriana per un lavoro ben fatto.

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Rinnovare un ambiente non soltanto esteriore Per ottantuno anni le storiche aule nell’edificio centrale non erano mai state ristrutturate, se si eccettuano alcuni ritocchi estetici come la nuova illuminazione, ecc. I cigolanti pavimenti in legno, i posti a sedere inadeguati per gli studenti, le cattedre co-

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CHI MEJIA

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struite secondo un’epoca e una teoria didattica molto diverse – tutto questo creava dubbi e incertezze sulle nostre capacità di trasmettere la più alta qualità di insegnamento. Così, quando un anonimo donatore ha stanziato un’offerta per aiutare il miglioramento della nostra pedagogia, abbiamo immediatamente realizzato quale fosse la nostra prima priorità, e cioè fornire ai nostri studenti il miglior ambiente didattico possibile. Sapevamo bene che la sfida era quella di creare classi eleganti, nelle quali le esigenze della tecnologia e del nuovo ambiente si sostenevano per aiutare il processo di insegnamento e apprendimento. L’estate avanzava secondo un programma di lavoro serrato. L’architetto Giancarlo Stella, in collaborazione con eccellenti squadre di lavoro da lui organizzate con Filippo Fusca, hanno acconsentito a unirsi in tutti questi diversi progetti per portare a termine i piani nel tempo stabilito. Accanto a queste ristrutturazioni, è stato inoltre avviato un progetto parallelo di aggiornamento del sistema elettrico, seguito da F. Fusca, e solo un attento coordinamento ha permesso che lo svolgersi di tutti questi lavori nel medesimo tempo non causassero difficoltà alla realizzazione di alcuno. Alcune rifiniture sono avvenute nel mese di ottobre, ma le nuove classi e i nuovi uffici sono stati inaugurati in tempo per l’inizio dell’Anno accademico. Non avremmo mai potuto immaginare il tangibile effetto positivo che la ristrutturazione ha riscosso su studenti ed insegnanti. In particolare, i lavori di rimodernamento hanno creato un genuino entusiasmo per una nuova fase nell’Università Gregoriana: una fase che simboleggia lo slancio necessario per essere il Collegio Romano del Terzo Millennio. Le nuove aule non hanno impattato soltanto sui mattoni e sulla malta dell’Università, ma, cosa ben più importante, sullo spirito dei nostri studenti, professori e dipendenti. La risposta che il Vice Rettore ha riportato al Rettore è dunque: “Un successo!”; successo che ha e continua a ricevere molte specifiche richieste dai professori e studenti del primo ciclo, affinché anche le altre classi in uso possano ricevere pari trattamento. Un lavoro che prosegue in molte direzioni Il nostro lavoro deve proseguire in varie direzioni. Non possiamo mettere a fuoco un vero rinnovamento senza una continua formazione pedagogica, uno sviluppo della biblioteca, uno sviluppo dell’insegnante, maggiori servizi agli studenti, nuove proposte tecnologiche e impegno dell’Università a ricercare le cause di alcune difficoltà.Tutte queste aree devono lavorare insieme per il bene della nostra Dichiarazione d’Intenti e per il nostro impegno verso il Santo Padre. La nostra missione è educare i nostri studenti per un servizio nella Chiesa. Tutte queste variabili, quindi, devono essere esaminate insieme, mentre ci rendiamo conto di essere noi stessi un work in progress. Tutto questo indica tanti nuovi campi di lavoro per il progetto accademico e noi siamo fortunati, come Università, ad essere attenti a tante questioni aperte. Al di là dei “tempi tecnici”, continueremo a indirizzare le necessità dei nostri studenti verso direzioni precise. Concludo con una richiesta a quanti la leggono: rivolgano una preghiera per i nostri benefattori. Essi ci forniscono una genuina collaborazione, senza la quale non potremmo continuare a fornire la migliore formazione possibile nel miglior ambiente possibile. 

Classrooms Renovation for a New Pedagogy (by Fr. Daniel McDonald, University Vice-Rector) – When an anonymous donor came forward to help with improving the pedagogy in the Gregorian, the university – together with the architect Giancarlo Stella – was faced with the challenge of creating “smart classrooms” in which technology and environment would come together to aid the teaching and learning processes. In early October, the work started during summer 2011, involving the renovation of two large classrooms, new office space for CIFS and the creation of new offices for the tutors’ service, was finally completed. Certainly, to focus on renovation without ongoing formation in pedagogy, library and teacher development, student services, advances in technology and research would cause many difficulties. There are many things to attend to in the academic project, and the university strives to focus on all of these issues simultaneously.

Le nuove aule non hanno impattato soltanto sui mattoni e sulla malta dell’Università, ma – cosa ben più importante – sullo spirito dei nostri studenti, professori e dipendenti

A sinistra: Le storiche aule della Gregoriana, interamente in legno, hanno cambiato aspetto. I lavori sono cominciati la scorsa estate e proseguiranno nei mesi a venire. ∫ Traduzione

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Le nuove sfide della Facoltà di Scienze Sociali di PAOLO PEGORARO

I fatti sociali sono una materia in continuo mutamento e la Facoltà che li studia deve sottoporsi a continui adeguamenti per rispondere alle domande del tempo presente

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a sempre – come afferma il celebre primo paragrafo di Gaudium et Spes – la Chiesa è attenta a «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono», perché «sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». I fatti sociali sono una materia in continuo mutamento, pertanto è giusto e doveroso che la Facoltà di Scienze Sociali si sia adeguata alle richieste dei tempi attraverso numerosi cambiamenti. Fondata nel 1951 quale Istituto di Scienze sociali, negli anni Sessanta rispose alla po-

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litica comunista sviluppando il Centro di Studi Marxisti del P. Gustav A. Wetter S.I., tra i maggiori conoscitori della materia. Successivamente il Preposito generale Pedro Arrupe richiese un preciso orientamento verso l’economia e la sociologia dello sviluppo. A oggi la Facoltà offre due Specializzazioni (Dottrina Sociale Cristiana – Comunicazione Sociale) e due Indirizzi (Sociologia – Economia dello Sviluppo). E il nuovo contesto sociale impone di confrontarsi con ulteriori sfide. I tratti specifici della Facoltà: valorizzazione dei contesti di partenza, cooperazione, laicità P. Daniel McDonald S.I., Decano della Facoltà, sottolinea con forza che il capitale più importante di Scienze Sociali sono i suoi stessi studenti, provenienti da tutto il mondo, tratto che da un lato consente di analizzare i loro contesti sociali d’origine e dall’altro di affrontare le più differenti questioni sociali considerando la loro diversa recezione all’interno delle diverse culture continentali. In questo senso si può parlare di una valorizzazione dei contesti di provenienza alla quale viene dedicato un tempo considerevole. «Un esempio di questi lavori – spiega McDonald – è stato una lettura guidata delle carte costituzionali dei Paesi d’origine: ognuno ha presentato quella del proprio Paese a partire dal profilo etico e aprendo un dibattito. Questi esercizi sciolgono un classico problema degli ambienti internazionali, ovvero la non conoscenza della cultura della persona che ho al mio fianco tutti i giorni. In questo modo si sviluppano anche amicizie che attraversano i confini e rafforzano il senso della vita oggi e nel domani, quando ognuno tornerà nel proprio Paese». L’attenzione della Facoltà agli studenti si è concretizzata inoltre con la partecipazione della Gregoriana al recente summit del “Jesuit Commons – Higher Education at the Margins” (Denver, 5-8 marzo 2012) dove si sta promuovendo un programma di corsi superiori a distanza da offrire agli studenti con difficoltà economiche o provenienti da Paesi con una situazione instabile. Questa è solo una delle tante collaborazioni sviluppate dalla Facoltà con altre istituzioni universitarie, quali l’Università di San Diego (California, USA) e l’Università di Lviv (Ucraina). «Quest’ultima – continua il Decano – è una realtà in via di sviluppo particolarmente interessante. Siamo stati invitati in diversi contesti pubblici ed ecclesiali, rilasciando anche interviste su aspetti importanti dell’evangelizzazione nel mondo odierno, anche in chiave ecumenica». Al fine di verificare sul campo le competenze sociali a servizio agli ultimi, la Facoltà ha inoltre un protocollo di intesa e collaborazione con il Jesuit Social Network (JSN – Italia Onlus cfr. Programma p. 28) per inserire nei loro centri i propri dottorandi con stage orientati nell’ottica della promotio justitiae. Abbiamo avviato anche una collaborazione con il Catholic Peacebuilding Network della Notre Dame University (Indiana, USA). «Un altro punto da non dimenticare – spiega P. Rocco D’Ambrosio, nuovo Responsabile della didattica – è che il nostro corpo docente è costituito per due terzi da laici provenienti da Università statale quali la Sapienza e Luiss “Guido Carli”. In questo modo gli studenti vivono un’esperienza di Chiesa aperta al mondo moderno, esperienza di un comune cammino per l’edificazione del Regno di Dio che si appella a tutti, smontando atteggiamenti di chiusura e favorendo una maggiore serenità di rapporti».

Il capitale più importante della Facoltà sono i suoi stessi studenti, provenienti da tutto il mondo: tratto che consente di analizzare i loro contesti sociali d’origine e affrontare le differenti questioni sociali nella diversa ricezione delle culture continentali

In alto: A colloquio con il Decano della Facoltà di Scienze Sociali, P. Daniel McDonald S.I., e con il Responsabile della didattica, Rev. Rocco D’Ambrosio. ∫ Foto L.E. LIMACHI MEJIA

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Spesso lo studio della Dottrina “sociale è ripetitivo e compilativo: la Facoltà di Scienze Scociali proporre un approccio applicativo e sperimentale, finalizzato a una concreta attualizzazione una volta che gli studenti torneranno nei propri contesti di partenza

Lo studio della Dottrina sociale: un approccio applicativo e sperimentale

Caratteristico l’accento sullo studio “dell’Etica in tutte le sue applicazioni concrete: non soltanto Etica generale, ma anche sociale, pubblica, politica, economica, della condizione femminile, del lavoro, dei mass media

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Nel corso dell’anno accademico 2010-2011 la Facoltà ha varato un piano complessivo di riordino degli studi. «Un piano – aggiunge D’Ambrosio – che ha portato a una completa organizzazione tecnica delle singole discipline e uniformazione dei titoli dei corsi con i corrispondenti nelle Università statali». Il riordino ha affrontato inoltre una questione metodologica di capitale importanza, soprattutto per la specializzazione in Dottrina Sociale Cristiana. «Chi conosce il mondo ecclesiale conosce pure la sua costante attenzione ai problemi sociali, che in termini di Magistero si chiama “Dottrina sociale”. Tuttavia diverse tesi sull’argomento sono scritte in maniera ripetitiva e compilativa, antologizzando quello che è stato detto o no su un determinato argomento. La novità della Facoltà sta nel proporre piuttosto uno studio applicativo e sperimentale della Dottrina sociale, finalizzato a una concreta attualizzazione, una volta che gli studenti torneranno nei propri contesti di partenza. Uno studente da un Paese in via di sviluppo – ad esempio – sta valutando un caso concreto di immigrazione applicando le indicazioni della Dottrina sociale. Un’altra studentessa con lo stesso metodo, sta studiando l’emigrazione dei suoi connazionali in Italia. Un’ultima sta scrivendo una tesi che valuta l’attenzione al tema della solidarietà negli ultimi due decreti del Governo Monti». A questo particolare metodo sono dedicati anche due titoli a firma di P. Daniel McDonald: Dottrina Sociale della Chiesa: alcune sfide globali (Il Pozzo di Giacobbe, Quarranta 2010) e soprattutto Catholic Social Teaching in Global Perspective (Orbis, New York 2010), un volume che ha animato il dibattito internazionale. Il terzo titolo della serie – The Spirituality of Catholic Social Teaching – è in uscita.


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Leadership, Etica, Economia dello sviluppo Il riordino del programma di studio ha permesso inoltre di evidenziare alcune tracce trasversali. Ad esempio, l’attenzione in tutti i corsi all’aspetto della leadership e l’istituzione di un apposito Leadership Seminar per studenti del secondo ciclo (licenza) e del terzo ciclo (dottorato) risponde all’esigenza – fortemente richiesta – di formare gli studenti come leader sociali, religiosi e civili, in modo da poter essere in grado di occupare ruoli di responsabilità appena conclusi gli studi e rientrati nel proprio Paese. Così pure risulta caratteristico l’accento sullo studio dell’Etica in tutte le sue applicazioni concrete: non soltanto Etica generale, ma anche sociale, pubblica, politica, economica, della condizione femminile, del lavoro, dei mass media. L’emergenza della crisi finanziaria mondiale ha spinto anche ad affrontare secondo una nuova chiave di lettura i temi classici dell’economia, con l’attivazione di corsi sui modelli di sviluppo economici alternativi, sulle Organizzazioni Non Governative (ONG) e sulla Storia della globalizzazione, con particolare attenzione agli attori del Terzo mondo. Questi temi, d’altra parte, sono in linea con la storica attenzione della Facoltà all’economia dello sviluppo, di modo che uno studente giunto qui da un Paese in via di sviluppo non si senta soltanto dire cosa insegna l’economia classica, ma soprattutto quali possono essere i percorsi istituzionali e sociali che aiutino il suo Paese a crescere. Proprio per questo P. Odelso Schneider S.I. ha dedicato lunghi anni di insegnamento al cooperativismo e allo sviluppo rurale. A questa ampia offerta si aggiungono cattedre sovvenzionate quali la “Archibishop Rembert G. Weakland O.S.B. Chair in the Social Teaching of the Church”, che ultimamente è stata riorganizzata e affidata dal Decano al Prof. D’Ambrosio, con l’intento di favorire partecipazione a convegni, ricerche e pubblicazioni nel campo della Dottrina sociale, ambiti che il Prof. D’Ambrosio già cura. Inoltre, in Facoltà è attivo il Seminario permanente “Giuseppe Vedovato” sull’Etica nelle Relazioni Internazionali e la “Anonymous Chair For the Faculty of Social Science”. Il tutto va a collocarsi sul ricco sfondo della Gregoriana, che offre agli studenti di Scienze Sociali i necessari supporti teorici e pratici attraverso corsi in comune con le Facoltà di Filosofia, Diritto Canonico, Missiologia e con il Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici. 

New Challenges for the Faculty of Social Sciences (by Paolo Pegoraro) – Social facts are matters of constant changes and therefore it is only right and proper that the Faculty of Social Sciences adapts itself to the demands of time through various adjustments. Today, the Faculty offers two specialisations (Christian Social Doctrine – Social Communication) and two areas (Sociology – Economy of Development), and yet new social context requires us to face further challenges. Social Sciences’ most important capital are its own students who come from all over the world. This reality allows them on the one hand to analyse their own social context and, on the other hand, to also tackle a wide range of social issues, considering the diverse perceptions within the intercontinental cultures. The Department’s interest in these issues was concretised in the ’s participation in the recent summit of the Jesuit Commons: Higher Education at the Margins (Denver, 5-8 March 2011). This was only one of the many projects developed by the Faculty together with other university institutions such the University of San Diego (USA) and the of (Ukraine). The restructuration of the studies planned during the accademic year 20102011 confronted an important methodological issue. Many dissertations written on Social Doctrines were repetitive and acts simply as a compilation of what has been said or left unsaid on a determined argument. The novelty is thus to suggest a practical and experiential study of Social Doctrine, aimed for a concrete actualisation once the students reenter their own context of origin. The interest in all the courses on leadership and the establishment of a special Leadership Seminar offered to Masters and Doctoral students responds to the need of forming the students as social, religious and civil leaders.

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Chiesa e modernità: un rapporto fecondo? di PAUL GILBERT S.I. Decano della Facoltà di Filosofia

al novembre 2007 ha preso avvio, presso la Pontificia Università Gregoriana, una serie d’incontri sul tema: Chiesa e modernità. Si è così costituito un gruppo di ricerca, formato da filosofi, teologi e storici provenienti dalla Gregoriana e da alcune Università statali italiane. L’oggetto dell’indagine era innanzitutto la questione delle strutture della ragione operanti nella modernità, e il ruolo culturale e dottrinale svolto dalla Chiesa in tale ambito. Si dice abitualmente che le relazioni tra la Chiesa e l’epoca moderna (cioè i secoli XVI e XVII) erano difficili: vale tuttavia la pena verificare l’esattezza di tale preconcetto. L’intenzione del gruppo di ricerca e del Congresso internazionale poi organizzato alla Gregoriana (L’uomo dell’età moderna e la Chiesa, Roma – 16-19 novembre 2011) non è stata mossa da intenti polemici, semmai dalla conformità alle parole di Papa Benedetto XVI a Ratisbona (12 settembre 2006): il nostro tentativo «non include assolutamente l’opinione che ora si debba ritornare indietro, a prima dell’Illuminismo, rigettando le convinzioni dell’età moderna. Quello che nello sviluppo moderno dello spirito è valido viene riconosciuto senza riserve: tutti siamo grati per le grandiose possibilità che esso ha aperto all’uomo e per i progressi nel campo umano che ci sono stati donati». Queste parole del Papa invitano a un lavoro di discernimento profondo.

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Dal 2007 la Gregoriana conduce incontri di studio su Chiesa e modernità, stimolata dal discorso di Benedetto XVI a Ratisbona. I risultati del lavoro svolto – con la partecipazione di numerose Università statali – sono confluiti nel Convegno internazionale L’uomo dell’età moderna e la Chiesa (Roma, 16-19 novembre 2011)

Una sfida alta: oltrepassare precomprensioni e polemiche La modernità che si voleva interrogare era quella dei secoli XVI e XVII, della scoperta dell’America, del concilio di Trento, degli irrigidimenti religiosi in Europa, dell’avvento di una nuova cultura che segnò un nuovo modo di condurre la ricerca scientifica (ma una cultura che è stata rinnovata non solo a motivo del cambio dei paradigmi scientifici), la cultura dei filosofi e scienziati come Cartesio o Locke, Leibniz, Kant, di mistici come Fénelon. All’origine della modernità, la Chiesa ha partecipato con grande impegno e spirito positivo. Ma è anche vero che, a partire dal XVIII secolo, si è posta a distanza dalle correnti culturali che impregnavano spazi sempre più larghi nella società. I grandi filosofi della prima modernità erano cristiani, più o meno convinti; i pensatori della seconda modernità – soprattutto alla fine del secolo XVIII – molto meno; sicuramente agnostici e atei, tentarono anzi di esiliare la Chiesa dalla vita sociale. Gli studiosi della Storia delle mentalità non riescono a determinare con una pretesa assoluta quando, in un istante precisissimo, sono state cambiate radicalmente le visioni del mondo di una cultura. Le strutture sociali e culturali evolvono molto lentamente, e non possiamo affermare che, quando emerge una personalità straordinaria, sia essa da sola la promotrice di una novità

Un atteggiamento razionale esige prima di tutto di riconoscere nella nostra contemporaneità le impronte di un passato vivente e buono

A sinistra: Frontespizio tratto da: Francisco Suàrez S.I., Pars secunda Summæ Theologiæ de Deo rerum omnium Creatore. De angelis, Lione, Cardon & Cavellat, 1620 (Biblioteca PUG, Riserva – Ris. 38 H 30).

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Molti commentatori, come ad esempio Heidegger, pretendono che la modernità sia soggettivista, e che avrebbe in ciò dimenticato un equilibrio razionale che conoscevano i tempi antichi, attenti alla realtà intera

del tutto inaudita; sarà più esattamente un’espressione splendida di uno spirito e di un’energia sotterranea che viene da lontano, dalle profondità dell’umanità, un’espressione però in cui si coordinano tutti gli aspetti determinanti di questa energia vissuta durante molti decenni. Si dice, non senza ragione, che un genio come Karl Emmanuel Bach sia stato non tanto un grande iniziatore, quanto ordinatore di in un insieme complesso di elementi più o meno antichi, in modo tale che la sua proposta potesse servire poi da paradigma per designare un tipo culturale specifico – anche se il paradigma di Bach era in realtà di un’epoca al crepuscolo. Le realtà culturali non sono così databili; si muovono su delle onde lunghe. D’altronde, pretendere che il Medioevo sia “medievale”, cioè stupido e brutale, e che la modernità fosse creatrice di una nuova cultura e di una nuova volontà di pace, è un’invenzione ingenua di autori della fine del XVIII secolo, di “ideologi” che avevano bisogno di costruirsi un nemico da disprezzare, senza desiderare conoscere le dialettiche che si sono realmente sviluppate lentamente nel mondo medievale dei chierici, cioè di uomini e donne di cultura. Denigrare i secoli che hanno preceduto la modernità non serve alla sua conoscenza; i tempi culturali avvengono senza rotture improvvise. L’atteggiamento contrario è ugualmente irragionevole. Immaginare di poter mettere la modernità a distanza, eliminarne l’eredità dal nostro oggi per ritornare a un Medioevo mitico, non ha senso. Un atteggiamento razionale, quando si tratta di argomenti culturali, esige prima di tutto di riconoscere nella nostra contemporaneità le impronte di un passato vivente e buono. Il Congresso di novembre ha quindi sentito all’inizio, il pomeriggio della prima giornata, una conferenza del prof. Michael Paul Gallagher (PUG) che evidenziava come il concilio Vaticano II abbia cercato di promuovere una lettura relativamente positiva della modernità, senza nascondere però i suoi aspetti d’ombra. Siamo entrati poi nelle problematiche proprie degli autori moderni, e più particolarmente nelle problematiche giuridiche, con una conferenza del prof. Carlo Fantappiè (Urbino) sul diritto canonico quale fonte di razionalità all’alba della modernità. Per comprendere la soggettività moderna Il seminario professorale aveva constatato quanto, all’inizio della modernità, la Chiesa fosse molto attiva nel movimento culturale dell’epoca. Gli studiosi possono osservare, infatti, che la cosiddetta “svolta moderna” era dovuta al nominalismo, vale a dire a un modo “scientifico” di porre problemi filosofici che alcuni dichiarano costituire addirittura «la prima filosofia cristiana». Il passaggio dalla “cristianità” al mondo moderno è stato lento. La seconda giornata del Congresso ha mostrato in quale modo la Chiesa della modernità è stata moderna, all’unisono con la nuova mentalità in formazione. I modelli o paradigmi interpretativi dell’originalità provenienti dalla modernità sono molti, anche se quasi tutti considerano essenziale l’atteggiamento polemico della cultura nei confronti della Chiesa e viceversa. Ci sono però dei fatti che mostrano quanto il divenire della modernità viene da spinte immanenti all’eredità cristiana trasmessa a un mondo nuovo. Un filo conduttore per evidenziare questo influsso è stato proposto considerando la riflessione giuridica, come ha mostrato la seconda giornata del Congresso, le conferenze dei professori Ottavio De Bertolis (PUG) sui cammini del diritto dalla modernità

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all’età napoleonica e Saverio Ricci (Viterbo) sulla censura romana durante il XVI secolo. Le conferenze dei professori Martín Morales (PUG) sulla scuola di Salamanca, Giancarlo Pani (Roma-Sapienza) sul concilio di Trento e Laurence Devillairs (Paris-Centre Sèvres) sulla razionalità della spiritualità secondo Fénelon hanno illustrato quanto il XVI secolo vedesse impegnata la Chiesa nella cultura nascente. Le conferenze dei professori Costantino Esposito (Bari) su Suárez e di Eberhard Schockenhoff (Freiburg i.B.) sulla tensione della libertà e della grazia hanno confermato la stessa tesi, come quelle dei professori Domenico Bosco (Chieti-Pescara) su PortRoyal, Sergio Bonanni (PUG) sull’influsso di Suárez in Gregoriana e Franco Motta (Torino) sulla tecnica della controversia utilizzata da Bellarmino, il santo protettore della Gregoriana. Molti commentatori contemporanei, per esempio di Martin Heidegger, pretendono che la modernità sia soggettivista, e che avrebbe in ciò dimenticato un equilibrio razionale che conoscevano i tempi antichi, attenti alla realtà intera. Da ciò alcuni deducono che, se la modernità è stata soggettiva, l’oggettività era meglio rispettata prima di essa. Pensiamo alle qualità che si attribuiscono

Frontespizio tratto dal volume: Renè Descartes, De prima philosophia in quibus Dei existentia, & animæ humanæ à corpore Distinctio, demonstrantur, Amsterdam, Tipografia Blaviana, 1685 (Biblioteca PUG, Riserva – Mag. 626 E 33). A sinistra: Un dettaglio tratto dal frontespizio di Francis Bacon, De dignitate & augmentis scientiarum, libri IX, Leida, Moyardum & Wijngaerde, 1645 (Biblioteca PUG, Riserva – Mag. 634 F 42).

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E. CIAVONI

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La soggettività, per la Chiesa, è fondata su una chiamata originaria già enunciata; per la scienza, la soggettività intraprende invece la scoperta delle ricchezze del mondo

Church and Modernity: a fruitful relationship? (by Paul Gilbert S.I., Dean of the Philosophy Department) – A series of encounters on the theme Church and Modernity have taken place at the Pontifical Gregorian University since November 2007. A research group of philosophers, theologians, and historians has thus been formed from the Gregorian and other Italian Universities. The object of the investigation and the International Congress held afterwards in the Gregorian University (The Modern Age Man and the Church, Rome, 16-19 November 2011) was centered primarily on the question of the structure of reason which operates in modernity, and the cultural and doctrinal role played by the Church in this area. It is held that the relationship between the Church and the modern age is difficult: it is still worthwhile to verify this preconception. The ‘modernity’ put into question is that of the 16th and 17th centuries: the discovery of America, the Council of Trent, religious inflexibility in Europe, and the advent of a new culture which marked a new way of conducting scientific research. At the origin of modernity, the Church participated with >

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per esempio alla “verità”; il sintagma “verità oggettiva”, di cui la tradizione cristiana medievale sarebbe il promotore più efficace e che si opporrebbe ad alcune pretese attribuite alla modernità, sarebbe però da precisare, poiché il grande rischio è pensare che significhi un’oggettività prerazionale e misurata dall’esperienza immediata, sensibile o mentale. È con uno spirito di polemica che si afferma che la modernità sia soggettivista, che Cartesio sia stato l’iniziatore di una deriva del pensiero retto o “oggettivo”. Non sarà, infatti, che questa ragione moderna sia stata più attenta della ragione antica alle realtà, le quali si scoprivano andando a vedere come sono? La scoperta dell’America non sarebbe un evento coerente con la nascita delle aule di anatomia e di altri laboratori? Alcuni interpreti della storia delle culture suggeriscono che l’idea stessa della distinzione dell’immanente e del trascendente assicura l’autonomia delle cause seconde e la possibilità della ricerca scientifica, immanente. L’affermazione della trascendenza di Dio accompagnerebbe quindi quella della relativa autonomia del mondo e suggerirebbe un concetto di libertà che rimanderebbe alla responsabilità dell’uomo, piuttosto che a un’idea di libertà confusa con una capacità di fantasia scatenata, di un’immaginazione “libera” da tutto. Questo non significa che Dio sia assente dalle dinamiche della libertà: l’uomo si sa, infatti, responsabile della sua risposta alla rivelazione divina – da ciò proviene la “spiritualità nuova” che insiste sull’esame di coscienza, sull’impegno della meditazione solitaria ecc., sull’amore piuttosto che sulla conoscenza di verità speculativamente assolute. La modernità sarebbe figlia del Cristianesimo portato all’estremo dell’esperienza religiosa più autentica. È stata però anche, allo stesso tempo, un’esperienza del “sé” che si preoccupa prima di tutto di sé. Il concilio di Trento presenta una fisionomia molto moderna. Le sue attenzioni erano quelle dell’epoca, ma con una prospettiva


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ovviamente propria. Le questioni antiche sull’essenza divina non erano l’orizzonte più essenziale delle sue interrogazioni, e neppure quelle di disciplina; il Concilio si preoccupò soprattutto dell’alleanza divina, cioè della tradizione autenticamente biblica che tocca l’ambito antropologico. Dio agisce facendo alleanza con gli uomini; di ciò i cristiani sono i testimoni nella loro vita. La Chiesa di Trento era competente negli affari della modernità. La Chiesa si è però messa progressivamente a distanza dalla modernità; ha rinunciato a seguire la cultura nuova e l’ha lasciata andare avanti. Non ha perso, però, l’esigenza di un’attenzione particolare alla soggettività: la spiritualità “moderna” ne è una testimonianza, ma la soggettività che intendeva non era quella dei moderni, anche se la soggettività dei moderni era un’idea più complessa di quanto si dica, come ha mostrato la conferenza del prof. Richard Schaeffler (Münich) su Kant. La soggettività, per la Chiesa, è fondata su una chiamata originaria già enunciata; per la scienza, la soggettività intraprende invece la scoperta delle ricchezze del mondo. La verità per la Chiesa è perciò “archeo-logica”; per la scienza è “teleo-logica”. L’origine della distanza che la Chiesa impone tra essa e il movimento culturale moderno, scientifico, politico e filosofico – un indietreggiamento che si riconosce ancora oggi –, potrebbe essere identificata nella difficoltà, per il discorso teologico, non solo di integrare il progresso del sapere, ma di rinunciare all’esclusività del riferimento al dato antecedente per legittimare la sua accoglienza di dati nuovi. Un Congresso interdisciplinare: oltre alle conferenze, una mostra e un concerto L’intera seconda giornata del Congresso si è interessata al problema, allargando la riflessione al di là del dominio delle scienze “dure”, presentato dal prof. José Funés (Roma-Specola), verso le scienze umane. Ne hanno trattato i proff. Klaus Baumann (Freiburg i.B. – psicologia), Pierre Gibert (Lyon e Paris-Centre Sèvres – esegesi), Giulia Belgioioso (Lecce e Paris-Sorbonne – Cartesio), Simone D’Agostino (PUG – i metodi di Bacone, di Cartesio e di Spinoza), Maurizio Merlo (Padova – la tolleranza in Locke) e João Vila-Chã (PUG – la razionalità della politica secondo Hobbes). L’ultimo giorno, in conclusione al Congresso, il discorso di mons. Peter Henrici, professore emerito della Gregoriana, ha rintracciato l’evoluzione delle idee che hanno portato alla contemporaneità; il card. Gianfranco Ravasi ha poi invitato a riconoscere nelle disposizioni della fede una ricchezza che potrebbe salvare l’eredità moderna dai blocchi, particolarmente mortiferi, che si manifestano oggi. La serata del terzo giorno, dopo la conferenza della prof.ssa Yvonne Zu Dohna (PUG) sull’arte barocca, è stata dedicata ad un concerto, con la direzione artistica del maestro Giorgio Monari, che ha presentato due diversi momenti musicali: il primo centrato sul patrimonio, tra Sei e Settecento, del Collegio Romano e del Collegio Germanico; il secondo sull’innovazione teorico-musicale nel mondo extraeuropeo, e in particolare nell’America Latina, dove l’azione dei gesuiti fu determinante. I musicisti, con l’evangelizzazione nelle Americhe, fecero da ponte e seppero creare in musica una moderna utopia tra “natura” e “civiltà”. Contestualmente alla durata del Congresso è stata allestita una mostra dal titolo Archivio: fonti per la modernità, a cura dell’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana. 

> great commitment and a positive spirit, but since the 18th century, it made a distance drifted away from the cultural trends of society. The great early modern philosophers were Christians, more or less convinced of their faith. The thinkers of the second modern era however, were certainly atheists and agnostics, who rather tried to exile the Church from social life. To claim that the Middle Ages is stupid and brutal, and that modernity was a creator of a new culture and a new desire for peace, is an invention of naive writers of the late 18th century. The contrary attitude is equally unreasonable: to try to put modernity at a distance, and returning to a mythical Middle Ages, makes no sense. A rational attitude when it comes to cultural matters requires first of all the recognition of the marks of a good and living past in our contemporaneity. Many contemporary commentators claim that modernity is subjective, and therefore would have forgotten the rational balance of the old days. Modernity then may also be considered the daughter of Christianity led to the extreme of the most authentic religious experience. The Church has, however, taken distance from modernity, declining to follow the new culture. On the other hand, it has not lost, the need for special attention to subjectivity: and “modern” spirituality is a testimony of this.

A sinistra: Un momento del concerto “Canticus novus. Musica di ambiente gesuitico nella prima modernità” offerto durante il Congresso internazionale. Un’orchestra con strumenti originali, voci soliste e coro da camera che, guidati da Giorgio Monari (Direttore) e Luca Marconato (Konzertmeister), ha evocato anche le sonorità extraeuropee delle missioni in America Latina.

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Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” Una formazione laicale qualificata di PAOLO PEGORARO

La formazione dei laici è da sempre nel cuore della Gregoriana. Il Centro si confronterà con nuove formule per intraprendere la strada di una riflessione credente incisivamente orientata alla pratica e alle molteplici dimensioni del vivere insieme

n approccio alla teologia che sappia farsi riflessione sul dato di fede, proposta spirituale e applicazione pratica: è quanto si propone il nuovo Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado”, che ha preso il suo avvio con l’inizio dell’Anno accademico 20012012. Il nuovo progetto eredita l’esperienza e le finalità del precedente Centro Laikos, del quale rappresenta la trasformazione secondo formule nuove, ma in fedeltà allo specifico incarico di attenzione al laicato che la Gregoriana ha ricevuto a inizio secolo (1919) da papa Benedetto XV e confermato dai suoi successori. Direttore del Centro è il gesuita P. Sandro Barlone, convinto sostenitore della necessità di creare luoghi di formazione che introducano a un metodo di discernimento, così da permettere la maturazione di risposte personali e responsabili sul piano della vita sociale e politica. «Per essere lievito – ci spiega – dobbiamo imparare a “pensare nella Chiesa”: diversamente altri lo faranno al posto nostro e secondo parametri non sempre evangelici. Occorre quindi sorpassare modelli autoreferenziali del passato e assumere il laicato come interlocutore serio ed esigente; questa, d’altra parte, è la posta in gioco nella Nuova Evangelizzazione. Il Centro “Alberto Hurtado”, partendo da questi presupposti, ha pensato alcune tracce specifiche per il quadro generale di una città come Roma, ai cui cittadini la Gregoriana rivolgere cammini di formazione significativi». Se le altre Facoltà dell’Università propongono un discorso più strutturato e internamente concatenato, anche ai fini di una trasmissione in ambito scolastico, nel Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” sono potute emergere attenzioni più interdisciplinari. Per questo, le proposte del Centro sono pensate per poter essere frequentate anche da chi è già studente in altra Facoltà della Gregoriana e voglia integrare il proprio percorso di studio con approfondimenti e approcci orientati alla e dalla teologia pratica. Tre i percorsi offerti nel primo semestre: le Lezioni pubbliche «Cercatori di Dio», articolate in due cicli; il Seminario di pratica teologica per la vita cristiana «Vivere, credere, pensare»; e il Cenacolo «Sinderesi: fondamenti di Etica pubblica».

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«Cercatori di Dio». Due cicli di Lezioni pubbliche

P. Sandro Barlone S.I., Direttore del nuovo Centro e coordinatore delle lezioni pubbliche “Cercatori di Dio”.

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«Oggi come non mai le parole ci appaiono abusate e usurate, slegate dalla vita e incapaci di incidere sulle scelte. Oggi anche il termine “Dio” ci appare equivoco. Deus autem Trinitas diceva, invece, Agostino, nel solco di Paolo di Tarso che lo identificava come “il Padre di Nostro Signore Gesù Cristo” (Ef 1, 3)». Così P. Barlone – coordinatore delle Lezioni pubbliche – ha introdotto il


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Il Centro Fede e Cultura è posto sotto la protezione di Alberto Hurtado (19011952), gesuita cileno che seppe vivere la propria missione amalgamando con singolare unità la dimensione del credente, della riflessione filosofica e dell’impegno politico. Hurtado è stato proclamato santo da papa Benedetto XVI il 23 ottobre 2005.

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Occorre ripensare la nostra capacità di trasmettere – attraverso le parole – le esperienze fondamentali dell’esistenza. È su questa possibilità, infatti, che si fonda il tessuto sociale e intergenerazionale

tema annuale dei «Cercatori di Dio», articolatosi poi in due cicli di otto lezioni ciascuno. Le prime otto conferenze, aperte a tutti, si sono tenute tra il 13 ottobre 2011 e il 25 gennaio 2012, e hanno voluto ripensare la nostra capacità di trasmettere – attraverso le parole – le esperienze fondamentali dell’esistenza («Cercatori di Dio. Dialoghi sulla vita, la fede e le parole»). È su questa possibilità, infatti, che si fonda il tessuto sociale e intergenerazionale: sulla possibilità di poter ascoltare e pronunciare – a noi stessi e al prossimo – parole autentiche e degne di fiducia, parole capaci di farsi ossa e sangue, parole carnalmente “di vita eterna”. Dopo una prima introduzione sulla potenza e le fragilità del narrare, proposta dal biblista P. Jean-Pierre Sonnet, si sono affrontate le grandi parole che mettono in circolazione la nostra comune esperienza: Dolore (P. Antonio Spadaro S.I.), Amore (P. Thomas Casey S.I.), Successo (P. Ottavio De Bertolis S.I.), Fallimento (P. Giovanni Cucci S.I.), Nascita (Prof. Andrea Grillo), Responsabilità (P. Luciano Larivera S.I.), Silenzio (Mons. Antonio Nitrola). Il secondo ciclo, composto da sette lezioni pubbliche, si è avviato il 23 febbraio 2012 per concludersi il 17 maggio 2012. «Cercatori di Dio. Le molteplici vie della Sapienza» prosegue la riflessione affrontando il versante delle parole di sapienza già elaborate. Su come, cioè, la Sapienza raggiunge il nostro cuore secondo molte-

Cenacolo «Sinderesi: fondamenti di Etica pubblica» Percorso di formazione annuale all’impegno socioeconomico e politico

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uaranta giovani – rigorosamente under 35, al termine dei propri studi universitari o che hanno già fatto ingresso nel mercato del lavoro, con differenti background culturali – stanno sperimentando la proposta di un’autentica formazione della persona, quale membro attivo e responsabile della società. Nell’orizzonte di riferimento del Magistero sociale della Chiesa – e sulla base della relazione introduttiva (Definire la giustizia: dignità della persona e bene comune) del direttore del Cenacolo, Mons. Samuele Sangalli – si è dato avvio ad un percorso di riflessione sul tema dell’etica pubblica, adottando una metodologia non convenzionale: nessuna lezione frontale; chiamata dei giovani ad essere “protagonisti”, in prima persona, della buona riuscita del cammino intrapreso. In particolare, è stato chiesto loro, attraverso percorsi collettivi di ricerca e di studio, di sviluppare dieci peculiari piste di approfondimento e di riflessione sul tema, appunto, dell’etica pubblica, che sono poi divenute oggetto di specifico dibattito e che si sostanzieranno nella redazione di un documento finale bilingue (italiano e inglese), da costruirsi insieme sotto la supervisione di docenti esperti della materia di riferimento. Nel ritrovarsi insieme, darsi una struttura, organizzare forme e occasioni di elaborazione di pensiero, proposte e mediazioni, i giovani del Cenacolo hanno imparato a stimarsi, non solo per le personali competenze, confrontandosi con gli altri in una rete di legami positivi e di relazioni “buone”, e in una dinamica di sana cooperazione. I temi indagati hanno acquistato, per questa via, un significato nuovo e originale, anche in ragione dell’accompagnamento di cui si sono fatti carico dieci docenti – pro-

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fessori universitari ed esperti qualificati. Si è parlato, in questo senso, di scuola di democrazia, significando anche l’assunzione di costanza, di fedeltà e di faticoso impegno – undici incontri della durata ciascuno di 3 ore, da ottobre 2011 a maggio 2012 – richiesta ai giovani. Il cammino sin qui svolto ha confermato – così come sarà certificato dalla pubblicazione finale sponsorizzata dalla Fondazione Adenauer – la bontà dell’intuizione che ha animato l’Università nell’istituire il Centro A. Hurtado e nell’accogliere il Cenacolo Sinderesi, ovvero che esiste una generazione di giovani sensibile alle grandi proposte e a sollecitazioni impegnative. È bastato dar vita ad un vero spazio pubblico – dove poter tornare ad esercitare, nel dialogo, la parola, mai come mera opinione, sempre argomentata e meditata nell’approfondimento –, dotarli di un’adeguata “cassetta degli attrezzi”, e soprattutto prendersene “cura”, per registrare una vitalità di intelligenze, creatività, passioni e capacità progettuali che induce a ben sperare rispetto all’obiettivo, più volte tracciato da Benedetto XVI, di una «nuova» generazione di cattolici impegnati nella società che sia «coerente con la fede professata», che abbia «rigore morale», capacità di giudizio culturale e «zelo di servizio per il bene comune». Questa prima esperienza del nostro Cenacolo si può definire come l’avvio di una riflessione che chiede di esser ulteriormente condivisa, procedendo nell’investigazione di altri capitoli della Dottrina sociale della Chiesa, al fine di giungere all’elaborazione di un modello credibile di democrazia sociale, economica e politica. FRANCESCO NICOTRI Segretario del corso


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plici forme quasi fosse “dono giunto da altrove”. Ha introdotto gli incontri la riflessione della Prof.ssa Nuria Calduch-Benages, che ha invitato a vigilare, tenere occhi e orecchie aperte, discernere e non stancarsi di cercare: tutto questo ci è richiesto per riconoscere la “sottile voce di silenzio” che ci raggiunge, ci educa e ci guida. Il cuore, la mente e i sensi: questi gli ambiti toccati. Della via mistica si è occupato P. Rossano Zas Friz de Col S.I., mentre della via della psiche si è occupato P. Franco Imoda S.I.). Infine i linguaggi che si fondano sulla percezione sensoriale: il cinema (P. Lloyd Baugh S.I.), la musica (P. Giovanni Arledler, S.I.), la letteratura (P. Michael Paul Gallagher S.I.) e l’arte visiva (P. Heinrich Pfeiffer S.I.) La risposta complessiva ai due cicli di lezioni è stata soddisfacente, con un pubblico adulto di circa cinquanta partecipanti per lezione, composto per lo più da professionisti e docenti. «Vivere, credere, pensare». Seminario di pratica teologica per la vita cristiana La vita, la fede, la riflessione: è questa la scansione proposta da questo peculiare seminario, rivolto a giovani laici, per guardare ai problemi della vita con un occhio credente e adulto. Formarsi alla “pratica teologica” significa avere chiari i propri riferimenti culturali (Parola di Dio, Magistero, ecc.), esercitare un metodo e passare all’applicazione, perché l’intelligenza della fede non può accontentarsi di essere un “sapere per sapere”. Direttrice del seminario la professoressa Stella Morra, che spiega: «L’intuizione di fondo, tipicamente ignaziana, è imparare a vedere tutte le cose con lo sguardo della grande tradizione credente. E risponde all’esigenza di una formazione laicale qualificata». Lo schema di fondo del seminario è la struttura del Credo. «È un’esperienza privilegiata di formazione e autoformazione all’interno di un piccolo gruppo – continua la professoressa Morra –, ma di alta qualità e di forte coinvolgimento individuale: agli studenti viene chiesto di leggere 50-60 pagine per la seduta successiva, e di rispondere per iscritto a una domanda che funge da punto di partenza per il confronto. La discussione viene poi moderata in modo tale da applicare il metodo all’esercizio». Il Seminario ha visto giungere giovani partecipanti anche da fuori Roma (Padova, Vicenza, Torino) ed è stato valutato positivamente per impegno, investimento di energie e livello di motivazione. «Non è un cammino semplice – confida Donatella Mottin, una delle partecipanti –, anzi. Le convinzioni e le conoscenze personali vengono messe in discussione nel costante impegno a porsi degli interrogativi, ad approfondire ulteriormente, ad entrare in dialogo e confronto con i partecipanti. Nello stesso tempo vengono forniti strumenti e riferimenti che aiutano e spingono ad una continua ricerca che non si accontenta del “già dato” e che chiede di colmare progressivamente lo spazio fra il “sapere” teologico e una vita umana profondamente e autenticamente vissuta». Le fa eco Edoardo Prandi: «La singolarità che ho potuto apprezzare si sviluppa sul perno della competenza: la maggioranza delle persone che per il loro percorso professionale poco c’entrano con il sapere teologico hanno modo di acquisire, praticandoli, contenuti e strumenti concettuali secondo una chiave di lettura dei loro contesti più propri. La riflessione e il confronto sul proprio cammino di fede è un filo rosso che accompagna ogni argomento, proposto sia dalla guida che dai partecipanti». 

“Alberto Hurtado” Faith and Culture Centre. A qualified lay formation (by Paolo Pegoraro) – An approach to theology that knows how to reflect on one’s given faith, spiritual proposal and practical application: this is what the new Faith and Culture Centre “Alberto Hurtado”, launched at the start of the 2011-2012 Academic year, seeks to offer. This new project inherits the experience and aims of the previous Centro Laikos, while remaining faithful to the specific task of focusing on the laity which the Gregorian received at the beginning of the 20th century from Pope Benedict XV. The Faith and Culture Centre turns to St. Alberto Hurtado (1901-1952) as its protector, a Jesuit from Chile who knew how to live out his mission combining faith, philosophical reflections and political engagement with singular unity. The proposals of the Centre are structured in such a way that it can be attended by students who are already in another Faculty in the Gregorian and who wish to integrate his/her own studies more deeply with approaches oriented to and from practical theology. Three courses are offered: the public classes “Seekers of God” coordinated by Fr. Sandro Barlone S.I.; the Seminar of theological practice for Christian life, “Live, Believe, Think”, directed by Prof. Stella Morra; and the cenacle “Synderesis: Foundations of Public Ethics” with Mons. Samuele Sangalli as director.

A sinistra: La prof.ssa Stella Morra, direttrice del Seminario di pratica teologica. A metà pagina, Mons. Samuele Sangalli, direttore del Cenacolo Sinderesi.

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Una indagine inedita tra i nostri utenti di MARTA GIORGI DEBANNE Prefetto della Biblioteca

Nel maggio 2011 la Biblioteca ha realizzato ricerca tramite questionari per rilevare punti di forza e di debolezza, conoscere il livello di soddisfazione degli utenti, individuare opportunità e ambiti di miglioramento, ampliare e orientare lo sviluppo di alcuni servizi

Grafico 1 - Categoria di appartenenza degli utenti rispondenti Composizione numerica e percentuale (Risposte totali: 444)

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egli ultimi anni la Biblioteca della Gregoriana, davanti alla crescita del suo patrimonio documentale e all’aumento della complessità dei processi bibliotecari, ha percepito la necessità di indagare su cosa in essa funziona e su cosa invece deve essere migliorato. Per questo, nel mese di maggio 2011, la Biblioteca ha realizzato un’indagine avente i seguenti obiettivi: rilevare criticità, punti di forza e di debolezza delle sue risorse e dei suoi servizi; conoscere il livello di soddisfazione di coloro che li utilizzano; individuare opportunità e ambiti di miglioramento; elaborare idee e progetti per migliorare, ampliare e orientare lo sviluppo di alcuni servizi a breve o a medio termine. È opportuno aggiungere che, tra le motivazioni che hanno indotto la Biblioteca a condurre questa indagine, vi è stata anche quella di misurare la sua capacità di soddisfare una domanda informativa proveniente da una tipologia di utenza estremamente diversificata dal punto di vista etnico, linguistico, culturale, di background educativo ricevuto e/o posseduto nell’ambito dell’uso dell’informazione scientifica e delle tecnologie avanzate che oggi la rendono fruibile.

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Grafico 2 - Unità accademica di appartenenza degli utenti rispondenti Composizione numerica e percentuale (Risposte totali: 444)

La composizione del questionario Poiché l’Università Gregoriana non ha mai svolto in precedenza una simile indagine di soddisfazione, si è deciso di analizzare indagini simili realizzate da biblioteche di istituzioni accademiche per confrontarsi con le domande poste e le modalità di presentazione dei risultati. In effetti si è ritenuto opportuno non re-inventare soluzioni a problemi che già “altri” avevano forse risolto con successo. Si è potuto così patrimonializzare il risultato di esperienze provenienti da ambienti e esigenze simili. In particolare, trattandosi della prima indagine in assoluto in questo settore, si è deciso che essa dovesse avere una copertura generale e, quindi, che la varietà degli aspetti investigati fosse il più possibile esaustiva e permettesse la raccolta di un ampio spettro di informazioni concernenti: ∫ le caratteristiche dell’utenza; ∫ l’importanza e il livello di soddisfazione su collezioni bibliografiche, ambienti, orari, strumenti, personale; ∫ l’importanza e i livelli di soddisfazione relativi a alcuni principali servizi; ∫ la consapevolezza dei fattori di qualità di una biblioteca universitaria; ∫ le proposte per il miglioramento dei servizi.

Il questionario ha tenuto conto delle specificità della Biblioteca della Gregoriana e della tipologia dei suoi utenti, estremamente diversificata dal punto di vista etnico, linguistico, culturale, di background educativo nell’ambito dell’uso dell’informazione

Per raccogliere in modo sistematico le informazioni è stato creato un questionario vicino – per alcuni aspetti – a quello utilizzato da alcune biblioteche universitarie, ma allo stesso tempo originale in quanto, nella sua costruzione, si è tenuto conto delle specificità della Biblioteca della Gregoriana e della tipologia dei suoi utenti. Le domande del questionario sono state raccolte in otto sezioni. La prima sezione contiene tutte le domande utili per tracciare un profilo descrittivo degli utenti rispondenti: genere, età, Paese di provenienza, tipo di utente (interno o esterno), unità accademica di appartenenza, percorso formativo, uso della Biblioteca (tempo di frequentazione; frequenza d’uso; motivi principali della fruizione). Le cinque sezioni successive contengono domande relative alla valutazione di:

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507 questionari sono stati riconsegnati dagli utenti e 498 di questi sono stati ritenuti validi ai fini dell’analisi dei dati e dell’elaborazione dei risultati

di utenti “ Un’altaha percentuale dimostrato interesse a collaborare indicando i servizi più apprezzati, oltre a quelli meno soddisfacenti, e ha anche inoltrato suggerimenti

Grafico 3 - Valutazione complessiva Distribuzione percentuale per grado di soddisfazione (Risposte totali: 444)

∫ condizioni ambientali (comodità d’uso e assetto logistico); ∫ patrimonio bibliografico; ∫ alcuni principali servizi (OPAC, risorse elettroniche, consultazione, fotocopie, formazione, informazione, servizi riservati ai Membri del Corpo Docente); ∫ sito web della Biblioteca; ∫ personale.

La settima sezione contiene la domanda volta a raccogliere informazioni su quelli che gli utenti ritengono essere i principali fattori di qualità capaci di contraddistinguere una biblioteca universitaria. L’ottava e ultima sezione racchiude le domande che: ∫ indagano sui servizi maggiormente apprezzati e su quelli meno soddisfacenti; ∫ invitano a formulare proposte per il miglioramento; ∫ chiedono di dare una valutazione complessiva della Biblioteca indicando un grado di soddisfazione.

Il questionario è stato distribuito in forma cartacea agli utenti (istituzionali e esterni) che hanno frequentato la Biblioteca dal 16 maggio 2011 al 10 giugno 2011, nonché fatto recapitare direttamente ai membri del Corpo Docente. 507 questionari sono stati riconsegnati dagli utenti e 498 di questi sono stati ritenuti validi ai fini dell’analisi dei dati e dell’elaborazione dei risultati.

] I risultati: quale livello di soddisfazione? L’analisi dei risultati si è focalizzata sull’utenza interna (docenti e studenti della Gregoriana che hanno risposto al questionario, in totale 444 utenti), utenza che rappresenta l’89% degli utenti rispondenti. Il campione (gli utenti che hanno risposto al questionario) risulta rappresentativo della popolazione della Gregoriana, in quanto i suoi valori statistici sono coerenti con quelli della popolazione dell’Università, riguardo ad esempio al genere, all’età, al Paese di provenienza, alle unità

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accademiche di appartenenza e al percorso formativo (cfr. grafico 1 e grafico 2). L’indagine ha fornito risultati complessivamente soddisfacenti: tutti i servizi ricevono una valutazione positiva da un’utenza rispondente che ha dichiarato di essere frequentatrice non occasionale della Biblioteca e che mostra di avere una buona consapevolezza di quanto le viene offerto (cfr. grafico 3)1. Un’alta percentuale di utenti ha dimostrato interesse a collaborare indicando i servizi più apprezzati, oltre a quelli meno soddisfacenti, e ha anche inoltrato suggerimenti volti a migliorare quanto le viene attualmente offerto. L’insieme costituisce un contributo importante per orientare efficacemente future iniziative di programmazione e sviluppo dei servizi, nonché di revisione per alcuni di essi. Azioni correttive e novità in corso d’opera Dopo avere analizzato i risultati, la Biblioteca ha pianificato la realizzazione di alcune prime azioni correttive su servizi/aspetti rivelatisi relativamente critici, e verso i quali si è percepito un certo disagio e insoddisfazione. Si è pertanto provveduto a riorganizzare il servizio Distribuzione libri del Magazzino, ampliandone l’orario, aumentando il numero di libri richiedibili al giorno e migliorando i tempi di attesa attraverso un cambiamento delle modalità di consegna dei libri richiesti. Il patrimonio documentale “a scaffale aperto” delle Sale di Lettura è in fase di aggiornamento. La Biblioteca sta selezionando “ciò che deve rimanere”, “ciò che deve essere tolto” e “ciò che deve essere sostituito”, e sta aggiungendo “ciò che non c’è”. Il lavoro è iniziato con l’aggiornamento dei libri di Sala Lettura concernenti la Filosofia. Per quanto riguarda la disponibilità dei libri di testo, si è cominciato a rilevare le lacune esistenti in questo ambito attraverso un’analisi della bibliografia suggerita per i vari corsi offerti dalle Facoltà, Istituti e Centri. S’intende ora provvedere all’acquisizione sistematica dei libri di testo mancanti e soprattutto, per i testi di corsi fondamentali, ad acquisire anche la versione in altre lingue qualora disponibile. Il lavoro è iniziato con la Facoltà di Teologia. Per una migliore comunicazione di “come” la Biblioteca funziona è stata prodotta e pubblicata in formato cartaceo, e on-line sul sito web, la versione in lingua inglese della Guida ai servizi della Biblioteca. Una nuova versione dello stesso sito web è in preparazione. Tra le novità, la riorganizzazione dei contenuti e dei servizi per facilitare la navigazione, la possibilità di interrogare il catalogo dei periodici con più chiavi di ricerca. Infine si sta lavorando a uno strumento che – sempre via web – faciliterà l’uso del sistema di classificazione semantica del patrimonio documentale per il reperimento nell’OPAC di documenti pertinenti. La Biblioteca ringrazia molto gli utenti che hanno voluto con questa indagine dare il proprio contributo per aiutarla a ripensare servizi e programmi obsoleti, e a svilupparne eventualmente di nuovi. E assicura che sempre cercherà, attraverso il dialogo, la loro collaborazione. 

An Unedited Survey among our Users (by Marta Giorgi Debanne, Library Prefect) – Given the reality of its growing heritage of documents and the increasingly complicated library system, the Gregorian Library perceived a need to assess the various aspects to determine what is functional and what needs to be further improved. For this reason, in May 2011 the Library conducted a survey with the following objectives: bring to attention strong and weak points about its resources and services; ascertain the level of satisfaction of its users; identify possibilities and areas for improvements; work on ideas and projects for improvements; and to widen and orientate the development of some of its services in both the short and medium term. Overall, the survey produced a satisfactory result. A high percentage of users took part in it, indicating those services that they most appreciate, as well as those that are less satisfying, and offering suggestions of how these services can be improved.

La Biblioteca ha pianificato la realizzazione di alcune prime azioni correttive, tra cui la riorganizzazione dei contenuti e dei servizi per facilitare la navigazione web e la possibilità di interrogare il catalogo dei periodici con più chiavi di ricerca

1. È stato prodotto un report che presenta l’analisi dei risultati statistici dell’indagine e contiene alcune riflessioni. L’analisi è corredata da grafici che facilitano la comprensione dei risultati. Il report è pubblicato sul sito web della Biblioteca.

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DA IERI A OGGI

La fondazione del Collegio Romano di MIGUEL COLL S.I. Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa

avanti al successo apostolico e culturale del Collegio di Messina (1547), sant’Ignazio di Loyola considerò la convenienza di fondare un Collegio a Roma. Il 22 febbraio 1551 un gruppo di quindici studenti gesuiti si stabilirono in una modesta casa sita nella «Via nuova Capitolina» (attuale Via dell’Aracoeli), proprietà dei Signori Aquilani. Per il mantenimento del Collegio durante i primi cinque anni, il più valido contributo furono i 1500 ducati annui concessi da Francesco Borgia, ancora duca di Gandia, benché avesse già preso i voti nella Compagnia di nascosto.

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Gli umili inizi di una nuova sfida apostolica Il giorno successivo iniziarono le lezioni aperte gratuitamente agli esterni. Ecco l’iscrizione che apparve sulla porta della prima sede del Collegio Romano: «Scuola di Grammatica, d’Umanità e Dottrina Cristiana, gratis». Un giovane gesuita, il maestro Desiderio, cominciò a spiegare le Egloghe di Virgilio e la Grammatica latina di Giovanni van Spauteren alla prima classe. Un altro, di nome Arnoldo, commentava ora le commedie di Terenzio, ora le Epistulae di Cicerone. In due corsi il P. Rettore Giovanni Pelletier insegnava la lingua greca. Otto mesi più tardi fu avviato l’insegnamento dell’ebraico.

In ogni facoltà si legga la dottrina più solida et autori più approvati [...] Siano diligenti nel sentire le lezioni [annotando] [...] quello che [detterà] il maestro, et se in qualche cosa hanno dubitatione [devono] procurare de intenderla

(Ignazio di Loyola)

Sant’Ignazio redasse un’istruzione per il Rettore che verte principalmente sugli studenti gesuiti, trattando del loro profitto spirituale, di quello scolastico, della salute corporale e dell’amministrazione del Collegio: «Ognuno si lascerà governare quanto alle cose che ha a studiare, il maestro [che] ha da sentire, et il modo, et il tempo che in una cosa o in altra si ha da spendere [...] in ogni facoltà si legga la dottrina più solida et autori più approvati [...] Siano diligenti nel sentire le lezioni [annotando] [...] quello che [detterà] il maestro, et 40 |

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se in qualche cosa hanno dubitatione [devono] procurare de intenderla, comunicando con chi [saprà] insegnarli». Come da supporre, l’esigente disciplina dei gesuiti era adattata per gli esterni. In brevissimo tempo le aule diventarono insufficienti. Nel settembre 1551 fu presa in affitto una proprietà di Mario Capocci, nell’attuale via del Gesù. La seconda sede del Collegio Romano aveva sei aule per le lezioni, delle quali due molto ampie. Quattro mesi dopo, sant’Ignazio afferma in una sua lettera che il numero degli scolastici assidui superava i 250 (1° gennaio 1552).

In brevissimo tempo le aule diventarono insufficienti. Nel settembre 1551 fu presa in affitto una proprietà di Mario Capocci, nell’attuale via del Gesù. La seconda sede del Collegio Romano aveva sei aule per le lezioni, delle quali due molto ampie

Prosperità e incomprensioni Il rapido sviluppo del Collegio ebbe immediata ripercussione nelle scuole rionali della città, i cui maestri – temendo di rimanere senza alunni per la concorrenza – si misero a screditare i gesuiti scatenando una campagna d’ingiurie e calunnie. Sant’Ignazio non si lasciò certo intimidire, limitandosi a raccomandare estrema prudenza al Rettore e agli insegnanti, e continuò a lasciare aperte le porte del Collegio alla gioventù desiderosa di studio. Nel 1553, si consacrò all’organizzazione dei corsi superiori, facendo venire a Roma i migliori maestri delle diverse provincie della Compagnia: «Per la teologia vi saranno tre lezioni al giorno [...] da san Tommaso, altra dal Maestro delle Sentenze [e] altra dalla Sacra Scrittura [...] per la teologia ce ne vorranno 4 anni, e altri due di prova per chi vuol laurearsi dottore». Il 28 ottobre 1553, prima dell’inaugurazione delle nuove cattedre, si tennero pubbliche discussioni nella chiesa di Santa Maria della Strada, per esemplificare le competenze dei docenti. Furono presenti varie personalità tra cui i sei cardinali Carpi, du Bellay, Cervini, Della Cueva, Morone e Pighino. Tra i relatori intervennero due dottori gesuiti, Benedetto Palmio e Martin di Olave. L’inaugurazione delle prime due Facoltà superiori – filosofica e teologica – merita un ricordo spe-


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Collegio Romano

ciale, in quanto si è soliti considerare questo evento quale nascita dell’Università Gregoriana: il 6 novembre 1553. Sant’Ignazio rivela, nella sua corrispondenza, l’ideale di creare un seminario che fosse un modello per le altre fondazioni scolastiche, i cui professori si sarebbero formati nello stesso Collegio Romano. Il valore della buona organizzazione I primi professori furono il dottor Olave, che teneva due lezioni al giorno sulla Summa di Tommaso d’Aquino e sulle Sententiae di Pietro Lombardo. Professore di Sacra Scrittura era Andrea des Freux – italianizzato in “Frusio” – che inaugurò il corso interpretando la Genesi. Giovanni Couvillon commentava la Prima lettera ai Corinzi. Il Rettore, che in quel momento era il fiammingo Quintiliano Scherlat, insegnava Morale. Nella Facoltà di Arti, la distribuzione era questa: G. Roger (Prima logica) G. Roilet (Logica maggiore), B. Torres (Filosofia naturale e Matematiche), G.B. Eliano (Ebraico), Freux e F. Alessandro (Greco), Fulvio Cardulo (Retorica), F. Alessandro e De Stefano (Umanità) e R. Fuzelier (Grammatica latina). Nulla sappiamo dell’insegnamento della Metafisica e della Filosofia morale. L’Università del Collegio Romano Spinto dalla necessità d’inviare alcuni giovani maestri al collegio di Praga e altri in Germania, sant’Ignazio sollecitò Paolo IV affinché il Collegio Romano avesse la facoltà di conferire il grado di Dottore (Motu proprio del 17 gennaio 1556). Le primizie furono due dottori in Teologia: il tedesco Enrico Blyssem e l’olandese Giovanni van der Tilden. Nel settembre 1567, Pio V ampliò i privilegi elevando il Collegio Romano a Università. Il papa Ghislieri concesse un nuovo privilegio alla Compagnia di Gesù: agli scolastici gesuiti era permesso concludere l’iter universitario con il grado di Maestro in Arti (Dottore), nonostante avessero seguito i precedenti studi di Grammatica, Retorica e Filosofia in altri atenei di Europa. In questo modo, il Collegio Romano era equiparato alle Università di Parigi, Lovanio, Salamanca e Alcalá. la teologia vi saranno tre lezioni “ Per al giorno [...] da san Tommaso, altra dal Maestro delle Sentenze [e] altra dalla Sacra Scrittura

(Ignazio di Loyola)

Il P. Martin di Olave fu, come abbiamo già detto, una personalità chiave nel periodo della fondazione. Con l’incarico di Sopraintendente – una sorte di Delegato del Generale per gli anni 1552-1556 –, si deve a lui l’avvio degli studi e soprattutto delle Facoltà

maggiori. Il suo intervento fu tanto più necessario, quanto fu breve il governo dei primi Rettori G. Pellettier (due mesi), B. Olivier (due anni), O. Manare (ottobre-dicembre 1553), Q. Scherlat (gennaio-marzo 1554) e S. Romei (fino al 1568). Verso l’Università Gregoriana Nel 1560 divenne urgente una sede propria per il Collegio. Dopo la permanenza nel Palazzo Salviati per quasi tre anni, il Preposito Generale P. Diego Lainez ottenne la mediazione di Pio IV affinché la marchesa Vittoria della Valle donasse una sua proprietà. Si trattava di un caseggiato destinato a un’opera pia, formato dai palazzi del marito Camillo Orsini e dello zio – lo stesso Paolo IV – quando era cardinale, nonché dalla propria casa ereditata e da un terreno adiacente dove era cominciata la costruzione di una chiesa dedicata all’Annunziata.

L’inaugurazione delle prime due Facoltà superiori – filosofica e teologica – merita un ricordo speciale, in quanto si è soliti considerare questo evento quale nascita dell’Università Gregoriana

Il complesso edilizio che s’innalzava in quell’area è occupata oggi in parte dalla chiesa di Sant’Ignazio, in parte dal Collegio Romano. La donazione fu effettuata il 22 aprile 1560, con l’obbligo tuttavia di costruire la chiesa, in quanto i lavori erano ormai già avviati. Un mese dopo, i gesuiti si trasferirono alla nuova residenza. La vetustà della costruzione, tuttavia, spinse il Preposito Generale P. Claudio Acquaviva (1581-1615) a cercare un’altra soluzione per garantire una stabilità materiale all’istituzione. Di conseguenza sollecitò Gregorio XIII (1572-1585) a prendere il titolo di fondatore del «seminarium omnium gentium», richiesta che il Papa accettò. A tal scopo, si richiese di disporre dello spazio accluso fino all’attuale piazza del Collegio Romano. Tale progetto implicava però l’espropriazione e la vendita delle case. Ma nonostante le proteste dei proprietari, il Papa non esitò ad avviare le opere, offrendo 47mila scudi quale valuta delle case da demolire. L’11 gennaio 1582 fu collocata la prima pietra del nuovo edificio, i cui lavori furono diretti dall’architetto gesuita P. Giuseppe Valeriano. Il 28 ottobre 1584 si celebrò la solenne inaugurazione alla presenza di Gregorio XIII. Il Pontefice fu ricevuto dal Preposito P. Claudio Acquaviva e dal Rettore P. Benedetto Sardi. Erano presenti, in quella storica giornata, tre gesuiti esimi in scienza e virtù: Francesco Suarez, Roberto Bellarmino e Cristoforo Clavius. La lapide collocata sulla facciata del Collegio ne attesta la fondazione: GREGORIUS XIII P.M. RELIGIONI AC BONIS ARTIBUS MDLXXXIII.  42/2012

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Bernard Lonergan e il Concilio Vaticano II di GERARD WHELAN S.I. Dipartimento di Teologia Fondamentale

ernard Lonergarn nacque vicino Montreal nel 1904 ed entrò a far parte della Compagnia di Gesù nella provincia del Canada settentrionale all’età di diciassette anni. Dal 1934 al 1941 studiò teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, tornandovi come professore di Teologia dogmatica dal 1954 al 1965. Fu qualificato perito (esperto) del Concilio Vaticano II, dalla seconda sessione del 1963 in poi. Non rivendicò mai un ruolo attivo nella scrittura degli schemi dei documenti del Concilio; uno dei membri del Concilio avrebbe tuttavia sostenuto, in seguito, che Lonergan fu tenuto in così grande considerazione dagli altri periti che molti di loro lo consultavano, al punto di renderlo nei fatti un “perito dei periti”1. Al tempo del Concilio, Lonergan era noto soprattutto grazie al suo libro Insight: A Study in Human Understanding (1957)2. Questo fu il prodotto di anni di riflessione nei quali provò a migliorare il tipo di filo-

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del Concilio, Lonergan era noto “ Al tempo soprattutto grazie al suo libro Insight: invitava i lettori a un atto di “conversione intellettuale”, combinando la teoria cognitiva di Tommaso d’Aquino con l’invito di Cartesio a “rivolgersi al soggetto”

sofia neo-scolastica allora prevalente nel pensiero cattolico e che egli considerava eccessivamente astratto, “classicista” e concettualista. Per contrasto, Insight invitava i lettori a un atto di “conversione intellettuale”, combinando la teoria cognitiva di Tommaso d’Aquino con l’invito di Cartesio a “rivolgersi al soggetto”. Il concetto chiave delle ottocento pagine del libro era: «[Bisogna] comprendere a fondo cosa sia il comprendere – si deve andare alle radici del processo cognitivo –, e allora non solo comprenderai a grandi linee tutto ciò che bisogna comprendere, ma avrai pure una base solida, un modello invariabile, aperto a tutti i successivi sviluppi della conoscenza» (Insight, Introduzione). Questo lavoro si proponeva di fornire i fondamenti per la teologia ma Lonergan avrebbe impiegato ancora diversi anni per mettere a punto il suo libro teologico più esplicativo, il secondo lavoro per il quale sarebbe diventato famoso, Method in Theology (1971)3.

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La scrittura da parte di Lonergan di Method in Theology si fece strada negli anni durante i quali era professore alla Gregoriana. Egli stesso descrive come il suo incontro con i migliori studenti dell’Università lo spronò a leggere il post-Illuminismo, la post-modernità, i filosofi dell’esistenzialismo e la coscienza storica con cui essi avevano familiarità. Se da un lato criticava molti aspetti del pensiero di questi filosofi, egli pure imparò anche molto da loro. Notò come i Padri della Chiesa parlavano del loro uso selettivo della filosofia greca pagana usando l’espressione “spogliare gli egiziani” e propose che il pensiero cristiano avrebbe dovuto impiegare lo stesso principio nel confronto dialettico con il pensiero moderno e post-moderno. Accadde così che l’importanza da lui attribuita alla soggettività umana assunse un tono più esistenzialista e questo lo aiutò a sviluppare ulteriormente le connessioni cognitive del suo metodo teologico. Il 1965, anno conclusivo del Concilio Vaticano II, fu un anno di grande creatività per Lonergan, come è provato dalla stesura della prima bozza di Method in Theology. Egli concepì questo libro in pieno accordo con il Concilio ed effettivamente, alcuni anni dopo, venne considerato da alcuni come il simbolo della vitalità intellettuale che il Vaticano II aveva lasciato nella Chiesa cattolica. Nel 1969 fu nominato – insieme al giovane Joseph Ratzinger – alla prima Commissione Internazionale di Teologia creata da Papa Paolo VI e nel 1970 il “Time Magazine” lo segnalò in copertina, descrivendolo come «colui che è considerato uno dei più acuti pensatori filosofici del ventesimo secolo».

Lonergan sottolinea l’importanza, per quanti seguano una formazione sacerdotale, di permettere a se stessi di formarsi nella “soggettività creativa” ed eventualmente di essere capaci di formare altri

Forniamo di seguito un estratto da una conversazione di Lonergan con un giovane gesuita in Canada, nel 1969, intitolata “Existenz and Aggiornamento”. Essa sottolinea l’importanza, per quanti seguano una formazione sacerdotale, di permettere a se stessi di formarsi nella “soggettività creativa” ed eventualmente di essere capaci di formare altri. Notiamo inoltre un


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Le voci e i tempi

tema costante nel pensiero di Lonergan: che l’autoappropriazione individuale è importante per aiutare una “Chiesa nel mondo moderno” ad esercitare una influenza redentiva sulla storia umana. parola aggiornamento, menzionata “daLa Giovanni XXIII e ripresa da Paolo VI, non è completamente fuori dalla serie di riflessioni presenti, in quanto il problema di dare una collocazione alla Chiesa, tenendo conto delle istanze del mondo moderno, è al contempo grande e profondo

(Bernard Lonergan)

Dall’articolo “Existenz and Aggiornamento”4 «Parlare di Existenz significa parlare in pubblico di qualcosa di privato, intimo [...] una consapevolezza che si sviluppa, una crescita di auto-coscienza, un aumento di auto-appropriazione, è possibile perché le nostre coscienze separate, segrete, profonde hanno un centro comune di riferimento, la comunità umana, e un punto di riferimento ultimo, cioè Dio, che è tutto in tutti [...] come il soggetto si sviluppa, il suo mondo cambia [...] gli atti umani si verificano in contesti socioculturali [...] il mondo propriamente umano, il mondo della comunità, è il prodotto della libera auto-costituzione dei soggetti. Escludere la libertà significa escludere l’Existenz [...] A cosa si deve la comunità? È la conquista di un senso comune [...] potenziale [...] formale [...] attuale [...] realizzato dalla volontà, in particolare dalla costante dedizione, nell’amore che forma la famiglia, nella fedeltà che sta alla base degli Stati, nella fede che è fondamento delle religioni [...] La parola aggiornamento, menzionata da Giovanni XXIII e ripresa da Paolo VI, non è completamente fuori dalla serie di riflessioni presenti, in quanto il problema di dare una collocazione alla Chiesa, tenendo conto delle istanze del mondo moderno, è al contempo grande e profondo. L’uomo moderno ha creato i suoi Stati e le sue scienze, le sue filosofie e la sua storia, le sue culture e le sue letterature, sulla base di un’assoluta autonomia [...] Parlare di Dio è, nel migliore dei casi, irrilevante; rivolgersi a Dio – al di là di quanto si faccia per atti politici o sfoghi emotivi – è sacrificare il bene che conosciamo e che si può raggiungere con le nostre risorse proprie. La parola aggiornamento ha elettrizzato

il mondo, cattolico e non cattolico, perché essa sembra implicare il rifiuto del classicismo e della visione dell’immutabilità della natura umana [...] Apre, o sembra aprire, la porta alla coscienza storica, alla consapevolezza che gli uomini, individualmente, sono responsabili delle loro vite e, collettivamente, del mondo in cui vivono [...] Sarebbe lungo e molto complesso enumerare tutti i modi in cui il cambiamento – aggiornamento – è possibile, ammissibile e desiderabile, e tutte le altre vie per le quali non lo è. Farlo sarebbe andare oltre lo scopo di questa discussione. Questa discussione verte piuttosto sul tipo di uomini che noi dobbiamo essere se vogliamo adempiere l’aggiornamento che il Concilio propone [...] in breve, dobbiamo chiederci che cosa è per un cattolico, un religioso, un prete, essere se stesso oggi. C’è il moderno mondo secolarizzato con tutte le sue ricchezze e potenzialità. C’è la possibilità di spogliare gli Egiziani (cioè di accettare cosa è buono, respingere cosa è cattivo). Ma questa possibilità non sarà realizzata senza cattolici, religiosi e preti, la cui presenza deve essere non marginale e reietta, bensì creativa e autentica.

C’è il moderno mondo secolarizzato con tutte le sue ricchezze e potenzialità. C’è la possibilità di spogliare gli Egiziani (cioè di accettare cosa è buono, respingere cosa è cattivo). Ma questa possibilità non sarà realizzata senza i cattolici

(Bernard Lonergan)

Come Dio non ha creato il mondo per ottenere qualcosa per se stesso, ma piuttosto per inondare del suo amore infinito anche il finito [...] così costoro in Cristo partecipano nella carità di Cristo; essi partecipano nella carità perché sono templi dello Spirito di Cristo, membra del suo corpo [...] formatisi in Cristo Gesù [...] a parità di vissuto personale [...] le questioni [...] emergono concretamente, per cui bisogna risolverle anche concretamente [...] la sfida alla quale Papa Giovanni XXIII cominciò a fornire risposta può essere di trovare soluzioni studiate a fondo in nome di Cristo Gesù [...] Il nostro tempo è un tempo per una creatività profonda e di considerevole portata. Il Signore sia con noi sempre – AMDG (Ad Maiorem Dei Gloriam) – e, come ho detto, la gloria di Dio, in parte, sei tu». 

1. Questa rivendicazione è stata rilasciata nel 1995 da Mons. Gerard Emmet Carter, vescovo ausiliare di Montreal durante il Concilio Vaticano II e successivamente Cardinale Arcivescovo di Toronto, durante un’intervista con l’autore di questo articolo. 2. Tr. it. B. Lonergan, Insight. Uno studio del comprendere umano, a cura di S. Muratore e N. Spaccapelo, Città Nuova, Roma 2007. 3. Tr. it. B. Lonergan, Il metodo in teologia, a cura di S. Muratore e N. Spaccapelo, Città Nuova, Roma 2001. 4. B. Lonergan, “Existenz and Aggiornamento”, in Collection, CWL4 (Toronto, University of Toronto Press, 1988) pp. 222-231. ∫ Traduzione dall’inglese di FRANCESCA BALDINI

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Per cominciare a conoscere la pedagogia ignaziana di MARK ROTSAERT S.I. Istituto di Spiritualità

rima di presentare alcuni punti concreti della pedagogia ignaziana è importante sapere che tipo di uomo vogliamo formare. Per essere fedele allo spirito di sant’Ignazio, la formazione deve essere integrale. Lo studio alla Gregoriana dovrà essere qualcosa in più di una formazione intellettuale, per quanto fondamentale. Vogliamo formare sacerdoti, religiose e laici responsabili nella Chiesa e nel mondo di oggi. Ciò esige un grande equilibrio tra dimensione intellettuale e affettiva. Gli anni di studio – talvolta molto numerosi – trascorsi presso la Gregoriana dovrebbero essere pertanto una esperienza di umanizzazione. È nostro dovere formare giovani e adulti che possano essere uomini per gli altri, uomini con gli altri. Ma questa formazione intellettuale, sociale e umanistica non potrà essere integrale se non sarà allo stesso tempo anche una formazione spirituale. Il formatore – così come Ignazio lo vede – è sempre un testimone di Gesù Cristo, anche se in maniera imperfetta.

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formazione intellettuale, sociale “ eQuesta umanistica non potrà essere integrale se non sarà allo stesso tempo anche una formazione spirituale. Il formatore – così come Ignazio lo vede – è sempre un testimone di Gesù Cristo

Gli atteggiamenti del docente Il primo atteggiamento è il rispetto per l’unicità di ciascuno. Ogni studente è differente e questo richiede flessibilità. La cura personalis è una caratteristica importante della pedagogia ignaziana, né si può instaurare senza un pur minimo contatto con gli studenti. Un secondo atteggiamento è la fiducia nella possibilità di crescita in ogni studente. Ogni essere umano è capace di crescita. Questa profonda convinzione di Ignazio si poggiava non soltanto sulla capacità propria di ogni uomo di fare un passo avanti, quanto più nella fede che Dio conduce ciascuno a diventare sempre più immagine di Dio stesso. Un terzo atteggiamento, di conseguenza, è la fede nella bontà di Dio che ha creato l’uomo, e dunque la fede nella bontà fondamentale di ogni studente. Conseguentemente si richiede una pedagogia che cerca quanto c’è 44 |

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di buono in ciascuno e che si impegna a farlo crescere, coniugando grazia di Dio e grazia dell’uomo.

Il docente dovrà sviluppare l’arte di suscitare il desiderio dello studente: prima per entrare nella materia del corso, poi per sviluppare il suo “appetito” di imparare sempre di più

Un quarto atteggiamento, infine, è la consapevolezza delle forze a confronto. Se da un lato è importante aiutare gli studenti a sviluppare quel “capitale di bontà” già presente in ognuno, allo stesso tempo il formatore deve essere vigile e rimanere ben lucido, poiché nel processo pedagogico si sviluppano e si confrontano forze diverse. Non c’è solamente la bontà, non tutto è buono. Il male esiste – sia nel cuore di ciascuno di noi, sia al di fuori di noi. La pedagogia deve aiutarci a riconoscere la strategia di Dio – la strategia del bene – attraverso la gioia che la accompagna. Gli atteggiamenti dello studente Il docente dovrà sviluppare l’arte di suscitare il desiderio dello studente, prima per entrare nella materia del corso, poi per sviluppare il suo “appetito” di imparare sempre di più. Senza questo desiderio, il corso non sarà altro che un impegno fastidioso, tanto per il docente quanto per lo studente. Ecco perché la pedagogia ignaziana è una pedagogia attiva: per entrare nella materia occorre fare degli esercizi. Se da un lato l’insegnamento del docente è importante – a volte perfino indispensabile – per la crescita dello studente, dall’altro essa dipende dall’impegno dello studente stesso, che niente e nessuno può sostituire. Gli esercizi personali hanno un’alta qualità formativa, ma anche gli esercizi insieme sono importanti per affinare l’interesse di ciascuno. I lavori in gruppo aiutano ad aprirsi alle idee degli altri e a imparare la collaborazione. Ignazio insiste molto sulla necessità di frequenti dispute fra gli studenti, e aggiunge che anche i professori dovranno disputare tra di loro. Guardando al nostro contesto attuale e agli sviluppi tecnologici degli ultimi decenni, occorre rendersi conto che i mezzi elettronici


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Pedagogia

possono aiutare una pedagogia attiva, come pure possono accentuare l’individualismo. Per trasformare questi mezzi in strumenti di lavoro in équipe è necessaria una notevole creatività pedagogica. La rilettura e le ripetizioni sono altre modalità di procedere tipiche della pedagogia ignaziana. Riflettere su quello che lo studente ha letto o ascoltato lo aiuterà da una parte a vedere quello che non ha ben capito, mentre dall’altra parte lo aiuta ad approfondire la materia. La pratica della rilettura può aiutare a prendere coscienza della gioia che suscita l’approfondimento dello studio. Diversamente, se lo studente non sperimenta gioia, egli dovrà chiedersi il perché di questa mancanza. Rileggere e ripetere non significa minimamente “fare lo stesso esercizio di nuovo”. Il suo fine sta piuttosto nello sviluppare familiarità con la materia assimilandola e facendola propria, in modo da potersi spingere un poco più avanti di dove si era giunti con l’esercizio precedente, imparando a discernere quali sono le nozioni fondamentali. Altra caratteristica della pedagogia ignaziana è l’eccellenza. Nei suoi scritti, Ignazio usa molto il comparativo. Egli è convinto che ciascuno può crescere, e dunque: si può fare sempre meglio, si può fare sempre di più. Questo non significa affatto spingere lo studente a voler essere “migliore” o “superiore” in ottica concorrenziale. Non si deve intendere il “magis” – questa l’espressione così spesso adoperata da Ignazio – come paragone con gli altri. Il “magis” ignaziano significa ricerca dello sviluppo della capacità proprie di ciascuno. Tempo fa, visitando una classe in un Collegio della Compagnia di Gesù, ho visto con sorpresa che tutti gli alunni portavano una corona sulla testa. Quando ho chiesto quale fosse il significato, un alunno mi ha risposto: “Perché in questa classe ogni alunno è il migliore in qualcosa!”. Ciascuno deve trovare ciò nel quale può dare il meglio, può fare di più. La pedagogia del docente dovrebbe aiutarlo a trovare. A scanso di equivoci, nella pedagogia di Ignazio non c’è alcun posto per la mediocrità. Si può fare sempre meglio. “ Questo non significa spingere lo studente a voler essere “superiore”. Il “magis” ignaziano significa ricerca dello sviluppo della capacità proprie di ciascuno

La valutazione, di conseguenza, è un altro criterio fondamentale della pedagogia ignaziana. La ricezione di questo aspetto è cambiata notevolmente nel corso degli ultimi anni. Certamente il Processo di Bologna ha richiesto che gli studenti possano valutare i corsi e i professori: e questa è una buona cosa. Ma ben più importante e ben più formativa è l’autovalutazione degli studenti. Conviene che sia fatta per

iscritto sulla base di uno schema già prestabilito, comunque meno formale del multiple choice.

L’insegnamento e l’apprendimento non rappresentano solamente una formazione intellettuale. Gli anni trascorsi all’Università sono una preparazione all’ingresso nella vita attiva e nella vita professionale

Lo schema per l’auto-valutazione dovrebbe contenere i punti seguenti: “qual è la problematica centrale del corso o del seminario, quali sono i punti essenziali? Quali sono i punti che hanno fatto crescere la mia comprensione dell’argomento durante il corso? Quali sono i punti nuovi, quali gli snodi difficili che – magari – non ha capito bene? Ho trovato alcuni legami con gli altri corsi, e/o con la mia esperienza? Quale lettura personale mi ha aiutato a capire meglio l’argomento del corso o del seminario?”. E così via. Se fosse possibile realizzare l’auto-valutazione di ogni corso, potrebbe essere estremamente formativo richiedere allo studente di elaborare una auto-valutazione complessiva dell’intero anno, sempre secondo criteri prestabiliti. Come già visto, questo genere di auto-valutazione richiede un serio impegno tanto da parte dello studente quanto da parte del docente. Per concludere, la pedagogia ignaziana è un processo verso una scelta, verso una decisione nella propria vita. L’insegnamento e l’apprendimento all’interno dell’Università non rappresentano solamente una formazione intellettuale o una qual si voglia specializzazione. Gli anni trascorsi all’Università sono – per gli studenti – una preparazione all’ingresso nella vita attiva e nella vita professionale, una preparazione al servizio della società umana. Certo, la formazione intellettuale – con un sistema di esami nei quali la memoria ha un ruolo importante – è al tempo stesso una formazione del carattere, tratto assolutamente importante per poter trovare il proprio posto nella società moderna. Ma lo scopo di trovare il proprio posto nel mondo di oggi, e di poterlo difendere, non può bastare come missione per una Università della Compagnia di Gesù. E tanto meno per una Università Pontificia. È chiaro che un’Università – perfino un’Università Pontificia – non può fare tutto, né deve farlo. La maggior parte degli studenti della Gregoriana vivono in un Collegio, e in esso ricevono già una precisa formazione umana e spirituale. Questo tuttavia non dispensa l’Università dal riflettere sui valori che essa vuole trasmettere ai suoi studenti non solo attraverso le lezioni, quanto piuttosto mediante la pedagogia adottata e il proprio modo di gestirsi. Fondamentalmente, ciò che rimane è il rapporto dei docenti con gli studenti, ed è qui che la pedagogia ignaziana può e deve aiutarci. 

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COMUNITÀ UNIVERSITARIA

Card. Karl Joseph Becker S.I.

Il coraggio di cercare, la fede di trovare di PAOLO PEGORARO

Creato Cardinale nel Concistoro del 18 febbraio 2012, P. Becker racconta alla sua Università alcuni dei momenti essenziali della sua vita: la giovinezza, la formazione accademica e gli anni di insegnamento alla Gregoriana, la lunga attività di Consultore, le sfide attuali per la teologia e per la Chiesa intera

Lo stemma cardinalizio riporterà alcuni simboli della mia città natale, Colonia. Vi è poi un duplice riferimento alla Compagnia di Gesù

A destra: Un suggestivo ritratto fotografico subito dopo la creazione cardinalizia nella Basilica di San Pietro.

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ei 22 cardinali creati nel Concistoro del 18 febbraio 2012, ben 14 sono ex studenti o ex docenti della Gregoriana. Tra loro spicca il Card. Karl Joseph Becker S.I., docente emerito della nostra Università, dove ha conseguito il Dottorato e nella quale ha insegnato dal 1969. Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede per quasi trent’anni – venne nominato nel 1985 – Padre Becker è stato l’unico dispensato dalla consacrazione episcopale: alla plenaria del Concistoro il suo capo candido – capigliatura folta nonostante gli 83 anni – spiccava nel mare di zucchetti viola e porpora I suoi confratelli lo descrivono come persona abituata a parlare poco di sé, mattiniero, spesso impegnato in colloquio con le persone che riceve. Personalità essenziale, sguardo cristallino e franco, sorriso cordiale, P. Becker appare tanto concentrato mentre ascolta una conferenza, quanto pronto a una battuta di saluto se lo si incontra nel Quadriportico o in Piazza della Pilotta. Alto, falcata ampia e stretta di mano salda, a chi incautamente gli dovesse chiedere se abbia praticato attività sportiva è capitare di sentirsi rispondere: «Le conviene ridere. La guerra non ci ha lasciato altra possibilità». Facendo uno strappo all’abitudine, il neo Cardinale ha concesso questa intervista esclusiva per il periodico della sua Università.

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∫ Eminenza, quali sentimenti ha suscitato in lei la notizia della sua designazione cardinalizia? «Direi un senso di comprensibile sorpresa. Nella vita bisogna sempre vedere che cosa si debba e si possa fare. Spero in ogni caso di riuscire». ∫ Ha già definito il suo stemma? «Riporterà alcuni simboli della mia città natale, Colonia: il Duomo, le tre corone che stanno ad indicare i Magi, come pure la Croce di Carlo Magno. Vi è poi un duplice riferimento alla Compagnia di Gesù: la figura di Sant’Ignazio con la citazione tratta dall’inizio degli Esercizi [“homo creatus est ut laudet Deum”] e il motto, sempre ignaziano, “quaerere Deum in omnibus”». ∫ È rimasto particolarmente colpito da qualche passaggio dell’omelia e dei discorsi rivolti da papa Benedetto XVI ai neocardinali? «Quanto detto dal Santo Padre mi ha certamente colpito e credo che, piuttosto che una parola in particolare, io debba meditare il contenuto dei suoi discorsi in quanto tali».


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Docenti

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COMUNITÀ UNIVERSITARIA

Quello che abbiamo imparato durante la guerra – i valori, l’umanità, la solidarietà e la fede – è quello che ho sempre voluto condividere. Ma non le nascondo che ancor oggi mi chiedo spesso come io possa comunicare questo patrimonio di vita

∫ Facciamo un passo indietro. Cosa ha significato per lei crescere in un Paese protestante, negli anni della dittatura nazionalsocialista? «Il mio Paese in passato non era protestante, ma aveva regioni cattoliche e protestanti. Nel marzo 1933, in occasione delle ultime elezioni, la mia città votò per il 70% contro Hitler. Non auguro a nessuno quanto abbiamo poi vissuto sulla nostra pelle nei duri anni fino al 1945: mio padre subì due processi dal regime, noi figli così giovani eppure ogni notte con la possibilità di morire sotto i bombardamenti. E questo per ben tre anni. Quello che abbiamo imparato durante quel periodo – i valori, l’umanità, la solidarietà e la fede – è quello che ho sempre voluto condividere, nel desiderio che quanto mi aveva aiutato a crescere come uomo e come cristiano cattolico diventasse patrimonio di ciascuno, delle persone a me affidate. Ma non le nascondo che ancor oggi mi chiedo spesso come io possa comunicare questo patrimonio di vita». ∫ Lei ha condiviso la vocazione religiosa con suo fratello Constantin, anch’egli gesuita. Cosa vi aveva affascinati della Compagnia? «Sono stati i gesuiti che abbiamo conosciuti durante la nostra gioventù. Erano per noi degli esempi di una profonda fede cattolica e di una coraggiosa pastorale».

ricordo di Avery Dulles, di Rudolf “ Mi Schnackenburg, di Walter Kasper, di Gustave Martelet e di Joseph Ratzinger. In Facoltà c’era un clima ricco, vivo e stimolante, veramente attraente

Riunione del Collegio Cardinalizio il 17 febbraio 2012. Sulla destra è ben riconoscibile P. Becker, unico cardinale designato a ricevere la dispensa dall’ordinazione episcopale.

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∫ Successivamente ha conseguito il Dottorato alla Gregoriana sotto la guida del P. Juan Alfaro S.I. Ha un suo ricordo particolare? «Sì, P. Alfaro era davvero un grande teologo! Era una personalità poliedrica, che non si lasciava incasellare in alcun sistema di categorie. La sua tesi dottorale fu un capolavoro di storia della teologia. Nell’insegnamento amava la linea di Rahner. Un carattere contradditorio, ma questa era la sua ricchezza. Da giovane professore, rivolgendosi al Prefetto degli studi, P. Alfaro disse di non essere affatto disposto ad insegnare la scientia media. Tuttavia, quando mi assegnò il tema, volle che io parlassi al suo modera-


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tore di tesi – il P. Lennerz – al fine di valutare se quell’argomento fosse fattibile. Era un uomo indipendente, eppure – quando il medico gli diagnosticò l’Alzheimer – disse al fratello infermiere: “Veramente? Tu però non mi abbandonare!”». ∫ Già in quei primi anni romani, forse frequentando la Chiesa di Santa Maria dell’Anima, lei conobbe Joseph Ratzinger. Può raccontarci il vostro primo incontro? «In verità non ho conosciuto il prof. Ratzinger all’“Anima” – come convenzionalmente si dice –, ma quando il nostro decano P. Latourelle mi chiese di accoglierlo a Fiumicino in occasione della sua venuta per un corso speciale del secondo ciclo. In quegli anni abbiamo avuto professori invitati a tenere lezioni in inglese, francese, spagnolo e tedesco... mi ricordo di Avery Dulles, di Rudolf Schnackenburg, di Walter Kasper, di Gustave Martelet e di Joseph Ratzinger. In Facoltà c’era un clima ricco, vivo e stimolante, veramente attraente». ∫ Dal 1969 ha cominciato a insegnare alla Gregoriana, fino a oggi. Cosa significa per lei questa singolare Università? «Mi colpì l’atmosfera internazionale fra professori e studenti, la ricchezza delle varie lingue, culture ed esperienze. Si coglieva una grande volontà di vivere e rappresentare un’Università veramente internazionale, non semplicemente italiana. Questo era tra i principali motivi della mia gioia di insegnare alla Gregoriana. Era un’Università con mille studenti più di oggi, dotata di un apparato amministrativo più snello eppure molto efficiente, senza burocrazia. Varrebbe la pena di riflettere». ∫ Lei ha diretto un gran numero di tesi dottorali, ampie per tematiche teologiche, orientamenti e stili... «Certamente. Ho preferito temi di grandi autori che potessero insegnarci qualcosa e, secondo una regola condivisa in Facoltà, non

Una vita dedicata allo studio P

adre Karl Joseph Becker è nato a Colonia il 18 aprile 1928 ed è entrato nella Compagnia di Gesù il 13 aprile 1948. Conseguito il Dottorato alla Gregoriana sotto la guida del P. Juan Alfaro, con una tesi dedicata alla dottrina della giustificazione in Domingo de Soto, ha insegnato (1963-1969) alla Facoltà di Teologia di St. Georgen, a Francoforte. Nel 1969 Padre Becker torna alla Gregoriana come Professore di Teologia Dogmatica; nel corso di più di trent’anni di insegnamento (1969-2003), ha tenuto molti corsi in Sacramentaria Generale, su Confermazione e Battesimo, in Dottrina della Grazia, sul rapporto tra Magistero e Teologia, sul Metodo teologico, sul Credo e sull’interpretazione del Dogma. Padre Becker è stato anche Direttore della rivista Gregorianum per tredici anni (1972-1985). Durante questi anni, ha diretto oltre cinquanta tesi dottorali in inglese, spagnolo, francese, tedesco, italiano. In questi suoi impegni occupano spazio rilevante temi inerenti la Storia della Teologia, la conoscenza di grandi figure e anche temi inerenti allo sviluppo dogmatico – in particolare sulla Dottrina del Concilio di Trento e sul Concilio Vaticano II. Nel 2003, in occasione del suo 75° compleanno, è stato pubblicato in suo onore un Festschrift dal significativo titolo Sentire cum Ecclesia. Omenaje al Padre Karl Joseph Becker, S.J. (a cura di Enrique Benavent Vidal e Ilaria Morali, Facultad de Teología San Vicente Ferrer – Pontificia Universidad Gregoriana, Valencia, Promolibro 2003). Tra le sue pubblicazioni, la più recente concerne la Teologia delle Religioni. Il volume Catholic Engagement with World religions. A comprehensive study (Orbis Book 2010), redatto insieme alla Dott.ssa Ilaria Morali, è il punto di arrivo di una riflessione maturata in questi anni di lavoro teologico, specialmente nell’ambito della Dottrina della Grazia. Accanto a tutta la sua attività di docenza e di ricerca, Padre Becker è stato nominato il 15 settembre 1985 Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, a cui ha dedicato fino ad oggi un importante lavoro, compiuto in discrezione e in silenzio. Risulta dunque tanto più significativa la scelta – per il suo stemma cardinalizio – del motto ignaziano “cercare Dio in tutte le cose” e il riferimento ai Magi, gli inesausti pellegrini della verità venerati nel Duomo della sua città natale, Colonia.

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Lo sviluppo dogmatico non è solo un fenomeno passato: stiamo vivendo un presente di sviluppo, che, soprattutto dopo il Vaticano II, è di una rapidità incredibile

La benedizione del Santo Padre a conclusione della riunione del Collegio. P. Becker ha affiancato l’allora Card. Ratzinger dal 1985, quale Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede.

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ho mai scelto un autore vivente. Ho insistito sempre perché gli studenti acquisissero un’ampia conoscenza delle lingue e perché le tesi fossero di sostanza. Ho riflettuto con i candidati sul tema, valutando se fosse adatto alle loro capacità, ai loro interessi, e coerente con il proprio sfondo di provenienza ecclesiale. Come direttore di tesi, ho speso moltissimo tempo delle mie giornate ad aiutare i miei studenti nel cammino verso la forma finale di un dottorato». ∫ Le sue ricerche si sono concentrate sul Magistero e sullo sviluppo dogmatico della dottrina nei grandi Concili dell’epoca moderna... «Lo sviluppo dogmatico non è solo un fenomeno passato: stiamo vivendo un presente di sviluppo, che, soprattutto dopo il Vaticano II, è di una rapidità incredibile. Mi piacerebbe vedere la Gregoriana studiarlo da vicino. L’idea e la prassi del Magistero sono una parte di questo sviluppo dogmatico. Combinare questo studio con i nuovi problemi del nostro oggi, questo dovrebbe affascinare la Gregoriana». ∫ Del Concilio Vaticano II cadono proprio quest’anno i 50 anni dall’apertura dei lavori. Cosa ha significato e significa quell’evento, per la Chiesa universale? «Per capire il Vaticano II bisogna conoscere la sua storia e il suo svolgimento. Nei miei primi anni ho potuto parlare molte volte con P. Sebastian Tromp S.I. – per chi non lo ricordasse, egli fu prima Segretario della Commissione teologica, poi della Commissione De fide et moribus – proprio su questi punti. Ricordo che egli mi profetizzò che quaranta-cinquanta anni dopo avremmo


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dovuto trattare i punti lasciati aperti e i problemi creati dal Vaticano II. Un altro Concilio adesso non avrebbe senso, mentre continuare il suo lavoro – non falsificarlo – è il nostro compito». ∫ Come Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede ha affiancato dal 1985 il Card. Joseph Ratzinger e – in anni più recenti – il suo confratello e collega d’insegnamento Mons. Luis Ladaria. Cosa significa, per un teologo, essere Consultore? «Un Consultore, soprattutto oggi, deve combinare una solida conoscenza del passato con un’apertura verso i problemi moderni. Con il Card. Ratzinger abbiamo condiviso un clima di franchezza e libertà di pensiero fondato sulla fede cattolica. Un clima che ho sempre apprezzato». ∫ Quanti le vogliono attribuire un profilo “conservatore” indicano il coinvolgimento nella commissione per il dialogo con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Tuttavia – cosa meno ricordata – lei ha preso parte pure alla preparazione della Dichiarazione sulla dottrina della giustificazione (Augsburg, 1999). «Ogni teologo deve essere conservatore per essere innovatore. E questo in un senso preciso: deve rimanere ancorato alla fede cattolica, non metterla in discussione quasi fosse un’opinione. Tuttavia ogni teologo deve anche sforzarsi di capire l’altro che non condivide la sua stessa posizione. Deve avere un saldo principio: anche in una posizione erronea può talora esserci una qualche intuizione della verità, ed è precisamente questa verità nella sua interezza che si deve cercare e trovare».

Anche in una posizione “erronea può talora esserci una qualche intuizione della verità, ed è precisamente questa verità nella sua interezza che si deve cercare e trovare

Il saluto del Collegio al neo Cardinale, subito dopo la cerimonia di creazione.

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The courage to seek, the faith to find. Interview with Card. Karl Joseph Becker S.I. (by Paolo Pegoraro) – Of the 22 cardinals created in the Consistory of 18 February 2012, fourteen are ex-students or professors at the . Prominent among these is Card. Karl Joseph Becker S.I., professor emeritus of our University, where he completed his doctorate and taught from 1969. He was nominated as Consultant of the Congregation for the Doctrine of the Faith in 1985. Fr. Karl Joseph Becker was born in on 18 April 1928 and joined the Society of Jesus on 13 April 1948. After obtaining his Doctorate in our university under the supervision of Fr. Juan Alfaro, he taught in the Faculty of Theology of St. Georgen, Frankfurt (1963-1969). In 1969, he returned to the Gregorian as Professor of Dogmatic Theology. In this exclusive interview for La Gregoriana, Cardinal Becker affirms: «Each theologian has to be a curator in order to be an innovator. To be more precise, then: he or she needs to remain anchored to the Catholic faith, without bringing it into discussion as if it is a matter of opinion. Nevertheless, each theologian must also strive to understand the other who does not share his position. The theologian has to have a firm principle: sometimes there can be some intuition of truth even in an erroneous position, and one needs to find precisely this truth in its entirety».

Un altro Concilio adesso non “ avrebbe senso, mentre continuare il lavoro del Vaticano II – non falsificarlo – è il nostro compito

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∫ Anche la riabilitazione del beato Rosmini non le è estranea, come comprova un suo articolo su L’Osservatore Romano (30 giugno-1° luglio 2001). «Rispetto a quanto dicevo poc’anzi, è esattamente questo il criterio che ci ha condotto nelle discussioni su Rosmini. Io non condivido le sue idee filosofiche e teologiche. Ma bisogna ammirare la sua genialità nell’aprirsi al suo tempo, così vivace e fecondo. Chi di noi trova subito la giusta sintesi?». ∫ Un discorso simile può essere fatto anche per il defunto P. Jacques Dupuis S.I.? «Da valente teologo quale era, il P. Dupuis, grazie anche alla lunga esperienza nella sua amata India, ha ben capito le molteplici domande e problemi che le varie religioni ci pongono oggi. È stato un suo merito aver colto l’urgenza dei problemi con una rara chiarezza. Mi sarebbe piaciuto se anche i suoi avversari avessero ravvisato in lui soprattutto l’ansia di ricerca che contraddistingueva le sue riflessioni e il loro esito. Come pretendere che, in un tale primo tentativo, si potesse giungere subito alla risposta più corretta?». ∫ A proposito di dialogo interreligioso, è recente l’uscita del suo volume Catholic Engagement with World Religions: A Comprehensive Study (Faith Meets Faith). Quali le sfide maggiori che esso pone e quale ruolo per l’Università Gregoriana, da sempre attenta a queste tematiche? «Il tema della teologia delle religioni è complesso e implica – oltre alla teologia – anche l’apporto di varie altre discipline. Nel libro – scritto con la prof.ssa Ilaria Morali e con l’apporto di ben 25 collaboratori riguardo a temi specifici – abbiamo cercato di rispondere da una parte ai non cristiani che volevano sapere qualcosa sulla fede cattolica, dall’altra ai cattolici che si domandano come mai, dopo duemila anni, l’unica vera fede non abbia ancora raggiunto nemmeno la metà dell’umanità. La Gregoriana dovrebbe curare questa tematica e sono convinto che l’idea di dare vita a un dipartimento di Teologia delle Religioni nella Facoltà di Missiologia sia davvero la giusta risposta a questa esigenza. Una tale teologia potrebbe essere di stimolo anche alle altre Facoltà». ∫ Il Card. Ratzinger intervenne alla presentazione del Festschrift edito per il suo 75° compleanno affermando: «Gli studenti hanno bisogno di un insegnante che abbia il coraggio della verità senza ombre, senza increspature, senza quel dubbio costante e quell’incertezza che sono il contrario della fede cattolica». Cosa significa, per una Università Pontificia, “sentire cum Ecclesia”? «Seguire esattamente le parole dell’allora Card. Ratzinger: essere saldi nella fede cattolica e cercare di capire il tempo presente». ∫ Papa Benedetto XVI è il regista del nuovo Catechismo, sta concludendo un’opera in più volumi sul Cristo, ha creato un Pontificio consiglio per la Nuova Evangelizzazione, convocato il Sinodo su questo tema, indetto l’Anno della Fede... quali le sue impressioni? «Che la Nuova Evangelizzazione nel mondo di oggi è il più impellente compito che sta davanti alla Chiesa. Mi sembra che la soluzione sia soprattutto nelle mani degli operatori pastorali, una pastorale il cui punto centrale dev’essere la persona esemplare del pastore. Il teologo deve aiutare, non danneggiare, una tale pastorale». 


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L’omaggio della Gregoriana a P. Luis Ladaria S.I. di SERGIO PAOLO BONANNI Direttore del Dipartimento di Teologia Dogmatica, Teologia Patristica e Storia della Teologia

o scorso 16 gennaio la nostra Università ha voluto offrire un omaggio a S.E.R. Mons. Luis Ladaria, per lunghi anni impegnato come docente a tempo pieno in Gregoriana. Chiamato nel 2008 all’importante e delicato servizio di Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, P. Ladaria non ha lasciato la casa in cui tante generazioni di studenti hanno avuto la fortuna di ascoltare le sue lezioni ed in cui rimane significativamente presente come professore emerito. Il momento di riflessione e condivisione promosso dalla Facoltà di Teologia per sottolineare il valore dell’opera di uno dei suoi maestri più illustri, è stato inaugurato dal saluto del Pro-Decano, padre Mario López Barrio. Alle sue parole hanno fatto eco quelle con cui padre Michael Paul Gallagher, già Decano della stessa Facoltà, ha voluto donare ai presenti una testimonianza capace di delineare un essenziale ed efficace ritratto umano: professore di Dogmatica così ascoltato dagli studenti da avere «bisogno dell’Aula Magna per i suoi corsi comuni del secondo ciclo», P. Ladaria si è lasciato apprezzare per la sua grande disponibilità (più di 60 le tesi dottorali da lui dirette), la correttezza del pensiero, la sicurezza dei giu-

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In occasione dell’edizione francese delle sue opere maggiori, Mons. Ladaria – professore emerito della Gregoriana e Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede – è stato festeggiato dalla sua Università, grata per il servizio svolto con passione e senza riserve

∫ Foto ENRICO CIAVONI

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dizi, la capacità di visione complessiva, l’accoglienza, la gentilezza, la carità nascosta, il «carattere teologico non polemico». Fra le voci che si sono alternate il 16 gennaio, particolare rilievo ha avuto quella del Rev. Philippe Curbelié, Decano della Facoltà di Teologia di Tolosa, membro del Consiglio Direttivo dell’AVEPRO, nonché curatore di Mystère de Dieu et mystère de l’homme, edizione francese de Il Dio Vivo e Vero e della Antropologia Teologica, i grandi trattati di padre Ladaria. L’intervento di don Curbelié, una sintesi di ampio respiro sul pensiero dispiegato nei due volumi da lui attentamente curati per i tipi di Parole et Silence, è pubblicato integralmente nel quaderno n. 2 della collana “Gregoriana” [cfr. articolo a p. 71 di questo numero]. Cristo, mistero di Dio e mistero dell’uomo

accademico di P. Ladaria “è L’impegno rappresentato dalla considerazione del reciproco rimando fra mistero di Dio e mistero dell’uomo, come snodo che solo nella persona di Cristo può trovare il cardine capace di garantirne la corretta articolazione

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Può essere utile, per cogliere il senso e lo sviluppo dell’opera teologica che si è andata concretizzando nei numerosi scritti di padre Ladaria, qualche breve considerazione sulla sua bibliografia. L’elenco dei titoli è davvero lungo e, pur dandoci subito una prima notizia dei temi e problemi via via affrontati e sviscerati, la lista ci aiuta ancora poco a cogliere l’originale storia delle idee che da quei titoli viene tracciata. Mi sono chiesto: dove sono i kairòi, i tempi opportuni in cui ha luogo la manifestazione di ciò che è andato pian piano maturando? Certamente nelle opere maggiori. Ma – confidando nel fatto che la rivelazione non si stanca di sorprenderci, non disdegnando di abbracciare la logica “kenotica” del sub contrario –, forse non è poi così azzardato individuare due momenti di particolare portata epifanica in due piccoli scritti, apparsi a venti anni di distanza l’uno dall’altro su Gregorianum, nella veste sempre un po’ crocifissa delle Notae che accompagnano gli articoli principali di ogni fascicolo. Una, apparsa nel 1980 sul numero 61 di Gregorianum, è intitolata Cristologia del Logos e cristologia dello Spirito1. L’altra, apparsa nell’anno 2000 sul numero 81 della stessa rivista, è la “Nota” che si appropria della singolare espressione del De Trinitate di sant’Ilario di Poitiers chiamata a dare il titolo all’omaggio del 16 gennaio scorso, Patrem consummat Filius2. Nella loro brevità, questi due scritti ci portano al cuore della domanda teologica che sta all’origine della ricerca sviluppata dal loro autore. A metà degli anni Settanta, in Gregoriana, accompagnato da un maestro come Antonio Orbe, padre Ladaria consegue il Dottorato con uno studio sullo Spirito Santo in Ilario di Poitiers. Tre anni dopo la pubblicazione della tesi, nel 1980, appare il saggio sulla pneumatologia di Clemente Alessandrino. Quel che non deve essere passato sotto silenzio, è che, nella difficile impresa di cogliere il volto del Paraclito delineato dai Padri dei primi secoli, uno degli snodi su cui Luis Ladaria più volentieri si sofferma è quello del suo rapporto a Cristo. Perché poi, anche se solo nel 1989 vedrà la luce il volume dedicato alla cristologia di Ilario, il grande maestro del IV secolo ha insegnato ben presto, a uno dei più attenti fra i suoi moderni discepoli, che non è possibile partire immediatamente da nozioni di teologia trinitaria per spiegare la cristologia: «solo a partire da Gesù sappiamo cos’è la comunicazione del Padre nel suo Figlio e nel suo Spirito. D’altra parte la stessa teologia trinitaria diventa necessaria per spiegare, in un secondo momento, la persona e l’opera di Gesù». Dunque, è per la cristologia che bisogna passare se si vuole procedere lungo i sentieri della trinitaria.


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D’altra parte, è ancora la cristologia, ed in particolare la rilettura della categoria di Unzione alla luce della testimonianza patristica, a offrire la chiave ermeneutica per cogliere in profondità tanto il mistero dell’uomo, quanto quello della grazia che lo santifica. Nella breve “Nota” del 1980, al professore che sta gradualmente lasciando la Pontificia Università Comillas per venire a insegnare antropologia in Gregoriana, sono sufficienti poche righe per dire cos’è che anima il movimento del suo pensiero in quegli anni: la cristologia pneumatica evidenzia il radicamento della teologia della grazia nella cristologia, dal momento che «lo Spirito, dono di Gesù, tende a riprodurre in noi quello che fece in lui […] “Grazia” è la comunicazione dello Spirito agli uomini, in virtù della quale possiamo partecipare alla relazione al Padre che è propria e originaria di Gesù. E questo perché lo stesso Spirito che creò nella sua umanità la capacità di risposta a Dio, è presente in noi come suo». Nell’Antropologia teologica, pubblicata nel 1983, riscritta e riedita nel 1995, tradotta in molte lingue, recentemente ristampata dalla nostra GBPress; nell’Introduzione alla antropologia teologica del 1992, anch’essa tradotta in più lingue e più volte ristampata; nei numerosi articoli e contributi che accompagnano con continuità l’impegno accademico di quegli anni, si dispiega lo stesso motivo di fondo. Esso è rappresentato dalla considerazione del reciproco rimando fra mistero di Dio e mistero dell’uomo, come snodo che solo nella persona di Cristo può trovare il cardine capace di garantirne la corretta articolazione. «...Patrem consummat Filius» Il radicamento della teologia della grazia nella cristologia che la prospettiva pneumatica evidenzia, si traduce nella sottolineatura della caratterizzazione trinitaria della idea cristiana della grazia: non sorprende, dunque, il continuo riaffiorare del tema trinitario nell’opera di Ladaria, fino alla pubblicazione, alla fine degli anni Novanta, de Il Dio vivo e vero, il volume poi rinnovato e ampliato nel 2010. La Trinità, mistero di comunione, del 2002, offrirà nuovi ed interessanti spunti di approfondimento, confermando la validità della linea tracciata nel manuale, grazie anche ad un dialogo criticamente avvertito con le più significative proposte della teologia trinitaria contemporanea. Sullo sfondo, arricchito dalla frequentazione diretta delle pagine dei maestri di ogni epoca, ecco che vediamo riaffiorare la fecondità del mai interrotto dialogo con Ilario. La nota apparsa su Gregorianum nell’anno 2000 proprio di questo torna a parlarci: della genialità del teologo di Poitiers e della validità del contributo che la sua rilettura può offrire in vista di quella sintesi a cui la teologia contemporanea sembra aspirare con rinnovata intensità. Una sintesi capace di ridire il mistero del Dio che si è rivelato come Amore in Gesù Cristo, mantenendo viva l’articolazione trinitaria necessaria a dispiegare la verità di questa manifestazione senza cedere alla riaffiorante tentazione delle letture unilaterali. «...Patrem consummat Filius» che è come dire: è il Figlio che consuma, che dall’eternità porta a compimento la paternità divina, accogliendo il dono che il Padre gli fa generandolo alla sua stessa vita. E potremmo aggiungere, lasciandoci ispirare da una teologia della grazia alimentata dalla verità della cristologia pneumatica:

L’apparizione dei due volumi “insieme e la nuova modulazione del titolo nella chiave del dittico ci mostrano la portata sistematica dell’opera di uno studioso che non cessa di presentarsi anche come un appassionato patrologo

La traduzione francese dei due trattati di P. Ladaria ha preso il titolo di Mystère de Dieu, mystère de l’homme (vol. 1. Théologie trinitaire; vol. 2. Anthropologie théologique, Parole et Silence, Paris 2011).

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Homage to Fr. Ladaria by the Pontifical Gregorian University (by Rev. Sergio Paolo Bonanni, Director of the Department of Dogmatic Theology, Patristic Theology and History of Theology) – On 16 January, the University offered a tribute to one of its most distinguished theologians – Archbishop Luis Ladaria, Secretary of the Congregation for the Doctrine of the Faith – on the occasion of his promotion to professor emeritus of theology. Luis Ladaria is involved full-time in his appointment to the Holy See, and it is also for this reason that the Gregorian wanted to honour one of its most valued teachers. Ladaria, who was clearly moved by the warmth and affection of all those who were present, addressed to the assembly: «In the thirty-plus years of being in our Faculty of Theology, I do not remember having seen many events such as this. The Gregorian has not been lacking in illustrious professors in these decades – thanks be to God – and I would not dare to compare myself to them. For this reason, I would like our thoughts and homages to go to all of them today. At the same time, I would like to encourage current professors and students of the Faculty to work with all their dedication to continue the work that was begun more than 450 years ago and that has borne much fruit in the service of God and for the good of the Church».

ricordo, in più di trent’anni “ Non nella nostra Facoltà di Teologia, aver visto molti atti come il presente. E professori illustri alla Gregoriana, grazie a Dio, in questi decenni non ne sono mancati. Perciò vorrei che a tutti loro andasse oggi il nostro ricordo e il nostro omaggio

(Luis Ladaria S.I.)

quando l’Unigenito si fa carne, il Padre non sta facendo altro che coronare l’opera della creazione. Nel mistero del suo Cristo, il Padre invita gli uomini a partecipare, con il superamento del limite sempre di nuovo concesso nel dono d’Amore offerto a Pentecoste, all’illimite dell’opera di consumazione propria del Figlio. Quella che in Gesù viene donata è grazia filiale: nell’orizzonte da essa dischiuso, il mistero della divinizzazione è scoperto come processo di autentica umanizzazione, come realizzazione “graziosa” – la sola possibile - del destino di figlio a cui ogni uomo è consegnato dal giorno in cui viene al mondo. Quanto diceva la Nota del 1980, affermando che «lo Spirito Santo universalizza per così dire la irripetibilità di Gesù, e rende la sua persona unica rilevante per tutti», sembra illuminarsi di nuova luce. Non sorprende, allora, l’apparizione, nel 2007, di Gesù Cristo Salvezza di tutti, raccolta di diversi contributi già apparsi sul tema, e anche questo, come i volumi di teologia trinitaria che abbiamo menzionato, tradotto in più lingue. Il ringraziamento di P. Ladaria In fondo l’attenzione alla dimensione universale della salvezza scaturisce senza soluzione di continuità dalla domanda intorno alla possibilità di riconoscere e ridire teologicamente l’ampiezza dell’abbraccio del Dio che è Padre, Figlio e Spirito. Un Dio che, manifestandosi come amore, non cessa di presentare la semplicità del suo essere Principio in termini totalmente diversi da quelli di un essere solitario. Un Dio di cui non sarà fuori luogo parlare come persona e relazione, nonostante le domande che non potranno essere di conseguenza evitate, suggerisce Agostino nei capitoli centrali del suo De Trinitate. All’impegno, alla responsabilità rappresentata per un teologo da quelle domande, Luis Ladaria è rimasto sempre fedele, come testimonia, adesso anche in francese, la sua opera. La traduzione di un’opera di valore è sempre anch’essa opera meritoria. Ma l’apparizione dei due volumi insieme e la nuova modulazione del titolo nella chiave del dittico: mistero di Dio – mistero dell’uomo, ci mostrano con più immediatezza la portata sistematica dell’opera prodotta da uno studioso che, fino all’ultima delle sue pubblicazioni, la traduzione in spagnolo del Commento a Matteo di Ilario, non cessa di presentarsi anche come un appassionato patrologo. Ci pare opportuno concludere questo breve resoconto riprendendo il ringraziamento che Mons. Ladaria, rispondendo al calore e all’affetto dei presenti, ha voluto rivolgere loro: «Non ricordo, in più di trent’anni nella nostra Facoltà di Teologia, aver visto molti atti come il presente. E professori illustri alla Gregoriana, grazie a Dio, in questi decenni non ne sono mancati; non oserei compararmi con loro. Perciò vorrei che a tutti loro andasse oggi il nostro ricordo e il nostro omaggio. E allo stesso tempo vorrei incoraggiare gli attuali professori e studenti della Facoltà a lavorare con tutto l’impegno per continuare un’opera iniziata più di 450 anni fa e che tanti frutti ha dato nel servizio di Dio e per il bene della Chiesa».  1. «Cristología del Logos y cristología del Espíritu», Gregorianum 61 (1980) 353-360. 2. «“...Patrem consummat Filius”. Un aspecto inédito de la teología trinitaria de Hilario de Poitiers», Gregorianum 81 (2000) 775-788.

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La Cappellania Universitaria: un servizio per la formazione integrale di PREM XALXO S.I. Facoltà di Teologia

a Cappellania della Pontificia Università Gregoriana, secondo le finalità dichiarate, «offre sostegno spirituale alla comunità dell’Università» (Statuta Generalia, Art. 75, n. 1). Tutte le attività della Cappellania sono programmate e gestite da un comitato composto dal Vice Rettore Universitario, P. Daniel McDonald S.I. e da sei professori – Prof.ssa Carmen Aparicio Valls, P. Stanislaw Morgalla S.I., P. Michael Woods S.I., Dott.ssa Marta Giorgi Debanne, Prof.ssa Nuria Calduch-Benages e P. Prem Xalxo S.I., Cappellano. Il comitato della Cappellania si riunisce saltuariamente per proporre e programmare le attività dell’anno, conformi alle esigenze degli studenti, e per valutare l’andamento delle iniziative in opera. Un gruppo di studenti collabora inoltre generosamente, per un regolare svolgimento delle diverse attività. La comunità degli studenti alla quale la Cappellania si rivolge è molto varia, come pure diverse sono le loro necessità spirituali. Più della metà degli studenti è costituita da seminaristi diocesani, religiosi e religiose che alloggiano in strutture quali Collegi, case religiose o parrocchiali: strutture che offrono uno specifico programma di formazione con direttori spirituali propri. Soltanto un quarto degli studenti è composto da laici, alcuni dei quali appartengono a particolari gruppi e vivono nelle loro comunità seguendone il carisma. Nonostante ciò, i diversi servizi spirituali offerti dalla Cappellania – naturalmente liberi e gratuiti – offerti per una formazione integrale degli studenti, ottengono ottimi risultati. Buona parte della comunità degli studenti usufruisce infatti, seppure secondo modalità diverse, dei servizi offerti dalla Cappellania.

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Il servizio svolto dalla Cappellania è centrale per la Gregoriana, comunità spirituale oltre che intellettuale

“Andate [poreuthentes] e ammaestrate [matheteusate]”: il mandato di Gesù ai suoi discepoli (Mt 28,19) è riportato accanto al tabernacolo della Cappella universitaria.

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COMUNITÀ UNIVERSITARIA

Messa Quotidiana – Direzione spirituale

Durante la mattinata si svolgono due Celebrazioni Eucaristiche – alle ore 7:45 e alle ore 11:30 – presiedute dai professori dell’Università, e una ulteriore alle ore 18:00 nei giorni di lunedì, martedì e giovedì

Durante la mattinata si svolgono due Celebrazioni Eucaristiche – alle ore 7:45 e alle ore 11:30 – presiedute dai professori gesuiti e non gesuiti dell’Università. Accogliendo positivamente il suggerimento del Rettore, a decorrere dall’Anno accademico in corso è stata aggiunta un’altra Celebrazione Eucaristica alle ore 18:00 nei giorni di lunedì, martedì e giovedì. Alcuni studenti, a rotazione, animano i canti durante la Messa delle 7:45, mentre dopo la celebrazione i Padri Ottavio De Bertolis S.I. e Rossano Zas Friz De Col S.I sono disponibili per il Sacramento di Riconciliazione. È inoltre esposto nella bacheca della Cappellania un elenco dei sacerdoti disponibili per la direzione spirituale. Esercizi Spirituali – Lectio Divina Gli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio fanno parte della proposta di formazione integrale degli studenti. La Cappellania offre gli Esercizi Spirituali in due forme: l’EVO (Esercizi nella Vita Ordinaria) e gli Esercizi formali di otto giorni. Nell’Anno accademico corrente, P. Norman Tanner S.I. sta guidando un buon numero di studenti agli Esercizi nella Vita Ordinaria, con direzione personalizzata. Una media di 18 studenti segue invece gli Esercizi Spirituali di otto giorni, che hanno luogo durante la Settimana Santa, guidati come di consueto da tre professori dell’Università e che vedono quest’anno la direzione dei Padri gesuiti Damián Astigueta, Mark Rotsaert e Jacek Oniszczuk. Una volta al mese, la Cappellania organizza una riflessione sulla Parola di Dio guidata da vari docenti e seguita da circa 3540 persone. Normalmente si segue un tema specifico, concordato per la durata dell’intero Anno accademico, che funge da filo conduttore per le diverse riflessioni. Collaborazioni con il Vicariato di Roma

La Cappellania offre “ gli Esercizi Spirituali in due forme: l’EVO (Esercizi nella Vita Ordinaria) e gli Esercizi formali di otto giorni, che hanno luogo durante la Settimana Santa

La Cappellania è sempre disponibile a recepire fra le sue attività le proposte della Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma. Tra le diverse iniziative di quest’anno, ricordiamo in particolare la Peregrinatio Mariae nelle Cappellanie Universitarie: dal 16 al 22 febbraio 2012 l’icona della Madonna Sedes Sapientiae, opera di P. Marko Rupnik S.I., è stata accolta con una devozione particolare dalla comunità degli studenti e ospitata presso la Gregoriana. Ogni anno, inoltre, molti studenti partecipano attivamente ai pellegrinaggi degli universitari, tra i quali quello ad Assisi, proposto dal Vicariato di Roma e organizzato con l’aiuto dei volontari dell’Ufficio Relazioni Studenti. Con lo stesso spirito a dicembre, su invito del Santo Padre, tutta la comunità universitaria ha partecipato ai Vespri con gli Universitari degli Atenei Romani nella Basilica Vaticana. Altre iniziative nel corso dell’Anno accademico Durante l’anno vengono svolte diverse altre attività a seconda delle richieste o delle esigenze degli studenti. La Messa dello Spirito Santo per l’inaugurazione e quella del Ringraziamento alla conclusione dell’Anno accademico sono organizzate e curate con la piena collaborazione dei volontari dell’Ufficio Relazione Studenti e degli altri uffici dell’Università.

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Studenti

Durante il periodo dell’Avvento, gli studenti – suddivisi in numerosi gruppi – presentano i canti di Natale durante gli intervalli: una perfetta piattaforma dove si mostra la bellezza e la diversità delle culture e delle tradizioni della nostra comunità universitaria, proveniente da tutto il mondo. La Settimana dell’Unità dei Cristiani è celebrata con particolare attenzione, favorendo le preghiere personali durante le Celebrazioni Eucaristiche. Alla conclusione della Settimana, inoltre, viene dedicato un momento specifico nel quale l’Università si riunisce nel Quadriportico per offrire le proprie intenzioni di preghiera per l’Unità dei Cristiani. Altre iniziative indirizzate alla comunità studentesca vengono organizzate direttamente dall’Ufficio Relazioni Studenti, il quale opera con l’aiuto di diversi studenti volontari provenienti da diversi Paesi. Ricordiamo tra le altre, la “Festa di benvenuto ai nuovi studenti” a inizio dell’Anno accademico, la quale ha l’intento di far conoscere ai nuovi iscritti l’Università e i suoi servizi. Vi sono poi le giornate dedicate alla donazione del sangue, iniziativa condivisa con la Pontificia Università San Tommaso D’Aquino in collaborazione con l’AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue). La prima ha avuto luogo il 9 novembre 2011 con 59 volontari donatori tra studenti, professori e dipendenti, 39 dei quali effettivi; la seconda si svolgerà invece a maggio 2012. È un momento molto importante, nel quale è possibile aiutare, con un gesto semplice, chi sta attraversando la prova della malattia o altre difficoltà. Per il secondo semestre è in programma l’organizzazione di una gita fuori Roma: un altro momento di convivialità divenuto ormai tradizionale nella nostra Università. Attività di sostegno agli studenti: dalle borse di studio allo sport agonistico Oltre alle attività programmate, che si esauriscono in un particolare momento dell’anno, vi sono altre iniziative costanti di sostegno agli studenti nella loro quotidianità. Tra queste merita senz’altro menzione la pubblicazione del foglio informativo Mare Nostrum, il quale serve ad aggiornare la comunità sulle iniziative in corso: opportunità di ricevere borse di studio, corsi di lingue in Italia e all’estero, aggiornamento sulla legislazione italiana in materia di immigrazione con l’informativa dell’Ufficio Studenti Stranieri, ecc. Sempre grazie al contributo dei volontari, è possibile offrire alla comunità studentesca una sala da pranzo attrezzata – il cosiddetto “Club degli studenti” – dove è anche possibile organizzare feste private legate a particolari momenti del proprio iter universitario. Nello spirito dello slogan “Giocare per credere”, che contraddistingue le maglie dei partecipanti, anche quest’anno la Gregoriana ha aderito all’iniziativa del CSI (Centro Sportivo Italiano), patrocinata dall’Ufficio Sport della CEI e dal Pontificio Collegio per la Cultura del Vaticano Pontificio Consiglio della Cultura, partecipando alla VI edizione della Clericus Cup. Ovviamente con la speranza di confermarsi campioni, dopo la bella vittoria al torneo dello scorso anno. Possiamo affermare che – avvalendosi di tante differenti attività –, la Cappellania intende realizzare «i valori segnalati dalla Chiesa sulla dignità della persona umana e del creato, la dimensione sociale della fede, il dialogo con il mondo della cultura e della scienza, l’ecumenismo e il dialogo con le altre religioni» (Ex Ufficio, Lettera 2011 al R.P. Superiore Generale della Compagnia di Gesù). 

Campus Ministry: a service for an integral formation (by Prem Xalxo S.I., Chaplain of the Campus Ministry) – Every activity of the Campus Ministry is programmed and managed by a Committee, formed by the University Deputy Rector Fr. Daniel McDonald S.I. and six Professors, who meet from time to time to make suggestions, organize and assess activities. A group of students helps the Committee. The Campus Ministry offers thus a wide range of activities to meet the needs of a very varied community of students, with different spiritual needs. In the morning there are two Eucharistic Celebrations, officiated by the Professors of the University plus one in the late afternoon on Mondays, Tuesdays and Thursdays which has been added this year following the suggestion of the Rector. Students sing during Mass at 7,45 a.m. and, after the Eucharistic Celebration, Fr. Ottavio De Bertolis S.I. and Fr. Rossano Zas Friz De Col S.I. are available for the Reconciliation Sacrament and other priests for spiritual direction. Another proposal of the Campus Ministry is Saint Ignatius’ Spiritual Exercises, offered in two different forms: the Exercises in the Ordinary Life and Formal Exercises (eight days). Once a month the Campus Ministry organizes a meditation on the Word of God, led by a various number of Professors, and followed by an average of 35-40 people. The activity of the Campus Ministry is very ample, ranging from the spiritual direction to the organisation of very special Eucharistic Celebrations (for example the Mass of the Holy Spirit at the beginning of the academic year), from the preparation of “welcoming party for the new students”, to the donation of blood in collaboration with the Saint Thomas of Aquinas University.

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La formazione, un investimento per tutta la vita di STEFANO LONGHINI

La Fondazione promuove e finanzia il Consortium Gregorianum, costituito dalle tre Istituzioni Accademiche gestite dalla Compagnia di Gesù a Roma: la Pontificia Università Gregoriana, il Pontificio Istituto Biblico e il Pontificio Istituto Orientale

Fondazione La Gregoriana Un sostegno concreto per il futuro di tanti Per approfondire il contenuto dei nostri progetti e le possibilità di contribuire allo sviluppo del Consortium Gregorianum, Vi invitiamo a visitare il sito www.fondazionegregoriana.org Siamo fiduciosi nel contributo di idee e nel sostegno concreto, che Ci vorrete generosamente riservare. Essi possono pervenire in uno dei seguenti modi: • contattando la Segreteria della Fondazione (06.6701.5105 | segreteriaflagregoriana@unigre.it)

• sottoscrivendo il modulo RID scaricabile dal nostro sito • effettuando un bonifico a favore della Fondazione La Gregoriana, presso Banca Prossima IBAN: IT 39 U 033 5901 6001 000000074037403

Fondazione La Gregoriana Piazza della Pilotta, 4 | 00187 Rome (Italy) tel +39.06.6701.5105 | fax +39.06.6701.5373

segreteriaflagregoriana@unigre.it

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el settembre del 2010 Padre Michael Hilbert S.I. è stato nominato Presidente della Fondazione La Gregoriana. Si tratta del primo cambio di presidenza dopo Padre Franco Imoda S.I., che ha diretto la Fondazione fin dalla sua nascita e ha raggiunto importanti risultati, e che desideriamo ringraziare con forte sentimento di riconoscenza per il grande lavoro svolto in questi anni. Ripercorriamo ora, accompagnati dal Presidente, identità e mission della Fondazione.

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∫ P. Hilbert, com’è nata questa Fondazione? «Care amiche e cari amici sono molto felice di presentarvi la Fondazione La Gregoriana. Essa nasce nel 2003 per promuovere e finanziare la missione del Consortium Gregorianum, costituito dalle tre Istituzioni Accademiche gestite dalla Compagnia di Gesù a Roma: la Pontificia Università Gregoriana, il Pontificio Istituto Biblico e il Pontificio Istituto Orientale. Le tre Istituzioni Accademiche devono affrontare sfide sempre più complesse e impegnative anche dal punto di vista economico: consolidare il corpo docente con i migliori professori a livello internazionale, attrarre gli studenti più meritevoli a prescindere dalle loro disponibilità economiche, aumentare le attività di ricerca teologica, filosofica e sociale, garantire la restaurazione e conservazione del patrimonio librario e delle strutture didattiche». ∫ I lettori potrebbero restare sorpresi che una Università come la Gregoriana necessiti di una Fondazione impegnata nella ricerca di sostegno economico... «Teniamo presente che, oggi, le rette versate dagli studenti coprono circa il 50% delle spese annuali delle tre Istituzioni. La restante parte è coperta dal sostegno economico della Compagnia di Gesù e dei Privati. Il contributo delle donazioni è quindi fondamentale per l’equilibrio economico e per finanziare la crescita delle Istituzioni del Consortium Gregorianum. ∫ Donazioni, lasciti, legati... come vengono impiegate queste risorse? «La lista è davvero lunga! In primo luogo sono destinati a finanziare i costi non coperti dalle rette di studio, nonché erogare borse di studio a favore di studenti provenienti da Diocesi e Paesi


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Fondazione

in via di sviluppo. Servono poi a creare e sostenere ricerche, seminari, corsi, conferenze, pubblicazioni e mostre. Non si può dimenticare la necessità di restaurare e digitalizzare i preziosi volumi dell’Archivio Storico e delle Biblioteche. Si cerca di facilitare scambi fra docenti e tra ex-alunni dei diversi Paesi. E infine ci sono strutture didattiche e aule da rinnovare, gli strumenti informatici da aggiornare,...». ∫ Ci sono naturalmente anche altri obiettivi... «La Fondazione vuole contribuire a far conoscere a un pubblico sempre più vasto e internazionale il patrimonio accademico e culturale, i valori e le realtà delle tre Istituzioni Accademiche. Abbiamo l’obiettivo di aumentare il numero degli Amici della Fondazione che si impegnano a sostenerla nel tempo con continuità attraverso una donazione mensile. Di recente abbiamo cominciato a inviare una newsletter mensile, alla quale ci si può iscrivere visitando il nostro sito rinnovato: www.fondazionegregoriana.org». ∫ Un punto in particolare sul quale desidera insistere? «È nostra intenzione riuscire a coinvolgere la maggior parte degli ex alunni delle tre Istituzioni Accademiche e di essere presenti in diversi Paesi europei grazie allo sviluppo del sito e della newsletter nelle varie lingue». ∫ Quali sono i rapporti fra studenti e la Fondazione? «È importante che tutti gli studenti siano sensibili e attenti allo sviluppo della Fondazione, che sempre più nel futuro dovrà permettere, con le donazioni all’Università e le borse di studio per gli studenti, l’accesso agli studenti più meritevoli, mantenendo rette accessibili anche agli studenti che non hanno le possibilità economiche di sostenere in toto il costo di una Università di eccellenza come la Gregoriana. Sarà importante che gli studenti siano informati sulla attività della Fondazione e ne diventino a loro volta promotori presso amici e conoscenti, in modo da allargare sempre più il numero di donatori che, a prescindere dall’importo della loro donazione, contribuiscano con regolarità al sostentamento nel lungo termine della loro Università. Questo impegno è molto importante affinché anche gli studenti di domani possano beneficiare degli stessi valori e della stessa qualità degli insegnamenti ricevuti». ∫ Un ruolo tutto particolare lo rivestono poi gli ex alunni... «Riteniamo che gli ex-alunni – con la loro testimonianza del valore della Pontificia Università Gregoriana e dei Pontifici Istituti Biblico ed Orientale per la loro formazione umana e religiosa – siano gli sponsor più veritieri, oltre che efficaci. Parlando delle attività e delle sfide che ogni giorno affrontano – nelle loro parrocchie, missioni, centri di formazione, seminari e luoghi di lavoro –, essi possono testimoniare quanto sia importante la formazione spirituale e culturale ricevuta, così come i valori loro trasmessi a partire dagli studi universitari. Colgo l’occasione per invitare gli ex studenti a contattarci e a condividere con noi le loro testimonianze. Siamo fiduciosi nel contributo di idee e nel sostegno concreto, che ci vorrete generosamente riservare». 

Formation, a lifelong investment (by Stefano Longhini) – In September 2010 Fr. Michael Hilbert S.I. was appointed President of “La Gregoriana” Foundation. This was the first change of Presidency since the Foundation was established in 2003 when Fr. Franco Imoda S.I. was appointed President. Fr. Hilbert explained that “La Gregoriana” Foundation was created to promote and finance the Consortium Gregorianum (made up of the Pontifical Gregorian University, Pontifical Biblical Institute and Pontifical Oriental Institute) with the objective of attracting the best international Professors, to appeal to the most deserving students, to increase the theological, philosophical and social research activities and to succeed in securing the restoration as well as conservation of its bibliographic heritage and the didactic structures. To achieve these goal we use the fees paid by our students, but these cover only half of our requirements, so we must rely on the contribution from the Company of Jesus and from private benefactors which are essential in order to give scholarships to students coming from developing countries and to finance our didactic activity. It is important to increase the number of the Friends of the Foundation, and recently we have started a newsletter which can be requested on our website: www.fondazionegregoriana.org

In alto: P. Michael Hilbert, Presidente della Fondazione La Gregoriana

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In memoria Félix-Alejandro Pastor Ferrol (Spagna), 25 febbraio 1933 Rio de Janeiro (Brasile), 11 luglio 2011

P. Pastor entrò nella Compagnia di Gesù il 7 dicembre 1950. Dopo il conseguimento della Licenza in Filosofia alla Universidad Pontificia Comillas nel 1957, e della Licenza in Teologia alla PhilosophischTheologische Hochschule Sankt Georgen (Frankfurt a. M.) nel 1964, ottenne il Dottorato in Teologia nella Pontificia Università Gregoriana nel 1968, pubblicando la tesi nella collana Analecta Gregoriana (vol. 168) con il titolo: La Eclesiología juanea según E. Schweizer. Dall’anno 1969 cominciò a esercitare la sua attività di insegnamento come Professore Invitato nella Facoltà di Teologia della nostra Università.

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Nel 1970 fu nominato Professore Aggiunto della stessa Facoltà, nel 1974 Professore Straordinario, mentre nel 1983 venne infine promosso a Professore Ordinario. La sua attività di insegnamento si era incentrata sull’Ecclesiologia e lo sviluppo del pensiero di tre grandi teologi – Agostino d’Ippona, Paul Tillich, Karl Rahner –, senza trascurare altre tematiche teologiche ed ecumeniche fondamentali. Diresse oltre 80 tesi di Dottorato nella nostra Università. Per i suoi meriti, fu Professore invitato presso la Universidad Pontificia Comillas (1970, 1971, 1977), la Pontificia Università Cattolica e l’Istituto di Teologia di Rio de Janeiro, il Center for Advanced Studies di Belo Horizonte (1985-1994). Nel mese di ottobre del 1970 fu nominato Prefetto degli studi del Pontificio Collegio Pio Brasiliano, incarico che ha continuato a esercitare fino al 2010.

Philip Joseph Rosato Philadelphia (Pennsylvania, USA), 7 luglio 1941 Wynnewood (Pennsylvania, USA), 20 luglio 2011

P. Rosato, dopo il diploma conseguito presso la St. Joseph’s Preparatory School, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1959. Nel 1965 ottenne il Baccalaureato in Filosofia presso la Fordham University, dove conseguì l’anno seguente anche il Master in Latino e Greco; infine – nel 1971 – la Licenza in Teologia al Woodstock College. Trasferitosi in Germania, nel 1975 conseguì il Dottorato in Teologia presso l’Università di Tubinga, con una tesi dal titolo La Pneumatologia di Carlo Barth. Nella sua lunga attività di insegnamento, il P. Rosato fu docente di Latino e Tedesco presso la Gonzaga


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In memoria

High School di Washington dal 1966 al 1968, insegnò religione dal 1969 al 1970 presso la Fordham Preparatory School di New York e, prima di venire a Roma, insegnò Teologia presso la St. Joseph’s University di Philadelphia, dal 1975 al 1979. Nominato Professore invitato, P. Rosato entrò nella Facoltà di Teologia della Gregoriana nell’Anno accademico 1979-1980. Nel 1985 diventò Professore Straordinario e nel 1989 Professore Ordinario di Teologia. Colpito da leucemia, P. Rosato ha dovuto lasciare Roma per far rientro negli Stati Uniti, dove si è arreso alla malattia all’età di 70 anni, al Lankenau Hospital di Wynnewood.

Roberto Busa Vicenza, 28 novembre 1913 Gallarate (Varese), 9 agosto 2011

P. Busa entrò nel seminario di Belluno nel 1928, dove fu compagno di classe di don Albino Luciani, il futuro Papa Giovanni Paolo I. Nel 1933 entrò nella Compagnia di Gesù con il sogno della missione, ma obbedì ai superiori che lo indirizzarono verso una vita di studio. Nel 1937 ottenne la Licenza in Filosofia presso l’Aloisianum di Gallarate e il 30 maggio del 1940 fu ordinato sacerdote. L’anno seguente conseguì la Licenza in Teologia a Chieri, mentre nel 1946 ottenne il Dottorato in Filosofia, presso la Pontificia Università Gregoriana, con una tesi intitolata La Terminologia Tomistica dell’interiorità, pubblicata nel 1949. Tra il 1980 e il 1995 tenne corsi di Ermeneutica tomistica computerizzata sia alla Pontificia Università Gregoriana che all’Università Cattolica di Milano. Per sette anni, fino al 2002, fu chiamato a insegnare anche presso il Politecnico di Milano, dove tenne lezioni di Filosofia e Psicologia nel corso di Intelligenza Artificiale e Robotica.

Tra i primi a far uso dell’informatica nella linguistica, la sua opera più importante è la realizzazione dell’Index Thomisticus, monumentale lemmatizzazione dell’opera completa di Tommaso d’Aquino e dei testi a lui più strettamente collegati. Ed è come riconoscimento a questa opera immensa che nel 1998 P. Busa è stato premiato dalla ADHO (Alliance of Digital Humanities Organisations). Tale Premio, poi divenuto il Roberto Busa Award, viene elargito ogni tre anni quale riconoscimento di risultati eccezionali nell’applicazione delle tecnologie di informazione e comunicazione alla ricerca umanistica. Negli ultimi anni P. Busa si era dedicato ad altri due importanti progetti: il Lessico Tomistico Biculturale (LTB), che si propone di interpretare i concetti in latino di Tommaso d’Aquino trasponendoli nella cultura contemporanea; e la traduzione con il metodo delle Lingue Disciplinate (LD), che permette la traduzione automatica di testi scritti, uno dei temi ricorrenti delle ricerche in intelligenza artificiale. Nel 2005, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo nominò Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana, la più alta onorificenza della Repubblica. Le intuizioni e le opere di Padre Busa sono state di importanza unica e hanno ottenuto riscontro a livello mondiale, contribuendo a facilitare il lavoro di ricerca di studiosi e accademici di tutto il pianeta.

Piersandro Vanzan Lonigo (Vicenza), 3 gennaio 1934 Roma, 14 novembre 2011

P. Vanzan, entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù nel 1952 e, dopo aver completato gli studi secondari, si trasferì a Gallarate, dove conseguì la Licenza in Filosofia nel 1958. Di lì si trasferì a Napoli, conseguendo la Licenza in Teologia nel

1964 presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Dal 1965 al 1967 prestò servizio nella Casa di Esercizi di Triuggio (MI), dedicandosi all’apostolato diretto e all’insegnamento della religione in due scuole serali. Conseguì il Dottorato in Teologia Dogmatica nel 1974 presso la Pontificia Università Gregoriana. Insegnò a lungo Teologia pastorale a Napoli presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, divenendo anche Preside della Facoltà di Teologia e Direttore della sua rivista, Rassegna di Teologia, dal 1974 al 1981. Nel 1982 fu trasferito a Roma, presso La Civiltà Cattolica, dove per alcuni anni è stato redattore capo, proseguendo la sua collaborazione principalmente come scrittore. Ed è stato così, come scrittore, che P. Vanzan ci ha lasciati: al suo posto, come sempre, con un articolo da terminare. Durante la sua permanenza a Roma ha insegnato alla Pontificia Università Gregoriana. Malgrado la fragilità fisica, è stato un uomo molto attivo, autore e curatore di diversi libri e di innumerevoli scritti su varie testate, con una passione che lo portava a insistere sull’importanza di un’adeguata formazione dei laici all’interno della Chiesa.

Giacomo Martina Tripoli (Libia), 12 dicembre 1924 Roma, 7 febbraio 2012

P. Martina entrò nella Compagnia di Gesù il 13 dicembre 1939, ad appena 15 anni, e fu ordinato l’11 luglio 1953. Conseguì dapprima la Licenza in Filosofia (1947), e poi la Licenza in Teologia nella Pontificia Università Gregoriana. Nel 1950 si laureò in Lettere all’Università di Roma “La Sapienza”, presentando una tesi dal titolo Dalla Romania alla Gothia, l’atteggiamento della Chiesa di fronte ai barbari nel V secolo. Dopo la docenza di Storia ecclesiastica dal 1956 al 1964 nel Seminario regionale di Anagni (Frosinone), nel

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1964 iniziò a insegnare Storia della Chiesa nella Facoltà di Teologia con la qualifica di Professore Aggiunto; nel 1968 venne nominato Professore Straordinario; nel 1970 Professore Proprio dell’Istituto di Scienze Religiose, e nel 1971 Professore Ordinario nella Facoltà di Teologia. Nel 1976 venne nominato Direttore del Segretariato Relazioni Studenti, con il compito di promuovere il dialogo tra le Autorità e gli studenti, e favorire le relazioni tra professori e studenti. Nel 1982 fu trasferito alla Facoltà di Storia Ecclesiastica con il grado di Professore Ordinario. Studioso infaticabile – la sua bibliografia, pubblicata nel 1998, raccoglie ben 397 titoli – Padre Martina collaborò con numerose riviste e, per oltre vent’anni (1966-1988), con il quotidiano L’Osservatore Romano. Nella sua vasta produzione scientifica, vanno menzionati per lo meno: il manuale in quattro volumi La Chiesa nell’età dell’assolutismo, del liberalismo, del totalitarismo. Da Lutero ai nostri giorni, pubblicato nel 1970, più volte ristampato e aggiornato in edizioni successive, ancora in uso; il libro Storia della Compagnia di Gesù in Italia (1814-1983) pubblicato nel 2003; e l’opera sul pontificato di Pio IX (in 3 voll., 1974-1990).

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Mario Fois Perfugas (Sassari), 15 giugno 1923 Roma, 6 marzo 2012

P. Fois entrò nella Compagnia di Gesù il 25 novembre 1942, per poi essere ordinato l’11 luglio 1954. Nel 1950 conseguì la Licenza in Filosofia a S. Cugat del Vallés (Spagna), nel 1955 la Licenza in Teologia a Chieri (Torino), nel 1958 la Licenza in Storia Ecclesiastica alla Pontificia Università Gregoriana, nel 1969 il Dottorato in Storia Ecclesiastica – sempre nell’Università Gregoriana – presentando la tesi Il pensiero cristiano di Lorenzo Valla nel quadro storico-culturale del suo ambiente, pubblicata nella collana Analecta Gregoriana, Series Facultatis Historiae Ecclesiasticae (n. 174). Dal 1959 insegnò al Collegio Massimo di Chieri (Torino) della Compagnia di Gesù, mentre con l’Anno accademico 1962-1963 cominciò a insegnare Storia della Chiesa nella Facoltà di Teologia della Gregoriana come Professore aggiunto e, dall’Anno accademico 1968-1969 anche nella Facoltà di Storia Ecclesiastica; nel 1972 venne nominato Pro-

fessore Straordinario nella Facoltà di Storia Ecclesiastica e nel 1976 Professore Ordinario nella stessa Facoltà. Nel 1979 fu nominato Decano della Facoltà di Storia Ecclesiastica della Gregoriana, incarico confermato nel 1982 per un ulteriore triennio. Dal 1988 al 2008 è stato Consultore della Rivista Archivum Historiae Pontificiae. Autore prolifico di diverse pubblicazioni e di articoli, soprattutto sulla storia della Compagnia di Gesù, sulla pedagogia ignaziana e sulla storia del Collegio Romano, ha collaborato con molte altre riviste, tra le quali La Civiltà Cattolica. Nell’Anno accademico 1993-1994 era diventato Professore emerito nella Gregoriana, che aveva lasciato nel 2008, trasferendosi alla Residenza San Pietro Canisio.


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INFORMAZIONE

Informazione NOMINE IN GREGORIANA

Rev. Padre Felix Körner S.I., Delegato del Padre Rettore per le Relazioni inter-universitarie e interreligiose.

Nel corso del periodo compreso tra il 1° luglio 2011 e il 29 febbraio 2012, vi sono state numerose nomine relative ai professori e docenti della nostra Università, delle quali desideriamo dare conto.

Rev. Padre Marek Inglot S.I., Direttore della Rivista Archivum Historie Pontificiae e della Collana Miscellanea Historiae Pontificiae.

Rev. Prof. Don Sergio Paolo Bonanni e il Rev. Prof. Don Antonio Nitrola, Professori Ordinari della Facoltà di Teologia. Rev. Prof. Don Fabrizio Pieri, Professore Ordinario dell’Istituto di Spiritualità. Rev. Padre Scott Brodeur S.I. e il Rev. Padre Philipp Gabriel Renczes S.I., Professori Straordinari della Facoltà di Teologia. Rev. Padre Giovanni Cucci S.I., Professore Straordinario della Facoltà di Filosofia. Rev. Padre José Carlos Coupeau S.I., Professore Straordinario dell’Istituto di Spiritualità. Prof.ssa Ilaria Morali, Professore Straordinario della Facoltà di Missiologia e Pro Direttore del Dipartimento di Missiologia. Rev. Padre Filippo Lovison B. e il Rev. Padre Martín Morales S.I., Professori Ordinari della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa.

Rev. Padre Gianfranco Ghirlanda S.I. e il Rev. Padre Yuji Sugawara S.I., Consultori del Direttore della Rivista Periodica de re canonica. Rev. Padre Thomas Casey S.I. Decano della Facoltà di Missiologia e pro direttore ad interim del Dipartimento di “Teologia delle Religioni”. Rev. Padre Norman Tanner S.I., il Rev. Padre Giulio Cipollone OSST, il Rev. Padre Silvano Giordano OCD, e il Rev. Padre Nuno da Silva Gonçalves S.I., Consultori della rivista Archivum Historiae Pontificiae per un triennio a partire dal 17 novembre 2011. Rev. Padre Diego Alonso-Lasheras S.I., il Rev. Don Sergio Paolo Bonanni, il Rev. Padre Nuno da Silva Gonçalves S.I., il Rev. Padre Jakub Gorczyca S.I., il Rev. Padre Stanislaw Morgalla S.I. e la Prof.ssa Donna L. Orsuto, Consiglieri di redazione della rivista Gregorianum per un triennio a partire dal 20 dicembre 2011. Rev. Padre Kevin Flannery S.I., il Rev. Padre Philipp Gabriel Renczes S.I. e il Rev. Padre Nuno da Silva Gonçalves S.I., Consultori dell’Archivio per un triennio a partire dal 17 novembre 2011.

Il ciclostilato Informazioni PUG, “nonno” dell’attuale periodico La Gregoriana, nacque 42 anni fa: il 21 febbraio 1970 (Biblioteca PUG, Mag. U 89).

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INFORMAZIONE

A. CACCIANI

RETTORATO ,

P. Boškovic , un modello rivolto verso il futuro

Ritratto bronzeo di P. Boškovic. é Sullo sfondo, la lapide commemorativa del suo insegnamento presso il Collegio Romano, ora affissa nell’Atrio d’ingresso della Gregoriana.

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Il 10 dicembre 2011 si è tenuto il Simposio Scientifico Internazionale Padre Rud-er Josip Boškovic’ : cultore della verità, in occasione del tricentenario della nascita del grande gesuita croato: un evento scientifico organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana, dal Ministero degli Affari Esteri e dell’Integrazione Europea della Repubblica di Croazia e dalla Facoltà di Filosofia della Compagnia di Gesù di Zagabria. «Cultore della verità» è l’appellativo con il quale papa Benedetto XVI definì Boškovic’ atterrando in Croazia, il 4 giugno 2011. «Egli – continuò il Pontefice – impersona molto bene il felice connubio tra la fede e la scienza, che si stimolano a vicenda per una ricerca al tempo stesso aperta, diversificata e capace di sintesi. [...] In Boškovic’ c’è l’analisi, c’è lo studio di molteplici rami del sapere, ma c’è anche la passione per l’unità. E questo è tipico della cultura cattolica». Boškovic’ nacque il 18 maggio 1711 nella città da sempre chiamata in croato Dubrovnik (in latino Rhacusa, in italiano Ragusa). Fu tra le maggiori personalità intellettuali del Settecento: raggiunse fama mondiale grazie ai suoi successi nel campo dell’astronomia, dell’architettura e dell’idrografia, arrivando ad anticipare alcune scoperte della fisica contemporanea. Attraversando l’intera Europa e promuovendo la ricerca in molti Paesi, fu onorato sia come socio corrispondente sia come membro delle Accademie delle Scienze di Parigi, Bologna, Londra e

San Pietroburgo. Nonostante siano pochi, oggi, a conoscerne a fondo la figura, a lui è stato intitolato l’Istituto per le ricerche nel campo della fisica atomica a Zagabria. Il Simposio si è aperto con i saluti del Rettore Magnifico P. F.-X. Dumortier S.I., del Segretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e dell’Integrazione Europea della Repubblica di Croazia Mario Nobilo, e di P. Anto Tustonji S.I., Superiore Provinciale della Provincia Croata dei Gesuiti. La prima sessione ha cominciato con la partecipazione dei Padri Ivan Šestak S.I. e Marijan Steiner S.I. (Facoltà di Filosofia S.I. di Zagabria), che hanno sviluppato rispettivamente gli argomenti Il pensiero filosofico e Il profilo spirituale di R. Boškovic’ . La relazione del P. Miguel Coll S.I. (Pontificia Università Gregoriana) ha trattato dell’Importanza del Collegio Romano al tempo di Boškovic’ . In seguito il Prof. Ivica Martinovic’ (Direttore dell’Istituto di Studi Filosofici di Zagabria) ha presentato una relazione su R. Boškovic’ professore al Collegio Romano, cui è seguita l’esposizione del P. Paul R. Mueller S.I. (Osservatorio Vaticano) su Boškovic’ e lo stile scientifico dei gesuiti. La pausa del Simposio è stata ravvivata da un intermezzo musicale – L’Ode alla gloria di Rud-er Boškovic’ , scritta nel 1911 dal confratello croato Petar Perica – eseguita dal soprano Nikolina Pinko, accompagnata al pianoforte da Domagoj Košc’ ak. La seconda sessione, moderata dal Sig. Claude Grbeša (Ministero degli Affari Esteri e dell’Integrazione Europea della Repubblica Croata) ha visto succedersi gli interventi di P. François Euvé S.I. (Facoltà di Teologia dei Gesuiti – Centre Sèvres Parigi) su Boškovic’ in Francia, del Prof. Giorgio Filippi (Musei Vaticani) su alcune testimonianze che ne conservano traccia in Vaticano, e del Sig. Stjepan Špoljaric’ (Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri e dell’Integrazione Europea della Repubblica di Croazia) sull’attività diplomatica dello scienziato durante gli anni a Roma. La mattinata si è conclusa con l’inaugurazione nel Quadriportico dell’Università – alla presenza di S.E. Filip Vucˇ ak, Ambasciatore della Repubblica di Croazia presso la Santa Sede – della Mostra curata dal Prof. Martinovic’ , comprendente un modello della Cupola della Basilica di San Pietro, realizzata in legno e alta 2,5 metri, fatta arrivare dal Museo Tecnico di Zagabria per ricordare il risanamento della Cupola a opera del gesuita croato. Momento particolarmente solenne lo scoprimento di una lapide commemorativa, ora posizionata nell’Atrio d’ingresso della Gregoriana. Il testo della lapide – stabilito dal Prof. Martinovic’ – ricorda tra le altre cose i cinque meriti principali che Boškovic’ ottenne quale professore del Collegio Romano: l’autore della teoria delle forze esistenti in natura; il pioniere


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di statica delle costruzioni; l’inventore di nuovi metodi e di nuovi strumenti nell’astronomia, nell’ottica e nella geodesia; il conducente della spedizione geodetico-cartografica per la misurazione dei due gradi sul “meridiano di S. Pietro” e la stesura della prima carta geografica esatta dello Stato Ecclesiastico; infine, il poeta erudito dell’Accademia degli Arcadi. Nella giornata seguente – domenica 11 dicembre 2011 – S.E.R. il Cardinal Josip Bozanic’ , Arcivescovo di Zagabria, ha presieduto la Celebrazione vespertina dell’Eucarestia presso il Pontificio Collegio Croato di San Girolamo. Singolare connubio di tradizione e di modernità, di ragionamento analitico corretto dal primato dell’osservazione, Boškovic’ è una figura rivolta al futuro, piuttosto che al passato. Non a caso il Santo Padre concluse il suo discorso sulla sua figura con queste parole: «Oltre all’omaggio, però, occorre far tesoro del metodo, dell’apertura mentale di questi grandi uomini».

all’esterno tramite i canali comunicativi preposti – si sono svolti in Aula Magna. I film vengono scelti non solo secondo criteri di valore estetico, ma pure per le loro importanti risonanze morali, filosofiche e teologiche; e per rispettare l’integrità delle opere e le loro culture di provenienza, ogni pellicola è stata proiettata in versione originale sottotitolata. Alla proiezione di Des hommes et des dieux (Xavier Beauvois – Francia 2010), il famoso film sul massacro dei monaci cistercensi francesi in Algeria, hanno partecipato i professori Felix Körner S.I., specialista nel dialogo cattolico-islamico, e Lloyd Baugh S.I., docente di teologia e cinema. Su The Tree of Life (Terrence Malick – India | Gran Bretagna 2011), sono intervenuti tre docenti della Facoltà di Teologia: Miguel Yañez S.I. sulle implicazioni morali delle dinamiche all’interno della famiglia

P. MIGUEL COLL S.I. Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa

EVENTI INTERDISCIPLINARI Cinema e teologia: una nuova iniziativa aperta a tutti Nel già ricco menu di attività accademiche e culturali che si tengono alla Gregoriana, quest’anno c’è una novità in più. Si tratta di una serie di appuntamenti proposti alla comunità universitaria e aperti al pubblico che abbinano la proiezione di un film contemporaneo, in lingua originale sottotitolata, con interventi di alcuni docenti delle diverse Facoltà e Dipartimenti universitari, cui segue il dibattito con il pubblico in sala. L’iniziativa affonda le sue radici nel passato. Infatti fin dal 1991 si tengono presso la Gregoriana corsi su Teologia e cinema, che hanno visto la vivace partecipazione di studenti – con la realizzazione di diverse tesi di licenza e dottorato – e ospiti occasionali, anche esterni all’Università. Negli anni scorsi inoltre, si proiettavano film durante la pausa pranzo tra le lezioni, normalmente senza dibattito, che attiravano un buon pubblico, ma quasi sempre costituito da soli studenti. È dunque desiderio del P. Rettore François-Xavier Dumortier S.I. formalizzare questi eventi quali attività accademico-culturali dell’Università, estendendo la partecipazione al pubblico esterno come servizio offerto dalla Gregoriana ai cittadini di Roma. Nel primo semestre di quest’anno accademico abbiamo lanciato il progetto con tre proiezioni: Des hommes et des dieux, The Tree of Life, e Va vis et deviens. Gli eventi – promossi

protagonista del film, Jean-Pierre Sonnet S.I. sul nesso biblico come filo conduttore dell’opera, e Lloyd Baugh S.I. sulla struttura, la colonna sonora e l’elaborato programma di simboli. Infine, per Va vis et deviens (Radu Mihaileanu – Francia | Israele | Belgio | Italia 2005), proiettato in occasione della Giornata della Memoria, sono intervenuti Philipp Renczes S.I., Direttore del Centro “Cardinal Bea”, Thomas Casey S.I., Decano della Facoltà di Missiologia, e Lloyd Baugh S.I. Quest’ultimo evento ha visto la collaborazione di tre studenti della Gregoriana, originari di Israele ed Etiopia, che hanno gestito il dibattito con il pubblico in sala. LLOYD BAUGH S.I. Facoltà di Scienze Sociali – CICS

Leggere il cinema con gli occhi delle diverse discipline dell’Università: alle proiezioni di Des hommes et des dieux e The Tree of Life è seguito il commento di alcuni professori e il dibattito.

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FACOLTÀ DI DIRITTO CANONICO Una Giornata di Studio in memoria del Card. Navarrete Martedì, 22 novembre 2011, segna il primo anno trascorso dalla morte di Urbano Card. Navarrete S.I., già Rettore della Pontificia Università Gregoriana e Decano della Facoltà di Diritto Canonico, ma soprattutto studioso e docente. Papa Benedetto XVI, che ha elevato il Padre Navarrete alla dignità cardinalizia nel Concistoro del 24 novembre 2007, nel giorno della sua morte ha affermato di aver «sempre nutrito profonda stima sia per la sua testimonianza personale di vita cristiana e consacrata sia per il suo esemplare servizio alla formazione delle nuove generazioni specialmente dei sacerdoti».

La stessa profonda stima per la sua scienza, l’insegnamento e soprattutto l’esempio, ha stimolato i confratelli gesuiti, gli amici e gli ex-studenti di P. Navarrete a riunirsi, proprio nel giorno del primo anniversario della sua morte, per ricordare la sua illustre persona, ma anzitutto per richiamare alla mente ed approfondire il suo insegnamento e la sua eredità scientifica. La Giornata di Studio, organizzata per questa occasione dalla Facoltà di Diritto Canonico della Gregoriana e dalla Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo, ha radunato nell’Aula Magna numerosi canonisti, docenti degli Atenei Pontifici e Statali, ufficiali di diversi organismi ecclesiali, e soprattutto gli amici del Padre Navarrete. Aprendo la Giornata con un breve saluto inaugurale P. François-Xavier Dumortier S.I., Rettore Magnifico, ha ricordato la persona del P. Navarrete, illustrando tre aspetti della sua vita

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di grande gesuita, grande canonista e grande servitore della Chiesa. La Figura del Card. Urbano Navarrete è stata, in seguito, più dettagliatamente delineata dal Prof. Patrick Valdrini, Pro-Rettore alla Pontificia Università Lateranense e Presidente della Consociatio. Il Padre Navarrete ha partecipato sin dall’inizio alla creazione di quest’ultima, all’inizio degli anni Settanta, e quasi fino alla fine della sua vita ha fatto parte del suo Consiglio direttivo, trattando tutta la Consociatio non tanto come associazione di studiosi, bensì come un’unione di amici. I lavori successivi della Giornata si sono articolati in due fasi. Nella prima sono state presentate tre relazioni su argomenti di diritto matrimoniale, centrali nell’attività scientifica del Card. Navarrete, svolta sin dal 1958 – ormai vigilia del Concilio Vaticano II – fino al 2009. Proprio sul versante conciliare il Prof. Paolo Moneta dall’Università degli Studi di Pisa ha centrato la sua conferenza intitolata Il matrimonio dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella quale ha presentato le principali aree alle quali si è dedicato P. Navarrete in quasi mezzo secolo della sua attività di matrimonialista. Le altre due relazioni, invece, si sono concentrate su due delle tematiche più ampiamente trattate nelle pubblicazioni del Maestro: Indissolubilità del matrimonio: la sacramentalità e la consumazione di esso, presentata dal Prof. Piero Antonio Bonnet dell’Università degli Studi di Teramo, e L’errore, con speciale riguardo all’“error iuris” e l’“error facti”, offerta dal Prof. Janusz Kowal S.I., Decano della Facoltà di Diritto Canonico. Nella seconda parte dell’incontro ha avuto luogo una tavola rotonda durante la quale ex-dottoranti o collaboratori del P. Navarrete hanno presentato le proprie testimonianze riguardanti la tematica sulla quale hanno lavorato con il Magister canonistarum, indicando al tempo stesso importanza e attualità di alcuni suoi contributi al diritto canonico matrimoniale. La prima testimonianza, del Card. Péter Erd , Arcivescovo di Esztergom-Budapest e Primate dell’Ungheria, ha svelato una lunga collaborazione tra i due eminenti canonisti e l’altrettanto prolungato e proficuo impegno di Padre Navarrete per l’educazione e l’aggiornamento dei canonisti ungheresi. Altre testimonianze sono state presentate, poi, da Maria Teresa Romano, Giudice Istruttore del Tribunale di Appello del Vicariato, Myriam Tinti, Giudice del Tribunale di Perugia, Chiara Minelli, Prof.ssa dell’Università degli Studi di Brescia e Charles J. Scicluna, Promotore di Giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ai calorosi e sentiti interventi dei collaboratori ed ex-studenti del P. Navarrete è seguito un breve dibattito, che ha concluso la Giornata. I partecipanti, negli scambi possibili sia durante coffee break sia dopo la conclusione dei


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lavori, come nei ringraziamenti mandati agli organizzatori dopo aver seguito la trasmissione online, hanno apprezzato molto la cordialità e la semplicità dei singoli interventi della Giornata. Il tono e l’atmosfera hanno corrisposto alla semplicità che ha caratterizzato sempre Padre Navarrete nella sua vita e nei contatti, con gli studenti, i colleghi canonisti e tutte le altre persone. JANUSZ KOWAL S.I. Decano della Facoltà

CENTRO CARDINAL BEA PER GLI STUDI GIUDAICI Ebrei e Cristiani fianco a fianco per ritrovare l’anima e il futuro La Nostra Aetate, Dichiarazione del Concilio Vaticano II, che ha avviato per la nostra epoca un cammino di dialogo e di amicizia tra la Chiesa Cattolica e il Popolo ebraico, è stata «falò di speranza per il mondo intero»: lo ha dichiarato il Rabbino Capo delle Congregazioni Ebraiche Unite del Commonwealth, Lord Jonathan Sacks, nella gremita Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana il 12 dicembre 2011. «50 anni dopo – aggiunge il Rabbino Capo, nella sua conferenza dal titolo “L’Europa ha perso la sua anima?” organizzata dal Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici – è giunto il momento di passare a una nuova fase, la fase della partnership, ovvero camminare fianco a fianco di fronte a forze sempre più aggressive che lavorano per ridicolizzare la nostra fede». Sembra diventare una questione di vita o di morte per il vecchio continente, poiché – spiega Sacks, che è considerato una delle voci più autorevoli dell’ebraismo moderno – «il consumismo, la celebrazione paranoica dell’oggetto, l’individualismo sono il sintomo del declino di un’Europa soffocata dalla crisi economica. Se l’Europa perde l’eredità giudeo-cristiana che ha dato tanto alla sua identità storica ai più grandi successi nella letteratura, arte, musica, educazione, politica, perderà la sua identità e la sua grandezza. Quando una civiltà perde la sua fede, perde il suo futuro. Quando scopre la sua fede, scopre il suo futuro». Con queste parole, il Rabbino intende intonare un coro a due voci, la propria appunto, e la voce del Santo Padre Benedetto XVI, il quale sin dagli inizi del suo pontificato, com’è ben noto, ha individuato nella situazione della fede un’emergenza planetaria per la Chiesa e la società. Proprio questa sintonia ha trovato modo di esprimersi in un’udienza privata che Lord Sacks ha avuto con il Papa poche ore prima della conferenza. Una sintonia confer-

E. CIAVONI

mata anche dal Cardinale Kurt Koch, presidente della Pontificia Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, nel presentare il conferenziere nell’Aula Magna della Gregoriana. È di immensa rilevanza, come ha infine ricordato il Magnifico Rettore P. François-Xavier Dumortier S.I., che un atto di questa levatura trovi il suo sigillo in un’Università, «un luogo non solo per condividere e trasmettere conoscenza, ma anche un luogo in cui si è consapevoli che il pensiero ha la forza di risvegliare le coscienze per trasformare ciò che va trasformato». Due caratteristiche in particolare hanno segnato questo evento così carico di significato, caratteristiche che possono considerarsi tipiche del dialogo ebraico-cristiano in generale e che nello stesso tempo possono fungere da bussola per l’organizzazione del programma del Centro Cardinal Bea, unità accademica responsabile in Gregoriana della diffusione della conoscenza dell’Ebraismo e del dialogo con il popolo ebraico. La prima caratteristica: l’eminente importanza dell’incontro personale dei leader religiosi fa nascere una fiducia reciproca capace di dare lo slancio per costruire l’amicizia “istituzionale” tra le due comunità di fede. Si è parlato a lungo dell’importanza della relazione personale tra il Rabbino Capo Elio Toaff e Papa Giovanni Paolo II, qualcosa di analogo sembra essere accaduto ora in occasione dell’incontro tra il Santo Padre Benedetto XVI e il Rabbino Capo Lord Sacks. Per favorire tali relazioni personali, la sede in Roma si rivela per il Centro Cardinal Bea un valore inestimabile. La seconda caratteristica: le sfide contemporanee poste alla credibilità della fede – sia cristiana, sia ebraica – rimandano al fatto che, in realtà, il vincolo speciale che unisce ebrei e cristiani non riguarda solo la loro comune radice – di cui entrambe le comunità danno testimonianza viva –, ma anche il loro modo di porsi nei confronti della realtà presente e fu-

A dicembre 2011 Lord Jonathan Sacks, Rabbino Capo delle Congregazioni Ebraiche Unite del Commonwealth, ha tenuto presso l’Aula Magna una conferenza organizzata dal Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici. A sinistra: Il Decano P. Janusz Kowal con alcuni partecipanti alla Giornata di Studio in memoria del Card. Urbano Navarrete S.I.

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turo. La provenienza comune contiene in sé la forza di un orientamento che fa convergere il cammino che entrambi intraprendono nel proiettarsi verso l’avvenire. Alla luce di questo, la nuova collaborazione del Centro Cardinal Bea con il Woolf-Institute di Cambridge, che ha avuto inizio proprio con la conferenza di Lord Sacks, promette di avere un grande potenziale. PHILIPP G. RENCZES S.I. Direttore del Centro

BENEFATTORI Il saluto al Senatore Giuseppe Vedovato

A destra: Il Senatore Giuseppe Vedovato all’inaugurazione del Museo Archivio presso il Centro Convegni Matteo Ricci. In basso: L’inconsueto spettacolo che si presentava dai tetti della Gregoriana il 4 febbraio 2012.

«Il prossimo tredici marzo e la celebrazione del Suo centenario erano da molto tempo nelle nostre menti e nei nostri cuori, ma il Signore ha deciso altrimenti»: con queste parole il Padre Rettore F.-X. Dumortier S.I. ha dato notizia della scomparsa del Senatore Giuseppe Vedovato, avvenuta il 18 febbraio 2012, appena due mesi prima del suo atteso centenario. Eminente figura accademica nel panorama delle scienze storiche e politiche, professore sin dall’età di 24 anni, deputato dal 1953 e poi senatore sino al 1976, Vedovato è stato l’unico Presidente italiano dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nel periodo 1972-1975. Generoso benefattore e grande amico della Gregoriana, nel 2002 aveva istituito presso la Facoltà di Scienze Sociali il “Seminario permanente Giuseppe Vedovato sull’Etica nelle

relazioni internazionali” per promuovere un maggiore spessore etico nei comportamenti degli organismi nazionali. Nel 2007 il Senatore aveva inoltre donato alla nostra Biblioteca un patrimonio librario unico – la Biblioteca Europea Giuseppe Vedovato, fino ad allora conservata a Strasburgo – composta di due fondi che assommano circa quarantamila titoli. Sempre nel 2007, infine, era stata inaugurata la Sala Giuseppe Vedovato all’interno del Centro Matteo Ricci, destinata ad accogliere il suo personale Museo Archivio, che ne rappresenta simbolicamente la ricchissima esperienza multiculturale e scientifica. Nel discorso tenuto il 20 gennaio 2012 in occasione della cerimonia funebre, il Padre Rettore ha ricordato «l’esperienza condivisa da noi tutti [...] di fronte allo sguardo rivolto a cento anni di vita umana, politica, ecclesiale da parte di questo grande testimone e attore della traversata di un secolo, che ha conosciuto tanti drammi che potrebbero far smarrire il senso della storia umana, tanti cambiamenti che potrebbero nutrire un senso di relatività di tutto, tante speranze spente che potrebbero condurre da una delusione all’altra. Ma la voce e le parole del Senatore Giuseppe Vedovato possono e potranno risuonare a lungo a causa del Suo radicamento nell’etica cristiana e del Suo esigente umanesimo». Del Seminario permanente “La geopolitica della solidarietà: dal locale al globale” svoltosi a Roma nei giorni 24-25 novembre 2011 sarà data conto sul numero 43 de La Gregoriana, contestualmente alla presentazione degli Atti e del Catalogo bibliografico.

ALTRI EVENTI Non capita spesso di vedere la Gregoriana coperta di neve, ma chi si trovava a Roma il 3 e 4 febbraio 2012 ha potuto assistere a uno spettacolo davvero unico. P. PEGORARO

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Due “sorelle” per la Gregoriana di ROLAND MEYNET S.I. Direttore di Gregorianum e della collana “Gregoriana”

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on si ferma il progresso” ...e non si ferma neppure il Rettore! A quest’ultimo è dovuta infatti la recente fondazione di una nuova collana, alla quale ha voluto dare un nome davvero trasparente: «Gregoriana»! Questa giovinetta, senz’altro promessa a un brillante avvenire, dovrà affiancare la sua sorella maggiore, la dignitosa rivista Gregorianum. La rivista Gregorianum Gregorianum è una robusta novantenne. Nata nel gennaio 1920, la rivista è destinata sin dall’inizio a essere il principale organo di espressione intellettuale della Pontificia Università Gregoriana. L’Università pubblica tre riviste specialistiche: Periodica de Re Canonica per il Diritto Canonico, Archivium Historiae Pontificiae per Storia della Chiesa e Studia Missionalia per la Missiologia. Il campo coperto da Gregorianum è più ampio, ma non meno scientifico. La rivista, infatti, pubblica lavori scientificamente validi e inediti, soprattutto di Teologia (biblica, fondamentale, dogmatica, patristica, morale), Spiritualità e Filosofia. I contributi sono redatti in francese, inglese, italiano, portoghese, spagnolo e tedesco. La rivista pubblica inoltre tre rubriche bibliografiche, Notae, Recensiones e Indicationes; tali commenti analizzano libri provenienti da molti campi linguistici e rispecchiano le più valide ricerche attuali nei campi d’interesse della rivista. Alcuni fascicoli presentano inoltre dossier focalizzati su diversi campi di ricerca teologica o filosofica. Con circa 900 pagine per annata (quattro fascicoli), Gregorianum continua a partecipare attivamente ai dibattiti che attraversano la Chiesa Cattolica Romana. La collana «Gregoriana» La “neonata” ha solo due mesi di età, tuttavia conta già due bei volumi:

∫ 1. Herman A. Van Rompuy – Giovanni M. Flick, «Vivere insieme» nell’Europa di oggi. ∫ 2. Patrem consummat Filius. Omaggio al R. P. Luis Ladaria, S.I. Il primo volume conserva la memoria delle conferenze tenute dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale italiana e del Presidente dell’Unione Europea, il 12 novembre 2011. Ha già dato luogo a una prima ristampa, corretta secondo le indicazioni del Presidente Herman A. Van Rompuy. Nel secondo volume sono riuniti gli interventi dell’omaggio al Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, in occasione della pubblicazione in francese di due delle sue opere maggiori. Lo scopo della nuova collana è di mettere a disposizione del pubblico, in tempo reale, i testi degli eventi più rilevanti svoltisi nella nostra Università. I suoi volumi non sono destinati a essere semplicemente letteratura di consumo immediato, ma a conservare traccia di ciò che, mese dopo mese, vive l’Università. «Gregoriana» potrebbe forse essere qualificata come “collanina”, perché i suoi volumi sono piuttosto leggeri: il primo conta 32 pagine, il secondo 48 pagine. Ma la quantità non è l’unico criterio di qualità e di rilevanza. Se si considera l’importanza degli argomenti affrontati, «Gregoriana» merita senz’altro il titolo di vera collana.

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Un secolo al crocevia del Diritto di DAMIÁN G. ASTIGUETA S.I. Direttore di Periodica de Re Canonica

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a rivista Periodica de Re Canonica, con i suoi cento anni di vita, è stata luogo privilegiato di espressione del pensiero e della ricerca, nonché fonte ispiratrice del “fare” diritto, dell’applicarlo e del riflettere per i professori di Diritto canonico della Pontificia Università Gregoriana e di quanti si riconoscono in uno stesso linguaggio comune. La sua storia inizia nel 1911 a Lovanio, per opera del gesuita P. A. Vermeersch che nell’Università belga insegna Teologia morale e Diritto canonico, e si accompagna al rapido susseguirsi dei mutamenti mondiali, che inducono interattive quanto ineluttabili implicazioni sulla vita religiosa. Inizialmente la rivista tratta nella parte Supplementa varie questioni riguardanti la dottrina canonica sulla vita religiosa, mentre nella parte Monumenta raccoglie decreti e altri documenti sui religiosi, pubblicati dai vari dicasteri della Santa Sede. Con il trasferimento a Roma di P. Vermeersch nel 1919 anche la rivista giunge a Roma, e nella nuova sede amplia il proprio orizzonte alla Teologia morale. Nel 1939 il campo di ricerca si estende alla vita di tutta la Chiesa e ai problemi emergenti che hanno un interesse per il Diritto canonico, la Teologia morale o la Liturgia. Negli anni dopo il Concilio, con Padre O. Robleda S.I., la rivista torna gradualmente all’originale campo di interesse, ma si interessa della giurisprudenza più importante, quella della Segnatura Apostolica e della Rota Romana, incentrandosi anche sul ruolo e sul significato dei documenti del Vaticano II e della loro dottrina, contribuendo molto alle linee preliminari del nuovo Codice di Diritto Canonico. Inevitabilmente, dopo la redazione e la promulgazione del nuovo Codice, con Padre F.J. Urrutia S.I. gli articoli hanno come oggetto lo studio dei nuovi canoni. Dal 1993, con P. Gianfranco Ghirlanda S.I., agli autori è data la possibilità di scrivere nelle varie lingue e i Monumenta sono sostituiti con la bibliografia. Già in precedenza – ma soprattutto con i Padri Urbano Navarrete S.I. e James J. Conn S.I. –, Periodica si è avvalsa, oltre che degli scritti dei professori della Facoltà, anche del contributo di esperienza extra universitario di canonisti, giudici della Sacra Rota Romana, Ufficiali del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e dei Tribunali diocesani o regionali, divenendo sempre più ricca. Con la pubblicazione delle migliori tesi dottorali della Facoltà ha mostrato una vivacità di cultura che la rende non solo memoria storica della Facoltà di Diritto canonico, ma pure crocevia delle diverse aree del sapere e dell’operare canonico. È scuola per i futuri canonisti e fonte di nutrimento dottrinale e legislativo per gli studiosi e per quanti s’interessano della disciplina.

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Essere per l’altro, dare fondamenta all’etica a cura di GBPRESS

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o scorso dicembre si è svolta la presentazione del volume Essere per l’altro. Fondamenti di etica filosofica (GBPress, Roma 2011) di Jakub Gorczyca S.I. All’evento, svoltosi presso la nostra Università, sono intervenuti i professori Angela Ales Bello (Pontificia Università Lateranense, Presidente del Centro Italiano di Ricerche Fenomenologiche), Aldo Vendemiati FFB (Pontificia Università Urbaniana) e Paul Gilbert S.I. (Decano della Facoltà di Filosofia, Pontificia Università Gregoriana). Ne parliamo con l’autore, Professore Ordinario nella Facoltà di Filosofia.

∫ Parlando di storia della Facoltà di Filosofia, il Prof. Gilbert ha ricordato la figura di P. Joseph de Finance S.I., autore negli anni Cinquanta del noto trattato Etica generale, scritto in latino, edito in francese nel 1967 e in italiano nel 1975. Essere per l’altro esce quasi 40 anni dopo. Vi è una continuità tra le due opere? «I libri di cui sta parlando sono frutto dell’insegnamento di Etica generale agli studenti del primo ciclo di Filosofia e prendono in considerazione gli stessi problemi “eterni” che pone l’agire umano visto sotto l’aspetto del bene e del male. Ambedue le trattazioni, a parte le diversità nei preliminari metodologici, cominciano il percorso teoretico con l’analisi dell’esperienza etica. Tuttavia, mentre de Finance basa il suo discorso sul dato centrale del valore morale, la mia trattazione parte dall’esperienza della responsabilità che nasce nell’incontro con l’altro. Sono infatti convinto che la problematica morale, anche quella dell’“oggettività” dei valori e delle norme, trova la sua giusta collocazione nelle relazioni tra le persone. Da questa impostazione seguono poi altre differenze». ∫ Il Prof. Vendemiati ha attribuito una duplice valenza al suo libro, sostenendo che lo si può leggere a due livelli: uno espresso nel titolo, l’altro nel sottotitolo. Questa idea era già presente nel suo disegno originario? «L’osservazione del prof. Vendemiati è ben azzeccata. In effetti, se da una parte desideravo offrire agli studenti un manuale che accompagnasse il corso istituzionale di Etica nello svolgimento dei temi “tradizionali”, dall’altra intendevo proporre qualcosa di nuovo, come d’altronde fece anche de Finance. Questa seconda esigenza scaturiva dall’evidenza della qualitativamente diversa situazione filosofica ed educativa presente anche nelle istituzioni ecclesiastiche, rispetto a quella di parecchi decenni fa. In altri termini: il libro riecheggia le voci del passato e dei “nostri tempi”, ma riflette anche le luci della “patria spirituale” dell’autore».

“Philosophia” 3 Jakub Gorczyca S.I. Essere per l’altro. Fondamenti di etica filosofica pp. 328 - € 27 GBPress 2011

∫ La Prof.ssa Ales Bello – sottolineando la completezza delle tematiche trattate, l’ampiezza della parte storica e la finezza delle analisi – ha messo in evidenza le fonti d’ispirazione filosofiche e bibliche che animano il libro. Quale portata attribuire a quel «per» che compare fin dal titolo? «L’esperienza della responsabilità per l’altro apre la visione dell’essere umano come essere relazionale. Ciò non significa un “congedo” con la categoria della “sostanza”: al contrario, vuol dire cogliere meglio la “natura” della persona umana. In base alla concezione della persona che esiste come “dono autonomo”, possiamo interpretare in maniera metafisicamente approfondita ed eticamente feconda il fenomeno del bene morale. Diversi modi di vivere “con” e “per” gli altri possono apparire alla ragione pratica non soltanto come moralmente necessari e universalmente validi, ma anche come umanamente veri, belli e desiderabili. E non è forse a questo che dovrebbe mirare il discorso etico?». 42/2012

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PUBBLICAZIONI

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La Parola, testimoniata fino all’ultimo di CARMEN APARICIO VALLS Direttore del Dipartimento di Teologia Fondamentale

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“Theologia” 4 Carmen Aparicio Salvador Pié-Ninot (a cura di) Commento alla Verbum Domini. Volume in memoria di P. Donath Hercsik S.I. pp. 192 - € 23 GBPress 2012

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l 22 novembre 2011 è stato presentato nell’Università il libro Commento alla “Verbum Domini”, pubblicato dalla GBPress. Il volume, anche se ha due curatori – Carmen Aparicio Valls e Salvador Pié-Ninot – è un lavoro dell’intero Dipartimento di Teologia Fondamentale della Gregoriana, che da sempre coltiva un interesse particolare per l’approfondimento della Parola di Dio e la sua trasmissione. Per questo stesso motivo si è seguito con interesse il Sinodo del 2008 su “La Parola di Dio nella vita e missione della Chiesa”, tema al quale è stata dedicata la Giornata di Studio di Teologia Fondamentale del 2010 e, poco dopo la pubblicazione dell’Esortazione apostolica post sinodale Verbum Domini, è stata accolta la proposta di preparare un commento a questo documento. Oltre ai lavori specifici di tutti i professori del Dipartimento, è stato chiesto il contributo sia dei professori che collaborano con esso, sia dei professori delle Università presenti al Sinodo come esperti. Ci troviamo davanti a un’Esortazione di Benedetto XVI molto ricca per contenuto teologico e per slancio pastorale. Il libro è un commento di taglio teologico-fondamentale, non molto voluminoso, ma sostanziale e preciso, come risonanza della Dei Verbum a quasi cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II e come riflesso del Sinodo dei Vescovi su “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Segue la traccia di questa Esortazione, l’Introduzione seguita da tre parti – Verbum Dei, Verbum in Ecclesia, Verbum Mundo – ognuna divisa in capitoli che corrispondono alla partizione interna del documento. Il tutto è preceduto da una nota sul valore magisteriale della Verbum Domini, curata da Salvador Pié-Ninot, così come la bibliografia dei commenti a questa esortazione pubblicati fino ad oggi. La presentazione del volume è firmata da S.E.R. Mons. Ladaria, mentre la postfazione da P. François-Xavier Dumortier, Rettore Magnifico dell’Università. Il primo capitolo dell’Introduzione, a cura del prof. Paolo Martinelli OFM Cap membro del Segretariato del Sinodo, presenta in modo molto chiaro l’interesse teologico fondamentale dell’Assemblea Sinodale, offrendo così una cornice unica dove collocare tutti gli altri contributi. Il libro è dedicato a P. Donath Hercsik S.I., che oltre ad essere stato Decano della Facoltà di Teologia, dal suo arrivo in Gregoriana faceva parte del Dipartimento di Teologia Fondamentale. Di solito quando si dedica un libro a un Professore, viene riportata una sua lezione magistrale: il nostro volume non fa eccezione, pur essendo una lezione di altro tipo. La lezione magistrale di P. Donath è la sua testimonianza fino all’ultimo momento della sua vita, cosa assai difficile da racchiudere in un libro, accompagnata dalla testimonianza del suo lavoro teologico (è inclusa infatti la sua bibliografia: 5 libri e 26 articoli, molti dei quali sul tema della Parola, che possiamo considerare un filo conduttore dei suoi scritti). Abbiamo voluto lasciare un segno della profondità e serietà con cui ha condotto la ricerca teologica includendo anche il suo “commento” alla Verbum Domini, il suo articolo L’importanza della parola per la Teologia Fondamentale, frutto di una conferenza sul tema, durante le Giornate di Teologia Fondamentale celebrate a Braga (Portogallo) nel 2009. Ci auguriamo che questo commento possa dare un contributo a ciò che la Verbum Domini chiede: «Si è parlato di una sinfonia della parola, di una Parola unica che si esprime in diversi modi: “un canto a più voci”. Dal punto di vista teologico è necessario che si approfondisca l’articolazione di questi differenti significati della Parola di Dio perché risplenda meglio l’unità del piano divino e la centralità in esso della persona di Cristo» (n.17).


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Libri

Integrated cognitive strategies in a changing world

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“Analecta Gregoriana” 315 pp. 272 - € 29 GBPress 2011

n this book the author and his coworkers try to show how fruitful is to deal with current scientific matters for philosophy and theology. The book will give some insights and open new paths of reflection rather than giving a systematic or accomplished summary. In particular, the author and his coworkers deal with these problems by “dialoguing” with three classical authors, each coming from one of the fields involved: Albert Einstein for science, Aristotle for philosophy and St Thomas Aquinas for theology. In this way, we shall discover that many of the problems raised in the current research can find a new light when examined through the eyes of these classical examinations.

In collaboration with I. Colagè, P. D’Ambrosio, L. Torcal

Gennaro Auletta, Ph.D. is an aggregate Professor at the Pontifical Gregorian University (Rome), where he teaches Logic as well as several courses and seminars in Philosophy of Science and of Nature.

Cristo y cada hombre

“Analecta Gregoriana” 316 pp. 624 - € 46 GBPress 2011

«E

l Hijo de Dios, con su encarnación, se ha unido en cierto modo con cada hombre» (Constitución pastoral sobre la Iglesia en el mundo actual Gaudium et spes, n. 22). Esta afirmación es una de las más citadas del Concilio Vaticano II, lo cual puede dar a entender que se trata de una enseñanza aceptada de modo pacífico por todos. Sin embargo, ya desde el tiempo de su redacción, algunos han tenido dificultad en reconocer el valor específicamente doctrinal de los contenidos de GS. Además, el precedente más claro de la afirmación que estudiamos, la teología patrística de la inclusión de la humanidad en Cristo, recibió críticas a lo largo del siglo pasado. Esta obra se enfrenta a la interpretación de esta enseñanza particular del Concilio a través de tres vías complementarias: la historia de la redacción de GS, el an lisis del texto y la acogida de su enseñanza en los tratados de Antropología teológica. De este modo, se intenta avanzar en la hermenéutica del Concilio, aún pendiente de una recepción más plena cuando se conmemoran los cincuenta años de su inauguración. Francisco A. Castro Pérez (Sevilla, 1971) es presbítero secular de la Diócesis de Málaga (España).

Paolo Apostolo Martyri L’apostolo San Paolo nella storia, nell’arte e nell’archeologia

“Miscellanea Historiae Pontificiae” 69 pp. 296 - € 37 (40 tavole a colori) GBPress 2011 a cura di Ottavio Bucarelli M.M. Morales S.I.

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ella ricorrenza del bimillenario della nascita dell’apostolo Paolo, la Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa ha promosso la Giornata di studi Paulo Apostolo Martyri. L’apostolo San Paolo nella storia, nell’arte e nell’archeologia. Campo di ricerca privilegiato è stata la città di Roma, il cammino di Paolo dal suo arrivo nell’Urbe sino al martirio e al luogo della sepoltura, utilizzando in modo interdisciplinare fonti storiche, archeologiche, topografiche, epigrafiche, storico-artistiche e anche liturgiche, per approfondire la genesi e lo sviluppo del culto e della devozione di Paolo congiuntamente a Pietro da parte della Chiesa e del popolo cristiano. Ottavio Bucarelli docente incaricato associato di Archeologia ed Epigrafia Cristiana Medievale presso la Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa (Pontificia Università Gregoriana). Martín Maria Morales S.I. direttore dell’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana, professore straordinario nella Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa nella medesima Università.

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www.gbpress.net

PUBBLICAZIONI

Sulla collana Philosophia

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enerazioni di studenti della Gregoriana hanno conosciuto le cosiddette “dispense”, piccoli fascicoli stampati nella tipografia dell’Università contenenti gli appunti dei professori per i loro corsi. Nell’epoca del virtuale e delle presentazioni con i nuovi media, questa forma ha perso la propria funzione. D’altra parte, non è sempre facile indicare ai nostri studenti – provenienti da vari Paesi dei cinque Continenti, con differenze culturali e preparazione diversa – ai manuali correnti. È nata per questo l’idea di creare la collana Philosophia, condiretta insieme a P. Giovanni Cucci S.I. I volumi sono scritti preferibilmente da autori “di casa”, cioè dai professori che insegnano i grandi trattati sistematici e storici. Oltre alle informazioni fondamentali, ogni testo offre un percorso speculativo che intende stimolare la riflessione del lettore sull’argomento esposto. Lungi dall’essere una mera raccolta di opinioni o di dottrine, anch’esse facilmente reperibili da chiunque sappia utilizzare un computer, i libri di Philosophia presentano le nozioni essenziali in una forma sintetica e ragionata. Allo stesso tempo si tende a spiegazioni limpide, adatte alla comprensione di uno studente di primo ciclo, anche non madrelingua. Ciascuno di questi titoli è il frutto dell’esperienza pluriennale di insegnamento, maturato nello studio personale e nelle discussioni con gli studenti, offrendo così una viva impressione dell’offerta formativa in Gregoriana. In questi ultimi due anni sono apparsi complessivamente tre volumi della collana, mentre altri sono in preparazione. GEORGE SANS S.I. Direttore della collana

Georg Sans S.I. Al crocevia della filosofia contemporanea pp. 328 - € 27 GBPress 2010

Paul Gilbert S.I. Le ragioni della sapienza pp. 160 - € 15 GBPress 2010

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o scopo di questo volume è di dare a tutti gli interessati un orientamento nell’insieme apparentemente disordinato della filosofia Otto-Novecentesca. Si parte, infatti, da Hegel fino ai giorni nostri, seguendo quattro correnti di pensiero che caratterizzano il panorama filosofico contemporaneo: il pensiero puro della sola ragione; il pensiero scientifico dei vari positivismi; il pensiero esistenziale, inaugurato da Nietzsche e da Kierkegaard; e il pensiero linguistico, sia della filosofia analitica anglosassone sia dell’ermeneutica filosofica continentale. Gli ultimi tre tipi di pensiero sono spiegati come possibili reazioni alla pretesa hegeliana di un sistema filosofico onnicomprensivo.

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l libro, nella veste di una breve introduzione allo studio della filosofia, approfondisce l’orientamento fondamentale della disciplina: la filosofia ama la sapienza, mantenendosi fedele alle esigenze della ragione. La sapienza e la ragione non sono cose, bensì percorsi, avventure della mente. Disillusioni e scoperte. Attraversano momenti di buio e di luce. Sono vita. Animano la ricerca intellettuale quando riflette sui dettagli della vita umana o sull’ente in generale; quando si ferma sull’essenza di un dipinto, di una poesia, sull’amore e sull’odio, o su ciò che si può conoscere ragionevolmente e con certezza.

Il terzo volume della collana è Essere per l’altro. Fondamenti di etica filosofica di Padre Jakub Gorczyca S.I., è presentato a p. 73 di questo numero di La Gregoriana.

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Tesi difese a cura della SEGRETERIA ACCADEMICA

Tra il 1° luglio 2011 e il 29 febbraio 2012, sono state difese le seguenti Tesi di Dottorato.

TEOLOGIA CASTILLO JIMENEZ, Alejandro Composizione e interpretazione di Mc 1,14-3,6. Il contributo dell’analisi retorica biblica [MEYNET, 9318] CHEAIB, Robert Itinerarium Cordis in Deum. Prospettive pre-logiche e meta-logiche per una mistagogia verso la fede alla luce di V.E. Frankl, M. Blondel e J.H. Newman [SALMANN, 9316] CHUNG, Frederick Yon-ho Praising in God’s Temple, Rejoicing in God’s Creation. An exegetical and theological study of Psalm 65 [COSTACURTA, 9322] FORTUNA, Daniele Domenico Il Figlio dell’ascolto. L’autocomprensione del Gesù storico alla luce dello Shema ‘ Yisrael [GRILLI, 9304] KRAMER, Mark Andrew Divine Speaking and the Divine Origin of Human Knowledge and Language in St. Thomas Aquinas’s Summa Theologiae [FLANNERY, 9290] LORI, Germano Il Sermone della Montagna, dono del Padre. Analisi retorica di Matteo 5/7 [MEYNET, 9289] MAMIC, Vinko Matthew’s response to an early missionary issue. Meaning and Function of the Parable of the Workers in the Vineyard (Mt 20,1-16) [GRILLI, 9283]

MINAMBRES BARBERO, Pablo La eucaristía en el pensamiento de Xavier Zubiri [MILLAS, 9269] MONTOYA VILLEGAS, Victoriano Cur Deus homo? Una respuesta desde la soteriología española contemporánea [GRANADO BELLIDO, 9287] NSUMBU MBAKI, Pamphile René L’Eglise et la nouvelle évangélisation à la lumière de L’Oeuvre du père Yves Congar [NITROLA, 9312] QUISPE, Ciro La nueva alianza durante las enseñanzas de Jesús en Jerusalén. Análisis retórico bíblico y semítico de la secuencia de Mc 11,27-12,44 [MEYNET, 9284] ROSSI, Marino Il Sacramento come segno, simbolo e rito: dal rapporto Eucarestia-Chiesa nel Concilio Vaticano II ai fondamenti del sacramento cristiano [VITALI, 9313] SEBASTIAN, Regimon The King’s Cycle in Jeremiah (21,123,8) Its Place Function and Theology [BOVATI, 9315] SUNGU MAIGENDE, Jacques De l’anamnèse eucharistique à l’anamnèse ecclésiologique. Étude de l’anamnèse comme principe structurant de l’Église [VITALI, 9311] VAGNEUX, Yann-Emmanuel Co-esse. Le Mystère trinitaire dans la pensée de Jules Monchanin – Swâmi Paramârûbyânanda (1895-1957) [GILBERT, 9292]

DIRITTO CANONICO BINKOWSKI, Wlodzimierz Krzysztof Obbligatorietà delle leggi emanate dalla Santa Sede riguardo gli Ortodossi [KOWAL, 9306] CIUDAD ALBERTOS, Antonio Asociaciones públicas – asociaciones privadas: una distinción controvertida [GHIRLANDA, 9291] DAPPA, Rafal La scienza minima necessaria per contrarre il matrimonio nella dottrina e nella giurisprudenza rotale (Can. 1096 CIC) [KOWAL, 9277] ILIC, Zdenko Il ministro dell’unzione degli infermi. Analisi storico-giuridica [KOWAL, 9278] JOHNPILLAI, Camillus Nimalan The competence of the Congregation for the Evangelisation of Peoples. A Historical and Juridical Approach [CONN, 9301] LENGYEL, Ervin L’Ordinario competente nelle procedure di perdita dello stato clericale [GEISINGER, 9274] MEZZOGORI, Ciro Vocazione sacerdotale e incardinazione nei movimenti ecclesiali. Una questione aperta [SUGAWARA, 9285]

FILOSOFIA APARICIO, Pablo Sebastián Per una ripresa dell’essere aristotelico alla luce dell’espressione to ti en einai. Un’interpretazione alternativa a quella formalista [FLANNERY, 9276]

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TESI DIFESE

CASADEI, Elisabetta La relazione tra la contemplazione naturale e il giudizio pratico-politico nelle opere di Tommaso d’Aquino [PANGALLO, 9294]

DE ARAUJO GOMES, João Paulo Perfil dos bispos do Brasil Imperial (1822-1889) a partir do estudo dos processos de nomeação [GIORDANO, 9297]

FARRELL, Dominic The Ends of the Moral Virtues and the First Principles of Practical Reason in Thomas Aquinas [FLANNERY, 9282]

DOYARI-DONGOMBE, Célestin La politique coloniale française et la mission catholique en Oubangui-Chari (1889-1960) [GONZALEZ FERNANDEZ, 9279]

KIDANE, Dawit Worku The ethics of Zär’a Ya’Eqob. A Reply to the Historical and Religious Violence in the Seventeenth Century Ethiopia [NKERAMIHIGO, 9319]

MAYERHOFER, Martin Die Erziehung des Menschen. Untersuchungen zu einem Leitmotiv im Wirken von Basilius von Cäsarea [TANZANELLA, 9272]

NOLAN, Simon Francis The Soul and Its Operations according to the “Quaestiones quodlibetales” of Gerard of Bologna, O. Carm. (c. 12501317), First Carmelite Master at the University of Paris [PANGALLO, 9293]

MWIJAGE, Jovitus Francis The catholic Evangelization of Kagera (presently dioceses of Bukoba, RulengeNgara and Kayanga) in North-West Tanzania. Catholic Religion takes roots 1929-1951 [TANNER, 9271]

SPINOSA, Maria Antonietta Per Viam pulchritudinis: la contemplazione, opera della bellezza. In dialogo con Virgilio Melchiorre [GILBERT, 9299]

PALLA, Alessandro Le missioni popolari dei vincenziani della casa di Montecitorio nello Stato della Chiesa nel XVIII secolo [MEZZADRI, 9298]

VIDAL DE AMORIM, Josè O itinerário filosófico de Cornelio Fabro da fenomenologia da percepção à antropologia metafisica. [PANGALLO, 9295]

SARAN, Marek Il contributo dell’Episcopato polacco al Concilio Vaticano II [TANNER, 9280]

STORIA E BENI CULTURALI DELLA CHIESA BITA, Lihun N. Missions Catholiques et Protestantes face au colonialisme et aux aspirations du peuple autochtone à l’autonomie et à l’indépendance politique au Congo Belge (1908-1960). Effort de synthèse [GONZALEZ FERNANDEZ, 9281] D’AMICO, Donato Giovanni da Tufara e la Congregazione di S. Maria del Gualdo [CIPOLLONE, 9286]

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TEKLEMARIAM, Yohannes La storia del museo francescano di Roma (1880-2004). Collezione, ordinamento e conservazione. Problemi affrontati e successi [LASALA, 9303]

MISSIOLOGIA AVCI, Betül Contemporary Turkish Research on Christianity: A Critical Study of TDV Islam Ansiklopedisi Articles, and Dissertations conducted between 1988 and 2010 at the Faculties of Theology at Marmara and Ankara Universities [KÖRNER, 9302]

CHATLA, Mariadas Means of Evangelization in the Post Conciliar Church of Andhra Pradesh: Bharathamithram and Basic Christian Communities [SHELKE, 9288]

SCIENZE SOCIALI CAPITA, Flaviano Luemba Promozione delle piccole e medie imprese ed incremento delle opportunità occupazionali: uno studio sulle politiche di sostegno allo sviluppo delle piccole e medie imprese in Angola [SANNA, 9308] NOTARI, Giovanni L’identità e la costruzione del confine in una società multiculturale. Il caso di Palermo [MCDONALD, 9275] PALLADINO, Emilia Il metodo della dottrina sociale della Chiesa e il contributo dei fedeli laici al discernimento sulla realtà temporale [D’AMBROSIO, 9305]

SPIRITUALITÀ MIN, Bum Sik Il “Cuore di Cristo” come centro della spiritualità sacerdotale in San Giovanni d’Avila (1499?-1569) [GARCIA MATEO, 9296] SUCHORAB, Radoslaw La cristificazione paolina nella vita, nella dottrina e nell’esperienza spirituale di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo [PIERI, 9300]

PSICOLOGIA FORLANI, Donatella “Trovarsi e sorprendersi”. Maturità cristiana e playfulness: un confronto tra il test del futuro immaginato e il metodo Rorschach [DOLPHIN, 9273]


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Nomine ex alunni a cura della SEGRETERIA GENERALE

NOMINE CARDINALIZIE Concistoro del 18 febbraio 2012 Nel corso del Concistoro del 18 febbraio 2012, il Santo Padre Benedetto XVI ha creato 22 nuovi Cardinali. Quattordici di essi sono ex studenti o ex docenti della Pontificia Università Gregoriana. Mons. MANUEL MONTEIRO DE CASTRO, Penitenziere Maggiore della Penitenzieria Apostolica; [ex studente] Mons. SANTOS ABRIL Y CASTELLÓ, Arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore; [ex studente] Mons. FRANCESCO COCCOPALMERIO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi; [ex studente, nonché ex docente] Mons. JOÃO BRAZ DE AVIZ, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; [ex studente] Mons. TIMOTHY MICHAEL DOLAN, Arcivescovo di New York (Stati Uniti d’America); [ex docente] Mons. EDWIN FREDERICK O’BRIEN, Pro-Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme; [ex studente] Mons. DOMENICO CALCAGNO, Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; [ex studente] Mons. GIUSEPPE VERSALDI, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede; [ex studente, nonché ex docente] Mons. THOMAS CHRISTOPHER COLLINS, Arcivescovo di Toronto (Canada); [ex studente]

Mons. WILLEM JACOBUS EIJK, Arcivescovo di Utrecht (Paesi Bassi); [ex studente] Mons. GIUSEPPE BETORI, Arcivescovo di Firenze (Italia); [ex studente] Mons. JOHN TONG HON, Vescovo di Hong Kong (Repubblica Popolare Cinese); [ex studente] Padre PROSPER GRECH O.S.A., Docente emerito di varie Università romane e Consultore presso la Congregazione per la Dottrina della Fede; [ex studente] Padre KARL JOSEPH BECKER S.I., Docente emerito della Pontificia Università Gregoriana, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede; [ex studente, nonché ex docente - vedi intervista a p. 46].

NOMINE EPISCOPALI Nel periodo compreso tra il 1° luglio 2011 e il 29 febbraio 2012, il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovi i seguenti ex alunni. Rev. John Sherrington, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Westminster (Inghilterra) assegnandogli la sede titolare vescovile di Ilta. Ha studiato Teologia dal 1988 al 1990. Ex alunno del Convitto Ecclesiastico Leoniano. Rev. Dionisio Hisiilenapo, Vescovo della Diocesi di Namibe (Angola). Ha studiato Teologia dal 2000 al 2003. Ex alunno del Pontificio Collegio Pio Brasiliano. Rev. Christian Lépine, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Montréal (Canada) assegnandogli la sede titolare vescovile di Zabi. Ha studiato Filosofia dal 1986 al 1989. Ex alunno del Pontificio Collegio Canadese. Rev. Padre Jean-Claude Hollerich S.I., Arcivescovo di Luxembourg (Granducato del Lussemburgo). Ha studiato Filosofia

dal 1978 al 1979 e Teologia dal 1979 al 1981. Ex alunno del Pontificio Collegio Germanico Ungarico. Rev. Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale (Italia). Ha studiato Teologia dal 1982 al 1986. Rev. Ivo Muser, Vescovo di Bolzano-Bressanone (Italia). Ha studiato Teologia dal 1991 al 1996. Ex alunno del Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell’Anima. Rev. Nuno Brás da Silva Martins, Ausiliare del Patriarcato di Lisboa (Portogallo), assegnandogli la sede titolare vescovile di Elvas. Ha studiato Teologia dal 1990 al 1992. Ex alunno del Pontificio Collegio Portoghese. Rev. Gabriel Zurbriggen, Vescovo Prelato Coadiutore della Prelatura di Déan Funes (Argentina). Ha studiato Teologia dal 1996 al 1998. Ex alunno del Pontificio Collegio Pio Latino Americano. Rev. Mons. David D. Kagan, Vescovo di Bismarck (U.S.A.). Ha studiato Teologia dal 1971 al 1975 e Diritto Canonico dal 1977 al 1979. Ex alunno del Pontificio Collegio Americano del Nord. Rev. Mons. Johannes Willibrordus Maria Hendriks, Vescovo Ausiliare di HaarlemAmsterdam (Paesi Bassi) assegnandogli la sede titolare vescovile di Arsacal. Ha studiato Diritto Canonico dal 1981 al 1985. Ex alunno del Pontificio Collegio Olandese. Rev. João Santos Cardoso, Vescovo della Diocesi di São Raimundo Nonato (Brasile). Ha studiato Filosofia dal 1995 al 2000. Ex alunno del Pontificio Collegio Pio Brasiliano. Rev. Mons. José Leonardo Lemos Montanet, Vescovo della Diocesi di Orense (Spagna). Ha studiato Filosofia dal 1982 al 1984. Ex alunno del Pontificio Collegio Spagnolo.

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NOMINE

Rev. João Justino de Medeiros Silva, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Belo Horizonte (Brasile). Ha studiato Teologia dal 1995 al 2000. Rev. Padre Michael Lenihan O.F.M., primo Vescovo della nuova Diocesi di La Ceiba, per smembramento della Diocesi di San Pedro Sula, rendendola suffraganea dell’Arcidiocesi di Tegucigalpa. Ha studiato Teologia dal 1978 al 1980. Rev. John Oballa Owaa, Vescovo della Diocesi di Ngong (Kenya). Ha studiato Diritto Canonico dal 1994 al 1997. Rev. Mons. Santo Gangemi, Nunzio Apostolico nelle Isole Salomone, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Umbriatico con dignità di Arcivescovo. Ha studiato Storia Ecclesiastica dal 1986 al 1988. Ex alunno dell’Almo Collegio Capranica.

Il Santo Padre Benedetto XVI ha inoltre dato il suo assenso

Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio e Carlo.

all’elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco-Cattolica Romena del Rev. Claudiu-Lucian Pop Vescovo della Curia Arcivescovile Maggiore, assegnandogli la Sede titolare Vescovile di Mariamme. Ha studiato Teologia dal 1993 al 1996 e Spiritualità dal 1996 al 2002 e dal 2006 al 2007. Ex alunno del Pontificio Collegio Pio Romeno.

S.E.R. Mons. Wilson Tadeu Jönck S.C.I. Arcivescovo Metropolita di Florianópolis (Brasile). Ha studiato Psicologia dal 1986 al 1991.

alla elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Patriarcale Maronita del Rev. Corepiscopo Michel Aoun,Vescovo di Jbeil-Byblos dei Maroniti (Libano). Ha studiato Teologia dal 1987 al 1991 e Formatori al sacerdozio dal 1996 al 1997. Ex alunno del Pontificio Collegio Greco.

Altri incarichi Rev. Mons. Luciano Russo, Arcivescovo titolare di Monteverde, affidandogli allo stesso tempo l’ufficio di Nunzio Apostolico in Rwanda. Ha studiato Filosofia dal 1981 al 1983 e Teologia dal 1983 al 1986. Ex alunno dell’Almo Collegio Capranica. Rev. Mons. Lorenzo Leuzzi, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma (Italia). Ha studiato Teologia dal 1980 al 1984. Ex alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Rev. Vincent Harolimana, Vescovo di Ruhengeri (Rwanda). Ha studiato Teologia dal 1993 al 1998. Ex alunno dell’Istituto Ecclesiastico Maria Immacolata. Rev. Mons. José Manuel Romero Barrios, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Barcelona (Venezuela) assegnandoli la sede titolare di Materiana. Ha studiato Teologia dal 1976 al 1982. Ex alunno del Pontificio Collegio Pio Latino Americano. Rev. Froilán Tiberio Casas Ortíz, Vescovo di Neiva (Colombia). Ha studiato Teologia dal 1976 al 1978. Ex alunno del Pontificio Collegio Pio Latino Americano.

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S.E.R. Mons. Domenico Calcagno, Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (A.P.S.A.). Ha studiato Filosofia dal 1962 al 1963 e Teologia dal 1963 al 1968. Ex alunno del Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio e Carlo. Rev. Mons. Luigi Mistò, Segretario dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (A.P.S.A.). Ha studiato Diritto Canonico dal 1976 al 1980. Ex alunno del Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio e Carlo. S.E.R. Mons. Ruy Rendón Leal, Vescovo di Matamoros (Messico). Ha studiato Teologia dal 1992 al 1995. Ex alunno del Pontificio Collegio Messicano. S.E.R. Mons. Vincent Jordy, Vescovo di Saint-Claude (Francia). Ha studiato Filosofia del 1987 al 1988 e Teologia dal 1988 al 1993. Ex alunno del Pontificio Seminario Francese. S.E.R. Mons. Giuseppe Versaldi, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. Ha studiato Psicologia dal 1972 al 1975 e Diritto Canonico dal 1974 al 1979. Ex alunno del

S.E.R. Mons. Paul-André Durocher, Arcivescovo Metropolita di Gatineau (Canada). Ha studiato Teologia dal 1994 al 1996. Ex alunno del Pontificio Collegio Canadese. S.E.R. Mons. José de la Trinidad Valera Angulo, Vescovo di Guanare (Venezuela). Ha studiato Teologia dal 1979 al 1982. S.E.R. Mons. Carlo Maria Viganò, Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America. Ha studiato Filosofia dal 1962 al 1963 e Teologia dal 1966 al 1969. Ex alunno dell’Almo Collegio Capranica. S.E.R. Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo metropolita di Taranto (Italia). Ha studiato Teologia dal 1967 al 1973. Ex alunno dell’Almo Collegio Capranica. S.E.R. Mons. Joaquim Justino Carreira, Vescovo di Guarulhos (Brasile). Ha studiato Teologia dal 1973 al 1976. Ex Alunno del Pontificio Collegio Pio Brasiliano. S.E.R. Mons. Franco Giulio Brambilla, Vescovo di Novara (Italia). Ha studiato Teologia dal 1977 al 1985. Ex alunno del Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio e Carlo. S.E.R. Mons. Juan Vicente Córdoba Villota S.I., Vescovo di Fontibón (Colombia). Ha studiato Psicologia dal 1984 al 1987. Em.mo Card. José Francisco Robles Ortega, Arcivescovo di Guadalajara (Messico). Ha studiato Teologia dal 1976 al 1978. Ex alunno del Pontificio Collegio Messicano. Rev. Denis Biju-Duval, Consultore del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Ha studiato Teologia dal 1986 al 1991. Ex alunno del Pontificio Seminario Francese.


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EDITORIALE | F.-X. Dumortier S.I. FOCUS 2  «La formazione è una responsabilità cruciale» | F.-X. Dumortier S.I. 8  «La storia è sempre contemporanea» | B. Bergami 14  Verso la Guarigione e il Rinnovamento | H. Zollner S.I.

VITA ACCADEMICA 20  La ristrutturazione delle aule | D. McDonald S.I. 22  Le nuove sfide della Facoltà di Scienze Sociali | P. Pegoraro 26  Chiesa e modernità: un rapporto fecondo? | P. Gilbert S.I. 32  Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” | P. Pegoraro 36  Una indagine inedita tra i nostri utenti | M. Giorgi

DA IERI A OGGI 40  Collegio Romano | M. Coll S.I. 42  Le voci e i tempi | G. Whelan S.I. 44  Pedagogia | M. Rotsaert S.I.

COMUNITÀ UNIVERSITARIA 46  Card. K.J. Becker. Il coraggio di cercare, la fede di trovare | P. Pegoraro 53  L’omaggio della Gregoriana a P. Luis Ladaria | S.P. Bonanni 57  La Cappellania Universitaria | X. Prem S.I. 60  La formazione, un investimento per tutta la vita | S. Longhini 62  In memoria

INFORMAZIONE 65  Altri eventi

PUBBLICAZIONI 71  Riviste 73  Libri

TESI DIFESE | a cura della Segreteria Accademica NOMINE | a cura della Segreteria Generale

n. 42 | Anno XVII | Marzo 2012 | www.unigre.it/LaGregoriana

Direttore responsabile Michele Simone S.I.

Direttore editoriale Paolo Pegoraro lagregoriana@unigre.it

Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta, 4 | 00187 Roma Tel. 06.6701.1 | Fax 06.6701.5419 CF 80093970582 Banca Popolare Etica: IBAN IT74 1050 1803 2000 0000 0118 079 Conto Corrente Postale n. 10304020

Progetto grafico e impaginazione a cura di GBPress | Gregorian & Biblical Press (Emiliano De Ascentiis | Lisanti S.r.l.)

Stampa Arti Grafiche Picene S.r.l. Via Vaccareccia 57 | Pomezia (Rm) Foto di copertina Enrico Ciavoni Finito di stampare nel mese di marzo 2012 Registrazione presso il Tribunale di Roma n. 134 del 29 marzo 1996

Rev. Mons. Sergio Lanza, Consultore del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Ha studiato Teologia dal 1969 al 1974. Ex alunno del Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio e Carlo. Rev. Mons. Antonio Grappone, Capo Ufficio nel Pontificio Consiglio per i Laici. Ha studiato Filosofia dal 1991 al 1992 e Teologia dal 1992 al 1995. Ex alunno del Collegio Diocesano Redemptoris Mater. S.E.R. Mons. Nicola Girasoli, Nunzio Apostolico in Trinidad e Tobago e in Barbados. Ha studiato Teologia dal 1979 al 1981 e Diritto Canonico dal 1981 al 1985. Ex alunno del Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio e Carlo. S.E.R. Mons. Noël Simard, Vescovo di Valleyfield (Canada). Ha studiato Teologia dal 1980 al 1982. Ex alunno del Pontificio Collegio Canadese. S.E.R. Manuel Monteiro de Castro, Penitenziere Maggiore della Penitenzieria Apostolica. Ha studiato Diritto Canonico dal1961 al 1964. Ex alunno del Pontificio Collegio Portoghese. S.E.R. Mons. Hervé Gaschignard, Vescovo di Aire et Dax ( Francia). Ha stu-

diato Teologia dal 1986 al 1990. Ex alunno del Pontificio Seminario Francese. S.E.R. Mons. Nicolas Brouwet, Vescovo di Tarbes et Lourdes (Francia). Ha studiato Filosofia dal 1984 al 1986 e Teologia dal 1988 al 1991. Ex alunno del Pontificio Seminario Francese. S.E.R. Mons. Airton José dos Santos, Arcivescovo Metropolita di Campinas (Brasile). Ha studiato Diritto Canonico dal 1998 al 2000. Ex alunno del Pontificio Collegio Pio Brasiliano. S.E.R. Mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari (Italia). Ha studiato Teologia dal 1964 al 1968.

ALTRE NOMINE Rev. Padre Franco Imoda S.I., confermato per due anni a partire dal 14/02/2012 Presidente dell’Agenzia per la Santa Sede per la Valutazione e la Promozione della Qualità delle Università e Facoltà Ecclesiastiche (AVEPRO). Rev. Padre Antonio Spadaro S.I., Direttore della Rivista La Civiltà Cattolica; Consultore del Pontificio Consiglio della Cultura; Consultore del Pontificio Consi-

glio delle Comunicazioni Sociali. Docente Incaricato nel Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale. Rev. Padre Fidel González Fernández M.C.C.J., Consultore del Pontificio Consiglio della Cultura. Docente Invitato presso la Facoltà di Storia Ecclesiastica. Rev. Padre Augustine Savarimuthu S.I., Consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Direttore del Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale. Rev. Mons. Udo Breitbach, Sotto-Segretario della Congregazione per i Vescovi. Ha studiato Diritto Canonico dal 1989 al 1993. Ex alunno del Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell’Anima. Rev. Padre Paolo Martinelli O.F.M. Cap, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ha studiato Teologia dal 1988 al 1992. Docente Invitato presso la Facoltà di Teologia. Rev. Maurizio Gronchi, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ha studiato Teologia dal 1984 al 1986.


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Anno XVII - n. 42 - Marzo 2012

Virtus et Scientia

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LA GREGORIANA | Periodico d’informazione della Pontificia Università Gregoriana

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42 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. I, comma 2 e 3 - Roma/Aut. n. 52/2009 - tassa pagata - Taxa perçue

1551 - 2012

L’ITALIA E L’EUROPA

LE SFIDE DELLA VITA COMUNE

DA IERI A OGGI IL COLLEGIO ROMANO DEL TERZO MILLENNIO CENTRO FEDE E CULTURA “ALBERTO HURTADO” CHIESA E MODERNITÀ: UN RAPPORTO FECONDO? P. KARL JOSEPH BECKER S.I. NEL COLLEGIO CARDINALIZIO

Ad Maiorem Dei Gloriam

SIMPOSIO SUGLI ABUSI VERSO LA GUARIGIONE E IL RINNOVAMENTO

La Gregoriana n.42 - Anno XVII - Marzo 2012  

Periodico di informazione della Pontificia Università Gregoriana (Roma, Italia) - Information Magazine of the Pontifical Gregorian Universit...

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