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unifontane Editore:

SIFA S.r.l. Via Pievaiola, 45 06128 Perugia www.sifa.it Amm.re Delegato: Andrea Brizi

Sommario

Direttore Responsabile: Giancarlo Ferraris E-mail: info@unifontane.it Comitato editoriale: Franco Baldelli, Giovanni Belardelli, Floriana Falcinelli, Fabrizio Figorilli, Anna Torti Ideazione: Retologia di Alfredo Mommi

Quali Dipartimenti?

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Valutare docenti e programmi universitari

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La richiesta delle imprese oggi

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L’Ateneo condanna a morte il Corso di Laurea in Lingue

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Hanno collaborato a questo numero: Alleanza Universitaria, Franco Baldelli, Dario Biocca, Ernesto Cesaretti, Narni Universitaria, Student’s Office Universitas, Anna Torti, Mario Tosti Stampa: ARTI GRAFICHE CECOM S.r.l. Bracigliano (SA) Aut. Trib PG R.P. n. 47 del 14/09/2010

UNIVERSITÀ AL BIVIO: PROFESSIONALITÀ ED ETICA

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l numero di Dicembre di questa rivista avrebbe dovuto essere dedicato, almeno queste erano le nostre intenzioni, ad avviare un confronto di opinioni tra quei docenti della nostra Università accreditati dai “media” come potenziali aspiranti alla carica di rettore. E in questo senso cinque aspiranti “Magnifici” erano stati individuati e contattati. L’emergere in una fase successiva di ulteriori, ipotetiche, candidature, così come notizie tendenti ad avvalorare ipotesi di slittamento al 2013, hanno però destato abbastanza diffuse perplessità, peraltro condivisibili, sulla opportunità di procedere fin da ora ad un confronto dialettico che non coinvolgesse alla pari tutti gli aspiranti; ci siamo pertanto ripromessi di avviare il forum a quando le candidature avranno crisma di ufficialità. Ritengo tuttavia utile avviare una prima riflessione sulla rilevanza della nuova tornata elettorale che presenta,

di Franco Baldelli

a noi pare, diverse peculiarità da sottolineare. Innanzitutto l’illustre Magnifico Rettore prof. Francesco Bistoni. La sua uscita di scena nel 2012, che anticipa di poco il suo collocamento a riposo per limiti di età, non è l’uscita di scena di un uomo qualunque, di un rettore qualunque, ma di una persona che ha avuto sempre un ruolo rilevante nella vita dell’Ateneo perugino, fin dal 1987, prima come Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, poi come Delegato del Rettore per la Sanità, infine come Magnifico Rettore. Se ne andrà pertanto l’uomo che, bene o male, ha influenzato più di ogni altro la politica universitaria negli ultimi cinque lustri. Ma con Bistoni se ne va (e, conoscendo l’uomo prendendo un trenino a vapore locale, con prossima fermata ad una stazione non tanto lontana!) non un singolo individuo ma, praticamente, una generazione di colleghi che ha caratte-

PPrimorimo PPianoiano

rizzato da più di 30 anni la vita politica dell’Ateneo e, in particolare, della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Infatti, la riforma legislativa del 1980 n.382, con l’introduzione della figura del professore associato, aveva permesso l’ingresso simultaneo nei consigli di Facoltà di un rilevante numero di assistenti universitari per mezzo dello strumento dei giudizi di idoneità. L’ingresso “ in simultanea “ nei consessi accademici di un considerevole stuolo di docenti aveva “de facto” modificato il profilo e le caratteristiche di tutte le Facoltà italiane. Va da sé che la fisiologia del ricambio generazionale subì un “fisiologico” adattamento alla nuova realtà accademica, in particolare in quelle facoltà, come quella medica, che, per le loro peculiarità, avevano in dote un corpo di assistenti universitari quantitativamente molto numeroso. Ma questa generazione a più di 30 anni dalla Legge 382 è, dal punto di vista accademico, in 3

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Primo Piano giornalistiche che inevitabilmente estinzione. hanno contribuito a delegittimare Siamo pertanto di fronte ad un inevital’Università italiana e il suo corpo bile ricambio generazionale. docente, in verità spesso alimentate da Ma questo si coniuga anche con un inchieste aperte dalla autorità cambiamento nella mentalità e nei giudiziaria. E il dispregio per la cultura comportamenti collettivi o no? E, al si manifesta anche in interventi recenti limite, è necessaria una pacata riflessu quotidiani a tiratura nazionale , sione su questo aspetto, stavo per quando gli articoli di apertura titolano scrivere problema, o tutto ciò non è “il governo dei secchioni”. È questa necessario perché ogni cosa va nel una opinione del proponente articolista modo migliore? o della direzione del giornale che mira Come ho già scritto in precedenza, la ad intercettare il sentimento di una riforma Gelmini, al di là delle singole base ? opinioni sulla stessa, è stata il frutto di Tuttavia, acclarato una profonda che il clima di sfiducia nel sistema Il professore contesto in questi universitario ed è universitario può anni passati non è stata armonica a essere solamente un stato favorevole, scelte politiche che soggetto che trasmette siamo sicuri di non non avevano indiviaverlo, consapeduato nella Cultura, il sapere o dovrebbe volmente o nella Ricerca e nella diventare un punto di inconsapevolUniversità priorità su riferimento, anche mente, alimentacui investire (vedi generale, per la to? Per esempio, caso Alitalia). formazione della nuova ritardare regolarD’altra parte certe classe dirigente? mente o mancare scelte erano proprie alle lezioni non è di una classe politica segno di scarso rigore personale? È particolare. Una ricerca condotta da sicuro che tale atteggiamento non Tito Boeri, docente alla Università contribuisca alla formazione di una Bocconi ed animatore de “lavoce.info” , opinione negativa nella mente e infatti mette in evidenza come la nell’animo degli studenti, dei loro percentuale di nuovi eletti in possesso familiari, dei loro amici? Per esempio, di una laurea nella I Legislatura fosse non verificare la validità delle presenze del 91.4% e nella XV del 64.6%, cioè nei corsi a frequenza obbligatoria è ben -27 punti, non in linea con la segno di benevolenza nei confronti maggior parte degli altri stati occidendella componente studentesca o sottile tali. Ad esempio, negli Stati Uniti i meccanismo psicoanalitico per “down laureati in Parlamento sono invece regolare” le attese reciproche? saliti nello stesso periodo dall’88% al Il professore universitario può essere 94%, cioè, complessivamente, nell’arsolamente un soggetto che trasmette il co parlamentare costituiscono un 30% sapere o dovrebbe diventare un punto in più rispetto a quelli italiani. E tutto di riferimento, anche generale, per la ciò nonostante, nel frattempo, praticaformazione della nuova classe dirigenmente dagli anni ’70, nel nostro paese te? Leopoldo Sabbatini, primo Rettore sia stato garantito un accesso allargato e Presidente della Università Bocconi alla Università a partire da tutte le aveva dichiarato che la “mission” della scuole medie superiori. stessa era “promuovere armonia tra Peraltro una condizione di indifferenza scuola e vita”. È questo un concetto alla Cultura è sicuramente facilitata da generico da accantonare solo perché profili remunerativi non sufficienti, da espresso nell’ambito di una università un sentire comune in cui è assente privata? l’istruzione come cardine della formaIo penso che una prima cartina di zione individuale e come presupposto tornasole al sentire comune della alla promozione sociale, mentre una nostra università non sarà l’elezione condizione di diffidenza verso l’Univerdel prossimo rettore ma già la creaziosità è stata agevolata sui principali ne dei dipartimenti, che costituiranno la quotidiani nazionali da campagne

spina dorsale della futura Università. Non a caso alcuni aspetti della loro costituzione sono affrontati in altra parte della rivista. Tutto deve cambiare perché nulla cambi? Ma attenzione, l’ANVUR è in agguato per quanto attiene a dipartimenti, didattica e ricerca! Eppure, al momento, il nuovo governo, a guida Mario Monti, sembra offrire una occasione storica per il rilancio della Università. Ben titola Mario Tosti sul Corriere dell’Umbria “La rivincita dell’Università”. È possibile che nei prossimi giorni, ancor prima dell’uscita di questa rivista, il governo sia già caduto per le difficoltà che sarà destinato ad incontrare a causa della contingenza economica e delle disarmonie parlamentari. Ma, al momento, uno spunto di riflessione è obbligatorio. Mario Monti è stato cercato e/o accettato non solo per le sue indubbie capacità professionali, ma anche per la credibilità acquisita giorno per giorno nel reggere una Università nella quale non è consentito ai docenti di mancare o ritardare a lezione (testimonianza praticamente “personale”) e nel sanzionare come commissario europeo per “abuso di posizione dominante” Microsoft, costringendola al pagamento di una ammenda di 497,2 milioni di euro. Non è un caso che l’Europa, più ancora dell’Italia, abbia gradito una soluzione politica di questo tipo, data l’opinione che all’estero ci è riservata (invito a leggere ogni tanto la stampa estera!). Ma l’eventuale successo di Monti, a mio avviso, sarà effimero e ritarderà solo la caduta di questo Paese se non sarà accompagnato da una riflessione collettiva sulle cause che hanno provocato le attuali difficoltà, non tutte determinate dalla contingenza globale o dalle scelte del passato governo. Per concludere, a mio avviso l’Università dovrebbe essere in grado di garantire la formazione professionale ma anche di promuovere valori morali, instillando negli studenti solide capacità professionali e una forte enfasi nella etica, perché possano contribuire validamente all’innovazione e allo sviluppo della società civile, dell’Italia, dell’Europa. 5

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Focus Dalle riforme degli anni ‘80 all’ultima conosciuta come “Riforma Gelmini”,

i Dipartimenti hanno accresciuto la loro importanza a scapito delle Facoltà.

Anche nell’Ateneo perugino si lavora verso questa direzione.

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QUALI DIPARTIMENTI? di Mario Tosti

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n tutti gli Atenei italiani si sta diligentemente lavorando per adeguare le strutture e la governance alle disposizioni della Legge 240/10, più conosciuta col nome di “Riforma Gelmini”. I punti controversi della legge sono moltissimi e non aiuta a risolverli la mancata emanazione dei decreti ministeriali che rischia di portare alla paralisi le Università. Dottorati e assegni più che dimezzati, reclutamento in ruolo e avanzamenti di carriera bloccati. La conseguenza immediata sarà/è l’espulsione di tanti giovani ed ex-giovani precari che svolgono un ruolo indispensabile nella ricerca e nella didattica. Nel frattempo si stanno sempre più svuotando i ruoli della docenza e contemporaneamente ci si lamenta che l’accademia italiana è la più vecchia del mondo. Insomma, una vera e propria desertificazione che sta riducendo la qualità e la quantità della didattica e della ricerca, con danni irreparabili per il Paese. Ma il nostro è, tutto sommato, nonostante lutti e violenze, un Paese, con una stampa speculare, che sa sempre sperare nei miracoli e trovare slogan salvifici. In questo caso la parola che ha dilagato nella stampa specializzata e nei quotidiani, presentata come il toccasana per tutti i mali dell’università, è stata quella di Dipartimenti. Via le Facoltà, ha ordinato la Gelmini, luoghi di corruzione accademica che hanno favorito un reclutamento nepotistico e clientelare e spazio ai Dipartimenti, considerati sede primaria di libera

ricerca e di libera formazione. In realtà tale situazione, che appunto attribuiva ai Dipartimenti funzioni salvifiche, si è già manifestata negli Atenei italiani all’inizio degli anni Ottanta quando il Ministro Salvatore Valitutti varò una legge delega in materia di riordinamento della docenza universitaria; anche allora un tentativo, naufragato, di arginare l’inflazione di cattedre frettolosamente elargite. Fu infatti il “buon ministro” Valitutti, impietoso con le teorie e clemente con gli uomini, come in fondo era stato un altro ministro liberale, Benedetto Croce, a varare la Legge delega 21 febbraio 1980, n. 28, quella che istituiva il ruolo dei ricercatori, i professori a contratto e all’articolo 10, Sperimentazione organizzativa e didattica, consentiva alle università di organizzare, in via sperimentale, settori di ricerca omogenei ed insegnamenti affini, anche afferenti a più facoltà o corsi di laurea, in Dipartimenti. Il Dipartimento aveva lo scopo di promuovere e coordinare l’attività di ricerca, pur garantendo l’autonomia di ogni singolo docente ricercatore; concorreva all’organizzazione dei corsi per il conseguimento del dottorato di ricerca e poteva altresì concorrere, in collaborazione con i consigli di facoltà e di corso di laurea e con gli organi direttivi delle scuole di specializzazione e a fini speciali, alla relativa attività didattica. Le università che intendevano

avvalersi di tale possibilità dovevano istituire una commissione di ateneo, eletta dai consigli di facoltà, con il compito di coordinare e verificare la nuova sperimentazione organizzativa e didattica. Dopo tre anni dall’inizio della sperimentazione i Dipartimenti avrebbero dovuto presentare alla commissione di ateneo e al Consiglio universitario nazionale una relazione sull’attività svolta e sui risultati aggiunti. Le cose tuttavia andarono diversamente e la sperimentazione, che nella legge Valitutti era “prudenza”, nel decreto delegato divenne “licenza di istituire” Dipartimenti, raggirata dal fatto che le nuove università di Udine e Roma II vennero create già sotto forma dipartimentale, come se la sperimentazione fosse già avvenuta e avesse collaudato risultati ottimali. Del resto il nuovo ministro del governo Cossiga II , Adolfo Sarti, che restò in carica poco più di sei mesi, ebbe solo il tempo di far firmare al capo dello Stato il Decreto delegato di applicazione della legge Valitutti, ma si notò subito che la legge-figlia aveva allargato in maniera non prevista le disposizioni della legge-quadro. In larga misura la sperimentazione rimase sulla carta e le Università si affrettarono a trasformare i vecchi istituti di ricerca in Dipartimenti che tuttavia, nella maggior parte dei casi, assunsero la fisionomia di aggregazioni amministrative più che di centri di 7

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Focus

ricerca. Ora, intendiamoci, i Dipartimenti, riproposti come le colonne portanti degli atenei italiani dalla legge Gelmini, non sono una cattiva idea: si tratta di organizzare settori di ricerca omogenei e insegnamenti affini. Si tratta insomma di evitare l’errore precedente, che ha fatto dei Dipartimenti quasi solamente entità amministrative, di fare in modo che nella loro costituzione alle logiche accademiche prevalgano gli interessi dell’Ateneo e della ricerca scientifica nonché il suo rapporto con lo sviluppo e la crescita culturale ed economica dei territori. È questa la strada sulla quale si sta avviando l’Università di Perugia? In teoria sembrerebbe di sì: il Senato Accademico ha elaborato infatti delle linee guida che prevedono alla base dei costituendi 18 Dipartimenti un progetto scientifico serio e una solida offerta formativa. Tuttavia la realtà di questi giorni sembra altra e avanza perentoriamente il dubbio che tutto si risolva in una gigantesca operazione “gattopardesca”, cioè che tutto cambi perché nulla cambi. Intanto il numero dei Dipartimenti oscilla e alla fine sicuramente non saranno i diciotto previsti dal nuovo Statuto; non solo infatti è difficile dal punto di vista scientifico avviare, spesso inventare, collaborazioni tra diverse aree disciplinari, ma resta il nodo fondamentale dell’offerta didattica che, considerato il ruolo marginale che la legge Gelmini e il nuovo statuto assegna alle Scuole, pensate per coordinare l’attività didattica di più dipartimenti, spinge a trasformare le vecchie facoltà in Dipartimenti. Se a questo si aggiunge il fatto che spesso la riorganizzazione viene immaginata per far prevalere “interessi tribali”, cioè di alcuni settori scientifico-disciplinari, oppure per perpetuare consolidate nicchie di potere accademico, l’operazione di dipartimentalizzazione dell’Ateneo viene a presentarsi in tutta la sua complessità e problematicità. È chiaro che il vasto processo di ridimensionamento e razionalizzazione del sistema

universitario italiano messo in moto dalla riforma Gelmini, ha radici anche nell’irresponsabilità dell’accademia, che ha permesso, per esempio, la proliferazione e disseminazione di corsi di laurea, dove spesso si è spezzato il binomio ricerca-didattica, che da sempre aveva distinto e distan-

ziato le facoltà universitarie dalla scuola secondaria. Ma appare altresì chiaro che la recessione che attraversa l’economia mondiale e in particolare l’Italia, spinge verso mutamenti radicali, che attrezzino anche gli atenei ad affrontare le sfide del terzo millennio.

Il Punto

LA RIFORMA GELMINI: I PUNTI CHIAVE CODICE ETICO: è prevista l’adozione di un codice per evitare incompatibilità e conflitti di interesse legati a parentele. Per partecipare ad un concorso non si dovranno così avere, all’interno dello stesso ateneo universitario, parentele fino al quarto grado. Altresì non verranno elargiti finanziamenti statali a quelle università che gestiranno o assumeranno risorse in maniera poco trasparente. RETTORI: il mandato di ogni singolo rettore non sarà più a “vita”, ma limitato ad un incarico di massimo 6 anni, inclusi con quelli già trascorsi prima della riforma. È prevista la sfiducia e non potrà avere più di un mandato. VALUTAZIONE DEGLI STUDENTI E NUCLEO DI VALUTAZIONE: saranno direttamente gli studenti a valutare l’operato dei loro professori. Questa novità sarà altresì determinante per l’elargizione dei finanziamenti all’ateneo. Inoltre sarà prevista la presenza di un nucleo di valutazione per garantire una valutazione oggettiva e imparziale. SENATO E CDA: distinzione netta tra il Senato accademico, che avrà la competenza di avanzare proposte di carattere scientifico, ed il CdA che avrà la responsabilità delle assunzioni e delle spese dell’ateneo. Il CdA sarà composto da almeno 3 membri esterni su 11. DIRETTORE GENERALE: questa figura sostituirà il direttore amministrativo e avrà mansioni di responsabilità paritetiche a quelle di un manager. ATENEI: la riforma prevede la possibilità di fusione fra università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, al fine di ridurre i costi e aumentare la qualità della didattica e della ricerca. Al massimo ogni ateneo potrà avere 12 facoltà e si passerà, dagli attuali 370, ad una drastica riduzione dei settori scientifico-disciplinari. GIOVANI STUDIOSI: verrà introdotta l'abilitazione nazionale come condizione per l'accesso all'associazione e all'ordinariato. Saranno attribuiti i posti sulla base di procedure pubbliche di selezione bandite direttamente dalle università, cui potranno solo accedere gli abilitati. Il ddl introduce interventi volti a favorire la formazione e l'accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica. DOCENTI: i professori avranno l’obbligo di certificare la loro presenza a lezione ed evitare così il problema delle assenze. Viene per la prima volta stabilito inoltre un riferimento uniforme per l'impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1.500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio. Gli scatti stipendiali saranno solo elargiti sulla base del merito dei professori. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi. GESTIONE FINANZIARIA: Introduzione della contabilità economicopatrimoniale uniforme, secondo criteri nazionali concordati tra Istruzione e Tesoro: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza. Commissariamento e tolleranza zero per gli atenei in dissesto finanziario.

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Focus Critiche sulla validità dei test e delle schede di

valutazione che verranno sottoposti agli studenti, chiamati a valutare i docenti

universitari, così come decretato nella nuova riforma.

VALUTARE DOCENTI E PROGRAMMI UNIVERSITARI: LE LEZIONI DEL DOTT. FOX L

di Dario Biocca

’idea di chiedere agli studenti di valutare la didattica, le infrastrutture e, più in generale, i programmi universitari, è nata negli Stati Uniti negli anni Sessanta e si è poi estesa al resto del mondo raggiungendo anche il nostro sistema accademico. La letteratura sull’argomento è sterminata ma si possono agevolmente distinguere due posizioni diverse. Alcuni ricercatori affermano che si deve al più presto interrompere la consuetudine di proporre agli studenti questionari periodici e schede di valutazione – poiché gli esiti si sono rivelati inattendibili. Altri sono persuasi che sia possibile riformare e perfezionare il sistema adottando accorgimenti mirati. Nessuno, evidentemente, è soddisfatto dei risultati fin qui raggiunti. I questionari, com’è noto, si rivelano utili solo quando producono lo stesso risultato nel corso del tempo. Per esempio, se il giudizio degli studenti sulle capacità didattiche di un docente o sulle dotazioni di una biblioteca sono coerenti negli anni, essi forniscono una indicazione attendibile agli amministratori del sistema accademico. Il problema è che spesso, troppo spesso, i giudizi degli studenti mutano o non sono coerenti. Negli Stati Uniti si è cercato di risolvere il problema introducendo nelle aule universitarie “osservatori”, docenti incaricati di valutare le tecniche didattiche dei propri colleghi. Il risultato è stato sconcertante: i giudizi dei docenti

Alcuni ricercatori affermano che si deve al più presto interrompere la consuetudine di proporre agli studenti questionari periodici e schede di valutazione poiché gli esiti si sono rivelati inattendibili erano sempre molto diversi da quelli degli studenti. Un altro problema, ben noto e riscontrato in tutte le discipline e corsi di laurea, è il voto ricevuto agli esami. Il giudizio sulle prove scritte e orali influisce sulla valutazione della didattica. Secondo un recente studio di Robert Rosenthal, il 70 per cento degli

studenti ammette che il voto è il fattore decisivo dell’appraisal. La consapevolezza di questa correlazione è stata verificata anche in un’analoga percentuale di docenti che dunque sanno di non poter essere troppo “severi”. In questo modo l’intero sistema della valutazione è scivolato da un terreno apparentemente obiettivo a un altro in cui docenti, studenti (e istituzioni accademiche) si ingannano a vicenda. È divenuto celebre, tra i numerosi studi condotti sulla qualità della didattica, il caso del “Dottor Fox”. In un esperimento realizzato presso un college americano un attore professionista è stato incaricato di tenere una lezione sull’applicazione di formule matematiche al comportamento umano – un argomento di

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sicuro interesse per i giovani. L’attore, per i neolaureati, se il risultato è privo di qualsiasi competenza sugli inattendibile o troppo complesso per argomenti da trattare, ha articolato un essere interpretato con semplici discorso brillante ostentando grande formule come somme, sottrazioni e sicurezza. Il risultato è stato un medie aritmetiche? La risposta è generale apprezzamento e un lungo semplice: i questionari, come gli applauso degli studenti che non si esami, offrono la irresistibile illusione sono accorti di nulla. dell’obiettività e Dunque, secondo della trasparenza. Le commissioni alcuni studiosi, non vi i n c a r i c a t e d i s t u d i a r e l e Un voto è un voto. è (quasi) alcuna La letteratura valutazioni devono relazione tra il giudizio scientifica offre essere formate non da degli studenti e ciò che oggi validi suggeamministratori e . viene loro spiegato in rimenti che il aula. Quello che conta f u n z i o n a r i d e l l ’ u n i v e r s i nostro sistema tà ma da docenti sono il linguaggio, i universitario può s p e cialisti che tengono modi, persino la tuttavia adottare. in considerazione spigliatezza. Il primo è la programmi, il numero Un altro celebre concretezza: agli esperimento è stato studenti, per degli studenti e le ore condotto alla Cornell esempio, si deve di lezione, la complesUniversity dove in due chiedere non se il sità dei temi trattati semestri consecutivi docente è compeun docente ha ripetuto tente “con un voto lo stesso corso con i medesimi argoda 1 a 5” ma se si presenta in aula menti, testi, immagini, filmati, ecc. puntualmente, se le sue spiegazioni modificando solo il tono della voce e sono chiare. Il raffronto tra numeri la gestualità, studiati insieme con un genera modelli incoerenti; ben più esperto di comunicazione. Il risultato efficaci sono i commenti scritti, è stato un sorprendente miglioramenbastano poche righe. Le commissioni to nel giudizio degli studenti sulla competenza scientifica del docente. Persino la politica, intesa nel significato più ampio del termine, a volte contribuisce a influenzare l’esito delle valutazioni. In alcuni corsi di laurea le posizioni di un docente su argomenti controversi inducono una reazione e gli studenti possono riflettere il loro consenso (o dissenso) nelle schede di valutazione. A volte i docenti che affrontano temi inconsueti, più attuali e in apparenza innovativi, riscuotono maggiore successo di quanti sono costretti a ripercorrere le discipline più tradizionali. Perché dunque utilizzare ancora test e questionari, introducendone anche di nuovi

incaricate di studiare le valutazioni devono essere formate non da amministratori e funzionari dell’università, ma da docenti specialisti che tengano in considerazione i programmi, il numero di studenti e le ore di lezione, la complessità dei temi trattati. Sopra ogni altra considerazione, nessun metodo si dimostra efficace in assenza di iniziative (corsi, seminari di aggiornamento, ecc.) che consentano ai docenti di perfezionare le proprie tecniche di insegnamento. In nessun caso, infine, l’università deve rendere pubblici i “ratings” dei docenti, come invece da noi avviene trascurando la protezione dei dati “sensibili” e vanificando gli sforzi, che pure tutti pubblicamente lodano, di quanti operano per promuovere una didattica più “alta”. Il solo effetto di questa finta trasparenza è di indurre gli studenti a orientare le proprie scelte verso ciò che i questionari sembrano indicare, cioè i corsi in cui si può ottenere il voto più alto con l’impegno più basso. Così alla fine, invece di migliorare la qualità del sistema, si resta immobili al punto di partenza.

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Focus La lenta crescita dell’Italia è dettata soprattutto da ancora una bassa

scolarizzazione, da un orientamento inesatto nella scelta degli studi universitari

e da un progressivo invecchiamento della nostra popolazione

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LA RICHIESTA DELLE IMPRESE OGGI: TECNICI E SOPRATTUTTO LAUREATI di Ernesto Cesaretti, Presidente Confindustria Perugia

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n sistema educativo che funziona male rappresenta una diseconomia esterna per le imprese. La lenta crescita dell’Italia è strettamente legata alla bassa istruzione della popolazione. La quota di individui in età di lavoro che ha compiuto l’istruzione secondaria superiore è modesta. Una recente indagine condotta per misurare le competenze funzionali alfabetiche e matematiche e la capacità di analisi e soluzione di problemi mostra che circa l’80 per cento degli italiani di età compresa tra i 16 e i 65 anni non è in grado di compiere ragionamenti lineari e fare inferenze di media complessità estraendo e combinando le informazioni fornite in testi poco più che elementari. Si tratta, in pratica, di analfabeti funzionali: non dispongono di competenze, di lettura e comprensione, logiche e analitiche, sufficienti a rispondere in modo adeguato alle moderne esigenze di vita e di lavoro. Si tratta della quota più ampia tra quelle registrate nei paesi avanzati che hanno partecipato all’indagine. La bassa dotazione di capitale umano del nostro paese nel confronto internazionale è questione antica. Ai tempi dell’Unificazione, la popolazione adulta italiana aveva in media meno di un anno di istruzione contro 4 o 5 anni in Francia, in Germania, nel Regno Unito, negli Stati Uniti. Da allora il progresso nei livelli di istruzione è stato considerevole, ma non tale da colmare il divario nel

confronto internazionale. Secondo le più recenti statistiche, nel 2009 il 54 per cento degli italiani di età compresa tra i 25 e i 64 anni aveva conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, contro il 73 per cento della media OCSE. Il divario si è ridotto, pur rimanendo elevato, per le classi di età più giovani: in quella 25-34, la quota dei diplomati italiani sale al 70 per “Le persone più istruite hanno minori difficoltà a trovare un lavoro, hanno carriere meno frammentate e guadagnano salari elevati”. cento, ma si confronta con una media OCSE dell’81 per cento. Il divario, però, è preoccupante quando si guarda all’istruzione universitaria. Qui l’Italia pare fare molta fatica a tenere il passo degli altri paesi avanzati: sempre nel 2009, la quota di laureati nella fascia d’età 25-64 anni era di poco inferiore al 15 per cento, pari alla metà di quella media dei paesi dell’OCSE; tra i più giovani, con età tra i 25 e i 34 anni, superava il 20 per cento, ma si confrontava con una media OCSE pari a circa il 37 per cento. Le misurazioni dirette della capacità di comprendere un testo, di compiere operazioni logico-matematiche e di combinare informazioni per risolvere problemi più o meno complessi,

condotte negli ultimi vent’anni, ci restituiscono un quadro altrettanto preoccupante. Le competenze degli studenti italiani, che pure risultano in linea, se non superiori, a quelle medie osservate nei paesi avanzati alla fine del ciclo di istruzione primaria, arretrano in termini relativi nelle fasi successive dell’istruzione formale. Per i quindicenni, il divario misurabile sulla base dell’indagine PISA condotta dall’OCSE corrispondeva nel 2006 a un ritardo di circa un anno di istruzione formale; benché ridotto tra il 2006 e il 2009, resta significativo. Riflette distanze ampie tra le aree del Paese: i risultati sono lievemente superiori alla media OCSE nel Nord, drammaticamente inferiori al Sud. Nonostante le carenze del sistema educativo, le indagini disponibili indicano che l’istruzione è un investimento redditizio anche in Italia. Come 13

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ha recentemente ricordato il Governatore della Banca d’Italia, “le persone più istruite hanno minori difficoltà a trovare un lavoro, hanno carriere meno frammentate e guadagnano salari più elevati”. Secondo l’OCSE, nel 2009 il differenziale retributivo medio nella popolazione adulta tra i diplomati di scuola secondaria rispetto a chi ha al massimo concluso la scuola dell’obbligo è prossimo a quello medio dei paesi avanzati; quello tra laureati e diplomati, ancorché più basso che nei principali paesi, è prossimo al 50 per cento. Il rendimento addizionale, rispetto al diploma, di una laurea in discipline scientifiche è, in Italia, tra le tre e le quattro volte maggiore di quello conseguito da un laureato in materie umanistiche. Eppure continuano a proliferare i più improbabili corsi di studio legati a facoltà umanistiche. D’altra parte è ancora scarsa la capacità del sistema produttivo italiano di valorizzare adeguatamente le risorse umane. I differenziali salariali per livelli di istruzione sono non solo inferiori a quelli di altri paesi, ma sono molto meno ampi per i lavoratori più giovani che per quelli più anziani. I salari di ingresso nel mercato del lavoro sono oggi in termini reali su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa; chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro sembra escluso dai benefici della crescita del reddito occorsa negli ultimi decenni. Si aggiunge il problema del

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disorientamento dei cui partecipa anche la La mancanza di un efficace giovani. sede locale, coinvolge Ancora oggi vi è un orientamento genera infatti ogni anno da almeno un sistema nel quale, per forte scollamento due lustri 20 mila esempio, le imprese non tra le richieste del giovani, dando particotrovano i tecnici che cercano mondo della lare enfasi al tema produzione e gli dell’orientamento indirizzi di studio seguiti dai giovani. verso l’istruzione tecnica e le facoltà La mancanza di un efficace orientascientifiche. Ha pure partecipato al mento genera infatti un sistema nel progetto nazionale Lauree scientifiche, quale, per esempio, le imprese non volto ad avvicinare a questo indirizzo di trovano i tecnici che cercano. Dal 1990 studio i giovani diplomati. ad oggi le aziende italiane hanno quasi Vi è pure un altro problema che sta raddoppiato l’inserimento di tecnici, assumendo forme importanti, quello passando da 12 tecnici ogni 100 assunti dei giovani NEET, che non studiano, a 22. Nello stesso periodo le scuole non si formano, non lavorano. Sono un hanno dimezzato l’offerta di tecnici, e italiano su 5, tra i 15 e i 29 anni. nella scelta delle famiglie gli iscritti ai Da quanto abbozzato emerge un licei hanno superato gli iscritti agli quadro molto preoccupante. Bassa istituti tecnici. scolarizzazione tra gli adulti, livello di Nei prossimi anni andranno in pensiocomprensione e di acquisizione delle ne i periti meccanici, informatici, conoscenze modesto da parte dei chimici, tessili, che hanno accompagiovani in prospettiva internazionale, gnato lo sviluppo tecnologico delle scostamenti tra domanda ed offerta di piccole e medie imprese e che in molti lavoro, redditi di ingresso calanti. casi non potranno essere sostituiti da Non è un caso che nella situazione del tecnici altrettanto competenti. Seconnostro paese i giovani siano in condido qualificate indagini, già oggi le zioni di grande difficoltà, con prospettiimprese industriali non riescono a ve scarse ed incerte, che vivono trovare più di 100.000 tecnici. condizioni di arretratezza rispetto a chi Si pone perciò un enorme problema di li ha preceduti. orientamento. Confindustria cerca di Per ridare speranza ad una intera dare un suo contributo per risolverlo. generazione, ed il discorso vale anche Con la sua iniziativa Orientagiovani, a per l’Umbria, bisogna avere il coraggio di sradicare alcuni aspetti distorti del nostro sistema, e rimettere al centro la politica del merito e delle opportunità. In assenza di un mutamento profondo delle convenienze, che oggi sono baricentrate sulla fetta di popolazione più anziana, il declino del Paese e dell’Umbria è inevitabile. La povertà dei giovani si sta traducendo in povertà di giovani. Nella nostra regione più che altrove. Gli over 65 hanno ormai superato gli under 15. L’industria, e Confindustria, farà la sua parte. Ma l’entità del problema richiede un ripensamento radicale delle regole della nostra convivenza, da cui, davvero, e solamente, possono scaturire un nuovo orizzonte per i giovani e nuove prospettive di crescita per l’economia. 15

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ALTRO CANTO Studenti e docenti del Corso di Laurea in Lingue

limitare l’offerta formativa del Corso a soli due percorsi didattici.

e Letterature Straniere contestano la scelta del Senato Accademico di

L’ATENEO CONDANNA A MORTE IL CORSO DI LAUREA IN LINGUE dei Docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia firmatari del ricorso

In questi giorni, al tribunale di Perugia si affrontano due strani antagonisti, inconsueti perché l’uno parte dell’altro, e quindi, teoricamente, legati da un’auspicabile coincidenza di interessi: si tratta del Corso di Laurea in Lingue e Letterature Straniere e dell’Università degli Studi. Ma tale pacifica e proficua comunanza di intenti è del tutto illusoria, se il Consiglio del Corso di Laurea in questione si è visto costretto a ricorrere al TAR contro un provvedimento gravissimo emesso contro di lui dagli organi superiori dell’Ateneo, un decreto che ha tutte le caratteristiche di una condanna a morte. La vicenda ha inizio nel mese di giugno, quando il Senato Accademico ingiunge al Corso di Laurea di modificare la programmazione didattica che era appena stata varata, già approvata dalla Facoltà di Lettere e regolarmente accettata dai dispositivi ministeriali. Si trattava della consueta offerta formativa, che da sempre propone agli studenti un percorso di studio quinquennale, fondato sulla libera scelta di tre lingue e letterature straniere, selezionate fra sette possibili (inglese, francese, tedesca, spagnola, portoghese/brasiliana, russa e cinese) a seconda delle inclinazioni culturali del singolo studente e delle sue aspettative di lavoro. Il Senato, invece, decide quest’anno di ridurre drasticamente questa libertà di scelta, lasciando agli studenti solo due percorsi alternativi

rigidamente definiti: IngleseTedesco-Francese e IngleseSpagnolo-Portoghese/ Brasiliano. Appare immediatamente evidente che un provvedimento del genere stravolge l’identità culturale stessa del Corso di Laurea, cancellando la presenza ad esempio di un percorso di studi romanzi come Francese-Spagnolo-Portoghese, negando agli studenti la facoltà di laurearsi in Francese e Portoghese, declassando Russo e Cinese a “materie a scelta” da seguire per un unico anno (scelta che nessuno farà, visto che in un anno si riesce a imparare ben poco di lingue che hanno perfino un alfabeto

I Corsi di Laurea in Lingue e Letterature Straniere devono per loro stessa natura fornire agli studenti la possibilità di optare per il maggior numero possibile di combinazioni linguistiche e culturali, in quell’ottica di plurilinguismo e di multiculturalità che l’Unione Europea continuamente raccomanda ai suoi paesi membri.

diverso dal nostro!). È ovvio quindi che una riduzione così drammatica dell’offerta formativa praticamente annulla la capacità attrattiva del Corso di Laurea, provocando un esodo inarrestabile degli studenti verso qualsiasi altra sede universitaria, visto che l’Ateneo di Perugia è stato L’UNICO IN ITALIA a mutilare l’offerta dei percorsi linguistico-letterari. La decisione presa a Perugia ha quindi suscitato in tutta Italia un vasto e profondo dissenso, che si è espresso nei numerosissimi appelli che docenti, associazioni di categoria, presidi di Facoltà, presidenti di Corsi di Laurea, la Conferenza Italiana dei Presidi delle Facoltà di Lingue e Letterature Straniere e esponenti del CUN hanno fatto pervenire al Rettore, chiedendo che venisse riconsiderato un provvedimento che isola il nostro Ateneo dal contesto nazionale. I Corsi di Laurea in Lingue e Letterature Straniere devono infatti per loro stessa natura fornire agli studenti la

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ALTRO CANTO possibilità di optare per il maggior numero possibile di combinazioni linguistiche e culturali, in quell’ottica di plurilinguismo e di multiculturalità che l’Unione Europea continuamente raccomanda ai suoi paesi membri. Va inoltre precisato che la contrazione dell’offerta formativa imposta dai nostri illuminati organi accademici appare ulteriormente illogica perché l’ampio ventaglio di combinazioni finora garantito non determinava alcun aggravio dei requisiti organizzativi e quindi finanziari dei percorsi di studio. Non si può quindi gettarne la colpa sui tagli apportati da Tremonti, sulla Riforma della Gelmini, o sulla crisi economica mondiale. I motivi di questa scelta sono tutti e solo locali, legati cioè ai misteriosi rovelli della politica accademica perugina. C’è da chiedersi quanto il Comune e la Regione siano consapevoli delle strategie che si tessono a Palazzo Murena e degli effetti devastanti che provvedimenti come questo avranno

L’ampio ventaglio di combinazioni finora garantito non determinava alcun aggravio dei requisiti organizzativi e quindi finanziari dei percorsi di studio sull’economia già asfittica della città; la migrazione verso altri Atenei della popolazione studentesca di Lingue sarà di circa 1.000 studenti nel ciclo quinquennale (quest’anno gli iscritti sono un terzo di quelli degli anni passati): una diaspora imponente, che azzererà la presenza delle matricole fuori sede che movimentano locazioni ed acquisti immobiliari, e sottrarrà linfa vitale agli esercizi commerciali, ai centri culturali e sportivi, ai cinema, ai teatri, ai trasporti pubblici e così via. La scomparsa degli studenti dal centro di Perugia, inoltre, contribuirà a svuotare definitivamente spazi urbani già gravemente compromessi,

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consegnandoli a un degrado sempre più rovinoso. Né va dimenticato che le prime vittime del provvedimento sono gli studenti umbri, che saranno obbligati o ad accontentarsi di una formazione linguistico-culturale monca, incoerente, fortemente depauperata di contenuti didattici e scientifici, o a trasferirsi in altre regioni, affrontando il pesante aggravio economico che la vita fuori sede comporta. A fronte di questa serie di conseguenze disastrose che il decreto rettorale riverserà a cascata sulla Facoltà di Lettere, sull’Università di Perugia nel suo insieme, e sull’intero contesto culturale ed economico umbro, studenti e docenti del Corso di Laurea e della Facoltà hanno ritenuto indispensabile avviare una battaglia legale, non certo in vista di benefici personali, ma per sostenere il prestigio dell’Ateneo, la qualità dell’offerta culturale di Lettere e la dignità degli studenti.

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INFO MIX SPAZIO ALLE ASSOCIAZIONI STUDENTESCHE LE ATTIVITÀ DI NARNI UNIVERSITARIA - LE INIZIATIVE

Collocazione di un defibrillatore presso l’Università Interventi del CO.PA.SIR. - Collaborazione con gli studenti All’interno del progetto “30 ore per la

vita - 8 minuti per la vita”, teso a dotare le strutture pubbliche con un’elevata affluenza di individui di attrezzature indispensabili a prevenire l’immediato intervento dei soccorsi in caso di necessità, Palazzo Sacripanti ha ricevuto in donazione da parte della Croce Rossa Italiana un defibrillatore. Contestualmente viene svolto un corso per il personale della struttura al fine di renderla consapevole di come si utilizza l’apparecchio. Il corso è il BLS-Defibrillation. Grazie ai rappresentanti degli studenti che hanno compilato la domanda di partecipazione e provveduto ad una raccolta fondi, la struttura universitaria di Narni è risultata beneficiaria ed ha potuto ricevere l’apparecchio, che renderà ancora più sicura una sede con un afflusso di circa 2000 studenti.

Un’altra iniziativa importante pro-

mossa dall’associazione è la promo-

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ALLEANZA UNIVERSITARIA Le difficoltà principali di Alleanza

zione di nuovi interventi da parte degli esponenti del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (CO.PA.SI.R.). A seguito del primo intervento, avvenuto il 25 novembre u.s., almeno altri due ospiti, contestualmente alla presenza del docente di diritto pubblico, faranno visita al Corso di Laurea orientativamente nei mesi di gennaio e febbraio.

Narni Universitaria ha promosso la costituzione di un gruppo di studenti, circa due per ogni anno di corso, che collabora con i rappresentanti al fine di aiutarli a recepire in tempo reale tutte le problematiche, in modo tale da riuscire a risolverle nel minor tempo possibile. È fissata una riunione mensile che permetterà a tutti gli studenti interessati sia di collaborare con Narni Universitaria, sia di crescere nelle relazioni esterne alla facoltà.

Universitaria nell’organizzare gite e convegni nascono soprattutto dai tagli dell’Ateneo ai fondi per le associazioni. Nonostante questa problematica, l’associazione è riuscita ad organizzare il 28 novembre u.s. un convegno presso l’Università di Perugia, dedicato al cambiamento dell’Ateneo perugino a seguito dell’applicazione della riforma Gelmini. Allo studio per i primi mesi dell’anno 2012 invece, è la realizzazione di un convegno dedicato all’Euro e alle modifiche del Sistema Finanziario. All’attività “lavorativa” si aggiunge quella più ludica, con l’organizzazione di una settimana sulla neve per il mese di marzo 2012. Alleanza Universitaria si riunisce tutti i lunedì presso la propria sede di Via Campo Battaglia 18 Perugia (zona Scalette di Sant’Ercolano).

LO STUDENT’S OFFICE UNIVERSITAS CONTRO LA RIDUZIONE DELL’ORARIO DELLE BIBLIOTECHE

Le biblioteche e le aule studio

annesse sono un servizio fondamentale, che l’Ateneo deve assolutamente garantire agli studenti. Consapevoli di questo, i rappresentanti dell’Associazione Student’s Office Universitas già da diversi mesi stanno chiedendo di migliorare la qualità del servizio, e in particolare di risolvere i disagi scaturiti dalla riduzione dell’orario di apertura delle biblioteche gestite dal Centro Servizi Bibliotecari. La chiusura è stata infatti anticipata alle ore 18.00, prima in via provvisoria con l’orario estivo e poi in modo definitivo. Contro questa riduzione ci siamo già espressi a partire dal mese di febbraio 2011 nei vari consessi accademici: Consiglio degli Studenti, Senato Accademico e Consiglio Bibliotecario, dove il consigliere d’amministrazione

Bernardo Dolce, nella seduta del 28 giugno, ha espresso “l’assoluta contrarietà degli studenti rispetto alla prospettiva di una riduzione dell’orario di apertura delle biblioteche”. Il Consiglio Bibliotecario, nella seduta del 14 ottobre, ha però deciso di rendere definitiva la riduzione di orario, con il conseguente disagio per gli studenti. Abbiamo quindi portato la questione anche al di fuori dei consessi accademici, informando gli studenti con un volantino e un comunicato stampa inviato alle testate locali; è stata poi lanciata una raccolta di firme (con più di 1.100 adesioni) tra studenti e docenti per sensibilizzare il direttore del CSB, Paolo Bellini, e il Magnifico Rettore, riguardo al problema, già loro segnalato in una lettera.

Da parte del dott. Bellini è arrivato, tramite due lettere, un pieno sostegno alle richieste degli studenti; il Consiglio Bibliotecario sarebbe però impossibilitato a ripristinare l’orario intero di apertura, per via di un contenzioso tra le Rappresentanze Sindacali del personale bibliotecario e l’Amministrazione dell’Ateneo. Della questione si è occupato nuovamente il Senato Accademico nella seduta del 15 novembre, e anche i Consigli di Facoltà se ne stanno interessando. Pur comprendendo le legittime richieste da parte del personale bibliotecario e le difficoltà che il nostro Ateneo sta incontrando a causa dei tagli, continuiamo a chiedere che venga al più presto trovata una soluzione che non penalizzi gli studenti. 19

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Studenti/Docenti SCUOLA DI PALEOANTROPOLOGIA Ritorna a Perugia la Scuola di Paleoantropologia, seconda edizione, dedicata all’approfondimento delle conoscenze sull’affascinante tematica dell’evoluzione umana. La Scuola si rinnova nella sua offerta didattica, articolandosi su due livelli: un Primo Anno di “formazione di base” e un Secondo Anno di “specializzazione”. Sia gli studenti del Primo Anno che quelli del Secondo Anno avranno la possibilità di accrescere le conoscenze teoriche acquisite durante la Scuola attraverso attività sul campo, opportunamente differenziate per livello di preparazione. In particolare, è previsto, per ciascun anno di corso, un fieldworkshop di circa due settimane nelle Gole di Olduvai, in Tanzania. Le lezioni si terranno presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Perugia dal 20 al 25 Febbraio 2012.

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IN EVIDENZA

BANDO PER BORSE DI STUDIO OFFERTE DA STATI ESTERI E ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI IN FAVORE DI CITTADINI ITALIANI (A.A. 2011–2012)

Il Ministero degli Affari Esteri informa che alcuni Stati esteri e Organizzazioni Internazionali offrono a cittadini italiani borse di studio, utilizzabili per seguire corsi di studio presso Università o Istituti superiori stranieri (statali o legalmente riconosciuti), per effettuare ricerche presso archivi, centri culturali, biblioteche, laboratori e per seguire corsi di lingua presso centri specializzati. Ulteriori informazioni relative alla scadenza per la presentazione delle candidature, l'importo e la durata delle borse e dei requisiti dei candidati che variano di paese in paese, sono consultabili nell'elenco dei Paesi offerenti. L’iter di candidatura ed assegnazione delle borse è stato notevolmente semplificato, a tutto vantaggio della mobilità degli studenti e dei ricercatori. È stata del tutto azzerata la documentazione cartacea che in passato veniva spedita al Ministero. Informazioni sul sito del Ministero degli Affari Esteri.

ELEZIONI CUN 2012

MOBILITÀ DOCENTI E ALTRO STAFF PER FORMAZIONE

Nell’ambito del Programma Lifelong Learning Programme (LLP), l’azione denominata Staff Training offre al Personale Docente e Tecnico-Amministrativo l’opportunità di svolgere un periodo di formazione presso Istituti di Istruzione Superiore titolari di EUC (Erasmus University Charter) e/o presso imprese presenti in uno dei Paesi partecipanti al Programma. I Paesi partecipanti al Programma sono: Stati membri dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria); Paesi dello Spazio Economico Europeo (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera); Paesi candidati all’adesione (Turchia e Croazia). La scadenza per proporre la propria candidatura è fissata per il 30 Dicembre p.v.

Per i giorni dal 9 al 12 gennaio 2012 sono indette le votazioni per l’elezione delle seguenti componenti del Consiglio Universitario Nazionale: a) n. 1 professore ordinario, straordinario e fuori ruolo; b) n. 2 professori associati confermati, non confermati e fuori ruolo. Per le suddette componenti sono interessate le aree 01, 08 e 11. Le votazioni hanno luogo tra le h. 9:00 e le h. 17:00 di ciascun giorno feriale, escluso il sabato. Il giorno 12 gennaio 2012 le operazioni di voto terminano alle ore 14. Di seguito il riepilogo delle date: Giovedì 15 dicembre – consegna dei certificati di voto presso il Cineca Entro martedì 20 dicembre – trasmissione candidature da parte degli Uffici amministrativi A seguire - pubblicazione candidature Da lunedì 9 gennaio a giovedì 12 gennaio (fino alle ore 14:00) – votazioni Giovedì 12 gennaio ore 15 - scrutinio

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