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unifontane Editore:

SIFA S.r.l. Via Pievaiola, 45 06128 Perugia www.sifa.it Amm.re Delegato: Andrea Brizi

Sommario

Direttore Responsabile: Giancarlo Ferraris E-mail: info@unifontane.it Comitato editoriale: Franco Baldelli, Giovanni Belardelli, Floriana Falcinelli, Fabrizio Figorilli, Anna Torti Ideazione: Retologia di Alfredo Mommi Hanno collaborato a questo numero: Fabio Cancelloni, Carla Casciari, Maria Claudia Fornito, Stefania Giannini, Armando Pitassio, Federico Rossi, Student’s Office Universitas Stampa: ARTI GRAFICHE CECOM S.r.l. Bracigliano (SA) Finito di stampare nell’Agosto 2011 Aut. Trib PG R.P. n. 47 del 14/09/2010

I giovani e la sfida per il futuro

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La mia idea di Università

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Università e Imprenditoria

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L’idrogeno e l’energia

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IL NUOVO STATUTO (NON ANCORA APPROVATO) E I PRINCIPI DI TRASPARENZA a cura di Armando Pitassio

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’uscita di questa rivista trimestrale, che ha suscitato un sottile e malcelato malessere in alcuni ambienti universitari, nonché qualche ridicolo tentativo di screditarla, non per quanto andava e va pubblicando, ma per il solo fatto di esistere, trovava, e trova, la sua giustificazione e legittimazione non tanto nell’aderire ad operazioni di lobby più o meno coperte, quanto nel tentativo di suscitare o alimentare confronti di opinioni sulle diverse problematiche del mondo universitario, dell’Ateneo perugino e, perché no, della comunità locale e regionale. Il numero di Settembre, ad un mese dalla ipotetica approvazione dello Statuto (i sei mesi canonici scadevano alla fine del mese di Luglio) avrebbe potuto costituire l’occasione per un confronto di idee su quanto approvato, tenendo anche conto che sarebbe importante una serena e pacata riflessione sui principi generali, sulle “linee guida”, dei regolamenti attuativi che dovranno essere redatti dai

diversi Dipartimenti, diventati il fulcro della Riforma Universitaria. Ma ciò non è stato; lo Statuto non è stato ancora approvato e si è dovuti ricorrere alla richiesta di proroga di tre mesi, prevista peraltro dalla legge di riforma. Così, al momento, risulta problematico introdurre il tema delle modifiche statutarie in assenza di documenti ufficiali, istituzionali, sullo stato di avanzamento dei lavori della Commissione, atteggiamento questo che, ancora una volta, viene meno a quei criteri di trasparenza richiamati nei principi ispiratori della riforma “Gelmini” all’art. 1. E non a caso il movimento dei ricercatori ha promosso e organizzato un blog informativo e ha indetto una assemblea generale per il prossimo 9 Settembre. Non sarebbe stato auspicabile un momento collettivo di informazioni, se non di confronto, proposto dall’Ateneo e non sarebbe stata più opportuna una gestione dello stesso da parte del Rettore e degli altri membri della

Primo Piano Commissione ? Tant’è. Forse nelle premesse e nei principi ispiratori dello Statuto, che necessariamente manifestano l’identità e delineano il profilo dei singoli Atenei, andrebbe inserito anche il criterio della trasparenza, della pubblicità delle delibere assunte, per esplicitare una discontinuazione con il passato e il recepimento dello spirito innovatore della legge. Ma così non sarà, questo è quasi certo! La tanto declamata autonomia universitaria andrebbe coniugata con il principio della autorevolezza e non con quello della autoreferenzialità, fenomeno che ha già prodotto danni gravissimi all’immagine dell’Università anche in questo paese, in questa Italia che, peraltro, già di per sé proietta una pessima immagine al di fuori dai confini nazionali. (Si confronti con la stampa internazionale chi non è di questo avviso!). Posizioni opache pregiudicano tale principio e non facilitano confronti costruttivi con operatori pubblici 3


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Primo Piano e privati, specie quando di va alla ricerca di consensi e risorse finanziarie. Che ne pensano i vari candidati che aspirano più o meno a buon titolo a succedere al Magnifico Francesco Bistoni ? Qual ‘è la loro posizione su questo argomento? Non credo sia irrilevante conoscere la loro opinione anche su questo aspetto della vita universitaria in un prossimo immediato futuro, dato che in base al dispositivo di legge le prossime elezioni per il rettore si terranno nella tarda primavera 2012. Dai pochi documenti (non ufficiali!) disponibili sembra che il dibattito sia incentrato prevalentemente sulla “governance” dell ‘ Ateneo. Il modello che si andrebbe delineando è quello di un Ateneo che tenti di limitare il più possibile le influenze esterne, a vocazione forse un po’ troppo localistica. Va in questo senso la proposta (ma è ancora valida?) di un Rettore eletto solo tra i professori ordinari dell’Ateneo di Perugia, a dispetto delle disposizioni di legge, e quella di due soli membri esterni nel CdA scelti direttamente dal Rettore previo parere favorevole del Senato (ma nell’ambito di una rosa di candidati?). Non un accenno trapela sulle modalità di composizione del nucleo di valutazione e sulla sua potenziale e indispensabile indipendenza dagli altri organi istituzionali. È il sintomo della nostra congenita idiosincrasia ai sistemi di controllo? La maggioranza dei membri dovrebbe essere esterna al mondo universitario, ma chi sceglie i controllori? I controllati? E perché non prevedere, tra le norme, che il coordinatore dello stesso possa essere il secondo arrivato nella corsa al rettorato? Si riaffermerebbe da un lato il principio della trasparenza, dall’altro quello della condivisione di comuni obiettivi che superano le idee dei singoli, così come personalismi tanto ridicoli, persino patetici, quanto improduttivi. Tuttavia, al momento, il dibattito acceso non sembra vertere su questi aspetti, bensì sulle dimensioni dell’elettorato attivo per l’elezione del Rettore, sulla numerosità e sulle modalità di composizione del Senato Accademico, sui criteri di scelta della componente interna universitaria in seno al CdA. La proposta complessiva che scaturirà a maggioranza dalla Commissione Statuto dovrà però

ottenere una ampia approvazione da parte dei componenti del S.A ( è prevista per legge la maggioranza assoluta degli aventi diritto, ma alcune componenti del Senato Accademico non sono state elette perché la tornata elettorale è andata deserta ! ) e in questo senso il Magnifico Rettore dovrà dare fondo a tutta la sua rinomata e proverbiale abilità diplomatica di mediazione. Curiosamente nessun accenno alle fasi intermedie per la attuazione del nuovo Statuto. I nuovi organi istituzionali inizieranno ad esistere da subito, mentre il Rettore usufruirà della prevista proroga di un anno? E questo sfalsamento perdurerà in maniera indefinita così che i nuovi Rettori si troveranno all’inizio del loro mandato con membri esterni decisi un anno prima

Altrocanto

NO GRAZIE!

dal Rettore uscente ? E il Senato Accademico non appena insediato si troverà, come suo primo atto, nella necessità di scegliere la componente universitaria nel CdA? Sono stati presi in considerazione questi aspetti? E, dulcis in fondo, per quanto riguarda il codice etico ( che doveva essere attivato entro sei mesi dalla promulgazione della legge nelle università nelle quali non c’era) il Senato Accademico ha preso consapevolezza che sarebbe opportuno introdurre decisive modifiche allo stesso, dato che è in palese contrasto con la legge testè approvata ? Ma questo potrà essere argomento per un nostro prossimo interesse nei numeri che verranno.

tratto da CYRANO DE BERGERAC (1897, ATTO II, SCENA VIII), DI EDMOND ROSTAND

Cercarmi un protettore, eleggermi un signore, e come l’edera che dell’olmo tutore accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza, arrampicarmi, invece di salire con forza? No, grazie! Dedicare, com’usa tradizione, dei versi dei ricconi? Far l’arte del buffone pur di vedere alfine le labbra di un potente schiudersi a un sorriso benigno e promettente? No, grazie. Saziarsi di rospi? Digerire lo stomaco per forza dell’andare e venire? Consumar le ginocchia? Misurar le altrui scale? Far continui prodigi di agilità dorsale? No, grazie! Accarezzare con mano abile e scaltra la capra e intanto il cavolo innaffiare con l’altra? E ad  aver sempre il turibolo sotto de l’altrui mento per la divina gioia del mutuo incensamento? No, grazie! Progredire di girone in girone, diventare un grand’uomo tra cinquanta persone, e navigar con remi di madrigali, e avere per buon vento i sospiri di vecchie fattucchiere? No, grazie! Pubblicare presso un buon editore, pagando, i propri versi! No, grazie dell’onore! Brigar per farsi eleggere papa nei concistori che per entro le bettole tengono i ciurmatori? Sudar per farsi un nome su di un piccio! sonetto anzi che scriverne altri? Scoprire ingegno eletto agl’incapaci, ai grulli; alle talpe dare ali, lasciarsi sbigottire dal romor dei giornali? E  sospirare, pregare a mani tese: Pur che il mio nome appaia sul giornale francese? No, grazie! Calcolare, tremar tutta la vita, far più tosto una visita che una strofa tornita, e scrivere suppliche e farsi qua e là presentare?... Grazie, no! grazie no! grazie no! Ma... cantare, sognare e ridere, libero, indipendente, aver l’occhio sicuro e la voce possente, mettersi quando piaccia il feltro di traverso, per un sì, per un no, battersi o fare un verso! Lavorar, senza cura di gloria o di fortuna, a qual sia più gradito viaggio, nella luna! Nulla che sia farina d’altri scrivere, e poi modestamente dirsi: ragazzo mio, tu puoi tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia pur che nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga! Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte, non dover darne a Cesare la più piccola parte, aver tutta la palma della meta compita, e, disdegnando d’essere l’ellera parassita, pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto salir anche non alto, ma salir senza aiuto!

una dedica, A.M.

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Focus Carla Casciari, Vicepresidente della Giunta Regionale dell’Umbria e assessore al

Welfare e Istruzione, commenta i dati relativi ai giovani umbri emersi dalla ricerca pubblicata

da AUR Volumi “La sfida della partecipazione giovanile”.

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GIOVANI: I VALORI, LA PARTECIPAZIONE, LA SFIDA PER IL FUTURO di Carla Casciari Oggi giorno si fa un gran parlare dei giovani, li si analizza da dietro una lente, come se fossero un fenomeno chimico del quale si faticano a comprendere le componenti e le modalità di azione. Ci si interroga se i giovani rappresentino il futuro o piuttosto il presente, ci si preoccupa del loro ruolo come risorsa della società; la prima preoccupazione dovrebbe venire dai numeri che mostrano come è in corso in tutta Europa una riduzione del peso della popolazione giovanile, un fenomeno che coinvolge anche l’Italia dove la popolazione under 25 è scesa al 24,1% rispetto ad un livello medio europeo poco sotto il 30% sul totale della popolazione. Questo dimostra come i giovani contano meno, prima di tutto da un punto di vista demografico, e non solo sociale, economico e politico, settori nei quali i nostri giovani risultano penalizzati se si considera la difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, la mancanza di ammortizzatori sociali e le differenze nella spesa sociale a loro vantaggio. Sfide della partecipazione giovanile La Regione Umbria, nel tentativo di comprendere la condizione giovanile, ha commissionato all’Osservatorio Sociale gestito dall’Agenzia Umbria Ricerche, un primo lavoro di indagine sulla partecipazione e sulla rappresentanza di giovani nella nostra regione. Con la ricerca “La Sfida della partecipazione giovanile”, presentata a marzo 2011, si è cercato di analizzare le forme con cui ragazzi e ragazze vivono l’attività (1)

partecipativa, le loro motivazioni e i loro obiettivi. Per molti anni si è pensato che la partecipazione giovanile fosse soprattutto una questione di spazi fisici, mentre oggi è evidente come esiste un problema di attribuzione di potere e responsabilità alle nuove generazioni. In Italia oggi, stando ai dati Istat, il 24,8% della popolazione con più di 14 anni partecipa attivamente a qualche forma di associazionismo volontario e i temi affrontati sono molto vari: si spazia da gruppi che promuovono la tutela dell’ambiente, il rispetto dei diritti civili e la pace, alla partecipazione ad attività culturali o ricreative, l’impegno nel volontariato sociale. Notevoli differenze si evidenziano tra le ripartizioni geografiche: nelle aree del Nord, infatti, ed in particolare del NordEst, la partecipazione raggiunge valori molto alti (35,9%), mentre nel Sud e nelle Isole le percentuali risultano decisamente più basse (rispettivamente 17,0% e 18,9%); nelle regioni del Centro la percentuale è del 22,2% mentre in Umbria è del 23%. Scendendo nel dettaglio delle diverse attività sociali, si può senza dubbio dire che, sia in Italia che in Umbria, la partecipazione si esprime soprattutto nel volontariato e nell’associazionismo di tipo culturale e ricreativo. Nella nostra regione, i giovani coinvolti nel volontariato risultano essere il 10,7% (contro il 7,6 degli adulti) e quelli coinvolti in associazioni di tipo culturale-ricreativo il 10,1% (rispetto al 9,9% degli adulti) e

quasi il 4% svolge attività per associazioni non di volontariato. Bassa la partecipazione alle organizzazioni sindacali (0,8 %) e alle associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace (2,3%). Si può quindi affermare che, per quanto riguarda l’età, la quota degli under 35 è quella che esprime la partecipazione più alta, circa il 28% della popolazione. Modelli di partecipazione Accanto alle tradizionali espressioni di partecipazione, in questi ultimi anni assistiamo al proliferare di espressioni e modalità inedite di attivismo, dal consumo critico alla beneficenza, dal turismo responsabile ai movimenti sociali che vedono un alto coinvolgimento delle giovani generazioni. Queste nuove forme di partecipazione spesso individuali, domestiche, “fai da te”, si identificano frequentemente con iniziative che esprimono una partecipazione poco manifesta, esplicita o militante. Si va quindi definendo un nuovo identikit del giovane partecipante, un profilo non univoco che si basa su un modello di socialità che predilige gruppi informali che si raccolgono intorno ad un progetto, ad un interesse particolare. Siamo di fronte ad un associazionismo fluido, provvisorio, biografico, non comunitario; in sostanza si preferisce “prendere parte” piuttosto che “essere parte”1 di un progetto. Alla base di questo nuovo modello di partecipazione insistono dei fattori socioculturali che ben definiscono lo status di un giovane del XXI secolo. Innanzitutto si può dire che oggi alla luce anche dei

La sfida della partecipazione giovanile. Il contesto nazionale e il panorama umbro. (AUR VOLUMI, 2011) pag. 54

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Focus

cambiamenti culturali e delle difficoltà a raggiungere un’autonomia economica a causa della crisi occupazionale, si è considerati giovani dai 15 ai 35 anni. Per la comunicazione e il mondo pubblicitario questi giovani sono considerati prima di tutto dei consumatori, divoratori di beni ed informazioni e questo approccio li ha trasformati in cittadini che potremmo definire “mordi e fuggi”, “tutto e subito”. Questo a scapito di una più attenta osservazione del mondo in cui vivono, riducendoli a soggetti individuali e individualistici, quindi si è venuta a creare in loro una barriera emozionale che di fatto ostacola relazioni sociali stabili e durature. Alla luce di questa ostilità verso il gruppo, verso l’impegno per un progetto condiviso c’è la mancanza di fiducia, l’incapacità di accettare una figura di leader intorno al quale riunirsi, prediligendo sempre la sfida individuale e la messa in discussione. Il modello di partecipazione dei giovani umbri si va quindi definendo come un’adesione momentanea a temi che vengono considerati rilevanti; nulla è escludibile a priori in quanto non ci si orienta in base a scelte di campo precedenti, piuttosto si valuta ogni singola occasione di coinvolgimento. In estrema sintesi si può dire che anche in Umbria si sta profilando un diverso modello culturale del concetto di partecipazione, almeno da parte dei giovani. Un concetto sempre meno legato all’appartenenza e sempre più espressione di una “biografia della scelta” che attraversa i diversi luoghi e le diverse situazioni, consentendo reciproche contaminazioni, ma che rimette in continua discussione i principi base dell’organizzazione e della gestione dei gruppi e delle realtà associative. I valori espressi dai giovani e la partecipazione politica Nella ricerca pubblicata da (1)

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Aur Volumi “La sfida della partecipazione giovanile” vengono anche rintracciati i valori di riferimento dei giovani e le relative gerarchie espresse dai ragazzi fra i 14 e i 19 anni. I dati umbri ricalcano senza troppe differenze le classifiche nazionali; tra i valori che i giovani ritengono importanti molte riguardano la socialità ristretta e attengono ad aspetti legati alla sfera più intima della persona e alla propria autorealizzazione. Ai giovani è stato chiesto di attribuire un valore d’importanza ad alcuni aspetti della vita quotidiana (vedi tabella2); a dominare sugli altri aspetti sono stati: la salute, la famiglia, la libertà, l’amicizia e l’amore. Precipitano in fondo alla classifica valori universali come la democrazia e la solidarietà, come se l’impegno personale o collettivo fosse un disvalore. I ragazzi umbri hanno dimostrato di dare un consistente consenso nei confronti dei valori materialistici; il denaro, la professione, “il fare carriera”. Fanalino di coda l’attività politica. Questo è vero in Umbria come in Italia, dove l’impegno politico non rientra affatto fra le attività importanti per cui spendersi, la partecipazione sembra più che mai un’esperienza che si vuole vivere indivi-

dualmente, senza cercare una condivisione dello spazio e delle idee. Lo scenario riflette anche la scarsa fiducia che i giovani, in Umbria e in Italia, dimostrano nei confronti dei leader politici e nelle istituzioni in generale. Tutto ciò va a testimoniare una distanza tra i giovani e le istituzioni che non viene certo scoperta oggi, ma è il risultato di un progressivo allontanamento e di una diffidenza da parte delle nuove generazioni nei confronti delle istituzioni, che vengono percepite come rigide e ingessate (questo vale tanto per le istituzioni nazionali, che per quelle locali). Tuttavia, se non si vuole dare una lettura troppo pessimistica, si possono rintracciare nei nuovi atteggiamenti dei nuovi spiragli di partecipazione e di attivismo, se si considerano, ad esempio, lo spostamento dell’impegno politico dai tradizionali spazi formal-istituzionali (partiti, sindacati e movimenti politici) verso modalità di partecipazione maggiormente «ibride» e «multiformi», giocate più sul versante socio-culturale che su quello strettamente politico. Si pensi per fare un esempio alle mobilitazioni e alle adesioni espresse tramite i social network e gli altri strumenti di condivisione che passano attraverso la rete di cui le nuove generazioni sono autentici padroni e protagonisti. A fronte di un panorama estremamente eterogeneo dei giovani contemporanei, i processi di coinvolgimento degli stessi nella vita quotidiana delle nostre comunità appaiono ancora arretrati anche nel campo della partecipazione sociale e politica. Una presenza forte dei giovani in termini di partecipazione e di rappresentanza eviterà lo scollamento ulteriore tra i giovani e le istituzioni, favorirà la coesione del tessuto sociale e lo sviluppo del territorio.

Relazione sull’attuazione del Programma di legislatura per l’anno 2010 – Regione Umbria. Direzione Programmazione, innovazione e competitività dell’Umbria


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Focus Intervento del Magnifico Rettore delll’Università per

Stranieri di Perugia, la professoressa Stefania Giannini, riguardo l’Università

in generale e Perugia ed il suo polo universitario per stranieri, in particolare.

LA MIA IDEA DI UNIVERSITÀ di Stefania Giannini

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i è forse noto che agli inizi degli anni ’60 (credo fosse l’autunno del 1961), in un’America che cominciava a confrontarsi coi temi scottanti della discriminazione razziale e dei diritti civili, il giovane Presidente Kennedy istituì il primo programma di volontariato internazionale americano rivolto ai Paesi in via di sviluppo, i cosiddetti Peace Corps, destinati a durare fino ad oggi e a ribaltare, almeno nelle intenzioni, l’immagine degli Stati Uniti all’estero. L’idea venne a Kennedy nel corso di una serie di incontri con gli studenti universitari della East Cost, tenutisi durante la sua campagna elettorale nel ’60. Quello fu il primo segnale forte dell’attenzione e della sensibilità mostrata da quell’amministrazione e da quel Presidente verso il mondo dell’Istruzione Superiore del suo Paese. Quell’attenzione e quella sensibilità sono diventate patrimonio della cultura americana moderna e si traducono oggi nell’inserimento del tema dell’education fra i priority issues nell’agenda dell’amministrazione Obama e nello stanziamento di 11.000 $ USA per studente contro una media OECD di ca. 8.000 (l’Italia è intorno al 27° posto del ranking con ca. 6.000 $ pro capite). A questo imponente impegno pubblico, in USA si vanno ad aggiungere i significativi investimenti finanziari provenienti dal settore privato, meccanismo caratteristico di quel sistema e ad oggi quasi del tutto estraneo a quello europeo. Ciò spiega, inoltre, le ragioni più remote 10

L’Europa resta il nostro punto di riferimento, non solo sotto il profilo geopolitico ma anche e soprattutto nella riaffermazione del proprio progetto culturale, che ha fatto e fa dell’Università la ragione profonda e fondante del suo esistere dell’imbattibile capacità attrattiva che il sistema universitario americano mantiene nel presente: il 22% degli studenti in mobilità nel mondo continua a scegliere gli Stati Uniti, mentre si affacciano con efficacia e determinazione strategica nuovi competitors internazionali, L’Australia in primis, in costante crescita numerica, contro un’Europa (UE) che, nel suo complesso, ha perso invece nell’ultimo triennio il 3% del suo capitale di studenti extracomunitari. Stiamo forse assistendo al declino di un modello educativo, il nostro modello, quello europeo, di cui Parigi e Bologna si contendono la paternità, e che per circa un millennio ha rappresentato il baricentro indiscusso nel mondo? L’Europa resta il nostro punto di riferimento, non solo sotto il profilo geopolitico (oggi più che mai rilevante, nell’attuale tendenza ad un mondo multipolare), ma anche e soprattutto nella riaffermazione del proprio progetto culturale, che ha fatto e fa delle università la ragione profonda e fondan-

te del suo esistere. Ne riassumo i tratti costitutivi. Il modello humboldtiano di istruzione superiore, il nostro modello europeo, è un modello a quattro marce: - un insegnamento basato sulla trasmissione del dubbio, come metodo e come strumento di elaborazione del pensiero originale, in qualsiasi campo del sapere; - una ricerca che fornisce sostanza all’insegnamento, in continuità e inscindibilità di processo, e che è pertanto tutt’uno con l’insegnamento stesso; - una dimensione internazionale, insita nell’insegnamento e nella ricerca universitaria per natura e tradizione fin dall’alto Medioevo, tradottasi oggi nella mobilità di studenti, ricercatori e docenti e nei programmi di internazionalizzatine a carattere sistemico (di cui fra poco); - il trasferimento di contenuti e metodi dal ‘dentro’ al ‘fuori’ del mondo accademico e che, si badi, non è relegabile alla componente tecnologica (pur riconoscendo noi tutti in essa il fondamentale, moderno raccordo fra università e impresa, fra università e professioni), ma che investe, da sempre, tutte le forme del sapere critico, dalle scienze sociali alle scienze umane, alle scienze ‘dure’. In questa prospettiva, l’Università è da sempre un’Istituzione sociale critica. Adottando questa visione, cadono evidentemente, direi naturalmente, alcuni dei più diffusi luoghi comuni sul ruolo, sui valori e sulle politiche per


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Focus

l’Università del futuro. Primo. L’insegnamento universitario non è separato dalla ricerca, che a sua volta non è differenziabile in ricerca di base e ricerca applicata; separati e separabili saranno piuttosto gli ambiti e gli scopi secondari delle sue applicazioni (dobbiamo Internet ad Arpanet, strumento di difesa e investigazione nato in ambito militare americano alla fine degli anni ‘60, ma il World-wide web nacque a Ginevra vent’anni dopo, per la brillante intuizione del ricercatore Tim Berners-Lee, le cui attività, diremmo oggi, erano mosse da uno schema curiosity driven). Secondo. Il sapere elaborato e trasmesso nelle nostre università è multidisciplinare e a circuito aperto, nella sua genesi e nel suo sviluppo. Università condizionate da enti esterni (ivi inclusi i governi degli Stati nazionali), o finalizzate a scopi specifici diversi da quelli elencati, così come università malate di localismo e autarchia istituzionale non sono compatibili col nostro modello culturale. Semplicemente non potremmo più chiamarle università, sarebbero un’altra cosa. Quindi, autonomia e internazionalizzazione. Terzo. La dottrina umanistica e la dottrina scientifica trovano in questo modello neohumboldtiano missioni e funzioni complementari, entrambe indispensabili per raggiungere uno scopo educativo sintonico: cioè lo sviluppo umano dell’individuo e della collettività, prima ancora della crescita economica. E sulla base di ampi data-base globali, possiamo oggi affermare che non c’è crescita economica senza sviluppo umano (si vedano i reports di World Bank sulla stretta relazione esistente fra indicatori di sviluppo e di crescita economica nei paesi avanzati e nei paesi via di sviluppo, e si veda il summary 2010 di Education for All di Unesco, a tale riguardo). Martha Nussbaum (Not for Profit. Why Democracy needs the Humanities, Princeton 2010, il Mulino 2011) indica un obiettivo chiaro per le nostre università. Ve lo ripropongo, pensando che possia12

mo riconoscervi senza forzature i nostri valori e le nostre funzioni: “Scuole e università di tutto il mondo hanno quindi un compito urgente e prioritario: devono sviluppare negli studenti la capacità di vedere se stessi come membri di una nazione eterogenea (come sono tutte le nazioni contemporanee) e di un mondo ancora più eterogeneo e di comprendere qualcosa della storia e del carattere dei differenti gruppi che lo abitano” (p. 96). Quest’idea, moderna e potente di università, non è estranea al progetto

Secondo Martha Nussbaum“Scuole e Università di tutto il mondo hanno un compito urgente e prioritario: devono sviluppare negli studenti la capacità di vedere se stessi come membri di una nazione eterogenea” culturale su cui è nata e soprattutto attorno al quale si è evoluta nei ultimi anni l’Università per Stranieri di Perugia: un luogo concepito quasi un secolo fa per insegnare e promuovere la lingua e la cultura italiana nel mondo; ma ormai, anche un luogo di reciproca conoscenza per studenti stranieri e italiani, in cui il sapere umanistico (nell’attenta ricostruzione delle sue radici europee e italiane) diventa strumento per la formazione di cittadini del mondo.

Riflessioni conclusive e di prospettiva futura

E siamo al futuro. Un futuro, a cui è necessario guardare con meditato e pur cauto ottimismo, a patto che lo straordinario patrimonio di relazioni internazionali tessute e consolidate in questi anni e la delicata funzione strategica che a questa Università viene ormai assegnata da anni nei processi di internazionalizzazione e di integrazione

linguistica e culturale del Paese possano essere messi a frutto e possano essi stessi generare nuove condizioni di sviluppo. L’Università per Stranieri di Perugia risulta, infatti, essere il secondo ateneo italiano per il parametro dell’internazionalizzazione, nella classifica Vision-British Council 2011. Due spunti al riguardo. In primo luogo, la percezione interna alla comunità scientifica della Stranieri di oggi. Essa è diventata consapevolezza del ruolo e delle responsabilità che il ruolo assegna, e volontà determinata di potenziare questo forte tratto identitario. Il rafforzamento potrà avvenire su due livelli e all’avverarsi di due condizioni nuove: il livello del riconoscimento da parte del Ministero dell’Università che anche e soprattutto la missione ‘per stranieri’ va formalmente tradotta in fondo di finanziamento consolidato (ciò che finora è, invece, avvenuto solo in forma ripetuta e sistematica e non consolidata di fondi per l’internazionalizzazione). E su questo dovrà concentrarsi la nostra ‘trattativa politica’ in occasione della riforma statutaria in atto. Ma questo non potrà più avvenire in isolamento assoluto rispetto agli altri players regionali e (in qualche caso) areali. Il secondo aspetto riguarda, infatti, in maniera cruciale, il rapporto dell’ateneo col suo territorio di riferimento. Il Sindaco di Perugia, in una recente intervista a Il Giornale dell’Umbria ha parlato di ‘coraggio e tempestività nella realizzazione di un progetto integrato, che nell’assoluto mantenimento delle rispettive autonomie (in soldoni: due rettori Magnifici, due CdA e due Senati, etc.; a saldo definitivo, auspico, delle inesattezze che si sono lette e sentite) dia a questo territorio, cittadino e regionale, l’opportunità di capitalizzare il proprio patrimonio scientifico e formativo e non di assistere alla sua progressiva, magari lenta dissipazione.

di am

Non ho ricette, né tantomeno impianti formali da suggerire. Ho, tuttavia, qualche idea, in merito e


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nella sostanza, e la propongo come sintesi conclusiva. Il sistema regionale umbro si trova in una condizione rara, se non unica in Italia e non comune in altri contesti regionali stranieri: - due università con compiti e obiettivi distinti, privi di aree di sovrapposizione: un piccolo ateneo umanistico con forte proiezione internazionale e un medio ateneo generalista con legittime ambizioni di potenziare le proprie punte di alta qualità scientifica; - una pianta urbanistica cittadina che è sì campus naturale, ma ancora manca di quelle strutture e di quei servizi di base che rendano algebrico e non aritmetico il rapporto fra le due comunità studentesche (italiani e stranieri) e fra la comunità studentesca nella sua totalità e i cittadini; - uno spazio regionale che, fuori da ogni tentazione retorica e cartolinesca, sembra davvero concepito per progetta-

re la nascita di una Education Valley (per dimensioni, suggestione dei siti e centralità rispetto alle ‘capitali’ culturali italiane a Nord e Sud). Alcuni creative clusters (in cui il confronto interdisciplinare permette enormi e rapidi progressi nella ricerca sia di tipo umanistico che scientifico) troverebbero qui il loro terreno ideale (un caso concreto per tutti: i temi della sostenibilità, ambientale ed energetica, con riferimento primario all’acqua, di cui questa città è diventata capitale mondiale). E ciò significherebbe allora poter sviluppare quell’idea geniale e pionieristica di Perugia come polo di attrazione di studenti stranieri all’idea più matura e ambiziosa dell’Umbria come centro internazionale per studiosi e talenti sia in campo umanistico, che scientifico. Finora, in Umbria come altrove, ci si è confrontati su questi temi fugacemente,

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in maniera frammentaria e occasionale e, soprattutto, in un canale di collegamento istituzionale che è il Coordinamento Regionale Universitario, organismo stantio con compiti di ratifica più che di progettazione integrata. Finora nessuno (pubblico o privato) ha dichiarato di voler scommettere nel settore della ricerca e dell’education, finanziando in maniera sistematica e continuativa progetti, soprattutto nel campo umanistico. La Legge 240 offre l’opportunità di innovare questa modalità di relazioni istituzionali fra gli attori in gioco (Regione, Enti territoriali, Comune, le Università, gli ITS ) e di aprire una stagione nuova nel confronto col Ministero, che dovrà farsi garante (anche sul piano finanziario) della capacità di riprogettare le proprie attività in questa nuova dimensione. Non è un obbligo. Potrà essere un’opportunità.

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Focus Interviene Fabio Cancelloni, Presidente della Cancelloni

Food Service S.p.A., riguardo ai rapporti della società con

l’Università degli Studi di Perugia

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UNIVERSITÀ E IMPRENDITORIA: UN DIALOGO COSTRUTTIVO Fino a pochi anni fa il contatto tra sistema universitario e imprese era sporadico ed occasionale. Oggi si parla invece di sponsorizzazione delle università e di forte collaborazione tra le due parti. “Fino a pochi anni fa effettivamente erano due mondi separati, per quanto riguarda obiettivi, valori, modelli organizzativi,e quasi convinti di doverlo essere. L’attuale scenario macroeconomico pone le Università in una condizione tale per cui gli Atenei non possono più disinteressarsi della “occupabilità” dei loro laureati; dall’autonomia didattica l’attenzione si sposta alla verifica dei risultati in termini di apprendimento attraverso servizi di orientamento e di aiuto aventi come obiettivo l’inserimento degli studenti nel mercato del lavoro. Sul versante delle imprese, del resto, in risposta alla globalizzazione, è chiara la consapevolezza che il vero vantaggio competitivo sono le risorse umane e la loro competenza, conoscenza e

professionalità. Si è infatti passati da una civiltà dei consumi ad una civiltà del sapere: cioè dalla produzione dei soli beni materiali ad un sistema produttivo più sofisticato e dominato da know how, informazione, ricerca per lo sviluppo, formazione di risorse umane, produzione e diffusione delle conoscenze. Dunque, università e imprese non possono più ignorarsi come per una lunga parte della loro storia,ma sono “costrette” a incontrarsi e a cooperare, anzi hanno bisogno di parlarsi seriamente e approfonditamente, per capire il nuovo e proporre al mercato progetti adeguati. Molti sono ormai gli strumenti e le aree di incontro, al

maggior parte dei quali impensabili fino a pochi anni fa. Un primo strumento è la diffusione degli stage post laurea o post master e dei tirocini curriculari: la nostra Società anche attualmente ospita all’interno delle proprie strutture sia laureati che laureandi che vengono formati secondo un preciso iter da tutor dedicati. Si tratta di un impegno reciproco nel quale l’azienda impiega il proprio tempo e i propri professionisti nella formazione degli studenti che a loro volta hanno modo di “toccare con mano” il funzionamento di quella realtà aziendale finora soltanto studiata , conoscerla e delineare così le proprie attitudini professionali. Un’altra area di incontro che reputo molto utile sono le varie attività di placement che la maggior parte degli atenei ha organizzato negli ultimi anni: da brevi corsi di orientamento al lavoro per laureandi, alle banche dati che mettono in contatto laureati e imprese, al monitoraggio dell’inserimento occupazionale e delle relative 15


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Focus

valutazioni di soddisfazione”.

Due membri esterni all’Università, probabilmente di estrazione imprenditoriale, all’interno del CdA e la partecipazione attiva dell’imprenditoria nell’organizzazione dell’Università. Università e impresa non sono due entità astratte, la loro interrelazione è in realtà collaborazione di persone: uomini dell’accademia che dialogano con uomini della produzione, della tecnologia, dell’innovazione. Soltanto il dialogo costruttivo e propositivo può determinare il corretto incontro tra domanda e offerta, così che le Università possano adeguare l’offerta di laureati alle esigenze della domanda e a loro volta le aziende possano prendere consapevolezza di

quelli che sono i reali fabbisogni di competenze e conoscenze da impiegare per una evoluzione organizzativa più efficiente, flessibile e avanzata. Come in ogni mercato la domanda, in questo caso di competenze, dovrebbe guidare e indirizzare l’offerta.

Cancelloni Food Service S.p.A. e l’Università.

Sicuramente la nostra azienda ha già capito da tempo l’importanza del rapporto con il mondo universitario seguendo i progetti più svariati di cui in sintesi: - messa a disposizione di competenze l’Azienda tecniche e scientifiche aziendali per lo svolgimento di tesi di laurea; - organizzazioni di La Società Cancelloni opera nel mercato del food visite presso i service da oltre 40 anni distribuendo prodotti e propri magazzini; servizi per la ristorazione: nata a Magione - organizzazione (Perugia)all’inizio degli anni sessanta come madi stage e tirocini celleria al dettaglio di proprietà della famiglia, aziendali; nel 1978 da semplice ditta individuale nel corso degli anni è diventata una s.r.l. per poi inaugurare - organizzazione l’attuale sede operativa nel 1991 e cambiare il di conferenze, proprio assetto societario in s.p.a. I nostri numeri: incontri, testimooltre 140 dipendenti, 3.500 clienti attivi, 50 autonianze presso mezzi di flotta aziendale, 5.000 referenze food e l’Università; oltre 9.000 no food, 4 regioni servite (Lazio, Marche, - collaborazione Toscana, Umbria). La nostra mission: essere non con progetti semplicemente un fornitore, quanto un partner universitari (vedi affidabile che offre soluzioni personalizzate ai la nostra presenprofessionisti dell’ho.re.ca attraverso un’attività di za ormai ripetuta consulenza in fornitura di beni e servizi. La nostra da anni al Torneo centralità è il cliente e la sua soddisfazione, il di Marketing nostro motore è la passione e l’entusiasmo. organizzato dalla Facoltà di CANCELLONI FOOD SERVICE S.p.A. Agraria dell’UniVia L.Ariosto, 41 – 06063 Magione (Perugia) versità degli www.cancelloni.it Studi di Perugia);

NEL MERCATO DEL FOOD & BEVERAGE DA OLTRE 40 ANNI

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- collaborazione redazionale con la Facoltà Ecocal – Economia e Cultura dell’Alimentazione – in merito alla stesura delle pagine dell’inserto Il Mondo Cancelloni (bimestrale in abbinamento alla testata Orizzonte, specializzata nel food service e dedicata a tutti i professionisti della ristorazione e dell’ospitalità).

L’Università e la didattica: migliori conoscenze tecniche o maggiori competenze sociali e relazionali. Le conoscenze tecniche di base sono sicuramente al primo posto in quanto consentono comunque di innestare una formazione skill-specific in azienda calata sull’operatività quotidiana. Altrettanto importanti e spesso carenti sono le competenze metodologiche e relazionali, e più in generale legate al saper fare e al saper essere, oltreche’ alla capacità di tradurre i saperi acquisiti in comportamenti lavorativi congruenti con le dovute pro attività e apertura mentale. A tal proposito sarebbe auspicabile una verifica continuativa dell’evoluzione dei processi di lavoro, attraverso la costruzione di un osservatorio permanente dei contesti professionali che dovrebbe curare la rivelazione della domanda attuale delle competenze insieme alle tendenze delle politiche di gestione e sviluppo delle risorse professionali.


Focus Tutti i vantaggi dell’uso di idrogeno come vettore energetico, da sfruttare per

produrre energia pulita tramite le fonti rinnovabili; è questo l’obiettivo dei

L’IDROGENO E L’ENERGIA di Federico Rossi A tutti noi è certamente capitato di sentire parlare di “idrogeno” come possibile soluzione a molti problemi energetici della società ovvero associato a tecnologie a ridotto impatto ambientale. Sebbene l’idrogeno costituisca una promettente opportunità energetica ritengo sia opportuno fare delle doverose precisazioni. L’idrogeno esiste in natura in quantità ridottissime ed assolutamente insufficienti per un suo sfruttamento ai fini energetici; è l’elemento chimico più leggero in natura, tanto leggero che la forza di gravità terrestre non riesce a trattenerlo e “lui” vola via disperdendosi nello spazio siderale. Per ottenere l’idrogeno è necessario dunque produrlo “artificialmente” e per produrlo bisogna consumare energia che, a sua volta, deve essere prodotta. L’idrogeno non è quindi una fonte primaria di energia, ma solo un sistema per accumulare l’energia diversamente prodotta. Allora perché c’è comunque tanto interesse per l’idrogeno ? Per rispondere a questa domanda osserviamo due proprietà chimico-fisiche di questo elemento: - l’idrogeno è il combustibile che in natura possiede il maggior “potere calorifico” ovvero il maggiore contenuto di energia a parità di peso; - nella conversione dell’energia chimica contenuta nell’idrogeno non si produce anidride carbonica o altri composti inquinanti bensì solo acqua (dall’etimologia greca del termine “ydros” e “gen” cioè “generatore d’acqua”). L’idrogeno consente quindi di accumulare molta energia in poco peso, di tra-

sportarla efficacemente e di convertire l’energia in esso contenuta senza alcun impatto ambientale. Quando si parla di idrogeno dunque non è corretto parlare di fonte di energia ma più propriamente di “vettore di energia” o “vettore energetico”. Le “doti” di vettore energetico dell’idrogeno sono particolarmente interessanti quando applicate alle energie rinnovabili; un limite di queste ultime è infatti dato dalla impossibilità di programmare la loro disponibilità: sole e vento non possono essere “spenti” o “accesi” a piacere. Con l’idrogeno si potrebbe accumulare l’energia quando la fonte è disponibile e consumarla quando richiesto consentendo una gestione molto più efficiente della rete di distribuzione dell’energia elettrica con notevoli vantaggi tecnico-economici. Le rinnovabili costituiscono fonti primarie di energia che, come dice il nome, rinnovano continuamente la loro disponibilità almeno in tempi paragonati alla storia dell’uomo e non liberano in atmosfera anidride carbonica, la principale fonte del riscaldamento globale e dei mutamenti climatici (da qui il nome “energie pulite”), prodotta invece dall’impiego di energie da fonte fossile (carbone, petrolio, gas naturale, etc), che invece attingono invece a riserve esauribili accumulate nella terra in tempi lunghissimi. Produrre idrogeno mediante l’impiego di energie rinnovabili significa combinare le positive prerogative di questo elemento quale vettore energetico con la virtuale assenza di impatto ambientale dovuta alle energie rinnovabili.

laboratori CIRIAF della sede di Terni dell’Università di Perugia

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Nel Laboratori CIRIAF della sede di Terni dell’Università degli Studi di Perugia si stanno studiando tecniche innovative per ottenere idrogeno mediante l’impiego dell’energia solare con processi a basso costo e ad alta efficienza. Si sta sperimentando un nuovo processo chiamato “sonofotolisi” con il quale si può scindere la molecola dell’acqua nei due suoi elementi che la costituiscono: idrogeno e ossigeno. Tale processo sfrutta l’effetto simultaneo dell’energia solare e degli ultrasuoni e l’idrogeno così ottenuto contiene più energia di quella che è stata spesa per ottenerlo. I risultati sin qui ottenuti nei Laboratori CIRIAF sono unici a livello mondiale. Si stanno sperimentando tecniche che sfruttano particolari alghe e batteri in grado di produrre idrogeno come loro scarto metabolico quando opportunamente sottoposte alla luce solare, che secondo recenti studi può efficacemente “aiutare” la reazione di elettrolisi rendendo questa molto più conveniente. Gli stessi laboratori CIRIAF costituiscono un riconosciuto polo di eccellenza per la ricerca nel settore delle Celle a Combustibile; è qui in esercizio l’unica linea di produzione in Italia per la tipologia di celle a combustibile a Carbonati Fusi dove vengono realizzati nuovi prototipi oggetto di sperimentazione anche da parte di altre Università ed Enti di ricerca. Sono in corso di sperimentazione soluzioni impiantistiche innovative con l’obiettivo di incrementare ulteriormente i rendimenti di conversione, ridurre i costi di produzione ed allungare i tempi di vita delle celle a combustibile. La ricerca ha condotto a numerosi brevetti e riconoscimenti internazionali. Insomma l’obiettivo complessivo delle attività di ricerca del CIRIAF è quello di chiudere virtuosamente la cosiddetta filiera dell’idrogeno: produrlo con le energie rinnovabili a “zero” impatto ambientale e utilizzarlo efficacemente con innovative celle a combustibili ad alta efficienza. 17


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INFO MIX SPAZIO ALLE ASSOCIAZIONI STUDENTESCHE

PARTECIPARE, COLLABORARE, CRESCERE... INSIEME

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Parla Maria Claudia Fornito, portavoce dell’associazione Narni Universitaria

Questo è lo slogan del gruppo Narni Universitaria, nato dall’idea di alcuni studenti frequentanti il Corso di Laurea in Scienze per l’investigazione e la Sicurezza, con sede - per l’appunto nella cittadina umbra. Unica nel suo genere, la realtà universitaria narnese ha superato ogni pronostico: in un quinquennio sono passati di qui oltre duemila studenti, provenienti da tutte le parti d’Italia. Ma a volte le sedi universitarie distaccate hanno vita più dura: vengono considerate come “succursali”, che per essere ascoltate e prese in considerazione devono alzare la voce più degli altri. Già nel 2009 ebbe inizio la movimentazione studentesca narnese: i primi laureati si ritrovarono senza un Corso di Laurea Magistrale. Lo scorso ottobre, dopo una lunga battaglia, il

Corso di Laurea Magistrale in “Ricerca Sociale per la Sicurezza interna ed esterna”, ha preso vita. Una vittoria però a metà: come sede del corso venne indicata Perugia. Gli studenti, allora, capirono che bisognava ancora lottare; era necessaria la continuità della rappresentanza studentesca e degli obiettivi della stessa: si pensò ad un soggetto, per l’appunto Narni Universitaria, che venne presentata alle elezioni studentesche come lista assolutamente apartitica, in virtù del suo principio ispiratore, ovvero il prosieguo fiorente del Corso di Laurea narnese. “L’unione fa la forza”, ed essere i rappresentanti di una realtà che si vive giorno dopo giorno a contatto con gli altri studenti propone numerose peculiarità: numerosi progetti ed

eventi sono stati realizzati mentre molti altri sono in fase di organizzazione, grazie alla collaborazione e alla fiducia che gli studenti di SPIES e della Magistrale hanno riposto in Narni Universitaria. Importante è, inoltre, la collaborazione con l’AISIS (Associazione italiana scienze per l’investigazione e la sicurezza), composta da studenti del medesimo corso, che si propone come “ponte” fra l’università e il mondo del lavoro, attraverso la collaborazione con esperti nei settori della sicurezza e dell’ investigazione. La città di Narni si unisce agli studenti di Scienze per l’investigazione e la sicurezza, il territorio si intreccia con l’università: emblema di una grande alleanza, che sino ad oggi si è rivelata vincente.

VIVERE L’UNIVERSITÀ DA PROTAGONISTI

La nostra associazione nasce dal desiderio di alcuni studenti di vivere l’Università da protagonisti, come luogo della ricerca della verità e del senso della vita, per una crescita personale e per la costruzione del bene comune. Queste esigenze ci spingono a portare uno sguardo positivo e propositivo in un clima in cui spesso sembrano prevalere il disfattismo e il lamento, certi che solo giocando questo desiderio nella realtà di tutti i giorni possiamo crescere ed essere costruttivi. Il lavoro come rappresentanti degli studenti, attraverso la seria partecipazione ai consessi in cui siamo stati eletti, è per noi l’occasione di rendere questo desiderio azione, cercando di rispondere adeguatamente ai bisogni concreti che quotidianamente emergono in Università. Ad esempio, nel corso di quest’anno, non ci siamo occupati solo dei temi da noi proposti in campagna elettorale (valutazione della didattica, diritto allo studio, ecc.), ma abbiamo affrontato anche problemi urgenti come la

La filosofia e le attività dell’associazione di studenti universitari Student’s Office Universitas riduzione degli orari e dei servizi delle biblioteche, lo spostamento delle segreterie studenti presso il Polo di Sant’Andrea delle Fratte, l’estensione all’intero Ateneo delle prenotazioni online per gli esami. Di fondamentale importanza anche il lavoro nelle riunioni congiunte (CdA, Senato e Commissione Statuto) per la redazione del nuovo Statuto dell’Ateneo. Un punto che ci sta molto a cuore è quello delle iniziative culturali, uno strumento prezioso che permette agli universitari di andare a fondo dei propri

studi e delle proprie passioni, rendendole un’occasione di scoperta, dialogo e approfondimento per tutti. Negli ultimi mesi abbiamo proposto mostre, concerti, visite guidate in Italia e all’estero, conferenze in tutte le Facoltà. Tra le iniziative più recenti ricordiamo: il Concerto di musica classica presso l’Università per Stranieri; la lezione del prof. Giovanni Brizzi su Annibale, seguita dalla visita guidata ai luoghi della battaglia del Trasimeno; il dibattito sull’energia nucleare, alla vigilia del Referendum, che ha visto qualificati esperti intervenire presso la Facoltà di Ingegneria; e la visita guidata agli affreschi del “Buon Governo” di A. Lorenzetti a Siena, come contributo per la (ri)scoperta del bene comune. Chi è interessato ad approfondire con noi i temi e i problemi che emergono nella vita universitaria può incontrarci tutti i giorni in Università o contattarci tramite la nostra pagina Facebook o il nostro sito www.studentsofficepg.it. 19


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Studenti/Docenti WORKSHOP ANALITICO 02 DINAMICHE PSICOSOCIALI NEL GRUPPO ANALITICO ALLARGATO

Il Workshop sulle Dinamiche Psicosociali nel Gruppo Analitico Allargato (GAA) è un evento collettivo che coinvolge 40 o più persone provenienti da differenti contesti professionali, sociali, culturali. Esse, attenendosi a semplici indicazioni (regole del setting), esplicitate inizialmente dai conduttori del gruppo, si ritrovano ad essere sottoposte alla tensione tra forze interpersonali e sociali antagoniste presenti nel campo condiviso. Il GRUPPO ALLARGATO si svolgerà nell’arco di due giornate (8 e 9 Ottobre presso la sala convegni “100DIECI”) e si articolerà in sette sedute della durata di un’ora e mezza ciascuna. La conduzione sarà affidata ad un piccolo gruppo di trainers esperti in dinamiche di gruppo.

S

IN EVIDENZA

SETTEMBREORIENTA

SETTEMBREORIENTA è un’iniziativa dell’Ufficio Orientamento Universitario, volta ad incontrare ed assistere le future matricole nel delicato momento della scelta del corso di studi. Durante gli incontri sarà possibile assistere alla presentazione delle singole Facoltà da parte di Presidi, Presidenti di Corso di Laurea e Docenti, a cui seguirà uno spazio dedicato a domande, chiarimenti e ulteriori informazioni. L’intera iniziativa si svolgerà prima della scadenza dei termini per l’iscrizione ai Corsi e rappresenta un ulteriore momento di informazione e di confronto. Tutte le giornate si svolgeranno nella sede delle singole Facoltà, così da consentire alle aspiranti matricole di visitare aule, laboratori e strutture dei vari Corsi di Laurea. Per aderire all’iniziativa e per ulteriori informazioni sulla sede degli incontri, è necessario rivolgersi all’Ufficio Orientamento, telefonando ai numeri 075 5737542 o inviando una e-mail a orienta@unipg.it.

VERTICE TRA REGIONE, COMUNE E ATENEI PER LA «CITTÀ UNIVERSITARIA»

UNIVERSITÀ, FIRMATO IL DECRETO PER IL FONDO PER LA FORMAZIONE E L'AGGIORNAMENTO DELLA DIRIGENZA Il Ministro Mariastella Gelmini ha firmato lo scorso luglio il decreto che istituisce il "Fondo per la formazione e l'aggiornamento della dirigenza", in vista degli adempimenti richiesti dal federalismo. Il Fondo, previsto dalla legge di Riforma dell'Università, ha l'obiettivo di sviluppare la formazione avanzata in un settore strategico per il Paese, soprattutto favorendo lo scambio interdisciplinare tra aree scientifiche tradizionalmente separate l'una dall'altra: management, scienze politiche, economia, diritto. Verranno selezionati tramite bando due soggetti attuatori, uno al Nord e uno al Sud, che, anche in forma congiunta, organizzeranno attività formative specificamente rivolte ai quadri dirigenziali delle Amministrazioni.

La realizzazione del progetto per la “città universitaria” del capoluogo regionale è stata al centro di un incontro tra la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, i rettori delle due università, Francesco Bistoni e Stefania Giannini, presente anche l’amministratore dell’Adisu, Maurizio Oliviero. Nel corso della riunione sono state esaminate tutte le problematiche connesse alla realizzazione della “città universitaria”, facendo riferimento all’attività della didattica e della ricerca dei due atenei e alla necessità di un utilizzo razionale delle diverse sedi presenti nel territorio comunale. È stato, quindi, fissato un appuntamento per la metà del prossimo mese di settembre, per definire congiuntamente un progetto di fattibilità in riferimento alle questioni finanziarie e alla gestione degli immobili.

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Unifontane  

settembre 2011

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