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«Chi non sa applicare nuovi rimedi deve aspettare nuovi mali, perché il tempo è il più grande innovatore» Francis Bacon

L'ingegnere ICT e il mondo del lavoro Informatica, elettronica, telecomunicazioni: un settore che non conosce la crisi Le attitudini più apprezzate? La capacità di lavorare in gruppo e di risolvere i problemi I dati

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sisteva un antidoto contro la crisi: la laurea in ingegneria. Questo è quanto risultava dall’analisi occupazionale svolta da Alma Laurea nel 2011, che induceva l’associazione nazionale degli ingegneri a scrivere: «A fronte di dati di scenario economico sempre più inquietanti, l’occupazione dei laureati in ingegneria tiene, anzi migliora addirittura rispetto al 2010. A un anno dalla laurea risulta occupato circa il 71% dei laureati quinquennali e, a distanza di pochi anni dal conseguimento del titolo, si raggiunge praticamente una condizione di piena occupazione». E ancora: «Tra tutte le categorie di laureati, quelli della facoltà di ingegneria evidenziano le migliori performance: tasso di disoccupazione più basso, estrema facilità di occupazione, inquadramento migliore e coerente col titolo di studio, stipendi percepiti». A un anno di distanza - siamo nel 2012 - le cose sono un poco cambiate. Anche per gli ingegneri comincia a farsi dura. La capacità di adattamento e lo spessore professionale di una intera categoria che anche nel corso degli ultimi anni di prolungata crisi economica aveva sempre difeso i propri solidi livelli occupazionali e il proprio reddito disponibile sembra non essere più sufficiente per fronteggiare una recessione che scuote tutta l’economia nazionale. Ma non per tutti è così: esiste ancora un antidoto contro la crisi; la laurea in ingegneria nel settore ICT (informatica, elettronica, telecomunicazioni). Questo settore, da solo, ha assorbito nel 2012 il 50% delle assunzioni di tutto l’ambito dell’ingegneria garantendo, ancora una volta, la piena occupazione ai laureati in ingegneria informatica, elettronica e delle telecomunicazioni e, dati alla mano, è riuscito a trarre dalla crisi prolungata nuove opportunità: basti pensare che anche il titolo triennale, contrariamente al comune sentire, offre in ambito ICT consistenti opportunità lavorative. E’ importante notare che, tra i 1620 ingegneri assunti in Emilia-Romagna nel 2012, il 41,4% ha un titolo nel campo dell’ingegneria informatica, elettronica e delle telecomunicazioni, contro il 36,4% del settore industriale e il 2,5% del settore civile-ambientale (fonte: Elaborazione Centro studi Cni

ASSUNZIONI DI PERSONALE CON TITOLO UNIVERSITARIO IN INGEGNERIA su dati Unioncamere - ministero del Lavoro, sistema informativo Excelsior, 2012). Ma cosa fanno e perché i laureati in ingegneria del settore ICT riscuotono un così grande successo all’interno delle imprese, anche in tempi di crisi? Oltre alla formazione accademica posseduta, quale loro «attitudine» viene particolarmente apprezzata a tal punto da orientare verso di essi le imprese? Dalle risposte degli imprenditori a questo tipo di domande gli ingegneri ICT sono i migliori nei rapporti coi collaboratori e nella capacità di lavorare in gruppo, i migliori nel risolvere i problemi, i più flessibili e con la migliore capacità di adattamento. Ne emerge una figura di ingegnere moderna e dinamica in piena sintonia col settore di competenza. Un settore che costituisce la base principale per la creazione di valore in tempi grandi cambiamenti come il nostro grazie al supporto offerto nell’elaborazione tempestiva e mirata delle informazioni e alla capacità di progettare e realizzare processi operativi efficaci ed efficienti. Addentrandoci in qualche considerazione più «tecnica», è evidente che il mestiere di ingegnere dell'informazione è mutato profondamente negli ultimi anni. All'inizio dell'era dell'ICT era principalmente artigianato, spesso anche sofisticato, che considerava come unica barriera alle proprie iniziative l'impossibilità tecnologica. Ad oggi invece è un'attività che riguarda la realizzazione di sistemi spesso molto complessi e con metodologie progettuali e vincoli normativi in stretta analogia a quanto si verifica da tempo nelle ingegnerie più tradizionali. Le ragioni di questa evoluzione sono principalmente tre: • le tecnologie dell'informazione hanno a che fare con sistemi che sono spesso limitati e condizionati da regole e non semplicemente da aspetti tecnologici; • l'impatto che questi sistemi hanno nella vita di tutti i giorni è sempre più critico; • i sistemi coinvolti sono sempre più complessi. In particolare, il terzo punto messo in evidenza è la complessità delle infrastrutture ICT e dei servizi che queste consentono, divenute parte integrante della nostra vita a tutti i livelli,

Per indirizzo di laurea anno 2012 Valori Assoluti (V.A.) e percentuali

Ingegneria civile e ambientale

Ingegneria elettronica informatica e delle telecomunicazioni

Ingegneria industriale

Altri indirizzi di ingegneria

800

7.230

4.400

2.810

47,5%

5,3%

28,9%

Fonte: Elaborazione Centro Studi CNI su dati Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema informativo Excelsior 2012

Totale Italia 15.230 LE PROFESSIONI PIÙ RICHIESTE PER INDIRIZZO DI LAUREA ING. CIVILE E AMBIENTALE

ING. INFORMATICA, ELETTRONICA E DELLE TELECOMUNICAZIONI

Progettista edile Esperto di ingegneria idraulica Tecnico dell’ambiente Progettista trasporti e infrastrutture Direttore tecnico di cantiere Tecnico di cantiere edile Tecnico sicurezza ambiente lavorativo Altre professioni

190 140 70 60 50 40 30 220

Sviluppatore di software Programmatore informatico Progettista elettronico Progettista elettrico Analista programmatore Progettista di software Tecnico informatico assistenza clienti Altre professioni

I

nnovare. Ma innovare ora, non domani. Perché l’opportunità esiste, si chiama «Horizon 2020» e chiede solo di essere raccolta. E a Parma, un «gate» per salire a bordo del progresso è già in funzione: è l’agroalimentare, sfera verso cui incanalare la miglior tecnologia, terreno da coltivare con amore per elevare la città, una volta per tutte, al rango di esempio internazionale. Ma la strada è in salita: il Paese arranca mentre il resto del mondo, tanto per cambiare, corre. Lo certificano, mai così fastidiose, le statistiche: mentre l’economia digitale globale cresce del 5,8%, l’Italia arretra dell’1,8%, zavorrata dalla crisi dell’IT tradizionale (-4,0%) e dalle telecomunicazioni (-3,5%). Crescono semmai i segmenti legati al web e al mobile, sia come infrastrutture (tablet, +69,1%, smartphone, +38,9%, Smart Tv, +31,9%, Internet delle cose, +18%, eReader, +16,5%), sia come contenuti (+7,2% di cui e-book, +84,6%, musica, +29%, editoria online, +13,4%, software e soluzioni appli-

1.230 940 620 420 350 320 300 3.060

Totale 7.230

Totale 800

Totale 4.400 Totale 2.810

INGEGNERIA INDUSTRIALE Progettista meccanico Tecnico commerciale Progettista di impianti industriali Disegnatore tecnico Disegnatore meccanico Disegnatore sviluppatore (industria) Tecnico programmatore macch.controllo numerico Altre professioni

ALTRI INDIRIZZI DI INGEGNERIA 1.490 270 170 160 150 130 100 1.910

Progettista meccanico Tecnico commerciale Venditore tecnico Progettista settore servizi Progettista di sistemi informatici Sviluppatore di software Consulente per le applicazioni gestionali Altre professioni

Fonte: Unioncamere-Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior 2012

Parola d'ordine: innovare LORENZO CENTENARI

18,5%

cative, +2,4%). Ma è un successo parziale, registrato in un contesto ancora sordo all'innovazione. Dove ogni investimento rappresenta per un'impresa un vero e proprio azzardo, dove le «best practice» rimangono fenomeni isolati e non acquistano la dimensione necessaria a incidere sui trend negativi. In assenza di interventi specifici, si legge nel Rapporto Assinform 2013, «le stime per l’anno in corso non possono essere segnate che da un profondo pessimismo: si teme, infatti, un'ulteriore discesa del 3,6% del Global Digital Market, con l'IT tradizionale in caduta libera a -5,8%». Pesanti, per un settore così «labour intensive» (400 mila addetti), le ricadute sull'occupazione. Solo se si darà avvio a un cambiamento radicale del quadro di riferimento, si inizierà a scorgere la luce in fondo al tunnel. E' quindi all'Agenda Digitale, che la classe dirigente ha il dovere di applicarsi seriamente. Come? Portando innanzitutto il suo braccio operativo, l'Agenzia per l'Italia Digitale, sotto la massima responsabilità politica: Palazzo Chigi. Mentre l’Europa di un programma digitale si è già equipaggiato, in campo nazionale ancora il tema

non riscuote infatti l’attenzione che meriterebbe, condannando la società a un progressivo distacco dal treno comunitario. Non resta, al momento, che mirare alla scena europea: Horizon 2020, il progetto dell'Unione per il finanziamento della ricerca e dell'innovazione, apre i rubinetti nel 2014. Se l’Italia intende ancora partecipare alla spartizione di preziose risorse, non c’è tempo da perdere. Parma, in particolare, ha la chance di mettersi in gioco nel suo habitat d’elezione: l’agroalimentare e l’impiantistica, dominio applicativo contemplato anche dal Piano strategico di ricerca per la piattaforma FIT (Internet del futuro). «Presentare un processo oltre che un prodotto, rivisitare la tradizione in funzione degli stili di vita contemporanei, miscelare il tutto in una logica di sistema». Spunti estratti dal documento presentato alla Piattaforma FIT dalla Consulta innovazione, comunicazione e tecnologia dell’Unione

290 150 140 110 90 80 60 1.890

dalle attività economiche a quelle produttive e amministrative, con una influenza diretta anche sulla vita privata, il modo con il quale ci divertiamo e la nostra vita sociale. Questo richiede che a occuparsi di ICT siano professionisti esperti e non apprendisti stregoni. Occorre rivalutare il concetto di progettazione associato a quello di qualità, che richiedono metodo ed esperienza. Ma non solo: anche gli utilizzatori devono avere conoscenze superiori a quelle necessarie alcuni anni fa. Ad esempio, una recente indagine di Aica e del Sole-24 Ore (P. Bielli, P.F. Camussone, F. Sala: «L'ignoranza Informatica», Egea, Milano, 2011) ha messo in evidenza i problemi causati dall'ignoranza informatica nella pubblica amministrazione. Da un'indagine a campione svolta risulta che le cause di interruzione del lavoro sono dovute per il 40% a ignoranza degli utenti, per il 26% a incompetenza degli specialisti, per il 17% a ragioni tecniche, per il 12% a manutenzione e solo per il 5% ad altre ragioni. La formazione continua degli specialisti è quindi un aspetto fondamentale: si pensi ad esempio al sostanziale cambiamento di competenze necessarie ad affrontare il mondo del «cloud». Vi è un altro tema interessante che occorre prendere in considerazione: è l'interesse dei giovani verso le tecnologie. Negli ultimi anni il numero degli studenti che si sono immatricolati in corsi di ingegneria dell'informazione è diminuito in modo consistente, anche in presenza di una domanda di veri specialisti da parte del mercato sostanzialmente stabile. E’ quindi estremamente importante invertire questa tendenza, attraendo giovani entusiasti e di qualità e facendo loro capire che le tecnologie dell'informazione sono un'opportunità solida e seria per il loro futuro, oltre che una necessità vitale per il Paese. Una preparazione universitaria solida e mirata è la base fondamentale per costruire competenze professionali significative e poterle aggiornare nel tempo. Nelle parole dello scrittore e «futurologo» Alvin Toffler: «L’illetterato del XXI secolo non sarà chi non sa leggere o scrivere, ma chi non sa imparare, disimparare e imparare di novo». 

parmense degli industriali (Upi-Unict): «All'interno del dibattito sulle strategie e le politiche da adottare, il sistema agroalimentare – si legge – riveste un ruolo centrale, anche e soprattutto in chiave di sicurezza. Nel quadro di una virtuosa distribuzione dei prodotti all’interno e al di fuori dell’Ue, è ad esempio necessario implementare una efficiente “catena del freddo”, fondamentale per controllare la qualità degli alimenti, la validità della scadenza a loro attribuita, la possibilità di memorizzare tutte le informazioni riguardanti il loro arrivo, lo stato di conservazione, le manipolazioni ed infine la data di stoccaggio e la loro ubicazione. Andrebbe quindi creato un disciplinare standard in grado di definire una nuova piattaforma informatica per l’organizzazione delle informazioni che provengono dalle linee di produzione fino alla distribuzione, passando per i sistemi di movimentazione e di stoccaggio dei prodotti refrigerati o che comunque necessitano di una temperatura controllata. Contemporaneamente, mediante una infrastruttura basata anche su “Cloud computing”, si potrebbe creare un osservatorio per il monitoraggio statistico delle informazioni, con particolare riguardo alle problematiche della tracciabilità e alla riduzione dei consumi energetici». Proposte. Che chiedono riscontri, discussioni, adesioni. 


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ICT DAY

GAZZETTA DI PARMA MARTEDI' 28 MAGGIO 2013


Speciale ictday 2013