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James Franco (Aron Ralston) con Clémence Poésy (l’ex fidanzata Rana). Franco condurrà la notte degli Oscar.

con un crescendo musicale: un assolo per la vita. Sì, perché ciò che dà estremo coraggio al protagonista è l’immagine di un bimbo. Dopo aver “visto” genitori, amici, ex fidanzata e aver lasciato a tutti un messaggio del cuore con la videocamera, chi sarà mai quel ragazzino? Il figlio che potrà avere se sopravviverà... E oggi, il figlio di Aron ha due anni. «Ralston è la testimonianza», spiega Boyle, «del bisogno che abbiamo di emozioni anche estreme. Del rischio come sfida alla paura della morte che aleggia su di noi. Il mio cinema vuole esplorare proprio gli aspetti spirituali della vita che ci pongono interrogativi». Maurizio Turrioni

inserto speciale

ATTUALITÀ CINEMA

I Dossier di Famiglia Cristiana da staccare e conservare

UNA DELICATA “COMMEDIA UMANA” Il cinema di Mike Leigh, inglese, 68 anni, è attraversato da una linea rossa che si insinua fra le zone d’ombra del vissuto, parabole esistenziali intessute di infelicità e frustrazioni raccontate con freddezza ma sempre circondando di comprensione e umana pietà i suoi personaggi. Un libro in cui a Naked, Segreti e bugie, Il segreto di Vera Drake si aggiunge ora Another Year. Due sessantenni, lui geologo e lei psicologa, Tom e Gerri. Come il gatto e il topo dei cartoni animati. Ma diversamente dai due antagonisti di Hanna e Barbera, la coppia di Mike Leigh è ben assortita, al punto che tutti le ruotano intorno. A cominciare da Mary, collega di Gerri in un centro di assistenza pubblica, e da Ken, amico di Tom, entrambi rifugiati nell’alcolismo per via di una devastante solitudine. Ci sono anche il figlio di Tom e Gerri, avvocato trentenne che ancora non ha incontrato l’anima gemella, e il fratello di Tom rimasto vedovo all’improvviso,

ANOTHER YEAR (Gran Bretagna, 2010). Regia di Mike Leigh. Con Jim Broadbent, Lesley Manville, Ruth Sheen, Peter Wight. Classifica Cnvf: consigliabile/ problematico/dibattiti.

con un figlio scontroso e irascibile. Per tutti Tom e Gerri rappresentano il parafulmine contro il quale si scaricano ansie, angosce e sofferenze. Intanto, di stagione in stagione, another year, un altro anno è passato, e con lui tante storie. Che siano concluse, in sospeso o appena iniziate non conta. Quel che importa è che la vita continui, con Tom e Gerri vigili silenziosi a dirigere il traffico nelle ore di punta. Tocchi dolce-amari, ora ironici ora malinconici, fanno di Another Year una superba lezione di cinema dove tutto è ridotto al minimo, ma per contro tutto diventa essenziale e calibrato, grazie all’equilibrio perfetto di una sceneggiatura (non a caso nominata per l’Oscar) dove il non detto, l’appena accennato, il suggerito sono ben più efficaci di dialoghi in cui, per voler spiegare tutto, si cade nel didascalico, e dove l’intesa fra autore e interpreti raggiunge un affiatamento che riesce a conferire alla routine quotidiana il senso di un’autentica “commedia umana”. Enzo Natta

RAPPORTO UNICEF 2011

Adolescenza l’età in bilico Nel prossimo numero

IL CANTICO DEGLI ARTISTI Guida alle mostre in calendario nella primavera.

Li ha fatti nascere salvando le loro mamme dalla morte per parto. Li ha fatti crescere fino a 10 anni cercando di assicurare vaccini, cibo, cure e istruzione. Non vuole lasciarli soli proprio adesso, mentre affrontano il loro secondo decennio di vita, un’età in bilico tra infanzia e mondo adulto, un’età fragile, minacciata da mille insidie, ma anche ricca di opportunità. L’Unicef sceglie gli adolescenti: a loro (1 miliardo e 200 milioni in tutto il mondo) dedica il Rapporto 2011. Meglio non indugiare. In questo stesso istante, infatti, c’è almeno un ragazzino che sta interrompendo gli studi; un altro, in Africa, cerca di evitare i gruppi armati che vorrebbero arruolarlo; un diciottenne, in Asia, è già sfiancato da anni di lavoro malpagato. In America latina, infine, una minorenne attende con ansia il giorno in cui darà alla luce suo figlio.

a cura di ALBERTO CHIARA e MAURIZIO DE PAOLI foto Unicef/ PATRIZIA PATERNÒ


D os s i er/Rap p orto U n i c ef 20 11 FAME, 3 MILIONI DI MORTI ALL’ANNO

«Non più bambini, non ancora adulti: curiamoci di loro» Parla l’americano Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef. «Rischiamo di vanificare i successi ottenuti con chi ha un’età compresa tra 0 e 10 anni». di ALBERTO CHIARA

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a cosa s’aspetta un’Organizzazione non governativa che opera sul campo, a stretto contatto con chi soffre; sa che cosa può fare uno Stato e sa anche quanto può incidere l’Onu. Tutto ciò, perché ha collezionato un’invidiabile esperienza in tutti questi campi. Nato a New York il 2 aprile 1939, infatti, Anthony Lake ha avuto diversi incarichi di responsabilità prima di essere nominato direttore generale dell’Unicef. Ha guidato l’International voluntary services, ha lavorato come consulente per il Comitato internazionale della Croce Rossa ed è stato nel consiglio di amministrazione di Save the children. Tra il 1977 e il 1981, poi, durante la presidenza Carter, è stato direttore del Dipartimento di Stato americano per la pianificazione politica. Tra il 1993 e il 1997, inoltre, con Bill Clinton alla Casa Bianca, è stato Consigliere per la sicurezza nazionale. Nel corso degli anni, infine, è stato “inviato speciale” del presidente degli Usa ad Haiti, in Etiopia e in Eritrea. «Nella prefazione al rapporto 2011 dell’Unicef sull’adolescenza», esordisce in quest’intervista con Famiglia Cristiana, «ho raccontato di una giovane donna che, in occasione di una conferenza globale sul cambiamento climatico, ha chiesto a chi guidava quell’assemblea quanti anni avrebbe avuto nel 2050. Proprio come il presidente

Alima con la figlia Afra in un villaggio dell’area rurale di Ghezghiza, nel Nord dell’Eritrea.

di quel meeting, già anziano, temo che nel 2050 neanch’io avrò più compleanni da celebrare. Ma la domanda ci ricorda che noi, oggi, abbiamo un obbligo nei confronti del futuro. È responsabilità di tutti noi costruire il mondo che vorremmo lasciare in eredità ai nostri figli». – Cosa sta facendo l’Unicef per migliorarlo? «Se concentriamo i nostri sforzi sul raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio nelle aree e per le popolazioni più facilmente raggiungibili, possiamo ottenere un successo statistico, ma nascondiamo un fallimento morale: lasciare indietro quelli che hanno più bisogno. Come Unicef intendiamo concentrare i maggiori sforzi

sui bambini dimenticati, facendo sì che siano davvero al centro dell’agenda dei vari Governi». – Con quale budget? «A differenza di quasi tutte le altre agenzie dell’Onu, l’Unicef non è direttamente finanziato dal sistema delle Nazioni Unite. Le sue risorse provengono interamente da contributi volontari dei Governi e del settore privato (circa 3,256 miliardi di dollari nel 2009, con un calo del 4 per cento rispetto al 2008). La maggior parte delle risorse a sua disposizione (69 per cento) deriva dai finanziamenti che i Governi dei Paesi membri dell’Onu e le Organizzazioni intergovernative – come l’Unione europea – stabiliscono di versare ogni anno al Fondo. Il 28 per cento del bilancio proviene dal settore privato: si tratta di donazioni effettuate

Tre studenti di 14, 13 e 12 anni di Medellín, tribolata città della Colombia. Sotto: Anthony Lake con bimbi indiani.

da milioni di cittadini, imprese, associazioni e istituzioni locali, attraverso il canale dei Comitati nazionali per l’Unicef; circa il 3 per cento, infine, è frutto di altri contributi». – Come vengono utilizzati questi fondi? «I fondi 2009 sono stati così ripartiti: sopravvivenza dei bambini (46 per cento), istruzione (22 per cento), lotta all’Hiv-Aids (7 per cento), programmi di protezione dei più piccoli (12 per cento) e promozione dei diritti dell’infanzia (13 per cento)». – Quali sono i Governi e i Paesi più “generosi”? «Nel 2009 i Governi che più hanno contribuito sono stati quelli di Usa, Norvegia, Olanda, Regno Unito e Svezia. I Comitati nazionali Unicef che hanno raccolto più fondi sono stati, invece, quelli di Giappone, Germania, Olanda, Usa e Italia. Per quanto riguarda il 2010, vorrei sottolineare che la generosità e la solidarietà nei confronti dei bambini di Haiti ha permesso di raccogliere 298.778.549 dollari in donazioni per l’appello lanciato dopo il terremoto, e un anticipo di 10.757.488 dollari sull’appello lanciato per il 2011, in seguito all’emergenza

Il decesso di un bambino per polmonite o dissenteria spesso sigilla, con una tragica fine, una storia pregressa di malnutrizione trascurata che si conferma la prima causa di mortalità infantile. Ogni anno nel mondo muoiono 8,8 milioni di bambini prima del quinto anno di età; uno su tre si spegne per colpa del cibo scarso o poco nutriente. Un dato che sgomenta. Non a caso, il primo Obiettivo di sviluppo del millennio chiede ai Governi di dimezzare, entro il 2015, la percentuale di persone che soffrono la fame, riducendo del 50 per cento il numero di bambini sottopeso. Su 117 Paesi alle prese con questo problema, 63 sembrano avviati sulla buona strada.

129 milioni circa i bambini sottopeso che vivono nei Paesi in via di sviluppo, quasi 1 su 4

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D o s s i e r/R a p p o r t o U n i c e f 2 0 1 1 L’Unicef nel mondo

SCUOLA: ECCO CHI MANCA ALL’APPELLO Sono ancora tanti, troppi, i bambini e gli adolescenti che in varie parti del pianeta non ricevono un’adeguata istruzione. «Attualmente sono 69 milioni coloro che non frequentano le elementari e 71 milioni i ragazzini che non vanno alle medie», rende noto il Rapporto 2011 dell’Unicef: «l’Africa subsahariana è la zona più colpita da quest’ultimo fenomeno». Le cause vanno ricercate nella persistente povertà, nella sottovalutazione dell’importanza del “sapere” e nelle discriminazioni che, in certe zone, penalizzano bambine e ragazze. L’economia globale richiede, invece, un sempre più alto livello di conoscenze.

48% è il misero tasso di iscrizione alle scuole medie superiori nei Paesi in via di sviluppo

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colera, per il ragguardevole totale complessivo di 309.536.037 dollari. Oltre due terzi dei fondi, parliamo per la precisione del 70,4 per cento, sono stati raccolti attraverso i Comitati nazionali per l’Unicef. A giugno 2011 sarà presentato il Rapporto annuale con tutti i dati relativi al lavoro svolto l’anno scorso». – Negli ultimi mesi l’Unicef ha soffermato la sua attenzione sugli adolescenti: perché? «Negli ultimi vent’anni, il mondo ha ottenuto degli enormi miglioramenti per l’infanzia. Si è registrata, ad esempio, una diminuzione pari al 33 per cento del numero di bambini che muoiono prima di compiere cinque anni. Milioni di altri bambini beneficiano di regolari vaccinazioni e hanno accesso all’acqua potabile. Anche il numero di bambini non iscritti a scuola è diminuito nettamente negli ultimi dieci anni: ora le femmine hanno le stesse probabilità dei maschi di frequentare la scuola elementare. Purtroppo, però, non si sono ottenuti gli stessi miglioramenti per i ragazzi tra i 10 e i 19 anni, ossia gli adolescenti, e ciò costituisce un motivo di notevole preoccupazione». – Quanti sono gli adolescenti nel mondo? «In tutto il mondo sono circa 1 miliardo e 200 milioni, l’88 per cento dei quali vive nei Paesi in via di sviluppo. Troppi di loro

Sopra: test d’ammissione all’Università di Chengdu, nel Sichuan cinese. A sinistra: studentessa dell’Ecuador. In basso: adolescenti eritrei.

non stanno in alcun modo acquisendo le capacità di cui hanno bisogno per tutelarsi e per contribuire a tirar fuori dalla povertà sé stessi, le loro famiglie e le loro società. Noi riteniamo che l’adolescenza rappresenti un punto di svolta, un’opportunità per consolidare i progressi compiuti nell’ambito della prima infanzia, che altrimenti rischieremmo di vedere cancellati.

Nasce avendo come primo obiettivo quello di aiutare i bambini vittime della Seconda guerra mondiale. È l’11 dicembre 1946 quando l’Assemblea generale dell’Onu crea l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia. Il primo direttore generale, l’americano Maurice Pate, pone una precisa condizione: l’organizzazione deve sostenere tutti i bambini, sia quelli dei Paesi vincitori che quelli delle nazioni vinte, senza discriminazioni di natura politica. Con la graduale ripresa dell’economia dei Paesi europei, le attività del Fondo vengono rivolte ai bambini dei Paesi in via di sviluppo in Africa, Asia e America latina e, più tardi, anche nell’Europa orientale. Nel 1953, l’Unicef diventa un organismo permanente e nel 1965 riceve il premio Nobel per la pace per aver promosso la fraternità tra le nazioni.

Oggi, l’Unicef opera in 156 Paesi e territori sparsi in tutto il mondo, dove vivono due miliardi tra bambini e ragazzi sotto i quindici anni, con programmi nel campo sanitario, delle forniture di acqua, dell’istruzione e dell’assistenza alle madri. Soccorre inoltre le giovani vittime delle guerre e delle sciagure naturali. In caso di emergenza umanitaria o di calamità, l’Unicef interviene non solo inviando aiuti (cibo supplementare per i più piccoli, medicine, vaccini, kit sanitari) che partono dal grande centro di stoccaggio sito a Copenaghen, ma anche con programmi di sostegno psicologico per i bambini e di recupero dai traumi. Il 20 novembre del 1989 è stata approvata la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per la cui elaborazione l’Unicef ha avuto un ruolo centrale. Il suo sito ufficiale è www.unicef.org

Vuole un esempio? In Brasile, tra il 1998 e il 2008 la riduzione della mortalità infantile ha permesso di salvare la vita a più di 26 mila bambini sotto i cinque anni d’età. Questa è una vittoria. Nello stesso periodo, però, 81 mila adolescenti brasiliani sono stati uccisi. E questa è senza dubbio una tragedia». – Quali sfide attendono oggi gli adolescenti? «Le sfide che questi ragazzi devono affrontare

MAI PIÙ RAGAZZINI SOLDATO «Il conflitto è una situazione di violenza che presenta rischi chiari e inequivocabili per tutti gli adolescenti», osserva il Rapporto 2011 dell’Unicef. «Benché non sia vulnerabile quanto l’infanzia rispetto alla morte e alle malattie provocate dalle guerre, quest’età corre pericoli maggiori d’altro genere. Gli adolescenti possono essere fatti oggetto di reclutamento da parte di gruppi militari, scelti per portare armi e partecipare alle atrocità o essere ridotti a schiavi. Sebbene certe attività possano comportare delle forme di violenza, vi vengono coinvolti anche in virtù del loro crescente interesse per la partecipazione attiva alla vita politica».

17 i conflitti che alla fine del 2007 vedevano coinvolti bambini e adolescenti

Aiuti alimentari distribuiti dall’Unicef. In basso: bimbo soldato in Burundi (2007).

sono molte. La più difficile è rappresentata dalla mancanza di opportunità educative, che influisce su ogni aspetto della loro esistenza: dalla capacità di guadagnarsi da vivere a quella di proteggersi dallo sfruttamento, dagli abusi e dalle violenze, nonché di poter vivere una vita più sana. Attualmente 71 milioni di adolescenti non vanno a scuola, mentre 81 milioni sono senza lavoro. Dati del genere dovrebbero preoccuparci sul piano umanitario, anche perché la drammatica situazione di questi adolescenti si riverbera sulle nostre società». – Infanzia negata: salute, scuola, povertà, sfruttamento del lavoro minorile, quali sono a suo avviso i principali problemi? «Sicuramente dobbiamo investire nell’istruzione e nella formazione per gli adolescenti più svantaggiati. L’istruzione ottiene, a catena, effetti positivi soprattutto quando raggiunge le adolescenti e le giovani donne. Per esempio, le ragazze istruite sono maggiormente in grado di proteggersi dall’Hiv. Hanno meno probabilità di sposarsi troppo presto o di partorire troppo giovani, due eventualità che figurano tra le cause principali di mortalità sia per le madri

www

Approfondisci su

www.famigliacristiana.it

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D os s i er/Rap p orto U n i c ef 20 11 PER UNA SESSUALITÀ RESPONSABILE

Accanto: ragazze afghane a lezione di computer. Sotto: un corso di educazione per spose bambine in India e, a destra, un caso di malnutrizione infantile all’ospedale di Keren in Eritrea. sia per i neonati. Inoltre, hanno maggiori probabilità di mandare i loro figli a scuola. Un recente studio ha dimostrato che un anno di scuola in più per la madre può ridurre fino al 10 per cento il rischio che suo figlio muoia prima dei cinque anni. Inoltre, dobbiamo continuare il nostro lavoro per garantire una maggiore protezione dell’infanzia. In alcuni contesti – come il matrimonio precoce, lo sfruttamento sessuale a fini commerciali e i bambini in conflitto con la legge – gli adolescenti richiedono ancor più protezione di quanta non necessitino i bambini più piccoli. Eppure questi sono proprio gli ambiti in cui gli investimenti e l’assistenza risultano più carenti. L’adolescenza è davvero un’opportunità da sfruttare. Il che significa anche coinvolgere direttamente i giovani negli sforzi necessari per esercitare i loro diritti e per trarre il massimo dalla propria vita. Gli adolescenti non rappresentano soltanto il futuro: vivono nel mondo di oggi e noi dobbiamo

Marilena Viviani Dal 2008

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è vicedirettore dell’ufficio regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, con sede ad Amman, in Giordania. Marilena Viviani (a destra, a Gibuti) ha trascorso gran parte della sua carriera, 18 anni su 24, lavorando all’estero per l’Unicef. Nata a Udine il 30 settembre 1960, Marilena Viviani è sposata. Ha 2 figli.

Sono comportamenti diffusi: recenti indagini rappresentative realizzate nei Paesi in via sviluppo (Cina esclusa) rivelano che circa l’11 per cento delle femmine e il 6 per cento dei maschi ha avuto rapporti sessuali prima dei 15 anni. Tra le ragazze la percentuale più alta si registra in America latina e nei Caraibi, con il 22 per cento. La mancanza di una corretta educazione affettiva e sessuale comporta un alto tasso di gravidanze in tenerissima età e la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili, in primo luogo il virus Hiv. In ogni caso, la maternità precoce s’accompagna a maggiori rischi durante il parto sia per le giovani mamme che per i neonati.

20% la percentuale stimata degli adolescenti che, nel mondo, ha problemi di salute mentale. La depressione colpisce molti tra 15 e 19 anni

L’impegno in Italia È una storia quasi quarantennale. Il Comitato italiano per l’Unicef è infatti nato nel 1974. Nel tempo è diventato una Ong e una Onlus, ovvero un’Organizzazione non governativa e un’Organizzazione non lucrativa di utilità sociale. È presente sul tutto il territorio nazionale attraverso una rete di oltre 100 Comitati regionali e provinciali costituiti da volontari. In Italia, l’Unicef (www.unicef.it) non si stanca di richiamare l’attenzione

Una bambina a Elabered, in Eritrea. A destra, dall’alto: un adolescente nel Sud del Sudan e un giovanissimo operaio in una fabbrica d’alluminio a Dacca, nel Bangladesh.

investire su di loro anche nel presente». – Si pensa che l’infanzia sia gravemente minacciata solo nei Paesi poveri. Ma l’Unicef punta il dito anche contro diversi Paesi ricchi, Usa, Gran Bretagna, Cina e Italia compresi… «Di certo la maggiore concentrazione di bambini bisognosi si registra nei Paesi più poveri del mondo, dove perciò è concentrata anche la maggior parte del nostro lavoro. Ma le disuguaglianze esistono ovunque. Per realizzare pienamente le loro potenzialità, anche i bambini più poveri e più emarginati dei Paesi industrializzati devono superare ostacoli importanti. Penso a un’istruzione di qualità, spesso inavvicinabile perché troppo cara. Problemi gravi come lo sfruttamento e gli abusi danneggiano i bambini sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri. Per questo riteniamo importante attirare l’attenzione sulle violazioni dei diritti ovunque siano gli adolescenti». – Gli Usa hanno firmato la Convenzione sui diritti del bambino del 1989 ma non l’hanno ancora ratificata. Lo stesso ha fatto anche la Somalia, che però è una nazione senza Stato a causa della perdurante guerra civile. Il presidente Obama ha promesso di rivedere questa posizione. Perché, secondo lei, gli Usa si comportano così? «Come agenzia dell’Onu, l’Unicef non può parlare sul conto di un unico Paese. Possiamo dire soltanto che quasi tutte le nazioni del mondo hanno ratificato la Convenzione sui diritti dell’infanzia e che l’Unicef continua a lavorare affinché la ratifica sia universale».

Alberto Chiara

dell’opinione pubblica e del Governo sui bisogni dei bambini e delle donne di tutto il mondo e sugli interventi che possono essere svolti tramite suo o, più in generale, tramite il sistema dell’Onu. Al fine di rendere sempre più efficaci i programmi, l’Unicef sollecita offerte, donazioni e lasciti. I fondi del Comitato italiano provengono principalmente da donazioni dei privati cittadini e delle aziende, dalla distribuzione di prodotti e biglietti augurali e dalle preferenze che i contribuenti italiani esprimono tramite il 5xmille.

GLI ALTRI GIOCANO, LUI LAVORA Si chiama lavoro minorile. È una piaga tanto nota quanto diffusa: sono circa 150 milioni i giovanissimi tra i 5 e i 14 anni attualmente impegnati in attività di vario genere. Per contro c’è chi si danna perché, pur giovane, il lavoro lo vorrebbe ma non riesce a trovarlo: la disoccupazione colpisce in maniera crescente coloro che hanno finito gli studi secondari o professionali e dunque avrebbero le carte in regola per cominciare a rimboccarsi le maniche, guadagnando il giusto. Il Rapporto 2011 dell’Unicef riporta i dati più significativi dell’Organizzazione internazionale del lavoro che documentano come l’ultima crisi economica abbia infoltito le schiere di giovani disoccupati come mai era successo in precedenza al punto da arrivare, nel 2009, alla ragguardevole stima di 81 milioni di giovani alla ricerca di un posto. Il tasso dovrebbe scendere a partire da quest’anno, ma la ripresa sarà più lenta che per gli adulti. Ciò determina l’incremento dei lavori precari, sottopagati o illegali.

13% è il tasso della disoccupazione giovanile registrato in tutto il mondo nel 2009. Era del 12% nel 1998. È in forte crescita in Asia e nei Paesi più ricchi

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D o s s i e r/R a p p o r t o U n i c ef 20 11

Gli anni giusti per gettar radici

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n questi giorni l’Italia intera si è commossa per l’ennesima, insensata tragedia di un’infanzia invisibile. Il rogo tra le baracche abusive di un campo nomadi, nel quale hanno perso la vita quattro bambini, parla alla coscienza di tutti. Ci interroga soprattutto su quanto sia pericolosa l’indifferenza o la negligenza. Non è il primo caso; ci auguriamo che possa essere l’ultimo altrimenti avremo fallito nel semplice obiettivo di essere buoni cittadini. Lo stato dell’infanzia e dell’adolescenza nel mondo è tuttora critico. Il Rapporto 2011 vuole essere innanzitutto uno strumento di riflessione e di sollecitazione a non rimanere passivi. Ciò di cui abbiamo bisogno è un impegno costante per tutelare i diritti dei più piccoli, dalla loro nascita e fino al momento in cui saranno in grado di far valere un’opportunità o un sogno nella loro vita. Non ci si deve stupire se ci occupiamo delle nuove generazioni fino alla soglia dei 20 anni. Il rapporto Unicef 2011 presenta l’insieme dei pericoli che gli adolescenti si trovano ad affrontare: gli infortuni che ne uccidono 400 mila ogni anno; la gravidanza e il parto precoci, cause primarie di morte per ragazze; le pressioni che tengono lontani dalla scuola 71 milioni di adolescenti; lo sfruttamento, i conflitti violenti e il peggior tipo di abusi per mano degli adulti. Vengono altresì esaminati i pericoli posti sia da tendenze emergenti come il cambiamento climatico (i cui effetti già minano il benessere di molti adolescenti), sia dalle storture del modello economico, ad esempio nel mondo del lavoro, dove la mancanza di opportunità d’impiego per i giovani, soprattutto per quelli dei Paesi più poveri, è profonda. Ma l’adolescenza non è soltanto un fragile periodo di vulnerabilità, è anche un tempo di opportunità. Ciò vale particolarmente per le adolescenti.

VIII famiglia cristiana 9/2011

Sierra Leone: Vincenzo Spadafora somministra il vaccino anti-polio.

L’adolescenza non è solo un tempo caratterizzato dall’estrema fragilità e minacciato da tanti rischi. Offre anche molte opportunità. di VINCENZO SPADAFORA presidente dell’Unicef Italia

COME CONTRIBUIRE Conto corrente postale numero 745000 intestato a Unicef Italia Conto corrente bancario intestato a Unicef Italia presso la Banca Popolare Etica IBAN IT55 O050 1803 2000 0000 0505 010 Carta di credito telefonando al numero verde 800/74.50.00 o su www.unicef.it/donazioni

Sappiamo che più una ragazza riceve istruzione e maggiori sono le probabilità che rimandi il matrimonio e la maternità a quando sia più consapevole e matura. Dando a tutti i giovani gli strumenti di cui hanno bisogno per migliorare la propria vita e coinvolgendoli nell’impegno per migliorare le loro comunità, stiamo investendo nella forza delle loro società. Attraverso esempi concreti, il Rapporto 2011 fa capire chiaramente che esiste la possibilità di un progresso sostenibile. Tutelare i diritti dei bambini e degli adolescenti è un modo per sostenere l’equilibrio futuro di molti Paesi. Un tema che ci riconduce alla stretta attualità dei moti violenti che stanno attraversando un’area strategica per gli assetti mondiali, quella della sponda sud del Mediterraneo. Il paradosso di Paesi che sono entrati nel pieno dello sviluppo ma che non consentono ai più deboli di affrancarsi dalla povertà sta emergendo, purtroppo, in maniera violenta. Indugiare ulteriormente significa essere complici di un modello non più sostenibile nel lungo periodo. Sono troppe e troppo gravi le violazioni dei diritti. Le risposte concrete passano attraverso le piccole cose, soprattutto attraverso ogni gesto che possa scacciare l’indifferenza e contrastare quella banalità del male che costringe molti bambini a non sapere cosa ci sia domani. 

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Famiglia Cristiana per l'UNICEF Dossier Adolescenza in bilico  

Li ha fatti nascere salvando le loro mamme dalla morte per parto. Li ha fatti crescere fino a 10 anni cercando di assicurare vaccini, cibo,...

Famiglia Cristiana per l'UNICEF Dossier Adolescenza in bilico  

Li ha fatti nascere salvando le loro mamme dalla morte per parto. Li ha fatti crescere fino a 10 anni cercando di assicurare vaccini, cibo,...

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