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QUIVER WITH JOY - QUINTACOLONNA - UADG - XIX - STORMY WEATHER - STEVE WYNN


DANILO NARDONI

EDITORIALE DI DANILO NARDONI

Redazione

DANILO NARDONI, RICCARDO CORRADINI, CLARA VINCENTI, SARA PETRUZZI, RICCARDO RUSPI, MATTEO SCHIFANOIA, MICHELE BELLUCCI, ANGIE BACKTOMONO redazione@umbrianoise.it

Hanno collaborato

ANDREA LANZILOTTO, LUCIA MARIANI, GIOVANNI DOZZINI, FABIO CALZOLARI, FRANCESCO SCAPICCHI, VALERIO MASTIO, FRANCESCO FIORUCCI, ILARIA ROSSINI, ELENA BEATI, CATERINA FREZZA, FRANCESCA CHIAPPALONE, FRANCESCA CECCHINI, MARTINA PAZZI, AURORA CAPORALI, CARLO SPERDUTI, DAVID LAURENZI, AMEDEO FERRANTE, MARCO AGABITINI, MARCO ZUCCACCIA Pubblicità RICCARDO CORRADINI CELL. 345.7589349 pubblicita@umbrianoise.it

Progetto Grafico e impaginazione LOSTUDIO8 - 328.3318865 luca@lostudio8.com

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UMBRIA NOISE DI RICCARDO CORRADINI Testata giornalistica registrata c/o il Tribunale di Perugia n. 3/2012 del 3 Febbraio 2012 Umbria Noise è un marchio registrato. Marchi - Altri prodotti e nomi usati possono essere registrati ed appartenere ai rispettivi proprietari Testi e fotografie non possono essere riprodotti, neppure parzialmente, senza l'autorizzazione dei rispettivi titolari dei diritti. L'editore e la redazione sono esonerati da ogni e qualsiasi responsabilità, diretta o indiretta, verso gli organizzatori, i lettori e ogni altro soggetto a qualsiasi titolo interessato, per l'esattezza, la completezza e l'aggiornamento di dati, notizie e informazioni relativi ad eventi, manifestazioni, iniziative. Si consiglia di ottenere direttamente dagli organizzatori preventiva conferma di date, orari luoghi e programmi.

INDICE Umbria Noise è stampato su carta riciclata

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"Aprile dolce dormire", recitava il detto, ma ad essere sinceri c'è poco da rilassarsi di questi tempi in Umbria. Dai locali che stanno organizzando gli ultimi concerti della stagione, ai locali che la stagione la iniziano proprio in questi mesi, arrivano informazioni davvero interessanti. Dennis Chambers al Bad King, The Chameleons all'Urban, Gianni Giublena Rosacroce al Santa Cecilia, Frei al Marla, Vale & The Varlet al Chupito senza contare la presentazione dell'album di Schifanoia al Balù. E poi si riesce a percepire già il vento caldo delle serate alla Darsena, che resuscita dall'inverno, e lo fa aprendo gratuitamente i concerti di questo primo mese. Nella rivista di aprile come al solito grande spazio alle band locali: QuintaColonna e il loro nuovo album, Quiver with Joy e Ultimi Abitanti di Giove. Poi l’intervistona a Steve Wynn, che il 12 aprile sarà a San Gemini per i tipi di Degustazioni Musicali. Altro concertone e altro colpaccio di UN e del nostro Michele Bellucci per averlo sentito. Chiudono il numero le immancabili rubriche di Angie Backtomono, Andrea Lanzilotto, Chiskee, Lo Scapo, Elena Beati, Astio e Francesca Cecchini. Ed il noise letterario, con altri due interessanti racconti.

SUPPORT YOUR LOCAL NOISE Quiver with Joy.....................#4 Quintacolonna........................#6 UADG.......................................#8 XIX........................................#10 Stormy weather...................#14 Steve Wynn...........................#16

Agenda...................................... #18 In Cucina con Astio.................#22 Short Noise...............................#24 Consorzio Umano.....................#27 Photo.........................................#28 Sipario....................................... #31 Noise letterario........................#32

L'immagine di copertina è di Riccardo Corradini

UMBRIA NOISE Direttore responsabile


QUIVER WITH JOY

DI RICCARDO CORRADINI E DANILO NARDONI

PERFETTA SINTESI TRA SONORITÀ MODERNE E RETRÒ

“GHOST” È IL PRIMO FULL-LENGHT DELLA BAND FOLIGNATE PER UN “ART-ROCK” FATTO DI ASSOLUTA LIBERTÀ ESPRESSIVA E COMPOSITIVA Per parlare dei Quiver With Joy e conoscerli meglio è necessario affrontare l’argomento Foligno. Ovvero il luogo da dove provengono. A Foligno, infatti, da alcuni anni stanno nascendo molti progetti musicali originali ed interessanti. E quello di questa band è un esempio tra i più alti. La prima domanda per il gruppo folignate è quindi di dovere. C’È QUALCOSA NELLA ZONA CHE AIUTA, O PERLOMENO ISPIRA, TANTA CREATIVITÀ?

“Direi che il merito è delle persone e del modo che hanno di vivere la musica, condividendo le esperienze e facendo di tutto per supportarsi a vicenda. La condivisione e il rispetto sono alla base dello scambio e quindi dell’interazione tra persone, che si uniscono in gruppo. E facendo gruppo si è più forti”. I Quiver with Joy nascono da un'idea di Matteo Mancini (voce, chitarra, tastiere) e Giulio Catarinelli (basso, synth), già fianco a fianco in precedenti ed importanti esperienze (Spasmodicamente, Fake Revival). All'inizio del 2013 si fa viva l'esigenza di fare una musica nuova, svincolata il più possibile da ogni genere musicale e con assoluta libertà espressiva e compositiva, una sorta di “art rock”. Gli altri componenti che completano il progetto sono Michelangelo Capodimonti (chitarrista dei Julian Mente, storica band folignate) e Federico Puntato (batterista di alcune tra le più importanti band umbre,

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come L'uomo di vetro e Perfect Trick). Dopo un primo ep omonimo registrato nel 2014 presso il “Lebendiger stein studio”, ovvero la loro sala prove, e grazie al quale la band inizia a muoversi con i primi live nel centro Italia arrivando fino alla finale regionale umbra di Arezzo Wave, il gruppo nel 2015 torna in sala prove. Nei nuovi brani iniziano ad utilizzare dei sample per creare degli ambienti sonori dilatati e cercano di applicare quello stile compositivo “svincolato” a forme musicali più “di genere”. Un po' come accade nei film d’autore. Il risultato di questi esperimenti è “Ghost”, il loro primo full-lenght. PARLATECI DEL VOSTRO ALBUM DI DEBUTTO…

“Ghost è stato registrato allo spazio ZUT! di Foligno, un ex cinema ora adibito a spazio polivalente al quale siamo particolarmente legati. Avendo a disposizione materiale e competenze per poterci occupare noi stessi delle registrazioni, abbiamo preferito l’approccio DIY per poter avere un totale controllo creativo in tutte le fasi di realizzazione. Quindi per una settimana ci siamo rinchiusi e abbiamo ultimato riprese e missaggi, del master se ne è poi occupato uno studio specializzato. Il disco tratta del rapporto complementare tra la vita e la morte, e in questo la figura del fantasma rappresenta il punto d’incontro tra queste due dimensioni (la vita e la morte / il prima e il dopo). In questo senso rappresenta anche la fusione tra sonorità moderne e retrò. A proposito di rappresentazione, per simboleggiare il ‘fantasma’, abbiamo chiesto di collaborare al thereminista e polistrumentista Vincenzo Vasi, che ha apprezzato il progetto e ci ha concesso qualche intervento nel disco: infatti suona un leitmotiv che si manifesta più volte nei brani, apparendo e scomparendo proprio


Beck. In generale ogni artista eclettico!”. I QUIVER NON HANNO UN GENERE DI RIFERIMENTO PRECISO QUINDI. MA PER SPIEGARE A QUALCUNO CHE NON VI HA MAI SENTITO QUELLO CHE FATE COSA DIRESTE?

“Diremmo che quello che facciamo non può essere definito con un genere musicale, o almeno non uno solo. Una webzine ci ha descritto così: ‘Potrebbero sembrare i Radiohead che suonano in agosto a 40 gradi’, e questa è un’immagine in cui ci sentiamo rappresentati. Un approccio musicale ‘europeo’, ma in un altro contesto, più vasto e desertico”.

come farebbe un fantasma”.

CHI SONO GLI ARTISTI A CUI VI ISPIRATE?

“Ognuno di noi ha i suoi punti di riferimento, che spaziano in tutte le varietà musicali e non. In Ghost il nostro obiettivo è stato cercare di far convivere tutte queste influenze (a volte anche contrastanti) per dar vita a qualcosa di più complesso. In generale, direi che forti influenze sono state i Radiohead, i Calexico, i Timber Timbre e alcuni lavori di

“Principalmente l’idea di base di un brano è proposta da Matteo o Giulio e può essere un suono, un sample, una struttura, un accordo o anche un brano completo. Ma è nella fase di arrangiamento che questa idea si concretizza e si sviluppa, magari venendo totalmente stravolta. In questa fase il contributo di ognuno di noi è fondamentale”. PROGETTI PER IL FUTURO?

“A breve uscirà un nuovo singolo tratto da Ghost (ma non facciamo spoiler!) e continueremo con qualche concerto nel periodo estivo. Poi faremo tabula rasa e ci prenderemo un periodo di reclusione durante il quale ricominceremo da capo, stravolgendoci e reinventandoci il più possibile!”.

quiverwithjoy

CHI SCRIVE I BRANI? COME NASCONO?

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DI RICCARDO CORRADINI

QUINTACOLONNA E IL ROCK NEL SANGUE

“HR+” È LA SINTESI DEI LORO ULTIMI ANNI DI LAVORO CON 11 PEZZI ORIGINALI DI SANO ROCK IN ITALIANO

Forse non tutti sanno che “la quinta colonna” è un espressione che indica un'organizzazione nascosta, clandestina all’interno di un certo contesto che si adopera per favorire il “nemico”. Scelta del nome azzeccatissima per il gruppo rock perugino QuintaColonna, nato nel 1992, che contrapponendosi alla musica mainstream della nostra nazione cerca di favorire il Rock, nella sua accezione più pura. La produzione dei primi anni è molto interessante, il gruppo si afferma subito con uno stile molto aggressivo: chitarre granitiche con testi in italiano. L'attuale formazione è composta da Marco Tufi (voce), Nicola Farfanelli (chitarra), Stefano Petri (basso) e Roberto Corbelli (batteria). Da poco hanno pubblicato il loro secondo album “Hr+” anticipato dal singolo “In fuga per un po’”. QUAL È IL SEGRETO PER RIMANERE UNITI PER

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COSI TANTO TEMPO?

“Non c'è un vero e proprio segreto, basta la (tanta) passione per il rock. In tutti questi anni non abbiamo mai smesso di suonare, ma anche e soprattutto di ascoltare, di andare a concerti, di interessarci alla musica. C'è chi resta confinato nel proprio mondo rivivendo e riascoltando solo i propri idoli di gioventù. Noi prestiamo orecchio anche alle nuove correnti, alle nuove band. La voglia di musica è sempre la stessa, nonostante il tempo che passa!”.

NEL 2006 È USCITO 'ERA' (PRIMO ALBUM DI INEDITI) NEL 2016 IL SECONDO. PERCHÉ AVETE ASPETTATO COSI TANTO? COSA VI SEMBRA CAMBIATO DA ALLORA?

“Da allora la formazione ha subito qualche assestamento. Quando devi sostituire un componente, il processo non è né veloce né semplice: trovare musicisti che condividano


PARLATECI DEL NUOVO ALBUM. COSA CI SI TROVA DENTRO?

“Hr+ è la sintesi del lavoro di questi ultimi anni: 11 pezzi originali di sano rock in italiano, un disco che non esiteremmo a mettere nella nostra collezione, fosse di qualcun altro. Dentro trovi riff potenti ma ritornelli canta-

bili, suoni duri ma melodie avvincenti, ritmi tirati ma anche un paio di ballad, con testi in italiano mai scontati. È la nostra visione del rock, il nostro stile che ancora nessuno è riuscito a catalogare, per fortuna. E già dal titolo del disco emerge quanto abbiamo il rock nel sangue”. TESTI IN ITALIANO. CHI LI SCRIVE E DI COSA PARLANO?

“I testi sono scritti da Marco, il cantante, che poi raccoglie e filtra i suggerimenti e le correzioni di tutti. Alcune volte possono essere introspettivi, quando parliamo del rapporto che uno ha con sé stesso, o di quelli madre/figlio, uomo/donna, o il forte desiderio di libertà, altre volte di denuncia tra il riso e l'amaro di questo mondo che pare andare al contrario”. PROGETTI PER IL FUTURO?

“Stiamo organizzando ‘Accaerrepositivo: live’, il tour a promozione del disco, (tutte le date su facebook o su www.quintacolonna.it). Oltre al supporto live del disco, dove contiamo di conquistare nuovi fan portando un po' di rock in giro, siamo già al lavoro sul nuovo disco che preannuncio sarà bello carico”.

quintacolonna.it

i gusti e gli obiettivi, ha richiesto più tempo del necessario. Ogni volta la sfida diventa più ardua e devi far appello a tutta la tua passione e motivazione. La composizione e gli arrangiamenti di Hr+ sono stati particolarmente curati: volevamo uscire con qualcosa che ci desse davvero soddisfazione, e siamo stati molto attenti ai dettagli. Il mondo musicale nel frattempo si è rivoluzionato: dominano le piattaforme digitali, e abbiamo a disposizione tanta tecnologia, utile anche in studio di registrazione. Resta però l'impossibilità della sintetizzazione dell'esperienza dal vivo. Al tempo stesso si sono spenti i cervelli di molti, e questo è un dato: l'esponenziale crescita del mercato delle tribute band lo conferma - meglio i cloni di qualche celebrità che l'originalità. Non fa bene al rock.”

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DI RICCARDO CORRADINI

UADG - ULTIMI ABITANTI DI GIOVE CON “LARIS” IL COLLETTIVO SONORO INDAGA IL MONDO DELLA COMPOSIZIONE, EFFETTUANDO ESPERIMENTI DALL’ACUSTICO ALL’ELETTRONICO

Che a rendere l'Umbria una regione viva ed interessante, almeno dal punto di vista musicale, non siano solo i generi che vanno per la maggiore (rock, indie) è un dato di fatto. Ma trovare musicisti cosi preparati, con composizioni cosi curate, dà sempre una certa soddisfazione. UADG (Ultimi Abitanti di Giove) nascono nel 2010 e come si definiscono loro non sono un semplice gruppo, ma un laboratorio musicale di ricerca, sperimentazione e improvvisazione. L'attuale formazione è composta da Luca Burocchi (chitarra), Giorgio Panico (basso) e Claudio Trinoli (batteria). Hanno già pubblicato due album e oggi ci presentano “Laris”, ultimo lavoro, in cui hanno collaborato anche Cesare Vincenti (tromba), Umberto Ugoberti (tromba), Lorenzo Bisogno (sax tenore), Alberto Mommi (sax soprano) e Alessandro Schillaci (contrabbasso). La maturità raggiunta dalla formazione si percepisce chiara da come alternano le strutture articolate della composizione, i ritmi stortissimi degli arrangiamenti, a parti completamente improvvisate dalle atmosfere surreali, aperte e quasi eteree. PARLATECI DEL NUOVO ALBUM…

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“Il progetto Laris - dice Giorgio - racchiude tutto lo spirito artigiano e sperimentatore dei membri di UADG. Componenti e collaboratori si sono riuniti nello studio di registrazione Pitch Audio Research di Perugia per incidere i suoni catturati e plasmati nell’ultimo anno di ricerca. Ognuno dei musicisti si è prestato al servizio degli altri rimanendo al tempo stesso libero di esprimersi. Laris compie un’indagine nel mondo della composizione, effettuando esperimenti sonori che spaziano dall’acustico all’elettronico, passando dall’arrangiamento minuzioso fino ad arrivare alla libera interpretazione. I brani sono caratterizzati da una miscela di generi, che creano ritmi ricercati, timbri densi, e propongono delle combinazioni di elementi appartenenti alla musica popolare, al jazz, all’elettronica”. PERCHE AVETE SCELTO IL NOME “LARIS”?

“Il riferimento è alla tomba etrusca scoperta poco tempo fa nei pressi di Città della Pieve. All'interno dello scavo sono state trovate alcune tombe, tra le quali una intitolata per l'appunto a Laris. Abbiamo pensato che questo riferimento etrusco potesse caratterizzarci in maniera particolare viste le nostre origini umbre”.


già note alla letteratura sudamericana, ”E' in lavorazione un nuovo disco, che con i brani che scandaglieranno il genere sarà formato da brani esclusivamente im- fantastico, per riproporlo in una chiave provvisati che avranno come filo condut- musicale innovativa”. tore un bestiario immaginario, composto da animali che non appartengono a questo FOTOGRAFIE: ANNA GEBBIA mondo. Il progetto si basa su tematiche COPERTINA LARIS: FRANCESCO FURLAN

uadg.org

QUALI SONO I VOSTRI PROGETTI PER IL FUTURO?

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DI MATTEO PALONI

ALLA SCOPERTA DI MARCO “XIX” ANULLI

QUI EPHEBIA

TRACCIA DOPO TRACCIA TRA INDUSTRIAL E SUONI ETEREI

#10

Sono andato ad incontrare Marco nella taverna di casa sua, questo locale che, un mobile alla volta, si è trasformato nel suo studio di registrazione personale. Il processo è stato lento e privo di traumi, questo penso vedendo tutti i cavi che si arrampicano come edera attorno ai divani ed alle sedie di legno. Il progetto XIX è nato qui, dopo molti anni di pratica come chitarrista in gruppi ternani che hanno avuto vita breve, sempre a fianco del cugino Leonardo. Poi il suddetto cugino si è ritrovato coinvolto in un altro progetto di discreta caratura (124C41+, da poco usciti col secondo EP “Mörs/Ërde”) e Marco si ritrova da solo in taverna, con il manico della chitarra in mano. La voglia di suonare e la nuova esigenza di farlo da solo lo spingono a comprarsi dei pad e ad allestire dei dj set (!!!) di tipo techno/industrial. Questa breve esperienza ritorna utile ai fini della storia, è stata una buona scuola per XIX, che da quella scena ruba delle sonorità e alcune vibrazioni, ma non il mood, dato che “l’industrial ormai non prescinde da una dimensione dance, che a me invece non interessa”. Il primo Ep di XIX mette molta carne al fuoco e la dispone su così tanti livelli, volumi, stili che è difficile trovare un trait d’union. A Marco non interessa farvi ballare: qui non ci sono batterie e se i pezzi in alcune fasi raggiungono un ritmo è solo un caso fortuito, un’illusione che svanisce col tocco di un pedale. Le chitarre restano sommerse sotto il livello dell’eterno feedback di sottofondo e a tratti riemergono, per rituffarsi e mischiarsi fino a rendersi indistinguibili nel brusio noise, e poi ancora tornare.

Un Ep apparentemente ambient, le canzoni in realtà hanno troppi momenti e questi momenti sono troppo diversi fra loro per poter fotografare una suggestione ben definita. Dopo dei momenti pseudo industrial ci scopriamo sorpresi dalla dolcezza di suoni eterei, che sembrano sbocciare casuali nella giungla elettrica. Svolte di questo tipo sono frequenti e disorientanti, sia nell’immediato per l’impossibilità di vederli arrivare che a posteriori, per l’assurda coerenza che trovano in questo lavoro. “Questi sono i brani più rosei fra quelli che ho composto fino ad ora, non è un ep concept, è più una raccolta ben organizzata. Non lo trovo neanche troppo criptico”. L’ep omonimo di XIX è davvero molto diretto, non mette alla prova l’ascoltatore ma non concedendo punti di riferimento di alcun tipo risulta a tratti ansiogeno. Questo ep è completamente irresponsabile ed umorale, e lo dico con stima. Nel brodo culturale da cui emergono questi pezzi fanno parte Neon Genesis Evangelion, l’umanità universalmente intesa e Tim Hecker come singolo. Ascoltare a volumi sufficientemente alti.

01 - Genesi

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“È un’introduzione al disco, contiene fondamentalmente alcuni tecnicismi ed è divisa in due parti. Molti dei miei sono divisibili a metà, anche se non sono speculari mi piace pensare che ci sia simmetria”. È stato così anche per la scelta del tuo nome? “Fondamentalmente sì”. Si parte da un feedback che cresce pulsando, un crescendo nervoso. Dopo l’ingresso si giunge ad una parte che “simbolicamente è la porta dell’album vero e proprio, quando parte la chitarra ci immettiamo in un tunnel ad alta velocità”.


Secondo pezzo, primo grande contrasto: “è completamente in disaccordo con quello ascoltato prima, mi fa pensare al verde, ai Sigur Rós per il suo modo di essere nordico e distensivo (ma di questo mi sono accorto solo dopo). Mentre lo componevo pensavo: voglio fare un pezzo felice, un diamantino di due minuti”. Hai cercato di costruirti questa piccola oasi perché ne sentivi il bisogno o serve di più all’economia del cd? “L’ho inserito per aumentare la portata dell’album, per renderlo più vario. Qui non ci sono utilizzo le distorsioni che puoi trovare negli altri pezzi. Chiaramente c’è anche un’esigenza mia di fondo”. Via libera alle più varie sperimentazioni, i trilli finali non sono altro che i suoni delle pale di un ventilatore in funzione e dello sbattere del suo mazzo di chiavi.

03 - Eve

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Questa e la successiva Adam sono pezzi collegati, e mi tornano alla mente le dolci memorie del Third Impact scampato (o forse no, a seconda che si tratti di serie o di o.a.v.). “Eve ed Adam sono nate una dopo l’altra, questa è la più pura delle due, la più femminile”. Eva non è proprio accostata alla purezza normalmente, la stai riabilitando te. “Diciamo la purezza del mondo femminile. Se fosse un colore sarebbe l’azzurro. Probabilmente c’è finito dentro l’ascolto Aurora di Ben Frost, lo rivedo in questi suoni molto grossi che ho ricreato”.

04 - Adam

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“Una traccia più maschile, più cruda e anche un po’ malata”. Cupissime chitarre si rispondono dalla parte destra a quella sinistra dell’impianto, la spaccatura all’interno di questo pezzo lo divide praticamente in due canzoni distinte. Non temi di passare per un improvvisatore, per un dilettante? “L’importante è quello che stai cercando. Io ricerco sensazioni, se per me funziona è ok. Mi sta bene di percepire i più ampio spettro emozionale possibile”. La parte finale della canzone è una marcia militare colossale, quando gli offro la mia riflessione risponde “qui ho pensato un po’ a Berserk [noto manga fondamentale, n.d.a.] e ad un gruppo

belga, gli Amenra”. Ancora emozioni contrastanti in questa traccia. Una lunga coda (4 minuti) conduce al pezzo finale. Questa distanza viene colmata da voci distorte e depotenziate fino a farne il suono di uno spiffero fra gli infissi, serve per creare separazione dall’ultimo pezzo, il quale ha una sua identità che riesce nell’impresa di risultare ancora una volta imprevedibile.

05 - XIX

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La più robotica ed inorganica tra tutte le parti di questo lavoro. I suoni elettronici si accendono e spengono ad intermittenza, ci preparano all’atterraggio di un’enorme struttura. È il finale distopico di questa riscrittura della genesi. XIX mette sul tavolo un progetto fortemente naïf, scriteriato ma in maniera calcolata. “Questo ep è un mio flusso di coscienza, ho voluto riproporre senza filtri la più vasta gamma possibile di sensazioni”. Molto intimo, ma c’è anche dell’altro. Vuoi per l’immaginario di origini millenarie rievocato con i nomi delle tracce, vuoi per l’immensa libertà percepibile, la dimensione di questo lavoro è titanica. Non voglio fare un’allusione ad un immenso talento che ci ha regalato un pezzo fondamentale della storia musicale italiana, e credo che nemmeno a Marco interessi una croce del genere, dato che il suo percorso è appena iniziato ed ha ampissimi margini di sviluppo e miglioramento, pur essendo molto lontano dal dilettantismo paventato. Titaniche, dicevo, sono le figure evocate, figure giganti, ambienti cosmici. Questo lavoro esprime la volontà di grandi imprese che non arrivino mai ad un esito definitivo. “Il momento migliore [nella carriera di un musicista] per fare il cazzo che ti pare è l’inizio”.

XIX

02 - God ask her

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XIX, self titled: è disponibile in download ad offerta libera sul Bandcamp dell’etichetta Stay Home. XIX: è Marco Anulli, guitars and electronics Label: Stay Home: Gigs and Records Art by: Marco Anulli e Mattia Laureti after Chiara Cernieri

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STORMY WEATHER

LA NUOVA ETICHETTA DISCOGRAFICA NATA IN VALTIBERINA

Lo scorso mese di marzo è nata ufficialmente, e presentata al pubblico nel corso di una conferenza stampa a Città di Castello, Stormy Weather, etichetta discografica, agenzia di organizzazione eventi, booking concerti, servizi per gli artisti e studio di registrazione. Stormy Weather nasce dall’esperienza di Farm Studio Factory, società di produzione audio video. Alberto Fabi (cantante e regista) e Matteo Carbone (producer e compositore) insieme al noto cantante valtiberino Lodovico Rossi hanno deciso quindi di unire le forze per offrire qualcosa di nuovo alla scena musicale locale e nazionale. Stormy Weather non nasce solo come marchio editoriale ma per offrire al musicista un appoggio su tutta la filiera che porta una buona idea a trasformarsi in un prodotto musicale di valore e di successo. “La parola d’ordine – affermano gli ideatori – è e sarà qualità. L’obiettivo è ap-

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poggiare la musica di valore, la musica come cultura e come forma artistica. Sostenendo i musicisti e accompagnandoli dall’idea primigenia alla commercializzazione di dischi e vinili, e anche dopo con promozione e concerti, pensiamo e crediamo sia possibile incoraggiare valide realtà e donare ad esse uno spazio e una voce nel panorama musicale”. Le uscite discografiche di Stormy Weather sono state inaugurate il 26 marzo 2016 con “Samurai” l’album di debutto di The Black Animals, nuovo progetto alt-rock di Alberto Fabi e Nicola Matteaggi. Dieci brani nati dalla mente di Fabi, già cantante dei Cardio e de il Testimone, per un album ruvido e a tratti violento che nasce dallo stomaco, fatto di chitarre elettriche e distorsioni. Rock, puro e vero, perchè il rock è vivo e deve riempire il mondo. A comporre la formazione, oltre a Matteaggi alle chitarre, sono Alessio Boncompagni alla batteria e Tommaso Nasini al basso. A questo lavoro, sempre per la neonata etichetta seguirà la pubblicazione di “Domeniche alla periferia dell’impero” ad aprile, secondo album de Il Pinguino Imperatore, eclettica rock band di Santa Maria Degli Angeli. Entrambi i dischi sono acquistabili su stormyweather.it dove è possibile consultare il resto del catalogo.


ALLE SPALLE

GUARDIAMOCI

DI MICHELE BELLUCCI Sono trascorsi esattamente 35 anni da quando nella cittadina californiana di Davis prendeva vita, in maniera estremamente embrionale, quel movimento musicale capace di rinnovare il sound del rock psichedelico unendolo all'universo punk-rock di allora: il Paisley Underground. Se c'è un nome che rappresenta tale esperienza è sicuramente quello dei Dream Syndicate, formazione in grado di influenzarne altre decine con un carismatico leader di nome Steve Wynn. Una vera istituzione capace di condizionare l'intera scena pop rock americana, pronto a rivivere con noi l'atmosfera di quegli anni formidabili.

IL SINDACATO DEI SOGNI LOTTA ANCORA IN NOME DEL ROCK IL 12 APRILE DEGUSTAZIONI MUSICALI UMBRIA PORTERÀ A SAN GEMINI STEVE WYNN, L'ISPIRATORE DEL PAISLEY UNDERGROUND

Da una parte i Velvet Underground e Lou Reed, dall'altra Neil Young e Bob Dylan. Basta poco per capire che fare musica all'albore degli '80 significava trovarsi immersi in quel brodo primordiale che ha generato la maggior parte delle derive universalmente riconosciute del rock: «E' stato un brivido indescrivibile cavalcare le loro esplosioni creative - racconta Steve Wynn riferendosi ai grandi nomi che hanno ispirato la sua musica - e anche vederli inciampare lungo la strada. Se hanno avuto così grande influenza su di me e i miei coetanei non è solo perché hanno fatto grandi dischi e scritto grandi canzoni. Questo sarebbe sufficiente, ovviamente, ma ciò che era più stimolante era vederli cambiare da un disco all'altro, senza aver paura di fallire. E questi fallimenti si potevano sentire! Sono stati profondamente umani e prolifici anche quando non sapevano minimamente dove la loro musa li stava portando». L'esplosivo chitarrista ha acceso la miccia

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dieci anni prima di quel "Kerosene Man" che, nel 1990, ha dato il via alla sua carriera da solista. Un viaggio dal rock al blues, nel solco di una tradizione costantemente rivisitata e rivitalizzata: «Il punk ha offerto la possibilità per dilettanti ispirati come eravamo noi di avere una voce e poterla portare sul palco. Dopo la sua esplosione ci siamo trovati delusi, perché la moda prese il posto della passione. È allora che abbiamo sentito di avere una missione. Potrebbe accadere anche oggi? Certo che sì, ma è parecchio diverso quando passato e presente della musica sono disponibili in un telefono cellulare...». Il nome di Wynn è legato anche all'Italia, dove è approdato per la prima volta nell'86. Un sogno che si era trasformato in realtà, racconta, dato che film, libri, musica, cibo e molte altre cose erano già parte della sua coscienza: «Il mio amore per l'Italia ha radici molto lontane. Ora, 30 anni dopo, custodisco tanti ricordi di concerti, amici, feste, paesaggi visti


dal sedile posteriore di un furgone, mangiate indimenticabili e vino. Ogni volta sono entusiasta di tornare!». Sarebbero così tante le cose da raccontare che, come a volte accade con certa musica traboccante d'istinto creativo, sembra impossibile poterlo fare in un tempo ragionevole. Dalle lezioni di chitarra iniziate a 8 anni, alle band messe in piedi prima dell'adolescenza, fino allo sbocciare di quella grande passione che mai più l'ha abbandonato, perché «si deve amare la musica, bisogna esserne ossessionati, voler ascoltare tutto e scoprire continuamente nuovi suoni. I migliori musicisti e cantautori erano tutti fanatici, veri drogati di musica e studiosi della sua storia. Pensate a Bob Dylan con la musica popolare o Keith Richards con il blues… ne sapevano moltissimo!». Fin dall'inizio a Wynn fu concesso di ascoltare dischi fino a notte fonda, con i genitori che lo hanno sempre incoraggiato a scoprire nuove cose. Secondo lui resta fondamentale

stevewynn.net

lo spirito che spinge alla ricerca di nuovi mondi sonori, ora come allora: «Mi piace quando sotto il palco vedo persone molto giovani perchè ricordo come ero eccitato alla loro età nello scoprire musicisti di un'epoca precedente. Era come sbloccare una porta sulla storia. Spero di poter dare un'esperienza come quella al mio pubblico, come è stato per me vedere Ornette Coleman o John Lee Hooker: era come vedere in un caleidoscopio cosa c'era anni prima che io nascessi». Prima di salutarlo sarebbe un peccato non chiedergli qualche consiglio su artisti che meritano attenzione. «Apprezzo molto Sun Kil Moon, Bonnie Prince Billy, Bill Callahan e Courtney Barnett. Ultimamente ascolto anche cose lontane dal rock, come D'Angelo, Kamasi Washington e Kendrick Lamar. Oh sì, pure l'ultimo di Iggy Pop è fantastico!».

NOTA SULL'AUTORE Michele Bellucci, segue e vive la musica come giornalista, direttore artistico, esperto di comunicazione. Collabora con Il Messaggero dal 2001, molte sue interviste sono raccolte sul sito www.michelebellucci.com

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agenda aprile 2016 Venerdì 1

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Conciorto (Biagini + Carlone) Marla - PERUGIA

Laidakk / Craxi Driver / Odeon / Detesta Dubach Bar Chupito - PERUGIA

Sabato 2

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Slavi Bravissime Persone

La Darsena - CASTIGLIONE DEL LAGO

Black Coffee Machine Bad King - PERUGIA

Domenica 3

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Emergenza Festival

Cadori

Caffè Morlacchi - PERUGIA

Dario Napoli - Modern Manouche Project

Onda Road - PASSIGNANO SUL TRASIMENO

Sabato 9

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La Quiete

Cinema Metropolis - UMBERTIDE

Shandon / Locked In Urban Club - PERUGIA

OneMan100%Bluez

La Darsena - CASTIGLIONE DEL LAGO

Afterlife Club - PERUGIA

Elephant Brain

Balù - PERUGIA

NAM Trio

Bad King - PERUGIA

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Manuel Magrini & Roberto Gatti

Two of Us

The Soul Sailor & The Fuckers

Martedì 5

La Scapigliatura Marla - PERUGIA

Mercoledì 6

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"I Dischi degli Altri" Bar Chupito - PERUGIA

Trasimeno Gospel Choir VOCAL NIGHT (The Queen) Bad King - PERUGIA

Giovedì 7

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Paolo Fresu / Daniele Di Bonaventura

Opificio - UMBERTIDE Bad King - PERUGIA

Domenica 10

Onda Road - PASSIGNANO SUL TRASIMENO

Verano's Dogs

Free Ride - PERUGIA

Semifinali Arezzo Wave Umbria 2016: malandragem

/ jm / lstcat

/ sunset waves

Supersonic Music Club - FOLIGNO

Ensemble Vocale Femminile Nota Sò Torre Strozzi - PERUGIA

Auditorium Hotel Giò Jazz Area - PERUGIA

Martin's Gumbo Blues Band

Bar Chupito - PERUGIA

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Urban Club - PERUGIA

Abstracter / Hate e Merda / Carnero / Northwoods

Jam Session

The Chameleons Missincat

Marla - PERUGIA

Algoritmo

Pellicano Pub - CASTIGLIONE DEL LAGO

Venerdì 8

██

Peppe Voltarelli

Bad King - PERUGIA

Velodrama

La Caciara - COSTACCIARO

Bad King - PERUGIA

Lunedì 11

CSOA Ex Mattatoio - PERUGIA

Blues & Gray

Oratorio Santa Cecilia - PERUGIA

Giovedì 14

██

Frei (Frei Rossi, Beatrice Antolini, Enzo Cimino) Marla - PERUGIA

Sesto Senso

Pellicano Pub - CASTIGLIONE DEL LAGO

Venerdì 15

██

Paolo Di Sabatino / Dennis Chambers / Christian Galvez Bad King - PERUGIA

Jerry Dugger Band

Onda Road - PASSIGNANO SUL TRASIMENO

Pop X

Marla - PERUGIA

Le Letture Bandite

Caffè Morlacchi - PERUGIA

Sabato 16

██

Vale & The Varlet

Bar Chupito - PERUGIA

I Cani

Urban Club - PERUGIA

Stres

La Darsena - CASTIGLIONE DEL LAGO

Matteo Schifanoia Presentazione nuovo Album Free Ride - PERUGIA

Two Dogs

Bad King - PERUGIA

Domenica 17

██

Semifinali Arezzo Wave Umbria 2016:

/ japan / triplavvù / michele

The Last Word - PERUGIA

elephant brain

██

maraglino

Martedì 12

John Canoe

Marla - PERUGIA

Mercoledì 13

██ Simone Cristicchi Bad King - PERUGIA

#18

Sacred Noise Gianni Giublena Rosacroce

suicide

Supersonic Music Club - FOLIGNO

Balefullies

Bad King - PERUGIA


tutti gli eventi aggiornati su www.umbrianoise.it Lunedì 18

██

Domenica 24

Last train to Mercury (con Francesco Federici - the Rust & the Fury)

██

Suzanne's Silver

Russo Amorale

The Last Word - PERUGIA Bar Chupito - PERUGIA

Martedì 19

██

Paolo Spaccamonti

Finale Arezzo Wave Band 2016

La Darsena - CASTIGLIONE DEL LAGO Marla - PERUGIA

Colle Der Fomento

Afterlife Club - PERUGIA

Bar Chupito - PERUGIA

The Mighties

Marla - PERUGIA

██

██

Luca Orsini

Angelo Sicurella

Mercoledì 20

Fanfara Station

Bad King - PERUGIA

Martedì 26

Marla - PERUGIA

Mercoledì 27

Bad King - PERUGIA

██

██

Christian Muela

Giovedì 21

Emily Wells

Bar Chupito - PERUGIA

Officina 34 - FOLIGNO

Eugenio Bennato

Marla - PERUGIA

██

Good Falafel

Semifinali Arezzo Wave Umbria 2016: i cieli di turner h.o.t.

/ kairos

/ mulholland drive /

Supersonic Music Club - FOLIGNO

Venerdì 22

██

Paola Ronci & The Hay Bale Stompers

Onda Road - PASSIGNANO SUL TRASIMENO

Med Free Orchestra Bad King - PERUGIA

Le Chiavi del Faro

Pica Pica Ristopub - CASTIGLIONE DEL LAGO

Sabato 23

██

MACELLERA KILLS Metal Fest Teatro ARCA - CORCIANO

5ANNIDIFAME:

Il Rondine / Marazzita / Michele Maraglino La Darsena - CASTIGLIONE DEL LAGO

Viking Moses

Bar Chupito - PERUGIA

"Quadro d'Autore"

Bad King - PERUGIA

Giovedì 28

Daniele Silvestri

Teatro Lyrick - ASSISI

Neil Young Cloaca

Bar Chupito - PERUGIA

SICA

Marla - PERUGIA

Venerdì 29

██

Niente

Caffè Morlacchi - PERUGIA

Pepper & The Jellies

Onda Road - PASSIGNANO SUL TRASIMENO

Goffredo Degli Espositi & Co. Bad King - PERUGIA

Sabato 30

██

The Black Animals Opificio - UMBERTIDE

Four Season

Bad King - PERUGIA

Wonder Vincent

La Darsena - CASTIGLIONE DEL LAGO

Bad King - PERUGIA

#19


I'M WITH THE BAND

CLOSING TIME

Non è tanto l’ora solare quanto la vita notturna a toglierci il sonno: perché alle nuove 5.30 A.M. l’alba è ancora lontana e le nostre bocche voraci e gli occhi famelici che percorrono le strade come tracce di rotte perdute non possono essere sopiti da un riposo imposto, dalle trite incombenze mattutine, dalle convenzioni sociali che impongono celebrazioni di festività meticce ancora impestate di paganesimo. Il tempo è balzato ingoiando sessanta minuti in un lampo, li ha divorati spingendo anzitempo la massa diseredata e reietta fuori dei rifugi consueti: lasciati a vagare pericolosamente nelle strade deserte del drammatico prefestivo non abbastanza selvaggio, i pargoli del buio, nutriti a frustrazione e romanticismo, infestano disperati e smarriti la città narcotizzata cercando tra i rifiuti del giorno quell’ora rubata. Voracemente abbiamo sbranato il tempo concesso condividendo il pasto furtivo con un commensale illustre: Aumary Cambuzat, guidando il cocchio funebre degli Ulan Bator come un auriga desolato ma fiero, eviscera la materia sonora con approccio meravigliosamente desueto, servendosi massicciamente della ghironda di un nostro conterraneo quale strumento di deliziose sevizie. Impastando il plasma di feedback e rimbombi percussivi, la sua lingua perde ogni dettaglio semantico ma preserva l’incanto di una fonetica ipnotica: con un giorno di ritardo, in tre riproducono un venerdì santo in cui la passione è tensione di corde e colpi inferti a pelli e metalli, in cui la preghiera costante non aspira ad alcuna redenzione. Il sepolcro è aperto, a tutti è permesso entrare. Alimentata da un’infantile fiducia nel cuore del sabato sera, dopo il concerto mi ostino a proporre i miei dischi al dancefloor semivuoto, compiacendo solo chi ha mandato a memoria quei solchi e finendo per lasciare le ultime note ai baristi che smistano bicchieri vuoti fra i frantumi dell’ennesima nottata. Noi non siamo di questo mondo, inizio a sospettare, dove imperversano cover band e revival da baraccone: riponendo i cimeli emotivi nelle loro valigie, smontando e trasportando, torno a casa con i miei pochi spiccioli prima che il trucco ceda, aspettando un’alba che non ha rimesso l’orologio.

Foto di Alessandro Sforna

#20

DI ANGIE BACKTOMONO


DI ASTIO

Cucina con Astio

È tornata la primavera, sono tornati gli asparagi. Quel segugio di Mario li ha cominciati a trovare già dai primi di marzo e quindi le scorpacciate di frittatoni sono cominciate in anticipo per me quest'anno. Naturalmente io parlo di asparago di bosco, no di quelle schifezze giganti insapori che trovi al supermercato e paghi un occhio della testa. L'asparago di bosco è un'esperienza, un po' come il fungo, perché è un prodotto del bosco, e quindi prima di mangiarlo, dietro, c'è tutto il rito della passeggiata nel bosco, la ricerca, e infine la raccolta. Nel bosco ti ci puoi perdere a cercarlo, puoi andare da solo se hai bisogno di pensare un po', puoi andare con gli amici se ti vuoi divertire e cazzeggiare. Quando raccolgo nei boschi di Mercatello mi piace ascoltare la musica. In questo periodo, ogni anno, mi rimetto ad ascoltare (più del solito) i Descendents e tutta la compagnia bella del punk californiano. I Descendents sono stati i miei 16 anni, Milo un esempio di vita, uno a cui stavano sul cazzo tutti, che la musica era un hobby, che quando i Descendents cominciavano a girare e diventare famosi ha detto "no ragazzi io devo andare al college ciao", uno che ora è ricercatore di biochimica e va in tour quando ha le ferie. Per me Milo ci ha capito tutto. Quest'anno finalmente, dopo numerosi tentativi, riesco finalmente a vedermeli dal vivo e credo che saranno veramente tante emozioni come quelle che ti sa dare la prima raccolta degli asparagi con frittata annessa. Ma gli asparagi non sono solo frittata. Sono un tesoro inestimabile dalle mille possibilità. Eccezionali nelle crepes con la besciamella, essenziali nelle tagliatelle o ancor meglio nelle pappardelle di Mario tirate a mano, da infarto per un risotto, ma in fin dei conti anche se ci fai dei crostini mentre stai sul divano ad ascoltare " Milo goes to college" secondo me non ti sbagli. Altrimenti provate così: 1) fate un mazzetto di asparagi della stessa lunghezza 2) legateli con dello spago 3) lessateli o cuoceteli al vapore 4) impiattateli mettendoci sopra noci di burro e pepe: illegali. Qualche ascolto mentre cucinate o raccogliete gli asparagi: - Descendents: TUTTO. - Adolescents: il primo disco omonimo. - Misfits: Static Age o Walk Among Us. Tanti ricordi in convitto ad Assisi. - NOFX: The War on Errorism. Per me questo disco vuol dire III superiore. - Black Flag: ok Damaged ma per me va bene tutto. - Bad Brains: IL disco.

Consiglio dello Chef: non aspettate l'ultimo momento per comprare il biglietto per il Punk Rock Holiday altrimenti farete la fine del Biska

#22


Ogni appassionato di Hip Hop Italiano degno di questo titolo conosce queste parole, quelle con cui Neffa apre “Lo Straniero”, traccia dello storico gruppo Sangue Misto tratta dall’album “SXM” che è considerato uno dei punti più alti, se non il più alto in assoluto, della produzione Rap italiana. Da questa citazione prende il titolo lo splendido documentario di Enrico Bisi che narra la storia di questa creatura ormai vicinissima alle tre decadi di vita. “Numero Zero”, però, è prima di tutto una vera dichiarazione d’amore verso una scena che ha vissuto un’evoluzione estremamente particolare, dai primi impacciati tentativi di comprendere una cultura lontana ed estremamente complessa fino al “periodo d’oro” della metà degli anni ’90, passando per la consapevolezza politica delle posse e le contestazioni agli artisti che porteranno al tracollo della scena all’alba del nuovo millennio. Attraverso le parole di personaggi come Kaos One, Neffa, Dee Mo, Dj Double S, Ice One, i Colle Der Fomento e moltissimi altri, Bisi ci rende partecipi di una storia fatta di aneddoti, impressioni, ricordi felici e non che raccontano l’avventura musicale di un’Italia giovane che ha qualcosa da dire. Tutto questo è andato in onda il 23 febbraio sullo schermo del PostModernissimo, in occasione della rassegna dedicata alle controculture legate alla musica “Controsuono”, ideata per finanziare la post-produzione del documentario “Ex-Cim Doc”. Il sold-out delle prevendite ha costretto gli organizzatori a spostare la proiezione nella sala più grande per far si che tutti i presenti potessero goderne e naturalmente è stato bellissimo vedere un pubblico composto da almeno tre generazioni di spettatori. Infatti sulle poltroncine della sala erano ben miscelati fan della prima ora, veterani della scena e nuovi adepti, tutti uniti dalla stessa passione. Però, c’è sempre un però, va dato il proverbiale colpo al cerchio ed il colpo alla botte... La scena italiana a volta riesce ad essere così tanto ortodossa da decretare la propria fine come in una sorta di Harakiri. Ce lo fa notare proprio Neffa che nel documentario durante un’amara considerazione riguardante il festival “Hip Hop Village”, contestato dai fan poiché organizzato da Radio Deejay nonostante la line up validissima, attribuisce la fine della “golden age” italiana alla rigidità del pubblico degli appassionati.

VG+

Non è una novità che più di un’artista rap italiano abbia vissuto nella propria carriera periodi scuri in seguito a scelte più o meno azzardate non condivise dalla propria fan base. Si può ben dire, infatti, che ci sono poche, pochissime, figure nella scena che sono totalmente impermeabili alla critica, personaggi come Kaos (del quale abbiamo parlato proprio su queste pagine) che per rimanere fedeli al proprio diktat non sono mai scesi a compromessi, o personaggi come i Colle Der Fomento che pur avendo avuto exploit su major hanno sempre mantenuto un livello del prodotto altissimo. Proprio su questi ultimi vale la pena di spendere due parole. La crew romana formata dai rapper Danno e Masito, e dai dj e beatmaker Ice One prima e Baro poi, esordisce nel 1994 con il nome “Taverna Ottavo Colle” ma il successo vero proprio giunge nel 1996 quando fanno uscire per l’etichetta indipendente Irma Records l’album “Odio Pieno” a nome, appunto, “Colle Der Fomento”. Il disco riscuote così tanto successo a livello di critica e vendite che l’anno successivo viene ristampato dal colosso Virgin Records che nel 1999 pubblica anche “Scienza Doppia H” album della maturità per il gruppo e vera pietra miliare per la scena italiana, tanto che in “Numero Zero” tutti gli intervistati a riguardo ammettono che in quanto a qualità alzò l’asticella per tutta la scena italiana. I Colle tornano del 2005 dopo un lungo silenzio con l’ep “Più Forte delle Bombe” preludio all’album “Anima e Ghiaccio” uscito nel 2007 e completamente autoprodotto. Altro lungo periodo di silenzio fino a che nel 2013 non se ne escono con il singolo “Sergio Leone”, che segue l’annuncio di nuovo album, la cui uscita sembra imminente. Proprio in vigere della qualità indubbia di questo gruppo e della personale ammirazione che noi nutriamo nei loro confronti abbiamo deciso di invitarli come ospiti per la chiusura della seconda stagione del nostro party mensile: “Bounce”. Va inoltre detto che il rapper Danno ha ultimato un suo documentario nel quale va scavare alle radici della sua passione, l’Hip Hop, proprio nel luogo dove esso è nato, cioè New York... quindi che dire? Aspettatevi delle sorprese.

DI VG+

“IO SONO IL NUMERO ZERO, FACCE DIFFIDENTI QUANDO PASSA LO STRANIERO...”

VERY GOOD PLUS

#23


CORTINA di ANDREA LANZILOTTO DI FERFINRAMOENTI DI UMBRIA NOISE

POLIÇA – UNITED CRASH

Summer Please è il primo pezzo del nuovo album della band americana e arrivati ad aprile di un difficile periodo, SCON non possiamo che condividere questo desiderio di bella stagione. Lavoro tra i più freschi e interessanti di inizio anno, unisce la modernità del suono ad una intensa espressione vocale della protagonista Channy Leaneagh. Voce che dà anima a testi importanti e dalle tematiche complesse. In questo loro terzo lavoro in studio, arrivato alla fine di lunghe tournée e dopo la pausa per la gravidanza della cantante, parlano delle paure e delle angosce che le madri possono riversare sui loro figli e quanto la società influenza costantemente e negativamente le nostre vite. Storia recente per il gruppo di Minneapolis, al debutto nel 2011 e subito ritrovatosi sui palchi di tutti gli Stati Uniti a proporre un mix di sinth e batterie. Bisogna aspettare un po’ per vederli in Europa, ma fra ottobre e novembre prossimi faranno diversi live sparsi fra Inghilterra e Germania. Vale la pena regalarsi un piccolo viaggio.

AFRICAINE 808 – BASAR

La musica dance sta vivendo da tempo un fenomeno di globalizzazione positivo; sono sempre di più gli esperimenti che danno vita a lavori corposi e che coinvolgono mondi artistici apparentemente lontani. In questo caso parte tutto da Berlino, dove Dirk Leyers e DJ Nomad (Hans Reuschl) si uniscono sotto lo pseudonimo Africaine808 (si erano ripromessi di lavorare su ogni traccia con una drum machine Roland TR-808) con l’intento di proporre un suono unico, ma con dentro un mondo di culture e di stili diversi fra loro. È nato così questo primo album in collaborazione con il percussionista ghanese Eric Owusu e il cantante/batterista congolese Jean Dominique "Dodo" N'Kishi. Quattordici tracce molto tirate, tra le quali spiccano quelle più “liquide” dove è più forte l’influsso del jazz e dei pezzi strumentali, Ready For Something New su tutte. Un nuovo modo di concepire e utilizzare la musica elettronica. Togliendosi ogni preconcetto, ci si può avvicinare ad un ascolto di qualità. ROADBURN FESTIVAL - Tilburg (Olanda): 14/17 aprile, da 21 anni un evento dedicato alla psichedelia e alla musica d’avanguardia. Per veri amanti del suono. Info: www.roadburn.com GROOVE FEST - St. Paul's Bay (Malta): dal 29 aprile al 1 maggio, raduno pensato per far ballare in scenari sempre più al centro degli eventi festaioli. Info: www.groovefestevents.eu

#24


AREZZO WAVE BAND UMBRIA, È L’ORA DEI LIVE CON LE SEMIFINALI E LA FINALE

SHORT NOISE

Anche quest’anno il concorso di Arezzo Wave pure per l’Umbria è arrivato alle selezioni live. Queste le date delle tre semifinali, tutte in programma al Supersonic di Foligno, con le band selezionate: domenica 10 aprile (Malandragem, Sunset Waves, JM, Lstcat); domenica 17 aprile (Elephant Brain, Japan Suicide, Triplavvù, Michele Maraglino); giovedì 21 aprile (I Cieli di Turner, Mulholland Drive, H.O.T. - Hands of Time, Kairos). La finale è in programma il 24 aprile alla Darsena di Castiglione del Lago.

“LO SCAPOLO” DI MATTEO SCHIFANOIA, PRESENTAZIONE UFFICIALE DELL’ALBUM AL BALÙ

Verrà presentato sabato 16 aprile a Perugia, al Balù di via Cartolari, il "nuovo primo album" di Matteo Schifanoia, il cantassurdatore perugino che unisce musica e poesia nel suo progetto d'autore. Saranno 8 i brani contenuti ne "Lo scapolo", lavoro prodotto da Diego Radicati e Simonfrancesco Di Rupo per Urban Records (Cramps edizioni) che verrà distribuito da Edel e promosso da Protosound. Il concerto di presentazione inizierà alle 22.30 e vedrà Alessandro Ricci alla batteria, Nicola Cappelletti al basso e Lorenzo Baldinelli alla chitarra elettrica.

I SUPER8 SPERIMENTALI DI DEREK JARMAN MUSICATI DAL VIVO DA VALERIO CORZANI ED ERICA SCHERL

Sbarca al PostModernissimo di Perugia il 4 aprile alle 21.30 “Interiors”, un progetto che unisce elettronico e analogico cavalcando le suggestioni fornite dalle immagini dei super8 sperimentali di Derek Jarman. Sul palco quel cultore di suoni e musiche che è Valerio Corzani, storica mente della programmazione musicale di RadioTre nonché musicista di grande esperienza (Mau Mau, Mazapegul, Daunbailò, Gli Ex), e la violinista Erica Scherl (già con Alboreo, Gohatto, Violongeria). I due mettono in moto un tracciato pieno di fibrillazioni e sorprese, in uno stupefacente viaggio musicale onirico. Sullo schermo scorreranno le affascinanti immagini prodotte dal regista e scenografo Jarman, scomparso a soli 52 anni ma considerato una delle figure più rilevanti della cultura inglese degli anni Ottanta e Novanta.

È ARRIVATO “THE GARAGE” E L’URBAN RADDOPPIA

Una nuova avventura targata Urban è partita alcuni giorni fa. Alla soglia dei 10 anni, il music club di Perugia ha finalmente un fratello più piccolo, ma non per questo meno interessante. Si chiama “The Garage” e tra bevande, cibo e naturalmente musica si è già presentato al pubblico. A due passi dal locale, nasce quindi un bar con tante golosità da assaggiare, un’ottima birra da sorseggiare e vini da degustare e che permetterà di vivere il prima, il durante e il post serata dell’Urban, non solo come zona di “decompressione” della folla ma come occasione di vivere più a stretto contatto l’esperienza del club e delle sue attività. Non mancherà di certo la buona musica.

CONAD JAZZ CONTEST, SEMPRE PIÙ SPAZIO AL TALENTO

Conad e Umbria Jazz rinnovano la propria partnership promuovendo la quinta edizione del Contest riservato a giovani artisti under 35 per dare spazio al talento di giovani musicisti italiani o stranieri, solisti o gruppi, che propongano brani jazz di vari generi e stili, senza escludere contaminazioni. All’esibizione sul palco del Festival (Perugia, 8-17 luglio 2016), messa in palio come di consueto per i 10 finalisti, si aggiungono due importanti riconoscimenti: un premio di 5.000 euro per il 1° classificato, individuato dalla Giuria Artistica presieduta da Renzo Arbore, e un buono del valore di 500 euro per il più votato dalla community online, valido per la registrazione del proprio album in una sala di incisione professionale. I concorrenti possono iscriversi gratuitamente entro martedì 10 maggio 2016 caricando tre brani sul sito www.conadjazzcontest.it o sull’omonima pagina Facebook.

SCARICA “ELEFANTE” DI HUGOMORALES PER AIUTARE NOAH A GUARIRE

In occasione della terza edizione della Terni Tatoo Convention - che ogni anno mira a raccogliere fondi per finanziare la ricerca sulla Sindrome da Intestino Corto di cui si occupa l'equipe medica della Chirurgia Neonatale del Bambin Gesù di Roma, coordinata dal prof. Pietro Bagolan e dal prof. Fabio Fusaro - Hugomorales ha presentato ELEFANTE, una canzone dedicata a Noah, bambino ternano di 3 anni che soffre di questa terribile malattia. Hugomorales è Emiliano Angelelli, musicista di origini ternane da anni ormai romano acquisito. Noah ama gli elefanti. La sua casa ne è piena. Ecco il motivo del brano. “Elefante” è disponibile online all’indirizzo https://hugomorales.bandcamp.com/album/elefante. Sarà possibile acquistarlo a partire dal prezzo di 1 euro. Tutti i fondi raccolti andranno a finanziare la ricerca dell’istituto romano.

#25


DI FRANCESCO SCAPICCHI

Sapete che esistono dei frigoriferi che tramite un’app vi avvisano sul vostro smartphone che il latte sta esaurendo e la carne scadendo? O che hanno aumentato da soli la potenza per compensare l’arrivo del caldo? Che esistono prototipi di auto che tramite gps e sensori hanno ormai il pilota automatico e che presto ci porteranno a spasso? Che siamo tutti tracciabili con un’approssimazione di 1 m2 tramite i nostri telefoni lo sappiamo già, così come ogni nostra email o msg può essere intercettato, così come ogni movimento di euro sulle nostre carte o conti online. Possiamo inoltre immaginare che con lo sparire della banconota fisica sparisca, in teoria, ogni movimento in nero. Sapete che sono già in molti a farsi applicare sottopelle dei chip cosiddetti RFID, delle dimensioni di un chicco di riso, con cui è possibile eseguire transazioni e scaricare dati ovunque ci sia un lettore apposito semplicemente passandoci vicino la mano? Tra non molto persino il telefonino sarà un feticcio vintage, saremo costantemente collegati tramite interfacce neurali, e visori oculari, tanto per dare un’idea. Il progresso ci sta portando a una realtà aumentata e interconnessa con tutto ciò che ci circonda. Quindi se è vero che prossimamente per pagarci da sbronzi una birra non dovremo più sforzarci di contare monete e cacciare portafogli da tasche e borsette, dall’altro saremo costantemente esposti in modo nuovo a potenziali furti e hacking. Essì, perché se per la maggior parte di noi l’ultimo grido della tecnologia serve a fare selfie, per una nicchia nascosta di abili informatici serve per spiare qualsiasi aspetto delle nostre vite private, e a ricattarci in cambio di pecunia o informazioni.

#26

Mr. Robot racconta esattamente di questo e in modo fin troppo realistico per essere una serie tv, al punto da farci di tanto in tanto dare un’occhiata sospetta al nostro portatile. Una delle scene più emblematiche è quando il protagonista hacker, ricattato, è costretto a far evadere un pericoloso criminale in cambio della vita della sua ragazza. E sapete come ci riesce? Sfruttando la connessione 4g del carcere, creando una vpn nella rete, e quindi hackerando e sbloccando tutte le porte delle celle, controllate da un unico sistema centrale automatizzato. Fantascienza? Non direi a questo punto. E cosa succederebbe a uno di noi, in un futuro prossimo, se fossimo sospettati dalle autorità di un qualsiasi reato e tentassimo la fuga? Il blocco totale istantaneo delle nostre carte e chip, così che non potendo acquistare né un biglietto per il treno, né una stanza di motel, né un misero kebab, non sapremmo nemmeno dove nasconderci o scappare, o rifocillarci… La serie tv è ben scritta e girata; nulla che faccia gridare al miracolo ok, ma dalla scelta degli interpreti ai vari dialoghi e sequenze hi-tech sta un gradino sopra produzioni analoghe. Non sono un hacker, ma ne so abbastanza per assicurarvi che quel che vedrete fare al gruppo di hackers Fsociety a danni di persone e aziende è assolutamente fattibile già oggi, anno 2016. Ogni rete può essere violata, e ogni vita privata è ricattabile. Non solo, sembra suggerire che sono le persone e aziende stesse a inserire in rete tutto ciò che occorre per renderli bersagli facili. Chi ha in mano l’informazione giusta al momento giusto ha il potere di chiedere al malcapitato qualsiasi cifra, qualsiasi azione, in cambio di mantenere i suoi scheletri dentro il suo armadio (sia virtuale che non). Arrivederci al prox mese!


«È la medesima realtà il vivo e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli, e quelli di nuovo mutando son questi» (Frammento 88). Questa è solo una delle molteplici affermazioni, scritte con stile alquanto ermetico e di non facile interpretazione, tanto da portare i più ad epitetare il loro autore, Eraclito precisamente, come “l'oscuro”. Comunque lo stesso Eraclito era ben consapevole del fatto che il suo sapere non da tutti sarebbe stato compreso ed in effetti lui stesso preferiva rivolgersi ai pochi intelligenti piuttosto che agli insignificanti stolti che, con occhi strabici, si fermavano alla statica apparenza della realtà. «Uno è per me diecimila, se è il migliore» ( frammento 49), ribadisce l'elitario Eraclito. La novità del suo messaggio risiedeva nel sostenere che il principio e la legge di tutte le cose è l'opposizione e la lotta tra i contrari che, inevitabilmente, sorregge e regola la vita stessa del reale. «È la medesima realtà il vivo e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli, e quelli di nuovo mutando son questi» (frammento 88). I contrari si richiamano a vicenda in un movimento incessante di lotta e opposizione da cui origina una splendida sottesa armonia. La guerra è madre e regina di tutto e il fuoco è l'elemento primigenio dal quale tutto deriva. Comunque non solo il buon vecchio Eraclito esalta il valore generativo del conflitto. Il sistematico Hegel, per esempio, nella sua Fenomenlogia dello Spirito, esaminando il processo dialettico che conduce alla nascita della coscienza dell'uomo, individua proprio nel conflitto un passaggio fondamentale del venire alla luce del soggetto. La celeberrima figura del servo/padrone diviene esempio emblematico della lotta come passaggio necessario dell'affermazione dell'io. Tale figura diventerà cara anche a Marx che la utilizzerà come strumento di analisi economico-sociale del capitalismo. La lotta e il conflitto, tuttavia, non sono concetti solo speculativi o algidi criteri teorici che forniscono agli illustri pensatori categorie atte all'interpretazione di ciò che scorre, ma vengono vissuti da noi umani, troppo umani, come sentimenti intimi che, per non essere distruttivi, possono e devono essere positivamente incanalati e sublimati fino a trovare una forma di espressione artistica. È ciò che accade in una particolare variante della pizzica salentina tradizionale chiamata pizzica schermata, una danza tradizionale delle province pugliesi meridionali (Taranto, Brindisi e Lecce), eseguita esclusivamente da uomini, che sostituisce il tema ludico con quello della sfida e del combattimento. Il ballo è costituito da un complesso rituale accompagnato dal suono di armoniche a bocca e degli immancabili tamburelli. I movimenti mimano un combattimento con i coltelli, un tempo veramente utilizzati: attraverso una forte gestualità delle mani, la punta dell’indice e del medio protese, e ampie movenze delle braccia, i danzatori si “sfidano” in una sorta di duello rusticano. Lo scopo della danza è cercare di colpire l’avversario e, ogni gesto, simula i movimenti tipici della lotta con i coltelli, seguendo le fasi fisse del combattimento: provocazione, attacco, difesa, finte, colpi proibiti. Oggi la si può osservare dal tramonto del 15 agosto all’alba del 16 agosto nello spazio antistante il Santuario di San Rocco in Torre Paduli in occasione della festa in onore del Santo.

CONSORZIO UMANO

CONFLITTO ARMONICO

DI ELENA BEATI

#27


PHOTOS

In senso orario partendo da qui:

• Rico Blues Combo@The village pub (2) di Riccardo Ruspi • Ministri@Urban (4) di Marco Zuccaccia

#28


PHOTOS

In senso orario partendo da qui:

• Battiato E Alice@Palaevangelisti di Marco Agabitini (2) • Negrita@Afterlife di Amedeo Ferrante di Marco Zuccaccia (3)

#29


SI A SCATOLA CHIUSA LA DIROMPENTE COMICITÀ AGRODOLCE DI FEYDEAU PA RIO DI FRANCESCA CECCHINI

IL GENIO DEL DRAMMATURGO FRANCESE SI INCROCIA CON LA TRADUZIONE DI LIVIA FERRACCHIATI, LA REGIA DI DANILO NIGRELLI E LA COMPAGNIA DEI GIOVANI TSU. È SUBITO UN SUCCESSO SUL PALCO DELLO ZUT DI FOLIGNO.

L'esasperazione dell'incomunicabilità no addirittura protagonisti: una cameriera e un al centro di A scatola chiusa, diver- maggiordomo. I due, dopo aver fatto fuoriuscire tentissimo testo di Georges Feydeau dal contenitore speranze, ipocrisie, desideri e (1862-1921), portato in scena dalla piccole (e grandi) incomprensioni, infatti, non Compagnia dei Giovani del solo muoveranno le fila Teatro Stabile dell'Umbria "Se vuoi far ridere, prendi del destino dei personaggi, (che ne cura la produzione), dei personaggi qualunque, rendendoli, talvolta, mariosu regia di Danilo Nigrelli, vere e proprie nelle mettili in una situazione nette sul palco dello Spazio Zut di loro mani, ma sceglieranno Foligno lo scorso 20 marzo drammatica e procura come gestire le azioni degli nell'ambito della Stagione di di osservarli da attori - o delle persone perprosa promossa in collaboché il definirli reali o meno un’angolazione comica" razione con Zoe Teatro. La dipende da quanto siamo commedia francese, incenimmersi nell’immaginario trata su uno spassoso gioco di ruoli, in pieno che ci trascina - riflettendo sulle migliorie da stile Teatro dell'assurdo, offre al pubblico uno apportare per avere (forse) un finale diverso dal spaccato di vita pregno della leggerezza che classico. Una sorta di originale regia nella regia. tanto contraddistingueva i "salotti" della società Monsieur Pacarel, ricco produttore di zucchero ottocentesca. per diabetici, e la moglie Marta vivono il quoSi apre il sipario. I contorni di una scatola deli- tidiano in compagnia di una coppia di amici, il mitano e delineano l'intero spazio del palcosce- Dottor Landernau e la consorte Amandine. Per nico. Un ipotetico vaso di Pandora viene scoper- dare smalto al suo nome e far rappresentare al chiato da quelli che, all'inizio, sembrano essere Teatro dell'Opéra il Don Giovanni scritto da sua due personaggi marginali (almeno lo erano nel figlia Giulia (Faust in Le chat en poche), Pacatesto originale) ma che, man mano, si riveleran- rel ingaggia un famoso tenore. Per un equivoco, però, un giovane appena arrivato in città - lungi da lui anche solo saper intonare una singola nota - si ritroverà erroneamente ad essere scambiato per il cantante lirico e, per non contraddire nessuno e accaparrarsi la somma pattuita in cambio dell'esibizione sul prestigioso palco, ne vestirà i panni

#30


alimentando malintesi. Tra giochi d'amore, di penna e messaggi che passeranno di mano in mano, si sviluppa la commedia sulla linea di un ritmo dinamico che non lascia spazio alla noia non solo divertendo (non poco) il pubblico, ma dimostrando in pieno il concetto trainante del pensiero ottocentesco che si basava, come spiega anche il regista, sulla "Modernità". In questo periodo durato circa venticinque anni, la Belle Epoque, in cui è collocato A scatola chiusa, come ci spiega infatti lo stesso Nigrelli "la parola trainante era ‘Moderno’. La cosa più moderna di tutte era la Velocità. E fu un turbinio di motori, soldi, nuove classi sociali, moda, champagne, corna, musiche frenetiche, gonne in aria e grandi scoperte, in ordine sparso. E si divertivano. Si divertivano come pazzi. E stavano al passo con i tempi, erano veloci, scattanti, moderni". Esattamente come il tempo di battute che

scandisce la piéce: veloce, scattante e moderno. Al termine dello spettacolo, però, non si può far a meno, dopo tante risate, di sentir nell’aria anche l’odore acre del rovescio della medaglia. Nella società di allora, tanto quanto nella "belle epoque" che stiamo vivendo ora, in cui superficialità e incomunicabilità camminano di pari passo con la ricerca spasmodica del benessere, la facilità di “accorciare” i passaggi e, dunque, il “prendere” a scatola chiusa piuttosto che fermarsi a verificarne il contenuto, fa emergere la fragilità dell'essere umano che non è in grado di scegliere e tende ad accontentarsi di ciò che arriva lungo la sua strada. E che la fortuna lo assista (e ci assista) se poi la superficialità di questa azione gli si ritorce contro.

#31


NOISE LETTERARIO A CURA DI MATTEO SCHIFANOIA

i raccontI del mese

COMMOVENTE DISCORSO DI UN RAPPRESENTANTE DELL’OPPOSIZIONE IN VISTA DEL PROSSIMO REFERENDUM SULLE MODALITÀ PUBBLICHE E PRIVATE DI RASSEGNAZIONE AL DESTINO IN CUI VOTANDO “SÌ” – È BENE RAMMENTARLO – SI INTENDE PER L’APPUNTO “NO” MA NON VICEVERSA

SCRITTO DA CARLO SPERDUTI

Già! Andare incontro alla strada da un tredicesimo piano, farsi beffe di un orso bruno a distanza ravvicinata, assumere dosi stupefacenti di sostanze ordinarie, posizionarsi sotto un camion o un elefante in movimento, sostare sopra un baratro o su un fuoco da campeggio, premere un grilletto alla maniera dislessica, opporsi a un tentativo di furto in casa d’altri, disubbidire a un ordine di un rappresentante delle forze dello stesso, persuadere per mezzo d’ipnosi un boscaiolo di essere il bosco, contrarre malattie definitive, iniettarsi dell’aria in vena, attentare alla vita del presidente degli Stati Uniti d’America, dividere la stanza con un incendio notturno, trovarsi casualmente sul luogo di un delitto in qualità di vittima o cardiopatico, intercettare con l’occhio sinistro la traiettoria di un dardo avvelenato, decidere di stabilirsi in un fondale oceanico in qualità di avvocato di uno o più capodogli, saltare cinquantatré pasti consecutivi, essere Madame Bovary, teletrasportarsi senza aver letto attentamente il foglietto illustrativo: ecco una lista di notissime e legittime cause di decesso in vigore – è vero – prima che l’assetto politico del paese mutasse come dal giorno alla notte; prima che fosse cioè introdotto, grazie – si fa per dire – all’attuale governo, il principio di instabilità dei rapporti causa-effetto nelle questioni di vita o di morte. Ora, per diretta conseguenza, a mo’ di esempi e in ordine casuale: Antonio è morto ieri di popolarità, Fabrizio se n’è andato rilassandosi in cucina, Cristina ci ha lasciati sorridendo verso destra. Alberto è deceduto guardando Monica morire, Francesca ha detto “guanti” e non c’è più nulla da fare, Amilcare è scomparso per un tavolo marrone. Carmelo ha fatto tardi e ci ha rimesso l’esistenza, Vinicio ha reso l’anima leggendo un volantino, Milena è irrigidita da un paesaggio verdeggiante. Poi Candida è spirata per un cancro al fazzoletto, Corrado non si è accorto di un tumore al primo piano e Barbara ha chiamato l’ascensore e si è ammalata. Mio padre ha sbadigliato ed è finito sottoterra, mia figlia ha licenziato la badante e si è accasciata, mia moglie non mi spiego come è morta di mascara. Del cane del vicino non c’è traccia da sei giorni, un gatto per le fusa se n’è andato a zampe all’aria, la vita di uno squalo si è interrotta a causa d’acqua. Ma basta così. Sarebbe il colmo se, dopo le innumerevoli ingiustizie e sofferenze subite per colpa di una gestione ridicola della questione da parte dei rappresentanti di un paese che ne meriterebbe di ben più degni – ingiustizie e sofferenze di cui quelle citate – è vero – rappresentano solamente una piccola parte e di cui – sono convinto – ognuno di voi potrebbe fornire altrettanti esempi – sarebbe il colmo – dicevo – se al danno si unisse la beffa e io fossi costretto – contro la mia volontà – ad abbandonare una causa che vedo – non ne dubito – già vinta, a pochi giorni da una decisione cruciale per noi tutti: il colmo – ripeto – se per il solo fatto – necessario, dico io – di aver pronun

Perugia, febbraio 2016

#32

carlosperduti.wordpress.com/


EQUILIBRIO PRECARIO

NOISE LETTERARIO SCRITTO DA DAVID LAURENZI

L’autunno si pavoneggiava con la sua coda gialla, rossa e arancione. Ancora lontano dal misero strascico di rami nudi e tarde foglie secche – di un imbarazzante, merdoso marroncino. Per quello mancavano almeno un paio di mesi. E comunque le siepi sempreverdi se ne fregavano di inezie simili; per non parlare dei lampioni, dei semafori e dei cartelli, davvero indifferenti all’orologeria delle stagioni. In fondo anche ad Andrea di quell’inizio d’autunno non importava poi molto. Aveva altre priorità, ben più pressanti della contemplazione. Doveva assolutamente trovare un mezzo di trasporto. Subito. Per questo aveva pensato a Riccardo, che abitava in collina, non troppo lontano. Lo trovò sul prato ben tenuto della sua villetta a schiera, che pareggiava l’erba con la tosatrice a motore. Magari mi faccio prestare quella, si disse Andrea. «Scordatelo» gli rispose Riccardo. Il suo tono era gentile, ma fermo. E il rifiuto non si riferiva alla tosatrice, ma all’automobile sullo spiazzo. «Non posso dartela, almeno non oggi. Serve a mia moglie. E la station wagon in garage tra mezz’ora la prendo io. Se vuoi però posso darti un passaggio, dove devi andare?» «A Monterivo, per un lavoro da aiuto cuoco, all’agriturismo “Pane e rose”. Che bel nome, poetico e rivoluzionario, no? Il padrone si sarà commosso vedendo il film di Ken Loach! Ma lasciamo perdere. Il problema è che poi devo restarci non so quanto, e ritornare, e che lì non passa uno straccio d’autobus.» «E la tua macchina?» Andrea agitò una mano, disgustato. «Dal meccanico, come al solito. Si comporta come una vecchia piena di acciacchi che sta sempre dal dottore. Dovrei rottamarla.» Aveva di colpo deciso, con istintiva diplomazia, di non dirgli nulla dell’incidente di due mesi prima, quando l’aveva distrutta contro un muretto. «Ci sarebbe lo scooter di mia figlia. Questi giorni è fuori con la scuola. Lo sai usare?» «Certo» mentì ancora, almeno in parte. In effetti in passato i motorini degli amici li aveva guidati, anche se uno suo non l’aveva mai avuto. L’ultima volta doveva essere stata minimo quindici anni prima. «Che ci vuole?» aggiunse fregandosi le mani; si sentiva già pronto per il motomondiale. «Va bene allora. È parcheggiato lì dietro. Andiamo che ti faccio vedere, magari sei fuori allenamento». «Sì, ma queste cose non si dimenticano. È come andare in bicicletta, nuotare, o...» Qui però s’azzittì. Stava per aggiungere «scopare» e farsi una risata, in cerca di una complicità maschile che di solito detestava, ma la comparsa improvvisa della moglie di Riccardo rese quella squallida battuta da spogliatoio decisamente inopportuna. Salutò la donna con un cenno della mano, attese che salisse in macchina e si dileguasse, poi montò sullo scooter e ascoltò distratto le spiegazioni dell’amico. Che cavolo, se lo guidano masse di adolescenti ritardati!, si disse a mo’ di incoraggiamento. S’allacciò il casco che pendeva dal manubrio, mise in moto, ringraziò e sfrecciò via lungo il vialetto, più disinvolto che mai. Alla prima curva però – tutta colpa della ghiaia!, avrebbe detto in seguito – perse il controllo. Provò a sterzare, ma troppo bruscamente. Vista la mala parata non gli restò che buttarsi di lato, finendo per terra. Lasciato a se stesso il mostro imbizzarrito terminò la sua corsa schiantandosi contro la siepe fiorita, vanto dell’amico; che accorse bestemmiando. Nell’avvicinarsi al luogo del disastro s’informò: «Tutto bene? Ti sei fatto male?» Ma era solo scena. Disinteressandosi di Andrea, si precipitò a verificare le condizioni dello scooter e dei boccioli. Un paio di grandi foglie gialle intanto danzavano intorno al cavaliere caduto. Ancora steso a terra e impegnato a succhiarsi il poco sangue che gli colava dalle mani, Andrea trovò il volteggiare elegante di quelle foglie vagamente canzonatorio. Provò d’istinto ad afferrare la più vicina. Avrebbe voluto vendicarsi accartocciandola, ma non ci riuscì. La foglia continuò a planare, illuminata dal sole. Perugia, febbraio 2016

#33


PAROLE DALL'UNDERGROUND

Ho spezzato lentamente piccoli rami di lillà e ne ho sbriciolato i pollini per donarteli in una notte di pioggia e di venti che passo per caso di lì salutata da scale fredde con la tua porta come ammonimento ti lascerò le mie speranze in un piccolo vaso trovato per caso e sotto lo zerbino ti lascerò le chiavi nel caso un giorno richiamassi e scivolando nella dolce notte nera portando con me unicamente la colpa ci sarà solo un gatto a guardare più cinico di me l’eterno spettacolo dell’alba che viene ed infine, distolti i grandi occhi gialli filerà via. Anche lui ha una casa che lo chiama Ed io, io ho solo un’anima che pesa.

NOISE LETTERARIO

CONSIGLI PER LA LETTURA

Alex Colacci, Perugia, 2016

A CURA DI ILARIA ROSSINI

UNA STORIA QUASI SOLO D’AMORE - PAOLO DI PAOLO (Feltrinelli, 2016, p. 176)

Raccontare le storie d’amore significa prendersi un grande rischio. La letteratura d’altronde è una faccenda complessa e delicata: basta un nonnulla per scadere nel sentimentalismo e nel patetico. E quindi, di solito, con l’amore è meglio andarci piano. Paolo Di Paolo, che è uno scrittore di grande talento, nel suo nuovo romanzo ha affrontato questo rischio con piglio e disinvoltura. Provando a giocarci su fin dal titolo, anzi: Una storia quasi solo d’amore (Feltrinelli). Lui ha poco più di vent’anni, lei trenta, e vivono nella Roma travolta dall’inizio del pontificato di Bergoglio. C’è poi la zia di lei, che di anni ne ha una sessantina, e osserva il loro rapporto sbocciare con severità. È il 2013, e il passo delle nostre vite è segnato dalla tecnologia e dalla fretta, e tra amore e malattia, a ben vedere, passa una differenza piccola. Di Paolo è bravo a camminare su un campo minato, la sua scrittura si immerge nel presente con coraggio, mentre l’idea di morte fa a pugni con l’idea di Dio e con quelle, molto umane, di passione e di politica.

Giovanni Dozzini

IO SONO UN GATTO - NATSUME SOSEKI Neri Pozza 2006, p. 476)

Primi del ‘900, Giappone, un gatto: elementi chiave di un romanzo incredibilmente attuale, disincantato, dal sapore scettico e sospeso. Chi meglio di un gatto, avulso, in teoria, dalle dinamiche sociali umane, può esercitare, con il noto cipiglio un po’ snob dei felini, una sapida critica della società coeva? Chi, se non un gatto può spettegolare, con distaccato intellettualismo, sull’insensatezza delle velleità umane? Ebbene: il gatto di un Professore, osservando il “suo umano”, castiga l’epoca moderna e le sue incongruità e, relazionandosi con gli altri gatti, mette a sistema una griglia di comportamenti e di esemplificazioni caratteriali che disegnano, in ultima istanza, una società complessa alla soglia del collasso. Una strana aria folle e densa serpeggia nel Giappone di quegli anni e come un moderno Erasmo da Rotterdam che mette in bocca alla Follia le sue critiche, così Soseki, grazie al gatto-filosofo, mostra e dimostra storture e capricci, manie e ipocrisie. Io sono un gatto non è satira, né, tanto meno, umorismo, è lucida analisi, serrato scandaglio, quasi asettica oggettività, apparentemente inconsapevole, quasi indifferente, ma, realisticamente, tranchant e creata ad arte, una proposta formulata in nonchalance,

#34

Aurora Caporali


ALCUNI STUPEFACENTI CASI TRA CUI UN GUFO ROTTO DAVIDE PREDOSIN (Gorilla Sapiens Edizioni, 2014, p. 240)

NOISE LETTERARIO

Alcune storie delle trame e dei fili da seguire se ne fregano perché l’intento non è rimboccarti le coperte e tenerti al sicuro, ma smuoverti, prenderti alle spalle e farti saltare. I racconti di Davide Predosin sono davvero casi stupefacenti, alcuni più lunghi, altri di tre righe appena. Scuotono le reazioni di chi legge con l’intento di allontanare il più possibile dalla realtà, dalla coerenza e dal raziocinio. Se, per esempio, camminando, trovassimo casualmente un gufo rotto con tutti i suoi ingranaggi ben visibili? E se esistesse chi si sbottona il torace perché dotato di bottoni, o chi ha una fidanzata che all’improvviso, di tanto in tanto, scompare? I personaggi passano dall’essere minacciosi al diventare uno spasso, perché la realtà che vivono è impensabile e la loro normalità si basa sul paradosso e sul grottesco. Allora si può solo accettare la stravaganza, prendere a braccetto l’insensato e godersi il giro chiedendo inutilmente, solo ogni tanto, cosa diamine sia la realtà.

Francesca Chiappalone

SOTTRAZIONE - CARLO SPERDUTI (Gorilla Sapiens Edizioni, Roma, 2016)

Dalle 18.233 battute de La leggenda dei dodici errori del ristoratore Tsong, i cui 30 menu, di cui 12 contrassegnati da una mazzancolla, propongono “insalata di colpa di granchio” e “anatra alla rancida”, alle 163 (163!) de Un destino infausto, quello di Roberta, che morì 10 minuti prima di realizzare il suo desiderio più grande. Perché “scrivere per sottrazione è una moltiplicazione”, non una deminutio. Rompendo gli argini della coercizione computista, la sottrazione, sotrazione, sotraione, sotaione– per fare eco, ec, e al prefatore, Fabio Viola – permette di allargare le maglie – surreali, umoristiche, foggiate dal divertissement – della narrativa breve, e frammentaria, tipica della produzione sperdutiana, che giuoca con “la lingua mai stantia”. 34, i racconti, 14, le microfiabe dei Re minori, intrecciate nelle microfibre della texture di un’appendice brevissima. Battute alla mano (o meglio: sotto le dita), ci sono dei Panni non risciacquati, linguisticamente parlando, una Rete, che separa da ciò che, inappetibile prima, diventa ambitissimo poi ed un non cruscante Dizionario dei sinonimi e degli inonimi. Quelli cui basta un’aferesi, per diventare contrari. E sono in tutto 13. Di 1509 battute, spazi inclusi.

Martina Pazzi

PUNTO OMEGA - DON DELILLO (Einaudi, 2010, p. 105) Ho finito di leggere ‘Punto omega’, sono andata al supermercato e non sono

riuscita a fare la spesa. La scrittura di DeLillo, si sa, è intensa e precisa, capace di congiungere i panorami del mondo fisico con le esplorazioni delle menti, in una stratificata sequenza di atmosfere perfette, scollegate dal tempo naturale. È un esercizio di definizione, in triplice accezione: nitore, nomenclatura e determinazione di confine. A nascondere le cose è la nostra strutturale incapacità di nominarle. ‘Punto omega’ è uno sforzo di cancellazione di ascisse e ordinate, per isolare un riferimento proprio. Inoltre è un romanzo sulla guerra (l’Iraq concettualizzato nei grafici degli analisti), sul tempo, sulla vasta attesa senza ipotesi che lo sostituisce, sul dolore che ristagna. L’esistenza, fragile e necessaria, di un intreccio narrativo si scompone nella rappresentazione dello spazio che incide la pagina, saldo, appuntito e brullo. Così necessario, fatto per essere opposto al tempo dilatato e pallido, concettualizzato e manomesso in funzione di comprensione.

Ilaria Rossini

#35


Profile for Umbria Noise

UMBRIA NOISE N.43 (aprile 2016)  

musica / gruppi / concerti / pagine letterarie e molto altro della regione Umbria

UMBRIA NOISE N.43 (aprile 2016)  

musica / gruppi / concerti / pagine letterarie e molto altro della regione Umbria

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