UMBRIA NOISE N.20

Page 1

RASTER / THE HIT / QUEENS OF NOISE / RESEAU / MARLENE KUNTZ SPECIALE LIUTERIE / REWORK / VINTAGE NOISE / PAGINE LETTERARIE



DANILO NARDONI

Redazione

Danilo Nardoni, Riccardo Corradini, Clara Vincenti, Sara Petruzzi, Riccardo Ruspi, Matteo Schifanoia redazione@umbrianoise.it

Hanno collaborato

Andrea Lanzilotto, Michele Bellucci, VALERIA PIERINI, ANGIE BACKTOMONO, giacomo caldarelli, Giovanni Dozzini, Lucia Mariani, Amedeo Ferrante, Francesca Chiappalone, Francesco Fioroni, Alessandro Togni, Andrea mincigrucci, Mirco gatti, Marco rufini, Giovanni dozzini, Giulia coletti

Pubblicità

Riccardo Corradini cell. 345.7589349 pubblicita@umbrianoise.it

Progetto Grafico e impaginazione LOSTUDIO8 - 328.3318865 luca@lostudio8.com

Stampa

Arti Grafiche Paciotti Strada delle Fratte 2/A - Perugia Testata giornalistica registrata c/o il Tribunale di Perugia n. 3/2012 del 3 Febbraio 2012 Umbrianoise è un marchio registrato. Marchi - Altri prodotti e nomi usati possono essere registrati ed appartenere ai rispettivi proprietari Umbrianoise è l'organo di stampa dell'Associazione "Club Noise" in collaborazione con "l'Accademia perugina della musica e della cultura Luca Marenzio". Testi e fotografie non possono essere riprodotti, neppure parzialmente, senza l'autorizzazione dei rispettivi titolari dei diritti. L'editore e la redazione sono esonerati da ogni e qualsiasi responsabilità, diretta o indiretta, verso gli organizzatori, i lettori e ogni altro soggetto a qualsiasi titolo interessato, per l'esattezza, la completezza e l'aggiornamento di dati, notizie e informazioni relativi ad eventi, manifestazioni, iniziative. Si consiglia di ottenere direttamente dagli organizzatori preventiva conferma di date, orari luoghi e programmi.

INDICE Umbria Noise è stampato su carta riciclata

www.umbrianoise.it info@umbrianoise.it

Il 2014 sarà il terzo anno insieme. E per noi di Umbria Noise inizia con questo nuovo numero della fanzine. Volevamo subito partire con il piede giusto e per questo abbiamo pensato a più pagine e più contenuti, sempre con lo spirito che ci accompagna dall’inizio della nostra avventura editoriale. Ciò che non cambia sono le nostre copertine. Continua infatti la tradizione di affidarle a giovani artisti a noi vicini. Stavolta è il turno di Alessandro Togni. La consueta “finestra” sui gruppi umbri è caratterizzata da quattro servizi, rispettivamente con i veterani Raster, i giovanissimi The Hit, le “dure” Queens of Noise (la prima all-female band intervistata da Umbria Noise, sempre grazie alla collaborazione con i tipi del Ministero del Metallo) e il duo elegante e sofisticato dei Réseau. I rispettivi generi sono tra i più vari, dal reggae-dub al pop-rock, dall’hard-rock all’electro-jazz. La rubrica di Frankje dj, per il consueto salto indietro nel tempo, ci porta invece a parlare del “dominio” degli Squali, gruppo beat perugino più ricercato nella seconda metà dei ’60, e delle feste da ballo liceali in storici locali come Italo da Montebello. Perché Umbria Noise è attualità ma anche recupero della memoria musicale della regione. E sempre nell’ambito “vintage”, che dire dell’intervista che Michele ha pensato e realizzato per noi. L’incontro con i Marlene Kuntz, e con il carisma del leader Cristiano Godano, ci fa fare dolci e taglienti ricordi, proprio come la loro musica che è in arrivo un’altra volta a Perugia. Un tuffo nel passato, ma anche nel presente, grazie a questi grandissimi protagonisti della scena rock italiana. Inauguriamo poi gli “Speciali di Umbria Noise” parlando di liuterie e di liutai. Nella nostra terra ne operano tanti e questa volta ve ne presentiamo tre che ci piacciono molto: Federico Cesarini (Liuteria Cesarini), Antonio Ceccarelli e Valentina Pongetti (Liuteria Garage Made). Ed ecco poi le immancabili rubriche di Andrea, con i “consigli per gli acquisti” grazie alla Cortina di Ferro, e di Angie: il suo “I’m with the band” è con i Fulkanelli, incontrati all’Officina34 di Foligno. Una città questa, che musicalmente parlando ve la raccontiamo sempre in continuo movimento. Anche stavolta, con la partenza di un nuovo locale, il Supersonic Music Club (ex Budokan) che vi raccontiamo con poche righe nelle “shortnoise” (insieme ad altre news umbre fresche fresche) ma su cui promettiamo di tornare, come del resto facciamo sempre per i locali umbri che suscitano la nostra attenzione. Proprio come il Rework di Perugia, a cui dedichiamo ampio spazio per annunciare il suo suggestivo cartellone di febbraio con 6 serate in 28 giorni. Non solo musica. UN parla anche di mostre e progetti artistici. Spazio quindi ancora alle iniziative della fotografa Valeria Pierini, sia con il report dell’esposizione “Tabula rasa” sia con l’avvio della seconda parte, quella delle ‘south session’, di “Io tra di voi”, censimento per immagini e parole della musica umbra che sarà interamente devoluto proprio a noi di Umbria Noise. UN ha inoltre le sue solite “cinevisioni” e in questo numero Lazlo si fa accompagnare da Andrea Mincigrucci. UN ha pure le sue ampie “pagine letterarie”. Matteo ci mette in fila altre parole dall’underground, consigli per la lettura, il racconto del mese di Mirco Gatti, e le “quattro noises…” con Flavia Ganzenua.

support your local noise

Raster......................................#4 The Hit....................................#6 Queens of Noise......................#8 Reseau...................................#10 Marlene Kuntz.....................#12 Agenda..................................#18 Speciale Liuterie..................#20

I'm with the band.................... #14 Vaga_mente.............................. #16 Rework......................................#22 ShortNoise................................#24 Photo.........................................#26 Cortina di ferro........................#30 Cinevisioni................................ #31 Pagine letterarie......................#32

L'illustrazione in copertina è di Alessandro Togni

UMBRIANOISE Direttore responsabile

EDITORIALE DI DANILO NARDONI


DI RICCARDO CORRADINI

RasteR, 14 anni di reggae e dub made in Umbria

"The Dub Club" è il titolo dell’ultima fatica della band spoletina che Pablo definisce disco “di energia concentrata” e vera e propria “opera omnia”

Era marzo 2012 quando usciva il primo numero di Umbria Noise, e la prima band che incontrammo per i nostri lettori furono proprio i Raster. A distanza di due anni siamo tornati a fare una chiacchierata con Pablo, fondatore e frontman del gruppo, che dal 2000 calca i palchi dell'Umbria e non solo. Discograficamente attivi dal 2002, pubblicano "Lampeggianti Blu", "Arrivi e partenze" (2005) ed infine "In Viaggio" (2007) distribuito dalla etichetta One Love. I Raster vantano partecipazioni ad alcuni dei festival più importanti d'Italia quali Arezzo Wave, Rototom Sunsplash, Bombay Summer Sound ed Ephebia Festival, oltre a numerosissimi concerti nei principali locali del centro Italia. Nel 2008, il gruppo produce un singolo “Living in Babylon”, prodotto da Paolo Baldini (BR Stylers, Africa Unite) mentre due anni dopo esce “dubVOLUTION”, il quinto lavoro in studio ed il primo progetto solista di Mod3mski, (frontman e voce del gruppo), che per l'occasione cambia nome in Pablo. Le tredici tracce di puro dub, missate da Madaski (Africa Unite), una nuova formazione live, un impatto rivolto decisamente al dub ed un tour sono le principali forme di rinnovamento del gruppo, che festeggia il decimo anno di vita. Nel 2012 esce "The Tri-

#4

be", anticipato dal singolo "Verità per Aldo", e qualche giorno fa vede la luce anche l'ultimo lavoro "The Dub Club". La formazione non è cambiata dal tour precedente (“The Tribe”), ed è composta da Faustone (co-fondatore dei RasteR) alle percussioni, Carlo all'elettronica, synth e delay e Pablo alla voce. Quattordici anni di musica e concerti: cosa è cambiato secondo te nella nostra regione?

"In questi 14 anni è cambiato il mondo - ci risponde Pablo - figuriamoci la scena musicale umbra... ricordo con piacere piccoli club come il Feedback a Foligno, il Rock Garden a Terni, il Due Lune a Tuoro, Fermenti a Spoleto; c'erano band che mi piaceva molto andare a vedere live, come i Reggae Fistols, i Frost, i B-Blast e tante altre... la scena attuale la vedo più piccola, ci sono poche band stimolanti... i The Skaouts (hanno cambiato da poco il nome in "Le Idi di Maggio") hanno un approccio più interessante. Potrei sembrare un po' snob, ma sto ascoltando sempre meno produzioni di rilievo in Umbria e mi dispiace un sacco". Come nasce un tuo brano? E quanto influisce l’elettronica nella composizione?

"RasteR è una band dub, ma il mio approccio all'elettronica va oltre... molto spesso comincio a scrivere un pezzo senza sapere che finirà nel repertorio dei RasteR; ho scritto molti pezzi dubstep ultimamente e anche qualcosa


Il vostro settimo album è uscito a gennaio. Che ci dite a riguardo?

"The Dub Club credo rappresenti l'opera omnia dei RasteR; è sicuramente il disco in assoluto più consapevole, tecnicamente più valido e con brani scritti con una direzione che mi soddisfa in pieno. La musica dub si ascolta prevalentemente in spazi chiusi, club scuri, dove l'energia non si disperde ma si diffonde tra le pareti, spinta dai bassi e rafforzata dai synth e dalle liriche. The Dub Club è questo, un disco di energia concentrata, racchiuso tra pareti illuminate dalle luci che tagliano il fumo che pervade i dub club". Oltre a Vlastur, che hai incontrato per questo lavoro, nella tua carriera puoi vantare collaborazioni con Coleman, Madaski, Kasia Malenda e molti altri…

"Con Marcello Coleman continuo a lavorare attualmente, sono il suo dubmaster, con Madaski è un onore, un piacere e un'amicizia (il 30 gennaio ho aperto un suo live set proprio a Spoleto e ci vediamo sovente in giro per club), la collaborazione con Kasia Malenda è nata a seguito di alcuni scambi di e-mail. A me piaceva molto la sua voce, lei aveva interesse a collaborare con una band

italiana e abbiamo anche condiviso il palco nel 2012 aprendo ai The Dub Sync (progetto, tra l'altro, di Madaski). La scena è come una piccola ruota, gira che ti rigira ci si rivede con le stesse persone. Tengo a dire che tra le persone che hanno contribuito ad insegnarmi come fare musica Ricc dei Frost è senza dubbio fondamentale, così come Paolo Baldini". Dove vi sentiremo suonare questo periodo?

"Stiamo finendo di allestire il tour, sto cercando di tornare a suonare fuori Italia perchè ritengo ‘The Dub Club’ un disco da un respiro molto europeo, stiamo allestendo un repertorio con testi riarrangiati in inglese per l'occasione. In Italia invece faremo il giro dei club che da anni frequentiamo, sempre che con questa crisi sempre più invadente non chiudano. Dita incrociate". Progetti per il futuro?

"Con i RasteR oltre al tour avremo presto il video del primo singolo dell'album, ma come produttore sto facendo molti remix per band che mi chiedono una dub version dei loro pezzi, e ho idea di allestire un set elettronico con un vj, una roba decisamente sperimentale, di profumo più nord europeo che non mediterraneo... ma ne parleremo a tempo debito". Prima di salutarci ricordiamo a tutti i curiosi di andare a visitare www.rasterweb.it, dove è possibile ascoltare "The Dub Club" e ripercorrere attraverso la discografia tutta la storia dei RasteR: 14 anni di reggae e dub made in Umbria.

Fin dall'epoca del rock-steady iniziarono ad uscire, in Giamaica, sul lato B dei 45 giri le versioni strumentali dei brani registrati sulla facciata A. Negli studi di registrazione la parte strumentale veniva riarrangiata completamente. La musica così creata prese il nome di dub, da double (nel senso di doppia versione di uno stesso brano). The Dub Club utilizza la stessa formula; la prima metà del disco è in puro stile RasteR, mentre la seconda viene affidata a Vlastur, il quale stravolge e ri-arrangia i pezzi mescolando il suono con atmosfere provenienti dalla Grecia, la porta fra oriente ed occidente.

La Cover di "the dub club"

#5

rasetrweb.it

di electro, con tanti oscillatori, dal gusto un po' retrò. Evito quasi sempre di scrivere nei miei testi di politica o di società (tranne nel caso "Verità per Aldo", che mi aveva toccato il cuore), preferisco parlare di altri argomenti, fermo restando che scrivo quasi sempre in forma autobiografica e anche un po’ ermetica".


DI DANILO NARDONI

Lavori in corso per i The Hit Con l’uscita del loro secondo lavoro si chiameranno Te. “grazie ai brani in italiano ci sembra di aver trovato la via giusta”

Quando tutto sembra chiaro, già definito, arriva sempre qualcosa a sconvolgere i piani. Da parte loro però gioca la giovane età, ed il fatto che ancora si è in tempo per cambiare e capire quali sono le direzioni da prendere. Ecco allora che, dopo aver scelto un nome per il primo album, con pezzi in inglese, per il secondo, con brani anche in italiano, ci sarà per questi quattro musicisti perugini la svolta che si presume sia quella definitiva. La band è formata da quattro componenti giovanissimi, con un età che va dai 15 ai 18 anni: Federico Cruciani (voce/chitarra), Luca Santi (chitarra solista), Manuel Negozio (basso), Francesco Tiberi (batteria). O che si chiamino The Hit, e cantino in inglese, o che si chiamino Te, e cantino in italiano, la loro è passione pura e genuina per la musica che amano e che gli riesce

#6

meglio. Un rock melodico e aggressivo allo stesso tempo dalle tante sfumature, fresco e diretto. “Quello che cerchiamo di esprimere sono le situazioni che viviamo giorno per giorno, e le nostre sensazioni”, sottolinea il cantante e chitarrista Federico che ci apre poi le porte del loro universo. “The Hit è un nome che ci è venuto così, senza pensarci. Per qualche settimana ci siamo chiamati The Lizards, poi The Leaves, e infine con The Hit abbiamo pubblicato l’album online”, spiegano i ragazzi, che però hanno deciso che da quando uscirà la loro seconda fatica a cui stanno lavorando si faranno chiamare in modo diverso, ovvero solamente “Te”. “Stiamo scrivendo molti pezzi nuovi – dicono – ed abbiamo deciso di cambiare il nome del gruppo per l’uscita del secondo album. Pensiamo che The Hit non rispecchi il messaggio che vogliamo dare attraverso le nuove canzoni e specialmente attraverso i nuovi testi. Infatti preferiamo considerare i The Hit e l’album ‘Free Mind’ una storia a sé, in quanto tutto in quel periodo è venuto molto di getto e noi non eravamo pienamente consapevoli di cosa avessimo per la


#7

facebook.com/pages/The-Hit

testa. Attraverso i nuovi brani e il nuovo nome cerchiamo invece di dare un messaggio di bene e di stimolare alla ricerca della verità”. Da quando si sono conosciuti non sono riusciti a pensare ad altro che a suonare e a migliorare il modo di suonare e la maniera di stare sopra un palco. E ancora adesso stanno sempre a pensare a nuove canzoni e a quali siano le scelte definitive da compiere. Il loro primo singolo “Carry On” è uscito il 5 marzo 2013 su youtube e a seguire è stato pubblicato l'intero album dal titolo “Free Mind”. L'Ep, registrato presso il Wildflower Rec di Lorenzo Sementilli, contiene 9 tracce più un intro registrato da Federico Cruciani (mandolino), Luca Santi (Ukulele) e Giordano Ceccotti (Ghironda). “Il progetto nasce nel 2012 – racconta Federico – ed inizialmente non avevamo idea di cosa volesse dire scrivere e produrre un album. Avevamo solamente un riff in testa e non sapevamo chi far cantare. Ad

inizio estate io e Francesco ci siamo messi a provare il riff che ci era venuto in mente e alla fine ne è uscita fuori la nostra prima canzone: ‘Fear Of Love’. Da quel momento non riuscivamo a pensare ad altro e così abbiamo deciso di provarla con tutti gli strumenti. Abbiamo chiamato pochi giorni dopo Luca e Manuel e da quel momento ci siamo praticamente chiusi in sala prove e abbiamo così trovato un giusto equilibrio tra di noi”. Ed è sempre Federico a raccontarci “la svolta”: “I dieci brani che compongono ‘Free Mind’ sono venuti di getto, scritti molto istintivamente e abbiamo scelto l’inglese perchè le canzoni ci sembravano adatte a quella metrica. Avevo appena iniziato a cantare e avevo un po' di timore nel provare in italiano, non so proprio perchè. Ora invece stiamo scrivendo brani in italiano e ci sembra di aver trovato la via giusta. Io sono molto più sicuro con l’italiano e con una lingua che conosciamo bene possiamo esprimerci al meglio. Negli ultimi pezzi che abbiamo scritto stiamo notando una crescita e le canzoni sono più omogenee tra loro”. Infine, non poteva mancare un loro parere sulla scena musicale regionale: “Ci sono molti gruppi umbri che stimiamo e con i quali vorremmo avere a che fare. I primi gruppi che mi vengono in mente sono Fast Animals and Slow Kids, Please Diana, Result Of Broken Condoms, Volvedo, Diraq”.


Queens of Noise L’hard rock è femminA

Grazie al desiderio di vivere la musica sul palco, “piuttosto che nel backstage come di solito le ragazze tendono a fare”, sono nate queste paladine umbre del rock in rosa

Continua la collaborazione di Umbria Noise con il Ministero del Metallo che questo mese ci porta a conoscere la band tutta al femminile Queens of Noise. Il gruppo nasce nel febbraio del 2011 come tributo delle Runaways, all-female rock band di Los Angeles (1975), considerate tra le prime ad avere successo suonando un potente e diretto rock & roll: musica "grezza e improvvisata", ma che riusciva a combinare chiaramente l'heavy metal americano con il nascente punk rock, genere che si affermerà proprio in quegli anni. “Il gruppo è nato praticamente per scherzo ci racconta Valentina Cellini "Eve" (chitarra) - ci piace ricordare questo aneddoto perché è davvero una genesi insolita: una domenica pomeriggio di quasi tre anni fa, Roxy, particolarmente motivata dall'ascolto delle Runaways, scrisse un post su Facebook che diceva più o meno: ‘cercasi una cantante, una bassista, una batterista e una chitarrista vera per le Queens of Noise!’. La prima a rispondere fui io, che prendendo seriamente la cosa contattai prima Kery e Taly ed in seguito anche Astrid. Era il febbraio del 2011. A giugno dello stesso anno ci fu il nostro primo live, un'emozione fortissima perché alcune di noi non avevano mai calcato un palco”.

Il gruppo è attualmente composto da Valentina "Taly" Salicari alla voce, Valentina Cellini "Eve" alla chitarra, Martina "Roxy" Zoccolini seconda chitarra, Erika "Kery" Bastianelli e Laura "Jam" Tirelli rispettivamente al basso e batteria . “Agli inizi - continua Valentina - suonavamo solo pezzi delle Runaways, senza dubbio le nostre prime muse, cercando nei nostri concerti di ricreare l'atmosfera tipica di quegli anni. Poi però abbiamo scoperto che scrivere pezzi nostri ci divertiva ancora di più e così ci siamo cimentate in questa impresa facendo riferimento anche ad altre band del panorama hard & heavy, in particolare alle paladine del rock in rosa come Lita Ford, Joan Jett, le Vixen e le Girlschool. Attualmente il nostro primo demo (Road to Lurz) è in fase di mixaggio, e comprende cinque pezzi, quattro brani originali e una cover delle Runaways. I brani riflettono le nostre personalità e le nostre storie, nascono da esperienze personali e intime, a volte anche da reazioni spontanee alla strafottenza di chi non ci apprezza. Il nostro modo di reagire è infatti costruttivo: ‘scriviamoci su’. Il primo brano che abbiamo composto e presentato per la primissima volta al RockEggiando del 2012 si intitola ‘Can Your Ass Play My Guitar?’... una dedica bella e buona, serve dire altro?”. Da dove nasce la passione per la musica che ascoltate e che suonate?

"Ognuna di noi ha sviluppato questa passione in modo diverso - ci dice Valentina - chi per imitare miti d'infanzia, chi per eredità familiare e chi per seguire le gesta di amici e fidanzati. Quello che però ci accomuna tutte è il desiderio di vivere la musica sul palco, piuttosto che nel backstage come di solito le ragazze tendono a fare”.

#8

Secondo voi, quale è il punto di forza del gruppo? E il più grande "difetto"?


Come nasce un vostro brano?

in Umbria ci ha sempre accolto molto calorosamente. Anche se all'inizio molte persone venivano a sentirci perché attratte dal fatto che fossimo una ‘all-female band’, ora tornano ai nostri concerti perché sanno cosa aspettarsi dal nostro show. Possiamo addirittura vantare aficionados che vengono a sostenerci ovunque, anche facendosi svariati chilometri per non farci mancare il loro appoggio ed il loro calore. Da quando facciamo anche brani originali il seguito si è allargato e in tanti apprezzano il nostro lavoro molto più di prima. Ci sentiamo molto riconoscenti verso vecchi e nuovi seguaci e cerchiamo sempre di ripagarli dando il meglio di noi in ogni performance”. “Approfittiamo di questo spazio - conclude Valentina - per salutare e ringraziare tutti coloro che hanno creduto in noi in questi tre anni, fin da quando non riuscivamo a suonare dall'inizio alla fine nemmeno ‘Cherry Bomb’. Siamo grate ai nostri immancabili ‘Kings Of Noise’, che ci supportano e sOpportano 24 ore su 24, e alla nostra affezionatissima Crew. Ringraziamo soprattutto coloro che hanno remato contro di noi, quelli che ci hanno sempre criticato e chi ha provato ad affondare il nostro progetto parlando male o provando a mettere zizzania tra noi. È proprio grazie a loro che siamo più unite di prima, che scriviamo canzoni tutte nostre e che si va avanti a testa alta fino al prossimo show! WE'LL DRIVE YOU WILD!”.

"Le nostre canzoni nascono tutte dalle nostre esperienze personali, o dai nostri stati d'animo: se una di noi ha un'idea, un riff, una linea vocale, un testo, lo condivide con le altre e da lì si lavora tutte insieme, improvvisando qualcosa fino a trovare la combinazione giusta, quella che ci entusiasma e fa brillare gli occhi proprio a tutte. Consideriamo la tecnica importante ma fino ad un certo punto. Quello che ci interessa soprattutto è il sound: è importante che esca cattivo, grezzo e sporco. Tendiamo a cercare sempre un suono compatto e potente, che però non copra la voce. La nostra forza è il feeling che si crea durante lo Per chi fosse interessato la band suonerà sashow che spesso compensa la semplicità e la bato 8 marzo presso la Siesta del Alcade di Ellera con le giovanissime Pleasure Seekers, schiettezza delle nostre canzoni”. Cosa deve aspettarsi il pubblico ad un e il 29 marzo allo SnakeBar di Terni. Ovvostro concerto? viamente potete aggiornarvi sul loro sito “Deve aspettarsi soprattutto tanta ‘guastitu- www.queensofnoiseitaly.com”. dine’, come la chiamiamo noi: tanta grinta, tanta energia e la voglia di far vedere cosa sappiamo fare. Noi cinque di sicuro faremo IN COLLABORAZIONE CON: di tutto per divertirci e per far divertire e coinvolgere chi sta sotto quel palco. Ormai siamo in giro da quasi tre anni e il pubblico facebook.com/ministerodelmetallo

Ministero del Metallo

#9

queensofnoiseitaly.com

“Il punto di forza è senza dubbio la grande amicizia che ci lega. Più che membri dello stesso gruppo, siamo quasi sorelle e ci capiamo al volo. Abbiamo un bel feeling sul palco e una grande sintonia in fase di composizione. Un ‘difetto’ potrebbe essere proprio il fatto che siamo tutte donne. A volte è dura combattere con una, pensate cosa può significare affrontarne 5, tutte incazzate, decisamente fuori dagli schemi magari pure con la sindrome premestruale contemporaneamente... Non lo auguriamo a nessuno! Battute a parte, salire su un palco per noi è un continuo dover dimostrare di farlo perché si ha davvero qualcosa da dire e non perché si appartiene al ‘gentil’ sesso: si suda in sala, si fatica e ci si dedica anima e corpo al progetto, ma spesso i pregiudizi sono radicati e difficili da estirpare”.


DI DANILO NARDONI

Réseau

electrojazz sofisticato ed elegante a ritmo di tip tap

La band dal cuore perugino è pronta a far conoscere il suo originale progetto “audio-visual” di interrelazioni artistiche

Tutto nasce a Perugia dalla collaborazione di Fabrizio Fratepietro e Sara Pittavini, una coppia pure nella vita, unita anche grazie alla musica. È stato proprio il capoluogo umbro a farli incontrare. Fabrizio, romano di origine, era arrivato al Teatro Pavone come batterista in tournée con Riccardo Sinigallia. Dopo il concerto si è incontrato con Sara, perugina, per puro caso in un club. Sempre Perugia, dove oggi vivono, è quindi la sede del loro progetto chiamato Réseau, una seduttiva combinazione di elettronica, jazz, visual-art e tap-dance. Dal francese ‘rete’, ‘reticolo’, ‘intreccio’, il nome Réseau gli è sembrato “quello che meglio potesse descrivere” il loro progetto di “interrelazioni artistiche”. Lui è uno dei batteristi più conosciuti in Italia (con i Gabin dal 2005), oltre che fondatore di una delle realtà acid-jazz italiane più importanti, i Babyra Soul (il loro secondo album è stato prodotto da Jovanotti), e collaboratore

#10

di tanti artisti anche di rilievo internazionale (oltre che Sinigallia, tra gli altri pure Chris Cornell, Mia Cooper, Daniele Silvestri, Paola Turci, Alex Britti, Nicola Piovani, Edoardo Bennato, Rocco Papaleo, Pinomarino). Lei è un architetta con la passione per il tip-tap, la danza e la visual-art, nonché artista poliedrica il cui lavoro spazia dalla moda, all’architettura, al cinema. Oltre ai sorprendenti interventi di tap, aggiunge all’ensemble musicale la poesia delle sue opere d’arte virtuali. “Il nostro – spiegano – è un progetto Audiovisual che nasce con l’intento di unire le nostre specifiche attività artistiche, quella musicale e quella inerente le arti visive. E anche dall’idea di sperimentare nuove combinazioni di jazz ed elettronica, in un progetto il cui aspetto ritmico è dato dall’unione spazio temporale sottolineata dalla ritmica antica della tapdance mescolata con


#11

reseauofficial.com

quella moderna dell’elettronica”. Questa band electrojazz (“è un genere di tendenza ormai da tempo in tutta Europa e probabilmente quello che più ci si addice – sottolineano – anche se in Italia è tuttora poco conosciuto”) di recente ha pubblicato il primo disco dal titolo “Abbey Song” (pubblicato dalla Irma Records, una delle più importanti etichette discografiche di tendenza in Italia, Europa e Giappone, che ha prodotto numerose hits internazionali) con la collaborazione di alcuni tra i musicisti più conosciuti del panorama jazz italiano. Oltre a Fabrizio (elettronica, vibrafono, malletkat, batteria) e Sara (tip tap), “nel disco – ricordano entrambi – hanno registrato ben venti musicisti, che oltre ad essere grandi professionisti, sono nostri cari amici. Come Daniele Tittarelli (alto sax, flauto) Claudio Corvini (tromba), Mirco Mariottini (clarinetto, clarinetto basso). Dall’intensa collaborazione con i Gabin, proviene l’arrangiamento del brano ‘Abbey Song’, featuring Filippo Clary (che ha curato la parte elettronica) e il grande polistrumentista Alfonso Deidda. Inoltre, tanti altri collaboratori da tutta Italia, come Pino Pecorelli al contrabbasso, Elisabetta Serio al piano, Raffaele Scoccia all’hammond, Roberto Piermartire alla tromba, Fabrizio Cascione al basso elettrico, Iginio

De Luca alle percussioni, ed il rap di Ben b Buck”. C’è poi anche tanta Umbria dentro questo disco, “grazie alla magica voce lirica di Maria Grazia Pittavini, ed i musicisti Peppe Stefanelli (umbro di adozione), Pedro Spallati, Roberto Gatti, Nicola Polidori, Marco Cocchieri”. L’album d’esordio è il frutto di due anni di intenso lavoro, registrato in parte door to door e nel loro studio perugino, in parte negli studi di registrazione di Roma, Diapason e Piano-b, per concludersi con il missaggio di Luca Leonori al Butter & Fish Studio di Roma. “Il suono sofisticato ed elegante che lo contraddistingue – raccontano i due artisti – è frutto di una profonda ricerca dell’equilibrio tra la sperimentazione di suoni elettronici, gli arrangiamenti, e le sonorità acustiche. Il brano ‘Abbey Song’, title track dell’album, è stato ispirato dall’Abbazia di Montelabate, di fronte alla quale abbiamo vissuto per un periodo di tempo; mentre, ad esempio il tema di ‘Berliner’ è nato durante una settimana passata a Berlino, dove ci eravamo recati per ascoltare le nuove tendenze della musica elettronica europea”. Il disco comprende in tutto dieci tracce, di cui nove inedite ed una cover. La versione di “Caravan”, standard jazz di Duke Ellington, è appena stata pubblicata anche in una compilation electroswing, dal titolo “Electroswing, back to the old school”. Dopo la presentazione ufficiale, con uno showcase che si è svolto di recente presso la sala consiliare della Provincia di Perugia, e il primo concerto del 31 gennaio scorso presso il Bad King di Perugia, il loro tour al momento prosegue a febbraio con una serie di date al Lian on the Boat a Roma e al Birrjazz di Formia. A marzo, al Red Indian Saloon a Fiumicino e al Ricomincio da Tre a Perugia il 22.


ALLE SPALLE

GUARDIAMOCI

DI Michele Bellucci Cari viaggiatori nel tempo, eccoci al primo appuntamento del nuovo anno con le interviste “vintage”: il nostro tuffo nel passato con i protagonisti della musica. Quale miglior modo di cominciare se non affidandoci all'eccezionale guida di un frontman dall'innegabile carisma, capace di leggere la realtà con pungente originalità? Eccovi quindi Cristiano Godano, pronto a dirci la sua a pochi giorni dalla partenza del nuovo tour dei Marlene Kuntz.

L'importanza di essere...

i Marlene Kuntz

A quasi 20 anni dall'uscita di “Catartica” la band scrive un nuovo capitolo e sceglie Perugia per il secondo appuntamento live del tour (8 febbraio all'Afterlife)

«Live dopo live, tour dopo tour, in noi c'è sempre maggior consapevolezza. Un nostro live di adesso è fatto di musicisti che sanno suonare meglio rispetto a prima e interpretare con più precisione quel che stanno facendo». Partiamo da lì dunque, da quella Cuneo che ha visto nascere una band irriverente e poetica allo stesso tempo, per poi percorrere idealmente insieme a loro due decadi della storia del rock italiano. «Il nostro è un percorso di sviluppo: ogni volta che entriamo in sala prove per creare musica nuova cerchiamo di ottenere qualcosa di mai fatto prima. Vogliamo sempre esplorare territori sconosciuti». I Marlene Kuntz, capaci d'ispirare e lasciare un segno nella musica degli anni '90, sono Foto di Simone Cargnoni

#12

pronti a tornare sul palco per mostrarsi diversi, eppure sempre coerenti: «nel live che ascolterete coglierete senz'altro sensazioni nuove, quelle che abbiamo raccolto in questo ultimo periodo». Vent'anni di carriera e arriva “Nella tua luce”, il loro primo album autoprodotto, un testa-coda che spinge a chiedersi "cosa c'è di diverso oggi rispetto a prima"… «Con l'arrivo di internet è cominciato il periodo buio della musica. Per trovare un momento di rottura simile dovremmo tornare a fine '800, quando la musica non era riproducibile. Come avviene per tutte le innovazioni tecnologiche, alcuni compositori non capirono la cosa e si opposero mentre altri colsero subito l'opportunità. Ora internet è


l'ennesima frattura, con ogni probabilità ci sono ancora possibilità che venga utilizzato nel modo giusto ma non mi piace l'idea che la musica sia gratis». Godano lo dice da parecchio, da quando i Metallica, tra i primi, lanciarono l'allarme: «io ero d'accordo con loro, mi sorpresi a sentire che tutta la comunità invece era contraria a quella visione». Allora chiamiamo in causa l'immenso popolo di chi ha sempre sostenuto che "i dischi costano troppo". «E' una lamentela errata. Tutti i dischi che abbiamo comprato e ci sono piaciuti l'abbiamo ascoltati centinaia di volte; la soddisfazione che ti dà un acquisto del genere è impareggiabile! Neanche i nostri libri o film preferiti li rileggiamo o riguardiamo 100 volte… ma un disco sì e questi ascolti ci plasmano». Probabilmente il pensiero di Cristiano Godano avrà risvegliato nella testa di molti il ricordo di un'audiocassetta ascoltata fino a farla consumare e di un cd che ormai salta perché troppo usurato. Per alcuni sarà stato un album dei Marlene Kuntz, poco ma sicuro. Siamo a tu per tu con il nostro passato ed ecco riapparire l'autore di "Nuotando nell'aria": «Mi procura una vertigine riflettere su questo periodo così lungo. Mi sento orgoglioso di poter dire "dopo vent'anni sono ancora qua". Se penso a quando abbiamo iniziato, ricordo che l'unica cosa certa era che mi stavo imbarcando in una storia che poteva finire di colpo. Ammetto che anno dopo anno mi sono trovato spesso a pensare che

marlenekuntz.com

Foto di Simone Cargnoni

fossero miracoli quelli che accadevano». Che sensazione dà riguardare indietro, ad allora? «Siamo a nostro agio con tutte le cose del nostro passato. Siamo vicini a tutta la nostra arte. Non c'è stato un solo tour dove non abbiamo suonato almeno un pezzo di ogni nostro disco, soprattutto i brani di “Catartica”. Non ci siamo mai liberati da “Catartica”, abbiamo sempre suonato quelle canzoni e ogni volta si modificavano. Sappiamo che ci sono ammiratori che le vogliono sentire, i pezzi ci piacciono e ci piace suonarli». È vero, tenere "indietro nel tempo" i Marlene Kuntz non è operazione semplice. La voglia di guardare sempre avanti traspare in ogni frase. Ok, allora affacciamoci verso il futuro: «Personalmente sarei stato meglio prima, quando la tecnologia non metteva ancora a disposizione musica gratis. So che dico cose politically incorrect e sono cosciente del fatto che internet è un luogo con del potenziale fantastico, ma vallo a dire a chi sta perdendo lavoro per colpa di internet! Io personalmente sto iniziando a comprare soltanto vestiti online e se tutti facessero come me pensa quanta gente resterebbe disoccupata. C'è la necessità che le persone si rendano conto che ci sono dei problemi legati a questo nuovo scenario». Di una cosa si può star sicuri: internet può "regalarci" i loro album, ma un concerto dei Marlene è un'esperienza da vivere sulla pelle. Anche 20 anni dopo…. NOTA SULL'AUTORE Michele Bellucci, segue e vive la musica come giornalista, direttore artistico, esperto di comunicazione. Collabora con Il Messaggero dal 2001, molte sue interviste sono raccolte sul sito www.michelebellucci.com

#13


I'M WITH THE BANDS

FULk∆NELLI

di ANGIE BACKTOMONO

@ Officina Trentaquattro (Foligno) - 06/12/2013

L’italiano è una lingua superba, che dispiega possibilità espressive innumerevoli e irriducibili a qualsiasi tentativo di padronanza compiuta; l’inglese calza alla forma canzone con essenziale esattezza, permettendosi persino di essere laconico ma sempre misteriosamente comunicativo. Ma il sortilegio delle parole occulta talvolta il potere primordiale del suono, sovrapponendo all’urgenza fondamentale una verbalizzazione cosciente; perciò tendo spesso a cedere a quel richiamo di sirene mute emesso dai soli strumenti. Ed è ciò che accade stanotte tra gli abiti assopiti dell’Officina Trentaquattro: il tentativo di incastonare la pietra filosofale, portata in dono dai Fulkanelli, tra pareti abituate a sonorità docili e agrodolci acquerelli vocali dimostra che non è solo la familiarità della voce umana a sedurre l’orecchio; anche l’improvvisazione ribollente del duo innesca un rito laico tra i presenti, imprigionati nei cinquanta minuti della performance. L’infaticabile batteria di Paolo “VulKan” Mongardi e le sulfuree incursioni chitarristiche di Cristian “Helio” Naldi compiono l’operazione arcana: la trasmutazione del disordine divergente in lucidissimo e consapevole discorso sperimentale, una partitura notturna eppure fulgida di rigore dissonante, in cui ritmiche ora ossessive ora audacemente imponderabili preparano il terreno per i disturbati erramenti della chitarra. Il fluire ininterrotto si alimenta della combustione di dettagli calibrati, sollevando un’esalazione inevitabilmente kosmische di pulviscolo minerale ad alta tossicità; dall’inizio alla fine prende vita un esperimento di articolata organicità, attuato con scientifico raccoglimento dai due estemporanei esoteristi. La densa corrente sonora che si snoda e gorgoglia deve essere imbrigliata e circoscritta nell’attualità dell’esibizione: i due sanno già che sarà un orologio a segnare la fine della loro concentrazione puntuale, riportandoli nella dimensione poco nobile di una serata di provincia; gli avventori continueranno a complimentarsi con il mio amico Marek di Palmetta confondendolo con Naldi, prima che scorti gli artisti, davanti al furgone guidato dal negromante gentile Mongardi, al giaciglio a loro destinato presso BacktoMono’s. La sobrietà dell’inconsueto.

#14


“IO TRA DI VOI”

“Io tra di voi” è un censimento per immagini e parole della musica umbra realizzato dalla giovane fotografa Valeria Pierini e curato da Michela Morelli, Fabrizio Croce (Fofo) e Michel Giorgi. Il progetto consiste nell’andare nelle camere o studi privati (no sale prova) dei musicisti umbri senza distinguere tra i professionisti o amatori, tra generi musicali o età, fotografando gli ambienti e chiedendo ad ognuno qualche riga che descriva il rapporto che questi ha con la musica. La fotografa a sua volta tiene un diario dove racconta l’esperienza vissuta, ispirandosi alle tecniche del diario di viaggio e dell’osservazione partecipante. Dopo il successo avuto anche fuori regione con la prima parte del censimento da cui è stata creata una mostra e un catalogo distribuito dell’etichetta To Lose La Track, con Umbria Noise che segue con attenzione il progetto fin dall’inizio, la fotografa sta lavorando all’attuazione della seconda parte del lavoro, ovvero andare a fotografare nelle zone comprese tra Foligno, Spoleto e la provincia di Terni (da qui il nome ‘South session’).

L’intero lavoro, come è già avvenuto per la prima parte realizzata nel 2012 sarà interamente devoluto proprio a noi di Umbria Noise, per arricchire il nostro costante lavoro di raccolta e promozione della musica umbra. Scopo di questa seconda parte del progetto, oltre che arricchire la mostra è quella di creare un catalogo celebrativo dei due anni del progetto e che descriva l’Umbria andando a toccare vite ed esperienze dislocate il più possibile nel suo territorio anziché ad un’area circoscritta. Il lavoro sarà arricchito di un diario-backstage che la fotografa terrà sul suo sito. Per partecipare è possibile contattare la fotografa all’indirizzo: suonavisioni@gmail.com.

valeriapierini.it

Le ‘South Sessions’ del progetto di Valeria Pierini

Una “Tabula Rasa”, tra fotografia e musica, per tradurre le impressioni La nuova ricerca della giovane fotografa umbra Valeria Pierini insiste sulla possibilità di fondere le arti. Non però attraverso una perfetta fusione, ma grazie ad un’armonica giustapposizione che si rivela nell’impianto scenico delle sue opere. Il suo nuovo progetto dal titolo “Tabula Rasa”, curato da Michela Morelli, è stato in esposizione dal 16 al 29 gennaio scorso presso il Teatro Figura di Perugia. Si può dire che Valeria, la quale oltre che con noi collabora stabilmente anche con Mola Mola Webzine, Stordisco Webzine ed ha lavori pubblicati da testate quali Rolling Stones, Lazagne Magazine, Juliet Art e Nerospinto, sia una traduttrice di impressioni. Nella giornata inaugurale, How to cure hour soul, nome del progetto audio-visuale dell’artista abruzzese Marco Marzuoli, ha effettuato un soundscapes molto suggestivo ispirato alla poetica del progetto.

#15


VAGA VintageNoise

MENTE

#16

DI Frankje dj

ITALO DA MONTEBELLO

IL DOMINIO DEGLI SQUALI

Viaggio nella seconda metà dei ’60 tra feste da ballo liceali e primi incontri con in sottofondo la musica del gruppo beat perugino più ricercato di quegli anni

Correva l'anno 1966 e seguenti. Si inizia con una delle locandine dell'epoca, una per tutte quella del liceo classico Mariotti di Perugia: erano sabati da beat che scandivano gli anni scolastici. I maggiorenni patentati raggiungevano la meta a Montebello, Ristorante sala da ballo da Italo, con mezzi propri, altri con vespe alcuni fortunati con due ruote targate Gilera, Motomorini, Moto Perugina, Guzzi ed MV. I piccoli con l'autobus fino alla mitica fermata di Montebello. Uno dei problemi maggiori era quando arrivare, non prima delle 4 PM e non dopo le 4.30 PM, in quanto in questo breve lasso di tempo le ragazze di età rigorosamente compresa tra i 14 e 18 anni non compiuti si materializzavano sedute ai tavoli, ricoperti dalla sottotovaglia del ristorante. Il loro sguardo andava oltre il vuoto, inespressive osservavano il movimento in sala, telepaticamente trasferivano i loro pensieri alle altre. I loro occhi non si muovevano e come quello dei camaleonti (anche nome di un noto gruppo beat dell'epoca, ndt) po-

tevano vedere i movimenti dei ragazzi con un angolo di 300° gradi, i restanti 60° erano l'angolo morto dove invece si piazzavano ad osservare i ragazzi timidi, ovvero alle spalle delle fanciulle. L'orchestra, ovvero i mitici SQUALI erano già partiti con brani cover degli anni '60, la pista di fronte al gruppo vuota si colmava di gente verso le 17, il brano riempipista era “Piccola Stella” del 1967 (si consiglia il seguente link youtube: http://is.gd/4phXUi). Pertanto tutti a ballare in modo scoordinato nell'attesa dei romantici lenti. Perché al primo cambio di ritmo ci si doveva piazzare davanti alla ragazza senza accompagnatore e chiederle di ballare. La tensione era altissima e proporzionale ai numerosi rifiuti da parte delle ragazze: molte ignora-


vano l'invito, altre accennavano un timido no, solo alcune acconsentivano, ma solo per poter rimanere in pista e scrutare meglio alcune coppie su cui avevano degli interessi. Il ballo lento veniva eseguito in una sorta di rigidità del tipo “ingessatura integrale”, argomenti di conversazione nessuno, odore di sudore misto a umore intimo intenso, moltissimo da sentirsi male. Unico rimedio cercare di fumare una sigaretta, per questo bisognava rivolgersi a quelli più grandi, che scocciati ti dicevano: “questa è la prima e l'ultima” lasciando intendere che non volevano essere infastiditi. Le ragazze nel contempo avevano raggiunto le proprie postazioni ai tavoli recuperando integralmente la loro bella indifferenza. Ultima possibilità di intermediazione culturale era la consumazione, ovvero quel tagliando colorato (il colore veniva cambiato ad ogni festa) che veniva consegnato all'ingresso dopo aver pagato il biglietto. Ovvio che le ragazze spesso non lo ricevevano in quanto per loro l'ingresso era gratis. Con il

tagliando si potevano fare due cose: o dissetarsi dalla totale arsura raggiunta a fine pomeriggio o giocarsela come “fiche” per invitare la ragazza al bar e sperare di condividere la bevuta insieme. Molti preferivano bere in solitudine la consumazione e crudelmente vedere che le ragazze assetate supplicavano un invito a bere, che veniva puntualmente assolto dai più grandi. Nel finire degli anni '60 gli Squali erano la band più ricercata in tutte le feste liceali e locali. Il gruppo era composto dai seguenti elementi tutti circa sedicenni: Giuseppe "peppino" Brunelli (chitarra solista), Paolo Zucchetti (basso), Mario Bianchi (batteria), Mariano Barbarella (voce), Luciano Marani (voce), Stefano Conti (chitarra). Un altro primato che ebbero è legato alla “MESSA BEAT”, successiva a quella ormai storica tenutasi a Roma in San Filippo Neri (una vera bomba che suscitò numerose polemiche), che si tenne ad Assisi alla Pro Civitate il 25 agosto 1966 con canti spirituali di tutto il mondo orchestrati in ritmi moderni. Gli Squali eseguirono musiche originali composte per l'occasione dal maestro Carlo Alberto Belloni, della RAI di Perugia. Rimane un mistero il perché scelsero un nome così cattivo, decisamente rock, per poi eseguire melodie originali con una matrice spirituale e romantica. immagini tratte da www.perugiamusica.com

#17


agenda febbraio 2014 Sabato 1

██

The Hot Jockers / Too Left 2 Be Right CSA Germinal Cimarelli - TERNI

Opening Party boxerin club

/ blue dean carcione

Supersonic Music Club - FOLIGNO

Roberto Gatto Trio

Ricomincio da Tre - CORCIANO

Amaury Cambuzat / Tv Lumiere Centro di Palmetta - TERNI

Freaktech

Rework - PERUGIA

Andead / Queens of Noise Afterlife Club - PERUGIA

Venerdì 7

██

II° Memorial Roberto Gubbiotti liga+

/ soul food / /

the racing rats

the trasimeno gospel choir

Hotel Giò Jazz Area - PERUGIA

Comaneci

Officina 34 - FOLIGNO

Melampus / Dj Set Rework - PERUGIA

Petramante

Caffè degli Artisti - CITTA' DELLA PIEVE

Lovecraft in Brooklyn Urban Club - PERUGIA

Sabato 8

Achtung Babies / Madchester

██

Narayan & The Reptilians

Supersonic Music Club - FOLIGNO

Urban Club - PERUGIA Fat - TERNI

Enema

Shamrock Pub - PERUGIA

Please Diana

Loop Cafè - PERUGIA

Lunedì 3

██

Dorian Wood

The Sons of Anarchy Wu Ming Contigent

Cinema Metropolis - UMBERTIDE

Not Official San Valentino 2014 comaneci

Centromultimediale - TERNI

Ade / Bloodtruth / Firbholg CSOA Ex Mattatoio - PERUGIA

Loop Cafè - PERUGIA

Heartbreakers

██

Marlene Kuntz / Julian Mente

Martedì 4

Jazz Club Perugia 2013/2014 max andrzejewski's hutte

Free Revolution - CITTA' DI CASTELLO Afterlife Club - PERUGIA

Management del Dolore Post Operatorio

Oratorio Santa Cecilia - PERUGIA

Urban Club - PERUGIA

██

Serendipity - FOLIGNO

Mercoledì 5

Brigan

Bad King - PERUGIA

Giovedì 6

██

Visioninmusica 2014 mountain men

Auditorium Palazzo Gazzoli - TERNI

The Blux Machine I Mattarelli - PERUGIA

Magda DJ set Petramante

Bar Chupito - PERUGIA

Lunedì 10

██

Not Official San Valentino 2014 una città per cantare

Centromultimediale - TERNI

Martedì 11

██

Ellemono Band

Filippo Giardina (cabaret)

Pellicano Pub - CASTIGLIONE DEL LAGO

Ristorante Officina - PERUGIA

Destinazione Grigna

██

Little Prince - PERUGIA

Mercoledì 12

Bobo Rondelli

Bad King - PERUGIA

#18


Giovedì 13

██

tutti gli eventi aggiornati su www.umbrianoise.it

Not Official San Valentino 2014 i cani

Queency Lounge Club - TERNI

Sabato 22

Malahora & Guest

██

NAM Trio

Supersonic Music Club - FOLIGNO

Pellicano Pub - CASTIGLIONE DEL LAGO Little Prince - PERUGIA

Venerdì 14

██

Scimmiasaki / Uniquiet Nights Irish Pub Terni - TERNI

Not Official San Valentino 2014

Fuzz Orchestra

DJ Chiskee & Bashfire / Masada Sound & The Dose Rework - PERUGIA

Massimo Volume

Urban Club - PERUGIA

Domenica 23

erica mou

██

Elli De Mon

roberta carrieri

Centromultimediale - TERNI Novecentonove Cafè - CASTIGLIONE DEL LAGO

Youngplugged 2014

Not Official San Valentino 2014 macfarlane

Centromultimediale - TERNI

Mercoledì 26

quintorigo

██

Cut / Chiappoiders

Mario Donatone

Rework - PERUGIA

Bad King - PERUGIA

Not Official San Valentino 2014

██

Queency Lounge Club - TERNI

Gabuby Royal

Cinema Teatro Esperia - BASTIA

dj ralf

Happy Feet

& andy kamikaze-

Giovedì 27

Pellicano Pub - CASTIGLIONE DEL LAGO

Venerdì 28

Caffè degli Artisti - CITTA' DELLA PIEVE

██

Pleasure Seekers / Mauseres

Tropicaldo - Dj Alfredo

Millenovecento Pub - PIEGARO

Sabato 15

T-Trane - PERUGIA

██

Crimea-X meets John Carpenter

Elli De Mon / Spookymen

Jazz Club Perugia 2013/2014

T-Trane - PERUGIA

The Whirlings / Orange Blossom Jam / Void 00 CSOA Ex Mattatoio - PERUGIA

Varnellis

Cinema Metropolis - UMBERTIDE larry willis trio

Oratorio Santa Cecilia - PERUGIA

Bamboo / Dj King Lanzi e Mortus Rework - PERUGIA

Rework - PERUGIA

Dasha Rush DJ set Serendipity - FOLIGNO

Mercoledì 19

██

Thirty Tracks

Bad King - PERUGIA

Giovedì 20

██

Visioninmusica 2014 get the blessing

Auditorium Palazzo Gazzoli - TERNI

Outside

Pellicano Pub - CASTIGLIONE DEL LAGO

#19


GLI SPECIALI DI

Liuteria... che passione! Sembra che tutti ormai conoscano i locali con musica live della nostra regione, le serate, i concerti e i luoghi del divertimento. Molti conoscono anche qualche gruppo dell'underground umbro, oltre a quei pochi oramai conosciuti in tutta Italia, magari perché ci suona un amico o un cugino, o magari perché piace e basta. Ma in pochissimi conoscono la gente che sta dietro le quinte, gli organizzatori di eventi, i tecnici, i fonici ed ovviamente i liutai. Loro probabilmente sono i più grandi amici del musicista, che come maghi dai poteri oscuri riescono ad animare e rianimare, curare e rendere vivo lo strumento musicale. Beh, forse stiamo esagerando, ma chi suona sa cosa vuol dire rompere una meccanica lo stesso giorno del concerto, o riportare dal viaggio in aereo la paletta spaccata, o più semplicemente lasciarsi scappare la frase “c***o, ho tre tasti che fanno la stessa nota”. E in quei casi la persona a cui devi affidare il tuo strumento, quello che hai pagato un occhio della testa, quello che ti sei fatto importare direttamente dagli anni ‘60 e che non fai toccare nemmeno alla tua ragazza, deve essere fidata. Ovviamente il lavoro del liutaio non è solo questo. Sinteticamente riescono a prendere del legno e farci un violino, o una chitarra, o una viola, tutti con un'anima diversa (chi ha provato uno strumento artigianale sa di cosa parlo). In Umbria ce ne sono diversi, alcuni simpatici altri meno, alcuni specializzati in strumenti medievali altri in strumenti elettrici. Noi di Umbria Noise ve ne presentiamo tre che ci piacciono: Federico Cesarini (Liuteria Cesarini), Antonio Ceccarelli e Valentina Pongetti (Liuteria Garage Made).

Liuteria Cesarini Forse per le sue numerose esibizioni live come chitarrista in alcune band del perugino, forse l'estrema cura e passione nel suo lavoro di liuteria hanno fatto si che il nome del Maestro Liutaio Federico Cesarini circoli sempre più spesso tra i musicisti della nostra regione e non solo. Conosciuto ed apprezzato da molti siamo andati a curiosare nel suo laboratorio ed ovviamente non abbiamo resistito a fargli qualche domanda. "Il Laboratorio di liuteria Cesarini - ci dice Federico - effettua la costruzione, riparazione, messa a punto e personalizzazione di strumenti acustici, elettrici ed elettrificati. Facciamo la manutenzio-

#20

per uno strumento “su misura” ne ordinaria degli archetti e il restauro completo di strumenti antichi, ovviamente con le dovute attenzioni al mantenimento delle caratteristiche storiche ed acustiche”. Il Maestro Cesarini ha studiato presso la scuola di Liuteria "Spataffi" (Gubbio), e successivamente con il Maestro Jean Grunberger a Fertans (Francia). Oltre alla possibilità di personalizzare e regolare ogni parte del proprio strumento così da renderlo "su misura" il laboratorio ha attivato il progetto "MY Guitar" che permette ad ogni musicista di progettare e farsi costruire la propria chitarra partendo da zero o da uno strumento già posseduto, scegliendo forme, legni, pickups, verniciatura e tutto il resto (www.liuteriacesarini.com/myguitar.php). Tra i servizi offerti il Maestro Cesarini tiene a sottolineare che il laboratorio si occupa anche di aerografie acriliche su qualunque soggetto e della costruzione di rullanti artigianali (usando essenze di ogni tipo). Da qualche tempo ha pure iniziato a cercare ed acquistare strumenti musicali usati rotti o in cattive condizioni.

Liuteria Cesarini // Via F. Gualterio 24/e (Perugia) // tel. 340.3692591 - 075.5271693 federico@liuteriacesarini.com // www.liuteriacesarini.com


il vostro laboratorio di liuteria di fiducia

“Se sei stufo di quello che offre la grande distribuzione, se hai provato di tutto e non ti ha soddisfatto niente, sei nel posto giusto!”. Così apre ai visitatori liuteriagaragemade.it, il sito del laboratorio eugubino, nato nel 2010 per mano dei Maestri liutai Antonio Ceccarelli e Valentina Pongetti. La Garage Made costruisce chitarre e bassi elettrici ed acustici in maniera completamente artigianale, seguendo le antiche tecniche di liuteria abbinate ad una concezione moderna ed innovativa. "Un nostro strumento - ci spiega Antonio - viene progettato e realizzato per la massima resa sonora, con particolare cura al design ed alle esigenze del musicista. Tutti i nostri strumenti vengono costruiti interamente a mano, senza l’uso di macchinari robotizzati e le fasi di lavorazione vengono svolte con cura servendosi di utensili tradizionali quali sgorbie, scalpelli, pialle, raspe, lime o attrezzature specifiche per liuteria, ovviamente selezioniamo accuratamente i legni e curiamo ogni più piccolo particolare, dalle componenti di alta qualità alle finiture di pregio". Presso il laboratorio Garage Made si effettuano riparazioni di ogni tipo, restauri, customizzazioni, set-up, manutenzione, insomma tutto quello che serve per garantire le massime prestazioni e la massima ‘suonabilità’ dello strumento. "Ogni strumento - continua Antonio - viene costruito sulle specifiche del cliente, progettato insieme o realizzato a partire da un disegno, le possibilità sono infinite! Potrete scegliere ogni singolo componente: dalle essenze all’hardware, il tipo di pickups, intarsi in legno o madreperla, finitura… non c’è limite alla fantasia!”. Conoscendo meglio i due Maestri liutai "Garage Made" si scopre che entrambi sono musicisti, cosa che li rende particolarmente adatti a capire le diverse esigenze del singolo strumentista. Antonio che inizia a suonare il violino ad 8 anni (passando poi alla chitarra) si iscrive nel 2005 alla Scuola Maestri Liutai-Archettai di Gubbio. Nello stesso anno e nella stessa scuola si iscrive anche Valentina che dopo aver studiato percussioni cubane e brasiliane, si appassiona al violoncello, iniziando a frequentare la bottega di liuteria del Maestro liutaio Giuseppe Quagliano di Jesi. Nel 2006 entrambi partecipano allo stage di liuteria, restauro e riparazione di strumenti musicali tenuto dal Maestro Adam Whone di Londra, mentre nel 2007 subito dopo il conseguimento del diploma di Maestri liutai, frequentano il corso di specializzazione liutai nell’ambito dei corsi internazionali di perfezionamento musicale presso la scuola di musica Sinfonia di Lucca, tenuto dai Maestri Paolo Sorgentone e Michele Mecatti di Firenze.

Liuteria Garage Made // Via Pierluigi da Palestrina, 6 Gubbio 347.9741413 - 333.4694692 info@liuteriagaragemade.it www.liuteriagaragemade.it

GLI SPECIALI DI

GARAGE MADE

#21


culturerework.org

Rework

un febbraio di grandi concerti con 6 serate in 28 giorni

Dopo un gennaio di semi riposo per riprendere le energie spese durante le festività di fine anno, l'Associazione Culturale ARCI REWORK riprende a pieno regime tutte le sue attività culturali e sociali che gravitano attorno al campo musicale e non solo. Sabato 1 febbraio si riparte con uno dei Party che hanno caratterizzato la programmazione dell'anno precedente e che quest'anno è entrato a pieni voti a far parte delle iniziative a marchio "DANCE AND RESPECT" dove la musica, il ritmo e la danza vengono vissuti come strumenti di socialità, comunicazione e abbattimento delle diversità. FREAKTECH, creato dall'Overtrax Tribe di Perugia vi trasporterà in un viaggio nella psy-trance tra arrangiamenti ipnotici e ritmi sintetici, melodie complesse e stratificate che corrono su battute per minuto velocissime. Riparte anche il faticosissimo lavoro di "CONTAMINAZIONI", sempre attento e in continua ricerca tra le realtà emergenti più interessanti del panorama musicale italiano. Oltre 40 concerti già proposti in meno di un anno di attività cercando di affiancare realtà locali e nazionali per diffondere, far crescere e soprattutto “contaminare” culture musicali. Il 7 febbraio saliranno sul palco del Rework i MELAMPUS per trasmetterci tutte le emozioni contenute nel loro ultimo album intitolato "N° 7" e registrato presso gli studi del Locomotiv Club di Bologna da Lorenzo "Loz" Ori (sound engineer di A Toys Orchestra e Massimo Volume): 8 il voto su Rumore e Blow Up, ottime tutte le recensioni uscite, vi consigliamo vivamente di non perderveli. Il programma continua con la serata del 14 febbraio con due potentissimi live. I CHIAPPOIDERS apriranno la serata anticipando la performance dei CUT. Gruppo storico bolognese formato nel 1996 con all'attivo 5 album ed innumerevoli concerti in tutto il mondo.

#22

Suoneranno per noi il loro ultimo lavoro "Annihilation Road", registrato nello studio Ny Hed di New York. Tre date nel centronord Italia prima di partire per il tour europeo. Il giorno seguente, sabato 15, il Rework vi trasporterà nelle atmosfere americane degli anni del proibizionismo trasformandosi in una delle famose “Speak Easy", locali dove veniva venduto alcool di contrabbando e dove era possibile entrare solo conoscendo la parola d'ordine. Per questa serata realizzata in collaborazione con ROCKabilly Therapy è consigliato indossare abiti 30/50 per integrarsi nel contesto e per farsi coinvolgere a pieno dalle atmosfere suonate dai VARNELLIS. All'ingresso verrà posto un quesito a tutti gli avventori e coloro che troveranno la soluzione avranno whisky omaggio! Per completare in bellezza la serata verrà eletta la Miss PinUp del mese. Sabato 22, per la prima volta, “I-CHUNES RADIO PARTY”. L'esperienza maturata dopo anni di serate, dj set, party e trasmissioni radio troverà libero sfogo attraverso la musica di DJ Chiskee & Bashfire e Masada Sound & The Dose. Hip hop, reggae e dancehall saranno i generi portanti di una serata dedicata interamente alla black music. Il mese di febbraio si concluderà con l'ultimo Party di venerdì 28 con "JOGOS DE CARNAVAL" realizzato in collaborazione con Andrea Lanzillotto. Le percussioni autocostruite ed i ritmi coinvolgenti dei BAMBOO saranno il fulcro di una festa tipicamente carnevalesca. Al termine della performance live si continuerà a ballare con le selezioni musicali di King Lanzi e Mortus. Nulla da aggiungere a questo programma che in 6 serate distribuite il 28 giorni ci regala un viaggio musicale che spazia dal rock anni ‘50 alla Psy-Trance. Buon Febbraio.


CUT

MELAMPUS

THE VARNELLIS

#23


SHORT NOISE

Supersonic Music Club, nuovo spazio live a Foligno

Ha inaugurato sabato primo febbraio un nuovo locale in quel di Foligno, il Supersonic Music Club con il live dei Boxerin Club e Blue Dean Carcione. Molti di voi probabilmente lo avranno conosciuto con il nome Budokan, ora è diventato uno spazio polivalente: nelle sue sale si prepara infatti ad ospitare non solo musica dal vivo ma anche serate a tema, aperitivi con live e cene-concerto, proiezioni, opere teatrali e feste private. Aperto anche nel pomeriggio con servizio bar, si prefigge di diventare un punto di riferimento per i giovani umbri e non solo.

SUBLIMINAL CRUSHER: anteprima del nuovo lavoro I Subliminal Crusher con la nuova line-up (Jerico Biagiotti - basso; Rodolfo "Rawdeath" Ridolfi - batteria; Marco "Uncleben" Benedetti - chitarra; Lorenzo Lucchini - chitarra; Emiliano "Slaughtered" Liti - voce) hanno presentato per la prima volta in assoluto il nuovo brano intitolato "...And Then The Darkness Came" che prenderà parte al nuovo lavoro attualmente in fase di pre-produzione. Nati nel 2002 hanno registrato oltre al primo demo "Life Drought" 3 album: "Antithesis" (2005), "Endvolution" (2008) e "Newmanity" (2013). Vengono considerati uno dei pilastri portanti del metal in Umbria. facebook.com/SubliminalCrusher

Lil'Cora and The Soulful Gang volano a Berlino Ci fa sempre un enorme piacere trovare un gruppo nato qua in Umbria nelle programmazioni dei festival o dei locali esteri. Oggi è la volta di Lil' Cora, che abbiamo conosciuto ed intervistato qualche numero fa, e che ora prende il volo con la sua Soulful Gang per un concerto a Berlino, in un locale storico della capitale: il Bassy Cowboy (www.bassy-club.de - good music STRICTLY BEFORE 1969!). Il concerto che proporranno si arricchisce dei brani del terzo Ep intitolato "IT'S BEGINNING TO RAIN" (2013) contenente l'omonimo inedito di cui il testo scritto da Enrico Zuddas. Quindi i nostri migliori auguri alla band, che inizia questo nuovo 2014 esportando un po' di 60's soul all'italiana in Germania, per poi dedicarsi alla realizzazione in studio del primo LP. www.lilcora.com

ASCOLTA E SCARICA su Rockit “keEPon”, IL NUOVO EP DEI THE RUST AND THE FURY Si chiama “keEPon” il nuovo lavoro dei The Rust And The Fury in free-download ed esclusiva su Rockit. Si tratta di un EP acustico di alcuni brani del primo lavoro, una cover e un brano live. La band di Perugia ha esordito nel 2012 con l'album “May The Sun Hit Your Eyes” (La Fame Dischi / Cura Domestica), album che ha subito raccolto consensi sia di pubblico e di critica e che ha portato la band ad affrontare un lungo tour per tutto il Paese. Attualmente stanno lavorando al nuovo disco previsto per marzo 2014. Vi terremo aggiornati.

Dorian Wood, una grande voce al Loop Cafè Ha scelto anche Perugia come tappa per il suo tour italiano. Il Loop avrà così l'onore di ospitare lunedì 3 febbraio una voce eccezionale. Dorian Wood, nuovo brillante protagonista della effervescente scena gay losangelina, calpesterà il palco del locale di via Cartolari, dopo quelli del Clan Destino di Faenza e del Mame di Padova. Tre soli i concerti italiani per questo “extra-ordinario” artista in tour per promuovere il suo ultimo album, “Rattle Rattle”. Avanguardia e sperimentazione sono parole che vanno unite assieme per spiegare il “caso” dell’artista californiano, tra visual art e performance, opera e orchestra, teatralità. La sua voce incarna l’abilità e la ferocia di autori come Scott Walker, Nina Simone, Nick Cave e Tom Waits.

#24


“The remix EP” dei Did vede la collaborazione di Italo Italians e Urban Recording Studio

SHORT NOISE

Dopo l'esperienza open source coi pezzi di quello che era stato nel 2009 l’esordio dei Did, "Kumar Solarium", anche "Bad Boys" aveva bisogno di una sua estensione, più diretta, senza filtri, verso il dancefloor. E così dalla collaborazione con alcuni producer italiani, supportati da Italo Italians, è nato questo "The Remix EP". Tra i brani, masterizzati presso l’Urban Recording Studio di Perugia, anche "Belong To You", remixato sapientemente da Fab Mayday. L'uscita digitale c’è stata a gennaio, mentre è anche possibile acquistare tramite i canali Soundcloud e Bandcamp di Italo Italians una limited edition (cd, 250 copie) a 3 euro, con dentro una speciale bonus track.

USCITO PER LA BLACK VAGINA RECORDS LO SPLIT TOP HAT SISTERS/BLUE DEAN CARCIONE Un graziosissimo split targato Black Vagina Records vede protagoniste le belle ed autorevoli Top Hat Sisters, gruppo creolo formato da Annette e Francine (ukulele e washboard) e l'eroe del mondo rurale Blue Dean Carcione, reincarnazione di Jeremiah P. Cochran, ricco magnate delle ferrovie originario dell'Oklahoma. Trattasi della prima produzione in vinile (45 giri) dell’etichetta folignate. Lo split Top Hat Sister/Carcione, presente in formato digitale, rigorosamente in free streaming e free download su Bandcamp (al link https://blackvaginarecords.bandcamp.com/album/split-tophat-sisters-blue-dean-carcione) nasce da affinità elettive venute alla luce durante una gara di bevute tenutasi nel porto di Coatzacoalcos.

“WU MING CONTINGENT” E “CRIMEA X” al Cinema Metropolis di Umbertide Segnaliamo due eventi da non perdere che si terranno a febbraio al Cinema Metropolis di Umbertide. Sabato 8 febbraio alle 21.30 toccherà al progetto WU MING CONTINGENT. Wu Ming (per esteso: Wu Ming Foundation) è un collettivo di scrittori provenienti dalla sezione bolognese del Luther Blissett Project (1994-1999), divenuto celebre con il romanzo Q. L'idea che mette assieme il gruppo è proprio quella di superare la classica formula = scrittore che legge i suoi testi + musicisti che suonano i loro strumenti. L'obiettivo è quello di produrre "canzoni declamate", con scarne linee vocali. I testi provengono dalla rubrica Wu Ming Wood, scritta da Wu Ming per il mensile GQ. Venerdì 28 febbraio invece ci sarà l’evento “CRIMEA X meets JOHN CARPENTER”. Un feticcio per gli appassionati di soundtracks e musica elettronica: le composizioni create da John Carpenter, assieme ad Alan Howarth, ad accompagnamento delle pellicole da lui stesso girate tra fine anni Settanta ed inizio anni Ottanta. Un monumentale lavoro di minimalismo sintetico che ha segnato la storia della musica negli anni a venire. Il duo reggiano Crimea X - DJ Rocca e Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò - reinterpreta le musiche di alcuni capolavori di John Carpenter scelti ed editati dal regista Matteo Zoni: "Distretto 13, Le brigate della morte"; "1997 fuga da New York"; "Christine, la macchina infernale"; "The Fog".

In “viaggio” con Olden per raccogliere fondi con Musicraiser per il nuovo album La prima parte della campagna di crowdfunding per il nuovo album di Olden (il perugino Davide Sellari) su MUSICRAISER, sito che permette agli artisti di presentare i propri progetti e di chiedere il sostegno dei propri fans/amici in cambio di ricompense (come ad esempio il download del disco, l'invio del cd ed altre tipologie di "corrispettivo") si è conclusa molto bene. L'obiettivo minimo è stato raggiunto alla svelta, quasi un record per Musicraiser. Ora inizia una seconda fase di raccolta grazie alla quale Olden potrà affrontare tutte le spese di registrazione del disco. Invitiamo quindi i lettori di Umbria Noise a partecipare per contribuire in maniera decisiva alla realizzazione di questo progetto.

#25


PHOTOS In senso orario partendo da qui:

• A toys orchestra (2) @ Urban Club di Riccardo Ruspi • Joan of arc @ Teatro di figura umbro di Valeria Pierini • Le chiavi del faro @ La Caciara di Riccardo Ruspi • Meganoidi (2) @ Afterlife di Amedeo Ferrante

#26


In senso orario partendo da qui:

• Baustelle (2) @ Lyric Theatre di Riccardo Ruspi • Ministri (3) @ Urban Club di Riccardo Ruspi • Max Pezzali @ Palasport di Riccardo Ruspi

#27


GIOCHI WHAT A DIFFERENCE... Trova LE 10 Differenze Gattuzan sul palco del Loop di Perugia

#28


LOSTUDIO8


CORTINA di Andrea Lanzilotto Sharon Jones & The Dap-Kings DI Give The People What They Want FERFINRAMOENTI DI UMBRIA NOISE

Originaria della Georgia, Sharon Jones muove i suoi primi passi, come molti suoi colleghi afroamericani, nei cori gospel della chiesa. Sia nella sua terra natia, che a New York dove si trasferì con la famiglia, ha portato avanti la sua passione per il canto e per la musica, pur lavorando in settori del tutto diversi. Fino a che una etichetta discografica, la Desco Records, se ne accorge e le propone di incidere dei pezzi. Ora, con la Deptone, è arrivata al suo quinto album, tutti realizzati con i The Dap-Kings, band super collaudata con un suono soul e funk, la stessa che Amy Winehouse volle per Back To Black. Dieci nuove tracce dal sapore classico, che richiamano le sonorità degli anni ’60, interpretate in chiave moderna e mettendo al centro della scena la voce della Jones. Un salto nel passato, per immergersi nel mondo che fu di Aretha Franklyn e Otis Reding; si può enfatizzare il tutto scegliendo il vinile e il suo fruscio.

SCON

Mogwai – Rave Tapes La band di Glasgow, formatasi nel 1996, propone un post-rock di elevata qualità, gruppo di culto che ancora a distanza di anni, ha tanto da proporre al suo pubblico. Il loro debutto fu esplosivo e di un livello eccelso, da Young Team a Raves Tapes la loro ispirazione non pare mutata. Un album quasi del tutto strumentale come i precedenti, dai tratti malinconici ma coinvolgenti, i musicisti scozzesi trasportano l’ascoltatore nel loro mondo e difficilmente ci si può sottrarre al viaggio. Rispetto al passato è stato dato maggiore risalto alle tastiere e a un suono elettronico vintage, ma i loro seguaci non si ritroveranno di fronte a uno stravolgimento stilistico, i Mogwai proseguono il cammino tracciato nel corso degli anni con lucida costanza. Presto in tour, passeranno anche in Italia, il 30 marzo a Bologna e il 31 a Milano. Ottima anche la proposta dei formati: box set, lp, 45 giri… ce n’è per tutti i gusti.

FESTIVAL IN GIRO PER IL MONDO febbraio, edizione invernale del festival danese, Copenhagen Jazz Festival 7/23 con tanti ospiti da tutto il mondo. Info: www.jazz.dk febbraio, la macchina del Sonar porta in Sonar Festival Reykjavik: 13/15 Islanda decine di artisti e performance (Major Lazer, Ryuichi Sakamoto, Jon Hopkins, ecc…). Info: www.sonarreykjavik.com

#30


MILLE E PIù non replico!!!

di Lázló Kovács feat. Andrea Mincigrucci

Born to be wild... Scorro le #OscarNoms, i più social tra di voi mi capiranno, e con questo refrain in testa penso a Hopper, Fonda e Nicholson al galoppo sulla Road to nowhere (grande film del vecchio maestro Monte Hellman, ma questa è un'altra storia). Pensandoci mi accorgo che dal mio, parzialissimo, punto di vista il cinema nordamericano è soprattutto sulla strada. Fratello gemello del genere western il road movie segna l'immaginazione collettiva con una sequenza d'immagini senza soluzione di continuità: da Lynch a Malick, passando per Hellman, Rafelson, Peckimpah, Coppola e Scorsese tutti, o quasi tutti, gli autori d'america hanno ceduto al fascino misterioso delle highway, del deserto, e delle grandi fughe. Amore a prima vista per me che porto il nome di Lázló Kovács, a doppio filo legato al cinema e alle fughe tanto al di qua che al di là dell'Atlantico. Tornando alle nomination agli Oscar di prossima consegna, le sei per Nebraska di Alexander Payne e le due di consolazione per Inside Llewin Davis dei fratelli Coen fanno eco alle critiche entusiastiche, ai premi e alle ovazioni che nel maggio scorso dal Festival di Cannes hanno raggiunto l'Italia. Una Palma d'Oro a Bruce Dern protagonista di Nebraska e il Gran Premio della Giuria al film dei Coen hanno contribuito a creare attesa e curiosità nei confronti di questi due ennesimi, grandissimi, american road movies in uscita nelle sale nel mese di febbraio. Ecco fatto dunque, il mio parere su Nebraska, film in sala in questi giorni e il parere di Andrea Mincigrucci (sempre lo stesso migrante dell'intelletto che ha la fortuna di vivere a Strasburgo) su Inside Llewin Davis, che da noi uscirà a fine mese.

Nebraska e il west secondo Payne. Regista e coscienza di un cinema che come pochi altri si bea di vizi e virtù dell’America republicandemocratica. On the road come ai tempi di Sideways, sta volta al trotto di una Subaru ci sono padre e figlio. Dal Monte Rushmore alle distese di mais del Nebraska, i cercatori d’oro al tempo della crisi ci guidano alla riscoperta dell’America e dei suoi pionieri, proiettandoci in un bianco e nero senza tempo, dove uomini e donne puzzano e si annoiano tra il chiacchiericcio e la birra, in attesa di una scazzottata al bar. Sarà la ricerca di un’improbabile fortuna, il mcguffin dal quale partire e attorno al quale riannodare i sentimenti e la storia della famiglia Grant. Il miglior lungometraggio di Payne, cinico e barocco come un film di Nicholas Ray, trova compiutezza nella fisicità segnata dal tempo di Bruce Dern, icona western che in sella al suo nuovo pick-up rende giustizia ed immortalità alla sventurata figura di Woody T. Grant. THE IMMAGINATION IS NOT A STATE: IT IS THE HUMAN EXISTENCE ITSELF (William Blake)

NEBRASKA

INSIDE LLEWIN DAVIS (A proposito di Davis) C’è un tempo ciclico, che è quello della serie degli accordi delle canzoni folk. Dal Sol7 si torna al Do maggiore. Ma è un tempo ciclico con sfumature armoniche, suggestioni emozionali, sempre diverse, sempre dirompenti nella loro semplicità. Ed è semplice la storia di Llewin Devis (un superlativo Oscar Isaac), il cantante folk di origine gaeliche di cui i Coen ci raccontano la storia. Clichés e originalità, si perché c’è sempre una vita passata tra i divani di amici, la strada e i caffè di New York, c’è sempre la virata road movie erede del grande cinema americano, e le tasche sono sempre vuote. Ma stavolta insieme alla chitarra sotto braccio c’è un gatto, e una bohème di facciata che puzza di borghesia e che strizza l’occhio a velleità di star system, ci sono i rifiuti e le delusioni, e non c’è il lieto fine. E Llewin che continua a lottare anche contro cantori irlandesi e feroci cow boys, per guadagnarsi la sua vita con le sue canzonette di quattro accordi, dove dal Sol7 si torna al Do maggiore; ma quello che ci raccontano le sue canzoni, non c’era stato ancora raccontato, o almeno non così. Almeno per il sottoscritto, il capolavoro di Joel ed Ethan Coen. I’VE BEEN ALL AROUND THIS WORLD (Grateful Dead)

Se volete, commentate o sbeffeggiate i miei pensieri su laszlokovacsblog.blogspot.it

#31


PAGINE LETTERARIE A CURA DI MATTEO SCHIFANOIA

PAROLE DALL'UNDERGROUND

Il romanticismo è spesso oggetto di scherno da parte di chi si compiace di definirsi cinico. Un abuso terminologico molto diffuso che mi fa venire il vomito. Possibile che non sia ovvio per tutti che cinismo e romanticismo non sono nemici irriducibili, ma rari e preziosi complici? Di solito chi si dichiara cinico è in realtà un pessimista che cerca di darsi un tono. Questi balordi sostengono che l’amore non esiste, negando l’evidenza, cosa che un autentico cinico non farebbe mai. Il cinismo non è disprezzo per l’intangibile, ma amor del vero. AMORE del vero. Il cinico autentico è il più genuino dei romantici, perché la soglia oltre la quale qualcosa è romantico per un cinico è solo molto più alta e difficile da oltrepassare che per chiunque altro. Datemi un vero cinico e mi farò sua schiava. dal romanzo di Carolina Cutolo “Pornoromantica” (Fandango, 2013)

BARFLY

Erano circa le due del mattino, la serata al Barfly era così bella che decidemmo di andarcene. Siamo così noi, gente a cui piace prendere delle decisioni. Fuori la notte era una di quelle classiche notti in cui la luna splende, il vento soffia e le colline… niente, le colline non fanno niente, stanno ferme le colline, non si muovono. Ci stavamo dirigendo da Ancora verso Porto Recanati. Ad un tratto ebbi un pensiero profondo, romantico, quasi commovente, pensai a quanto sarebbe stato bello continuare il viaggio fino alla Puglia, fino al Capo d’Otranto, fino al mare ed il suo andare senza meta, diventare orizzonte. Ma avevamo il basso ventre inquieto e ci fermammo al primo night club.

Matteo Schifanoia, Perugia, 2005

Amore o desolazione?

Mangiamoci il tacchino riscaldato: andiamo verso il forno tenendoci per mano. Pietro Pancamo, San Gemini (TR), da “manto di vita” (Lietocolle, 2005)

ERBA

Come un filo d’erba accettare (e nel mezzo, un po’, movimentare) questa trappola di vita verticale che fa croce, all’orizzonte, con un giorno sempre uguale. Barbara Bracci, Perugia, 2013.

#32

Momentanea contaminazione La fuga si materializza per un istante concreta ai miei occhi in una vena d’asfalto rovente che si perde all’orizzonte un istante un istante momentanea contaminazione della mia geometrica esistenza alla quale arreso torno con impeccabile costanza. Flavio Scrucca, Perugia, 2013


PROFILI

PAGINE LETTERARIE scritto da Mirco Gatti

il racconto del mese

U

na volta, quando il tempo era brutto, da bufera, neve o vento, la gente cosa faceva? Sicuramente si chiudeva in casa e, tra televisione e qualche volta un bel libro, stramazzava nel pomeriggio uggioso, fregandolo con buoni o meno buoni escamotage. Io da sempre penso alle persone. Male, bene, ma penso sempre a tanti individui anche quando il tempo è bello. Chi ha fatto parte della mia vita e chi semplicemente mi ha soltanto salutato. Penso a cosa faranno in quel dannato pomeriggio d'ottobre, mentre la pioggia a catinelle cade, si schianta e corre verso i tombini intasati per le vie strette di questo paese. A cosa faranno sotto il sole cocente di agosto, tra ombrelloni montati male e materassini sgonfiati e rigonfiati da sospiri di un anno di lavoro, sotto l'ennesima doccia per togliere di dosso il sudore o la salsedine del mare. Penso anche al tempo inesorabile che nessuno può fermare e che forse può solo accelerare. Con l'amore, per esempio... il tempo acquisisce più velocità. è una strana onda adsl che prende la rincorsa e non ti dà il tempo di capirci niente. Penso a me e penso a te, ai fatti storici che ci hanno irreversibilmente segnato e cambiato, al nostro modo di vivere, di pensare, ai miei 14 anni e al muro di Berlino, ai miei 26 anni e al G8 di Genova, agli aerei dirottati sulle torri gemelle e alla faccia sconvolta di Matteo e al suo viaggio a New York rimandato, penso ai tanti avvenimenti accaduti e già dimenticati. Oggi chi è a casa non legge, non guarda la tv ma sta su facebook. I social network ci aggiustano la noia e non ci fanno pensare. Tempo bello, tempo brutto, fa lo stesso. Estate, autunno, inverno, primavera e ancora estate, è sempre uguale. Io, tu, egli, noi, voi ed essi seduti davanti ad un monitor strimpellando una tastiera, un I-Phone o un tablet per massacrare questo pomeriggio, uggioso o assolato che sia, che non se ne può più. Ma non ce la faccio, devo continuare a pensare alla gente ed anche su Facebook il pensiero è insistente. Quanti di voi hanno defunti tra i loro contatti? Quanti profili di gente scomparsa? Questa virtuale realtà m'ha scombinato alcune percezioni e se vado sul profilo di Luca, Paola e Fabrizio, mi sembra che ancora siano in vita. Invece se ne sono andati. Chi per infarto, chi per amore e chi per tumore. Solo i loro profili... rimasti. Mentre scrivo, muoio e ammazzo il tempo. Mentre leggi muori perché scorre il tempo. Ma io penso alla gente e mi chiedo: chi utilizzerà il suo account adesso che Luca non c’è più? La sua ragazza?... I suoi genitori? Sono solo profili... Il tempo intanto passa... e lì dentro non muori. Perugia, dicembre 2013

#33


PAGINE LETTERARIE

QUATTRO NOISEs CON... di Francesca Chiappalone

FLAVIA GANZENUA

AL TROTTAMUNDO IL 21 FEBBRAIO, ORE 20 E lui disse: "Ti darò ciò di cui hai bisogno". E lei, da Cappuccetto Rosso, si trasformò in lupo... Nei racconti di Flavia Ganzenua vengono accarezzati i lati oscuri, quelli che a volte si nascondono e che hanno a che fare con le passioni senza voce, con le voglie a forma di favola, dove il lupo e la bambina hanno stessa fame, stesse paure, stessa malinconia. Sono inquadrature, gesti tagliati, ruoli che mutano, cavalieri che non esistono, nemici, tregue, attese, brandelli che si concedono lentamente, perché sia più dolce avere fame. Prima di sentirla dal vivo al Trottamundo di Perugia, il 21 febbraio, le abbiamo fatto un paio di domande per curiosare meglio all'interno del suo libro, La conta delle lentiggini (CaratteriMobili 2013). La conta delle lentiggini sembra fatto di carne, di pelle e di desiderio di essa. Anche i personaggi che compaiono nei racconti sono come pezzi di un unico corpo che respira, che pulsa. Sembra quasi che, più che seguire una storia, si seguano gli appetiti e i ritmi di un organismo…

“La conta delle lentiggini è proprio questo: un corpo che respira. Un corpo perennemente in bilico tra infanzia e pubertà, né maschio né femmina, acerbo e antichissimo allo stesso tempo. Un corpo segnato da una profonda cicatrice. Ogni racconto non è che un punto di sutura. La mia è un’autopsia, autopsia del dolore, autopsia del desiderio”. L'amore, il sentimento, la relazione sentimentale sono fatti di carezze e graffi, di un toccarsi e di uno slacciarsi continui: è l'universo de “La conta delle lentiggini” o più in generale uno dei tanti modi imperfetti che abbiamo di starci vicino e che tu hai descritto così?

“Credo sia il mio modo imperfetto di stare proprio lì, dove mi è stato dato di stare. È stato sempre così - da sempre, da quando mi ricordo”. Flavia, tu sei una di quegli scrittori che girano, leggono in pubblico, si lanciano nella performance: negli ultimi anni sempre più autori hanno coltivato questo rapporto diretto con il lettore, creando spettacolo e promozione insieme, dando alle parole voce, timbro, esperienza visiva. è uno strumento in più per promuoversi o un modo diverso per scoprire la scrittura?

“è uno strumento per promuovere il mio ‘lavoro’, ovviamente, ma è anche altro. Io vengo dal teatro. Ho iniziato come attrice, poi mi sono diplomata in Drammaturgia alla Paolo Grassi di Milano. È nato tutto da lì. Per questo sento la necessità di verificare costantemente ciò che scrivo, di leggerlo ad alta voce, per vedere fin dove arriva e se arriva. Non posso farne a meno, ne ho bisogno”. Qualche titolo che non puoi non consigliare, a cui tieni particolarmente, da leggere senza voce, ad alta voce, in bagno, in metro, insomma ovunque e senza dubbi.

“Dondolo di Samuel Beckett e La fine di Alice, di A. M. Homes. Da leggere e rileggere, da perderci la voce”.

#34


STONER – John Williams

PAGINE LETTERARIE

CONSIGLI PER LA LETTURA

(Fazi, 2013, p. 334) Nel 2006 la New York Review of Books ripropose il romanzo STONER di John Williams, uscito nel 1965, riesumazione paragonabile a quelle della Nemirovsky e di Fallada. Romanzo tra i più raffinati, acuti e profondi, racconta in terza persona, con una voce fra il malinconico e l’ironico, la semplice vita di un professore universitario del Missouri fra il 1910 e il ’56. Quasi non ha trama, gli eventi più comuni si succedono con rare punte extra, tutto risulta prevedibile, ogni fatto confluisce nell’ovvio. Eppure! La prosa asciutta e leggera, quasi nascosta, ci offre il senso di un’esistenza coerente, la dura strada alla ricerca del valore, il prezzo dell’onestà intellettuale. Williams non ci sbatte mai in faccia moralismi o didascalie, ci coinvolge con delicatezza nel destino di un ‘uomo senza qualità’. Così scopriamo un po’ alla volta che si tratta di un eroe, quasi d’un martire, capace di trasformare la quotidianità in nobiltà. Marco Rufini

La Piramide – Juan Villoro (Gran Vìa, 2013, p. 256)

Gran Vía è un editore con una storia breve ma di valore. Un paio d’anni fa il suo fondatore, che dal 2005 gli aveva ritagliato un posto importante nella traduzione in Italia di molta buona narrativa spagnola contemporanea, ha deciso di passare la mano. Così è arrivata Annalisa Proietti, narnese con alle spalle esperienze in varie case editrici del Centro Italia. Gli orizzonti di Gran Vía, con lei, si sono ampliati e a novembre è arrivata la pubblicazione di La Piramide, splendido romanzo dello scrittore messicano Juan Villoro. Sospesa a metà tra utopia e distopia, in un Messico surreale, ostaggio dei narcos e dei quattrini degli yankees, questa storia conferma le qualità di un autore che in patria è considerato uno dei massimi eredi di un gigante come Carlos Fuentes. Scrittura brillante, idee vorticose e immaginifiche, un impianto narrativo solido e un impatto, intellettuale prima che emotivo, poderoso. Libro consigliatissimo. Giovanni Dozzini

La linea di minor resistenza - Carlo Fruttero (Gallucci editore, 2012, p. 32) Dettato alla figlia e pubblicato postumo per volere dell’indimenticabile scrittore torinese, questo libro racchiude un mini poema epico illustrato (da Giuliano della Casa), ricco di metafore sulla vita. Protagonista un'armata di soldati che viaggia lungo un percorso immaginario, dove l’idillio dei luoghi di riposo viene spazzato via dalla guerra, giunta a portare orrore e a rompere le fila dei soldati;in molti, storditi dalle violenze abbandonano la marcia e si disperdono. A proseguire il cammino non rimane che un gruppuscolo di superstiti, simile a un’armata Brancaleone o alla strampalata brigata partigiana del “Sentiero dei nidi di ragno”: i soldati, sfiniti ma sereni, approdano sulle rive di un lago di piombo, a chiedersi l’un l’altro, laconicamente, cos'è poi questa linea che ci si ostina a seguire e dov’è che va a finire. Giulia Coletti

Rayuela (Il gioco del mondo) - Julio Cortázar (Einaudi, 2013, p. 633)

Parigi. Buenos Aires. Il jazz. Il circo. Un universo di personaggi variopinti attraverso cui si dipana la riflessione sulla vita, l'amore, la follia, la filosofia. Un libro da leggere in mille modi diversi, saltellando su e giù per i capitoli come nel “gioco del mondo”, appunto. Inseguendo Lucia, “la Maga”, principio e fine di ogni riflessione, ago della bilancia anche nella sua assenza. Cercata, evocata, abbandonata come ogni desiderio impossibile. Un libro che distrugge ogni convenzione letteraria e costruisce un nuovo patto narrativo con il lettore: “fidati di me -ci intima Cortázar- e non te ne pentirai”. Un libro in cui perdersi, sognando una Parigi come ognuno se la immagina: bella e decadente. Einaudi lo ripropone in occasione dei cinquanta anni della prima pubblicazione con un'appendice in cui Cortázar racconta la storia del libro. Lucia Mariani

#35


Strada delle Fratte, 2/a │ 06132 Perugia tel. +39 075.5279902 │ fax +39 075.5289143 www.artigrafichepaciotti.it │ info@artigrafichepaciotti.it