Page 1

radiolari, the rust and the fury, ministero del metallo, marta sui tubi, PAGINE LETTERARIE


PHOTOREPORT

4/6 ottobre 2013 - ROCCA PAOLINA (PG)

UMBRIA NOISE

La Musica Umbra in Mostra

Dal 4 al 6 ottobre, durante il Sottosuolo Festival 2013, si è svolta presso la Rocca Paolina la nostra mostra di musica umbra. Abbiamo esposto circa 500 album prodotti dai gruppi locali (collezione Riccardo Corradini), le interviste ai musicisti di Danilo Nardoni (pubblicate sul Giornale dell’Umbria), e delle selezioni fotografiche a cura dei nostri piu cari collaboratori tra cui Maria Alessia Manti (instagram.com/marialessiamanti), Uliana Piro (ulianapiro.tumblr. com), Valeria Pierini (valeriapierini.it), Amedeo Ferrante (amedeoferrantefoto.altervista.org) e Riccardo Ruspi (riccardoruspi.it). Un sincero GRAZIE a chi ha contribuito, a chi è passato durante i tre giorni ed ovviamente agli organizzatori della manifestazione. Riccardo e Danilo

Foto di Dave Tavanti


EDITORIALE DI DANILO NARDONI DANILO NARDONI

Redazione

Danilo Nardoni, Riccardo Corradini, Clara Vincenti, Sara Petruzzi, Riccardo Ruspi, Matteo Schifanoia redazione@umbrianoise.it

Hanno collaborato

Andrea Lanzilotto, Michele Bellucci, VALERIA PIERINI, ANGIE BACKTOMONO, MARCO ZUCCACCIA, giacomo caldarelli, barbara bracci, dave tavanti, Frankje dj, Massimo Margaritelli, ENRICO CERQUIGLINI, Giovanni Dozzini, Giulia Coletti, Lucia Mariani

Pubblicità

Riccardo Corradini cell. 345.7589349 pubblicita@umbrianoise.it

Progetto Grafico e impaginazione LOSTUDIO8 - 328.3318865 luca@lostudio8.com

Stampa

Arti Grafiche Paciotti Strada delle Fratte 2/A - Perugia Testata giornalistica registrata c/o il Tribunale di Perugia n. 3/2012 del 3 Febbraio 2012 Umbrianoise è un marchio registrato. Marchi - Altri prodotti e nomi usati possono essere registrati ed appartenere ai rispettivi proprietari Umbrianoise è l'organo di stampa dell'Associazione "Club Noise" in collaborazione con "l'Accademia perugina della musica e della cultura Luca Marenzio". Testi e fotografie non possono essere riprodotti, neppure parzialmente, senza l'autorizzazione dei rispettivi titolari dei diritti. L'editore e la redazione sono esonerati da ogni e qualsiasi responsabilità, diretta o indiretta, verso gli organizzatori, i lettori e ogni altro soggetto a qualsiasi titolo interessato, per l'esattezza, la completezza e l'aggiornamento di dati, notizie e informazioni relativi ad eventi, manifestazioni, iniziative. Si consiglia di ottenere direttamente dagli organizzatori preventiva conferma di date, orari luoghi e programmi.

INDICE Umbria Noise è stampato su carta riciclata

www.umbrianoise.it info@umbrianoise.it

In Umbria con lo “spirito” dei Velvet Underground

Mentre stavamo chiudendo il numero di novembre è arrivata la notizia della morte di Lou Reed. Ormai non c’era più tempo per ricordalo come avremmo voluto, se non ripiegare in queste poche parole e righe d’editoriale. I ricordi, infatti, sono andati subito allo storico concerto del marzo 2006 al teatro Turreno tenuto per la Stagione d’Autore (Perugia aveva risposto con un tutto esaurito ad una delle figure più leggendarie del rock) e a cosa avevo scritto dopo quel concerto dalle pagine di un quotidiano: “Lo abbiamo sentito evocare vaganti allucinazioni sonore, attraverso l’inconfondibile suono della sua chitarra, e cantare dalle viscere, grazie a quel suo tipico approccio narratorio al cantato. I movimenti di Reed sono rallentati, ma la sua musica viaggia ad alta velocità. Ha smesso di calpestare il lato selvaggio della vita, ma se per lui è ormai finito il momento di stupire, non si può dire altrettanto per quanto riguarda la sua capacità di emozionare”. Con “Who am I?” lasciò il palco dopo quasi due ore di concerto: “A volte mi meraviglio di chi sono...”, ricordo molto bene cantò quindi sul finale. Sì, anche Perugia può dunque dire di aver ospitato il vero e autentico “New York city man”. Lou Reed con le sue storie ha infatti raccontato nel tempo la faccia oscura e decadente di New York - città che è sempre stata il suo fulcro creativo - e dell’America. E con oltre quaranta anni di carriera camaleontica alle spalle ha fatto la storia del rock. Prima con i Velvet Underground (una delle band più influenti della musica rock), poi da solista, il musicista americano è stato il punto di riferimento per diverse generazioni, anche per le nostre. Così anche l’Umbria, possiamo dire, è stata attraversata dallo “spirito” dei Velvet Underground, in vari periodi: con Nico nei primi anni ‘80, ospite dello storico Suburbia di Ponte San Giovanni, poi con John Cale, che ricordiamo a Rockin’Umbria in un memorabile concerto dedicato a New York insieme a Johnny Thunders dei New York Dolls, ed infine grazie all’incontro con Reed al Turreno. Quello di Lou fu anche uno degli ultimi concerti tenuti nel teatro di piazza Danti, prima di una chiusura che ha coinciso con la fine di un periodo straordinario, musicalmente parlando, che vide al Turreno esibirsi, grazie alla Musical Box di Sergio Piazzoli, anche gente come David Byrne, Sakamoto, Astor Piazzolla, Joe Jackson, Elvis Costello, David Sylvian, Arto Lindsay, oltre a tutti i grandi cantautori italiani. Sarebbe quindi cosa “buona e giusta”, da parte dei soggetti preposti a fare questo, ripensare di riconsegnare agli umbri uno dei luoghi più importati per la vita culturale di Perugia e non solo, che tanto ancora potrebbe dare in particolare alla musica. Voltiamo ora pagina, per non rattristarci ancora di più, con l’invito invece a sfogliare le pagine di Umbria Noise per vedere cosa abbiamo tirato fuori stavolta dalla scena musicale umbra per raccontarvi ancora di altri piccoli “loureeddini” che ogni giorno crescono, portando avanti il loro percorso di musicisti tra difficoltà (molte), certezze (poche) e soddisfazioni (comunque tante). Senza dimenticare le nostre pagine letterarie che stavolta (sarà l’atmosfera di Umbria Libri!) raddoppiano, visto che alle consuete rubriche Parole dall’Underground e Racconto del Mese (un ringraziamento a Marco Rufini), si aggiungono anche “Quattro Noises con...” e i Consigli per la Lettura.

Radiolari.................................#4 The Rust & the Fury.............#6 Ministero del Metallo............#8 I'm with the band................#10 Vittek Records.....................#11 Marta sui Tubi.....................#12 Agenda..................................#14

manzOni al rework.................. #16 Mei............................................. #17 Photo......................................... #18 Vaga_mente.............................. #19 ShortNoise................................#20 Cortina di ferro........................#22 Cinevisioni................................#23 Pagine letterarie......................#24

L'illustrazione in copertina è di nadermarouf / ERRATA CORRIGE L'illustrazione in copertina del numero 17 di Ottobre era di Anfragiu

UMBRIANOISE Direttore responsabile


Radiolari fuor d’acqua

DI DANILO NARDONI

Un duo tutto al femminile che dopo dieci anni di live ha iniziato a “fermare” in un primo disco i propri pezzi, profondi come oceani

Si sentono come esseri che captano e trasmettono. Proprio come le radio. Ma loro non sono “radio”, sono Radiolari. Le cose che fanno colpiscono persone diverse, perchè alla fine le loro sono cose, anche se ricercate, molto melodiche ed “orecchiabili”. Non radiofoniche, ma sicuramente “radiolari”. I Radiolari sono Francesca De Mai (voce, chitarra) e Chiara Angeli (pianoforte, tastiere, ritmiche). Le due musiciste-artiste, la prima di Foligno e l'altra di Magione, hanno incrociato i rispettivi percorsi all’Accademia di Belle Arti di Perugia e suonano insieme dal 2000. Il progetto Radiolari, attraverso un dialogo più stretto tra queste due sensibilità (in passato erano in sette, in quattro, in tre), ha invece preso vita tre anni più tardi, “ed è ciò che rimane di quegli anni accademici di ricerca, studio ed esplorazione” dicono. Per questo motivo nel duo la componente visiva, con foto, immagini e disegni che accompagnano i live, è molto importante. Fin da subito alla ricerca di sonorità suggestive e profonde, come gli abissi oceanici, cercano di tirar fuori dal cilindro una sorta

#4

di canzone d’autore sperimentale. Le performance di questo duo tutto al femminile sono quindi una vera e propria decorazione artistica, in cui l’arrangiamento musicale dei brani trova un megafono amplificatore anche di altre espressioni artistiche. Chiara passando dal piano alla batteria riesce ad arricchire e a creare sfumature delicate che donano originalità al gruppo, mentre Francesca riesce con voce delicata a bilanciare i testi, da lei scritti, e a dare spinta emotiva con il suono della chitarra acustica. Il loro nome poi è un continuo gioco di parole studiato ad hoc per creare altre suggestioni, oltre al rimando della radio: i Radiolari infatti si ispirano, già dal nome, ad “invisibili” abitanti di mari e oceani, protozoi, veramente notevoli per la bellezza della loro struttura complessa e del loro minuscolo e fragile scheletro calcareo, che vivono nel plancton marino. Quando muoiono i loro scheletri si depositano nel fondo del mare e creano dei disegni simmetrici. “Tutto questo – osservano – poteva somigliare al nostro modo di intendere quell’operazione musicale che volevamo compiere, l’idea che la struttura di questi organismi creava simmetrie casuali ma perfette ci ha illuminato!”. “Vogliamo fare – aggiungono – forme simmetriche con i nostri scheletri, vivere nel plancton marino, trasportati dalle onde, e nutrire i pesci! O semplicemente, forse potrebbe bastare, abitare oceani. Ma in Umbria non c’è il mare e


quindi per sopravvivere abbiamo bisogno di grande fantasia… pur essendo radiolari fuor d’acqua”. Il legame con le arti, in particolare, è per i Radiolari molto forte. Basta assistere ad una loro esibizione per vedere che per le due ragazze esistono, oltre a quelli musicali, anche altri “strumenti” come lavagne luminose, televisori, proiettori, foto, disegni. Tutti “effetti speciali” indispensabili per creare il loro ambiente sonoro: “Questi elementi – affermano Francesca e Chiara – sono per noi proprio come degli strumenti, li consideriamo nell’arrangiamento come fossero note. Anche per questo motivo è stato veramente difficile per noi registrare qualcosa”. Ma alla fine ci sono riuscite: “Ci abbiamo messo tantissimo tempo prima di trovare la condizione per registrare, un po’ perché il nostro atteggiamento non è solo musicale e quindi dovevamo capire come riportare quell'atmosfera che creiamo con le proiezioni dal vivo in un semplice ascolto; quindi abbiamo lavorato pulendo il più possibile, fino ad arrivare ad essere scarne, ma ricche di sfumature, accenni microscopici”. Le condizioni all’improvviso sono state per loro favorevoli e finalmente dopo 10 anni di live hanno cominciato a “fermare” qualcosa in un disco composto da sette pezzi. Il primo brano che hanno registrato è stato “urlamare”, l'ultimo del disco, su invito di Marco Sicci della Darsena, che le ha invitate a registrare a Castiglione del Lago da Matteo Burico presso Rokkaforte Records, per entrare a far parte della compilation “Darsena No Labels”. Dopo sono arrivati Daniele Rotella e Francesco Federici che hanno segnalato ai Radiolari l’iniziativa dell'Ostello Musica di Perugia che

metteva a disposizione tre giorni di registrazioni gratuite. Quindi lì, presso lo studio Cura Dometica, hanno registrato altri 5 pezzi. Poi sono tornate al Rokkaforte per registrare anche “maledetta” e a fare il mastering del disco. Dentro questo lavoro troviamo pure le chitarre di Francesco Federici (“era paura”, “non è”) e di Pat Pend (“abbagliante”). Il disco poi ha un packaging molto particolare, si trasforma in una stanza e con il cd nascosto sotto un “tappeto”. “È un opera originale fatta a mano – spiegano – ideata per riportare un poco l'atmosfera surreale che cerchiamo dal vivo! Lo abbiamo messo in vendita su ‘etsy’, un portale internazionale (il primo nato) rivolto all'autoproduzione, perché ci piace sperimentare canali diversi, non propri della scena musicale”. Ora le due musiciste stanno suonando il più possibile dal vivo, affiancate da un fonico (“figura fondamentale quanto un musicista”, affermano) e stanno cominciando a pensare “a come, dove e perché registrare altri pezzi”, visto che ne hanno molti nuovi “che già suoniamo e che aspettano”.

#5

facebook.com/pages/Radiolari

Foto di Laura Tofani


Ostello M. Spagnoli (Perugia)

Registrazioni DEL nuovo disco dei

DI RICCARDO RUSPI

The Rust and The Fury

“Questi studi entreranno nella storia”, dice spesso Michele. Non so se ci entreranno, non ci sono mai stato dentro alla storia. Però è stato bello vivere quest'atmosfera per un pomeriggio. A Daniele brillavano gli occhi, ad ogni ascolto delle nuove tracce. Francesco faceva la parte del severo, ma in realtà qualche emozione la lasciava trapelare. Andrea ha sudato un sacco, per arrivare al ritmo giusto. C'era anche Marco, al telefono e nelle registrazioni che ripassavano, e poi è arrivata Francesca, a completare il lavoro e i sorrisi. C'erano anche tanti amici, altri volti e altri nomi, che potrebbero anch'essi suonare come nomi qualsiasi, ma che forse un giorno scopriremo essere stati piccoli pezzi di un grande disco.

#6


#7 facebook.com/TheRustAndTheFury


DI RICCARDO CORRADINI

Un MINISTERO DEL METALLO per diffondere il “verbo” del metal

Punto di riferimento in Umbria per tutti gli amanti del genere, questa bella realtà sta sognando un grande festival sullo stile dei classici di tutta Europa

“L'idea era quella di fondare qualcosa che facesse da collante per la sbandata scena metal umbra, la covavamo da tanto tempo io e gli altri due ministri. Abbiamo fatto tante feste private per creare una base su cui fondare questo movimento”: sono queste le prime parole che ci manda Fabio Bonazzi Bonaca presidente dell'associazione “Ministero del Metallo”. Nel giro di pochi anni, quello che era un piccolo gruppo di amici, è diventato un gigantesco punto di riferimento per ogni amante del genere. I fondatori del Ministero sono: Luigi Castellani fondatore degli Adamas (Thrash band di Spoleto) e organizzatore del pluriennale evento metal RockEggiAndo compreso lo spin off Livin' on the Eggi; dj Demone di Metalwave (trasmissione metal ospitata dalla radio ternana Radio Galileo), ideatore nonché anfitrione del famigerato evento ormai postumo "Icciano Metalfest", che ha visto presenziare numerose band tra cui Violentor, Heatlers, Bat-

#8

tle Ram, Profanal, Firbholg; e Fabio Bonazzi Bonaca ("PutreFaxx" o Zerok drummer dei Firbholg) che ha dato vita ad un evento metal ormai "estinto" denominato "Putrenacht". “Il metal è un genere di nicchia - continua Fabio - e in un luogo che è abbastanza isolato e bigotto come l'Umbria, essere un metallaro era quasi un delitto. Abbiamo vissuto anni di oscurantismo in cui dovevamo ascoltare la ‘nostra’ musica nelle nostre camerette, all'oscuro da orecchie indiscrete. Dovevamo rivelare a pochi amici fidati, che ascoltavamo una musica tanto energetica quanto violenta con tematiche spesso tabù per la società locale e non solo. C'è da dire che con il tempo grazie anche ai nuovi media il ‘verbo’ del metal è stato più o meno diffuso sebbene sia ancora osteggiato ed etichettato come ‘Musica del Diavolo’ (non lo era anche il blues?!?). Gli appassionati, per una regione che conta circa un milione di persone, ci sono (secondo noi circa uno su mille). Siamo pochi e siamo ‘divisi’ per gusti e per carattere, così come le band che sono spesso concentrate sul proprio lavoro e abbandonano un po' lo spirito consociati-


Quali sono i concerti che ricordate con più piacere?

“Di sicuro l'usuale e ormai celebre RockEggiAndo che ha ospitato ed ospiterà band dall'Italia e dall'estero, il Burning Ruins Metal Fest organizzato a Terni presso il teatro romano insieme a Simone Zampetti ma anche il Camp Hell Metal Fest a Campello sul Clitunno (ne approfittiamo per ringraziare l'amministrazione locale con speciale menzione di merito per il sindaco). Quest'ultimo evento è stato il più grande fino ad ora organizzato ed ha avuto un riscontro ottimo sia dal punto di vista della qualità artistica che per le presenze (circa 500). Nonostante il tempo sia stato ballerino i metallari sono restati ed hanno reso l'evento memorabile. Se il meteo fosse stato inclemente avrebbe dato un brutto colpo alla nostra organizzazione dato che le spese vive erano già state attivate (cibo, service, autorizzazioni) e che

siamo totalmente privi di qualsiasi forma di sponsorizzazione. Il rischio economico è stato sostanzioso, ma per fortuna tutto è andato per il meglio ed abbiamo potuto terminare gli spettacoli senza danni”. Progetti per il futuro?

“Stiamo registrando un documentario video grazie all'aiuto della Lafresia Media Productions, con una testimonianza diretta della nostra attività e dei concerti che si sono succeduti durante il Camp Hell Metal Fest. Il documentario comprenderà anche una serie di interviste a noi e ai nostri collaboratori. Speriamo di fare a breve un salto di qualità e realizzare quello che è il nostro progetto di sempre: un bel festival sullo stile dei classici di tutta Europa. Sognare non fa male, anzi serve a coltivare quella sana megalomania che contraddistingue ogni buon metallaro”. Questi ragazzi hanno le idee ben chiare e sanno perfettamente di cosa stanno parlando. Noi di Umbria Noise ovviamente gli abbiamo chiesto di tenerci aggiornati sui gruppi, gli eventi e le novità della scena... quindi a presto "Ministero".

Manifesto dell’associazione

“Spreading the message to everyone here”

(Metal militia – Metallica, Kill 'em all, 1983) Intento dell'associazione Ministero del Metallo è promuovere la cultura legata all'heavy metal, ma non è nostra intenzione fare proselitismo. Fa proselitismo chi è convinto di possedere una verità assoluta e adatta (o adattabile) ad ogni coscienza. Il messaggio di cui ci facciamo portatori è ben diverso: si presta ad essere presentato a chiunque, ma non si “adatta” a chiunque.

“Every one of us has heard the call”

(Metal warrior – Manowar, The triumph of steel, 1992) Ognuno di noi sa – per esperienza diretta – che la nostra musica ha la forza di attrarre a sé, già al primo ascolto. Il nostro compito consiste, di conseguenza, nel creare uno spazio di incontro capace di oltrepassare la censura – troppo spesso grossolanamente moralizzante – e l'estrema localizzazione subìte dalla voce che ci incarichiamo di spargere affinché a tutti sia data la possibilità di “sentire la chiamata”.

"I despise this fucking place!"

Disciple, Slayer. God Hates Us All, 2001

Alessandro Togni

#9

facebook.com/ministerodelmetallo

vo che dovrebbe contraddistinguerci, per lo meno per avere un bel pubblico ogni volta che si suona. Il paradosso è proprio lì, quello di avere un discreto numero di band, tanti concerti e poco pubblico”.


I'M WITH THE BAND BODY/HEAD (KIM GORDON & BILL NACE) Serendipity (Foligno) – 26/10/2013

di ANGIE BACKTOMONO FOTO di VALERiA PIERINI

Kim Gordon è blu. Non lo ricordavo dallo stordimento sedicenne dei Sonic Youth live ad Arezzo Wave, né dall’adorazione più cosciente del tour di Daydream Nation qualche anno dopo a Ferrara; finora non avevo percepito questa tonalità fredda e aliena nel suo basso plumbeo, né nel velluto slabbrato della sua voce. I guizzi chitarristici dell’ex compagno artistico e sentimentale Thurston Moore hanno sempre avuto un brillare argenteo, sapientemente scalfito dalle aggressioni di Lee Ranaldo. Niente di tutto questo ci aspettiamo di sentire stasera, ammoniti al limite del terrore dalla fama di inascoltabilità sperimentale che il suo nuovo progetto si è guadagnato; nulla di particolarmente cerebrale o ardito esce però dalle due sei corde sollecitate sul palco, se non un’ostilità piuttosto prevedibile e in qualche modo inutile, persino autoreferenziale se ricondotta al personaggio. Perché Kim può permettersi una performance poco accessibile ma non autenticamente ostica, impegnativa ma non avanguardistica, solo in virtù della grandezza passata e dell’indubbio, evidentissimo carisma. Inevitabile quanto ingiusto riflettere sul passato glorioso dei due precedenti sodali nell’ensemble di Glenn Branca, dove la chitarra era portata a ben altri estremi di sperimentazione esasperata e magnifica; l’indulgenza non è dote che mi appartiene e non posso fare a meno di chiedermi a quanti musicisti meno illustri sarebbe concesso di esibirsi con una proposta sonora godibile ma fondamentalmente superflua, così come non posso non osservare l’inadeguatezza del look da ragazza rock’n’roll newyorkese sul corpo, pur bellissimo, di una signora poco più giovane di mia nonna. Captando gli apprezzamenti da entrambi i sessi che serpeggiano nelle prime file, non esterno la mia perplessità, consapevole che il magnetismo individuale è ben più potente dell’oggettiva portata artistica del momento. Il blu continua a imperversare finché, con conseguente asettica precisione, viene sigillata un’ora di esibizione; solo Bill Nace sembra cercare ancora qualcosa, quando mi fissa alquanto inquietante a pochi metri dal bar, inducendomi alla fuga.

#10


DI RICCARDO CORRADINI

Vittek Records

musica da distribuire gratuitamente

#11

www.vittekrecords.com

Nata dall' idea di un giovanissimo Alessandro Cicioni, la Vittek Records ha compiuto da poco il suo terzo anno di età. Affiancato da Francesca Chellini e da alcuni collaboratori saltuari questa “netlabel” nasce con il preciso obiettivo di "dare voce a quegli artisti rinchiusi nei loro profili MySpace”. Una metafora pittoresca ma che rappresenta “una triste realtà”, come dice il fondatore Alessandro: “Adesso sono cambiati i mezzi di comunicazione e social network, ma il problema rimane". Essendo una netlabel il 99 % delle distribuzioni avviene online tramite il free-download. I generi principali sono l'elettronica e l'hip-hop ma ci sono state anche pubblicazioni rock e punk. "La differenza sostanziale dalle altre etichette è quella di non dover perseguire la via del guadagno a tutti i costi - continua Alessandro - ci sono delle release a pagamento (il

guadagno va direttamente all'artista) ma l'obiettivo principale è quello di distribuire gratuitamente. Purtroppo è abbastanza difficile emergere nell'ambito netlabel, ma noi nel nostro piccolo abbiamo visite da tutto il mondo grazie alla nostra continua espansione (sono circa 350 le release dell'etichetta)". Gli artisti umbri, ci svelano i ragazzi dell’etichetta, “hanno una corsia preferenziale”. Attualmente infatti stanno lavorando al disco dei Karrandash ed hanno lavorato con Lucy Van Pelt, R.E.L.O.A.D., Mauseres, Syllarx, Papermate, Chiara Marcellini Trio, Giuseppe Scola e Luca Nicacci, Newton Heath, Jese, Jet&Incubo e Silvia. Ma non si fanno mancare anche artisti internazionali su cui l' etichetta punta molto: Aislinn Ellen Doyle (Irlanda), Stelly Currie (Australia), Danny Lopez (Australia), Issuez Seven (USA), K2Kay (Nigeria), Zeber (Polonia). “Un nuovo progetto al quale stiamo lavorando da poco è quello di entrare all'interno delle scuole di musica umbre e italiane per dare la possibilità ai ragazzi più meritevoli di essere pubblicati attraverso la nostra etichetta. Oltre a questo curiamo un programma che si chiama Vittek Tape (15 minuti al giorno), che viene trasmesso in un circuito di piccole radio e webradio. È prodotto in co-partecipazione con Radiophonica, la web-radio dell'Università di Perugia che ringraziamo molto per il supporto al nostro progetto".

vittekrecords@gmail.com

La “netlabel” nasce con il preciso obiettivo di dare voce a quegli artisti “rinchiusi nei loro profili MySpace”


ALLE SPALLE

GUARDIAMOCI

DI Michele Bellucci

“Le cose cambiano rapide più dei perché. Poi si confondono, scelgono loro per te”. Parole che arrivano dal passato, il passato di una delle formazioni italiane più esplosive degli ultimi 10 anni nonché tra le band più amate da chi ricerca nel panorama contemporaneo un rock d'autore dal sapore genuino. Parliamo dei Marta Sui Tubi, prima duo, poi trio, infine quintetto di musicisti che sul palco sembrano spremere ogni goccia di energia dal proprio corpo per trasferirla, almeno idealmente, ai propri spettatori. Un modo di concepire la musica che appare più affine ai rockers di 40 anni fa piuttosto che ai personaggi “incipriati” che popolano il piccolo schermo e le radio nazionali. Una guida perfetta per il viaggio indietro nel tempo di questo mese potrebbe dunque rivelarsi Giovanni Gulino, voce e guida di questa band sospesa tra punk e poesia.

POETICO PUNK, ROMANTICO ROCK, PUNGENTE POP... In viaggio nel tempo con Giovanni Gulino, imprevedibile anima dei Marta sui Tubi, attesi per sabato 9 novembre all’Urban di Perugia

cresciuto con mio papà che negli anni '70 invece di accendere la tv metteva i dischi, soprattutto quelli di Adriano Celentano. Oggi è difficile trovare qualcuno che ascolta concentrato, che cerca di carpire gli aspetti più reconditi o la struttura melodica di un brano”. Una fruizione figlia della velocità dei nostri tempi, dove sembrano perse certe abitudini che erano normali allora. “Quando avevo circa 15 anni – ricorda sorridendo Giovanni - facevo già ascolti molto particolari. Mi piacevano Siouxsie and the Banshees o i Cure, veleggiavo tra il punk e il dark. Non erano certo passioni condivise dai miei coetanei, almeno non la maggioranza”. Per niente difficile da immaginare che nell'adolescenza di questo ragazzo siciliano, di Marsala per la precisione, sia spuntata improvvisa ed irresistibile la voglia di guardare oltre. La storia è ben nota a tutti i loro estimatori: Foto di Riccardo Ruspi lui con una voce potente e iperbolica che suona in giro per Bologna con un virtuoso chitarrista. Impossibile non notarli e spingerli a registrare quel "Muscoli e dei" che risveglia dal torpore gli addetti ai lavori. Tanti live, tanti nuovi amici-artisti e una consacrazione repentina che, lontana dai

“In tutte le epoche ci sono stati dei problemi, dei muri da superare - esordisce Gulino - soprattutto per i giovani. Al momento è il lavoro quello più grande, anche se rispetto al passato questo è vero per tutti, senza distinzioni sociali o politiche. Negli anni '70 la maggior parte dei disoccupati non era certo composta da laureati!”. Togliamoci subito di dosso la cupezza di certi argomenti, torniamo indietro di qualche decina d'anni e parliamo invece di musica, forse ancora una speranza in questo mondo storto: “La musica è una valvola di sfogo, un momento di evasione... è un sognare ad occhi aperti, perchè puoi trovare un alleato nel musicista, uno che cura la tua malinconia. Trenta o quarant'anni fa la musica si ascoltava come si vedeva un film: mettevi il disco, abbassavi le luci e ti immergevi in quell'esperienza. Io sono

#12


martasuitubi.com

riflettori mainstream, fa sentire i loro fan della prima ora quasi gelosi di averli conosciuti così presto. Quello dei Marta sui Tubi è un progetto nato per l'amore verso la musica, puro e profondo: “Durante l'adolescenza compravo molti dischi e soprattutto riviste come Helter Skelter, per tenermi aggiornato e ordinare album introvabili nei negozi italiani. Si facevano collette per acquistare determinati dischi, che arrivavano magari dopo 2 o 3 settimane di attesa. A quel punto però ci si riuniva, si ascoltavano, si esprimevano giudizi, si stilavano recensioni e poi... ci registravamo le nostre compilation su cassetta! Era un rito, qualcosa da condividere, una passione che ti legava alle persone. Oggi apparirebbe quasi anacronistico immaginare settimane di passione per attendere l'uscita discografica di un'artista. Alla fine si lascia giusto un commento su Facebook e tutto passa in fretta”. Ma la visione del fondatore, insieme a Carmelo Pipitone, dei Marta sui Tubi non è certo pessimista, anche se a tratti potrebbe apparire malinconica: “Penso che anche ai giorni nostri la musica contenga quello stesso spirito di 40 anni fa, quando c'erano Led Zeppelin,

Beach Boys, Jimi Hendrix: loro sono miti e sono entrati nell'Olimpo perchè hanno sfidato le convenzioni dei loro tempi, ma non è indispensabile cambiare le regole per fare bella musica. Anche le canzoni che non cambiano nulla, ma che sono comunque legate all'esperienza di vita di chi le ha composte, verranno ricordate e magari apprezzate anche dalle generazioni future. Sono certo che tra 20 o 30 anni ci saranno ragazzi giovani che vorranno ascoltare i Marlene Kuntz o gli Afterhours; anche alcuni cantanti pop attuali sono entrati nella storia e nel costume italiano, hanno fatto da colonna sonora a tante vite. Sono convinto che chi fa bene e propone musica pensando di creare arte abbia più possibilità di riuscire in questo”.

Foto di Riccardo Ruspi

NOTA SULL'AUTORE Michele Bellucci, giornalista e scrittore, collabora con Il Messaggero dal 2001. È direttore artistico del The Place di Roma. Molte sue interviste sono raccolte sul sito www.michelebellucci.com

#13


agenda novembre

Giovedì 7

██

Ciammarughi - Zeppetella duo Circolo degli Illuminati - CITTA' DI CASTELLO

Zeno De Rossi Trio Serendipity - FOLIGNO

7 Notas Bossa Band

Handmade Cafè - PERUGIA

Pelo Blues

I Mattarelli - PERUGIA

Four Sexy Magik Peppers

Sabato 9

██

The Underground Youth

Cosmic Country House - TERNI

Allegator Motel / Acoustic Rain 8Ball - PERUGIA

Sbronzi di Riace

La Meglio Gioventù Cafe' - MAGIONE

Picture Of Troy J

Free Revolution - CITTA' DI CASTELLO

DANCE & RESPECT

Gingillo Lounge Cafè - PERUGIA

family portrait

Marazzita

Rework - PERUGIA

Alphaville Café - PERUGIA

Motorino (Rino Gaetano Tribute) Notorius Pub - PERUGIA

Con Emozione Altissima

Teatro della Sapienza a Perugia

Venerdì 8

██

Jeremy' s Jam (Pearl Jam Tribute) 8Ball - PERUGIA

Velodrama

La Caciara - COSTACCIARO

Supermarket

Magazzino delle Idee - ORVIETO

Mauro Gargano Quintet

Ricomincio da Tre - CORCIANO

I Matti delle Giuncaie Loop Cafè - PERUGIA

MR TBone (Bluebeaters) Bar Chupito - PERUGIA

seawolf recs

/ dirty drop vs.

Marta sui Tubi / Sunset Waves Urban Club - PERUGIA

Ben Sims

Serendipity - FOLIGNO

Monkey Shaker

Caffè Viola - SIGILLO

Domenica 10

██

Underpop

Magazzino delle Idee - ORVIETO

Stuart O'Connor

909 café CASTIGLIONE DEL LAGO

Mercoledì 13

██

Saroos

Teatro di Figura Umbro - PERUGIA

Aboriginal

Bluesindrome

Siesta del Alcade - CORCIANO

Radiolari

Kandinsky Pub - PERUGIA

The Blux Machine

Free Revolution - CITTA' DI CASTELLO

Con Emozione Altissima

Teatro della Sapienza a Perugia

T-Trane - PERUGIA

HEADBANGERS HALL tribute)

8Ball - PERUGIA

Radiolari

Alphaville Café - PERUGIA

Venerdì 15

██

Johnny DalBasso

La Caciara - COSTACCIARO

Bar Chupito - PERUGIA

Manzoni / Matta Clast / Tv Lumiere Rework - PERUGIA

Dub Fighters

Gaben Bistrot - SPOLETO

Massimo Mocellin / Flavia Gelosia Pix Royal Pub - PERUGIA

Sabato 16

██

Diraq / Wonderful Picture 8Ball - PERUGIA

MArteLive

Loop Cafè - PERUGIA

Stuart O' Connor

La Meglio Gioventu Cafe' - MAGIONE

Rino Gaetano Band Afterlife Club - PERUGIA

Pupkulies & Rebecca Live Serendipity - FOLIGNO

Electric Devils

Siesta del Alcade - CORCIANO

Domenica 17

Loop Cafè - PERUGIA

Lunedì 18

██

MArteLive

Loop Cafè - PERUGIA

Martedì 19

██

7 Notas Bossa Band Pachamama - PERUGIA

Mercoledì 20

██

Bluescrime

Bad King - PERUGIA

Giovedì 21

Ofelia Dorme

██

Stuart O’Connor

Massimo Mocellin / Flavia Gelosia

909 Cafè CASTIGLIONE DEL LAGO Magazzino delle Idee - ORVIETO

Lorenzo Tucci (Tranety Trio)

#14

Glomm & Homoinestasy

MArteLive

Giovedì 14

killer machine (judas priest

909 Cafè - CASTIGLIONE DEL LAGO

8Ball - PERUGIA

██

Cosmo

Petramante

Seconda Mano (Rolling Stones Tribute)

██

Micromassive

Urban Club - PERUGIA

Loop Cafè - PERUGIA

Bad King - PERUGIA

Los Adels / Francine & the Boomers Rework - PERUGIA

I Gatti Mezzi

Ricomincio da Tre - CORCIANO

I Mattarelli - PERUGIA


tutti gli eventi aggiornati su www.umbrianoise.it

Jester At Work / Tim Holehouse T-Trane - PERUGIA

Venerdì 22

██

Mercoledì 27

██

Kutso

Trio Volemilaz

La Caciara - COSTACCIARO

Bad King - PERUGIA

Manuel Volpe

██

909 Cafè - CASTIGLIONE DEL LAGO

Altro / Autunno

Serendipity - FOLIGNO

Giuradei

Magazzino delle Idee - ORVIETO

Madchester (Oasis Tribute) 8Ball - PERUGIA

Lorenzo Lavoratori - Collective La Meglio Gioventu Cafe' - MAGIONE

Lebowski & Nico Rework - PERUGIA

Giovedì 28

Bluex Machine

Handmade Cafè - PERUGIA

OfficineBriganti

Alphaville Café - PERUGIA

HEADBANGERS HALL ciompo rock

Eternal Zio

Teatro di Figura Umbro - PERUGIA

Venerdì 29

██

Vlastur meets Pablo Raster

Les Enfants

Cristiano Arcelli

Granturismo

Fat - TERNI

Ricomincio da Tre - CORCIANO

Sabato 23

/ zombie scars

8Ball - PERUGIA

La Caciara - COSTACCIARO 909 Cafè - CASTIGLIONE DEL LAGO

██

Michael Rosen Quartet

(A)Toll

War Pigs / Grunge Rivisited

T-Trane - PERUGIA

Town of Saints Fat - TERNI

Valentina Gravili

Bar Chupito - PERUGIA

Meg

Afterlife Club - PERUGIA

Ricomincio da Tre - CORCIANO 8Ball - PERUGIA

The Deets

La Meglio Gioventu Cafe' - MAGIONE

NH3

Rework - PERUGIA

Sabato 30

██

I Cani

Erin K

Helena Hauff

Marco Cocci and Trio acustico alcolemico

Urban Club - PERUGIA Serendipity - FOLIGNO

Dejavu Band

Caffè Viola - SIGILLO

Vlastur meets Pablo Raster La Casbah - SPOLETO

Domenica 24

██

Hola la Poyana

Magazzino delle Idee - ORVIETO

MArteLive

Loop Cafè - PERUGIA

Loop Cafè - PERUGIA

Bar Chupito - PERUGIA

Linea 77

Afterlife Club - PERUGIA

Ministri

Urban Club - PERUGIA

Luci Spente

Caffè Viola - SIGILLO

Rolling Stones Tribute Band Siesta del Alcade - CORCIANO

Fermale Trable Band Bar Chupito - PERUGIA

Lunedì 25

██

Negrita

Teatro Morlacchi - PERUGIA

#15


DI MARGA

Lo “scacco matto” alla disillusione dei ManzOni Sul palco del Rework, il 15 novembre, di scena la “cucina povera” e il “fiato d’artista” del gruppo veneziano Ogni giorno ci sono cose impellenti da fare e a cui dare la massima attenzione, ma dover cercare il messaggio universale, il significato profondo, che si nasconde nella semplice quotidianità può apparire la cosa più urgente da risolvere. Luigi Tenca ha oggi 60 carismatici anni, durante un suo percorso totalmente incongruo alle nostre abitudini di omologare un front-man di una band prende la decisione di avvicinarsi ad un microfono per mettere non solo la voce sopra il corso del fiume sonoro che nasce spontaneamente dalle quattro viaggianti chitarre e dalla spartana batteria dei ManzOni, ma sveste la sua esperienza di vita, mostrandola allo specchio con le parole più semplici che si possano trovare nel vocabolario della disillusione, dell’amore intimo, della trasparenza, togliendo le stratificazioni e i surrogati, che ci nascondono la vera natura ossuta delle cose semplici che si vivono giornalmente e che rappresentano il vero crudo “nutrimento” della nostra “r-esistenza”. Non a caso l’ultimo album dei ManzOni, proposto nel novembre dello scorso anno da Garricha Dischi, e spontaneamente accettato sia dalle maggiori testate giornalistiche musicali italiane, ma soprattutto dai partecipanti ai loro live, porta il titolo di “Cucina povera”. Questo secondo album del gruppo veneziano è un colpo inferto all’abuso del nulla e ricorda che c’è ancora una possibilità, almeno una, di tastare, assaggiare, mordere ogni giorno, allontanandolo

#16

dalla complessità forzata di cui ci cibiamo con piatti scintillanti e mai sporchi. Molte le realtà, durante l’ascolto, a cui si potrebbe associare la “consistenza” musicale dei ManzOni, dai Massimo Volume agli Arab Strap, soprattutto vicini ai Mogway, ma in loro abita un’alternativa poetica che li rende impermeabili a qualsiasi paragone o accostamento. Per intraprendere questo loro percorso accomunante hanno costruito una “Astronave” (titolo del primo Ep pubblicato nel 2011) dal conducente con esperienza. Il viaggio che propongono è di andata e ritorno, la destinazione è una limpida confessione sorretta dal suono “landscape”. Il nome dell’astronave è lo stesso che ricorda un’artista italiano dello scorso secolo, “quello della merda d’artista confezionata in barattoli”, ma l’opera a cui si ispirano è quel “Fiato d’artista” che soffia palloncini colorati di rosso rendendoli “opera d’arte”. E’ soprattutto questo il gesto semplicemente artistico, geniale, dadaista, di Piero Manzoni negli anni ’60, ad ispirare nuclearmente la musica manzOniana, e il “fiato” di Tenca si posa su tutto quello che ci passa attraverso, lasciando per un attimo un rumore siderale e un ritmo cardiaco persuasivo, ma passa, e se ne va con il proprio profumo. Finire con alcune delle parole del cantante durante l’intervista pubblicata su indieforbunnies spiega ulteriormente il perché sul palco del Rework, il 15 novembre, si riuscirà a sgretolare questa quotidianità solitamente chiamata “dannata” e immutevole per trovarne il giusto nucleo poetico: “…i colori della natura sono sempre presenti nei miei testi, e quindi anche nel buio di una notte qualsiasi, sono i colori che ho vissuto e riassaporo a volte nell'arte, rappresentano il sole e la fiducia che scaldano anche le sconfitte più amare. Domani, magari, ci sarà il sole e scriverò d'altro...”.


Indiepolitana 28/29 settembre 2013

Premiazione Mei

DI RICCARDO RUSPI

L'Umbria sa dialogare, anche con l'esterno. E così l'Indiepolitana ha messo insieme il Gubbstock Rock Festival di Gubbio, l'Indietiamo di Sassocorvaro e il Villa'n'roll di Pesaro, e si è andata a prendere un premio al MEI, come buon esempio di rete tra festival. Si è portata dietro tutti i ragazzi che l'hanno creata, e a Faenza è finito per essere un weekend di festa, meritata. Girare per il MEI è sempre interessante, puoi respirare musica, sfogliare vinili, ascoltare Godano, brindare accanto a un Ruggeri di passaggio, ma soprattutto goderti qualche bel live. Magari pure sotto la pioggia, e con qualche long island in compagnia.

#17


PHOTOS In senso orario partendo da qui: • Diaframma(2) @ Serendipity di Marco Zuccaccia • Barrence Whitfield @ Urban • Alessandro Fiori con la Filarmonica Municipale La Crisi (3) di Riccardo Ruspi

#18


VAGA Giovanni Andreani e le sue ceramicsguitars MENTE DI Frankje dj

Dai Quintaessenza, il gruppo rock umbro di “Blind the sun”, alla chitarra per Carlos Santana

anonimus nella bottega di ceramica degli Andreani che affaccia su piazza Benincasa a Deruta, posa il piede sul Marshall posto all'entrata. Inizia a strimpellare le sue The Ollies Songs (insieme a Graham Nash fondarono il gruppo dei The Hollies) con una ceramics presa dalla vetrina. Andreani prima di cacciarlo a pedate dal negozio scorge la sua wife e di rimando la ganza: “D'ou know who he is?”. E lui: “Ok, ma il piede sul mio Marshall lo deve togliere”. Inutili i tentativi di Allan Clarke di aggiudicarsi una ceramics a qualsiasi prezzo: aveva messo il piede nel posto sbagliato. Grande amicizia di Giovanni con Danny Caron, blues guitar dove il joins rifftime è estensivo (I’m just like so and so). Danny è uno dei più grandi bluesman, ha suonato con Charles Brown, guitar over the top in “Black Night”. Moltissimi bluesmen come Clifton Chenier, Bonnie Raitt, John Lee Hooker, Van Morrison, Ruth Brown, Etta Jones, John Clayton, Teddy Edwards, Gerald Wilson, Donald Fagen, Dr. John, Little Milton Campbell, John Hammond Jr. si dicono: “All that blues with Danny Caron” . Una bottega, quella di Andreani, frequentata anche dall’onnipresente Mogol sempre alla ricerca di nuovi talenti “suonati”, ma la vediamo dura: solo il vecchio Rock sommergerà questi tristi tempi.

VintageNoise

Giovanni Andreani non nasce nel camerino del backstage di Carlos Santana (la sua ceramicsguitar GA6 con cui lo zio Carlos ha esordito al Santa Giuliana di Umbria Jazz 2011 è oggi suonata in tutti i suoi guitar heaven tours), ma come chitarrista dei Quintaessenza (myspace.com/quintaessenza.com). Esplode con il gruppo umbro composto all’inizio del nuovo millennio anche da Lorenzo Lotito e Maurizio Brucolini, dispersi verso altre sonorità così come gli altri elementi. Una band con alle spalle brani come “Liar” del 2007 e nel 2008 con “Blind the sun”, “Back Home”, “Somewhere”, “So good”, “Faust”. Inutili i tentativi di sopravvivere all’olocausto dell’Hard Rock e alla Notte bianca derutese di quest'anno si ripresentano con le loro same old story di ispirazione MIUS (una tribute band dedicata ai Muse, rock band inglese di successo internazionale con all'attivo oltre 20 milioni di copie vendute in tutto il mondo) e sempre intelleggibili i loro testi. Dal 2005, anno di esordio con la prima ceramicsguitar, Andreani ha perfezionato le sue ceramics: il peso scende dai 6 kg e mezzo ai classici 3,9-4 kg di una Gibson Les Paul, la spinta dei medi/alti rimane forte e la timbrica pulita come un rasoio a mano libera. Qualche mese addietro, Allan Clarke entrando in

Come suona una ceramics - Sicuramente anche se non avete l’orecchio assoluto, il consiglio è di farsi un'idea sul tubo: “Amazing Ceramics Guitar Collection Part 3-4”, e very interessant il making the neck. Per finire fare un salto alla bottega Andreani di Deruta e mettersi in ascolto. Dopo la cottura a 1200 celsus e il dipinto rinascimentale delle scocche, dove sei Rory Galleger, dove sei Ray Cooder? Come viene realizzata - Le ceramicsguitars hanno un corpo creato interamente in argilla (solo nella zona dei pick ups, quelli montati in una stratocaster, è inserito una piccola parte in legno, ma solo a scopo sonoro), il quale dopo essere stato cotto una prima volta alla temperatura di circa 1000 gradi, viene ricoperto con uno smalto a base di silice e generalmente ossido di stagno (che funge da opacizzante) e, dipinto con ossidi metallici, per poi essere cotto una seconda volta alla temperatura di 920 gradi, procedimento essenziale per fissare sia lo smalto che i colori. Tutta la lavorazione è eseguita a mano, senza ricorrere all'uso di ceramiche speciali (fibra di vetro, fibra di ceramica) ogni creazione si ispira come metodo di lavoro e come materie prime impiegate all'epoca rinascimentale, utilizzando gli stessi procedimenti che si usavano nel XVI e XVII secolo per la creazione di vasi, piatti, anfore, brocche, ecc., dove la forma di ogni oggetto ceramico veniva creata con l'argilla. Anche i dipinti che si vedono nelle chitarre, sono ispirati da piatti, vasi, brocche e oggetti vari, creati a Deruta sempre nel XVI e XVII secolo. A differenza di come si può pensare, anche il peso non è eccessivo, infatti è intorno ai 3.9 kg. Un oggetto che riesce a fondere insieme storia antica (la ceramica) e storia moderna (la chitarra elettrica). Le chitarre in ceramica di Giovanni Andreani sono i primi modelli esistenti al mondo, le uniche ideate con questo tipo di materiale e lavorazione.

#19


SHORT NOISE

Stagione d’Autore 2013-2014 con i grandi nomi della musica italiana

Grandi nomi anche per l’edizione 2013-2014 della “Stagione della canzone d’autore” della Musical Box Eventi di Sergio Piazzoli. Il cartellone, infatti, dopo aver aperto con i Modà al PalaEvangelisti, proseguirà con i Negrita al teatro Morlacchi di Perugia, il 25 novembre, i Baustelle al teatro Lyrick di Assisi, il 3 dicembre, Max Pezzali al PalaEvangelisti, il 5 dicembre, e Max Gazzè ancora al teatro Morlacchi, il 16 dicembre. Perugia e Assisi, dunque, si confermano le città sedi dei concerti. “Un connubbio – spiega Piazzoli – nato con il progetto ‘Perugia Assisi in platea’, voluto dalla Musical Box Eventi come contenitore stesso della Stagione e di tutti gli eventi organizzati dalla struttura perugina nelle due città. Da questa iniziativa, poi, Perugia e Assisi hanno iniziato la collaborazione che le ha portate a presentare la candidatura a capitale della cultura 2019”. La seconda sezione della stagione sarà presentata a gennaio, insieme al cartellone degli ‘Incantevoli’, rassegna di giovani cantautori che tanto successo ha riscosso negli anni precedenti. musicalboxeventi.com

Selezioni MArteLive, artisti umbri al Loop Cafè In arrivo le selezioni regionali di MArteLive: dopo la campagna di iscrizioni estiva, da sabato 16 novembre per tre giorni e regolarmente fino a metà dicembre, il Loop Cafè di Perugia accoglierà il contest che premia gli artisti emergenti. In vista della sfida nazionale, il locale perugino metterà a disposizione i suoi spazi per il talento e l’iniziativa dei giovani in gara: dalla fotografia alla letteratura, dalla moda alla pittura, fino alla musica con oltre venti band ad esibirsi sul palco. Le serate saranno presiedute da una giuria di qualità che valuterà opere e performance, coadiuvata dal feedback di gradimento della giuria popolare. Le date delle selezioni a novembre: 16-17-18 e 24 (Loop Café, via Cartolari 26, Perugia)

Nuovo Ep per dj Scapo e la sua Dirty Drop Scapo, dj e produttore perugino, torna dopo tre anni di collaborazioni e remix con varie etichette, con un proprio Ep e due nuove tracce: “Djangol” e “Unchained Beats”. Usciranno per la sua etichetta Dirty Drop. La prima è chiaramente un tributo alla pellicola di Tarantino, con tanto di campioni e dialoghi presi proprio dal film e un un groove di basso e beats a cavallo tra country e funk, rivisti in stile post-moderno con tanto di editing e taglia e cuci da sequencer. La seconda è invece una rivisitazione di suoni e grooves di memorie disco e funk, con campioni d'epoca ma ancora una volta completamente rivisti e ri-creati ad hoc per i tempi che corrono, dove trombe e fiati vengono strattonati trascinati e lanciati da batterie e percussioni a cavallo tra l'elettronico e il suonato, con tanto di basso slappato e acidi synths in un divertente e immediato (come piace definirlo allo stesso Scapo) neo stile Cyberfunk! Il tutto uscirà in tutti gli stores online come Beatport, Juno, Itunes, Spotify il 14 novembre condito da ben 5 differenti remixes di Djangol ad opera degli ottimi djs e produttori italiani: Modulizer, Antrik, Deltamove, Larssen ed Electrofixed, ognuno di uno stile completamente differente dall'originale, reclutati per l'occasione dall'etichetta perugina. Fino al 30 novembre è possibile partecipare al remix contest indetto dalla Dirty Drop e remixare la traccia “Unchained Beats”. Il vincitore verrà inserito nel Cd greatest hits “Essentials Vol.2” di prossima uscita. Tutte le info nel sito ufficiale: dirtydrop.it

#20


“Headbangers Hall”, ha riaperto all’8Ball la casa del metal in Umbria

SHORT NOISE

Dall’ottobre scorso è tornato a Perugia l'appuntamento con le sonorità più dure ed accese del rock. Headbangers Hall, lo spazio interamente dedicato agli amanti dell’hard rock e dell’heavy metal, ha riaperto i battenti. Dopo una meritata pausa estiva, la rassegna quindicinale che dal 2008 accompagna le notti di tutti i metalheads dell’Umbria si conferma il luogo di ritrovo di tutti i rockers della regione. Prosegue dunque il lavoro degli organizzatori della rassegna, volto a sviluppare nel territorio umbro la cultura del rock più estremo tramite una kermesse di ospiti locali e nazionali fra i più validi nel genere. Teatro di Headbangers Hall è la confermata location dell'8Ball di Perugia (ex Rock'n'Roll in via Alessandro Arienti, 3, traversa di via Settevalli), che anche quest'anno ospita le migliori realtà del circuito rock/metal della regione insieme a quelle più importanti presenti in Italia. Tutti i concerti saranno ad ingresso gratuito, motivo ulteriore per riunire tutti gli headbangers della zona senza distinzioni di genere o sottogenere davanti a ottima musica, birra e persone che condividono le stesse passioni. Headbangers Hall dà quindi appuntamento a tutti i vecchi e nuovi sostenitori del metal e dell’hard rock alle prossime serate, rigorosamente di giovedì sera: 14 novembre - KILLER MACHINE (Judas Priest Tribute); 28 novembre - CIOMPO ROCK (Heavy Metal, Firenze) + ZOMBIE SCARS (Southern Metal, Cortona); 12 dicembre - OVER DEAD IN OVER (Melodic Death, Ancona) + STRIDER (Melodic Death, Perugia).

“Over Top Music” è il nuovo concorso per talenti emergenti

Interpreti, cantanti, strumentisti solisti e intrattenitori: queste le quattro categorie di artisti protagoniste del concorso “Over top music”, ideato e promosso dalla Mastrini production e communication in collaborazione con Over club. In scena dal 3 novembre fino a fine marzo nel locale di Tavernelle, l'iniziativa gratuita è aperta ad artisti dagli 11 ai 50 anni. Un'ottima occasione per mostrare il proprio talento e avere la possibilità di vincere la produzione di un proprio brano inedito e la sua distribuzione sulle piattaforme digitali di tutto il mondo, curata dalla Mpc internazional music. Oltre a tutto questo, i vincitori di ogni categoria avranno anche l'omaggio di una pizza gratis per un anno nel club che ospita l'evento. Cover, brani inediti, pianobar, dj, compositori e strumentisti saliranno sul palco, ogni giovedì sera, per presentare i loro repertori. Il giudizio, affidato al pubblico in sala, decreterà, ogni settimana, i vincitori della serata che andranno poi a sfidarsi tra loro per guadagnarsi le semifinali e la finalissima in programma per i 15 marzo. A seguire l'ultima serata ci sarà una emittente televisiva che manderà in onda i brani vincitori. Tutte le serate, invece, saranno trasmesse da una emittente radiofonica che proporrà, oltre alle canzoni, anche interviste e servizi. Per iscriversi al concorso e per avere maggiori informazioni: overtopmusic@mastrini.com

Serate targate “Caveargento – Nova Muzak”

Novantotto posti a sedere, prenotazioni via email. L'intento delle serate Caveargento-Nova Muzak è proporre un suono non convenzionale a un pubblico open-minded e col dono della curiosità; organizzate da Damiano di T-Trane in collaborazione con Astio Collettivo, LaMinonnaPromotion, To Lose La Track e Italo Italians, le performance si terranno tutte nella sede del Teatro di Figura Umbro, diretto da Mario Mirabassi (via del Castellano 2a, nei pressi di Corso Cavour). Questo il programma dei prossimi mesi: 13 novembre SAROOS (Anticon / Morr Music -GER-) exoticismi in salsa krauta und crucca con membri di The Notwist, Lali Puna e Iso68; 28 novembre ETERNAL ZIO (Black Sweat Records / Boring Machines -ITA-), minimalismo storico e raga cosmici sotto acido; 1 dicembre JOAN OF ARC (Jade Tree / Joyful Noise -USA-); 14 dicembre IN SEARCH OF BLIND JOE DEATH - THE SAGA OF JOHN FAHEY + Homo & The Sexual LIVE (Blue Dean Carcione & Merenda), film documentario sul maestro americano compositore, chitarrista, autore e provocatore; 16 gennaio STARGATE (aka LORENZO SENNI) (Editions Mego / Hundebiss -ITA), commodore 64 e trance music in slowmotion; 30 gennaio AL DOUM & THE FARYDS (Black Sweat Records -ITA-), ethno psych in combutta tra Sun Ra e Agitation Free.

#21


CORTINA di Andrea Lanzilotto DI FERRO DI UMBRIA NOISE

Son Lux – Lanterns

Terzo album per l’artista residente a New York. Cresciuto con una formazione classica, Ryan Lott il suo vero nome, ha sperimentato percorsi che intrecciano sonorità post-rock e hip hop, arrivando ora a questa sua ultima produzione per l’etichetta Joyful Noise Recordings. Negli anni le sue collaborazioni con TV e spettacoli teatrali gli hanno permesso di rapportarsi alla musica con un approccio “visivo” e descrittivo, tipico delle colonne sonore, caratteristica che spicca anche in questo suo nuovo lavoro. Dieci tracce nelle quali si trovano notevoli collaborazioni: Chris Thile, Peter Silberman, DM Stith, Lily & Madeleine e tanti altri musicisti e voci. L’album è un vero concentrato di espressioni artistiche che, sulle note ideate e pensate da Son Lux, rendono l’ascolto meditativo e riflessivo. Uno stile indefinibile, la sua natura classica si confonde fra le sperimentazioni più moderne, rendendo il prodotto unico e difficilmente classificabile.

SCONFINAMENTI

William Onyeabor - Who Is William Onyeabor? A volte le raccolte aiutano a scoprire e ritrovare delle sonorità che magari sfuggono nel grande minestrone delle produzioni musicali. Giusta domanda, chi è Wiliam Oneyabor? Artista nigeriano, vivente, che ha proposto fra gli anni ’70 e ’80 quel suono afro beat così caro ai seguaci di Fela Kuti. Quest’ultimo considerato il James Brown africano, per notorietà e quantità di lavori prodotti, ha spesso oscurato artisti come Oneyabor, invece più vicino agli eclettici Parliament-Funkadelic. Le sue liriche raccontano di guerre, repressioni e tumulti sociali. Riportato alla notorietà dall’etichetta di David Byrne (bel biglietto da visita), la Lauka Bop, che propone da diversi anni musica da tutto il mondo, con un occhio rivolto spesso all’Africa e ai sui immensi musicisti. Funk, percussioni, ritmi trascinanti, fanno di questo album un ottimo punto di partenza per conoscere e avvicinarsi a un mondo musicale ispiratore e precursore della dance music.

FESTIVAL IN GIRO PER IL MONDO (Morocco): 15/17 novembre, le culture nomadi dell’AfriTaragalte Festival M'Hamid ca del nord si incontrano nel deserto del Sahara per tre giorni di concerti, mostre, spettacoli e laboratori. Info: www.taragalte-festival.org

(Olanda): 23 e 24 novembre, due appuntamenti Record Planet Utrecht annuali per la più grande fiera europea del vinile, migliaia di dischi, 500 rivenditori! Info: www.recordplanet.nl

#22


MILLE E PIù non replico!!!

di Lázló Kovács

Con le nebbie autunnali arrivano finalmente in sala i film dell'ultima edizione del Festival di Cannes. E se Lo sconosciuto del lago di Alain Giraudie, miglior regia nella sezione Un certain regard, ha goduto solo di un rapido passaggio, di più ampio respiro sembrano essere le attenzioni riservate a La vita di Adele e Giovane e Bella. Autori dei film sono Abdellatif Kechiche e François Ozon, due talenti tra i più interessanti del nuovo corso della cinematografia francese. Coetanei che da più di un decennio condividono la scena dei principali festival internazionali. Kechiche facendo incetta di premi, Ozon sempre al verde nelle occasioni che contano. Eppure tra le due cinematografie, diverse non per caratura ma per scelte stilistiche, c'è realmente un confine molto sottile testimoniato anche dall'aver ravvivato l'antica disfida tra i critici dei Cahiers du Cinema e quelli di Positif. Senza svelarvi chi sta con chi, a voi il piacere di scoprire o riscoprire le cinematografie dell'uno e dell'altro. François Ozon è il più prolifico tra i due, con i suoi 14 lungometraggi in 14 anni ha indagato ogni genere cinematografico con risultati eccellenti, dalla commedia al thriller, dal dramma psicologico al cinema sociale. Un'artista eclettico che indaga sulle periferie, alte e basse, dell'esistenza umana. Abdellatif Kechiche è invece l'autore francese per eccellenza. Un percorso di soli 5 film in 13 anni di carriera che fanno della sua una delle cinematografie più coerenti ed omogenee dell'attuale panorama internazionale, capace di rappresentare al meglio le periferie, alte e basse, dell'esistenza umana. In questa occasione, e speriamo ce ne siano molte altre, Giovane e Bella è stato visto e recensito da Andrea Mincigrucci, migrante dell'intelletto che vive e lavora a Strasburgo, dove tra Odysée (www.cinemaodyssee. com), Star e Saint-Euxupéry (www.cinema-star.com) ha la fortuna e il piacere di ammirare tutto il cinema possibile ed immaginabile. Il resto è farina del mio sacco. Buona visione!

LA VITA DI ADELE

Se c'è un tempo in cui si deve affidare alla contemplazione il racconto dell'animo umano, quel tempo passa anche per i 179 minuti nei quali Abdellatif Kechiche racchiude il campo dell'universo nei volti delle sue protagoniste. è in questo close-up, costantemente ostentato, che il romanzo di Adèle prende forma. Caratterizzato dal tratto di Paul Gauguin, che appare e scompare sostituendosi ai corpi danzanti di Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos, il mondo di Kechiche richiede un impegno contemplativo e partecipativo. Bisogna osservare per poi divenire, in maniera del tutto familiare, parte delle emozioni, delle angosce e delle scelte che vivono Emma ed Adèle. Partecipare ad un cinema che, nel suo lento incedere, riesce a sabotare e smontare una delle regole fondamentali del cinema stesso: la sorpresa. E' la trama semplice e prevedibile, che rende tutto fin troppo chiaro dopo pochi minuti, a trasformare La vita di Adele (La vie d'Adèle) in un film unico e grande. La scoperta della sessualità è il racconto di un amore come mai prima è stato rappresentato dal cinema. Un voyerismo partecipativo che nessun teorico delle suspense e delle regole magiche del cinema avrebbe mai potuto immaginare. Con Kechiche si entra in una nuova dimensione: in un solo colpo si distrugge e si scrive un'altra teoria del cinema. Dove non sono né tre né cento le D che dimensionano lo spazio cinematografico, ma infinite come le dimensioni che letteratura e pittura hanno in sé e che nella meraviglia di questa rappresentazione mai dimenticheremo. L'ESPRIT DU TEMPS.

GIOVANE E BELLA

Le note di quattro canzoni accompagnano, attraverso i giorni di quattro stagioni, la storia di Isabelle, Marina Vacth, protagonista di Giovane e Bella (Jeune et jolie). La nuova opera di François Ozon è una storia che sfugge alla regolarità ciclica del tempo e della vita dell’uomo. Una storia che apre un breve spiraglio dove non si è più bambini ma non si è ancora adulti. Lo sguardo di Ozon si posa sul momento più puro dell’adolescenza, quello che dura solo un breve attimo, dove si è liberi senza esser responsabili, dove non si è né morali né immorali. È il momento in cui la leggerezza dell'essere può farti scegliere di cambiare la tua vita, rimasta immutata anche dopo la perdita della verginità, per diventare una prostituta d’alto bordo. Tra siti web per appuntamenti e lezioni di letteratura al liceo, tra lussuose camere d’albergo e feste del fine settimana con gli amici, Isabelle non ci si mostra mai sotto una luce ostentata. La pornografia appartiene agli adulti. Isabelle è invece la giovinezza e la sua bellezza, la leggerezza delle scoperte avventurose e del rischiare tutto se stessi nell’incoscienza di un gioco. Isabelle non è nella serietà delle regole del mondo dei grandi perché... ON N'EST PAS SERIEUX QUAND ON A DIX-SEPT ANS.

Se volete, commentate o sbeffeggiate i miei pensieri su laszlokovacsblog.blogspot.it

#23


PAGINE LETTERARIE A CURA DI MATTEO SCHIFANOIA

PAROLE DALL'UNDERGROUND "Mi opprimo!" "Ma se ti stai assecondando!" "Io non voglio essere terzo a nessuna! "Ma non possiamo fare un quartetto lo capisci!!!” "Ti do un cinquino se non te ne vai!!!..." "Me ne torno a Sesto" "...da quel tonto di Settimio?" "Sì....perchè c'ha i mobili d'ottone" "Novellino..." "Sono le dieci..faccio basta".. "Anzi le undici. E ventidue".. "....hai rovinato tutto". "Lo volevo.” "è la stanchezza". tratto da “tutto d'un tratto un trattore” Riccardo Toccacielo, Perugia, 2013

Mare dentro

E si prova a rimanere Stabili qui, Ma il mare è dentro e non può andarsene. Le tempeste Vengono sofferte senza lamentazioni. Nel corteo delle onde Forse ancora Galleggia Superstite Una scheggia di me. Matteo Fiorucci, Perugia, da "Scomparire" (Morlacchi Editore, 2012)

BISCIA

Era passata così come un sogno nel sonno, un astro azzurro nella volta di pece la biscia dritta come una spada sul muretto tirato a secco. Un avvertimento, forse ma neanche tanto, piuttosto una visione irrelata, sganciata in quell’estate del ’93 o del ‘94 dalla nostra stessa capacità di comprensione. Sergio Costa, da “Animali, uomini”, vincitore del Premio Sandro Penna 2013 sezione inediti

"Te lo dico ancor prima di cominciare, perché non so se avrò il tempo di arrivare in fondo a questa storia e nemmeno se tu avrai la pazienza di venirmi dietro. Dunque leviamoci il pensiero e partiamo dal messaggio principale: tu sei Dio. Dio con la maiuscola. Può sembrare strano ed è difficile da credere pure per me, soprattutto quando vedo te e quelli come te che buttano la loro vita appresso a meschinità e scemenze. Quando vedo ogni singolo membro di questa misera razza umana sciupare il proprio potenziale in piccinerie e ripicche. Nel corso della mia vita ho sempre disprezzato la mia specie, schifato i miei simili, odiato me stesso. Ancora oggi, con tutto quello che so e dopo aver vissuto le esperienze che voglio raccontare, ancora oggi gli uomini mi danno ai nervi. Inizio del romanzo “Il cristo ricaricabile” Guglielmo Pispisa, Messina (Meridiano zero, 2012)

dove il Giorno produce Politica Socialità Ideologia dove il Giorno produce Amore Sentimento Emozione c’è la modulazione d’animo la rivoluzione il cosmo. Paul Beathens (Perugia, 1960-2010)

HANNO COLLABORATO: Enrico Cerquiglini, Barbara Bracci

#24


IL CAVALLO GRIGIO

N

PAGINE LETTERARIE

il racconto del mese scritto da Marco Rufini

on che Gesù Bambino mi fosse indifferente. Senza contare che lo associavo ai doni. Ma per me il centro della scena era quel cavallo. Testa leggermente rivolta a sinistra, grigio, gran criniera, zampe sottili e nervose. Rimanevo imbambolato davanti al presepe, e chi mi vedeva pensava certo a un rapimento mistico. Parlare d’idolatria, però, parrebbe eccessivo, si trattava piuttosto d’una malia estetica, incantesimo. Dopo un po’ non mi bastò più ammirarlo: avevo voglia di toccarlo, d’impossessarmene. Cominciai a calcolare come, in barba al tip-tap di chi attraversava quel salone lucente. I nobili quadrupedi erano le mie chimere, insieme ai Sioux, agli Cheyennes. Mordicchiandomi il labbro inferiore, disegnavo per ore scene di battaglia e di caccia, mandrie di giumente e puledri; oppure tiravo fuori lo scatolone a fiori coi soldatini di cartapesta. Erano i tempi di John Wayne, quando le giacche blu uccidevano tre indiani cattivi con un sol colpo di winchester. Io andavo su tutte le furie, perché qualcosa di contorto mi spingeva già a tifare per gli sconfitti. In strada, a letto, al gabinetto, lo stallone mi tornava in mente. Caracollava, nitriva, brucava l’erba della prateria. L’immaginazione traboccava come latte dal pentolino. Lo donerei a Toro Seduto – pensavo- e già vedevo le lunghe piume ondeggiare al galoppo insieme alla criniera. Per di più, quell’animale così elegante mi pareva sprecato fra pecore e maiali, in un luogo senza traccia d’avventura, seppure pervaso di doveroso amore e divina semplicità. Poco dopo l’Epifania i bidelli smontavano la baracca: il mio cavallo grigio sarebbe stato imballato e riposto fino all’anno seguente. Quel pensiero mi riusciva insopportabile. Fu così che una mattina decisi. La piccola coscienza già robusta mi bacchettò: furto, per di più sacrilego!Allora mi dissi che l’avrei preso solo qualche istante, e su tale ipotesi ipocrita elaborai una strategia microcriminosa. L’ultimo giorno prima delle vacanze fingo un repentino mal di pancia. Rapido e silenzioso come un predone raggiungo il salone: il cavallo è lì, ancor più invitante e bello del solito. Non un’anima nei paraggi. Passo all’azione: mi sporgo, scompaginando il muschio e travolgendo alcune oche esterrefatte, la mano raggiunge a fatica il cavallo, lo ghermisce, sottraendolo alla sacra rappresentazione. Resto per un istante percosso, mi sa che l’ho fatta davvero grossa, ma una gioia selvatica, una dolce sensazione di scelleratezza, oblitera la vergogna. Lì nel presepe, il punto dove stava l’oggetto del reato sembra una voragine. Trascorre un minuto, penso a mia madre, alla sua onestà; poi considero me stesso, la mia reputazione di bambino buono. La famigerata mela, il serpente, il peccato originale (forse vuol dire insolito?). Le mani, però, sono ormai come chele automatiche: impacchetto la cosa in un pezzo di carta, la metto in saccoccia e filo in classe. Bruciava nella tasca, temevo che il furto mi si leggesse in faccia. Ero assai frastornato, poco incline a qualsiasi scambio. Giunsi a casa col cuore pesante, un frullato di sentimenti contrapposti. La colpa mi provocava una sorta di dolore fisico, di febbre, ma insieme persisteva quella gioia briccona, quella smodata voluttà. Mi rifugiai in camera, dopo un saluto fuggevole e ruffiano a mamma. Finalmente solo, presi Toro Seduto per fargli dono di quella cavalcatura. Quindi, con la massima circospezione, tirai fuori dalla tasca il cavallo grigio e lo scartai. Tutte e quattro le zampe erano spezzate. www.marcorufini.it

#25


PAGINE LETTERARIE

QUATTRO NOISEs CON... di Giulia Coletti

Mauro Tippolotti

Incontro Mauro Tippolotti alla sua mostra personale d'arte presso la Rocca Paolina. Prima di parlare del suo libro, "L'urlo di Beatrice", uscito lo scorso marzo ed edito da Volumnia Editrice, mi invita a dare uno sguardo ai suoi quadri e in particolare a un cartellone appeso al muro, che riassume in elenchi puntati e appunti estemporanei la costruzione del suo romanzo, un giallo dalle venature storiche. Allora Mauro, il fulcro della storia che racconti nel tuo libro è un fatto realmente accaduto, documentato da carte processuali conservate presso l'archivio storico di Montone. Come hai trovato questi atti?

“In realtà a trovarli è stata una cara amica, Patrizia Bianciardi, un'esperta medievista che riordinando l'Archivio Storico del Comune di Montone si è imbattuta in queste carte e me ne ha parlato”. Raccontaci di cosa parlano...

"Sono carte processuali relative a una vicenda avvenuta a Montone nel 1470. Durante un pellegrinaggio lungo la via Francigena alcuni viandanti tedeschi vennero aggrediti nei pressi del piccolo Comune umbro. All’interno del gruppo vi era una donna, Beatrice, la quale subì violenze da quattro malviventi fuggiti dopo il misfatto. Sconvolgente la sentenza emessa dalle autorità giudiziarie locali contro gli autori dell’aggressione, condannati alla pena capitale. Un provvedimento non usuale a quei tempi per un reato punito solitamente con la detenzione o una sanzione pecuniaria”.

Il romanzo che ne nasce è contemporaneo: i personaggi sono attuali e indagano su alcune morti sospette, in particolare quelle avvenute a Perugia e a Norimberga. Puoi raccontarci il motivo della scelta della città tedesca?

“A Norimberga ci ho abitato negli anni '70, lavoravo in una tipografia che produceva grandi manifesti. E poi è la città natale di Albrecht Dürer, il più grande incisore rinascimentale tedesco, artista che amo e che nel libro riveste un ruolo rilevante per alcuni suoi bozzetti”. Determinanti per lo sviluppo delle indagini sui delitti. Esistono davvero o sono romanzati?

“I bozzetti non esistono, ma il suo viaggio in Italia di qualche decennio successivo ai fatti di Montone è documentato. La svolta in chiave artistica mi sembrava molto affascinante oltre a rendere omaggio all'opera dell'artista”. Parliamo dei personaggi: compaiono diverse figure femminili in posizione di potere…

“Ho scelto di privilegiare personaggi femminili, donne pragmatiche e rigorose. Molto spesso nei thriller i protagonisti sono uomini in cerca di autoaffermazione, circondati da figure femminili a cui viene assegnato un ruolo secondario nella storia. Ne ‘L'urlo di Beatrice’ le donne sono le vittime della ferocia maschile, ma sono le stesse che a distanza di secoli conducono le indagini ed hanno intuizioni fondamentali per la soluzione del rompicapo. Con questo libro spero di aver contribuito a tenere viva l'attenzione sulla violenza di genere, certamente da condannare con pene commisurate. Ma a volte capita, come nel mio romanzo, che la condanna sia una vendetta ‘infinita’ e molto crudele”.

#26


PAGINE LETTERARIE

CONSIGLI PER LA LETTURA PER ISABEL – Antonio Tabucchi (Feltrinelli, 2013, p. 119) I libri postumi solitamente soffrono di cattiva fama, ma questo nuovo romanzo di Antonio Tabucchi merita d’essere considerato un’eccezione. “Per Isabel” racconta una storia che era affiorata più volte nell’opera dello scrittore toscano, e la sua pubblicazione appare più un atto di generosità di chi gli stava vicino e gli vuole bene – sua moglie, il suo editore – che come uno slancio di audace presunzione. Il manoscritto esiste da anni, forse una ventina, e se mai Tabucchi avesse deciso di darcelo in pasto forse sarebbe stato un po’ diverso da come lo possiamo leggere adesso, ma qualsiasi autore, se potesse, cambierebbe i propri libri ogni anno, ogni giorno, ogni minuto, anche quelli vecchissimi, anche i capolavori conclamati, anche quelli entrati nella storia della letteratura. Perciò non c’è nessun oltraggio, e nessun difetto di pudore: chiunque abbia amato anche una sola volta Tabucchi potrà essere solo felice di stringere “Per Isabel” tra le mani, e di lasciarsi condurre attraverso le sue nebbie abbacinanti. Giovanni Dozzini

DIARIO DI UN CORPO – Daniel Pennac (Feltrinelli, 2012, p. 341) Annotare in un diario ogni singolo evento riguardante il proprio corpo da un ben preciso momento dell'infanzia: questo il pretesto narrativo attraverso cui si snoda “Storia di un corpo”, ultimo lavoro di Daniel Pennac, autore francese contemporaneo che da anni racconta le mille sfaccettature dell'essere umano con sguardo lucido, ironico, ma anche, a tratti, profondamente lirico. Attraverso le tappe fondanti della crescita, della maturità e della vecchiaia, il corpo parla e diventa testimone e testimonianza dei sentimenti, della vita e anche della Storia con la s maiuscola che appare in trasparenza dalle vicende del protagonista e della sua famiglia. Più si procede nella lettura, più ci si avvicina all'inevitabile conclusione, più il lettore è avvinghiato da un crescente senso di panico: perché appare chiaro che “Storia di un corpo” è la storia di ognuno di noi, la storia della finita infinitezza dell'uomo, con i suoi limiti che lo conducono sempre e comunque ad una conclusione mortale. Lucia Mariani

UNA BANDA DI IDIOTI - John Kennedy Toole (Marcos Y Marcos, 2003, p. 464) Swift scriveva che “Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui”. Ed eccolo incedere il genio, in una “mediterranea” New Orleans anni Sessanta. È Ignatius J. Reilly: gigantesco trentenne dalla dialettica forbita e l’orologio di Topolino, idealista incompreso, feroce critico dei costumi degenerati d’America, “costretto” dalla madre a cercare lavoro dopo una laurea in filosofia medievale conquistata in dieci anni. Di lavori Ignatius ne troverà, travolgendo i destini di colleghi e datori di lavoro. Tutt’intorno un variopinto campionario di personaggi: “machiavellici” poliziotti mascherati, cabarettiste imbranate, negri scansafatiche e padrone naziste di squallidi bar si ritroveranno coinvolti nelle epiche gesta dell’Eroe fuori taglia massima, culminanti in una delle scene più disastrose ed esilaranti che la storia della letteratura ricordi. Giulia Coletti

#27


Strada delle Fratte, 2/a │ 06132 Perugia tel. +39 075.5279902 │ fax +39 075.5289143 www.artigrafichepaciotti.it │ info@artigrafichepaciotti.it

UMBRIA NOISE N.18  
UMBRIA NOISE N.18  

..rivista di non solo musica..

Advertisement