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I RICORDI DI DOMENICA Un padrino speciale di Giovanni Gelsomino

Sotto

Lettera alla figlioccia, su carta intestata del Partito: “Roma, 4 febbraio 1984. Cara figlioccia e famiglia, vi ringrazio per i vostri auguri che ricambio affettuosamente. A metà gennaio sono stato a Sassari ma solo di passaggio e non ho potuto quindi vedervi: sarà per un’altra volta. Grazie anche per le fotografie. Cari saluti Enrico Berlinguer”

LO RICORDO, ALTRO CHE SE LO RICORDO. Anche oggi se mi capita di vedere una sua foto o vederlo in televisione, non riesco a trattenere le lacrime”. Domenica Canu, 71 anni, Enrico Berlinguer ce l’ha nel cuore, è stato lui infatti, quando aveva 21 anni, a battezzarla assieme a Chilia Canu. Era il 15 marzo del 1942. Il certificato è scritto in latino. La chiesa era quella di San Giuseppe a Sassari. “Era stato mio padre, grande amico di nonno Mario (il padre di Enrico Berlinguer) a chiedere che fosse uno della sua famiglia a battezzarmi e loro, come sempre, hanno accolto la proposta con grande simpatia e amicizia”. I suoi ricordi sono legati a nonno Mario, come ancora oggi lo chiama. “Era un uomo buono, quando veniva a casa mi chiedeva sempre se stavo andando al catechismo e mi raccomandava di comportarmi bene e rispettare i genitori”.

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In alto, a sinistra

La chiesa di San Giuseppe a Sassari. In alto, al centro

Berlinguer a vent'anni. Sopra

La signora Canu nella sua abitazione.

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Quando Domenica divenne più grande, Enrico Berlinguer, già autorevole esponente del Partito Comunista, parlò col padre perchè la facesse studiare, era disposto anche a portarla a Roma per farle prendere il diploma, ma il padre, ricorda Domenica, non ne volle sentire: ”Non ho figlie da vendere” fu la risposta. “Io invece” dice Domenica, “ho voluto che i miei figli studiassero e prendessero anche la laurea, perchè c’è molta differenze tra sapere le cose e non saperle. Ma ai miei tempi, soprattutto le donne, non venivano mandate alle scuole superiori, giusto la scuola elementare, e non sempre la si finiva”. “Un giorno – racconta – a casa, nonno Mario mi ha visto con un paio di scarpe nuove e dopo avermi guardato ha detto: hai le scarpe nuove e il vestito scolorito. E io gli ho risposto: per forza, se a babbo non gli date la pensione dobbiamo comprare una cosa per volta”. C’era tra di loro una grande confidenza, che traspare anche dalle


I ricordi di domenica