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ANNO VIII - N° 3 - 2012

ORGANO UFFICIALE NAZIONALE

www.uglpoliziadistato.it POSTE ITALIANE - Spedizione in abbonamento postale 70% Lo/Mi - Autorizzazione Tribunale di Milano n. 103 del 12/02/2008

ATTUALITÀ SPENDING REVIEW NO GRAZIE, ABBIAMO GIÀ DATO SOCIETÀ G8 DI GENOVA, SOPRA LE RIGHE

SINDACALE PAGA SEMPRE PANTALONE

NOTIZIE TERREMOTO IN EMILIA Work Media srl


Il Calendario della Polizia Italiana

EDIZIONE2013

AFFRETTATI, TIRATURA LIMITATA!!! Disponibile nella versione da muro e da tavolo

CONTINUALATUA COLLEZIONE ED INIZIA UN NUOVO PERCORSO NELLA STORIA DELLA POLIZIA ITALIANA INFORMAZIONIEPRENOTAZIONI Via Capo Peloro, 10 - 00141 Roma T. +39 06 99709282 - F. +39 06 99709290 E-mail: segreteria@promopolice.it - www.promopolice.it

UNA INIZIATIVA


ORGANIGRAMMA

SEGRETERIA GENERALE Roma - Viale Manzoni, 24/B - Tel. 06.77591194 - Fax. 06.770158 Segretario Generale: Valter Mazzetti Segretario Nazionale Vicario: Stella Cappelli Segretario Nazionale Amministrativo: Eduardo Dello Iacono Segretari Nazionali: Romano Salvatore Amico, Fabrizio Lotti, Filippo Girella, Rocco Pardo, Marco V. Cervellini, Agostino Marnati, Carlo Provetta, Gianni Pollastri, Pamela Franco. UFFICIO DI PRESIDENZA: Via Piave, 41 - 00187 Roma - Tel. 06.42011576 Presidente: Antonio Scolletta Vice Presidenti: Paolo Varesi e Cristiano Leggeri

Segreterie Regionali e Provinciali UGL POLIZIA DI STATO Segreterie REGIONALI: ABRUZZO BASILICATA CALABRIA CAMPANIA EMILIA ROMAGNA

F. VENEZIA GIULIA LAZIO LIGURIA LOMBARDIA MOLISE

VENETO SARDEGNA

PIEMONTE PUGLIA SICILIA TOSCANA UMBRIA

Segreterie PROVINCIALI: AGRIGENTO ALESSANDRIA ANCONA AOSTA ASCOLI PICENO AREZZO AVELLINO BARI BENEVENTO BERGAMO BIELLA BOLOGNA BOLZANO BRESCIA BRINDISI CAGLIARI CALTANISSETTA CAMPOBASSO CASERTA CATANIA CATANZARO CHIETI COMO

COSENZA CROTONE ENNA FERRARA FIRENZE FOGGIA FORLÍ FROSINONE GENOVA GORIZIA GROSSETO IMPERIA ISERNIA L’AQUILA LATINA LA SPEZIA LECCE LECCO LIVORNO LUCCA MACERATA MANTOVA MASSA CARRARA

MATERA MESSINA MILANO MODENA NAPOLI NOVARA NUORO ORISTANO PADOVA PALERMO PERUGIA PESARO-URBINO PESCARA PIACENZA PISA PORDENONE POTENZA PRATO RAGUSA RAVENNA REGGIO CALABRIA REGGIO EMILIA RIETI

RIMINI ROMA SALERNO SAVONA SASSARI SIENA SONDRIO TARANTO TERAMO TERNI TORINO TRAPANI TREVISO TRIESTE UDINE VARESE VENEZIA VERBANIA VERCELLI VERONA VIBO VALENTIA VICENZA VITERBO

POLIZIA & ISTITUZIONI

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EDITORIALE

G8 DI GENOVA SOPRA LE RIGHE >di VALTER MAZZETTI Segretario Generale UGL - Polizia di Stato

N

on vog l i o certo entrare nel merito di una sentenza che, condivisibile o meno, va comunque rispettata, riconoscendo il principio della piena autonomia alla magistratura. I giudici, tuttavia, sono pur sempre persone, uomini e donne, e l’uomo per sua natura non è infallibile. Mi sia consentito, allora, esprimere qualche spassionata considerazione, soprattutto perché, la travagliata sentenza definitiva di condanna per i fatti del G8 di Genova, è arrivata dopo 11 lunghi anni, dopo un’articolata e meticolosa indagine che è passata attraverso diverse fasi processuali, contrastanti - opinabili - condivisibili. Nel massimo rispetto di chi ha il gravoso compito di applicare le leggi in modo equo e con giustizia e pur volendo assolutamente credere fermamente nell’onestà intellettuale di questi uomini – avendo avuto, però, personalmente l’onore di conoscere e stimare come persona estremamente onesta, corretta e dall’elevata professionalità proprio chi, per quei fatti di Genova, benché estraneo a ogni forma di violenza, è stato infine condannato a 3 anni e 8 mesi, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni – un sano dubbio sull’effettiva funzionalità del sistema giustizia si è radicato forte in me.

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La complessa architettura accusatoria, che nei diversi gradi di giudizio ha preso forma, mi lascia intravedere numerose zone d’ombra, oltre alle peculiarità del diritto e delle interpretazioni personali. Siamo abituati a ragionare sui fatti, da attenti conoscitori dell’ordine, della sicurezza pubblica e dei complessi meccanismi che si muovono dietro a un’indagine, quindi, le mie riflessioni vogliono andare oltre le intuizioni e le spettacolarizzazioni di quello che per molti è diventato un caso politico nazionale, ove diritti e soprusi, secondo un’artata logica di pesi e contrappesi ideologici, sono stati volutamente contrapposti. A me preme capire subito invece, e bene, un concetto che mi pare sia stato affermato con questa sentenza e che riguarda noi tutti, nessuno escluso… e spero di sbagliarmi (ma dubito!). Ci troviamo di fronte a una decina di nostri colleghi che, ben lontani dalle violenze, hanno sottoscritto dei verbali come capita quotidianamente;

il principio da esaltare è che la responsabilità penale è personale e che oltretutto, soprattutto nel caso del falso, debba essere dimostrato il dolo in tutti i singoli casi, e non che un caso singolo possa eventualmente essere esteso a tutti i restanti firmatari secondo il famoso principio giuridico, ormai consolidato, del “non poteva non sapere”. Perché vedete, ci troviamo di fronte ad una sentenza che pare affermare che tutti i poliziotti che hanno sottoscritto i verbali, al di là del fatto che sapessero o meno dei comportamenti vili attuati da alcuni di loro o di altri partecipanti, hanno detto il falso e sapete perché? E spero di sbagliarmi (ma dubito!)…perché hanno sottoscritto delle azioni alle quali non hanno partecipato direttamente ma che erano state da loro svolte in parte (c’era chi aveva identificato gli arrestati negli ospedali, c’era chi aveva prelevato i materiali e li aveva portati in questura, c’era chi aveva svolto l’attività


di ricerca della perquisizione, c’era chi aveva repertato i materiali in ufficio, c’era chi teneva i contatti con l’A.G. ecc..) oppure erano state a loro riferite da altri colleghi partecipanti. In pratica, i Giudici hanno fatto proprio il principio secondo il quale ogni sottoscrittore del verbale attesta di aver svolto personalmente “tutte le azioni riportate nel documento” e se era assente anche solo ad una di quelle azioni (anche perché il dono dell’ubiquità non fa parte delle nostre capacità umani e professionali) risponde di falso, anzi risponde di falso aggravato. Per comprendere meglio, sarebbe come se una squadra di sei poliziotti interviene presso una struttura per fare una perquisizione o per eseguire un arresto, o entrambi. Bene, nel verbale, il redattore (e qui è già il primo reato che si compie perché andrebbe scritto a dodici mani, e non mi dite come si deve fare), rende atto che i sottoscrittori “hanno fatto ingresso…” e qui speriamo che siano entrati tutti e sei insieme, perché se uno è rimasto sulle scale e uno in macchina ed è entrato solo successivamente già ci troviamo di fronte al reato di falso; redigerà che i sottoscrittori “hanno trovato al momento dell’ingresso e identificato i presenti…” e qui purtroppo non si scappa perché l’identificazione la fa uno solo ritirando i documenti e leggendoli, gli altri sottoscriveranno un falso perché non hanno identificato loro i presenti; “di aver ricercato all’interno delle stanze e di aver rinvenuto...” e qui ragazzi non c’è scampo per la seconda volta, o tutti trovano la medesima cosa oppure sottoscrivere di aver trovato una cosa quando in realtà l’ha trovata un altro, bè questo per il Tribunale di Genova, per la Cassazione e ora per la giurisprudenza è e sarà falso e lo sarà ogni volta che un

magistrato si accorgerà di queste illecite dichiarazioni sottoscritte e lo sarà ogni qualvolta il gentiluomo di turno, perquisito o arrestato, presenterà una denuncia di falso verso gli operatori (magari suggerito da un attento avvocato) perché lui e gli altri presenti potranno testimoniare che ad entrare erano in quattro/cinque e comunque non in sei o non subito o non insieme, a identificare erano in due e non in sei, a cercare in una stanza erano due, in un’altra erano altri due e non certo sei in tutte le stanze nello stesso momento trovando la stessa cosa; di avere facoltà di avvisare un legale lo avrà detto uno solo e non tutti e sei i poliziotti sottoscrittori, a chiudere il verbale sarà stato uno solo e non tutti e sei i poliziotti... Certo, spero di aver letto male…spero di essermi sbagliato (ma dubito!)… ma intanto c’è sicuramente di che meditare! Ebbene, i Giudici di primo grado avevano evidenziato proprio queste cose e per questo, avevano giudicato ben diversamente i firmatari dei verbali in questione. Seguendo poi l’excursus mediatico, non solo si è indotti a una diversa rivalutazione dei tragici eventi, ma addirittura a tratti si ha la sensazione che si voglia insinuare il dubbio e non solo, che le forze dell’ordine, effettivamente, in quella circostanza, come in altre, si fossero preparati ad affrontare i manifestanti nel modo più violento possibile, solo per il piacere di farlo e non per arginare e contenere, come ogni giorno fanno, una moltitudine di dimostranti (tanti non autorizzati e dalle intenzioni ben poco pacifiche) che hanno messo a ferro e fuoco una bella città come Genova. La libertà di manifestare non deve in nessun modo prevaricare sulle libertà degli altri cittadini che hanno il sacro santo diritto di vivere la loro città se-

renamente e in sicurezza. Il diritto deve tutelare attraverso i suoi garanti, tutti i cittadini, le loro libertà di pensiero, di parola, di stampa ecc., servendosi di leggi, che non dimentichiamo: sono emanate da un sistema politico. E da qui che bisogna partire per comprendere in parte, ciò che ci può essere dietro un evento sociale come quello di Genova e quanta adrenalina catalizzano le menti che stanno dietro alla complessa macchina organizzativa. Le responsabilità a diversi livelli, si intrecciano tra di loro, ed intervengono variegate sensibilità; sono tutti mossi da un unico comune denominatore che è la sicurezza dei cittadini, e quando parlo di cittadini non faccio alcuna distinzione, intendo coinvolgere tutti, dal primo dei politici all’ultimo dei manifestanti. La complessa rete della sicurezza (non dimentichiamo deve sempre fare i conti con l’opinione pubblica e la politica) passa attraverso l’accurato e meticoloso lavoro di migliaia di operatori che con responsabilità diverse, abnegazione e riconosciuta professionalità, come dicevamo prima, hanno un comune obiettivo che, nel modo più categorico, escludo sia la violenza. A prescindere, quindi, dalla “verità” processuale, dall’amarezza e dalla delusione che pervadono le nostre coscienze, di uomini, cittadini e poliziotti: in questa triste pagina di storia, questa “verità” così come emersa appare come un singolo racconto, una sensazione, una traccia che ci lascia il dubbio che qualcosa non sia così come ci è stata tramandata, raccontata; il fotogramma fermo davanti ai miei occhi, ancora increduli e intimoriti, manca di tutta la sequenza (prima e dopo) che ci avrebbe senz’altro permesso vedere quello che altri hanno veramente vissuto.

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IL PUNTO

SOMMARIO

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14 EDITORIALE G8 di Genova.Sopra le righe

20 24

> di Valter MAZZETTI

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IL PUNTO Un paese in affanno ma possiamo farcela

> di Sergio DI FOLCO

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> di Rocco PARDO

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ATTUALITÀ Spending Review nel pubblico impiego No grazie, abbiamo già dato

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> di Eduardo DELLO IACONO

SINDACALE Paga sempre pantalone

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> di Carlo PROVETTA

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CONVEGNO Legalità e Sicurezza “Quali prospettive per il nostro territorio”

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> di Alessandro FALCONE

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EDITORIALE Il Punto > di Fernando CORDELLA

> di Sergio DELL’OLIO

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LETTURE Attesa 9 Mesi. Diario di una mamma inesperta Colpito. La vera storia di Tiberio Bentivoglio SINDACALE Rosa > di Tamara MARCELLI

> di Filippo GIRELLA

GIUSTIZIA Il pignoramento immobiliare: vendita con e senza incanto e l’assegnazione dei beni

REPORTAGE Italiani in affanno > di PRAKKO

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SINDACALE Nel congedo parentale frazionato non si conteggiano il sabato, la domenica e i festivi

GIURISPRUDENZA Il controllo disciplinare del Procuratore Generale della Repubblica sulla Polizia Giudiziaria > di Giovanni Battista PROSPERINI

> di Antonio SCOLLETTA

SOCIETÀ Qualcuno spieghi all’Amministrazione che “Sacrificare” non vuol dire “Risparmiare”

STORIA L’italia nel secondo dopoguerra

ORGANIZZAZIONE A proposito di Spending Review NOTIZIE Terremoto in Emilia Romagna: Ugl si stringe alla popolazione e ai lavoratori SICUREZZA Antisismica: 10 motivi per scegliere una casa in legno SINDACALE Verbale di Conciliazione tra Ugl e Amministrazione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco


32 POLIZIA & ISTITUZIONI ORGANO UFFICIALE NAZIONALE - UGL POLIZIA DI STATO www.uglpoliziedistato.it

ANNO VIII - N° 3 - 2012 EDITORE Work Media srl - Viale Marelli, 352 - 20099 Sesto San Giovanni (Mi) Tel. 0292800603 - Fax 0292872651 - www.workmedia.org

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DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E PUBBLICITÀ Work Media srl - Viale Marelli, 352 - 20099 Sesto San Giovanni (Mi) Tel. 0292800603 - Fax 0292872651 - E-mail: redazione@workmedia.org

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QUESTO PRODOTTO È COMPLETAMENTE BIO-DEGRADABILE E RICICLABILE, NEL PIENO RISPETTO DELL’AMBIENTE

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IL PUNTO

AFFANNO MA POSSIAMO FARCELA UN PAESE IN

>di ROCCO PARDO Segretario Nazionale UGL - Polizia di Stato

C

onsiderate le dimensioni della crisi che ha investito l’Euro zona e gran parte dei Paesi della terra, un po’ di cautela non guasta; e tuttavia le decisioni scaturite dal Consiglio Europeo riunitosi a Bruxelles autorizzano un moderato ottimismo sull’Euro, il suo consolidamento, la ripresa della sua corsa con tutte le conseguenze politiche ed economiche che ne derivano. Del resto i mercati hanno brindato sonoramente all’accordo antispread (voluto fortemente dal presidente del Consiglio Italiano Mario Monti) e alle altre misure, un segnale forte che gli investitori hanno voluto inviare ai singoli Governi perché realizzino le riforme di cui hanno bi-

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sogno per arginare la spesa ed il debito pubblico e per promuovere la ripresa e la crescita. In Italia, naturalmente, non mancano coloro che, per meschini calcoli di bottega (siamo a pochi mesi dalla scadenza naturale della Legislatura e quindi vicinissimi alle elezioni) remano contro e sperano in un clamoroso incidente di percorso. I disfattisti non mancano nemmeno fuori dalle mura di casa: negli USA, per esempio, c’è chi sostiene che l’Italia “è il malato d’Europa” come riporta il Washington Post in quanto la produttività scarseggia, l’evasione cresce così come la corruzione, insieme mali storici del nostro Paese. Su questo è difficile dar torto ai supercritici: sappiamo che da anni l’Italia è frenata da una zavorra gigantesca che ne paralizza la crescita. Il volume di denaro che muovono la corruzione, l’evasione

fiscale e la criminalità organizzata basterebbe e avanzerebbe a garantire al Paese una navigazione serena nel segno dello sviluppo e del benessere. Ma tant’è! Contro questo cancro siamo abituati a convivere quasi con rassegnazione. I tempi però sono maturi perché la classe politica responsabile (o almeno quello che ne resta) si muova e rapidamente per cominciare a fornire al Governo gli strumenti capaci di invertire questa catastrofica tendenza.


Ora che anche gli USA e moltissimi economisti si sono convinti che l’Euro è salvo e irreversibile e che i Paesi a rischio stanno cercando di allontanarsi dal baratro, occorrerà mettere in atto tutti quei processi necessari a dare una sterzata all’economia, all’occupazione (soprattutto quella giovanile), al lavoro. Il Governo ha indicato le cose da farsi ma il timore è che i partiti, ormai in piena campagna elettorale, si distraggano e pensino più ai voti da catturare che non agli interessi generali del Paese. Sarebbe un errore imperdonabile, tenuto conto che larga parte del corpo elettorale si è schierato per l’antipolitica disertando le urne (siamo a cifre impressionanti) o scegliendo movimenti di contestazione globale come quello di Grillo che, almeno nei sondaggi, continua a crescere. Il Governo da parte sua deve continuare ad amministrare nel segno si del rigore ma con un occhio anche agli investimenti produttivi e senza fare più ricorso a nuove tasse. E’ l’unica strada che può portarci fuori dalla recessione. Il controllo della spesa (spending review) è un passo deci-

sivo ma va fatto con misura, giustizia ed equità. Ci sono alcuni servizi, vedi quello della sicurezza per esempio, che non vanno penalizzati. Il carburante non può e non deve mancare alle auto della polizia che devono combattere la criminalità, tanto per intenderci. Però occorre non esagerare con i rivendicazionismi, le minacce, i ricatti. Le banche devono fare il loro mestiere senza vessare i cittadini debitori o clienti ma incoraggiare le imprese e gli investitori. Gli italiani in generale devono, in un momento così difficile, dimostrare il loro senso di appartenenza e di attaccamento alla nazione. Se ognuno farà la sua parte, possiamo farcela. Lo dicono in tanti. Abbiamo sfiorato la catastrofe, ancora non ne siamo fuori, ma il cratere del vulcano dove stavamo ballando tutti, si allontana. E’ inutile indagare sul perché ci siamo ridotti a tanto: sono molti, troppi gli anni in cui abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. La Germania, dalla nascita della moneta unica ci ha sottratto quote importanti nell’export globale, anche in settori per noi

trainanti; noi al contrario abbiamo continuato ad indebitarci gonfiando in modo patologico la spesa pubblica che ha generato mostri come ruberie, corruzione, evasione ad un costo per il cittadino virtuoso assolutamente intollerabile. E’ tempo di cambiare rotta e stile di vita. Il problema è fondamentalmente culturale: gli elementi peggiori si sono impadroniti del sistema Paese a danno della parte consistente della società civile onesta e delle aziende innovative. Il professor Monti ed i suoi Ministri (la gran parte) lo hanno capito ma da soli e in così poco tempo non possono fare miracoli. Occorre che tutti noi rinunciamo ad una parte della nostra sovranità, dei nostri egoismi, dei nostri interessi personali per metterci al servizio del Paese. L’egoismo, diceva Leopardi, è sempre stato la morte della società e quando è stato maggiore tanto peggiore è stata la condizione della società. In altri termini, siamo tutti sulla stessa sgangherata barca: se affonda, affondiamo tutti. roccopardo@libero.it


ATTUALITÀ

SPENDING REVIEW NEL PUBBLICO IMPIEGO

NO GRAZIE,

ABBIAMO GIÀ DATO. > di ANTONIO SCOLLETTA Presidente UGL - Polizia di Stato

M

e n t re a n diamo in stampa riceviamo la notizia che l’incontro delle parti sociali (Cgil-Cisl-Uil-UGL) con il Presidente del Consiglio Mario Monti è stato ancora rinviato. Il tema è noto e le anticipazioni a mezzo stampa dei contenuti di un imminente decreto legge in materia di spending review nella pubblica amministrazione, ci allarmano non poco. A dire il vero già da tempo registriamo con una certa apprensione il proliferare di notizie relative a indiscriminati tagli di spesa che riguarderebbero, tanto per cambiare (!), il “pubblico impiego”. Notizie che alimentano ancor di più i timori e le incertezze di milioni di lavoratori, ai quali sono stati imposti pesanti sacrifici che, a nostro avviso, meriterebbero ben altra considerazione. In proposito va sottolineato che il perdurare di una condizione di “confusione interministeriale” - che facciamo fatica a ritenere solo frutto di un approccio estemporaneo ed inappropriato - rischia di vanificare il lavoro che le parti sociali, gli Enti Locali e il Governo hanno

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già avviato presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, dove peraltro l’UGL e le altre confederazioni sindacali hanno già sottoscritto un’intesa che traccia le linee guida lungo le quali dovrà necessariamente snodarsi il confronto di merito. Annunci a “ruota libera” ed indiscrezioni su tagli lineari - che contraddicono qualunque ipotesi di spending review finalizzata ad un risparmio di spesa intelligentemente proteso verso un reale processo di modernizzazione della pubblica amministrazione - stanno accentuando “l’allarme sociale” tra i dipendenti pubblici, che rischiano di essere gli unici a “pagare” per colpe non loro. Gratta, gratta, però, alla fine si arriva sempre lì dove è più facile fare cassa: i pubblici dipendenti. Questa volta, però, la misura è colma. Non sappiamo ancora quali saranno le misure che il governo proporrà alle parti sociali, ma una cosa è certa: i dipendenti pubblici hanno già dato con il blocco triennale delle retribuzioni (che rischia concretamente di diventare quinquennale!). Pareva che i pesanti sacrifici dei dipendenti pubblici sull’altare europeo del contenimento della spesa pubblica fosse un dato generalmente acquisito, ma così non sembra essere per il professor Monti ed i suoi ministri e

manager “taglia sprechi”, che vorrebbero continuare ad assestare colpi durissimi ai dipendenti, nell’intento di raggranellare le risorse necessarie a risanare la disastrata finanza pubblica. Abbiamo già avuto modo di censurare questa politica che mira a trovarele risorse principalmente nelle tasche già svuotate degli impiegati pubblici: una politica che


cerca rimedi facili e “pronto cassa”, andando a colpire lavoratori e lavoratrici che, in alcuni casi, sono già sulla soglia della povertà (si pensi ad un impiegato statale monoreddito, con moglie e un paio di figli a carico, tanto per fare un esempio…). Questa volta il Governo Tecnico si è dotato di un alibi di ferro: per scongiurare il paventato aumento dell’IVA (che sicuramente avrebbe una ricaduta devastante sui consumi interni ed un sicuro effetto recessivo sull’economia), si rivolge al suo bancomat personale, il pubblico impiego. Le nuove (sic!) ipotesi sono ancor più allarmanti di quanto preventivato: un’accelerazione alla messa in mobilità del personale, con l’ipotesi di colpire gli ultrasessantenni (unico sostegno di figli senza lavoro), la riduzione (con la probabile, futura abolizione) del buono pasto, e, dulcis in fundo, il taglio delle tredicesime, progressivo sulla base del reddito, anche se su quest’ultimo punto si registra un sostanziale ma non del tutto confermato dietro front. I dicasteri a rischio di pesanti e non sopportabili tagli sono i soliti: interno, salute, giustizia ed esteri. Il ministro Cancellieri potrebbe essere incalzata sul fronte della

riorganizzazione delle prefetture ma noi diciamo subito che nessun taglio potrà riguardare i presidi di polizia o le spese correnti per la fornitura di servizi e beni direttamente o indirettamente collegati all’attività di prevenzione e repressione dei reati. Su questo fronte ogni possibile taglio, ogni spreco, ogni duplicazione ci pare sia stata abbondantemente aggredita. Né assisteremo inerti ai grossolani tentativi (peraltro già smascherati!) di talune Amministrazioni (Interno e Giustizia) di approfittare di un generico rigore riconducibile alle necessità della spending review, per portare a termine progetti di riorganizzazione degli apparati, già bocciati nel merito dai sindacati di Polizia. Sul fronte Sanità, il Governo intende recuperare circa 7 miliardi di euro, e nonostante il Presidente del Consiglio abbia precisato che non saranno operati tagli lineari, le preoccupazioni per il destino di questi lavoratori e per i servizi e le prestazioni assicurate ai cittadini, rimangono fortissime. Identica preoccupazione nutriamo per il Trasporto Pubblico Locale - (del quale fruiscono sopratutto lavoratori dipendenti e pensionati), pesantemente ridimensionato come denunciano le Regioni - e per il drastico taglio della spesa

sociale, che avrà pesanti ricadute sui Comuni chiamati a fronteggiare le necessità assistenziali dei propri cittadini. Si tratta, in buona sostanza, di interventi pesantissimi, che mettono a repentaglio il futuro di migliaia di dipendenti (oltre ai servizi che questi forniscono in settori vitali e strategici) e che andranno ad incidere pesantemente sui consumi, già in fortissima contrazione, con conseguenze devastanti sull’economia del Paese, a causa dell’inevitabile incremento della spinta recessiva che allontana ancor di più ogni concreta prospettiva di crescita nel breve e medio termine. Ancora una volta, la spending review, lungi dall’intervenire sugli sprechi reali all’interno della pubblica amministrazione (esternalizzazioni, consulenze, pensioni e retribuzioni d’oro, costosissimi privilegi, aziende partecipate), vorrebbe spolpare ancor di più le già scarne buste paga dei pubblici dipendenti, tartassati da Governi che hanno pescato a piene mani tra coloro che le tasse le “pagano alla fonte”. A poco, quindi, sembra che siano serviti anche i moniti delle varie istituzioni nazionali ed europee, sul livello troppo alto delle tasse (per chi le paga sicuramente, come i dipendenti pubblici!), sugli indici troppo bassi dell’occupazione, soprattutto quella giovanile, sui consumi interni troppo bassi, dovuti principalmente a pensioni e retribuzioni basse. Di fronte a questa emergenza, però, noi non ci limitiamo a dire basta, ma ribadiamo la necessità di rilanciare la funzione pubblica attraverso la modernizzazione dell’apparato dello Stato perché restiamo convinti che “il pubblico” sia una risorsa indispensabile per il rilancio del nostro “sistema Paese” e non solo un costo.

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SOCIETÀ

I tecnici e la Spending

Review Qualcuno spieghi all’ Amministrazione

che

“SACRIFICARE” NON VUOL DIRE “RISPARMIARE” > di EDUARDO DELLO IACONO Segretario Nazionale Amm/vo UGL - Polizia di Stato

A

ncora u n a volta

con rammarico rileviamo che per l’Amministrazione della P.S. “risparmiare” significa “sacrificare” la professionalità ed i saperi specifici del personale

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POLIZIA & ISTITUZIONI

del ruolo tecnico della Polizia di Stato, senza rendersi conto del

fatto che si tratta di circa 6000 persone che quotidianamente si approcciano ai loro ambiti lavorativi con elevata professionalità peraltro acquisita mediante percorsi formativi seguiti spesso a proprie spese- dedizione e spirito di sacrificio. Ecco, quindi, che dimostrando di non conoscere gli appartenenti al ruolo tecnico e soprattutto l’apporto altamente

professionale nell’ambito dei diversi settori lavorativi, l’Amministrazione si propone di annichilire tale ruolo pensando che negandone l’importanza e smantellandolo ne derivi un risparmio. Ma quale risparmio o contenimento di spesa può discendere da tale progetto? Nessuno; anzi ribadiamo che il

piano in argomento può addirittura rivelarsi dannoso e dispendioso perché, sebbene


ADESSO BASTA! Sig. Ministro, il Comitato Nazio-

nale Tecnici istituito in seno a questa Segreteria Nazionale si propone di fornirLe una puntuale dimostrazione dei veri sprechi dell’Amministrazione e che, pertanto, garantirebbero un reale contenimento della spesa pubblica. Infatti, chi Le rimarrebbero invariate per la P. di S. le esigenze nei settori tecnici, per soddisfarle dovranno essere stipulati contratti a titolo oneroso con ditte esterne. Altri sono i settori nei quali può essere effettuato un contenimento della spesa e, carte alla mano, non sarebbe difficile dimostrarlo, per esempio, in via indicativa e non esaustiva, gli impianti acquistati e mai posti in uso, strutture ammodernate e destinate unicamente a creare “posti d’onore” a chi ormai è solo in attesa di felice pensionamento, conferimenti di incarichi a ditte esterne per i questionari dei concorsi nella P. di S., peraltro puntualmente sbagliati; la svendita delle attrezzature e strumentazioni meccaniche con conseguente stipulata di costosi contratti di manutenzione con officine private; ricompense connesse al fittizio raggiungimento di obiettivi (chi vuol intendere intenda), esosi e inutili rinnovi delle certificazioni di qualità per alcuni servizi erogati in favore degli appartenenti all’Amministrazione senza che poi ci siano risorse disponibili per garantire lo stesso servizio certificato. Ebbene, il cartello sindacale di cui fa parte UGL POLIZIA DI

ha consigliato che ciò possa realizzarsi mediante un riassetto ordinamentale del ruolo tecnico

(inutile fare nomi, ormai tutti lo conoscono, ma soprattutto sanno quali sono i sentimenti negativi che nutre nei confronti dei tecnici della Polizia di Stato) rinnega quella che è la realtà dei fatti, ma, ancor peggio, dimostra di disconoscere la differenza tra ruolo tecnico e attività tecniche.

Nonostante ciò dimostra di ritenere più facilmente percorribile la strada del conferimento di incarichi a ditte esterne ipotesi peraltro irrazionale soprattutto nell’attuale contesto economico piuttosto che

ammettere l’importanza delle risorse umane appartenenti al ruolo tecnico-scientifico e professionale della Polizia di Stato nei settori: accasermamento, equipaggiamento, polizia scientifica, motorizzazione, sanitario e telematica. Adesso ci rivolgiamo ai colleghi del ruolo tecnico: è il momento

di far sentire la nostra voce affinché, chi ha dimostrato nel corso degli anni di “non nutrire alcuna forma di rispetto” nei nostri confronti e della nostra professionalità, comprenda che non rappresentiamo una inutile spesa, ma una risorsa necessaria per il raggiungimento degli obiettivi e dei compiti istituzionali dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza. Il Comitato Nazionale Tecnici – UGL Polizia di Stato intraprenderà ogni utile iniziativa volta ad impedire questa stortura; chi

crede che rimarremo in silenzio dinanzi al disfacimento del ruolo tecnico-scientifico e professionale si illude.

STATO ha nuovamente espresso il proprio fermo PARERE CONTRARIO alla revisione dell’assetto ordinamentale del ruolo tecnico, scindendolo da un più ampio riassetto che comporti il riordino delle carriere e conseguentemente della Legge 121/1981.

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SINDACALE

PAGA SEMPRE PANTALONE

> di CARLO PROVETTA Segretario Nazionale UGL - Polizia di Stato

E’

risaputo che i poliziotti non hanno mai avuto stipendi esosi, anzi, ritengo siano sottopagati, rispetto alla peculiarità e, la complessità del loro costante e professionale impegno, come la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani; se poi confrontiamo le retribuzioni, con le medie degli altri paesi europei, ne usciamo tutti amaramente delusi. I lavoratori italiani, la mia categoria in particolare, non hanno mai avuto retribuzioni all’altezza di compensare l’impegno e la professionalità con la quale ogni giorno affronta le difficoltà, bensì si sono fatti bastare, facendo immani sacrifici, un misero salario, e nonostante tutto

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sono riusciti a migliorare la loro condizione sociale e il benessere delle rispettive famiglie. Il nostro modesto tenore di vita, con un’imperdonabile mancanza di stile, e stato definito da qualcuno “al disopra delle nostre possibilità”, solo perché ci siamo sempre fatti

bastare, quel poco che ci siamo dignitosamente sudati. L’articolo 36 della costituzione recita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”,


ma quale dignità ci viene riconosciuta se i nostri stipendi dimagriscono sempre più? Non mi voglio assolutamente soffermare a parlare di questo particolare, anche se sappiamo bene, quanta importanza riveste nella nostra vita, il potere di acquisto del nostro salario. La mia vuole essere una serena riflessione su quelle che sono le effettive priorità che il nostro paese deve avere per uscire da una crisi che da anni ci divora lentamente ponendoci in trincea. Non è certo con l’ennesima mortificazione degli statali che si risanano le finanze di questo paese, certo ci vuole una politica di austerità, ma deve essere equa, (per tutti) soprattutto per i politici e gli amministratori, i dirigenti, gli enti, le fondazioni, le banche, ecc. Bisogna dire per sempre basta ai privilegi che vanno a sottrarre risorse vitali ai poveri, ai disoccupati e dilatano sempre più il debito pubblico. Bisogna dimostrare con i fatti e con l’esempio la buona volontà, rinunciando a una parte della nostra ricchezza in proporzione alle nostre effettive condizioni socio/economiche. Dovremo essere tutti un tantino più sobri e propositivi, meno menefreghisti e più solidari con chi se la passa peggio di noi, senza accanirci come spesso accade, con chi non

centra, scatenando una sterile guerra fra poveri. Arginare gli sprechi pubblici che ancora oggi, nonostante la difficilissima condizione economica continuano a persistere, diventa un atto dovuto, una priorità, soprattutto per certi amministratori, che con l’arroganza e l’indifferenza di sempre, continuano a perpetrarli. C’è chi incassa in un giorno tanta ricchezza che molti di noi non guadagnano sgobbando per una vita (non certo, sempre per particolari capacita imprenditoriali o super doti) e non paga un euro di tasse. Pensate agli averi dei tanti imbroglioni, frutto di un passato di speculazioni, ruberie e malaffare; pensate a chi non ha fatto altro che approfittare della propria posizione sociale per arricchirsi ingozzan-

dosi a dismisura a discapito di ogn’uno di noi: di ogni disoccupato, del galoppante debito pubblico della nostra nazione. Per uno Stato che funziona, far pagare le tasse a tutti deve essere una delle prime priorità, senza se e senza ma, in proporzione alla ricchezza effettiva che ogni cittadino possiede. Far pesare, come sempre, sui soliti noti, i sacrifici e le difficoltà della nostra nazione non è assolutamente possibili, ci sono persone che da una vita non fanno altro che subire l’arroganza di un sistema che li schiaccia sempre più verso il basso. Ci sono cittadini onesti che da sempre pagano le tasse e lavorano per affermare la legalità con passione e costanza, seguendo la strada della correttezza dell’onestà, c’è gente come noi che vorrebbe una volta tanto sentirsi parte integrante di uno Stato che garantisce a tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri e che una volta tanto riconosca dignità a chi ha sempre fatto il proprio dovere di onesto cittadino.

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SINDACALE

Importante sentenza della Cassazione

NEL CONGEDO PARENTALE FRAZIONATO

NON SI CONTEGGIANO IL SABATO, LA DOMENICA E I FESTIVI > di FILIPPO GIRELLA Segretario Nazionale UGL - Polizia di Stato

C

on una recente sentenza (n. 6742 del 4 maggio 2012) la Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro ha stabilito che il sabato e la domenica o comunque i giorni festivi successivi ai giorno di rientro al lavoro non devono essere computati nel congedo parentale, nel caso in cui la madre lavoratrice, che ne fruisca in modo frazionato, rientri al lavoro il venerdì ovvero in qualsiasi altro giorno che preceda immediatamente una festività infrasettimanale, interrompendo

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così la fruizione del congedo. La sentenza riguarda il caso di una dipendente di un istituto di credito che aveva usufruito, a decorrere del congedo parentale previsto dall’art. 32 del d.lgs. n. 151 del 2001. Su richiesta della lavoratrice il suddetto congedo parentale era stato goduto in modo frazionato, e, più precisamente, dal lunedì al giovedì con rientro al lavoro il venerdì ovvero in altro giorno precedente una festività. Ciò premesso deducevano che l’istituto di credito aveva erroneamente conteggiato, quali giorni lavorativi, solo il venerdì o i giorni lavorati prefestivi avendo ricompreso nel periodo di congedo i giorni del sabato e della domenica ovvero le festività infrasettimanali successive al giorno lavorativo.

Con la conseguenza, ad avviso delle ricorrenti, che il datore di lavoro aveva ingiustamente sottratto almeno due giorni di congedo parentale per ciascuna settimana. Nel costituirsi in giudizio l’istituto di credito affermava la correttezza della propria interpretazione del citato art, 32 sottolineando che l’accoglimento della tesi di controparte avrebbe determinato una disparità di trattamento della lavoratrice ricorrente rispetto alle lavoratrici che avessero scelto un giorno diverso dal venerdì per riprendere il lavoro. Sotto altro profilo eccepiva il difetto di legittimazione della P. ad essere parte nel giudizio de quo. Il giudice, nel confermare il provvedimento in precedenza adottato ai sensi dell’art. 700


Codice di Procedura Civile , dichiarava il diritto della dipendente al ricalcolo delle giornate di congedo parentale fruite ed al riconoscimento delle ulteriori giornate alla stessa spettanti con conseguente pagamento delle relative differenze retributive. Non si pronunciava sull’eccezione di difetto di legittimazione attiva. In particolare il giudice, premesso che nel caso di specie non erano in discussione le modalità di fruizione del congedo e quindi il diritto della lavoratrice di rientrare al lavoro solo una volta alla settimana nella giornata di venerdì, e che quindi l’unica questione oggetto del giudizio era quella di stabilire se i giorni del sabato e della domenica dovessero essere comprese nel computo del periodo di congedo parentale, osservava, concordando sul punto con la posizione affermata dall’INPS, che nel caso di settimana corta il sabato e le festività devono essere considerate nel periodo di congedo solo nel caso in cui non vi sia stata subito prima o subito dopo una ripresa effettiva lavoro. Con sentenza in data 24 settembre 2009 la Corte d’appello di Venezia rigettava il gravame avverso la sentenza di prime cure proposto dal datore di lavoro. Ribadiva la validità delle argomentazioni svolte dal giudice di prime cure. La vicenda arrivata in cassazione che sottolineava l’irrazionalità della soluzione adottata dalla Corte territoriale che vanificherebbe la regola generale del computo, nel periodo di congedo, dei giorni festivi e non lavorativi che ricadono nel periodo stesso, non computabilità basata su una circostanza (interruzione del congedo nella giornata di venerdì, anziché in altra giornata lavorativa della settimana) del tutto

“estrinseca ed occasionale” Rileva che, accogliendo la tesi fatta propria dalla sentenza impugnata, a una lavoratrice che fruisca del congedo frazionato e rientri al lavoro solo nella giornata di giovedì vengono computati 27 giorni di congedo parentale, mentre alla stessa lavoratrice che rientri al lavoro nella sola giornata di venerdì verrebbero computati solo 19 giorni di congedo parentale. La cassazione ribadiva, quindi, il diritto della lavoratrice di usufruire dei congedo parentale di cui all’art, 32, primo comma, del d.lgs. n. 151 del 2001 in modo frazionato o in singoli giorni, né quello di scegliere il giorno in cut rientrare al lavoro, l’unico punto controverso tra le parti è quello di stabilire se, qualora la lavoratrice rientri al lavoro, interrompendo così la fruizione del congedo parentale, nelle giornate di venerdì ovvero in qualsiasi giorno che preceda immediatamente una festività infrasettimanale, i giorni di sabato o dì domenica o comunque i giorni festivi successivi ai giorno di rientro al lavoro debbano essere computati, o meno, ai fini del congedo parentale. E’ evidente, ha spiegato la Corte, che la fruizione del congedo parentale si interrompe allorché la lavoratrice rientra al lavoro e ricomincia a decorrere dal momento in cui la stessa riprende il periodo di astensione Da ciò discende altresì che i giorni festivi che ricadono interamente nel periodo di fruizione del congedo parentale vengono computati nell’ambito dei giorni di congedo. Applicando la suddetta conclusione al caso di specie – che si caratterizza per il fatto che, in base ad una precisa scelta della lavoratrice, che esercita, come si e prima accennato, un diritto potestativo, l’interruzione del

congedo parentale (predeterminato in quattro giorni settimanali) si realizza con il rientro al lavoro nel quinto giorno della settimana (il venerdì), e con la ripresa della fruizione del congedo a partire dal lunedì successivo – appare evidente che il sabato e la domenica sono esclusi dal periodo di congedo parentale in quanto non ricompresi in una frazione di congedo parentale unitariamente fruita. Alle stesse conclusioni deve ovviamente pervenirsi, mutatis mutandis, nell’ipotesi di interruzione del congedo nel giorno prefestivo nel caso di festività infrasettimanali. L’opposta tesi, fatta propria dall’Istituto ricorrente,- ha spiegato la Corte nella sentenza - sostiene che il calcolo dei giorni di congedo parentale debba ricominciare dal sabato e cioè da una giornata già considerata festiva in base alla contrattazione collettiva pacificamente applicabile al rapporto de quo; essa non appare tuttavia condivisibile in quanto si basa su un presupposto illogico e contraddittorio rispetto alle finalità dell’istituto del congedo parentale. 12. Se è vero, infatti, che la scelta del lavoratore di fruire del congedo parentale frazionato in modo da rientrare (quale unico giorno lavorato settimanale) in un giorno diverso dal venerdì ovvero in un giorno comunque non seguito da una festività, comporta un trattamento sicuramente peggiorativo rispetto a quello al quale ha diritto, secondo la tesi accolta, la lavoratrice parte del presente giudizio, è anche vero che, come correttamente osservato da giudici del merito, il diverso computo dei giorni di congedo è strettamente correlato a modalità di fruizione dello stesso liberamente e consapevolmente scelte dal prestatore di lavoro.

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GIUSTIZIA

IL PIGNORAMENTO IMMOBILIARE:

VENDITA CON E SENZA INCANTO E L’ASSEGNAZIONE DEI BENI La crisi che sta attanagliando la “zona euro” ha comportato

un sensibile aumento delle procedure esecutive, sempre più famiglie non riescono ad onorare i debiti contratti e i creditori aggrediscono il loro patrimonio.

> di SERGIO DELL’OLIO Avvocato Conciliatore Professionista

I

l pignoramento immobiliare si esegue mediante notificazione al debitore di un atto nel quale gli si indicano l'immobile ipotecato, i beni e i diritti immobiliari che si intendono sottoporre a esecuzione. Immediatamente dopo la notificazione, l’ufficiale giudiziario consegna copia autentica dell'atto con le note di trascrizione al competente conservatore dei registri immobiliari, che trascrive l'atto, se nel trascrivere trova che sugli stessi beni è stato eseguito un altro pignoramento, ne fa menzione nella nota di trascrizione che restituisce. Il creditore pignorante deve depositare il titolo esecutivo e il precetto entro dieci giorni, pena l’inefficacia del pignoramento. Col pignoramento il debitore è costituito custode dei beni pignorati e di tutti gli accessori, comprese le pertinenze, e i frutti senza diritto a compenso, fermo restando che su istanza

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del creditore pignorante o di un creditore intervenuto, il giudice dell'esecuzione, sentito il debitore, può nominare custode una persona diversa dallo stesso debitore. Decorsi dieci giorni dall’avvenuto pignoramento, il creditore pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono chiedere la vendita dell'immobile pignorato. Il giudice dell'esecuzione, entro trenta giorni dal deposito della certificazione notarile relativa all’immobile, nomina l'esperto convocandolo davanti a se per prestare il giuramento e fissa l'udienza per la

comparizione delle parti e dei creditori. All'udienza, se non vi sono opposizioni o se su di esse si raggiunge l'accordo delle parti comparse, il giudice dispone con ordinanza la vendita senza incanto, fissando un termine non inferiore a novanta giorni, e non superiore a centoventi, entro il quale possono essere proposte offerte d'acquisto. Con la stessa ordinanza, il giudice può stabilire che il versamento della cauzione, la presentazione delle offerte, lo svolgimento della gara tra gli


offerenti, nei casi previsti, l'incanto, il pagamento del prezzo, e le modalità telematiche di comunicazione e pubblicazione. Dell'ordine di vendita è dato dal cancelliere pubblico avviso contenente l'indicazione del valore dell'immobile del sito internet sul quale è pubblicata la relativa relazione di stima, del nome e del recapito telefonico del custode nominato in sostituzione del debitore. Ognuno, tranne il debitore, è ammesso a offrire per l'acquisto dell'immobile pignorato personalmente o a mezzo di procuratore legale. L'offerente deve presentare nella cancelleria dichiarazione contenente l'indicazione del prezzo, del tempo e modo del pagamento e ogni altro elemento utile alla valutazione dell'offerta. Sull'offerta il giudice dell'esecuzione sente le parti e i creditori iscritti non intervenuti, se l'offerta è superiore al valore dell'immobile, aumentato di un quinto, la stessa è accolta, se l'offerta è inferiore a tale valore, il giudice non può far luogo alla vendita se vi è il dissenso del creditore procedente. Se vi sono più offerte, il giudice dell'esecuzione invita gli offerenti a una gara sull'offerta più alta. Se la gara non può aver luogo per mancanza di adesione degli offerenti, il giudice può disporre la vendita a favore del maggiore offerente oppure ordinare l'incanto. Quando ordina l'incanto, il giudice stabilisce, sentito quando occorre un esperto, se la vendita si deve fare in uno o più lotti, il prezzo base, il giorno e l'ora dell'incanto,l'ammontare della cauzione in misura non superiore al decimo del prezzo base d'asta e il termine entro il quale tale ammontare deve essere prestato dagli offerenti, la misura minima dell'aumento da apportarsi alle offerte, il termine, non superiore a sessanta giorni dal-

l'aggiudicazione, entro il quale il prezzo deve essere depositato e le modalità del deposito. Le offerte devono essere fatte personalmente o a mezzo di mandatario munito di procura speciale. L'incanto ha luogo davanti al giudice dell'esecuzione, nella sala delle udienze pubbliche. Le offerte non sono efficaci se non superano il prezzo base o l'offerta precedente nella misura indicata nelle condizioni di vendita. Allorché siano trascorsi tre minuti dall'ultima offerta senza che ne segua un'altra maggiore, l'immobile è aggiudicato all'ultimo offerente. Avvenuto l'incanto, possono ancora essere fatte offerte di acquisto entro il termine perentorio di dieci giorni, ma esse non sono efficaci se il prezzo offerto non supera di un quinto quello raggiunto nell'incanto.

Avvenuto il versamento del prezzo, nei tempi e secondo le modalità imposte, il giudice dell'esecuzione può pronunciare decreto col quale trasferisce all'aggiudicatario il bene espropriato e ordinare la cancellazione delle trascrizioni dei pignoramenti e delle iscrizioni ipotecarie successive alla trascrizione del pignoramento. Il decreto contiene altresì l'ingiunzione al debitore o al custode di rilasciare l'immobile venduto. Se la vendita all'incanto non ha luogo per mancanza di offerte e vi sono domande di assegnazione, il giudice provvede su di esse fissando il termine entro il quale l'assegnatario deve versare l'importo, successivamente, il giudice pronuncia il decreto di trasferimento del bene libero da ogni tipo do onere.

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CONVEGNO

LEGALITÀ E SICUREZZA

“QUALI PROSPETTIVE PER IL NOSTRO TERRITORIO” > di ALESSANDRO FALCONE Segretario Generale Provinciale Krotone

H

a ottenuto un grande successo il convegno tenutosi il 9 Giugno scorso al palazzo S. Bernardino di Rossano (CS) organizzato dall’UGL Polizia di Stato e dall’Associazione Nazionale LeS (Liberi e Sicuri) . Gli illustri relatori, hanno posto l’attenzione sulla necessità di rafforzare gli organi deputati al controllo del territorio ed alla sicurezza dei cittadini per riaffermare la legalità nel nostro territorio.

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Le indicazioni suggerite per contrastare questi fenomeni sono il potenziamento del Commissariato di P.S. di Rossano, con un notevole potenziamento di uomini e mezzi. Il segretario Generale dell’UGL polizia Valter MAZZETTI ha garantito il suo pieno appoggio in tal senso, facendosi promotore della questione direttamente con i vertici del Viminale e del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Infatti, come ha precisato il Segretario Generale Nazionale di UGL Polizia, Rossano e i paesi limitrofi necessitano, specie in questo periodo, di un maggior controllo del territorio e di una spinta verso l’attività di polizia giudiziaria.

Una profonda emozione e una grande ammirazione ha coinvolto l’intera platea quando l’Imprenditore reggino Tiberio BENTIVOGLIO ha parlato della sua esperienza di vita. Nel suo appassionato intervento che ha commosso tutti i presenti, ha raccontato come si è ribellato alle logiche mafiose e come riesce ad affrontare quotidianamente la diffidenza della gente e le conseguenze della sua voglia di giustizia e legalità. Ci ha riferito delle intimidazioni ricevute mediante attentati di ogni tipo alla sua azienda e, infine, alla sua persona quando, nel Febbraio del 2011, due killer a bordo di una moto hanno cercato di ucciderlo con sei colpi di pistola.


E’ vivo per miracolo, ma lui non si è arreso! Continua a lottare, vivendo sotto scorta e credendo ancora che sia possibile una Calabria migliore. Un esempio di vita e un modello di giustizia a cui tutti noi dovremmo guardare con ammirazione. Il nostro sindacato ha voluto mettere a dimora, attraverso il riuscito convegno, il seme da dove sicuramente germoglieranno rigogliosi, i nobili sentimenti che hanno fatto grande la nostra terra di Calabria. Attraverso l’esempio e il nostro costante impegno riusciremo a contagiare in bene, una difficile realtà che ha tanto bisogno di Stato e di legalità.

Negli N Neg Ne eeggglli ultimi ulti l im im mii anni nnni n abbia abbb mo ab abbi m assistit isttit titoo ad una serie di discussioni scccu ion oni politiche olitich oliti ool lilitic tich tiche ich cche he e soociali cia ci i sul s l tteema su eem della sicurrezza e nelle lle llee città itt italiane e sull ssuullla la necessità essssii di intervenir e e con nuove ve attività prrevventi e ivve e informativ iinn ve prima che repressiv ees ve. In quest u o contest esstoo,, l’UGL l UGL Po Polizia oolilliizz ol di Stato, in collabor orazione a conn l’l’’aaasso asss ss ciazionee LIBERI LIIBBE BEERRI RI e SICURI, SICU SI CU vuole CU analizzare re e condivider oonn de dere le pr problematiche o m ch sul sul tema maa della m d sicurezza e sulla su gestione tio ioone n della stessa nel territorio ri della deella elllllaa costa Jonica Cosentina. o na. Par na a tic ticolare attenzione nee verr errrrà dedicata allaa sicur ssiiiccu curezz eezzzaa eedd alle a sue forme di di estrinsecazionee nella città ittt it ttàà ddi Rossano (CS). CSS)). CS CS) La discussionee ver e terrà sulla s cri inalità or criminalità orrgganizzata prreesente nel meridio m diiioone oonne, sui dati dell’ delll ’aattività attttiiviità iità delinquenziale eedd all temp e o st em stteesso e sulla s reale ne n cessità i à di potenziare il contr trollo tro tr o del de territtorio ori . Quest’eevvent e o vuolee av a viccina cin ci inare le Istituzioni Isstttiittuuz u io e le for oorrze di Polizia ai cittadini al fine finee di di informa inf rm iinfo maarre ma re quest quueest esst s ’ultimi ’uulltii sulla ’ult lla la necessità e/o le difficoltà ollt ltà tà dell sist sis ema ““SSSICUREZZ SICU SIC ICU IC IC ZA”. La LeS inttende e avvia via vi iare una seriee di d incontri volti o a faavvorir o e l’’aado addo d zione zio iion onneee,, daa pparte dei one de gio gio gi i vani, di stili di vita ispirrati attii ai principi cipii di cip di legalità, alità, prevvedendo ali d esperienze di vita conn gli g esp esppeer ertii del d sett e ore, in mo m do da avver e e un apprroccioo dir dir i ett eettto, concrreeto ed emotiv emoo vo e far scaturire quel senso nsso nso so di di re reesponsabili o ab itàà e solida sooliid ida darietà ri e farli divveentare ri parte attiv attt at tti ttiivvaa della ellla no nostr o a società. ccie ie ietà tàà. E’ imp mppor o tant ntee iniziare re un un pr processo e di educazione sulla ssiiiccu sicur cuurrezza, ezza, a, che chhe pa p rta t da dalle all scuole e dai lavvor all al oraatori in strretta str e a collabor orazione azioone ne con le istituzioni, con la Polizia di ne Stato e il Sindac d cat dac ato.

Con o vegno LEGALITTÀ e SICUREZZZA A: quali prospettivve per il nostro territ e torio? o

L’UGL ’UGL Polizia di Stato e ll’’aassociazione Liberi e Sicuri hanno il piaceree di invitare la S.V. Illustrissima, Illustri a partecipare al conveegno che si terrrá a ROSSSANO (CCS) - Paalazzzo San Bernarrddino Sala Rossa - via Plebiscito ore 9.30 - 9 Giugno 2012 Interverr e ranno: Giuseppe ANTTO ONIOTTI - Sindaco di Rossano Mons. Santto MARCIANO’ M ’ - Vescovo Arcidiocesi Rossano Cariati Mario OLIVERIO - Presidente Provincia di Cosenza Rosamaria PA ARRISEE - 1˚ Dirigente Polizia di Stato Serrafino ROBERTO - Presidente Ass. Liberi e Sicuri Raff ffaaele CA ANN NIZZZARO A - Prefetto di Cosenza Alfrredo ANZZA ALONEE - Questore di Cosenza Giuseppe BORRELLI - Proc. agg. DDA di Catanzaro Marco STRRA ANO - Criminologo Pierro SANS A ONETTII - Direttore del Quotidiano “Calabria OOra” Tib i erio BENTIVVO OGLIO - Imprenditore Reggino che ha detto "No al PIZZO" Rocco PARDO A - Segretario nazionale UGL Polizia di Stato Giulia MELITII - Resp. Naz. UGL giovani Dipartimento Legalità e Sicurezza Giovanni IACO OII - Dir. Naz. UGL Polizia di Stato Luigi TURCCO - Segretario generale reg. Calabria UGL Polizia di Stato Francesco BIONDI NDII - Segretario generale prov. Cosenza UG UGL Polizia di Stato Vaalter MAZZETTII - Segretario Generale Nazionale UGL Poli Polizia MODERA Anna RUSSO - Giornalista della Gazzetta del Sud

Si ringrazia e si porrggono Coordiali Saluti

Uglg Polizia zia di Sta SStato Associazionee Lib Liberii e Sicuri Si

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AVVENIMENTI

STRESS MANAGEMENT

Simulazioni di conflitti a fuoco e sgombero in edifici chiusi per gli Agenti di Polizia > traduzione di NICOLA ZICHELLA sunto tratto dall’ FBI BULLETTIN

E'

ampiamente dimostrato che i corsi di addestramento di tiro al poligono degi agenti di polizia non rappresentano pienamente uno scenario di conflitto a fuoco nel mondo reale. I corsi standard di abilitazioni per l'idoneità dell'uso di un 'arma da fuoco non sono sufficienti in quanto non creano uno scenario in cui l'agente di polizia si trova a fronteggiare la simulazione di un conflitto a fuoco dove un 'altro agente gli spara contro. I bersagli fissi, le automobili possono essere posizio-

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nati facilmente per addestrare gli agenti di polizia per sparare da diverse postazioni e per assicurarsi la copertura, bersagli rotanti, specialmente le sagome duellanti, possono creare simulazioni di addestramenti di tiro sicuri dove due Agenti di Polizia si sparano l'uno contro l'altro. Queste competizioni testa a testa creano stress e aiutano gli agenti di polizia per sparare rapidamente in maniera accurata. I casolari di Polizia per le esercitazioni di tiro forniscono uno degli strumenti di tiro più efficienti per preparare gli agenti di polizia alle minacce di pericolo che si possono presentare durante il servizio di polizia. Un casolare per addestramento di tiro permette di apprendere delle tecniche dell'applicazione

aree

della legge, come entrare in una stanza e sgomberare l'area, entrata, salire sulle scale, come pure le tattiche di squadra. Le case di addestramento di tiro possono essere costruite per permettere conflitti a fuoco in tempo reale con armi vere o simulazioni di tiro virtuali. Le pareti delle case di addestramento di tiro potrebbero essere costruite con coperchioni di automobili in rottamazione riempiti di sabbia o muri balistici di acciaio coperti di legno. Le case di addestramento di tiro presentano anche muri rimovibili in modo che l'allestimento interno può essere adattato per le missioni di esercitazione. Più l'ambiente è realistico, maggiore sarà il beneficio per l'addestramento. Le case per


l'addestramento di tiro si sono dimostrate di grande utilità in quanto aiuta ogni agente di polizia apprende come minimizzare il rischio per loro stessi durante gli scontri a fuoco. Gli Agenti di Polizia apprendono le tattiche e acquisiscono fiducia nel lavorare assieme in una squadra. Sfortunatamente le case di addestramento di tiro hanno un costo enorme specialmente case che sono composte da numerose camere. Fortunatamente l'ufficio FBI del Michigan ha trovato una soluzione per sviluppare un programma di simulazioni di tiro dentro edifici. Una soluzione e' stata trovata dai Dipartimenti di Polizia degli Stati Uniti, per far addestrare gli Agenti di Polizia all'interno di edifici che sono di proprietà del comune oppure edifici che verranno demoliti. Però un edificio proprietà del comune presenta de limiti, in quanto l'edificio potrebbe essere situato in un quartiere abitato e per la riservatezza del programma di addestramento. Molti gruppi di addestramento usano tattiche appropriate per identificare con successo il ruolo degli agenti di polizia che svolgono le esercitazioni di tiro, chiamarli durante la fase di addestramento, per farli uscire fuori dai loro punti di riparo, per permetterli di sistemarsi in una postazione sicura senza far partire un colpo. Se si verifica un agguato, l'istruttore di tiro ferma lo scenario e discute con gli agenti di polizia gli errori che sono stati commessi durante la fase di esercitazione e gli errori che sono stati commessi che hanno portato al conflitto a fuoco. Quindi gli studenti ricominciano dall'inizio per completare lo scenario senza far partire un colpo di arma da fuoco. Questa programma ci illustra che gli studenti possono

raggiungere risultati di addestramento desiderato senza far partire una raffica di proiettili di plastica. Naturalmente questo programma non implica che gli Agenti di Polizia non saranno mai messi nelle condizioni di un conflitto a fuoco quando ricevono questo tipo di addestramento. Si pianifica, come assicurare una forza superiore e la potenza di fuoco e usare le tattiche appropriate. Ciononostante, gli istruttori di tiro con queste tecniche potrebbero istruire gli Agenti di Polizia di evitare dei conflitti a fuoco. Le stanze degli appartamenti per le esercitazioni di tiro sono composti da cucina e bagni che gli Agenti di Polizia devono imparare per sgomberarli da possibili minacce. In diverse fasi di esercitazione, a gruppi di Agenti di Polizia che svolgono l'esercitazione di tiro di sgombero delle stanze viene raccomandato di controllare gli armadi e altri posti d nascondiglio dove potrebbero presentarsi possibili minacce . Tuttavia alcuni gruppi durante la loro fase di esercitazione hanno ignorato queste aree pericolose date per scontate. Gli Agenti di Polizia durante le loro simulazioni di tiro di sgombero aree non hanno appreso tutte le lezioni e gl'istruttori hanno raccolto numerose informazioni dagli errori commessi durante le loro fasi di esercitazioni. Quando si svolgono questi addestramenti dentro edifici chiusi le norme di sicurezza sono d'importanza vitale. Si sono verificati degli incidenti mortali con questo tipo di esercitazioni un Agente di Polizia durante la pausa voleva fare una dimostrazione puntando l'arma contro un altro collega, purtroppo l'arma da fuoco risultava essere vera. Le notizie dei media riportavano che un Agente di Polizia durante

la sua fase di addestramento voleva dimostrare ai colleghi una tecnica durante la pausa. Sfortunatamente l'Agente di Polizia che stava facendo la dimostrazione aveva impugnato un arma da fuoco vera invece di un arma per gli addestramenti facendo partire un colpo e uccidendo il suo collega. Al fine di prevenire questi tragici eventi l'istruttore di tiro o l'assistente dell'istruttore di tiro devono prevenire il munizionamento delle armi da fuoco che servono per le esercitazioni. Normalmente gli Agenti di Polizia imparano che non devono mai puntare l'arma da fuoco verso un'altra persona. Questo tipo di esercitazioni di tiro differisce dai luoghi standard di esercitazioni di tiro. Gli Agenti di Polizia che devono svolgere il ruolo del cattivo devono puntare l'arma verso gli Agenti sfidanti per completare lo scenario. Tutti insieme gli istruttori gli Agenti di Polizia che si affrontano l'uno contro l'altro durante la fase di esercitazione devono essere resi consapevoli dei rischi che si verificano quando si punta un'armada fuoco verso un'altra persona e anche durante la fase di esercitazione. Per accrescere la sicurezza l'FBI ha adottato un sistema di codici a colori per i vari tipi di armi. Ad esempio le armi marchiate di rosso sono inerti, il percussore rimosso, e le canne otturate in modo che non possono sparare. Color arancione invece le armi per le simulazioni di tiro che sparano pallottole di plastica. Questo programma e' attualmente ancora sotto forma sperimentale in quanto si stanno studiando gli accorgimenti per la sicurezza e anche per trovare edifici di proprietà del comune in fase di demolizione che sono distanti da aree abitate al fine di prevenire i costi del programma.

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STORIA

L’ITALIA NEL SECONDO DOPOGUERRA > di SERGIO DI FOLCO

I

l contesto internazionale dell'Italia nel secondo dopoguerra era caratterizzato dalla pesante eredità della sconfitta. Nonostante il contributo della Resistenza e del Corpo italiano di liberazione, l'Italia dovette subire per opera dei vincitori un severo trattamento che, sino alla firma del Trattato di Pace, avvenuta il 10 febbraio 1947, rese evidente la volontà di imporre una notevole misura d'espiazione e fece penosamente avvertire alle forze politiche italiane una sensazione di isolamento diplomatico, ac-

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crescendo la fragilità della vita politica interna del paese. Peraltro, le vicende del secondo conflitto mondiale avevano assegnato l'Italia ad una specifica zona d'operazioni ed avevano visto nella penisola il teatro delle attività degli eserciti inglese ed americano, il che, sin d'allora, faceva prevedere per l'Italia un ruolo determinante, se non di frontiera, nella delineazione dei futuri contrastati assetti internazionali. Tali aspetti della condizione internazionale dell'Italia si combinavano, sul piano interno, con le tensioni sociali e politiche che la guerra aveva lasciato dietro di sé. Il problema di scegliere le nuove istituzioni che avrebbero dovuto reggere il paese e quello di determinare gli

equilibri politici con cui governarlo, venivano pertanto ad intrecciarsi con i rapporti e le scelte da compiere nel contesto internazionale. Tali scelte, in particolare, si legavano indissolubilmente con il problema della formazione dei Blocchi che avrebbero caratterizzato tutto il periodo della Guerra Fredda. Infatti, finché le tensioni del quadro internazionale non furono palesi, fu possibile per l'Italia non esserne direttamente investita, ma allorquando le tensioni si manifestarono risultò evidente che le diverse concezioni ed i diversi collegamenti internazionali delle forze politiche italiane, avrebbero finito per rendere inevitabili scelte talora anche drammatiche. La Guerra Fredda investiva l'Italia e, senza spezzarne


l'unità territoriale, come pure altrove andava accadendo, la divideva politicamente in due schieramenti rigidamente contrapposti. Comprendere come tale processo si sviluppò sia sul piano internazionale, sia nelle sue ripercussioni interne all'Italia, significa pertanto comprendere le ragioni ed i motivi che ispirarono e spiegarono l'adesione dell'Italia all'Alleanza Atlantica. La sfida orientale e la risposta dell'Occidente: il Piano Marshall e l'Alleanza Atlantica Durante il primo semestre del 1947 le tensioni internazionali, latenti almeno dalle ultime fasi della seconda guerra mondiale, esplosero apertamente: mentre i sovietici lamentavano l'interferenza occidentale, gli occidentali combattevano il costituirsi di regimi non conformi alle intese raggiunte durante la conferenza di Yalta sull'avvio dei processi di democratizzazione nell'Europa liberata. Il tipo di regime che l'influenza sovietica andava instaurando nell'Europa orientale, sia attraverso la presenza di forze militari sul territorio che per mezzo della costituzione di partiti comunisti di obbedienza sovietica, veniva denunciato negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale come oppressivo dei fondamentali diritti civili e contrario alle regole di una democrazia fondata sui principi di libertà e di pluralismo politico. Inoltre, le propaggini propagandistiche di tali regimi, rappresentate dai partiti comunisti costituiti in Europa occidentale, anch'essi di obbedienza sovietica, acquistavano un carattere minaccioso. Tale sensazione era resa più acuta dalla constatazione e dalla scoperta, di quanto debole ed esposta nei confronti di simili minacce fosse l'Europa occidentale. Nell'Europa occidentale vinti e vincitori

erano accomunati dalla relativa incapacità di far fronte ai problemi della ricostruzione, consolidando al contempo regimi democratici e stabili. La ricostruzione imponeva sacrifici e programmi che solo autorità politiche forti, in grado di utilizzare abbondanti risorse, avrebbero potuto chiedere ed attuare. Al contrario, le risorse europee apparivano inadeguate e l'autorità dei governi era minata dai dissensi interni tra forze eterogenee. L'Europa occidentale o, meglio, la maggioranza dei gruppi dirigenti unitamente a larghi strati della popolazione, si sentivano indifesi ed esposti di fronte ad una minaccia che, pur avendo una sua netta connotazione, operava tuttavia in modo sotterraneo, corrodendo alla radice le strutture ed

esponendo paesi come la Francia, l'Italia e la stessa Germania, alla "conquista" od all'influenza sovietica. In Germania, in particolare, la sfida tra i due blocchi andava tracciando una vera e propria divisione territoriale. Le risposte occidentali a questa crisi furono esitanti ed imprecise sino a che essa non si rivelò apertamente nei suoi aspetti politici internazionali. Gli Stati Uniti dapprima puntarono prevalentemente sulla forza di dissuasione implicita nella loro potenza militare e finanziaria: una procedura che si rivelò sterile, in quanto politicamente non organizzata ed economicamente affidata a formule che accentuavano il ruolo della potenza dominante, laddove il problema consisteva nella necessità di risanare le situazioni più esposte, ovvero quelle periferiche. Di tali difficoltà si ebbe piena consapevolezza solo all'inizio del 1947, quando i richiami inglesi relativi all'impossibilità per il governo britannico di continuare a controllare la situazione critica esistente nel Mediterraneo orientale, con particolare riferimento alla Grecia ed alla Turchia, misero in luce l'urgenza del problema, proprio a causa dell'imminenza del ritiro britannico. Si verificò allora una svolta ed ebbe inizio una fase di intenso impegno organizzativo che procedette lungo due direttive destinate nei fatti, anche se non sempre nelle intenzioni dei promotori ad integrarsi gradatamente. Una direttiva puntò verso formule di intervento economico, intese a favorire la ricostruzione dei meccanismi produttivi e commerciali, così da avviare quel risanamento di fondo e quel processo di ricostruzione economica, la lentezza del quale aveva reso possibili tante inquietudini sociali.

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GIURISPRUDENZA

IL CONTROLLO DISCIPLINARE

DEL PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA SULLA

POLIZIA GIUDIZIARIA

> di GIOVANNI BATTISTA PROSPERINI

L

a qualifica d’Ufficiale ed Agente di p.g. è attribuita ex lege, art. 57 c.p.p.; le funzioni sono indicate nell’art. 55 c.p.p., mentre l’obbligo più generale d’osservanza delle norme processuali è indicato nell’art. 124 c.p.p.. Questo articolo stabilisce che “… gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria sono obbligati ad osservare le norme stabilite dal c.p.p. anche quando l’inosservanza non importa nullità od altra sanzione particolare”. Nell’ambito dei rapporti di dipendenza e di subordinazione intercorrenti tra autorità giudiziaria e polizia giudiziaria assume un ruolo di particolare rilevanza il potere disciplinare della prima su quest’ultima,

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fatto a molti sconosciuto. Il legislatore in sede di normativa di attuazione del codice di rito processual-penalistico, ha disciplinato anche le fattispecie tipiche ed atipiche d’illecito disciplinare per gli appartenenti alle sezioni di polizia giudiziaria, le relative sanzioni, e il procedimento da instaurarsi a carico degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria relativamente alle trasgressioni che si riferiscono alla specifica funzione (D.L.vo 28 luglio 1989, nr. 271, norme d’attuazione, di coordinamento e regolamentari dei codici di procedura penale). L’articolato, a completamento del codice di procedura penale vigente, (D.P.R. 22 settembre 1988, nr. 447, approvazione del codice di procedura penale), e nel rispetto dell’articolo 109 della Costituzione che sancisce che “L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”, prevede proprio una specifica potestà disciplinare del Procuratore generale

della Repubblica, nei confronti degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria. In particolare l’art. 16 disp. att. coord. e trans. c.p.p. consente di sanzionare l’omissione o il ritardo nell’esecuzione di un ordine dell’autorità giudiziaria, l’esecuzione soltanto in parte o negligentemente dello stesso, e, infine, la violazione d’ogni altra disposizione di legge relativa l’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria. La stessa norma individua le sanzioni disciplinari nella censura o, nei casi più gravi, nella sospensione dall’impiego per un tempo non eccedente sei mesi, (fatte salve le eventuali ulteriori responsabilità penali, civili, amministrative e contabili secondo le disposizioni sullo stato giuridico previste per ciascuna amministrazione d’appartenenza). Tenendo poi conto delle particolari relazioni interorganiche ed impersonali tra P.M. e gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria assegnati alle sezioni, è


stata prevista un’ulteriore ipotesi, l’esonero di questo personale dal servizio presso le sezioni (art. 16 disp. att. c.p.p.). Lo stesso art. 16, al comma 3, stabilisce, poi, che gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria, al di fuori delle ipotesi d’illecito previste dalla stessa disposizione, “rimangono soggetti alle sanzioni disciplinari stabilite dai propri ordinamenti”. In tal modo, si è voluto eludere la possibilità di concorso formale per il medesimo fatto, (emergendo però non pochi dubbi applicativi e di legittimità sui diversi procedimenti e sanzioni). Gli art. 17 e 18 disp. att. c.p.p. regolamentano, in modo analitico, il procedimento disciplinare prevedendo l’attribuzione dell’azione al Procuratore generale presso la Corte d’Appello nel cui distretto l’ufficiale o l’agente presta servizio, la previa contestazione scritta dell’addebito all’incolpato, l’assistenza tecnica da parte di un difensore di fiducia o d’ufficio “l’incolpato ha facoltà di nominare un difensore fra gli appartenenti alla propria amministrazione, ovvero tra gli avvocati e i procuratori iscritti negli albi professionali”, all’incolpato viene proprio nominato un difensore d’Ufficio (con i relativi obblighi di remunerazione) se non presente quello di fiducia, nonché lo svolgimento del procedimento tanto di primo grado quanto nell’eventuale grado di gravame davanti ad apposite commissioni, composte da magistrati e da ufficiali di polizia giudiziaria. L’intero iter si svolge presso le sedi di Corte d’Appello con tutte le relative problematiche dovute, spesso, dalla distanza (sia come luogo di servizio sia di residenza privata) degli appartenenti alla polizia giudiziaria coinvolti. L’art. 17 del D.Lvo. 271/89, al 5° comma, infine, prevede poi l’obbligo di “comunicare i provvedimenti all’amministrazione

d’appartenenza dell’ufficiale o agente di polizia giudiziaria nei confronti del quale è stata promossa l’azione disciplinare”, in quanto quest’ultima deve essere comunque portata a conoscenza dei comportamenti del dipendente per (si ricorda) il potere/dovere di valutare i fatti avvenuti allo scopo di accertare/sanzionare fattispecie diverse (ma sempre contrarie ai doveri del dipendente) da quelle per le quali ha proceduto l’A.G.. Nel procedimento disciplinare instaurato dal Procuratore generale della repubblica si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni previste dall’art. 127 c.p.p. per il procedimento in camera di consiglio. Le commissioni competenti a giudicare sia in primo che in secondo grado possono disporre la sospensione cautelare delle funzioni di polizia giudiziaria dell’ufficio o dell’agente incolpato di uno degli illeciti disciplinari previsti dall’art. 16 comma 1 disp. att. (art. 19 disp. att. c.p.p.). Fino all’anno 1988 era prevista la possibilità, per l’incolpato e per il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, di proporre ricorso per cassazione per violazione di legge avverso la decisione emessa dalla commissione di disciplina di secondo grado (art. 18 comma 5 disp. att. c.p.p.). Senonchè, la Corte Costituzionale, con la sentenza 4 dicembre 1988 n. 394, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 18 comma 5 del D.lgs. 28 luglio 1989 n. 271 disp. att. coord. e transizione c.p.p., facendo quindi venir meno la possibilità di ricorrere per Cassazione avverso la decisione della Commissione di disciplina di secondo grado. In particolare, secondo la Corte Costituzionale, la legittimità costituzionale non si estende “alla disciplina del procedi-

mento ed alla esistenza” delle Commissioni di disciplina, ma è limitata alla norma che, prevedendo la possibilità di ricorrere direttamente per cassazione avverso le decisioni della commissione di secondo grado, connota quest’ultima e quella di primo grado come organi di giurisdizione speciale, istituti in contrasto con il disposto dell’art. 102 comma 2 Cost., si tratta invece -ha aggiunto la Consulta - d’organi disciplinari amministrativi, nei cui confronti sono esperibili gli ordinari rimedi giurisdizionali. In conclusione si devono notare le particolarità di questa forma di controllo sull’operato degli ufficiali ed agenti della polizia giudiziaria. Da un lato un procedimento amministrativo rispettoso però dei principi del c.p.p., fin anche con la previsione della possibilità di una tutela tecnica/professionale (avvocato) estranea nei procedimenti disciplinari ordinari (con i conseguenti dubbi di legittimità), dall’altra l’obbligo di un ulteriore giudizio amministrativo sui fatti da parte dell’amministrazione d’appartenenza, con le conseguenti difficoltà di separazione dei giudizi e d’eguaglianza nel rispetto dei diritti (principio del ne bis in idem). Ancora una volta l’appartenente alla Polizia di Stato, nel coacervo di funzioni/qualifiche imposte ex lege, si vede costretto a subire trattamenti disciplinari/ sanzionatori a vari livelli e da diversi organi, nel caso indicato anche con l’abnormità di vedersi applicare diverse forme procedimentali con distinte forme di tutela. L’istituto, parrebbe quindi, come sollevato da molti, analogamente alla restanti normative regolamentanti il governo del personale della Polizia di Stato, sicuramente da (ri)considerarsi.

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ISTITUZIONI

Alla luce dei repentini e continui mutamento dello scenario politico/economico della comunità Europea e dalla crescente esigenza di una assoluta condivisione di quelli che sono i principi generali che hanno animato la sua costituzione, ritenendo di fare cosa gradita ai nostri lettori, pubblichiamo un sobrio approfondimento (fonte Wikipedia) su quelli che sono gli Organi Istituzionali che muovono la complessa macchina socio-politica dei 27 stati che compongono l’UE. E’ importante conoscere a nostro avviso, in questo momento di grande incertezza quelle che sono le prerogative e le garanzie che un’unione forte e coesa può darci per superare la crisi che stiamo vivendo. Un sincero spunto di riflessione ci può sicuramente aiutare ad affrontare con più serenità il nostro futuro di cittadini europei.

ORGANI E ISTITUZIONI DELL’UNIONE EUROPEA > a cura della Redazione

L'

Unione europea (UE) è un'entità politica di carattere sovranazionale e intergovernativo che comprende 27 paesi membri indipendenti e democratici. La sua istituzione sotto il nome attuale risale al Trattato di Maastricht del 7 Febbraio1992, entrato in vigore il 1° Novembre 1993. L'Unione consiste attualmente in una zona di libero mercato, detto mercato comune, caratterizzata, da una moneta unica, l'euro, regolamentata dalla Banca Centrale Europea e at-

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tualmente adottata da 17 dei 27 stati membri. La UE presenta inoltre un'unione doganale nata nel 1957 col Trattato di Roma, inoltre è caratterizzata da una politica agricola e commerciale comune. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e alla protezione ambientale. Gli organi principali dell'Unione comprendono il Consiglio, la Commissione, il Parlamento, La Corte di Giustizia, il Consiglio Europeo e la Banca Centrale Europea (BCE).

IL CONSIGLIO

Il Consiglio dell'Unione europea, noto anche come Consiglio dei Ministri Europei, detiene, insieme col Parlamento Europeo, il potere legislativo nell'ambito dell'Unione ed ha sede a Bruxelles. Il Consiglio è composto da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale che possa impegnare il governo dello Stato membro, scelto in funzione della materia oggetto di trattazione. Il Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento Europeo, la funzione legislativa e la


funzione di bilancio, coordina le politiche economiche generali degli Stati membri, definisce e implementa la politica estera e di sicurezza comune, conclude, a nome dell'Unione, accordi internazionali tra l'Unione e uno o più Stati o organizzazioni internazionali, coordina le azioni degli Stati membri e adotta misure nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. La Presidenza del Consiglio spetta a ciascuno Stato membro per la durata di un semestre, secondo un turno stabilito da una deliberazione unanime dello stesso Consiglio LA COMMISSIONE

La Commissione europea è l’organo esecutivo e promotore del processo legislativo. È composta da un delegato per stato membro: a ciascun delegato è tuttavia richiesta la massima indipendenza dal governo nazionale che lo ha indicato, scelti tra le personalità di spicco dello stato membro di appartenenza. Tra i membri sono compresi il presidente e l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (PESC) in veste di vicepresidente. Il presidente può nominare altri vicepresidenti. I commissari non sono legati da alcun titolo di rappresentanza con lo stato da cui provengono, in quanto i commissari devono agire nell'interesse generale dell'Unione, per tale motivo la Commissione viene definita come "organo di individui" a differenza del Consiglio qualificato come "organo di Stati”. La Commissione europea è un organo collegiale, strutturato all'interno con un'ampia delega di funzioni a singoli commissari, che guidano 23 direzioni generali.Le deliberazioni dell'istituzione vengono prese a maggioranza del numero dei suoi membri.

IL PARLAMENTO

Il Parlamento europeo è l'assemblea parlamentare dell'Unione europea. Essa svolge una funzione di controllo ed è l'unica istituzione europea ad essere eletta direttamente dai suoi cittadini. Insieme al Consiglio dell'Unione europea, costituisce una delle due camere che esercitano il potere legislativo nell'Unione. Tuttavia, i loro poteri non sono identici e devono convivere coi poteri che il trattato riserva agli stati membri. Il Parlamento ha la propria sede ufficiale a Strasburgo, ove per una settimana al mese si riunisce in sessione plenaria. Le Commissioni parlamentari si riuniscono invece a Bruxelles, ove hanno anche sede i Direttorati Generali (DG) piú importanti del Segretariato del Parlamento (Politiche Estere, Politiche Interne etc.), i Gruppi politici e le delegazioni dei partiti. Lussemburgo ospita invece i dipartimenti amministrativi del Segretariato. Ogni cinque anni a partire dal 1979, si tengono le elezioni contemporaneamente in tutti gli stati membri per eleggere gli eurodeputati, attualmente 754 che rappresentano circa 500 milioni di abitanti. I nuovi stati membri che entrano a far parte dell'Unione europea nel

corso della legislatura, eleggono i loro deputati, il cui mandato termina alla fine della stessa, o tramite nomina parlamentare oppure tramite apposite elezioni popolari. I poteri del Parlamento europeo, per quanto non tutti esercitati in via autonoma, ma anzi prevalentemente condivisi con il Consiglio dell’Unione Europea, sono il potere legislativo, il potere di bilancio e il potere di controllo democratico. La principali funzioni del Parlamento Europeo sono: l'esercizio del controllo politico sull'operato della commissione tramite interrogazioni scritte e orali e lo strumento della mozione di censura, l'esame delle proposte legislative della Commissione, l'approvazione del bilancio annuale dell'Unione, insieme al Consiglio dell'Unione europea, l'istituzione di commissioni d'inchiesta. Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea, nell'ambito della procedura legislativa ordinaria approvano i progetti di atto legislativo proposti dalla Commissione Europea. Fermo restando l'esclusivo potere di iniziativa legislativa in capo alla Commissione, il Parlamento europeo detiene un potere di "iniziativa dell'iniziativa" nei confronti della Commissione, attraverso una delibera a maggioranza assoluta.


ISTITUZIONI

LA CORTE DI GIUSTIZIA

La Corte di giustizia dell'Unione europea ha sede a Lussemburgo, ha il compito di garantire l'osservanza del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati fondativi dell' UE. La Corte è un organo unitario, suddiviso in una pluralità di formazioni: La Corte di Giustizia, Il Tribunale ed il Tribunale della funzione Pubblica. La Corte è composta da venticinque giudici, assistiti da otto avvocati generali. I giudici e gli avvocati generali sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri con mandato di sei anni, rinnovabile. Essi sono scelti tra i giuristi di notoria competenza od aventi i requisiti per ricoprire le più alte funzioni giurisdizionali nei paesi d'appartenenza. I giudici della Corte designano tra

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loro il presidente con un mandato di tre anni, rinnovabile. Gli avvocati generali sono otto, ed hanno il compito di presentare pubblicamente, in piena imparzialità ed indipendenza, delle conclusioni sulle cause più importanti. La Corte può riunirsi in seduta plenaria, in grande sezione (tredici giudici) o in sezioni composte da cinque o tre giudici. la Corte è stata dotata di ampie competenze giurisdizionali, che esercita nell'ambito delle varie categorie di ricorsi. La Corte è, in particolare, competente a pronunciarsi sui ricorsi di annullamento o per carenza presentati da uno stato membro o da un'istituzione, sui ricorsi per inadempimento diretti contro gli Stati membri, sui rinvii pregiudiziali e sulle impugnazioni delle decisioni del Tribunale. Il Tribunale è composto da

ventisette giudici, uno per Stato membro, è competente a conoscere dei ricorsi diretti proposti dalle persone fisiche o giuridiche e rivolti contro gli atti delle istituzioni comunitarie,o contro un'astensione dal pronunciarsi di dette istituzioni, dei ricorsi proposti dagli Stati membri contro la Commissione, dei ricorsi proposti dagli Stati membri contro il Consiglio riguardanti gli atti adottati nell'ambito degli aiuti di Stato, le misure di difesa commerciale e gli atti mediante i quali essa esercita competenze d'esecuzione, dei ricorsi diretti a ottenere il risarcimento per responsabilità extracontrattuale dei danni causati dalle istituzioni comunitarie o dai loro dipendenti, dei ricorsi fondati su contratti stipulati dalle Comunità, cheprevedono es-pressamente


???

procedimento comunitario. Soltanto con il Trattato di Maastricht è mutata la qualificazione giuridica di tale istanza, che è divenuta a pieno titolo organo dell'unione, mentre il Trattato di Amsterdam ne ha reso più incisiva ed ampia l'azione. Con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, al Consiglio Europeo viene attribuita la funzione di organo di indirizzo politico. Il Consiglio europeo è composto dai capi di stato o di governo degli stati membri dell'Unione Europea nonché il presidente della Commissione Europea e il Presidente del Consiglio Europeo. La scelta tra capo di stato e di governo, quale rappresentante dello stato membro nelle sedute del Consiglio europeo, è definita dall'ordinamento del singolo stato in relazione alle peculiarità del sistema istituzionale: per tale motivo, in rappresentanza dell'Italia prende parte alle riunioni il Presidente del Consiglio dei Ministri, capo di governo, mentre in rappresentanza della Francia il Presidente della Repubblica, capo di stato. la competenza del Tribunale,ei ricorsi in materia di marchio comunitario. Il Tribunale della funzione pubblica è composto di sette giudici designati dal Consiglio, per un periodo non rinnovabile di sei anni, decide le controversie in materia di pubblico impiego dell’Unione europea, tra le Comunità e i loro dipendenti. IL CONSIGLIO EUROPEO

Il Consiglio europeo nasce dalla prassi instaurata fin dal 1961 di tenere riunioni informali e senza una cadenza prestabilita tra i capi di Stato e di governo dei paesi che aderivano alle comunità, lo scopo era quello di riunirsi al di fuori del contesto comunitario, a livello di conferenza internazionale per dare nuovo impulso alla cooperazione politica, prescindendo dalle formalità e lungaggini del

LA BCE

La Banca centrale europea (BCE)è la a Banca centrale incaricata dell'attuazione della politica monetaria per i diciassette paesi dell'Unione europea che hanno aderito all'euro e che formano la cosiddetta "Zona euro" o "area dell'euro". A partire dal 1º gennaio 2011, essi sono: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna. La BCE è stata istituita in base al Trattato sull'Unione europea e allo "statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea", il 1º giugno 1998, mentre ha iniziato ad essere funzionale dal 1º gennaio 1999, quando tutte le funzioni di politica mo-

netaria e del tasso di cambio delle allora undici banche centrali nazionali sono state trasferite alla BCE. Nella stessa data sono stati sanciti irrevocabilmente i tassi di conversione delle monete nazionali rispetto all'euro. Inoltre, ai sensi del diritto pubblico internazionale, la Banca ha propria personalità giuridica autonoma. La BCE può emanare decisioni e formulare raccomandazioni e pareri non vincolanti. Deve inoltre essere consultata dalle altre istituzioni dell'Unione per progetti di modifica dei trattati che riguardino il settore monetario, oltre che per ogni atto dell'Unione riguardante materie di sua competenza Scopo principale della Banca centrale europea è quello di mantenere sotto controllo l'andamento dei prezzi mantenendo il potere d'acquisto nell'area dell'euro. La BCE esercita, infatti, il controllo dell'inflazione nell'"area dell'euro" badando a contenere, tramite opportune politiche monetarie (controllando la base monetaria o fissando i tassi di interesse a breve), il tasso di inflazione di medio periodo a un livello inferiore (ma tuttavia prossimo) al 2%. La domanda e l'offerta di moneta sono legate al tasso d’interesse dal modello IS-LM, secondo il quale esiste una correlazione inversa, non sempre lineare, fra offerta di moneta e tasso d'interesse: aumentando l'offerta di moneta, il tasso d'interesse scende in proporzione e viceversa, vendendo titoli per ridurre la base monetaria (offerta di moneta), i tassi aumentano. Il mercato determina il tasso d'interesse, con la legge della domanda e dell'offerta (di moneta). La Banca centrale determinando l'offerta di moneta, ha la leva per controllare i tassi d'interesse. Compito per statuto della Banca centrale è regolare l'offerta di moneta.

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REPORTAGE

ITALIANI

IN AFFANNO

>di PRAKKO

U

na crescente maggioranza di Italiani ogni giorno è costretta a fare i conti con il fantasma galoppante dell’inflazione, una burocrazia che diventa sempre più farraginosa e spropositata, i tagli e le tasse, gli stipendi che diventano sempre più esigui, per chi c’è li ha, perché, non dimentichiamo che la

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piaga della disoccupazione non accenna assolutamente a rallentare, anzi si allarga sempre più, consegnando alla nostra società nuovi disoccupati relegandoli nelle crescenti frange di povertà. Il mio non vuole assolutamente essere uno sfogo catastrofista, ma una considerazione di merito per quello che mi pare oramai sia sotto gli occhi di tutti: non bisogna essere dei grandi

economisti, o degli addetti ai lavori, per rendersi conto che in Italia, molte, tante cose non funzionano come dovrebbero, e la politica che ha il compito di dare risposte serie, ed incoraggiare gli Italiani virtuosi, si accanisce sulla povera gente, facendo pagare sempre agli stessi il dissennato e ostentato stile di vita di spregiudicati faccendieri, furbetti del quartierino, ed amici degli amici.


Siamo in tanti a dover subire le manovre del neo governo tecnico, ed ancora gli stessi a dover stringere la cinghia, mentre a quanto pare chi può veramente pagare, solo in parte viene coinvolto: le spese di amministrazione di questo paese sono prerogativa dei poveri, i ricchi come sempre riescono a sottrarsi dal dare il loro dovuto contributo. Allora che fare, per contenere il disavanzo ed allineare i conti pubblici straripanti di sprechi, cattive gestioni e mortificanti manovre? Si taglia sulla sicurezza, sulla sanità, si riforma il sistema pensionistico, si aumentano le tasse locali, insomma si soffocano le fasce più deboli, chi già fatica a quadrare i conti, con l’impennata di rincari e la disoccupazione che ha raggiunto oramai livelli preoccupanti. Sappiamo benissimo quanto costano la politica e l’indotto di “speculatori” che vi gravita attorno. Ma è possibile che nessuno abbia uno scatto d’orgoglio e responsabilmente si metta la mano sulla coscienza evitando di metterla ancora una volta nelle tasche prosciugate dei soliti noti. I tanti appelli alla moderata sobrietà economica che da più parti arrivano, non si coniugano affatto con atteggiamenti virtuosi. Chi dovrebbe effettivamente concorrere a risanare questo paese non sta facendo abbastanza e i tanti che potrebbero dare una svolta risolutiva, fanno parte di un esercito di struzzi che senza un tantino di amor patrio, mettono la testa sotto la sabbia come se il problema non li riguardasse. Ignorare gli accorati segnali di aiuto che arrivano dalle zone degradate e povere della nostra penisola, dal crescente esercito di disoccupati soprattutto tra i giovani non ci mette certo in condizioni di

reagire in modo adeguato. Ci verrebbe spontaneo chiederci in che razza di Italia viviamo, visto che non è possibile dipanarci nel groviglio di ipocrisie e menzogne che ci vengono propinate con sistematica cadenza dagli stessi attori che da anni oramai occupano il palcoscenico della nostra politica e della malandata finanza.

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LETTERATURA

FIORENZA ORNELLA MARINO

ATTESA > di CATERINA VOTANO

F

iorenza Ornella Marino è nata nel 1958 a Cirò Marina. Dopo un lungo soggiorno a Roma dove si è laureata in Scienze biologiche è tornata nella sua Calabria. Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie nel 2000 ed è stata finalista in diversi concorsi. Con la poesia Pensieri si è classificata seconda al concorso letterario Olympia di Montegrotto Terme vincendo la pubblicazione di questo libro. Si tratta di 33 liriche di straordinaria semplicità e naturalezza che fanno riscoprire il piacere di leggere dei versi. Spesso si pensa che la poesia sia difficile, per pochi eletti. La Marino ci dice invece che la poesia è dentro di noi e le parole per darle voce ci ruotano attorno, sono quelle di ogni giorno. Ma le parole usuali si caricano di un significato più profondo che le sottrae alla banalità del quotidiano, del già detto e sentito mille volte. Ci dice che non sono necessarie figure retoriche ardite per parlare di amore, di ricerca, del Viaggio e dei viaggi, ma solo il coraggio di fermarsi e guardare dentro e fuori di sé e vedere ciò che si guarda. La sua poesia è per tutti e fa nascere nel lettore il desiderio di isolarsi dal mondo per creare con esso una nuova trepida armonia. La poesia è bellezza e la bellezza salverà il mondo, su questo non possiamo più avere

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dubbi. Per questo dobbiamo ringraziare Fiorenza Ornella Marino e i poeti come lei. Questa raccolta è un inno alla vita che deve essere vissuta pienamente, ai sentimenti, a quelli vissuti e a quelli desiderati e attesi, alle persone che amiamo, al cielo e al

mare, e a quella strada dove ognuno di noi brucia km per tornare ad abbracciare coloro che amiamo e, perché no, al dolore e ai fallimenti. C’è speranza in questi versi perché dopo il triste inverno torneranno le rondini e il mare è lì, appena oltre la curva


DANIELA TURCO

9 MESI DIARIO DI UNA MAMMA INESPERTA > a cura della Redazione

9

mesi. Diario di una mamma inesperta è il racconto, leggero e ironico, di episodi e incontri utilizzati per ripercorrere la fasi salienti di uni dei periodi più significativi nella vita di una donna: la prima gravidanza. È l’esplicitazione schietta, e non sempre scontata, di pensieri, sensazioni, scoperte e difficoltà di tante neomamme alle prese con il viaggio più esclusivo e sorprendente della loro esistenza. Dal test di gravidanza al momento del parto il filo conduttore è sempre uguale: immortalare i sentimenti di ogni singola fase senza chiedersi se saranno compresi o condivisi dagli altri, lo scopo non è raccontare una storia comune a tutti ma raccontare la propria storia e consegnarla, così com’è stata, alla bambina che venendo alla luce porta alla conclusione del testo scritto, inizialmente quasi per gioco, solo per non dimenticare cosa accadeva giorno dopo giorno e regalare alla propria bambina il ricordo della sua vita intrauterina, un ricordo che nessun altro le avrebbe potuto raccontare se non sua madre.

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LETTERATURA

DANIELA PELLICANÒ

COLPITO LA VERA STORIA DI TIBERIO BENTIVOGLIO > di AUTORE C.V.

I

n un libro di poco più di 100 pagine, con prefazione di don Ciotti, Daniela Pellicanò racconta la storia di Tiberio Bentivoglio, un imprenditore che con tenacia e passione raggiunge il successo. La sua azienda, la sanitaria Sant’Elia da piccola impresa, nata nel 1979, diventa nel 1992 una rivendita di quattrocentocinquanta metri quadrati. Un successo che segna però anche l’inizio della rovina. Perché Tiberio Bentivoglio ha due colpe, estremamente gravi dalle nostre parti: essere onesto e avere voglia di impegnarsi nel sociale. Un uomo così merita la morte. E la sua condanna è segnata. Dopo solo due mesi e mezzo dall’inaugurazione subisce il primo furto; seguono incendi, intimidazioni, bombe, proiettili spediti per posta, fino al tentato omicidio: il 9 febbraio 2011 un colpo di pistola lo ferisce ad una gamba mentre si trova in un suo podere. Condannato a morte perchè non ha voluto piegarsi alla logica del pizzo, non ha abbassato la testa di fronte alla prevaricazione e all’ingiustizia.

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La cosca Crucitti – Romeo, legata a quella ancora più potente dei De Stefano - Tegano non ha perdonato la sua man-

canza di rispetto. Il suo negozio è a rischio, la clientela si è allontanata, gli amici pure, la famiglia vive nel terrore.


Ma ogni volta Tiberio trova la forza per resistere a questi colpi e ricominciare, con la convinzione di essere nel giusto. E’ altro ciò che lo annienta: è la consapevolezza di essere solo, di non avere accanto quello Stato a cui si era affidato; è l’indifferenza delle istituzioni, l’impegno da parata dei politici; è il tradimento di chi per la veste che indossa (il parroco di Condera, don Cannizzaro, inquisito per favoreggiamento nei confronti dei due mafiosi) dovrebbe stare sempre e comunque dalla parte delle vittime e mai dei carnefici; è un quartiere, Condera, che lo isola.. Tiberio resta solo con la sua famiglia a chiedere giustizia, il riconoscimento dello stato di vittima del raket, la possibilità di continuare il suo lavoro. Le risposte che lo Stato dà non sono quelle attese e sperate: ritardi, incomprensibili dimenticanze, pretese

di pagamenti, pignoramenti, una condanna di appropriazione indebita per mancato versamento dei contributi. Lo Stato pretende ma non concede. E’ da tutto ciò che Tiberio è colpito così a fondo da essere sul punto di cedere. Ma sulla sua strada incontra Libera, l’associazione fondata da don Ciotti e ritrova la forza di lottare, di andare avanti. Tiberio Bentivoglio ha avuto il coraggio di denunciare e di essere testimone dentro le aule giudiziarie e fuori, nelle scuole, nella società. Daniela Pellicanò racconta in modo essenziale, attenendosi ai fatti e alle testimonianze, questi venti anni di calvario. Il libro intende promuovere e sostenere le iniziative di Libera, ma non solo. Tiberio è un uomo probo da imitare, un esempio buono da seguire in una Calabria che è sempre più stretta dalla morsa del malaffare, della corruzione e della ‘ndrangheta.

Abbiamo conosciuto da vicino Tiberio che ci ha contagiato con la sua sincera determinazione, con il suo vero coraggio e le umane paure, abbiamo avuto modo di cogliere un sincero insegnamento che nasce da una esperienza di vita, oltre i canoni del perbenismo sciorinato nei salotti di una società che è sempre meno credibile, perché collusa con gli stessi poteri che oggi soffocano le nostre libertà e mortificano le menti eccelse. Grazie al coraggio di Tiberio, oggi conosciamo un mondo che immaginavamo diverso, artefatto nei sue contenuti, così come hanno voluto inculcarci “ambigui predicatori” attraverso una subdola e scura cultura di misticismi esoterici e fantomatici complotti statali, che ancora latenti, penetrano in substrato di medievali credenze che impressionano e terrorizzano un’intera regione di brava gente.

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SINDACALE

ROSA > di TAMARA MARCELLI

Segretario Generale Provinciale UGL - Polizia di Stato - Sassari

U

na voce lenta, cadenzata, quasi monotona. Parla in prima persona, Rosa, ma sembra non parlare di se. E' pacata, terribilmente pacata, come distante. Non una lacrima, non un cenno di rabbia. La senti parlare ed istintivamente trattieni il fiato. Distaccata, quasi fredda nel raccontare, come se il gelo di quella maledetta notte le fosse rimasto nelle vene. E forse è proprio così. Quel gelo, quell'orrore indicibile le hanno rubato l'anima. Quel freddo le è entrato dentro e l'ha cambiata per sempre. Ha "spento i suoi occhi" dice chi la conosceva prima, ha marchiato di ghiaccio il suo cuore. Ricorda poco Rosa. Fortunatamente il suo inconscio la protegge da qualcosa di troppo grande da affrontare. Da rivivere. Si perchè i ricordi ci portano a quell'attimo, a quel momento, in quel luogo, a quel profumo, a quel preciso istante. A quel che era e ora non è più. E se ricordare può non aiutare ad andare avanti, a non vivere, a non accettare quel che è successo, allora la mente fa da se. Alza uno scudo. Avvolge tutto con una fitta e candida nebbia. Così il male dell'anima sembra dileguarsi. La mente anestetizza se stessa. E permette alla vita di proseguire. Come se non fosse successo niente. E ci prova Rosa a guardare avanti, a riprendere la sua vita. Cerca la normalità. La vita semplice di una ragazza. Lo studio, i

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propri sogni. Ci ha provato Rosa con la sua determinazione, con l'affetto disperato dei suoi cari. E' come L'Aquila ferita mortalmente dal terremoto quel 6 aprile 2009, così Rosa ha affrontato quel maledetto 12 febbraio 2012. Quella notte così fredda. E come L'Aquila ha subito cercato di ricominciare a volare, così Rosa ha ripreso a camminare. E' una di noi, Rosa. Potrebbe essere una di noi, una nostra figlia, una nostra sorella. La sentiamo vicina. Noi. Ma la vita e tutte le sue sfumature dipendono da come le guardi. La morale è lontana dai freddi calcoli giuridici, dalle norme e dai cavilli. Ma il buon senso, la "pietas" dovrebbero, forse, entrare di diritto nelle aule dei tribunali, nelle camere di consiglio. Nessun essere umano può accettare che un boia sia agevolato dalla Giustizia, che gli vengano riconosciute le attenuanti o che venga scusato in virtù di qualche volo pindarico del proprio bravo avvocato. Dove stiamo arrivando? Davvero questo è l'equilibrato garantismo? E' questa la Giustizia di un Paese che ha dato i natali a uomini e donne che tutto il mondo, nei secoli, ci invidia? E' questo l'esempio di diritto che vogliamo dare ai nostri figli? No,la triste morale e il patetico buon senso possono stare tranquilli, continueranno a riposare come la polvere, alta e grigia,su tanti fascicoli dei no-

stri tribunali. E allora Rosa sarà un nome come tanti altri. Una piccola parentesi, una breve storia a cui, purtroppo, qualcuno ha messo un punto. Le ordinanze, come le sentenze, ci hanno insegnato, vanno rispettate. Ma chi rispetta le vittime? Troppo spesso passano in secondo piano.Quasi convenisse a qualcuno che nessuno le ricordi. Quando ti ribolle il sangue nelle vene. Quando hai un peso sul petto che non ti fa respirare. Quando non vuoi dover comprendere il perchè di certe scelte. Quando vorresti che chi decide si mettesse per un istante nella pelle di chi ha subito cose terribili. E' allora che vorresti avere la bacchetta magica e tornare indietro. Cancellare tutto. E ridare vita ad un fiore, uno per tutti: Rosa. Pizzoli, L'Aquila 12 febbraio 2012 un giovane stupra ferocemente una giovane ragazza. Infierisce su quel corpo esanime con un bastone di ferro tagliente la lascia in terra in un lago di sangue sulla neve al freddo ad una temperatura di -10° e se ne va con i suoi amici lo ferma un addetto alla sicurezza della discoteca aveva la camicia piena di sangue e camminava tranquillo verso la macchina preso e consegnato alle forze dell'ordine non ha negato nulla ma per lui era un rapporto amoroso. Ora il gip gli regala gli arresti domiciliari pare caduta l'accusa di tentato omicidio. È Giustizia questa?


EDITORIALE

IL PUNTO

> di FERNANDO CORDELLA Coordinatore Nazionale UGL - Vigili del Fuoco

E’

stato revocato in extremis lo sciopero proclamato per il

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18 giugno dalla UGL Vigili del Fuoco, questo per forte senso di responsabilità rispetto alle popolazioni colpite dal sisma, ma la vertenza ricordiamo, in quanto non sono state soddisfatte le nostre richieste, non si è conclusa. Benché si faccia tanta retorica sull’ “eroismo” dei lavoratori del corpo forse

più amato, i “pompieri” vengono lasciati sistematicamente soli a risolvere le loro problematiche. Sempre in prima linea, in Emilia nelle altre catastrofi di questi ultimi anni, purtroppo sono sempre poco considerati dallo Stato. Abbiamo il contratto scaduto, da più di 3 anni e aspettiamo


gli arretrati ancora sull’adeguamento dell’ultimo contratto. I continui tagli, in particolare sulle piante organiche e su tutto ciò che serve per il soccorso da parte del governo Monti, ci preoccupa giorno dopo giorno. I Vigili del Fuoco sono stanchi di riceve onorificenze e pacche sulle spalle, vogliamo un riconoscimento vero della categoria. E’ assurdo, che ci ritroviamo senza poter rifornire i nostri mezzi, o in alcuni casi manca il vestiario e i dispositivi di protezione individuale.

Lo chiediamo già da tanto tempo, bisogna andare oltre la protezione civile e mettere al centro del sistema del soccorso i Vigili del Fuoco, ancora una volta abbiamo assistito alla assenza nei provvedimenti in fase di approvazione del Parlamento in favore dei Vigili del Fuoco. E non per ultimo, il 22 giugno, siamo stati costretti a rivolgere un appello al Presidente della Repubblica affinché vigili sui tagli che stanno per essere apportati al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e che rischiano di inficiarne la

capacità operativa. L'efficienza di intervento capillare sul territorio, purtroppo sempre più imprescindibile a causa delle catastrofi che stanno interessando il Paese, sarà irrimediabilmente compromessa se verranno ulteriormente ridotte le già scarse risorse a disposizione della componente operativa del Corpo. E ciò a danno dell'intera comunità”. “Inoltre, il Regolamento sul decentramento di alcune competenze, approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri dopo un iter durato più di 4 anni, rischia di fallire nei suoi intenti perché non ha recepito le indicazioni avanzate dalle organizzazioni sindacali e dalle Commissioni parlamentari”. “Auspichiamo che il Presidente Napolitano possa intervenire affinché vengano ripristinate le normali procedure negoziali e vengano prese in degna considerazione le nostre istanze per la salvaguardia della funzionalità dell'intero sistema dei soccorsi”. Siamo pronti a continuare le nostre battaglie, per il bene dei Vigili del Fuoco e nello stesso tempo, anche per il bene del Paese.

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ORGANIZZAZIONE

A PROPOSITO DI

SPENDING REVIEW Diciamo no ai tagli del personale e no allo stravolgimento

della catena di comando del corpo

> a cura dell’ UFFICIO STAMPA Federazione Nazionale UGL - VVF

C

om’è noto, ormai da molti anni il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco soffre di gravissime difficoltà economiche accumulando debiti per garantire il soccorso ai cittadini. Gli interventi di revisione della spesa proposti dal Ministero dell'Interno, pur non intervenendo direttamente sul Corpo Nazionale, ignorano completamente questa situazione di crisi e per di più contengono almeno due elementi di forte criticità che questa Organizzazione vuole evidenziare: da un lato, i tagli al personale di tutte le qualifiche e dall'altro il prevedere un anomalo ruolo di direzione da parte delle Prefetture che va a configgere con la catena di comando del Corpo.

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TAGLI AL PERSONALE

Il personale del CNVVF si attesta intorno a 30.000 unità, alle quali si aggiungono circa 8.000 volontari. Tali numeri consentono a malapena di espletare i servizi di soccorso tecnico urgente e di occuparsi delle emergenze di protezione civile, con un servizio professionale ed affidabile ma già ora non si riesce a raggiungere l’obiettivo minimo di civiltà, di portare il soccorso su tutto il territorio in 20 minuti. Vista la particolarità dell'attività svolta, la ulteriore riduzione degli organici rappresenterebbe esclusivamente una diminuzione del livello di servizio reso e non una limitazione degli sprechi. Per il personale dirigente, poi, non solo già ora non si supera


il rapporto limite di 1:40 posto dal Ministero delle Finanze, ma si è di gran lunga al disotto, essendo esso oggi, di 1 a 75. Secondo questa Organizzazione, è possibile una riduzione delle spese per il personale amministrativo mediante l’accorpamento nelle Direzioni Regionali delle funzioni amministrative e contabili attualmente svolte nei Comandi. Tale intervento permetterebbe di: • contrarre il personale di supporto tecnico-amministrativo senza ridurre il livello di servizio; • mantenere nella catena di comando e controllo del Corpo funzioni che hanno un riflesso diretto e importante sulla continuità dei servizi di soccorso e di protezione civile. IL RUOLO DI DIREZIONE DELLE PREFETTURE – UTS

La riorganizzazione delle Prefetture è un tema che potrebbe riguardare anche i Vigili del Fuoco. Sebbene i documenti attualmente fruibili non abbiano di fatto alcun valore, alcuni elementi in essi prefigurati, quali la possibilità che il Prefetto titolare dell’UTS predisponga le relazioni sull’operato dei dirigenti delle altre amministrazioni in vista delle progressioni di carriera o a fini economici, non possono che allarmarci. Oltre ad affidare la valutazione dei dirigenti a persone che nulla conoscono del servizio di soccorso, tali ipotesi vanno contro le norme generali sul funzionamento della dirigenza pubblica e quelle specifiche del CNVVF, che non consentono né una gestione territoriale da parte di dirigenti “generalisti”, e quindi proprio per questo “incompetenti” nelle specifiche materie, nè un coordinamento generico, essendo gli Uffici Territoriali dello Stato estranei alla

struttura operativa del Corpo Nazionale. Appare altresì evidente che i Vigili del Fuoco, data la necessità di rapportarsi immediatamente con il vertice tecnico e con l’intera rete del Corpo per poter condividere le risorse su base regionale/nazionale, non possano essere coordinati da un ufficio amministrativo, a meno che l'intenzione non sia quella di azzerare la capacità di risposta istantanea alle criticità sia nel quotidiano che nelle grandi emergenze. La proposta che questa Organizzazione sostiene, è quella di dare ulteriore impulso al percorso normativo già avviato di potenziamento delle Direzioni Regionali secondo le direttive date dal Consiglio di Stato e dalle Commissioni parlamentari. Questo intervento non solo garantirebbe rilevanti economie di scala, come già accennato in precedenza, ma permetterebbe di valorizzarne il ruolo di coordinamento nelle attività di protezione civile.

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NOTIZIE

TERREMOTO IN EMILIA ROMAGNA: UGL si stringe alla popolazione e ai lavoratori

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> a cura dell’ UFFICIO STAMPA Federazione Nazionale UGL - VVF

S

ono circa le 4 del 20 del mattino quando una violenta scossa di terremoto colpisce l’Emilia Romagna. Una ventina di secondi a magnitudo 6, di poco inferiore a quella che colpì l’Abruzzo. Il bilancio è tragico: sette morti, tra cui quattro operai per il crollo dei capannoni dove stavano lavorando, cinquantina di feriti, oltre 4.500 sfollati. Il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, appena ricevuta la notizia, ha espresso “profondo cordoglio ai parenti delle vittime del terremoto e vicinanza a tutta la popolazione”. “Siamo vicini a tutti coloro che in seguito all’evento sismico hanno perso la casa e il lavoro. I quattro lavoratori rimasti uccisi fanno immediatamente pensare che la sicurezza non è mai abbastanza. L’Ugl è pronta a fare la propria parte affinché la popolazione possa rialzarsi da questo brutto evento il prima possibile”. Incalcolabili al momento i danni, per i quali il Consiglio dei Ministri del 21 dichiarerà lo stato di emergenza, mentre

si susseguono le scosse dello sciame sismico. Intanto continuano i soccorsi che fanno i conti anche con il maltempo di queste ore continuando incessantemente a mettere in sicurezza i cittadini nelle aree più colpite, allestendo tende, cucine da campo e punti di accoglienza. Il segretario nazionale dell’Ugl Vigili del Fuoco, Fernando Cordella, ha espresso profondo dolore per le vittime del terremoto, augurando “una

pronta guarigione al collega vigile del Fuoco rimasto ferito ieri durante le operazioni di soccorso. Vogliamo ribadire quanto sia ormai indispensabile puntare sulla sicurezza e sulla prevenzione, istituendo il fascicolo del fabbricato. I Vigili del Fuoco si sono mobilitati da diverse regioni per rispondere al meglio all’emergenza. Riteniamo però fondamentale sollecitare le istituzioni a intervenire tempestivamente per impedire che si possano verificare tragedie evitabili. E’ necessario effettuare urgentemente una ricognizione dettagliata delle caratteristiche costruttive degli edifici, e delle eventuali trasformazioni intervenute col passare del tempo, così come si deve provvedere all’elaborazione di una mappatura orientata alla messa in sicurezza del patrimonio storico-architettonico del Paese”. Cordoglio e vicinanza ai familiari delle vittime è stata espressa dal segretario regionale dell’Ugl Emilia Romagna, Tullia Bevilacqua, si tratta di una grave tragedia ed è necessario che tutti mostrino il proprio sostegno ai cittadini. Valuteremo nei prossimi le iniziative da intraprendere per un aiuto concreto”.

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SICUREZZA

ANTISISMICA: 10 MOTIVI PER SCEGLIERE UNA CASA

> a cura dell’ UFFICIO STAMPA Federazione Nazionale UGL - VVF

P

erché scegliere una casa in legno? Un tema di grande attualità soprattutto di fronte al recente terremoto in Emilia Romagna. Alla domanda hanno risposto docenti e studenti della Sapienza di Roma che, insieme a progettisti e costruttori, si sono confrontati sulle potenzialità di questo materiale e hanno “studiato” una costruzione in scala 1:1. Un “esperimento” da cui emerge che un’abitazione in legno risponde alle nuove necessità della bioarchitettura e garantisce standard abitativi migliori rispetto a quelle tradizionali perché: 1. è confortevole: garantisce comfort interno, isolamento termico e acustico;

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IN LEGNO

2. è sana: il legno ha ottime

6. è antisismica: essendo le strut-

proprietà traspiranti, assorbe l’umidità eccessiva e la rilascia quando l’aria è secca, permette di stabilizzare gli sbalzi di temperatura, trattiene l’aria nociva rilasciando aria rigenerata; 3. è conveniente: nella costruzione non ci sono imprevisti e varianti (perché i componenti vengono preassemblati e poi montati). Quindi il procedimento risulta più veloce ed economico. In più il ridotto spessore delle pareti consente di recuperare un’importante percentuale di superficie calpestabile (circa 5 mq su 80 mq); 4. è versatile: grazie al legno che è un materiale duttile ed elastico; 5. resiste al fuoco più delle strutture in acciaio o cemento armato;

ture lignee leggere ed elastiche, le sollecitazioni indotte dall’azione sismica sono inferiori; 7. permette un risparmio energetico fino al 70 per cento rispetto alla stessa costruzione in cemento e muratura visto che il legno è un materiale isolante naturale; 8. è duratura e richiede una manutenzione ridotta rispetto alle case con altri materiali; 9. è ecosostenibile: la lavorazione del legno non richiede grandi consumi di energia; 10. rispetta l’ambiente: per il mantenimento del patrimonio boschivo, la certificazione PEFC (programma per il riconoscimento di schemi di certificazione forestale) garantisce la provenienza del legno da boschi sottoposti a coltivazione sostenibile.


SINDACALE

PUBBLICHIAMO IL

VERBALE DI CONCILIAZIONE TRA UGL E AMMINISTRAZIONE DEL CORPO NAZIONALE DEI VIGLI DEL FUOCO

I

l giorno 11 maggio 2012, alle ore 12.30, il Sottosegretario di Stato, Dott. Giovanni Ferrara, ha presieduto la procedura di conciliazione ai sensi della legge n. 83/2000, relativa alle problematiche contenute nella nota di preannuncio di stato di agitazione del 9 marzo 2012 da parte dall’Organizzazione sindacale non rappresentativa del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco UGL – Federazione Nazionale Vigili del Fuoco. Le richieste presentate dall’Organizzazione Sindacale UGL riguardano prioritariamente: • requisiti di accesso al sistema pensionistico per il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco; • riapertura delle procedure straordinarie per i passaggi di qualifica a Capo Squadra e Capo Reparto; • sblocco della corresponsione degli arretrati relativi agli aumenti contrattuali previsti nel contratto per il biennio economico 2008/2009; • individuazione di specifiche risorse destinate all’ammodernamento dei mezzi di soccorso; • carenza di organici ed assunzione non adeguate alle esigenze operative del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. L’O.S. UGL – Federazione Nazionale Vigili del Fuoco, ringraziando per la convocazione, riepiloga sinteticamente i punti

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oggetto della vertenza, chiedendo risposte per le problematiche del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ed un particolare impegno a che ne sia tutelata la specificità. In particolare sottolinea la necessità di trovare soluzione al blocco dei passaggi di qualifica a Capo Squadra e Capo Reparto che stanno generando enormi sofferenze nei Comandi per assicurare il soccorso tecnico urgente. Chiede di prevedere un ammodernamento dei mezzi di soccorso, in alcune situazioni al limite delle misure di sicurezza per il personale. Oltre ai punti oggetto della vertenza, con l’occasione, chiede anche notizie su: • la riforma della Protezione Civile, che, per quanto auspicata, così come è stata formulata – con il passaggio della sola flotta aerea senza la competenza del coordinamento delle operazioni - rischia di essere fonte solo di ulteriori problematiche; • sulle condizioni di rinnovo della attuale polizza di assicurazione per il personale dirigente e l’estensione della stessa anche al personale direttivo; • lo stato dell’arte sulla problematica connessa alle competenze del Corpo Nazionale per il Soccorso alpino in materia di coordinamento delle operazioni di soccorso in ambienti ipogei.

Da ultimo, rivendica la previsione del c.d. “ruolo d’onore” per il personale dirigente che, a causa di incidenti sul lavoro, perda l’idoneità al servizio operativo. Il Sottosegretario, saluta i presenti e passa la parola al Capo Dipartimento per l’illustrazione delle problematiche poste a base della vertenza. Il Capo Dipartimento informa che l’auspicata risoluzione, con una norma straordinaria da approvare con Decreto d’urgenza, delle procedure concorsuali per i passaggi di qualifica a Capo Squadra e Capo Reparto non ha avuto, al momento, esito favorevole, anche se l’Amministrazione tutta si è impegnata al massimo per giungere all’approvazione delle norme in questione. Nell’ultimo Consiglio dei Ministri il Governo non ha ritenuto opportuno seguire la procedura proposta dall’Amministrazione ma si è impegnato a proporre un apposito emendamento in sede di conversione del Decreto di riforma della Protezione Civile. Ove l’emendamento non venisse presentato o fosse dichiarato inammissibile, assicura che si procederà a bandire i concorsi in via amministrativa, sulla base delle norme esistenti. Per quanto riguarda l’ammodernamento dei mezzi di soccorso ricorda che la situazione economica è particolarmente difficile e le risorse disponibili molto esigue.


Per l’anno in corso si è decisi di convogliare le somme esistenti essenzialmente sul rinnovo delle divise. Infine, riguardo al potenziamento degli organici, informa che c’è già un progetto dell’Amministrazione per potenziare gli organici attraverso una procedura di stabilizzazione del personale discontinuo ma, stante la situazione economica, non si può avere certezza che tale progetto possa realizzarsi. Per la trattazione degli aspetti più squisitamente tecnici delle restanti questioni passa la parola, rispettivamente, al dott. Fabio Italia – Direttore Centrale per le Risorse Finanziarie, al dott. Giuseppe Priolo – Capo dell’Ufficio Affari Legislativi e Parlamentari ed al dott. Ugo Taucer, Vice Capo di Gabinetto. Il Direttore Centrale per le Risorse Finanziarie, per quanto attiene alla riforma del sistema previdenziale, informa che sono in corso tavoli tecnici di confronto tra il Ministero del Lavoro - che ha formulato una proposta molto restrittiva sui requisiti per accedere alla pensione - e le altre Amministrazioni interessate, che hanno proposto una serie di correttivi. La questione, sulla quale non vi è convergenza da parte delle varie Amministrazioni coinvolte, è stata posta a livello più alto, su un piano politico. Per quanto riguarda, invece, la situazione di contenzioso con le Società aeroportuali, al fine di corrispondere gli aumenti contrattuali previsti nel con-

tratto per il biennio economico 2008/2009, fa presente che tali aumenti sono comunque già stati anticipati al personale utilizzando i risparmi di gestione ed a breve verrà dato corso alle procedure esecutive, già concordate e pianificate con l’Avvocatura dello Stato, per il recupero dell’intero credito anche pregresso. Il Capo dell’Ufficio Affari Legislativi e Parlamentari, con riguardo alla problematica legata alle competenze del Corpo Nazionale per il Soccorso Alpino, riferisce che al momento l’orientamento giurisprudenziale è sfavorevole visto che due sentenze del TAR di primo grado hanno riconosciuto al Soccorso alpino la competenza al coordinamento del soccorso in ambiente ipogeo, come del resto previsto dalla normativa vigente: sentenze che, comunque, sono state impugnate dall’Amministrazione. Per superare in modo definitivo il problema si potrebbe intervenire con uno specifico emendamento da inserire nel Decreto di conversione della riforma della protezione Civile. Per quanto attiene, da ultimo alla copertura assicurativa ed alla tutela legale per i rischi inerenti lo svolgimento delle attività istituzionali del personale dirigente del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il Vice Capo di Gabinetto ha informato che è allo studio una formula per migliorare le garanzie offerte dalle Società assicuratrici, in vista del rinnovo del contratto che scadrà

nel prossimo mese di agosto. Ogni nuova ipotesi dovrà comunque tenere in considerazione i parametri previsti nel contratto istitutivo dell’istituto (art. 66 del CCNL 2002-2005) riguardante il limite di spesa di 258 euro pro capite e di copertura delle fattispecie di rischio che esclude, comunque, la “colpa grave”. L’Amministrazione è orientata ad operare, nei limiti sopra detti ed a seguito di accordo con le OO.SS. di comparto, un innalzamento dei livelli di tutela legale piuttosto che del massimale di copertura assicurativa. Per il personale operativo, ad oggi invece, non è prevista alcuna copertura assicurativa e per istituirla, esigenza condivisa dall’Amministrazione, sarà necessario attendere il prossimo rinnovo contrattuale. Con riferimento alla proposta di istituzione di un “ruolo d’onore” per il personale dirigente che abbia subito incidenti sul lavoro tali da renderli inabili al servizio e, pertanto, passibili di licenziamento, il Capo Dipartimento ha espresso il forte convincimento che una modifica della normativa vigente debba costituire un obbligo preciso dell’Amministrazione, rivolto, peraltro, ad un’oggettiva esigenza di equità. Al termine dell’incontro l’O.S. UGL Federazione Vigili del Fuoco, preso atto delle mancate risposte fornite alle problematiche oggetto della vertenza, si riserva di intraprendere azioni di protesta e di sciopero di categoria.


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