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Organo ufficiale dell’UGL - Federazione Nazionale corpo forestale dello stato

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n.

settembre/ottobre

Organo ufficiale dell’UGL Federazione Nazionale corpo forestale dello stato Anno I - n. 4 - settembre/ottobre 2008 - € 16.25 - Poste italiane Spa Spedizione in abb. Postale - D.L. 353/2003(conv. in L. 27/02/2004) art. 1 comma 1 DCB Milano - Autorizzazione Tribunale di Milano n. 103 del 12/2/2008

l’intervista Il Ministro per le Politiche Agricole Zaia : stringiamo un patto coi consumatori a pag. 10

inquinamento Una soluzione per la situazione attuale e il caro petrolio? L’auto a metano a pag. 12

per discutere Due sentenze condannano l’uso del fuoco per bruciare materiale organico da pag. 19

caos cave in italia Rendono molto ma sono prive di controlli, soprattutto al sud

Questo prodotto è completamente bio-degradabile e riciclabile, nel pieno rispetto dell’ambiente


sommario 4 - Editoriale Forze dell’Ordine colpite dal decreto antifannulloni 6 - Primopiano Caos cave, rendono molto ma i controlli sono insufficienti 8 - Dalla parte della legge Una sentenza esemplare per il piromane di Latina 10 - Ecologia La riserva naturale Bosco Nordio: più di 1000 anni di storia 12 - L’intervista Il Ministro per le Politiche Agricole Zaia spiega i suoi prossimi programmi 14 - il progetto L’auto a metano, una soluzione al caro-petrolio e all’inquinamento 16 - Olimpiadi - Il successo della forestale Chiara Cainero: oro nel tiro a volo - La via cinese al disastro ecologico 18 - Fareverde Un’estate all’insegna dell’impegno 19 - Per discutere Sotto accusa l’uso del fuoco per eliminare i residui organici 22 - Pericoli ambientali Carburanti delle navi troppo inquinanti: uno studio rilancia l’allarme Da pag. 24 comunicati e lettere A cura di Danilo Scipio 30 - Pericoli ambientali Il ruolo della donna nel processo di globalizzazione Copertina Foto: Ribaunz (Flickr)

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editoriale

Poliziotti e forestali colpiti indiscriminatamente dal decreto anti-fannulloni di Danilo Scipio / Segretario Nazionale UGL-CFS

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on la conversione in leg- più la demotivazione che già alberga società civile. ge dell’ormai famoso De- negli operatori della sicurezza, è veraSpesso ci si dimentica che questo creto Legge 112/08 ( il mente molto alto. delicato compito è affidato a donne cosiddetto antifannulloForestali, poliziotti, penitenziari, e uomini che vivono con 1.200 euro ni), che non contiene al- con il loro lavoro non realizzano beni al mese, ben al di sotto della soglia di cuna norma di salvaguardia povertà, che non apparInvece di capire che occorrerebbe gratificare per gli operatori del comtengono ad una “casta” ma il lavoro di un poliziotto con uno stipendio parto sicurezza e difesa, sono ugualmente persoabbiamo veramente tocne un po’ speciali perché che rientri nella media europea si è voluto cato il fondo: “schedatura” rappresentanti della parte confonderlo con altre categorie di lavoratori dei poliziotti assenti per buona della società, quella etichettate, tout court, come “fannulloni” motivi di salute, forti peche difende la legalità con nalizzazioni economiche operate per materiali, ma plasmano, giorno dopo umiltà, fedeltà e coraggio. i primi dieci giorni di assenza dal ser- giorno, qualcosa che pur non essen- E che per compiere il proprio dovevizio per le stesse ragioni, fasce orarie do percettibile al tatto, né moderna re, in qualunque situazione di temnelle quali può essere effettuata la vi- né vecchia, né di destra (ormai) né di po e di luogo, magari si ammalano! sita di controllo fiscale assimilabili agli sinistra, è l’unico bene che non si può In questi giorni abbiamo ascoltato “arresti domiciliari”. trascurare: la sicurezza della nostra diverse idiozie (“La febbre dei poA ciò si devono liziotti non è diversa necessariamente agdalla febbre di un imgiungere i pesanti piegato o di un opetagli economici sulla raio”; oppure “La Polisicurezza - oltre 3,5 zia in strada, e a piedi miliardi di euro - che non ci va. Non è nelnon consentiranno di le sue corde, anche fare gli opportuni e perché è sindacaliznecessari investimenti zata...”), uscite dalla in termini di mezzi, inbocca di esponenti frastrutture, attrezzadella maggioranza e ture nonché il decredel Governo, ma mai mento delle risorse avremmo pensato di umane derivante dal dover assistere alla blocco del turn over conversione in legge e dal “pensionamendi un provvedimento to coatto”; il rischio tanto penalizzante di far implodere la per le Forze di Polisituazione in modo zia senza che alcuna irreversibile, facendo delle componenti del Il Ministro Giulio Tremonti crescere ancora di PDL muovesse un dito

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Il Ministro Renato Brunetta

a difesa della categoria. Invece di capire che occorrerebbe gratificare il lavoro di un poliziotto con uno stipendio che rientri nella media europea (visto che siamo ben lontani da questa ipotesi), attraverso un adeguamento delle indennità di rischio (per intendersi quelle che ne identificano la specificità), con l’individuazione di obiettivi raggiungibili in relazione all’avanzamento di carriera (da anni si discute, senza stanziamenti, della necessità di un riordino delle carriere) e con uno sviluppo del percorso professionale (che non trascuri l’aspetto formativo), si è voluto confonderlo con altre categorie di lavoratori etichettate, tout court, come “fannulloni”. Siamo convinti che non ci siano solo aspetti negativi nell’azione che il Governo sta portando avanti con fermezza; non possiamo però non rilevare come, allo stato attuale, gli impegni assunti durante la campagna elettorale sono ben lungi dall’essere

rispettati. È auspicabile, infine, che la “cabina di regia” che il Governo intende impiantare -modificando il “rituale” delle riunioni con i sindacati dal mese di settembre - ponga di nuovo l’attenzione sulla sicurezza, che diversamente rischia di essere relegata a una questione di secondaria importanza, anche in considerazione del progetto che si sta sviluppando di un frazionamento del controllo del territorio, con maggiori poteri alle Autorità ed alle polizie locali. Il prossimo autunno sarà un banco di prova importantissimo per l’esecutivo: ai proclami dovranno necessariamente seguire i fatti e questioni come il riconoscimento normativo della specificità, la detassazione di indennità operative o della tredicesima mensilità, il rinnovo del contratto, i correttivi alla legge 133/2008 (ex D.L. 112) dovranno essere risolte. In caso contrario le Organizzazioni Sindacali e le

Rappresentanze militari - che hanno dimostrato una coesione ed un’unità d’intenti senza precedenti - non esiteranno a replicare forme di protesta ed elevare il livello di contrapposizione. Qualche parola, infine, occorre spenderla per descrivere la situazione sul fronte interno. La conflittualità tra amministrazione ed organizzazioni sindacali è cresciuta a dismisura: il ricorso al TAR ed al Giudice del lavoro sono ormai gli strumenti di comunicazione costantemente utilizzati dal fronte sindacale per ribattere alla strafottenza del Vertice del Corpo, il quale, nonostante l’invito al dialogo del Ministro Zaia, continua a violare norme contrattuali prendendo decisioni unilaterali su materie che invece devono necessariamente passare attraverso il confronto con le sigle sindacali. Le guerre, è risaputo, non portano nulla di positivo per nessuno dei contendenti ma mai come in questo caso una delle parti ha tutto da perdere. ■ N.4 -

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primo piano

Il caos delle cave in Italia in un rapporto di Legambiente. Miliardi di euro di guadagni, ma al Sud si scava gratis di Flavio Di Lascio / Segreteria Nazionale UGL-CFS

10 mila cave abbandonate e 5.725 in funzione. Per regolarne la gestione un regio decreto che risale al 1927 e metà delle Regioni senza un piano: questa la situazione in Italia

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ariffe di concessione bas- Le cave attive in Italia sono 5.725 alla maggior parte delle Regioni itasissime, addirittura ine- mentre sono 7.774 quelle dismes- liane. In Lombardia sono oltre 71 sistenti nel Meridione, a se nelle Regioni in cui si è fatto un milioni i metri cubi cavati, oltre 32mifronte di un giro di affari monitoraggio. Si possono stimare in lioni nella Provincia di Trento. di circa 5 miliardi di euro oltre 10 mila quelle complessivamenNel 2006 sono state consumate l’anno per il solo settore degli inerti. te abbandonate se si considerano anche le 9 Regioni in cui non sono quasi 47 milioni di tonnellate di ceIl panorama delle cave italiane, dalle Alpi Apuane alla Sicilia, passando per disponibili dati. La Puglia, con 617 mento, per una media di 813 chili per Caserta e l’alta Murgia, il far west ca- cave attive, è la Regione che ne to- ogni cittadino a fronte di una media labrese e la costa toscana, riflette un talizza il maggior numero. Seguono europea di 625. Tra i grandi Paesi preoccupante stato di caos e arretra- Veneto (594), Sicilia (580), Lombar- europei, solo la Spagna presenta una situazione peggiore tezza amministrativi e deIl controllo delle attività di cava sul territorio della nostra. Tra il 1999 grado del territorio. e della legalità è una condizione essenziale e il 2006 in Germania e per monitorare l’evoluzione del fenomeno, Regno Unito il consumo La fotografia è scattata da Legambiente, in responsabilizzare le Regioni all’esercizio delle loro di cemento diminuisce. La normativa nazionale un dossier presentato lo funzioni e sostituirle quando inadempienti, di riferimento è ancora scorso Aprile a Ferrara anche per garantire chi lavora in maniera onesta un Regio Decreto del nell’ambito del Festival della città e del territorio, che rac- dia (494), Sardegna (397), Piemon- 1927, un testo che rispecchia l’idea coglie tutti i numeri sulla gestione te (332), Lazio (318). In testa alla di un settore da sviluppare, sfruttandell’attività estrattiva in Italia. Nell’in- classifica delle cave dismesse c’è la do le risorse del suolo e sottosuolo tento di fare il punto su politiche e Lombardia, con 2.543 aree abban- al di fuori di qualsiasi considerazione competenze e capire le spinte che donate. Impressionante il numero territoriale, ambientale o paesaggistimuovono un settore strettamente nelle Marche (1.041) e in Sardegna ca. Le regole per l’attività estrattiva intrecciato con quelli dell’edilizia e (860). Il primo posto per quantità dovrebbero essere dettate dalle Reestratta spetta alla Sicilia con oltre gioni, a cui sono stati trasferiti i podelle infrastrutture. 113 milioni di metri cubi nel 2006, teri in materia nel 1977. La fotografia I numeri contenuti nel Rapporto all’interno della quale spicca il dato aggiornata della situazione nelle Resono impressionanti. L’estrazione di della provincia di Palermo (più di 57 gioni italiane vede un quadro normainerti e la produzione di cemento milioni) dove l’estrazione di calcare tivo completo, con l’eccezione della sono in Italia in costante aumento. raggiunge livelli altissimi, superiori Calabria, e invece l’assenza di piani N. 4 -

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in ben 10 Regioni, Veneto, Friuli e tutte quelle del centro-sud (Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) con l’eccezione della Puglia che lo ha approvato nel 2007. In Calabria non esiste una legge, né un piano, il potere di autorizzazione è stato trasferito ai Comuni e in Regione non conoscono nemmeno il numero delle centinaia di cave, moltissime illegali, aperte nel territorio. In almeno metà del Paese, dunque, la situazione è di grave emergenza. L’assenza dei piani cava ha come conseguenza di determinare una enorme discrezionalità in chi deve autorizzare le nuove cave e nello stesso controllo del territorio, e in cui si fa sentire tutto il peso delle Lobby dei cavatori e delle ecomafie. Sono pochissime, poi, Una cava in Italia le Regioni che escludono dall’attività estrattiva aree di rilevante interesse ambientale. Un’altra anomalia è rappresentata dalle tariffe di concessione. A fronte di guadagni miliardari per il settore, i canoni che si pagano alle Regioni sono bassissimi, in media di pochi centesimi di euro. Per sabbia e ghiaia si va, per esempio, dai 0,10 euro a metrocubo pagati in Campania ai 3,33 Del Friuli. Ma in Sicilia, Sardegna, Puglia e Basilicata cavare è, addirittura, un’attività gratuita. Un dato stupefacente, considera-

ti i danni arrecati all’ambiente e i guadagni del settore, che muove un giro d’affari di circa 5 miliardi di euro l’anno solo per gli inerti. E se si considera il peso che le ecomafie hanno nella gestione del ciclo del cemento e nel controllo delle aree di escavazione è particolarmente preoccupante una situazione praticamente priva di regole in troppe zone del Paese. Per Legambiente ridurre il prelievo di materiali e l’impatto delle cave nei confronti del paesaggio è quanto

mai urgente e possibile. “Ridurre il prelievo di cava si può, come dimostrano le esperienze di altri Paesi europei - spiega Edoardo Zanchini, responsabile del settore urbanistica di Legambiente -. Le quantità più rilevanti di materiali estratti ogni anno in Italia sono utilizzati per l’edilizia e le infrastrutture: quasi il 60% di quanto viene cavato sono inerti, principalmente ghiaia e sabbia e altri materiali per il cemento. Occorre ridurre il prelievo di materiali dal suolo grazie al riciclo degli inerti e rivedere profondamente i canoni di concessio-

ne. In molti Paesi europei il riciclo di inerti ha già superato il 90%; l’Italia è solo al 10% ma grazie a macchinari e centri di riciclo più grandi e organizzati può fare un salto di qualità a standard europei”. è necessario definire al più presto un nuovo quadro normativo. Ridurre il consumo di inerti di cava nell’industria delle costruzioni, rafforzare controllo e tutela del territorio, spingere l’innovazione del settore sono gli obiettivi prioritari. Per garantire una gestione dell’attivitàestrattiva rispettosa dell’ambiente è necessario definire per tutto il territorio nazionale alcuni standard minimi relativi alle aree in cui l’attività di cava è vietata ed estendere le procedure di VIA a tutte le richieste di cava, senza limiti di dimensione. Per ridurre l’impatto sul paesaggio e quello idrogeologico vanno anche definiti urgentemente criteri per il recupero delle diverse tipologie di cave. Il controllo delle attività di cava sul territorio e della legalità è una condizione essenziale per monitorare l’evoluzione del fenomeno cave, responsabilizzare le Regioni all’esercizio delle loro funzioni e sostituirle quando inadempienti, anche per garantire chi lavora in maniera onesta. N. 4 -

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al posto del conferimento in discarica, siano le stesse imprese a gestire il processo di demolizione selettiva e di riciclo dei materiali, che correttamente lavorati possono diventare una eccellente alternativa agli inerti e agli aggregati per il cemento. è la strada intrapresa nei principali Paesi europei. ■ © Panda Photo / G. Marcoaldi

Va rivisto il meccanismo di fiscalità. Non solo perché è assurdo che il costo del prelievo sia così basso o addirittura pari a zero, ma anche per il costo eccessivo del conferimento in discarica dei rifiuti provenienti dall’edilizia. Grazie a un’attenta incentivazione, occorre favorire il riutilizzo dei materiali di scavo e di demolizio-

ne come aggregati riciclati per tutti gli usi compatibili. La prospettiva è quella di una moderna filiera dove,

Tabella riassuntiva, la situazione nelle Regioni italiane Regione Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Pr. Bolzano Pr. Trento Veneto Friuli Emilia Romagna Liguria Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna TOTALE N. 4 -

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Cave attive 322 53 494 154 165 594 77 324 108 291 125 175 318 300 60 264 617 81 216 580 397 5.725

Cave dimesse 311 90 2.543 10 n.p. 781 167 81 n.p. 82 1.041 n.p. n.p. 541 1.257 n.p. n.p. n.p. n.p. n.p. 860 7.774

Piani cave in vigore si si si si si no no si si si si si no no no no si no no no no


dalla parte della legge incendi boschivi, una sentenza esemplare per il piromane della provincia di latina di Andrea Menegaz

Per la prima volta in Italia una condanna di 6 anni per incendio doloso

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Circa 30 giorni fa, i legali di Masella Maria Antonietta Cestra e Pasquale Cardillo Cupo avevano chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il fratello dell’arrestato, residente a Cologno Monzese avrebbe infatti dichiarato di essere disponibile ad ospitare l’arrestato. Tra le contestazioni dei legali c’erano anche presunte difformità rispetto agli spostamenti dell’imputato. In sostanza, quanto verbalizzato dagli agenti del Nipaf non sarebbe coinciso con le dichiarazioni di una testimonianza. Ma il giudice ha rigettato le richieste degli avvocati condannando Masella

a scontare 6 anni e 6 mesi in carcere. Ma i legali sembrano essere pronti a ricorrere in appello. Nel corso del dibattimento, inoltre, il Pm Giuseppe Miliano, ha chiesto che anche le persone che avevano aiutato Masella a nascondersi, compaiano davanti al giudice

per il reato di favoreggiamento. I fatti che portarono all’arresto di Giovanni Masella risalgono al 2007. L’allevatore di Itri, allora 38enne, era stato sorpreso dagli agenti del Nipaf mentre con l’accendino stava appiccando il fuoco ad un tratto di macchia mediterranea in località San Raffaele. Come innesco aveva utilizzato erba secca. Un fermo che ben presto si trasformò in una fuga rocambolesca. Una volta immobilizzato il 38enne era riuscito infatti a divincolarsi e a scappare. Poco dopo, però, gli stessi agenti del Nipaf lo avevano trovato rannicchiato nel portabagagli di una vecchia Fiat condotta da un contadino. Nel primo interrogatorio, davanti al gip Claudia Dentato, l’uomo era rimasto in silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. L’accusa era stata da subito quella di incendio doloso. La condanna emessa dal tribunale di Gaeta è, fino ad ora, la più severa in Italia per quanto riguarda il reato di incendio doloso. ■ © Panda Photo / G. Marcoaldi

entenza esemplare per il piromane di Itri, Lo ha stabilito il giudice unico del tribunale di Gaeta, Rosanna Brancaccio che l’altro ieri ha condannato Giovanni Masella alla pena di 6 anni e 6 mesi da scontare in carcere, contro gli 8 che erano stati chiesti dal Pm Giuseppe Miliano.

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ecologia La Riserva naturale integrale “Bosco Nordio” in Veneto: più di 1000 anni di storia di Flavio Di Lascio / Segreteria Nazionale UGL-CFS

Daini, tassi, istrici, donnole e molte altre specie popolano il suo territorio inoltre Veneto Agricoltura cerca di riportare l’area alle condizioni originali attraverso la ricomposizione floristica e la tutela del sito

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osco Nordio è siè così netto e i due tipi di Ente gestore: Veneto Agricoltura tuato sul sistema vegetazione spesso si comSede: Viale dell’Università, 14 - Agripolis 35020 Legnaro (PD) di dune più antipenetrano e si sovrapponTel. 049/8293760 - Fax: 049/8293815 co del litorale vegono. E-mail: educazione@venetoagricoltura.org neto compreso Superficie: 113,54 ha - Istituzione: D.M. 26/07/71 tra Chioggia (VE) ed il fiume La Lecceta Po che probabilmente risale Nelle zone di margine e read almeno 2 millenni fa (Pignatti, 1959). volto della pianura padana, così come si centemente colonizzate, troviamo un L’apparato dunale del bosco e del tratto presenta oggi, è frutto di profonde mo- boschetto fitto composto, nel piano di Rosolina mare (RO) sono la risultante difiche che con il trascorrere del tempo, superiore da leccio (Quercus ilex) ed dell’opera costruttiva dei fiumi Po e Adi- hanno mutato radicalmente la vegeta- orniello (Fraxinus ornus) dalla struttura ge durante questi ultimi 4000 anni. zione e piano piano anche l’aspetto apparentemente disordinata, ma che in Bosco Nordio, che un tempo veniva chia- complessivo del paesaggio. A determi- realtà rappresenta una fase preparatoria mato Fosson o Cerreto (Beguinot, 1913), nare questi mutamenti hanno concorso per l’orno-lecceta matura. Alle specie arsembra avere origine preromana. Fu pri- soprattutto il clima, con un’azione lenta boree si accompagna un rigoglioso strama di proprietà della città di Chioggia, fu ma costante e l’uomo con interventi più to di arbusti tipicamente mediterranei poi dato alla famiglia Nordio nel 1565, la radicali e veloci. Nel corso dei secoli l’am- come l’asparago pungente (Asparagus quale, allo scopo forse di coltivare il ter- pliamento dei territori coltivati ha ridotto acutifolius) e la vitalba minore (Clematis reno, distrusse completamente il bosco. notevolmente le superfici a bosco, tanto flammula) unitamente ad altre specie difAndrea Nordio, alla fine del XVIII sec., da relegarle a veri e propri relitti, piccoli fuse nella pianura padana come il bianfece però piantare una pineta a pino do- lembi di un’antica cintura verde vivente cospino (Crataegus monogyna), il ligumestico, sui resti dell’antico boschetto a che un tempo ricopriva la costa adriatica stro (Ligustrum vulgare) e la sanguinella leccio, lauro ed altre specie mediterra- nord orientale. (Cornus sanguinea). Nello strato inferiore nee che rappresentavano “l’antico abito compaiono il pungitopo (Ruscus aculeadel bosco” (Beguinot, 1913). Le formazioni boschive tus) e l’edera (Edera helix). Nel 1959 fu venduto all’ex Azienda di La morfologia di Bosco Nordio ha conStato per le Foreste Demaniali e venne dizionato e condiziona tuttora la distriIl Querceto istituita la Riserva Naturale Integrale con buzione della vegetazione. I consorzi di Negli avvallamenti tra le dune, circoscritD.M. 26/7/1971. Oggi è gestito da Veneto leccio (lecceta o orno-lecceta), si stabi- to in corridoi lunghi e stretti, si è stabilito Agricoltura. liscono sulla parte più alta delle dune, il querceto a farnia (Quercus robur) nel Il Bosco Nordio è un residuo dell’am- mentre nelle depressioni infradunali, è quale singoli individui adulti raggiungopia fascia boscata che caratterizzava, in presente il querceto a farnia. Il passaggio no e superano i 20 metri. Alla quercia si passato, gran parte del litorale veneto. Il tra una formazione e l’altra tuttavia non aggiungono alcuni individui di tiglio (Tilia N. 4 -

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Il Caprifoglio

cordata), di pino marittimo (Pinus pinaster) e di pino domestico (Pinus pinea). Nei punti in cui vi è una maggiore disponibilità idrica per la presenza di una falda più superficiale, e quindi il terreno è più umido, compare qualche esemplare di pioppo bianco (Populus alba) e ontano nero (Alnus glutinosa), che sono specie igrofile, cioè piante che amano l’acqua. La Flora del Nordio La componente più diffusa e interessante della flora del Nordio è sicuramente quella mediterranea, dato che il Bosco si colloca in quella fascia territoriale che rappresenta il limite dell’areale del leccio, al quale si conferisce il carattere di relitto. Le specie mediterranee presenti sono, oltre al leccio (Quercus ilex), asparago pungente (Asparagus acutifolius), robbia (Rubia peregrina), pungitopo (Ruscus aculeatus), Osyris alba, clematide (Clematis flammula), caprifoglio mediterraneo (Lonicera etrusca) e fillirea (Phillyrea angustifolia). La flora si differenzia poi ulteriormente anche in relazione alla disponibilità di acqua, al microclima che si instaura e anche ad altri fattori. La Fauna La particolare collocazione geografica di Bosco Nordio, unitamente alla molteplice diversità dei biotopi esistenti, determinano interessanti presenze faunistiche. Fino a qualche anno fa, l’aspetto più ap-

pariscente della fauna era senza dubbio la presenza di un rilevante numero di daini (Dama dama), introdotti nella riserva nel 1964. Diffusa era anche la presenza del tasso (Meles meles). La R.N.I. Bosco Nordio era stata segnalata quale antico limite settentrionale della diffusione dell’istrice (Hystrix cristata). Tra i mammiferi, da sempre presenti, la lepre, il riccio e la donnola. Oltre ad ospitare nelle zone umide naturali una notevole varietà di anfibi, rettili e mammiferi che un tempo erano presenti quasi ovunque nelle nostre zone boscate di pianura (biscia d’acqua, ramarro, carbonasso, tritone, rana, riccio, donnola, ecc.), la RNI è anche un importante sito di nidificazione e rifugio per molte specie di uccelli, alcune delle quali, tipicamente di foresta e in via di estinzione nelle nostre zone di pianura, ormai irrimediabilmente depauperate di boschi di apprezzabile estensione. Numerose ed importanti sono le specie dell’avifauna che nidificano a Bosco Nordio tra le quali: il falco di palude (Circus aeruginosus), il gufo di palude (Asio flammeus), il torcicollo (Jynx torquilla). Tra i mammiferi sono invece diffusi la donnola (Mustela nivalis), la faina (Martes foina) la martora (Martes martes), il tasso (Meles meles), l’arvicola terrestre (Arvicola terrestris) e quella d’acqua (Arvicola sapidus), il riccio (Erinaceus europaeus) e la talpa europea (Talpa europaea). Tra

gli anfibi, due rane “rosse”: la rana agile (Rana dalmatina) e la rana di Lataste (Rana latastei). All’interno delle bassure presenti nel bosco, alimentate dall’acqua di falda che nel Bosco Nordio, quasi ovunque è presente a circa 60 - 70 cm di profondità, vi sono le premesse per consentire lo sviluppo di ambienti umidi idonei ad ospitare le specie animali e vegetali tipiche. Si auspica il ritorno, ad esempio, della rana verde (Rana esculenta), della folaga (Fulica atra), del germano reale (Anas platyrhynchos), dell’airone rosso (Ardea purpurea)... Gli interventi di Conservazione di Veneto Agricoltura Gli interventi di conservazione della Riserva Naturale Integrale di Bosco Nordio, avviati da Veneto Agricoltura nel 2000, sono volti a riportare l’area alle condizioni di naturalità che le sono proprie attraverso la ricomposizione floristica, il restauro del territorio e la tutela del sito. All’interno della Riserva erano presenti alcuni elementi estranei alla naturalità del luogo (quali specie vegetali ed animali non autoctone, aspetti orografici derivanti da attività antropiche) ed al concetto di integralità, volto alla conservazione e tutela della biodiversità correlata al mantenimento delle specie arbustive ed arboree autoctone; tali elementi sono di ostacolo ad una naturale ed equilibrata evoluzione dell’ecosistema. ■ N. 4 -

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l’intervista Il Ministro Zaia: «Stringiamo un patto con i consumatori» da www.agricolturaitalianaonline.gov.it

Servirà a sostenere l’agricoltura italiana. Lo ha richiesto all’assemblea della Coldiretti il ministro delle Politiche agricole che ha colto l’occasione per parlare del ruolo del settore e delle sue più prossime sfide. Il ministro ha poi espresso la sua posizione sulla Pac. «Dobbiamo smettere - ha detto - di pagare gli agricoltori per non produrre»

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Molte sfide attendo- l’organizzazione del Vertice della Pe«Il 60% dei contributi agricoli della no l’agricoltura italia- sca di Venezia, cui hanno partecipato Politica Agricola Europea - ha poi agna, ma oggi siamo in Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, giunto il Ministro - è concesso a persogrado di vincerle e Slovenia, Malta e Italia, e con la for- ne che non vivono di agricoltura, noi diciamo a voce alta mazione di una minoranza di blocco non vogliamo essere i commissari liquiche questo settore scommette sul capeggiata dall’Italia: una presa di po- datori di questo settore: la prima sfida futuro. Dobbiamo stringere un patto sizione molto netta, che ha poi con- dell’Italia sarà far avere i contributi per con il consumatore e convincerlo che dotto all’accordo in sede europea sul l’agricoltura agli agricoltori». il consumo dei prodotti del Il Ministro ha poi ricorda«La politica agricola ha fallito ha spiegato Zaia territorio è la nostra prima to che punta a chiudere la - perché è stata impostata ragionando in termini verifica dello stato di salututela, perché significa difesa dell’identità, garanzia di eccedenze, mentre oggi ci troviamo di fronte te della Pac entro il 2008, di sicurezza alimentare e ad un problema di carenze in diversi comparti, e che esistono al momento mantenimento della realtà pesanti spaccature tra i 27 a partire da latte, carne e cereali.» produttiva del Paese». Paesi membri, proprio sui Lo ha detto il Ministro delle politiche piano di emergenza che prevede la contributi finanziari all’agricoltura. agricole alimentari e forestali Luca Zaia, possibilità di stanziare 600 mln di euro «I Paesi del Nord Europa, in primo intervenuto oggi a Roma all’assemblea - di cui 60 mln destinati al nostro Pae- luogo l’Inghilterra - ha detto Zaia - vodella Coldiretti. se - per nuovi finanziamenti tesi a miti- gliono eliminare i contributi agricoli «La nostra agricoltura - ha aggiunto gare le conseguenze del caro gasolio appoggiando la politica dell’approvil Ministro - non è in vendita e noi oggi nel settore della pesca. Altrettanto vigionamento esterno. è una strategia ne difendiamo il futuro riprendendoci netta è la posizione italiana nei con- alla quale ci opponiamo con forza». in Europa e nel mondo uno spazio e fronti della Pac: «La politica agricola Poi una rassicurazione agli operatori un potere contrattuale che negli ultimi ha fallito - ha spiegato Zaia - perché è del settore: le richieste della Coldiretdue anni l’Italia aveva perso. Oggi c’è stata impostata ragionando in termini ti di prorogare le agevolazioni fiscali un Ministro che non delega i funziona- di eccedenze, mentre oggi ci troviamo saranno prese in seria consideraziori a rappresentarlo all’estero, ma che si di fronte ad un problema di carenze ne dal governo. «C’è la disponibilità a muove in prima persona per tutelare in diversi comparti, a partire da latte, ragionare - ha detto il Ministro - per gli interessi del sistema agroalimentare carne e cereali. Dobbiamo smetterla di recepire questo momento di difficoltà italiano. E i risultati ci sono». pagare gli agricoltori per non produr- e considerare l’agricoltura come una A questo proposito Zaia ha ricordato re e riportare la produzione al centro priorità». ■ il successo negoziale ottenuto con della politica agricola».

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LA BIOGRAFIA Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, On. Luca ZAIA Luca Zaia nasce 40 anni fa a Conegliano, in provincia di Treviso. È sposato dal 1998 e risiede a Bibano di Godega di Sant’Urbano nella sinistra Piave trevigiana. Si diploma nel 1987 alla Scuola Enologica “G.B. Cerletti” di Conegliano. Nel 1993 si laurea all’università di Udine, in scienze della produzione animale. Frequenta inoltre il corso I.F.A. (Istituto di Formazione Assicurativa) alla C.C.I.A.A. e il corso per Manager del professor Mario Unnia. Affianca allo studio universitario diverse esperienze lavorative arrivando a rivestire ruoli dirigenziali in aziende private. È eletto, nel 1993, a 25 anni, nelle file della Lega Nord Liga Veneta come Consigliere Comunale di Godega di Sant’Urbano. Nel 1995 è Consigliere Provinciale e Assessore all’Agricoltura. Nel 1998 diventa presidente della Provincia di Treviso. È il presidente di Provincia più giovane d’Italia. Nel 2002 viene riconfermato presidente di una giunta monocolore. Durante la sua presidenza ha avviato un processo di applicazione di management privato ad un ente pubblico. Ha poi voluto introdurre nei bilanci provinciali la cosiddetta “finanza creativa”: swap e rating. Prima conseguenza la quotazione della Provincia di Treviso sui mercati internazionali. Da rilevare l’acquisto dell’ex ospedale psichiatrico S. Artemio che diverrà la nuova sede della Provincia e comporterà un’importante opera di redistribuzione della logistica istituzionale e viaria, alla quale vanno aggiunti i

Il Ministro Luca Zaia

67 ettari di terreno in cui è immersa la struttura che si trasformeranno in Ecoparco. Il Piano Strategico della Provincia di Treviso ha coinvolto le più importanti città d’Europa (Barcellona, Francoforte, Lione, Stoccolma, Glasgow, Valencia, Siviglia). L’importante progetto di programmazione ha saputo mettere in rete tutti gli interlocutori strategici. Il progetto pilota nazionale ed Europeo di sicurezza stradale, il progetto rotatorie e la messa in sicurezza della viabilità sono stati importanti per la messa in sicurezza del traffico. La sua profonda fiducia nel grande potenziale turistico della Marca lo ha convinto a investire energie nello sviluppo di questo settore, puntando sul Piano Territoriale del Turismo con un vero e proprio progetto di marketing. L’impegno è stato ricompensato con il boom di turisti conosciuto dalla Marca negli ultimi anni e perseguito tramite la promozione di prodotti tipici della Marca e la valorizzazione degli agriturismi. Sempre in primo piano l’interesse per la salvaguardia delle tradizioni, della cultura e della lingua, l’attenzione per il futuro della

propria Comunità che si concretizza anche nella realizzazione di Istituti scolastici e nell’istituzione e promozione di corsi di formazione. È anche ideatore dello Sportello Agricolo Informativo Provinciale; promotore della costituzione del Consorzio di Tutela del Radicchio di Treviso e Castelfranco Veneto; sostenitore di iniziative a favore dell’olivicoltura e della castanicoltura. Ha attivato iniziative per il lancio della Scuola Enologica di Conegliano ed è fautore del Corso di laurea in Enologia, la prima in Italia. In questi anni ha rivestito anche l’incarico di Presidente dell’URPV (Unione Regionale delle Province del Veneto). È stato vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto dal giugno 2005 fino al maggio del 2008, con deleghe alle politiche del turismo, alle politiche dell’agricoltura e zootecnia, al piano di sviluppo rurale, al programma comunitario LEADER, all’economia e sviluppo montano, alle attività promozionali e commercio estero, all’identità veneta e alla promozione integrata. ■

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il progetto Caro petrolio e inquinamento, una soluzione nell’immediato? L’auto a metano di Luca Ramacci / Magistrato c/o il Tribunale di Tivoli / Fondatore di www.lexambiente.com

Secondo molte leggende metropolitane sarebbero meno sicure di quelle che utilizzano impianti tradizionali ma non è così. L’unico vero problema è la scarsità degli impianti di distribuzione e tra le regioni italiane la Puglia è in coda

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rima dell’estate sono state diffuse numerose notizie sulle dannose conseguenze dell’inquinamento atmosferico da traffico e le condizioni meteorologiche hanno spesso indotto le autorità locali ad emettere provvedimenti per limitare la circolazione facendo ricorso ai pochi strumenti offerti dalla normativa. A fronte di un problema così grave e che è causa di costi sociali altissimi (basti pensare all’incidenza sulla spesa sanitaria dovuta all’incremento di malattie dell’apparato respiratorio) i rimedi proposti, a livello legislativo, sono sicuramente insufficienti. è evidente che, intorno al problema del traffico veicolare urbano ed extraurbano

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ruotano interessi rilevantissimi legati al consumo dei carburanti e l’uso privato delle automobili è un’esigenza insopprimibile specie per chi vive nelle grandi città.

Intervenire sul disastrato sistema dei trasporti pubblici o ricercare forme alternative di trasporto (ad esempio il “car sharing”) può produrre effetti solo a lungo termine, mentre nell’immediato c’è bisogno di soluzioni più semplici. Una di queste è, senz’altro, il ricorso a fonti energetiche alternative. Si parla moltissimo di auto ad idrogeno e di “ibridi” che viaggiano ad elettricità e benzina ma, senza attendere lo sviluppo di queste sofisticate tecnologie, sono già disponibili sul mercato soluzioni molto più a portata di mano, come l’alimentazione a metano. Almeno tre grosse case automobilistiche hanno in catalogo, in Italia, autovetture alimentate a metano il cui costo è pressoché


uguale a quelle a benzina o gasolio. smentita. leggero sull’acceleratore. Anche la trasformazione di un’autoLa sicurezza degli impianti è infatti Altro punto dolente è la scarsità di vettura a benzina è ottenibile a buon superiore rispetto a quelli a benzina impianti di distribuzione esistenti sul prezzo. o GPL. Le caratteristiche del metano territorio. Un pieno per una autovettura del consentono (diversamente dal GPL) genere costa, in media, intorno ai 10 di utilizzare i parcheggi chiusi e di traNonostante vi sia un incremento aneuro e consente una percorrenza di sportare l’auto su navi e traghetti. Le nuale di circa il 10% nel numero dei quasi 400 chilometri, con distributori, attualmente gli Intervenire sul disastrato sistema dei trasporti un risparmio di circa 500 impianti presenti in Italia euro ogni 10.000 km per- pubblici o ricercare forme alternative di trasporto sono 446. La regione con il corsi. maggior numero di impianti (ad esempio il “car sharing”) può produrre è l’Emilia Romagna (86 dieffetti solo a lungo termine, mentre c’è bisogno Le auto omologate a mestributori), mentre la Puglia di soluzioni più semplici subito. tano pagano anche il bollo ne ha per ora soltanto 25. ridotto e richiedono una Fanalini di coda, senza nesUna di queste è, senz’altro, il ricorso a minore manutenzione. sun impianto, la Val d’Aosta Un ulteriore spinta all’uso e la Sardegna. fonti energetiche alternative. di energie alternative è data dagli incentivi statali Occorre dunque indiSi parla moltissimo di auto ad idrogeno previsti per l’acquisto di viduare preventivamente vetture a metano (e a GPL) e di “ibridi” che viaggiano ad elettricità e benzina l’ubicazione degli impianti ma, senza attendere lo sviluppo di queste o per la trasformazione di (in Internet si trovano elenquelle a benzina. chi sempre aggiornati con sofisticate tecnologie, sono già disponibili le indicazioni precise per sul mercato soluzioni molto più a portata Nella Gazzetta Ufficiale raggiungere i distributori) di mano, come l’alimentazione a metano n. 168 del 22 luglio scorso ma il risparmio e la possibiun decreto ministeriale ha aumentato limitazioni del traffico, proprio perché lità di viaggiare, in caso di emergenza, la misura del contributo statale a 1.500 il metano inquina meno degli altri car- anche a benzina compensano sicuraeuro per le auto nuove di fabbrica buranti, non riguardano le autovetture mente il disagio. omologate anche o esclusivamente a che lo utilizzano. metano (o a GPL) e a 650 euro per la Con un minimo di attenzione, in attetrasformazione di quelle a benzina. Naturalmente a parità di cilindrata le sa di innovazioni tecnologiche di non Alcune leggende metropolitane han- auto a metano hanno qualche cavallo imminente attuazione, c’è dunque la no reso al più ecologico dei carburan- in meno ma, con la patente a punti, possibilità concreta di limitare i danni ti una cattiva pubblicità che però va dovremo abituarci ad avere il piede ai polmoni ed al portafoglio. ■

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olimpiadi

Successo per la forestale chiara cainero, oro a pechino 2008 nel tiro a volo di Roberto Zucca / Segreteria Nazionale UGL-CFS

L’azzurra vince in uno spareggio palpitante sull’americana Rhode e la tedesca Brinker. In qualificazione aveva ottenuto il primato olimpico

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hiara Cainero, atleta del la freddezza per chiudere con questo è stato facile». Corpo Forestale dello splendido trionfo. Si tratta della quinta A fine gara, la neocampionessa olimStato, ha conquistato la medaglia d’oro per l’Italia, la quarta al pica dello skeet, esplode in un pianmedaglia d’oro nello ske- femminile. to di commozione, in cui sfoga anche et. Alla fine di una gara Le lacrime di gioia della Cainero: «Non l’enorme tensione finale: Non è stata palpitante, l’azuna finale facizurra ha avuto la le, il tempo non meglio nello spaera dei migliori. reggio a tre con Allo spareggio la statunitense con le altre due Rhode e la tedeavversarie, non sca Brinker. Certa ha perso la caldi avere già una ma: «Ho penmedaglia al collo sato: adesso ed ultima a sparadevo romperli re, la trentenne di tutti. Poi sparavo Udine non ha falcome terza, che lito i due piattelli non è male». supplementari La dedica della dopo gli errori friulana «A tutdelle due avverti i familiari che sarie. La gara si sono qui». era chiusa con Il primo pensieuna parità al priro è alla famiglia: CHIARA CAINERO Forestale dello Stato 8° Atene 2004 mo posto con 93 «Dedico questa Data di nascita: Primo tecnico: 1° Pechino 2008 piattelli rotti tra le vittoria alla mia 24 marzo 1978 Rossana Bernardini Campionati mondiali tre atlete. La finafamiglia che è Luogo di nascita: Udine Tecnico attuale: 2° Zagabria 2006 le non è stata una qui, a mio maAltezza x Peso: Francesco Fazi 3° Nicosia 2007 passeggiata per rito che ho già m.1,70 x 65 kg. Altri sport: Campionati europei l’azzurra: dopo abbracciato e Specialità: skeet pattinaggio, pallavolo 1° Maribor 2006 essersi qualificapoi a mio padre Stato civile: Hobbies: 1° Granada 2007 ta con il record e mia mamma. coniugata lettura,cinema,teatro Coppa del Mondo olimpico, ha sofRingrazio anche Prima società: 3° Doha 2001 ferto la rimonta la mia società, il Tav Campoformido PALMARES: 1° Granada 2006 delle altre ma Gruppo SportiSocietà attuale: Corpo Giochi Olimpici 2° Belgrado 2007 poi ha ritrovato vo Forestale». ■

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pechino 2008: la via cinese al disastro ecologico e umanitario di Fabio Lancianese

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hissà cosa avrà pensato il In barba alle benché minime garanzie condito da un magnifico spettacolo pibarone Pierre de Couber- dei lavoratori, agli appelli internazionali rotecnico, specialità della casa. tin guardando dal Cielo le e al protocollo di Kyoto, la Cina ci sta Complimenti agli organizzatori, ma tutimmagini delle Olimpiadi soffocando economicamente grazie al to ciò non basta. Non basta a farci didi Pechino 2008. Ammes- suo sistema di produzione capitalistico- menticare la feroce repressione di ogni so che il compianto promotore del Co- schiavista ( si lavora più ore al giorno di dissenso operata dal regime comunista, mitato Olimpico Internazionale (C.I.O) quante può calcolarne la fisica quan- e la sistematica negazione di ogni libernonché filosofo dello sport, sia riuscito tistica e si viene pagati più o meno in tà fondamentale. Per quanto riguarda le a vedere qualcosa attraverso la cortina manciate di riso); e nel contempo sta comunicazioni, la stampa, la politica, la di smog che sovrasta la città. “L’impor- avvelenando il suo popolo ed il pianeta religione o la vita di tutti i giorni, anche tante non è vincere, ma partecipare” , intero attraverso emissioni incontrollate. quei dinamici figuranti sono più immobiavrebbe detto il pedagogo francese un Non c’è che dire, il Governo cinese si lizzati e allineati delle statue dell’Esercito secolo fa. “Ma qui l’importante è soprav- è impegnato al massimo nel preparare di Terracotta. Ha suscitato molta tenevivere”, potrebbero rispondere oggi questo enorme specchietto per le allo- rezza, inoltre, la bambina che con voce quei milioni di cinesi censurati, torturati, dole, e i potenti del mondo ce l’hanno angelica ha intonato l’inno nazionale di giustiziati o soffocati dal fumo delle ci- messa tutta a fingersi allodole incantate fronte alle migliaia di spettatori presenti. miniere che notte e giorno eruttano le per non compromettere preziosi scam- E che dire, allora, di tutte quelle bambine tossine dell’industrializzazione selvag- bi commerciali. Si sono ritrovati tutti, o soppresse nelle Province dell’Impero delgia. Altro che i Draghi sputafuoco della quasi, nel grande stadio a forma di Nido la Seta, solo perché considerate braccia mitologia asiatica. Quelli non ci sono più d’Uccello per la cerimonia di inaugura- inutilizzabili, sovrannumeri inconvenienti a Pechino. Nonostante fossero da secoli zione dei XXVIII Giochi Olimpici Moder- della “politica del figlio unico”imposta incalliti fumatori sono morti intossica- ni. Centinaia di figuranti perfettamente dal Governo centrale?. ti solo nell’ultimo decennio. Altri sono sincronizzati ed imbellettati hanno dato Non si può dimenticare la brutale opstati impiccati perché non perfettamen- vita ad uno spettacolo di luci e colori in pressione del popolo Tibetano soltanto te d’accordo con le direttive di Mao o movimento per ripercorrere i momenti perché viene battuto il record dei 200 dell’attuale presidente Hu Jintao. Sono più significativi della storia cinese esclu- misti nuoto. Se da un lato è pur vero che davvero immagini impressionanti quelle dendone le pagine più scomode. Tutto sport e politica non dovrebbero mai miche filtrano attraverso l’attenta schiarsi, dall’altro è impensabile censura mediatica del regime indossare un paraocchi e fare comunista. Città, villaggi e siti finta di niente. E chissà se tra interessati dalle gare agonii tanti sponsor di questa Olimstiche sono quasi nascosti da piade avrà fatto buona pubbliun’apparentemente impenecità lo slogan di una nota martrabile cappa di fumo, altro ca di abbigliamento sportivo che nebbia in Valpadana! è il “Impossibile is nothing”. Magari risultato visivo della politica i Cinesi avranno taroccato aneconomica di irrefrenabile che questo...”Possibile is nosviluppo industriale promosthing” ...viste le censure... ■ Un’immagine di Pechino che denuncia l’inquinamento della città sa dalla nomenklatura cinese.


fareverde

un’estate all’insegna dell’impegno di Fabrizio Filoni

Continua il lavoro dell’associazione ambientale nel nostro paese: in agosto i volontari hanno anche collaborato con il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per gestire l’abbondante flusso di turisti

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opo il campo internazionale in Kosovo e il campo antincendio in Puglia, si è concluso anche il terzo campo di volontariato organizzato quest’anno dall’Associazione Ambientalista “Fare Verde”, da anni attiva nel campo dell’educazione e della divulgazione ambientale. Dal 9 al 22 agosto Fare Verde ha collaborato con il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise offrendo ai propri volontari una esperienza estremamente positiva vissuta in uno dei parchi più belli d’Italia. Per due settimane i volontari hanno svolto diverse attività di volontariato per aiutare l’Ente Parco a gestire l’area protetta in un periodo dell’anno particolarmente difficile per la nutrita presenza di turisti provenienti da diverse parti d’Italia e dall’estero. Tra le attività svolte dai volontari di Fare Verde c’è stato il presidio degli accessi ai sentieri a numero chiuso per evitare che un flusso incontrollato di turisti potesse arrecare danni alla fauna e in particolare ai camosci. Negli anni scorsi sono stati rilevati diversi casi di camosci morti per malnutrizione: questi splendidi animali, impauriti dalla presenza dell’uomo, restavano nascosti senza mangiare per periodi molto lunghi. I volontari di Fare Verde hanno lavorato anche alla manutenzione di alcuni sen-

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tieri, effettuando operazioni di pulizia dei percorsi invasi dalla vegetazione e di ripristino della segnaletica. Nella seconda settimana di campo è stata riaperta una vecchia mulattiera in disuso che collega le cittadine di Alfedena e Barrea. Oltre ai servizi svolti sui sentieri, i volontari di Fare Verde hanno aiutato l’Ente Parco a gestire anche altre attività come la

sorveglianza presso il centro visita di Pescasseroli, offrendo ai turisti informazioni sugli animali selvatici presenti nel centro, il supporto alla ludoteca per bambini a Civitella Alfedena, la distribuzione di materiale informativo ai turisti, l’apertura di musei a San Sebastiano e Ortona dei Marsi, la distribuzione di polli e galline alla popolazione locale a titolo di risarcimento per gli animali da cortile uccisi dalla fauna selvatica. Al primo turno settimanale hanno partecipato diverse famiglie con bambini, mentre nel secondo turno si sono concentrati volontari giovani e meno giovani. Complessivamente hanno partecipato al campo più di 30 persone dai 3 ai 60 anni provenienti da tutta Italia in un clima di partecipazione, collaborazione e impegno a favore di una natura da conservare intatta per le future generazioni.

I bambini sono stati coinvolti nelle attività quotidiane di autoproduzione di torte e biscotti per la colazione e in laboratori di educazione ambientale. Una particolare attenzione è stata posta ai consumi e allo smaltimento dei rifiuti. Tutto il cibo utilizzato per la preparazione dei pasti era di provenienza locale e acquistato direttamente dai produttori, il tè e il caffè sono stati acquistati da canali di commercio equo e il detersivo era alla spina. Non sono mancati i momenti di autoproduzione: oltre ai prodotti per la colazione che ha coinvolto grandi e piccini, la lavorazione a mano degli immancabili cavatelli molisani ha offerto ai volontari un bel momento di convivialità ed una ulteriore occasione di riflessione sulla riduzione del consumo di merci industriali come metodo per ridurre la nostra impronta ecologica. I rifiuti sono stati raccolti in maniera differenziata per essere avviati al riciclaggio. Gli scarti di cucina sono finiti nella compostiera del campo. Inutile dire che era vietato l’usa e getta e l’acqua era quella di una fonte che alimenta il torrente Fondillo. Per saperne di più: Fare Verde ONLUS (Associazione di Protezione Ambientale riconosciuta ai sensi Art.13 L.349/86) - Via Iside, 8 Roma - tel. 067005726 - www.fareverde.it


per discutere sotto accusa l’uso del fuoco per l’eliminazione di residui vegetali a cura di Giuseppe Lopez / www.industrieambiente.it

Fanno riflettere due sentenze del Tribunale di Trento contro due persone ritenute responsabili di aver bruciato materiale organico nel bosco: questa rimane infatti una pratica molto utilizzata

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a pubblicazione di due sentenze del tribunale di Trento, di cui una datata 21 dicembre 2005 ed una datata 6 marzo 2007 [1] relative alla condanna, per smaltimento illecito di rifiuti, di due persone ritenute responsabili di aver smaltito illecitamente scarti vegetali bruciandoli sul suolo, ha creato non poco scalpore nel mondo agricolo soprattutto in relazione alla frequenza con cui l’uso del fuoco viene utilizzato come mezzo di eliminazione dei residui vegetali di provenienza agricola e forestale. Al riguardo, pur condividendo nei principi le due sentenze, si ritiene utile richiamare l’attenzione su alcuni aspetti della normativa nazionale e regionale, con particolare riferimento a quella della Regione Lazio, per vedere se, effettivamente, l’uso del fuoco come mezzo di eliminazione di residui vegetali agricoli e forestali sia totalmente escluso o vi siano alcune eccezioni. L’art. 59 del T.U.L.P.S. (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) [2] vieta l’accensione dei fuochi alle stoppie, nei boschi e nei campi, al di fuori delle condizioni stabilite dai regolamenti ed in mancanza di essi consente l’accensione dopo il 15 agosto adottando opportune prescrizioni e cautele al fine di evitarne la propagazione. La violazione di quanto disposto prevede l’applicazione a carico del trasgressore di una sanzio-

ne amministrativa pecuniaria da € 516 ad 3.098. La legge regionale n. 17 del 2 maggio 1995, - Norme per la tutela della fauna selvatica e la gestione programmata dell’esercizio venatorio - all’articolo 38, [3] vieta il bruciare le stoppie nei campi, dal 1 marzo al 30 novembre consentendo però di bruciare le erbe infestanti, i rovi, i materiali della potatura e simili, riuniti in cumuli e direttamente controllati fino a quando il fuoco sia completamente spento. La violazione di quanto disposto comporta a carico del trasgressore una sanzione amministrativa da 25 euro a 154 euro. La disposizione, nata con lo scopo principale di proteggere i siti di riproduzione della fauna selvatica, di fatto, rende legittimo il bruciare le erbe infestanti, i rovi, i materiali della potatura e simili, riuniti in cumuli e direttamente controllati fino a quando il fuoco sia completamente spento. Il regolamento regionale n. 7 del 18 aprile 2005. Regolamento di attuazione dell’articolo 36 della legge regionale 28 ottobre 2002, n. 39 (Norme in materia di gestione delle risorse forestali) -[4], all’articolo 91, consente, prima del 15 giugno e dopo il 30 settembre l’accensione dei fuochi per bruciare le stoppie (residui vegetali di una coltura erbacea rimasti dopo il taglio o la mietitura) e dei residui di vegetazione compresi quelle

delle utilizzazioni boschive. La violazione di quanto disposto comporta a carico del trasgressore due sanzioni amministrative pecuniarie di cui, una fissa ed una proporzionale, correlata alla superficie percorsa dal fuoco. In deroga a quanto sopra, l’art. 92 c. 1 del citato regolamento [5] consente, anche nel periodo a rischio di incendio boschivo, a determinate condizioni, di bruciare il materiale vegetale che risulta dai lavori di manutenzione dei castagneti da frutto, degli oliveti e dei terreni saldi (sono terreni saldi i pascoli, i terreni non soggetti a coltura agraria o a lavorazioni del terreno o ad altra forma di interventi colturali agrari da almeno cinque nonché i terreni urbanizzati mediante la costruzione di edifici o altre opere o dotati di un manto di copertura artificiale) e da pascolo. L’uso del fuoco è consentito ai fini degli interventi di prevenzione e di formazione del personale antincendio (art. 68 c. 5 L.R. 39/02) [6] nonché, esclusivamente previa autorizzazione dell’ente competente, per la ripulitura dei pascoli (art. 112 c. 1 R.R. 7/2005). [7] L’uso del fuoco è anche permesso ai gestori delle cabine elettriche che devono effettuare la ripulitura dalle specie erbacee ed arbustive nelle fasce di pertinenza delle cabine stesse (art. 93 c. 3 R.R. 7/2005). [8] Resta fermo, nel corso dell’anno, il divieto di bruciare, nelle N. 4 -

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aree poste a meno di 200 metri dal bosco, materiale organico non riconducibile a materiale di risulta di attività agricole e forestali nonché di altro materiale non organico. (art. 93 c. 1 lett. a) R.R. 7/2005) [9] L’insieme di regole, inserite negli articoli 90 - 96 del regolamento forestale sono ovviamente finalizzate alla difesa del bosco dagli incendi ma legittimano l’uso del fuoco purché si rispettino tempi, luoghi, modalità di accensione, controllo, e spegnimento. Alla luce di quanto sopra l’uso del fuoco per l’eliminazione dei residui vegetali, sempre nel pieno e rigoroso rispetto dei limiti imposti dalla normativa vigente, dovrebbe essere possibile per i residui provenienti da attività agricole e forestali, sempre di natura organica. Compete all’organo accertatore del presunto illecito verificare in quale ambito normativo il comportamento posto N. 4 -

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in essere si rispecchia ed applicare, in caso di violazione, la normativa specifica. Del resto ipotizzare che, soprattutto, le attività forestali possano produrre biomasse da destinare ad impianti di compostaggio in quanto rifiuti recuperabili apre una strada non agevole da percorrere poiché, per assurdo, si potrebbe arrivare a sostenere che la segatura prodotta dalla motosega durante il taglio delle piante è rifiuto ed in quanto tale deve essere allontanata dal bosco, per poi magari sostenere, che il materiale minuto derivato dalla depezzatura della ramaglia ed il cui rilascio in bosco, oltreché essere consentito dalla normativa regionale, costituisce fonte primaria di sostanza organica che va ad arricchire il terreno e contribuisce alla formazione dell’humus, deve essere asportato e destinato ad impianti di compostaggio per produrre magari compost da ridistribuire sui terreni agro - forestali.

Viene infine da chiedersi se i soggetti responsabili dell’illecito di cui alle due sentenze avessero smaltito il materiale legnoso sul posto e lo avessero utilizzato per accendere un fuoco, magari necessario al riscaldamento delle vivande o avessero trasportato la legna alla propria abitazione utilizzandola poi come combustibile nel proprio camino, avrebbero comunque compiuto un’operazione di smaltimento illecito dei rifiuti? Note 1) Sentenza del 21 dicembre 2005 e sentenza del 6 marzo 2007; 2) T.U.L.P.S. Articolo 59 - È vietato di dar fuoco nei campi e nei boschi alle stoppie fuori del tempo e senza le condizioni stabilite dai regolamenti locali e a una distanza minore di quella in essi determinata. In mancanza di regolamenti è vietato di dare fuoco nei campi o nei boschi


alle stoppie prima del 15 agosto e ad una distanza minore di cento metri dalle case, dagli edifici, dai boschi, dalle piantagioni, dalle siepi, dai mucchi di biada, di paglia, di fieno, di foraggio e da qualsiasi altro deposito di materia infiammabile o combustibile. Anche quando è stato acceso il fuoco nel tempo e nei modi ed alla distanza suindicati, devono essere adottate le cautele necessarie a difesa delle proprietà altrui, e chi ha acceso il fuoco deve assistere di persona e col numero occorrente di persone fino a quando il fuoco sia spento. 3) L. R. 17/1995 - Art. 38 (Divieto bruciatura stoppie) 1. Nel territorio della Regione, dal 1^ marzo al 30 novembre, è vietato bruciare nei campi, anche in quelli incolti, le stoppie delle colture graminacee e leguminose, dei prati e delle erbe palustri ed infestanti, nonché gli arbusti e le erbe lungo le strade comunali, provinciali e statali e lungo le autostrade e le ferrovie, salvo gli abbruciamenti per intervento di prevenzione antincendio autorizzato. 2. Il divieto di cui al comma 1 non sussiste per le erbe infestanti, rovi, materiali risultanti dalla potatura e simili, riuniti in cumuli e direttamente controllati fino a quando il fuoco sia completamente spento. 3. Per le violazioni alle disposizioni del presente articolo, si applicano le norme vigenti in materia. 4) R.R. 7/2005 Art. 91 -(Divieto di accensione del fuoco ) 1. Nel periodo a rischio di incendio è vietato: a) accendere fuochi per bruciare stoppie e residui di vegetazione, compresi quelli delle utilizzazioni boschive: 1) nei boschi di cui all’articolo 3 della legge forestale nonché nei terreni cespugliati, nei pascoli, nei prati, nelle colture arboree da frut-

to e da legno, nei terreni abbandonati; 2) nei bordi delle strade, di autostrade e ferrovie, nel raggio di meno di 100 metri dai boschi; b) far brillare mine o usare esplosivi, usare apparecchi a fiamma o elettrici per bruciare metalli, usare motori e fornelli o inceneritori che producano faville o braci, fumare o compiere altra operazione che possa arrecare pericolo di incendio, salvi i casi di cui dell’articolo 92, comma 1. 5) R.R. 7/2005 - Art. 92 c. 1 lett. b) e c. 3 (Condizioni per l’uso del fuoco ) 1. In deroga alle disposizioni di cui all’articolo 91, l’uso del fuoco è consentito: a) ................... b) per l’abbruciamento del materiale vegetale di risulta dei lavori di manutenzione dei castagneti da frutto, degli oliveti e dei terreni saldi e pascolivi. ....................... 3. Nelle aree agricole adiacenti ai boschi o ubicate ad una distanza inferiore a 200 metri dagli stessi, gli interessati devono realizzare una fascia parafuoco di larghezza non inferiore a 5 metri, priva di vegetazione, qualora si debba ese-

guire l’abbruciamento delle stoppie, dei residui vegetali delle coltivazioni, dei residui vegetali derivanti dalle attività di ripulitura di argini, della potatura delle siepi ed altre piante, della gestione di impianti arborei. 6) L R. 39/2002 art. 68 c. 5 - è consentito l’uso del fuoco ai fini degli interventi di prevenzione e di formazione del personale antincendio. 7) R.R. 7/2005 - Art. 112 c. 1 (Miglioramento, manutenzione e rinnovo dei pascoli) 1. I lavori di miglioramento dei pascoli quali rinettamento, spietramento e successivo conguaglio del terreno, drenaggio, erpicatura, concimazione e suddivisione in comparti sono effettuati dagli interessati senza necessità di autorizzazione o comunicazione. La ripulitura del pascolo attraverso l’uso del fuoco è consentita esclusivamente previa autorizzazione dell’ente competente. 8) R.R. 7/2005 - Art. 93 c. 3. I gestori di cabine elettriche, precedentemente al periodo di rischio di incendio, devono provvedere alla ripulitura dalle specie erbacee ed arbustive nelle fasce di pertinenza delle cabine per un raggio non inferiore a 10 metri. Nel caso debba usarsi il fuoco, deve inoltrarsi comunicazione al Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato competente per territorio. 9) R.R. 7/2005 - Art. 93 c. 1 (Misure per la prevenzione degli incendi nelle aree boscate) 1. E’ sempre vietato accendere fuochi nel corso dell’anno per: a) l’abbruciamento di materiale organico non riconducibile a materiale di risulta di attività agricole e forestali nonché di altro materiale non organico, nelle aree poste a meno di 200 metri dal bosco; b) eseguire la gestione e la pulizia dei terreni pascolivi e/o rinnovare il cotico erboso. ■ N. 4 -

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pericoli ambientali Carburanti delle navi troppo inquinanti uno studio Usa rilancia l´allarme di Eleonora Cantucci / www.greenreport.it

Le emissioni prodotte provocano la morte di 60mila persone ogni anno e in tutto il mondo: lo denunciano i ricercatori dell’Università di San Diego in California

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inquinamento delle navi provoca la morte di 60mila persone ogni anno e in tutto il mondo: lo denuncia uno studio dell’Università di San Diego in California. Secondo la ricerca - pubblicata sulla rivista “Proceedings of the national academy of sciences” - la qualità elevata di solfato, responsabile dell’inquinamento dell’aria costiera è in aumento sopratutto negli ultimi anni. Per arginare il problema (di carattere globale) entro il 2015 dovrebbe entrare in vigore una norma internazionale per imporre alle navi carburanti più puliti. E potrà essere valida anche per gli Usa. Le emissioni da navi derivanti dall’utilizzo di combustibile per uso marittimo e sopratutto quelli ad alto tenore di zolfo contribuiscono all’inquinamento atmosferico sotto forma di emissioni di anidride solforosa e particolato, nuocendo alla salute umana (soprattutto degli abitanti delle città costiere in prossimità dei porti), provocando danni all’ambiente, ai beni pubblici, privati, al patrimonio culturale e contribuiscono all’acidificazione. Ma non è certo una novità: l’Europa ha coscienza di tale impatto tanto che già dal 1996 ha adottato una normativa specifica sul contenimento dello zolfo nei combustibili per uso marittimo. E con le modifiche del 2005 la

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Comunità, non solo ha continuato a fare fronte all’inquinamento causato dalle navi che utilizzano combustibile ad elevato tenore di zolfo, ma ha integrato le misure nazionali degli Stati membri volte a far rispettare limiti di emissione per gli inquinanti. Dunque secondo la direttiva 2005/337Ce entro il primo gennaio 2010 l’industria marittima dovrà adeguare al livello tecnico il limite massimo di 0,1% in peso di zolfo dei combustibili utilizzati dalle navi adibite alla navigazione interna e delle navi all’ormeggio nei porti comunitari. Dal canto suo l’Italia ha adeguato la sua disciplina interna: dal 2007 esiste il Dlg 2005 “Attuazione della direttiva 2005/33/ CE che modifica la direttiva 1999/32/CE in relazione al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo”. Con tale decreto il legislatore italiano è andato a modificare le parti relative alla materia contenute nel Codice ambientale (Dlgs 152/06 poi modificato nel 2008). La riduzione di zolfo dei combustibili

non solo contribuisce al “non peggioramento” dello stato dell’ambiente, ma presenta dei vantaggi anche per le stesse navi che lo utilizzano. Sia in termini di efficienza e di funzionamento, sia in termini di costi di manutenzione perché facilita l’utilizzo efficace di talune tecniche di riduzione delle emissioni (ad esempio la riduzione catalitica selettiva). Ma per assicurare una credibilità alla normativa comunitaria, e soprattutto per affrontare il problema di carattere globale dell’inquinamento atmosferico sono necessarie in tutta la Comunità anche efficaci campionamenti e sanzioni dissuasive. Sia la Commissione, sia gli Stati membri devono cercare di assicurare in seno all’Organizzazione marittima internazionale (Imo) una riduzione su scala mondiale del tenore massimo di zolfo. Gli Stati, dalla loro, devono prendere misure di applicazione nei riguardo delle proprie navi e di quelle “straniere” nei loro porti. Per far ciò è necessario che i Paesi Ue cooperino fra loro e si adeguino al diritto marittimo internazionale. La normativa quindi si pone come il primo “step” del processo dinamico di disciplina delle emissioni perché solo attraverso un’ulteriore riduzione dei limiti di zolfo è possibile raggiungere cali significativi dell’inquinamento atmosferico causato dal trasporto marittimo. ■


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a cura di Danilo Scipio / Segretario Nazionale UGL-CFS


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ugl: sostegno ai redditi per aiutare lo sviluppo a cura della Segreteria della Confederazione UGL

Renata Polverini (Segretario Generale UGL): la priorità della cabina di regia sia emergenza salariale

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na sterzata a sostegno dello sviluppo, pressione fiscale più bassa per i redditi fissi, aiuti concreti alle famiglie. Queste alcune delle priorità che, per l’Ugl, a settembre dovrà affrontare la cabina di regia voluta dal governo per la distribuzione di nuova ricchezza e far ripartire la crescita del Paese. I dati del Pil resi noti dall’Istat ad agosto segnano una crescita zero nel 2007 e il -0,3 per centro nel primo semestre del 2008. Segnali preoccupanti, che, come ha sottolineato il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini derivano in gran parte da “politiche improntate per lo più al consolidamento dei conti e troppo timide sugli investimenti. Serve, dunque, “una sterzata in favore dello sviluppo”. Anche gli ultimi risultati negativi della produzione industriale così come la

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forte compressione dei consumi dimostrano la necessità di rivitalizzare la domanda interna. Lavoratori, famiglie e pensionati stringono la cinghia: l’automobile resta in garage, si riducono vacanze e svaghi nel tempo libero, diminuiscono le spese anche per i beni di prima e necessità. Tutto per via delle impennate dell’inflazione e la mancanza di interventi utili ad un robusto recupero del potere d’acquisto di salari e pensioni. Per Polverini: «Anche nella manovra triennale pesa l’assenza di risposte all’emergenza salariale, soprattutto in termini di alleggerimento della pressione fiscale per i redditi da lavoro dipendente e da pensione, e di politiche, non solo fiscali, a sostegno delle famiglie, soprattutto quelle più numerose. Così come sono ancora superficiali gli interventi per lo sviluppo

del Mezzogiorno, senza il quale tutto il paese rischia di recedere ancora di più, e resta la necessità di una riforma del sistema di istruzione ad oggi inadeguato per rendere i giovani competitivi a livello europeo». «Sono priorità, a cominciare dal recupero del potere d’acquisto, che vanno affrontate senza tentennamenti dalla cabina di regia che si riunirà a settembre. Il risanamento dei conti pubblici, infatti - conclude il leader dell’Ugl -, se non accompagnato da maggiori investimenti per lo sviluppo, rischia di non aiutare la ripresa economica, soffocata anche da una compressione dei consumi interni, frutto dell’impoverimento di salari e pensioni falcidiati dall’inflazione e gravati da un fisco particolarmente oneroso per i redditi fissi cui si sono chiesti per anni enormi sacrifici in ragione del deficit, senza alcun risarcimento». ■


economia, lavoro, ambiente e sottosviluppo: la donna nel processo di globalizzazione di Rory Previti / Coordinamento Donne UGL

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rincipi, pratiche, iniziative varcano oggi i confini delle nazioni, superano la territorialità, riguardano tutti. è un processo a cui non ci si può sottrarre, un processo che arreca benefici all’umanità ma presenta anche dei limiti. Il primo e più evidente limite è la mancanza, per i singoli individui, della possibilità di esercitare un controllo su un sistema che, comunque, si afferma. Il pregio più importante è la libertà di diffusione dell’informazione e della comunicazione da un qualunque punto del pianeta a tutti gli altri. Durante la Conferenza Internazionale sulla Globalizzazionee la cittadinanza, Antony Giddens, nel 1996, affermava che: “Ci sono pochi termini usati così frequentemente e concettualizzati così poveramente come quello di globalizzazione”, mentre Clare Short, nel New Internationalist, nel 1997, sulla globalizzazione affermava che: “Parlare di fermarla è come provare a fermare la rivoluzione industriale e conservare il feudalesimo. La storia si va muovendo. L’economia del mondo si sta riorganizzando. Questo è un fatto della storia. Ma la domanda di come è governato e controllato e come i frutti sono distribuiti è completamente aperta all’intervento umano”. La globalizzazione è un processo dinamico e mutevole, si presenta come un ologramma, un’immagine che cambia a seconda del punto di vista dell’osservatore.

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Per la donna le scelte possibili sono due: cavalcare la globalizzazione ed avvantaggiarsene, cercando di governarla, o subirla. La linea di confine tra queste due situazioni antitetiche è la stessa che separa ricche e povere, donne dell’occidente e donne del sud del mondo. Le donne sentono fortemente una responsabilità “globale” nei confronti del resto dell’umanità, una responsabilità che comporta la capacità di rispondere ai bisogni di chi vive nel mondo contemporaneo, senza intralciare la risposta ai bisogni di chi vivrà nel futuro, senza condizionarne la libertà di scelta, senza distruggere la loro possibilità di vita. Questa responsabilità intragenerazionale che la donna d’oggi vuole assumersi può attuarsi solo attraverso un processo di apprendimento costante. Le donne colte sono perfettamente in grado di mettere a fuoco gli abbinamenti tra i problemi e le idee. Acquisendo nuove abilità tecnologichee di linguaggio, facendo ricerca, comunicando con gli altri le donne sanno essere individui produttivi, “globalmente” colti, consapevoli delle minacce ecologiche per la terra, di quelle economico-politiche e delle relative interconnessioni sociali. Il lavoro che la donna svolge in campo educativo come nell’ambito di programmi di ricerca promuove la pace internazionale, la giustizia e una miglio-

trasformazione del mondo del lavoro. Sempre più donne lavorano, ma non è cresciuta significativamente la loro capacità di guadagno. Per garantirsi posto e ruolo nella nuova comunità economica globale è molto importante che, tra tutte loro, ci sia collegamento, cooperazione e consenso, perché mai, come oggi, proprio perché protagoniste del processo di globalizzazione, gli antagonismi e le rivalità furono nocivi. Se la donna vuole rappresentare il futuro dell’umanità migliorando quello del proprio genere, deve imparare ad apprezzare anche le altre donne superando i pregiudizi di genere che troppo spesso, ancora, continua a nutrire. Questa la posizione della donna nei paesi dell’Occidente. Ma nei paesi più poveri molte, troppe donne non riescono neppure a mandare a scuola i propri figli. La globalizzazione è foriera soprattutto al Sud di imponenti devastazioni ambientali. La liberalizzazione consente alle imprese minerarie occidentali, per milioni di ettari e da decine di anni, di sventrare la terra alla ricerca di rame, di oro, di stagno e di altri minerali. Decine di chilometri di foreste vengono distrutti in poche ore da multinazionali o da imprese di paesi emergenti, prima che proteste o interventi di istituzioni possano ostacolare i lavori. Gli effetti della globalizzazione

re qualità della vita per tutto il genere umano e, in questa prospettiva, deve essere incoraggiato ed incentivato. La globalizzazione sta provocando la

sull’ambiente non cambiano allo stesso modo la vita delle donne e quella degli uomini. In molte zone del mondo sono le donne a occuparsi del cibo,


dell’acqua, degli animali. In Africa il 75% dei lavori agricoli viene svolto da donne e, quando il mercato devasta le terre circostanti, rende l’acqua imbevibile e riduce gli spazi per le colture destinate alla sopravvivenza, sono le donne a cercare acqua a chilometri di distanza o a difendere la coltura di prodotti agricoli tradizionali. Molte mamme vedono morire di fame i loro bambini a causa delle carestie o degli incidenti sul lavoro. Di lavoro minorile si è parlato nel recente congresso della Fao: sarebbero 218 milioni i bambini che nel mondo sono costretti a lavorare mentre i paesi industrializzati si arricchiscono. Troppo spesso nei media compaiono immagini di donne che stringono a sé i propri bambini tra macerie che un tempo erano le loro case, che lottano per ricrearsi una vita al di sotto dei tendoni dei campi profughi, o che lavorano in condizioni prossime alla schiavitù. La prostituzione infantile è uno dei fenomeni più diffusi in molte parti del mondo, dalla Thailandia al Brasile. Una volta cresciute, però, le bambine vengono rifiutate e abbandonate al loro destino. Bambine a cui è stata rubata l’innocenza, la spensieratezza, il gioco vengono consegnate ad un oscuro futuro di malattia e dolore e, nella più rosea delle ipotesi, di povertà. La donna è ancora e sempre vittima, oggi più che mai, in una parte del globo molto estesa

e più facilmente raggiungibile che in passato dagli sfruttatori, più raggiungibile proprio a causa della globalizzazione. La povertà è molto “femminilizzata e “questa femminilizzazione, che ha assunto proporzioni considerevoli in parallelo con le grida d’allarme e i ricorsi a misure straordinarie di sostegno da parte dei paesi più industrializzati, viene accettata come un dato di fatto dalla sociologia contemporanea (Jackson 1992-93 ; Lindsay 1997 ). Le questioni di genere non vengono purtroppo prese in considerazione dai governi interessati a trarre il massimo beneficio economico dalla globalizzazione e sono le donne, dunque, a pagare il prezzo di questa trascuratezza. I più agguerriti movimenti femministi del mondo hanno deciso quindi di inter-

venire e in atto agiscono come gruppi di pressione presso i governi al fine di indurli ad aderire alle raccomandazioni delle Nazioni Unite o delle ONG riconosciute dall’ONU. Ben nota è l’esperienza del movimento ambientalista di donne indiane Chipko e della fisica Vandana Shiva, tesi che hanno avuto una grande risonanza nelle ONG per lo sviluppo. Sia il movimento sia Shiva hanno difeso le specie arboree tradizionali sostituite da vaste piantagioni per il mercato, mostrando le conseguenze nefaste della sostituzione sull’ambiente e sulla vita delle popolazioni locali. Nelle società postindustriali gli effetti della globalizzazione neoliberista agiscono naturalmente in maniera diversa sulla vita delle donne. Ma è indubbio che anche al Nord essi agiscono più sulla vita delle donne che su quella degli uomini. Dal momento che a occuparsi del nutrimento e della salute delle famiglie sono le donne, a Nord non meno che a Sud, le preoccupazioni per il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo sono delle donne più che degli uomini. Insetticidi, pesticidi e prodotti chimici in generale vengono abbandonati nell’ambiente con una crescita delle quantità che ormai appare del tutto fuori controllo. E l’inquinamento ambientale continua vertiginosamente a crescere rendendo sempre più difficile la vita di tutti, ma, soprattutto, quella delle donne. ■

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