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emergenza terremoto “un’aquila ferita che non perde la sua fierezza tornerà presto a volare” di Fabio Lancianese / Agente Corpo Forestale

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isma in Abruzzo. Immagini e sensazioni di una Terra devastata ma non sconfitta, che ancora una volta si affida alla sua risorsa più importante: la forza d’animo degli Abruzzesi. La storia di un’aquila reale ferita che, una volta curata, torna a spiccare il volo,è il più classico dei racconti di ambientazione forestale. In un parallelo di assonanze e metafore, le righe che seguono intendono rappresentare un’immagine dell’Aquila e delle sue frazioni semidistrutte, degli Abruzzesi che non si arrendono al destino, raccontati attraverso una delle tante esperienze sul campo, vissute dalle donne e dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato impegnati nell’emergenza. “Deve essere successo tutto in pochi secondi, nel buio. Anni di storia e di sacrifici sono stati ridotti in cumuli malfermi. Circa trecento persone non ci sono più, sono rimaste inghiottite dalle macerie e dalla furia della natura. Migliaia di persone hanno perso tutto: a qualcuno è rimasta l’auto, dove vengono stipati abiti e suppellettili. In migliaia sono ospitati nelle tende blu tirate su in un baleno dalla Protezione Civile. Nel Campo di Paganica c’è un gran via vai di persone e divise,si ha quasi l’impressione che i volontari siano un multiplo degli sfollati.

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I bambini corrono, giocano, si divertono con i giocattoli dei clown della Croce Rossa e vanno a scuola in tenda. Sono spensierati e non hanno paura del futuro. Negli occhi degli abruzzesi c’è disperazione ma anche composta e dignitosa sofferenza. Con pazienza si mettono in fila per la grande mensa e pazientemente si prenotano per essere accompagnati dai Vigili del Fuoco e dalla Forestale per recuperare qualche oggetto dentro le case traballanti. Un maglione, un documento, un ricordo. Pensano alla casa che non c’è più ma già ti chiedono quando si potrà riparare,ricostruire. Hanno fretta, hanno voglia di lavorare. Pensano alla casa che sarà. Il turno seguente,invece, si entra nel campo di San Demetrio per verificare una segnalazione del responsabile della struttura. Nel ritornare al mezzo, troviamo gli anziani raccolti vicino al tendone della mensa. Giocano a carte, raccontano sempre la stessa storia. Il boato, il tremore, la nebbia dei calci-

nacci, la casa che con fatica e sacrifici hanno costruito per la propria famiglia ora è a terra. Pensano a chi non c’è più. E aspettano con pazienza, la pazienza dei pastori abruzzesi che guidavano le greggi nella transumanza verso pascoli più verdi. Si racconta di una signora 65 anni che viene importunata più del dovuto dai fotografi e che senza alzare la voce dice:” Basta con le foto se no va a finire che qualcuno mi vede,s’ innamora e poi mi tocca riprendere marito. Non m’interessa uno coi soldi, mi basta uno con la casa”. Giù risate. E’ più vispa del giornalista che cerca in tutti i modi di stuzzicare qualche spunto polemico da persone stremate. Non ne trova, trova solo sofferenza,dignitosa rassegnazione e aneddoti. Il giorno seguente ad Onna si blocca l’accesso al Paese, o almeno a ciò che ne rimane. Qui le case sono quasi tutte di pietra e calcina, il paese sembra bombardato. In quasi ogni casa abitata i soccorritori hanno estratto vittime. Per uno gioco del destino la via di accesso al paese si chiama già via dei Martiri, a ricordo di una feroce rappresaglia tedesca a seguito di uno stupido attentato contro la Wermacht. Vittime innocenti dell’uomo ieri, vittime innocenti del terremoto oggi. Qui ciò che da più fastidio è il “turismo del disastro”. Frotte di curiosi di ogni tipo, passanti, volontari, addetti ai lavori poco indaffarati, cercano ogni

Sicurezza Ambiente n.03-09  
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La rivista è un interessante punto d’osservazione anche delle dinamiche sindacali, quelle che hanno visto l’Ugl tutta, e la federazione, con...

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