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pettorina riflettente, torcia, anfibi, fischietto e radiolina. È davvero questo ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento? Alcune riflessioni sono d’obbligo. Innanzitutto, coinvolgere direttamente i cittadini nel pattugliamento del territorio potrebbe aumentare, a mio avviso, un senso di insicurezza generale, con il rischio collaterale di alimentare, oltrettutto, la sfiducia verso i normali organi di controllo. Sarebbe certamente più produttivo far sì che la gente comune si riappropri del territorio semplicemente vivendolo, riempiendo i luoghi insicuri di vita, di luce, di attività culturali e di svago, piuttosto che di ronde. Invece di istituire “coprifuoco serali” attraverso la chiusura anticipata di bar, pub, discoteche e locali, abbandonando così le strade ai soli malintenzionati e malcapitati di turno, bisognerebbe incentivare l’apertura degli esercizi commerciali anche nelle ore serali, garantendo comunque tranquillità e rispetto delle leggi. Si otterrebbero così strade e piazze più illuminate e maggiormente frequentate dai cittadini, che senza bisogno di uniformi fai-da-te riconquisterebbero spazi preziosi delle nostre città e nel

frattempo potrebbero segnalare situazioni di rischio alle Forze dell’ordine. A proposito di Forze dell’ordine, giova ricordare che in Italia sono presenti ben cinque Forze di polizia, affiancate in diversi compiti d’istituto dalle varie polizie locali (Polizia Municipale e Polizia Provinciale), oltre ad alcune migliaia di militari dell’Esercito, ultimamente impegnati nel pattugliamento congiunto delle grandi città. Non sarebbe dunque più logico concentrare gli sforzi per potenziare gli organici delle forze di polizia, incrementandone le risorse economiche (assegnate ormai da anni in misura sempre minore dalle varie Finanziarie), al fine di migliorarne gli standard operativi, logistici e tecnologici? Come si può parlare di ronde di ausilio e nuove associazioni, quando mancano benzina e parti di ricambio per le volanti? E quali risultati operativi garantirebbero le “sentinelle civiche”?. Facciamo un esempio pratico della semplice “identificazione di un soggetto”. Quando un Agente di Polizia Giudiziaria procede all’identificazione di una qualsiasi persona incontrata durante un normale servizio di controllo del territorio, possiede innanzitutto le qualifiche giuridiche

per farlo, oltre che un’adeguata competenza e professionalità. In caso di comportamento negligente o non collaborativo del soggetto, il codice penale prevede delle conseguenze quali ad esempio l’arresto fino ad un mese o l’ammenda fino a 206 euro per chi rifiuta di fornire informazioni sulla propria identità personale ad un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni (art 651 cp). Nel caso in cui nella stessa situazione si venisse a trovare un “volontario per la sicurezza”, senza poteri né qualifiche di sorta, a cosa potrà fare appello? Al prinicipio secondo cui “domandare è lecito e rispondere è cortesia”?. Evidentemente garantire la Sicurezza reale è compito degli organismi ufficiali preposti, e non può essere demandato a ronde politicizzate (già antagoniste e conflittuali tra loro in alcune città) che non possono rassicurare i cittadini né sul piano dell’imparzialità né su quello della professionalità. Ordine sociale, Legalità e Sicurezza sono espressioni spesso abusate ed inflazionate in modo non opportuno. Ma la vera “Sicurezza” per i cittadini è una soltanto, quella con l’iniziale maiuscola, la stessa della parola “Stato”. •

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Sicurezza Ambiente n.03-09  
Sicurezza Ambiente n.03-09  

La rivista è un interessante punto d’osservazione anche delle dinamiche sindacali, quelle che hanno visto l’Ugl tutta, e la federazione, con...

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