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Organo ufficiale dell’UGL - Federazione Nazionale corpo forestale dello stato

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n.

maggio/giugno

Organo ufficiale dell’UGL Federazione Nazionale corpo forestale dello stato Anno 2 - n. 3 - maggio/giugno 2009 - € 16.25 - Poste italiane Spa Spedizione in abb. Postale - D.L. 353/2003(conv. in L. 27/02/2004) art. 1 comma 1 DCB Milano - Autorizzazione Tribunale di Milano n. 103 del 12/2/2008

emergenza terremoto “Un’aquila ferita che non perde la sua fierezza tornerà presto a volare” a pag. 8

Da vicino Intervista al Comandante Regionale della Campania Dir. Sup. Dott. Fuschetti a pag. 10

sicurezza Ronde di quartiere. è davvero ciò di cui abbiamo bisogno? a pag. 16

Dov’è il capo? Il Corpo Forestale dello Stato merita una guida più autorevole?

Questo prodotto è completamente bio-degradabile e riciclabile, nel pieno rispetto dell’ambiente


sommario 4 - Editoriali Per una progettualità del lavoro Alla “truppa” 10 euro d’aumento contrattuale. Ad un dirigente oltre 200.000 euro d’arretrati Fatti e misfatti: analisi di una eredità ingombrante 8 - Emergenza terremoto “Un’aquila ferita che non perde la sua fierezza tornerà presto a volare 10 - Da vicino Intervista al Comandante Regionale della Campania Dir. Sup. Dott. F. Fuschetti 14 - Accordi internazionali L’acqua un diritto? Non c’è accordo: è solo “un bisogno fondamentale” 16 - Sicurezza Ronde di quartiere. è davvero ciò di cui abbiamo bisogno? 18 - Energia e ambiente Presentato il rapporto “Comuni rinnovabili 2009” di Legambiente 20 - Mare nostrum Scoperta in Calabria foresta di corallo nero 22 - Protezione animali Il fenomeno del randagismo: un approccio scientifico 26 - Ecosistemi Marche: il Parco Regionale Naturale del Conero 32 - Sindacale Terremoto: solidarietà dell’UGL

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editoriali

per una progettualità del lavoro di Danilo Scipio / Segretario Nazionale UGL-CFS

Basterebbe un minimo di programmazione per far operare i Forestali in condizioni migliori

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l Corpo Forestale dello Stato è ormai sull’orlo del precipizio: pianificazione, rispetto delle regole, principi di uguaglianza, razionalità nell’attività di gestione hanno lasciato il posto a clientelarismo, faziosità, nepotismo, superficialità, disorganizzazione. Il caos regna sovrano. Il personale è sballottato di qua e di là senza preavviso; che si tratti di svolgere un corso di formazione per un grande servizio di ordine pubblico come il G8 de La Maddalena o di inviare personale dal resto d’Italia nelle zone terremotate dell’Abruzzo, non fa differenza: siamo sempre a dover rincorrere l’emergenza. Eppure basterebbe un minimo di programmazione per ovviare a tutto ciò, per fare in modo che i Forestali possano operare in condizioni migliori così da rendere un servizio migliore al Paese; ma con l’attuale gestione la progettualità sembra fantascienza!

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Sono quasi due anni che si sta chiedendo al Capo del Corpo di costituire e regolamentare appositi nuclei di personale specializzato nell’attività di ordine pubblico; finalmente, sulla scorta del prossimo evento di una certa rilevanza come il G8, pochi mesi orsono hanno effettuato il primo corso di formazione, presso la Scuola della Polizia di Stato, i primi trenta capisquadra che andranno a formare i famosi nuclei. Ma dopo l’effettuazione del corso, dopo aver quindi utilizzato denaro pubblico, dopo aver così “impedito” che potesse parteciparvi personale più adeguato, l’Amministrazione si è resa conto di aver selezionato, e dunque incaricato, personale alla soglia della pensione, personale non in perfette condizioni fisiche, personale resosi responsabile di gravi colpe disciplinarmente rilevanti e quindi non idoneo allo scopo. E come se ciò non bastasse, ora sta continuamente rimescolando la composizione delle

squadre, che invece dovrebbero rimanere sempre uguali per questioni di omogeneità operativa, con tutte le conseguenze del caso. A ciò si deve aggiungere che ai partecipanti a tale servizio di O.P., verrà distribuito materiale vestiario ad hoc, con una peculiarità per il C.F.S.: non avendo pianificato per tempo l’acquisto, i Forestali saranno gli unici ad avere la tuta da campagna che scolorirà sotto il sole, perché la ditta fornitrice, alla quale è giunto in ritardo l’ordinativo, non sarà in condizione di fare l’ultimo trattamento protettivo! E fin qui abbiamo preso ad esempio un servizio come quello del G8, programmato da tempo e quindi facilmente pianificabile. Se poi rivolgessimo l’attenzione a quello che sta accadendo in Abruzzo ci si accapponerebbe la pelle. Nell’immediatezza dell’evento sismico è stato inviato personale sul posto da Roma in prima battuta, lasciando però a casa


i Forestali di Pescara, che quasi supplicavano di poter andare a L’Aquila a dare una mano; il giorno successivo oltre 100 unità, equipaggiate con caschi e guanti hanno atteso disposizioni per tutta la durata del turno d’impiego; finita la prima fase emergenziale si rilevano comunque notevoli disfunzioni nell’organizzazione interna dei servizi sull’Aquila. E ai deficit gestionali, va purtroppo a sommarsi anche l’assoluta mancanza della benché minima correttezza istituzionale da parte del Vertice dell’Amministrazione, circostanza questa che ci mette nelle condizioni di trovare in altre sedi, anche giudiziarie, il riconoscimento delle nostre ragioni, dei nostri diritti e di quelli del personale che rappresentiamo. L’U.G.L. ha acquisito gli atti di diversi trasferimenti di dipendenti per ricongiungimento al coniuge, effettuati “forzando la mano” sulla ratio della

norma; orbene, se la filosofia e l’intento dell’Amministrazione fossero stati di favorire l’unità familiare, l’interpretazione elastica della legge sarebbe stata da tutti ben accetta, ma quando poi si viene a scoprire che non v’è un responsabile formale di tali procedimenti di trasferimento - e quindi, alla fine, sono imputabili esclusivamente alla volontà del Capo del Corpo firmatario dei provvedimenti - che ad altri dipendenti in situazioni perfettamente analoghe il beneficio viene negato, sorgono molti dubbi sulla liceità dell’azione gestionale. A tale proposito l’U.G.L. ha già attivato le necessarie procedure anche di carattere giurisdizionale per l’accertamento di eventuali profili di responsabilità sia amministrativi che contabili e/o penali. Abbiamo sino ad oggi sostenuto la nomina dell’allora primo dirigente Cesare Patrone a Capo del Corpo (la Giustizia Amministrativa riconobbe ad un altro

candidato il diritto ad essere promosso dirigente superiore), nonostante non fosse certamente il più titolato né la persona di maggior esperienza nel panorama della dirigenza dell’epoca, ma in quel momento storico, di grande rivoluzione culturale all’interno del C.F.S., grazie anche alla legge di riforma, bisognava rischiare e puntare su un giovane. E noi accettammo di condividere i rischi di quella scommessa. Lo abbiamo difeso a spada tratta - e questo qualcuno ancora ce lo rimprovera - dagli attacchi del passato Governo Prodi; ma non potevamo consentire che fosse avvicendato il nostro Capo del Corpo solamente per motivazioni politiche. Purtroppo, alla luce dei fatti, dei risultati, dello stato in cui versa il Corpo Forestale dello Stato, dobbiamo ammettere sommessamente ed umilmente di aver perso quella scommessa. •

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editoriali ALLA “TRUPPA” 10 EURO D’AUMENTO CONTRATTUALE. AD UN DIRIGENTE OLTRE 200.000 EURO D’ARRETRATI! di Paolo Varesi / Segretario Confederale UGL

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ltre 200.000 euro di i “veri” vincitori, ma quella del giorno Noi riteniamo eticamente doveroso, arretrati ad un unico successivo alla data di pubblicazione soprattutto in un periodo nel quale il dirigente del Corpo della graduatoria. Paese sta attraversando una grave crisi Forestale dello Stato Con la previsione dell’articolo 20, com- economica, denunciare pubblicamente grazie ad un piccolo ma 4 dell’A.C. di cui sopra, sembre- iniziative di questo genere, con la spee, apparentemente, innocuo emenda- rebbe quindi si stia cercando inopina- ranza di vederle vanificate in un impeto mento? tamente di aggirare normativamente di “resipiscenza legislativa” che ci auguL’Atto Camera 1441-bis/B recante: “Di- l’obiezione giustamente sollevata dal riamo possa cogliere i proponenti. sposizioni per lo sviluppo economi- citato Ufficio a legislazione vigente. Ciò risulta ancor più opportuno e moco, la semplificazione, la competitività In buona sostanza, in tempi di ristret- ralmente auspicabile, se solo si connonché in materia di processo civile”, tezze economiche che fanno “ingoia- sideri che gli uomini e le donne delle all’esame della V^ Commissioforze di polizia che quotidianaQuei 200.000 euro destinati a pochissimi ne Permanente Bilancio della mente assicurano sicurezza e lese non addirittura ad un solo “eletto/a” Camera dei Deputati, infatti, galità all’intera Comunità, percecontiene una previsione che, dovrebbero essere utilizzati per lo scopo piscono i trattamenti stipendiali se divenisse legge dello Stato, relativi dall’avanzamento di carprefissato: l’assunzione di personale creerebbe fortissimi malumori in riera solo dopo lo svolgimento seno al personale del Corpo Forestale re” al personale delle Forze di Polizia, del corso di formazione. dello Stato, per l’enorme sperpero di aumenti contrattuali irrisori, c’è chi si Quei 200.000 euro destinati a pochissimi denaro pubblico, tra l’altro destinato sta adoperando per fare approvare un se non addirittura ad un solo “eletto/a” esclusivamente all’assunzione di per- “codicillo” ad hoc, affogato tra norme dovrebbero essere utilizzati per lo scosonale. di tutt’altra natura, destinato a produr- po prefissato, cioè per l’assunzione di Un po’ di storia: il Corpo Forestale dello re, per quanto a noi noto, i propri be- personale. Certo, una cifra del genere Stato, bandì a suo tempo un concor- nefici effetti a vantaggio forse addirittu- non potrà mai rimpinguare l’organico so a tre posti da primo dirigente per ra ad un solo dirigente. del Corpo Forestale dello Stato, ma non le vacanze al 31 dicembre 2001; al ter- Abbiamo, in altre parole, il sospetto è certamente questo un buon motivo mine delle procedure - completatesi che si voglia riconoscere ad un primo per disporne diversamente. a maggio 2008 - risultarono idonei 4 Dirigente del Corpo Forestale - pro- Il Parlamento è certamente sovrano, ma candidati: i primi tre furono dichiarati mosso in sovrannumero rispetto alle come cittadini abbiamo il dovere di rivincitori ed il quarto, in virtù di quanto vacanze di organico - un corposo be- chiamare l’attenzione su possibili aberdisposto dalla Legge Finanziaria 2008, nefit a titolo di arretrati. Arretrati che, razioni che vanno a svilire e ad umiliare “idoneo vincitore”. così come indicato dai competenti uffi- l’intero apparato della pubblica AmmiL’Ufficio Centrale del Bilancio del ci amministrativi, spetterebbero solo ai nistrazione. Mi.P.A.A.F. ritenne di non poter registra- primi tre vincitori del concorso. Se il Governo richiama il Suo Popolo e i re in prima battuta il provvedimento di Ed è certamente un caso che il pro- Suoi servitori a sacrifici c’è l’urgente binomina del candidato collocatosi al 4° tagonista, o meglio, la protagonista di sogno che i “Vertici” diano, per primi, il posto perché riteneva - a ragione - che tale vicenda sia parente stretta di un buon esempio. I diritti e i doveri sono la decorrenza della nomina non potes- alto dirigente del Corpo Forestale dello uguali - o meglio, dovrebbero essere se essere il 1° gennaio 2002, come per Stato. uguali per tutti. • N. 3 -

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fatti e misfatti: analisi di una eredità ingombrante di Antonio Scolletta / Dirigente Confederale UGL

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Ex Ministro delle Po- rantire loro le migliori opportunità. litiche Agricole On. Al riguardo non sono mancate le sacroGiovanni Alemanno, sante proteste dell’UGL C.F.S. che non ora Sindaco di Roma, ha certo lesinato le proprie giustificate ha avuto l’indubbio e critiche per viaggi di rappresentanza, storico merito di aver salvato il Corpo autovetture di servizio, straordinari e Forestale dello Stato dalla regionaliz- missioni a iosa: un pacchetto di “opzazione e quindi dalla conseguente portunità” che hanno fatto apparire il soppressione di fatto; districandosi Corpo Forestale dello Stato come una abilmente tra le mille trappole che un sorta di tour operator pronto ad offripartito della sua stessa maggioranza re servizi all inclusive! Ovviamente non di governo - la Lega Nord - aveva po- a tutti. sto lungo la strada legislativa, è riusci- Apprendo dagli amici e colleghi to a far approvare la legge di riforma dell’UGL C.F.S. che chi ha avuto il codel Corpo, la n. 36/2004. raggio di denunciare questa condotta, Ma tutto ciò ha avuto e continua ad di additare il servilismo di chi non ha avere un prezzo; un prezzo che po- saputo vigilare, chi ha cercato di porre trebbe rivelarsi assai salato da pagare. un freno all’ingordigia di pochi è stato Sì, perché quei consiglieri di cui si è definito un infame. avvalso e che hanno avuto indubbia- No cari Signori, l’infame non è chi ha mente il merito di essere riusciti a sensibilizzarlo sulla questione, si sono fatti prendere da una sorta di delirio di onnipotenza, alimentato oltre che dal proprio smisurato ego, anche dal fatto che il Capo del Corpo, forte della “presunta” appartenenza proprio a quello schieramento, Il Dirigente UGL Antonio Scolletta pare riesca a ga-

fatto il proprio dovere di cittadino, di operatore di polizia e di sindacalista, il meschino è chi tutto ciò lo ha voluto, chi lo ha permesso, chi lo ha ottenuto calpestando tutto e tutti, alla faccia della meritocrazia di cui tanto ci si riempie la bocca in occasione di convegni e incontri ufficiali. In questo giornale si dà conto di un disagio all’interno del Corpo che non può essere più sottaciuto e che dovrebbe essere oggetto di un più attento esame da parte dello stesso ministro. D’ora in poi nessuno potrà chiamarsi fuori. Ciascuno dovrà assumersi le conseguenti responsabilità. L’UGL ha già fatto la propria parte e continuerà a mobilitarsi per fare piena luce sulle reali condizioni del Corpo Forestale dello Stato e sui tanti, troppi “fatti e misfatti” avvolti da una spessa coltre di nebbia appiccicaticcia che non ci appartiene e che non abbiamo alcuna intenzione di tollerare. •

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emergenza terremoto “un’aquila ferita che non perde la sua fierezza tornerà presto a volare” di Fabio Lancianese / Agente Corpo Forestale

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isma in Abruzzo. Immagini e sensazioni di una Terra devastata ma non sconfitta, che ancora una volta si affida alla sua risorsa più importante: la forza d’animo degli Abruzzesi. La storia di un’aquila reale ferita che, una volta curata, torna a spiccare il volo,è il più classico dei racconti di ambientazione forestale. In un parallelo di assonanze e metafore, le righe che seguono intendono rappresentare un’immagine dell’Aquila e delle sue frazioni semidistrutte, degli Abruzzesi che non si arrendono al destino, raccontati attraverso una delle tante esperienze sul campo, vissute dalle donne e dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato impegnati nell’emergenza. “Deve essere successo tutto in pochi secondi, nel buio. Anni di storia e di sacrifici sono stati ridotti in cumuli malfermi. Circa trecento persone non ci sono più, sono rimaste inghiottite dalle macerie e dalla furia della natura. Migliaia di persone hanno perso tutto: a qualcuno è rimasta l’auto, dove vengono stipati abiti e suppellettili. In migliaia sono ospitati nelle tende blu tirate su in un baleno dalla Protezione Civile. Nel Campo di Paganica c’è un gran via vai di persone e divise,si ha quasi l’impressione che i volontari siano un multiplo degli sfollati.

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I bambini corrono, giocano, si divertono con i giocattoli dei clown della Croce Rossa e vanno a scuola in tenda. Sono spensierati e non hanno paura del futuro. Negli occhi degli abruzzesi c’è disperazione ma anche composta e dignitosa sofferenza. Con pazienza si mettono in fila per la grande mensa e pazientemente si prenotano per essere accompagnati dai Vigili del Fuoco e dalla Forestale per recuperare qualche oggetto dentro le case traballanti. Un maglione, un documento, un ricordo. Pensano alla casa che non c’è più ma già ti chiedono quando si potrà riparare,ricostruire. Hanno fretta, hanno voglia di lavorare. Pensano alla casa che sarà. Il turno seguente,invece, si entra nel campo di San Demetrio per verificare una segnalazione del responsabile della struttura. Nel ritornare al mezzo, troviamo gli anziani raccolti vicino al tendone della mensa. Giocano a carte, raccontano sempre la stessa storia. Il boato, il tremore, la nebbia dei calci-

nacci, la casa che con fatica e sacrifici hanno costruito per la propria famiglia ora è a terra. Pensano a chi non c’è più. E aspettano con pazienza, la pazienza dei pastori abruzzesi che guidavano le greggi nella transumanza verso pascoli più verdi. Si racconta di una signora 65 anni che viene importunata più del dovuto dai fotografi e che senza alzare la voce dice:” Basta con le foto se no va a finire che qualcuno mi vede,s’ innamora e poi mi tocca riprendere marito. Non m’interessa uno coi soldi, mi basta uno con la casa”. Giù risate. E’ più vispa del giornalista che cerca in tutti i modi di stuzzicare qualche spunto polemico da persone stremate. Non ne trova, trova solo sofferenza,dignitosa rassegnazione e aneddoti. Il giorno seguente ad Onna si blocca l’accesso al Paese, o almeno a ciò che ne rimane. Qui le case sono quasi tutte di pietra e calcina, il paese sembra bombardato. In quasi ogni casa abitata i soccorritori hanno estratto vittime. Per uno gioco del destino la via di accesso al paese si chiama già via dei Martiri, a ricordo di una feroce rappresaglia tedesca a seguito di uno stupido attentato contro la Wermacht. Vittime innocenti dell’uomo ieri, vittime innocenti del terremoto oggi. Qui ciò che da più fastidio è il “turismo del disastro”. Frotte di curiosi di ogni tipo, passanti, volontari, addetti ai lavori poco indaffarati, cercano ogni


scusa per passare e fare qualche foto. E’ una vera mania, alcuni si mettono perfino in posa sorridenti. Un anziano ci ringrazia perché almeno la Forestale allontana qualche curioso molesto. Ci indica la casa in cui ha perso la sua anziana madre e il giovane nipote che era andato lì a dormire per farle compagnia. Vuole andare a cercare le sue galline che sono sparse su un pratino , vuole prendere qualche uovo fresco da portare alla mensa dei volontari. Si sente in debito perché qualcuno ogni giorno cucina per tutto il paese. Vuole contribuire anche lui. Anche San Gregorio è un paese fantasma, nella piazzetta centrale ingombra di macerie si aggirano solo gatti, cani, conigli bianchi e qualche gallina. Anche gli animali hanno gli occhi spenti e non si allontanano dalle macerie delle case. Aspettano invano che ritorni qualcuno e intanto c’è chi pensa a dare da mangiare anche a loro. In tutti questi paesetti la gente è comunque cordiale, si intrattiene volentieri con le Forze dell’Ordine che vigilano sulle case abbandonate e non negano mai un sorriso alla divisa della Forestale. Anche senza la forza mediatica di altre Amministrazioni, qui la Forestale è molto amata e nessuno ti scambia per un collega della Finanza. Ti chiedono,ti cercano,si fidano. Un Ispettore anziano

ricorda i terremoti del Friuli e dell’Irpinia. Non c’erano tutte queste Agenzie e Associazioni, non esisteva la Protezione Civile nel senso professionale del termine e nemmeno i Disaster Manager. Ma di sicuro c’era la Forestale, e la gente se lo ricorda. Alla nostra pattuglia capita anche un turno notturno ad Aquila Città. Anche qui posto di blocco

e vigilanza antisciacallaggio. Ma la città è deserta, muta. Girano soltanto volanti delle Forze dell’Ordine e gli instancabili Vigili del Fuoco. A pochi metri dall’incrocio da sorvegliare giace un cumulo di macerie colorate che alcuni tecnici sta fotografando. Si tratta della Casa dello Studente. Ci si domanda come mai gli edifici vicini e i palazzi monumentali degli anni ‘30 sono danneggiati

ma ancora in piedi, mentre questa recentissima struttura figlia dell’edilizia antisismica sia a terra. Qualcuno dice che si tratta di un altro tipo di materiali, qualcun altro dice che si tratta di un’altra Italia. Ci sono anche due studenti che raccolgono qualche oggetto appartenuto ad amici che non ci sono più. Sono della facoltà di ingegneria e non vogliono perdere l’anno accademico, vogliono studiare per diventare progettisti migliori di chi ha ideato l’Ospedale e la Casa dello studente. Oggi l’Abruzzo è una Regione colpita al cuore ma ancora in piedi. Una volta tanto l’Italia ha dato l’impressione di essere un Paese che reagisce alla catastrofe con impegno concreto e competenza, dove si piangono i morti e nel frattempo si progetta il futuro con le macerie ancora tremanti. Migliaia di persone da tutta Italia stanno dando tanto agli Abruzzesi, e gli Abruzzesi ricambiano con un esempio mirabile per tutti gli Italiani. Coraggio, compostezza e orgogliosa voglia di ricominciare presto. Il terremoto segna l’anno zero dell’Abruzzo, ma con queste premesse la rinascita non appare poi così lontana. •

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da vicino

Intervista al Comandante Regionale della Campania Dir. Sup. dott. F. Fuschetti di Giovanni Cenere / Prof. Avv. Dirigente UGL-CFS

Riflessioni sul passato, il presente e il futuro del Corpo Forestale dello Stato

Dott. Fuschetti quando inizia la sua carriera nel Corpo Forestale dello Stato? Ho iniziato la mia carriera nel lontano 1974, presso l’Ispettorato Regionale delle Foreste del Corpo Forestale dello Stato della Campania, sito a Napoli in via De Pretis, quando gli attuali Vice Questori e Commissari erano chiamati Ispettori. Dopo un periodo di prova di sei mesi sono entrato con il grado di Ispettore, per arrivare fino all’apice della carriera come Ispettore Capo Aggiunto. L’accesso alla dirigenza, invece, è stato abbastanza travagliato, dato che all’epoca era regolamentato dalla legge n.748/72, in parte ancora oggi in vigore. Quando lei era un giovane funzionario di cosa si occupava il Corpo Forestale? Il discorso è abbastanza complesso, perché all’epoca erano da poco state istituite le Regioni e nel 1972 con il primo decreto delegato, il D.P.R. n.11/72, furono trasferite alle stesse le competenze in materia di foresta, caccia e pesca nelle acque interne, sottraendole al Corpo Forestale. Il personale civile (ragionieri, geometri ed operai) e gli uffici del Corpo ForestaN. 3 -

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le furono assegnati alle Regioni, mentre il personale in divisa di tutti i ruoli e gli allora ispettori (attuale direttivo) rimasero allo Stato occupando, questa volta come ospiti, gli uffici appena trasferiti all’Ente locale. Questa scelta del legislatore creò non pochi problemi, in quanto la normativa sullo spostamento di competenza prevedeva, tra l’altro, che le Regioni avessero la possibilità di scegliere o meno se impiegare il Corpo Forestale nelle materie oggetto di trasferimento. In Campania, a differenza di quanto accadde in altre Regioni, l’Ente locale istituito scelse di

Il Comandante della Campania Dir. Sup. Dott. Fuschetti

impiegare il Corpo Forestale nella sua interezza, quindi sostanzialmente l’attività del Corpo non mutò con il passaggio di competenza. Quali cambiamenti si sono avuti a seguito dell’inserimento del Corpo Forestale nelle cinque FF.PP. con la legge 121/81? Quello che accadde in Campania e nelle altre Regioni del sud dell’Italia, forse per il forte legame con l’economia contadina e rurale, non avvenne nelle altre Regioni come ad esempio la Toscana, l’Emilia Romagna o la Lombardia e pertanto il Corpo Forestale non era impiegato costantemente in ambito regionale. La situazione di disomogeneità creatasi metteva in pericolo l’esistenza stessa del Corpo e molti auspicavano un definitivo passaggio alle Regioni con la creazione di tanti Corpi Forestali Regionali. Per questo forte fermento venutosi a creare, il legislatore del 1981 con la legge n.121 volle fissare un primo paletto all’eventuale regionalizzazione del Corpo Forestale, consacrandolo tra le cinque FF.PP. Italiane. La citata legge, però, trasformava anche il Corpo Forestale


che da Corpo Tecnico con funzioni di polizia quale era, divenne Corpo di Polizia con funzioni tecniche. Secondo lei è stata una scelta ragionata, oppure si è snaturato il Corpo Forestale che dalla sua nascita nel XVIII secolo si era sempre occupato della gestione del patrimonio forestale nazionale? La risposta è complessa, perché dagli anni ‘80 si è avuta una trasformazione del settore forestale non solo in Italia ma anche in Europa. Con lo sviluppo della CEE prima e dell’U.E. poi, si è dato sempre più peso ad una politica ambientale di controllo anziché ad una politica forestale di natura silvana; per questo motivo le amministrazioni forestali europee, compresa quella italiana, non hanno gestito più il patrimonio forestale limitandosi alla sola attività di controllo. Questa scelta strategica, poiché ancora in atto, non permette di poter valutare con obiettività se i cambiamenti verificatisi sono stati più o meno appropriati. Ritiene che il Corpo Forestale oggi sarebbe stato diverso se non fosse stato inserito nella legge 121/81? Quali sbocchi avrebbe avuto? Ci sarebbero state tre diverse opzioni: creare tanti Corpi Forestali Regionali, con una struttura federata in modo da avere una scuola comune di formazione, per garantire unità di preparazione, con un organo centrale di indirizzo al fine di assicurare un coordinamento dei vari Corpi; far rientrare il Corpo Forestale dello Stato come organo tecnico nel Ministero dell’Ambiente che all’epoca della legge n.121/81 iniziava ad avere un’importanza sempre maggiore; oppure ricomprendere il Corpo Forestale nel Ministero degli Interni con la funzione preminente di Protezione Civile quale

Ancora il Comandante della Campania Dir. Sup. Dott. Fuschetti in divisa

antincendio boschivo ed attività collegate. Torniamo ad oggi: il ritardo nell’attribuzione di funzioni dirigenziali come ha pregiudicato la crescita del Corpo Forestale e le legittime aspettative di tanti funzionari, che sono stati trat-

tati in modo diverso dai colleghi delle altre FF.PP.? Questo è stato sicuramente uno dei più grossi problemi che colleghi come me della “vecchia guardia” hanno dovuto affrontare; infatti io ho dovuto fare all’interno del Corpo tre diverse carriere. La prima come Ispettore, N. 3 -

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giungendo fino al grado di Ispettore Capo Aggiunto. Successivamente quella dei livelli, arrivando fino al IX livello ed infine quella dell’attuale direttivo, raggiungendo il grado di Vice Questore Aggiunto Forestale. Questa situazione, oltre alla mancanza degli uffici dirigenziali periferici, ha creato grossi ostacoli sia per la crescita professionale del personale che per quella dell’Amministrazione, che è rimasta per molto tempo un passo indietro rispetto alle Amministrazioni delle altre FF.PP. La legge di riordino del Corpo Forestale n.36/04 Il Comandante della Campania Dir. Sup. Dott. Fuschetti (legge Alemanno) ha gettato le basi per migliorare la nostra Amministrazione ridando al citato decreto? ruolo direttivo e dirigente quelle pre- Il Comando Regionale oggi gode di una rogative necessarie per interagire in buona autonomia per la gestione ammodo paritario con il personale delle ministrativa del personale e il coordinamento operativo, mentre l’autonoaltre FF.PP.. mia di gestione delle risorse finanziarie Il D.M. del 9 febbraio 2007 a firma non è ancora attuata, poiché il Tesoro dell’allora ministro De Castro ha ef- non ha ancora dato indirizzi precisi sui fettivamente modernizzato la strut- centri di spesa. tura del Corpo Forestale? Con il D.M del 2007 la competenza dei vari uffici dirigenziali periferici è stata rivisitata. Però questo decreto, la Legge n. 36/04 ed altre normative istitutive delle funzioni dirigenziali si sono succedute molto velocemente, talvolta stratificandosi, e pertanto sarebbe necessaria l’emanazione di una nuova normativa di riordino del Corpo Forestale che inglobasse il tutto in modo più organico e lineare. Oggi il Comando Regionale gode di quell’autonomia finanziaria e gestionale prevista dagli artt. 11 e 12 del N. 3 -

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Quali sono i limiti che si incontrano, ancora oggi, nell’attuazione di una piena autonomia come prevista dalle norme? R: Alcuni, come ho già detto, sono relativi alla gestione finanziaria, altri invece riguardano la gestione operativa sul territorio del personale che, sia pure secondo i limiti stabiliti a livello centrale, dovrebbero essere più ampi, permettendo di effettuare tutti gli spostamenti e le manovre necessarie ad una corretta gestione del territorio. Il Corpo Forestale vive oggi un mo-

mento di grande metamorfosi, infatti è sempre più impegnato in attività di Ordine Pubblico o in attività di polizia non connesse alla tutela del patrimonio ambientale. Ritiene che questa trasformazione sia stata necessaria per la crescita dell’Amministrazione? Alcune scelte sono fatte al fine di garantire la sopravvivenza del Corpo Forestale e per assicurare risorse strumentali ed umane. Non si deve però dimenticare che con la legge di riordino del Corpo Forestale n. 36/04 si è stabilito che il Corpo Forestale deve essere una Forza di Polizia prioritariamente impegnata nel campo agro-alimentare e forestale. Una partecipazione massiccia nelle attività di Ordine Pubblico dovrebbe avere luogo unicamente con la creazione di gruppi specializzati al fine di non distogliere personale dalle altre attività istituzionali. In Campania ad esempio per garantire il servizio di Ordine Pubblico si è reso necessario distogliere il personale dagli altri compiti istituzionali, nonostante il forte impegno profuso nello svolgimento dei vecchi e nuovi compiti assegnati. Quali sono le prospettive future che oggi può avere il Corpo Forestale, con la perdita delle sue specialità? In Europa l’Amministrazione Forestale ha subito notevoli cambiamenti: basti pensare che l’Università Forestale di Vienna, una delle più antiche d’Europa, come ha avuto modo di confermarmi il responsabile del Corpo Forestale di Bolzano, ha subito una rilevante riduzione di iscrizioni. Questa è collegata


alla profonda trasformazione del Corpo Forestale Austriaco, il quale fino a poco tempo fa rappresentava l’emblema di tutti i Corpi Forestali europei, ed ora è stato esautorato delle sue tradizionali attività. Tale metamorfosi ha coinvolto anche il nostro Corpo, in quanto ora diamo una maggiore preminenza al controllo ambientale (inquinamento, gas serra ecc.). I nuovi compiti, sicuramente importanti, però possono svolgersi correttamente soltanto mantenendo uno stretto legame con il settore forestale e rurale, perché solo la piena conoscenza di siffatte realtà ci permette di migliorare quel monitoraggio ambientale che oggi risulta essenziale. Infatti per avere un futuro bisogna conoscere il proprio passato.

Quali prospettive di crescita possono avere i giovani all’interno dell’Amministrazione se i concorsi si svolgono con una periodicità sicuramente inferiore a quella delle altre FF.PP.? Questo è un problema fondamentale che l’Amministrazione deve affrontare e risolvere in tempi brevi. Non è possibile la trasmissione di “valori” da una generazione all’altra se tra un concorso ed il successivo passano, com’è accaduto per il ruolo direttivo, più di quattordici anni! Dobbiamo anche comprendere che sarà possibile eseguire correttamente i servizi istituzionali solo con le risorse umane necessarie. In questo momento noi facciamo come gli ignavi dell’inferno dantesco: corriamo dietro un’insegna

(che simbolicamente rappresenta il raggiungimento del pieno organico) senza mai toccarla. Sarebbe favorevole al riordino delle carriere ed al ruolo unico per agentisovrintendenti e direttivo-dirigenti? Sicuramente per garantire le aspettative personali e stimolare il lavoratore è necessario dare a tutti la possibilità di crescere e di impegnarsi con maggiore responsabilità all’interno dell’Amministrazione. Per il ruolo direttivo è impensabile che i giovani Commissari dopo un corso biennale di specializzazione non abbiano la possibilità di proseguire la carriera fino al livello dirigenziale come invece accade nella Polizia di Stato. •

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accordi internazionali L’acqua un diritto? Non c’è accordo: è solo “un bisogno fondamentale” di Massimo Rosa / Dirigente UGL-CFS

Questo il compromesso raggiunto dopo una settimana di discussione

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econdo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, dal 2030 metà della popolazione mondiale potrebbe trovarsi al di sotto della soglia minima rispetto al fabbisogno giornaliero di acqua. Una ragione in più per dare valore alla Giornata mondiale dell’acqua (22 marzo), istituita dall’Onu nel 1992, all’interno delle direttive dell’Agenda 21, risultato della conferenza di Rio de Janeiro. Ma a Istanbul, dove si è tenuto il World Water Forum (16-22 marzo 2009), i rappresentanti degli Stati non sono riusciti a raggiungere un accordo su un documento comune. In tanti chiedevano che si affermasse un “diritto all’acqua”. Ma la dichiarazione finale è risultata più generica: si afferma che l’accesso all’acqua è un bisogno fondamentale umano. Il testo del documento elenca un certo numero di impegni per meglio gestire la richiesta di acqua e per favorire l’accesso ai servizi igienico-sanitari di cui 2,5 miliardi di persone sono ancora del tutto prive, o ancora lottare contro l’inquinamento dei corsi d’acqua, come delle falde del sottosuolo. “È un documento importante - conclude il ministro turco dell’Ambiente Veysel Eroglu - che servirà da riferimento a livello governativo”. Il quinto Forum mondiale sull’acqua,

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meeting a cadenza triennale, ha portato nella città turca oltre 30 mila congressisti, insieme a una ventina di capi di Stato e circa 180 ministri dell’Ambiente. Fuori dalle stanze dove i potenti hanno discusso c’erano i non invitati: le associazioni ambientaliste e i gruppi d’interesse che si battono contro la ‘mercificazione’ dell’acqua, che hanno trovato modo di farsi ascoltare attraverso un forum alternativo e varie iniziative. “La mancanza d’intervento sulle questioni che riguardano l’acqua non è un’opzione. L’acqua è una risorsa naturale limitata che può unire o dividere le comunità, è anche essenziale per garantire i diritti dei bambini”, ha detto

Clarissa Brocklehurst, referente Unicef per acqua, servizi sanitari e igiene. Secondo il presidente dell’Unicef Italia Vincenzo Spadafora la buona notizia è che “l’87% della popolazione mondiale, circa 5,7 miliardi di persone, sta oggi utilizzando acqua potabile prove-


niente da fonti migliorate”. Ma, “al mondo più di 125 milioni di bambini sotto i cinque anni vivono in famiglie senza accesso a acqua potabile”. Un numero maggiore è “senza servizi igienici, un totale di 2,5 miliardi di persone nel mondo”. Secondo i dati dell’Onu, più di un miliardo e 200 milioni di persone non hanno accesso sufficiente alle fonti di acqua pulita e quasi altri due miliardi di esseri umani vivono senza servizi igienici. E la situazione è solo destinata a peggiorare se non si prenderanno provvedimenti rapidi, se è vero che, come stima l’Ocse, entro il 2030 saranno 3,9 miliardi le persone che vivranno in grave carenza di acqua e per la metà del secolo, quando si passerà dagli attuali sei miliardi e mezzo di abitanti a nove, questo problema riguarderà quasi la metà della popolazione mondiale, per lo più in Cina e nel sud dell’Asia. E mentre il tempo corre e il riscaldamento globale altera le sorgenti mondiali, c’è sempre più bisogno di agire in fretta, altrimenti il rischio è di veder sparire il futuro in un piccolo rivolo d’acqua tra le sabbie di un arido deserto. L’APPELLO DELLA FAO La FAO (Food and Agricolture Organization of the United Nations) ha

dichiarato: «Bisogna produrre cibo usando meno acqua» Il futuro dell’acqua infatti è nell’agricoltura, per questo bisogna produrre più cibo consumando meno quantità del prezioso liquido. È questo il messaggio lanciato dal palco del World Water Forum dal direttore generale della Fao Jacques Diouf. È necessario, ha detto, prestare più attenzione alla gestione delle risorse idriche in agricoltura e aumentare il sostegno ai contadini nei Paesi in via di sviluppo per affrontare i problemi della scarsità d’acqua e della fame. «I milioni di agricoltori che in tutto il mondo producono il cibo che noi mangiamo devono essere al centro di ogni processo di cambiamento. Hanno bisogno di essere incoraggiati e indirizzati a produrre di più con meno acqua. Ciò richiede investimenti e incentivi ben finalizzati, oltre a un contesto politico adeguato». Basti pensare che, secondo la documentazione presentata al World Water Forum, per produrre 1 Kg di carne è

necessario un apporto idrico compreso tra i 5,000 e i 20,000 litri (tenendo però a mente che si tratta di valutazioni basate su dati virtuali). Occorre prendere in considerazione i cambiamenti climatici che stanno investendo il globo, e sicuramente i cambiamenti a cui si assiste nel ciclo dell’acqua. In futuro fattori come le precipitazioni, l’evaporazione e la diminuzione della portata d’acqua dei fiumi potrebbero avere effetti devastanti sull’agricoltura che ad oggi assorbe il 70% del consumo mondiale di acqua potabile. Secondo Diouf, il problema della fame crescente nel mondo, con quasi un miliardo di esseri umani (il 15% della popolazione mondiale) non in grado di procurarsi cibo a sufficienza, potrebbe peggiorare «se non vengono prese decisioni coraggiose e attuate misure concrete e urgenti». È necessario rivedere il modo di fare agricoltura soprattutto per quanto riguarda il consumo d’acqua. «È solo investendo in un’agricoltura sostenibile basata su una buona gestione dell’acqua che potremo soddisfare i nostri bisogni di cibo e di energia, e allo stesso tempo salvaguardare le risorse naturali dalle quali dipende il nostro futuro». (Fonti: fao.org; corriere.it; worldwaterforum5.org)

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sicurezza

Ronde di quartiere. È davvero ciò di cui abbiamo bisogno? di Fabio Lancianese / Agente Corpo Forestale

Non sarebbe più logico concentrare gli sforzi per potenziare gli organici delle forze di polizia, incrementandone le risorse economiche?

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’ennesimo “decreto sicurezza” emanato dal Governo, l’ultimo in ordine di tempo, prevede, tra le altre cose, la possibilità per i cittadini di riunirsi in associazioni di volontariato(giornalisticamente chiamate “ronde”) con fini di vigilanza non armata del territorio in ausilio alle Forze dell’ordine. Questa disposizione, in particolare, ha destato nel Paese curiosità e attenzione, oltre alle imman-

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cabili polemiche politiche, tanto che, parafrasando una celebre canzone di Venditti, “Ronda o non Ronda”, si otterrebbe il riassunto satirico di ciò che in questi giorni viene riportato dagli organi di informazione. L’obiettivo dichiarato del provvedimento è di incrementare la partecipazione dei cittadini alla gestione della sicurezza comune, per contrastare un diffuso sentore di “non tranquillità” che serpeggia in particolar modo nei quartieri più esposti

al degrado ed alla microcriminalità. Bisognerà in ogni modo attendere il decreto di attuazione del Viminale per capire se sarà possibile evitare almeno sponsor politici ed economici per le “ronde”, oltre che vietare pericolosi equipaggiamenti quali bastoni, spray urticanti o caschi, che creerebbero alle Forze dell’ordine più problemi di quanti ne intendano risolvere. Ma ecco di già in vendita nei negozi specializzati il kit del perfetto “rondino”:


pettorina riflettente, torcia, anfibi, fischietto e radiolina. È davvero questo ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento? Alcune riflessioni sono d’obbligo. Innanzitutto, coinvolgere direttamente i cittadini nel pattugliamento del territorio potrebbe aumentare, a mio avviso, un senso di insicurezza generale, con il rischio collaterale di alimentare, oltrettutto, la sfiducia verso i normali organi di controllo. Sarebbe certamente più produttivo far sì che la gente comune si riappropri del territorio semplicemente vivendolo, riempiendo i luoghi insicuri di vita, di luce, di attività culturali e di svago, piuttosto che di ronde. Invece di istituire “coprifuoco serali” attraverso la chiusura anticipata di bar, pub, discoteche e locali, abbandonando così le strade ai soli malintenzionati e malcapitati di turno, bisognerebbe incentivare l’apertura degli esercizi commerciali anche nelle ore serali, garantendo comunque tranquillità e rispetto delle leggi. Si otterrebbero così strade e piazze più illuminate e maggiormente frequentate dai cittadini, che senza bisogno di uniformi fai-da-te riconquisterebbero spazi preziosi delle nostre città e nel

frattempo potrebbero segnalare situazioni di rischio alle Forze dell’ordine. A proposito di Forze dell’ordine, giova ricordare che in Italia sono presenti ben cinque Forze di polizia, affiancate in diversi compiti d’istituto dalle varie polizie locali (Polizia Municipale e Polizia Provinciale), oltre ad alcune migliaia di militari dell’Esercito, ultimamente impegnati nel pattugliamento congiunto delle grandi città. Non sarebbe dunque più logico concentrare gli sforzi per potenziare gli organici delle forze di polizia, incrementandone le risorse economiche (assegnate ormai da anni in misura sempre minore dalle varie Finanziarie), al fine di migliorarne gli standard operativi, logistici e tecnologici? Come si può parlare di ronde di ausilio e nuove associazioni, quando mancano benzina e parti di ricambio per le volanti? E quali risultati operativi garantirebbero le “sentinelle civiche”?. Facciamo un esempio pratico della semplice “identificazione di un soggetto”. Quando un Agente di Polizia Giudiziaria procede all’identificazione di una qualsiasi persona incontrata durante un normale servizio di controllo del territorio, possiede innanzitutto le qualifiche giuridiche

per farlo, oltre che un’adeguata competenza e professionalità. In caso di comportamento negligente o non collaborativo del soggetto, il codice penale prevede delle conseguenze quali ad esempio l’arresto fino ad un mese o l’ammenda fino a 206 euro per chi rifiuta di fornire informazioni sulla propria identità personale ad un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni (art 651 cp). Nel caso in cui nella stessa situazione si venisse a trovare un “volontario per la sicurezza”, senza poteri né qualifiche di sorta, a cosa potrà fare appello? Al prinicipio secondo cui “domandare è lecito e rispondere è cortesia”?. Evidentemente garantire la Sicurezza reale è compito degli organismi ufficiali preposti, e non può essere demandato a ronde politicizzate (già antagoniste e conflittuali tra loro in alcune città) che non possono rassicurare i cittadini né sul piano dell’imparzialità né su quello della professionalità. Ordine sociale, Legalità e Sicurezza sono espressioni spesso abusate ed inflazionate in modo non opportuno. Ma la vera “Sicurezza” per i cittadini è una soltanto, quella con l’iniziale maiuscola, la stessa della parola “Stato”. •

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energia e ambiente

Presentato il Rapporto “Comuni Rinnovabili 2009” di Legambiente A cura della Segreteria Nazionale UGL-CFS

Queste realtà sono la dimostrazione del fatto che investire nelle rinnovabili è una scelta lungimirante che può innescare uno scenario di innovazione ben più credibile, moderno e desiderabile di quello che vorrebbero muovere i paladini del nucleare 5.991: questo il numero di Comuni delle rinnovabili in Italia, quelli che hanno installato almeno un impianto per l’energia non inquinante nel proprio territorio, con un incremento di 2.801 in più rispetto all’anno passato. Una crescita su tutti i fronti: solare termico e fotovoltaico, mini idro-elettrico, geotermico ad alta e bassa entalpia, impianti da biomasse anche collegati a reti di teleriscaldamento sono diffusi nel 79% dei Comuni. Si è formato un nuovo modello di generazione distribuita che cambia sostanzialmente il modo di guardare all’energia e al rapporto con il territorio. Monrupino (Ts), Minervino Murgie (Ba), Pinerolo (To), Florinas (Ss), il nostro paese adesso dà esempio di buone pratiche, di esperienze positive e ripetibili che indicano qual è la vera ricetta - realizzabile da subito - “per un futuro più pulito, sostenibile, capace di far risparmiare soldi alle famiglie e alle amministrazioni che sappiano investire in innovazione, aumentando significativamente i livelli di comfort abitativi e qualità della vita.” Per osservare il panorama delle fonti pulite c’è il Rapporto Comuni Rinnovabili di Legambiente, che elabora i dati ottenuti dai Comuni, da studi e rapporti di Gse, Enea, Fiper, Anev oltre che di Regioni, Enti Locali e aziende. N. 3 -

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Il dossier presentato il 27 Febbraio nella sede del Gse a Roma, mette in evidenza una crescita rilevante della diffusione per tutte le fonti e i parametri considerati, “mostrando come le energie pulite possano rappresentare la migliore soluzione non solo per uscire dalle fonti fossili e salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici ma anche per rispondere alla crisi economica e per guardare con un po’ di ottimismo al futuro.” “Il territorio italiano possiede tutte le risorse per diventare il palcoscenico di una rivoluzione energetica e ambientale incentrata sulle fonti rinnovabili ha dichiarato il responsabile Energia di Legambiente Dott. Edoardo Zanchini - valorizzando le risorse naturali (sole, vento, acqua, biomasse, sottosuolo) attraverso le più moderne tecnologie e una declinazione locale capace di creare lavoro e ricerca applicata. Per

farlo, occorre passare da un modo di ragionare di energia fatto di grandi impianti e centralizzato, a uno che guarda alle caratteristiche e alle risorse del territorio, per dare risposta alla domanda di energia di famiglie e imprese. Il Rapporto mostra come tante realtà del Paese sono già proiettate in un futuro energetico desiderabile, moderno ed economicamente conveniente. I numeri del Rapporto mostrano come, valorizzando appieno le potenzialità offerte dalle diverse fonti di energia pulita e rinnovabile, si possono ottenere risultati concreti in campo energetico, economico e ambientale. Dobbiaco, Prato allo Stelvio o Lecce per fare qualche esempio, grazie al mix di fonti pulite utilizzate, producono più energia di quanta venga consumata sul territorio, con effettivi risparmi per le famiglie oltre che per l’ambiente e l’indotto occupazionale. Queste realtà sono oggi la migliore dimostrazione del fatto che investire nelle rinnovabili è una scelta lungimirante e conveniente che può innescare uno scenario di innovazione e qualità nel territorio, oltre che per far capire che la sfida in cui l’Europa si è impegnata in vista del 2020 è a portata di mano e che per l’Italia puntare su un modello di generazione distribuita,


incentrato su impianti efficienti, da fonti rinnovabili è una prospettiva ben più credibile, moderna e desiderabile di quella che vorrebbero muovere i paladini del nucleare. Secondo Legambiente, il primo settore di intervento riguarda l’integrazione delle fonti rinnovabili nell’edilizia, in tre campi prioritari d’intervento: introduzione della certificazione energetica per gli edifici, obbligo di un contributo delle fonti rinnovabili in tutti i nuovi interventi edilizi e una nuova politica per promuovere interventi di efficienza energetica negli edifici esistenti. Il secondo campo di intervento riguarda la semplificazione delle autorizzazioni per gli impianti da fonti rinnovabili, oggi il principale problema riconosciuto da tutti gli operatori del settore: bisognerebbe rendere libera e gratuita la realizzazione di un impianto domestico attraverso una semplice comunicazione al Comune per il solare termico e fotovoltaico sui tetti, il minieolico, regolati da linee guida stabilite da Regioni e Comuni; bisogna inoltre fare chiarezza nelle procedure di approvazione degli impianti da fonti rinnovabili, approvando quanto prima le Linee Guida per l’approvazione dei progetti di impianti da fonti rinnovabili previste dal DL 387/2003, in modo da evitare di avere normative diverse in ogni Regione; occorre definire i contenuti degli studi ambientali e le attenzioni progettuali specifiche per gli impianti eolici, idroelettrici, a biomasse, geotermici in modo da anticipare eventuali motivi di preoccupazione e discrezionalità nel valutare i progetti, e semplificare la realizzazione dei grandi impianti fotovoltaici a terra nelle aree dismesse (cave, discariche, aree artigianali e industriali), limitando la diffusione di impianti enormi in aree agricole come sta purtroppo avvenen-

do in molte parti del Mezzogiorno. Oggi i territori hanno a portata di mano delle opportunità straordinarie per realizzare politiche energetiche sostenibili, che progressivamente portino a liberare città e regioni dalla dipendenza di fonti fossili. Ma per farlo hanno bisogno che Regioni e Governi fissino la cornice entro cui questi interventi possano diventare realtà, in modo da scegliere il più adatto mix di diffusione delle fonti rinnovabili nei diversi ambiti per realizzare gli obiettivi dell’Unione Europea. Magari guardando a un “cantiere” di innovazione,

come è diventata in questi anni una regione alpina come l’Alto Adige: un territorio apparentemente sfavorito dalle limitate potenzialità rispetto a due risorse importanti come il sole e il vento, ma che, grazie a un’attenta politica di innovazione, può credibilmente candidarsi a diventare completamente autonoma dai combustibili fossili entro il 2020, raddoppiando il contributo delle fonti energetiche pulite. Il Rapporto completo con tutte le classifiche e i risultati è visionabile sui siti www.legambiente.eu e www.fontirinnovabili.it. • N. 3 -

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mare nostrum

scoperta in calabria foresta di corallo nero A cura della Segreteria Nazionale UGL-CFS

È la più vasta del mondo: trentamila colonie

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rentamila colonie, adagiate tra i 50 e i 110 metri di profondità sui fondali rocciosi della mitica Scilla: è nel mare di Calabria che si staglia la più grande foresta di corallo nero del mondo. Apre scenari del tutto inediti la scoperta fatta dagli studiosi marini dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale Ispra (ex Icram) impegnati in un progetto di monitoraggio della biodiversità marina in Calabria. A documentare la presenza della foresta di corallo nero (che di nero, però, ha solo lo scheletro) più estesa del mondo è stato Rov, un robot sottomarino utilizzato per le analisi e per osservare, filmare e fotografare. Rov, comandato dalla superficie, si è immerso con il suo occhio elettronico nei fondali del Tirreno calabrese, per catturare e restituire immagini mozzafiato di specie di coralli, gorgonie, alcionari, pennatulacei e pesci rarissimi, molti dei quali mai osservati nel loro ambiente naturale. Equipaggiato anche per acquisire campioni fino a 400 metri di profondità, il robot subacqueo, che è in grado di comunicare in ogni istante la propria posizione all’operatore, è stato utilizzato dagli studiosi nell’ambito del progetto partito nel 2005 e finanziato dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Calabria. Un lavoro che proseguirà fino a tutto il 2010 e dai risultati del quale gli esperti dell’Ispra si attendono di individuare, sui fondali calabresi, numerose N. 3 -

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altre specie rare, anche di invertebrati marini. Ma in Calabria non è solo il mare di Scilla a riservare sorprese agli scienziati marini che parlano di “rara ricchezza da salvaguardare”. Nel Golfo di Lamezia, zona ritenuta di grande interesse sia dal punto di vista fisico che da quello biologico, sono state osservate, a circa 150 metri di profondità, per la prima volta nel loro ambiente naturale, cinque altre colonie di un’altra specie di corallo nero, il rarissimo Antipathes dicotoma. Risultato non da poco se si pensa che, a livello mondiale, sono stati raccolti e studiati solo cinque esemplari di questo coralligeno, l’ultimo dei quali, individuato nel 1946 nel Golfo di Napoli, venne donato al Museo dell’Università di Harvard. “Comprendere il funzionamento dell’ecosistema marino, la sua risposta ai cambiamenti naturali e a quelli indotti dalle attività umane - afferma l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, già ricercatore e commissario straordinario dell’Icram - è di importanza centrale per una corretta gestione di questo complesso territorio”. I fondali marini rocciosi, che si trovano a profondità comprese tra i 50 e i 450 metri, rappresentano, per gli studiosi di biologia marina, delle vere e proprie miniere in materia di biologia ed ecologia. “Le analisi genetiche e istologiche che i ricercatori del Dipartimento di Scienze del mare dell’Università Politecnica delle Marche stanno eseguendo

sui frammenti dei coralli raccolti - spiega Simonepietro Canese, responsabile del progetto - stanno aprendo numerosi interrogativi su queste specie rare e protette, per la prima volta osservate e studiate nel loro ambiente naturale”. Il corallo nero è una specie molto rara e molto difficile da osservare in natura, vista la profondità alla quale cresce, da 50 a oltre 200 metri. Ecco le principali caratteristiche: - CLASSIFICAZIONE: il corallo nero, Antipathes subpinnata, appartiene alla classe dei coralli, o Antozoi, che consistono di piccoli polipi, grandi qualche millimetro, radunati in colonie di individui simili che, producendo carbonato di calcio, formano lo scheletro che li fa somigliare ad un albero. Il più conosciuto è il corallo rosso, ma esistono anche le specie gialla e bianca. I polipi del corallo nero hanno sei tentacoli piuttosto piccoli, al contrario del corallo rosso in cui si contano otto tentacoli. - ASPETTO E VITA: da non confondersi con il falso corallo nero, la Gerardia Savaglia, l’antipate cresce sulle rocce in verticale e possiede tronchi di colore nero o molto scuro che si ramificano in rami sempre più sottili ed esili facendo assumere alle colonie un aspetto vaporoso. Le colonie coralline, in generale, costituiscono i più vecchi organismi animali vivi al mondo. Si stima che alcuni coralli abbiano quasi un migliaio di anni. (Fonte: La Stampa.it)


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protezione animali il fenomeno del randagismo: un approccio scientifico di Roberto Zucca / Segretario UGL dell’Ispettorato Generale

Il miglior metodo per sconfiggere il randagismo consiste nell’utilizzo di misure preventive come la sterilizzazione, l’educazione e l’informazione del pubblico

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bbiamo assistito ad inizio 2009 ad avvenimenti tragici che hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica uno dei problemi più sottovalutati degli ultimi decenni: il problema del randagismo. Scopo del presente articolo è, però, quello di tentare un approccio scientifico al problema.

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Una volta, quando non c’era una vera e propria disciplina che si occupasse del fenomeno, tutti i cani senza padrone erano definiti “randagi”. Oggi si sa invece, dopo approfonditi studi, che ne esistono molti tipi e con caratteristiche diverse, classificati in base al comportamento in natura e ai rapporti con l’uomo. I cani che sono liberi di vagare vengono comunemente chiamati “vaganti”.

Per il controllo di questi animali è indispensabile conoscere il tipo di rapporto che hanno con l’uomo. Per questo motivo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha proposto una classificazione che poggia su due parametri fondamentali per la sopravvivenza di una popolazione canina: la dipendenza degli animali dall’uomo per il cibo ed i rifugi ed il grado di controllo esercitato dall’uo-


mo sui loro movimenti e la loro riproduzione (WHO/FAO,1990). I cani inselvatichiti sono cani senza padrone, che nascono e vivono in natura e che non avendo conosciuto l’Uomo nella prima parte della loro vita, non solo non ne ricercano la compagnia ma anzi lo temono e tendono ad evitarlo e, quindi, non ne dipendono direttamente in nessun modo. Vivendo

in un contesto selvatico, sono sottoposti alla pressione selettiva dell’ambiente naturale che favorisce solo gli esemplari piÚ forti, di dimensioni medie e grandi. I cani inselvatichiti sono da considerare veri e propri predatori selvatici, al pari del Lupo al quale, peraltro, sono molto simili nel comportamento. I cani randagi urbani sono cani senza

padrone, che vivono solitamente nei centri urbani o nelle immediate vicinanze. In genere dipendono, per l’alimentazione, dall’Uomo (direttamente o rovistando in discariche e cassonetti) di cui peraltro ricercano la compagnia. Soprattutto di notte si riuniscono in branchi anche molto numerosi e possono allontanarsi notevolmente

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dai centri urbani. Questi cani possono incrementare la schiera dei cani inselvatichiti ai quali si uniscono. Proprio questa categoria, non fosse altro che per motivi di ampiezza della popolazione, pone i più seri problemi igienico-sanitari per l’Uomo e il maggiore impatto sull’ambiente naturale. Gli ibridi tra cane e lupo, appartenendo alla stessa specie (Canis lupus), possono accoppiarsi dando vita a prole fertile. Dal punto di vista della conservazione del lupo questo è un fenomeno gravissimo. Animali che a prima vista sembrano lupi, per la forma del cranio, il muso affilato, gli occhi a mandorla, le strisce scure sulle zampe anteriori, all’esame del Dna possono rivelare geni di cane. Anche se possono spaventare per il loro aspetto da lupi, in realtà possono essere docili come cani. O anche viceversa: somigliare a un cane ma essere selvatici come un lupo. I cani padronali invece, a differenza degli altri, hanno un padrone e la certezza di trovare ogni notte un rifugio e una ciotola piena; vivono nei cortili aperti di fattorie o case isolate e per parte della giornata sono liberi di vagare nei territori circostanti. La densità della popolazione canina varia in relazione ai diversi habitat, alle diverse culture, ai differenti strati sociali della popolazione umana, sia rurale che urbana. Quando una popolazione canina raggiunge una certa densità, i tassi di natalità e mortalità si eguagliano, la N. 3 -

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popolazione raggiunge un equilibrio e non cresce più. Questo tipo di crescita della popolazione è denominata crescita logistica. Il limite superiore al quale si ferma è chiamato capacità portante dell’ambiente. Ogni habitat ha una capacità portante specifica per ogni specie. Questa capacità specifica dipende essenzialmente dalla disponibilità delle risorse (siti riproduttivi, rifugi, cibo, acqua) per le specie in questione. Ogni diminuzione nella densità della popolazione causata da una mortalità eccessiva (abbattimenti, cattura e chiusura nelle strutture preposte) è rapidamente compensata da più alti indici di natalità e sopravvivenza. In altri termini, quando i cani vengono eliminati, la speranza di vita dei sopravvissuti aumenta perché possono accedere più facilmente e con meno competizione alle risorse dell’ambiente. Il Dott. Rosario Fico, veterinario dell’Istituto zooprofilattico di Teramo è tra i massimi esperti in Italia di fauna selvatica, analisi del Dna sugli animali e cani randagi ed è il tecnico che il Ministero dell’Ambiente utilizza, in ogni parte d’Italia ma anche all’estero, per risolvere i casi di randagismo ai quali gli enti locali non riescono a porre rimedio. Nei molti anni di esperienza

sul campo, il dott. Fico ha concluso che catturare e rimuovere i cani da una popolazione bilanciata, provoca un cambiamento del comportamento generale dei cani sul territorio e indebolisce la salute complessiva dei singoli individui. Si introducono cani più giovani e più predisposti alle malattie, più aggressivi e più prolifici. Il miglior metodo per sconfiggere, o attenuare, il fenomeno in questione, è l’utilizzo delle risorse umane e finanziarie nelle misure preventive come la sterilizzazione, l’educazione e l’informazione del pubblico, nonché di un adeguato sistema di registrazione ed identificazione, (questo dovrebbe scoraggiare il cittadino all’abbandono). Catturare i randagi (rinchiuderli in canili e/o abbatterli) dovrebbe essere tentato soltanto in casi eccezionali, per esempio quando un cane è pericoloso. Il fenomeno del randagismo è ben lontano dal trovare una soluzione, e non servirà a molto disseminare bocconi avvelenati pensando di debellare il problema. Le Istituzioni dovranno muoversi di pari passo con il mondo dell’associazionismo e, senza attendere oltre, occorrerà educare l’intero paese al rispetto degli animali, poiché troppo spesso si dimentica che il fenomeno del randagismo è, se non provocato, almeno peggiorato dall’abbandono di questi e derivante dall’insensibilità e dalla mancanza di responsabilizzazione dell’uomo. •


ecosistemi

Marche: Il Parco Regionale Naturale del Conero A cura di Danilo Ciufoli / Segretario Regionale Marche

Il Parco del Conero è un palcoscenico di rara bellezza che comprende un tratto di costa alta, oltre ad un’ampia fascia collinare interna, incantevoli scorci panoramici e tanta storia

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n’area in totale di 6011 ha, ricadenti nei territori di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo. Di sassi bianchi come la pietra del Conero sono fatte le calette ricavate dal Monte Conero, l’emergenza alta 572 m a picco sull’Adriatico, unica nel suo genere da Trieste al Gargano. Le sue pendici orientali sul mare sono costituite da falesie calcaree e nella parte restante è dominato da vaste formazioni mediterranee e boschi misti. Originatosi a seguito di una lunga azione di sedimentazione marina iniziata nel Giurassico, il Monte Conero è emerso nel Pliocene, cinque milioni di anni fa. La presenza di cave dismesse, rende il Parco un ‘libro aperto’ sulla storia geologica della zona e sull’intera successione stratigrafica dell’Appennino umbro-marchigiano. Di particolare importanza è la cava di Massignano, divenuta sezione tipo mondiale per il passaggio Eocene/Oligocene, oggi attrezzata per le visite. Istituito nel 1987 per tutelare ricchezza e varietà di flora e

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fauna e di tesori culturali, il Parco Regionale del Conero vanta anche numerose peculiarità botaniche come l’euforbia arborescente, la violaciocca e il finocchio selvatico. Tra le specie di mammiferi la salvaguardia del territorio consente la presenza del tasso, volpe, puzzola, riccio, donnola. Ed anche

se non autoctoni ma ormai adottati dall’area protetta, di cinghiali e caprioli. Punto noto di migrazione di rapaci, prezioso per chi ama il birdwatching, non di rado il Parco regala altresì lo spettacolo di aironi in volo o posati in punti di sosta. Approdo nel IV sec. a. C. dei Greci che hanno risalito le coste meridionali in cerca di città da fondare, nel Conero i Dori hanno gettato le ancore e fissato la dimora, chiamando Komaros (corbezzolo) il promontorio ed Ancon (gomito) la curva settentrionale del Monte. Nel suo punto più alto c’è la Chiesa di San Pietro, con i resti del complesso monastico edificato poco dopo l’anno Mille, dove vengono conservati elementi romanici come i capitelli decorati con motivi floreali o animali. Nell’Area Protetta è incastonata parte di Ancona, capoluogo delle Marche, la città in cui il sole sorge e tramonta sul mare. È entrando dal porto della dorica che se ne apprezzano storia e ricchezze naturali. Da lì, alzando lo sguardo, si ammirano le linee romaniche della cattedrale di San Ciriaco, che con il suo portale vanvitelliano, simboli-


ca porta che unendo l’Oriente all’Occidente, si protende sull’Adriatico. Ma le emozioni non finiscono dopo aver visitato i numerosi monumenti e piazze disseminati in città. Dal Passetto, attraverso una strada panoramica si giunge invece a Portonovo, l’incantevole baia dall’arenile bianco e ciottoloso con i suoi due laghetti salmastri retrodunali, la Chiesetta romanica di Santa Maria, la Torre De Bosis (una torre di guardia settecentesca) ed un Fortino Napole-

onico. Sirolo, borgo medievale, è uno dei gioielli del Conero sviluppatosi entro una rocca fortificata a strapiombo sul mare dove si trovano le spiagge ricercate da chi ama i paesaggi mozzafiato. Confinante con Sirolo è Numana antico porto piceno rifondato nel V secolo a.C. dai Siracusani. La cittadina offre al visitatore un centro storico caratterizzato da viuzze che si snodano tra casette ed una parte che vive attorno

al porticciolo, delimitato a nord da una scogliera alta e frastagliata, a sud dalle spiagge attrezzate e dal centro di Marcelli. Come a Sirolo, a Numana sventola la Bandiera Blu, sinonimo di acqua limpida e servizi efficienti. In questo quadro si inserisce perfettamente Camerano, dalle antichissime origini, nel cui sottosuolo si dirama un articolato percorso ipogeo. Detta la ‘capitale del Rosso Conero’, è un eccellente connubio di arte e natura.

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L’Area Protetta del Conero, paradiso degli escursionisti, è percorsa da sentieri adeguatamente segnalati che raggiungono l’apice delle sfumature in primavera, quando le ampie radure sono fiorite. Gli itinerari, percorribili anche in mountain bike o a cavallo, sono praticabili con l’aiuto della segnaletica, della carta per escursionisti e, a richiesta, delle guide del Parco. I prodotti tipici di questa terra sono il vino Rosso Conero, il miele, l’olio, la lavanda. Attraverso il parco È possibile visitare il Parco del Conero a piedi, a cavallo o in mountain bike con un reticolo di 18 sentieri che attraversano tutti gli ambienti presenti all’interno dell’Area protetta. All’inizio del sentiero è posto un tabellone indicante il numero del tracciato, il tempo di percorrenza, la difficoltà e la descrizione. A ridosso degli incroci principali si trova un paletto di metallo che indica le direzioni. Suggestiva è il sentiero numero 1, la cosiddetta Traversata del Conero (tempo di percorrenza: ore 4; difficoltà: facile; percorribilità: a piedi, a cavallo, con mountain-byke dal Poggio fino all’ex Monastero di S.Pietro, da qui fino a Fonte d’Olio percorribile solamente a piedi). Ambiente: il monte Conero in tutto il suo splendore, attraverso tutti i paesaggi più belli del parco, all’interno della zona di riserva naturale. Ottimi i punti panoramici sulla costa e sulla zona collinare interna ed appenninica. Vegetazione: bosco misto di caducifoglie (roverella , carpino nero, acero napoletano) macchia mediterranea termofila (leccio, corbezzolo), rimboschimenti (pino d’aleppo, pino nero d’Austria, cipresso), ex coltivi. Nel sottobosco ricche fioriture di primule, N. 3 -

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ciclamini, abbondanza di pungitopo e presenza di orchidee. Osservazioni faunistiche: eccezionale presenza avifaunistica con passeriformi di bosco e di macchia (cincia mora, rampichino, crociere), picchio rosso maggiore. Pian Grande è un ottimo punto di osservazione durante il passo migratorio primaverile di uccelli rapaci (falco pecchiaiolo, falco cuculo, falco pescatore e biancone). Per quanto riguarda i mammiferi, qui vivono il tasso e la faina, tra i rettili frequente è l’incontro con il ramarro. Gli ex coltivi e le zone marginali del bosco sono gli ambienti preferiti dalle farfalle (cedronella, vanessa, atalanta). Note: ex Monastero di S. Pietro al Conero (1038), grotta del Mortarolo. Itinerario: si parte dall’abitato del Poggio Sant’Antonio sul lato sinistro del bar Dubbini. Il sentiero sale in una zona con parecchi arbusti, alla sommità vi è un’interessante vista sul Trave. Dopo l’attraversamento di un tratto boschivo si raggiunge in un’ora circa Pian Grande. Sulla sinistra si può vedere la Baia di Portonovo. Ripreso il sentiero principale, dopo aver attraversato un ulteriore boschetto al bivio segnalato, si prende la direzione sinistra e si giunge ai Piani di Raggetti. Qui bisogna scegliere tra due direzioni: con la prima si prosegue sulla strada grande, mentre con la seconda si sale a sinistra costeggiando la “Casa Lucignani” e poi si arriva alla strada asfaltata. Si può visitare la cripta della Chiesa di S. Pietro ed i ruderi del Monastero. Possibilità di ristorarsi. Il sentiero prosegue con un bosco di latifoglie fino ad uno spiazzo con un basamento in muratura. Si va a sinistra costeggiando una zona a picco sul mare dove troviamo esempi di macchia mediterranea, e si arriva su una strada più larga con un punto di osser-

vazione caratteristico: il Belvedere sud con vista sugli scogli delle Due Sorelle. Continuando si scende in una zona con case e poi si prende la strada comunale per Fonte d’Olio e quindi si arriva alla strada provinciale. Per tornare al punto di partenza ci si può servire dei mezzi pubblici. Deviazione 1 A - Belvedere Nord (tempo di percorrenza: ore 0,50; difficoltà: facile; percorribilità: solamente a piedi; ambiente: Riserva naturale). Si percorre il sentiero N. 1 fino a Pian Grande fino ad arrivare ad un incrocio di 4 strade, qui si prende a sinistra, si sale nel bosco fino ad arrivare ad uno spiazzo detto Belvedere Nord (non facile da trovare) da cui si può vedere la costa da Portonovo verso Nord. Si sale prendendo la strada asfaltata fino a raggiungere l’ex Convento dei Camaldolesi. Deviazione 1 B - Incisioni rupestri (tempo di percorrenza: ore 0;20; difficoltà: media; percorribilità: solamente a piedi; ambiente: Riserva naturale). Si accede dall’itinerario 1. Da casa Cipriani ai Piani di Raggetti inizia un sentiero in salita in direzione NordEst. Si oltrepassa la”Casa Lucignani” e si prende a sinistra per un sentierino che arriva alle incisioni rupestri (lastre di roccia con evidenti incisioni fatte dalla mano dell’uomo presumibilmente nell’età del bronzo). Deviazione 1 C - Grotta del Mortarolo (tempo di percorrenza: ore 0,10; difficoltà: media; percorribilità: solamente a piedi; ambiente: riserva naturale). Si supera sia il Belvedere sud che un canalone (il sentiero qui è pianeggiante) e si prende una deviazione sulla sinistra immersa nella macchia che ci porta ad una grotta piuttosto grande abbastanza illuminata: è questa la Grotta del Mortarolo. Quindi si ritorna per lo stesso sentiero al punto di partenza. •


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sindacale

terremoto: solidarietà dell’UGL A cura dell’Ufficio Stampa

Una delegazione guidata da Polverini a L’Aquila. Raccolta fondi e beni di prima necessità

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ampagna di solidarietà dell’Ugl per le popolazioni colpite dal violento terremoto in Abruzzo. È stata aperta una sottoscrizione Ugl Pro terremoto Abruzzo, anche sensibilizzando i lavoratori nei luoghi di lavoro, per raccogliere fondi da destinare a sostegno delle famiglie anche secondo le indicazioni che arriveranno dalla Protezione civile. Si potranno effettuare versamenti presso qualsiasi ufficio postale tramite bollettino intestato a Ugl Pro terremoto Abruzzo C/C Bancoposta n. 95817862; oppure, tramite bonifico bancario da una sportello di qualunque istituto di credito utilizzandole seguenti coordinate: Ugl Pro terremoto Abruzzo C/C Bancoposta n. 95817862 IBAN IT07 T076 0103 2000 0009 5817 862. Una delegazione guidata dal segretario generale, Renata Polverini,

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è andata a L’Aquila per consegnare una roulotte donata alla Confederazione con la specifica finalità di con-

Renata Polverini

sentire alla sede locale del sindacato di continuare ad essere operativa. La Utl di L’Aquila è infatti stata resa inagibile dal sisma e il mezzo permetterà ai nostri sindacalisti di proseguire la loro attività di assistenza ai lavoratori, ai pensionati e alle famiglie in

grave difficoltà. Sono stati consegnati inoltre beni di prima necessità arrivati alla Ugl nell`ambito della campagna di solidarietà promossa dal sindacato a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto. Polverini ha visitato i campi che ospitano le famiglie rimaste senza casa e l’ospedale da campo augurandosi che proprio da lì riparta la ricostruzione. L’Ugl ha apprezzato la tempestività degli interventi adottati dal Governo per fronteggiare l’emergenza e con una lettera al premier, Polverini ha chiesto attenzione per lavoratori e famiglie sollecitando “un ulteriore programma di interventi fiscali e normativi a sostegno dei redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e al mantenimento dei livelli occupazionali, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese”. Proposte su cui l`Ugl è pronta a dare il proprio contributo nell’ambito di una fattiva collaborazione. •


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i dirigenti ugl-cfs SEGRETERIA NAZIONALE UGL CORPO FORESTALE DELLO STATO VIA G. CARDUCCI, 5 - 00187 ROMA TEL. 06/46657070 FAX 06/46657008 E-mail: segreterianazionale@uglcorpoforestale.it

DIRIGENTI REGIONALI ABRUZZO - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - DI GREGORIO ENRICO - C.DO STAZIONE L’AQUILA - 3397491670 vice SEGRETARIO - gallucci vincenzo - Cta gran sasso

Sito internet: www.uglcorpoforestale.it

SEGRETARIO NAZIONALE - SCIPIO DANILO ISPETTORATO GENERALE - 3386119001

BASILICATA SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - MORESCHI DANIELE - COMANDO PROV.LE POTENZA - 3292018805 VICE SEGRETARIO - CALABRESE SAVERIO - COMANDO PROV.LE POTENZA - 3288074626 CALABRIA - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - CARIDI SAVERIO - CTA REGGIO CALABRIA - 3289215441 VICE SEGRETARIO - CASSARINO GIUSEPPE - CTA REGGIO CALABRIA - 3296215260 VICE SEGRETARIO - CIPPARRONE NATALE - C.DO STAZIONE LAINO - 3284857903 CAMPANIA - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - CENERE GIOVANNI - COMANDO REG.LE NAPOLI - 3201752713 VICE SEGRETARIO - MAGLIONE ROBERTO - COMANDO PROV.LE NAPOLI - 3486403411 EMILIA ROMAGNA - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - RUSCILLO VINCENZO - C. PROV. REGGIO EMILIA - 3493176540 VICE SEGRETARIO - DI MIERI ADRIANO - C.DO STAZIONE PAVULLO NEL FRIGNANO - 3472300779 LAZIO - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - LUCIANI LUCIANO - ISPETTORATO GENERALE - 3296469350 LIGURIA - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO MASSARI ROBERTO - COMANDO PROV.LE LA SPEZIA - 3343385962 VICE SEGRETARIO - VANDELLI MARINA - C.DO STAZIONE PONTEDECIMO - 3479203255 LOMBARDIA - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO REGGENTE - CLAUDIO CICETTI - COMANDO STAZIONE BARZIO - 3381106084 VICE SEGRETARIO REGGENTE - PANICHELLA DAVIDE - COMANDO REG.LE MILANO - 3465890944 MARCHE - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - CIUFOLI DANILO - C.DO STAZIONE CAGLI - 3381029473 MOLISE - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - PANICHELLA DOMENICO - C.DO STAZIONE CAMPOBASSO - 3381073681 VICE SEGRETARIO - GIOIA PAOLO - C.DO STAZIONE CAMPOBASSO - 3287087251 VICE SEGRETARIO - DI PAOLO IOLANDA - REGIONALE CAMPOBASSO - 3398788670 PIEMONTE - SEGRETERIA REGIONALE segretario reggente - MANCUSO MAURIZIO - COMANDO REG.LE TORINO - 3462446329 VICE SEGRETARIO - Scarlata Luigi - COMANDO REG.LE TORINO - 3407468728 VICE segretario - LUCCHESE IGNAZIO - COMANDO REG.LE TORINO - 3290832858 PUGLIA - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - LUISI ANTONIO - REGIONALE BARI - 3473734503 VICE SEGRETARIO - PANZA GIOVANNI - CITES BARI BIS - 3403702423 VICE SEGRETARIO - TEDESCHI GIUSEPPE - REGIONALE BARI - 3388413609 VICE SEGRETARIO - NETTI EUGENIO - C.DO STAZIONE MOTTOLA - 3288390261 SICILIA - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - CASTRONOVO VINCENZO - NUCLEO CITES PALERMO - 3394294487 SCUOLE - SEGRETERIA SCUOLE DEL C.F.S. SEGRETARIO REGGENTE - DI LIETO MARCO - SCUOLA CITTADUCALE - 3332502734 TOSCANA - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - IGNESTI VINCENZO - PROVINCIALE AREZZO - 3281647912 VICE SEGRETARIO - PETRANGELI ANGELO - UTB SIENA - 3478828359 VICE SEGRETARIO - CHIARA CONCETTO G. - C.D: STAZIONE AREZZO - 3289538074 UMBRIA - SEGRETERIA REGIONALE SEGRETARIO - STROPPA MARCO - REGIONALE PERUGIA - 3398501020 VICE SEGRETARIO - FRATONI MARCO - PROVINCIALE PERUGIA - 3478608252 SEGRETERIA ISPETTORATO GENERALE SEGRETARIO - ZUCCA ROBERTO - ISPETTORATO GENERALE - 3331156745 VICE SEGRETARIO - FLAVIO DI LASCIO - ISPETTORATO GENERALE - 3470951455 SEGRETERIA COA URBE E SEDI DISTACCATE SEGRETARIO REGGENTE COA - Franceschini Massimo - C.O.A. URBE - 3204783731


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