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Anno V numero 176 • venerdì 17 gennaio 2014 • copia gratuita in copertina: scatto ed elaborazione grafica di Andrea Bardelli

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IN QUESTO NUMERO

VITA DELLA CITTÀ 3 Arezzo si fa carico dell’emergenza abitativa dei giovani 4 Ripartono le attività dell’associazione italiana persone down di arezzo, tra Circolo Arcobaleno e Fattoria dei Desideri 6 Caritas: una solidarietà silenziosa 8 Da Arezzo un grande aiuto per lo sviluppo in Niger 10 Raimondo Caprara, il piccolo grande curato di San Domenico 26 Cosa resterà del centro? 27 Una “gustosa” possibilità in tempo di crisi lavorativa non più parole omai… 8 Scovato un documento su una Giostra del 1559 AREZZO SPORT 13 Quintana d’Inverno, il responsabile Roberto Parnetti ci racconta tutti i dettagli

15 Donne e sport: è l’ora di cambiare marcia! 16 Black Monkeys S.T.Ar., il nostro soft air è sinonimo d’onestà 18 Arci Pesca Fisa, grandi risultati a budget limitati 20 Stella Azzurra, una stagione in cima a ogni classifica A REGOLA D’ARTE 21 “Sagresto. Sventurato citto”: Enzo Gradassi racconta le vicende del bandito casentinese 22 Eccellenze da esportazione: la copertina del “Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori” affidata a Mauro Capitani 23 La Galleria 33 inaugura il 2014 24 Cinema surreale: assurdo perderlo! Riprende il cineforum al Circolo Aurora 25 Un intreccio unico tra fotografia e poesia L’ESPERTO RISPONDE 28 Ripartire dopo le feste

“Il Settimanale di Arezzo“ è una testata edita da Edizioni Giorgio Vasari srl Anno V numero 176 – venerdì 17 gennaio 2013 © Edizioni giorgio vasari Direttore Responsabile: Francesco Ciabatti email francescociabatti.egv@gmail.com Vicedirettore: Marco Botti, email marco.botti9@gmail.com Redazione: Elena Aiello, Enrico Badii, Andrea Bardelli, Giacomo Belli, Serena Capponi, Fernanda Caprilli, Marco Cavini, Giacomo Chiuchini, Dory d’Anzeo, Jacopo Fabbroni, Cecilia Falchi, Elettra Fiorini, michele giuseppi, Sara Gnassi, Ilaria Gradassi, Valeria Gudini, Giacomo Manneschi, Chiara Marcelli, Lucio Massai, David Mattesini, Fabio Mugelli, Omero Ortaggi, Valentina Paggini, Roberto Parnetti, Luciana Pastorelli, Ivana Marianna Pattavina, Luca Piervenanzi, Chiara Savarino, Alessio segantini, Luca Stanganini, Valentina Tramutola, Luca trippi. Foto: Andrea Bardelli, roberto parnetti, Saimon Savini Amministrazione: Edizioni Giorgio Vasari srl, via Mantegna 4, 52100 Arezzo (AR), tel. 392/95.96.285, fax 0575/16.57.738, email edizionivasari@aruba.it pubblicità e marketing: paola prato, 333/46.04.264, paolaprato.egv@gmail.com Autorizzazione Tribunale di Arezzo 02/2010 del 10 febbraio 2010 Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione al n. 19155 Stampa: La Zecca srl, via Umberto Terracini 25/27, 52025 fraz. Levane, Bucine (AR), tel. 055/91.80.101, fax 055/91.80.412, email info@tipografialazecca.it È vietata, senza formale autorizzazione, la riproduzione totale o parziale di testi, disegni, foto e pubblicità riprodotti su questo numero

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Arezzo si fa carico dell’emergenza abitativa dei giovani di Marco Cavini

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omprare casa è oggi difficilissimo per la maggior parte dei giovani e delle nuove famiglie. Questa emergenza abitativa è stata colta anche dal Comune di Arezzo che ha deciso di approvare – all’unanimità – un atto di indirizzo presentato da Luigi Scatizzi dei Popolari per Arezzo per favorire l’acquisto delle prime abitazioni. La scarsità di posti di lavoro che colpisce i giovani si unisce alle restrizioni finanziarie del sistema bancario e agli elevati costi delle abitazioni, con la conseguenza che molte coppie non sono in grado di investire sull’abitazione che ospiterà la loro famiglia. Il mercato di Arezzo è ricco di case invendute e sfitte, dunque nella proposta di Scatizzi il Comune dovrebbe principalmente ricoprire un ruolo di raccordo tra la domanda e l’offerta nel trovare punti di equilibrio nell’interesse condiviso. La formula suggerita dai Popolari per Arezzo fa perno sulla possibilità di prevedere e stimolare la stipula di contratti di affitto con patto di futura vendita. Con questa modalità l’affittuario, alla scadenza della locazione, può acquistare l’immobile a un prezzo coperto dai canoni fino ad allora regolarmente corrisposti, più il versamento di un ulteriore importo stabilito dallo stesso contratto. Questa tipologia di contratto permetterebbe a chi utilizza la casa di non perdere i soldi del pagamento dell’affitto ma di investirli in un bene che al termine del contratto potrà diventare di sua proprietà, semplicemente versando un residuo fissato all’inizio del rapporto. «La locazione con patto di futura

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vendita – spiega Giovanni Grasso, vicepresidente dei Popolari per Arezzo – trova applicazione sia in immobili già realizzati che in immobili in corso di edificazione, con l’obiettivo di favorire l’accesso all’abitazione a condizioni particolarmente favorevoli ai ceti medi. Questa formula, nata dalla fusione tra i contratti di locazione e i contratti di vendita, risponderebbe a un’esigenza abitativa da parte di tante giovani coppie che, con le attuali condizioni del mercato, non potrebbero mai permettersi l’acquisto dell’abitazione». Per attuare l’atto di indirizzo il Comune potrà fare affidamento su Arezzo Casa, la società nata per sostenere le richieste di alloggio delle fasce socialmente più deboli. Nel progetto dei Popolari per Arezzo, è questo l’ente preposto per fare da ponte tra chi ha disponibilità di alloggi, i possibili acquirenti e le banche per attivare i contratti di locazione con patto di futura vendita.

da sx, Giovanni Grasso, Andrea Gallorini e Luigi Scatizzi

NEWS

imbo Italia, non solo bambino! Il disegno di internazionalizzazione concepito dal Consorzio “Bimbo Italia” si è negli anni allargato ad altri settori, per menzionarne alcuni: gioielleria, maglieria, calzature, food. Inoltre, dal territorio locale le aziende iscritte si sono allargate ad altre aree italiane. Da Bimbo Italia a Borgo Italia, la piazza che racconta le eccellenze imprenditoriali italiane nel mondo! Scopri di più su www.borgo-italia.com e www.bimbo.net 17 gennaio 2013

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Anno nuovo, esperi

ripartono le attività dell’associazione ital arcobaleno e fattoria dei desideri

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appena partito ad Arezzo il corso di formazione per “educatori speciali”, un corso rivolto a tutti i volontari e aspiranti tali che vogliano operare nel settore delle disabilità intellettive, organizzato da Cesvot e dalla sezione aretina dell’Aipd (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down). Il Circolo “Arcobaleno” di via Curtatone ha ricevuto le iscrizioni durante tutte le festività di fine anno, fra giovani e meno giovani con l’idea di farsi un regalo di Natale molto speciale, arrivando a sforare il tetto massimo di 20 partecipanti previsti (limite imposto per esigenze logistiche). Il corso, completamente gratuito, prevede in totale 50 ore di lezione e si concluderà a maggio dopo una fase di ben 24 ore di esperienza sul campo durante la quale i partecipanti, riposti nel cassetto i taccuini e gli appunti teorici, entreranno concretamente in contatto con i disabili intellettivi. Da quelli che frequentano abitualmente il Circolo “Arcobaleno” a quelli che coltivano tutti i giorni le verdure alla Fattoria dei Desideri di Terranuova Bracciolini. In ogni caso quindi si tratta di un’esperienza unica che proietta direttamente gli aspiranti volontari in una realtà di cui spesso, nella vita quotidiana di tutti i giorni, ci dimentichiamo. L’iniziativa, di cui le Edizioni Giorgio Vasari sono media partner, vede la preziosa collaborazione della Provincia di Arezzo, dell’Arciconfraternita di Misericordia, dell’associazione “Il Velocipede”, degli “angeli” di All Stars e della Fondazione Tsd Comunicazioni. Ogni anno il corso prende un ta-

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ienza di vita nuova

liana persone down di arezzo, tra circolo di Luca Trippi

glio diverso e quest’anno l’iniziativa è incentrata sul tema Un sostegno ai progetti di vita delle persone con disabilità intellettive. Enrico Gasperini, una delle anime dell’Aipd, ci spiega di cosa si tratta: «Oltre al regolare lavoro per il sostegno e l’aiuto a queste persone e alle loro famiglie, noi dell’Aipd vorremmo andare più in là, creando e sviluppando i presupposti per dar loro dignità e autonomia personale. Affinché pure loro possano costruirsi un vero progetto di vita». Come detto, il corso 2014 ha registrato un discreto successo di adesioni e per l’occasione gli organizzatori hanno predisposto una sorta di test di ingresso «che non è ovviamente vincolante – specifica Gasperini, – ma che ci serve per “aggiustare il tiro” sui corsisti, visto che si tratta di lavorare concretamente, e subito, con persone disabili». Fra i partecipanti, si registra la presenza di genitori con figli disabili e l’iscrizione di alcuni ragazzi appena maggiorenni. Del resto il target di riferimento del corso è proprio quello di giovani e giovani adulti (dai 18 ai 40 anni), sia perché si ricerca il confronto fra individui più o meno coetanei, sia perché il volontario «forma la sua mentalità da giovane», puntualizza Gasperini. Non è un caso che il corso annuale sia diventato ormai una delle migliori occasioni per “reclutare” proprio quei volontari che sono fondamentali come l’aria per le associazioni che operano sul nostro territorio, in primis l’Aipd stessa, affinché si possa continuare a svolgere progetti di integrazione per le persone affette da sindrome di Down e non solo. Volontari che, finita l’esperienza del corso e ricevuto il meritato attestato, potranno iniziare a mettersi in gioco in piena autonomia, operando attivamente al fianco di chi ha bisogno. «Ovviamente speriamo di rivederli tutti a collaborare con noi!», conclude Gasperini. Enrico Gasperini

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Caritas: una solidarietà silenziosa di Elena Aiello

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ell’immaginario comune la Caritas è facilmente identificata con i cassonetti gialli che raccolgono indumenti in giro per la città, o con il servizio di mensa che fornisce e che ogni tanto fa notizia sui media cittadini, ma dietro questa istituzione c’è molto di più. Cristiani o no, credenti o atei, da cittadini dobbiamo riconoscere che quello che la Caritas fa sul territorio è un lavoro importante e umile: si prende cura di molte realtà sociali che lo Stato italiano, da solo, non riesce ad affrontare. L’obiettivo dell’ente è la “promozione e del coordinamento di attività, progetti ed eventi per l’educazione alla dimensione teologica della carità” e l’organizzazione di “iniziative assistenziali e di volontariato, anche attraverso l’opportuna formazione degli operatori sociali”. Si dedica inoltre allo studio dei bisogni presenti nella Diocesi e gestisce i Centri di Ascolto, le Caritas parrocchiali e le Case di Accoglienza. Dietro a queste parole si cela una rete di solidarietà che funziona grazie a religiosi, impiegati, volontari e progetti finanziati da altri enti o imprese; la Caritas, infatti, si occupa di chi ha bisogno: raccoglie e distribuisce vestiti, offre un servizio di mensa diurna e serale, recentemente ampliato, dove anche chi si presenta senza buono viene accolto e può mangiare almeno la prima portata; tramite le parrocchie fa collette alimentari, assiste persone e famiglie in difficoltà, gestisce centri d’ascolto, un ambulatorio

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sanitario e le case d’accoglienza e i dormitori. Tra le ultime iniziative di Caritas per la città c’è il progetto “BaskIn” ovvero un corso di pallacanestro in cui chi ha disabilità fisiche, intellettive e relazionali può fare sport e giocare insieme ad atleti normodotati, e un nuovo servizio di microcredito effettuato in collaborazione con Banca Etruria.

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Da Arezzo un grande aiuto per lo sviluppo del Niger L’impegno della Fondazione Angelo Gori onlus ha permesso di inaugurare una biblioteca

di Marco Cavini

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a Arezzo al Niger. Batte nel Paese africano il cuore della Fondazione Angelo Gori, una onlus aretina che da qualche anno sta promuovendo molte iniziative di beneficenza per sostenere lo sviluppo di uno degli Stati più poveri del mondo. Per riuscire in questo ambizioso progetto la fondazione conta sul supporto di Graziella Group, la holding aretina fondata da Graziella Buoncompagni, madre di quell’Angelo Gori a cui è stata intitolata la stessa onlus dopo la prematura scomparsa nel 2000 in un incidente d’auto. Dalla sede di Arezzo, la fondazione ha scelto il Niger come base del proprio indon Domenico tervento umanitario per aiutare un Paese che si colloca al secondo posto nella graduatoria mondiale della mortalità e al penultimo in quella dello sviluppo umano, con oltre la metà della popolazione analfabeta e in uno stato di estrema povertà. Verso questa realtà da anni è attivo un forte impegno per sviluppare l’assistenza sanitaria, per diffondere l’uso di nuove tecniche produttive, per promuovere un’istruzione di base e creare nuovi pozzi di acqua potabile. La Fondazione può fare affidamento su alcuni preziosi collaboratori, tra cui i parroci missionari don Domenico Arioli e don Davide Scalmanini, che si impegnano quotidianamente per assicurare istruzione e salute a bambini e ragazzi nigerini. I primi frutti di questo impegno hanno portato all’inaugurazione della biblioteca nel comune rurale di Dosso, un progetto che ha permesso di realizzare un grande complesso educativo con una libreria, una sala polivalente per conferenze e proiezioni, una sala lettura e un internet point. Iniziati nel 2009, i lavori sono stati portati avanti grazie una donazione di 140.000 euro dalla Fondazione Angelo Gori onlus che ha permesso di tagliare il nastro del nuovo edificio alla presenza di tutte le autorità religiose e civili della regione. «La biblioteca – spiega Maria Rosa Gori, presidentessa della Fondazione – è un importante centro per la crescita culturale e spirituale dei giovani di Dosso: tutta la popolazione ha espresso gratitudine a don Domenico e alla nostra Fondazione per una struttura all’avanguardia che potrebbe diventare un punto di riferimento per lo sviluppo e l’alfabetizzazione dell’intero territorio circostante». l’inaugurazione della biblioteca 17 gennaio 2013

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NOn più parole omai… a cura di Roberto Parnetti

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uesto primo appuntamento del 2014 della nostra rubrica dedicata alla Giostra del Saracino lo vogliamo interamente dedicare alla scoperta di un documento inedito sulla secolare storia della nostra manifestazione: un libretto scovato negli archivi della Biblioteca Nazionale di Francia, dove si menziona una Giostra disputata nel febbraio 1559. La scoperta, che come spesso accade in queste cir-

Scovato un documento su una giostra del 1559 costanze è stata del tutto casuale, è stata fatta da Elisa Boffa e Francesca del Cherico della Biblioteca di Arezzo. «In occasione della mostra – ci racconta Elisa Boffa – che la Biblioteca ha voluto dedicare alla Giostra del Saracino, svoltasi nel mese di giugno dello scorso anno, effettuai una ricerca in internet sui cataloghi internazionali per vedere se potevano esistere documenti, o comunque testimonianze, di eventuali Giostre svoltesi ad Arezzo. Ecco la grande sorpresa, con la segnalazione di un libretto di dodici pagine catalogato come Stanze dè cavalieri d’amore… per la Giostra del Saracino, il dì… di febbraio 1599». Immaginiamo l’interesse suscitato da quella prima notizia per una Giostra. Come si è evoluta poi la sua ricerca? «Come prima cosa mi sono messa in contatto con i colleghi francesi per richiedere le scansioni del libretto, in modo da poterlo studiare a fondo. Una

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volta arrivato, abbiamo subito avuto la certezza che il tutto si riferiva a una giostra aretina, poiché nel titolo completo compariva anche la frase “gentilissime donne aretine”, che inequivocabilmente localizzava la manifestazione svolta ad Arezzo in occasione del carnevale». Un periodo dell’anno nel quale spesso si solevano organizzare eventi del genere in Italia: Arezzo non era certo da meno. «Sì: anche la documentazione storica della Giostra annovera testimonianze di tornei svolti durante il carnevale, tra cui l’edizione disputata nel 1650. Questo documento poi si va a inserire in un periodo del quale abbiamo già alcuni preziosi manoscritti: nel 1556, ad esempio, viene indetta una Giostra in caso di visita da parte di Cosimo dei Medici per le celebrazioni della festività del patrono San Donato. Nel 1650 si svolse invece un’edizione proprio nel periodo carnevalesco». Come è composto il libretto? «È un unico fascicolo di otto carte con caratteri tondi e corsivi e, all’interno, vi sono decorazioni con fregi xilografici. È diviso in due parti: la prima dal titolo La speranza delle Donne e la seconda Ottave cantate della Speranza. La Giostra viene menzionata nella prima parte, quando il personaggio della Speranza si rivolge alle donne aretine che dovranno valutare quanta virtù e valore hanno i due cavalieri condotti in campo per la Giostra. Nella seconda parte vi sono dodici ottave dove la Speranza, rivolgendosi sempre alle donne aretine, l’invita a combattere la vergogna e il timore, difendendo l’amore». Il suo studio sul documento si è ovviamente rivolto anche all’autore, ovvero Luca Bonetti. «Il libretto è stato stampato a Siena da Luca Bonetti, tipografo di origine veneziane che si era trasferito nella nostra città, in cui lavorò dal 1571 al 1609. Nel 1599, anno della pubblicazione del libretto sulla Giostra, Bonetti pubblica sei libri, secondo il censimento delle edizioni italiane del XVI secolo, mentre gli Annali del conte Scipione Bichi Borghesi ne conta tre. Il libretto in questione non viene però né catalogato né menzionato. Da un ulteriore ricerca fatta sui cataloghi della Biblioteca degli Intronati di Siena si viene poi a sapere che pubblica altre due edizioni in quell’anno. Nella sua attività Bonetti, relativamente ad Arezzo, aveva pubblicato altri due libretti nel 1589, in occasione di una festa ordinata da Bernardo degli Azzi». Da quanto afferma si può dunque dedurre che il libretto è particolarmente raro, non solo perché si parla di una Giostra, ma anche per il fatto di essere stato stampato in un numero limitato di copie. «Sì, poiché gli stessi venivano realizzati in occasioni particolari quali visite di regnanti, feste pubbliche o manifestazioni varie, un po’ come accade oggi quando si stampano piccole brouchure su manifestazioni varie, dunque in “tiratura” limitata e non soggetti a raccolta e catalogazione come avviene invece per i libri. Nel suo lavoro quotidiano di bottega tipografa Bonetti, molto probabilmente, stamperà più libretti similari, con la denominazione “Stanze”, poiché erano lavori su commissione e dunque remunerati». Un prezioso documento aretino… custodito in terra francese. «Sì e l’unica indicazione che abbiamo è un timbro a inchiostro che si trova nello stesso, in cui è riportato il nome Bibliotéque de l’Arsenale, collection A. Rondel. Rondel fu appassionato studioso e collezionista di testi francesi che, nel 1920, dono al suo Stato oltre 800 mila documenti».

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Raimondo Caprara, curato di San Dome nei ricordi di sua nipote Rosa Iannarelli

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di Ivana l 27 di questo mese sarà il giorno della memoria, come non pensare alle opere, Marianna al ruolo di padre Raimondo Caprara, durante la Resistenza! Il convento, rapPattavina presentando un porto franco per ebrei e non, fu chiamato “la Repubblica di San Domenico”. Siamo andati a trovare la nipote, la signora Rosa Iannarelli. Ci accoglie nella sua luminosa sala da pranzo, fiori freschi sul tavolo, nel divano verde acqua le bambole. Rosa, un marito, due figlie e un gatto, è felicemente in pensione. Constatiamo una certa somiglianza tra lei e lo zio. Ci racconta: «Mia mamma morì partorendo me, e mio padre, guardia forestale, lo vedevo di rado, per cui lo zio Raimondo divenne, insieme alla nonna materna, la mia principale figura di riferimento». La sua frase di allora più ricorrente. «“A questa bambina, già senza la mamma, non dovrà mancare più nulla”». Gli insegnamenti che le ha trasmesso. «Mai lasciarsi influenzare dagli altri, e dire sempre la verità. Per quanto mi amasse, dovevo farcela con le mie forze… Presi il diploma di maestra e con la Legge 285 entrai come operaia tuttofare al Comune, facendo spesso lavori pesanti. Soltanto dopo andai in ufficio». Quella volta che… «Mentre spalavo la neve davanti San Domenico, lui si affacciò dalla finestra che dava sulla piazza e con un sorriso divertito mi salutò con la mano. Diceva fiero, in dialetto potentino (siamo originari di Terranova di Pollino), che ero la miglior spazzina di Arezzo!». C’era qualcosa di cui aveva paura suo zio? «Non temeva nemmeno la morte. Nel 1980, qualche giorno prima di andarsene, a causa di una leucemia, insistette per sapere, affinché si preparasse in preghiera a ritornare alla casa del Signore. Si preoccupò di far arrivare per tempo piccoli doni (biscotti, cioccolatini…) in segno di ringraziamento a medici e infermieri». Episodi di cui fu protagonista. «Tornando al periodo della guerra, grazie a un presentimento riuscì a trarre in salvo una vecchietta qualche secondo prima dell’esplosione di una bomba… Un’altra volta, quando sembrava non esserci speranza di sfuggire a una truppa tedesca, trovò dietro porta San Biagio un varco in un muro (prima c’era una porta) che attraversarono, riuscendo così a nascondersi nelle campagne circostanti. Alla nonna, infine, tutte le sere faceva

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il piccolo grande enico portare il brodino caldo». Fu mai catturato dai tedeschi? «Sì, e lo stavano per fucilare. Le sue ultime parole furono: “Povera mammina mia, soffrirai per questo!”. I tedeschi inaspettatamente si commossero e lo lasciarono andare!». A seguito della liberazione di Arezzo, nel 1946, al Padre fu perfino proposto dalla Giunta comunale l’incarico di sindaco di Arezzo, per la missione umanitaria che aveva svolto durante il periodo dell’occupazione nazista… rifiutò. Grande teologo e insegnante, fece rinascere lo Studium aretino. Istituì mense per i poveri, di qualsiasi nazionalità e religione, oltra alla scuola materna “Bianca Maria Bianchini”. Accoglieva i malati, mandava avanti l’oratorio… Suo zio è stato in qualche modo Padre degli aretini: come lo immaginerebbe adesso. «Amatissimo. Moderno ma non troppo. Dolce e

autorevole allo stesso tempo. Sempre conviviale, una buona forchetta. Disponibile allo scherzo: ricordo i suoi buffi battibecchi col “dispettoso” sacrestano. Realizzerebbe altri progetti a scopo benefico». Gli aretini si fermano a pregare a San Domenico sulla sua tomba. Padre Caprara non si può dimenticare. Ringraziamo la signora Rosa. Il suo gattino, un trovatello, si rotola sul tappeto, vuol giocare con noi. Abbiamo assaggiato pure i dolcetti fatti da lei in casa… Ma si è fatto tardi, dobbiamo proprio andare. Il tempo è volato.

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in copertina

Quintana d’Inverno

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i è svolta ad Arezzo nei giorni di sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre, presso gli impianti dell’Arezzo Equestrian Centre, la prima edizione della Quintana d’Inverno, manifestazione di chiusura della stagione giostresca-quintanara 2013, organizzata dalla Commissione del Comitato Regionale Toscano dell’Area Eventi Storici di Tradizione della Fose. La manifestazione ha raccolto un notevole successo e, nonostante si sia svolta in non perfette condizioni atmosferiche (nebbia e vento l’hanno in parte condizionata), l’evento ha ricevuto il plauso da tutti i partecipanti, che sono stati numerosi e importanti. Ha parlato con noi dell’ iniziativa il responsabile eventi della Commissione Regionale Toscana Roberto Parnetti. continua a pag. 14

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di Alessio Segantini

Il responsabile Roberto Parnetti ci racconta tutti i dettagli

Quintana d’inverno

[segue da pag. 13]

«Questo appuntamento – sottolinea Parnetti – ha fatto seguito alla Quintana di Primavera che si è svolta nello scorso mese di aprile. L’evento è riuscito a superare i numeri della precedente iniziativa, richiamando ad Arezzo tanti dei più forti cavalieri del panorama nazionale per una due giorni davvero spettacolare. Insieme a Goffredo Pasquini, altro responsabile eventi, ci siamo adoperati perché andasse tutto bene, e si può dire che i riscontri organizzativi che abbiamo ottenuto per questa prima edizione sono stati ottimi. La particolarità di questo evento storico è stata che i partecipanti che avevano la residenza sportiva in centri della Toscana, avrebbero lottato per la vittoria del primo Trofeo Toscano di Eventi Storici e Tradizione, la cui premiazione è avvenuta nel Gran Galà dell’Equitazione Toscana. Nelle tre categorie (Giovani, Amazzoni e Brevettati) solo una medaglia non è stata vinta da un cavaliere di Arezzo, cosa che ci fa capire quanto ancora in Toscana possiamo vantarci di essere i numeri uno del settore, con una grande tradizione e un altrettanto grande vivaio di giovani. Infatti, a vincere nella categoria dei cavalieri brevettati, è stato Luca Veneri, con Filippo Fardelli secondo e Marco Cherici terzo. Nella categoria Amazzoni, invece, si è verificato il successo di Chiara Navarra, seguita nell’ordine da Erika Cherici e Francesca Giacomoni. L’unica medaglia non aretina è stata conquistata Quintana d’Inverno, la premiazione da Aurelio Nencini, classificatosi terzo nella categoria durante la serata di gala “ludico-addestrativa” dietro a Niccolò Paffetti e a Niccolò Parnetti. La manifestazione – conclude Parnetti – si è svolta nell’Arena Petrarca e Arena Dante (campi in sabbia silicea) dell’Arezzo Equestrian Centre, ed è stata articolata su quattro gare di cui due riservate a dimostrazioni ludiche per amazzoni e giovani promesse, e due per cavalieri su di un percorso a otto. Alla fine dell’evento tutti si sono detti soddisfatti e si sono dati appuntamento al prossimo anno, motivo che ci dà grande soddisfazione e che già ci proietta alla realizzazione in maniera ottimale della prossima quintana». In questo modo, Arezzo si conferma una delle capitali italiani dello sport equestre e soprattutto delle rievocazioni storiche. Ma quel che più conta, oltre allo straordinario bottino conquistato dai cavalieri aretini, è stata l’affluenza di persone che sono accorse nel nostro territorio da ogni parte d’Italia per prendere parte a questa manifestazione, che, nonostante fosse alla sua prima edizione, ha raccolto un ottimo successo in termini numerici.

Spedizioni in tutto il mondo!

Quintana d’Inverno, la premiazione durante la serata di gala

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via Guadagnoli 37 0575/302676


Donne e sport: è l’ora di cambiare marcia!

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o sport è ben più di una mera pratica fisica. Esso è il riflesso di una società, di una cultura, di un tempo storico-politico peculiare. Abbiamo già visto come nei piani alti di Giacomo delle società sportive rimangano arroccate, nella stragrande maggioranza, gerarchie Belli composte da soli uomini. Un dato che rivela, evidente come una radiografia relazionale del tessuto sociale, la forte distanza di genere che ancora caratterizza il nostro Paese. Le donne sembrano come escluse da questo contesto poiché ancora ritenute numi tutelari del sacro focolare domestico: esse non possono avvicinarsi ad ambiti che, nell’immaginario comune, sono stati di esclusiva prerogativa maschile. Gestire una società sportiva, autentica invasione di campo, sottrarrebbe loro tempo per l’accudimento dei figli, per la spesa, per stare dietro ai fornelli. Stereotipi concretizzatisi in stili di vita che privano, più o meno inconsciamente, le donne della libertà di poter accedere a posizioni di vertice. Una realtà evidente nello sport così come nei vari contesti lavorativi. Stefania Magi, assessore per le Pari Opportunità, sensibile alla questione, pare cogliere la problematicità di tale ferita sociale indagandone le cause: «Lo sport è lo specchio di una società. Come in politica, anche le donne, in questo caso ai vertici delle società sportive, hanno dovuto lottare e dovranno continuare a farlo per potersi fare spazio e apportare le proprie idee e conoscenze. È un aspetto necessario per il cambiamento». La Magi intuisce le tendenze ambivalenti di tale processo: «Mi pare di cogliere un’attitudine delle donne ad autoescludersi in un contesto in cui si ha una visione negativa del potere inteso come egoistica affermazione di sé. Esse devono capire che il potere è uno strumento di servizio». Dall’altro, prosegue l’Assessora: «È vero che le donne sono abituate a un ruolo di conciliazione nella vita famigliare. Le donne devono poter uscire da questa impasse, cambiare tali rigide regole, e portare il proprio valore aggiunto anche in ambiti nuovi come quello sportivo». Bucare questa pesante cortina, tessuta dagli uomini a scapito delle donne mediante una serie infinita di violenze, rette su tradizioni che odorano ancora di naftalina, stereotipi rattoppati ma oramai desueti, paure rinchiuse in un cassetto alla rinfusa, rappresenterebbe una rivoluzione copernicana per la società tutta. Lo sport rientra pianamente in questo campo di battaglia e presenta quelle istanze di cambiamento che stanno insinuandosi in un sistema patriarcale sempre più instabile e infecondo. Per questo, la partita è tutta da giocare. una delle rare donne presidentesse aretine: Paola Salvi dei Lions

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La società di Rigutino da anni promuov

Black Monkeys S.T.A sinonimo d’onestà

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nestà. È questa la parola chiave del soft air, una disciplina sportiva che, negli ultimi anni, sta prendendo piede in Italia e soprattutto in Toscana raggiungendo, a livello di adesioni, numeri da record. Talvolta travisato perché considerato alla stregua di una mera simulazione di guerra, aggressiva e violenta, il soft air è in realtà molto di più, un vero e proprio mix di disciplina, condivisione e vita all’area aperta. A raccontarlo sono i Black Monkeys S.T.Ar., un’associazione sportiva di Rigutino che da anni promuove il soft air nella provincia d’Arezzo. Nati cinque anni fa da un gruppo di amici già attivi all’interno del settore, da tempo i Black Monkeys si battono per veicolare una più giusta interpretazione di questo sport e dei suoi valori, allenandosi nei boschi dell’Aretino e partecipando a tornei sparsi in tutta Italia. «Capita spesso che le persone vedano il soft air come una pratica guerrafondaia – spiega Andrea Venerandi, presidente e parte attiva della società aretina. – In verità ci troviamo di fronte a uno sport aperto che unisce coniuga l’attiva fisica, la voglia di condividere nuove esperienze con gli amici e il contatto con la natura». Una disciplina che tutto sembra, tranne che una pratica dannosa e aggressiva. Ma come funziona davvero? «Il soft air regala emozioni e divertimento e si fonda sui valori fondamentali della vita quotidiana, in primis su sincerità e onestà nei confronti di compagni e avversari – continua Venerandi. – L’obiettivo di ogni incontro è la conquista di un luogo o di un vessillo per cui ci si affronta con strategie di attacco e difesa. I nostri fucili sparano pallini che non macchiano. Chi viene colpito deve dunque dimostrarsi onesto e ammetterlo, dichiarandolo al gruppo ad alta voce». Dal primo nucleo di appassionati, i Black Monkeys sono oggi una delle più frequentate società della zona: conta 20 soci costanti ed è affiliata alla Fisa (Federazione Italiana Soft Air). «Il soft air è davvero uno sport per tutti – spiega il vicepresidente Giuseppe Salvi. – Si può praticare dai 18 anni in su. Ovviamente ci si muove molto quindi è fondamentale essere in buona salute, soprattutto sul versante motorio. Ma giochiamo in condizioni di totale sicurezza, utilizzando delle protezioni, come ad esempio degli occhialini. Nel soft air si sviluppa inoltre la disciplina e la tattica personali, che emergono soprattutto quando il gioco di squadra si fa fluido». Ma i Black Monkeys hanno anche oltrepassato i confini locali prendendo parte a più rinomati tornei nazionali. «Siamo arrivati secondi alla I edizione del Black Dalila, quarti al Resident Evil e ci siamo classificati per due anni consecutivi al Chronos – racconta Giacomo Meoni. – I tornei si svolgono secondo varie modalità. Talvolta prevedono una vera e propria scenografia curata nei dettagli con tanto di personale mascherato, come nel caso del Resident Evil che riproduce l’intero contesto del famoso videogame. Alcuni tornei durano anche un paio di giorni, con varie sessioni di giochi, poche ore disponibili per riposarsi e la possibilità di accamparsi direttamente nei boschi». Gli allenamenti sono ovviamente efficaci, ma rappresentano anche

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ve l’evoluzione del soft air nell’Aretino

Ar., il nostro soft air è di Elettra Fiorini

un’occasione per passare del tempo in compagnia all’aria aperta. «Ci alleniamo la domenica mattina – illustra Fabio Arena, altro membro del club. – I siti d’allenamento possono comprendere aree puramente boschive ed edifici abbandonati. Ovviamente bisogna sempre comunicare alle forze dell’ordine il luogo esatto dove decidiamo di giocare. Attualmente disponiamo di un campo di nostra costruzione fortemente innovativo, con tanto di strutture quali trincee e trivelle. È importante comunque rispettare sempre la natura quando si gioca all’aria aperta. Noi utilizziamo pallini biodegradabili e ripuliamo sempre i luoghi dove ci stabiliamo per salvaguardare l’ambiente». Una realtà, quella della soft air, profondamente sana che si fonda sull’amore per la natura, lo sport e l’aggregazione sociale, facendosi portavoce di qualità, valori e ideali che, dal gioco, si riflettono nella quotidianità di ognuno di noi.

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Le difficoltà economiche non hanno della storica associazione aretina

Arci Pesca Fisa, g budget limitati

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randi risultati sportivi e sociali a budget limitati. L’Arci Pesca Fisa di Arezzo traccia un bilancio positivo dell’ultima stagione ma lamenta anche risorse economiche sempre più scarse, che hanno necessariamente frenato l’attività della pesca aretina. Di tutto questo ne parliamo con Alfredo Rondoni, il presidente che anche nel 2014 guiderà un’associazione che fa oggi affidamento su circa 500 tesserati in tutta la provincia di Arezzo. Rondoni, partiamo dai risultati positivi: siete reduci da una stagione di grandi soddisfazioni. «Siamo entusiasti perché una nostra società, la Nuova Terranuovese Colmic, ha conquistato il titolo regionale arrivando prima al campionato toscano di pesca a box. Si tratta di un traguardo storico perché mai, prima d’ora, una realtà della nostra provincia aveva trionfato nella più importante manifestazione regionale dell’Arci Pesca Fisa. A questo successo si aggiunge la vittoria nel campionato interprovinciale Arezzo-Siena, una manifestazione in cui i pesca-sportivi aretini si sono piazzati ai primi tre posti assoluti della classifica. Questa collaborazione con Siena, che rinnoveremo anche per il 2014, ci ha permesso di proporre tante belle gare capaci di coinvolgere i migliori pescatori delle due province sulle sponde dell’Arno di Laterina e dell’Arbia». Un altro motivo d’orgoglio è l’apertura invernale della pesca sul Corsalone. «Ci siamo impegnati per fornire la possibilità di pescare anche d’inverno. Dopo il primo esperimento del 2012, quest’anno abbiamo garantito la pesca sul torrente Corsalone dal 1° ottobre al prossimo 31 gennaio, con un’apertura no kill che ha riscontrato i favori di centinaia di appassionati. Per la nostra associazione questo comporta un importante impegno per ripopolare il fiume e vigilare sul rispetto delle norme, ma siamo felici di offrire questo ulteriore servizio». Con il 2013 si è chiuso il progetto per la pesca di selezione al Siluro promosso con la

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o frenato l’attività sportiva e sociale

grandi risultati a di Marco Cavini

Provincia di Arezzo: qual è il bilancio? «Nell’ultimo biennio abbiamo formato 250 pescatori per monitorare e contenere la presenza del pesce Siluro nei fiumi e nei torrenti della provincia di Arezzo. Il pericoloso predatore ha invaso l’Arno e, razziando tutto ciò che trova sul proprio fondale, sta mettendo a repentaglio l’intero ecosistema fluviale aretino, dunque abbiamo promosso un progetto per arginarlo e salvare i nostri fiumi. I pescatori abilitati alla pesca di selezione hanno già mostrato la bontà di questa iniziativa eseguendo molte catture di Siluri, dunque abbiamo chiesto alla Provincia una delega per continuare a impegnarci in questo progetto». Quali sono stati, invece, gli aspetti negativi dell’ultimo anno? «Collaboriamo con le Amministrazioni pubbliche per tanti progetti, dalla vigilanza ittica alla gestione dell’impianto ittiogenico di Carda, ma le istituzioni hanno sempre meno risorse da dedicare a queste tipologia di attività. I budget limitati ci hanno costretto a sospendere molte iniziative rivolte, soprattutto, ai bambini e alle scuole». Nel prossimo biennio avrete la responsabilità del campo di gara di Laterina. «Si tratta di un bell’impegno che richiede la disponibilità di tanti volontari per i servizi di manutenzione e vigilanza, ma ci siamo organizzati per portare a livelli d’eccellenza uno dei migliori campi di gara toscani». Quali saranno gli obiettivi per il 2014? «Innanzitutto ci impegneremo per migliorare quanto di buono fatto negli ultimi anni, dunque per confermarci sportivamente ai vertici della Toscana, rafforzare il servizio di vigilanza ittica, sviluppare il progetto di pesca al Siluro e ampliare l’apertura del Corsalone. Ci aspettiamo un supporto dalle istituzioni per arricchire il calendario di attività e gare per bambini e ragazzi, con più iniziative per promuovere la pesca e sensibilizzare all’ambiente ittico. Continueremo a sfruttare ogni nostra risorsa per garantire una proposta di qualità che coinvolga persone di tutte le età».

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Stella Azzurra, una stagione in cima a ogni classifica

di Marco Cavini

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ue primati e un terzo posto confermano la Stella Azzurra al top del calcio femminile toscano e italiano. La società aretina ha iniziato il nuovo anno nel migliore dei modi, con tre risultati positivi ottenuti domenica 12 gennaio che hanno lanciato tutte le sue formazioni, dalla prima squadra alle Giovanili, ai vertici dei rispettivi campionati. Il pareggio è arrivato in Serie B, con la Stella Azzurra rincasata dalla difficile trasferta sul campo romagnolo del Castelvecchio con un positivo 0-0 grazie al quale la squadra di mister Massimiliano Pedalino mantiene il terzo posto della classifica. Questo risultato ha permesso alla Stella Azzurra di rimanere l’unica squadra imbattuta dell’intero campionato e, soprattutto, di poter vantare – con appena 6 reti subite – la miglior difesa tra le 69 realtà italiane impegnate nei campionati di Serie A e Serie B. «Questi record – afferma il direttore generale Claudio Chiarini – sono un ulteriore

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tassello di una stagione trionfale in cui, da matricola del campionato, ci stiamo dimostrando capaci di rimanere ai vertici della classifica e tener testa a ogni avversario». Ancora meglio hanno fatto le squadre del settore giovanile della Stella Azzurra, con Juniores e Giovanissime al comando dei rispettivi campionati regionali. La vera sorpresa sono le Juniores di Elena Bruno, protagoniste contro il Livorno di una devastante prova di forza, una vittoria 10-1 con cui raggiungono il Perugia in vetta alla classifica. La Stella Azzurra, al suo primo anno nella competizione, sta dunque compiendo una vera e propria impresa, dando filo da torcere a storiche corazzate come il Firenze o lo stesso Perugia, e giocandosi fino all’ultimo una storica vittoria del campionato. Una conferma arriva invece dalle Giovanissime di Paolo Acquisti che, piegando per 6-0 lo stesso Livorno, hanno portato a +4 il vantaggio sulle inseguitrici, lanciando una vera e propria volata verso il loro secondo titolo regionale consecutivo. «Era impossibile iniziare meglio il nuovo anno – conclude Chiarini. – Tutte le nostre squadre sono stabilmente ai vertici dei loro campionati, regalando soddisfazioni al presidente Otello Acquisti, alla società, ai tifosi e, soprattutto, all’intera città di Arezzo, che siamo orgogliosi di rappresentare in tutta Italia con questi grandi risultati».


AREZZO

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Sagresto. Sventurato citto

Enzo Gradassi racconta le vicende del bandito casentinese

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ell’ultimo libro di Enzo Gradassi, Sagresto. Sventurato citto, uscito di recente per Fuori|Onda, oltre al racconto dettagliato della vita da brigante di Raffaello Conti, soprannominato e poi conosciuto col nomignolo di “Sagresto”, troviamo un bell’affresco del Casentino di fine Ottocento. I paesetti e i casolari delle famiglie contadine, la prima ferrovia che taglia le colline e le località che ancora oggi si possono riconoscere. L’autore, con le storie di vita dei mezzadri e dei braccianti che ruotano attorno alle avventure del bandito, ci riporta ai racconti dei nostri nonni, che sanno sì di miseria, ma soprattutto di passione e semplicità, nel privilegio di poter bere del latte scaldato non dal gas ma dalla mucca che è appena stata munta. Gradassi ci fa immergere in un pezzo di storia delle nostre campagne su cui, proprio perché di passaggio verso quelle trasformazioni politicosociali del Novecento moderno e industrializzato, pochi si soffermano: gli anni appena successivi all’unificazione nazionale, il cui alito di democrazia, benessere e libertà rimangono ancora sconosciuti – e lo saranno per molto – alla grande fetta della popolazione rappresentata dai contadini. «Si era appena fatta l’Unità d’Italia, che dalle parti di Salutìo come da quelle di Ponina era passata come una bava di vento che non aveva cambiato niente: la fatica si chiamava ancora fatica, la miseria si chiamava ancora miseria e la fame, fame». È questo il contesto in cui vive e colleziona anni di galera il brigante Sagresto che, rimasto nei cassetti più nascosti della memoria degli aretini solo perché il suo nome non era Gnicche, ha un bel curriculum di estorsioni, evasioni dal carcere, accoltellamenti e furti fino a un duplice omicidio. A ben vedere, nell’atteggiamento spavaldo e prepotente di questo, nonostante tutto, sventurato citto, c’è un fondo di malinconica tristezza che deriva dalla voglia di libertà e di uguaglianza: un tentativo di riscatto sociale che Sagresto sceglie per vie sbagliate. Oggi, oltre a questo bel libro, rimane del bandito casentinese una piacevole cantica in ottava rima con cui Enzo Gradassi chiosa la sua nuova pubblicazione. www.fuoriondalibri.it

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Eccellenze da

La copertina del Catalogo dell’Arte Moder

“A

d Arezzo non ci sono artisti validi”. “I pittori aretini sono provinciali di Marco Botti e attardati”. “Per vedere la vera arte bisogna andare nelle grandi città”. Quante volte avrete sentito pronunciare queste frasi? Nemo propheta in patria è una locuzione che vale ovunque, ma da noi è più che abusata. La fine del 2013 ha tuttavia riservato un duro colpo alla credibilità dei detrattori di professione, anche di quelli più incalliti. Chi si è già procurato il numero 49 del Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori (CAM), ormai da mezzo secolo strumento insostituibile per galleristi, collezionisti, studiosi e appassionati, avrà infatti notato che l’opera scelta per la copertina è firmata dal pittore Mauro Capitani. Non finisce qui, perché avrà rilevato pure che altri autori del nostro territorio – vedi Elisa Zadi e Lorenzo Donati – fanno parte dell’elenco degli artisti di cui viene presentata l’attività attraverso la produzione, il mercato, le quotazioni d’asta e le note biografiche. Quello della copertina è un grande riconoscimento del comitato tecnico-scientifico dell’annuario per l’attività del maestro nativo di San Giovanni Valdarno, la cui carriera quasi cinquantennale lo ha portato a esporre con successo in tutto il mondo e, nel contempo, a intessere rapporti con figure di primo piano dell’arte contemporanea. In passato il CAM ha omaggiato, attraverso le sue cover, grandi pittori del Novecento italiano come Carrà, Guttuso, 22

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a esportazione

rna Mondadori affidata a Mauro Capitani Sassu, Burri, Rotella e Nespolo. Per questa nuova edizione il privilegio è toccato all’artista valdarnese, a cui la commissione del catalogo ha concesso ampia libertà di espressione per il soggetto da rappresentare. È nata così l’opera intitolata Il Toro (olio su tela, 120x100 cm). «Il toro e la sua forza – ci spiega Capitani – vogliono essere un invito a risollevare e rinnovare i valori dell’arte, anche attraverso la riscoperta dell’atto pittorico e di un linguaggio figurativo che mai si è assentato dal mercato, nonostante le facili mistificazioni basate sull’invenzione di un’arte improvvisata e consumistica, da propinare a collezionisti a loro volta improvvisati». Il maestro aretino – come lui stesso ama ripetere – invece non si è mai lasciato attrarre da facili espressioni e dalle mode, ha creato sempre ciò che più gli piaceva, con uno sguardo comunque attento ai continui mutamenti socio-culturali degli ultimi decenni. Attraverso un’irruenza coloristica ovunque apprezzata, il suo stile continua oggi a evolversi, mantenendo un carattere distintivo anche di fronte alle tematiche più diverse. L’arte per Capitani è emozione, forza espressiva, energia, tutte peculiarità che trasudano dal suo toro, simbolo del nuovo Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori e opera con la quale il suo nome è entrato di diritto nella storia della pittura contemporanea italiana. www.maurocapitani.it

Ombre di Massimiliano Lucchetti

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La Galleria 33 inaugura il 2014 con l’artista versiliese

omenica 19 gennaio 2014, presso la Galleria 33 di via Garibaldi 33, s’inaugura Ombre, la mostra personale dell’artista pietrasantino Massimiliano Luchetti, a cura di Tiziana Tommei, con il patrocinio della Provincia e del Comune di Arezzo e il supporto tecnico di ristorante “Le Rotte Ghiotte” e Azienda Agricola “Carlo Tanganelli”. Il pittore, attraverso una tecnica lenta e riflessiva, raffigura cavalieri, relitti, isole, fortificazioni, terre inesplorate, mondi che appartengono a un passato remoto e indefinito. Il mondo che Luchetti costruisce e destruttura sulla tela è un limbo fatto non di luoghi ultraterreni, ma di realtà palpabili, che invadono lo spazio, frutto di un iter interiore squisitamente cerebrale. A proposito della serie Mappe, la sua produzione più attuale, l’artista afferma: «Le Mappe assumono le sembianze di “porte”, bisogna varcarle per poi esplorare lo spazio celato dietro di esse e farsi condurre alla sublimazione del viaggio, alla scoperta di un nuovo mondo. Starà al singolo individuo leggere il proprio Io e domandarsi se intraprendere o no il cammino nelle profondità di queste terre». La mostra, a ingresso libero, è visitabile fino al 16 febbraio con i seguenti orari: da mercoledì a venerdì 16.30/19.30; sabato e domenica 11.00/13.00 e 16.30/19.30. www.galleria33.it Cecilia Falchi

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In corso il ciclo di proiezioni

Cinema surreale

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a preso il via il 13 gennaio Assurdo sarà lei. Sguardi surreali in sala, il nuovo ciclo di proiezioni del Cineforum Interno Aurora, in programma ogni lunedì alle 21.45 presso il circolo di piazza Sant’Agostino, come al solito a ingresso gratuito, fino al prossimo 3 marzo. I curatori Francesco Maria Rossi e Velimir K hanno selezionato con cura otto titoli che spaziano tra presente e passato, tra bianco e nero e colore, accomunati da una forte autorialità e dal gusto per il grottesco, l’onirismo, lo spaesamento dello spettatore. Dopo l’inaugurazione de L’angelo sterminatore (1962), capolavoro di Luis Buñuel divenuto simbolo tuttora attuale dello stallo nelle relazioni, in una più ampia critica della società benpensante moderna, la rassegna prosegue con altre succulenti proposte. Lunedì 20 gennaio con L’anno scorso a Marienbad (1961) Alain Resnais ci porta in un viaggio nella memoria più metafisico che storico, con una delle pellicole più criptiche ma apprezzate dalla critica, Leone d’Oro a Venezia. Lunedì 27 gennaio è la volta de Il servo (1963) di Joseph Losey, vero e proprio thriller sui rapporti di classe, sceneggiato da Harold Pinter e considerato tra i più importanti film britannici di sempre. Lunedì 3 febbraio va in scena Che? (1972) di Roman Polanski: il maestro polacco gira ad Amalfi una commedia grottesca, liberissimo adattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, con protagonisti Marcello Mastroianni e Sydney Rome. Lunedì 10 febbraio unico titolo italiano a firma Marco Ferreri, Non toccare la donna bianca (1974): ancora Mastroianni, nei panni del generale Custer, per un western pazzescamente 24

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i organizzato dal circolo Arci Aurora

e: assurdo perderlo! trasposto nella Parigi anni Settanta. La lotta ai nativi come critica all’imperialismo statunitense, con le memorabili apparizioni di Villaggio e Tognazzi e due mostri sacri come la Deneuve e Piccoli. Lunedì 17 febbraio Intervento divino (2002) di Elia Suleiman rilegge con leggerezza e sentimentalismo il conflitto israelo-palestinese, ricordando per fisicità il cinema di Jacques Tati e quello di Buster Keaton. Lunedì 24 febbraio facciamo un salto in Svezia con You, The Living (2007) di Roy Anderson: una serie di sketches tragicomici, girati con attori non professionisti e autofinanziati, per una pellicola originalissima che ha raccolto successo nei festival mondiali. La rassegna si conclude lunedì 3 marzo con i Racconti dell’età dell’oro (2009), film collettivo a episodi di Hofer, Marculescu, Mungiu, Popescu, Uricaru. I migliori autori rumeni di questa generazione narrano racconti sulla fine del comunismo e di Ceausescu, cercando di rinverdire i fasti della commedia all’italiana di Risi e Monicelli. C’è poco da aggiungere: spegnete le luci, accendete gli sguardi! Enrico Badii

Immagini e Dissolvenze poetiche Un intreccio unico tra fotografia e poesia

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all’11 al 30 gennaio 2014 Pan Art, il locale poliedrico recentemente inaugurato a Case Nuove di Ceciliano (Ar), ospita la mostra Immagini di Luciana Severi, accompagnata dalle Dissolvenze poetiche di Gabriele Tristano Oppo: un evento che unisce fotografia d’autore e poesia. Gli scatti in esposizione non hanno un unico filo conduttore ma sono stati selezionati e accostati con un processo dove sono innanzitutto la sensibilità e le emozioni a emergere. Viaggi, architetture, paesaggi, natura, l’intento principale dell’artista sembra essere quello di trasmettere qualcosa di interiore, di andare oltre la mera immagine per rappresentare il reale in modo del tutto personale. Sulle sensazioni che scaturiscono osservando queste foto sono nate poi le poesie di Gabriele Tristano Oppo, noto medico, scrittore e poeta, che le rendono ancor più godibili “col magico incanto della parola”. In mostra anche alcune composizioni fotografiche elaborate dalla Severi in collaborazione con l’artista Gianni Bigoni, dove, ad esempio, alcune strutture turche o alberi del colle di San Giusto a Trieste vanno a creare nuove forme e geometrie. Serena Capponi

enrico.badii@gmail.com

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Cosa resterà del centro? di David Mattesini

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alzelli sì, balzelli no? È giusto pagare per i permessi per la Ztl A e B? Se sì, quanto? Così tra i residenti del centro storico in protesta, continua l’azione del Comune per liberare la città dentro le mura dal traffico, o quanto meno per ridurre fortemente l’impatto della auto, regolando in modo puntiglioso i requisiti di accesso. Un’azione attesa da tempo, quanto meno da quando i posti auto proprio nel centro, hanno iniziato a scomparire sempre di più. Un passo che va in parallelo all’allungamento dell’orario in cui non si può accedere senza permesso, e la costruzione di capienti benché più che discussi parcheggi nel ring cittadino. Il punto però è che mentre ancora langue una vera implementazione del trasporto pubblico locale, i cittadini in piena recessione economica, con un livello di disoccupazione ai record storici, si arrabbiano e non poco. Per la Ztl A sono 50 euro da pagare per tre anni per la prima auto, ugualmente per la seconda, ma qui il permesso dura solo un anno, mentre per la terza si arriva a pagare fino a 120 euro all’anno. Simili le condizioni per la Ztl B. Disciplina a parte invece per gli scooter, mentre privilegiati sono i mezzi ibridi, già perché in questo caso i permessi vengono rilasciati gratuitamente. Insomma una nuova disciplina che accontenta gli amanti del centro pulito, ma lascia con l’amaro in bocca quei residenti già messi in crisi ogni primo

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fine settimana del mese dalla Fiera Antiquaria. Sullo sfondo l’annoso problema di tenere vivo e rilanciare il centro storico, nodo non da poco, che finché Teatro Petrarca e Fortezza resteranno cantieri chiusi, sarà difficile sciogliere davvero.

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“Buongusto” è il nome del punto vendita in franchising che noi di Forno “La Badia” abbiamo aperto, e speriamo uno dei tanti che apriremo nei prossimi tempi. Una nuova idea, un nuovo modello, soprattutto un contratto sviluppato appositamente da noi, applicabile nel nostro settore, cioè quello delle panetterie e piccoli alimentari. Il 10 luglio abbiamo aperto il primo negozio a marchio Buongusto a Castiglion Fiorentino, lungo la statale. È una tipologia di modello su cui puntiamo molto, ed è un opportunità non soltanto per espanderci ulteriormente, ma anche per chi lo volesse aprire e diventare un nostro affiliato. Con un piccolo investimento (veramente minimo) il nostro affiliato ha la possibilità di aprirsi un negozio, e crearsi un posto di lavoro, supportato in tutto e per tutto dalla nostra esperienza aziendale, e con la possibilità di vendere più di 400 prodotti tra quelli di produzione propria e quelli commercializzati a

marchio nostro. Il franchising in poche parole, non è altro che un’affiliazione commerciale, una formula di collaborazione tra imprenditori per la distribuzione di servizi e beni, indicata per chi vuole avviare una nuova impresa ma non vuole partire da zero, e preferisce affiliare la propria impresa a un marchio già affermato. Il franchising è infatti un accordo di collaborazione che vede da una parte un’azienda con una formula commerciale consolidata (affiliante, o franchisor) e dall’altra una società o una persona fisica (affiliato, o franchisee) che aderisce a questa formula. Tante catene famose hanno sviluppato punti vendita in franchising, sopratutto i fast-food e nel settore dell’abbigliamento. Il

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nostro modello a differenza degli altri è più snello, più funzionale al momento di crisi che stiamo attraversando, e sopratutto andreste a vendere un prodotto di consumo giornaliero, il che significa incassi sicuri. Altro punto di forza di tutto ciò è la nostra forza commerciale, e la visibilità che vi darebbe il nostro marchio. Dal 2006, anno di nascita, siamo già presenti con i nostri prodotti in cinque province tra Toscana ed Emilia Romagna, e siamo in continua crescita, segno questo che i prodotti da noi venduti ritrovano nel consumatore finale un grande riscontro. Per chi volesse saperne di più, ci può contattare direttamente all’email fornolabadia@libero.it.

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Ripartire dopo l

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ccoci qua nel nuovo anno, tanto atteso e tanto pieno di buoni propositi, come ad esempio quello di cominciare una dieta. Un po’ come i lunedì di molte settimane, prescelti per iniziare i sacrifici di una nuova vita ricca di rinunce e sofferenze. Infatti dopo i giorni di festa, nei quali ci si concede il lasciarsi andare alle più peccaminose tentazioni culinarie, spesso si ricorre a fasi di espiazioni dei peccati tanto condannati, con digiuni, salti dei pasti, diete liquide il cui alimento principale è l’acqua, verdure spacciate immeritatamente come carboidrati che diventano pasti unici, insomma un’unica parola d’ordine: privazione. Poi però dopo i lunedì arrivano irrimediabilmente i martedì, quando ci si sente nobili a perpetrare i digiuni e le astinenze dai piaceri della vita. Seguono i mercoledì in cui si comincia ad avvertire un certo senso di disagio, come dire, una sorta di senso di sfortuna per cui partono i ragionamenti come: “Certo che tutti questi sacrifici per essere in forma, mentre ci sono persone che mangiano quello che vogliono e non prendono un etto, ma perché a me basta l’aria per ingrassare?”. Arrivano poi i giovedì, dove oltre alla inevitabile fame, giunge anche la stanchezza e la noia e quindi i primi pensieri: “Ma se è così, dovrò stare a dieta tutta la vita? La mia sarà una lotta continua? A che serve se poi basta un nulla per riprendere peso?”. Ecco i venerdì e con loro si avvicina il fine settimana, e si comincia a pensare al dover rinunciare pure ad andare a cena fuori con gli amici o a evitare le occasioni sociali per non interrompere quel giuramento di fedeltà assoluta all’astinenza dai piaceri terreni della tavola. La fatica aumenta. Poi arriva anche il sabato e con esso il senso di frustrazione e solitudine per non poter partecipare come tutti ai banchetti. Questa volta il pensiero che parte è quello: “Ma se tanto mangio una cosina che non è prevista dal mio regime ascetico, cosa succederà?”. Tale pensiero, indotto dalla parte tentatrice che è in noi, ci induce ad assaggiare quella piccola “cosina” dolce o salata tanto proibita, facendo scattare una smisurata sensazione di col-

tel.

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le feste

pa e di fallimento che ci induce un altro pensiero: “Ah, ormai è andata, ho ceduto, ho peccato, ho fallito, non ce l’ho fatta un’altra volta, tanto vale che a questo punto mangi tutto quello che voglio, tanto ho a cura della dott.ssa rovinato la dieta!”. Così oltre alla Barbara frustrazione, parte un altro comLapini portamento sbagliato, che è quello dell’esagerare e dell’abbuffarsi perché non si è più sottoposti a quella dieta rigida che ci si era prefissi in testa. La domenica ve la lasciamo immaginare, prima dell’arrivo di un altro lunedì. Ma cari amici, è veramente questo il senso della parola “dieta”? Sono davvero questi i sacrifici che occorre fare per stare bene e perdere peso se è necessario? Da dietista lasciatemi dire di no! Dieta ha da sempre il significato di regime alimentare equilibrato, anche se è ipocalorica! Cioè si deve perdere peso mangiando. Ma mangiando bene! Non può essere un sacrificio estremo per qualche tempo, senza nessun tipo di stravizio, mai. La dieta deve essere un insieme di abitudini sane da portare avanti come stile di vita, nella quale è prevista la rinuncia o meglio l’evitare le esagerazioni costanti, ma anche le concessioni, perché “è la dose che fa il veleno” e “le grandi rinunce portano inevitabilmente alle grandi abbuffate” e sono quelle a fare veramente dannose, si fanno troppo spesso perché troppo spesso si rinuncia. Un nutrizionista famoso, di nome Totò, diceva che “l’appetito viene a stare digiuni”, quale frase più saggia poteva riassumere il senso di tante diete sbagliate? Dottoressa Barbara Lapini Dietista Responsabile prevenzione Lilt (Lega Italiana Lotta contro i Tumori) di Arezzo www.dietistalapini.it Manda le tue domande a lapinibarbara@yahoo.it e leggerai le tue risposte nella prossima rubrica.

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InformaGiovani (piazza Sant’Agostino) Edicola “San Michele“ (piazza San Michele) “La Feltrinelli Point” (via Cavour 13) Edicola “Amidelli” (via Porta Buia) Edicola “Scartoni” (piazza San Giusto) Edicola “Bidini” (via Redi) Edicola “Rossi” (via Pacioli)

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il sonetto

Slightly Out Jazz Quintet in concerto

È pàsso l’anno vecchio e me ritrovo ancora la speranza che qualcosa cambi ’n politica ne’ l’anno nòvo. È ’na speranza alquanto nebulosa, ma a dàgni fiato almeno me ce provo, e sogno una stagione fruttuosa che porti la certezza di rinnovo, di legge elettorale decorosa, di tagli ai privilegi, di lavoro per tutti, meno tasse e meno sprechi, senza più falsi invalidi né ciechi,

di Leonardo Zanelli

Il rapo aretino è un ortiva tipica della cucina invernale che si consuma abbinata al maiale o alle preparazioni in umido, dopo averla lessata. Si semina a spaglio a luglio o a settembre, resiste ai parassiti e non ha particolare necessità di irrigazione nemmeno dopo la semina. In zuppe, minestre e nelle pastasciutte, si utilizza tutto, le foglie e le infiorescenze; tipici sono i rapi rifatti con la salsiccia. L’uso è limitato al consumo locale e a un ristretto circuito commerciale destinato all’alimentazione del bestiame. In tutto il Pratomagno, il Casentino e la Valtiberina, le aziende che lo producono sono circa un centinaio, una buona parte delle di Fabio Mugelli quali biologiche.

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il settimanale di arezzo

American Hustle *** ½ Il truffatore Irving Rosenfeld lavora insieme alla sua amante. Scoperti dalle autorità, vengono obbligati a collaborare, lavorando per un agente Fbi fuori controllo, Richie DiMaso. DiMaso li catapulta in un pericoloso mondo di faccendieri, intermediari del potere, mafiosi. Che David O. Russell avesse un talento nell’armonizzare tragedia e commedia è cosa risaputa. Grazie a una sceneggiatura cucita con grandissima arguzia il regista imposta un tono narrativo puntuale che consente una vasta gamma di emozioni ed effetti. Soprattutto è riuscita la miscela dei generi, dal noir al gangster filtrata attraverso un produttivo ping pong con una commedia di ottima fattura. Un’esplosione contagiosa di funky jazz interpretata da un cast formidabile, il film si rivela audace e coinvolgente. Jacopo Fabbroni

17 gennaio 2013

cinema

chilometro zero

senza l’affronto di pensioni d’oro o di rimborsi presi a quattro mani. Un augurio di cuore agli italiani!

Lo Spazio Seme di via del Pantano a sabati alterni ospita grandi jam session aperte a tutti, in collaborazione con il Jazz Club Arezzo. Ogni volta le jam saranno precedute da una formazione che si esibirà, aprendo la serata. Sabato 18 gennaio, alle ore 21.30, live d’apertura con Francesco Giustini alla tromba, Benedetto Burchini al sax tenore, Enrico Orlando al piano, Nicola Ferri al contrabbasso, Andrea di Lucio Massai Croci alla batteria.

l’evento

AUGURI ALL’ANNO NUOVO


17 gennaio 2013

il settimanale di arezzo

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