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Il volto nobile dello sport aretino S

iamo soliti associare allo sport il vezzo di tempo libero, un metodo per stare in salute, o dal lato parallelo, l’espressione della potenza fisica portata ai suoi estremi. Sollevata la scorza ludica, su-

perficiale, di tale attività, potremo scorgerne l’anima nobile, costituita dalla sua funzione educativa, volta all’integrazione e all’inclusione sociale, che assume un valore ancor più elevato quando tali principi si inseriscono all’interno della vita di persone con disabilità. La salute di una città è determinata anche dal suo impegno nel sociale, di cui Arezzo, è una vera e propria fucina. Proprio il nostro Comune e l’Amministrazione provinciale hanno sostenuto, fin dagli albori, le proposte di una realtà a oggi consolidata nel territorio qual è l’Associazione Angeli All Stars Arezzo. Nata quasi dieci anni fa, è formata da un nutrito gruppo di persone composte da familiari, insegnanti e istruttori che aderiscono ai vari progetti di lavoro volti a trasmettere una vera e propria cultura, nonché ampliare le opportunità e le sfide che il mondo dei diversamente abili pone. «Con questa iniziativa cerchiamo di garantire a tante persone con disabilità interessate allo sport, la possibilità di essere accompagnate da personale competente e in grado di essere valido sostegno agli allenatori durante l’esercizio delle attività sportive, acquisendo quelle competenze relazionali che favoriscano il senso di inclusione». Questo è, tout court, il progetto di Paolo Lucattini, presidente di All Stars Arezzo. Con l’aiuto coordinativo del Coni, l’associazione è riuscita anno dopo anno a coinvolgere sempre più istituzioni sportive e scolastiche, così da am-

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pliare la variegata scelta di attività e corsi. A oggi vi aderiscono molte società che formano un ampio bacino in cui i ragazzi possono cimentarsi in una molteplicità di discipline sportive e realtà coinvolgenti, diverse l’una dall’altra. Alla base, come filo rosso, il divertimento, il sorriso, sempre all’interno di un contesto inclusivo e stimolante. Per farsi un’idea, il progetto “Giochiamoci”, in collaborazione con la palestra Life, che permette ai ragazzi di sperimentare i rudimenti della danza. Ma anche “Equitazione” all’Equestrian Centre di San Zeno, o il progetto “Muoviamoci” a cui aderiscono molte realtà sportive aretine come Volley Arezzo, Ginnastica Petrarca, Arezzo Roller, AlgaEtruscAtletica, Unione Ciclistica Aretina e Scuola Basket Arezzo. Per dare le stesse possibilità agli abitanti della Valdichiana, è nato il progetto “Ragazzi Speciali”, presso la palestra comunale di Castiglion Fiorentino. Infine il “Progetto Scuola”, dove l’All Stars è impegnata nel supportare gli insegnanti di educazione fisica e sostegno. Seppur nel contesto aretino e provinciale questa associazione rappresenti il fulcro dell’attività sportiva per ragazzi disabili, esistono altre piccole realtà più o meno conosciute, inserite a livello locale e dedite a simili progetti. Ad esempio la Uisp (Unione Italiana Sport Per Tutti) organizza ogni anno Arezzo Abilia, una maratona aperta a tutti che anno dopo anno miete sempre più adesioni. Non solo. Ogni giorno, moltissime persone si occupano di questi ragazzi davvero speciali, meritevoli di una vita altrettanto speciale. Che poi tradotto significherebbe permettere loro di sentirsi parte di noi, di accoglierli in una società che è solita innalzare una spessa cortina di indifferenza nutrita dalla paura nei confronti di realtà differenti. Una patina difficile da scalfire, alle volte. Questi ragazzi hanno invece molto da insegnarci: l’impegno, la passione e la gioia con cui affrontano le varie attività, il divertimento che sprigionano i loro volti non meritano emarginazione, bensì il coinvolgimento in un abbraccio che è poi il vero succo, il valore essenziale di un’esistenza degna di essere denominata tale. “Che io possa vincere, ma se non ci riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze”, è il motto del sito Special Olympics, ma come ci insegnano questi ragazzi, Giacomo Belli sempre col sorriso.

AREZZO SPORT inserto staccabile del “Settimanale di Arezzo” © tutti i diritti riservati

responsabile: MARCO CAVINI cavini.marco@gmail.com, 333/45.35.056 redattori: Giacomo Belli, Marco Beoni, Elettra Fiorini, Omero Ortaggi, Luca Stanganini per contattare la redazione arezzosport@gmail.com per le vostre promozione nell’inserto marketing.egv@gmail.com


Buon viaggio, Giovanni... O

rsi, Minoia, Butti, Mangoni, Pozza… La sapevamo a memoria, la formazione dell’Arezzo, allora. Eravamo nei favolosi anni Ottanta, che se li chiamiamo ancora oggi così, un motivo ci sarà.

Tutto era più bello, o almeno appariva migliore. Compreso andare allo stadio a vedere l’Arezzo, e non soltanto perché allora, a d detta di tutti, il campionato di Serie B era il secondo campionato più bello del pianeta, secondo solo alla massima serie. L’Italia era il ffulcro del mondo calcistico, e Arezzo ne faceva parte. Gli stadi avevano il suo fascino, le magliette erano più belle, persino i giocatori lo erano, lontani dai look improponibili di oggi. Uno di questi, che quando passava le donne si giravano a guardarlo, era proprio Giovanni Francesco Pozza, una delle bandiere amaranto di sempre, ammainata purtroppo pochi giorni fa a causa di una lunga G m malattia, contro la quale ha lottato come se fosse ancora su un prato verde, uscendo di scena vinto ma non sconfitto. Non poteva essere altrimenti, non si è mai sconfitti dalla morte quando si lascia il ricordo di ciò che in vita abbiamo fatto. Veronese di nascita ma aretino di adozione, aveva da poco superato il traguardo del mezzo secolo di vita, buona parte del quale trascorso tra palloni e spogliatoi. Era un tipo riservato, il Nanni. Non amava stare al centro dell’attenzione, nonostante il suo passato calcistico che avrebbe potuto essere qualcosa da “far pesare”. Cresciuto nel Chievo Verona, aveva successivamente portato i suoi riccioli biondi ad Avellino, quando ancora era un ragazzino, Poi, risalendo, dapprima Terni, Pisa e finalmente Arezzo. “Quell’Arezzo lì”, l’Arezzo di Manchino Neri, Malisan, Butti, Zandonà, Mangoni. Quando l’Arezzo retrocesse, Pozza si meritò la chance di rimanere nel calcio ad alti livelli, con la Reggina. Salvo sentire la nostalgia di San Cornelio e l’attaccamento ai colori amaranto, che lo riportarono all’Arezzo nel 1991, con Menchino Neri, ex compagno diventato allenatore. C’era anche Giovanni, due anni dopo, quando l’Arezzo fallì, e fu uno dei pochi che provò a salvarlo dall’ingloriosa onta della radiazione. Così non fu e così, forse per la delusione, appese – o quasi – al chiodo le scarpette, continuando con il Dante, seconda squadra cittadina dell’epoca, che aveva investito per riportare in alto il calcio ad Arezzo. Ultimamente, lo potevi trovare ai campi dell’Union Team Chimera, società che lui stesso aveva contribuito a fondare e lanciare, impegnato a tempo pieno e con il solito sorriso discreto sulle labbra. Poi è arrivata l’ultima partita da giocare, quella il cui esito non è dato conoscere, quella dove parti da un cinque a zero subito all’andata da rimontare, se vuoi passare il turno. Non ce l’ha fatta. L’angelo biondo che difendeva la porta amaranto, ha dovuto soccombere, portando con sé il ricordo di un ragazzo gentile e di una persona seria. Uno dei più presenti di sempre: 179 volte in amaranto. Era bravo nel gioco aereo e adesso, lassù tra le nuvole, tutti se ne accorgeranno. Buon viaggio, Giovanni, la tua ultima trasferta è Luca Stanganini arrivata, fatti valere anche nello sterminato prato, non più verde, ma celeste. Colorato di amaranto.

IL PODIO DI OTTOBRE Benedetta Cuneo, storico tricolore nel salto triplo. Marconcini conquista il bronzo nella World Cup di Judo; i Mastiff volano in Serie A

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° posto: BENEDETTA CUNEO (salto triplo) È un momento d’oro per l’atletica aretina. Dopo i successi di Anna Visibelli nel salto in lungo e di Letizia Marzenta nel salto con l’asta, l’ultimo grande risultato porta la firma di Benedetta Cuneo. Dal 7 al 9 ottobre, la giovane promessa dell’Alga EtruscAtletica ha disputato a Jesolo i Campionati Italiani Cadetti e, nel salto triplo, è riuscita a saltare fino a 12 metri e a conquistare il titolo tricolore. ° posto: MATTEO MARCONCINI (judo) Straordinario Matteo Marconcini. Il 9 ottobre, a Baku (Azerbaigian), il forte judoka aretino, in forza nella società sportiva dei Carabinieri, ha conquistato il secondo posto negli 81 kg della World Cup di Judo. Marconcini, dopo aver vinto quattro incontri con sfidanti di tutto il mondo, si è arreso solo in finale con il russo Pshmakhov, riuscendo comunque a ottenere una prestigiosa medaglia d’argento. Con questo risultato, il ventiduenne aretino si è confermato tra i più promettenti atleti del mondo. ° posto: BBC MASTIFF (baseball) I Bbc Mastiff volano in Serie A. I mastini del baseball aretino rispondono ai successi ottenuti dai cugini del BSC Arezzo e, dopo una stagione esaltante, domenica 2 ottobre, battendo 3-1 nella finale dei play-off l’Oltretorrente Parma, sono riusciti a conquistare la massima serie. Nati solo nel 2007, i Mastiff hanno fatto una vera e propria impresa, mettendo a segno la terza promozione in quattro campionati disputati. Ɣ Marco Cavini

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UNA NOVITÀ ASSOLUTA SULLE PAGINE DI “AREZZO SPORT”: ha preso il via la rubrica BAR AREZZO SPORT, uno spazio dedicato ai lettori che darà voce a tutti gli appassionati di sport di Arezzo. ul In questa rubrica potete raccontare le vostre storie, esprimere le vostre opinioni, lamentele o perplessità sul ri mondo sportivo locale, commentare i nostri articoli, suggerirci nuovi argomenti da trattare e fornirci ulteriori e del spunti: la redazione sportiva darà attenzione a tutte le vostre lettere e pubblicherà le più interessanti sulle pagine “Settimanale di Arezzo”. Vi offriamo inoltre la possibilità di avere un filo diretto con le società, gli sportivi e glii enti ioni o del Comune di Arezzo. Se volete chiedere qualcosa a qualcuno, se desiderate esprimere dubbi, avere informazioni ricevere chiarimenti, inviateci le vostre domande e noi ci impegneremo per farvi avere la risposta. Come fare? Niente di più semplice: basterà inviare una mail alla redazione sportiva all’indirizzo AREZZOSPORT@GMAIL.COM oppure accedere su Facebook e scrivere sulla bacheca del gruppo “BAR SPORT AREZZO”. Ɣ


L’IMPORTANTE È DIVERTIRSI INTERVISTA A MATTEO MARCONCINI, GIOVANE PROMESSA DEL JUDO, TRA DISCIPLINA E DIVERTIMENTO

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na medaglia d’argento alla World Cup di Baku. È la sua ultima grande conquista, adeguata ricompensa per una quotidianità fatta di mille sacrifici e duro lavoro. Una quotidianità a cui Matteo Marconcini, giovanissimo judoka di origini aretine, riesce a tener testa così come tiene testa a suoi avversari quando si tratta di combattere. A soli 22 anni, Matteo ha già nel suo curriculum una nutrita serie di vittorie e di esperienze sul campo, che non solo lo hanno portato a raggiungere la sua attuale posizione, ma giorno dopo giorno lo stimolano a dare il meglio. Dopo aver militato per tutta la sua adolescenza nelle fila del Judo OK di Arezzo, dove è cresciuto e ha ottenuto i primi riconoscimenti importanti, Matteo adesso di Elettra Fiorini vive nella capitale dove dal 2008 è diventato parte integrante della Palmares, la società sportiva dei carabinieri. Una vita interamente dedicata al judo? «Mi sono avvicinato a questa disciplina a soli quattro anni. Mia mamma mi portò al palazzetto decisa a farmi praticare un qualsiasi sport perché ero un po’ sovrappeso. Non sapeva che, dopo l’incontro con il mio ex allenatore Giuseppe Busia, sarebbe scoppiato il grande amore tra me e il judo. Pensate che, da bambino, a scuola, mi prendevano addirittura in giro perché lo sport a cui mi dedicavo era considerato un po’ troppo stravagante dai miei compagni, che giocavano a calcio. All’Arezzo Judo OK ho trascorso degli anni meravigliosi in cui sono cresciuto sportivamente; lì mi sono fatto le ossa e se non avessi lavorato sodo già in quel periodo, nel 2008, non sarei mai stato notato dalla Palmares. Poter gareggiare nella società sportiva dei Carabinieri è stata l’opportunità della mia vita, che mi ha permesso di passare al professionismo». E la World Cup di Baku? «Un altro sogno che si realizza. Ho disputato i cinque incontri al “Serhed Chi” Olympic Sport Center, vincendo poi l’argento in finale con il russo Arsen Pshmakhov. Un passo in avanti lungo il mio percorso che, negli ultimi anni, si è dimostrato molto proficuo, in quanto mi sono aggiudicato il podio nei campionati italiani assoluti per tre volte consecutive, vincendo il titolo nel 2010. Tutto questo, con il terzo posto a Tallin, risalente a prima dell’estate, mi ha permesso di guadagnarmi uno spazio anche nella Nazionale maggiore. A oggi in Italia nella ranking list, sono 49°, quindi ancora troppo in basso per sperare nelle Olimpiadi del 2012, ma per il 2016 chissà? Del resto una partecipazione olimpica è l’obiettivo di qualsiasi atleta». Cosa ti è rimasto dei tuoi anni aretini? «Porto tutto dentro e devo molto alla mia esperienza aretina. È alla Judo OK che ho mosso i primi passi ed è sempre questa società che mi ha lanciato. Ho piacevoli ricordi della mia squadra, di come facevamo gruppo andando in giro per l’Italia e del mio secondo allenatore Roberto Busia. Pensa che anche a Baku, mentre mi riscaldavo per la gara, per scaricare la tensione e ridere, ripensavo ai riscaldamenti con i miei vecchi compagni aretini». Cosa consigli ai giovani che si avvicinano ora alle arti marziali? «È una disciplina che richiede tanta serietà. La mia giornata è scandita dal ritmo degli allenamenti (judo, tecnica o sala pesi). Ho poco tempo per me perché mi devo destreggiare anche con le lezioni all’università, dove studio Scienze Motorie. È vero che una vita come la mia comporta numerosi sacrifici, amplificati anche dal fatto che quando si è adolescenti non vorremmo mai sentirci limitati, ma è altrettanto vero che una disciplina come il judo ti forma fisicamente e caratterialmente. Inoltre, come dico sempre io, quando ci si diverte non c’è sacrificio che tenga!».


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a preso il via il nuovo Corso professionale di Bagnino di Salvataggio, organizzato dalla Società Nazionale di Salvamento (SNS) negli ambienti del Centro Sport Chimera. Il corso da bagnino, aperto a chi ha un’età tra i 16 e i 55 anni, abilita all’esercizio della professione di bagnino presso i litorali marittimi e le acque interne (piscine, fiumi e laghi) di tutti i Paesi dell’Unione Europea. Il brevetto ha validità di 3 anni, è successivamente rinnovabile e, oltre a fornire nuove possibilità di lavoro, è riconosciuto dallo Stato come titolo professionale.

Il Corso Professionale di Bagnino di Salvataggio: formazione e sicurezza nelle acque delle nostra provincia

«Dal momento che Arezzo ha un territorio ricco di piscine e di bacini – spiega Marco Magara, segretario della sezione SNS di Arezzo, – riteniamo che sia fondamentale formare nuovi bagnini qualificati, in grado di garantire la sicurezza negli ambienti acquatici. Siamo convinti che il modo migliore per farlo sia proporre un corso impegnativo e con insegnanti all’avanguardia e altamente specializzati. Il corso permette

di ottenere la qualifica di bagnino sia per i litorali che per le acque interne ma, eccezionalmente e su richiesta, è possibile calibrare le lezioni per limitare il brevetto alle sole piscine». Il corso, che è iniziato mercoledì 26 ottobre e che terminerà nell’inizio del mese di aprile, prevede un’area teorica e un’area pratica. Le lezioni teoriche abbracciano una vasta gamma di argomenti, che comprendono l’ordinanza balneare, le norme igieniche previste per le piscine dal regolamento regionale, la meteorologia, lo studio delle coste e la conoscenza dei venti. Inoltre è prevista un’area medica comprensiva di primo soccorso e BLS (Basic Live Support). La maggior parte del corso sarà comunque improntato su insegnamenti pratici, con lezioni per perfezionare le proprie capacità natatorie, per allenare l’apnea e per apprendere le tecniche di estrazione e le modalità di trasporto di un corpo. A tutto questo si aggiungono le lezioni di voga con il pattino di salvataggio. «Siamo consapevoli che la formazione non si esaurisce con questo corso – conclude Magara. – Per questo, nel corso dell’anno, la Società Nazionale di Salvamento organizza anche periodici aggiornamenti ed esercitazioni rivolti a chi già possiede il brevetto da bagnino». Le lezioni si terranno il lunedì alle 21.30 e il mercoledì alle 21.00; le iscrizioni resteranno aperte fino al 26 novembre 2011. Per avere ulteriori informazioni è possibile rivolgersi alla segreteria del Centro Sport Chimera, visitare i siti www.centrosportchimera.com o www.salvamento.it, chiamare o scrivere un sms a Marco Magara al 347/42.49.641.

Andrea Fausti: un aretino lungo i tracciati leggendari dell’automobilismo IL PILOTA ARETINO, CAMPIONE EUROPEO PROTOTIPI 2010 E VINCITORE QUEST’ANNO A SPA, CORRE SOGNANDO LA 24 ORE DI LE MANS

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l mondo dei motori, si sa, è fatto di obiettivi da raggiungere, limiti da superare e soprattutto di uomini, che con il loro entusiasmo ogni giorno fanno innamorare il romantico pubblico motoristico. Andrea Fausti è uno di coloro che questo mondo lo vivono in prima persona. Un pilota che ha fatto della propria passione una professione lavorativa che va oltre la pista. La stagione si è appena conclusa: quali cono le tue considerazioni sul campionato appena trascorso, e quali gli obiettivi per l’anno prossimo? «È stato un anno difficile, costellato da varie disavventure meccaniche e conclusosi anticipatamente per mancanza di budget. Nonostante ciò, sono riuscito a realizzare il sogno di vincere a Spa Francorchamps, al termine di una gara entusiasmante. Per il prossimo anno ho come obiettivo quello di trovare un ingaggio in un team del Mondiale Prototipi e avere così la possibilità di partecipare alla 24 Ore di Le Mans». Una passione che va al di fuori della pista: raccontaci della tua professione come istruttore. «Un lavoro gratificante che svolgo ormai da tre anni presso il Centro Internazionale di Guida Sicura “De Adamich”. Un lavoro che per me significa molto, perché mi permette di mettere a disposizione le mie conoscenze per corsi di guida sicura e pilotaggio che svolgo per case motoristiche come Ferrari, Maserati e Alfa Romeo. Dal punto di vista professionale, un sogno». A proposito di De Adamich: pochi giorni fa in un intervento a “Matrix” è riuscito a definire chiaramente la vostra forza mentale, che vi permette di convivere con la paura. Cos’è per te il rischio? «Negli sport motoristici non vince chi rischia di più e non è nemmeno una sorta di roulette russa, questo è uno stereotipo da Fast and Furious. Non si tratta solo di grande capacità di guida, ma di crearsi una mentalità adatta alle corse. Poi la fatalità, come abbiamo visto di recente, è dietro l’angolo. Ma lo può essere anche andando fuori a fare la spesa». Il mondo dei motori vive dell’entusiasmo dei tifosi e dei piloti stessi: cosa sono per te le corse? «Significano tanti sacrifici e compromessi che portano a enormi soddisfazioni. Correre in circuiti come Brands Hatch, Spa e Silverstone è sempre una grande emozione. Ma l’emozione più forte la provo in ogni pre-gara, è una carica di adrenalina che mi permette di entrare in pista agguerrito e convinto dei miei mezzi, perché di lì a poco gli unici imperativi sono dare gas e mordere l’asfalto». Come non dargli torto, d’altronde i piloti ci entusiasmano anche per questo: per quella loro voglia di superare i limiti e raggiungere sempre nuovi obbiettivi, magari prima degli altri. A noi non resta che lasciarci coinvolgere dal loro entusiasmo e spingerli verso ulteriori sorpassi, proprio come Omero Ortaggi faremo con Andrea Fausti: un aretino che sogna Le Mans.


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