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in copertina

G.S. Chimera Arezzo Lotta

licenza Creative Commons © Valentin Ottone

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volte, nello sport, c’è la necessità di ripartire da zero e di costruire qualcosa che sia nuovo e, al tempo stesso, entusiasmante: nel caso di questi progetti, si sa, non è possibile aspettarsi da subito risultati eccelsi, soprattutto a livello nazionale. Ma questo non è il caso del G.S. Chimera Arezzo Lotta, società che quattro anni fa ha deciso di dare un taglio con il passato e dedicarsi completamente al settore giovanile. Da allora, la società aretina ha ottenuto ottimi risultati a livello regionale e nazionale, culminati con il titolo italiano conquistato da Riccardo Glave: ne parliamo con Roberto Stopponi, uno degli allenatori. continua a pag. 14

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G.S. Chimera Arezzo Lotta, giovani talenti crescono!

Roberto Stopponi ci parla degli ultimi risultati ottenuti dai ragazzi aretini, tra cui spicca il campione d’Italia Riccardo Glave

di Alessio Segantini

[segue da pag. 13]

«Il 5 maggio a Ostia si sono tenuti i Campionati Italiani – afferma Stopponi, – e un nostro ragazzo, Riccardo Glave, ha conquistato il titolo nella categoria 33kg. Siamo molto soddisfatti di questo risultato, perché dà lustro alla società ed è una riconferma o, se vogliamo, un miglioramento delle qualità dell’atleta, dopo che lo scorso anno era arrivato terzo nella categoria della lotta greco-romana, mentre quest’anno ha vinto nella lotta libera». Una riconferma, dunque, quella del giovane lottatore aretino, che fa da traino a tutto il movimento. «La nostra speranza, come gruppo sportivo, è che questo risultato, sommato a quello di Luisa Paionni, seconda nella categoria 41kg, e, più in generale, a quello ottenuto da tutta di squadra nel campionato nazionale (siamo arrivati tredicesimi in Italia) serva per far sì che il movimento si allarghi e che cresca l’interesse per questo sport. A oggi abbiamo 15-16 ragazzi iscritti, ma vorremmo aumentare questo numero».

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Ottimi risultati, quindi, che sono possibili solo grazie al lavoro in palestra, all’allenamento e alla passione che ci mettono sia i ragazzi sia gli allenatori, i quali cercano di far conoscere il gruppo e questo sport nelle scuole, con un progetto che ormai va avanti da molti anni. Tutti questi sforzi sono stati ripagati dai risultati ottenuti ai campionati regionali dello scorso weekend svoltisi a Pontedera. «Abbiamo ottenuto cinque primi posti, due secondi posti e il primo di squadra – conclude Stopponi. – Questi numeri e queste prestazioni ci danno conferme sul lavoro svolto in palestra, e ci danno buone indicazioni sul fatto che il cammino intrapreso da questi ragazzi è quello giusto. Inoltre, proprio in questi giorni, abbiamo avuto conferma dalla federazione che Glave è stato chiamato a fare uno stage a Faenza dall’1° al 10 luglio con tutti gli altri migliori d’Italia della sua età, in un raduno dove ci saranno i tecnici della Nazionale che hanno già iniziato a metter l’occhio su di lui in prospettiva futura. Indubbiamente è un risultato che ci riempie di soddisfazione e che ripaga il duro lavoro negli allenamenti di tutti noi e di Riccardo. Non vogliamo che questo sia un punto di arrivo, ma deve essere un punto di partenza sia per il nostro atleta che un trampolino di lancio per la nostra attività, nella speranza che altri ragazzi comincino ad apprezzare il nostro sport».


L’estate 2012 è all’insegna del Beach Soccer Intervista a Sandro Sarri, arbitro di “calcio da spiaggia” in Serie A

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di Elettra Fiorini

oltanto a sentirlo pronunciare, il termine “beach soccer” fa venire in mente l’estate, la spiaggia e la voglia di divertirsi. Ma dietro l’accoppiata vincente di sabbia e pallone, il beach soccer è molto di più: è una disciplina che richiede impegno, conoscenza e rispetto delle regole e determinazione, sia da parte dei giocatori che dei tecnici. E non ha nulla a che invidiare al suo parente illustre, il calcio: basti pensare all’intricato sistema di eventi e tornei che gravitano intorno all’universo del beach soccer. Anche a questa realtà, che a ogni stagione dispiega sempre più la sua attrattiva, Arezzo ha dato il suo contributo, offrendo al gruppo arbitrale Sandro Sarri e il neoimmesso Luca Brando, due arbitri cresciuti sul territorio aretino. È proprio Sandro Sarri, giunto alla sua sesta sta-

gione in Serie A, che ci racconta peculiarità e retroscena di uno sport che va per la maggiore sulle spiagge italiane. Facciamo la conoscenza del beach soccer. «È uno sport molto in voga di recente. Ufficialmente esiste un solo campionato di Serie A, organizzato dalla Figc in collaborazione con la Lega Dilettanti, a cui partecipano 14 squadre, composte da atleti italiani e stranieri, e divise territorialmente in due gironi: Nord e Sud. Si svolge in tre tappe, tre weekend durante i quali tutte le squadre si incontrano. Le migliori quattro di entrambi i gironi si giocano il titolo in un serrato Final Hit, che quest’anno si [segue a pag. 16]

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[segue da pag. 15]

terrà nella settimana di Ferragosto a Terracina. Inoltre sono previsti anche tornei di altro tipo. Il 31 maggio avrà inizio, a Viareggio, la Coppa Italia che vedrà scontrarsi 12 formazioni e dove anch’io avrò il mio bel da fare. Poi esiste una European Cup paragonabile agli Europei di calcio e altri tornei internazionali, come quello di Kiev, appena concluso, in cui la Nazionale italiana si è classificata al terzo posto». Com’è nato il gruppo arbitrale? «A livello nazionale siamo 32 arbitri. Ogni anno, a febbraio, ne vengono selezionati di nuovi tra coloro che hanno già militato nell’Eccellenza del Calcio a 11 o nella C1 del Calcio a 5. A ogni stagione, c’è sempre un certo rinnovo, in quanto non possiamo restare nel gruppo per più di dieci anni. Io ho disputato più di 50 partite e sono ormai Sandro Sarri della vecchia guardia, ma Luca Brando ha tutte le carte in regola per diventare internazionale. Il nostro non è un lavoro semplice. A ogni partita lavorano quattro arbitri, tra cui un cronometrista. L’incontro prevede tre tempi da 12 minuti al termine dei quali c’è sempre un vincente, altrimenti si passa ai supplementari e ai rigori. I giocatori di beach soccer sono specializzati nel tiro, e i nostri interventi devono essere ben ponderati». Come si è avvicinato al beach soccer? «Sapevo che era un mix tra il calcio a 11 e il calcio a 5, ma il primo vero approccio a questa disciplina è stato casuale. Mi ritrovai, a Perugia, a una riunione del settore arbitri, e quasi per gioco decisi di tentare, in un momento in cui ancora il beach soccer era davvero poco conosciuto. È stato un percorso ricco di momenti intensi, come quando ho arbitrato una semifinale di Coppa Italia al Circo Massimo tra Roma e Milano». Nota un riscontro positivo del pubblico? «È uno sport che non attira soltanto i supporter delle squadre e gli sponsor che le sostengono. Alla gente piace: le partite sono dinamiche, gratuite e offrono al pubblico un gioco davvero spettacolare».

e ti accompagnano in città (e a ballare!)

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Lo sport come punto d’incontro Una chiacchierata con don Paolo De Grandi: il calcio, la religione e lo sport come speranza e opportunità di crescita

di Omero Ortaggi

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a religione e lo sport sono due mondi diversi tra loro. Questi due mondi, creduti da alcuni “così lontani”, possono però unirsi tra loro e diventare, in un momento così difficile, un appiglio e una speranza per il futuro dei ragazzi e delle loro famiglie. Questo è il senso delle parole di don Paolo De Grandi, parroco di Campoluci e Castelluccio e cappellano della Polizia di Stato. Un sacerdote da sempre impegnato nello sport, lui che da ragazzo era definito una “giovane promessa” delle giovanili dell’Hellas Verona. Proprio quell’Hellas Verona «di Bagnoli», che di lì a poco sarebbe entrato nella storia vincendo lo scudetto 1984-85. Una grande promessa, come abbiamo detto, poi il grave incidente, la carriera spezzata. La voglia di rialzarsi che lotta contro il destino segnato dall’impossibilità di tornare, poi la vita che inevitabilmente cambia: «Volevo rimanere nel calcio continuando come allenatore, e avevo come obiettivo quello di costruire una famiglia e tirare su un figlio “fuoriclasse”, che vivesse quello che io non ho potuto vivere. Poi quel viaggio a Lourdes nel ’91 come barelliere, l’incontro con quel sacerdote, quella confessione-fiume che io non scorderò mai, e un nuovo mondo che mi si aprì davanti». Così entrò in seminario nel 1996, e nel 2005 Paolo divenne “don Paolo”. Il cammino da calciatore a sacerdote è stato lungo, ma nel frattempo la sua passione per lo sport non è scemata, anzi è andata a legarsi strettamente con la sua fede spirituale, creando quel legame di cui si è parlato nell’introduzione. E lui, che nel 1994 ha toccato con mano la povertà che cammina lungo le strade di Santa Cruz (Bolivia), sa bene quanto può essere importante lo sport nella società: «Lo sport è fondamentale per la crescita di un ragazzo, perché ti mette a confronto con te stesso, con le tue capacità nella vita e [segue a pag. 18] nei rapporti umani.

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[segue da pag. 17]

Lo sport è armonia tra corpo e mente, ed è a sua volta un punto d’incontro». Un punto d’incontro fondamentale nella crescita sia dell’individuo, che della società «perché aiuta a socializzare, soprattutto oggi, in un mondo dominato da internet in cui facciamo sempre più fatica a socializzare: un mondo fatto di “non-incontri” in cui i rapporti sono sempre più limitati». Così lo sport diventa speranza, opportunità di crescita personale e sociale attraverso ideali come sacrificio, fatica, rispetto e voglia di intrattenere relazioni, tutti elementi che, tiene a dire Don Paolo, «distruggono

ogni sorta di isolamento». Isolamento che viene distrutto da quel calore coinvolgente che è la passione per uno sport, che mischia in sé la voglia di abbattere le paure interiori «stando insieme», e la bellezza di «gustare al meglio ciò che ci piace fare, andando al di là del risultato e delle possibilità fisiche, migliorandoci come persone». Religione, sport e sociale fanno rima con “speranza”, per questo don Paolo De Grandi, insieme alla Nazionale Cantanti e alla Football Academy, sta organizzando un quadrangolare di calcio in Palestina, con il ricavato che verrà dato in beneficenza per la costruzione di un campo in erba sintetica per bambini cristiani e musulmani. Perché lo sport può diventare occasione di pace anche in luoghi dove quest’ultima sembra una chimera impossibile da raggiungere. Lo sport deve essere un’opportunità e coloro che allenano devono essere prima di tutto degli esempi: «Gli allenatori devono essere soprattutto degli educatori di valori sani, la cui importanza va ben oltre la vittoria finale». Solo così lo sport può diventare un’occasione di crescita e una speranza per noi stessi e per i nostri figli. Una speranza più forte delle tensioni, più forte della crisi. Una speranza capace di abbattere qualsiasi muro.

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Nuoto, attiVitÀ acQuaticHe e Molto altro!

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on di solo nuoto e di discipline acquatiche vive il Centro Sport Chimera: con una struttura moderna e polifunzionale, il Palazzetto del Nuoto di viale Gramsci, ospita al proprio interno un gran numero di attività, corsi e progetti. Dalla sua inaugurazione sono in costante aumento le società, le associazioni e i servizi che si rivolgono alla struttura per usufruire degli ambienti per i più svariati utilizzi: in questa pagina andiamo alla scoperta di tutto ciò che, pur non rientrando nel novero delle discipline acquatiche e natatorie, arricchisce l’offerta del Centro Sport Chimera. SQUASH – Il Palazzetto del Nuoto ospita al proprio interno due campi dedicati allo squash, un’attività gestita in sinergia dal Centro Sport Chimera, che si occupa delle prenotazioni degli stessi campi, e dalla Sport3, che cura i corsi con il maestro e che, nel corso dell’anno, organizza alcuni tornei dedicati agli amatori o agli agonisti. Lo squash è uno sport divertente ma molto intenso che può essere integrato con il nuoto, una disciplina rilassante e non traumatica, per garantire un’attività fisica completa e rivolta a tutto il corpo. NEW GYM – La palestra, situata al secondo piano dell’impianto, presenta un ampio programma di discipline e di attività di fitness in un ambiente strutturato in 5 sale attrezzate per differenti modalità di allenamento. In sinergia con il Centro Sport Chimera, la New Gym prevede anche abbonamenti che uniscono l’attività in palestra al nuoto libero o ad altre attività acquatiche. CENTRO DI EDUCAZIONE AL DIMAGRIMENTO – Gestito dal dottor Trinca, il Centro si occupa della rieducazione metabolica e comportamentale legata all’alimentazione attraverso progetti personali di dimagrimento e l’addestramento operativo nutrizionale. EDEN CENTRO BENESSERE – All’interno dell’impianto svolge la propria attività di cura del corpo il Centro Benessere Eden, offrendo servizi estetici e altri trattamenti quali la sauna, il solarium, il massaggio, il massaggio californiano, la manicure, la pedicure, lo shiatsu e la cura della pelle. RED CAFÈ – All’ingresso del Centro Sport Chimera, la Red Cafè svolge un servizio di bar e di piccola ristorazione, si occupa della fornitura dei pasti durante le gare e dell’organizzazione delle feste interne alla struttura.

DALLO SQUASH ALLA PALESTRA, NON DI SOLO NUOTO VIVE IL CENTRO SPORT CHIMERA

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Le pagelle di fine anno

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undici metri dalle semifinali finisce il cammino dell’Atletico Arezzo, per mano, anzi per “piede” di Tomas Locatelli, uno che con il cognome che porta, come recitava una vecchia pubblicità, dovrebbe fare le cose per bene. Invece consegna sulle mani del portiere del San Donà l’ultimo pallone calciato nella stagione che, con il triplice fischio dell’arbitro, si conclude con l’ennesima delusione sofferta dai colori amaranto. Intendiamoci, non si può paragonare il secondo posto in campionato con l’uscita ai quarti di finale dei play-off, i quali neppure si sa se serviranno o meno a stabilire le gerarchie per eventuali ripescaggi. Ma tant’è, meglio sarebbe stato arrivare in fondo, un po’ perché non si sa mai, di questi tempi, e un po’ perché vincere aiuta a vincere, specie se disponi di una squadra composta da numerosi giovani. Non è successo e così, mentre i volenterosi veneti del San Donà affronteranno il Legnano in semifinale, per i ragazzi di Bacis è arrivato il momento del rompete le righe. Tempo di bilanci, quindi. Come a scuola con gli scrutini, vediamo quali sono i promossi, i bocciati e coloro che sono stati rimandati.

PROMOSSI L’elenco è abbastanza confortante. Di sicuro Salim Cissè, autentica sorpresa stagionale, sbucato dal nulla e finito in doppia cifra, un prospetto di sicuro avvenire. Con lui, anche se il rendimento è stato meno costante, Matteo Idromela, un classe ’94 che ha mostrato numeri davvero interessanti. Michele Mencarelli è stato quello dal rendimento migliore, non è un caso che si sia aggiudicato il Cavallino d’Oro di Porta Santo Spirito [nella foto in alto]. Ottimo anche il campionato di Horacio Martinez, un po’ condizionato dagli infortuni nel finale, ma che ha saputo confermare le aspettative con le quali era approdato ad Arezzo. Buono anche il rendimento dell’ex Lumezzane Federico Ciasca, un 1988 sul quale si può puntare. Infine Mario Raso. Più di un tifoso ha storto il naso sulle sue prestazioni. Beh, 15 reti non ci sembrano un bottino trascurabile. RIMANDATI

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Il primo nome della lista è quello di Luca di Stefano Rubechini, enfant du Stanganini pays dal rendimento altalenante e per lunghi tratti di stagione rimasto ai margini, tuttavia capace di impennate di classe. Daniele Speranza ha vissuto una stagione tormentata. Iniziata bene e, dopo il gol al Pontedera, praticamente conclusa. Quanti rimpianti! La difesa amaranto ha offerto un rendimento tutto sommato accettabile ma non sempre. Lorenzo Bucchi, ad esempio, pur confermando di essere un lusso per la categoria, non si è dimostrato sempre impeccabile. Stesso dicasi per Marco Pecorari, condizionato da una lunga serie di fastidiosi infortuni, e per i giovani Giuseppe Secci, Valerio Pucci e Davide Macellari, il cui rendimento ha seguito l’incostanza tipica dei giocatori imberbi. Infine Daniele Crescenzo, un ’93 di grandi potenzialità, spesso tradito dal carattere. BOCCIATI Il primo della lista, spiace dirlo, è proprio il mister. Michele Bacis, all’esordio in panchina, ha fatto sì vedere buone cose, ma anche ingenuità clamorose (viene subito in mente il pasticciaccio che è costato la sconfitta a tavolino contro la Sansovino). In dettaglio, l’Arezzo ha fallito sempre la prova del nove, vedi Spoleto, Pontedera, Pianese e San Donà, vincendo tante partite ma lasciando anche molti punti per strada, contro avversari non irresistibili. Alla fine, se si parla di mentalità vincente, pur avendoci provato, non è riuscito a trasferirla ai suoi uomini. Da “segare” anche i vari Roberto Nofri, Diego Mautone, Daniele Chiarini e Filippo Borgogni dal quale era lecito aspettarsi di più. Infine, Thomas Locatelli, apparso in condizioni fisiche francamente impresentabili, qualche sprazzo di classe ma, alla fine, fuori contesto. Ma si sapeva.

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