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in copertina

Ilaria Badalotti l 2011 è stato l’anno di Ilaria Badalotti. Classe 1996, la giovanissima atleta dell’Arezzo Karate nell’ultima stagione ha conquistato il titolo italiano individuale nei 45 kg degli Esordienti B, il titolo italiano a squadre e uno splendido secondo posto all’Open Internazionale di Grado, arrivando a un passo dalla convocazione in Nazionale e consacrando la propria stella nell’Olimpo del karate giovanile italiano. Ilaria, come ricordi i tuoi primi passi nel karate? «Ho iniziato a 6 anni e inizialmente non ero convinta che il karate sarebbe stato il mio sport: dunque, soprattutto nei primi tempi, è stato fondamentale il sostegno dei miei genitori e del mio primo allenatore, Luca Boldrini». Già nel 2009 eri riuscita a vincere l’argento ai Campionati Italiani, ma la vera consacrazione è arrivata nel 2011. «L’ultima stagione è stata quasi perfetta. Ho raggiunto tanti bei risultati, tra cui l’argento

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Ilaria Badalotti, l’astro nascente del karate italiano

di Marco Cavini

all’Open Internazionale di Grado, anche se il ricordo più bello rimane la vittoria del titolo italiano: è stato fantastico. Ero consapevole delle mie capacità e mi immaginavo di poter vincere, ma non mi sarei mai aspettata di vivere tante emozioni e tanta gioia». L’unico cruccio rimane la mancata convocazione per i Mondiali. «Dopo il titolo italiano speravo di ottenere la convocazione in Nazionale per i Mondiali, e sono così partita per Grado con l’obiettivo di conquistare la vetta del ranking giovanile. Purtroppo, in occasione di quella gara, Viola Lallo, la numero uno della categoria superiore, è scesa nei 45 kg, e vincendo l’Open si è piazzata al primo posto, proprio davanti a me: dal momento che di posti in Nazionale ce n’era soltanto uno, dopo quella gara ho visto vanificarsi il mio sogno, e ho vissuto sensazioni terribili». L’appuntamento con la Nazionale è stato soltanto rinviato: il tuo 2012 si è già aperto nel segno dell’azzurro. «Dal 5 al 7 gennaio ho partecipato a un seminario della Nazionale giovanile a Riccione, un incontro organizzato in vista degli Europei di febbraio in Azerbaijan. Negli allenamenti ho dato il massimo con l’obiettivo di convincere i tecnici a convocarmi per gli Europei. Spero che abbiano capito che non devono sottovalutarmi: penso di meritare questa occasione, perché non valgo certamente meno della Lallo». Che altri obiettivi ti poni per questa stagione? «Innanzitutto devo conquistare il primo posto nel ranking italiano, entrando di diritto a far parte della Nazionale. Oltre a questo, conto ovviamente di vincere un nuovo titolo italiano». Concludiamo parlando del tuo rapporto con lo sport: cosa è per te il karate? «È vita. Mi alleno tutti i giorni e dedico tutto il mio tempo libero e i miei fine settimana a questo sport: non lo vivo come un sacrificio, perché il karate è tutto quello che voglio fare. In questo percorso sportivo devo ringraziare la mia società, l’Arezzo Karate, un ambiente fantastico in cui tutti, dai miei amici ai miei allenatori Marco Mencattini, Alessandro Balestrini ed Enrico Pelo, mi sostengono e mi danno la forza per raggiungere i miei obiettivi». •

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Don Paolo de Grandi: rinnovamento etico e morale nel mondo sportivo di oggi egli ultimi anni abbiamo assistito a una vera di e propria grandinata di misfatti inerenti al Giacomo panorama sportivo italiano: casi di doping, Belli partite truccate, campionati falsati hanno guadagnato tristemente le prime pagine di tutti i giornali. L’idea stessa di sport come attività sana e aggregativa ha lasciato spazio al suo lato oscuro e corruttibile, dominato dalla logica dell’interesse economico, finendo per piegarlo ai suoi biechi interessi. Per questo motivo, un dibattito sull’etica e la moralità nell’attività sportiva non potrebbe essere più attuale e urgente di oggi. Di questo si preoccupa don Paolo De Grandi, sacerdote che col mondo dello sport è legato a doppio nodo. Il suo passato di calciatore lo rende quanto mai esperto delle dinamiche che stanno alla base dell’agonismo e sensibile dinanzi a un rinnovamento morale ed etico. “Non mi risulta che un corpo in buona salute possa rendere l’anima buona in grazia della propria virtù, viceversa un’anima buona per sua stessa virtù può perfezionare il corpo in maniera straordinaria”, diceva Platone, «quindi la salute dell’anima è una terapia Don Paolo e Zlatan Ibrahimovic per rendere sano e armonioso il corpo», afferma Don Paolo, dando un tocco di spiritualità alla sua densa dottrina sportiva. Alla base di questo pensiero filosofico, il concetto di cura ed equilibrio dell’anima (in greco epimeleia) che diviene perciò cammino indispensabile al raggiungimento della coscienza e conoscenza di se stessi. Anche lo sport, nel discorso di don Paolo, si inserisce a pieno titolo in questo contesto: «L’attività fisica non è mai fine a se stessa. Assume i connotati di responsabilità poiché vi è un continuo confronto con la realtà e coi propri limiti. Per questo il concetto di “autostima” come conoscenza delle proprie capacità diviene imprescindibile nel processo di crescita personale». Sotto quest’ottica lo sport si imbeve di alti valori morali in cui l’altro da me, il mio avversario, è considerato nel suo aspetto umano e inclusivo, e dal cui incontro si misurano anche le proprie abilità. «I nostri giovani

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– spiega De Grandi, – invasati da tv e media, vogliono emulare il beniamino sportivo senza contare che esiste un passaggio segnato da rinunce, sofferenze, impegno». Lo sport è anche sinonimo di agonismo e quindi conflitto, in cui si insinua la tentazione (del doping, della scommessa o il cedimento alla violenza). Ma «l’agonismo non è privo di valori etici, dato il carattere pubblico che il confronto agonistico assume»: le virtù che vengono messe in gioco sono sempre quelle del riconoscimento dell’avversario oltre che di se stessi, in una logica in cui l’agonismo si può definire l’ascesi della gara. «Ne è un esempio fulgido l’imperativo kantiano: rispettare in sé, come negli altri, la dignità delle persone umane è un fine e non un mezzo, e non ha prezzo. La dignità non è oggetto di scambio». Inoltre, la lotta come metafora della vita ha anch’essa regole che si fondano sul principio della stima reciproca. Come il celebre “terzo tempo” del

Don Paolo con Roberto Mancini

rugby in cui lo sport incarna i suoi valori più alti quali la dignità, la perseveranza, la lealtà e l’amicizia. L’attività sportiva, essendo metafora di vita, «porta inevitabilmente con sé la deviazione. La sua salvezza è come l’appello alla redenzione dell’uomo attraverso la parola del Signore». L’uomo sportivo è visto come «tempio dello Spirito Santo e profeta della grazia di Dio nel proprio corpo. Un vero atleta di Cristo». L’individuo dunque è posto al centro delle sue responsabilità e delle proprie azioni, di cui deve calcolare con responsabilità le conseguenze. Perché la scelta tra il giusto e lo sbagliato, alle volte così complicata e sottile, dipende solo ed esclusivamente dal suo “senso di coscienza”. Parallelamente si fa necessario un cambiamento culturale dello sport e degli ambienti sportivi, chiedendoci seriamente su quali valori, ideali e principi intendiamo fondarne le regole. • Don Paolo con Figo

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BBC Mastiff: Arezzo come Itaca Il presidente Danilo Biagioli ci racconta l’esilio forzato dei Mastiff, costretti a disputare le gare di casa in impianti fuori dalla provincia di Arezzo

olo pochi mesi fa il coronamento di un sogno: la Serie A di baseball. Un risultato magnifico raggiunto da una squadra, i Mastiff, che solo pochi anni prima navigava nelle acque della Serie C. Una doppia promozione frutto di tanti sacrifici sia sul campo, sia a livello societario. Nonostante la Serie A, nonostante il progetto virtuoso, la società di baseball aretina è momentaneamente sprovvista di un campo su cui giocare le partite di casa. Una situazione paradossale che dura da tempo, visto che i Mastiff sono partiti dalla Serie C prendendo in uso (tramite il BSC Arezzo, altra squadra aretina di Serie A) il campo comunale, rimanendo poi nel corso degli anni “senza casa” e obbligati a disputare i play-off (sia di Serie C che di B) prima a Grosseto, poi a Perugia. Una storia paradossale quella che ci racconta Danilo Biagioli, presidente (e coach) dei Mastiff, costretti all’esilio «sia per colpa dei BSC che ci hanno boicottato il campo, sia per colpa del Comune di Arezzo che nel frattempo ci ha fatto promesse prontamente non mantenute». Così è nata e si sta sviluppando tuttora l’“odissea” dei Mastiff, che hanno dovuto fino ad adesso girovagare tra Grosseto e Perugia e che rischiano di proseguire la propria condanna anche nell’anno della Serie A. Una condanna che può costare ai Mastiff il rischio concreto di fuga da parte degli sponsor i quali, tiene ad aggiungere il presidente Biagioli, «insieme alla forma di autofinanziamento contribuiscono alla sopravvivenza della società». L’Assessorato allo Sport del Comune di Arezzo finora non ha risolto la questione Mastiff, nonostante tutte le squadre presenti in Serie A siano state aiutate dai propri Comuni di appartenenza. «Certamente non vogliamo mollare proprio adesso e dopo tanto tempo in cui abbiamo preferito tenere un profilo basso, ora siamo disposti ad agire per vie legali» per risolvere questa storia «che ci ha portato ai limiti dell’esasperazione. Mollare adesso vorrebbe dire buttare via quattro anni di sacrifici e stracciare un progetto che ci ha permesso di realizzare un sogno». Un sogno che noi del “Settimanale di Arezzo” auguriamo di continuare a vivere con la speranza che, come Ulisse il quale riuscì a tornare nella propria casa di Itaca, anche i Mastiff riescano a tornare il prima possibile nella prodi Omero pria Arezzo. • Ortaggi

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Aquilotti 2002, vivere la pallacanestro come un gioco e come un’emozione

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ioco e divertimento sono i due pilastri su cui poggia il Minibasket Nova Verta della Scuola Basket Arezzo. A questa regola non fanno eccezione nemmeno gli Aquilotti 2002, una squadra formata da 18 bambini che, guidata dalla passione e dall’esperienza dell’istruttore Paolo Bruschi, si sta appassionando al basket scoprendo questo sport esclusivamente come un gioco. Per gli Aquilotti ancora non esistono la competizione e le tattiche della vera pallacanestro, perché alla Sba interessa solo che questi bambini possano vivere il basket come puro divertimento e crescano in un ambiente sano e nel confronto con i coetanei. «Vogliamo che gli Aquilotti vivano la pallacanestro come un gioco e come un’emozione – spiega Federico Fracassi, segretario della Sba. – Con questa squadra, pur non parlando mai di tattiche, iniziamo a fare alcuni esercizi che permettono ai bambini di assaggiare le primissime tecniche del basket: attraverso il pallegRoster Aquilotti 2002 gio, il passaggio e la gestione degli spazi, i nostri atleti imparano a conosceMichele Badiali re il proprio corpo e, allo stesso, a prendere confidenza con questo sport». Guido Borriello Gli Aquilotti disputano un campionato provinciale non competitivo (cioè Riccardo Caneschi Alessandro Casini senza classifiche e con gare senza punti) e partecipano a vari concentraGiacomo Chiasserini menti e tornei organizzati dalla stessa Sba o da altre società: queste partite, Dennis Crocini da cui è bandito l’agonismo, servono ai bambini per incontrarsi e confronTommaso Dalla Verde tarsi con atleti di altre società. Francesco Doro «Con i bambini del Minibasket stiamo portando avanti un lavoro impeMarco Farsetti gnativo – conclude Fracassi. – La bontà del nostro progetto possiamo amJacopo Giovane mirarla ogni giorno assistendo ai vari allenamenti: anche negli Aquilotti, il Antonio Robert Hogas Pietro Lucattini numero dei bambini aumenta costantemente ed è possibile respirare un Edoardo Neri entusiasmo sempre maggiore». Florin Madalin Nica Gli Aquilotti si allenano due volte alla settimana presso Leonardo Pratesi la palestra della Sba a San Lorentino; per informazioni Giovanni Scafocchia o iscrizioni, è possibile recarsi alla segreteria della paleGiovanni Scrocca stra (aperta ogni giorno dalle 16 alle 19) o contattare Matteo Serafini lo 0575/299719. •

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1982-2012: il Circolo Tennis Giotto festeggia i 30 anni Il presidente Benvenuti presenta l’attività sociale e promette sorprese per l’importante anniversario

ra il 1982 quando Marcello Bordiga e altri appassionati di tennis, partendo da una roulotte e da un solo campo da gioco, decisero di dar vita al Circolo Tennis Giotto. Oggi, a distanza di trenta anni, questo circolo è cresciuto, è arrivato ad abbracciare 460 soci e ad arricchirsi con 7 campi da gioco, una piscina, campi da beach volley e altre strutture all’avanguardia. Dal 2008 alla guida del C.T. Giotto c’è Luca Benvenuti, un presidente che sta portando il Circolo verso un ulteriore crescita, investendo soprattutto sull’attività sociale. «I trent’anni del Circolo – spiega Benvenuti – rappresentano un traguardo importante che vogliamo celebrare con grandi festeggiamenti e tante novità. Innanzitutto ci regaleremo un nuovo impianto che

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panoramica di alcuni campi del Circolo

Benvenuti (a sx) e Bordiga, presente e passato del C.T. Giotto permetterà al Circolo un ulteriore salto di qualità: abbiamo deciso di realizzare un campo veloce in resina sintetica, un terreno che completerà la nostra struttura permettendoci di offrire un servizio in più ed essere sportivamente più competitivi. Per affrontare questo investimento, che in larga parte sarà coperto dal supporto di un nuovo sponsor, le Assicurazioni Generali, sono stati fondamentali il sostegno e la passione di tutti i nostri soci». Benvenuti, a proposito di soci, quanto è importante per il Giotto l’attività sociale? ĕ

qui a fianco gli sponsor del Circolo Tennis Giotto a dx, in esclusiva, il logo per i 30 anni del Circolo

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«Il mio obiettivo è che la crescita sportiva proceda a braccetto con la crescita sociale. Ritengo che una delle funzioni primarie del Giotto sia proprio quella sociale: il Circolo deve proporre attività diversificate e deve essere vissuto attivamente dai propri soci. Negli ultimi anni ho assistito a una crescita importante, con il Consiglio che si è impegnato nel promuovere molte iniziative, con l’ingresso di tanti nuovi soci e il coinvolgimento di intere famiglie. Dall’attività sociale dipende la crescita di tutto il Circolo, e in quest’ottica è doveroso un ringraziamento a tutti quei soci che, con il loro impegno, hanno portato avanti alcuni autofinanziamenti volti a un costante miglioramento degli ambienti e delle strutture». Che obiettivi si pone per il futuro? «Voglio incrementare ulteriormente l’attività sociale: completeremo e amplieremo la nostra struttura, con il sogno di fare del Giotto un punto di riferimento e aggregazione per un numero sempre maggiore di famiglie».• mc

“Da 0 a 100 anni”: le attività acquatiche del Centro Sport Chimera ripartono senza differenze d’età

opo la pausa natalizia, ripartono lunedì 30 gennaio tutte le attività natatorie e acquatiche del Centro Sport Chimera, il palazzetto del nuoto aretino. Dalla scuola nuoto al fitness in acqua, dal nuoto libero all’apnea, dalla ginnastica per gestanti ai corsi da bagnino: le attività svolte all’interno del palazzetto del nuoto (elencate nella foto) sono numerose e vengono incontro alle esigenze di tutti. I corsi, organizzati dalla Chimera Nuoto e dalla Sport3, sono rivolti a persone di tutte le età, da 0 a 100 anni, dal momento che si tratta di attività svolte interamente in un ambiente, quello acquatico, non traumatico e privo di controindicazioni. Queste attività rispondono ai più diversificati obiettivi. Innanzitutto, dopo gli eccessi e il riposo del periodo natalizio, i corsi permettono di praticare uno sport che aiuta a star bene, a riattivare il fisico e a perdere peso. A questo si aggiungono tutti i vantaggi di un’attività motoria svolta in piscina: già dai primi anni di vita, questi corsi permettono di sviluppare la sicurezza e la formazione nelle acque, apprendendo o perfezionando le tecniche del nuoto e permettendo un armonioso sviluppo del corpo. I corsi permettono infine un allenamento regolare e continuo, che affianca, ai benefici fisici, gli effetti positivi della socializzazione: tutte le lezioni sono di gruppo e permettono dunque di fare conoscenza e di stare con gli altri. I corsi si svolgono in orari diversificati dalla mattina alla sera; per chi fosse impossibilitato a frequentare le lezioni negli orari prestabiliti, sono disponibili anche corsi individuali ad hoc, in grado di venire incontro a qualsiasi esigenza. Per avere informazioni dettagliate sulle singole attività, visitate il sito www.centrosportchimera.com o contattate la segreteria allo 0575/353315. •

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LE ATTIVITÀ ACQUATICHE DEL CENTRO SPORT CHIMERA Nuoto libero Corsi di nuoto 0-3 anni Corsi di nuoto 3-6 anni Corsi di nuoto 6-18 anni Corsi di nuoto 18-100 anni Corsi di nuoto individuali Corsi professionali di bagnino di salvataggio

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