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AITEC Associazione Italiana Tecnico Economica Cemento

RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

INDICE QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO 0 Il contesto internazionale

.

L’economia italiana

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Le costruzioni in Italia (a cura di ANCE)

11

La riqualificazione nuovo motore di sviluppo

16

PRODUZIONE E MERCATO La produzione e i consumi di cemento nel mondo

25

La produzione e i consumi di cemento in ambito europeo

27

La produzione e i consumi di cemento in Italia

29

L’interscambio con l’estero

33

La ripartizione della produzione per caratteristiche tecniche e composizione

37

Le destinazioni del cemento

39

La struttura del settore

41

Il trasporto del cemento

45

L’industria del calcestruzzo preconfezionato (a cura di ATECAP)

49

AMBIENTE ED ENERGIA Il sistema dell’Emissions Trading

61

Il recupero dei rifiuti

63

I consumi energetici

66

Tendenze di prezzo sui mercati energetici europei (a cura di GME)

71

ATTIVITÀ PROMOZIONALE E DIVULGATIVA Le Forme del Cemento: Sostenibilità

83

Ecomondo e Legambiente

84

TABELLE STATISTICHE

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO


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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

Il contesto internazionale Nel corso del 2012 l’economia mondiale ha mostrato un ulteriore lieve rallentamento rispetto all’anno precedente, con il PIL che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), è cresciuto del 3,2% (+4,0% nel 2011) e il commercio che si è incrementato del 2,5% (+6,0% nel 2011). Si conferma la maggior capacità dei paesi emergenti e di più recente industrializzazione di reagire alla crisi globale, con tassi di crescita nettamente superiori a quelli dei paesi avanzati. I Paesi BRIC, infatti, hanno fatto segnare una crescita complessiva del 5,1%, mentre le economie mature si sono arrestate all’1,2%. Gli Stati Uniti sono cresciuti del 2,2%, in miglioramento rispetto al 2011 (+1,8%), grazie a una politica monetaria accomodante che ha consentito una ripresa del mercato immobiliare e di quello azionario. Il Giappone ha fatto rilevare un PIL in crescita del 2,0%, sulla spinta della ricostruzione post-sisma del 2011, sebbene la ripresa economica sia andata progressivamente affievolendosi nel corso dell’anno spingendo il Governo all’adozione di un piano economico in grado di traghettare l’economia nipponica al di fuori della fase deflazionistica ormai più che decennale. Nel Regno Unito si è ulteriormente arrestata la ripresa che aveva interessato il paese nel corso del 2010, con il PIL che è rimasto sostanzialmente invariato (+0,2%). Nell’area dell’euro permane una generale debolezza dell’attività economica, acuitasi nel corso dell’anno, che si è tradotta in una contrazione del PIL su base annua pari allo 0,6%. Tale dinamica ha risentito della debolezza della domanda interna all’area dell’euro oltre che delle tensioni finanziarie che hanno colpito alcuni paesi tra i quali l’Italia. Nella seconda metà dell’anno si è registrato un sensibile miglioramento delle condizioni dei mercati finanziari, grazie agli effetti dell’annuncio delle Outright Monetary Transactions da parte della BCE e all’accordo raggiunto in sede di Consiglio dei ministri economici e finanziari dei paesi dell’Unione europea in merito all’istituzione di un meccanismo unico di vigilanza bancaria, volto a impedire il circolo vizioso tra debito sovrano e condizioni del sistema bancario. Tuttavia, la recente crisi di Cipro rappresenta un monito circa la sensibilità dei mercati al tema del debito sovrano dei paesi dell’euro zona. All’interno dell’area dell’euro l’economia ha registrato dinamiche fortemente differenziate: la Germania è stato l’unico paese a raggiungere un risultato positivo con il PIL che ha registrato un incremento dello 0,9%; la Francia ha mostrato un’economia stazionaria (0,0%); la Spagna e l’Italia sono nuovamente cadute in recessione (rispettivamente -1,4% e -2,4%), dopo la moderata crescita del 2011. Un discorso a parte meritano le economie periferiche, Grecia e Portogallo, che a causa dell’ulteriore irrigidimento delle politiche di austerità hanno visto aggravare la propria situazione economica, registrando un crollo del PIL rispettivamente pari al 6,4% e al 3,2%.

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

Le economie emergenti si dimostrano ancora un traino per l’economia globale, sebbene mostrino tassi di crescita eterogenei. La Cina si conferma essere l’economia più dinamica in assoluto, con una crescita del 7,8% che beneficia della robusta domanda interna e della ripresa di quella estera. India e Russia continuano la propria espansione, crescendo rispettivamente a tassi del 4,0% e 3,4%, mentre in Brasile l’espansione del prodotto, pur rafforzandosi grazie al contributo dei consumi privati, è limitata allo 0,9%. Le previsioni sull’economia globale per il 2013 sono state riviste più volte al ribasso, come conseguenza del peggioramento registratosi in particolare nella seconda metà del 2012. Le previsioni formulate in aprile dal FMI vedono una moderata crescita a livello globale con un aumento del PIL pari al 3,2% e del commercio pari al 3,5%. Le economie emergenti dovrebbero registrare una lieve accelerazione del PIL rispetto al 2012, con un incremento complessivo pari al 5,3%. La Cina dovrebbe tornare nuovamente a espandersi a ritmi significativi (+7,8%), seguita dall’India (+5,7%); la Russia e il Brasile dovrebbero registrare un ulteriore incremento della dinamica economica, rispettivamente pari al 4,3% e al 4,0%. Le economie mature dovrebbero, invece, attestarsi ai livelli del 2012 con un incremento complessivo del PIL pari all’1,2%, confidando soprattutto in un favorevole andamento dell’economia nel corso della seconda parte dell’anno. Negli Stati Uniti la crescita dovrebbe attestarsi all’1,9%, nel Giappone all’1,6% e nel Regno Unito allo 0,7%. Per i paesi dell’area dell’euro ci si attende, viceversa, una fase di ristagno, con un’ulteriore riduzione del PIL pari allo 0,3%. Solo la Germania, infatti, dovrebbe registrare un segno appena positivo (+0,6%), mentre la Francia dovrebbe cadere in territorio negativo (-0,1%), con le economie di Spagna e Italia che dovrebbero proseguire la fase di contrazione (rispettivamente -1,6% e -1,5%). In sintesi, le prospettive dell’economia mondiale saranno fortemente influenzate dall’andamento delle economie dei paesi emergenti, le quali costituiscono un importante volano di crescita per l’economia globale. Viceversa permangono significative incertezze sulle economie avanzate che, da una parte, devono scontare gli effetti del risanamento fiscale statunitense che prevede tagli alla spesa e maggiori imposte per ridurre il deficit di bilancio, dall’altra sono in attesa di verificare se sia possibile consolidare la fiducia negli effetti salvifici del ruolo della BCE, mirabilmente sintetizzato dall’espressione “whatever it takes”. La crisi bancaria di Cipro indica, comunque, come non sia ancora possibile “abbassare la guardia”.

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

L’economia italiana L’economia italiana nel 2012 ha purtroppo proseguito nel percorso recessivo che aveva iniziato a delinearsi già nella seconda metà del 2011. I mercati finanziari hanno, tuttavia, evidenziato una riduzione del rischio paese associato all’Italia, dando luogo nell’ultima parte dell’anno alla riduzione del differenziale di rendimento tra i titoli del debito pubblico italiano e gli omologhi titoli tedeschi. Purtroppo non si è assistito a una traslazione di effetti analoghi sul sistema creditizio italiano, e il differenziale nel costo del finanziamento bancario tra le aziende italiane e quelle di altre economie europee più stabili si è mantenuto su valori elevati pari a circa 1,5 punti percentuali. Al contempo la difficile congiuntura nazionale ha accresciuto il livello delle insolvenze, inducendo nel sistema creditizio un atteggiamento estremamente prudente nella concessione del credito agli operatori economici. L’inasprimento delle condizioni di accesso al credito, unitamente agli effetti delle misure fiscali correttive varate nel corso del 2011, hanno quindi esercitato un significativo effetto depressivo sulla domanda interna. Coerentemente con tale scenario l’economia italiana ha mostrato nel 2012 una contrazione pari al 2,4%; in particolare ha influito negativamente la dinamica della domanda interna che ha sottratto al PIL ben 4,8 punti percentuali. La domanda estera netta ha invece prodotto un contributo positivo sul PIL, pari a 3 punti percentuali, ma non sufficiente a compensare l’effetto depressivo generato dalla domanda interna. In particolare, nel contesto di un’economia fiaccata dalla lunga crisi, si è assistito alla tenuta delle esportazioni che sono cresciute del 2,3%, mentre sono fortemente diminuite le importazioni (-7,7%). L’andamento delle scorte, infine, ha sottratto altri 0,6 punti percentuali alla dinamica del PIL. Gli investimenti fissi lordi hanno fatto segnare nel 2012 una contrazione pari all’8,0%, proseguendo nel trend negativo in atto ormai dal 2007 interrottosi solo parzialmente nel 2010. Su tale fondamentale aggregato economico pesano, evidentemente, le incerte prospettive della domanda interna, i bassi livelli di impiego della capacità produttiva e le sfavorevoli condizioni per l’erogazione del credito. In particolare si è assistito a una significativa riduzione degli investimenti sia nel comparto dei macchinari e delle attrezzature (-9,9%) sia in quello delle costruzioni (-6,2%). Il settore produttivo maggiormente colpito dalla recessione è stato, infatti, quello delle costruzioni che a differenza di altri settori non ha potuto usufruire dell’impulso positivo proveniente dalla domanda estera (vedi paragrafo successivo a cura di ANCE). La spesa delle famiglie residenti si è significativamente contratta nel corso del 2012 (-4,3%). A pesare su tale dinamica vi è stata l’erosione del reddito disponibile reale (-4,8%), che prosegue ormai ininterrottamente dal 2008, e l’aumento del tasso di disoccupazione attestatosi al 10,7% in aumento di oltre due punti percentuali rispetto al 2011. Le ore lavorate per occupato in imprese con almeno dieci dipendenti sono

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

diminuite dell’1,9% nell’anno, ed è contemporaneamente aumentato il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni. Sul fronte dei prezzi l’inflazione si è attestata al 2,6%, in diminuzione rispetto al 2011 (3,3%) dopo aver assorbito l’effetto dell’aumento delle imposte indirette. Sul livello dei prezzi ha inciso, evidentemente, la debolezza della domanda interna e il rallentamento delle pressioni provenienti dai beni energetici. Le previsioni economiche per il 2013 risulteranno condizionate dal contesto macroeconomico globale e dall’evoluzione della crisi nell’area dell’euro. Secondo le previsioni del FMI il PIL dovrebbe contrarsi dell’1,5%, una stima lievemente peggiorativa rispetto a quella formulata nel Documento di Economia e Finanza ad aprile secondo la quale la contrazione dovrebbe arrestarsi all’1,3%. Nel complesso il primo semestre del 2013 dovrebbe risultare ancora in calo, anche per un effetto di “trascinamento” dal 2012, mentre nella seconda metà dell’anno dovrebbe avviarsi una timida ripresa che dovrebbe auspicabilmente consolidarsi nel 2014. A pesare su tale dinamica dovrebbe essere, ancora una volta, la debolezza della domanda interna associata al clima di forte incertezza e al permanere delle tensioni sul mercato del lavoro. La domanda interna dovrebbe risultare ancora in contrazione, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe purtroppo ulteriormente incrementarsi per iniziare a ridimensionarsi a partire dal 2014. Gli investimenti fissi lordi sono attesi in ulteriore contrazione, sebbene su livelli inferiori al 2012, con una contrazione cumulata nel triennio 2011-2013 che dovrebbe assestarsi intorno al 15%. Andranno, infine, valutati gli effetti sull’economia legati al pagamento parziale dei debiti della Pubblica Amministrazione, che comporterà l’immissione nel sistema economico di un flusso di liquidità pari a 40 miliardi di euro. In base alle stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze ciò dovrebbe dare luogo ad una rapida ripresa del PIL già nella seconda metà dell’anno, consolidando i propri effetti nel 2014 e nel 2015.

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

Le costruzioni in Italia (a cura di ANCE) Il settore delle costruzioni sta vivendo dal 2008 una fase di profonda crisi. Nel corso del 2012, il settore ha vissuto un forte peggioramento della situazione di crisi in atto ormai da diversi anni. Tutti gli indicatori settoriali disponibili danno evidenza della gravità della situazione del mercato con intensità di caduta simili a quelle registrate nel 2009 e cioè nella fase iniziale della crisi. INVESTIMENTI IN COSTRUZIONI* Var.% in quantità rispetto all’anno precedente 4,0

2,0

0,7

0,0

-2,0

-2,4 -4,0

-5,3

-6,0

-6,6 -7,6

-8,0

-8,6 -10,0

nel 2012 flessioni d’intensità paragonabile all’inizio della crisi

-12,0 2007

2008

2009

2010°

2011°

2012°

Elaborazione Ance su dati Istat (°) Stima Ance - (*) Investimenti in costruzioni al netto dei costi per trasferimento di proprietà

Gli investimenti in costruzioni registrano nel 2012 una flessione del 7,6% in termini reali rispetto all’anno precedente. Per il 2013 è previsto un ulteriore calo, pari a -3,8%. In sei anni, dal 2008 al 2013, il settore delle costruzioni avrà perso circa il 30% degli investimenti, collocandosi sui livelli di attività più bassi degli ultimi quaranta anni. La caduta dei livelli produttivi coinvolge tutti i comparti: la produzione di nuove abitazioni nei sei anni perde il -54,2%; l’edilizia non residenziale privata -31,6% e le opere pubbliche -42,9%. Solo il comparto

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

INVESTIMENTI IN COSTRUZIONI(*) - n.i. 1970=100 140

130

120

110

100

90

1970 1971 1972 1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010(°) 2011(°) 2012(°) 2013(°)

80

(*) Investimenti in costruzioni a prezzi costanti al netto dei costi per trasferimento di proprietà (°) Stima Ance Elaborazione Ance su dati Istat

INVESTIMENTI IN COSTRUZIONI (*) 2012(°) Milioni di euro Costruzioni

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2008 2012(°)

2008 2013 (°) -29,9%

130.679

-2,4%

-8,6%

-6,6%

-5,3%

-7,6%

-3,8%

-27,1%

abitazioni

69.577

-0,4%

-8,1%

-5,1%

-2,9%

-6,3%

-2,7%

-21,0%

-23,1%

- nuove (°)

24.757

-3,7%

-18,7%

-12,4%

-7,5%

-17,0%

-13,0%

-47,3%

-54,2%

- manutenzione straordinaria(°)

44.820

3,5%

3,1%

1,1%

0,5%

0,8%

3,0%

9,3%

12,6%

non residenziali

61.102

-4,4%

-9,1%

-8,1%

-7,9%

-9,1%

-5,1%

-33,2%

-36,6%

- private (°)

36.281

-2,2%

-10,7%

-5,4%

-6,0%

-8,0%

-4,2%

-28,6%

-31,6%

- pubbliche (°)

24.821

-7,2%

-7,0%

-11,5%

-10,5%

-10,6%

-6,5%

-38,9%

-42,9%

(*) Investimenti in costruzioni al netto dei costi per trasferimento di proprietà (°) Stime Ance Elaborazione Ance su dati Istat

della riqualificazione degli immobili residenziali mostra una tenuta dei livelli produttivi (+12,6%), grazie anche all’effetto di stimolo degli incentivi fiscali. La crisi settoriale sta fortemente minando i livelli occupazionali con effetti pesantissimi: le costruzioni hanno perso, dall’inizio della crisi 360.000 posti di lavoro che salgono a 550.000 considerando anche i settori collegati. Il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni da parte delle imprese di costruzioni risulta molto elevato: tra il 2008 e il 2012 le ore autorizzate nel settore sono più che triplicate, passando da circa 40 milioni di ore a 140 milioni.

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

Il difficile contesto settoriale non manca di manifestare i suoi effetti anche sulla tenuta del tessuto imprenditoriale. L’aumento dei fallimenti nelle costruzioni è proseguito anche nel 2012 (+3,1% su base annua), portando il numero totale di procedure aperte in un singolo anno a livelli massimi. Secondo i dati di Cerved Group, in quattro anni (20092012), sono 10.381 le imprese di costruzioni entrate in procedura fallimentare. Anche la fase negativa del mercato immobiliare residenziale peggiora ulteriormente nel corso del 2012, mostrando una riduzione del 25,8% nel confronto con il 2011, attestandosi su circa 444 mila transazioni. In sei anni, dal 2007 al 2012 il numero di unità abitative compravendute si è ridotto del 48,9%, riportandosi ai livelli di metà anni ottanta. Molteplici sono i fattori che ostacolano la ripresa del mercato abitativo. La domanda immobiliare rimane debole per l’estrema incertezza che scoraggia e fa rinviare le decisioni di investimento delle famiglie, per le difficili prospettive del mercato del lavoro e per la flessione del reddito disponibile delle famiglie. Inoltre, in questo contesto di forte difficoltà la stretta del credito ha raggiunto livelli insostenibili. Il blocco del circuito finanziario a medio-lungo termine rende estremamente difficile alle famiglie l’accesso ai mutui per l’acquisto della casa. Secondo i dati di Banca d’Italia, il flusso di nuovi mutui erogati per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie in Italia è diminuito del 54,9% dal 2007 al 2012. Un ulteriore fattore che penalizza il mercato immobiliare è l’ulteriore inasprimento del carico fiscale derivante dall’IMU. La crisi del mercato immobiliare residenziale, in atto ormai da sei anni, non si è riflessa allo stesso modo sui prezzi delle abitazioni, che hanno registrato flessioni più contenute rispetto a quelle rilevate dalle compravendite.

IL MERCATO IMMOBILIARE IN ITALIA Compravendita e prezzi delle abitazioni (n.i. 2005=100) 120

120

110

Valori a prezzi correnti Valori a prezzi costanti Numero di compravendite

110

100

100

90

90

80

80

70

70

60

60 ‘00 ‘01 ‘02 ‘03 ‘04 ‘05 ‘06 ‘07 ‘08 Fonte: Banca d’Italia, dati trimestrali destagionalizzati

‘09

‘10

‘11

‘12

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

Questa dinamica trova conferma anche nel grafico di Banca d’Italia, che esclude in Italia, come evidenziato anche dall’Ance già cinque anni fa, l’esistenza di una bolla immobiliare nel settore residenziale, contrariamente a quanto è avvenuto e sta avvenendo in altri paesi europei e non. Un’analisi di lungo periodo sull’andamento dei prezzi delle abitazioni di Nomisma, riferiti alle 13 aree urbane1, mostra che dal 2008 al 2012 i prezzi medi delle abitazioni hanno subìto una riduzione del 12,3% in termini nominali (-19,4% in termini reali). In questa direzione va anche il nuovo indice Istat dei prezzi delle abitazioni (disponibile a partire dal primo trimestre 2010) che, evidenzia nel periodo compreso tra il primo trimestre 2010 ed il quarto trimestre 2012, una flessione del 3,6%, sintesi di un aumento del 5,3% dell’indice dei prezzi delle nuove abitazioni e di una flessione del 7,5% delle abitazioni esistenti. L’incremento dei prezzi delle nuove abitazioni, caratterizzate da standard qualitativi più elevati, conferma le recenti evoluzioni del mercato immobiliare, sempre più orientato a premiare la qualità del costruito, con grande attenzione, da parte della domanda, per gli aspetti legati all’efficienza energetica (abitazioni in classe A e B). In questo difficile contesto permane una domanda abitativa elevata, sostenuta anche dalla crescita della popolazione e soprattutto delle famiglie. La popolazione, soprattutto negli ultimi anni, ha infatti continuato a crescere: tra il 2004 e il 2010 si rileva un aumento complessivo del 3,7%. Il ritmo di crescita delle famiglie è ancora più sostenuto: da 23.310.604 nel 2004 a 25.175.793 nel 2010 (+8%). In questi sei anni le famiglie sono aumentate mediamente di circa 328.000 unità l’anno, con un incremento medio annuo pari all’1,3%. A fronte del forte aumento del numero delle famiglie si è assistito ad una progressiva riduzione della produzione di nuove abitazioni. Nel periodo compreso tra il 2004 ed il 2010, risultano messe in cantiere, mediamente ogni anno, 243 mila abitazioni. Dal confronto tra abitazioni messe in cantiere e nuove famiglie, risulta pertanto un fabbisogno potenziale nel periodo considerato di circa 596 mila abitazioni. Anche dai risultati della ricerca del Censis “Atlante della domanda immobiliare”, emerge che nel 2012 le famiglie che hanno manifestato un’intenzione ad acquistare casa sono 907 mila; considerando che il 53,5% è riuscito a realizzare l’acquisto, ne deriva che permane una domanda non soddisfatta di dimensioni rilevanti, stimabile in 422 mila famiglie. Al già citato razionamento del credito alle famiglie si aggiunge anche quello alle imprese che insieme ai ritardati pagamenti alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione rende lo scenario ancora più grave. In base ai dati della Banca d’Italia, nel

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Le 13 aree urbane sono: Roma, Milano, Torino, Genova, Padova, Napoli, Bari, Bologna, Firenze, Venezia, Catania, Palermo e Cagliari.

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

periodo 2007-2012, i mutui per investimenti in abitazioni sono diminuiti del 44,8% e nel non residenziale del 61,7%. Il problema dei ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese che hanno eseguito lavori pubblici, inoltre, continua ad assume dimensioni sempre più preoccupanti. La dimensione finanziaria del fenomeno è in costante crescita ed ha raggiunto ormai 19 miliardi di euro. Il decreto-legge sui pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione, varato dal Governo ad inizio aprile, rappresenta un primo passo verso il pagamento di questi debiti ma consentirà di estinguerne solo una parte, stimata in circa 7 miliardi di euro. La crisi che ha colpito il settore delle opere pubbliche è il risultato di una politica economica che negli ultimi anni è stata improntata esclusivamente al taglio della spesa in conto capitale con pesanti ricadute sull’attività di costruzione. Dal 1990 al 2012 la spesa in conto capitale, prevista nel Bilancio dello Stato, è diminuita del 51% di cui quella destinata a nuove infrastrutture ha subìto una riduzione del 70%. Di contro la spesa corrente nello stesso periodo è aumentata del 28%. Anche le manovre correttive varate negli ultimi anni dai Governi per affrontare la crisi confermano tale evidenza. Dal 2008 al 2013, l’analisi sul Bilancio dello Stato segna, infatti, una riduzione del 38% delle risorse per nuove infrastrutture, a fronte di una contrazione molto più contenuta delle spese correnti al netto degli interessi. Sotto questo profilo, appare però apprezzabile l’inversione di tendenza attuata dalla Legge di stabilità per il 2013 che ha registrato un importante incremento di risorse per nuove infrastrutture (+19,8% rispetto al 2012). Tuttavia, tale iniezione di risorse (+2,4 miliardi di euro) non è sufficiente a recuperare i livelli di stanziamento perduti e, soprattutto, rischia di essere in buona parte compensata dall’ulteriore irrigidimento del Patto di stabilità interno previsto dalla stessa Legge (1,6 miliardi di euro). Gli enti locali, infatti, per rispettare il Patto di stabilità interno, continuano ad agire quasi esclusivamente sulla spesa in conto capitale, posticipando l’avvio di nuovi investimenti e bloccando i pagamenti alle imprese, a fronte di lavori regolarmente eseguiti ed in presenza di risorse disponibili in cassa. Nel periodo 2004-2010, a fronte di un obiettivo di riduzione di spesa del 6%, i comuni hanno già ridotto del 32% le spese in conto capitale, e aumentato del 5% le spese correnti.

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

La riqualificazione nuovo motore di sviluppo Il mercato delle costruzioni, che in tutto il mondo rappresenta, da sempre, la principale leva per riattivare le dinamiche produttive e occupazionali nel breve termine, è quello che ha maggiormente pagato il costo della crisi economico-finanziaria. Eppure le costruzioni possono continuare a svolgere un ruolo determinante per rimettere in moto il Paese anche in risposta alle tendenze socio-economiche e demografiche. I dati del Censimento decennale dell’Istat permettono di cogliere l’evoluzione del rapporto delle famiglie italiane con le rispettive abitazioni. Emerge come negli ultimi dieci anni il numero di famiglie in Italia sia cresciuto di quasi il doppio rispetto alle abitazioni, portando il rapporto tra queste e le famiglie sotto la soglia di 1,2. I single, gli anziani e gli immigrati hanno determinato una crescita dei nuclei familiari di circa 3 milioni di unità. Questa naturale domanda di nuove abitazioni si è riversata sul patrimonio esistente causando la crescita delle quotazioni immobiliari e le percentuali di occupazione delle abitazioni costruite. Infatti, a dispetto della comune percezione, se si analizzano i dati Eurostat relativi alla disponibilità di sufficiente spazio nell’abitazione - uno degli aspetti fondamentali in sede di valutazione delle condizioni abitative - si nota come il c.d. “tasso di sovraffollamento” relativo all’Italia sia il più alto d’Europa. Nelle zone ad alta densità abitativa l’Italia ha circa il 30% della popolazione in condizioni di sovraffollamento. Dunque, le dinamiche demografiche, l’immigrazione e lo spostamento da zone a bassa intensità abitativa verso i grandi centri lavorativi hanno prodotto più domanda di abitazioni di quanto il mercato delle costruzioni sia riuscito ad offrire negli anni di elevata attività. Solo la Grecia è in condizioni peggiori della nostra ma, in 8 anni, ha saputo mitigare di quasi 10 punti percentuali il proprio indice medio di sovraffollamento. La funzione dell’edilizia quale volano per il rilancio sarebbe ancora più apprezzabile qualora fosse centrata su una seria politica di riqualificazione urbana, ispirata all’efficienza energetica e alla messa in sicurezza del territorio contro il rischio sismico e il dissesto idrogeologico. Una grande trasformazione e rigenerazione delle periferie delle nostre città, rispettosa dell’ambiente e del paesaggio, incentrata su una riconversione produttiva e architettonica che segni l’inizio di una nuova modernità. Si consideri poi il livello di sicurezza antisismica in relazione alla vetustà dei manufatti italiani. In Italia il 60% degli edifici è stato costruito antecedentemente all’entrata in vigore della prima normativa antisismica, quindi prima del 1974. Il confronto con gli altri paesi europei risulta particolarmente penalizzante. Quello italiano infatti è il patrimonio abitativo più vetusto dell’intero continente con la sola eccezione dell’Austria.

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QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

POPOLAZIONE IN CONDIZIONI DI SOVRAFFOLLAMENTO (%) (aree densamente popolate) 40 Grecia ITALIA 35

Austria Portogallo

ITALIA

ITALIA Svezia

30

Francia Danimarca

25

Germania UK 20 Spagna Belgio 15

10

5

0 2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

Fonte: Eurostat

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AITEC

QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

POTENZIALE PERICOLOSITÀ SISMICA IN EUROPA

Pericolosità potenziale

Bassa

Medio-bassa

Moderata

Alta

Molto alta

Stati non ESPON

La classe di pericolo si basa sul valore medio della accelerazione di picco (PGA) / accelerazione di gravità (%) in una zona NUTS 3. Fonte: Espon Database

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AITEC

QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

Se alla vetustà del parco abitativo si affianca il dato relativo alla sismicità del territorio italiano, si comprende come questo necessiti di una rinnovata politica di ammodernamento e di rinnovo. Solo Grecia, Bulgaria e Romania hanno registrano un’esposizione sismica superiore alla nostra presentando però un patrimonio edificato più recente di quello italiano. La messa in sicurezza delle costruzioni residenziali presenti in zone con elevato rischio sismico edificate prima del 1974 significherebbe agire su circa 1,5 milioni di edifici con attività di recupero e, dove preferibile, con demolizioni e ricostruzioni.

EDIFICI PER ANNO DI COSTRUZIONE (%) 100%

80%

60%

40%

20%

Ante 1919

dal ‘19 al ‘45

dal ‘45 al ‘60

dal ‘60 al ‘70

dal ’71 all’80

dall’81 al ‘90

Svizzera

Norvegia

Liechtenstein

Finlandia

Slovacchia

Slovenia

Romania

Portogallo

Polonia

Austria

Paesi Bassi

Ungheria

Luxemburgo

Lituania

Lettonia

Spagna

Grecia

Irlanda

Estonia

Republica Ceca

Bulgaria

Belgio

Italia

0%

dal ‘91 ad oggi

Fonte: Eurostat, Census 2001

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

18


AITEC

QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

Secondo nostre stime, solo questo intervento garantirebbe circa 10 anni di piena occupazione per il mondo delle costruzioni rendendo possibile, considerando l’indotto dei materiali, il riassorbimento dei 600 mila addetti della filiera che hanno perso il lavoro in questi anni di crisi. La riconversione delle aree industriali dismesse rappresenta un’altra grande occasione di sperimentazione architettonica: esse occupano circa il 3% del territorio nazionale, equivalente ad una superficie di 9.000 km2 (dati ISTAT). Anche la riabilitazione energetica degli edifici appare ormai non più rinviabile. Per loro natura, gli interventi migliorativi dell’efficienza energetica presentano costi ammortizzabili solo se l’intervento avviene nel contesto di una più generale iniziativa di ristrutturazione dell’edificio. Ogni anno in Italia solo una minima parte del patrimonio immobiliare è interessato da importanti interventi di riqualificazione energetica. L’intero patrimonio edilizio per uso civile (residenziale e terziario) ha consumato nel 2011 circa 47 milioni di TEP (tonnellate equivalenti di petrolio). Di questi, il solo settore residenziale ne ha assorbiti quasi 29 a causa dell’anzianità delle costruzioni, delle mancate manutenzioni e del tipo di materiali impiegati. È dunque indispensabile attivare politiche di riqualificazione e di recupero del patrimonio edilizio che, oltre a prevedere una qualche forma di “cabina di regia” a livello nazionale, dovrebbero contemplare, tra le altre cose, agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative per il cambio di destinazione d’uso. Gli interventi potrebbero concentrarsi sulle aree industriali dismesse e sui quartieri residenziali – per lo più sorti negli anni del “miracolo economico” – caratterizzati da una scarsa qualità architettonica e inadeguati rispetto alle attuali normative sismiche, idrogeologiche e di risparmio energetico. Il passaggio dalla demolizione alla ricostruzione dovrebbe prevedere forme di reimpiego degli scarti provenienti dalla demolizione, la cui “produzione” ha superato quella dei rifiuti solidi urbani. Ad esempio, nel caso di opere in calcestruzzo armato è possibile ricavare aggregati per i nuovi conglomerati cementizi, limitando in tal modo sia il consumo di materie prime che il ricorso alle discariche. Ovunque, in Europa, sono state attivate da tempo politiche di profonda trasformazione urbana con l’obiettivo di rendere le città “smart” dal punto di vista energetico-ambientale. La Francia, ad esempio, che nel 2005 ha vissuto sulla propria pelle la rivolta delle Banlieues, ha emanato una legge nazionale quadro e istituito un’agenzia di riferimento, l’Anru, deputata alla riqualificazione urbana del paese, grazie alla quale molti dei quartieri periferici costruiti nel secondo dopoguerra sono stati demoliti per far posto a nuove realizzazioni. A Barcellona migliaia di alloggi abusivi sono stati ammodernati promuovendo, all’interno di aree industriali dismesse, la costruzione di nuova edilizia residenziale agevolata e la realizzazione di alberghi e appartamenti per locazione a breve termine, ad uso aziendale. A Berlino la Wasserstadt, agenzia alla quale era stato affidato l’incarico di coordinare alcuni progetti di rigenerazione della parte est della città, si trova oggi coinvolta in numerosi altri cantieri sia a Berlino che

20

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

QUADRO ECONOMICO DI RIFERIMENTO

nel resto della Germania. In Italia si può guardare a quanto si è fatto e si sta facendo a Milano e a Torino per la riqualificazione di alcune aree degradate o dismesse con diverse soluzioni interessanti sotto il profilo ambientale e tecnologico. Un programma nazionale di riqualificazione urbana comporterebbe per l’Italia un rilancio dell’economia in grado di attivare, secondo gli esperti di settore, un moltiplicatore di espansione degli investimenti e dell’occupazione di circa tre volte superiore alle risorse utilizzate permettendo un risparmio complessivo nel lungo termine delle risorse energetiche nel pieno rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale.

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

21


PRODUZIONE E MERCATO


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

La produzione e i consumi di cemento nel mondo L’inizio del nuovo millennio non ha portato soltanto la crisi delle economie avanzate, ma ha visto anche l’affacciarsi di nuove economie emergenti che hanno spostato gli equilibri consolidati offrendo, al contempo, nuovi mercati da esplorare e nuovi consumi da soddisfare. L’Asia, in particolare, si è proposta quale area economica di riferimento, con lo sviluppo talora impetuoso che ha interessato paesi quali la Cina, l’India e la Corea del Sud. Nel 2012 in Asia, a fronte di una crescita economica pari al 5,3%, è stato registrato un incremento della produzione di cemento pari al 5,9%, raggiungendo un livello di circa 2,8 miliardi di tonnellate. Quello asiatico rappresenta ormai il primo mercato mondiale per il cemento: nel 2012 è stato consumato in Asia circa il 74% del cemento prodotto nel mondo; in particolare, la Cina rappresenta il paese con il maggior consumo, con volumi pari a circa 2,2 miliardi di tonnellate. L’economia cinese è stata, infatti, certamente quella a maggior crescita nell’ultimo decennio. In tale paese si è assistito a una forte espansione del settore residenziale, trainato dal fenomeno demografico e dall’espansione della classe media. Il timore per il brevemedio periodo è che si possa assistere all’esplosione di una bolla immobiliare, sebbene vi sia ancora una significativa domanda di abitazioni a fini non speculativi che, insieme alle politiche governative di limitazione all’acquisto di seconde case, dovrebbe consentire di contenere l’espansione delle quotazioni immobiliari. In India il settore delle costruzioni è stato trainato principalmente dal settore non residenziale. In termini di consumi di cemento nel 2012 il paese ha raggiunto complessivamente i 242 milioni di tonnellate. L’accelerazione dello sviluppo economico, accompagnato dalla crescita della classe media indiana, ha favorito l’accesso all’acquisto di immobili da parte della popolazione. Considerata la dinamica demografica, si stima che vi sarà una domanda di nuove abitazioni pari a circa 10 milioni l’anno fino al 2030. Il Brasile è stato nell’ultimo decennio una delle aree economiche in cui il settore edilizio ha conosciuto il maggiore sviluppo: nel periodo 2003-2012 i consumi di cemento si sono incrementati del 106% passando da circa 34 a 69 milioni di tonnellate. L’aspettativa per i prossimi anni è di un’ulteriore forte crescita; la dinamica demografica e lo sviluppo economico faranno, infatti, crescere la domanda di nuove abitazioni nel settore residenziale. Al contempo, i grandi eventi in programma tra il 2014 e il 2016 (Mondiali di calcio e Olimpiadi) favoriranno l’aumento della spesa in infrastrutture, con lo sviluppo economico indotto che trainerà anche il settore non residenziale. Anche la Russia ha registrato nell’ultimo decennio un significativo incremento dei consumi di cemento (+64%) raggiungendo nel 2012 circa 64 milioni di tonnellate. Nei prossimi anni il paese beneficerà della crescita di investimenti in infrastrutture conseguenti all’organizzazione di grandi eventi internazionali; le Olimpiadi invernali di Sochi 2014 e i Mondiali di calcio del 2018, infatti, costituiranno un traino importantissimo per il comparto delle infrastrutture. Il calo demografico in atto, viceversa, dovrebbe limitare l’espansione del comparto residenziale, sebbene occorrerà valutare adeguatamente l’impatto di

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

25


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

PIL E CONSUMI DI CEMENTO NEI PAESI BRIC (VAR.%) BRASILE

RUSSIA

CINA

INDIA

Cemento

Cemento

Cemento

Cemento

PIL

PIL

PIL

PIL

20,0

20,0 15,0

15,0

10,0

0

PIL

-5,0 5,0 -10,0 -15,0

Consumi di cemento

5,0 10,0

0 -20,0 -25,0

-5,0

-30,0 -10,0

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

-35,0

Fonte: The Global Cement Report, FMI

potenziali progetti di edilizia pubblica che potrebbero stimolare l’edilizia residenziale di tipologia economica. L’Africa ha vissuto negli ultimi dieci anni uno sviluppo significativo nel settore delle costruzioni con i consumi di cemento che si sono più che raddoppiati (+116% nel periodo 2003-2012). Nei prossimi anni potrebbe costituire una nuova importante area di sviluppo per il settore edilizio. Con un’ampia disponibilità di risorse economiche e una popolazione in costante crescita non è difficile immaginare una significativa accelerazione degli investimenti infrastrutturali e un incremento della domanda di edilizia residenziale, se saranno fugati i dubbi legati alle tensioni geo-politiche locali. Le incertezze sono ancora tante, ma il potenziale di sviluppo potrebbe essere veramente rilevante anche per i paesi europei del bacino del Mediterraneo, con l’Italia che per collocazione storica e geografica potrebbe trovarsi a recitare un ruolo davvero importante.

26

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

La produzione e i consumi di cemento in ambito europeo L’attenuazione della fase negativa dei consumi di cemento che si era registrata in ambito europeo nel corso del 2011 ha lasciato nuovamente il posto a una forte contrazione del mercato. Nel 2012, infatti, la domanda complessiva di cemento nell’area UE 27 ha subìto un significativo decremento pari al 18,8%, raggiungendo un livello di circa 154 milioni di tonnellate. Nei paesi Cembureau la contrazione è stata meno marcata, sebbene ancora su valori importanti (-13,3%), con consumi ad un livello di circa 215 milioni di tonnellate. Anche la produzione di cemento ha registrato un forte decremento pari al 19,2% nell’area UE 27, attestandosi a circa 156 milioni di tonnellate, e al 14,0% nei paesi Cembureau, ad un livello di circa 226 milioni di tonnellate. A livello di singolo paese la produzione di cemento ha continuato nel 2012 ad essere condizionata dalla crisi economica e finanziaria, con un calo generalizzato da parte di tutti i paesi produttori. Anche la Germania, la Francia e la Polonia, che avevano registrato degli incrementi di produzione nel 2011, sono passati in territorio negativo. La Germania, con un livello di produzione pari a circa 32 milioni di tonnellate, mantiene il ruolo di primo produttore nell’area UE 27 che aveva raggiunto nel 2011 superando l’Italia. La Francia, pur registrando un decremento pari al 7,3% rispetto all’anno precedente, con 18 milioni di tonnellate è il terzo paese produttore nell’area UE 27. La Spagna che deteneva la terza posizione nel 2011, infatti, continua a patire gli effetti della crisi e subisce un ulteriore drastico calo della produzione che si assesta a meno di 16 milioni di tonnellate, ossia meno di un terzo rispetto al picco di 54 milioni di tonnellate raggiunto nel 2007. Nell’ambito dei paesi Cembureau la Turchia si conferma il paese con il maggior livello di produzione, pari a circa 64 milioni di tonnellate. La crescita della produzione nazionale che appariva impetuosa nel 2010 (+16,2% rispetto all’anno precedente) si è tuttavia assestata, con un tasso di incremento pari allo 0,7% nel 2012, che fa seguito al modesto incremento (+1,1%) conseguito nel 2011.

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

27


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

PRODUZIONE DI CEMENTO IN EUROPA − ANNI 2011-2012 CEMENT PRODUCTION IN EUROPE − YEARS 2011-2012 000 tonnellate / 000 tonnes Produzione / Production

Variazioni% / Change %

2012

2011

Germania / Germany

32.338

33.540

-3,6%

Italia / Italy

26.244

33.120

-20,8%

Francia / France

18.018

19.443

-7,3%

Spagna / Spain

15.830

22.178

-28,6%

Polonia / Poland

15.627

18.639

-16,2%

7.932

8.529

-7,0%

40.331

58.060

-30,5%

156.320

193.509

-19,2%

63.879

63.405

0,7%

4.400

4.580

-3,9%

Regno Unito / UK Altri UE / Other EU

Totale paesi UE 27 / Total EU 27 countries Turchia / Turkey Svizzera / Switzerland Altri paesi / Other countries Totale Paesi Cembureau / Total Cembureau countries

2012 / 2011

1.657

1.683

-1,5%

226.256

263.177

-14,0%

Fonte: Cembureau ed elaborazioni AITEC / Source: Cembureau and AITEC estimates

RIPARTIZIONE GEOGRAFICA DELLA PRODUZIONE EUROPEA − ANNI 2005-2012 GEOGRAPHICAL DISTRIBUTION OF EUROPEAN PRODUCTION − YEARS 2005-2012 000 tonnellate / 000 tonnes 2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

253.776

271.036

277.260

258.919

207.658

197.076

193.509

156.320

di cui Italia of which Italy

46.411

47.875

47.542

43.030

36.317

34.408

33.120

26.244

Altri Paesi Cembureau Other Cembureau Countries

49.859

53.224

55.215

57.265

61.986

70.169

69.668

69.936

303.635

324.260

332.475

316.184

269.644

267.245

263.177

226.256

Paesi UE 27 EU 27 Countries

Totale Paesi Total Countries

Fonte: Cembureau ed elaborazioni AITEC / Source: Cembureau and AITEC estimates

28

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

La produzione e i consumi di cemento in Italia Nel 2012 la produzione di cemento in Italia si è ridotta drasticamente con un calo pari al 20,8%, attestandosi a 26,2 milioni di tonnellate. L’Italia conferma comunque il proprio ruolo di secondo paese produttore di cemento nell’area UE 27, alle spalle della Germania. A livello territoriale le aree più colpite sono state il Centro e il Sud che hanno registrato un decremento della produzione rispettivamente pari a 28,8% e 22,3%; il Nord e le Isole hanno subìto cali minori pur evidenziando anch’esse decrementi significativi (rispettivamente -18,3% e -12,2%). I consumi di cemento hanno manifestato una forte contrazione dei volumi, evidenziando un decremento complessivo pari al 22,1% rispetto al 2011. La domanda di cemento ha così raggiunto il livello di 25,6 milioni di tonnellate perdendo, rispetto al massimo raggiunto nel 2006, circa il 45% dei volumi complessivi. Il settore del cemento ha, dunque, subìto uno shock strutturale, assistendo in sei anni a un dimezzamento del proprio mercato, come diretta conseguenza della situazione di grave crisi del settore delle costruzioni. In particolare, i fattori che hanno influenzato il calo sono stati lo stallo degli investimenti in infrastrutture pubbliche e la forte contrazione nel settore dell’edilizia residenziale di nuova costruzione. Secondo le stime dell’Ufficio Studi AITEC nel 2012 il calo dei consumi appare diffuso a livello territoriale, sebbene con intensità differenziate: il Nord Ovest, il Nord Est e le Isole hanno proseguito il proprio trend negativo già in atto da qualche anno (intorno al -20%), mentre il Centro e il Sud hanno subìto, in maniera più forte, le conseguenze della crisi strutturale che attanaglia il settore delle costruzioni (rispettivamente -29% e -23%). Tale scenario sta determinando delle modifiche strutturali di mercato, accentuando il disallineamento tra domanda e fonti produttive e distributive con tassi di utilizzo degli impianti talvolta sub-ottimali. A fronte del basso livello dei consumi interni di cemento rilevati nel 2012 anche la produzione di clinker si è contratta significativamente, raggiungendo il livello di 19,2 milioni di tonnellate (-20,2% rispetto al 2011). Prosegue, inoltre, il trend di decremento nel rapporto tra consumi di clinker e produzione di cemento, il cui valore si attesta intorno al 75%. Tale andamento conferma l’impegno delle aziende produttrici di cemento nel produrre tipologie di cemento che, a parità di resa, richiedano un minore impiego di clinker, consentendo di compiere significativi progressi verso il rispetto degli impegni di riduzione di emissioni di CO2. Le prospettive per il 2013 permangono critiche, con l’attesa di un ulteriore forte calo dei consumi di cemento intorno al 20-25%. Una conferma alle aspettative di un ul-

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

29


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

teriore anno di difficoltà proviene dai primi dati disponibili sui consumi di cemento nel primo trimestre 2013, che evidenziano un calo pari al 22,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tale dinamica si inserisce in un quadro macroeconomico nazionale che vede un ulteriore decremento del PIL e le cui prospettive di ripresa sono affidate al 2014. A pesare sulle prospettive del settore vi sono anche le difficoltà di carattere finanziario legate al restringimento dei criteri di erogazione del credito da parte del sistema bancario e le difficoltà nel riuscire a incassare regolarmente i crediti commerciali delle imprese. Da questo punto di vista lo sblocco di una quota dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione è di fondamentale importanza, sebbene non potrà certamente risultare determinante per risollevare le sorti di un sistema economico duramente fiaccato da cinque anni di crisi.

PRODUZIONE DI CEMENTO DAL 2002 AL 2012 CEMENT PRODUCTION FROM 2002 THROUGH 2012 Milioni di tonnellate / Millions of tonnes

50

45

40

35

30

25 02

03

04

05

06

07

08

09

10

11

12

PRODUZIONE MENSILE DI CEMENTO 2011 E 2012 MONTHLY CEMENT PRODUCTION 2011 - 2012 Milioni di tonnellate / Millions of tonnes 5

5

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

dicembre

novembre

ottobre

settembre

agosto

luglio

giugno

maggio

aprile

marzo

febbraio

dicembre

novembre

ottobre

settembre

agosto

luglio

1 giugno

1 maggio

2

aprile

2

marzo

3

febbraio

3

gennaio

30

Anno 2012 / Year 2012 4

gennaio

Anno 2011 / Year 2011 4


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

PRODUZIONE DI CEMENTO PER REGIONE E PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA − ANNI 2011-2012 CEMENT PRODUCTION BY REGION AND MACRO-AREA − YEARS 2011-2012 tonnellate / tonnes

Piemonte Liguria

2012

2011

2.009.771

2.467.472

Variazioni % / Change % 2012 / 2011 -18,5

94.261

164.728

-42,8

Lombardia

4.712.082

5.716.981

-17,6

Veneto

2.891.750

3.354.998

-13,8

931.361

1.159.135

-19,7

Friuli-Venezia Giulia Trentino-Alto Adige Emilia-Romagna Nord / North Toscana

281.279

289.423

-2,8

1.832.592

2.459.560

-25,5

12.753.096

15.612.297

-18,3

1.105.151

1.662.577

-33,5

Umbria e Marche

2.025.360

2.695.066

-24,8

Lazio

1.478.882

2.118.768

-30,2

Centro / Centre

4.609.393

6.476.411

-28,8

Abruzzo e molise

1.104.501

1.565.442

-29,4

Campania

1.276.218

1.656.727

-23,0

Puglia

1.862.652

2.159.857

-13,8

Calabria

850.928

1.119.507

-24,0

Basilicata

980.214

1.312.843

-25,3

6.074.513

7.814.376

-22,3

662.351

687.462

-3,7

Sud / South Sardegna Sicilia

2.144.749

2.529.293

-15,2

Isole / Islands

2.807.100

3.216.755

-12,7

Totale / Total

26.244.102

33.119.839

-20,8

Fonte: Elaborazioni AITEC su dati Ministero Sviluppo Economico e ISTAT Source: AITEC estimates on Ministry for Economical Development and ISTAT data

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

31


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

GIACENZE, CONSUMI E CONSEGNE INTERNE − ANNI 2011-2012 STOCKS, CONSUMPTION AND DELIVERIES − YEARS 2011-2012 tonnellate / tonnes Giacenze / Stocks

2012

Cemento Cement

Clinker Clinker

1.175.647

2.821.805

Variazioni % Change % 2012 / 2011

Cemento Cement

1.118.084

Cemento Cement

Variazioni% Change % 2012 / 2011

24.459.473

16,1

2.430.007

Consegne interne Domestic deliveries Cemento Cement

25.564.791 5,1

2011

Clinker Clinker

Variazioni % Change % 2012 / 2011

Consumi interni Domestic consumption

-22,1 32.833.732

-22,6 31.588.441

PRODUZIONE MENSILE DI CEMENTO − ANNI 2011-2012 CEMENT MONTHLY PRODUCTION − YEARS 2011-2012 tonnellate / tonnes 2012

2011

Gennaio / January

1.762.838

2.299.751

-23,3

Febbraio / February

1.510.313

2.504.945

-39,7

Marzo / March

2.695.006

2.882.483

-6,5

Aprile / April

2.201.806

3.160.874

-30,3

Maggio / May

2.558.464

3.344.141

-23,5

Giugno / June

2.709.077

2.979.796

-9,1

Luglio / July

2.641.138

3.188.825

-17,2

Agosto / August

1.608.915

1.920.679

-16,2

Settembre / September

2.303.790

2.862.215

-19,5

Ottobre / October

2.529.835

3.076.793

-17,8

Novembre / November

2.061.105

2.647.099

-22,1

Dicembre / December

1.661.815

2.252.238

-26,2

26.244.102

33.119.839

-20,8

Totale / Total

PRODUZIONE DI CEMENTO PER ABITANTE (*) − ANNI 2011-2012 CEMENT PRODUCTION PER INHABITANT (*) − YEARS 2011-2012 kg 2012

2011

Variazioni % Change % 2012/2011

Nord / North

468

561

-16,5

Centro / Centre

397

540

-26,6

Sud / South

435

551

-21,0

Isole / Islands

423

478

-11,5

Media / Average

442

545

-19,0

(*) Rapporto produzione - popolazione / Production - population ratio

32

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

L’interscambio con l’estero La dinamica dei saldi relativi all’interscambio con l’estero di cemento e clinker mostra come l’Italia nel 2012 abbia mantenuto la propria posizione di importatore netto. Il saldo commerciale con l’estero si è, tuttavia, considerevolmente ridotto rispetto all’anno precedente approssimandosi al pareggio; l’effetto è dovuto alla contrazione dei volumi importati (-12,2%) a fronte di un lieve incremento delle esportazioni (+8,8%). Tale dinamica risente certamente del restringimento della domanda interna. Il saldo dell’interscambio commerciale di cemento ha registrato nel 2012 un significativo peggioramento (-82,4%) rispetto all’anno precedente, con un deficit pari a circa 0,6 milioni di tonnellate. Per il clinker si conferma anche nel 2012 lo squilibrio nei flussi con l’estero con esportazioni quasi nulle e importazioni più sostenute (0,7 milioni di tonnellate), in linea con il 2011 ma su livelli ormai più che dimezzati rispetto agli anni precedenti. Le importazioni di cemento provengono in maniera preponderante da Turchia, Croazia, Grecia e Francia che, insieme a Spagna e Albania, rappresentano l’86% del totale del flusso di importazioni. Per quanto riguarda il clinker i principali paesi di importazione dell’Italia sono stati la Turchia e la Croazia con volumi sostanzialmente analoghi, seguiti a breve distanza dalla Slovenia. Nell’ultimo biennio si è assistito a un sostanziale mutamento nella geografia dei paesi di approvvigionamento di clinker da parte dell’Italia: la Turchia ha infatti ridotto il proprio peso dal 75% al 28%, mentre la Croazia e la Slovenia hanno incrementato la propria quota complessiva dal 28% al 52%. È rilevante osservare la presenza della Croazia, nel 2012, tra i principali paesi di importazione da parte dell’Italia sia per quanto riguarda il cemento sia per il clinker. I flussi di importazione da tale paese hanno ormai pressoché eguagliato quelli provenienti dalla Turchia, favoriti dalla vicinanza geografica alle coste italiane. La presenza di importanti infrastrutture portuali, in grado di accogliere navi mercantili di notevole portata, si conferma essere determinante per attrarre i flussi di importazione del cemento. I porti maggiormente attivi nel 2012 sono stati quelli di Venezia, Reggio Calabria, Chioggia e Ortona. Il ridimensionamento del mercato nazionale ha spinto le aziende cementiere a intensificare i flussi di esportazione. Nel 2012, infatti, le esportazioni di cemento hanno rappresentato il 6,8% sul totale della produzione nazionale, in sensibile aumento rispetto al 2011 (+9,0%). Dall’analisi territoriale emerge la significativa ripresa delle esportazioni dal Sud (+20,4%) e dalle Isole (+18,9%), mentre il Nord e il Centro evidenziano una contrazione (rispettivamente -4,2% e 10,7%). Anche nel 2012 la

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

33


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

Francia mantiene la propria posizione di principale destinazione delle esportazioni italiane di cemento, assorbendo il 19,6% del totale dei flussi. La naturale destinazione dei flussi di esportazione dall’Italia è ancora una volta il bacino del Mediterraneo; ciò è confermato principalmente dalle esportazioni verso Albania e Malta che assorbono rispettivamente il 13,9% e il 13,4%. Altre destinazioni rilevanti sono, inoltre, Svizzera, Spagna e Slovenia che, sommati ai paesi precedentemente citati, assorbono circa il 77% dei flussi di export italiani.

ESPORTAZIONI E IMPORTAZIONI DI CEMENTO E CLINKER − ANNI 2002-2012 CEMENT AND CLINKER EXPORTS AND IMPORTS − YEARS 2002-2012 000 tonnellate / 000 tonnes Esportazioni / Exports

28

34

Totale Total

Importazioni / Imports % di produzione esportata % of exported production

Clinker Clinker

2002

2.274

83

2.357

5,7

2.101

1.777

3.878

9,4

2003

2.178

55

2.233

5,1

2.202

2.323

4.525

10,4

2004

1.999

7

2.006

4,6

2.276

2.720

4.996

10,8

2005

2.426

7

2.433

5,2

2.167

2.829

4.996

10,8

2006

2.637

61

2.698

5,6

1.749

2.872

4.621

9,7

2007

2.640

143

2.783

5,9

1.449

2.827

4.276

9,0

2008

2.536

38

2.574

6,0

1.259

2.096

3.355

7,8

2009

1.950

5

1.955

5,4

1.742

1.495

3.237

8,9

2010

2.102

53

2.155

6,3

1.438

798

2.236

6,5

2011

1.585

45

1.630

4,9

1.244

844

2.088

6,3

2012

1.727

47

1.774

6,8

1.105

729

1.834

7,0

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

Cemento Cement

Clinker Clinker

Totale Total

% di produzione importata % of imported production

Cemento Cement


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

ANDAMENTO DEL SALDO COMMERCIALE CON L’ESTERO DI CEMENTO E CLINKER DAL 2002 AL 2012 CEMENT AND CLINKER EXTERNAL TRADE FROM 2002 THROUGH 2012

3.000

Migliaia di tonnellate Thousands of tonnes

2.000 1.000 0 -1.000 -2.000 -3.000 2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

ANDAMENTO DELLE ESPORTAZIONI NAZIONALI DI CEMENTO E CLINKER DAL 2002 AL 2012 DOMESTIC CEMENT AND CLINKER EXPORTS FROM 2002 THROUGH 2012

5

Milioni di tonnellate Millions of tonnes

4 3 2 1 0

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

ANDAMENTO DELLE IMPORTAZIONI NAZIONALI DI CEMENTO E CLINKER DAL 2002 AL 2012 DOMESTIC CEMENT AND CLINKER IMPORTS FROM 2002 THROUGH 2012

6

Milioni di tonnellate Millions of tonnes

5 4 3 2 1 0

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

35

29


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

IMPORTAZIONI DI CEMENTO PER REGIONE − ANNO 2012 CEMENT IMPORTS BY REGION − YEAR 2012 tonnellate / tonnes Importazioni Imports Piemonte Liguria

Produzione Production

54.804

2.009.771

2,7

151.053

94.261

160,3

Lombardia

157.007

4.712.082

3,3

Veneto

229.973

2.891.750

8,0

Friuli-Venezia Giulia

139.177

931.361

14,9

Trentino-Alto Adige

38.639

281.279

13,7

50.591

1.832.592

2,8

821.244

12.753.096

6,4

Emilia-Romagna Nord / North Toscana Umbria e Marche Lazio Centro / Centre

Abruzzo e molise

15.162

1.105.151

1,4

3.645

2.025.360

0,2

68.173

1.478.882

4,6

86.980

4.609.393

1,9

111.770

1.104.501

10,1

Campania

6.406

1.276.218

0,5

Puglia

8.055

1.862.652

0,4

Calabria

0

850.928

0,0

Basilicata

0

980.214

0,0

126.231

6.074.513

2,1

0

662.351

0,0

Sud / South Sardegna Sicilia

70.864

2.144.749

3,3

Isole / Islands

70.864

2.807.100

2,5

Totale / Total

1.105.318

26.244.102

4,2

Fonte: Cembureau ed Eurostat / Source: Cembureau and Eurostat

36

% della produzione % of production

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

La ripartizione della produzione per caratteristiche tecniche e composizione Nel 2012 la ripartizione qualitativa della produzione di cemento non registra significativi mutamenti delle proporzioni tra le diverse tipologie. In particolare, il cemento maggiormente prodotto in Italia risulta essere ancora il Portland di miscela (CEM II), che pesa circa il 71,5% della produzione nazionale, in leggero decremento rispetto al 2011. All’interno di tale categoria il Portland composito al calcare costituisce il 68,0% della produzione. Il cemento pozzolanico (CEM IV) si conferma essere la seconda tipologia di cemento maggiormente prodotta in Italia, con una quota sulla produzione nazionale che si decrementa lievemente rispetto al 2011, assestandosi al 13,1%. Il Portland (CEM I) e il cemento d’altoforno (CEM III) incrementano nel 2012 la propria incidenza sulla produzione nazionale passando rispettivamente dall’8,8% al 9,5% e dal 3,9% al 4,9%. Il cemento composito (CEM V) mantiene, invece, invariata la propria quota allo 0,9%. L’analisi della distribuzione della produzione di cemento per classi di resistenza conferma, anche per il 2012, la crescente prevalenza dei cementi ad alta e ad altissima resistenza (classi 42,5 e 52,5) rispetto alle altre tipologie di cemento (classe 32,5), con un peso in crescita rispetto al 2011 pari al 57,2% della produzione nazionale (52,6% nel 2011). A livello territoriale è ormai evidente la preferenza per i cementi a elevate prestazioni, in ragione delle ottime performance che riescono a offrire in termini meccanici e di rapidità di esecuzione delle opere in cantiere.

RIPARTIZIONE PER TIPOLOGIA DI PRODOTTO − ANNI 2002-2012 DISTRIBUTION BY TYPE − YEARS 2002-2012 % CEM I

CEM II

CEM III

CEM IV

CEM V

2002

8,98

76,83

3,11

10,45

0,63

2003

8,51

76,98

3,26

10,58

0,67

2004

8,54

76,95

3,49

10,17

0,85

2005

7,03

76,75

3,42

12,18

0,62

2006

6,53

75,50

5,32

11,83

0,82

2007

6,91

76,11

4,28

11,72

0,98

2008

7,81

74,99

4,62

11,50

1,08

2009

7,89

73,10

4,31

13,33

1,37

2010

9,87

72,03

3,46

13,56

1,08

2011

8,82

72,36

3,89

13,99

0,94

2012

9,50

71,53

4,91

13,13

0,94

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

37


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

RIPARTIZIONE PER TIPOLOGIA DI CEMENTO − ANNO 2012 DISTRIBUTION BY CEMENT TYPE − YEAR 2012 Tipo Type

tonnellate tonnes

%

I

2.493.921

9,50

II/A-S

164.070

0,63

II/B-S

337.920

1,29

98.055

0,37

II/A-L; II/A-LL

II/B-P

12.513.238

47,68

II/B-L; II/B-LL

5.343.932

20,36

II/A-M

58.914

0,22

II/B-M

255.297

0,97

III/A

1.281.307

4,88

III/B

6.933

0,03

IV/A

1.808.385

6,89

IV/B

1.636.713

6,24

245.416

0,94

V/A; VB

Totale / Total

26.244.102

100,00

DISTRIBUZIONE PER CLASSI DI RESISTENZA NELLE RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE − ANNO 2012 DISTRIBUTION BY STRENGTH CLASS IN MACRO-AREAS − YEAR 2012 32,5 tonnellate tonnes

%

42,5 e 52,5 tonnellate tonnes

%

Nord / North

5.823.037

45,7

6.930.059

54,3

Centro / Centre

1.664.951

36,1

2.944.442

63,9

Sud / South

2.478.595

40,8

3.595.918

59,2

Isole / Islands

1.254.023

44,7

1.553.077

55,3

Totale / Total

11.220.606

42,8

15.023.496

57,2

DISTRIBUZIONE DELLA PRODUZIONE DI CEMENTO PER CLASSI DI RESISTENZA − ANNI 2003-2012 CEMENT PRODUCTION DISTRIBUTION BY STRENGTH CLASS − YEARS 2003-2012 %

38

2003

2006

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

32,5

53,9

52,8

52,4

52,0

51,0

51,3

47,7

44,0

47,4

42,8

42,5 e 52,5

46,1

47,2

47,6

48,0

49,0

48,7

52,3

56,0

52,6

57,2

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

Le destinazioni del cemento La distribuzione per canale di destinazione della produzione in uscita dalle cementerie mostra nel 2012 una sostanziale stabilità rispetto a quanto già rilevato negli anni precedenti, con l’eccezione dei canali della rivendita e delle imprese di costruzione che mostrano un maggiore indebolimento. Il settore del calcestruzzo preconfezionato continua a rappresentare il comparto di maggiore rilevanza, assorbendo il 48,9% della produzione nazionale di cemento, in calo rispetto al 2011. Le rivendite di materiali edili e le imprese di costruzioni sono i settori che risentono maggiormente della crisi: la quota di assorbimento della produzione passa, tra il 2011 e il 2012, rispettivamente dal 24,6% al 23,6% e dal 6,1% al 5,8%. Tale dinamica conferma lo stato di difficoltà che permane nei comparti delle opere pubbliche e dell’edilizia di nuova costruzione. Anche il canale dei premiscelatori evidenzia un calo, assorbendo il 3,9% della produzione nazionale di cemento. La contrazione della domanda da parte del mercato interno ha spinto le aziende cementiere a sfruttare le opportunità offerte dai mercati esteri. Nel 2012, infatti, i flussi di esportazione pesano il 6,6% sul totale della produzione nazionale di cemento, in significativo aumento rispetto al 2011 (9,0%). I clienti diretti del cemento rappresentano, nella maggioranza dei casi, una destinazione intermedia tra l’azienda cementiera e il mondo delle costruzioni. Per approfondire la conoscenza delle destinazioni finali del cemento AITEC svolge, già da diversi anni, un’analisi statistica per comparto, i cui risultati possono essere cosÏ espressi: t&EJMJ[JBSFTJEFO[JBMF  t&EJMJ[JBOPOSFTJEFO[JBMF  t0QFSFQVCCMJDIF 

DESTINAZIONI INTERMEDIE DEL CEMENTO − ANNO 2012 INTERMEDIATE CEMENT DESTINATIONS − YEAR 2012 tonnellate / tonnes

%

12.842.009

48,9

Rivenditori / Retail sales

6.197.775

23,6

Prefabbricatori / Pre-cast

2.792.679

10,6

Imprese di costruzione / Construction ďŹ rms

1.520.632

5,8

Esportazione / Export

1.727.066

6,6

Premiscelatori / Premixing

1.035.098

3,9

128.843

0,5

Centrali di betonaggio / Ready-mixed

Altre destinazioni / Other destinations

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

39


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

Nell’ambito di tale analisi si calcolano i coefficienti tecnico-economici e fisici per misurare l’impiego di cemento nelle costruzioni. Nel particolare contesto congiunturale che sta attraversando il settore, AITEC ha inoltre avviato un monitoraggio per misurare il posizionamento relativo del cemento rispetto ad altri materiali da costruzione e individuare l’evoluzione delle tecnologie di costruzione.

DESTINAZIONI INTERMEDIE DEL CEMENTO − ANNI 2002-2012 INTERMEDIATE CEMENT DESTINATIONS − YEARS 2002-2012 %

40

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

Centrali di betonaggio Ready-mixed

47,0

48,7

48,8

48,6

48,3

48,5

48,5

48,5

49,0

49,2

48,9

Rivenditori Retail sales

21,4

20,3

22,8

23,2

23,0

21,6

21,4

23,7

22,7

24,6

23,6

Prefabbricatori Pre-cast

13,1

12,5

11,9

11,2

11,0

11,0

12,2

11,5

10,9

10,3

10,6

Imprese di costruzione Construction firms

8,7

8,8

7,1

7,0

7,3

8,1

6,9

6,1

6,7

6,1

5,8

Esportazione Export

5,5

5,0

4,5

5,2

5,6

5,6

5,9

5,4

6,1

4,8

6,6

Premiscelatori Premixing

3,1

3,9

3,9

3,7

3,7

4,1

4,4

4,1

3,7

4,1

3,9

Altre destinazioni Other destinations

1,2

0,8

1,0

1,1

1,1

1,1

0,7

0,7

0,9

0,9

0,5

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

La struttura del settore L’assetto produttivo dell’industria cementiera italiana non ha subÏto grossi mutamenti nel 2012, nonostante il forte ridimensionamento del mercato. Il confronto con il 2011 evidenzia la chiusura definitiva di un centro di macinazione e il passaggio di un impianto da ciclo completo a centro di macinazione. Il ridimensionamento del mercato ha, tuttavia, reso necessario un diverso utilizzo della struttura produttiva del settore che ha condotto, nel corso del 2012, alla riallocazione di parte della produzione dagli impianti di grande dimensione (oltre 600 mila tonnellate) verso quelli di medio-piccola dimensione (tra 100 e 300 mila tonnellate), ciò allo scopo di ottimizzare l’utilizzo della capacità produttiva che tali impianti sono in grado di offrire. La struttura produttiva si caratterizza per alcune peculiari caratteristiche: tVOFMFWBUPOVNFSPEJJNQSFTFBUUJWFOFMTFUUPSF tVOFMFWBUPMJWFMMPUFDOPMPHJDPEFHMJJNQJBOUJ

RIPARTIZIONE DELLA PRODUZIONE TRA LE MAGGIORI AZIENDE − ANNO 2012 MAJOR FIRMS PRODUCTION PERCENTAGES − YEAR 2012 % Italcementi

(1 azienda e

19 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

19 plants)

24,2%

Buzzi Unicem

(1 azienda e

13 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

13 plants)

16,3%

Colacem

(1 azienda e

8 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

8

plants)

13,6%

Cementir

(1 azienda e

4 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

4

plants)

7,7%

Sacci

(1 azienda e

5 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

5

plants)

5,8%

Cementi Rossi

(1 azienda e

3 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

3

plants)

5,3%

Holcim

(1 azienda e

2 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

2

plants)

5,1%

Cementerie Aldo Barbetti

(1 azienda e

2 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

2

plants)

3,5%

Cementizillo

(1 azienda e

2 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

2

plants)

2,5%

Cal.me

(1 azienda e

3 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

3

plants)

2,2%

Cementeria di Monselice

(1 azienda e

1 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

1

plant)

1,8%

Cementi Moccia

(1 azienda e

1 unitĂ

/

1 ďŹ rm and

1

plant)

1,0%

Altre aziende / Other ďŹ rms

(16 aziende e

17 unitĂ

/

16 ďŹ rms and

17 plants)

11,0

Totale / Total

(28 aziende e

80 unitĂ

/

28 ďŹ rms and

80 plants)

100,0

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

41


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

Nel 2012 si rilevano 28 aziende operanti nel settore. Tale dato è invariato da diversi anni e rappresenta un valore particolarmente elevato che conferma la peculiarità dell’Italia rispetto ad altri paesi europei, nei quali i processi di fusione e acquisizione hanno determinato un minore numero di operatori. Il settore cementiero italiano si caratterizza, inoltre, per l’ampia eterogeneità degli operatori, potendo contare sulla contemporanea presenza di gruppi multinazionali e di aziende di medie e piccole dimensioni, operanti a livello nazionale o anche soltanto a livello locale. Le dodici maggiori aziende coprono l’89% della produzione nazionale di cemento, mentre le altre, anche se di piccola dimensione, viste le peculiarità del business, hanno anch’esse una presenza significativa nel proprio ambito territoriale. Per quanto riguarda la localizzazione degli impianti sul territorio nazionale, essi risultano dislocati per il 46% circa nel Nord, per il 16% nel Centro, per il 27% nel Sud e per l’11% nelle Isole; si assicura in tal modo una presenza capillare di impianti a breve distanza dai luoghi di consumo del prodotto.

RIPARTIZIONE DELLE CEMENTERIE PER CLASSI PRODUTTIVE − ANNO 2012 PRODUCTION BY PLANT’S SIZE − YEAR 2012 Numero Number

42

tonnellate tonnes

%

Fino a 100.000 tonn. / Up to 100,000 tons

9

504.714

1,9%

da 100.001 a 300.000 tonn. / from 100,001 to 300,000 tons

37

6.662.472

25,4%

da 300.001 a 600.000 tonn. / from 300,001 to 600.000 tons

19

8.521.514

32,5%

oltre 600.000 tonn. / over 600.000 tons

15

10.555.402

40,2%

Totale / Total

80

26.244.102

100,0%

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

DISTRIBUZIONE TERRITORIALE DELLE UNITA’ PRODUTTIVE − ANNO 2012 TERRITORIAL DISTRIBUTION OF PLANTS − YEAR 2012 Ciclo completo / Full cycle

Sola macinazione / Grinding only

Totale / Total

Piemonte

3

4

7

Liguria

0

1

1

Lombardia

7

0

7

Veneto

6

3

9

Friuli-Venezia Giulia

3

1

4

Trentino-Alto Adige

2

1

3

Emilia-Romagna

2

4

6

Nord / North

23

14

37

Toscana

3

2

5

Marche

1

0

1

Umbria

3

0

3

Lazio

2

1

3

Centro / Centre

9

3

12

Abruzzo

3

0

3

Molise

2

0

2

Campania

4

1

5

Puglia

3

2

5

Calabria

3

1

4

Basilicata

2

1

3

Sud / South

17

5

22

Sardegna

2

1

3

Sicilia

5

1

6

Isole / Islands

7

2

9

Totale / Total

56

24

80

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

43


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

AZIENDE E UNITA’ PRODUTTIVE − ANNI 2011-2012 COMPANIES AND PLANTS − YEARS 2011-2012 2012

2011

Aziende / Companies

28

28

Unità produttive / Plants

80

81

di cui a ciclo completo / of which, full-cycle

56

57

di cui officine di macinazione / of which, grinding plants

24

24

RIPARTIZIONE DELLA PRODUZIONE PER CLASSI AZIENDALI − ANNO 2012 PRODUCTION BY COMPANY’S SIZE − YEAR 2012

Numero Number

% Produzione Production

18

13,8

Da 500.000 a 3.000.000 tonnellate From 500,000 to 3,000,000 tonnes

7

32,1

Oltre 3.000.000 di tonnellate Over 3,000,000 tonnes

3

54,1

28

100,0

Inferiori a 500.000 tonnellate Less than 500,000 tonnes

Totale / Total

RIPARTIZIONE PER MODALITÀ DI CONSEGNA − ANNO 2012 DELIVERY DISTRIBUTION BY TYPE − YEAR 2012

Insaccato / Sacked Sfuso / Bulk

tonnellate / tonnes

%

5.579.967

21,3%

20.664.135

78,7%

RIPARTIZIONE PER MODALITÀ DI CONSEGNA − ANNI 2002-2012 DELIVERY DISTRIBUTION BY TYPE − YEARS 2002-2012 %

44

2002

2003

2006

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

Insaccato / Sacked

21,7

21,0

22,1

21,9

20,5

20,9

21,6

23,1

21,8

21,5

21,3

Sfuso / Bulk

78,3

79,0

77,9

78,1

79,5

79,1

78,4

76,9

78,2

78,5

78,7

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

PRODUZIONE E MERCATO

Il trasporto del cemento L’analisi delle modalità di distribuzione relative al trasporto di cemento mostra l’assestamento della percentuale di cemento consegnato sfuso sul 78,7% del totale, un valore consolidato ormai da diversi anni. Le consegne in sacco infatti sono legate al mercato intermedio delle rivendite e all’esportazione verso paesi determinati che non hanno una struttura di gestione automatizzata. Le movimentazioni di prodotto via mare, rilevate attraverso un’indagine commissionata da AITEC, ammontano nel 2012 a circa 140 mila tonnellate (al netto dei flussi di importazione), secondo una direttrice principalmente dal Sud e dalle Isole verso il Nord Italia. Per quanto riguarda le imprese di autotrasporto del comparto del cemento appartenenti ad un settore già in difficoltà da alcuni anni, occorre rilevare che nel corso del 2012 hanno scontato un calo consistente dei volumi che ha evidenziato: t MJODBQBDJUË EJ BEFHVBSF WFMPDFNFOUF MPGGFSUB BMMB EPNBOEB F EJ SJEVSSF J DPTUJ EJ struttura; tMJNQPTTJCJMJUËEJDPOWFSUJSFBVUPNF[[JBMMFTUJUJQFSUSBTQPSUJTQFDJGJDJBEBMUSJTFUUPSJ merceologici. Tale quadro ha inasprito ulteriormente, durante l’anno, la tensione nell’autotrasporto con il conseguente continuo proclama di agitazioni e blocchi della circolazione. Nel corso del 2012 e nella prima parte del 2013 si è raggiunto con le principali associazioni vettoriali una sostanziale convergenza sul testo di un protocollo per la gestione dell’autotrasporto di cemento; il testo definitivo dovrebbe essere firmato nel corso del 2013. Il testo condiviso esalta i requisiti di qualificazione etica e imprenditoriale delle imprese logistiche ed è corredato da uno strumento informativo di semplificazione amministrativa in grado di ridurre la burocrazia improduttiva legata alla stipula dei contratti. Per il settore cementiero l’autotrasporto rappresenta un elemento di fondamentale importanza, il cui costo raggiunge una percentuale rilevante del valore del prodotto consegnato (fino al 25-30%). Per questo motivo le aziende del settore sono alla ricerca di partner logistici che offrano un servizio di qualità e affidabilità nel pieno rispetto del quadro normativo.

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

45


L’INDUSTRIA DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO a cura di ATECAP Associazione Tecnico Economica Calcestruzzo Preconfezionato


L’INDUSTRIA DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

L’industria del calcestruzzo preconfezionato 1. Premessa di scenario In questa sezione si fornisce una fotografia dell’industria del calcestruzzo preconfezionato e del suo mercato con l’obiettivo di contribuire all’analisi dei processi in atto con elementi e informazioni che integrano le indicazioni sull’andamento dell’industria del cemento e riferiti al più generale scenario delle costruzioni. L’onda lunga della recessione, originata dalla crisi finanziaria che si è manifestata a partire dal secondo semestre 2007, continua a produrre i suoi effetti su gran parte del sistema produttivo europeo, risultando di particolare intensità per le economie più deboli, periferiche, anche a causa dell’eccessivo peso del debito sovrano sul prodotto interno lordo e, di conseguenza, dell’impossibilità di porre in essere politiche espansive. La congiuntura negativa ha interessato anche la nostra economia coinvolgendo tutti i comparti produttivi e in modo particolare il settore delle costruzioni che sta vivendo la crisi più grave dal dopoguerra ad oggi. Allo stesso modo del settore delle costruzioni, così il mercato del calcestruzzo preconfezionato risente pesantemente delle dinamiche economiche che hanno caratterizzato l’Europa negli ultimi anni. PIL, INVESTIMENTI IN COSTRUZIONI, PRODUZIONE NELLE COSTRUZIONI, DI CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO E DI CEMENTO NELL’AREA DELL’EURO

Numeri indice in quantità 2007=100

100 95 90 85 80 75 70 65 60 55 50 2007 Pil

2008 Investimenti in costruzioni

2009

2010

Cemento

2011

Produzione nelle costruzioni

2012 Calcestruzzo

Fonte: Eurostat

Dal grafico emerge come nell’ambito della più generale crisi delle costruzioni e di quello specifico dei prodotti a base cementizia il settore del calcestruzzo preconfezionato è sicuramente quello che resiste di più dimostrando non solo la vitalità della propria industria ma soprattutto la validità del prodotto.

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

49


L’INDUSTRIA DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

2. Caratteristiche del settore Volendo connotare il settore utilizzando un piccolo modello di analisi SWOT, ovvero valorizzazione dei punti di forza, contenimento dei punti di debolezza alla luce del quadro di opportunità e rischi provenienti dall’esterno, emerge quanto segue. PUNTI DI FORZA

PUNTI DEBOLI

• valenza del prodotto • affidabilità e sostenibilità • localismo e territorialità

• struttura produttiva sovradimensionata • concorrenza sleale • poco diffusa cultura del calcestruzzo

OPPORTUNITÀ

MINACCE

• nuove applicazioni • impiego di materiali riutilizzabili

• variabile prezzo

In particolare valenza del prodotto perché il calcestruzzo è il materiale da costruzione leader che non solo consente di soddisfare i requisiti di resistenza meccanica, ma anche quelli di estetica, diffusione di luce e isolamento termico e acustico e di sostenibilità. Affidabilità e sostenibilità perché il calcestruzzo evoca solidità, sicurezza, resistenza e stabilità e le sue caratteristiche oggettive valutate all’interno dell’intero ciclo di vita lo rendono vantaggioso in termini di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Localismo e territorialità perché il calcestruzzo è un materiale da costruzione di provenienza e di produzione locale e questo aspetto contribuisce a rafforzare il legame di una struttura con il territorio e con la natura che la circonda generando vantaggi non solo per la sostenibilità della costruzione ma anche per la crescita economica e il benessere delle comunità locali ove risiedono gli impianti di produzione. Struttura produttiva sovradimensionata perché i driver principali dell’industria del calcestruzzo sono le opere pubbliche e le nuove costruzioni di edilizia privata, settori questi entrambi colpiti duramente dalla crisi in atto con il risultato di un dimezzamento della produzione e una sovrabbondanza di impianti di produzione che, in un settore il cui output non può essere stoccato in magazzino, restano inattivi. Concorrenza sleale perché rispetto della legalità e qualificazione degli operatori devono rappresentare le basi di un confronto concorrenziale leale mentre troppo spesso nel mercato si assiste invece a comportamenti e pratiche illecite che danneggiano le imprese serie e corrette. Poco diffusa cultura del calcestruzzo perché nonostante l’affidabilità del prodotto i produttori di calcestruzzo sono associati a un mercato in cui operano operatori scorretti e il calcestruzzo, pur essendo il materiale leader alla base della gran parte degli edifici e delle infrastrutture del Paese, non è conosciuto per tutte le sue potenzialità strutturali, estetiche, architettoniche e sostenibilità. Sebbene il calcestruzzo sia considerato una sorta di commodity, in realtà il mercato

50

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


L’INDUSTRIA DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

premia le imprese dinamiche che investono nella ricerca e sviluppo di nuove miscele di calcestruzzo, con particolare attenzione all’impiego di materiali riutilizzabili, rispondendo così ad una domanda sempre più attenta ai livelli qualitativi imposti dalla nuova edilizia e al rispetto dell’ambiente. In un mercato, come quello del calcestruzzo preconfezionato, caratterizzato da consumi in costante calo, la variabile prezzo sta assumendo sempre maggiore importanza, soprattutto per i calcestruzzi ordinari, sino a portare i players più agguerriti, generalmente piccoli preconfezionatori, a compiere trattative commerciali a livelli di prezzi al limite del sottocosto.

3. Struttura produttiva Il settore si caratterizza per la presenza di una struttura produttiva di aziende che fanno della produzione di calcestruzzo preconfezionato il loro core business pari a 1.075 imprese operanti sul territorio italiano con un calo del 21,76% registrato negli ultimi cinque anni. Gli impianti sono diminuiti nel quinquennio di circa il 21%, mentre la media degli impianti per azienda è sostanzialmente rimasta invariata, ovvero pari a 2. NUMERO IMPRESE MERCATO ITALIANO 2008

2009

2010

2011

2012

Numero imprese mercato italiano

1.374

1.338

1.275

1.195

1.075

Numero impianti mercato italiano

2.792

2.696

2.698

2.470

2.200

2,0

2,0

2,1

2,1

2,0

66.242

56.275

53.269

51.985

40.274

23,7

20,9

19,7

21,0

18,3

Media impianti Produzione ('000 mc) Produzione media per impianto (mc) Fonte: elaborazioni Atecap su dati ISTAT

Si è dunque concluso il processo di crescita dimensionale media iniziato nel passato e spinto da un ciclo di espansione produttiva che comportò una sensibile trasformazione in termini di composizione nell’ambito della struttura dell’offerta tra le tre fasce dimensionali delle piccole imprese monoimpianto, delle medie (da 2 a 10 impianti) e delle grandi, con uno slittamento quantitativo verso le classi maggiori. NUMERO IMPRESE MERCATO ITALIANO 1400

1300

1200

1100

1000 2008

2009

2010

2011

2012

Fonte: elaborazioni Atecap su dati ISTAT

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

51


L’INDUSTRIA DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

L’arrestarsi di tale processo è piuttosto il risultato della crisi produttiva e del ridimensionamento del mercato. La crisi in atto, che non accenna a placarsi, ha colpito i driver fondamentali dell’industria del calcestruzzo, ovvero gli investimenti in opere pubbliche e, per quanto concerne il comparto del mercato privato, le nuove costruzioni abitative. In un settore il cui prodotto non può essere stoccato in magazzino ciò si traduce inevitabilmente nel tenere inattivi gli impianti di produzione e dunque chiuderli. 2850

NUMERO IMPIANTI MERCATO ITALIANO

2750 2650 2550 2450 2350 2250 2150 2008

2009

2010

2011

2012

Fonte: elaborazioni Atecap su dati ISTAT

Si registra comunque anche una situazione paradossale che consiste nel fatto che a farne le spese sono gli operatori seri e leali. Per questo l’Atecap è fortemente impegnata per stimolare tutti i possibili meccanismi naturali del mercato al fine di espellere da esso gli operatori improvvisati e le infiltrazioni malavitose, di rifiutare la facile concorrenza fondata sul mero abbattimento dei costi e troppo spesso sul mancato rispetto delle norme. In altri termini la crisi deve rappresentare una opportunità a vantaggio delle imprese più solide e più flessibili ed innovative sotto il profilo della produzione, che tendono ad emergere consolidando la loro posizione di mercato. Tornando ai dati riferiti alla struttura produttiva, tuttavia le aziende monoimpianto continuano a costituire l’ossatura quantitativa dell’industria nazionale del calcestruzzo preconfezionato. Resta comunque attuale, seppur spinto da altre dinamiche, il processo iniziato prima della crisi che vede la riduzione dei monoimpianto, la crescita rilevante della fascia media delle aziende e un ulteriore processo di concentrazione verso l’alto a favore delle imprese maggiori che consolidano il loro ruolo di aziende a dimensione pluriregionale e nazionale. Va comunque sottolineato che il settore del preconfezionato, ultimo anello dell’articolato ciclo produttivo del calcestruzzo, coagula i diversi attori che operano nella filiera, ovvero produttori di cemento, produttori di aggregati, produttori dell’acciaio per il calcestruzzo armato, applicatori di calcestruzzo, imprese per la realizzazione e la gestione degli impianti e delle macchine, produttori di additivi, fornitori di tecnologie, costruttori di macchine edili, società di ricerca, istituti di certificazione e valutazione tecnologica, ecc..

52

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


L’INDUSTRIA DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

4. Produzione di calcestruzzo preconfezionato Il 2012 è stato l’anno nero dell’industria del calcestruzzo preconfezionato che ha visto i volumi della produzione ridursi di più di un quinto rispetto all’anno precedente. Per il sesto anno consecutivo l’industria del calcestruzzo preconfezionato segna numeri negativi: il 2012 si chiude con un -22,5% rispetto al 2011, perdita che si somma al trend negativo degli anni precedenti. PRODUZIONE CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO 2008

2009

2010

2011

2012

Italia settentrionale

31,81

26,33

25,41

24,60

19,73

Italia centrale

12,94

11,23

10,30

10,27

7,30

Italia meridionale

15,32

13,57

12,54

12,52

9,48

Italia insulare Totale

6,17

5,14

5,02

4,59

3,77

66,24

56,27

53,26

51,98

40,27

Valori in milioni di metri cubo / Fonte: elaborazioni Atecap su dati MISE

Una crisi senza precedenti, in 6 anni, dal 2006 al 2012, la produzione di calcestruzzo preconfezionato ha registrato un -45,2%. La perdita maggiore si registra comunque nel centro Italia con un mercato sostanzialmente dimezzato rispetto al 2006 (-49,84%). ANDAMENTO PRODUZIONE CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO 2008-2012 33 Italia settentrionale Italia centrale Italia meridionale Italia insulare

28

23

19

13

8

3 2008

2009

2010

2011

2012

Valori in milioni di metri cubo Fonte: elaborazioni Atecap su dati MISE

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

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L’INDUSTRIA DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

-19,82%

-37,99%

-28,90%

-43,56%

-24,27%

-38,13%

-18%

-38,98% 2012 rispetto al 2008

2012 rispetto al 2011

ANDAMENTO PRODUZIONE CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO 2012 SU BASE MENSILE 2,50 Italia settentrionale

Italia centrale

Italia meridionale

Italia insulare

2,00

1,50

1,0

Valori in milioni di metri cubo Fonte: elaborazioni Atecap su dati MISE

54

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

Dicembre 2012

Novembre 2012

Ottobre 2012

Settembre 2012

Agosto 2012

Luglio 2012

Giugno 2012

Maggio 2012

Aprile 2012

Marzo 2012

Febbraio 2012

0

Gennaio 2012

0,50


L’INDUSTRIA DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

VARIAZIONE PERCENTUALE ANNO 2012 SU ANNO 2011 BASE MENSILE PER MACROAREE

(I° semestre 2011/2012) Gen 2012 Gen 2011

Feb 2012 Feb 2011

Mar 2012 Mar 2011

Apr 2012 Apr 2011

Mag 2012 Mag 2011

Giu 2012 Giu 2011

settentrionale

-16,72%

-41,57%

-8,58%

-32,21%

-22,96%

-12,05%

centrale

-25,08%

-48,32%

-13,08%

-37,27%

-31,75%

-21,31%

meridionale

-35,54%

-40,69%

-11,75%

-28,56%

-22,33%

-14,06%

insulare

-32,27%

-16,79%

-16,94%

-17,44%

-25,98%

-2,77%

Lug 2012 Lug 2011

Ago 2012 Ago 2011

Set 2012 Set 2011

Ott 2012 Ott 2011

Nov 2012 Nov 2011

Dic 2012 Dic 2011

settentrionale

-9,24%

-15,05%

-25,85%

-6,39%

-19,51%

-29,63%

centrale

-20,33%

-23,32%

-33,85%

-21,01%

-36,16%

-38,25%

meridionale

-20,15%

-26,55%

-27,05%

-12,55%

-24,48%

-34,07%

insulare

-11,96%

-15,82%

-24,62%

-16,48%

-17,21%

-15,02%

Italia

(II° semestre 2011/2012) Italia

Fonte: elaborazioni Atecap su dati MISE

E le previsioni per il 2013, purtroppo, non fanno certo ben sperare: i driver dell’industria del calcestruzzo, ovvero gli investimenti in opere pubbliche e nel mercato privato per le nuove costruzioni, sono ancora inattivi; nel comparto delle opere pubbliche la contrazione della spesa pubblica continua ad essere fortemente consequenziale ai vincoli di bilancio; nel settore del mercato privato resta in atto un rallentamento nell’avvio delle opere, per la difficoltà di ottenere credito da parte delle imprese e delle famiglie. Le previsioni sull’andamento della produzione di calcestruzzo preconfezionato, elaborate sulla base di stime Aitec della produzione di cemento, segna nel 2013 una flessione del 24,44% rispetto al 2012.

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

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L’INDUSTRIA DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

5. Andamento dell’occupazione La crisi settoriale sta fortemente minando i livelli occupazionali con effetti pesantissimi: le costruzioni hanno perso, dall’inizio della crisi 360.000 posti di lavoro che salgono a 550.000 considerano anche i settori collegati. Drammatica la perdita dei posti di lavoro, secondo i dati diffusi dall’Istat relativi al 2012: il numero di occupati nelle costruzioni si è ridotto del 5% su base annua. Complessivamente dall’inizio della crisi alla fine dello scorso anno la perdita occupazionale ha raggiunto il 16,1%. A livello territoriale la contrazione dell’occupazione ha coinvolto tutte le macroaree ma in modo particolare le regioni meridionali. Nel comparto dell’industria del calcestruzzo preconfezionato negli ultimi cinque anni si è registrata una diminuzione dell’occupazione pari al 20,33%. LAVORATORI AFFERENTI AL SETTORE DEL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

Occupati nel settore

2008

2009

2010

2011

2012

20.321

19.566

18.186

17.222

16.189

Fonte: elaborazioni Atecap su dati ISTAT

20500

OCCUPATI NEL SETTORE

20000 19500 19000 18500 18000 17500 17000 16500 16000

2008

2009

Fonte: elaborazioni Atecap su dati ISTAT

56

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

2010

2011

2012


AMBIENTE ED ENERGIA


AITEC

AMBIENTE ED ENERGIA

Il sistema dell’Emissions Trading Con il 2012 si è concluso il secondo periodo dell’Emissions Trading Scheme (ETS), il sistema di scambio di quote di emissione di gas serra, istituito dall’Unione europea nel 2003. A partire dal periodo 2013-2020 entra in vigore un nuovo sistema, definito con la revisione messa a punto nel 2009, della direttiva 2003/87/CE. Per il cosiddetto terzo periodo ETS sono previsti un sistema centralizzato di assegnazione delle quote e il ricorso a meccanismi onerosi di distribuzione dei titoli emissivi, con l’eccezione di parziali assegnazioni a titolo gratuito per le emissioni industriali; tali assegnazioni gratuite sono definite a livello europeo sulla base di un benchmark settoriale e variano in funzione dell’esposizione del settore al rischio di delocalizzazione delle emissioni per effetto della competizione internazionale (il cosiddetto carbon leakage). Come noto il settore del cemento è stato incluso, con la Decisione della Commissione del 24 dicembre 2009, nell’elenco dei settori e dei sottosettori ritenuti esposti a un rischio elevato di carbon leakage, in ragione dell’elevata incidenza dei costi della CO2 sui costi di produzione e le aziende cementiere hanno così acquisito il diritto all’allocazione gratuita delle proprie quote. Tuttavia già nel 2014 ci sarà la prima revisione della lista dei settori esposti al rischio di rilocalizzazione delle emissioni. Il settore è stato fortemente impegnato, nel corso del 2012, nell’acceso dibattito, tuttora in corso, sul futuro dell’ETS, nell’ambito del quale è stato spesso chiamato a portare il proprio contributo, direttamente o attraverso le proprie rappresentanze nelle diverse sedi, quali Confindustria e Cembureau. Il forte ribasso dei prezzi della CO2 sul mercato, dovuto alla congiuntura economica estremamente negativa di questi anni e al conseguente calo dei livelli produttivi, ha infatti indotto la Commissione europea e tutte le parti interessate ad interrogarsi sull’attuale ruolo e sull’effettiva efficacia del sistema ETS e a riflettere su possibili misure per il suo rafforzamento, sia a breve sia a lungo termine. In questo contesto la Commissione europea ha presentato a luglio una Proposta di Decisione che prevede un intervento sul sistema Emissions Trading al fine di ridurre, temporaneamente, l’ammontare delle quote di CO2 da mettere all’asta nel corso del III periodo e rilanciare così il prezzo delle quote sul mercato. Inoltre nel rapporto “The state of the European carbon market in 2012”, pubblicato a novembre, sono descritti sei possibili interventi strutturali per il rafforzamento del sistema ETS. Il settore del cemento italiano, pur avendo sempre sostenuto il ruolo dell’ETS come strumento della politica climatica europea, è consapevole della situazione estremamente critica che ha messo in pericolo la credibilità stessa del sistema.

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

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AITEC

AMBIENTE ED ENERGIA

È fondamentale ripristinare il ruolo centrale del sistema ETS come strumento in grado di promuovere la riduzione dei gas serra in modo economicamente efficace, senza tuttavia che vengano al contempo introdotti nuovi elementi di incertezza nel quadro normativo di riferimento, appena definito. La principale conseguenza sarebbe quella di scoraggiare ulteriormente gli investimenti da parte delle imprese, che già si trovano ad operare in un contesto particolarmente difficile. In questa ottica il settore del cemento italiano auspica che venga intrapresa una profonda riflessione sulla futura politica industriale, energetica e climatica dell’Unione europea, nella consapevolezza che la coerenza tra queste politiche sia cruciale per garantire la competitività dell’industria italiana ed europea, così come è stato sottolineato in più occasioni da diverse associazioni industriali, nazionali ed europee. Tale riflessione non potrà in ogni caso prescindere dagli sviluppi del dibattito internazionale, la cui ultima importante tappa è stata la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici che si è svolta a Doha nel dicembre 2012. Come per le edizioni precedenti, purtroppo, i negoziati internazionali sul clima si sono rivelati difficoltosi ed ancora una volta il risultato raggiunto dalla conferenza dell’UNFCCC è stato sostanzialmente deludente. Tra i risultati positivi va registrata la decisione dei governi di lavorare “rapidamente” verso un accordo universale sui cambiamenti climatici che coinvolga tutti i paesi a partire dal 2020, da adottare entro il 2015. Tuttavia il vertice non è riuscito a superare gli ostacoli negoziali che bloccano la ratifica del nuovo accordo globale; sono infatti davvero pochi i paesi che hanno confermato la disponibilità a prendere accordi vincolanti, mentre oltre l’80% dei paesi partecipanti si è rifiutato di farlo (tra questi Canada, Russia, Cina, Brasile, India). Intanto il protocollo di Kyoto è stato esteso fino al 2020 ma, come noto, si tratta di un accordo che vede tra i firmatari soltanto alcuni paesi (tra cui l’Unione europea) che, insieme, rappresentano solo il 15% delle emissioni globali. La situazione resta dunque preoccupante per gli operatori europei che ancora una volta vedono rimandata la definizione di un accordo globale con requisiti e caratteristiche tali da garantire realmente la creazione dell’atteso level playing field.

62

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

AMBIENTE ED ENERGIA

Il recupero dei rifiuti Il recupero di energia da flussi selezionati di rifiuti è ormai da anni uno dei temi più dibattuti a livello nazionale ed europeo per i risvolti ambientali, sociali ed economici ad esso connessi. Come previsto dalla gerarchia del ciclo integrato dei rifiuti, il recupero di materia ed energia, a valle di tutte le valorizzazioni più nobili (prevenzione, riciclo, ecc.) consente di minimizzare il ricorso alle discariche, ridurre le emissioni di CO2 e generare potenziali risparmi economici per le imprese, per le pubbliche amministrazioni e per i cittadini. In particolare per il settore del cemento, da sempre chiamato a sostenere costi elevati per l’approvvigionamento dei combustibili necessari al proprio processo produttivo, la possibilità di sostituire parzialmente quelli convenzionali con alcune tipologie di rifiuti rappresenta una concreta opportunità di ottenere una serie di benefici, primo fra tutti quello di salvaguardare risorse non rinnovabili e contenere gli impatti emissivi dei propri impianti, nonché contribuire in modo efficace alla gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti. Tale pratica supportata da direttive comunitarie è ampiamente diffusa in tutta Europa ma in Italia incontra ancora oggi delle resistenze dovute al mancato consenso sociale e alla complessità delle procedure autorizzative: in Italia le tempistiche per il rilascio della necessarie autorizzazioni arrivano a sfiorare i sei anni, contro i 12 -14 mesi ad esempio di Francia e Germania. Sul fronte normativo, va segnalata la pubblicazione del DM 14 Febbraio 2013 che, applicando la Direttiva quadro europea sui rifiuti, fissa i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto per alcune specifiche tipologie di combustibili solidi secondari derivati dal trattamento dei rifiuti non pericolosi (i cosiddetti CSS End of Waste). Il Decreto è il risultato di un lavoro di circa due anni che ha visto il coinvolgimento operativo da parte del Ministro dell’Ambiente, di tutte le principali associazioni nazionali di settore (produttori e utilizzatori di CSS), delle principali associazioni ambientaliste, delle istituzioni centrali competenti (quali il MISE) e degli organismi tecnici nazionali (CTI Comitato Termotecnico Italiano - ente federato dell’UNI) e non ultimo della Commissione europea. Nel mese di agosto 2012 lo schema di decreto è stato notificato alla Commissione europea e reso pubblico per sette mesi sui siti web delle istituzioni comunitarie. Al termine della consultazione pubblica il parere favorevole della Commisione europea ha permesso la definitiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’impianto normativo, che costituisce una novità assoluta nel panorama nazionale e comunitario, prevede l’imposizione di limiti di emissione più stringenti rispetto al normale funzionamento a combustibili fossili per le centrali termoelettriche e le cementerie che utilizzeranno il CSS End of waste,

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

63


AITEC

AMBIENTE ED ENERGIA

oltre a prescrivere un rigoroso sistema di certificazioni e controlli di qualità sui CSS che verranno etichettati come combustibili. Durante l’iter del decreto, il Ministero dell’ambiente e AITEC hanno intrapreso azioni finalizzate alla corretta informazione dell’opinione pubblica (stampa, media nazionali, internet, social network) circa i contenuti delle norme e i potenziali benefici ambientali, sociali ed economici che possono derivare da una loro corretta implementazione sul territorio nazionale, afflitto in alcune aree dal perdurare dell’emergenza rifiuti.

RECUPERO ENERGETICO RIFIUTI − ANNO 2012 ALTERNATIVE FUELS − YEAR 2012

tonnellate / tonnes CSS - Combustibili Solidi Secondari (Rifiuti non pericolosi) / SRF - Solid Recovered Fuel (Not hazardous waste) CDR / RDF (*)

172.001

Plastiche, gomme / Rubber, plastics

39.591

Pneumatici usati / Used tyres

32.855

Fanghi da depurazione acque reflue urbane / Sludges from municipal wastewater treatment plants

15.615

Car Fluff / Car Fluff

58

Combustibili liquidi (rifiuti pericolosi) / Liquid fuels (hazardous waste) Oli usati, emulsioni oleose / Waste oils Solventi non clorurati / No chlorinated solvents Altro / Other

10.814 6.342 10.000

Scarti di origine animale / Animal meal Solventi non clorurati / No chlorinated solvents Totale / Total Sostituzione calorica media (%) / Average thermal substitution rate (%) (*) CDR: Combustibile Da Rifiuti / RDF: Refuse Derived Fuel

Dati relativi al 93% della produzione di cemento delle aziende associate AITEC.

64

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

18.109 305.385 10,6%


AITEC

AMBIENTE ED ENERGIA

RECUPERO DI MATERIA DA RIFIUTI E MATERIE PRIME DI SOSTITUZIONE ALTERNATIVE RAW MATERIALS tonnellate / tonnes 2012 Recupero di materia da rifiuti non pericolosi / Material recovery from not hazardous waste

989.416

Materie prime di sostituzione non classificate rifiuti / Alternative raw materials (by products)

1.315.130

Totale / Total

2.304.546

Sostituzione materie prime naturali (%) / Average substitution rate (%)

6,3%

Dati relativi al 93% della produzione di cemento delle aziende associate AITEC.

RECUPERO DI MATERIA DA RIFIUTI − ANNO 2012 ALTERNATIVE RAW MATERIALS CLASSIFIED AS WASTE − YEAR 2012 Tipologia di rifiuto / Waste category

tonnellate / tonnes 2012

Rifiuti provenienti da industria siderurgica/ Waste from steel Industry Rifiuti da lavorazione della pietra / Waste from quarries

180.160 94.926

Rifiuti di refrattari, rifiuti di refrattari da forni per processi ad alta temperatura / Refractories waste

4.553

Fanghi e polveri da segagione e lavorazione pietre e marmi / Waste from marble excavation and treatment

8.859

Fanghi da lavorazione pietre / Waste from rock excavation and treatment

2.525

Fanghi da trattamento acque di processo industriali / Industrial wastewater treatment plant sludges

19.320

Ceneri dalla combustione di carbone e biomasse / Carbon and biomass plants ashes

461.515

Gessi chimici desolforazione fumi / Desulfurization chemical gypsum

212.446

Altro / Other waste

5.112

Totale / Total

989.417

Dati relativi al 93% della produzione di cemento delle aziende associate AITEC.

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

65


AITEC

AMBIENTE ED ENERGIA

I consumi energetici Il 2012 è stato caratterizzato da un ulteriore lieve aumento del costo dell’energia per l’industria cementiera italiana. Il costo del pet-coke importato ha mostrato, dopo il forte aumento registrato nel 2011, un leggero decremento nel corso del 2012 con un costo medio all’importazione pari a circa 81 euro/tonnellata. Il beneficio derivante dal decremento del costo del petcoke nel 2012, legato alla caduta della domanda internazionale, è stato bilanciato dal forte aumento del costo dell’energia elettrica registrato nello stesso periodo. Tale incremento è stato trainato dalla continua crescita degli oneri generali del sistema elettrico che hanno raggiunto livelli insostenibili per l’industria cementiera. A riguardo si segnala l’avvenuto recepimento, ad inizio 2013, della Direttiva UE riguardante la rimodulazione degli oneri generali sulla base del peso dei costi energetici specifici delle singole aziende. Il Governo italiano ha concluso l’iter normativo e messo a punto i regolamenti di attuazione. Alla data di stesura della presente Relazione è in corso di definizione, presso l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, il nuovo impianto di contribuzione. Si tratta di una misura che favorisce una maggiore equità nella ripartizione degli oneri tra i diversi operatori (circa 12 miliardi di euro all’anno). Anche nel 2012 il fabbisogno di energia termica nel processo di cottura delle materie prime è stato soddisfatto in misura preponderante mediante l’utilizzo di combustibili solidi quali il carbone (sia fossile che pet-coke) che soddisfa circa il 90% del fabbisogno energetico dell’intera industria. I consumi di energia elettrica rilevati nel 2012 sono risultati in calo di circa il 17,3% rispetto al 2011, attestandosi su valori vicini ai 3,1 Gwh. L’efficienza degli impianti produttivi italiani indica un fabbisogno medio intorno ai 120 kWh per tonnellata di cemento prodotto, un valore confrontabile con quello registrato nel 2011.

CONSUMI ENERGETICI − ANNO 2012 ENERGY CONSUMPTION − YEAR 2012 Variazioni % Change % 2012 / 2011 Energia elettrica / Electrical power

66

kWh

3.092.116.103

-17,3

Metano / Natural gas

m

24.999.982

-14,3

Carbone / Coal

tonnellate/tonnes

1.929.603

-23,3

Olio combustibile denso / Heavy fuel oil

tonnellate/tonnes

55.443

-24,2

Combustibili non convenzionali / Alternative fuels

tonnellate/tonnes

305.385

-3,1

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

3


AITEC

AMBIENTE ED ENERGIA

CONSUMI DI COMBUSTIBILI − ANNI 2001-2012 FUEL CONSUMPTION − YEARS 2001-2012 % Carbone / Coal

O.c.d. / HFO

Metano / Natural gas

Altri / Other

2001

91,4

4,9

1,6

2,1

2002

88,7

4,6

1,3

5,4

2003

86,9

5,2

2,2

5,7

2004

86,2

4,9

1,7

7,2

2005

87,4

4,8

1,4

6,4

2006

89,1

4,0

1,1

5,8

2007

89,2

3,5

1,4

5,9

2008

88,8

3,9

1,3

6,0

2009

87,7

3,7

1,2

7,4

2010

87,2

3,5

1,2

8,1

2011

87,5

3,0

1,2

8,3

2012

85,2

2,9

1,3

10,6

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

66


TENDENZE DI PREZZO SUI MERCATI ENERGETICI EUROPEI - ANNO 2012 a cura del GME Gestore Mercati Energetici


TENDENZE DI PREZZO SUI MERCATI ENERGETICI EUROPEI - ANNO 2012

1. I mercati dei combustibili In un contesto dominato da una profonda e persistente debolezza delle economie europee, nel 2012 le quotazioni continentali dei combustibili si sono caratterizzate per andamenti eterogenei solo in parte in linea con le dinamiche prevalentemente rialziste osservate nel corso dell’ultimo biennio. In effetti, a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi europei del greggio e dei suoi derivati attorno ai rispettivi massimi storici, il 2012 ha registrato, da un lato, un forte calo del carbone, dall’altro, un deciso rafforzamento del trend crescente del gas naturale, molto intenso soprattutto nel trimestre finale dell’anno Tabella 1: Greggio e combustibili, quotazioni annuali spot e a termine. Media aritmetica FUEL TASSO DI CAMBIO $/€

UdM

2012

Var. 2012-2011 (%)

Ultimo prezzo future

Calendario 2013*

-

1,29

-7,6%

1,31

1,33 105,5

BRENT

$/bbl

111,7

+0,4%

105,40

FOB

€/bbl

86,8

+8,7%

80,42

79,5

OLIO COMBUSTIBILE

$/MT

671,8

+4,6%

635,75

616,5

1% FOB ARA Barge

€/MT

522,4

+13,2%

485,08

464,6

GASOLIO

$/MT

950,5

+2,2%

904,59

907,3

0,1% FOB ARA Barge

€/MT

739,1

+10,6%

690,21

638,8

CARBONE

$/MT

92,5

+23,9%

114,55

99,0

API2 CIF ARA

€/MT

71,9

+17,6%

87,40

76,6

* le quotazioni Calendar 2013 si riferiscono ai dati disponibili a fine dicembre 2012

In particolare, in relazione al petrolio, dopo un biennio di repentini aumenti le quotazioni si sono mantenute sui valori del 2011 in Europa e sui principali mercati internazionali, disattendendo le ipotesi ribassiste e confermando, in tal senso, il disaccoppiamento tra il riferimento statunitense e quello continentale. Quest’ultimo si è attestato attorno a 112 $/bbl, mostrando nei dodici mesi un andamento oscillante che ha portato i prezzi a toccare il loro massimo annuo di 125 $/bbl a marzo, prima di una ripida diminuzione verso 95 $/bbl di giugno e di una successiva ripresa culminata ad agosto, quando il greggio è salito a 113 $/bbl, valore attorno al quale si è poi stabilizzato nell’ultimo quadrimestre. Profondamente differente appare, d’altro canto, l’andamento della commodity tenendo conto degli effetti prodotti dal tasso di cambio $/€: il forte deprezzamento subito dalla moneta europea nei confronti del dollaro (1,29 €/$; -7,6%) ha spinto infatti le quotazioni del Brent verso un +8,7% tendenziale, annullando di fatto il divario dai più consistenti incrementi registrati sui listini del gas. In chiave futura, le aspettative manifestate dai mercati nel 2012 per l’anno successivo si sono mantenute moderatamente ribassiste e progressivamente in diminuzione sui 106 $/bbl, valutazione con cui è andato in consegna il prodotto annuale baseload relativo al 2013 (Tab.1, Graf.1, Graf.2).

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

71 15


TENDENZE DI PREZZO SUI MERCATI ENERGETICI EUROPEI - ANNO 2012

120

2,2

100

2,0

80

1,8

60

1,6

40

1,4

$/€

$/bbl

Grafico 1: Greggio e tasso di cambio, andamento mensile dei prezzi spot e a termine. Media aritmetica

1,2

20 2008

2009 Brent

2010 WTI

2011

Iranian Light

2012

Tasso $/€ (asse dx)

Grafico 2: Greggio e tasso di cambio, andamento mensile dei prezzi spot e a termine. Media aritmetica 2,4

Brent

WTI

Iranian Light

dicembre

novembre

ottobre

settembre

luglio

agosto

maggi

giugno

aprile

marzo

febbrio

gennaio

dicembre

ottobre

novembre

1,2

agosto

20

settembre

1,4 luglio

1,6

40

giugno

1,8

60

aprile

80

maggio

2,0

marzo

2,20

100

febbraio

120

gennaio

$/bbl

2013

$/€

2012

140

Tasso $/€ (asse dx)

Dinamiche analoghe a quelle del Brent si sono registrate, come consuetudine, sui prodotti di raffinazione del petrolio, il cui prezzo ha raggiunto 950 $/MT per il gasolio e 671 $/MT per l’olio combustibile, con variazioni annue lievemente superiori a quelle espresse dalla commodity di riferimento (rispettivamente +2,2% e +4,6%). L’osservazione delle dinamiche infra-annuali seguite dai due combustibili ha evidenziato una più intensa fase di rialzi per l’olio combustibile tra agosto e ottobre, eccezionalmente in controtendenza rispetto al debole segnale ribassista mostrato dal greggio continentale nel medesimo periodo (Tab.1, Graf.3, Graf.4).

16 72

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


TENDENZE DI PREZZO SUI MERCATI ENERGETICI EUROPEI - ANNO 2012

120

1.200

100

1.000

80

800

60

600

40

400

$/MT

$/bbl

Grafico 3: Prodotti petroliferi, andamento annuale dei prezzi spot. Media aritmetica

200

20 2008

2009

2010

Brent (asse sx)

2011

Gasolio (asse dx)

2012

Olio combustibile (asse dx)

Grafico 4: Greggio e tasso di cambio, andamento mensile dei prezzi spot e a termine. Media aritmetica 2012

140

2013

1.200

120

1.000 800

80

600

60

Brent (asse sx)

Gasolio (asse dx)

dicembre

novembre

ottobre

settembre

luglio

agosto

maggi

giugno

aprile

marzo

febbrio

gennaio

dicembre

ottobre

novembre

agosto

settembre

luglio

giugno

aprile

maggio

200

marzo

20

gennaio

400 febbraio

40

$/MT

$/bbl

100

Olio combustibile (asse dx)

D’altro canto, a differenza di quanto osservato negli anni precedenti, il carbone ha manifestato nel 2012 un’evoluzione del prezzo opposta a quella degli altri combustibili, invertendo drasticamente su tutti i mercati internazionali il trend biennale di crescita. In Europa la quotazione dell’API2 è scesa a 92,5 $/MT, valore nettamente inferiore alle aspettative di mercato e superiore negli ultimi cinque anni solo a quello del 2009, esprimendo una flessione tendenziale che, in media pari al 23,9%, ha oscillato nei mesi tra 15% e 30%. In ottica prospettica, gli operatori hanno mostrato per il 2013 attese moderatamente rialziste, concentrate nel secondo semestre, ma per quotazioni mai superiori a 100 $/MT (Tab.1, Graf.5, Graf.6).

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

73 17


TENDENZE DI PREZZO SUI MERCATI ENERGETICI EUROPEI - ANNO 2012

Graf. 5: Carbone, andamento annuale dei prezzi spot. Media aritmetica 160 120

$/MT

100 80 60 40 20 2008

2009

2010

Api2

2011

Qinhdao

2012

Richards Bay

Graf. 6: Carbone, andamento mensile dei prezzi spot e a termine. Media aritmetica 2012

160

2013

140

$/MT

120 100 80 60

Api2

Qinhdao

dicembre

novembre

ottobre

settembre

luglio

agosto

maggi

giugno

aprile

marzo

febbrio

gennaio

dicembre

ottobre

novembre

agosto

settembre

luglio

giugno

aprile

maggio

marzo

febbraio

gennaio

40

Richards Bay

La crescita biennale dei prezzi ha invece registrato un significativo rafforzamento sui principali hub centro-nord europei del gas, dove le quotazioni si sono attestate sui 25 €/MWh, valore tra i più alti del quinquennio 2008-2012, con incrementi del 10-13%. Gli aumenti hanno interessato soprattutto il quadrimestre finale dell’anno, quando si è osservato un riallineamento dei prezzi centro-continentali al PSV italiano, solitamente più alto. Quest’ultimo, infatti, posizionato nel 2012 attorno a 29 €/MWh, dopo un bimestre gennaio-febbraio su livelli decisamente elevati, è progressivamente diminuito nel corso dei mesi successivi, chiudendo l’anno in crescita soltanto del +1,6%. Il principale effetto delle diverse dinamiche seguite dalle quotazioni italiane e centro-europee è adeguatamente sintetizzato dalla contrazione del loro differenziale che, calcolato rispetto al TTF olandese, scende al suo minimo storico di 3,7 €/MWh. Tale dinamica si è protratta, intensificandosi peraltro, per tutto il primo trimestre del 2013, durante il quale il nostro riferimento nazionale è risultato in molte settimane, come raramente accaduto nel passato, contemporaneamente inferiore a tutti i principali hub centro-nord continentali. In proiezione i mercati futures hanno dimostrato di credere al consolidamento dell’attuale fase rialzista dei prezzi, previsti in crescita per l’anno termico a venire con un profilo che richiama la tipica stagionalità della domanda di gas naturale (Tab.2, Graf.7, Graf.8).

16 74

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


TENDENZE DI PREZZO SUI MERCATI ENERGETICI EUROPEI - ANNO 2012

Tab. 2: Gas, quotazioni annuali spot e a termine (€/MWh). Media aritmetica HUB

2012

Var. 2012-2011 %

Gas Year 2013*

PSV - Italia

28,73

+1,6%

-

DUTCH TTF - Olanda

25,00

+10,5%

27,40

ZEEBRUGGE - Belgio

25,05

+11,2%

27,76

UK NBP - Regno Unito

25,14

+13,5%

27,93

Graf. 7: Gas, andamento annuale dei prezzi spot. Media aritmetica 30

€/MWh

25 20 15 10 2008

2009

2010

PSV

Zeebrugge

2011 TTF

2012 NBP

Graf. 8: Gas, andamento mensile dei prezzi spot e a termine. Media aritmetica 2012

35

2013

25

20

Zeebrugge

TTF

dicembre

novembre

ottobre

settembre

luglio

agosto

maggi

giugno

aprile

marzo

febbrio

gennaio

dicembre

ottobre

novembre

agosto

PSV

settembre

luglio

giugno

aprile

maggio

marzo

gennaio

15

febbraio

€/MWh

30

NBP

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

75 17


TENDENZE DI PREZZO SUI MERCATI ENERGETICI EUROPEI - ANNO 2012

2. I mercati all’ingrosso dell’elettricità 2.1 Prezzi A fronte di una crescita delle quotazioni di tutti i principali combustibili di riferimento per la generazione elettrica, i prezzi consolidatisi sulle più importanti borse europee sono risultati in diminuzione, anche sensibile, rispetto al 2011. Il calo ha coinvolto tutti i listini, che hanno espresso prezzi allineati sui 42-49 €/MWh in Centro Europa e in Spagna (-4/-17%) e pari a 31,20 €/MWh nella regione scandinava, dove la maggiore flessione (-33,7%) ha spinto il valore al minimo del periodo 2008-2012. Nel corso del 2012 i ribassi tendenziali si sono succeduti in tutti i mesi, con la sola eccezione di febbraio, nel quale condizioni climatiche straordinarie hanno sostenuto i consumi energetici continentali e con essi le quotazioni sui mercati. In tale contesto l’unica eccezione è rappresentata dal prezzo italiano, salito a 75,48 €/MWh per effetto di una modesta ripresa (+4,5%) tutta concentrata nei primi otto mesi dell’anno. L’analisi degli andamenti mensili ha rivelato, infatti, sul nostro mercato nazionale la presenza di due dinamiche fortemente contrapposte: una moderata crescita osservata fino ad agosto e la decisa inversione di trend riscontrata nel quadrimestre settembre-dicembre che ha in parte inibito gli effetti della prima. Il calo di fine 2012, peraltro proseguito con intensità non inferiore nel primo trimestre del 2013, appare lo specchio sia della conclamata condizione di overcapacity del sistema nazionale, originata dalla persistente stagnazione della domanda e dal consolidamento della componente rinnovabile dell’offerta, sia della contemporanea diminuzione della quotazione interna del gas, combustibile di riferimento nel parco di generazione italiano. D’altro canto, per l’anno a venire, in controtendenza rispetto agli esiti del 2012, i mercati futures hanno segnalato una generale moderata crescita delle quotazioni, evidenziando, anche in questo caso, la sola eccezione dell’Italia, caratterizzata da un prezzo annuale in calo e oscillante nei mesi attorno a 70 €/MWh (Tab.3, Graf.9, Graf.10). Tab. 3: Elettricità, quotazioni annuali spot e a termine (€/MWh). Media aritmetica AREA

2012

Var. 2012-2011 %

Ultimo prezzo future

Calendario 2013*

ITALIA

75,48

+4,5%

77,58

70,48

FRANCIA

46,9

-4,0%

51,30

47,28

GERMANIA

42,6

-16,7%

52,55

45,07

SVIZZERA

49,5

-11,9%

-

-

AUSTRIA

43,2

-16,6%

-

-

SPAGNA

47,2

-5,4%

53,70

53,70

AREA SCANDINAVA

31,2

-33,7%

37,75

38,50

* le quotazioni Calendar 2013 si riferiscono ai dati disponibili a fine dicembre 2012

16 76

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


TENDENZE DI PREZZO SUI MERCATI ENERGETICI EUROPEI - ANNO 2012

Graf. 9: Elettricità, andamento annuale dei prezzi spot. Media aritmetica 90

€/MWh

80 70 60 50 40 30 20

2007

2008

2009

italia

2010

Spagna

2011

Francia

2012

Germania

Graf. 10: Elettricità, andamento mensile dei prezzi spot e a termine. Media aritmetica 2012

90

2013

80

€/MWh

70 60 50 40 30

italia

Spagna

Francia

dicembre

novembre

ottobre

settembre

luglio

agosto

maggi

giugno

aprile

marzo

febbrio

gennaio

dicembre

ottobre

novembre

agosto

settembre

luglio

giugno

aprile

maggio

marzo

gennaio

febbraio

20

Germania

2.2 Volumi Nessuna novità di rilievo, infine, è emersa nel 2012 in relazione al volume delle transazioni eseguite sulle principali borse spot, tra le quali NordPool si è confermata la più capiente, in virtù di un ulteriore rafforzamento delle sue negoziazioni, salite a 315,5 TWh (+9,6%). In crescita anche le contrattazioni concluse su Epex, listino di riferimento per l’area franco-tedesca, che è arrivato a sfiorare i 305 TWh di energia scambiata (circa +9%), mentre si sono mantenute sostanzialmente sui valori dell’anno precedente le quantità contrattate sui mercati dell’area mediterranea (178/185 TWh), tra i quali, tuttavia, quello italiano si è distinto in questa prima parte del 2013 per un’improvvisa risalita della sua liquidità (Tab.4, Graf.11).

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

77 17


TENDENZE DI PREZZO SUI MERCATI ENERGETICI EUROPEI - ANNO 2012

Tab. 4: Elettricità, volumi annuali scambiati sulle borse spot (TWh). Totale 2011 AREA

2012

Var. 2012-2011 %

ITALIA

178,7

0,9%

FRANCIA

59,3

-0,7%

GERMANIA

245,3

+9,2%

SVIZZERA

16,7

+38.3%

AUSTRIA

9,3

+23,6%

SPAGNA

185,8

+1,7%

AREA SCANDINAVA

315,5

+9,6%

* le quotazioni Calendar 2013 si riferiscono ai dati disponibili a fine dicembre 2012

Graf. 11: Elettricità, andamento annuale dei volumi spot. Totale annuo 350 300

TWh

250 200 150 100 50 0

2007 italia

16 78

2008 Spagna

2009

2010

Francia

Germania

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

2011 Area scandinava

2012


ATTIVITÀ PROMOZIONALE E DIVULGATIVA


AITEC

ATTIVITÀ PROMOZIONALE E DIVULGATIVA

Le Forme del Cemento: Sostenibilità Nel 2012 è stato pubblicato il volume “Sostenibilità”, il quarto dopo Leggerezza, Plasticità e Dinamicità, della collana “Le Forme del Cemento” promossa da AITEC sette anni fa e curata dalla Prof.ssa Arch. Carmen Andriani dell’Università di Chieti. La pubblicazione rappresenta un viaggio attraverso la storia recente del cemento ed una testimonianza ancora durevole di qualità di molte opere contemporanee, che consente di riaffermare che la ‘concretezza’ di questo materiale, riassunto di tutte le categorie affrontate, può ragionevolmente sperare di lanciare ancora sfide per il prossimo futuro. Riferito al cemento il concetto di sostenibilità investe la sua straordinaria capacità di durare utilmente nel tempo non degradando l’ambiente, semmai concorrendo a migliorare la qualità dell’abitare, le condizioni di sicurezza, di comfort e di bellezza. Significa continuare a lavorare su questo brevetto antico quanto moderno, mantenendo viva la ricerca sulle sue potenzialità future e sulle performances prestazionali. Sostenibilità ambientale è anche costruire con un cemento ad impatto zero che riduca le emissioni di gas assecondando positivamente i tre cicli di vita di un edificio: dell’energia, dell’acqua, dei materiali. Sostenibilità significa non sacrificare il domani a vantaggio esclusivo dell’oggi, implica innalzare la qualità dell’abitare laddove sia possibile facendo fronte allo stato di emergenza climatica, energetica, economica, demografica, sociale, che sta vivendo il pianeta in una dimensione dei problemi che non può che essere compresa su scala globale. Ridurre, Riusare, Riciclare, come si legge in uno degli articoli pubblicati nel volume, è la terna significativa di azioni progettuali che si è cercato di proporre nel quarto numero sulla “Sostenibilità” attraverso le opere realizzate ed i pareri autorevoli degli esperti consultati.

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

83


AITEC

ATTIVITÀ PROMOZIONALE E DIVULGATIVA

Ecomondo e Legambiente Nel 2012 AITEC ha siglato un partenariato con Legambiente finalizzato alla realizzazione di sinergici e sistematici rapporti di collaborazione, ad uno scambio di informazioni e documentazione ed alla reciproca partecipazione ad eventi (anche di tipo convegnistico) sulla sostenibilità. La collaborazione si è sviluppata sui temi relativi: t alla riduzione degli impatti ambientali dell’attività estrattiva; t alla legalità ed etica; t al riciclo dei materiali e all’innovazione nei materiali da costruzione; t all’abusivismo edilizio e alla riqualificazione e messa in sicurezza del patrimonio edilizio. Nel quadro del Protocollo d’Intesa firmato dalle due Associazioni sono state inoltre realizzate le Linee guida per la Progettazione, la Gestione e il Recupero delle Aree Estrattive. Il proposito delle Linee Guida è diffondere i principi di gestione sostenibile dell’approvvigionamento di materie prime per cemento e gli obiettivi di tutela ambientale, che devono guidare gli operatori del settore durante tutto il ciclo di vita della cava o della miniera, dalla fase di pianificazione e progettazione fino al recupero. L’attività estrattiva causa inevitabilmente un cambiamento dello stato dei luoghi generando impatti sull’ambiente. Con questa iniziativa si vuole portare a conoscenza di un pubblico il più largo possibile, la lunga esperienza e le buone pratiche maturate dalle aziende cementiere nella progettazione e gestione sostenibile dell’attività estrattiva. Si vuole inoltre dimostrare che è possibile mettere in campo azioni che non solo mitighino gli impatti, ma anche rendano possibile un recupero ambientale tale da creare nuovo valore naturalistico, apportare benefici alla biodiversità e agli ecosistemi, offrire nuovi spazi fruibili alla collettività. AITEC e Legambiente hanno nominato “Gestione sostenibile e recupero delle aree estrattive”, l’incontro realizzato durante l’importante manifestazione fieristica “Ecomondo” per presentare al pubblico il frutto del progetto ideato e realizzato insieme.

84

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


TABELLE STATISTICHE ATTIVITÀ DELL’INDUSTRIA CEMENTIERA PRODUZIONE, GIACENZE E CONSUMI DI CEMENTO PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA PRODUZIONE MENSILE DI CEMENTO


AITEC

TABELLE STATISTICHE

ATTIVITÀ DELL’INDUSTRIA CEMENTIERA − ANNI 1986-2012 CEMENT INDUSTRY ACTIVITIES − YEARS 1986-2012 000 tonnellate 000 tonnes Produzione Production

Consegne interne Home deliveries

milioni di € correnti millions of current €

Esportazioni (*) Exports (*)

Importazioni (*) Imports (*)

Investimenti (**) Investments (**)

1986

35.909

35.857

275

319

n.d / n.a.

1987

37.008

36.728

375

765

n.d / n.a.

1988

38.747

38.441

358

1.889

n.d / n.a.

1989

40.374

40.040

351

2.347

n.d / n.a.

1990

40.751

40.438

338

2.906

n.d / n.a.

1991

40.717

40.541

273

3.042

n.d / n.a.

1992

41.347

41.200

255

3.637

n.d / n.a.

1993

34.705

34.623

255

3.182

n.d / n.a.

1994

33.084

32.443

678

2.454

n.d / n.a.

1995

34.019

32.821

1.330

1.841

123

1996

33.832

32.346

1.651

1.304

99

1997

34.378

32.384

2.136

1.533

86

1998

36.076

33.601

2.731

1.185

93

1999

37.299

34.690

2.572

1.677

138

2000

39.020

36.544

2.561

2.340

208

2001

39.804

37.250

2.577

3.220

201

2002

41.417

39.168

2.357

3.878

365

2003

43.462

41.310

2.233

4.525

225

2004

46.053

44.082

2.006

4.996

222

2005

46.411

43.884

2.433

4.996

195

2006

47.875

45.130

2.698

4.621

251

2007

47.542

44.918

2.783

4.276

260

2008

43.030

40.555

2.574

3.355

390

2009

36.317

34.344

1.955

3.237

189

2010

34.408

32.489

2.155

2.236

416

2011

33.120

31.588

1.630

2.088

140

2012

26.244

24.459

1.774

1.834

150

(*) Cemento e clinker / Cement and clinker (**) Dati Eurostat fino al 2006; stime dal 2007 / Eurostat data through 2006; estimates from 2007

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

89


AITEC

TABELLE STATISTICHE

CONSUMI APPARENTI PER ABITANTE − ANNI 1997-2012 APPARENT CONSUMPTION PER INHABITANT − YEARS 1997-2012 totale total

Nord North

Centro Centre

Sud South

Isole Islands

tonnellate tonnes

Kg

1997

33.767.446

640

620

522

561

587

1998

34.685.376

646

681

564

598

603

1999

36.147.317

666

698

603

588

628

2000

38.337.636

711

689

626

627

664

2001

39.468.813

742

722

635

712

703

2002

41.268.850

801

716

629

664

724

2003

43.511.280

831

770

659

704

763

2004

46.357.983

838

783

730

753

792

2005

46.051.596

831

792

747

746

794

2006

46.878.642

833

811

785

797

813

2007

46.367.798

834

823

726

636

804

2008

41.813.708

737

693

712

707

719

2009

36.085.816

613

602

616

553

605

2010

33.926.253

582

546

571

561

570

2011

32.832.732

561

540

551

478

545

2012

25.564.791

468

397

435

423

442

GIACENZE − ANNI 1997-2012 STOCKS − YEARS 1997-2012

90

Media Average

Cemento Cement

Clinker

tonnellate tonnes

tonnellate tonnes

PRODUZIONE PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA − ANNI 1997-2012 CEMENT PRODUCTION BY MACRO-AREA − YEARS 1997-2012 Nord North

Centro Centre

Sud South

Isole Islands

Totale Total 000 tonnellate 000 tonnes

1997

1.172.970

2.689.417

1997

16.347

6.833

7.400

3.798

34.378

1998

1.063.428

2.081.337

1998

16.527

7.520

7.983

4.046

36.076

17.085

7.730

8.520

3.964

37.299

1999

1.192.566

2.202.105

1999

2000

1.201.977

2.005.533

2000

18.311

7.653

8.834

4.222

39.020

2001

1.279.092

2.317.193

2001

18.973

7.648

8.640

4.543

39.804

2002

1.254.109

2.040.430

2002

20.473

7.809

8.753

4.382

41.417

2003

1.228.064

2.091.439

2003

21.247

8.395

9.173

4.647

43.462

2004

1.199.601

2.471.218

2004

22.025

8.763

10.255

5.010

46.053

2005

1.300.625

2.702.014

2005

21.972

8.940

10.524

4.975

46.411

2006

1.409.303

2.267.047

2006

22.295

9.216

11.049

5.315

47.875

2007

1.392.320

2.894.688

2007

22.295

9.243

10.714

5.290

47.542

2008

1.331.018

3.458.970

2008

20.095

8.130

10.065

4.740

43.030

2009

1.354.331

2.687.809

2009

16.779

7.107

8.721

3.711

36.318

2010

1.171.224

2.526.440

2010

16.064

6.484

8.093

3.767

34.408

2011

1.118.084

2.430.007

2011

15.612

6.476

7.814

3.217

33.120

2012

1.175.647

2.821.805

2012

12.753

4.609

6.075

2.807

26.244

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012


AITEC

TABELLE STATISTICHE

PRODUZIONE MENSILE DI CEMENTO − ANNI 2002-2012 MONTHLY CEMENT PRODUCTION − YEARS 2002-2012 tonnellate /tonnes 2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

Gennaio / January

2.485.318

2.650.781

2.828.628

2.873.488

2.879.298

3.362.061

2.954.302

2.073.707

2.058.435

2.299.751

1.762.838

Febbraio / February

3.158.838

3.226.042

3.565.623

3.267.192

3.521.899

3.734.582

3.802.125

2.674.924

2.211.269

2.504.945

1.510.313

Marzo / March

3.887.004

4.153.230

4.116.383

3.964.373

4.157.734

4.482.755

3.894.302

3.398.697

2.991.500

2.882.483

2.695.006

Aprile / April

3.407.565

3.765.823

3.980.129

4.180.410

4.038.604

4.005.422

3.930.523

3.050.321

3.128.566

3.160.874

2.201.806

Maggio / May

3.992.488

4.239.299

4.436.008

4.635.124

4.561.578

4.461.975

4.126.485

3.597.787

3.302.787

3.344.141

2.558.464

Giugno / June

3.843.681

4.025.937

4.225.713

4.427.626

4.509.880

4.389.989

3.967.000

3.432.347

3.371.543

2.979.796

2.709.077

Luglio / July

3.994.457

4.204.915

4.540.839

4.629.252

4.664.480

4.600.814

4.284.028

3.775.256

3.664.574

3.188.825

2.641.138

Agosto / August

2.658.833

2.566.117

2.815.507

2.891.532

3.013.021

2.825.102

2.478.919

2.194.072

2.166.117

1.920.679

1.608.915

Settembre / September

3.613.587

3.694.826

4.188.153

4.084.987

4.154.101

4.090.886

3.733.359

3.233.181

3.286.670

2.862.215

2.303.790

Ottobre / October

3.917.220

4.134.038

4.471.334

4.357.963

4.585.143

4.382.702

4.217.176

3.571.780

3.417.670

3.076.793

2.529.835

Novembre / November

3.646.509

3.914.649

3.708.516

3.987.944

4.295.861

3.944.004

3.450.650

3.168.909

2.757.784

2.647.099

2.061.105

Dicembre / December

2.811.112

2.885.873

3.175.848

3.111.495

3.493.350

3.261.345

2.191.051

2.146.309

2.051.161

2.252.238

1.661.815

41.416.612

43.461.530

46.052.681

46.411.386

47.874.949

47.541.637

43.029.921

36.317.290

34.408.077

33.119.839

26.244.102

Totale / Total

PRODUZIONE MENSILE DI CEMENTO PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA − ANNI 2011-2012 MONHTLY CEMENT PRODUCTION BY MACRO-AREA − YEARS 2011-2012 tonnellate / tonnes Nord / North

Centro / Centre

Sud / South

Isole / Islands

2012

2011

2012

2011

2012

2011

2012

2011

Gennaio / January

820.389

946.936

373.243

482.762

388.684

591.911

180.522

Febbraio / February

698.936

1.176.228

264.104

495.137

347.373

599.395

Marzo / March

1.342.814

1.383.751

487.279

571.318

601.081

Aprile / April

1.074.460

1.557.574

390.475

615.906

Maggio / May

1.228.188

1.605.719

454.090

659.320

Giugno / June

1.305.308

1.413.440

473.456

Luglio / July

1.322.066

1.551.194

750.394

Settembre / September

Totale / Total 2012

2011

278.142

1.762.838

2.299.751

199.900

234.185

1.510.313

2.504.945

637.046

263.832

290.368

2.695.006

2.882.483

509.101

696.923

227.770

290.471

2.201.806

3.160.874

599.585

741.917

276.601

337.185

2.558.464

3.344.141

601.616

615.588

696.527

314.725

268.213

2.709.077

2.979.796

463.328

612.961

580.329

730.953

275.415

293.717

2.641.138

3.188.825

865.737

273.158

369.924

401.285

487.577

184.078

197.441

1.608.915

1.920.679

1.160.823

1.367.674

409.948

531.858

510.815

686.708

222.204

275.975

2.303.790

2.862.215

Ottobre / October

1.243.690

1.464.190

408.894

588.488

633.623

738.844

243.628

285.271

2.529.835

3.076.793

Novembre / November

1.039.396

1.253.026

327.662

506.519

472.278

633.471

221.769

254.083

2.061.105

2.647.099

766.632

1.026.828

283.756

440.602

414.771

573.104

196.656

211.704

1.661.815

2.252.238

12.753.096

15.612.297

4.609.393

6.476.411

6.074.513

7.814.376

2.807.100

3.216.755

26.244.102

33.119.839

Agosto / August

Dicembre / December

Totale / Total

AITEC RELAZIONE ANNUALE 2012

91


Copertina Centro culturale Oscar Niemeyer Avila, Spagna Archivio Pubblicemento

Pagine 4-5 Città dell’arte e della scienza Valenzia, Spagna Archivio Pubblicemento

Pagine 22-23 Ponte in costruzione Archivio Pubblicemento

Pagine 46-47 Gettata di cemento Archivio Pubblicemento


Pagine 58-59 Centro delle scienze Guangdong Guangdong, Cina Archivio Pubblicemento

Pagine 68-69 Parlamento Europeo Strasburgo, Francia Archivio Pubblicemento

Pagine 80-81 Joan Miró scultura nel parco dedicato all’artista Barcellona, Spagna Archivio Pubblicemento

Pagine 86-87 Scala a chiocciola Varsavia, Polonia Archivio Pubblicemento


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