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Presidenza del Consiglio dei Ministri DIPARTIMENTO PER LE PARI OPPORTUNITÀ UFFICIO NAZIONALE ANTIDISCRIMINAZIONI RAZZIALI

RASSEGNA STAMPA M O NI T O R A G G I O

E A P P R OF O N D IM E N T O

DE I F E N OM E N I D IS C R IM I NA T OR I N E I M E D I A E S U L W E B

A cura di

Fernando FRACASSI

Anno IV - Roma,22 Luglio 2013

Resp. Comunicazione Contact Center

Collaborazione

Contact Center 800.90.10.10 - www.unar.it

Monica D’Arcangelis, Alessandro Tudino


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22/07/2013

Immigrazione: Kyenge; Italia porta nel mondo integrazione Annunciata la convocazione di alcuni tavoli 'tematici' (ANSA) - MATERA, 20 LUG - "L'Italia portera' in Europa e in altri contesti le politiche dell'integrazione e dei diritti di cittadinanza": lo ha detto oggi a Matera il Ministro per l'integrazione, Cecile Kyenge, nel corso della manifestazione "Carovana dei migranti". "La libera circolazione delle persone - ha aggiunto Kyenge - e' una opportunita' che porta ricchezza, innovazione e cultura. Il mio passaggio a Ginevra e poi a New York, in ottobre, e' quello di rafforzare, rivedendo la politica dei visti, il rapporto tra l'Italia e i Paesi di origine dei migranti, per dare a questi ultimi una opportunita' di scegliere e lo stesso valga per gli imprenditori". Il Ministro, inoltre, ha annunciato di aver chiesto di essere ammessa ai lavori della Commissione europea di sicurezza per confrontarsi con altri settori e la convocazione in Italia di tavoli tematici sul razzismo, il 30 luglio, e a settembre su emigrazione, rom, minori, politiche giovanili e sui diritti dei nostri connazionali all'estero in materia di "jus sanguinis". Rispondendo alla domanda di un giornalista se fosse chiusa la vicenda con il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli (Lega Nord), il ministro ha risposto: "Per quanto mi riguarda non si e' mai aperta". Giungendo in centro, a Matera, Kienge e' stata accolta anche da Daniele Frigerio, presidente dell'associazione "Giu' le frontiere" di Monza che indossava una maglietta con la scritta "Anch'io sono Cecile Kyenge". (ANSA).

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KYENGE:

ZAIA,

STIVAL?

22/07/2013

VENETO

CONDANNA OGNI RAZZISMO Torrazza Coste (Pavia) . - E' da condannare ogni forma di ingiuria e di offesa rispetto a questi temi: il Veneto non conosce razzismo e non avallera' mai azioni che abbiano la minima ombra di razzismo". Cosi il governatore Luca Zaia ha giustificato la rimozione della delega all'Immigrazione all'assessore Daniele Stival, che aveva condiviso su Facebook alcuni fotomontaggi offensivi di Cecile Kyenge. Stival "ha chiesto perdono", ha ricordato Zaia, spiegando di avergli "rimosso le deleghe per dare un segnale ed evitare ulteriori strumentalizzazioni". (AGI)

Kyenge: caso Valandro; consigliere Sel 'mollatela ai negri' (ANSA) - VENEZIA, 20 LUG - ''Mollate la Valandro con venti negri''. Scatta la 'guerra' xenofoba al contrario, nel veneziano, dove il consigliere comunale di Sel di Cavarzere, Angelo Romano Garbin, se la prende, su facebook, con la ex leghista Dolores Valandro, condannata dal Tribunale di Padova, per un suo post dove istigava alla violenza sessuale contro la ministro per l'Integrazione Cecilie Kyenge. Come riferisce oggi il Corriere del Veneto, la battaglia al contrario ha fatto immediatamente scattare la richiesta, da parte della Lega, delle dimissioni di Garbin. Garbin, 70enne consigliere comunale di Sel noto in zona come El Maestron, sul suo profilo ha scritto, in dialetto: ''Ma varda che rassa de femena...la saria da molare in on recinto co' na ventina de negri assatana' e nesuno che la iuta e stare a vedare la sua Contact Center Unar –| Ad uso interno

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reassion''. La frase era riferita alla Valandro, che proprio qualche giorno fa e' stata condannata in Tribunale a Padova per il suo ''Ma nessuno che la stupri?'' indirizzato al ministro Kyenge. La frase di Garbin e' stata presto cancellata dal profilo facebook ma la vicenda e' finita in consiglio comunale dove il tutto e' stato chiuso con un ordine del giorno che condanna la violenza verbale sulle donne e il razzismo, votato dalla maggioranza di centrosinistra. Garbin, da parte sua, si e' astenuto, non ha preso la parola, non si e' scusato. (ANSA).

BOLDRINI: PREGIUDIZIO NON HA COLORE DA CENSURARE PAROLE GARBIN (AGI) - Roma, 20 lug. - "Vanno censurate nel modo piu' netto le parole volgari con le quali un consigliere Sel del Comune di Cavarzere si e' rivolto all'esponente leghista Dolores Valastro. Il pregiudizio non ha colore, come non lo ha il piu' squallido maschilismo, tanto piu' insopportabili quando provengono da forze politiche che delle questioni di genere e della lotta al razzismo fanno una loro bandiera. La politica non potra' ritrovare ruolo e credibilita' finche' non sapra' recuperare sobrieta' e liberare il suo linguaggio da questi eccessi, sempre piu' intollerabili". Lo dichiara in una nota la presidente della Camera, Laura Boldrini. (AGI)

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Frasi

xenofobe

su

Fb,

Sel

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espelle

consigliere Vendola a Maroni: 'Su razzismo ci costruite carriere'

Gli organismi provinciali di Sinistra Ecologia Liberta di Venezia hanno avviato le procedure di espulsione dal partito del consigliere comunale di Cavarzere Garbin. Lo rende noto un comunicato dell'ufficio stampa nazionale del partito

"Mollate la Valandro con venti negri". E' scattata la 'guerra' xenofoba al contrario, nel veneziano, dove il consigliere comunale di Sel di Cavarzere, Angelo Romano Garbin, se la prende, su facebook, con la ex leghista Dolores Valandro, condannata dal Tribunale di Padova, per un suo post dove istigava alla violenza sessuale contro la ministro per l'Integrazione Cecilie Kyenge. Come riferisce oggi il Corriere del Veneto, la battaglia al contrario ha fatto immediatamente scattare la richiesta, da parte della Lega, delle dimissioni di Garbin.

Garbin, 70enne consigliere comunale di Sel noto in zona come El Maestron, sul suo profilo ha scritto, in dialetto: "Ma varda che rassa de femena...la saria da molare in on recinto cò na ventina de negri assatanà e nesuno che la iuta e stare a vedare la sua reassion". La frase era riferita alla Valandro, che proprio qualche giorno fa è stata condannata in Tribunale a Padova per il suo "Ma nessuno che la stupri?" indirizzato al ministro Kyenge. La frase di Garbin è stata presto cancellata dal profilo facebook ma la vicenda è finita in consiglio comunale dove il tutto è stato chiuso con un ordine del giorno

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che condanna la violenza verbale sulle donne e il razzismo, votato dalla maggioranza di centrosinistra. Garbin, da parte sua, si è astenuto, non ha preso la parola, non si è scusato.

Lega, da Boldrini silenzio assordante su caso Garbin - "E' assordante il silenzio della Presidente della Camera Laura Boldrini che non è intervenuta, come sua consuetudine in episodi analoghi, per condannare le frasi vergognose di un suo collega di partito ai danni di una donna. Non si spiega come mai il proverbiale zelo della Presidente, sempre in prima linea a tutela del gentil sesso, si sia arenato di fronte al grave episodio di oggi. Non esistono offese di serie A e offese di serie B, specie se i parametri sono selezionati sulla base dell'appartenenza politica". Lo dichiarano le senatrici della Lega Nord, Emanuela Munerato e Raffaella Bellot.

Boldrini, volgari offese Garbin a esponente Lega - "Vanno censurate nel modo più netto le parole volgari con le quali un consigliere Sel del Comune di Cavarzere si è rivolto all'esponente leghista Dolores Valandro. Il pregiudizio non ha colore". Lo afferma il presidente della Camera, Laura Boldrini, in una nota, commentando le parole di Angelo Garbin. "Il pregiudizio non ha colore, come non lo ha il più squallido maschilismo, tanto più insopportabili quando provengono da forze politiche che delle questioni di genere e della lotta al razzismo fanno una loro bandiera", spiega la presidente Boldrini. "La politica ammonisce - non potrà ritrovare ruolo e credibilità finché non saprà recuperare sobrietà e liberare il suo linguaggio da questi eccessi, sempre più intollerabili".

Vendola a Maroni, su razzismo ci costruite carriere - "Caro Maroni noi non perdoniamo a nessuno le volgarità razziste e sessiste. Voi invece con quelle ci costruite la politica e le vostre carriere...". E' la replica del presidente di Sinistra Ecologia Libertà al leader della

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Lega che aveva attaccato Sel per le frasi violente del consigliere comunale Angelo Garbin all'esponente del Carroccio, Dolores Valandro. (fonte ansa)

Kyenge: Onu, scioccanti le parole di Calderoli "E' un'affermazione assolutamente scioccante per chiunque la faccia, ma ancor di piu' se a formularla e' una persona che e' stata ministro del governo in passato e che ha un ruolo importante", ha detto Rupert Colville, portavoce dell'Alto commissario Onu per i diritti umani. "La forte reazione in Italia, anche tra politici di alto livello e' pero' incoraggiante", ha aggiunto. "Non e' la prima volta che politici italiani fanno questo tipo di dichiarazioni. Il fatto che ora vi sia un grande dibattito e forti condanne pubbliche" e' positivo, ma non "nasconde il fatto che sia assolutamente inaccettabile", ha ribadito evocando l'impatto per quegli elementi della societa' "piu' inclini al razzismo".(ANSA).

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Cécile Kyenge ‘torni nella giungla’, nuovo episodio di razzismo Dopo la condanna a un anno e un mese e all’interdizione per tre anni dai pubblici uffici di Dolores Valandro, ex consigliere leghista di quartiere di Padova, che un mese fa postò su Facebook un commento sulla ministra Kyenge: “Mai nessuno che se la stupri…”. Dopo l’offesa del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli alla Kyenge dal palco di Treviglio nel Bergamasco: “Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango”. Ora tocca al ”torni nella giungla” riferito sempre alla Kyenge. Il mezzo per diffamare e offendere è sempre Facebook. L’insulto arriva dall’estremo Nord del Paese, dal Trentino, terra che non ha mai dato grandi problemi di integrazione e tolleranza. Ma occorre ricredersi. Il consigliere circoscrizionale di Trento Paolo Serafini sulla propria pagina Facebook ha postato queste parole sul ministro Cecile Kyenge: che “torni nella giungla”, come uno scimpanzé. Una frase, infatti, corredata da foto di scimmie e da altre frasi analoghe. La reazione è stata immediata: l’espulsione del consigliere da Progetto Trentino, movimento a cui Serafini aveva aderito dopo l’uscita dalla Lega Nord e dopo aver aderito all’Upt. Lo stesso partito di Lorenzo Dellai, capogruppo di Scelta Civica alla Camera per Monti.

La ministra

Kyenge, di fronte alla valanga di insulti, ha dimostrato la sua solidità umana: ha mantenuto calma e ha fatto dichiarazione dirette, precise, decise, mai in risposta ai razzisti e agli intolleranti del momento. Una donna dall’alto profilo umano. Ma Calderoli è un recidivo, mai veramente pentito, visto che ripropone frasi razziste in ogni occasione. Tuttavia occorre riflettere: l’Italia non è razzista ma tollera i razzisti. E’ giusto? Dobbiamo continuare a sopportare questa situazione? Non credo! Forse è arrivato il momento che il coro dei razzisti sia sciolto. (fonte http://www.ilfattoquotidiano.it)

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Venezia: pittore iraniano arrestato i colleghi si rivoltano contro i vigili Non si placa il clamore di un video su Facebook che mostra l’arresto a Venezia di un pittore

(link video http://www.youtube.com/watch?v=A03Qz7CfaNA)

L’accusa che viene rivolta all’artista iraniano è quella di resistenza a pubblico ufficiale. Secondo le forze dell’ordine, l’uomo prima avrebbe mandato un agente al pronto soccorso perché questo era intervenuto quando si era saputo che l’iraniano era privo dell’autorizzazione a sostare sul ponte del Megio. A questo punto l’iraniano è stato bloccato dagli agenti e, con l’arrivo dei rinforzi, il numero è salito a sette unità. L’uomo, nella concitazione della situazione piuttosto movimentata, è caduto in canale e si è attaccato ad una gondola dando l’epiteto di razzisti ai vigili. Questo ha scatenato la reazione incredula di coloro che hanno assistito alla scene evidenziando la “disparità di forze”: di sette contro uno. Il consigliere della Federazione della Sinistra Sebastiano Bonzio crede che le circostanze debbano essere chiariti, nei minimi particolari, per i fatti mostrati

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22/07/2013

dal video. La città lagunare non può e non deve essere tacciata e additata come una città che reprime ogni forma d’arte e di creatività.Proprio questa mattina il rappresentante della Sinistra presenterà un’urgente interrogazione al sindaco e pretenderà, che già lunedì prossimo, gli venga fornita risposta in Consiglio Comunale. L’importante è chiarire come si sono svolti i fatti prima del video. Luciano Marini, comandante della polizia municipale, ha dichiarato di voler leggere la relazione dell’intervento, prima di pronunciarsi. Dal canto suo l’artista iraniano, sprovvisto di autorizzazione di soggiorno, continuava a operare sul ponte ed è stato strenuamente difeso dagli altri colleghi di piazza che minacciano clamorosi risvolti.

(fonte http://urbanpost.it)

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22/07/2013

Dopo gli insulti razzisti Cercivento supera la prova Quiete surreale al “Prater” per il match con Il Castello di Seconda categoria Al fischio finale l’urlo «Porte aperte!» e via con la pastasciutta e fiumi di birra

CERCIVENTO. La civile “Ciurciu” non cade nella trappola e supera “l’esame razzismo”. Sugli spalti soltanto i giornalisti e, per non rischiare, la ventina di affezionati resta in giro in giro al campo, rigorosamente dietro il nastro bianco-rosso che il presidente Stefano Morassi, sentito il sindaco, ha già provveduto a sistemare ore prima del match con i gemonesi de Il Castello. Il campionato Carnico è una grande famiglia e la prova arriva anche da qui: in panca si siede proprio il presidente (che gioca ancora se serve) che è il padre del calciatore squalificato per dieci giornate per i presunti insulti razzisti all’arbitro. E al chiosco la mamma Maria è forse la più segnata da questo silenzio surreale dove solo il tocco del pallone e qualche parolina dei giocatori fanno da colonna sonora a un pareggio da sbadigli. Dall’associazione degli arbitri arriva la prima sorpresa: il fischietto inizialmente designato (un giovane col cognome pronunciabile alla straniera) non è quell’esperto Zamò di Cormons che si presenta al “Prater”: lui ha 41 anni, è esperto e si vede che ha arbitrato fino all’Interregionale. Il primo “giallo” non tarda ad arrivare e quieta i 22 in campo. Soltanto verso la fine del match, da molto dietro la rete, nei suoi riguardi parte un «Blanc dal caz..., viso pallido» che forse si perde nell’aria ormai fresca del tardo pomeriggio; insulto peraltro arrivato da un signore con la birra in mano che non era certo la prima. Intanto sono davvero pochi quelli dietro il nastro biancorosso: tra loro c’è anche il presidente dei Mobilieri di Sutrio. Chiacchiera con il delegato della Figc di Tolmezzo

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22/07/2013

(nonché sindaco di Ampezzo) Benedetti. Il chiosco è desolatamente vuoto e con il passare del tempo comincia a spinare birre infilandole dalla porta sul retro, fuori del recinto. Nottetempo qualcuno con la bomboletta aveva scritto sul muro dietro una porta: «Cercivento non è razzista». Un’accusa mal digerita da un paese che non si sente così, che ha conosciuto quella parola nei fatti, quando lavorava all’estero. Nessuno (o pochi) mette in discussione la decisione del giudice che ha applicato alla lettera questa norma entrata in vigore dal 1º luglio e nata si sa perché. Ma tutti sono convinti che quel ragazzo non ha insultato l’arbitro dalla pelle più scura della sua. Ma soprattutto perché – come si sente nell’aria frizzante di “Ciurciu” – tutti sono altrettanto convinti che nemmeno l’arbitro abbia udito i presunti insulti, ma che la circostanza gli sia stata riferita. Sarà vero? Il triplice fischio arriva e dalla strada si alza il grido «Porte aperte!». E tutti ufficialmente davanti al chiosco, dove la signora Maria (madre del “reo”) ha appena buttato le pennette rigate. Peccato andarsene mentre sale il profumo del sugo di pomodoro. Cercivento ha superato la prova. Oggi tocca a Paularo. (fonte http://messaggeroveneto.gelocal.it)

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22/07/2013

Scelta dell’adottando in base al colore della pelle: è discriminazione

Adozione bloccata per il genitore che sceglie il bambino in base al colore della pelle. Per la Corte di Cassazione Civile, costituisce una grave discriminazione (UMDI - UNMONDODITALIANI) ROMA – Oggetto è la richiesta di adozione di due genitori italiani condizionata a che il minore straniero non avesse la pelle scura o diversa da quella europea. La Corte di Cassazione, Sez. Civile, con la sentenza 1 giugno 2010 n° 13332 investita della questione e chiamata a decidere, ha affermato che “il decreto di idoneità all’adozione pronunciato dal Tribunale per i minorenni, ai sensi della L. n. 184 del 1983, art. 30, e successive modifiche, non può essere emesso sulla base di riferimenti alla etnia dei minori adottandi, né può contenere indicazioni relative a tale etnia”.“Ove tali discriminazioni siano espresse dalla coppia di richiedenti”, continuano gli Ermellini, “esse vanno apprezzatedal giudice di merito nel quadro della valutazione della idoneità degli stessi alla adozione internazionale”.Per i giudici quindi non esistono dubbi: i genitori adottivi devono possedere particolari doti di sensibilità considerate le difficoltà legate al cambiamento sociale cui va incontro il bambino nonché lo stato di degrado del contesto di sua provenienza. Accogliere il minore sub condicio del colore della pelle va, pertanto, necessariamente considerato in contrapposizione con lo spirito che deve caratterizzare necessariamente l’adozione. *Avv. Anna Maria Marinelli, penalista e civilista, specializzato in diritto di famiglia e minorile (fonte http://www.unmondoditaliani.com)

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22/07/2013

Poste vietate ai disabili. In strada per le pratiche

Il servoscala dell’ufficio postale di Ponte Chiasso non funziona e gli anziani e i disabili del quartiere sono costretti a sbrigare le pratiche in strada. Una situazione ai limiti dell’incredibile quella segnalata da un utente abituale della posta di via Bellinzona, che pochi giorni fa, per l’ennesima volta, ha dovuto scontrarsi con i disagi provocati dalle barriere architettoniche. Molta rabbia «Sono molto arrabbiata – scrive la signora-; sono invalida e per l’ennesima volta non ho potuto accedere all’ufficio postale perché il servoscala installato credo una quindicina d’anni fa, continua ad essere fuori uso. Non ha mai funzionato. Il problema non è solo mio, ma di tutti».

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22/07/2013

A separare i cittadini dall’ufficio ci sono le scale. Pochi gradini per la verità, ma sufficienti a creare grossi disagi a chi non può salirli in maniera autonoma. E che costringe gli utenti a doversi affidare alla cortesia e alla gentilezza del personale anche per pagare i bollettini o per spedire una raccomandata. «Una gentile funzionaria ed una altrettanto gentile impiegata sono scese in strada per permettermi di espletare le operazioni bancarie – continua - proprio sul marciapiede tra la gente che passava; ha assistito alla scena anche una poliziotta». Un problema che è noto anche all’azienda: «Siamo consapevoli che il servoscala non funziona da un po’ a causa delle difficoltà a reperire un pezzo che va sostituito – fanno sapere le Poste – Ci impegniamo a inserire i lavori di ripristino tra le priorità in modo che il servoscala possa tornare funzionante entro un massimo di quindici giorni, così da risolvere un problema spiacevole e reale che colpisce le persone che hanno già delle difficoltà».

(fonte http://www.laprovinciadicomo.it)

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Carrozzella

ingombrante,

22/07/2013

giovane

modella disabile non può salire sull'aereo

TRANI - «Dura lex, sed lex». Una legge che contrappone norme di sicurezza all’elasticità, la burocrazia al buon senso. Un aereo può permettere di volare, ma non di andare «oltre tutte le barriere», come recita lo slogan del festival all’origine della storia,Una storia di 17 centimetri di troppo. Quanto basta per restare fuori di un aereo e non partecipare ad un evento al quale avrebbe tenuto tantissimo. Simona Spinoglio, cantante e modella disabile, oggi non sarà Trani per la «sfilata integrata» che apre, di fatto, il festival de «Il giullare».

Aveva già prenotato il volo, pagato le tasse ed il biglietto, ma poi, quando è salita sul velivolo della «Raynair», si è scoperto che la sua carrozzella era più larga di 17 centimetri rispetto al consentito. E l’equipaggio, quantunque con dispiacere, le chiedeva di tornare a terra. Nulla da fare, anche per un nuovo viaggio su un altro vettore di un’altra compagnia. Simona è rimasta a casa e Trani resta priva di un’altra importante testimonianza. Paradossalmente, però, la sua mancata partecipazione rischia di fare più rumore di quello che Simona avrebbe detto e fatto vedere ed ascoltare sul palco. Per una barriera che si chiude, forse, potrebbe aprirsi un’altra per riflettere.

Cantante ed interprete, oltre che educatrice e formatrice professionale, Simona soffre di «Amiotrofia muscolare spinale» e, la sua, è una sedia a rotelle “speciale” che è ormai parte Contact Center Unar –| Ad uso interno

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22/07/2013

integrante di lei. Gli organizzatori del festival si scusano con Simona ed ironizzano per quanto accaduto: «Forse avremmo dovuto procurarti le ali». E lei: «Con il cuore sarò lì con voi. La vita mi ha insegnato proprio il vostro messaggio: continuare a saltare con ironia e sarcasmo dinanzi ad ogni barriera, e farsi sentire quando qualcosa non va con la stessa decisa leggerezza. Le ali le ho, ma la tratta è ancora troppo lunga».

L’evento «scomodo», in ogni si farà, eccome, nel programma de «Il giullare», il festival «contro tutte le barriere» promosso dall’Assessorato ai servizi sociali ed organizzato dall’associazione «Promozione sociale e solidarietà». Questa sera, venerdì 19 luglio, all’ombra della cattedrale di Trani, andrà in scena uno spettacolo di moda durante il quale si proverà ad abbattere un’ulteriore barriera, quella dell’eleganza e della passerella. (di Nico Aurora)

(http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it)

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Lecce - Forum su immigrazione ed integrazione

col

ministro

Kyenge

:I

pugliesi? Antirazzisti e costruttori di pace

LECCE – Non è davvero un caso che negli anni Novanta il Salento sia stato candidato al premio Nobel per la pace per essersi distinto nell’accoglienza di quelli che erano i primi migranti approdati attraverso le nostre coste sul suolo italiano.

Lo conferma, a 20 anni di distanza, il sondaggio effettuato dal CSV Salento e da Eurispes Puglia tra il 16 e il 17 luglio scorsi, un’indagine campionaria condotta su 340 cittadini pugliesi sul razzismo in Puglia e presentata, assieme al dossier Immigrazione domenica 21 luglio a Lecce alla presenza della ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge. Il sondaggio ha identificato, nello specifico, l’episodio di razzismo ai danni della ministra Kyenge per opera del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli.

I risultati sono inconfutabili: l’81% dei cittadini pugliesi condanna senza esitazione gli insulti razzisti del leghista, reputandoli “atti razzisti ingiustificabili” e il 67% ritiene gli insulti e l’atteggiamento razzista assolutamente incompatibili con la carica di vicepresidente del Senato della Repubblica italiana. Le fasce di età più risolute nella condanna degli insulti razzisti sono quelle tra i 26 e i 40 anni e tra i 41 e i 60 anni.

“Non è certamente per noi una sorpresa – commenta Luigi Russo, presidente del CSV Salento. La nostra terra si conferma frontiera del Mediterraneo, terra ponte, approdo di quella convivialità delle differenze che don Tonino Bello ha saputo raccontare e Contact Center Unar –| Ad uso interno

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interpretare in maniera esemplare. Ed è proprio dal dialogo che occorre ripartire, l’unico strumento vero di confronto e di incontro, l’unico mezzo per valorizzare le differenze e per azzerare l’insidiosa e subdola cultura del razzismo, per disimpararla. È questo anche il senso di questa giornata alla presenza del ministro Kyenge che, con la sua presenza, riconosce il ruolo attivo dei volontari e del Terzo settore salentino, fautori di quotidiane fatiche per la tutela e il riconoscimento dei diritti di tutti i cittadini. Abbiamo voluto raccontare al ministro – conclude Luigi Russo – come i volontari salentini e pugliesi sono impegnati costantemente e su tutti i fronti per fare del dialogo lo strumento culturale del riconoscimento universale dei diritti”. Secondo il dossier Immigrazione 2013 del CSV Salento sono oltre 20mila le persone immigrate che vivono nella provincia di Lecce di cui 12.981 extra Ue e 7.357 cittadini comunitari (dati prefettura di Lecce al 31.12.2012). Secondo i dati della Divisione Immigrazione della Questura di Lecce, nel territorio provinciale, negli ultimi tre anni gli arrivi sulle coste hanno visto un lieve calo. Se nel 2011 in 63 sbarchi sono arrivate 2.604 persone, nel 2012 gli sbarchi sono stati 68 per un totale di 2.177 persone. Nel lavoro aumentano considerevolmente le imprese gestite da immigrati ma nel lavoro di cura, prevalentemente femminile, vi è ancora troppo sommerso e stentano a decollare le contrattualizzazioni regolari. Il caporalato è ancora una piaga difficile da debellare: nel Salento si lavora in squadre di 6 – 8 persone, per un guadagno giornaliero di 25 euro circa, a cui bisogna sottrarre 5 euro per il trasporto che il caporale chiede al lavoratore immigrato, 3,50 euro per il panino e 1,50 per la bottiglietta d'acqua. Anche la casa è un problema serio per le persone immigrate nel Salento: pagano affitti più cari in media del 10-20% rispetto agli italiani, una manna dal cielo per i locatori che dispongono di grandi patrimoni immobiliari composti da piccoli appartamenti. (fonte http://puglialive.net)

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Svizzera: il Tribunale amministrativo federale dice no al divieto di indossare il velo nelle scuole. Il divieto era stato imposto dalla scuola a due studentesse di origine macedone. Dopo che una amministrazione scolastica ha fatto ricorso contro una decisione del giudice amministrativo che imponeva la rimozione del divieto di indossare il velo nella loro scuola, il Tribunale amministrativo federale ha deciso che i divieti del velo nelle scuole sono illegittimi e che le alunne con il velo dovrebbero avere parità di accesso all’istruzione, rigettando così il ricorso in appello della scuola. Nel novembre dello scorso anno, un tribunale amministrativo, nel cantone svizzero di Thurgau, aveva revocato il divieto di velo imposto da una scuola a Buerglenche a due studentesse musulmane di 14 anni di origini macedoni minacciando di esonerarle dal frequentare le lezioni perché indossavano il velo, sostenendo che ciò violava il codice di abbigliamento della scuola. Più tardi nello stesso anno, le studentesse avevano fatto ricorso contro la decisione, ma questo era stato respinto dal dipartimento di istruzione di Thurgau, sulla base del fatto che il velo è un tipo di abbigliamento che rischia di provocare disordini in una classe. L’avvocato delle studentesse ha sostenuto che non vi è alcuna prova che le sue assistite abbiano causato interruzioni in classe in qualsiasi modo, tanto che un certo numero dei loro compagni di studi ha espresso sostegno per il loro diritto di indossare il velo. Il Tribunale amministrativo federale, nel rigettare il ricorso della scuola contro la decisione del giudice di primo grado, ha rilevato che poiché non esiste una base giuridica per vietare il velo, l’azione della scuola è stata sproporzionata e illegittima. (Samantha Falciatori) (fonte www.immigrazioneoggi.it) Contact Center Unar –| Ad uso interno

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22/07/2013

TAR Lazio: L'amministratore di sostegno può presentare l’istanza di acquisto della cittadinanza dello straniero disabile al compimento della maggiore età, ma l’ufficiale di stato civile deve verificare l’effettiva capacità dell’interessato di intendere e di formare la volontà di diventare cittadino ASGI: Affrontare la questione alla luce degli obblighi scaturenti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

TAR Lazio, sez. II-quarter, sent. n. 5568 del 4 giugno 2013 (http://www.asgi.it/public/parser_download/save/tar_lazio_sent_5568_04062013.pdf) Commento alla sentenza del TAR Lazio n. 5568 dd. 4 giugno 2013 (http://www.asgi.it/public/parser_download/save/commento_tar_lazio_5568_2013.pdf)

l TAR Lazio, con la sentenza n. 5568 del 4 giugno 2013, ha accolto il ricorso presentato dall’amministratrice di sostegno di una cittadino bosniaca affetta da grave disabilità consistente in un intellettivo di grado medio-grave, con assenza di linguaggio verbale e disturbo della coordinazione motoria, contro il decreto del Ministero dell’Interno del 23 marzo 2011, con il quale era stata dichiarata l’inammissibilità della richiesta di concessione della cittadinanza italiana in favore della straniera, nata in Italia e che vi ha risieduto fino al compimento della maggiore età, in quanto questa non sarebbe in grado di manifestare la propria volontà di diventare cittadina italiana e di apporre la propria firma sull’istanza. Il TAR Lazio ha ritenuto fondato il ricorso sostenendo la legittimità dell’istanza di acquisto della cittadinanza prodotta dall’amministratrice di sostegno, in quanto al punto 4 del decreto di nomina di quest’ultima, il giudice tutelare l’aveva autorizzata a gestire i rapporti Contact Center Unar –| Ad uso interno

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con ogni amministrazione pubblica o privata per promuovere la cura ed i diritti della cittadina bosniaca beneficiaria e ben poteva dunque l’amministratrice di sostegno presentare l’istanza di acquisito della cittadinanza italiana in rappresentanza della diretta interessata, soprattutto in presenza in una preventiva comunicazione o espressa autorizzazione del giudice titolare sul punto. Il TAR Lazio, dell’accoglimento del ricorso, sembra,

nelle motivazioni

tuttavia, indicare che l’autorità amministrativa

incaricata di ricevere la dichiarazione di volontà di acquisto della cittadinanza, debba comunque

verificare se il richiedente disabile disponga effettivamente della capacità

naturale di esprimere tale volontà, anche nelle situazioni ove il disabile interessato non sia stato formalmente privato della capacità di agire ovvero anche quando nel decreto di nomina dell’amministrazione di sostegno

il giudice tutelare non abbia

esteso

all’amministrato limitazioni previste dalla legge per l’interdetto ai sensi dell’art. 411 c.c.. In altri termini, il TAR Lazio sembra propendere per una tesi avanzata da una parte della dottrina, secondo cui

l’atto di acquisto della cittadinanza per beneficio di legge al

compimento della maggiore età costituisce atto personalissimo e pertanto non surrogabile e dunque suscettibile di essere posto in essere soltanto ed esclusivamente per volontà effettiva dell’interessato e non delegabile nemmeno all’amministratore di sostegno, il quale potrà assistere l’amministrato ad esprimere la propria volontà, avvalendosi anche delle dotazioni tecniche e del personale specializzato reperibile, ma non potrà sostituirsi ad esso qualora la disabilità psichica fosse di tale gravità da non renderlo in grado di esprimere alcuna volontà consapevole, non rendendosi per nulla conto della natura e degli effetti dell’atto da compiersi. Stante a tale interpretazione, l’acquisto della cittadinanza italiana verrebbe dunque precluso innanzitutto ai giovani stranieri con disabilità intellettiva in relazione ai quali sia stato pronunciato un provvedimento di inabilitazione o interdizione (art. 414, 415 cod. civ.), ma anche nelle situazioni in cui il giovane, pur non interdetto o inabilitato, e per il quale sia stata pronunciata l’amministrazione di sostegno, [1] sia Contact Center Unar –| Ad uso interno

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comunque affetto da disabilità intellettiva talmente grave da non renderlo capace di formare sufficientemente una

propria volontà di acquistare la cittadinanza e

conseguentemente di esprimerla. La tesi sembra condivisa anche dal Ministero dell’Interno. A seguito del dibattito sviluppatosi qualche mese fa in relazione ad alcuni casi che hanno trovato un certo risalto nei mass-media, l’allora Ministro dell’Interno Cancellieri raccomandava che le dichiarazioni di volontà ai fini dell’accesso alla cittadinanza (per coloro nati e residenti in Italia e divenuti maggiorenni) o i giuramenti, ai fini dell’accesso alla naturalizzazione, venissero “valutate nel modo più appropriato possibile”, purchè il richiedente possa esprimere la sua volontà”. [2] Con la sentenza del TAR Lazio, di cui ora si discute, viene annullato il provvedimento del Ministero dell’Interno in quanto questo farebbe cenno solo alla difficoltà di espressione verbale della richiedente disabile e tale carenza di linguaggio verbale non può essere motivo per ritenere una persona incapace di manifestare la propria volontà, né che ella non possa in altro modo dimostrare di comprendere cosa le viene chiesto. In sostanza, il fatto che una persona in ragione della sua disabilità si trovi dell’impossibilità di utilizzare propriamente gli arti e/o di godere di una sufficiente articolazione verbale, per cui non sia in grado di sottoscrivere una propria volontà nell’esercizio di un ‘atto personalissimo’ ovvero di esprimerla nelle forme verbali tipiche delle persone normodotate, non può essere motivo sufficiente per essere privato dell’esercizio del diritto, perchè così facendo si realizzerebbe una discriminazione fondata sulla disabilità vietate dal quadro normativo interno ed internazionale, soprattutto alla luce dell’avvenuta adesione e ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Il

collegio giudicante del TAR Lazio,

quindi, afferma come il provvedimento di

inammissibilità della richiesta di cittadinanza italiana sia stato viziato da difetto di istruttoria e di motivazione perchè l’amministrazione

competente avrebbe dovuto accertare,

avvalendosi di personale specializzato e di accertamenti approfonditi fondati su elementi Contact Center Unar –| Ad uso interno

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indiziari, quali la permanenza in Italia, lo stile di vita, ed adattando le formule burocratiche di rito, se l’impossibilità della richiedente disabile di manifestare la propria volontà di acquisire la cittadinanza italiana fosse dovuta solo alle carenze di espressione verbale o di articolazione motoria oppure la disabilità psichica la renda effettivamente incapace totalmente di intendere, capire e comprendere e dunque formare una volontà consapevole. Sul punto, il ragionamento del TAR non appare del tutto condivisibile. Lo è nella parte in cui impone all’ufficiale di stato civile di tenere conto, nel procedimento amministrativo e nelle formalità ad esso collegate, della particolare situazione della persona disabile, facendo distinzione tra quelle situazioni in cui l’interessato ha più una difficoltà di comunicazione che una difficoltà di comprensione, ovvero la difficoltà di comprensione non è assoluta, ma l’interessato appare in grado di comprendere nella sua essenza le caratteristiche e lo scopo del procedimento e dunque di formare entro di sé una volontà consapevole . In tale caso, certamente, il richiedente disabile gode del diritto di comunicare le sue volontà, anche usando forme di espressione non verbale o non scritta, attraverso l’ausilio di personale specializzato e di strumentazione che la moderna tecnologia è in grado di offrire e ha il diritto che le stesse volontà siano rese effettive. In tal senso, ad esempio, il decreto del Tribunale di Varese 12 marzo 2012[3] che ha riconosciuto il diritto di un soggetto affetto da SLA (Sclerosi laterale amiotrofica) di dettare il proprio testamento attraverso lo strumento denominato comunicatore oculare, e con l’ausilio del proprio amministratore di sostegno, in quanto, al contrario, la perdita della facoltà di testare a causa della propria disabilità e dell’impossibilità di sottoscrivere materialmente il testamento, si tradurrebbe in una discriminazione basata sulla disabilità vietata dall’ordinamento interno ed internazionale. Anche nei casi di disabilità psichica, anche gravi, occorre comunque molta prudenza prima di ritenere una persona totalmente incapace. E’ orami noto, ad esempio, che la situazione congenita della sindrome di Down non prima il soggetto della capacità di orientarsi nelle Contact Center Unar –| Ad uso interno

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scelte di vita, di emozionarsi, di scegliere per il proprio bene, di capire e di comprendere, di formare quindi un’intima volontà che può tradurre in atti, gesti che le persone a lui vicine, tra cui l’amministratore di sostegno, possono comprendere e proiettare nella sfera dei rapporti giuridici e con la Pubblica Amministrazione. Questo presuppone che l’Ufficiale di Stato civile

debba realizzare ad esempio uno sforzo per tradurre e comunicare

all’interessato in forma più semplificata i contenuti e le formule burocratiche della dichiarazione o del giuramento ( ad es. “Vuoi vivere in Italia ed essere cittadino come gli altri?”; o nel caso del giuramento: “faresti qualcosa che potrebbe danneggiare l’Italia?”). Sono del resto accorgimenti che sono oggetto da molti anni di istruzioni e direttive amministrative in vigore in altri Paesi e che richiedono innanzitutto una sensibilizzazione degli Ufficiali di Stato civile sull’argomento. [4] Tuttavia, la tesi che sembra adombrare anche la sentenza del TAR Lazio - quella per cui in caso di incapacità effettiva e totale di formazione della volontà consapevole della persona disabile questa dovrebbe essere privata della capacità di agire nell’esercizio del diritto di acquisto della cittadinanza italiana in quanto diritto personalissimo

e dunque non

delegabile in via sostitutiva all’amministratore di sostegno - significherebbe, in verità, escludere ogni possibilità di oggettivo esercizio da parte del disabile del diritto fondamentale all’acquisto della cittadinanza. Se tale fosse la situazione, l’Italia violerebbe, a mio avviso, gli obblighi assunti con la adesione e ratifica alla Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità. La Convenzione, all’art. 12 prevede il diritto delle persone con disabilità alla capacità giuridica in condizioni di uguaglianza con gli altri . L’art. 18 riconosce alle persone con disabilità il diritto di acquisire e cambiare la cittadinanza e di non essere deprivate, solo sulla base della loro disabilità, della possibilità di ottenere, possedere ed utilizzare la documentazione attinente alla loro cittadinanza. L’art. 4 della Convenzione prevede l’obbligo per gli Stati

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membri di adottare tutte le misure legislative, amministrative o di altra natura necessarie per l’implementazione dei diritti riconosciuti dalla Convenzione. La dottrina internazionale concorda nell’ interpretazione dell’art. 12 della Convenzione ONU nella direzione che esso privi di legittimità disposizioni normative interne agli Stati membri che determinino automatismi nella perdita di diritti e capacità legale delle persone disabili. [5] Ecco dunque, che anche in questi casi di disabilità talmente grave da ritenere la persona non in grado di formare, ancora prima di esprimere, una volontà consapevole, un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 4 c. 2 della legge n. 91/92 alla luce degli obblighi internazionali derivanti dall’adesione e ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, dovrebbe indurre l’ufficiale di stato civile ad accogliere la domanda di acquisto della cittadinanza presentata per il tramite dell’amministratore di sostegno, previa espressa autorizzazione del giudice tutelare, che potrà indicare come tale acquisto della cittadinanza italiana corrisponda al bene o supremo interesse (best interest) dell’assistito, ricostruibile sulla base dell’effettiva esperienza e del contesto di vita dell’interessato e dei suoi familiari, ovvero dell’effettività dei legami familiari e sociali con l’Italia quale Paese di residenza e viceversa con quello di origine, delle opinioni delle persone, familiari o figure professionali che hanno la responsabilità sulla persona interessata, e tenuto presente anche della cittadinanza o della residenza permanente degli altri familiari. Nei casi, a dire il vero difficilmente immaginabili nella pratica, che il giudice tutelare ritenesse che l’atto di acquisto della cittadinanza italiana non corrisponda al supremo interesse del giovane disabile, ben potrebbe, dandone adeguata motivazione, indicare tale limitazione d’agire in un apposito decreto di impedimento, ex art. 411 ultimo comma c.c.. Al contrario, alla luce degli obblighi scaturenti dalla Convenzione ONU sui diritti dei disabili, un’interpretazione rigida dell’art. 4 c. 2 della legge n. 91/91 e successivi Contact Center Unar –| Ad uso interno

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regolamenti e disposizioni applicative che non riconosca la possibilità di acquisto della cittadinanza al giovane straniero con disabilità psichico-intellettiva ritenuto incapace di formare una propria volontà e di esprimerla attraverso l’apposita dichiarazione, verrebbe in violazione dell’art. dell’art. 10 c. 2 e dell’art. 117 c. 1 Cost. e come tale sussisterebbero gli estremi per richiedere al giudice un rinvio dell’art. 4 c. 2 della legge n. 91/92 al vaglio di legittimità costituzionale ovvero un’interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione legislativa alla luce degli obblighi derivanti dalla Convenzione ONU. Le prassi e le indicazioni interpretative, che qui si propongono, non costituiscono del resto una novità in paesi di consolidata tradizione antidiscriminatoria, come ad es. il Regno Unito e gli Stati Uniti, anche se in tali casi, secondo la tradizione tipica dei paesi di common-law, la loro corretta attuazione viene ad essere demandata interamente alle autorità amministrative, opportunamente responsabilizzate e formate. Si vedano le in proposito le Istructions to implementation of 2006 British citizenship Law ANNEX A to Charter 18 (Istruzioni per l’implementazione della legge sulla cittadinanza britannica del 2006. Allegato A al capitolo 18) che qui di seguito riproduciamo integralmente, come esempio di una buona prassi ed modus operandi in linea con gli obblighi derivanti dalla Convenzione ONU. (fonte www.asgi.it)

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Il Messico ha il suo primo sindaco gay dichiarato La città di Fresnillo in Messico ha eletto come sindaco un cittadino gay dichiarato: Benjamín Medrano Quezada. Benjamín Medrano Quezada è stato eletto sindaco di Fresnillo, città dello stato di Zacatecas, nel Messico centrale, con circa duecentomila abitanti. Il nuovo sindaco ha quarantacinque anni ed è gay dichiarato. Benjamín Medrano Quezada non ha mai nascosto il proprio orientamento sessuale e questo è da sottolineare in uno stato come Zacatecas, che è considerato come fortemente machista (oltre che negli ultimi anni teatro di numerose violenze per via del narcotraffico). Non a caso, infatti, Medrano Quezada sottolinea che essere omosessuali non vuol dire essere meno virili, dal momento che la virilità “non sta certo in mezzo alle gambe, ma nel cervello e nel modo di realizzare le cose”. Benjamín Medrano – che milita nelle fila del Partido Revolucionario Institucional – è anche cantante e ha un bar per gay ed è sempre in prima linea nella difesa delle persone omosessuali soprattutto quando qualche ecclesiastico se ne esce accusandoli di essere “malati”, “pervertiti” o “contro natura”: in questi casi il neo sindaco risponde affermando che la vera malattia è quella di essere omofobi. Sebbene Benjamín Medrano Quezada sia orgogliosamente omosessuale non è fautore delle nozze tra persone dello stesso sesso, “per motivi culturali” afferma e secondo diverse fonti ha un atteggiamento un po’ discriminatorio verso le persone transessuali come anche nei confronti delle manifestazioni pubbliche della comunità omosessuale. (fonte http://www.queerblog.it)

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Presidenza del Consiglio dei Ministri DIPARTIMENTO PER LE PARI OPPORTUNITÀ UFFICIO NAZIONALE ANTIDISCRIMINAZIONI RAZZIALI

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Rassegna stampa 22 luglio 2013