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U T O P I A

L'Europa diventerà quello che in realtà è, cioè un piccolo promontorio del continente asiatico?

Università di Catania

Giugno 201 2

Pietro Figuera In principio, vi era l'europeismo. L'europeismo delle idee, quello di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Jean Monnet. Poi vi fu quello delle prime istituzioni concrete, di Schuman, Adenauer e De Gasperi. Personaggi del calibro di Kohl, Mitterrand e Delors hanno completato l'opera unificatrice. A dispetto di ogni previsione, hanno costruito le fondamenta di un'Europa libera, pacifica e solidale, per la prima volta nella storia. Oggi queste fondamenta non sono più solide come un tempo, sembrano vacillare. A corroderle, l'egoismo degli Stati, ormai incapaci di una visione collettiva degli interessi dell'Unione, e l'euroscetticismo già dilagante dell'opinione pubblica, conseguente all'impoverimento dovuto alla crisi. Ogni giorno che passa le istituzioni comunitarie perdono credibilità, e dunque legittimità, a causa di quegli Stati che un tempo le avevano fortemente volute ma oggi, nel momento di maggior difficoltà, le puntano il dito contro in un affannosa quanto disperata ricerca di consenso dell'opinione pubblica ormai disillusa. Così, improvvisamente, le responsabilità e gli errori anche ben individuabili degli Stati nazionali passano in secondo piano, in favore di una visione più comoda, quella del "mostro" europeo che sembra quasi aver creato l'attuale crisi economica. Se c'è una responsabilità delle istituzioni Giorgia Musmeci europee, è quella di aver sottovalutato l'odierno fenomeno Pietro Figuera e quindi di non averne preventivato i rimedi: è Una nuova geografia politica. Le changement c'est sconcertante lo spettacolo degli organi esautorati dagli E' questo il quadro italiano maintenant. Questo il leitmotiv Stati e inevitabili spettatori del proprio declino, mentre gli dopo le elezioni che ha accompagnato l'ascesa Stati, i veri attori della politica, si azzuffano in un amministrative di maggio, che del socialista Francois Hollande desolante incrocio di veti. L'Europa ha perso forse hanno rivoluzionato i rapporti all'eliseo, coronata con definitivamente quel senso d'infallibilità e di superiorità di forza tra i maggiori partiti e l'insediamento alla presidenza che nonostante tutto era riuscita a mantenere anche in non solo. Le città chiave della lo scorso 15 maggio; con la sua seguito al disfacimento degli imperi coloniali. Oggi, dopo competizione sono state aria da provinciale ed una solo dieci anni di sperimentazione dell'euro, il più Palermo, Genova e Parma, ma buona dose di umiltà, si ambizioso progetto monetario del secolo, l'Europa rischia le elezioni di Verona e presenta come il presidente di di scomparire dallo scenario globale, inghiottita dalle sue dell'Aquila non sono state tutti, di una sola Francia, quella, appunto, del Cambiamento. stesse divisioni e inettitudini. Con la crisi che avanza, meno rilevanti. (a pagina 2) (continua alle pagine 10 e 11) l'euro non viene più ritenuto un argine sufficiente per la sicurezza delle economie nazionali, soprattutto per quelle La crisi e i suicidi Tangentopoli 20 Speciale Festival di in difficoltà. (continua nell'ultima pagina)

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anni dopo

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Perugia

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Pietro Figuera

Una nuova geografia politica. E' questo il quadro italiano dopo le elezioni amministrative di maggio, che hanno rivoluzionato i rapporti di forza tra i maggiori partiti e non solo. Le città chiave della competizione sono state Palermo, Genova e Parma, ma le elezioni di Verona e dell'Aquila non sono state meno rilevanti. I Comuni al voto sono stati 1009, di cui 28 capoluogo di provincia. Le prime elezioni sotto il governo tecnico di Monti sono state considerate dai partiti come un test di valenza nazionale, nonostante in realtà rispecchiassero di più le dinamiche politiche locali. La scelta di farle acquisire un valore politico si è rivelato un boomerang per molti partiti che hanno subito cocenti sconfitte sul piano elettorale. A Genova vi è stata la netta affermazione di Marco Doria ai danni degli antagonisti Enrico Mussi e Paolo Putti, rispettivamente candidati del Terzo Polo e del Movimento 5 Stelle. Doria, docente universitario, è il rappresentante di una vasta e compatta coalizione di centrosinistra (scaturita dall'esito delle primarie) che ha saputo imporsi in una città tradizionalmente progressista. Più complessa la situazione di Palermo. Le contestatissime primarie avevano assegnato a Ferrandelli il compito di guidare il centrosinistra, ma l'IdV ha rotto ogni accordo candidando, non senza polemiche, il già tre volte sindaco Leoluca Orlando. La mossa è stata accompagnata da polemiche anche interne al partito di Di Pietro: in particolare Sonia Alfano, europarlamentare e uno dei massimi esponenti siciliani dell'Idv, ha accusato Orlando e il partito di scarsa trasparenza e opportunismo. Sul fronte politico opposto, le candidature di Costa (Pdl) e Aricò (Mpa e Fli) hanno provato a intercettare i consensi di centrodestra. Ma la gestione rovinosa dell'ex sindaco Cammarata, insieme

all'imprevista e ingombrante candidatura di Orlando, ha sicuramente contribuito a creare una situazione inaspettata nella quale i candidati del centrodestra si sono fermati al primo turno, lasciando la competizione ad un ballottaggio tutto a sinistra, tra Ferrandelli e Orlando. Facile poi è stata l'affermazione di quest'ultimo al secondo turno, forte della maggiore esperienza e conoscenza di Palermo, oltre che di un'indubbia fiducia dei suoi abitanti. Ma è stata Parma l'emblema mediatico delle elezioni amministrative 2012. In una città commissariata, teatro di corruzione politica ed enormi debiti, hanno prevalso le forze che i cittadini hanno considerato "alternative" rispetto al vecchio sistema. Il risultato, contrario ad ogni aspettativa, ha visto la vittoria al ballottaggio di Federico Pizzarotti, esponente del M5S di Grillo, nei confronti di Vincenzo Bernazzoli, sostenuto da Pd, Sel e Idv. La vittoria è stata subito vista come il simbolo dell'affermazione dei grillini sullo scenario politico nazionale, anche se è rimasta un caso abbastanza isolato (sono stati in totale 3 i comuni conquistati dal M5S).

Pietro Figuera

Se vogliamo essere onesti, a differenza di buona parte della stampa e dei commentatori italiani, dobbiamo ammettere che non è facile interpretare i risultati di questa tornata elettorale. In primo luogo, perchè trattandosi di elezioni amministrative hanno mostrato più l'evoluzione di complesse situazioni locali, che l'evoluzione del quadro politico nazionale (si prenda come esempio Palermo). In secondo luogo, perchè hanno evidenziato la straordinaria frammentazione politica di un Paese che sembra aver chiuso i conti definitivamente con il bipolarismo. Infine, perchè sono falsati da una vastissima componente di astensionismo, ormai in crescita esponenziale in Italia. In 2

un contesto di crisi economica avanzata e con un governo tecnico che dopo i primi mesi di successi raccoglie sempre meno l'approvazione degli italiani, neanche i partiti politici riescono più a captare il consenso dei cittadini anche a causa dei continui scandali che coinvolgono i loro esponenti. Nel campo del tradizionale centrodestra, il primo elemento che balza agli occhi è il fortissimo ridimensionamento (ma in alcuni casi addirittura quasi sparizione) subìto dal Pdl, fino a non molto tempo fa il più grande partito italiano. La Lega Nord, stravolta dagli scandali che hanno colpito la famiglia Bossi, si è attestata su livelli molto inferiori alle


Giovanni Timpanaro

Dopo i ballottaggi di fine Maggio la giostra delle elezioni comunali 2012 si ferma anche in Sicilia, arriva il momento dei bilanci e ci si rende conto che si tratta della più atipica tornata elettorale che la nostra generazione ricordi. A differenza del panorama nazionale, dove il Movimento 5 Stelle si è reso protagonista di un clamoroso exploit, in Sicilia potrebbero essere ricordate come le elezioni delle grandi sconfitte e delle piccole vittorie. Nettamente in calo l’affluenza alle urne come prevedibile, ma c’è un dato da valutare con attenzione: queste amministrative infatti hanno rappresentato il più grande “esodo dai partiti” degli ultimi anni. Le migliaia di persone in fuga dai grandi partiti però hanno una destinazione non scontata, infatti i numerosi cittadini allontanatisi dai partiti di centro destra non si sono avvicinate, come molti si aspettavano, ai partiti di centro sinistra. Questo enorme gruppo di elettori sfiduciati sembra essersi messo in standby in attesa di un’alternativa da loro ritenuta reale e concreta. Nei tre comuni capoluogo di provincia la tendenza è stata quella del voto all’usato sicuro. Palermo infatti si affida a Leoluca Orlando dell’Italia dei valori (eletto sindaco del capoluogo siciliano per la quarta volta) che esce così vincitore da una rocambolesca candidatura che ha portato l’intero panorama del centro sinistra palermitano ad una netta rottura. Agrigento invece viene “conquistata” da Marco Zambuto (figlio di Lillo Zambuto, già sindaco di Agrigento) cresciuto tra le fila della Democrazia Cristiana, sostenuto in passato dai Democratici di Sinistra e da UDEUR, passato nel 2008 alla corte di Berlusconi nel Pdl e approdato nel 2010 all’Udc in vista delle poi vittoriose elezioni. Trapani resta l’unica tra le città dell’isola in mano al Pdl, dopo il ballottaggio viene infatti eletto l’ex Generale

sue aspettative e solo grazie alla vittoria di Tosi a Verona (favorita tra l'altro dal suo distacco dalla famiglia bossiana) ha evitato la completa debacle. Nel campo del centrosinistra, i rapporti di forza sono più difficili da decifrare in quanto spesso dipendono dall'esito delle primarie, che intrecciano le esperienze di candidati e partiti di diversa natura. In generale, però, si riscontra un rafforzamento della "foto di Vasto" grazie alle coalizioni vincenti che a livello locale hanno scelto una simile composizione. L'effetto probabilmente sarà solo provvisorio, a causa del continuo inasprimento della tensione che corre fra l'Idv e il Pd. Quest'ultimo in merito alle elezioni di maggio ha cantato vittoria, e guardando i numeri non avrebbe tutti i torti, dato che già al primo turno

dei carabinieri Vito Damiano già noto alle cronache per l’interpellanza parlamentare presentata dall’ex senatore a vita Francesco Cossiga che denunciava sospetti contatti tra gli apparati di intelligence e la magistratura. Nei paesi più piccoli ci sono però anche rari casi di coerenza come San Cataldo dove il sindaco Francesco Raimondi è salito grazie al sostegno di tutti i partiti di centro sinistra. Ovviamente non possono mancare situazioni come quella di Lipari dove il neo eletto sindaco Marco Giorgianni è stato sostenuto (al di fuori dalle immancabili liste civiche) dal Pd, dall’Udc ed anche da Fli. La maggioranza dei piccoli comuni si affida così alle liste civiche, annusando in anticipo la cattiva volontà popolare nell’accostarsi ad un partito e cavalcando di fatto un’idea di politica fatta di “facce” e non di programmi. La giostra delle elezioni comunali per quest’anno si è fermata, ci tocca scendere, qualcuno non è proprio voluto salire, qualcun altro ha fatto un giro distratto. Come al solito ci lascia un po’ scombussolati e con l’impressione che questo “luna park” deve ancora migliorare molto.

ha conquistato ben 92 comuni superiori (sui 45 di partenza e sui 167 complessivi - la maggioranza quindi) a dispetto di ogni previsione. La tenuta del centrosinistra, però, non deve ingannare sul reale consenso che incontra nel Paese: in molti casi, la scelta del Pd sembra rappresentare un estremo "voto di fiducia" per il quale molti italiani sono disposti a spendere le proprie residue aspettative nei confronti della politica. Appena oltre, il buio, l'astensionismo, l'antipolitica, il grillismo e tutti gli altri estremismi. Mai come oggi la responsabilità di non deludere i propri elettori è stata così gravosa e al tempo stesso essenziale. Prima lo capiscono, i partiti, meglio sarà per tutti. 3


Cristopher Gaziano

Il 2012 verrà probabilmente ricordato come l'anno dell'impennata dei suicidi per motivi economici, della disperazione in piena crisi mondiale e delle accuse al Presidente del Consiglio Monti per questa escalation di morte e rassegnazione. Lungi dal voler sminuire la gravità della situazione, prima di accodarci alle migliaia di "tweet" e "post" che gridano via web la loro indignazione abbiamo tuttavia preferito controllare i dati Istat sui suicidi per motivi economici degli ultimi anni. Dall'inizio dell'anno fino ad oggi, in Italia, 38 persone tra lavoratori e imprenditori hanno deciso di togliersi la vita per colpa degli effetti negativi che la crisi ha avuto sulle loro aziende o imprese. Numeri che devono far riflettere sul potere che il denaro ha sulle nostre azioni e sulla nostra psiche, ma che raccontano una verità totalmente diversa da quella che ripetono i sostenitori de "l'anno dei suicidi". Tra i 198 suicidi "economici" del 2009 ed i 187 del 2010 (con picchi positivi proprio a Maggio per di più), appare evidente che finora l'ammontare annuale corrisponde a meno di un quarto, una tesi che si oppone a gran voce a quella citata poco più su. Così come si oppongono i numeri che ci segnalano un tasso di suicidi raddoppiato in Germania e Finlandia, dove la situazione economica è decisamente più stabile, e leggermente superiore all'Italia in Grecia, dove la crisi faceva presupporre un'ecatombe in nome di quel dio minore e senza scrupoli che è il denaro. Non è che la pericolosa, drammatica crisi in cui ci troviamo

ci spinge a lottare per uscirne con una forza del tutto nuova rispetto agli anni più agiati? L'Istat, i cui dati sono sicuramente attendibili, ci fa propendere con decisione verso questa ipotesi. Altri dati, molto più preoccupanti, riguardano il tasso di suicidi nelle carceri italiane, che tuttavia non trovano alcun riscontro nelle testate giornalistiche, cartacee o online non importa. Ben 66, nel 2011, sono stati i suicidi dietro le sbarre, più di 12 detenuti ogni 10.000. Numeri spaventosi, in rapporto agli anni passati, che ne contano decine di meno (46 nel 2008, 56 nel 2009) e che ci mostrano l'impennata progressiva di questa tragedia. Le morti in carcere sono sicuramente meno di quelle legate a motivi economici, ma bisogna anche ricordare che, in proporzione alla quantità di individui, i suicidi nelle carceri sono tanti, troppi per essere ignorati. Forse si tende a dimenticare che anche i detenuti, nonostante i loro errori, sono esseri umani che cercano di ottenere una riabilitazione per tornare a far parte della società civile? O forse sono tutti troppo impegnati ad ingigantire la crisi causando così una mitizzazione delle vittime senza accorgersi di aumentare, così, la possibilità che altri lavoratori in difficoltà scelgano di emularli? La disperazione, purtroppo, è contagiosa e non deve passare il messaggio che farla finita è l'unica opportunità di uscire da questa crisi. Speriamo che la gente colga il messaggio e la smetta con quest'allarmismo dannoso che spesso è più subdolo e pericoloso del silenzio mediatico.

Fonte: EURES 4


Manuela Celano

Accade qualcosa di terribile la mattina del 19 Maggio 2012. Accade che a Brindisi, all’ingresso di una scuola che porta il nome di Francesca Morvillo Falcone, a pochi giorni dal ventennale della strage di Capaci, una violenta esplosione uccide la sedicenne Melissa Bassi e ferisce gravemente diverse sue coetanee. Tra lo sconcerto e l’orrore generale si succedono le prime ipotesi, e col passare delle ore, la suggestione che sulle prime aveva fatto pensare ad un attentato di matrice mafiosa perde quota per lasciare il posto a considerazioni diverse. In un clima diffuso di complottismo e di tensione sociale, si fa subito strada l’idea di un atto dimostrativo di matrice terroristica, come afferma da subito anche Giovanna Montanaro, sociologa e collaboratrice del Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, che a proposito dell’attentato spiega: “mi fa pensare alla strategia della tensione. Quando questo Paese sta per imboccare una via di cambiamento accade sempre qualcosa, ce lo insegna non solo la storia della mafia, ma la storia dell’Italia, basta pensare a Piazza Fontana.” Ma “perché - riflette ancora Montanaro - correre tutti i rischi connessi a un’azione così scellerata e clamorosa? Penso che a essere coinvolta non sia solo la mafia locale. Ci sono nuovi fermenti, i risultati delle amministrative, un’atmosfera di cambiamento, soprattutto da parte dei giovani. É come se si volesse dire ‘state fermi’. Leggo una firma di mafia non solo locale e forse con altri ingredienti. Non sarebbe la prima volta nella nostra storia”. La cronaca degli eventi continua a correre veloce, già tra le 24 e le 48 ore dopo l’accaduto gli inquirenti ipotizzano il gesto isolato di una persona sola, ipotesi che mentre scriviamo continua ad essere accreditata pur non venendo esclusa la possibilità di un atto terroristico e l’idea che l’iniziativa di un singolo possa essere animata da una volontà stragista, senza l’intenzione di colpire una persona specifica. Inevitabilmente l’episodio di Brindisi contribuisce ad accrescere un senso di insicurezza e incertezza diffuso, a poche settimane dall’aggressione subita da Alberto Musy e

a pochi giorni dall’attentato contro Roberto Adinolfi cui, ricordiamo, seguì la rivendicazione della Fai (Federazione Anarchica Informale) nel cui comunicato si legge tra l’altro “Siamo dei folli amanti della libertà e mai rinunceremo alla rivoluzione, alla distruzione completa dello stato e delle sue violenze”. E, nonostante l’invito a “non fare allarmismo” lanciato dal ministro Cancellieri, è evidente il senso di profonda sfiducia nelle istituzioni, un malcontento generalizzato e contagioso, un’attesa di risposte da parte dei cittadini che va colta e gestita dalla politica cui, dopo l’esito delle ultime elezioni amministrative che ha certificato una astensionismo in crescita, ai ballottaggi ha votato il 51,4% degli aventi diritto e, dato non trascurabile, l’exploit del M5S, si pone un problema di credibilità che non può più essere rimandato. Perché è necessario che lo Stato venga visto come il bene da difendere e non come il nemico da combattere. Intanto durante la finale di Coppa Italia i tifosi hanno fischiato l’inno nazionale e forse anche questo è un triste segno dei tempi.

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Gianluca Scerri

«Chi entra in politica, deve avere le mani pulite», diceva nel 1980 il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, in un discorso ai giovani. Anche per chi non ha vissuto, per questioni anagrafiche, gli eventi del 1992, il collegamento con quei fatti disdicevoli pare oggi più che mai chiaro: la sfiducia verso la politica; la crescita dell’astensione; l’attacco ai partiti e ai finanziamenti pubblici in un sistema in cui questi non erano riusciti a fungere da contraccettivo alla corruzione; la nascita di movimenti spontanei di cittadini; ma soprattutto, il ruolo della magistratura già da allora messo in dubbio, ammonita di “interpretazione strumentale delle leggi” e di “funzionamento ad orologeria politica”, con formule non lontane da quelle che possiamo tutt’oggi riscontrare in alcuni degli interventi di Camera e Senato. Per i più però, “Tangentopoli” diventava quasi una lotta di civiltà, in un Paese dove i cittadini sono sempre stati abituati ad interessarsi poco a quello che succedeva loro intorno, questa risulta essere una breve parentesi di orgoglio, che distrugge quasi del tutto il sistema dei partiti vigente, per lasciare agli italiani la possibilità di scegliere se cascare ancora una volta nel baratro della politica fatta di molti spot e pochi contenuti. Lo testimonia la telefonata dell’allora Pm di Milano, Antonio Di Pietro, subito dopo che un’inimmaginabile rete di tangenti era venuta fuori dal vaso di pandora scoperchiato con l’arresto dell’ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l'ambizione di diventare sindaco di Milano, colto in flagrante mentre intascava l’ennesima bustarella: “Avvocato, riferisca al suo cliente che l’acqua minerale è finita” (con riferimento a conti messi sotto sequestro in Svizzera, denominati “Levissima” e Fiuggi” – Ndr). Il 17 febbraio del 1992, con l’arresto di Mario Chiesa, cominciava il caos. Il pool avrebbe indagato più di 3000 persone, ottenuto più di 500 condanne, ed agevolato la guardia di finanza nell’accertamento di reati fiscali legati a Tangentopoli per un importo di più di 3000 miliardi di lire, fino al 1997. Ma soprattutto, il 17 febbraio 1992 ebbe inizio lo sfaldamento del sistema dei partiti conosciuto sino ad allora: una completa classe politica eliminata dai processi; i partiti legittimati sino ad allora sono stati proclamati illegittimi, ma cosa più importante, quelli considerati illegittimi sino ad allora, hanno preso legittimità e vigore. Ma i risvolti delle ultime settimane, l’inappropriato uso dei rimborsi elettorali per questi partiti che sembravano essere rimasti fuori dalla bufera del 1992, sono presi a pretesto da colo i quali hanno da sempre sostenuto le tesi della “chirurgia” delle indagini di “Tangentopoli”, che hanno rimosso i partiti di governo, forse con la copertura politica di altri partiti. Sono la dimostrazione, per i suddetti, che la corruzione è esistita sin da allora, e per tutti i partiti, e che le indagini si sono fermate alla metà che era di maggior interesse, per coloro che indirizzavano le indagini in maniera politica. Fosse vero o meno, ai fatti però la politica seppe dare la sua risposta “conservatrice”, come nel 6

migliore dei meccanismi di autoprotezione. Forse anche a seguito dei fatti che portarono a 43 suicidi, tra politici, imprenditori o dirigenti di azienda che tra 1992 e il 1994 furono raggiunti da un avviso di garanzia o citati sui quotidiani, il cosiddetto “Colpo di Spugna”, un decreto legge varato il 5 Marzo 1993 dal governo, e proposto dall’allora Ministro della Giustizia, Giovanni Conso, tentava di depenalizzare il finanziamento illecito ai partiti, in maniera retroattiva. Ma com’è tipico di quanto l’informazione riesce a sfiorare la coscienza delle persone, l’opinione pubblica si sollevò, contribuendo in maniera determinante al rifiuto, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, da parte dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro di firmare il decreto-legge, ritenendolo incostituzionale, ma soprattutto alla caduta dell’allora “Governo Amato”, che aveva intravisto nei risultati del referendum sul sistema elettorale, proposto dal democristiano Mario Segni, un segno tangibile della sfiducia nei confronti della politica di allora, ma soprattutto, del suo governo. Altro primato per la storia d’Italia: venne formato il primo governo tecnico, con a capo il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi. Gli avvenimenti si susseguono. Il parlamento accoglie come “onorevoli” sia i magistrati che indagavano, che gli imprenditori che erano indagati. Il processo si sposta quindi dentro i luoghi sacri della Democrazia, ma nulla ha di così onorevole: indagini sulla magistratura, strategia della prescrizione, fino ad arrivare al 2001. Le elezioni politiche del 2001 segnano una nuova vittoria di Silvio Berlusconi. L'esito era forse figlio della nuova considerazione che gli elettori avevano di Mani pulite, a distanza di dieci anni: i PM, non avevano poi tutte le ragioni. La tesi della persecuzione e della demonizzazione (quella in maniera preponderante veicolata attraverso i mezzi di comunicazione in questo periodo), prese il sopravvento non solo sull’opinione pubblica, ma anche sui partiti che fino ad allora si erano fregiati di essere “duri e puri”. Persino la Lega Nord, che aveva potuto dichiarare Roma, “ladrona”, e dai fatti del 1992 aveva visto impennarsi il proprio consenso elettorale, cominciava a non riuscire a sostenere ancora una Magistratura tanto determinata, denunciandone l’abuso di utilizzo. Parallelamente, Di Pietro ha saputo rappresentare quella percentuale crescente di elettori che, sospettosi dell’integrità morale dei loro rappresentanti, seppur facenti capo ai partiti di sinistra, hanno preferito stare dalla parte di un ex Pm agguerrito, che non aveva avuto paura di dire le cose come stavano. Il resto è storia. Nel 1992, e per pochi anni, i cittadini italiani hanno saputo dimostrare agli altri, che tenevano al proprio Paese, ma hanno soprattutto saputo dimostrare a se stessi che la responsabilità e l’indignazione possono davvero cambiare le cose. Dopodiché, lo scatto di orgoglio ha subito una battuta d’arresto insormontabile. Il motivo rimane nascosto nella coscienza dei cittadini italiani. Ma l’inevitabile considerazione di oggi è che ”Tutto cambia affinché nulla cambi”.


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Dal 25 al 29 aprile si è tenuta la sesta edizione del Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia. La nostra redazione non ha voluto perdere quest'appuntamento: una delegazione si è recata sul posto per assistere ed intervenire ai numerosi eventi previsti. Abbiamo scelto di dedicare due pagine a un breve racconto di quest'esperienza. Un resoconto più esauriente degli incontri a cui abbiamo partecipato e dei momenti che abbiamo vissuto, lo trovate nella nostra pagina facebook: http://www.facebook.com/pages/Utopia/1 32655536811 241

a cura di Filippo Biondi

Con lo stesso entusiasmo di chi si approccia a un mondo nuovo partiamo alla volta di Perugia, per il Festival Internazionale del Giornalismo. Festival giunto alla settima edizione e che vede la presenza di speakers, blogger, giornalisti e semplici cittadini e studenti che si interrogano sul problema dell’informazione e sul suo rapporto con la democrazia alla luce (soprattutto) dell’era 2.0 e sul ruolo sempre più determinante dei social network. Giornate dense di eventi con ospiti di grande calibro. Così, alternando i vari momenti del Festival con rilassanti passeggiate serali attraverso una Perugia altamente suggestiva, accompagnati dalla simpatia e dalla cordialità delle compagne dell’UDU (Unione degli Universitari), prendiamo coscienza di un’esperienza galvanizzante e formativa al tempo stesso. Primo giorno. Teatro Pavone gremito per il confronto tra due noti anchorman: Bruno Vespa ed Enrico Mentana. Filo della discussione è il parallelismo tra Tangentopoli e oggi: la corruzione dilagante nel paese, la crisi (trasversale) dei partiti, la “forza” esterna al sistema che critica tutto e tutti (prima era la Lega e oggi è rappresentata dal “fenomeno Grillo”). Altrettanto partecipata l’iniziativa su “Calcio e potere”. Gianfranco Turano (l’Espresso) e Giorgio Meletti (il Fatto Quotidiano) descrivono un quadro, quello del mondo del calcio, dove si incontrano e scontrano interessi imprenditoriali, politici e finanziari che il più delle volte si muovono nel campo dell’illegalità e della corruzione (Calciopoli e Scommessopoli testimoniano tutto ciò). Non poteva mancare il dibattito su spread, banche, debiti e crisi finanziaria che affligge l’Europa, e sul ruolo che i media hanno nel veicolare tali questioni al pubblico. L’evento, trasmesso in diretta televisiva Sky ha visto come ospiti Lucio Caracciolo, direttore della prestigiosa rivista Limes e Giulio Tremonti. E’ doveroso (per lo meno) approfondire questa tematica dato che il benessere dei cittadini europei dipende ormai dalle scelte operate in 8

sede comunitaria. Serata sicuramente toccante quella dedicata al “Sud che resiste”. Il documentario (R)Esistenza, diretto da Francesco Cavaliere, racconta storie di resistenza civile nel quartiere Scampia. Resistenza estenuante, faticosa, laddove dominano disoccupazione, degrado sociale e crimine organizzato. Applausi e commozione in sala quando interviene Don Aniello Manganiello, il prete anticamorra, punto di riferimento per centinaia e centinaia di bambini, di madri, di uomini, simbolo del riscatto individuale contro la delinquenza e oggi trasferito a Roma per volere delle autorità ecclesiastiche… Uno sguardo anche al giornalismo televisivo. Come cambia la tv nell’era 2.0? Di questo si è discusso con Andrea Vianello, Corrado Formigli, Gianluigi Paragone e Luisella Costamagna. Bisogna prendere atto di una tv che sta diventando sempre più social: twitta in diretta, lancia i sondaggi in rete e dalla rete è commentata in diretta. Serata "con il botto", infine, al Teatro Morlacchi: Michele Santoro lancia la sua candidatura a Direttore Generale della Rai e spara a zero sui partiti, sui “tecnici”, sulla lottizzazione della Rai, sulla crisi sociale che investe un paese che sembra non avere più la speranza di un futuro migliore. Esprime, quindi, l’esigenza di una tv libera da ogni condizionamento esterno, da ogni forma di censura e che possa raccontare le istanze reali dei cittadini e intercettare i mutamenti politici e sociali che avvengono oggi. Rientriamo da questa esperienza con la voglia di continuare ad addentrarci sempre più in quel mondo intricato che è il giornalismo. Rientriamo con il sorriso sulle labbra per aver respirato l’atmosfera del Festival e per aver conosciuto una città, quella di Perugia, con le sue stradine tortuose, le mura medievali e le colline tondeggianti, che sembra essere a misura di studente e di cittadino.


Giovedì 26 Aprile. Il secondo giorno del Festival Internazionale del Giornalismo ospita un dibattito dal titolo "Prodotto Interno Mafia". I relatori, tra cui Serena Danna, giornalista del Corriere della Sera e Federico Varese, docente di Criminologia presso l'Università di Oxford, espongono in maniera lucida le loro analisi su come le organizzazioni criminali si sono infiltrate nel business globale sfruttando le nuove tecnologie, inserendosi nei giochi d'azzardo online per riciclare soldi sporchi e fatturare miliardi di euro l'anno. Presente all'iniziativa anche Giovanni Tizian, giornalista della Gazzetta di Modena, originario della Locride, e figlio di Giuseppe Tizian, assassinato dalla 'ndrangheta. Oggi Giovanni vive sotto scorta per le minacce mafiose ricevute a seguito delle sue inchieste sulle infiltrazioni dei Casalesi (e non solo) nei tessuti economici e nei mercati protetti (laddove cioè, mancano concorrenza, merito e legalità) del Nord. Egli ricorda come di recente siano stati sciolti per infiltrazioni mafiose i Consigli Comunali di Ventimiglia (Liguria) e Leinì (Piemonte), proprio a testimoniare questa dimensione globale della criminalità.

- Il caso della Tenutella è finito nelle carte giudiziarie dell'Inchiesta Iblis, dove vi si sono incrociati interessi mafiosi e politici. Adesso il "Centro Sicilia" è stato aperto, sembra che la mafia si sia allontanata da quel progetto ma l'ombra persiste. Fa gola qualsiasi progetto, multisala o pala eolica che sia, che propone soldi. E quindi dove ci sono soldi è chiaro che la mafia sia interessata. - Se dovesse dare dei consigli ai giovani che intendono fare inchieste al Sud, quali direttive darebbe per chi voglia capire certi intrecci politico-mafiosi? - Ad esempio bisogna vedere le relazioni tra imprenditoria e soggetti legati ai clan, e quindi rileggersi le vecchie carte giudiziarie dove spesso si trova il presente. - Come pensa si evolverà l'inchiesta Iblis che svela gli intrecci fra mafia, imprenditoria e politica nella provincia Etnea e che vede come maggiore indagato il governatore della Sicilia Lombardo? - L'inchiesta è lì a ricordarci che c'è una politica che molte volte non è talmente forte da stare lontana non solo dal compromesso reale, ma neanche dal sospetto. E quando c'è il sospetto, a rimetterci è sempre la collettività.

A margine dell'iniziativa, incontriamo Giovanni Tizian e realizziamo una breve intervista che qui riportiamo.

Dagli occhi di Giovanni leggiamo quella mancanza di leggerezza e di serenità di chi è costretto a vivere sotto scorta e a fare i conti con una criminalità spietata. Ma è proprio l'amore per la verità, per la giustizia e per il bene comune che dà a questi scrittori e giornalisti il coraggio di non arrendersi perchè "non puoi servire il bene pubblico senza servire la verità"...

- Come valuta il proliferare di centri commerciali a Catania (che addirittura si avvicina ad una grande metropoli come quella di New York): è un fenomeno legato al riciclaggio dei capitali mafiosi?

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Giorgia Musmeci (continua dalla prima pagina)

Ed il cambiamento "Monsieur normale", come ama definirsi egli stesso in risposta alle critiche per mancanza di carisma, lo conosce davvero bene. Dalle influenze di estrema destra del padre (militante nell'OAS, movimento per la colonizzazione dell'Algeria) alla sinistra, durante gli anni di studi e di militanza nei sindacati, dalle posizioni radicali ed estreme del comunismo all'ala più moderata socialista di Mitterrand che lo porteranno a ricoprire il ruolo di segretario nazionale del partito per ben 11 anni. Presente da anni nella scena politica - tutti lo ricorderanno alla scorsa tornata elettorale al fianco della ex compagna ed ex candidata Segolene Royal (madre dei suoi 4 figli) - il suo cursus honorem non comprende tuttavia nessuna carica istituzionale al governo. Se per alcuni questo può dar adito a critiche per inesperienza per altri è solo sinonimo di cambiamento, quel cambiamento che la nuova ventata della sinistra francese sta tentando di instaurare. Duro colpo per la Germania che vede ora sostituirsi al vecchio Asse franco tedesco Merkel-Sarkozy una nuova Francia che alla parola austerità sostituisce mobilità e spesa; alla parola finanza il riequilibrio fiscale ed alla parola conservatorismo, aborto e matrimoni omosesuali. Parole chiave della campagna sono anche riduzione dell'energia nucleare; meno 30% dagli stipendi parlamentari; ritiro delle truppe francesi dall'Afghanistan; ISF (l'imposta di solidarietà sui patrimoni che tanto ancora dovremo attendere in Italia) e la riforma sul mondo del sapere. Per portare avanti il suo programma quantomai ambizioso Hollande dovrà sicuramente sperare in un rapido incremento del PIL e in un bilancio in pareggio per non contrarre debiti esteri che facilmente taglierebbero il filo di questo pericoloso aquilone. Ma cosa separa un'ambiziosa impresa dalla sua riuscita? Lo chiediamo a chi la Francia non la conosce attraverso i mass media: tra le cittadine francesi di Marsiglia e Toulon raccogliamo pareri ed aspettative. - Sin dal primo momento Hollande ha identificato la finanza come un nemico nazionale. Con una nuova proposta di riduzione delle diseguaglianze fiscali (come l'ISF e la tassa sui depositi all'estero) ed il credo "maggiori spese per maggiori entrate", sta rivoluzionando la posizione europea sull'austerity. Cosa pensi possa cambiare nel Paese e nelle sue relazioni con l'Europa, soprattutto con la Germania? Caroline:

Beh, le relazioni tra Francia e Germania sono definitivamente destinate a cambiare perchè Angela Merkel aveva dichiarato abbastanza recentemente di non essere favorevole ad Hollande e che, come presidente, avrebbe sostenuto Sarkozy. Ha anche rifiutato di incontrarlo nel 10

corso della campagna elettorale, che è veramente maleducato a mio parere. Molte persone nell'Unione Europea sono contrarie alle politiche di Hollande, perchè la sua intenzione è di produrre molti costi, quando in Francia si suppone di tagliarli. Sono fiduciosa ma penso possa continuare a produrre tensioni. Yasmine: Le relazioni tra Francia e Germania sono al momento molto difficili dopo le critiche reciproche tra la cancelliera Merkel ed il nostro neopresidente. Hollande, a differenza della Merkel e di Sarkozy, è convinto che l'austerità non è obbligatoria. Non sta realmente cambiando la posizione europea in materia d'austerità, promossa principalmente dalla Germania, con Spagna e Grecia abbastanza restie. Analizzando il suo programma, inoltre, risulta che voglia in realtà seguire le politiche finanziarie europee e ridurre a 0 il deficit di bilancio entro il 2017; non credo quindi che le sue politiche siano l'esatto opposto, ma più la proposta di un'alternativa per combattere la crisi: la crescita. Brigitte: Le diverse crisi, sociali ed economiche, che stanno sterilizzando la crescita e la capacità di pensare in prospettiva, hanno tutte origini internazionali, figlie della crisi mondiale generata dai mutui subprime nel 2008 e diversi decenni prima dalle spese militari di 18 anni di guerra in Vietnam. Questa situazione già instabile è stata drasticamente indebolita dalle speculazioni feroci della "bolla finanziaria" che assicura ed investe capitali nettamente superiori rispetto al corrispondente numero di merci e beni esistenti. Il risultato è l'accumulo dei debiti da parte degli Stati che, non potendo sanarli direttamente tramite la BCE, sono costretti a rivolgersi alle banche, alimentando nuovamente il circolo vizioso delle speculazioni. Con l'elezione di Hollande e la sua linea di una politica collettiva, sicuramente la bilancia del potere europeo subirà profondi mutamenti, specialmente dopo che le elezioni in Grecia hanno ricordato quanto ancora la democrazia abbia voce in capitolo.


- Sì a matrimoni ed adozioni gay, aborto ed eutanasia. Secondo te si sta realmente cominciando a scrivere un nuovo capitolo sui diritti civili? Gautier:

Specialmente per un paese come il nostro, che ha visto nascere i primi decreti sulla tutela dei diritti umani, queste proposte dovrebbero essere già da tanto tempo dei veri e propri impegni da portare avanti. Potrebbe essere l'inizio di un nuovo capitolo anche se dipende dalle condizioni dei vari progetti, la legalizzazione dell'eutanasia è, ad esempio, finora prevista solo sotto determinate condizioni. Penso che, se queste nuove leggi saranno realmente attuate seguendo i bisogni della gente e non gli interessi del governo, saranno un esempio da seguire per gli altri paesi d'Europa. Yasmine: La interpreterei più come un'evoluzione di mentalità, un nuovo "ritorno ai diritti umani" in Francia anche se si dovrebbero ancora rivedere le relazioni internazionali con paesi come Siria ed Ucraina, il problema della popolazione rom ed il modo in cui vengono trattati ed espulsi gli immigrati clandestini.

- Con i nuovi "Contratti di generazione" ogni società che assume nuovi giovani lavoratori ottiene delle agevolazioni. Quali sono per un giovane le prospettive di lavoro? Caroline:

Questo contratto di generazione non è solo destinato ad assumere giovani; se l'impresa vuole beneficiare degli aiuti deve mantenere un lavoratore anziano (se non sbaglio tra i 55-60 anni) ed assumere un giovane in supporto all'anziano. Non so se questo progetto produrrà lavoro perchè, anche se le fabbriche potrebbero essere interessate alle sovvenzioni, assumere secondo questo modello potrebbe costare molto di più. Potrebbe allo stesso modo incrementare, invece, l'assunzione di giovani nelle fabbriche; sarebbe veramente buono dato che i giovani sono la fascia generazionale più disoccupata del paese. Yasmine: Lo scopo di questo progetto è di fornire un lavoro a 500.000 giovani per 15 anni, non so se andrà realmente in porto, se così fosse si otterrebbe un grande risultato perchè la disoccupazione giovanile è una triste realtà in Francia. Inoltre in questo progetto c'è l'idea di un passaggio verso il basso di conoscenza tra i lavoratori esperti ed i giovani, potrebbe essere riconosciuto da un certificato o da un diploma. E' una buona idea, perchè è come un'altra

formazione che potrebbe essere utile sul mercato del lavoro. - Da chi, come Hollande, ha militato per anni all'interno del sindacato studentesco dell'U..E.F. ci si aspetta una vera e propria rivoluzione sul mondo dell'università e delle scuole, pensi che la legge LRU sull'autonomia universitaria e l'aumento del 25% delle borse di studio possa essere un primo passo in tal senso? Gautier:

Non penso che in questo momento storico donare più soldi agli studenti favorirebbe il loro apprendimento, si sono già verificati moltissimi abusi negli ultimi anni da parte di studenti non beneficiari. Credo invece che, per agevolare realmente gli studenti, bisognerebbe abbassare le tasse scolastiche, per renderle più accessibili, e migliorare i servizi. Yasmine: La volontà è quella di riformare profondamente la legge LRU, già vigente. Con il decreto l'università acquista maggiore autonomia ed il suo progetto consiste nel darle maggiore denaro e maggiori competenze per farlo. Ulteriore obiettivo è la creazione di aiuti finanziari e materiali per gli studenti: 60.000 posti di lavoro per l'educazione nazionale (tra cui 5000 nelle università), sistema di tutor, tesi pagate con un contratto a termine ecc. Hollande vuole infine rivedere il primo anno di università, provvedimento utile in quanto molti studenti non possono seguire il programma. Il mio auspicio è che con questa riforma le università possano essere nuovamente giudicate come "Grandes Ecoles". - Quali sono le tue aspettative? Caroline:

Non mi aspetto che faccia miracoli, siamo in un periodo di crisi e non sarà probabilmente in grado di ridurre il deficit o di aumentare l'occupazione nel paese. Mi aspetto che faccia tutto il possibile per aiutare le persone e che abbia la statura etica di un presidente, non come Sarkozy. Brigitte: Mi aspetto che tutti i miei figli possano trovare un lavoro coerente con le loro aspettative.

(Si ringraziano Gautier Gentieu, Caroline Avier, Yasmine Chiaruzzi e Brigitte Gentieu per aver contribuito alla realizzazione di quest'intervista).

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Federica Meli

Sembrerebbe esserci solo sport, tanto sano sport dietro i campionati europei di calcio 2012 che da parecchi giorni si stanno disputando in Polonia e in Ucraina. Sembrerebbe essere il solito tripudio di colori, festa e tanta giovialità tra tifoserie e la solita, tanta sana voglia di giocare. Lo sport più accarezzato, corteggiato e adulato dei nostri tempi presenta in realtà strane dietrologie, minaccia l'abbattimento di illusorie realtà che sembravano postulati; quindi se noi italiani siamo già immunizzati quando si parla di scandali calcistici lo stesso forse non vale quando si presenta l'agghiacciante notizia di uno sterminio di massa di cani randagi, avvenuto proprio tra le strade della dittatoriale Ucraina (quest'ultimo aggettivo non lo butto lì per caso ma lo traggo dalle parole del primo ministro tedesco Angela Merkel che il 9 maggio parlò proprio di dittatura in riferimento all'Ucraina: “Oggi in Germania e nell'Ue viviamo in pace e libertà. Purtroppo non in tutta Europa, perché in Ucraina e in Bielorussia ancora molte persone restano sotto la dittaura e la repressione”). Parliamoci chiaro: il calcio è più contaminato di quanto si possa pensare, con annessi problemi di carattere sociale e culturale che non tardano mai ad arrivare. E nel caso dell'Ucraina ce n'è parecchi da elencare. La nazione est europea oltre a essere gravemente indietro circa i lavori di preparazione agli Europei (a differenza della più ricca Polonia della quale l'Ucraina soffre l'impari confronto), con tante opere in ristrutturazione ancora incomplete (per esempio, non sono ancora stati completati i lavori nell’area attorno allo stadio olimpico di Kiev, dove si giocherà la finale. Ma non sono i soli), si macchia del gravissimo sterminio di massa di cani randagi che imperversavano sulle strade e che ora, "miracolosamente", sono scomparsi. Le autorità ucraine devono di certo aver pensato che gli animali randagi tra le strade non avrebbero fatto una buona pubblicità alla nazione, non avrebbero rappresentato un valido biglietto da visita per tutti quei tifosi e turisti che, con la scusa degli Europei, avrebbero conosciuto le splendide località ucraine. Se la vicenda è balzata agli onori delle cronache internazionali lo si deve anche alle denunce di un fotografo italiano, Andrea Cisternino, che da Como si è trasferito due anni e mezzo fa a Kiev e ora vive nella capitale assieme alla moglie. È lo stesso Cisternino a spiegare che però questo crudele sterminio va avanti da vent'anni, ma dal 2010, con l'approssimarsi degli Europei, le spedizioni sono cresciute a livello esponenziale: <<A Kiev risultavano 12 mila randagi per le strade. Ora non se ne vedono praticamente più>>. Non c'è dubbio che gli Europei hanno gettato luce su una crudeltà disumana che, indisturbata, si allargava minacciosamente a macchia d'olio da decenni; ma 12

non è la sola: a dare manforte allo scandalo canino si aggiunge pure un caso politico e civile che ormai da mesi l'Ucraina si trova ad affrontare. Il riferimento è all’ex primo ministro Julia Timoshenko che, ormai dal 5 agosto 2011, è in stato di arresto per aver stipulato un contratto per la fornitura di gas russo all'Ucraina, senza aver avuto il preventivo consenso del governo. L'ex premier, condannata a 7 anni di reclusione, vive in un degradante stato di detenzione (negli ultimi mesi del 2011 è stata più volte ricoverata); il 24 aprile ha iniziato lo sciopero della fame sostenendo anche di volersi rivolgere alla Corte europea per i diritti umani. I sostenitori dell'ex premier appoggiano con forza la possibilità del complotto ordito dall’attuale presidente Viktor Janukovich per eliminare la Timoshenko dalla scena politica e si sono più volte dichiarati pronti a lottare per la loro paladina. Qualche settimana prima dell'inizio degli Europei molti esponenti politici delle nazioni appartenenti all'UE hanno paventato l'eventualità della sospensione dell'evento calcistico. In prima linea si pone la Germania con il ministro dell’ambiente Norbert Röttgen il quale ha chiesto, già tempo fa, ai politici di boicottare l’evento: "Bisogna evitare assolutamente che il regime ucraino utilizzi il campionato per migliorare la propria immagine". A dare spalla al ministro ovviamente c'è la cancelliera Merkel che più volte ha parlato di boicottamento del campionato europeo. Ma non poche sono state le ondate di polemica che hanno accompagnato, nei giorni immediatamente successivi, le dichiarazioni del ministro tedesco. In Polonia la Gazeta Wyborcza titola “I tedeschi giocano [la carta] Timoshenko”. Secondo il quotidiano polacco i politici tedeschi, compreso il capo dell’Spd Sigmar Gabriel, criticano ferocemente le autorità ucraine per aumentare la loro popolarità in vista delle elezioni legislative dell’anno prossimo. La Gazeta Wyborcza continua: "I politici tedeschi non si preoccupano tanto delle condizioni di salute di Timoshenko e della democrazia ucraina, quanto piuttosto di guadagnare terreno prima del rinnovamento del Bundestag". Forse l'Ucraina non era pronta a una scia di polemiche di questo tenore che toccava i punti più sensibili (socialmente, ma soprattutto politicamente) del suo territorio; forse credeva che bastasse un campionato patinato a festa per poter indirizzare e deviare in percorsi più "frivoli" l'opinione pubblica internazionale. Quel che è certo è che (forse parlo da appassionata di calcio!) gli Europei da poco iniziati hanno avuto il merito di puntare i fari su una realtà, europea e che quindi ci riguarda in prima persona, che difficilmente e raramente occupa le prime pagine dell'informazione internazionale.


Serena Grasso

I connotati di una vera e propria mattanza sembrano profilarsi dietro al recente scenario messicano. Dall’inizio del 2012 si conta l’assassinio di sei giornalisti. Regina Martinez è il primo nome della triste sequela. Il cadavere della giornalista del settimanale Proceso è stato rinvenuto il 29 aprile all’interno della propria abitazione nello stato di Veracruz. Ancora più raccapricciante appare l’immagine del ritrovamento di quattro sacchi contenenti un pari numero di corpi martoriati a nord del porto di Veracruz. Dall’identificazione di questi è emerso che si tratta di tre giornalisti o per meglio dire fotoreporter del periodico Dictamen, Guillermo Luna Varela, Gabriel Huge Cordova e Esteban Rodrigue, e di una responsabile amministrativa dello stesso periodico, Irasema Bacerra. I quattro cadaveri sono stati rinvenuti il 3 maggio, giornata mondiale per la libertà di stampa, in Messico dedicata anche alla commemorazione di Regina Martinez. A poco più di dieci giorni di distanza risale il ritrovamento della quinta vittima nello Stato di Morales: il giornalista Renè Orta Salgado. Infine, l’ultimo ritrovamento è datato al 19 maggio nello stato di Sonora, si tratta del giornalista Marco Antonio Avila. Risulta spontaneo il sorgere di una serie di interrogativi. Innanzitutto, cosa lega questi rapimenti e la successiva esecuzione? Qual è il motivo che spinge a commettere atti tanto efferati? Cosa si teme che i giornalisti possano rivelare? Perché dunque è necessario mettere a tacere la fonte primaria di informazione? La risposta che appare più plausibile è direttamente correlata al traffico di stupefacenti, ripetute volte sotto il riflettore di denuncia mediatico. Se i primi ritrovamenti non sono stati accompagnati da rivendicazione alcuna, stessa cosa non può dirsi per l’ultimo. Proprio il ritrovamento del 19 maggio è stato accompagnato da un messaggio di rivendicazione firmato Los Zetas. Si tratta di un’ organizzazione criminale

dedita principalmente al traffico internazionale di droga. Aspra risulta la condanna e denuncia sia delle numerose attività illecite facenti capo ai Los Zetas, sia allo stesso tempo dei metodi cruenti con i quali si pone fine alla libertà di stampa e di informazione. Certo è che l’attività informativa svolta in questi termini risulta essere fastidiosa ed insidiosa a tal punto da richiederne l’eliminazione fisica a tutti gli effetti. Sebbene le iniziali cinque vittime non siano state rivendicate da alcuna organizzazione, le si credono ad ogni modo legate all’azione dei Los Zetas. Ad opera della stessa organizzazione vengono registrati altri crimini come l’esecuzione di massa di 49 cittadini messicani, di cui 43 uomini e 6 donne, a Monterrey, seguiti da un cospicuo numero di messaggi minatori rivolti ai vari organi di informazione. Tanto più acuta è la denuncia quanto più alta ne consegue la repressione. Gli stessi dati dimostrano che il Messico è il Paese in cui è maggiore il rischio conseguente all’esercizio di questa professione. Concludo citando il messaggio lanciato da Amnesty International che conferma questi dati allo scopo di sensibilizzare la tutela all’informazione e ai promotori di essa da parte dell’ente statale: «Questa nuova ondata di omicidi di giornalisti dev’essere un campanello d’allarme per le autorità messicane, che devono fare di più per proteggere chi rischia la vita nello svolgimento della propria attività giornalistica».

In alto e a fianco, manifestazioni di protesta della società civile messicana

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SPAZIO RECENSIONI Giulia Sottile

Fiamme. Con tutta la distruzione di cui l’uomo è capace si apre la prima scena del film. Il sorriso della Gioconda sembra prendersi gioco del protagonista, John Preston (alias Christian Bale), mentre osserva bruciare il quadro autentico dell’ormai dimenticato Leonardo da Vinci. XXI secolo, Libria, capitale di un mondo sopravvissuto ad una Terza Guerra Mondiale da cui l’umanità è uscita più che mai mutata, nella convinzione che l’uomo avrebbe finito per autodistruggersi se non si fosse posta fine alla causa primordiale di così tanta violenza: l’odio. Al fine di bandirlo, tuttavia, si è finiti di fatto per monopolizzarlo e fu istituito il “reato d’emozione”: la manifestazione di qualsiasi tipo di emozione, attraverso un’espressione del viso, il possesso di un’opera d’arte o di un oggetto appartenente al vecchio mondo, veniva punito con l’arresto e la cremazione. Tale reato fu stabilito dal Padre, leader dispotico a capo di un regime totalitario chiamato Tetragrammaton. Il potere esecutivo e giudiziario era attribuito ad un corpo speciale, il Cleric the Grammaton, a metà tra la polizia segreta e un ordine monastico, addestrato all’arte marziale della gun kata. E’ proprio di questa organizzazione che fa parte Preston, il più bravo a mostrare apatia, l’arma vincente del nuovo regime. Tutto nell’Equilibrium ci ricorda qualcosa che abbiamo l’impressione di aver già visto o sentito da qualche parte. Non occorre spaziare tanto nell’immaginazione per accostare simboli come la svastica alla caratteristica croce nera in un cerchio bianco che campeggia sul fondo rosso di una bandiera, per andare con la mente a Stalin quando ci si rende conto che nessuno ha mai visto di persona il Padre perché non è consentito avvicinarvisi e tuttavia il suo volto campeggia sui maxischermi di cui la città è strapiena in una continua e ossessionante propaganda che lo ergeva a salvatore dell’umanità. Sembrano familiari inoltre scene raffiguranti la massa dei cittadini in piedi come in una parata militare, in un ordine quasi artificiale, perfettamente inquadrati, vestiti tutti di divise grigie, in sintonia con l’architettura imponente e minimal, dove tutto è studiato per ispirare disciplina e omologazione. E a tornarci familiare è anche il contrasto tra il minimal tanto predicato 14

e gli uffici sontuosi dei cleric di più alto rango. A farsi beffa di un’organizzazione così perfetta, non poteva mancare la Resistenza, formata da coloro che non volevano rinunciare alle emozione, all’amore e alla libertà di espressione. E’ questione di tempo, anche Preston si sveglierà dal torpore e militerà per riscattare tutti coloro che in passato hanno pagato a causa della sua cieca e acritica fedeltà al Padre. Girato nel 2002, scritto e diretto da Kurt Wimmer, Equilibrium si ispira ai classici della letteratura distopica e al cinema fantascientifico come Fahrenheit 451, il mondo nuovo e 1984. Le scene girate all’esterno sono ambientate interamente all’Olympianstadion di Berlino, inaugurato nel 1936 da Adolf Hitler per la XI Olimpiade, e all’EUR (Esposizione Universale di Roma), il quartiere romano edificato da Benito Mussolini. Al termine dei suoi 107 minuti, una frase riecheggiava ancora nella mia testa: “Senza amore, il respiro è solo un orologio, che fa tic tac”.


Filippo M. R. Tusa

“Se sei un uomo ( o nel qual caso donna ) libero, allora sei pronto a metterti in cammino”. Thoreau suggestivamente e con leggera sapienza intuì e trasmise con queste semplici parole il valore di elevazione spirituale e di ricerca di un itinerario in un tipo di azione svolta con genuina incoscienza. Ebbene, questa libertà così preziosa e ricercata viene però minacciata e confligge quando contestualizziamo un ambiente metropolitano, in cui, necessariamente, più soggetti incontrano i loro cammini quotidiani. Nel nostro comune marciare, la comunicazione e l’incontro sono costantemente ricercati, consapevolmente o meno. Non occorre compiere particolari sforzi, siamo creature sociali. Tutto comincia, freneticamente, con la vista. Rivolgiamo uno sguardo ad una persona e carpiamo intimi segreti, rubandoli. Rivolgiamo uno sguardo ad una persona e stabiliamo un ponte, un primo contatto. Esattamente come quando ci deliziamo con l’odore del vino prima di berlo, stiamo mandando un messaggio: cervello preparati, mi sto avvicinando a quella persona, ti fornisco una serie di informazioni quindi mi raccomando, attivati. Succede con l’amica, con il collega d’università, col fratello dell’amica, con il docente universitario ma, ed è questo il caso, succede anche a chi con quelle informazioni si prepara ad avvicinarsi con intenzioni moleste. Un recente rapporto Istat del 2010, Le Molestie Sessuali, ha indagato sul fenomeno nel biennio 2008-2009 e ha riportato un dato decisamente preoccupante, particolarmente se lo si pondera con la precedente analisi, sempre dell’Istat però del 2005, Molestie e Violenze Sessuali: mentre la percentuale di molestie in luoghi familiari e provenienti da persone conosciute si è abbassata notevolmente, la percentuale relativa alle molestie perpetrate da estranei è cresciuta vertiginosamente dal 3,9% al 61% negli ultimi 3 anni. Catania: così accade a Carla S., studentessa presso i Benedettini, che decide di profittare di una piacevole giornata e sceglie una delle panchine che si affaccia su Via Sant’Euplio della villa Bellini come destinazione. Niente di diverso da quello che sempre fa. Si siede sempre nella stesso posto e comincia il suo studio. Ad un certo punto, una normale persona “Ciao, scusa se ti disturbo ma notavo che sei una bella ragazza”. Approccio usuale. Se voglio conoscere una ragazza, anch’io utilizzo una battuta del genere. Scrivo normale perché parlando con la ragazza in questione mi vien detto che “si avvicina questo signore - senz'altro giovane, ma non un ragazzo dall'aspetto assolutamente ordinario, e nulla che possa mettere in allerta una persona. Di fatti, non mi sono minimamente allarmata.”. Viene usato un linguaggio professionale, una presentazione impeccabile e convincente. Un copione preparato, verificato e reso funzionante. Stessa cosa mi viene raccontato, minuziosamente, da Giorgia G.,

sempre studentessa ma luogo diverso – attendeva il treno presso la stazione centrale di Catania quando venne avvicinata -, che aggiunge anche “mi ha detto che curavo molto il mio aspetto, e che questo si capiva dalle mie mani, perché aveva notato che facevo molta attenzione alle unghia, allo smalto, e a questo genere di dettagli”. Informazioni scambiate. A questo punto però, la trappola scatta. Sempre Carla S. mi dice che “notava che portavo scarpe eleganti ma basse, se ne complimentava perché notava che le donne avessero la tendenza a portare i tacchi alti anche di giorno, e poi mi domandava se anche io portassi i tacchi alti anche di giorno; notava che avevo le mani molto curate, e domandava se anche ai piedi io riservassi la stessa cura; notava ancora le mie scarpe (un paio di stivali a suola bassa) e mi domandava che tipo di calze io accompagnassi a queste calzature”. Feticismo. È proprio a questo punto che le versioni si accomunano. L’estraneo, quindi, invita ad una prova di massaggio plantare sul posto o in un fantomatico centro massaggi. Si consuma la molestia. Ora però occorre muovere una viva critica alle tante voci che impediscono chiarezza al riguardo e riprendendo le parole di Carla S. “era più che professionale, non mi stanco di dire che è importante, altrimenti si fa presto a dire che la ragazza – la studentessa molestata all’intero dei Benedettiniche ha denunciato la vicenda - che ci è cascata è una sprovveduta”. Tengo a sottolinearlo perché i più critici avranno sentenziato etichettando il fatto con un “consensualmente massaggiato”. No, poniamo attenzione e discernimento. Non occorre allarmarsi però, un dato più che positivo è emerso sempre dall’analisi del 2010 sopra riportata: negli ultimi dieci anni, la percentuale di molestie ( molestie verbali, molestie fisiche, pedinamenti, esibizionismo e telefonate oscene ) è in calo. Che fare quindi? Denunciare, informarci e divenire in prima persona promotori di una cultura della libertà che ci permetta di camminare senza domandarci sulla sicurezza. 15


UNA SERATA PER LAURA SALAFIA Valeria Narzisi

L’essere solidali gli uni verso gli altri è una delle peculiarità che caratterizzano gli esseri umani. L’Unione degli Universitari si è ancora una volta dimostrata vicina e attiva nel sostenere la causa di una studentessa come noi, tuttavia con la sfortuna di essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Laura Salafia è una giovane studentessa che nel tragico 1 luglio 201 0 ha visto la propria vita capovolgersi. È stata colpita da un proiettile vagante di fronte all’ex monastero dei Benedettini ed è rimasta paralizzata dal collo in giù. Dopo 1 6 mesi di terapia ad Imola, oggi Laura è tornata a Catania, nella città che ama. Numerose associazioni, tra cui L’UdU, hanno sentito il dovere e soprattutto hanno avuto la volontà di dimostrare la propria vicinanza a questa ragazza. È stata organizzata un’iniziativa, articolata in due momenti, per raccogliere fondi interamente destinati a Laura. Una prima conferenza, “La musica oltre la musica: esperienze di ascolto tra suoni interni e suoni esterni”, si è tenuta il 1 6 maggio 201 2 al Coro di notte dell’ex monastero. La professoressa De Luca, la psicologa Antonina Cacopardo, l’arteterapeuta Angelisa Marroccia e lo studente Erminio Alberti hanno trattato argomenti inerenti la musica e la musicoterapia, coinvolgendo attivamente i presenti con esperimenti interattivi. Il secondo momento si è tenuto invece al Barbara Disco Lab. Durante la serata si sono esibite 4 rock band, i Miqrà, i Runaway from home, gli Uaripat e i Maggie in the box, seguite da un dj set rock. Tutto è stato accompagnato dalla diretta di Radio Amore, presente, come del resto tutti gli artisti, in modo gratuito. Ciò ha reso possibile l’incasso di oltre mille euro, che a breve verrà versato sul conto della ragazza. Tutti i giovani coinvolti hanno sostenuto e promosso con grande energia questa raccolta fondi, hanno dimostrato volontà e solidarietà attraverso l’adesione massiccia. Il proposito che ci si pone, adesso, è di mantenere aperto un dialogo tra associazioni così proficuo per poter cooperare anche in futuro, sempre animati dalla forza e dallo spirito di gruppo che hanno dimostrato in questa prima occasione.

(continua dalla prima pagina)

Dopo la Grecia, anche l'Italia inizia a fare i conti con il dibattito sul mantenimento della moneta unica. Può sembrare surreale, a dieci anni dall'introduzione dell'euro e in uno dei Paesi che più hanno dato al processo d'integrazione. Fin dalla nascita della cooperazione europea, il nostro Paese si è sempre mostrato sorprendentemente europeista. Sorprendentemente perchè l'entusiasmo non è correlato ad una maggiore partecipazione o conoscenza dei meccanismi europei, anzi. Si tratta piuttosto di un atteggiamento culturale di fondo, in un contesto di opinioni spesso precostituite superficialmente e acriticamente. A questo atteggiamento se n'è sempre contrapposto un altro, diametralmente opposto, che bocciava la partecipazione alle istituzioni e alle politiche europee. Anche questo, più che su critiche concrete, poggiava su preconcetti difficili da sradicare. Con la nascita dell'euro lo scenario è mutato. Le posizioni si sono radicalizzate, senza peraltro razionalizzarsi. Oggi, con la crisi, sembrano orientarsi fortemente verso l'euroscetticismo, fomentato da un ricordo distorto del benessere economico dei tempi passati. Uscire dall'euro, o addirittura uscire dall'Europa, non equivale ad uscire dalla spirale della recessione. Equivale semmai a fuggire dalle proprie responsabilità, sperando di salvarci momentaneamente la pelle ma non potendo rifuggire dalle conseguenze del nostro gesto, dettato dall'impulsività e dalla comprensibile paura di sprofondare assieme agli altri. Uscire dall'euro non sarebbe "soltanto" una catastrofe economica e monetaria (immediata svalutazione e conseguente aumento spropositato del debito, seguiti dall'inevitabile crollo della spesa pubblica: licenziamenti di impiegati pubblici e sparizione di welfare e servizi; cancellazione dei risparmi privati e minimizzazione dei consumi, crollo dell'industria, etc. ). Uscire dall'euro vorrebbe dire tornare indietro, chiudersi in un'economia autarchica e aperta solo alle speculazioni estere, perdere di credibilità e di peso internazionale, ma soprattutto gettare anni di sforzi di integrazione e interrompere definitivamente il sogno europeo.

LA VIGNETTA

(a cura di Melania Grasso)

Utopia - Stampato non periodico. Direttore: Pietro Figuera. Stampatore: UDU Catania. Redazione: Via Crociferi 40, Catania. Stampato in giugno 201 2 presso la Copisteria "L'Arte Tipografica", del Gruppo Paglia (via Vittorio Emanuele 202, Catania).

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Utopia Giugno 2012  

"Il cambiamento parte da qui"