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impronte Provincia di Chieti

sito: www.provincia.chieti.it/arcacultureinonda - email: osservatorio.immigrazione@provincia.chieti.it

FAMIGLIA, SOCIETÀ E GIOVENTÙ

E’ di scena l’animazione socio-culturale

FORMAZIONE E ISTRUZIONE

I ragazzi parlano di immigrazione

IMPRESA E LAVORO

Il gruppo di “Villaggio Celdit” si racconta

PAGINE RTO DI INSE LE SPECIA ILE ESTRAIB

STAMPATO SU CARTA FSC

Campagna di valorizzazione delle seconde generazioni di immigrati presenti nel territorio della Provincia di Chieti. Progetto Arca-Immigrati in Onda, promosso dalla Provincia di Chieti e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il fondo per l’inclusione sociale degli immigrati - Annualità 2007

Una produzione:

ANNO 1 - NUMERO 3 - PUBBLICAZIONE REGISTRATA AL TRIBUNALE DI CHIETI IL 26 AGOSTO 2010 CON IL N. 6


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contenuti della rivista E’ di scena l’animazione Il Centro Ragazzi 2000, le ludoteche ed il Centro Diurno integrato per anziani, affidati dal Comune di Chieti all’Azienda Speciale Multiservizi Chieti Solidale, sperimentano l’innovativo metodo dell’animazione socio culturale.

4 Gli stranieri visti dai ragazzi I giovani che frequentano il “Centro Ragazzi 2000” di Chieti Scalo hanno trascorso un pomeriggio, all’interno del Centro, a discutere di stranieri e integrazione. Hanno realizzato delle brevi composizioni per spiegare cosa pensano dell’immigrazione e come credono che si possa favorire l’inserimento nella società di chi arriva da fuori. Hanno anche raccontato come vivono il rapporto con i giovani arrivati qui da altri Paesi.

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Lavorare a “Villaggio Celdit” Attraverso l’intervento della sociologa Fabiola Nucci, dell’Azienda speciale multiservizi Chieti Solidale, conosciamo l’attività svolta dagli operatori impegnati a “Villaggio Celdit” di Chieti Scalo. Un lavoro che si basa sulla lettura del territorio ed è fortemente intrecciato con il territorio stesso, con la realtà su cui gli operatori agiscono. Per restituire a questa zona un’identità culturale e uscire dal silenzio di tanti anni.

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editoriale Per una nuova coesione sociale

Dott.ssa Gianfranca Mancini

Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Chieti

La grande sfida che oggi ci troviamo ad affrontare è quella della coesione sociale. Viviamo una nuova realtà culturale, connotata di caratteri di internazionalità che ci impongono la necessità di favorire, attraverso interventi mirati soprattutto in campo formativo, una politica di integrazione per una sempre più civile convivenza. Il progetto “Arca immigrati in Onda” ha inteso valorizzare, attraverso lo sviluppo di un progetto di comunicazione integrata, il dialogo, lo scambio, la convivenza responsabile a civile. Le nuove generazioni di immigrati nascono, studiano, maturano in questo nuovo clima, diventa quindi strategico favorire gli scambi culturali per un comune sentire in termini di mondializzazione.

I giovani e lo sport

Dott. Silvio Tavoletta Assessore Personale e Sviluppo delle risorse umane, Politiche giovanili, Politiche dell’Area Urbana ChietiPescara

La Provincia di Chieti promuove la cultura della pratica sportiva intesa come momento di aggregazione sociale sostenendo la realizzazione di progetti ed iniziative di soggetti e Associazioni territoriali, dirette a promuovere il valore educativo e di trasmissione di valori, impliciti nello spirito di squadra, ritenuti fondamentali per la costruzione di una concreta convivenza civile. Lo sport si basa su un linguaggio universale che ha la potenzialità di riunire le persone e creare momenti di socializzazione indipendentemente dalle loro origini, tradizioni e credo religiosi. Questa funzione d’integrazione sociale dello sport, consolidata a livello comunitario, è la testimonianza che esso rappresenta un efficace canale di trasmissione di valori etico-sociali quali la solidarietà, la convivenza e l’integrazione in ambito multiculturale e multietnico. Lo sport oggi diventa il “ponte” sul mare magnum delle culture come ha ribadito Mario Pescante, Vice Presidente del CIO prima durante e dopo i Giochi di Pescara 2009 e rappresenta quindi uno strumento di integrazione efficace nell’ambito della nostra Provincia, sempre più contraddistinta dalla presenza di etnie diverse.

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famiglia, società e gioventù Il Centro Ragazzi 2000, le Ludoteche ed il Centro Diurno integrato per anziani, affidati dal Comune di Chieti all’Azienda Speciale Multiservizi Chieti Solidale, sperimentano l’innovativo metodo dell’animazione socio culturale. Lontani dalla figura degli “intrattenitori” con la quale in genere vengono identificati, gli animatori che si occupano di questi servizi hanno maturato una professionalità specifica e sono chiamati a mettere in campo una serie di competenze.

Centro ragazzi, ludoteche e centro per anziani: e’ di scena l’animazione socio-culturuale

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evono, cioè, “mappare” il territorio per entrare in sinergia con le realtà presenti, favorire l’aggregazione e sviluppare buone relazioni all’interno dei gruppi. Per spiegare di cosa si parla è sufficiente far riferimento alla Carta dei principi dell’Associazione nazionale per l’Animazione. “Fare animazione, dice la Carta, non significa intrattenere o far trascorrere più o meno piacevolmente il tempo libero, ma significa facilitare processi attraverso i quali le persone riscoprano la propria capacità di abitare il tempo che vivono, anche quando è un tempo di crisi, un tempo complesso, conflittuale o apparentemente vuoto”. Un concetto, questo, che sintetizza con chiarezza il ruolo educativo della metodologia seguita nelle strutture presenti sul territorio. L’animazione può agire nei riguardi di persone di diverse età: dai bambini delle Ludoteche agli adulti del Centro Diurno integrato per anziani e può promuovere la cultura della diversità. E’ vero quindi che l’animazione interviene nella condizione di malattia, di devianza, di sicuro nella difficoltà ma anche nelle situazioni di dissenso culturale, sia esso d’origine etnica, generazionale, sociale, esistenziale, e attribuisce valore all’accoglienza, all’espressione, al rispetto delle diversità. Attraverso le varie attività promosse si cercano “compagni di viaggio” per animare la comunità e la partecipazione rappresenta un passaggio obbligato dell’animazione: ciò che si vuole stimolare è la vita del gruppo, del quartiere, della città, della popolazione. E’ per questo che gli operatori dei servizi dell’Azienda Multiservizi Chieti Solidale promuovono numerosi eventi sul territorio. Sempre con questa finalità mettono in atto sinergie tra pubblico e privato, profit e non profit, nella realizzazione di progetti che valorizzino il capitale sociale di zone periferiche della città per cui le strade, i palazzi, i quartieri, le piazze, non sono semplici scenari della nostra vita ma realtà animate da tutta la comunità. Va da sé, quindi, che i cartelloni di eventi che vengono allestiti vogliono coinvolgere l’intera città. Per chi è interessato questi sono i riferimenti dei servizi offerti. Centri aggregativi/educativi e percorsi familiari esperienziali “Ragazzi 2000”. Si tratta di uno spazio di aggregazione con finalità socio-educative che offre momenti di incontro, attività varie per ragazzi, percorsi esperienziali, mini-progetti, laboratori. L’accesso è libero e la sede è in piazza S. Pio X numero 59, a Chieti Scalo. Il numero di telefono e fax è 0871574899. Queste le attività offerte: appuntamenti ludici, servizi di sostegno scolastico pomeridiano, campus estivi ed invernali, laboratori manuali, progetti nelle scuole, spazi autogestiti, cineforum, navigazione in internet, gite, feste ed eventi, organizzazione di attività sportive e tornei. C’è poi la Ludoteca, un luogo di incontro, aperto nelle ore pomeridiane, che offre attività ludico-ricreative, seguendo l’armonico sviluppo delle varie fasi della crescita. E’ sufficiente iscriversi (l’accesso è libero). Le sedi sono in via Amiterno, tel. 0871574899, cell.3274954020, e via Masci, tel.0871574899, cell.3294425802.

Gruppo di lavoro: Fabiola Nucci (sociologo), Estela Potente e Piero Tomeo (assistenti sociali), e gli operatori Vittoria Polidoro, Vanessa Celli, Gioanna Romano, Valentina De Luca, Tiziano Del Grosso, Rosa Colella, M.Teresa Picciani, Giulia Cinosi, Nadia Serano.

Il Centro diurno integrato, invece, offre attività coadiuvanti la socializzazione, il sostegno e il recupero di abilità e potenzialità nelle persone anziane. L’accesso è libero e gratuito, la sede è in piazza San Pio X, numero 59, a Chieti Scalo. Il telefono è 0871574899. Si organizzano laboratori (cucina, grafico-pittorico, garden-terapy, ecc.), gite e visite a santuari. 005 | IMPRONTE | ANNO 1 - NUMERO 3


formazione e istruzione Noi e gli stranieri: riflessioni e proposte dei giovani “Tutti i ragazzi stranieri devono sentirsi a proprio agio e quindi devono essere trattati bene e aiutati nelle difficoltà”. Martina comincia così la sua composizione sugli stranieri. Al Centro “Ragazzi 2000” di Chieti Scalo i giovani partecipanti alle attività parlano, per un pomeriggio, di immigrazione e integrazione e spiegano come vivono questi fenomeni. “Ci sono degli alunni, in classe mia, che sono stranieri e hanno genitori stranieri. Siamo amici per la pelle e la mia migliore amica, Romina, è albanese – spiega Martina. Stiamo sempre insieme e siamo vicine di banco. Sono molto amica anche di Michel, una bambina del Venezuela. Una volta, a scuola, è stata aggredita dai bulli e io l’ho aiutata a scacciare quei ragazzi. Conosco anche altre due gemelline, di nome Laila ed Emanuela, che vivevano nel mio stesso palazzo. Eravamo amiche, molto amiche, e ogni giorno uscivamo insieme per giocare in un giardino con il loro cane”.

Continua a pag. 7

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PAGINA I

INSERTO SPECIALE

LA FESTA DEI POPOLI 2010

INSERTO SPECIALE

CA IL MAGAZINE TELEVISIVO AR NA IGI OR E TA OPERA, ORIEN IONE DEI CANALI TEMATICI: CON TUTTA LA PROGRAMMAZ

4 PAGINE 4 PAGINE

web tv radio

a d n O n i e r u Cult tonia

sin in e r e iv v , e ir g a r e conoscere, int

O V I T T A R E T IN O V I MAGAZINE TELEVIS “I ragazzi

Parlano del mure tto”

Campagna di valorizzazione delle seconde generazioni di immigrati presenti nel territorio della Provincia di Chieti. Progetto Arca-Immigrati in Onda, promosso dalla Provincia di Chieti e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il fondo per l’inclusione sociale degli immigrati - Annualità 2007


INSERTO SPECIALE

PAGINA II

“I ragazzi del muretto” è un Centro polifunzionale che è nato 13 anni fa e si è sviluppato in attuazione della legge (la n. 285 del 28 agosto 1997). Oggi è un servizio del Comune di Chieti curato dall’Azienda Speciale Multiservizi “Chieti Solidale”. Il progetto è rivolto ai ragazzi di età compresa tra i 10 e i 18 anni ai quali sono indirizzate le varie attività assicurate dal Centro e cioè sostegno scolastico, animazione e laboratori oltre ad uno “spazio” di riflessione e ascolto rivolto alle famiglie.

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al nostro punto di vista non si può guardare al minore senza prendere in considerazione i sistemi nei quali è inserito e cioè la famiglia e la scuola che vengono ad assumere un ruolo fondante e fondamentale nell’assolvere al ruolo educativo. Per questa ragione il metodo di lavoro da noi proposto è strutturato in sinergia con questi due sistemi. La presa in carico e l’iscrizione presso il Centro avviene previa segnalazione dei Servizi Sociali e/o attraverso il passa parola dei ragazzi. Nel tempo ci è sembrato importante consentire anche la presenza di ragazzi “non problematici” perché il gruppo dei pari potesse essere un valido punto di riferimento per gli altri. Le risorse umane di cui si avvale il Centro sono: un coordinatore psicologo-psicoterapeuta, un assistente sociale, un pedagogista, un educatore, due animatori e due tirocinanti in psicologia. L’equipe del Centro struttura le proprie attività attraverso una pianificazione mensile e un programma individualizzato che viene verificato settimanalmente negli incontri di gruppo. La metodologia è quella del lavoro di rete che prevede incontri periodici con tutti i “sistemi” che partecipano, a diverso titolo, alla crescita dell’adolescente. L’azione viene pubblicizzata mediante la Carta per la Cittadinanza Sociale, il Servizio Sociale Professionale ed i Servizi territoriali. Quando ci è stata proposta la possibilità di avere uno spazio sulla rivista “IMPRONTE”che guarda alle seconde generazioni degli immigrati presenti sul territorio della provincia di Chieti – ci siamo interrogati sul tema dell’integrazione e ci siamo chiesti in che modo abbiamo vissuto, e anche osservato, la convivenza tra le diverse etnie nel nostro Centro. Va precisato che dieci anni fa si sono verificati episodi di “razzismo”all’interno del Centro, ma negli ultimi tempi non più. Abbiamo pensato, per parlare della nostra realtà attraverso queste pagine, di far parlare direttamente i ragazzi del Centro facendo costruire loro una storia sulla differenza. Dal nostro punto di vista, infatti, una persona appartenente ad un’altra etnia porta con sé una “differenza” e allora ci chiediamo: “Abbiamo paura di ciò che non conosciamo? Quando la differenza diventa una fonte di informazione?” Per rispondere a queste domande abbiamo chiesto ai ragazzi di costruire una storia che potrete leggere nelle prossime pagine. GLI OPERATORI DEL CENTRO Maria Gabriella Marulli, Mariella Mancini, Immacolata Paterna Andrea Planamente, Gianluca Caruso, Brunella Marcucci


INSERTO SPECIALE

PAGINA III

Una storia sull’integrazione razziale scritta dai ragazzi del muretto

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l Centro “I Ragazzi del Muretto” conta 21 iscritti di cui il 30% proviene da Paesi stranieri, con una netta maggioranza di giovani albanesi. Seguono i ragazzi arrivati in Italia dalla Repubblica Ceca, dalla Repubblica Moldova e dal Sud America. Parlano tutti perfettamente l’italiano. Per dire la loro sull’integrazione hanno creato una storia e in questo sono stati coadiuvati dagli operatori del Centro. E’ nato tutto da un’osservazione di Nicole. E’ stata la prima ad esprimersi sugli stranieri. Lei ha osservato: “Per me sono tutti uguali perché parlano l’italiano” e questa frase ha rappresentato il punto di partenza per costruire una storia di/in gruppo con i ragazzi che frequentano il Centro. I giovani hanno mostrato interesse all’argomento e dalla discussione generale sono partiti dei piccoli gruppi di confronto. Gli operatori del Centro fanno notare che se una volta si discuteva di integrazione come questione emergente a livello sociale ora fa parte della quotidianità, anche in questa struttura. Ecco la storia e, al termine, i nomi dei partecipanti.

macchie indicano un problema alla pigmentazione, si chiama vitiligine. Ne deduco che per te la diversità deriva dal colore della pelle, giusto?”.

Erik: “No, io non noto neanche il colore della pelle. L’unica differenza che noto è la pronuncia, per il resto considero gli stranieri come noi”. Roberto: “Nella mia classe c’è un ragazzo albanese che parla con noi solamente nella sua lingua, pur conoscendo bene l’italiano. Lo fa perché è straniero, dice lui. Allora anche io lo considero uno straniero, non un italiano”. Nicole: “Anche nella mia classe ci sono due persone straniere, ma io non le reputo diverse da me perché comunque parlano la mia lingua. Secondo me la diversità si ha quando si parla una lingua diversa dalla mia”. A questo punto il conduttore del gruppo chiede, ai ragazzi stranieri presenti, cosa ne pensano e se si sentono accettati.

“Per me sono tutti uguali perché parlano l’italiano, mi accorgo della differenza solo Naomi: “Non so cosa pensino gli altri dal colore della pelle, non pensavo fossero di me, io mi sento accettata da tutti. Anzi, diversi da me”. ho notato che proprio per questo riesco ad allargare la mia cerchia di amicizie. Ho freConduttore del gruppo: “Gli al- quentato quasi tutte le scuole d’Italia e in tri cosa pensano?” tutte sono stata benissimo”. Albana: “Io mi sono sentita accettata. La differenza si nota dal colore della pelle. In classe, ad esempio, c’è una ragazza senegalese che viene presa in giro da tutti perché ha delle macchie sulla pelle come quelle della mucca”.

Sonia: “Io mi trovo benissimo qui in

Italia perché mi sento accettata da tutti. Mi sento italiana. Mi hanno accettata nonostante i miei errori grammaticali che forse sono dovuti al fatto che mi esercito poco a casa, dove i miei genitori parlano sempre in Penso che parlare bene l’italiano Conduttore: “Probabilmente quelle albanese. sia importante. Nicoletta, una mia amica,


INSERTO SPECIALE

PAGINA IV parla ancora nella sua lingua d’origine (arriva dall’Ungheria) e purtroppo non riesco a comunicare con lei”.

Erik: “Ma accettare in che senso? Quan-

do arrivi in un altro Paese vieni automaticamente accettato, per me”.

Conduttore del gruppo: “Cosa in-

tendi per essere accettato?”

Erik: “Per me è un discorso da non fare neppure. Quando io vado in un’altra città o in un altro paese non mi faccio problemi e neppure chi mi accoglie”. Conduttore del gruppo: “Chi di voi ha assistito a episodi di mancata accettazione degli stranieri?” Albana: “Nella mia classe deridono la

ragazza senegalese”.

Joele: “Nella mia classe ci sono diversi

stranieri, albanesi e ecuadoregni. Si fanno troppo gli ‘svelti’, prendono in giro e ‘rompono le scatole’. Mi danno fastidio ma proverei la stessa cosa se lo facesse un italiano. Indipendentemente dalla provenienza non mi sono molto simpatici i ragazzi che cambiano comportamenti in base alle situazioni”.

Chiara: “Nella mia classe siamo tutti ita-

liani ad eccezione di Naomi. Non noto alcuna differenza, anzi per me è tutto normale”.

Naomi: “Io ho esplicitato il fatto che

sono straniera davanti a tutta la mia classe solamente perché è emerso durante una discussione, altrimenti non avrei ritenuto opportuno parlarne. I miei compagni, incuriositi, mi hanno bombardato di domande, erano tutti stupiti”.

Iari: “Io sono italiano e nella mia classe

non ci sono ragazzi stranieri, ma ho avuto la possibilità di conoscerli qui al Centro. Solo in base alle loro rivelazioni mi sono reso conto della diversità, per me siamo tutti uguali”.

Aldo: “Io mi trovo benissimo qui in Ita-

lia anche perché, pur avendo genitori albanesi, sono nato a Perugia. Con gli italiani sto bene. E addirittura al compito in classe di italiano ho preso 7”.

I COMPONENTI DEL GRUPPO Naomi: 13 anni, provenienza Repubblica Ceca, da 11 anni in Italia Joele:

17 anni, italiano

Erik :

14 anni, italiano

Roberto: 17 anni, italiano Albana: 13 anni, provenienza Albania, da 12 anni in Italia Aldo:

10 anni, nato qui in Italia da genitori albanesi

Nicole: 10 anni, italiana Yari:

12 anni, italiano

Sonia:

12 anni, provenienza Albania, da 10 anni in Italia

Chiara: 13 anni, italiana.

Animatore: Gianluca Osservatore: Filomena


A

nche al Centro “Ragazzi 2000” ci sono degli stranieri, e si chiamano Sandeep, Amandeep, Karandeep e Mirela. “I primi tre sono fratelli, sono simpaticissimi – dice Martina – e con loro sono andata al mare. Mirela, invece, è simpatica e intelligente”. Martina non capisce né condivide gli italiani che “sono malvagi nei confronti dei ragazzi di colore o comunque dei giovani stranieri. Io penso che siano persone normali e quindi si potrebbe offrire loro un lavoro, dare ai bambini meno fortunati la possibilità di studiare. Si potrebbero procurare cibo e cose calde sistemando davanti ai negozi degli scatoloni per la raccolta di materiale da destinare alle persone che hanno bisogno. Così tutti possono regalare qualcosa da mangiare”. La sorella di Martina, Margherita, non la pensa diversamente. “Credo che i ragazzi stranieri siano come noi, non ci sono differenze. Nella mia classe ci sono due bambine. Una arriva dall’Albania, l’altra dal Venezuela, e io sono molto amica di entrambe. Io tratto bene loro e loro trattano bene me e se una viene trattata male è solo per il suo comportamento stupido. Anche al Centro ci sono degli stranieri e siamo molto amici, per me sono italiani. Non abbiamo mai litigato, se non qualche volta con Mirela”. E’ aperta agli stranieri anche Alessandra. “Per me – scrive - non bisogna discriminarli perché sono degli esseri umani. Li dobbiamo rispettare e non offenderli dicendo che questo non è il loro territorio. Secondo me sono diversi solo quando qualcuno li tratta male. Dobbiamo rispettare la loro cultura perché è diversa dalla nostra e non è giusto non rispettarli solo per questa diversità”. Alessandra è rimasta impressionata dalle polemiche sulla presenza del crocifisso nelle scuole e alla luce del dibattito che si è aperto su questo fronte dice che nessuno dovrebbe chiedere agli altri di cambiare religione. “Quando hanno detto che avremmo dovuto togliere il crocifisso hanno sbagliato” - commenta. Per favorire l’integrazione suggerisce di “offrire un lavoro agli immigrati” per consentire loro di avere “un tetto per ripararsi”. E poi, ancora, è indispensabile “l’istruzione, per insegnare a leggere e scrivere a chi non è nato in Italia, perché ci sono alcuni che non lo sanno fare”. Anche Sebastiano ha avuto a che fare con i giovani immigrati e si è fatto un’idea precisa sull’integrazione e sui processi da seguire per favorirla. “Io tratto gli stranieri come normali cittadini italiani perché non conta il colore della pelle. L’importante è la persona, non la nazionalità. Mi piace la cultura degli immigrati perché salutano tutti e sono alla mano”. E gli italiani? Per Sebastiano “hanno troppi pregiudizi sulla gente di colore e per favorire l’integrazione si dovrebbe dare la possibilità di lavorare a chi arriva da un altro Paese. Io non accetto, però, i finti invalidi che chiedono l’elemosina. Non è corretto nei confronti di chi ha davvero seri problemi” - scrive nella sua composizione. Simone incontra solo una difficoltà con i giovani stranieri, perché “non sanno parlare bene l’italiano” ma è disposto a “parlare con loro, a raccontare delle storie” e ritiene che siano “simpatici”. Come

aiutarli a vivere bene qui? Anche lui pensa al “lavoro”, che è l’unico modo per “farli guadagnare e dare loro dei soldi”. Per Angelica “è bello stare con persone che non sono nate a Chieti, che sono esseri umani come noi. E lo stesso vale anche per i portatori di handicap”. Scrive il suo temino pure Amandeep, arrivata in Italia dall’India nel 2008. “Quando sono venuta qui non sapevo nulla della lingua italiana e visto che le lezioni a scuola erano già cominciate sono rimasta a casa sei mesi. Poi ho cominciato a frequentare la casa di accoglienza e ad imparare l’italiano e la proprietaria di casa mi ha portato al Centro Ragazzi dove ho trovato piano piano tanti amici con i quali sono andata al mare e fatto delle feste. Così ho conosciuto tante persone. Poi ho cominciato la scuola (Ragioneria) e al Centro mi aiutano a fare i compiti. Prima di venire in Italia mi chiedevo come avrei fatto senza amici indiani, ma quando sono arrivata ho trovato tanti compagni. E’ stato un po’ difficile perché non sapevo la lingua, ma adesso va tutto bene”.

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Il gruppo di lavoro impegnato a “Villaggio Celdit” “Noi, orgogliosamente operatori di frontiera” Dott.ssa Fabiola Nucci

Sociologa A.S.M. Chieti Solidale

Il nostro centro di aggregazione giovanile “Ragazzi 2000”, è nato (nel 2000) e si trova ancora oggi nel quartiere denominato “Villaggio Celdit”. Raccontare la storia professionale in questo quartiere vuole dire raccontare gli “affetti di chi è chiamato a guardare e sentire cosa transita ed alimenta i rapporti umani”. E’ nel dipanarsi di questa storia che è nato un gruppo di lavoro impegnato a costruire quel comune sentire di ideali, compiti e tecniche che costituisce l’identità di un gruppo professionale. ANNO 1 - NUMERO 3 | IMPRONTE | 008


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i trattava di ricostruire contesti relazionali laddove isolamento, assenza di comunicazione, frustrazione e vuoto di esperienze potevano condurre le esistenze giovanili verso pericolose derive. Abbiamo lavorato sui ragazzi e sul territorio, entrando in contatto con enti locali, scuole e associazioni, tessendo quell’attività “di rete” che ci caratterizza ancora oggi. Il metodo, basato sul modello operativo ideato dal sociologo Cesare Bernabeo, è stato fin dall’inizio quello esperienziale: fornire spazi di aggregazione e opportunità per sperimentare un altro modo di essere e di esserci, fare in modo che i ragazzi diventassero loro stessi attori e protagonisti e affermassero – attraverso le tante attività che li hanno visti partecipi - la loro esistenza all’interno di un contesto sociale. E poiché l’esperienza è - per sua natura - un processo, un “qui e ora”, sempre aperto a varianti, nuove necessità, e a tutta la ricchezza e le peculiarità che i soggetti coinvolti possono portarvi dentro, ogni esperienza vissuta con i ragazzi è stata, anche quando ci siamo addentrati con loro in percorsi formativi studiati e strutturati ad hoc, un’esperienza a sé che ha generato anche per noi operatori nuova esperienza. Muovendoci per tentativi, a volte commettendo errori, insieme, abbiamo sperimentato un metodo di lavoro e un’organizzazione solidale che cresce e si fortifica nel progettare interventi legati alla lettura del territorio. E risparmiando sulle esigue risorse finanziarie ci siamo impegnati tutti a tinteggiare i locali e ci siamo occupati perfino delle piccole pulizie dei nostri spazi, per renderli luoghi di relazione e di impegno. La nostra storia di operatori in un

quartiere di frontiera come il “villaggio Celdit”, ha visto un’evoluzione professionale nel 2008, con l’ingresso nell’Azienda Speciale Multiservizi “Chieti Solidale” e l’ “adozione” di questo metodo di lavoro anche nelle Ludoteche e nel Centro diurno integrato per anziani. I mille colori di questa storia si sono arricchiti così della trama di relazioni disegnate da tutti coloro che abbiamo incontrato nel nostro agire professionale. Ogni giorno sperimentiamo una metodologia di lavoro basata sull’approccio relazionale promosso dagli operatori. Le riunioni d’equipe sono il punto centrale del nostro metodo, sono vissute come momenti di crescita e ci aiutano a crescere, ci insegnano che “ci si educa tutti insieme”. Questo nostro interesse per i sentimenti ha permesso di sviluppare, negli anni, un progetto per restituire al territorio un’identità culturale ed una memoria storica, dando voce ai silenzi di troppi anni. Il nostro percorso di operatori di frontiera si è intrecciato con i Servizi sociali comunali che hanno dato fiducia alle nostre idee e accettato il nostro umano motto (“Sbagliando s’impara”), per cui i momenti critici sono stati le occasioni migliori per ricordarci quanto sia importante la flessibilità nel lavoro sociale. Un rapporto importante, quello con i Servizi sociali, che ha garantito continuità all’intervento e ha fatto nascere un laboratorio di idee innovativo. E’ stato il buon lavoro di rete che ci ha permesso di sperimentare queste idee con le azioni previste nel piano di zona del Comune di Chieti. Oggi possiamo dire di essere orgogliosamente operatori di frontiera e crediamo che il nostro lavoro sia capace di fecondare nuove esperienze che condividano il metodo dell’animazione socio-culturale.

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Quando l’animazione è intervento culturale di Eide Spedicato Iengo

Facoltà di Scienze Sociali Università “G.D’Annunzio”

“Ciò che rende lieta la vita non è fare le cose che ci piacciono, ma trovare piacere nelle cose che dobbiamo fare” Goethe

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ueste pagine raccontano la storia di un percorso professionale e di un quadro di proposte educative, animative e formative. Oltre e beninteso che il reportage di un “fare” attraverso competenze e precise professionalità, sono anche altro. Sono,in particolare, l’espressione di un dettato esistenziale che pratica l’etica della premura e la cura della vita e sostiene la coscienza a scavare nei segreti dell’essere e dell’esistenza.

catena di montaggio: una donna e un uomo dalla mente asfaltata e dal cuore liquido. Equipaggiati di uno zaino esistenziale che contiene, senza vita, un pensiero dall’encefalogramma piatto e un sentimento clonato e formattato. Anche le emozioni e le esplosioni –intime e irripetibili- della persona. Anche il riso e il pianto, la gioia e il dolore, l’incanto e il disincanto” (F. Frabboni, Educare è farsi clown, in “Valore Scuola”. La Rivista, III, 11, 2007, p. 31).

Lontani, pertanto, dalla figura di intrattenitori con la quale vengono di norma identificati, questi operatori sono, in realtà, dei professionisti della cultura sociale che, dieci anni fa, hanno iniziato -con discrezione e pazienza- un viaggio che ha prodotto spazi e opportunità di accoglienza, di creatività, di vitalità, di fantasia, di curiosità; ha Scorrendo il piano delle proposte attuate insegnato l’importanza dei principi regolativi emerge, dunque, con chiarezza la mission: e della responsabilità morale che poggia orientare in direzione di un progetto di vita sull’impegno etico dei suoi membri; ha che mette tra parentesi l’inessenziale e si educato alla funzione del legame sociale e impegna a suggerire percorsi esistenziali alla consapevolezza del proprio essere un che incoraggiano sia ad abitare il mondo in prodotto relazionale. Insomma, hanno dato modo consapevole, solidale, intelligente, vita ad un’impresa formativa plurale (nelle altruistico; sia a pensare con la propria testa proposte, negli interventi, nelle tecniche e a piangere e ridere con il proprio cuore; e nelle metodologie utilizzate) che mira a sia a coltivare il desiderio di esistere nella ridisegnare il piano delle relazioni sociali in propria qualità unica e singolare. Motivare chiave di rapporti primari e comunitari, dando nell’altro il desiderio di esserci è, quindi, rilevanza al ruolo delle sfere di familiarità. l’obiettivo di fondo. Un obiettivo nel quale A questo punto del discorso, il pensiero va le categorie della “cura” e della “premura” ad Ivan Illich, uno scomodo intellettuale degli (come si accennava) si muovono con agio, anche a dispetto dell’atmosfera sempre più anni Settanta del secolo appena passato, il cui individualistica dell’oggi che le ritiene poco nome è legato anche alla suggestiva utopia fotogeniche e troppo scomode ed impegnative della società conviviale, una costruzione di rapporti sociali tanto lontani dalla per essere praticate a maggioranza. formalizzazione delle relazioni tra gli uomini E’, pertanto, un richiamo culturale “forte” e dalla omologazione dei bisogni quanto quello messo in campo da questo gruppo. impegnati a ricostruire nessi interpersonali Un richiamo, peraltro, particolarmente e con l’ambiente carichi di intenzionalità e appropriato a questa nostra società inquieta, di significatività. Questi obiettivi, a quanto contraddittoria, impaziente, frettolosa, segnala quest’esperienza, sembrano essere mediatica, globalizzata che sogna –per dirla stati raggiunti. L’utopia di Illich, pur se nello con Franco Frabboni – “l’alba di un’umanità spazio di un microcosmo ambientale, pare di-serie, replicata come i bulloni di una essersi tradotta in realtà. ANNO 1 - NUMERO 3 | IMPRONTE | 0010


tili Riferimenti U Direzione Politiche Attive del Lavoro, Formazione e Istruzione Ufficio Politiche per l’Accoglienza e l’Integrazione Sociale Via Raffaello, 137 - Pescara Tel. 0857672109

Provincia di Chieti

Settore 1 - Servizi socio - Assistenziali - Volontariato - Tirocini formativi - Turismo - Sport Politiche giovanili - Cultura - Museo - Politiche comunitarie Via B. Spaventa, 29, 1° Piano 66100 Chieti Tel. 08714222835 Fax 08714222817 web: www.provincia.chieti.it

Provincia di Chieti

Settore 1 - Coordinamento Informagiovani Via B. Spaventa, 29, 1° Piano 66100 Chieti Tel. 08714222834 email: informagiovani.coordinamento@ provincia.chieti.it

Provincia di Chieti

Settore Lavoro e Formazione Professionale Via Spaventa, 29 Tel. 08714084854 - Fax 08714084816

Centro per l’impiego di Chieti

Via Domenico Spezioli, 42 - 66100 Chieti Tel. 0871403704 - Fax 087141727 email: cpi.chieti@provincia.chieti.it PEC: ugo.iacone@pec.provincia.chieti.it

Centro per l’impiego di Lanciano Via Ovidio, 58 - 66034 Lanciano (CH) Tel. 087243879 - Fax 0872728869  email: cpi.lanciano@provincia.chieti.it PEC: anna.zampini@pec.provincia.chieti.it

Centro per l’impiego di Ortona

Via Masci, 4 - 66026 Ortona (CH) Tel. 0859061310 - Fax 0859061310 email: cpi.ortona@provincia.chieti.it PEC: gabriella.dicarlo@pec.provincia.chieti.it

Centro per l’impiego di Vasto

Impronte Consultorio Familiare di Ortona Piazza San Francesco d’Assisi 66026 Ortona (CH) Tel. e Fax 0859173220

Spazio Adolescenti

Via Pascoli, 1 - 66050 San Salvo (CH) Tel. e Fax 0873343262 Orario di apertura: Martedì dalle ore 15.30 alle ore 18.00 Giovedì dalle ore 15.30 alle ore 18.00

Consultorio Familiare di Vasto Via XXIV Maggio, 2 - 66054 Vasto (CH) Tel. 0873308428

Centro Polivalente Immigrati - Chieti Caritas Diocesana

Via C. De Lollis, 54 66100 Chieti Sportello Informativo Tel. 3206174446 Lunedì e Mercoledì dalle 10.00 alle 13.00 email: centropolivalenteimmigrati@provincia.chieti.it

Centro Interculturale

P.zza San Pio X - 66013 Chieti Scalo (CH) Sportello Informativo Tel. 3881080053 Giovedì dalle 16.00 alle 18.00

A.C.A. - Associazione Culturale Abissinia C.E.A. - Comunità Eritrea in Abruzzo Via Porta Pescara, 3 - 66100 Chieti Mediazione e Consulenza legale Tel. 3200106627 Sabato dalle ore 10.00 alle ore 12.00

A.PRO.BE.S. - Associazione Promotori Benessere Sociale

Via Ferro di Cavallo, 141 - 66034 Lanciano (CH) Sportello antiviolenza Tel. 3471786786 Venerdì dalle ore 10.00 alle ore 12.00

Direzione Provinciale del Lavoro di Chieti

Associazione Voci di dentro

Ufficio Scolastico Provinciale di Chieti

Associazione Adriatica per gli Immigrati

Universita’ degli Studi G. d’Annunzio Orientamento studi e lavoro

Campus Chieti Campus Pescara Via dei Vestini, 31 Viale Pindaro, 42 66013 Chieti Scalo (CH) 66127 Pescara (PE) Tel. 08713551 Tel. 08545371

Consultorio Familiare di Atessa

Piazza Garibaldi, 1 - 66041 Atessa (CH) Tel. e Fax 0872864309

Consultorio Familiare di Lanciano

Via Don Minzoni, 28 66034 Lanciano (CH) Tel. e Fax 0872721305 Numero verde 800999940 Dal Lunedì al Venerdì dalle ore 14.30 alle ore 18.30

impronte ANNO 1 - NUMERO 3 - PUBBLICAZIONE REGISTRATA AL TRIBUNALE DI CHIETI IL 26 AGOSTO 2010 CON IL N. 6

Provincia di Chieti

sito: www.provincia.chieti.it/arcacultureinonda - email: osservatorio.immigrazione@provincia.chieti.it

FAMIGLIA, SOCIETÀ E GIOVENTÙ E’ di scena l’animazione socio-culturale

FORMAZIONE E ISTRUZIONE

I ragazzi parlano di immigrazione

IMPRESA E LAVORO

Il gruppo di “Villaggio Celdit” si racconta

PAGINE RTO DI INSE LE SPECIA LE ESTRAIBI

V.le Abruzzo, 33 - 66013 Chieti Scalo (CH) Consultorio familiare Tel. 800432500 Martedì dalle ore 9.30 alle ore 12.30

Caritas Vasto

U.S.P. Via Discesa delle Carceri, 2 66100 Chieti Tel. 08713281 (Centralino) email USP: csa.ch@istruzione.it  email segreteria dell’USP: segrcsa.ch@istruzione.it

Email: osservatorio.immigrazione@provincia.chieti.it Web: http://www.provincia.chieti.it/arcacultureinonda

Alpha. Cooperativa Sociale

Via Maddalena, 61 - 66054 Vasto (CH) Tel. 0873367704 - Fax 0873378958 email: cpi.vasto@provincia.chieti.it PEC: giovanni.trovato@pec.provincia.chieti.it Via Domenico Spezioli, 44 - 66100 Chieti Tel. 087142481 - Fax  0871424873 email: dpl-chieti@lavoro.gov.it email: dpl.chieti@mailcert.lavoro.gov.it

Provincia di Chieti Settore 1 - Servizi socio Assistenziali - Volontariato - Tirocini formativi - Turismo - Sport Politiche giovanili - Cultura - Museo - Politiche comunitarie

c/o Parrocchia San Giuseppe Via del Buonconsiglio, 12 Tel. 3201628615 Presso Casa Circondariale Via Ianni, 30 - 66100 Chieti Assistenza Ai Detenuti Tel. 3338334576

c/o ARCI - C.so Plebiscito, 76 - 66054 Vasto (CH)

Associazione Albanese dell’Abruzzo Onlus c/o Comune Francavilla al Mare (CH) C.so Roma, 7 - 66023 Francavilla (CH) Tel. 3477617962

ATLAS Associazione della Comunità Marocchina in Italia c/o Centro Servizio Volontariato Via Ortona, 8 66034 Lanciano (CH) Tel. 3803614779

Una produzione:

Regione Abruzzo

STAMPATO SU CARTA FSC

Campagna di valorizzazione delle seconde generazioni di immigrati presenti nel territorio della Provincia di Chieti. Progetto Arca-Immigrati in Onda, promosso dalla Provincia di Chieti e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il fondo per l’inclusione sociale degli immigrati - Annualità 2007

DirettoreResponsabile Flavia Buccilli flaviabuccilli@libero.it

Editoriale

Gianfranca Mancini Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Chieti Silvio Tavoletta Assessore Personale e Sviluppo delle risorse umane, Politiche giovanili, Politiche dell’Area Urbana Chieti-Pescara

Con la gentile collaborazione di: Fabiola Nucci, Estela Potente, Piero Tomeo, Vittoria Polidoro, Vanessa Celli, Gioanna Romano, Valentina De Luca, Tiziano Del Grosso, Rosa Colella, M.Teresa Picciani, Giulia Cinosi, Nadia Serano, Maria Gabriella Marulli, Mariella Mancini, Immacolata Paterna, Andrea Planamente, Gianluca Caruso, Brunella Marcucci, Eide Spedicato Iengo, ed i giovani utenti dei due Centri. Foto visual del progetto Sergio Camplone www.sergiocamplone.it Pubblicazione registrata al Tribunale di Chieti il 26 Agosto 2010 con il n. 6

0011 | IMPRONTE | ANNO 1 - NUMERO 3


impronte

Una produzione:

CONOSCERE INTERAGIRE VIVERE IN SINTONIA


Rivista Impronte Etnie a confronto - Anno 1 Numero 3