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110608

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RePubblica? Si vota nella città della mezzademocrazia

Il mio voto in vendita per una lampadina

Come si fa a votare in una città in cui di un affare in corso si dice tutto meno il nome del proprietario e la stampa nasconde i candidati scomodi dicendo che li censura “per ragioni personali”? >> pagina 3

"I patronati servono a conoscere gente. Io chiedo il voto, ma loro sono liberi di non darmelo". Siamo a pochi giorni dalle elezioni comunali e provinciali catanesi. >> pagina 6

È vero che gli zingari rubano i bambini?

«Tenta di rapire bimbo sulla spiaggia / Sventato sequestro a Isola delle Femmine». Imputata è una donna rumena di 45 anni, Maria, che finisce in carcere a Palermo. >> pagina 4

Chi successi? Repubblica a Catania pubblicanu!

C'è chi l'ha vista arrivare con una grande cerimonia cittadina. Balli e canti in piazza. Si festeggia finalmente l'informazione. Catania non è più senza Repubblica. >> pagina 8

|| 11 giugno 2008 || anno I n.6 edizione straordinaria || www.ucuntu.org ||


Ridi, ridi o piangi, piangi

Lombardo, in Rete il libro dei favori “Ci sono richieste di lavoro, avanzamento di carriera, trasferimento di sede, assegnazione di incarichi e consulenze. C’è persino chi chiede una mano per poter superare l’esame all’Università oppure per sostenere l’audizione al Teatro Massimo. Un esercito sconfinato di questuanti che provvede direttamente inviando un «pizzino» dove indica nome, cognome e richiesta oppure per il tramite di «un amico» che in genere è un deputato, un uomo dell’apparato, un semplice portaborse. Il risultato è una miniera di nomi, indirizzi, numeri di telefono e soprattutto favori accordati o in via di soddisfacimento. Benvenuti nel «data-base » dell’uomo più potente di Sicilia, il neo governatore Raffaele Lombardo. (...) Proprio nel giorno in cui si insediava a Palazzo d’Orleans qualcuno è riuscito a entrare in possesso di una cartella zippata con centinaia di file in cui sono contenute tutte le richieste di favori e non solo, indirizzate direttamente al leader dell’Mpa oppure ai suoi più stretti collaboratori. Un documento eccezionale, una sorta di libro mastro del «sistema Lombardo » che rischia di deflagrare proprio ad avvio dell’esperienza del governatore siciliano.(...) La parte più compromettente è quella intestata a deputati o uomini dell’apparato. Per ognuno di loro ci sono dei fogli excel dove sono convogliate le richieste di favori: al solito sono indicati i riferimenti del cliente, la richiesta, il nome del segnalatore e di chi si deve prodigare, l’esito della pratica. E qui c’è roba di un certo peso: consulenze, incarichi e appalti. Sono intestate a vari settori: dai lavori pubblici, al turismo, alla sanità. In quest’ultima si può trovare persino una signora che chiede aiuto perché in lista d’attesa per il trapianto di reni”. Alfio Sciacca Corriere della Sera Cercando su Google è possibile imbattersi su questo sito http://www.ilfrittomisto.it/?p=526 che mette a disposizione di tutti l'archivio in formato zip “Ucuntu” Anno 1 numero 6 – www.ucuntu.org || rredazione@gmail.com Direttore responsabile Riccardo Orioles; supplemento a “I Cordai” Anno III Reg. Tribunale di Catania n.26/06 del 06.10.06 Stampato in proprio

|| 11 giugno 2008|| pagina 2 || Pdf www.ucuntu.info ||


Catania/Informazione

Si vota nella città della mezza democrazia Come si fa a votare in una città in cui di un affare in corso si dice tutto meno il nome del proprietario e la stampa nasconde i candidati scomodi dicendo – come dice Ciancio per Claudio Fava – che li censura “per ragioni personali”? "Firmato a Palazzo degli Elefanti, l’ac-

annessa pubblica cerimonia. L'area in

Catania, perché in città manca

cordo di transazione tra il Comune e i

questione è l'ultimo pezzo dello

l'informazione.

proprietari dell’area di corso Martiri

sventramento di Catania, rimasto

della Libertà. Alla cerimonia erano pre-

incompleto per varie traversie e

senti, oltre al commissario

senz'altro il più grosso boccone ancora

straordinario Vincenzo Emanuele, il

disponibile per i costruttori catanesi.

presidente della Regione Raffaele Lombardo, il prefetto Giovanni Finazzo, il rappresentante della Questura prefetto Anzalone, l’ex sindaco Umberto Scapagnini, l’ex vicesindaco Giuseppe Arena, l’ex assessore all’Urbanistica Enzo Oliva, il senatore Raffaele Stancanelli, il comandante provinciale della Guardia di Finanza

Adesso, per esempio, ci sono le elezioni ma "La Sicilia" ignora completamente alcuni e appoggia arbitrariamente altri. Sono elezioni vere, quelle in cui i mezzi

Il comunicato elenca diligentemente tut-

d'informazione nascondono ai cittadini

ti i partecipanti alla cerimonia. Il presi-

una parte dei candidati? E non succede

dente, il prefetto, il senatore, il questore,

solo stavolta, o solo per caso. Sentiamo

il sindaco (ex), il "rappresentante della

cosa afferma pubblicamente Ciancio, il

proprietà", l'"advisor" della proprietà e i

padrone de "La Sicilia", il 24 marzo

rappresentanti "del mondo imprendito-

2007:

riale, economico e degli ordini professionali di Catania".

"E' vero. Il suo nome non lo pubblico [si parla di Claudio Fava, n.d.r.] perché

Agostino Sarrafiore, l’avvocato

L'unica cosa che manca, e che non

mi insulta ogni minuto. Nessuno mi può

Silvestro Stazzone in rappresentanza

viene accennata mai neanche per

obbligare a farlo. E se il giudice mi con-

della proprietà, l’avvocato Andrea

sbaglio, è *chi è* la proprietà. Ciancio?

danna, presento appello... Ma scriva che

Scuderi, advisor della proprietà,

Famiglia Rendo? Altri cavalieri?

tutto ciò accade per ragioni personali

rappresentanti delle altre forze

Vaticano (come in origine)? E chi lo sa.

dell'editore, no, anzi, del direttore".

dell’ordine e del mondo im-

E' come dare la locandina dell'Amleto

prenditoriale, economico e degli ordini

con i nomi di tutti, meno che del regista

professionali di Catania...".

e di Amleto. Amletico, veramente.

Il comunicato stampa del Comune di Catania dà notizia del "firmato accordo

Comunque, con evidenza, il Grande Affare comincia.

fra il Comune e i proprietari dell'area di

Sarà - come abbiamo visto -

corso Martiri della Libertà", con

clandestino, come tutti gli affari di

Ecco. La libertà d'informazione, a Catania, è solo una "questione personale". Votate, ma ricordatevi che non sono elezioni libere. Sono elezioni in una città di mezza democrazia.

|| 11 giugno 2008 || pagina 03 || www.ucuntu.org ||

Riccardo Orioles


Zingarate

È vero che gli zingari rubano i bambini? Sono vere tutte le storie di bimbi rapiti che stiamo sui giornali di questi mesi? Un accurato studio Verona dice esattamente il contrario. E che sono semmai, a rubare i bimbi. Palermo, luglio 2007. Leggiamo da “Repubblica”, e facciamo bene attenzione al modo di coniugare i verbi: «Emanuele stava giocando sulla spiaggia di Isola delle Femmine (comune a tre chilometri da Palermo), era il tardo pomeriggio di sabato. Una donna nomade si è avvicinata a lui, gli ha sorriso, lo ha abbracciato, poi lo ha nascosto sotto la gonna lunga quasi fino ai piedi. Emanuele non ha fiatato, è rimasto in silenzio e la donna ha cercato di raggiungere rapidamente l'uscita dello stabilimento balneare provando a portarlo via con sé. Ma una bagnante che ha assistito alla scena si è messa a urlare e, stando alla ricostruzione di alcuni testimoni, ha aiutato il bambino a liberarsi». Il titolo del giornale non lascia spazio a dubbi: «Tenta di rapire bimbo sulla spiaggia / Sventato sequestro a Isola delle Femmine». Imputata è una donna rumena di 45 anni, Maria, che finisce in carcere a Palermo. Ma quando la presunta rapitrice compare

davanti al giudice, viene subito fuori che il rapimento è una bufala. A incriminarla, insomma, era bastato il fatto che si fosse chinata a terra mentre il piccolo le passava vicino, mettendo in mostra la sua lunga gonna. Maria, dunque, è uscita dal carcere. Ma quanti si ricordano di come è andata a finire? E in quanti, invece, è rimasta impressa solo l’immagine della zingara che porta via il bambino sotto la gonna? Di storie simili, in questi giorni, se ne sentono a non finire sui nostri quotidiani. Non c’è però ad oggi un caso accertato, nemmeno uno, in cui un bambino italiano sia stato rapito da un rom. Nessuno saprebbe citare un solo precedente giudiziario. L’università di Verona ha condotto uno studio accuratissimo: ha preso tutte le notizie Ansa degli ultimi vent’anni, ha selezionato quelle in cui si parlava di presunti rapimenti ad opera di rom, è andata a vedere come sono finite queste storie in tribunale. Non c’è stata una sola condanna, un solo riscontro, un solo episodio in cui l’accusa sia risultata fondata. Nulla. È dunque impossibile che un rom strappi un bambino a una mamma italiana? Non è impossibile,

leggendo a raffica dell’Università di i genitori italiani,

naturalmente, come non è impossibile che lo faccia un finlandese, un australiano o un nativo del Massachusetts. Ma in Italia, in genere, i bambini scompaiono perché sono stati rapiti da italiani. Nella maggior parte dei casi da uno dei due genitori. Lo dice la polizia. E la notizia è facilmente controllabile. C’è però il caso di Ponticelli, che è poi quello che ha scatenato la caccia contro i rom. Qui è finita in carcere Angelica, sedici anni. È accusata di essere entrata in un condominio portando via in braccio una bimba di sei mesi. Sarebbe stata fermata sul pianerottolo dai vicini, che sono dunque i testimoni dell’accusa. Dalla parte opposta, un’inchiesta realizzata dal gruppo EveryOne parla di una montatura e rivela che «nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie rom accampate a Ponticelli». Cosa poi sia successo a Ponticelli, dopo l’arresto di Angelica, lo sanno tutti: i fascisti che girano con spranghe, le molotov tirate sulle baracche e su chi le abita, le donne del quartiere che fanno festa urlando e >>>>

|| 11 giugno 2008 || pagina 04 || www.ucuntu.org ||


Zingarate

>>> ballando intorno al rogo. Non tutti però sanno che i pogrom fanno molto comodo alla camorra: perché con la presenza dei rom a Ponticelli aumenta anche la presenza della polizia; e perché i rom fanno concorrenza alla criminalità locale nel mercato di ferro, dell’alluminio e del rame. Ma è colpevole o no, Angelica? Lo dirà il processo. Ma intanto la sentenza di condanna è già stata scritta ed eseguita col fuoco. A carico dell’intera comunità rom. Infine, c’è la storia di Catania. Due rom sono stati arrestati con l’accusa di aver tentato di rapire una bimba. A chiamare la polizia è stata la madre,

moglie di un ispettore di polizia. Il fatto è accaduto nel parcheggio del supermercato Auchan dove i due rom, ben conosciuti dal personale, girano di solito chiedendo l’elemosina. Secondo chi lavora lì, e sa come vanno le cose nel parcheggio, è possibile che i due – come spesso accade – volessero portar via il carrello della spesa per prendersi la monetina, e abbiano perciò spostato la bimba che c’era seduta sopra. I due rom, tramite il loro avvocato, ammettono anche di aver usato toni eccessivi in un alterco con la signora. Ma, a parte questo, le versioni di accusa e difesa divergono su vari punti. Secondo i giornali di tutt’Italia però

SCHEDA/ SGOMBERO CAMPO ROM Sono le 23 di un sabato sera, il 24 Maggio. Due ruspe entrano nel campo rom di Zia Lisa e sgomberano tutti. I rom, a quanto risulta in un primo momento, erano già stati avvertiti da sei agenti in borghese, e gli erano stati dati tre giorni per andare via, senza alcuna spiegazione. Tanto che la maggior parte era andata via subito, pacificamente. «Non avevano commesso reati, li hanno mandati via senza motivo», dice Padre Valerio Di Trapani, direttore della Caritas Diocesana di Catania. “Tra l’altro il campo rom di Zia Lisa in particolare era famoso anche a livello nazionale per un progetto che coinvolgeva i bambini rom e le scuole pubbliche catanesi: molti bambini, infatti, erano stati inseriti negli istituti aderenti, ottenendo un'integrazione pacifica” Ma gravissime appaiono le dichiarazioni del prefetto di Catania, il quale, intervistato al Tg3 regionale, dice di aver mandato giorni prima due agenti per effettuare il censimento, ma non i sei agenti che avvertivano del prossimo sgombero. E che l’operazione effettuata con le ruspe non è un’operazione della polizia. Notizia confermata dal questore ai volontari Caritas. Cosa è accaduto dunque? Chi ha sgomberato il campo? Ci sono gruppi di squadristi che si muovono a Catania con totale impunità?

dubbi non ce ne sono: si tratta di un tentato rapimento, da raccontare all’indicativo. A nessuno è venuto in mente di fare un salto al supermercato per provare a ricostruire i fatti. Gli unici a tentarci sono stati i ragazzi di Step1, un magazine online scritto da studenti universitari. Hanno accertato che l’area del parcheggio è videosorvegliata e hanno scoperto che né la magistratura né la difesa hanno avuto modo di visionare i filmati: quando la Procura li ha richiesti, erano già stati distrutti. Ma è possibile che due persone conosciute un po' da tutti al supermercato abbiano tentato un rapimento in un posto così affollato? Anche qui, capiremo di più dagli sviluppi dell’inchiesta. Ad oggi sappiamo solo che l’uomo, Sebastian Neculau, è stato scarcerato: i giudici hanno valutato le accuse a suo carico insufficienti per l'arresto. La donna invece, Viorica Zavàche, resta in cella. Continua ad essere accusata di «tentato sequestro di persona», anche se non c’è più l’imputazione di «sottrazione di minore». La difesa potrebbe presentare per lei un'istanza di scarcerazione. Gianfranco Faillaci

Giuseppe Scatà

|| 11 giugno 2008 || pagina 05 || www.ucuntu.org ||


Patronati

Il mio voto in vendita per una lampadina "I patronati servono a conoscere gente. Io chiedo il voto, ma loro sono liberi di non darmelo". Siamo a pochi giorni dalle elezioni comunali e provinciali catanesi. Nei quartieri popolari di San Cristoforo e Angeli Custodi i patronati (uffici pagati dallo stato per disbrigo pratiche e favori vari) spuntano come funghi, lì proprio dove lo Stato è assente. I muri sono tappezzati di manifesti elettorali. Mezzogiorno: 26 gradi, e umidità al 50 %. I cani randagi si trascinano a stento con la lingua di fuori, gli abitanti di San Cristoforo si riparano tutti all’ombra, come se stesse piovendo fuoco sulle loro teste. Cammino in via Plebiscito, cominciando dalla pescheria. M’hanno detto che ci sono patronati ovunque e che a ridosso delle elezioni ne hanno aperti a decine. E infatti sia a destra che a sinistra, salendo lentamente, ne comincio a contare quattro. Sono tutti chiusi. E’ sabato. In una sala di videopoker un ragazzo mi indica un ferramenta di fronte. Lì un uomo sta comprando dei chiodi “Sì, lo gestico io”, “Ma lei lo sa che nei patronati non si può fare campagna elettorale, né mettere manifesti”, domando. “Sì”, mi dice, “Ma s’è fatto sempre. Tutti lo fanno qui, e non solo qui. Comunque deve parlare con chi se ne occupa veramente. Non con me”. Non è un patronato per davvero. E’ un Caf (centro assistenza fiscale), ma lo chiamano “Patronato” evidentemente per dargli subito riconoscibilità. Guardo in faccia i candidati sui manifesti: Pdl, Stancanelli sindaco: “Tra la gente con

dignità” , dice uno di questi. Scatto delle foto. Un uomo mi urla dietro. Nascondo la macchina. “Chi vota lei? Glielo dà il voto a quella ragazza? E’ pure una bella ragazza!”. E’ in lista Bianco per Burtone Sindaco. Gli dico che sono già impegnato. Lui capisce subito. Gli chiedo che cerco dei patronati. Mi dice che su via Plebiscito, e dentro San Cristoforo ce n’è a iosa “Devi sburugghiari faccenni? Vediamoci martedì qui davanti. Ti ci porto io. Sono di amici miei. Non c’è problema”. Entro per Via delle Salette. Si sente il campanaccio del gelataio, e nei cortili i ragazzini inseguono palloni e provano azioni da campionato europeo, con rovesciate e colpi di tacco. Il campanaccio continua a rimbombare per tutta la via. Un po’ di giorni fa proprio su questa via un ragazzo che spacciava è stato inseguito dalla polizia. Ha urlato aiuto, e la gente è scesa per bloccare la polizia e nasconderlo. Ma gli è andata male. Ho contato due patronati, tutti e due chiusi. Mi dirigo verso il quartiere Angeli Custodi. Passo davanti alla Scuola statale Andrea Doria e alla

Livio Tempesta, entrambe a rischio sgombero esattamente un anno fa. Accanto alla scuola materna ed elementare Livio Tempesta c’è una discarica, da un paio di anni. Arrivo su via Plaia, la strada che porta alla lunga spiaggia di Catania, e che i catanesi chiamano proprio così, alla spagnola: Plaia. Subito mi ferma un ragazzo. Mi chiede se sto cercando qualcosa. E’ infatti uno dei maggiori punti di spaccio della zona. Gli dico che cerco solo dei patronati e lui si calma. Me ne indica un paio. Cammino e becco una bottega tappezzata di manifesti di Salvo Pogliese, candidato per le regionali di metà Maggio (dunque un mese e mezzo fa) e ora deputato all’Ars grazie a migliaia di voti. “Siamo aperti da poco e non è un patronato, ma dopo le elezioni lo saremo. Io aiuto la gente del quartiere. Se hanno problemi coi documenti, o se devono cambiare una lampadina, o se si deve riparare la fognatura io mi metto a fare telefonate, mi dò da fare. Ci andiamo sotto, non credere”, mi dice il gestore. E’ giovane, ex consigliere di quartiere e nuovamente candidato alla prima municipalità. >>>>

|| 11 giugno 2008 || pagina 06 || www.ucuntu.org ||


Patronati >>> Allora, se ci va sotto, gli chiedo perché lo fa. “Perché si conosce gente. E poi perché è l’unico modo per conoscere i problemi della gente”. “Ma non potrebbero andare direttamente alla sede del consiglio di quartiere?”, “No, lì la gente non va. Lì si discute, che c’entra”. C’è anche una bandiera appesa: FORZA CATANIA. “Io poi chiedo il voto. Ma le persone sono libere. Se me lo vogliono dare me lo danno”. Gli chiedo come mai lui e il consiglio di quartiere uscente non s’è mai fatto vivo quando volevano sfrattare la scuola Doria. “Ne parlavamo sempre. Ma è giusto che il Comune spenda quei soldi per un edificio in affitto? I soldi del Comune sono soldi nostri”, “E allora buttiamo i ragazzi per strada, proprio in questo quartiere?”, gli domando, “No, c’è la scuola di via Case Sante”, “Non è

pronta”, gli dico, “L’hanno lasciata a metà”. “Io provai a parlare con le mamme che occupavano e mi hanno aggredito, io ci ho provato”, “Certo, erano molto arrabbiate”, gli dico, “Quelli non sono voti persi?”. “Lo so”, mi risponde. Poi cambia discorso e mi dice che la sua famiglia ha un altro patronato, in via Vittorio Emanuele: “E lì non ce n’è manifesti vero?”,”No”. Allora gli chiedo il numero civico, perché vorrei andarci. Deglutisce. Poi mi stringe le mani più volte, mi prega di non parlare male di lui, che fanno del bene, si prende il mio nome e il mio numero di telefono, mi ristringe la mano, mi dice che se c’è qualche problema alla sede del Gapa sistema tutto lui, anche per le strade, ci pensa lui. Mi dicono che in via Stella polare ce n'è quattro di patronati. Entro nel

SCHEDA/ “FORMAGGINO” ESULE NEL PATRONATO Per Giovanni Fontanino, alias “Formaggino”, quella del 23 settembre 2007, è una domenica da dimenticare. Quel giorno è inquieto e l’idea che gli sbirri lo scovino da un momento all’altro gli blocca l’appetito e lo fa trasalire ad ogni rumore. Non si dà pace al pensiero che, a 23 anni di distanza, debba finire in galera e passare anni e anni là dentro, perché implicato nell’omicidio di Agatino Giuseppe Cannavò, freddato con cinque colpi alla testa, l’8 marzo del 1984, due mesi dopo l’uccisione del giornalista Pippo Fava e per mano dello stesso sicario, l’attuale collaboratore di giustizia Maurizio Avola, uno dei killer più fidati del clan Santapaola, il giovane “dagli occhi di ghiaccio” della “squadra” di Ognina, auto di lusso e vita bella, autore di decine di omicidi. Sparire, certo, sembra facile a dirsi. Ma come? E Dove? “Formaggino”, che conosce bene le regole del gioco, non si fa illusioni sulla benevolenza degli amici nel momento del bisogno. Passò in rassegna i contatti cui avrebbe potuto chiedere rifugio. Aveva un amico particolare - uno che “aiuta i bisognosi” - “Formaggino”, un suo cugino: Mario Tipo, eletto - nelle elezioni amministrative del 2005 – consigliere della VII Municipalità in quota Forza Italia e poi passato al Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo che ha fortemente sostenuto nel corso dell’ultima campagna elettorale per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana. Il patronato di Tipo è situato al centro di via Paolo Orsi, una strada che collega la circonvallazione ad un’altra strada posta a ridosso di una sciara che, all’occorrenza, potrebbe favorire la fuga. Per settimane e settimane, il superlatitante Giovanni Fontanino dimora all’interno di una stanza del centro servizi dove – indisturbato - compila cruciverba. Nella tarda serata del 29 ottobre 2007, gli agenti della squadra mobile irrompono nel patronato e beccano “Formaggino” nel bagno mentre cerca di fare fronte ad un violento attacco di colite. Lo arrestano assieme al cugino cui viene addebitata la procurata inosservanza della pena. Poca roba, insomma, se già qualche giorno dopo, Mario Tipo può tornare a sedere sul suo scranno istituzionale. Questa storia è uscita a Catania su L'Isola Possibile, e il consigliere ha avuto modo di commentarne pubblicamente la pubblicazione: con una risata. Pensa a cose serie, Mario Tipo, ai “bisognosi”. A proposito quando si vota?

primo. Ci sono candidati per il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo (Stancanelli sindaco). Ci sono due uomini, uno con la tuta da lavoro. “Lo gestiamo noi. Non abbiamo banco alimentare e non diamo pasta. Quella è per la gente disperata. Qui la gente ha bisogno di lavorare e questi candidati sono brave persone. Possono fare del bene per il quartiere, e darci un lavoro. E voi sapete che fanno i ragazzi qui. Loro se avessero un lavoro non andrebbero per strada per finire in galera”. Esco. Alle mie spalle c’è un enorme bottega tappezzata di volti, con il simbolo Pdl sotto, e degli slogan brillanti. Così brillanti che, probabilmente per il caldo, non riesco a capirli. Mi sembrano tutti uguali. Nelle frasi e nelle facce. Quando sento in lontananza il campanaccio del gelataio. Sembra la campana di una chiesa. “Ancora qualche sforzo e ti fai una granita gigante mandorle e caffè”, dico tra me e me, “Ancora qualche sforzo”.

Massimo Malerba

|| 11 giugno 2008 || pagina 07 || www.ucuntu.org ||

Giuseppe Scatà


Ridi, ridi/Piangi, piangi

È uscita! Repubblica Catania Vi ricordate quando solo “La Sicilia” aveva il monopolio sulla cronaca cittadina? Tempi bui, quando la “Repubblica” stampava a Catania nelle rotative di Mario Ciancio e con lui aveva fatto un patto di amicizia. Io stampo da te, tu mi fai lo sconto e io non ci metto la cronaca regionale e non penso di aprire una redazione a Catania. Altri tempi. Ora la Repubblica c'è. Corri in edicola.

Concorrenza leale Questa è solo una goliardata. Ma avremmo voglia di una informazione plurale, in questa città. “Repubblica” a Roma denuncia (giustamente) il monopolio berlusconiano su scala nazionale. Ma in Sicilia scende a patti con il Berlusconi locale, che si chiama Mario Ciancio. Forse monopolio non è la parola giusta. È questione di democrazia, punto e basta. E questa, a Catania, non è ancora arrivata. || 11 giugno 2008 || pagina 8 || www.ucuntu.org ||


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