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120909

www.ucuntu.org - rredazione@gmail.com

Scuolaaddio C'era una volta la scuola pubblica, coi suoi insegnanti. Comincia a non esserci più. Gli insegnanti “precari” a casa. I ragazzi, chi ha i soldi, nelle scuole private. L'istruzione non è più un diritto ma una merce da comprare come tutte le altre. Non è solo un ministro a volere così, né soltanto un governo. E' tutta una classe dirigente che non riesce a digerire l'idea che che ci sia qualcosa che non dipenda dal mercato, cultura e felicità comprese. Nell'interno: Le lotte di insegnanti e precari - Cronologia completa Sbavaglio/ Giornalisti in piazza per la libertà. Noi siciliani matti in prima fila || 12 settembre 200 || anno II n.51 || www.ucuntu.org ||


Ridi, ridi...

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E la scuola, dove la metto? La piccola Chiara col suo zainetto pieno di quaderni e libri percorreva il viale che la conduceva alla sua scuola nel giorno in cui iniziava l’anno scolastico. Quando vide in prossimità di questa una piccola folla. Chiara, incuriosita, si avvicinò e subito fu colpita dai flash dei fotografi e dalle domande a mitraglia diretti a due personaggi. La piccola si avvicinò ad una giovane giornalista, e attirando la sua attenzione chiese: “Signorina cosa succede? Chi sono quei signori?” La giornalista rispose: “Come non sai chi sono quei due signori? Beh te lo dico io! Quello mezzo calvo con le guance cadenti è il nostro “podestà camerata”, il nostro amato sindaco! Quel signore che gli sta accanto è il famoso compagno architetto, di fama internazionale.” Chiara domandò ancora: “E cosa ci fanno qui, davanti alla mia scuola?” Un altro giornalista interviene: “La tua scuola? Questa fra una settimana sarà buttata giù, per far posto a qualcosa di più grande e più importante per la nostra città, altro che la tua scuola!” Ma indispettita Chiara rispose: “Ma se la mia scuola è bella, grande, sicura, piena di bambine e bambini, perché mai devono buttarla giù?”

Il giornalista, del quotidiano più diffuso della città, sgarbatamente le rispose: “Senti piccola non mi scocciare, fammi lavorare.” Ma Chiara ancora più seccata, strinse i pugni e si avviò verso quei due uomini passando tra le gambe di quella folla, arrivata davanti ai due noti personaggi cominciò a tirargli le giacche urlando: “Perché volete distruggere la nostra scuola? Dove andremo noi altri bambini?” E urlò così forte che cadde un grande silenzio, ed il “podestà camerata” e il compagno architetto rimasero stupiti, diventarono rossi di imbarazzo ma poi il compagno architetto si riprese e disse: “Non preoccuparti, piccola mia, sì è vero dovremo buttare giù la scuola, ma ne faremo una più bella di prima.” Poi continuò il “camerata podestà”: “Certo, faremo un’altra scuola, e sempre qui nella zona, cosa pensi che il podestà lasci senza scuola i suoi piccoli cittadini?” Ma il compagno architetto non lo fece finire e ribatté: “Certo la faremo nella piazza della stazione a 200 metri da qui.” Ma la piccola ancora più arrabbiata disse: “E il mio papà dove prende l’autobus per andare a lavoro?” Un po’ imbarazzato il “camerata podestà” disse: “Beh! Questo è un problema.” Ma subito il compagno architetto trova

la soluzione: “E allora la faremo al posto della fontana della stazione.” Chiara: “La fontana della stazione? Ma lì ci porta la maestra e ci racconta la storia di Nettuno e Proserpina.” Il “camerata podestà” ancor più imbarazzato: “Beh! La fontana la porteremo in piazza Duomo.” Ma i giornalisti in coro. “E il nostro simbolo? Il nostro elefante? Cosa dirà la cittadinanza?” Il “camerata podestà” sbarrò gli occhi guardò il compagno architetto e disse: “ Ho una grande idea! Porteremo l’elefante in un grande centro commerciale alle falde del nostro bel vulcano così tutti lo potranno ammirare.” E tutti in coro: “Bravi! Bene! Bis!” E il compagno architetto aggiunse: “Certo perché il futuro di Catania è nel progresso, nella modernità, insomma nelle nostre “mani sulla città”. Chiara li guardò sbalordita e ancor più indispettita: “Ma a noi scolari non ci avete chiesto nulla, né dove vogliamo la scuola, né come la vogliamo, non ci avete chiesto nulla! Non vi permetteremo mai di toglierci i nostri diritti!” Giovanni Caruso, I Cordai

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Paese

Giornalisti in piazza per la libertà Anche noi di Ucuntu saremo alla manifestazione indetta per il 19 dalla Federazione della stampa (il sindacato unitario dei giornalisti). E' una di quelle manifestazioni che non si dovrebbero mai fare se non in paesi come la Russia o la Colombia, dove la libertà non esiste e il giornalismo è vietato. Eppure ci tocca farla in Italia, paese occidentale e “democratico”, dove però la libertà di stampa è in pericolo ed ha bisogno urgente dell'intervento attivo dei cittadini. Per noi dell'antimafia, tuttavia, non è poi così importante l'appello dei giuristi e nemmeno la cacciata di Boffo e le minacce a Repubblica. Sono tutti episodi gravissimi ma che però, nell'Italia normale, sarebbero appunto rimasti episodi, non paragonabili con gli assassini dei giornalisti in Sicilia o coi trent'anni di monopolio di Ciancio o col sistematico strangolamento di tutti i giornali siciliani d'opposizione; né con la cancellazione di intere generazioni di giovani giornalisti, da quelli degli anni '80 a quelli dell'e due ultime generazione generazioni. Tragedie imparagonabili, fino a poco tempo fa, alle traversie della stampa nazionale; e che pure abbiamo dovuto affrontare da soli. Ma quello che era il dramma privato della Sicilia - il giornalismo vietato, l'uso della minaccia e violenza, il monopolio brutale – adesso è diventato lo stigma dell'Italia intera. Il fascismo mafioso, caratteristica nostra che si poteva credere locale, adesso è nel Paese intero. Perché di fascismo si tratta – già diretto e squadristico per le minoranze “inferiori”, ottuso e prepotente per tutti gli altri - e non d'altra cosa. Le cosiddette “leggi” razziali sono illega-

li, esattamente come lo erano nel 1938. Gli ordini impartiti a militari, di agire contro le convenzioni internazionali e le leggi del mare, sono illegali tanto quanto quelli cui disubbidivano, sfidando il duce, i migliori ufficiali della Regia Marina e del Regio Esercito. La pestilenza morale – prostituzione di massa fra i giovani, corruzione di massa fra i vecchi, vigliaccheria di massa fra i cittadini – che sempre più segna le cronache cittadine, è quella del vecchio paese dei re e dei duci. Perciò scendiamo in piazza , in questo momento tragico della Nazione, non per difendere corporazioni o vecchi senatori, ma per pietà della patria che sta marcendo viva. E' una battaglia durissima, che non ha bisogno di Vip ma di giovani cittadini. Non ha importanza se aderiscono o non aderiscono il famoso personaggio mediatico o il grande scrittore. Saranno ben altri a decidere, quelli che umilmente tengono, nel nord e nel sud del Paese, contro i delinquenti mafiosi e contro i criminali razzisti, la prima linea dell'Italia libera, dell'Italia civile, dell'Italia buona. R.O.

IL PRECARIO INVISIBILE E LA CITTA' OSCURATA I giornali e l'informazione nazionale continuano a restare in debito con la città di Catania. Anche sull'informazione della protesta dei precari della scuola, di cui non si parla che per cenni anche sui quotidiani e giornali di opposizione. Catania resta una città da dove l'informazione continua a non passare, così come per le informazioni sulla politica, sulla magistratura, sulla vita reale. Resta che qui la costruzione del movimento è una cosa seria, plurale, continua e giornaliera. Resta anche il disagio creato dalla disoccupazione per questi operai della cultura (a Messina, alcuni di loro sono stati costretti allo sciopero della fame per difendere il loro lavoro e la scuola di tutti). Nell'attesa che arrivino cenni di attenzione e di visibilità ai precari e alla città (aspettiamo non solo le notizie brevi, ma gli articoli e le foto, l'interesse reale e continuo di chi si occupa di informazione televisiva e non quello mediatico per una serata da audience) a Catania, è utile che il movimento della protesta si responsabilizzi a farsi un giornale proprio, a trovare gli strumenti di condivisione di esperienze e dibattito di questi giorni. Noi di Ucuntu siamo pronti a fare la nostra parte. Fabio D'Urso

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Precari

Prendi il megafono e grida “no!” Lo sai che la protesta contro i tagli alla scuola è cominciata quest'estate dal sud? Mentre il governo dà vita ai contratti di disponibilità e tredicimila restano senza lavoro, i lavoratori della scuola continuano le occupazioni perchè l'emergenza continua. Giorno per giorno, la cronologia (finora) di una lotta che potrebbe essere l'inizio di molte cose Agrigento, 13 agosto. «Mentre aspetto che mi consegnano il diploma, ad un certo punto vedo arrivare una folla che grida». E cento collaboratori scolastici occupano il Provveditorato. Matera, 24 agosto. Presidio contro 341 posti tra insegnati e personale della scuola dentro l'Ufficio Scolastico. Palermo, 24 agosto. Due tecnici di laboratorio fanno lo sciopero della fame. Salerno, 25 agosto. I precari occupano la sede dell'Ufficio Scolastico Provinciale. Benevento, 27 agosto. I precari chiudono l'ingresso dell'Ufficio Scolastico. In piazza Risorgimento, dal palco per il concerto di De Gregori, si legge il documento di protesta contro il mancato incarico a 500 lavoratori della provincia. “Siamo tutti coinvolti”. Si grida dal palco del concerto. Messina, 28agosto. Inizia il presidio dell'Ufficio Scolastico contro il taglio di 781 insegnanti nella provincia e 200 ATA. Le proteste diventano denunce, raccontate ai giornali. Cominciano le testimonianze dei precari.

Quella di Grazia Maria, ad esempio: “La situazione si complica per i docenti di ruolo trasferiti per le supplenze a disposizione dei Presidi. Oppure la testimonianza di Caterina: “Aver eliminato i nostri posti di lavoro significa aumento degli alunni per classe, negazione del diritto allo studio, per gli studenti. Maria dice: “Come se si trattasse di casi tutti uguali, come se fossero numeri, aliquote, percentuali, i nostri ragazzi sono abbandonati”. Pesaro e Urbino, 28 settembre. I precari organizzano il rito della decimazione, protesta all'interno dell'Ufficio Scolastico contro il taglio dei lavoratori della scuola. Ad alta voce, un insegnate ogni dieci, prima dell'accettazione della nomina a tempo determinato dichiara: "Nell'accettare questo incarico denuncio la progressiva precarizzazione dei lavoratori della scuola. Da anni sottoscriviamo contratti a tempo determinato con risibili speranze di stabilizzazione. Decine di migliaia di posti sono stati tagliati, impoverendo l'offerta formativa ed aumentando il numero di alunni per classe. Di cose da fare per migliorare la scuola ce ne sono, cominciare coi tagli significa non avere a

cuore la scuola pubblica." Trapani e Palermo, 28 agosto. L'occupazione del Ufficio Scolastico a Trapani; a Palermo il presidio diventa permanente e continua lo sciopero della fame. Questa è una testimonianza raccolta su facebook: “A Palermo continua il presidio (e lo sciopero della fame di due ATA) dei precari della scuola davanti l'ufficio provinciale scolastico, stessa situazione a Trapani e Agrigento; tramite la nostra rete chiedo a tutti i compagni che leggono di comunicare la situazione nei vari provveditorati d'Italia per avere una visione complessiva della situazione, essendo chiara la censura sui giornali e televisioni nazionali che copre la lotta della e per la scuola: il più grande licenziamento di massa della repubblica”. Venezia, 28 agosto. Primo sit-in di protesta. Ecco alcuni dati su altre province del nord Italia. La riduzione degli organici messa in atto in Friuli Venezia Giulia è di 919 i posti: 641 tagli per i docenti e 278 per bidelli e tecnici. A Pordenone tagli di 300 posti. A Trieste di 162. --->

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Precari Foto di Fabio D'Urso

A Pavia tagli di oltre 300 posti. Nella scuola primaria, la riduzione è stata di 128 posti. Nella scuola secondaria di primo grado di 108 posti. Nella secondaria di secondo grado di 103 posti. Agrigento, 31 agosto. All'Ufficio Scolastico, si attua un sit-in di protesta permanente dei precari. Si legge in un volantino: “Quest’anno a causa dei tagli, dell’aumento del numero di alunni per classe e di una distribuzione dei posti vacanti ai colleghi di ruolo provenienti da altre regioni o provincie, 600 precari resteranno senza posto di lavoro dopo 10-15 anni di servizio. La situazione avrà una ricaduta sull’economia della nostra provincia, già in ginocchio”. Benevento, 31 agosto. Le sette insegnanti precarie che hanno occupano il tetto del Provveditorato contro i 500 tagli nella provincia. Sicilia, 1 settembre. Come nelle città di Agrigento, Trapani, Messina ed Enna la protesta si radica anche a Palermo e a Catania. A Palermo il presidio diventa permanente, animato dai due tecnici che sono al quarto giorno di sciopero della fame. A Catania, i precari occupano numerosi il “Provveditorato” di

via Coviello. Sul web e sulla stampa si parla della manifestazione più numerosa e plurale organizzata in Sicilia. Il movimento dei precari ribadisce con forza l’assoluta contrarietà ai “Contratti di Disponibilità”. Si vuole determinare una risposta per una manifestazione nazionale a Roma. Cagliari, 2 settembre. Sit-in davanti alla sede dell'ufficio scolastico Provinciale. Tagli nella provincia di 800 docenti e 300 ATA in meno. Messina, 3 settembre. I lavoratori precari e famiglie di alunni disabili occupano la mattina il Provveditorato. Roma, 4 settembre. “Questa mattina la città si è svegliata”. Un gruppo di precari della scuola è salito sul tetto dell'Ufficio Scolastico Provinciale di Roma. Nella provincia di Roma, si stimano tagli da 1300 a 1500. Mentre in tutto il Lazio il taglio è di 3211 docenti e 1328 ATA, solo 1350 nuove immissioni in ruolo a fronte di 2800 pensionamenti. Bari, 4 settembre. Circa 1000 tagli tra i lavoratori, docenti e ATA in Puglia. A Bari si incatenano per protesta.

Siracusa, 5 settembre. Sit-in per denunciare il taglio di 600 posti di lavoro (400 docenti e 200 ATA). Catania, 5 settembre. La manifestazione nella città dei precari ferma per mezza giornata le strade e passaggi strategici. Questa è una testimonianza di un'insegnante, che con il contratto di disponibilità (inserito nel decreto Ronchi ) quest'anno non potrà comunque lavorare: “A diciannove sono diventata maestra con il concorso superato a Brescia negli anni settanta. A Catania, ho conseguito due idoneità all'insegnamento. Ad un certo punto ho lavorato solo con supplenze brevi. Negli anni ottanta si è costituito il “doppio canale” nelle graduatorie, per cui chi avesse svolto 300 ore di servizio, acquisiva il diritto di entrare in ruolo. Nel mio caso, avendo svolto servizio saltuario, pur avendo più titoli, non ho ottenuto questo diritto. Dal 2000 ho lavorato ogni anno riuscendo a maturare i 12 punti di servizio. Per un anno intero ho fatto anche l'esperienza del sostegno con un bambino autistico.

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Precari Foto di Luca Guarneri

---> In questi anni ho lavorato con passione nelle situazioni più problematiche. Lo scorso anno ho lavorato tre mesi, e quest'anno non posso fruire del diritto della disoccupazione. Adesso mi trovo qui al Provveditorato cercando di trarre forza anche tramite il confronto con altri colleghi nella mia stessa situazione. Certo non ci arrenderemo, siamo qui per difendere la nostra scuola pubblica nei fatti”. Trapani, 7 settembre. A Piazza Vittorio Veneto il sit-in organizzato contro il taglio di 900 posti di lavoro. Roma, 7 settembre. Il corteo dei precari si sposta dal Provveditorato fino a davanti il MIUR ( Ministero della Istruzione, della Università, della Ricerca). Ci sono due camper e tre tende da campeggio installati su viale

Trastevere davanti al Ministero, da oggi a presidio di giorno e di notte. Palermo, 8 Settembre. I precari in Sicilia cominciano a coordinarsi fra loro. I precari di Catania e Palermo riconfermano il “No”ai contratti di disponibilità. Catania, 8 settembre. Scrivono i precari nel report dell'Assemblea dell'occupazione dell'Ufficio Scolastico: “L’unica proposta del Governo è costituita dai contratti di disponibilità. Aspettiamo le prese di posizione dei sindacati. Di fronte a un parere positivo revocheremo le tessere”. E' questo il giudizio politico del coordinamento dei precari di Catania: “Condanniamo con forza l’atteggiamento del Governo Regionale: 1500 posti (a fronte di più di 7000 perdenti posto) con contratto di disponibilità, di cui 600 di sostegno, su tutta la Sicilia, assegnati, in

proporzione ai tagli subiti su base provinciale e di comparti, dalle graduatorie ad esaurimento.“ I tagli non tolgono il superfluo ma significano lo smantellamento cosciente del sistema formativo pubblico”. Roma, 10 settembre. Manifestazione davanti al MIUR, ministero dell'Istruzione, dell'Università, della Ricerca contro la “la beffa del contratto di disponibilità”inserito nel decreto Ronchi. Gridate forte, dicono i docenti: "Questo decreto è un detonatore per altre conflittualità. Restano fuori dal provvedimento del governo i docenti che hanno avuto incarichi dai presidi e non con l'assegnazione annuale, e tutti coloro che hanno maturato un anno di servizio tra diverse scuole insegnando materie diverse". Fabio D'Urso (ha collaborato Raffaella Maria Carrara)

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Ridi, ridi...

Il pendolare di Francesco Feola

|| 12 settembre 2009 || pagina 07 || www.ucuntu.org ||


D

opo l’assassinio mafioso di Giuseppe Fava, il 5 gennaio 1984, i redattori de I Siciliani scelsero di non sbandarsi, di tenere aperto il giornale e di portare avanti per molti anni la cooperativa giornalistica fondata dal loro direttore, affrontando un tempo di sacrifici durissimi in nome della lotta alla mafia e della libera informazione. Anni di rischi personali, di stipendi (mai) pagati, di solitudine istituzionale (non una pagina di pubblicità per cinque anni!). Oggi, a un quarto di secolo dalla morte di Fava, alcuni di loro (Graziella Proto, Elena Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza e Lillo Venezia, membri allora del CdA della cooperativa) rischiano di perdere le loro case per il puntiglio di una sentenza di fallimento che si presenta - venticinque anni dopo a reclamare il dovuto sui poveri debiti della cooperativa. Il precetto di pignoramento è stato già notificato, senza curarsi d’attendere nemmeno la sentenza d’appello. Per paradosso, il

creditore principale, l’Ircac, è un ente regionale disciolto da anni. E’ chiaro che non si tratta di vicende personali: la redazione de I Siciliani in quegli anni rappresentò molto di più che se stessa, in un contesto estremamente difficile e rischioso. Da soli, quei giovani giornalisti diedero voce udibile e forte alla Sicilia onesta, alle decine di migliaia di siciliani che non si rassegnavano a convivere con la mafia. Il loro torto fu quello di non dar spazio al dolore per la morte del direttore, di non chiudere il giornale, di non accettare facili e comodi ripieghi professionali ma di andare avanti. Quel torto di coerenza, per il tribunale fallimentare vale oggi quasi centomila euro, tra interessi, more e spese. Centomila euro che la giustizia catanese, con imbarazzante ostinazione, pretende adesso di incassare per mano degli ufficiali giudiziari. Adesso c’è da salvare le nostre case: già pignorate. Una di queste, per la cronaca, è quella in cui nacque Giuseppe Fava e che adesso, ereditata dai figli, è già finita sotto i sigilli. Un modo per affiancare al prezzo della

morte anche quello della beffa. La Fondazione Giuseppe Fava ha aperto un conto corrente (che trovate in basso) e una sottoscrizione: vi chiediamo di darci il vostro contribuito e di far girare questa richiesta. Altrimenti sarà un’altra malinconica vittoria della mafia su chi i mafiosi e i loro amici ha continuato a combatterli per un quarto di secolo.

*** I bonifici vanno fatti sul cc della “Fondazione Giuseppe Fava” Credito Siciliano, ag. di Cannizzaro, 95021 Acicastello (CT) iban: IT22A0301926122000000557524 causale di ogni bonifico: per “I Siciliani” Scarica il manifesto/volantone A3. Ecco una versione leggera fatta per il web, http://www.ucuntu.org/pdf/Appello_ISiciliani_ A3_web.pdf - se volete stamparla e farla girare scaricate questa ad alta risoluzione http://www.ucuntu.org/pdf/Appello_ISiciliani_ A3_hires.pdf

|| 12 settembre 2009 || pagina 08 || www.ucuntu.org ||


Ucuntu n.51