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070409

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Non ci sono i soldi per il futuro di San Cristoforo Servirebbero solamente 140 mila euro per evitare la chiusura della scuola media Andrea Doria nel rione più difficile del Sud Italia. Ma il Comune non ce li ha dopo gli anni di gestione allegra dei soldi pubblici. A luglio la scuola chiuderà i battenti e i ragazzini si ritroveranno in strada, nella città che si è piazzata al secondo posto su scala nazionale, dopo Napoli, per numero di minori arrestati nel 2008. || 7 aprile 2009 || anno II n.36 || www.ucuntu.org ||


Periferie

Report specchio deformante? Qui chiudono le scuole Non sono i 140 milioni di euro del Cipe, tanto attesi e sognati dalla nostra amministrazione. Sono solo 3 zeri in meno: 140.000 euri. Ma il Comune vuota il sacco, non ce li ha. Ed ecco che l’ Andrea Doria, unica scuola media dello storico rione di San Cristoforo, territorio delle cosche mafiose più potenti della città, a Luglio chiuderà definitivamente, mentre il presidente dellla municipalità dice: "Al consiglio di quartiere c’è l’anarchia".

"Vogliamo la nostra scuola!" (Gli studenti della Doria all’ex sindaco Scapagnini, Giugno 2007). *** Non sono i 140 milioni di euro del Cipe, tanto attesi e sognati dalla nostra amministrazione. Sono solo 3 zeri in meno: 140.000 euri. Ma il Comune vuota il sacco, non ce li ha. Le Orsoline, proprietarie del plesso, aspettano il pagamento dell’affitto da quasi 2 anni, ma finora ne hanno visti solo 30.000, di euri. Allora arriva il terzo sfratto per morosità l’8 Gennaio del 2008, ma le Orsoline, che pazienza ne hanno avuta da vendere, decidono di non danneggiare i ragazzi del quartiere e concedono l’ennesima proroga. Il Comune si impegna e giura che quei soldi arriveranno presto, entro il 7 Febbraio 2009, caschi il mondo. Il mondo non casca (quasi) e il comune di Catania preferisce dare 553 mila euri al Circolo Sant’Agata per l’organizzazione dell’ultima festa, (1-8 Febbraio). Sacrosanto. Ma suonano forse un po’ tanti per un Comune che non ha il becco di un quattrino e i cui bilanci sono finiti in

Procura. “Mi spiace”, dicono i nostri amministratori, “le casse sono vuote. Abbiamo agghindato la città, abbiamo stramangiato ovette di Sant’Agata e torrone, ma non ci resta più niente. Pazienza. Riprendetevi la scuola. I ragazzi si iscriveranno da un’altra parte, che sarà mai”. A quel punto le Orsoline, che non riescono più a mantenere le spese di gestione dell’immobile di tasca loro, confermano lo sfratto per Luglio 2009. E il preside Santonocito dice: “Non abbiamo nulla di ufficiale, abbiamo saputo della chiusura dai giornali. L’assessore Arcidiacono ci ha detto che non ha nulla di ufficiale nemmeno lui, ma che probabilmente è così. Una cosa è sicura: non ci sono scuole medie nei dintorni, poiché la Livio Tempesta e la Cesare Battisti lo potrebbero diventare solo nel 2011. Insomma, il quartiere non avrà scuola media e i nostri ragazzi saranno a spasso, proprio qui dove il fenomeno della dispersione scolastica è gravissimo, e la microcriminalità alle stelle”. *** Catania si è piazzata al secondo posto

su scala nazionale, dopo Napoli, per numero di minori arrestati nel 2008. I dati sono stati forniti durante le feste di Natale dall’ex questore di Catania, Michele Capomacchia: “Non credo che sia una casualità, più se ne arrestano, più ce ne sono che commettono reati”, dichiarò alla stampa. La scuola Andrea Doria non è una semplice scuola come tante. Esiste a San Cristoforo dal 1978 ed è, com’è naturale, un presidio importante contro la grande e piccola criminalità. Il primo sfratto per morosità (l’edificio, delle Orsoline, è affittato al Comune) arriva nel 2006. Nell’estate del 2007 un gruppo di mamme occupò la scuola ed ottenne la deroga dello sfratto. Fu un caso nazionale. “Con quella scuola ci siamo cresciuti, per noi è come un monumento, è proprio davanti casa. E’ come se togliessero u Liotru”, disse una mamma all’ ex assessore Maimone, che ribattè così ai microfoni di Antenna Sicilia: ““La scuola Andrea Doria non sarà mai chiusa (…), siamo ben lontani da strumentalizzazioni politiche e di altro genere che non fanno altro che avvelenare il clima”. >>>

|| 7 aprile 2009 || pagina 02 || www.ucuntu.org ||


Periferie

Il 28 Novembre scorso, appena quattro mesi fa, dopo i 24 arresti dell’ operazione antimafia “Padrini”, il procuratore aggiunto catanese Gennaro dichiarò: “Salta agli occhi un aspetto comune a molte vicende di mafia dei nostri giorni: la capacità delle organizzazioni di rigenerarsi (…) la lotta al crimine è lunga, difficile è la repressione, a dispetto di arresti e sequestri. Bisogna colpire le organizzazioni in modo diverso e, con più strumenti, soprattutto efficaci” (La Sicilia, 28 novembre). L’educazione e la scuola sono probabilmente due strumenti efficaci. Allora perché chiudere la Doria? Lo stesso questore Capomacchia disse il 23 Dicembre: “Le agenzie educative (scuole, nda) sono in difficoltà, non si può affidare tutto alla repressione”. E invece il Comune cosa fa? Chiude la scuola, perché non ci ha gli spiccioli. E certo. Come ci ha già raccontato Report, gli 850 milioni dati da Berlusconi a Scapagnini per la sicurezza sismica sono svaniti nel nulla e nel giro di pochi anni: contributi per la cenere a 3 giorni delle elezioni del 2005 a 4.000 dipendenti (Scapagnini è stato condannato a 2 anni e 6 mesi in primo grado), 2 milioni di euro dati ai dirigenti comunali come premi produzione alla fine della scorsa estate (coi bilanci sempre in procura e il Comune in bancarotta), milioni di euro sono andati nelle tasche degli

amministratori delle varie aziende partecipate del Comune, tutte in fallimento, come la Sidra e l’Amt. Altri milioni sono andati ai parcheggi costruiti, inaugurati e abbandonati di Zia Lisa, Due Obelischi e Fontanarossa. Eppure bastava che la Sidra (azienda partecipata del Comune) non regalasse per Natale 100 ciondoli d’oro agli amici, che non comprasse un albero con relative palle colorate per 80.000 euro, che non mangiasse 6.000 euro di castagne. Bastava insomma raggranellare qua là qualcosina, rinunciare a qualche vizietto, per avere l’umile sommetta di 140.000 euro. E invece niente. *** E pensare che L’articolo 626 della finanziaria 2007 concesse milioni di euro dai fondi Inail per la messa in sicurezza delle scuole: il plesso Doria di via Cordai poteva essere comprato dal comune, e poi ristrutturato a spese dello stato, oppure questi milioni, così come è stato fatto coi soldi del Fas, stornati per coprire il disavanzo del Comune di Catania tramite la famosa lista del Cipe (vedi Report), potevano essere stornati per l’acquisto dell’immobile. Oppure, la municipalità di San Cristoforo avrebbe potuto pensare a forme di autofinanziamento, come l’affitto del magnifico salone della municipalità,

nuovissimo e ottimo per i congressi, per un guadagno di 400 euro al giorno. Anche se lo avessero affittato una sola volta a settimana avrebbero pagato il canone d’affitto mensile della Doria. Ma anche questo non è accaduto. Il motivo ce lo spiega il presidente della I municipalità Coppolino in questa incredibile intervista, in esclusiva sul prossimo numero de I Cordai: “Io lo (San Cristoforo ndr.) definisco il “quartiere invisibile” perché all’Amministrazione non interessa questo quartiere, non gliene frega niente…Sono particolarmente amareggiato e ho un’amarezza che mi porto dalla mattina alla sera tutti i giorni …sin dalla mia elezione pensavo di dare una smossa alla I municipalità... le cose vanno avanti non sulla base della fattibilità ma a simpatia, in base a chi la propone e al grado di coinvolgimento che si dà all’amico o al compagno di partito. Assisto a liti e attacchi quotidiani dove volano insulti…la maggioranza dei consiglieri è contro di me: è diventata una cosa personale. Il partito non ha più controllo perché non ha dato nulla a queste persone se non la lista. Poi ogni consigliere pensa a se stesso. Molte volte c’è anarchia nel consiglio di quartiere”. Intanto, tra i litigi, le abbuffate di castagne e i milioni regalati agli amici, la Doria scompare. Giuseppe Scatà

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Quale informazione

Pino Maniaci e l’informazione antimafia sotto tiro Pino, anima dell’emittente tv Telejato, è stato rinviato a giudizio per "esercizio abusivo della professione di giornalista". Condanna quanto mai bizzarra per chi da anni rischia la pelle per la sua attività antimafiosa. Pino Maniaci conduttore del Tg di Telejato, tv di Partinico (Pa), è stato rinviato a giudizio per "esercizio abusivo della professione di giornalista". La citazione diretta è stata disposta dal pubblico ministero di Palermo Paoletta Caltabellotta. Il processo è stato fissato davanti al giudice monocratico di Partinico il prossimo otto maggio. Secondo l’accusa, Maniaci, "con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso", avrebbe esercitato abusivamente l’attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato.

che rischia la pelle per il suo paese, è anche uno dei migliori giornalisti d’Italia: Telejato è conosciuta in paesi in cui non sanno nemmeno cosa sia "La Sicilia" e il "Giornale di Sicilia". Come direttore responsabile di Telejato affermo che Pino Maniaci ha sempre esercitato la sua professione in maniera niente affatto abusiva ma chiara ed esemplare. Intendo conclude Orioles - ricostruire l’iter di questa bizzarra incriminazione ed accertare in particolare se qualche collega siciliana abbia avuto parte in calunnie verso Pino Maniaci. Invito l’ordine nazionale dei giornalisti ad attivarsi con me in tal senso".

Pino da anni lavora a Telejato, emittente che più volte è stata minacciata, querelata e contestata da boss e notabili della zona di Partinico. L’anno scorso Maniaci era stato minacciato di morte dal figlio di un boss della famiglia Vitale.

Maniaci intanto replica: "Tutto nasce da una denuncia anonima fatta in realtà da un collega invidioso della mia popolarità. Non è la prima volta che mi trovo sotto processo per esercizio abusivo della professione. A luglio sono stato assolto dalla stessa accusa. Chiarirò tutto anche questa volta". "Produrrò la sentenza che mi ha già scagionato. In occasione dell’ultima intimidazione - ha detto Pino il presidente nazionale dell’Unci mi ha dato la tessera onoraria dell’associazione.

"Hanno rinviato a giudizio Pino Maniaci per ’esercizio abusivo della professione’. Pino Maniaci - dice Riccardo Orioles, direttore responsabile di Telejato -, prima di essere un antimafioso

Questo vorrà pur dire qualcosa". Beppe Giulietti, portavoce di Articolo21, pensa che il rinvio a giudizio per Maniaci sia "uno spiacevolissimo equivoco, dal momento che quando lui fu aggredito e pestato dagli ’amici degli amici’ gli fu addirittura consegnata la tessera onoraria e fu indicato come un punto di riferimento per tanti cronisti italiani". "Siamo sicuri - ha continuato Giulietti - che questo spiacevole, incomprensibile e anche un po’ pericoloso equivoco sarà autorevolmente risolto. Anche perché forse l’esercizio abusivo della professione non è svolto da Maniaci ma da chi, tesserino o non tesserino omette, fa finta di non vedere, nasconde le notizie o magari trova perfino il modo di pubblicare le lettere dei mafiosi condannati e sottoposti al 41 bis". "Non entriamo neanche nel merito del provvedimento qualunque sia la motivazione addotta. L’unica certezza - ha concluso - è che sia stato applicato alla persona sbagliata nei tempi sbagliati e con le modalità sbagliate". >>>>>>>

|| 7 aprile 2009 || pagina 04 || www.ucuntu.org ||


Quale informazione

La Fnsi, Federazione nazionale stampa italiana, interviene sulla notizia di rinvio a giudizio di Maniaci: "Chiediamo all’Ordine territoriale di valutare, pur nella sua autonomia, la possibilità di iscrivere il collega Maniaci nell’elenco pubblicisti nei modi e con le valutazioni che riterrà più opportune". "Che la magistratura se la prenda con il collega, e sottolineiamo collega, per un fatto burocratico di competenza dell’Ordine professionale - si legge nella nota del sindacato - ci pare assolutamente sproporzionato rispetto alla attività svolta da Telejato e dal suo direttore in tema di antimafia. A riprova ci sono le continue minacce ed intimidazioni che la tv e il suo direttore hanno subito in questi anni. Ora, che la magistratura abbia scoperto il segreto di pulcinella, e cioé la non iscrizione all’ordine nell’elenco dei pubblicisti di Pino Maniaci, ci pare grottesco: come se si volesse far passare il nostro collega alla stregua di persona inaffidabile e millantatrice". "Al di là

delle norme burocratiche, però continua la comunicazione - esiste l’articolo 21 della Costituzione che dà il diritto a tutti i cittadini di esprimere la propria opinione e a maggior ragione ad un’emittente comunitaria come quella che dirige Maniaci. Ci auguriamo che il rinvio a giudizio a questo punto si concluda con un nulla di fatto".

Chi è Pino Maniaci A Partinico esiste una piccola emittente, una piccola ma grandiosa emittente, Telejato. A condurre tutta la baracca è Pino Maniaci, l’omino della Bialetti, come è descritto in un settimanale. Pino Maniaci fa giornalismo, non fa il giornalista perché è stato assunto o perché ha un contratto da conduttore. Fa giornalismo serio per missione. Una missione che a volte lo porta a rimetterci denaro, anziché guadagnarlo. La differenza tra un giornalista "impiegato" e Pino Maniaci, è che i servizi giornalistici dell’omino della Bialetti portano a

conseguenze dannose a Cosa Nostra, come l’abbattimento di stalle di proprietà dei boss Vitale, utili strategicamente a Cosa Nostra. Tanto ha strepitato contro queste costruzioni, che a seguito dell’abbattimento, un gruppo di ragazzi tra cui il figlio dei Vitale non molto tempo fa, attentò alla vita del giornalista, pestandolo e stringendo a forza la carotide. Maniaci non si è fatto abbattere neanche da questo, e pur avendo prognosi di alcuni giorni di convalescenza, ha firmato per uscire dall’ospedale perché il giorno dopo aveva un impegno con i suoi ascoltatori: la conduzione del TG. La conduzione del TG di Telejato non è la conduzione di un TG qualunque. Non ci sono montatori, tecnici del suono, tecnici delle luci, operatori, cameraman e redazione. Fanno tutto in famiglia. (antonella serafini)

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Catania: affitti eccellenti

Anche i padroni di casa incassano Qualcuno riesce a riscuotere, altri aspettano. Tra i creditori del Comune, i proprietari immobiliari sono una categoria a parte. La loro fortuna? Una amministrazione che sa scegliere tra l'interesse pubblico e quello privato. Il 17 marzo è toccato ad Ernesto ed Andrea Sudano, insieme al procuratore Ugo Rossi, regalare una bella ricarica al proprio conto corrente. Il 10 dicembre del 1990 avevano pensato di concludere un buon affare firmando il contratto di locazione che destinava i propri locali di via Veniero, a due passi dal mercato di Piazza Carlo Alberto, a sede del comando dei vigili urbani. Per una decina di anni tutto è filato liscio, ma dalla fine del 2004 i tre comproprietari cominciano a collezionare rinvii di pagamento per le rate dell'affitto, un hobby sempre più diffuso fra chi fa affari col Comune di Catania. Quando, cinque anni fa, cominciarono a venire fuori i primi buchi di bilancio dell'amministrazione Scapagnini, il Comune iniziò a pagare il canone un mese sì e quattro no. Dal 2006, invece, non riuscì più a sborsare nemmeno un centesimo. Inevitabile, allora, non accontentarsi delle promesse e scegliere di percorrere le vie giudiziarie. Ad un decreto ingiuntivo del 2005 è seguita, dopo due anni, una sentenza del Tribunale civile che ha riconosciuto il diritto dei proprietari a riscuotere 200.137 euro, quelli cioè

maturati fino al marzo del 2007. Il 4 marzo dell'anno scorso, poi, visto il silenzio comunale alla sentenza del tribunale civile, i tre si rivolgono al tribunale amministrativo chiedendogli di obbligare l'amministrazione municipale ad obbedire alla precedente sentenza civile e pagare tutto il debito accumulato, compresi interessi e spese giudiziarie (quasi 40.000 euro). La sentenza del Tar arriva due volte: la prima a giugno 2008 e la seconda, corretta su richiesta dei tre, a settembre. È toccato a Vito Guglielmino, commissario ad acta farla eseguire e toccherà, ancora una volta, alla Corte dei Conti valutare le responsabilità sull'ennesimo danno alle casse comunali causato da questo “debito fuori bilancio”. L'accanimento terapeutico sulle casse comunali Diverse centinaia di migliaia di euro l'anno, sono quelli invece pretesi dalla BIT Invest di Domenico Toscano per i canoni dei suoi numerosi edifici, affittati anch'essi al Comune di Catania. In questo caso, oltre alla richiesta di pagamento dei canoni arretrati pende anche una domanda di sfratto.

Il 4 dicembre dell'anno scorso, Toscano si è rivolto al Tribunale catanese ed ha ottenuto che le prime udienze venissero fissate nel mese successivo. Solo che al Comune non è arrivata la raccomandata di notifica e tutto è stato rinviato di qualche mese. È ormai una prassi normale, da parte della giunta Stancanelli, quella di cercare di ritardare con ogni mezzo possibile i pagamenti, come una sorta di accanimento terapeutico che cerca solo di prolungare le sofferenze di un ammalato terminale. Anche in questo caso, infatti, la Giunta municipale ha deciso di non riconoscere i diritti vantati dalla BIT Invest e di resistere in giudizio. Ancora una volta il Comune sarà dunque condannato a pagare, oltre

SCHEDA / Immobili della BIT Invest dati in affitto al Comune di Catania, oggetto della procedura di sfratto per morosità:

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1.Via S. Agata – piazza Scammacca – via Mazza; 2.Via Pulvirenti, 4 (secondo e terzo piano); 3.Via D. Tempio (piani: interrato, terra, primo, secondo, terzo, terrazza e locale adiacente).


Catania: affitti eccellenti

la cifra pattuita, interessi e spese giudiziarie, per quasi un 30% in più. Tutto questo solo per guadagnare qualche mese, prima dell'eventuale dichiarazione di bancarotta, ed impegnare il tempo dell'avvocato Fabio Buccheri nell'ennesima causa dall'esito scontato. Una terrazza sul mare Esemplare è, comunque, la storia dell'affitto di uno degli edifici di proprietà di Toscano, quello di via Domenico Tempio. Come in un telefilm ad episodi, la locazione dell'intero edificio si è completata con una serie di contratti firmati in tempi diversi. La prima puntata è stata trasmessa il 17 agosto del 2004, con l'affitto del primo piano. sono seguite gli altri piani, fino all'ultima puntata , l'otto giugno del 2007, che si è conclusa con un finale tutto da ridere. Dei 6.675 metri quadrati dell'edificio restavano nelle mani di Domenico Toscano solo il piano interrato e la terrazza. Arrivava l'estate e sarebbe stato spiacevole non potere disporre della terrazza, proprio a ridosso della spiaggia della Plaja catanese. Altri 60.000 euro l'anno e

l'affare è concluso: adesso, volendo, si potrà posteggiare nel piano interrato, portarsi sdraio ed ombrellone in terrazza e godersi la vista del mare sorseggiando una limonata con ghiaccio. Il serial televisivo, dopo un simile finale, non poteva esaurirsi definitivamente e lasciare sconsolati i tanti fans guadagnati. Ecco quindi ritornare sugli schermi dei catanesi il nuovo serial titolato “Una terrazza sul mare 2 – la vendetta”. Adesso la BIT Invest tenta di riavere la disponibilità dell'edificio e di rientrare dei denari che il Comune di Catania aveva promesso, anche in questo caso aumentati di interessi e spese giudiziarie. Nel tempo sta crescendo il numero dei fans, ancora pochi in verità, che non hanno gradito l'andamento con cui si è dipanata la trama del telefilm e propongono una nuova sceneggiatura dal titolo “Una città sotto il vulcano”, in cui si dovrebbe raccontare di un terremoto che travolge tutti gli amministratori catanesi che hanno permesso agli speculatori privati di comprare vecchi edifici, di come li hanno ristrutturati o di come ne hanno costruiti di nuovi, di come sono rientrati del loro investimento in pochi

anni. Tutto grazie agli affitti pagati da un Comune che si è eroicamente rifiutato di utilizzare e salvare dall'abbandono le sue, pur numerose, proprietà immobiliari. A questa versione si oppongono, però, gli attori protagonisti della vecchia serie, i quali pretendono che si continui a preferire il reinvestimento dei profitti finora accumulati in un nuovo più grande affare: un'asta pubblica per la vendita delle stesse proprietà immobiliari abbandonate dal Comune. Il complesso di via Bernini, ad esempio che, unito alle aree vuote che lo affiancano, potrebbe miracolosamente trasformarsi in un grande centro commerciale, naturalmente dopo apposita variante al Piano Regolatore. Si potrebbe anche inserire un flashback su Enzo Bianco, allora sindaco, che nel 1999 dichiarava di comprare questo complesso immobiliare proprio per ospitarvi gli uffici che poi sono invece andati ospiti in locali affittati. Una pratica che ha portato il Comune di Catania a spendere, per canoni d'affitto. oltre 7 milioni l'anno, dal 2006 quasi mai pagati alla loro normale scadenza. Piero Cimaglia

|| 7 aprile 2009 || pagina 07 || www.ucuntu.org ||


Ridi ridi, piangi piangi

www.kanjano.org || 7 aprile 2009 || pagina 08 || www.ucuntu.org ||


Ucuntu n.36