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DOPO I TAGLI ALLE ELEMENTARI E MEDIE ANCHE QUELLI ALLE SUPERIORI

RIFORMA GELMINI

BOCCIATA! 10 aprile 2010

“NOTTEBIANCA”

indifesadellascuolastatale alle 18 in piazza Duomo e alle 19 al “Boggio Lera” di Catania!

Per discutere insieme su scuola, precariato e forme di lotta: UNITI per difendere l’istruzione pubblica, un bene di tutti! ProTeste

6 Aprile 2010

numero 4


C'era una volta lo stato sociale

Per una nuova riforma intellettuale e morale L'attuale gravissima crisi del sistema economico globale sta trascinando con sé una più generale crisi culturale e di civiltà. Per lungo tempo, a partire dall'inizio del ciclo espansivo negli anni immediatamente successivi alla fine del secondo conflitto mondiale, il sistema economico fondato sui principi della libertà del mercato e dell'impresa era parso in grado di garantire sia alle generazioni presenti che a quelle future, almeno quelle appartenenti alla parte "ricca" del pianeta, corrispondente all'insieme dei paesi dell'Europa occidentale, un'ininterrotta crescita economica cui si sarebbe accompagnato

un crescente e inarrestabile sviluppo delle forze produttive, della scienza e della cultura. Ma a partire dalla seconda metà degli anni '60 e ancor più nei primissimi anni '70 ovvero con la fine di tale ciclo espansivo e l'inizio di un ciclo recessivo, il sistema capitalistico si è mostrato sempre meno in grado di assicurare progresso economico e sviluppo scientifico e culturale. Il ciclo recessivo, segnato dalle politiche neoliberiste di privatizzazione e di attacco forsennato al salario, ai diritti sociali e alle condizioni di vita dei lavoratori e dei gruppi sociali meno abbienti cui abbiamo assistito in Europa e negli Usa, nel corso degli anni '80 e '90, continua ancora oggi, condizionando pesantemente le politiche economiche e sociali degli attuali governi dei paesi occidentali. È in questo generale quadro di crisi che occorre collocare le politiche per la ricerca e lo sviluppo perseguite da tali governi e dalle classi dirigenti di cui essi sono espressione. Nel corso del ciclo espansivo le classi dominanti europee, anche per la pressione delle lotte operaie e studentesche per una scuola ed un'università di massa avevano via via edificato un sistema della ricerca e della formazione funzionale alle esigenze di una crescente mobilità sociale. Ma lungo gli ultimi trent'anni tale sistema che ha rappresentato uno degli elementi ProTeste 6 aprile 2010

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fondamentali dello sviluppo culturale e scientifico delle società a capitalismo maturo, nella cosiddetta "età dell'oro" del capitalismo occidentale, è stato via via modificato e stravolto: sulla base di una sempre più marcata assunzione di un modello neo-liberista la cultura e la scienza sono state infatti assunte come immediati fattori di produzione ovvero come merci. Drammatici processi di precarizzazione e di proletarizzazione del lavoro intellettuale si sono non a caso accompagnati alle politiche volte a colpire il costo del lavoro, considerato insostenibile per le esigenze di accumulazione capitalistica in una fase prolungata e acuta recessione economica e produttiva. Perciò assistiamo ad una generale complessiva contrazione degli investimenti in ricerca e sviluppo nei maggiori paesi capitalistici: dal 1995 in poi nei paesi membri dell'Ue la frazione di PIL destinata alla ricerca e e allo sviluppo è rimasta ferma sotto al 2 per cento, e anche negli Usa essa non ha superato il 2, 5 per cento. In Italia tale frazione supera a stento l'1 per cento. Sono dati che ci dicono come il capitalismo nella fase recessiva che sta attraversando e dalla quale al momento non si vede quando e come possa uscire, non solo non è in grado di sviluppare le forze produttive ma tenta disperatamente di uscire dalla crisi proprio attraverso la


C'era una volta lo stato sociale

più classica delle ricette deflazionistiche ovvero attraverso la distruzione di capitale e di ricchezza: la scuola e l'università di massa da fattori di crescita, funzionali alla stesse esigenze dell'accumulazione capitalistica, si trasformano in un costo insostenibile e quindi da abbattere. Perciò la scuola e l'università di massa vanno smantellate: esse costituiscono due pilastri fondamentali di quello "stato sociale" che nel ciclo espansivo avevo reso possibile una crescita simultanea dei salari e dei profitti ovvero una crescita dell'economia e insieme della coesione sociale, sulla base di un riconoscimento formale del diritto al lavoro e del diritto allo studio anche per le classi subalterne. Tali processi regressivi, espressione di una drammatica acutizzazione del contrasto tra le forze produttive e i rapporti di produzione capitalistici, si presentano in Italia in termini particolarmente drammatici dato il carattere storicamente fragile ed arretrato del nostro capitalismo e della nostra borghesia. La riforma universitaria del cosiddetto 3+2 ha contribuito fortemente alla generale dequalificazione dell'università di massa, con il sistema dei crediti, con la mostruosa moltiplicazione dei corsi di laurea: l'idea di funzionalizzare in modo immediato la formazione e la ricerca universitaria alle mutevoli e contingenti

esigenze del mercato capitalistico ha finito per dequalificare l'università privandola di un progetto culturale e formativo realmente autonomo. Ciò che sta portando di fatto all'eliminazione del valore legale del titolo di studio universitario. Contro tali processi di regressione e di imbarbarimento culturale è necessario riorganizzare una iniziativa forte, in grado di contrastarli su tutta la linea, a partire da una visione diversa e

alternativa del ruolo sociale della cultura e della formazione, per una nuova "riforma intellettuale e morale" della società. La realizzazione di tale riforma non potrà che passare da una saldatura del mondo del lavoro dipendente, sia "stabile" che precario, con l'insieme dei ceti intellettuali della società ovvero con il mondo della ricerca e della formazione. Salvatore Tinè

L’Italia ERA... ...una Repubblica fondata sulla democrazia, sul lavoro e sull’uguaglianza dell’applicazione della legge in caso di delinquenza. L’Italia ERA uno Stato dove si cercava faticosamente di rappresentare la voce del popolo e dove elemento indispensabile diventava dare al ceto popolare la possibilità di vivere un’esistenza dignitosa garantendo loro un’istruzione pubblica (elemento fondamentale per la crescita di una nazione), una sanità pubblica e la possibilità di accedere (tramite concorsi) al lavoro pubblico. Ma ormai tutto questo rappresenta una lontanissima utopia e lascia il posto ad un governo odierno rappresentato da un Presidente del consiglio, “democrate totalitario” sempre più prepotentemente intento a difendere a spada tratta i propri interessi, anche a costo di alimentare scontri e crisi istituzionali. Ma la cosa più sconcertante è che tutto questo sta accadendo davanti agli occhi della gente, la quale sta subendo uno dei più pesanti furti che si possa loro fare e cioè privarli della loro sovranità. Ma, nonostante tutto, tendo a giustificare questi milioni di persone palesemente sbandate, confuse e sempre più povere di punti di riferimento; ma non giustifico la reazione passiva e statica dei lavoratori della Scuola e dell’Università, i quali si stanno lasciando inghiottire da una logica puramente negativa che, inevitabilmente, ci condurrà ad una sostanziale sottomissione a non valori di un sistema italiano in decadenza. Rosanna Aiello ProTeste 6 aprile 2010

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Verso lo sciopero

Sciopero degli scrutini di fine anno: SI PUO’ E SI DEVE! Dopo mesi e mesi di manifestazioni, cortei, picchetti e occupazioni contro il progetto di distruzione della scuola pubblica messo in atto dal governo Berlusconi, il movimento dei precari della scuola sta portando avanti a livello nazionale una campagna di boicottaggio degli scrutini di giugno: si tratta di arrivare allo “sciopero degli scrutini”, cioè uno sciopero tradizionale indetto per due giorni da un sindacato in

concomitanza degli scrutini finali in modo da farne slittare lo svolgimento. Quando i lavoratori della scuola scioperano non bloccano la “produzione”, non creano un danno materiale immediato e la protesta ha valore politico ma puramente simbolico; lo sciopero degli scrutini esprime invece una più decisa volontà di opporsi alla Gelmini, ed è forse l'ultima arma a disposizione per inceppare momentaneamente gli ingranaggi della burocrazia scolastica dato che le precedenti forme di lotta sono state bellamente ignorate dal governo. Il 3 e 4 febbraio uno sciopero provinciale indetto dai COBAS a Genova è riuscito a fare slittare di due giorni lo svolgimento degli scrutini. In molte città d'Italia il 12 marzo scorso i lavoratori della scuola che hanno aderito allo sciopero, là dove era previsto che si svolgessero gli scrutini, ne hanno determinato lo slittamento. Si tratta quindi di ripetere quest’esperienza a livello nazionale coinvolgendo tutto il personale della scuola, gli studenti e le famiglie in questo percorso per assicurarne la riuscita a fine anno.

Nessun lavoratore che sciopera può essere sostituito. Nessun lavoratore che sciopera può essere perseguito in alcun modo. Inoltre, si dice spesso con uno slogan molto eloquente «senza bidelli non si aprono i cancelli»; appare evidente a tutti quanto sia importante in questo senso il ruolo dei colleghi del personale ATA in questa lotta. Sappiamo che non sarà facile, ma le adesioni crescono di giorno in giorno e non tentare significa arrendersi in partenza! Invitiamo quindi tutti i colleghi a partecipare insieme a noi alla costruzione dello sciopero degli scrutini.

COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA CATANIA (per informazioni e adesioni allo sciopero degli scrutini di giugno contattateci all'indirizzo lavoratoriscuolact@virgilio.it)

Supplemento “I Cordai” - Via Cordai 47 CT – Reg. Trib. Catania 6/10/1996 n.26 Direttore responsabile: Riccardo Orioles Progetto grafico: Riccardo Orioles, Luca Salici e Sonia Giardina. Questo numero è stato ideato, scritto, organizzato, impaginato da: Alessandro Di Mauro, Raffaella Maria Carrara, Fabio D'Urso, Marcella Malenchini, Alessandro Piccolo, Lorenzo Giustolisi, Luigi del Prete, Antonio Condorelli, Rosalba Scinardo, Salvatore Tiné, Rosanna Aiello. Foto: Alberta Dionisi ProTeste 6 aprile 2010

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Proteste n.4