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21 DICEMBRE

TUTTI IN PIAZZ IAZZA “... chiedo delle risposte ed un lavoro, il mio, che mi restituisca la mia dignità e le condizioni morali ed economiche, per avere e dare un futuro anche ai miei figli”

Lunedì 21 dicembre Manifestazione regionale di tutta la scuola (concentramento ore 10 in p.zza Roma - Catania) ProTeste 10 dic 09

numero 2


Movimento in piazza

Precari... precari... precari lavoratori

Scuola Sicilia I PRECARI si organizzano Settembre. La scure della Gelmini si abbatte pesantemente sul mondo della scuola italiana, ma a farne le spese sono soprattutto le regioni meridionali in cui il numero dei disoccupati è destinato a crescere in maniera esponenziale. Il fronte dei precari si mobilita subito in tutta Italia e la Sicilia, con i suoi 7200 lavoratori della scuola licenziati, esprime da subito un movimento forte e compatto che, attraverso forme di protesta anche estreme (scioperi della fame, occupazione dei provveditorati), accende la rivolta in tutto il Paese. Di fronte all’arroganza del Governo, che prosegue indisturbato la sua opera di distruzione, i precari della scuola in Sicilia decidono di serrare le fila, di compattare il fronte unendo le forze espresse dalle singole città. Il 14 novembre i comitati precari di Agrigento, Catania, Enna, Palermo, Trapani, Siracusa, durante un incontro ad Enna, si confrontano sulle diverse realtà locali, sulla fase fisiologica di reflusso che attraversa il movimento, sulle strategie da adottare per ampliare il fronte di lotta a quei precari delusi che si sono rintanati nel loro guscio, ai docenti di ruolo che continuano ad ignorare il disastro incombente sul mondo della cultura,alle famiglie, ancora poco sensibili ai problemi della formazione dei loro figli, agli studenti. È emersa chiara la volontà di unire tutte le energie in un contenitore

che accolga le singole realtà senza costringerle ad una unità artificiosa. Nasce con questo intento il Movimento Scuola Sicilia, con un calendario fitto di appuntamenti “itineranti”, nelle diverse città della Sicilia. Il 21 dicembre a Catania la prima importante manifestazione regionale. Ma intanto la disperazione di chi si trova per strada ormai da troppi mesi, senza neppure il sussidio di disoccupazione e, spesso, con una famiglia da mantenere, continua a crescere. Il 29 novembre, a Palermo, 4 collaboratori scolastici hanno iniziato lo sciopero della fame davanti la sede della presidenza della regione, per chiedere alla Regione di assumersi le sue responsabilità e riaprire quel tavolo tecnico promesso ad ottobre. Come sempre si è dovuto aspettare che qualcuno si sentisse male per essere ascoltati. Dopo il collasso, giorno 4 dicembre, di Pietro Di Grusa, 48 anni, padre di famiglia, ricoverato d’urgenza presso l’ospedale civico, il Presidente Lombardo si è degnato di inserire nella sua agenda, per mercoledì 9 dicembre, l’incontro con i 4 coraggiosi precari. Fino ad allora la scuola siciliana

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Da uno studio recente della Cga di Mestre, la più antica confederazione di artigiani e piccoli imprenditori d'Italia, si evince che ad oggi il numero dei lavoratori precari, al netto del lavoro nero, supera i tre milioni. Il precariato è e sarà ancora di più in futuro “il problema” del lavoro. Questi dati dovrebbero spingere anche noi precari della scuola ad una seria riflessione sulla nostra condizione di lavoratori. In questi mesi i movimenti dei precari hanno rappresentato la punta più avanzata del movimento in difesa della scuola pubblica, soprattutto perché finora i precari siamo stati il soggetto più maltrattato in ambito scolastico dalle politiche del governo. Urge un progetto che, pur puntando all'indispensabile ma insufficiente unità di tutti i lavoratori della scuola precari e non, eviti l'autoisolamento in un angolo esclusivamente categoriale. Il movimento dei precari continui a ricercare con ostinazione unità d'intenti coi colleghi di ruolo, ma allo stesso tempo si apra ad una nuova prospettiva di alleanze intercategoriali con tutti lavoratori precari e stabili (anch'essi ormai sempre più precari, grazie alla crisi del sistema economico). Contribuiamo così alla ricostruzione di un senso comune che – superando tutti insieme sia sterili vittimismi, sia miopi atteggiamenti da aristocrazia operaia – restituisca il significato profondo della comune appartenenza a quel mondo del lavoro tenuto sotto scacco, ormai da trent'anni, da violenti attacchi e politiche disgreganti. Alessandro Piccolo

incassa lo schiaffo di Leanza che, in risposta alla rabbia e alla disperazione, dichiara candidamente che la Sicilia ha saputo dare le risposte adeguate all’emergenza scuola e che non si sono persi posti di lavoro. Barbara Evola Precari della Scuola in Lotta di Palermo


Precari della scuola e della ricerca

Come si

lotta uniti?

Il C.p.s. Catania ha partecipato all’assemblea ospitata dalla Facoltà di Lingue e organizzata dai coordinamenti dei precari della ricerca, il 2 dicembre, nel quadro della giornata nazionale di mobilitazione contro la legge Gelmini e contro il progetto, ormai sempre più avanzato, di distruzione dell’università pubblica. Riportiamo il testo del nostro intervento che si inserisce nel quadro di un tentativo di unificazione delle lotte in difesa della istruzione pubblica. (Rosalba Scinardo) “Non è ovviamente solo un saluto o un messaggio di solidarietà il nostro […] non è solo un saluto perché è piuttosto l’invito a un lavoro comune che passa certo attraverso il mutuo soccorso e la creazione di iniziative unitarie. […] Non senza difficoltà, scontri interni siamo riusciti a creare un coordinamento che si vuole rappresentativo di tutte i soggetti che vivono la scuola, lavoratori, studenti, genitori. È un coordinamento regionale, si chiama MOVIMENTO SCUOLA SICILIA. […] Un passaggio dalle realtà provinciali a una regionale ci sembra un buon passo avanti e intendiamo subito testare questo nuovo livello indicendo una manifestazione regionale qui a Catania per Lunedì 21 dicembre, con concentramento alle ore 10 in piazza Roma, alla quale vi invitiamo e per la quale ci terremo senz’altro in contatto. Questo è un appuntamento importante anche per un

altro motivo: nei giorni scorsi una nostra delegazione si è recata a Palermo per partecipare all’assemblea nazionale che ha riunito vari coordinamenti dei precari della scuola e del personale A.T.A, in quell’occasione si sono presi accordi con il coordinamento precari della Campania per organizzare la manifestazione nella stessa data. Questo a nostro avviso può dare risonanza all’evento e può diventare un passo importante verso un lavoro comune. […] Vorrei aggiungere un paio di riflessioni a titolo personale, su quanto detto fin qui e su un punto nodale della nostra azione. 1) I fortissimi tagli sull’università creano una sorta di fronte comune tra precari, docenti, studenti e a volte addirittura – ma non è il nostro caso – rettori. Ma il movimento dentro le Università deve combattere un nemico interno che si chiama cooptazione. A scuola, almeno per ora e infatti noi le difendiamo, esistono le graduatorie. L’università recluta per cooptazione. Davvero pensiamo di fare un fronte comune con chi ha gestito e gestisce nella maniera nota a tutti concorsi, borse, assegni di ricerca, dottorati? Ovvero con chi gestisce, volente o nolente, lo sfruttamento molte volte accettato passivamente dai precari e di fatto la loro selezione di classe, visto che solo chi ha certi mezzi può permettersi anni di precariato, fatte salve le eccezioni? ProTeste 10 dic 09

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2) Abbiamo – parlo dei precari della scuola ma non solo – un problema di rappresentanza sindacale: alcune delle sigle sindacali storiche non organizzano ormai da decenni la conflittualità sociale, tentano solo di partecipare a una negoziazione e a una concertazione dalla quale stanno venendo esclusi. Il sindacalismo di base ha delle proposte che personalmente condivido, ma si scontra ancora con grandi limiti numerici. La voglia di delega dei movimenti è bassissima, ma ad andare ai tavoli o a condurre una lotta ci vogliono degli strumenti… Dobbiamo cominciare a crearci questi strumenti. 3) Si sente il bisogno di un terreno di difesa dei diritti e dei servizi fondamentali, che trasversalmente tuteli le figure del lavoro e del non lavoro, i vari e non meglio definiti precari. Come elaborazione teorica siamo indietro, come organizzazione politica e sindacale pure. Ma non dobbiamo avere per forza la risposta pronta. Noi dobbiamo crescere per essere in grado di bloccare insieme agli studenti le scuole e le università. È questo il livello al quale cominceranno a sentirci e col quale usciremo dalla pura testimonianza o dalla personale non condivisione delle politiche economiche di questo o del prossimo governo e ci muoveremo verso una nuova idea di istruzione.” Lorenzo Giustolisi


Studenti e disoccupati MOVIMENTO STUDENTESCO Lo scorso autunno, come un’indomabile onda, studenti, precari e tutto il mondo dell’istruzione hanno portato agli onori delle cronache un processo brutale di smantellamento dell’istruzione pubblica che, partendo dalla famosa legge 133 ma con radici ben più profonde che giacciono nei testi, a volte applicati e a volte no, dei ministri di governi succedutisi tra il 1994 e il 2008 ha già prodotto i suoi effetti nefasti. Stillicidi giornalieri si abbattono sulla scuola, considerata l’architrave del dispendio del denaro pubblico a detta dei Ministri di questo governo. Il segno dei tempi, l’ascesa della crisi, avvalora e legittima le posizioni di governanti che scelgono di tagliare fondi e di investire il meno possibile nel mondo dei saperi e nella loro libera fruizione, incuranti del fatto che il rilancio di un paese parta proprio dall’istruzione, dalla ricerca e dalla stabilità, economica e sociale. Nelle università l’eco regressiva di questi provvedimenti sta già intaccando l’elementarità del servizio pubblico, coi ritardi sugli inizi delle lezioni (vedi il caso di Lingue e Letterature Straniere), la totale

eliminazione di corsi di laurea o le discussioni interne ai consigli di facoltà sui numeri chiusi, che a partire dal prossimo anno, anche nel nostro ateneo, impediranno a numerosi studenti il diritto inviolabile di frequentare i corsi più affini alle loro vedute o attitudini. Le fondazioni di diritto privato sono già realtà, l’aumento delle tasse universitarie è un dato inoppugnabile, i fondi per le ricerche scientifiche hanno subito un drastico taglio e i servizi E.R.S.U. sono talvolta assenti e talvolta fatiscenti e nella peggiore delle ipotesi la loro assegnazione è su base clientelare. Lo scenario è quello che avevamo previsto, non perché siamo bravi o intelligenti ma perché siamo la vera soggettività del mondo della scuola e queste lotte qualcosa ce l’hanno lasciato, un protagonismo sociale non indifferente nelle discussioni interne alla galassia istruzione di cui, con molta modestia, pensiamo di contare molto più di tanti Ministri. E’ ora di ritornare nelle facoltà e nelle scuole a dire la nostra. Andrea Alba (Movimento Studentesco Catanese)

LETTERA APERTA

Pensiero di un disoccupato incazzato Sono stato privato del primo “Emendamento” su cui è fondata la Costituzione della Repubblica Italiana, almeno così si dice: IL LAVORO. Privato di una soddisfazione, unica, “a mio avviso” che nessun altro lavoro può darti, e per cui andavo fiero alzarmi la mattina ed affrontare chilometri e chilometri per arrivare a lavoro. Il contatto con i giovani, i ragazzi, i bambini, i vostri e i nostri figli, insomma chiamateli come volete, io li chiamo “futuro dell’umanità”, che tra l’altro stiamo contribuendo a distruggere su tutti i fronti, violando anche i loro diritti, non ultimo quello dello studio, compito affidato ai Docenti, e quello della sicurezza e dell’igiene affidati ai Collaboratori Scolastici. Privato della dignità e dell’orgoglio di essere un lavoratore e di conseguenza un buon marito e padre di famiglia, con questo non voglio dire che non lo sono, ma sfido a chiunque, senza un lavoro a far reggere la serenità in una famiglia, dove le necessità sono tante e che senza un lavoro è difficile mantenerle. Senza un lavoro dignitoso non mi resta

altro che: o la criminalità, condizione per cui si finisce in galera o ammazzati, o andare a lavorare in nero, come spesso sempre accade e morire cadendo da una impalcatura non a norma e fine della storia. Piuttosto che morire così, preferisco morire di “fame”, condizione che mi è stata creata da questo “Governo” dove i Sig. Onorevoli che ne fanno parte, di questi miseri e quotidiani problemi non ne hanno, visto che guadagnano qualcosa come “1520 mila” euro al mese (quelli che si sanno) e va in pensione con una sola legislatura, quando invece la “Plebaglia” (quella che li elegge e li mantiene) cioè noi, và in pensione dopo almeno 35 anni di duro lavoro con poche “centinaie di euro” al mese sempre se all’INPS sarà rimasto qualcosa. Non dimentichiamo che questa gente che ci governa ci sta affondando nella povertà più totale e non si chiedono mai (questo è assurdo) ma come diavolo fanno ad arrivare alla fine del mese con questi miseri stipendi? Ditemi a chi devo dire grazie di tutto ciò? Ai Governanti di destra, a quelli di sinistra, al Presidente della Repubblica, alla Prima

Repubblica, alla Seconda Repubblica, o a mio padre colpevole di non essere stato né un politico, né un imprenditore, né un mafioso, né un rettore, né un primario, ecc. ecc., ma di essere stato un povero cristo lavoratore fino a 60 anni. Basta gossip, scontri politici, trans, prostituzione, corruzione, appalti truccati, infiltrazioni mafiose, politici indagati, furbetti del quartiere, attacchi politici e mediatici dall’una e dell’altra parte; chiedo delle risposte ed un lavoro, il mio, che mi restituisca la mia dignità e le condizioni morali ed economiche, per avere e dare un futuro anche ai miei figli qui in ITALIA e non altrove, pensiero che sto valutando da tempo. Vedete una volta scappavano, come si suol dire, solo i cervelloni, ma erano altri tempi, adesso siamo caduti così in basso, che anche un misero “bidello” si è rotto i coglioni di questa Italia. Per favore ridatemi il mio lavoro e tanti, tanti, ma tanti motivi affinché la mia anima inizi a gridare “VIVA L’ITALIA” ed esserne orgoglioso. F.to Salvo Capuana (un collaboratore scolastico precario “disoccupato”)

Supplemento a “I Cordai” - Via Cordai 47 (CT). Reg. Trib. Catania 6/10/1996 n°26. Direttore responsabile: Riccardo Orioles Progetto grafico: Riccardo Orioles e Luca Salici. Questo numero è stato ideato, scritto, organizzato, impaginato da: Patrizia D'Amico, Alessandro Di Mauro, Raffaella Maria Carrara, Fabio D'Urso, Sonia Giardina, Lorenzo Giustolisi, Andrea Alba, Rosalba Scinardo, Salvo Capuana, Marcella Malenchini, Alessandro Piccolo. Disegni di Mauro Biani, Lupo. ProTeste 10 dic 09

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Proteste n.2  

Tutti in piazza il 21 dicembre

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