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L E T T E R EDITORIALE

Puntare piú in alto della deontologia ETICA E PROFITTO

Quando la redditività dice moralità SENSO DEL LAVORO

La nuova civiltà del lavoro CREATIVITÀ UCID

Il futuro in un pugno di lievito


L E T T E R Periodico quadrimestrale dell’UCID Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti

Anno IX, 1/2006 Autorizzazione del Tribunale di Roma N. 437/05 del 4/8/2005

U C I D UCID, Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, è un’Associazione privata, nata nel 1947, che impegna i propri Soci alla realizzazione del Bene Comune mediante comportamenti coerenti con lo spirito evangelico e con gli indirizzi della Dottrina Socile della Chiesa Cattolica. Con questo impegno l’UCID pone al servizio della comunità civile le esperienze e le conoscenze che derivano ai propri Soci dalle loro attività imprenditoriali e professionali. I fondamentali princípi etici ispiratori e di riferimento che l’UCID ha adottato e che propone a tutti i propri soci sono: • la centralità della persona, accolta e valorizzata nella sua globalità; • l’equilibrato utilizzo dei beni del Creato, nel pieno rispetto dell’ambiente, sia per le presenti che per le future generazioni; • il sano e corretto esercizio dell’impresa e della professione come obbligo verso la società e come opportunità per moltiplicare i talenti ricevuti a beneficio di tutti; • la conoscenza e la diffusione del Vangelo,applicando le indicazioni ideali e pratiche della Dottrina Sociale della Chiesa; • un’efficace ed equa collaborazione fra i soggetti dell’impresa, promuovendo la solidarietà e sviluppando la sussidiarietà. Da queste linee ideali e di impegno deriva una organizzazione composta, a livello nazionale, di circa 4.000 soci. UCID Nazionale è articolata a livello territoriale in 16 Gruppi Regionali e 74 Sezioni Provinciali e Diocesane. L’UCID Nazionale fa parte dell’UNIAPAC, “International Christian Union of Business Executives”.


ATTIVITA’

1/2006 UCID LETTER

Periodico quadrimestrale dell’UCID Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti Direttore Responsabile Giovanni Locatelli Redazione Segreteria UCID Nazionale Via Di Trasone 56 - 00199 Roma Tel. 06 86323058 - fax 06 86399535 e.mail: presidenza.nazionale@ucid.it site web: www.ucid.it

Anno IX 1/2006 Autorizzazione del Tribunale di Roma N. 437/05 del 4/8/2005 Sped. in Abbon. Postale - D.L. 353/2003 (conv. in l. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Padova

Progetto grafico e impaginazione Germano Bertin Tipografia Nuova Grafotecnica,Via L. da Vinci 8 35020 Casalserugo - Padova Tel.049 643195 - Fax 049 8740592 site web: www.grafotecnica.it

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SOMMARIO

Parte Prima Editoriale

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Deus Caritas est di Mario Bartocci

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Etica e profitto di mons. Pompeo Piva

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Parte Seconda Un amico che ha molto seminato di Filippo Ciuffi

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Imprenditori cristiani. La sfida possibile di Emilio Iaboni

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La nuova civiltà del lavoro di Gianni Manzone

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Dopo il “Compendio” un “Dizionario” di Alessandro Crespi

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Il futuro in un pugno di lievito di Giovanni Scanagatta

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Il senso etico della pressione fiscale di Giovanni Scanagatta

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Parte Terza

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UNIAPAC. Convegno di Lisbona

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Assetto e promozione del Movimento Giovani UCID

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Attività Gruppi Regionali e Sezioni

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EDITORIALE

ATTIVITA’

I

l 4 marzo 2006 l’UCID ha vissuto una giornata memorabile della sua storia, nell’udienza con il Santo Padre Benedetto XVI nell’aula Paolo VI in Vaticano. Un numero straordinario di partecipanti, circa novemila, ha ascoltato il grande insegnamento del Santo Padre che, nel suo discorso, ha sottolineato l’importanza per i cristiani imprenditori, dirigenti e professionisti, di puntare nei loro comportamenti in campo economico e nella società civile piú in alto della deontologia professionale, anche se questo sarebbe già un risultato, secondo gli insegnamenti del Vangelo e della Dottrina Sociale della Chiesa per la costruzione di una civiltà dell’amore. Nel suo discorso il Papa ha ricordato la “Carta dei valori” del Gruppo Nazionale Giovani dell’UCID, come esempio di ispirazione ai princípi del Vangelo e della Dottrina Sociale della Chiesa e come testimonianza concreta nell’azione quotidiana. Il Gruppo Nazionale Giovani UCID ha svolto un eccellente lavoro di sviluppo, iniziato con gli incontri preparatori di Brescia, per il Nord, sulla formazione dei valori, di Loreto, per il Centro, sulla trasmissione di valori, di Palermo, per il Sud, sulla testimonianza dei valori. Tutta questa attività è culminata nel pomeriggio dell’udienza con il Santo Padre, per il Convegno Nazionale dei Giovani UCID sul tema “Crescere nei valori”. Si è trattato di un’occasione di alto profilo per presentare i risultati dell’inchiesta sui valori realizzata presso i giovani dell’UCID e per una tavola rotonda in cui i giovani hanno chiesto a eminenti rappresentanti del mondo del credito, dell’impresa, della ricerca scientifica, della comunicazione e dello sport le loro testimonianze di vita vissuta alla luce dei valori cristiani in cui credono. Questo incontro con il Santo Padre Benedetto XVI rimarrà scolpito nel cuore e nella mente di ogni ucidino, con l’impegno di essere lievito che fa crescere nei valori e sale della terra che arricchisce di senso la nostra esistenza. Un’esistenza che deve mirare alla costruzione della società dell’amore, perché Dio è carità e amore e l’uomo è fatto a sua immagine e somiglianza. È questa la strada che ci indica il Santo Padre con l’Enciclica Deus Caritas est. Le giornate del 4 marzo e gli altri momenti con il Pontefice del 15 e del 19 marzo sono raccolti in un libretto “L’Ucid incontra il Papa” consegnato a tutti gli intervenuti e a disposizione di chi lo volesse chiedere. * * * La prima parte - dottrinaria - di Ucid Letter 1/2006 viene aperta da un intervento di Mario Bartocci sull’Enciclica di Benedetto XVI, Deus Caritas Est, cui segue la riflessione di Pompeo Pi-

AI CRISTIANI IMPRENDITORI, DIRIGENTI E PROFESSIONISTI È CHIESTO DI PUNTARE PIÚ IN ALTO DELLA SEMPLICE DEONTOLOGIA PROFESSIONALE

L’incontro con il Santo Padre Benedetto XVI rimarrà scolpito nel cuore e nella mente di ogni ucidino, con l’impegno di essere lievito che fa crescere nei valori e sale della terra che arricchisce di senso l’esistenza 1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITA’ EDITORIALE

va sulla moralità del profitto. La seconda parte - applicativa - inizia con un commovente ricordo di Francesco Porcari, Presidente della Sezione UCID di Matera, che ci ha lasciato nei mesi scorsi. L’Ing. Ciuffi ricorda i momenti fondamentali della vita ucidina vissuta con Francesco Porcari, sempre tesa alla ricerca della crescita dei valori cristiani per il Bene Comune. L’intervento di Emilio Iaboni, Presidente della Sezione UCID di Frosinone, si inserisce nel ciclo di incontri su “Etica ed Economia”, organizzati dall’UCID Nazionale con il Collegio Universitario Don Nicola Mazza di Roma, tra l’8 marzo e il 19 aprile 2006. Iaboni sottolinea l’importanza per lo sviluppo di una autentica cultura del mercato e della competizione, quale strumento di costruzione del Bene Comune come segnala opportunamente la Dottrina Sociale della Chiesa, soprattutto nella Centesimus Annus di Giovanni Paolo II.

Tutti insieme bisogna puntare alla costruzione della nuova società dell’amore

Giovanni Scanagatta fa vivere un elemento significativo: “la creatività UCID”. Viene quindi presentato il bel libro di Gianni Manzone, della Pontificia Università Lateranense, sul “Lavoro come Dono”. Il Lavoro viene elevato da semplice merce di scambio a strumento di realizzazione e di formazione dell’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio e segue la menzione di Alessandro Crespi sul Dizionario della Dottrina Sociale della Chiesa pubblicato nel 2005 Infine, la terza parte - informativa - documenta le attività dell’Uniapac, dell’Ucid Nazionale, dei Gruppi e delle Sezioni. Gli amici della Presidenza Nazionale Maggio 2006

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ENCICLICA DEUS CARITAS EST

ATTIVITA’

L

o slogan con cui molta stampa ha definito questa prima Enciclica di Benedetto XVI non rende giustizia, come peraltro era ovvio, alla forza dei suoi contenuti, alla profondità dei suoi concetti, alla chiarezza dell’esposizione. Lungi da noi la presunzione di svilupparne un’analisi critica, che lasciamo a ben altrimenti autorevoli commentatori, ci azzardiamo soltanto a coglierne alcuni aspetti. In primo luogo, quella che potrebbe essere definita la tecnica della comunicazione. Come i suoi Predecessori, ma in modo ancor piú accentuato, questo Papa abbandona il tono “pontificale” per esprimersi con un linguaggio colloquiale e discorsivo, che, indubbiamente, rende agevole anche una lettura poco approfondita. Oltre a ciò, il modo di esporre didascalico, i ragionamenti svolti con logica stringente, le numerose citazioni di Autori, anche lontani dalla Chiesa, tradiscono, ci si passi il termine, l’uomo di cultura e l’esperienza di docente vissuta da Ratzinger nel suo passato; se ci è consentita una piccola irriverenza, è come se la Cattedra di Pietro avesse anche un po’della cattedra del Professore. Quanto ai contenuti, due concetti ci sembrano avere una particolare forza. Il primo è la visione globale e universale dell’Amore. Questo Papa dal background di custode rigoroso e intransigente dell’ortodossia ci parla

dell’Amore non nei termini teologici dell’ «amor che move il sole e le altre stelle», per dirla con Dante, ma di quell’Amore che - sono parole Sue - «è la cosa piú bella della vita» (3). Di questo amore, per cosí dire “terreno”, Benedetto XVI considera in una visione unitaria le diverse manifestazioni in cui esso si esprime, senza rigettarne alcuna, ma ammonendo che tutte valgono soltanto quando «spirito e corpo si ritrovano in intima unità» (5) e quando si abbeverano «a quella prima originaria sorgente che è Gesú Cristo» (7). Il secondo concetto è il richiamo, intenso e profondo, alla Carità come amore per il prossimo, «radicato nell’amore di Dio» e compito «per ogni singolo fedele, ma anche un compito per l’intera comunità ecclesiale» (20). Sul primato della Carità, Benedetto XVI spende parole forti, che riecheggiano il Messaggio di San Paolo, peraltro piú volte richiamato nell’Enciclica; scrive il Papa: «Se però nella mia vita tralascio completamente l’attenzione per l’altro, volendo essere solamente pio e compiere i miei doveri religiosi, allora s’inaridisce anche il rapporto con Dio» (18). E piú oltre: «Chi esercita la carità in nome della Chiesa non cercherà mai di imporre agli altri la fede della Chiesa … Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare soltanto l’amore» (31c); è una grande visione del-

DEUS CARITAS EST

Il Pontefice ripropone in forma “moderna” il tema dell’amore. Una meditazione per cristiani e non cristiani

di Mario Bartocci Comitato Tecnico Scientifico Ucid

la Carità in chiave ecumenica. Chiudiamo qui le nostre riflessioni, tralasciando volutamente altri aspetti importanti di questa Enciclica. Ci premeva commentare, semplicemente, da ucidini che amano la loro impresa e la loro professione, la ripresa, da parte di questo Papa, di un Tema che, certo, è proprio della Chiesa, che nasce - giova ricordarlo - da quella suprema manifestazione d’Amore che è il Sacrificio di Gesú, ma che il Pontefice ripropone in forma “moderna”, come tema di meditazione per cristiani e non cristiani. 1/2006 • UCID Letter

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ETICA E PROFITTO

QUANDO LA REDDITIVITÀ DICE MORALITÀ

Il profitto appare come un elemento essenziale inserito dentro un movimento circolare di fini e di obiettivi importanti

ATTIVITA’

È

uno dei temi piú difficili di tutta la storia dell’economia e della teologia morale. Il problema è ipotecato da due ricordi storici fondamentali: il liberalismo ottocentesco e il marxismo-comunismo del Novecento. Vorrei tentare un discorso che uscisse dalle pastoie storiche e guardasse in faccia la realtà odierna. Solo cosí è possibile cercare una valutazione etica in prospettiva di teologia cristiana. ASSOLUTIZZAZIONE DEL PROFITTO

di Mons. Pompeo Piva Assistente Ecclesiastico del Gruppo di Lavoro

Un’ideologia del profitto che renda primario in senso assoluto ed esclusivo il ruolo economico dell’impresa e faccia del profitto un fine in sé, porta a strumentalizzare tutti i valori di cui s’intesse la vita di un’impresa UCID Letter • 1/2006

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Un’ideologia del profitto che renda primario in senso assoluto ed esclusivo il ruolo economico dell’impresa e faccia del profitto un fine in sé, porta a strumentalizzare tutti i valori di cui s’intesse la vita di un’impresa. Tutto questo si riflette fra l’altro sul modo di rapportarsi con i clienti, che conduce alla negazione di un orientamento di servizio, sul modello di rapportarsi con i dipendenti, che rende problematica una loro integrazione con l’impresa e i suoi obiettivi, con il territorio e le sue istituzioni. Infatti, se il profitto è vissuto dal management aziendale come il massimo bene cui ogni altro valore va subordinato, è inevitabile che si producano atteggiamenti e comportamenti di ricerca di qualsiasi opportunità per “fare profitti”, che il sistema e la situazione consentono; con la conseguenza di sottovalutare le ripercussioni

negative che una siffatta ricerca del profitto potrebbe avere sulla competitività dell’impresa e sul consenso sociale di cui essa gode, o dovrebbe godere. Le imprese possono fare anche a meno di sviluppare un orientamento di servizio al cliente, oppure di avere un personale che si senta parte attiva dell’impresa, ma solo fino a quando non ci si misura con una concorrenza evoluta, protesa a percepire la necessità del cliente e a cercare di rispondervi, facendo leva tra l’altro su un personale ben motivato e formato, capace di mobilitarsi, perché l’impresa esca vincente dal confronto. Senza questa prospettiva non c’è alcuno spazio per una valutazione etica, soprattutto in chiave cristiana. La valorizzazione dei collaboratori e il servizio al cliente diventano uno dei princípi etici, che si afferma non solo in forza del rifiuto di qualsiasi “logica di sfruttamento” come contraria alla morale, ma anche in virtú di una giustificazione economica. Se l’evolversi del gioco concorrenziale richiede alle imprese di migliorare la qualità dei loro prodotti o servizi senza aggravi di costo, di migliorare la produttività e, nello stesso tempo, la flessibilità di risposta a un mercato che esige piú qualità, consegne piú veloci, assortimenti piú vasti, innovazioni di prodotto piú frequenti, l’importanza del fattore umano diventa grandissima. Questo perché si tratta sia di apprendere modi nuovi di pro-


ATTIVITA’

durre e di operare nel mercato sia di essere disponibili per farsi carico dei problemi aziendali, con tutto quello che ciò comporta sul piano della dedizione e del sacrificio personale. Si potrebbe argomentare che, ove si prospettino situazioni concorrenziali di questo tipo, proprio le esigenze di razionalità economica, fondate su un obiettivo di reddito, impongono un ripensamento del modo di rapportarsi con i clienti e di trattare con i dipendenti e che, quindi, lo scopo perseguito è in ultima analisi il profitto. Questo è vero, purché ci si renda conto che: a) il profitto perseguito diventa di lungo periodo che viene a coniugarsi con obiettivi di competitività e di socialità. Ciò implica un radicale cambiamento nei valori, negli atteggiamenti, nella filosofia del management e nella cultura dell’impresa; b) tale cambiamento non è, e non può essere, il prodotto automatico della stessa razionalità economica, che indirizza l’impresa in tutt’altra direzione e rende quindi improbabile una revisione tanto profonda, a meno che la situazione aziendale sia talmente critica da rendere indilazionabile una simile inversione di marcia. Un’assolutizzazione del profitto è connaturata con il modello di ricerca del successo imprenditoriale, basato sullo sfruttamento di opportunità, che hanno il loro presupposto

ETICA E PROFITTO

in condizioni ambientali favorevoli, come: una domanda in forte sviluppo, una disponibilità di mano d’opera a basso costo, la possibilità di fruire di consistenti agevolazioni creditizie e/o fiscali, l’accesso privilegiato a fonti di rifornimento di materiali scarsi, una cronica debolezza contrattuale dei fornitori, un cartello nel sostenere i prezzi di vendita e nel regolare l’offerta, le barriere protezionistiche e cosí via. Tale modello, pur non avendo perso la sua attualità, trovava riscontro piú frequente in passato, allorché le pressioni concorrenziali e sociali erano meno intense. La diffusione che esso ebbe in passato non è estranea all’esplosione di rabbia sindacale del cosí detto “autunno caldo del 1968”, che risparmiò ben poche imprese, animate peraltro, a quanto è dato di conoscere, da una ben diversa concezione del profitto. Esso è anche all’origine di tanti dissesti prodottisi proprio in seguito all’aumento delle pressioni concorrenziali, originate per lo piú dall’ingresso di nuovi concorrenti e/o da una caduta della domanda e dall’esplodere del conflitto sociale. Fenomeni di assolutizzazione del profitto e di subordinazione ad esso delle altre finalità aziendali, competitive e sociali, possono prodursi anche in imprese dalle buone formule imprenditoriali. I fattori che spiegano il passaggio da un orientamento al profitto di lungo periodo a un

Proprio esigenze di razionalità economica, fondate su un obiettivo di reddito, impongono un ripensamento del modo di rapportarsi con i clienti e di trattare con i dipendenti

profitto di breve periodo, sacrificando le basi di successo duraturo, possono essere i piú vari e non sempre sono facili da capire. Si tratta di complessi fenomeni di perdita di vitalità imprenditoriale, legati a una molteplicità di fattori economici, culturali, biologici, che possono indurre gli esponenti della proprietà e del management ad atteggiamenti e sentimenti di disaffezione, sfiducia, paura di intraprendere nuovi investimenti; o possono portare all’affermarsi di una nuova leadership aziendale, che punti a rapidi successi e imprima un 1/2006 • UCID Letter

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ETICA E PROFITTO

ATTIVITA’

le possibilità di ripresa dell’economia. DECLASSAMENTO DELLA FINALITÀ DEL PROFITTO

Se esiste lo spirito d’impresa, se l’eccellenza tecnica è infrastruttura culturale, le competenze economico-aziendali e manageriali necessarie non mancheranno d’essere sviluppate e il profitto diventerà un valore operante

orientamento alla produzione di risultati a breve periodo. Questo caso è tipico delle imprese in cui subentra un’ambiziosa leadership di matrice finanziaria, culturalmente distaccata dalle problematiche competitive, tecnologiche, produttive e commerciali delle aree di business. Il primo caso, invece, è spesso legato al ciclo vitale dell’imprenditore e a problemi successivi irrisolti o non risolti adeguatamente; e si evidenzia maggiormente nei periodi difficili di crisi economica, quando si diffonde una sfiducia nelle potenzialità del settore e nelUCID Letter • 1/2006

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Non meno dannose per le sorti dell’impresa sono le concezioni che fanno del profitto uno scopo di secondaria importanza, da sacrificarlo in varia misura a obiettivi che, secondo i casi, possono essere di eccellenza tecnica, di natura sociale, di prestigio, di potere e cosí via. Non mi riferisco all’ipotesi in cui tali obiettivi siano correttamente perseguiti in funzione di una redditività di lungo periodo, dato che in tal caso lo scopo di profitto non sarebbe affatto declassato a fine secondario o del tutto trascurabile. Mi riferisco ai casi in cui il fine fondamentale dell’impresa diventa il perseguimento di uno degli obiettivi sopra indicati. Esaminiamoli ad uno ad uno. L’eccellenza tecnica diventa non di rado un fine a sé, quando l’impresa è guidata da tecnici valorosi o da inventori determinati, ma privi di basi culturali di carattere economico aziendale. La motivazione fondamentale di queste persone è vedere realizzato il prodotto del loro ingegno. La comprensione del sistema competitivo e lo sviluppo di una strategia che consenta di conquistare e conservare una buona posizione sul mercato, facendo leva sulla superiorità tecnologica di cui dispongono, è estranea alla loro mentalità.

D’altra parte, richiede strumenti culturali di cui ignorano persino l’esistenza. Non avendo una preparazione aziendalista, la logica economica dell’impresa e i meccanismi di efficiente gestione operativa sfuggono alle loro possibilità di comprensione. Ne consegue che, nonostante la validità del prodotto, non riescono a realizzare condizioni di equilibrio economico-finanziario duraturo. In fondo, ciò che manca in situazioni simili è un vero spirito imprenditoriale, animato da una forte tensione alla economicità, capace di integrare la creatività tecnica con una formula imprenditoriale vincente. Se esiste lo spirito d’impresa, se l’eccellenza tecnica è infrastruttura culturale, le competenze economico-aziendali e manageriali necessarie non mancheranno d’essere sviluppate e il profitto non avrebbe un posto marginale nell’orientamento strategico, ma sarebbe un valore operante. Diverso è il caso di quelle imprese, solitamente pubbliche (ma non solo), in cui una malintesa socialità détta i fini da perseguire. Qui gioca una motivazione di carattere ideologico: la supremazia del sociale sull’economico. Anche se recepita in buona fede, di fatto apre la strada a uno dei mali dell’impresa. I fini sociali possono essere in sé lodevoli, quali la tutela del posto di lavoro dei dipendenti, la creazione di nuove opportunità occupazionali, l’industrializza-


ATTIVITA’

zione di una zona economicamente depressa e via dicendo. Ma l’impresa non è strumento idoneo al perseguimento di questi fini, se non nella misura in cui essi vengono a coniugarsi con l’economicità all’interno d’iniziative imprenditoriali valide, in grado di comportarsi con efficacia nelle arene competitive e di auto-sostenersi. L’imprenditorialità pubblica ha un suo ruolo nel conseguimento di finalità sociali, solo nella misura in cui si fa carico di disegni imprenditoriali di vasto respiro, ai quali l’iniziativa privata spesso si sottrae. Non per questo devono essere meno dotati di una loro validità economica. Diversamente l’impresa perde la natura d’istituto produttivo di ricchezza e si trasforma in un ente dispensatore di risorse, sempre bisognoso di ricevere sussidi. È appena il caso di ricordare che la teoria della supremazia del sociale sull’economico, applicata alla realtà delle imprese, può aprire la porta a obiettivi di bassa politica ammantata di socialità, a pressioni politico-sociali che si esercitano su un management indebolito nella sua autonomia decisionale, non potendo far conto su una consistente capacità d’auto-finanziamento dell’impresa. Né si dimentichi che, ove si affermasse il principio della “sopravvivenza senza economicità”, diventa difficile tenere viva nell’impresa una tensione verso traguardi di efficienza e di redditività.

ETICA E PROFITTO

L’uso improprio dell’impresa per finalità sociali esiste anche quando sono operanti concezioni di finalismo aziendale, tendenti a stabilire un collegamento tra scopo di reddito e fini sociali, ma al di fuori di ogni logica imprenditoriale. Intendo riferirmi alle concezioni secondo cui l’impresa, in specie quella pubblica, dovrebbe indirizzarsi al perseguimento di finalità sociali, accolto il vincolo di un’economicità della gestione oppure dovrebbe perseguire lo scopo di reddito, accolto il vincolo di un obiettivo sociale. Il problema di combinare l’economico con il sociale nella realtà dell’impresa si risolve integrando creativamente esigenze sociali e bisogni del mercato, all’interno di visioni imprenditoriali vincenti, dotate di una loro intrinseca validità economica. Questa è la sola via di soluzione compatibile con la natura dell’impresa e la sua ragion d’essere; una via che comporta lo sviluppo di un’imprenditorialità sensibile a certe istanze sociali, ma non per questo meno protesa alla produzione di reddito. Diversamente si formano delle imprese asfittiche, handicappate in partenza di fronte alla concorrenza, appesantite da vincoli e oneri che ne intaccano lo “spirito d’impresa” e quindi la vitalità imprenditoriale. Non c’è indennizzo, comunque calcolato, che possa porre riparo a tutto questo. Anzi, qualsiasi espediente compensativo non fa che aggrava-

Il problema di combinare l’economico con il sociale nella realtà dell’impresa, si risolve integrando creativamente esigenze sociali e bisogni del mercato, all’interno di visioni imprenditoriali dotate di una loro intrinseca validità economica

re il danno. A ben vedere, la concezione dell’impresa secondo cui l’economico è necessariamente nemico del “sociale”, per cui quest’ultimo deve essere sacrificato, sottende, da un lato, un’idea di economicità che s’identifica con la ricerca opportunistica di un profitto di corto respiro; e dall’altro, un’idea di socialità che prescinde totalmente dal significato sociale della funzione produttrice di ricchezza, propria dell’impresa. Su quanto siano errati questi modi di intendere l’economicità e la socialità, e sulle conse1/2006 • UCID Letter

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ETICA E PROFITTO

Lo sviluppo è un obiettivo che, quando non è funzionale alla redditività di lungo periodo, si collega necessariamente a obiettivi di prestigio, di potere o di sopravvivenza senza economicità

guenze che ne discendono sul terreno del finalismo dell’impresa, non possono esservi dubbi, tanto è evidente il carattere distorto della concezione dell’impresa che ne deriva. Una concezione del genere ebbe una crescente diffusione in Italia soprattutto nel corso degli anni 1960-80, nell’àmbito delle imprese a partecipazione statale, dove si produssero effetti devastanti di dimensioni enormi. L’imprenditoria privata non seppe, forse non volle, opporre un’adeguata resistenza a questa realtà, ma in varia misura la subí, lasciando che gli obiettiUCID Letter • 1/2006

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ATTIVITA’

vi reddituali e competitivi passassero in secondo piano, rispetto a quelli di un’errata intesa socialità. Le connotazioni di una gestione socialmente ispirata sono prive di una forte tensione all’economicità, incapaci di sensibilizzare adeguatamente tutti i livelli e le funzioni aziendali alla dimensione economica dell’operare dell’impresa. All’origine, impostazioni di questo tipo sono gradite a un imprenditore idealista, forse anche geniale e innovativo, proteso a realizzare un rapporto armonioso con i suoi collaboratori e dipendenti, ma non altrettanto determinato nel perseguire una consistente redditività di lungo periodo. Le conseguenze negative si fanno sentire sul piano del rinnovamento dell’impostazione strategica, e soprattutto su quello di un continuo aumento della produttività e dell’efficienza operativa. Impostazioni siffatte solitamente reggono bene finché le pressioni concorrenziali sono relativamente contenute; mentre mostrano i loro limiti quando il gioco competitivo impone una revisione profonda, all’insegna di una dura ricerca del profitto. Tuttavia, nell’affrontare queste fasi delicate, in cui può essere in gioco la sopravvivenza dell’impresa, la qualità del personale e del rapporto che esso ha con l’azienda rappresenta un punto di forza Diversi sono, inoltre, i casi d’imprese, i cui obiettivi di pre-

stigio o di potere hanno il sopravvento sul fine di reddito. La ricerca del prestigio può manifestarsi in un vero e proprio culto delle relazioni pubbliche; nel sostenimento di spese di rappresentanza eccessive, che inducono nell’organizzazione una cultura dello spreco; in una politica dell’immagine aziendale molto curata, che non si raccorda con una strategia di continuo miglioramento dell’impresa e che quindi non è utilizzata per generare e diffondere nell’organizzazione una tensione in tal senso; in una leadership dal tratto signorile, che usa il denaro con distaccata eleganza e sembra considerare disdicevole la pressione a produrre profitti, anche quando il loro livello è molto esiguo. La ricerca del potere può assumere forme di ben piú grave strumentalizzazione dell’impresa per finalità ad essa estranee. È interessante osservare come obiettivi di prestigio e di potere si ammantino dell’interesse aziendale, data la facilità con cui il prestigio e il potere personali degli attori-chiave si confondono con quelli dell’impresa. Ciononostante, non riesce difficile cogliere i segni di una svalutazione dello scopo di reddito nell’àmbito del finalismo dell’impresa. Da ultimo lo sviluppo. È un obiettivo che, quando non è funzionale alla redditività di lungo periodo, si collega necessariamente a obiettivi di prestigio, di potere o di sopravvi-


ATTIVITA’

venza senza economicità. In quest’ultimo caso la crescita dimensionale si connette con meccanismi di alimentazione finanziaria, che consentono all’impresa di sopravvivere e di rinviare il momento in cui i nodi verranno al pettine. In tal modo, si eludono i problemi nella speranza illusoria di trovare una via d’uscita indolore. Anche in tutti questi casi, in cui il profitto è declassato a fine secondario da sacrificare a qualche altra finalità ritenuta ben piú importante, si afferma un’ottica miope, di corto respiro nella conduzione dell’impresa. Ciò denota mancanza di professionalità manageriale, carenza di creatività imprenditoriale, prevalenza di obiettivi individuali su quelli istituzionali; indebolimento dell’efficienza dell’impresa. Concezioni siffatte del finalismo dell’impresa sono censurabili da un punto di vista economico e anche morale. IL PROFITTO IN RAPPORTO AL FINALISMO D’IMPRESA La patologia del profitto (l’indebita esaltazione o il suo declassamento), mostra quanto diverse siano le situazioni in cui il profitto non si colloca nel finalismo dell’impresa come un valore cardine della sua funzionalità duratura. Si configurano i profili della fisiologia imprenditoriale a questo riguardo. Le disfunzioni cui porta l’assolutizzazione del fine di reddito o il suo declassamento

ETICA E PROFITTO

a scopo di secondaria importanza, si possono evitare se si riconosce che: a) non esiste fine che l’impresa possa permettersi di perseguire senza coniugarlo con la redditività, pena una divaricazione di obiettivi destinata a sfociare nella negazione del suo ruolo economico e della sua ragion d’essere; b) una redditività dalle basi solide e durature non può prescindere dalla competitività, da un elevato grado di consenso e di coesione sociale attorno all’impresa. Di conseguenza, lo scopo del reddito deve a sua volta coniugarsi con le finalità competitive; c) il reddito da perseguire come fine, che riassume ogni altro obiettivo dell’impresa, è il reddito di lungo periodo, perché solo nel lungo periodo si possono attivare dei circoli virtuosi, in cui i risultati economici competitivi e sociali si collegano sinergicamente gli uni in funzione degli altri; d) il reddito di breve periodo va perseguito, ma senza sacrificare le basi di successo duraturo; anzi può essere un mezzo necessario per ottenere le risorse finanziarie occorrenti agli investimenti, su cui costruire il futuro a lungo termine dell’impresa. Il primo assunto diventa attuale, quando manca una comprensione profonda di che cosa sia l’impresa nella sua unitarietà e nella sua ragion d’essere, necessariamente inclusiva della dimensione economica. Gli altri tre acquistano una

Un’impresa non può permettersi di perseguire un certo fine senza coniugarlo con la redditività, senza prescindere dalla competitività

particolare rilevanza in tutti i casi in cui si afferma un deleterio orientamento al profitto di breve periodo, che mina le basi di un successo duraturo. In altri termini, in una concezione fisiologica del finalismo dell’impresa, il profitto non si colloca all’interno di una struttura gerarchica piramidale di fini e di obiettivi, che porti o ad assolutizzare il profitto o a sminuirne l’importanza, facendo venire meno quella tensione alla economicità piú che mai necessaria alla sopravvivenza dell’impresa. Il profitto appare come un elemento essenziale inserito in un movi1/2006 • UCID Letter

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ETICA E PROFITTO

È di cruciale importanza che la dimensione umana e quella economica dell’impresa vengano a compenetrarsi. Se ciò accade, il profitto non è piú assolutizzato, ma perseguito in funzione del benessere e del progresso

mento circolare di fini e obiettivi importanti, con i quali deve coniugarsi sinergicamente. In questa concezione, il profitto si qualifica perché scaturisce da una capacità di servire i bisogni del cliente e alimenta una capacità di soddisfare le attese degli interlocutori sociali. Questa capacità, a sua volta, produce fiducia, dedizione, coesione, stimolo motivazionale, elementi essenziali ad una superiore performance competitiva. Il funzionamento del circolo virtuoso è poi rinforzato da altre relazioni che cortocircuitano questa o quella delle variaUCID Letter • 1/2006

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ATTIVITA’

bili in gioco. Si tratta di una concezione del finalismo d’impresa in cui la prosperità e la soddisfazione degli interlocutori sociali vengono a saldarsi, al punto da diventare un tutt’uno. Perché ciò possa verificarsi, è essenziale il rifiuto di qualsiasi concezione della produttività e della economicità che sia inconciliabile con il rispetto della persona umana, sia dei lavoratori dell’impresa, sia dei consumatori dei suoi prodotti, sia degli abitanti del territorio in cui sono insediati i suoi centri produttivi nonché di qualsiasi concezione dei fini sociali che possa sfociare in una negazione del ruolo economico dell’impresa. Insomma, è di cruciale importanza che la dimensione umana e quella economica dell’impresa vengano a compenetrarsi. In tal modo il profitto non è piú assolutizzato, perché è in funzione del benessere e del progresso; neppure è sottovalutato e sminuito, poiché è elemento essenziale per il raggiungimento dello scopo. Ma era caparbiamente ricercato. Una concezione cosí lungimirante del profitto e del finalismo aziendale non è solo economicamente ineccepibile, è anche moralmente corretta, se è vero, come ritengo, che essa implichi un profondo rispetto sia per coloro cui si rivolge l’offerta dell’impresa sia per coloro che mettono a disposizione della stessa le necessarie risorse di lavoro e di capitale. Ciò è vero oggi piú che in passato, perché le aumentate

pressioni concorrenziali e sociali rendono ben piú precaria, di quanto non lo sia stata un tempo, la situazione delle imprese impegnate in una ricerca opportunistica del profitto e che non sanno costruire né un autentico rapporto di fiducia con il cliente né una base di consenso sociale. Si tratta di una concezione ideale che non può mai dirsi pienamente realizzata, il cui ruolo è di prospettare una situazione desiderabile, atta a orientare il cammino delle imprese e a suscitare una tensione costruttiva per avanzare nella direzione indicata. E allora domandiamoci: esiste un afflato per individuare tale orientamento? E dove possiamo trovarlo? LO SPIRITO SANTO CREATORE Nel Nuovo Testamento echeggiano spesso i termini: nuova creazione, tempi nuovi, cieli nuovi e terra nuova, vita nuova, creatura nuova. «Ma voi non cosí avete imparato da Cristo, se pur gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la sua verità, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, e dovete rinnovarvi nello Spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. Indossate l’uomo nuovo, creato secondo Dio» (Ef 4, 20-24)). Il “nuovo” è frutto dello Spirito. La sua opera non è la prima creazione, ma la trasformazione di ciò che è morto in realtà viva, di ciò che è transi-


ATTIVITA’

torio in realtà eterna, di ciò che è terreno in creatura celeste; di ciò che è fisso in storia. Il che equivale a una nuova creazione. Nella realtà umana si nascondono sempre una morte e una risurrezione, una schiavitú e un balzo al di sopra dei propri limiti, che si compie solo nella potenza dello Spirito Santo. Cristo ha generato per noi il nuovo. Lo Spirito lo mette a disposizione come uno spazio aperto. Noi dobbiamo credere, rimetterci a lui. Questo è il modo proprio dei credenti di confessare la loro fede. Ma chi è veramente in grado di sapere quale sia il significato di una tale professione di fede? Lo Spirito Santo attua in noi quanto noi non comprendiamo pienamente. Egli è la nuova realtà che, senza il nostro agire aggiuntivo, ci è elargita gratuitamente da Cristo; d’altro canto la nostra partecipazione al “regno del Figlio diletto” non avviene senza la nostra accoglienza, per la fede donata. Non possiamo essere introdotti nel nuovo spazio creato dallo Spirito quali mendicanti o ladri. Entriamo nello spazio vitale dello Spirito non solo, quindi, in virtú di un titolo a noi meritato dal Figlio, ma anche sul fondamento di una nostra iniziativa. Se immettiamo l’uomo-creatura credente in questo mistero avvolgente, non si può misconoscere un’analogia. L’apice della crescita del mondo spinge verso l’elemen-

ETICA E PROFITTO

to utopico, ma nello stesso tempo crea spazi nuovi, concreti, in cui l’uomo si addentra con un’attenzione alle leggi della materia. Può inventare, creare solo chi lungamente ha servito. Nulla è fissato a priori: né Dio né l’uomo né la Chiesa né il sistema impresa. Ogni essere può sbocciare nel tempo. Ha sempre in sé una legge, che guida il superamento, senza determinarlo in maniera fissista, senza negare lo spazio per l’esercizio dell’imprenditorialità. La legge si chiama: amore creativo. Non è l’equivalente, in alto, dello spirito d’imprenditorialità? Una piena coordinazione tra il divenire del mondo e quello della vita dei cristiani, per opera dello Spirito, verso la pienezza di Cristo, si può difficilmente raggiungere: questo è vero. Infatti, l’elemento titanico, l’ebbrezza del proprio potere che si dispiega e domina le cose e le persone, appaiono dove lo spirito creato acquisisce un possesso crescente di sé e del proprio mondo. Lo Spirito di Cristo, invece, è creativo là dove uno spirito umano, nell’estrema ubbidienza della croce, si mette a disposizione degli altri, giorno dopo giorno. Il cristiano imprenditore cerca di elaborare forme concrete di esistenza per il bene comune, suscettibili d’essere amministrate per la salvezza del mondo, secondo le intenzioni di Dio. È sicuro che lo Spirito, ad

Il cristiano imprenditore cerca di elaborare forme concrete di esistenza per il bene comune, suscettibili d’essere amministrate per la salvezza del mondo, secondo le intenzioni di Dio

ogni istante, s’incarna. Nello stesso tempo, è come una cupola, che sta sopra tutti i progetti dell’uomo. Egli è piú libero, piú creativo, piú ingegnoso, piú intraprendente di chi ha ricevuto da Lui libertà ed energia inventiva. L’uomo però ottiene nel Dio trinitario, fatto uomo in Gesú di Nazareth, di conoscere le parole risolutive: accoglimento, custodia, trasformazione amorosa della realtà, spirito d’imprenditorialità. «Da questo conosciamo che Dio dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato» (1a Lettera di S.Giovanni Apostolo). 1/2006 • UCID Letter

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IN RICORDO

UN AMICO CHE HA MOLTO SEMINATO

Ricordando Francesco Porcari riemerge tutta la sua passione per un impegno sociale forte ed esigente

di Filippo Ciuffi Comitato Presidenza Nazionale Gruppo Lavoro “Microcredito”

Le sue “vibrazioni” esprimevano, sotto un velo di apparente distacco, una passione forte, misurata, profonda. Vibravano costantemente in lui anche le corde di un grande amore per la propria terra

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ATTIVITA’

«F

ilippo, sento sempre piú pressante l’esigenza di interpretare il pensiero del grande Papa Giovanni Paolo II, relativamente alla simbiosi tra sviluppo delle attività economiche e visione solidaristica della società. In quest’ottica, la sezione di Matera vorrebbe organizzare una conferenza-dibattito e abbiamo pensato a un relatore prestigioso, di alto profilo, il professor Stefano Zamagni, già preside della facoltà di Economia dell’Università di Bologna. Il professor Zamagni, come sai bene, è unanimemente riconosciuto, in Italia, come il padre dell’“economia sociale”. Potresti contattarlo, per verificare la sua disponibilità a tenere una conferenza a Matera?». Ho risentito in questa telefonata di Francesco Porcari (una delle ultime) tutta la sua forte tensione morale; ho avvertito, ancora una volta, una particolare vibrazione nella sua ansia di approfondire «una tematica non solo di attualità, ma che tocca da vicino l’impegno professionale e la responsabilità sociale principalmente di ogni operatore economico, anche se poi riguarda il mondo della cultura, delle professioni e della politica». E il tema delle “vibrazioni” ha costituito quasi una costante nel rapporto di amicizia con Francesco, che ha “passato la soglia” (per dirla con il poeta Mario Luzi) lo scorso 11 Febbraio, in punta di piedi, in linea con quella discrezione che gli è sempre stata congeniale. Le

sue “vibrazioni” servivano per contenere, sotto un velo di apparente distacco, una passione forte, misurata, ma non per questo meno profonda. Vibravano, costantemente, in lui, le corde di un impegno sociale e di un malcelato eccesso di amore per la propria terra. Dai tanti fotogrammi che scorrono e si accavallano nella mia memoria, estrapolo e faccio rivivere alcuni di questi momenti di “vibrazione”, importanti per le ricadute socioeconomiche, ma, soprattutto, fondamentali per l’indispensabile cambio di forma mentis, a fronte degli incalzanti mutamenti epocali. Rivivo le “vibrazioni” di Francesco, correlate allo sviluppo di una tematica di frontiera: “Lavoro o Posto di Lavoro?”. Dopo un anno di impegno, (circa 3.500 questionari, elaborati con il prezioso contributo del segretario generale del CENSIS, dottor De Rita, furono fatti compilare a giovani di tutt’Italia) Francesco fu magna pars nella organizzazione, a Matera, di uno dei due convegni nazionali (Novembre 1995), che videro la partecipazione attiva oltre che del citato professor Zamagni, del professor Grilli(Executive Director della World Bank) e di padre Vanzan di Civiltà Cattolica. Gran parte del merito fu di Francesco se quel convegno, arricchito dalla presenza di moltissimi giovani, non fu solo un evento (ripreso da numerosi media), ma un’esperienza progettuale, nella quale nacque an-


ATTIVITA’ IN RICORDO

che l’idea-base (sembrava una provocazione) che avrebbe dato vita, successivamente, al cosiddetto “prestito d’onore”. Rivivo le “vibrazioni” di Francesco, in occasione della entusiasta e attiva partecipazione (nella veste di vicepresidente dell’UCID Basilicata) al Convegno di Foligno, organizzato (1996) dalla Presidenza Nazionale dell’UCID e, successivamente (1998), a Roma, al Congresso Internazionale dell’UNIAPAC. Rivivo le “vibrazioni” di Francesco, nella preparazione dell’importante tavola rotonda, tenutasi a Matera, nel Febbraio 2000, su un tematica, anche in questo caso, di frontiera: “Dalla Fine dei Monopoli all’Etica della Competizione per far Nascere lo Spirito d’Impresa?” Si stavano aprendo i primi spiragli di liberalizzazione anche nel campo dell’Energia e la presenza, a Matera, del professor Pippo Ranci (Presidente dell’ Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas) e del dottor Alberto Falck (Presidente dell’omonimo Gruppo, che, tra l’altro, aveva programmato, per il Mezzogiorno, forti investimenti nel settore energetico) costituí un innovativo momento di costruttivo confronto, aperto ai contributi di studiosi, imprenditori, operatori economici, amministratori. Rivivo le “vibrazioni” di Francesco nelle complesse elaborazioni progettuali per costruire “Percorsi per Valorizzare il Capitale della Conoscenza”. Significativi sono sta-

ti i suoi attenti ed equilibrati contributi, per lo sviluppo di un innovativo Progetto-Pilota e l’organizzazione di tre manifestazioni, di ampio respiro: “Le Sfide per la Funzione Sociale del Credito per far Nascere lo Spirito d’Impresa” (Potenza, 2001); “Le valli del sapere” (Potenza, 2002); “Le valli del sapere. Alleanze tra Economie” (Matera, 2003). Per quest’ultimo convegno, in particolare, determinante fu l’apporto di Francesco, avendo egli la responsabilità di “padrone di casa”, nell’àmbito di una manifestazione nella quale si proponeva di coniugare (con la partecipazione, tra gli altri, dell’onorevole Francesco Merloni e del senatore Sergio Zavoli) lo sviluppo di “Distretti della Conoscenza” e la riconversione (secondo un’ottica nuova) del “Distretto del Salotto”, progettando un’inedita Alleanza tra Economie. Scorrono i fotogrammi e mi accorgo di aver omesso un’altra “vibrazione”: questa volta riflessa, ma non per questo meno importante, anzi. Ricordo, con commozione, la sorpresa del “canto della sposa”, nel giorno del matrimonio di Francesca e Francesco, celebrato da Monsignor Conese, nella Cattedrale di Matera. Non mi era mai capitato - e ritengo sia veramente raro - di ascoltare la sposa, radiosa, intonare un canto con una voce emozionata ma ferma, trepidante, ma ricca di “vibrazioni” multiformi. Quelle “vibrazioni” sonore si sposavano con le “vi-

Vorrei arrivare al varco con pochi, essenziali bagagli, liberato dai molti inutili, di cui l’epoca tragica e fatua ci ha sovraccaricato. … vorrei passare questa soglia …

brazioni” dell’anima di Francesco, sublimandosi, insieme, nella sacralità dell’amore coniugale. Mi sembra naturale che Francesco abbia “passato la soglia”, sostenuto anche da queste indelebili immagini, sulla scia di quanto suggerito da Mario Luzi: «Vorrei arrivare al varco con pochi, essenziali bagagli, liberato dai molti inutili, di cui l’epoca tragica e fatua ci ha sovraccaricato … E vorrei passare questa soglia sostenuto da poche, 1/2006 • UCID Letter

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IMPRENDITORI CRISTIANI

(segue da pg. 17)

sostanziali acquisizioni e da immagini irrevocabili per intensità e bellezza che sono rimaste come retaggio. Occorre una specie di rogo purificatorio del vaniloquio cui ci siamo abbandonati e del quale ci siamo compiaciuti. Il bulbo della speranza, ora occulta sotto il suolo ingombro di macerie, non muoia, in attesa di fiorire alla prima primavera». E la speranza si riempie di contenuti, vedendo come stiano cominciando a fiorire, già in questa imminente, attesa primavera, i primi fiori correlati a una delle tante semine alla quali ha attivamente partecipato anche Francesco Porcari. In queste settimane, infatti, si sta cantierando in Basilicata il citato Progetto-Pilota “Le valli del sapere”, con l’obiettivo di contribuire ad arginare la cosiddetta “fuga di cervelli” dalle aree piú emarginate ed evitarne il depauperamento. Francesco, quindi, ha, sempre, con amore, seminato molto e ha contribuito a scrivere belle pagine per il Bene Comune. Francesco, da circa un mese, sta continuando a scrivere pagine importanti per le genti di Basilicata e per la sua famiglia: l’unica differenza è che, adesso, queste pagine sono ancora piú forti, in quanto egli le scrive su uno degli infiniti quaderni dell’Eternità. UCID Letter • 1/2006

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O

gni cittadino per essere nato in un luogo, per appartenere a una comunità, ha il diritto di vedere realizzato il proprio progetto di vita, un diritto fondamentale come individuo, come persona. È su questa logica dei diritti che un grande economista, Amartya Sen, sostiene che occorre riconoscere a ciascuno dei “diritti”, ossia la possibilità di sviluppare le “proprie capacità”. Ciò non significa costruire uno stato sociale come l’abbiamo inteso noi in Italia, in cui bisogna dare tutto a tutti e spesso tutto e subito. Diritto è sinonimo di responsabilità, di capacità, d’impegno. In assenza di questo parallelismo andiamo incontro a una deformazione dello stato sociale, del “welfare state” che purtroppo ha caratterizzato per lunghi anni l’economia italiana e per cui portiamo ancora il peso. Oggi dobbiamo avere una società in cui questo qualcosa da dare a chi è meno dotato, non dipende da sentimenti di generosità o di bontà individuale che possono essere notevoli, ma deve derivare dalla consapevolezza che la persona è portatrice di diritti ai quali corrispondono responsabilità, capacità e impegno. In questo modo efficienza e solidarietà non sono piú in conflitto, ma possono andare di pari passo ed elevare complessivamente il sistema, avviando

LA SFIDA POSSIBILE

Efficienza e solidarietà non sono in conflitto. Possono andare di pari passo e favorire lo sviluppo economico (*)

di Emilio Iaboni Presidente Sezione UCID Frosinone

lo sviluppo economico. Il mercato è un’istituzione delicatissima che non può essere improvvisata. Il mercato esige regole e leggi: regole morali di comportamento, ma anche leggi antimonopolio, leggi contro la prevaricazione del forte sul debole. Spesso si tratta di leggi di tutela della concorrenza che noi difficilmente siamo in grado di istituire. Infatti, le prime leggi antimonopolio sono state varate in Paesi di grandi tradizioni liberali. Nel 1895 gli Stati uniti d’America produssero lo Sherman


ATTIVITA’

Act, il Clayton Act, due atti fondamentali della legislazione americana in tema di lotta al monopolio, ai trust e a tutte le forme di collusione anticoncorrenza. L’Unione Europea non è ancora riuscita a produrre una legge antimonopolio in grado di competere con quella americana. Questo per dimostrare quanto siamo indietro come tradizione, come cultura, nel produrre questo tipo di istituzioni. Il mercato è un’istituzione che va tutelata, un’istituzione preziosa che non va deformata, ma che deve essere compenetrata da leggi efficienti e da comportamenti individuali etici. Riporto la sintesi di un capitolo dell’Enciclica “Centesimus Annus”: «Il mondo del futuro non è quello del socialismo reale, né dell’economia liberista pura, è il mondo della libertà d’impresa, del lavoro e della partecipazione. Tre parole chiave: Impresa, lavoro e partecipazione». È questa la sfida possibile di noi imprenditori dirigenti e professionisti cristiani.

(*) Viene qui pubblicato l’intervento di Emilio Iaboni per la 3a sessione di incontri sul tema Etica ed Economia, preparati dall’UCID Nazione in collaborazione con il Collegio Universitario Don Nicola Mazza di Roma nel quadro delle iniziative formative per i giovani.

SENSO DEL LAVORO

I

l libro analizza il tendenziale svuotamento di significato e di valori del lavoro sotto il profilo dei suoi contenuti etico-ideali. Di fatto l’uomo contemporaneo vive il lavoro con crescente distacco, come necessità subita e attività estranea alla persona. Identifica il significato del lavoro con un’attività retribuita, un’attività suscettibile di scambio e alla quale è socialmente riconosciuto un prezzo. Il lavoro è ridotto a un’opera strumentale e accessoria rispetto all’identità essenziale del singolo, identità isolata nella sfera extraeconomica e relegata alla privacy. In tale contesto culturale è ancora possibile il riconoscimento della dignità umana del lavoro? Può essere l’uomo riconosciuto nel suo lavoro? O il lavoro è destinato a essere definitivamente “demoralizzato”? Il libro mostra come l’esperienza lavorativa contemporanea e i suoi profondi cambiamenti rimandano alle questioni fondamentali intorno alla speranza e alla verità del destino umano. Finché non sia istituita in tale maniera specifica la questione, l’evangelizzazione del lavoro non potrà che apparire estrinseca e retorica. Nel libro si fa vedere come la tradizione dell’insegnamento sociale della Chiesa si rivolge decisamente al senso del lavoro quale categoria antropologica generale e stimola a esplicitarne il significato nei termini di una impostazione non tecnocratica e non puramente gestionale delle relazioni produttive, suggerendo ipotesi forti di democrazia

LA NUOVA CIVILTÀ DEL LAVORO

Occorre valorizzare il lavoro manuale, la cultura della festa, l’educazione professionale attenta a tutte le dimensioni della persona

di Gianni Manzone Pontif. Università Lateranense

industriale ed economica. Si tratta di riconoscere l’attività lavorativa, che in quanto azione umana non può essere compresa unicamente in una relazione di scambio, ma rimanda alla “logica del dono”. La dignità umana del lavoro riguarda il riconoscimento di qualcuno (il lavoratore), di qualcosa (l’opera), di sé nella reciprocità (la relazione di prossimità). Il percorso del riconoscimento del lavoro animato da una speranza per l’uomo: la sua speranza escatologica, che è riflessa nelle evidenze etiche che possono e debbono animare l’impegno storico dell’uomo, salvandolo da de1/2006 • UCID Letter

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DOTTRINA SOCIALE

È

(segue da pg. 19)

cadimento in un’opera materiale, indeterminabile e senza senso. È in questa prospettiva che appare il significato e l’urgenza di una rinnovata riflessione cristiana, teologica e morale, sul lavoro. Il libro affronta alcuni rilevanti problemi: il rapporto tra lavoro e reddito, l’equilibrio tra lavoro e famiglia, il ruolo del sindacato e la figura odierna dello sciopero. Indica che le sfide della “nuova civiltà del lavoro” esigono di valorizzare il lavoro manuale, la cultura della festa e l’educazione professionale attenta a tutte le dimensioni della persona che lavora. UCID Letter • 1/2006

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stato di recente pubblicato dalla Libreria dell’Ateneo Salesiano (LAS, Roma 2005, pp. 840) il Dizionario di Dottrina Sociale della Chiesa del Pontifico Consiglio della Giustizia e della Pace (S.E.R. Giampaolo Crepaldi e Rev. Prof. Enrique Colom). Esso segue, a poca distanza di tempo, la pubblicazione del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa di cui si è già parlato in un precedente numero di Ucid Letter. La nuova pubblicazione testimonia ancora una volta il grande interesse per il tema della Dottrina Sociale della Chiesa, in un mondo che ha estremo bisogno di riferimenti etici e valoriali per il discernimento delle molteplici attività dell’uomo e delle sue organizzazioni nell’èra dell’economia globale e della crescente integrazione e concorrenza a livello mondiale. Il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha curato la Prefazione del Dizionario e Mario Toso, Rettore dell’Università Pontificia Salesiana, ha scritto la Presentazione. Come si afferma nella Premessa, «il dizionario si propone come un sussidio per studiare tematicamente le principali nozioni che riguardano la Dottrina Sociale della Chiesa, con un particolare riferimento al recente documento Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa del Pontificio Con-

DOPO IL “COMPENDIO” UN “DIZIONARIO” Per imparare a porre al centro della città non le cose, l’impresa, il profitto, ma l’uomo, inteso nella sua globalità

di Alessandro Crespi Gruppo “Il lavoro come dono”

siglio della Giustizia e della Pace». La ricca e stimolante presentazione di Mario Toso sottolinea l’originalità del Dizionario, indicando la sfida di un nuovo umanesimo controcorrente. Nelle sue parole, «il Compendio e il Dizionario, che ad esso si rapporta, illuminano un’anima culturale né individualistica né utilitaristica, bensí personalista, comunitaria e comunionale, aperta alla trascendenza. Insegnano, in sostanza, a porre al centro della città non le cose, l’impresa, il profitto, i poteri forti, visibili o


ATTIVITA’ DOTTRINA SOCIALE

occulti, della finanza, della tecnica, dei gruppi malavitosi, ma l’uomo, inteso nella sua globalità, essere libero e responsabile, soggetto di diritti e di doveri». La proposta di un nuovo umanesimo lanciata dalla Dottrina Sociale della Chiesa accende e alimenta una speranza nuova per il futuro dell’umanità. I mezzi per tendere a questo difficile obiettivo sono per i cristiani innanzi tutto spirituali, in forza della dimensione teologica della Dottrina Sociale della Chiesa (punto 41 della Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II) accanto a quella storica e contingente. Il Dizionario contiene 167 voci sui diversi temi della Dottrina Sociale della Chiesa, con una media di 4/5 pagine per voce. Ogni voce è articolata in quattro sezioni comprendenti l’introduzione al tema, i riferimenti al Compendio, i collegamenti tra i diversi temi e la bibliografia. Le voci del Dizionario sono poco piú della metà di quelle contenute nell’indice analitico del Compendio, pari a 316. Questa operazione di allargamento dell’area tematica di ciascuna voce del Dizionario rispetto al Compendio, risponde certamente alla necessità di semplificare la consultazione da parte del lettore, ma ha come rovescio della medaglia il sacrificio di alcune importanti voci come, ad esempio, quella riguardante lo “sviluppo”. Tale voce figura in modo

esplicito nell’indice analitico del Compendio, con circa un centinaio di riferimenti e di rinvii ad uno o piú punti del Compendio stesso. La voce “sviluppo” presenta nel Compendio un numero di riferimenti molto elevato rispetto alla media, assieme ad altre voci legate tra di loro da un profondo nesso nella visione della Dottrina Sociale della Chiesa come sono la solidarietà e il bene comune. In sintesi: sviluppo, solidarietà e bene comune sono visti come momenti di uno stesso cammino per l’affermazione della centralità dell’uomo con i suoi valori di libertà e di dignità, essendo egli stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. Nelle encicliche sociali di Giovanni Paolo II (Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis, Centesimus Annus) il tema dello sviluppo viene distinto da quello del progresso, assumendo il primo una superiore valenza di tipo antropologico e spirituale per il bene comune di tutta l’umanità. In definitiva, il Dizionario costituisce un momento di ulteriore arricchimento dell’offerta formativa per i cristiani che sono impegnati nelle loro diverse attività temporali per la costruzione del bene comune. Lo è in modo particolare per i soci dell’UCID, per testimoniare la loro vocazione di imprenditori, dirigenti e professionisti cristiani, impegnati nella costruzione del bene comune di tutti gli uomini.

La proposta di un nuovo umanesimo lanciata dalla Dottrina Sociale della Chiesa accende e alimenta una speranza nuova per il futuro dell’umanità

Il Dizionario costituisce un ulteriore momento di arricchimento dell’offerta formativa per i cristiani che sono impegnati nelle diverse attività temporali per la costruzione del bene comune

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CREATIVITÀ E BENE COMUNE

IL FUTURO IN UN PUGNO DI LIEVITO

Per costruire il bene comune serve una nuova cultura dell’offerta basata sulla creatività e sul progresso tecnico-scientifico (*)

di Giovanni Scanagatta Segretario Generale UCID Nazionale

Il destino di una società dipende sempre da minoranze creative. I cristiani credenti dovrebbero sempre piú concepire sé stessi come una tale minoranza UCID Letter • 1/2006

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ATTIVITA’

R

ingrazio S. E. Monsignor Boccaccio, il Presidente Iaboni, il Presidente Bertani e tutti gli amici della Provincia di Frosinone per l’opportunità che mi è stata data anche quest’anno di partecipare all’apertura del nuovo anno sociale. Il tema scelto dal Presidente Iaboni per l’inaugurazione del nuovo anno sociale riveste un grande significato per i valori cristiani che guidano la nostra azione e le nostre opere di imprenditori, dirigenti e professionisti. Parliamo della creatività e dello sviluppo per la diffusione del bene comune, che trovano fondamento nella Dottrina sociale della Chiesa, ora disponibile nell’utilissimo Compendio del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Minoranza creativa Sul tema della creatività ci offre un alto insegnamento il Santo Padre Benedetto XVI, come imprenditori, dirigenti e professionisti che operano secondo la visione cristiana della vita e dell’etica cristiana. Ecco l’esortazione del Papa: «Il destino di una società dipende sempre da minoranze creative. I cristiani credenti dovrebbero concepire sé stessi come una tale minoranza creativa e contribuire a che l’Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua creatività e sia cosí a servizio dell’intera umanità». Luigi Einaudi, in Prediche inutili del 1962, ci ha lasciato

l’eredità di un profondo pensiero sulle minoranze creative. «Gli uomini della minoranza sono necessari perché il meccanismo economico, sociale, morale, intellettuale di una società viva e progressiva è necessariamente soggetto a rischi» (1). Sullo stesso tema desidero ricordare il recente appello dell’UCID nazionale, apparso sui principali organi di stampa, per una nuova responsabilità degli imprenditori per il bene comune. Per dare un futuro di sviluppo al nostro Paese e soprattutto alle giovani generazioni, l’appello afferma che è piú che mai necessaria una nuova cultura dell’offerta basata sulla creatività e sul progresso scientifico e tecnico per creare nuovi beni, nuovi servizi, nuove imprese. In questo quadro è interessante ricordare che, agli inizi del secolo scorso, un grande economista austriaco, J.A. Schumpeter, ha scritto un’opera fondamentale in cui si afferma che la scienza e il progresso tecnico sono i motori dello sviluppo economico. Schumpeter ci ricorda che le forze fondamentali dello sviluppo economico risiedono nel ruolo cruciale dell’imprenditore-innovatore; noi possiamo parlare di imprenditore-creatore, nelle forme di mercato concorrenziali, nella funzione delle banche che creano credito e rendono possibile attraverso la finanza la trasformazione delle innovazioni in risultati per il mercato.


ATTIVITA’

Queste sono le sue parole: «L’impulso fondamentale al processo di sviluppo viene dall’innovazione, cioè dai nuovi beni di consumo, dai nuovi metodi di produzione o di trasporto, dai nuovi mercati, dalle nuove forme di organizzazione industriale» (2). Si tratta di un paradigma di innovazione molto ampio, che va ben al di là delle innovazioni di processo e di prodotto e che investe la società nel suo complesso in tutte le sue manifestazioni. L’uomo è il centro di questa creatività e l’impresa è il luogo privilegiato in cui essa si manifesta. Sembra un paradosso, ma il fatto che le imprese possano e debbano fallire è un corollario fondamentale di questa visione dello sviluppo. Le imprese vecchie muoiono e nascono le nuove per dare sempre nuovo impulso allo sviluppo. Come afferma Schumpeter, «le nuove imprese vengono per lo piú fondate da uomini nuovi e le vecchie aziende decadono fino a perdere ogni importanza» (3). Qui viene subito alla mente l’uomo vecchio di cui parla il Vangelo, che deve morire per fare risorgere l’uomo nuovo, nel segno della morte e della risurrezione di Cristo. Mercato, tecnologia e sviluppo sono legati da un rapporto reciproco di causa ed effetto. Se è vero che i bisogni determinano l’evoluzione scientifica e tecnologica, è altrettanto vero che quest’ultima apre nuovi orizzonti alla soddisfa-

CREATIVITÀ E BENE COMUNE

zione di nuovi bisogni, secondo un meccanismo interattivo. I bisogni vengono espressi nel momento in cui si percepisce la possibilità di poterli soddisfare attraverso lo sviluppo scientifico e le nuove tecnologie. Si realizza cosí un processo circolare secondo il quale la creatività e le realizzazioni innovative aprono nuove opportunità ai mercati, che costituiscono, a loro volta, la premessa per ulteriori sviluppi. Mercati aperti concorrenziali e progresso scientifico e tecnico costituiscono in definitiva un binomio inscindibile per un nuovo sviluppo, nel quadro dei processi di globalizzazione delle economie che stiamo vivendo.

Nei processi di innovazione occorre sempre ricordare che l’uomo è il centro della creatività e l’impresa è il luogo privilegiato in cui essa si manifesta

Risultati per il mercato La creatività, la scienza e la conoscenza dell’uomo si trasformano attraverso la tecnica in risultati per il mercato, accrescendo il livello di sviluppo economico, sociale e civile dei popoli. Come è noto, da alcuni anni stiamo assistendo a una forte accelerazione del progresso scientifico e tecnico. Le aree principali di questo progresso riguardano le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le biotecnologie, le nanotecnologie, i nuovi materiali. Assisteremo in futuro a una crescente integrazione tra queste aree, con conseguenze oggi difficilmente immaginabili sulla capacità di soddisfare nuovi bisogni dell’uomo e sulla qualità della vita umana.

Si tratta di una delle tre grandi sfide che si trova di fronte l’umanità all’inizio del terzo millennio, indicate dal Compendio della Dottrina sociale della Chiesa. È la sfida della verità stessa dell’essere-uomo. Il confine e la relazione tra natura, tecnica e morale sono questioni che interpellano decisamente la responsabilità personale e collettiva in ordine ai comportamenti da tenere rispetto a ciò che l’uomo è, a ciò che può fare e a ciò che deve essere. Per coniugare positivamente il progresso scientifico e tecnico con lo sviluppo economi1/2006 • UCID Letter

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CREATIVITÀ E BENE COMUNE

L’Università deve diventare il luogo di eccellenza per la formazione scientifica, indirizzando e sostenendo i giovani che intraprendono impegnativi percorsi. Solo in questo modo si può sviluppare l’offerta scientifica e tecnica nel nostro Paese

co occorre investire nel capitale umano, cioè nella creatività dell’uomo. Il ruolo della scuola e della formazione ai piú alti livelli, pensiamo all’Università, riveste natura strategica per sostenere la ricerca dal lato dell’offerta, rispetto a una politica di intervento che in passato ha da noi privilegiato il sostegno alla domanda di ricerca e innovazione. L’Università deve diventare il luogo di eccellenza per la formazione scientifica, indirizzando e sostenendo i giovani che intraprendono impegnativi percorsi. UCID Letter • 1/2006

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ATTIVITA’

Solo in questo modo si può sviluppare l’offerta scientifica e tecnica nel nostro Paese, per soddisfare la domanda che sale dai settori nuovi e dalle imprese nuove che presentano maggiori tassi di sviluppo e piú larghe opportunità occupazionali. I dati disponibili indicano la lunga strada che dobbiamo compiere per elevare la qualità del nostro capitale umano e per cogliere le grandi opportunità offerte dal progresso scientifico e tecnico in termini di sviluppo. In generale, i servizi alle imprese, potente fattore di competitività, detengono un livello di istruzione dei propri addetti decisamente superiore a quello dell’industria manifatturiera. Il settore manifatturiero presenta, infatti, una quota di occupati in possesso del solo diploma della scuola dell’obbligo quasi doppia rispetto a quella dei servizi alle imprese, nonché una quota di laureati circa tre volte inferiore. Se si guarda alla percentuale di neoassunti con laurea sul totale delle assunzioni effettuate nel triennio 2001-2003, il quadro cambia un po’, con il settore manifatturiero che recupera lentamente rispetto ai bassi livelli strutturali che lo caratterizzano, passando dal 4,2% del 2001 al 4,7% del 2003. L’impresa nell’economia di mercato Il luogo privilegiato della creatività è l’impresa che ope-

ra nell’economia di mercato. La Centesimus annus al punto 42 «riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell’economia». L’enciclica Sollicitudo rei socialis parla di diritto di iniziativa economica, ricordandoci al punto 15 che «la negazione di un tale diritto, o la sua limitazione in nome di una pretesa “eguaglianza” di tutti nella società riduce, o addirittura distrugge di fatto lo spirito d’iniziativa, cioè la soggettività creativa del cittadino». La creatività e l’iniziativa economica sono espressione dell’intelligenza dell’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio creatore. Emerge qui la dimensione teologica della Dottrina sociale della Chiesa rispetto a quella contingente e storica, come strumento e guida per i credenti per il discernimento morale dei fatti concreti e delle scelte della vita di tutti i giorni. L’impresa è il perno e il cuore dello sviluppo economico. La creatività, il progresso scientifico e tecnico che in essa si realizzano in forza di una comunità di persone (Centesimus annus) che condividono e credono in un obiettivo comune, segnano un passaggio cruciale nella storia dell’uomo e dell’evoluzione del pensiero economico: dalla visione dell’economia a somma zero, dove


ATTIVITA’

a una persona che si arricchisce deve necessariamente corrispondere una persona che si impoverisce, alla visione dell’economia di sviluppo, dove attraverso la creatività, la conoscenza, l’innovazione, l’amore al lavoro, attraverso l’impresa insomma, si creano nuove utilità per il bene comune. «In una società fondata sulla proprietà privata e sulla concorrenza, questo processo è il necessario complemento di un impulso economico e sociale sempre nuovo e di un crescente reddito reale di tutte le categorie di soggetti economici. Se non ci fossero movimenti ciclici esso sarebbe piú lieve, ma non è da essi che dipende e si svolge anche al di fuori di essi. Questi cambiamenti sono assai piú importanti, teoricamente e praticamente, economicamente e culturalmente, della esistenza di condizioni di stabilità economica sui cui è stata concentrata per tanto tempo tutta l’attenzione dell’analisi» (5). Qui Schumpeter si riferisce alla refrattarietà della teoria dell’equilibrio economico generale rispetto alla teoria dello sviluppo. La centralità dell’uomo nei processi di sviluppo con i suoi valori di libertà, di creatività e di responsabilità, emerge per noi cristiani con tutta evidenza nel significato profondo del pensiero filosofico rosminiano. Nella sua Filosofia della politica Rosmini afferma che il cristianesimo ha salvato le società umane rivolgendosi agli individui, cioè a ciascuno di

CREATIVITÀ E BENE COMUNE

noi, non alle masse. Ancora nel 1847, un anno prima della pubblicazione del Manifesto di Marx e Engels, Antonio Rosmini nel Saggio sul comunismo e sul socialismo mette chiaramente in luce l’errore di fondo di tali sistemi, cioè la pretesa di costruire una società perfetta in cui «l’individuo non sia piú nulla, quando il governo è tutto». Come ci insegna la Dottrina sociale della Chiesa, i princípi di sussidiarietà devono accompagnarsi a quelli di solidarietà, senza sconfinare nei poli opposti dell’egoismo e dell’assistenzialismo. Dobbiamo anche distinguere in modo fondamentale, come fa Veblen, tra imprenditori creatori e costruttori di sviluppo e uomini d’affari che fanno dell’accumulazione di ricchezze il fine ultimo dello loro esistenza. La nostra visione cristiana e gli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa ci dicono a questo riguardo che l’uomo non è fatto per il danaro, ma il danaro per l’uomo (ricordiamo il passo evangelico del sabato) . Dobbiamo per questo impegnarci per combattere il clima di forte “riduzionismo economico” che caratterizza la nostra epoca in cui si è affievolito l’amore per il bene comune. Si avverte, infatti, sempre piú la mancanza di inquadramento dei fenomeni economici nella visione piú generale della centralità dell’uomo e dei suoi valori. Certamente i Padri della

Dobbiamo impegnarci a combattere il clima di forte “riduzionismo economico” che caratterizza la nostra epoca. Si è affievolito l’amore per il bene comune e dimenticata la centralità dell’uomo

Chiesa e gli Scolastici dall’alto Medio Evo al nostro Rinascimento vantavano, rispetto alle attuali tendenze, una maggiore ricchezza di contorni umani che costituiscono in definitiva i problemi essenziali della storia. Il Santo Padre Benedetto XVI con sollecitudine pastorale ci richiama costantemente contro i rischi del relativismo etico, che permea la nostra società all’inizio del terzo millennio. La distinzione di Veblen tra imprenditori creatori o innovatori nel significato schumpeteriano, e uomini d’affari manifesta l’infondatezza dell’i1/2006 • UCID Letter

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CREATIVITÀ E BENE COMUNE

Le imprese con alta propensione agli investimenti in tecnologie dell’informazione e della comunicazione presentano una maggiore tensione alla crescita esterna, una piú spiccata attitudine a cooperare, una maggiore propensione all’innovazione

dentificazione di Marx tra imprenditori e capitalisti. Nelle democrazie economiche le due figure non coincidono perché l’imprenditore è colui che ha le idee, crea nuovi prodotti, nuovi servizi, nuove imprese, ricorrendo al sistema bancario o al mercato dei capitali per reperire le risorse finanziarie che gli mancano. In una vera democrazia economica, il sistema bancario e il mercato dei capitali devono sapere selezionare i progetti imprenditoriali meritevoli perché capaci di creare vero sviluppo per il bene comune. UCID Letter • 1/2006

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Impresa: comunità di persone La creatività riferita all’imprenditore o all’impresa nel significato di comunità di persone (Centesimus annus) può essere considerata almeno sotto due punti vista. Il primo, come propensione all’innovazione nelle imprese esistenti. Il secondo, come propensione alla creazione di nuove imprese, soprattutto nei settori a piú elevata tecnologia che mostrano maggiori tassi di crescita e piú elevate opportunità occupazionali. Dobbiamo nel primo caso confrontare le imprese esistenti ad alta propensione all’innovazione (alta creatività) con quelle che manifestano, invece, una bassa propensione all’innovazione (bassa creatività) per rilevarne le effettive differenze. È quello che abbiamo tentato di fare confrontando due gruppi dicotomici di imprese manifatturiere con alta e bassa propensione all’investimento in tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per individuare degli insiemi di variabili quantitative e qualitative che discriminano, a certi livelli di probabilità, i due gruppi. Ecco in sintesi i risultati. Le imprese con alta propensione agli investimenti in tecnologie dell’informazione e della comunicazione presentano una maggiore tensione alla crescita esterna attraverso le acquisizioni; una piú spiccata attitudine a cooperare con altre imprese attraverso i consorzi; una maggiore propensione all’in-

novazione di prodotto e al controllo di qualità (certificazione Iso); una quota superiore di occupati nelle attività di ricerca e sviluppo; una redditività operativa superiore; una maggiore propensione all’esportazione; una crescita della produttività del lavoro superiore a quella delle imprese con bassa propensione agli investimenti in tecnologie dell’informazione e della comunicazione. I risultati dell’analisi statistica ci consentono in definitiva di affermare che le imprese manifatturiere che investono di piú in tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono diverse da quelle che investono poco o nulla. Queste diversità positive riassumibili in una forte propensione alla creatività, consentono una elevata competitività sul mercato interno e sui mercati internazionali che si traduce in una maggiore domanda e in una crescita piú elevata. Vediamo ora la seconda dimensione della creatività: la propensione alla creazione di nuove imprese, soprattutto di quelle innovative. Quando l’economia ristagna per piú anni, è necessario porre mano ai problemi strutturali e in particolare a un diverso modello di sviluppo fondato non solo sulla crescita delle imprese esistenti che caratterizzano il nostro modello “storico” di specializzazione, ma soprattutto sulla nascita di nuove imprese a piú elevata tecnologia per un nuovo modello di specializzazione che garanti-


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sca maggiore crescita e maggiore occupazione. Qui diventano fondamentali le banche e la finanza, come ci ricorda Schumpeter, per sostenere nelle diverse fasi la nascita e lo sviluppo di nuove imprese nei settori a piú elevata tecnologia, fornendo la giusta quantità e qualità di capitale di rischio per finanziare progetti che presentano elevate combinazioni tra rendimento e rischio. Il sistema bancario e gli investitori istituzionali devono dare il loro contributo, soprattutto alla luce del nuovo accordo di Basilea sui nuovi parametri per la valutazione del merito del credito alle imprese. Una nuova politica delle garanzie costituisce un passo fondamentale per spostare le preferenze delle banche verso il finanziamento di imprese a piú elevata combinazione rendimento-rischio, e il Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese del Ministero delle Attività Produttive può fare molto in questa direzione. Il sistema dei confidi, che mostrano negli ultimi anni forti tassi di crescita, indica che la loro azione, che poggia sulla cooperazione tra imprese, è fondamentale per la riduzione dei rischi, per il miglioramento della qualità del credito (maggiore credito a medio e lungo termine) e per il contenimento del costo del capitale. Quanto le banche e la finanza possano diventare strumenti fondamentali a sostegno di un

CREATIVITÀ E BENE COMUNE

nuovo modello di sviluppo, insieme a una grande propensione alla creatività e all’innovazione finanziaria, lo possiamo vedere ricordando il nostro Rinascimento, con i mercantibanchieri fiorentini e le altre importanti città mercantili italiane (1252-1492). Un fattore fondamentale che consentí a Firenze di diventare ricca e potente riguardò il solido equilibrio tra i diversi rami dell’attività economica: la manifattura, la mercatura e l’attività bancaria, insieme a una forte propensione all’internazionalizzazione e ai modelli organizzativi per la conduzione degli affari basati su efficienti sistemi informativi (reti di agenti nelle diverse piazze internazionali). I mercanti-banchieri del nostro Rinascimento avevano raggiunto una conoscenza talmente sofisticata dell’arte della mercatura, del cambio, bancaria e finanziaria (creatività), da poter scorgere qui, come ci ha indicato il nostro storico Oscar Nuccio, le vere origini dello spirito del capitalismo. Tale spirito della società borghese italiana anticipa di almeno duecento anni l’etica protestante calvinista, indicata da Max Weber e dai suoi seguaci come la vera origine dello spirito del capitalismo. Ritornando alla creatività, alla ricerca e all’innovazione per un nuovo modello di sviluppo, è necessario un diverso rapporto tra Università, centri di ricerca pubblici e privati, imprese, per trasformare le sco-

È necessario un nuovo e piú intenso rapporto tra Università, centri di ricerca, pubblici e privati, e imprese per trasformare le scoperte scientifiche nei vari campi in risultati per il mercato e per lo sviluppo

perte scientifiche nei vari campi in risultati per il mercato e per lo sviluppo. Per creare nuove imprese sono necessari spin-off dalle Università, dai centri di ricerca e anche dalle imprese piú grandi, sostenuti sul piano finanziario dalle banche e dalle istituzioni finanziarie, per offrire il capitale di rischio e i servizi finanziari necessari per iniziative che, come è noto, presentano elevati livelli di rischiosità. La politica industriale si è già mossa nel sostegno di questi spin-off da Università e centri di ricerca, ma bisogna che anche il sistema bancario e le 1/2006 • UCID Letter

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CREATIVITÀ E BENE COMUNE

Occorre un nuovo patto tra banche e imprese per una nuova stagione di sviluppo e di modernizzazione del nostro Paese, nello scenario dell’Unione Europea e delle grandi sfide dell’economia globale

istituzioni finanziarie facciano la loro parte nel sostegno con capitale di rischio dei business angels, del seed capital, degli start up, dei finanziamenti per lo sviluppo. Come è noto, l’applicazione del nuovo accordo di Basilea lascia spazi limitati in questo campo perché la selezione del merito del credito si basa su parametri finanziari che guardano al passato e non allo sviluppo futuro delle imprese. Le nuove imprese non hanno storia, non hanno bilanci su cui compiere le valutazioni quantitative per la determinazione del rating e abbiamo UCID Letter • 1/2006

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quindi bisogno di istituzioni finanziarie che sappiano fare finanza per lo sviluppo in base alla validità dei programmi futuri. Solo cosí possiamo passare a un uovo modello di sviluppo basato sulla scienza, sulla creatività e sulla conoscenza, accompagnato da un grosso sforzo nel campo della formazione del capitale umano ai piú alti livelli. Per quanto riguarda il capitale di rischio a sostegno della nascita di nuove imprese e per lo sviluppo di quelle giovani, non possiamo qui tacere sullo scarso sostegno che sta dando il sistema bancario a una misura significativa di politica industriale del Ministero delle Attività Produttive che prevede anticipazioni con risorse pubbliche agli intermediari finanziari che assumono partecipazioni di minoranza al capitale di rischio di piccole e medie imprese, di nuova o recente costituzione, che operano in settori innovativi e che investono soprattutto nelle forme strategiche delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Occorre un nuovo patto tra banche e imprese per una nuova stagione di sviluppo e di modernizzazione del nostro Paese, nello scenario dell’Unione Europea e delle grandi sfide dell’economia globale al nostro modello di specializzazione produttiva. Come è noto, a partire dalla metà degli anni Novanta inizia un grande processo di aggiu-

stamento strutturale del sistema bancario italiano all’indomani del Testo Unico in materia bancaria. Con il Testo Unico, che recepisce importanti direttive europee in materia, l’attività bancaria viene considerata a tutti gli effetti attività d’impresa e in quanto tale orientata all’obiettivo della redditività per gli azionisti. Il processo di concentrazioni e fusioni nel sistema bancario porta a una forte riduzione del numero delle banche con una perdita di prossimità con il territorio e di conoscenza diretta tra banche e imprese (asimmetrie informative), soprattutto di piccole e medie dimensioni e delle loro aggregazioni come i distretti. Cade il principio della specializzazione del credito, sia sul piano temporale che su quello funzionale. Le due categorie di intermediari finanziari, banche di credito ordinario e istituti di credito speciale per il finanziamento degli investimenti e per la finanza delle imprese, vengono meno per lasciare il posto alle sole banche che possono operare sia nel credito che nella finanza a breve e a medio e lungo termine. Il nuovo ruolo della banca, all’indomani dell’entrata in vigore del Testo Unico, viene previsto su tre fronti tra loro connessi: il credito, il capitale di rischio, la consulenza. A piú di dieci anni di distanza dal Testo Unico bancario, due obiettivi sono stati raggiunti: l’aumento della dimensione media delle nostre ban-


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che e la nascita di importanti gruppi bancari di grandezza paragonabile a quella dei principali gruppi europei; la crescita della redditività del capitale delle banche che è passata da valori inferiori al 5% a valori prossimi al 15%. Tale redditività si confronta con quella molto piú bassa e calante del sistema industriale italiano negli ultimi anni. I dati disponibili indicano che nel triennio 2001-2003 le imprese manifatturiere con piú di 10 addetti hanno accusato un calo della redditività operativa da circa il 10% al 7% e di quella complessiva, al netto delle imposte, da circa il 5% al 2%. La struttura finanziaria del sistema industriale abbassa pertanto la redditività operativa di ben 5 punti percentuali. Un notevole sviluppo ha avuto il credito bancario, ma nel sostegno dell’esistente e poco o nulla del nuovo. Praticamente assente è stata l’azione delle banche a sostegno della diffusione del capitale di rischio, soprattutto delle imprese di piccole e medie dimensioni, rispetto alle potenzialità offerte direttamente dalla nuova legge bancaria. Per quanto riguarda la consulenza e i servizi finanziari, è mancata quasi totalmente la prima, soprattutto per la nascita di nuove imprese e per la crescita di quelle esistenti, mentre i secondi si sono fortemente sviluppati in un clima poco concorrenziale e privo di rischio per le banche, con prezzi di tipo oligopolistico, che spiegano in

CREATIVITÀ E BENE COMUNE

parte significativa la forte ripresa di redditività. Di fronte a questa situazione frutto dell’esperienza di piú di un decennio del nuovo Testo Unico bancario, risulta necessario agire per il futuro almeno su due fronti. Il primo, di cui si avvertono già i primi movimenti, riguarda il recupero da parte delle banche della prossimità con i territorio e con i nostri sistemi di piccole e medie imprese (distretti). In questo senso, l’evidenza empirica mostra che le banche radicate sul territorio, solitamente non di grandi dimensioni, conoscono meglio le imprese, soprattutto piccole e medie, riducendo gli effetti delle asimmetrie informative sul mercato del credito in termini di selezione avversa e di azzardo morale. Si può controllare meglio il rischio, grazie anche all’azione efficace dei sistemi dei confidi molto diffusi tra le piccole e medie imprese, riducendo il razionamento del credito che colpisce soprattutto le imprese piccole e quelle ubicate nel Mezzogiorno. Il secondo è relativo al recupero della cultura della finanza specializzata, che si è persa con l’avvento della banca universale e con la scomparsa degli istituti di credito speciale che tanta parte hanno avuto nel sostegno del “miracolo economico italiano” basato sulle piccole e medie imprese e sui distretti. Ma sopra ogni cosa va recuperata la visione etica del modo di concepire la funzione del-

Una visione incentrata unicamente sul profitto può condurre nel lungo periodo alla distruzione dei valori e dei fondamenti stessi della società

la banca, che va ben al di là del perseguimento esclusivo dell’obiettivo della creazione di valore per gli azionisti (profitto). Questa teoria ha avuto un ruolo fortemente negativo negli anni Novanta, al punto che il principio unico della creazione di valore per gli azionisti è stato addirittura recepito nel Codice di Autodisciplina della Borsa Italiana. Il profitto, come riconosce la Dottrina sociale della Chiesa (Centesimus annus), è un fondamentale misuratore dell’efficienza dell’impresa e condizione importante per l’accumulazione e lo sviluppo, ma 1/2006 • UCID Letter

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Occorre una visione di piú lungo respiro che valorizzi insieme la dottrina della responsabilità etica dell’impresa e quella della crescita e dello sviluppo economico e sociale

non può essere l’unico obiettivo. Una visione incentrata unicamente sul profitto può condurre nel lungo periodo alla distruzione di valore e dei fondamenti stessi della società. Noi non crediamo, come Friedman, che «la teoria delle responsabilità sociali sia una dottrina sostanzialmente sovversiva e che poche tendenze potrebbero minare le basi fondamentali di una società libera, quanto la possibilità che le direzioni aziendali assumano responsabilità sociali che non siano quelle di procurare utili sempre maggiori ai propri azioUCID Letter • 1/2006

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nisti». Occorre, invece, una visione di piú lungo respiro che valorizzi insieme la dottrina della responsabilità etica dell’impresa e quella della crescita e dello sviluppo economico e sociale. Non si tratta di un rapporto di tipo negativo ma positivo, perché il credere e praticare la responsabilità etica dell’impresa è funzionale alla crescita economica nel lungo periodo. E questo vale per le imprese e ancor piú per le banche. Guardare al futuro con fiducia e creatività Le sfide che abbiamo davanti a noi sono grandi, ma ritengo alla nostra portata, se rinforziamo la nostra fiducia per il futuro (per noi cristiani le virtú teologali della fede e della speranza) con una nuova tensione verso lo sviluppo rispetto alla conservazione dell’esistente e di quello che abbiamo accumulato in passato. È compito di una classe imprenditoriale e dirigente lungimirante sapersi coagulare nei momenti di maggiore difficoltà come gli attuali, per raggiungere nuovi traguardi di benessere per il Paese. Si tratta di una responsabilità particolare che devono sentire gli imprenditori cristiani e quindi noi dell’UCID. Per questo la Presidenza Nazionale, su proposta del Professor Ferro, ha deciso, con il Comitato tecnico scientifico dell’UCID, di diffondere, a settembre scorso sui principali organi di stampa nazionali un ap-

pello per una nuova responsabilità degli imprenditori. È fondamentale ora diffonderlo e creare un costruttivo dibattito a livello locale nei Gruppi e nelle Sezioni per un nuovo modello di sviluppo ispirato ai valori cristiani in cui crediamo. Nel concludere, desidero riprendere l’esortazione ricordata all’inizio del S. Padre ai cristiani ad essere come minoranza creativa per i destini dell’Europa, per essere al servizio dell’intera umanità. L’esortazione ha un significato del tutto particolare per noi dell’UCID, a per lo sviluppo e la diffusione del bene comune.

(*) In occasione dell’apertura del nuovo anno sociale il 23/11/2005 a Frosinone, nella sezione UCID, il Segretario Generale ha sviluppato questo tema, fondamentale in quanto il tema di quest’anno ha riguardato la creatività dell’UCID per la costruzione del Bene Comune. 1) L. Einaudi, Prediche inutili, 1962, p. 193. 2) J. A. Schumpeter, Teoria dello sviluppo economico, 1911. 3) J. A. Schumpeter, Teoria …, op. cit., p. 154. 4) J. A. Schumpeter, Teoria …, op. cit., p. 262.


ETICA E FISCO

ATTIVITA’

S

copo delle presenti riflessioni è di analizzare l’etica e il fisco alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, ora disponibile nell’utilissimo Compendio del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. L’etica cristiana costituisce il paradigma della nostra analisi della finanza pubblica, vista sotto i due aspetti fondamentali e inscindibili del prelievo fiscale e della spesa. In questo modo allarghiamo l’àmbito di analisi della finanza pubblica e delle scelte finanziarie dall’àmbito economico e politico a quello morale. Le riflessioni sono organizzate nel modo seguente. Nella prima parte viene presentato un breve excursus storico sulla tendenza alla crescita della spesa pubblica sul reddito nazionale dei vari Paesi, a partire dal prima guerra mondiale fino alla prima metà degli anni Novanta, a cui si accompagna una crescita parallela della pressione tributaria. Dopo tale periodo inizia nei vari Paesi una discesa della spesa pubblica e della pressione fiscale sul reddito nazionale, in relazione all’affacciarsi di una diversa concezione del ruolo dello Stato in economia di fronte ai processi di globalizzazione e di crescente concorrenza a livello mondiale. Segue una parte dedicata all’analisi delle relazioni tra finanza pubblica, sviluppo, bene comune, solidarietà e sussidiarietà nella visione della Dottrina sociale della Chiesa, al fine di tracciare i

lineamenti di un’etica della fiscalità. La terza parte affronta le problematiche aperte riguardanti l’etica della fiscalità dopo l’ingresso del nostro Paese nella moneta unica europea, con le diverse posizioni sul piano politico in ordine ai princípi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa riguardanti la solidarietà e la sussidiarietà. Seguono le conclusioni. Spesa pubblica e pressione tributaria Se osserviamo la dinamica della spesa pubblica e della pressione fiscale sul reddito nazionale dei principali Paesi tra la prima guerra mondiale e la prima metà degli anni Novanta, troviamo la conferma della legge di Wagner sull’espansione della spesa pubblica. La spesa pubblica assorbiva mediamente il 15% delle risorse prodotte dai vari Paesi antecedentemente la prima guerra mondiale e si arriva al picco che supera il 50% dei redditi nazionali verso la fine degli anno Ottanta. Il grande impulso all’aumento della spesa pubblica e della pressione fiscale avviene dopo la grande crisi del 1929 in cui i sistemi capitalistici rivelano la loro incapacità di assicurare soddisfacenti livelli di crescita e occupazione. È in questo contesto che esce nel 1936 la Teoria Generale di Keynes con l’obiettivo di offrire i rimedi per fare uscire i sistemi capitalistici dal profondo stato di depressione in cui erano precipitati.

IL SENSO ETICO DELLA PRESSIONE FISCALE

La finanza pubblica deve mirare allo sviluppo per il bene comune, creando equilibrio tra i princípi della solidarietà e quelli della sussidiarietà (*)

di Giovanni Scanagatta Segretario Generale UCID Nazionale

L’incertezza è l’elemento che permea tutto il mondo della Teoria Generale e che sta alla base delle crisi. Essa colpisce l’efficienza marginale del capitale facendola scendere a livelli cosí bassi, che anche tassi di interesse minimi non sarebbero in grado di mettere in moto per via endogena secondo le forze di mercato la domanda, la produzione, l’occupazione. «Sembra probabile - afferma Keynes - che le fluttuazioni nella valutazione del mercato in merito all’efficienza marginale del capitale siano troppo grandi da essere compensate 1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITA’ ETICA E FISCO

A partire dalla prima guerra mondiale fino alla prima metà degli anni Novanta, si assiste alla progressiva crescita della spesa pubblica sul reddito nazionale di vari Paesi

da un fattibile mutamento del tasso di interesse». E aggiunge: «attendo di vedere lo Stato assumere, sulla base del vantaggio sociale generale, una responsabilità sempre piú grande di diretta organizzazione degli investimenti». La grande crisi in cui era precipitata l’economia mondiale e la grande disoccupazione avevano portato Keynes ad auspicare l’intervento dello Stato nell’organizzazione diretta degli investimenti per risollevare la domanda globale, la crescita del reddito e dell’occupazione. Per Keynes, le forze spontaUCID Letter • 1/2006

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nee del mercato non sarebbero mai state in grado da sole di riportare i sistemi economici fuori dalla crisi in tempi relativamente brevi, mentre il lungo periodo era troppo lungo per impedire sacrifici insopportabili a grandi masse di lavoratori. È il diffondersi di queste idee, certamente comprensibili nei contesti economici in cui sono nate, che ha innescato un’onda lunga, poi degenerata (deficit spending), di un crescente intervento dello Stato in economia e di una continua crescita della pressione fiscale. Keynes, quando sosteneva la necessità di vedere lo Stato assumersi una responsabilità sempre maggiore nell’organizzazione diretta degli investimenti, aveva di fronte a sé una realtà ben precisa. L’eccezionale livello raggiunto dalla disoccupazione e i prezzi calanti non lo facevano temere per gli effetti inflazionistici dell’intervento dello Stato in economia. L’intervento stesso si collocava allora su livelli modesti e la spinta della domanda pubblica avrebbe certamente contribuito nel breve periodo a risollevare la produzione e a ridurre la disoccupazione. La politica monetaria era inefficace ed era per questo necessario ricorrere a una massiccia politica fiscale. Ai nostri giorni i contesti economici sono profondamente mutati e ci muoviamo nell’economia globale e dalla crescente concorrenza a livello mondiale, ma con un pesante fardello che i vari Paesi eredi-

tano dal passato sotto forma di ingenti debiti pubblici che superano, come nel caso del nostro Paese, il valore del reddito nazionale. La situazione è abbastanza diversa all’interno dei Paesi maggiormente sviluppati, con l’altissima incidenza della spesa pubblica e della pressione fiscale sul prodotto interno lordo nei Paesi europei rispetto a quelli anglosassoni. Tale incidenza sta scendendo nelle due grandi aree economiche, ma con i Paesi dell’Europa che ereditano dal passato livelli eccezionalmente elevati. In Germania, il picco dell’incidenza della spesa pubblica sul prodotto interno lordo si registra nel 1996 con il 47,3% e scende al 46,3% nel 2002. In Francia, l’incidenza massima è del 51,8% nel 1993 e scende al 49% nel 2002. Il picco dell’Italia si registra nel 1993 con il 55,4% e l’incidenza si abbassa al 45,5% nel 2002. Diversa si presenta la situazione negli Stati Uniti e nel Regno Unito con punte rispettivamente nel 1992 con il 34,8% e nel 1993 con il 43,2%. Gli Stati Uniti scendono al 30,9% nel 2002 e il Regno Unito al 39,1%. La velocità di discesa dipende naturalmente dal picco di partenza e dalla capacità dei Governi di realizzare efficaci riforme strutturali per creare maggiori spazi di mercato per le attività produttive di beni e servizi. Sul piano empirico, negli anni a noi piú vicini si nota in ogni caso una riduzione della variabilità attorno alla me-


ATTIVITA’ ETICA E FISCO

dia delle incidenze della spesa pubblica sul prodotto interno lordo dei principali Paesi industrializzati. Sembra, pertanto, che l’economia globale stia spingendo verso una convergenza del peso dello Stato e della pressione fiscale sul reddito nazionale dei Paesi maggiormente sviluppati, con un livello-obiettivo quantificato dagli analisti intorno al 30%. Nella misura in cui la produttività del settore privato supera quella del settore pubblico, tali tendenze dovrebbero portare a un recupero di produttività dei Paesi Europei rispetto a quelli anglosassoni. È utile, infine, ricordare che sul piano empirico non si nota alcuna relazione tra l’incidenza della spesa pubblica sul prodotto interno lordo dei principali Paesi maggiormente industrializzati e l’indicatore dello sviluppo umano elaborato dalle Nazione Unite. Sviluppo e solidarietà I princípi dell’attività fiscale dello Stato hanno avuto fin dall’inizio della nascita della scienza economica un fondamento morale. Il padre dell’economia politica, Adamo Smith (1), nella Ricchezza delle nazioni del 1776 indicava quattro princípi fondamentali dell’attività fiscale dello Stato: l’uguaglianza, la certezza, la comodità di pagamento, l’economia della riscossione (2). Si tratta di quattro canoni che, guardando alla complessità dei nostri sistemi fiscali, sono an-

dati in gran parte persi. Il principio di uguaglianza ha dato origine a quello della proporzionalità delle imposte e, successivamente, a quello della progressività. Quest’ultimo principio trova fondamento nel paradigma della utilità marginale decrescente del reddito, nato con la teoria marginalista, ma che risale sul piano storico almeno a due mila anni fa. Per noi cristiani viene subito alla mente l’episodio evangelico della vedova che ha dato molto di piú dei ricchi, ponendo nel tesoro del tempio l’unico spicciolo che aveva, mentre i ricchi, anche se ponevano molto di piú, si privavano solo del superfluo. Possiamo individuare tre periodi che caratterizzano l’attività impositiva nella storia dei popoli e delle nazioni. Il piú antico è quello del privilegio politico che trova la sua massima espressione nel tributo che i vincitori impongono ai vinti, come è avvenuto con il tributo a Cesare ai tempi della conquista romana della Palestina. Successivamente si è osservato il principio dell’uguaglianza e della proporzionalità del tributo. Ai nostri giorni prevale il principio della solidarietà, secondo la capacità contributiva dei soggetti, come previsto dalla nostra Carta costituzionale, e dell’applicazione del principio della progressività delle imposte. Entriamo ora nell’analisi della finanza pubblica alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, cioè della morale cri-

Secondo il padre dell’economia politica, Adamo Smith, sono quattro i princípi fondamentali dell’attività fiscale dello Stato: l’uguaglianza, la certezza, la comodità di pagamento, l’economia della riscossione

stiana, rispetto ai campi di analisi di tipo strettamente economico, politico e sociologico. Al punto 355 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa si legge che «La raccolta fiscale e la spesa pubblica assumono un’importanza economica cruciale per ogni comunità civile e politica: l’obiettivo verso cui tendere è una finanza pubblica capace di proporsi come strumento di sviluppo e di solidarietà». E ancora: «La finanza pubblica si orienta al bene comune quando si attiene ad alcuni fondamentali princípi: il pagamento delle imposte come specifica1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITA’ ETICA E FISCO

La solidarietà senza sussidiarietà può degenerare in assistenzialismo, mentre la sussidiarietà senza solidarietà rischia di alimentare forme di localismo egoistico

zione del dovere di solidarietà; razionalità ed equità nell’imposizione dei tributi; rigore e integrità nell’amministrazione e nella destinazione delle risorse pubbliche. Nel distribuire le risorse, la finanza pubblica deve seguire i princípi della solidarietà, dell’uguaglianza, della valorizzazione dei talenti, e prestare grande attenzione a sostenere le famiglie, destinando a tal fine un’adeguata quantità di risorse». Un altro punto importante per l’individuazione dei princípi di etica cristiana cui deve attenersi la finanza pubblica riguarda la sussidiarietà. Fondamentale UCID Letter • 1/2006

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a questo riguardo è il punto 351 del Compendio che cosí recita: «L’azione dello Stato e degli altri poteri pubblici deve conformarsi al principio di sussidiarietà e creare situazioni favorevoli al libero esercizio dell’attività economica; essa deve anche ispirarsi al principio di solidarietà e stabilire dei limiti all’autonomia delle parti per difendere la piú debole. La solidarietà senza sussidiarietà, infatti, può degenerare facilmente in assistenzialismo, mentre la sussidiarietà senza solidarietà rischia di alimentare forme di localismo egoistico». Abbiamo in questo modo a disposizione tutti gli elementi per definire l’attività di finanza pubblica, sia dal lato delle entrate che da quello delle spese, alla luce dei princípi della Dottrina Sociale della Chiesa. La finanza pubblica secondo l’etica cristiana deve mirare allo sviluppo per il bene comune, trovando un equilibrio tra i principi della solidarietà e quelli della sussidiarietà. Il campo di analisi della scienza delle finanze tende a collocarsi nell’àmbito della natura e degli effetti economici della finanza pubblica, sia dal lato delle spese che da quello delle entrate. Può, ad esempio, trattarsi degli effetti economici delle imposte con l’impiego degli strumenti classici della microeconomia e, in particolare, delle forme di mercato di concorrenza, di monopolio e di quelle intermedie. Oppure degli effetti economici della spesa pubblica sotto forma di in-

vestimenti sul reddito nazionale, sui conti con l’estero e sull’occupazione, impiegando strumenti di tipo macroeconomico come quello del moltiplicatore keynesiano. E ancora, in senso macroeconomico, degli effetti della tassazione sulla propensione al consumo. Se il campo di analisi della finanza pubblica si estende a quello politico, possiamo analizzare i limiti entro cui si muove l’attività finanziaria rappresentati, secondo Gaetano Mosca, dal massimo vantaggio della classe politica governante e da quello minimo richiesto dai governati (3). Se il campo di analisi è quello dell’etica e, nel nostro caso, dell’etica cristiana, i giudizi di valore si spostano agli effetti della finanza pubblica sullo sviluppo (diverso dal concetto di crescita e progresso) (4), sul bene comune, in rapporto ai valori della solidarietà e della sussidiarietà. Un eccesso di tassazione e di spesa pubblica sul reddito nazionale, trasforma il valore positivo della solidarietà in assistenzialismo, con sacrificio del valore della sussidiarietà, dell’iniziativa privata e della creatività dei corpi minori, a danno dello sviluppo e del bene comune. Un difetto di tassazione e di spesa pubblica sul reddito nazionale conduce a sacrificare il valore etico della solidarietà, trasformando il valore positivo della sussidiarietà in egoismo localistico. Emerge in questo modo dai princípi della Dottrina Sociale della Chiesa il pa-


ATTIVITA’ ETICA E FISCO

radigma di finanza pubblica giusta, caratterizzato da una politica delle entrate e delle spese pubbliche che sappia coniugare i principi della solidarietà e della sussidiarietà per lo sviluppo e per il conseguimento del bene comune. Diversi progetti politici Il nostro Paese, con l’entrata nella moneta unica europea, ha compiuto una fondamentale scelta storica, in linea di continuità con i Padri fondatori del Mercato comune europeo, nato alla fine degli anni Cinquanta con i Trattati di Roma. Per raggiungere questo importante obiettivo l’Italia ha compiuto notevoli sacrifici, con un aggiustamento che in grandissima parte è avvenuto sul lato dell’aumento della pressione fiscale. L’altro elemento importante ha riguardato la riduzione dei tassi di interesse, che ha consentito di abbassare fortemente il costo del gigantesco debito pubblico. Le incognite attuali e future riguardano la politica fiscale, a fronte di una sovranità e di una politica monetaria che non è piú nelle nostre mani. È superfluo dire che stanno qui le differenze di “visione del mondo” tra i due grandi schieramenti politici in campo. Il vincolo del bilancio pubblico in pareggio, o vicino al pareggio, prescinde da quale delle due coalizioni sta al governo del Paese: si tratta, infatti ,di un obbligo esterno fissato da un trattato (quello di Maastricht, 1992) che abbiamo liberamen-

te sottoscritto e che comunque siamo tenuti a rispettare, pena l’emarginazione dall’Europa. La differenza sostanziale passa attraverso le politiche della tassazione e della spesa pubblica. Se la spesa pubblica viene mantenuta alta, è gioco forza tenere alta la tassazione rispetto al reddito. In caso contrario, la riduzione della pressione fiscale porta necessariamente con sé la riduzione della spesa pubblica rispetto al reddito, lasciando maggiore spazio all’iniziativa e alla creatività dei privati. I fautori della prima prospettiva ripongono la propria fiducia in una produttività della spesa pubblica non inferiore a quella della spesa privata, mentre i sostenitori della seconda sono convinti che le vere forze dell’accumulazione e dello sviluppo risiedono nell’iniziativa privata e nella propensione a intraprendere da parte degli individui e dei gruppi liberamente costituiti. Una minore tassazione lascia all’individuo maggiore libertà di scelta sull’impiego del proprio reddito, secondo il principio di sussidiarietà proclamato dall’Enciclica Quadragesimo Anno del 1931. Un eccesso di tassazione mortifica il principio di libertà dell’individuo, snaturando i fondamenti della solidarietà verso l’assistenzialismo. D’altra parte, un difetto di tassazione fa venire meno i princípi di solidarietà soffocati dagli egoismi del singolo e dal consumismo, perdendo di vista il bene comune.

Il nostro Paese, con l’entrata nella moneta unica europea, ha compiuto una fondamentale scelta storica, in linea di continuità con i Padri fondatori del Mercato comune europeo, nato alla fine degli anni Cinquanta con i Trattati di Roma

Esiste, in definitiva, il valore della giusta tassazione che assicura, come già detto, l’equilibrio tra i princípi della solidarietà e quelli della sussidiarietà proclamati dalla Dottrina sociale della Chiesa. Il fondamento lo troviamo nell’episodio evangelico del tributo a Cesare in cui Gesú afferma «Date a Cesare quello che è di Cesare a Dio quello che è di Dio». Uno “scatto morale” Nelle presenti riflessioni sui rapporti tra etica cristiana e finanza pubblica, si è tentato innanzi tutto di porre in evidenza, sotto la spinta dei processi 1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITA’ ETICA E FISCO

Occorre uno “scatto morale” da parte di tutti, sapendo che la via fondamentale per ridurre l’eccessiva pressione fiscale sulla parte emersa è quella di liberarsi dall’area dell’evasione

di globalizzazione e di crescente concorrenza a livello mondiale, la convergenza del peso della spesa pubblica sul reddito nazionale dei vari Paesi verso livelli piú bassi di quelli storicamente osservati in passato. Gli economisti parlano di un valore intorno al 30%, ma questa indicazione va colta naturalmente per il suo significato generale di natura tendenziale. Parallelamente la tassazione sul reddito nazionale viene interessata dalla stessa tendenza e, come abbiamo visto, in questo processo i Paesi europei devono compiere gli sforzi maggiori rispetto a quelli anUCID Letter • 1/2006

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glosassoni. È una visione di diversa cultura dell’economia di mercato che deve penetrare di piú nei modi di pensare e di agire degli europei, nella consapevolezza che le regole servono a poco se non sono fondate su saldi princípi di carattere etico e morale. Sta qui la questione generale dei rapporti tra etica e fisco: una questione di libertà che chiama immediatamente in causa il dovere della responsabilità dell’agire dell’individuo e delle sue libere organizzazioni per il perseguimento del bene comune. In questo senso abbiamo parlato di finanza pubblica giusta, capace di coniugare i valori della solidarietà e della sussidiarietà per lo sviluppo finalizzato al bene comune. Con riferimento ai problemi piú diretti del nostro Paese, non possiamo dimenticare la questione morale fiscale connessa ai fenomeni di evasione. Il valore stimato dell’economia sommersa nel nostro Paese si aggira intorno al 30% del prodotto interno lordo. Ciò significa che una tassazione media intorno al 40% del reddito nazionale emerso conduce ad una tassazione media sul reddito effettivamente prodotto intorno al 30%. Il sistema in qualche modo si è aggiustato, ma nel modo non moralmente giusto. Occorre in questo campo uno “scatto morale” da parte di tutti, sapendo che la via fondamentale per ridurre l’eccessiva pressione fiscale sulla parte emersa è quel-

la di liberarsi dall’area dell’evasione. Si tratta di un problema non solo di controlli e di sanzioni ma soprattutto di responsabilità morale. Per concludere, abbiamo parlato della finanza pubblica sul piano politico ricordando i limiti entro i quali essa si muove: il limite del vantaggio massimo dei governanti e quello del vantaggio minimo richiesto dai governati. Una concezione della politica eminentemente come espressione dell’esercizio del potere porta inevitabilmente a mantenere largo lo spazio tra questi due limiti. Per avvicinarli è indispensabile una visione etica della politica. Avvertiamo, per questo, forte il bisogno di una politica vissuta e testimoniata come servizio, nello spirito dell’alto insegnamento di Luigi Sturzo. (*) Viene qui pubblicato l’intervento del Segretario Generale dell’UCID, Giovanni Scanagatta, tenuto al Convegno della Sezione UCID di Torino (26 gennaio 2006). 1) Cfr. A. Smith (1723-1790) in La ricchezza delle nazioni, 1776. 2) Cfr. A. Smith, An inquiry into the Nature and the Causes of the Wealth of Nations, London 1776, pp. 567-568; G. Parravicini, Scienza delle Finanze, Principi, Giuffré, Milano 1975. 3) Cfr. G. Parravicini, Scienza delle Finanze, Principi, op. cit., p. VI. 4) Cfr. encicliche sociali di Giovanni Paolo II, Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis, Centesimus Annus.


UNIAPAC

ATTIVITA’

Il 25-26-27 maggio si è tenuto a Lisbona il Congresso Mondiale UNIAPAC sul tema “Portare gli imprenditori ad operare al servizio dell’essere umano nel mondo moderno Verso una leadership piú responsabile, come cristiani, nella complessità del mondo globale”. È stato il 22o Congresso Mondiale UNIAPAC, dopo una ricca storia di congressi internazionali iniziati molto prima che questo tipo di meeting globali cominciassero a fare tendenza. Questa volta, dopo le precedenti edizioni dedicate a riflessioni piú “macroeconomiche”, UNIAPAC ha scelto di focalizzare l’interesse sui futuri cambiamenti nella persona dell’imprenditore, sia riguardo al suo ruolo nell’azienda, sia rispetto alle sue responsabilità pratiche di servire il prossimo attraverso il proprio impegno professionale. Quali sono le sfide incombenti per l’imprenditore cristiano dei giorni nostri? In che misura l’imprenditore è responsabile per lo sviluppo personale dei suoi dipendenti? Qual è l’estensione delle sue responsabilità pratiche verso la società, e per che livello di società? Quale metodo pratico di assumersi queste responsabilità può essere proposto come best-pratice? Come possiamo promuovere tra i top manager delle grandi aziende il concetto di operare al servizio dell’essere umano? Come possiamo fare in modo che l’essere umano sia messo

al giusto posto all’interno dell’azienda? Cosa possiamo fare affinché i manager piú isolati (ad esempio gli imprenditori delle piccole e medie imprese) siano messi in condizione di porsi al servizio dell’essere umano? Quali azioni pratiche possiamo mettere in atto per aiutare le persone piú escluse? Possiamo migliorare le nostre capacità di discernimento nella vita di tutti i giorni nella nostra duplice veste di cristiani e imprenditori? Come possiamo fare in modo che l’etica porti alla realizzazione di miglioramenti pratici all’interno delle comunità imprenditoriali? Queste sono alcune delle questioni affrontate durante lo svolgimento del Congresso. Ciascuno dei partecipanti, dopo una fase iniziale di approfondimento attraverso tavole rotonde e testimonianze selezionate, si è confrontato su tutte queste tematiche. Ovviamente non è stato semplicissimo, a causa delle complessità culturali e linguistiche, ma lo si è fatto ugualmente, tenendo conto delle diversità e cercando di trarne arricchimento. È stato garantito un accurato servizio di traduzione (inglese, spagnolo, portoghese, francese e italiano e ancora alcune altre lingue) al fine di permettere a quanti piú partecipanti possibile di capire le sfumature piú significative delle testimonianze, dei forum e delle tavole rotonde. Di conseguenza, per ogni sessione principale del program-

VERSO UNA LEADERSHIP PIÚ RESPONSABILE

Portare gli imprenditori a operare al servizio dell’essere umano nel mondo moderno. Questo l’obiettivo del Congresso di Lisbona 2006

di Benoit Bonamy Segretario Generale UNIAPAC

ma il tempo dedicato ai piccoli gruppi di lavoro è stato pari a quello dedicato alle esposizioni iniziali rese attraverso tavole rotonde e forum. Il Congresso è stato concepito per essere fortemente interattivo. Non si sono invitate le persone a parteciparvi solo per stare sedute, ascoltare e applaudire gentilmente di tanto in tanto. Si è voluto rendere gli invitati “protagonisti”. Non c’erano lezioni da dare, ma esperienze e opinioni da condividere e da confrontare! Quindi, un momento importante di presenza e di partecipazione. 1/2006 • UCID Letter

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UCID GIOVANI

ASSETTO E PROMOZIONE DEL MOVIMENTO

GIOVANI UCID Ecco amici: le linee sono tracciate. Ora tocca proprio a noi!

di Alberto Carpinetti

Premessa Scopo dell’attività del Movimento Giovani Nazionale è quello di portare nuovi amici in verde età all’UCID, perché diventino in tempi medio/brevi soci delle rispettive sezioni, come è già avvenuto a Torino, Milano e Genova. Gruppi esistenti L’attività del gruppo deve avvenire con una certa autonomia, pur all’interno della relativa sezione. Un gruppo Giovani locale è costituito ufficialmente se: - esiste un responsabile (nato non prima del 1965); - esistono almeno 5 soci paUCID Letter • 1/2006

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ATTIVITA’

ganti (la quota di iscrizione è opportuno sia differenziata rispetto alla sezione); - esistono uno/due delegati per le relazioni con il Movimento Nazionale; - i nominativi dei soci, dei responsabili e dei delegati sono stati comunicati alla Segreteria Nazionale. Al momento sono attivi i gruppi di Torino, Genova, Milano, Frosinone, Reggio Calabria. Anche Padova e Roma sono attive, ma hanno un referente fuori quota d’età. Bergamo ha appena comunicato il nome del responsabile. Sviluppo di nuovi gruppi A fronte di un diffuso entusiasmo, si è riscontrata una certa difficoltà a far nascere e sviluppare nuovi gruppi giovani a causa dei seguenti problemi identificati: a) mancanza di autonomia operativa rispetto alla sezione; b) difficoltà a impostare un primo programma di base che funga da catalizzatore sul territorio. Per le città dove è possibile creare un gruppo (Potenza, Brescia, Mantova, Firenze, Napoli, Parma, La Spezia, Verona/Vicenza, Udine) si effettuerà una visita in loco articolata in due fasi: la prima con i senior (19-20) per spiegare il progetto e i risultasti già raggiunti e una seconda, in pizzeria, (2022) senza senior con i giovani della sezione e i loro amici, tra i quali scegliere uno/due referenti per il prossimo anno che aiutino ad aggregare. Obiettivo è dichiarare attivi

entro giugno Bergamo, Brescia (13 maggio), Potenza, Mantova, La Spezia, nonché Padova e Roma. Laddove non sia possibile una presenza cosí capillare, ci saranno dei delegati di area per promuovere presenze e attività. Supporto all’attività Mentre il Gruppo Ucid Regionale identificherà un referente per Ucid Giovani: - come riferimento interno dell’organizzazione a cui Ucid Giovani fa capo, è necessario, - che ogni Gruppo Giovani definisca un proprio programma comprensivo di almeno 4 eventi. A tal fine è stato predisposto un format di supporto gestito in allineamento con il Responsabile Nazionale Giovani per i nuovi gruppi composto da: a) una serata con un personaggio di rilievo dell’Ucid come testimonial del suo impegno nell’intraprendere; b) un progetto comune con la locale università; c) l’alimentazione del sito e/o della newsletter con un lavoro di gruppo; d) una forma di volontariato da attivare. Tema comune Per rafforzare la conoscenza e l’amicizia tra i gruppi si stabilisce la necessità di una attività interregionale e nazionale coordinata. Il tema scelto è il passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro con il supporto di coaching. Proposte sono già giunte da Genova, Milano e dal Veneto. Ecco amici: le linee sono tracciate. Ora proprio tocca a noi!


ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI E SEZIONI

ATTIVITA’

GRUPPO REGIONALE LOMBARDO

• Sua Eminenza il Card. Dionigi Tettamanzi ha avuto il piacere di comunicare al Tesoriere Nazionale e Presidente del Gruppo Lombardo, Grand’Uff. Renzo Bozzetti, la Sua nomina nel Consiglio di Amministrazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. È con vivo piacere che la Redazione di UCID LETTER, nel congratularsi, comunica questa bella notizia a tutti i Soci e porge al Presidente i piú fervidi auguri di buon lavoro per questo importante e delicato incarico a cui è stato chiamato. • Il Gruppo UCID Lombardo ha celebrato il 60° anniversario dalla fondazione con un dibattito di grande rilievo culturale. • Lunedí 19 dicembre 2005, alle ore 18 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Presidente del Senato Marcello Pera, il Rettore dell’Università prof. Lorenzo Ornaghi, il Presidente della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli, moderati da Massimiliano Finazzer Flory, si sono confrontati sul tema: “Quando cultura e mercato si incontrano?”. Il Presidente del Gruppo Lombardo dell’Ucid Renzo Bozzetti e il Presidente nazionale Angelo Ferro invitano a ricordare come in 60 anni di storia - a partire dall’immediato dopo guerra - l’Ucid

si sia proposto come positivo esempio di integrazione tra i valori cristiani e quelli del mercato. Nel sito internet c’è un’ampia sintesi degli interventi. L’11 maggio 1945, a pochi giorni dalla Liberazione, un gruppo di imprenditori cattolici, desiderosi di contribuire alla ricostruzione della nazione nel rispetto dei princípi cristiani, costituí a Milano il “Gruppo Lombardo Dirigenti d’Impresa Cattolici”, che in poco tempo si sviluppò tanto da coinvolgere gruppi di regioni vicine e cosí da costituirsi nel 1947 come “Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti”. Il Gruppo Lombardo, congiuntamente alle attuali 18 Sezioni territoriali, è da sempre impegnato a un costante sviluppo associativo e all’accrescimento della conoscenza e dell’attuazione della Dottrina sociale della Chiesa nel campo delle imprese, delle organizzazioni e nel contesto sociale generale. In particolare, una speciale attenzione è rivolta allo sviluppo di gruppi giovani e all’aggregazione di donne imprenditrici e dirigenti, sempre piú protagoniste nella vita economica e sociale del nostro Paese.

SEZIONE DI BRESCIA

• 14 gennaio 2006 - Primo incontro sul tema “La donna, il lavoro e la festa”.

Appuntamento che si colloca nell’articolata iniziativa “Mettiamoci in rete”, attraverso la quale il sodalizio intende esplorare e promuovere vari settori d’informazione pertinenti alla propria realtà associativa. Sono intervenuti il Presidente della Sezione Ferdinando Cavalli, Don Giuseppe Castellanelli, Consulente Ecclesiastico, Paola Vilardi, Presidente del Consiglio Provinciale di Brescia; Mariolina Tita, titolare di farmacia, esponente dell’Associazione donne manager di Soroptimist e Suor Pia Pelucchi della Congregazione delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth. L’incontro è stato coordinato dal Segretario della Sezione Doni Ferrari. È seguito un interessante dibattito. • 11 febbraio 2006 - Dopo la Santa Messa incontro dal tema “La Banca d’Italia dopo la nuova legge sul risparmio”. È intervenuto Marcello Callari direttore della filiale di Brescia della Banca d’Italia. • 11 marzo 2006 - Dopo la Santa Messa incontro dal tema “La fatica del cammello: l’imprenditore e il dirigente tra ricchezza e povertà”. È intervenuto Giorgio Campanini. Imprenditori hanno dato testimonianza. • 8 aprile 2006 - Santa Messa celebrata dal Vescovo Vicario Mons. Francesco Beschi e da Don 1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI

ATTIVITA’

E SEZIONI

Giuseppe Castellanelli, Consulente Ecclesiastico della Sezione. È seguito un incontro di meditazione guidato da Mons. Francesco Beschi.

SEZIONE DI BUSTO ARSIZIO VALLE OLONA

• 23 febbraio 2006 - “La guerra santa della finanza islamica” • 29 marzo 2006 - Convegno sul tema “Che tutti siano uno, utopia? No, una risposta”. SEZIONE DI COMO

31 gennaio 2006 - Incontro periodico / conferenza sul tema “L’ospedale e il suo territorio”. • 12 aprile 2006 - In preparazione alla S. Pasqua il Vescovo Mons. Alessandro Maggiolini ha celebrato la Santa Messa. A questo incontro liturgico di preghiera e meditazione sono state invitate le Autorità.

SEZIONE DI LECCO

• Il Presidente della Sezione Dott. Maurizio Crippa è stato nominato nuovo Direttore Generale di UNIPRO. Tutta la Redazione di UCID Letter, nel congratularsi con il neoeletto, porge al Presidente Crippa il piú grande augurio di Buon Lavoro. UCID Letter • 1/2006

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SEZIONE DI MANTOVA

• 25 marzo 2006 - Quarto incontro su “L’etica degli affari in Italia dal 1948 al 2005”. Sono intervenuti Enzo Reni, socio, che ha portato la testimonianza di crescita della sua impresa, con particolare riferimento agli anni relativi al periodo indicato nel tema. Maurizio Lotti, già Presidente della Provincia dal 1975 al 1983 ed ex Senatore, che ha illustrato la sua visione di quegli anni con riguardo ai temi che ci impegnano in questo momento. GRUPPO INTERREGIONALE PIEMONTE VALLE D’AOSTA SEZIONE DI ASTI

• 18 marzo 2006 - Presso il Centro Culturale San Secondo, la Sezione ha tenuto un Convegno sul tema “Le strade di uno sviluppo sostenibile nella Provincia di Asti”. Relatore il Presidente Nazionale Angelo Ferro. Qualche anno fa, nel corso di un convegno organizzato dall’UCID, l’associazione che raggruppa imprenditori, dirigenti e professionisti, il cardinale Saldarini uscí con una domanda che raggelò non poco una platea di imprenditori torinesi che discutevano di Vangelo e di “Dottrina sociale della Chiesa”.

Il cardinale chiedeva se è possibile per un imprenditore diventare santo. Qualcuno tentò una risposta citando l’esempio di ex colleghi che avevano venduto quello che possedevano per andare a costruire ospedali e scuole nel terzo mondo, ma subito il prelato ribadí il senso della domanda, spiegando che si riferiva al mestiere di imprenditore e non alle scelte individuali di vita di qualcuno. Il prof. Angelo Ferro, al Convegno del 18 marzo scorso, nella sua relazione ha affrontato sostanzialmente proprio le tematiche che scaturiscono dalla domanda del Cardinale, chiedendosi come possano imprenditori, dirigenti e professionisti, essere considerati tra i facenti parte della “Sequela di Cristo”. Ha parlato di libertà e dignità della persona, di talenti, di fede, di testimonianza, di sfide, di paradossi e soprattutto di carità cristiana. La sfida personale piú importante è il famoso passaggio attraverso la cruna dell’ago, i paradossi sono le leggi dell’economia e del progresso tecnologico, che da una parte risolvono i problemi, dall’altra ne generano di nuovi, talora piú complessi di quelli che hanno risolto; la carità cristiana è quella che trasforma le regole giuste in regole solidali. In questo mare, sempre procelloso, l’imprenditore cristiano, nocchiere della sua barchetta, ha una stella polare: i valori del Vangelo,


ATTIVITA’

ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI E SEZIONI

interpretati anche alla luce degli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa, e, cosciente dei propri limiti ma anche dei suoi valori, prosegue nella rotta verso acque piú tranquille, per il bene suo e dei compagni d’avventura. Il convegno è proseguito mettendo a fuoco le problematiche legate al territorio, cosí come indicato dal suo titolo. La presentazione dei dati, predisposti da un apposito gruppo di lavoro, ha messo in evidenza la struttura socio-economica e demografica della provincia, identificando le principali evoluzioni a partire dal momento della costituzione della provincia, fino alla situazione dei giorni nostri. Si parte dal 1935 con una popolazione superiore di ben 40.000 unità rispetto a quella attuale, nonostante il capoluogo sia cresciuto negli ultimi 50 anni di ben 20.000 unità, a testimonianza del graduale abbandono dell’agricoltura, che nell’anno di costituzione della provincia occupava circa il 35% della popolazione attiva. All’unione industriale aderivano allora 631 ditte, con circa 7.000 dipendenti, oggi circa 9.000, che hanno costituito il primo ciclo di industrializzazione e che oggi, fatta eccezione per le spumantiere, si sono ridotte nella dimensione o sono scomparse, per fine ciclo del prodotto, ridimensionamento del mercato o crisi di varia natura. Negli anni 60, anche sulla spinta del boom torinese, inizia un altro

ciclo, con il trasferimento in provincia di alcune importanti aziende, con insediamenti che raggiungono e superano nel loro insieme i 3.500 dipendenti. Anche queste si sono fortemente ridimensionate a fine secolo (IB mei, IB mec, Weber, per citare le piú importanti). Ed eccoci ai giorni nostri, con una popolazione di addetti all’industria di circa 14.000 dipendenti (oltre 50% metalmeccanica), con alcune criticità in atto, e una dimensione aziendale fortemente ridotta anche nelle aziende leader. Nel frattempo aumentano i servizi, fino a raggiungere, nella situazione attuale, il 56% degli occupati. Contemporaneamente si espande il popolo degli artigiani, oggi la componente produttiva piú numerosa con circa 19.000 addetti e forte incidenza del settore edile (3.131 aziende su 7.006). Tiene bene il settore commerciale, in lieve costante aumento negli ultimi tre anni e una forza lavorativa di oltre 15.000 addetti. E finalmente l’attività storica, tradizionale, che ha reso famosa la nostra provincia per alcuni prodotti tipici, il vino in generale e il moscato d’Asti in particolare, vale a dire il settore agricolo. Nonostante la forte riduzione degli addetti, oggi sono circa 6.000 quelli che svolgono in agricoltura la loro attività principale e intorno a 10.000, se si aggiungono gli altri.

È un settore con luci ed ombre, con sfide vinte e alcune opportunità piú potenziali che realizzate, e qualche disastro del passato (metanolo, Asti nord) da non ripetere, ma che è tornato a coinvolgere una buona schiera di giovani, tecnicamente preparati, e pronti a scommettere sui valori della propria terra. È proseguita una breve illustrazione dell’attività universitaria astigiana (ASTISS) che ha messo in evidenza l’importanza del legame scuola superiore -territorio in prospettiva sviluppo. Partendo da queste premesse si è svolta la tavola rotonda, partecipata da autorevoli rappresentanti delle realtà astigiane. Il mondo industriale ha fatto presente la scarsa probabilità che la soluzione dei problemi occupazionali in atto possa essere risolta da nuovi grandi insediamenti manifatturieri, tesi confermata anche dal rappresentante del settore bancario che ha rilevato come, nonostante il boom dei risparmi affidati alle banche, siano praticamente azzerate le richieste di finanziamento di nuovi progetti industriali, e ciò nonostante esistano in provincia aziende con caratteristiche di eccellenza nel loro settore. Il rappresentante degli artigiani ha evidenziato alcuni successi della propria categoria, con l’affidamento di importanti lavori ad artigiani astigiani proprio in occasione delle recenti Olimpiadi, e ha 1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI

ATTIVITA’

E SEZIONI

ribadito l’importanza del ruolo della stessa. Il mondo agricolo ha espresso la speranza che, in un momento di grandi cambiamenti, non venga trascurata la risorsa piú immediata, la terra che ci nutre da sempre, e che si riesca a coniugare positivamente il legame tra occupazione e territorio; e alcune nuove strade sono promettenti. (a cura di Evasio Sattanino)

SEZIONE DI TORINO

27 gennaio 2006 - Convegno su “Etica e Fisco”. Fatti di cronaca recente hanno reso oggetto di grande attenzione la cosiddetta questione morale, concetto che riguarda soprattutto gli intrecci illeciti o inopportuni tra potere politico ed economia. In questo àmbito si pone la questione dei rapporti tra etica e fisco. La tematica, assai risalente nel tempo, non rappresenta una realtà soltanto italiana. Essa investe una dimensione centrale dell’uomo, da un lato in quanto membro della comunità e dall’altro in quanto portatore di valori e di cultura. La questione morale fiscale è divenuta assai acuta sia per la dimensione assunta dall’evasione fiscale, sia per le non sempre chiare analisi e per le soluzioni che vengono proposte, chiamando in causa tutti coloro che, come l’UUCID Letter • 1/2006

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CID, hanno fatto dell’etica ragione e criterio del proprio comportamento. Pertanto, responsabilmente non si può non denunciare la gravità del fenomeno: la prima regola morale è dire la verità. Inoltre l’UCID, in occasione di questo Convegno, con una serie di riflessioni in dialettica interdisciplinare, ha inteso ribadire pubblicamente la propria identità di valori e dare un segno di non inerzia. Proprio la questione morale fiscale è stata il filo conduttore degli interventi dei relatori: 1. La cultura tributaria Il dovere costituzionale di concorrere alla spesa pubblica Prof. Avv. Claudio Sacchetto, Ordinario di Diritto tributario, Facoltà di Economia, Università di Torino, Socio Torino. 2. L’imprenditorialità È possibile oggi in Italia produrre ricchezza senza violare le regole fiscali? Cav. lav. Maria Luisa Cosso Eynard, Presidente Gruppo industriale Corcos. 3. L’applicazione della norma L’etica di chi deve fare applicare la legge Col. T. ST. Carmine Lopez, Comandante del Nucleo regionale di Polizia tributaria Piemonte della Guardia di Finanza. 4. La politica Le responsabilità della politica. Che fare? On. Avv. Michele Vietti, Sottosegretario, Ministero dell’Economia

e delle Finanze, Socio Torino 5. L’etica Il fondamento etico del dovere di concorrere alle spese pubbliche Padre Gianpaolo Salvini s.j., Direttore de “La Civiltà Cattolica”. Poiché il Segretario nazionale della UCID, dr. Giovanni Scanagatta, non ha potuto raggiungere Torino, è stata data lettura della sua relazione sul tema: Etica e fisco nella visione della Dottrina Sociale della Chiesa. È seguita una tavola rotonda con dibattito, moderata dal dr. Paolo Vernero, dottore commercialista, Socio Torino. • 21 marzo 2006 - L’Associazione “Come Noi - Onlus”, che si occupa dello sviluppo dei progetti nel Terzo Mondo, ha organizzato con l’Associazione “Cascina Archi” una serata per la presentazione di progetti in via di realizzazione in Africa. • 3 aprile 2006 - Incontro/confronto “Prospettive di sviluppo industriale per Torino e il Piemonte”. Sono intervenuti: On.le Michele Vietti, deputato al Parlamento, Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Socio della Sezione; On.le Gianfranco Morgando, deputato al Parlamento, già Sottosegretario al Ministero dell’Industria. • 10 aprile 2006 - Concerto Gospel per la Settimana Santa (e di beneficenza per la Quaresima di fraternità) “Hora Nona Gospel Singers”.


ATTIVITA’

ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI E SEZIONI

SEZIONE DI TORINO GRUPPO GIOVANI

• 23 gennaio 2006 - Incontro su “TAV/NO TAV: opinioni a confronto”. Relatori un pro-TAV “istituzionale”, l’Ing. Franco Campia, Assessore ai Trasporti e alle infrastrutture della Provincia di Torino; un no-TAV convinto, Padre Beppe Giunti, Superiore del Convento dei Frati Minori di Susa e Consulente Ecclesiastico del Gruppo Giovani; un consulente per i risvolti tecnici dell’argomento, Bruno Dalla Chiara, del Dipartimento DITIC - Trasporti del Politecnico di Torino. Obiettivi e contenuti dell’iniziativa: l’enorme coinvolgimento popolare e dei media ha dimostrtao che si tratta di qualcosa di piú di un problema tecnico, politico o economico, ma di un tema che ha chiamato in causa l’uomo, il suo desiderio di accorciare le distanze, la responsabilità di decisioni importanti, il rispetto per l’ambiente … L’obiettivo è capire dall’esperienza delle persone piú direttamente coinvolte le ragioni di uno scontro che ha polarizzato l’attenzione di tutta Italia e ci riguarda molto da vicino. GRUPPO REGIONALE LIGURE

• 7 febbraio 2006 - Meditazione per i Soci e loro famigliari. È ripreso il ciclo di incontri per i

Soci e famigliari guidati da Mons. Canepa. Gli incontri del primo trimestre si terranno il primo martedí del mese • 14 febbraio 2006 - Convegno dal titolo: “Quale futuro per la scuola cattolica: valori cristiani e riforma del sistema scolastico”. Il Convegno si è aperto con gli interventi di S.E. il Cardinale Tarcisio Bertone e del Prof. Avv. Sergio Maria Carbone, cui è seguita una tavola rotonda che ha visto la partecipazione del Dott. Alberto Carpinetti (Presidente Nazionale Giovani UCID), di Padre Giuseppe Bassotti (Rettore dell’Istituto Vittorino Da Feltre), del Prof. Santino Bozzo (Preside e Docente Istituto Vittorino Da Feltre) e di alcuni ex alunni dell’istituto stesso. Il Convegno è stato organizzato dalla Delegazione Ucid dei Giovani della Liguria e si è trattato del primo incontro interregionale organizzato dai Gruppi giovani del Nord Est (Liguria, Piemonte e Lombardia) • 24 febbraio 2006 - Conferenza dal titolo: “Italia al bivio: crescita o declino?”. Ha partecipato il socio Senatore Luigi Grillo intervistato dal Direttore del Secolo XIX Lanfranco Vaccari. • 16 marzo 2006 - Convegno dal titolo: “Lo Statuto dei diritti del Contribuente”. L’incontro, moderato dal Presidente dell’ADC Liguria, Dott. Dante Benzi, è iniziato con i saluti da parte del Vice Presidente UCID, Ing. Davide Viziano e del Dott. Enrico Pardi, Diret-

tore Generale dell’Agenzia delle Entrate per la Liguria, e ha visto la partecipazione del Prof. Avv. Gianni Marongiu e dell’Avv. Andrea Manzitti. L’incontro è stato organizzato in collaborazione con l’ADC Liguria (Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili). • 23 marzo 2006 - Convegno dal tema: “Il programma dell’unione per l’economia e il lavoro”. Ha partecipato il Socio On.le Stefano Zara intervistato dal Dott. Franco Manzitti (Capo Redattore De “La Repubblica - Il Lavoro”) • 4 aprile 2006 - Nella Cappella del Convento delle Figlie di S. Giuseppe 15, celebrazione della S. Messa in preparazione della Santa Pasqua, da parte di Mons. Gaetano Canepa.

GRUPPO REGIONALE VENETO SEZIONE DI PADOVA

20 gennaio 2006 - Conferenza sul tema : “L’imprenditore: moltiplicatore dei pani e dei pesci”. Salvatore Basile, Amministraatore Delegato Baxi Sistemi e C.E.O. Baxi International. • 17 febbraio 2006 - Giornata di studio sul tema “Il senso del lavoro”. Relatori Padre Giampaolo Salvini, Direttore di “Civiltà Cattolica”; Giorgio Santini, Segretario Generale Aggiunto della CISL. Di seguito si riportano gli appun1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI

ATTIVITA’

E SEZIONI

ti sul tema. a) Spunti della relazione di Padre Salvini, Direttore rivista “Civiltà Cattolica”. La prima risposta della Chiesa ai quesiti posti da una conferenza sul lavoro è che deve esserci un’economia al servizio dell’uomo. In ciò vi è una specificità del lavoro nella classica triangolazione di frutto, terra e lavoro; quest’ultimo va visto come un’opera creativa e non come alienazione che comporta il riesame, poi, di come spendere il tempo libero. Il lavoro va inteso in senso cristiano come un dono, poiché dal lavoro può e deve nascere un nuovo lavoro. La parola lavoro designa un’attività umana che può essere servile, direttiva, autonoma, manuale, progettuale o creativa; ne rimane esclusa l’attività ludica. La persona che lavora è in relazione con gli altri e si ritiene che la felicità non è data dal denaro, ma dal tipo di rapporti personali che si riescono ad avere con gli altri. A tale riguardo la sola ricchezza non basta. Il lavoro indica fatica e quello manuale è per sua natura faticoso. L’attuale società è diversa da quella passata ed il pensiero cristiano riflette i tempi, poiché il lavoro, per la dottrina cristiana, rappresenta tuttora un tema attualissimo. Il lavoro è dignità specifica dell’uomo e rende la terra fertile; il lavoro è inteso come dono e castigo celeste, poiché fa sí che il UCID Letter • 1/2006

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suolo produca i suoi frutti, ma è anche lotta col suolo per renderlo fertile. Per i Romani nell’antichità vi era l’“otium”, che veniva contrapposto al lavoro inteso come fatica, riservata solo agli schiavi e, su una popolazione di dodici milioni di abitanti, due terzi erano schiavi. È stata la Chiesa che li ha riscattati con il suo messaggio universale verso gli umili. Al progetto della Chiesa va iscritto il riposo festivo, affinché gli uomini si dedichino agli atti di culto. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica è ribadito l’obbligo di santificare le feste. La Chiesa ha avuto da sempre una sua teologia del lavoro visto nella sua valenza. Vi è l’esaltazione del lavoro come valore intrinseco e bisogna salvare le dimensioni del lavoro, l’ottimo faber, anche attraverso le encicliche di Giovanni Paolo II. Per la Chiesa si è posta la questione sociale riguardo al lavoro umano. L’uomo col lavoro realizza sé stesso e quindi il lavoro diventa una ricchezza condivisa, donata. Essendo il lavoro un atto di creatività, esso viene prima della proprietà; la dimensione del lavoro e la spiritualità rappresentano la globalità dell’esistenza dell’uomo. b) Spunti della relazione del Dott. Giorgio Santini, Segretario Generale Aggiunto della CISL. Esiste una centralità del lavoro, mentre gli anni Novanta hanno visto il declino del lavoro com’era

stato conosciuto negli anni passati. È importante passare dalla centralità del consumo a quella del lavoro. Il lavoro va visto come una realizzazione di vita e di dimensione umana per una persona e l’organizzazione solidaristica promuove il lavoro attraverso lo sviluppo della comunità. Attualmente a livello Italia il tasso di occupazione è al settanta per cento e bisogna vedere il rapporto intercorrente fra il lavoro e il progetto di vita. Ora piú che mai, dati i tempi, la flessibilità è considerata giustamente incertezza, mentre la stabilità del lavoro rappresenta una certezza, e non solo per i giovani. L’età lavorativa ormai si è alzata come soglia e per il cinquantuno per cento dei giovani è vicina ai trentun’anni. Vi è uno stretto rapporto fra il lavoro e la sicurezza sociale che riflette lo stato sociale. 1. La crisi sociale equivale alla mobilità. 2. Una corretta centralità del lavoro viene prima del sociale. Il sociale certamente rappresenta una misura superiore per soddisfare le necessità degli altri e il lavoro cristianamente inteso va considerato come un dono e non un regalo, poiché in questo spirito il cristiano si concede senza aspettarsi altro. Per molti, anzi per quasi tutti, il lavoro è una necessità dalla quale non si può prescindere. Ma la no-


ATTIVITA’

ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI E SEZIONI

stra società è sazia e al contempo profondamente insoddisfatta. Nessuno, ormai, anche senza lavoro rischia di morire letteralmente di fame, come purtroppo ancora accade in tante parti del pianeta e, per questo e tanti altri motivi, nella nostra società i lavori meno creativi, definiti impropriamente umili, li fanno gli altri. In Italia, come nel resto dell’Europa, c’è la mistica del lavoro; ci sono problemi di occupazione anche nel ricco Nord- Est, ma i lavori utili e meno attrattivi sono lasciati agli altri, come gli extracomunitari. • 21 marzo 2006 - Esperienze di lavori. • 8 aprile 2006 - Ritiro Spirituale di Quaresima presso il Seminario Maggiore. Riflessione su “Pasqua Ebraica - Pasqua Cristiana”. Relatore Prof. Don Marcello Milani.

SEZIONE DI TREVISO

10 dicembre 2005 - Il Vescovo S.E. Mons. Bruno Mazzocato ha tenuto una riflessione sul tema: “Testimoni della luce” in occasione del Santo Natale. Il Vescovo ha delineato quello che dovrebbe essere il ns. Natale sull’esempio del Battista. “Preparare la via del Signore” significa quindi: accogliere la luce che viene; essere testimoni della luce; essere testimoni coraggiosi.

Questi punti sono stati sviluppati con domande di riflessione personale. Dopo gli interventi dell’assemblea è seguito il momento conviviale durante il quale c’è stato lo scambio degli auguri. • Sono ripartiti gli incontri della “Scuola di Formazione socio-politica provinciale” iniziata nel 2005, promossa da Ascom - CNA - Col diretti - Confcooperative - Lega delle Cooperative - Diocesi di Treviso - Associazione Comuni della Marca e da quest’anno, 2006, l’UCID ha collaborato fattivamente all’organizzazione e diffusione di questa iniziativa coinvolgendo anche la Diocesi di Vittorio Veneto e Federmanager. Tema generale: “Lo sviluppo locale” cosí articolato: Persona Ambiente Sviluppo Etica. Per ogni area era previsto un ciclo di 4 incontri. 1° ciclo: La persona come risorsa dello sviluppo • 23 gennaio 2006 Trasformazioni demografiche e trasformazioni familiari. Vittorio Filippi, Università di Venezia, Docente di Sociologia. • 30 gennaio 2006 La scuola per la crescita delle nuove generazioni e lo sviluppo dell’economia nel territorio. Lino Sartori, Filosofo, Università Cattolica. • 13 febbraio 2006 Dentro a una crisi. Il dopo Nord-Est e le possibilità di svilup-

po. Fabrizio Panozzo, Università di Venezia, Docente di Economia delle azienda e delle P.A. Paolo Feltrin, Università di Trieste, Docente di scienze della politica. • 20 febbraio 2006 Conciliazione tra famiglia e lavoro, una politica che non c’è. Flavia Pristinger, Università di Padova, Docente di Sociologia. 2° Ciclo: Un territorio per lo sviluppo. Un ambiente da riconsiderare come risorsa. • 6 marzo 2006 I piani di assetto territoriale tra compatibilità ambientale e sviluppo. Dino De Zan, architetto, libero professionista. Carlo Canato, architetto, settore urbanistica nel Comune di Conegliano. Diego Signor, avvocato, libero professionista. • 13 marzo 2006 La gestione dei rifiuti tra sicurezza ed economicità. Paolo Contò, direttore Consorzio intercomunale Piula, Autorità di Bacino TV2. Vincenzo Pellegrini, avvocato, libero professionista. Diego Signor, Scuola Agraria del Parco di Monza. • 20 marzo 2006 Infrastrutture e viabilità: quale sviluppo possibile? Dino De Zan, architetto, libero professionista. Roberto Piccoli, ingegnere, libero professionista. 1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITA’

ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI E SEZIONI

Giuseppe Fasil, dirigente Dipartimento viabilità Regione Veneto. • 8 aprile 2006 Ritiro spirituale in occasione della S. Pasqua con S.E. Vescovo di Vittorio Veneto Mons. Zenti sul tema “Meditazioni sul Mistero della S. Pasqua”. S. Messa cui è seguito il momento conviviale con il tradizionale scambio degli auguri.

30 gennaio 2006 - Convegno sul tema “Tra economia dell’impresa ed economia della finanza”. È intervenuto il Dott. Paolo Fiorini, dottore commercialista, Advisor Finanziario. • 27 marzo 2006 - Incontro/dibattito sul tema:”Le opportunità e i condizionamenti della pubblicità”. È intervenuto Felice Lioy Presidente di Audiradio, già Direttore Generale U.P.A. • 10 aprile 2006 - Incontro con Don Giuseppe Dal Ferro, Consulente Ecclesiastico della Sezione, che ha introdotto il tema “Le culture e le religioni in un mondo globalizzato”.

zano e le mele al Papa Ratzinger Con orgoglio e un po’ di speranza abbiamo “osato”. Volevamo ricordare al nostro Santo Padre il profumo delle “nostre terre” e ci siamo riusciti. In testa i due “cestofori” della Sezione di Bolzano dell’UCID, a piedi per Viale Gregorio VII, dal parcheggio del nostro autobus, verso il Vaticano, con un cesto in vimini, con le mele belle e in vista, con i formaggi, lo speck e i salamini tipici dell’Alto Adige, i succhi di mela e le marmellate, tutto in vista, come sulle nostre tavole nelle feste con gli amici. Nessuna confezione particolare, se non la natura in vista. È proprio questo aspetto “profumato” e “vivo” di questo cesto, che ha attirato i Romani, curiosi e attenti, mentre ci avvicinavamo in gruppo al Vaticano e alla sala Nervi. Siamo riusciti a fare arrivare il cesto fino a pochi metri dal Papa, dove è stato depositato su un tavolino alla sua sinistra, quasi fosse stato pensato a ornamento, per richiamare la bellezza della natura. Alberto Berger e Paolo Bassani, i “cestofori” dell’UCID.

GRUPPO REGIONALE TRENTINO ALTO ADIGE

GRUPPO REGIONALE EMILIANO ROMAGNOLO

SEZIONE DI BOLZANO

SEZIONE DI BOLOGNA

SEZIONE DI VICENZA

7 marzo 2006 - L’UCID di Bol-

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Sono proseguiti gli incontri

nell’ambito del secondo Ciclo formativo per i Soci della Sezione che ha per tema “Come realizzare un dialogo specifico con imprenditori e dirigenti”. Il terzo di tali incontri ha avuto luogo il 18 gennaio e ha sviluppato il tema “l’educazione alla legalità, tra rispetto dei principi e senso della responsabilità personale”. Il quarto e quinto incontro, tenuti rispettivamente il 15 febbraio e il 15 marzo, si sono incentrati su “Come far crescere professionalmente e umanamente il personale all’interno dell’azienda”. Tutti gli incontri, preceduti da “letture” evangeliche e da spunti tratti dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, sono stati coordinati dal Consulente Ecclesiastico Regionale p. Giovanni Bertuzzi o.p. e hanno registrato un dialogo franco e appassionato di tutti i partecipanti.

SEZIONE DI FIDENZA

• 7 aprile 2006 - Iniziativa “Onorare un professionista locale di fama internazionale nel campo della Cardiochirurgia”. Dott. Alessandro Parolari, Centro Monzino di Milano. Dopo brevi cenni sulla storia della cardiochirurgia, ha parlato dei progressi nella cura delle malattie cardiovascolari e delle possibilità che offrono gli studi sulle cellule staminali.


ATTIVITA’

ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI E SEZIONI

GRUPPO REGIONALE MARCHIGIANO SEZIONE DI SAN MARINO

• 16 marzo 2006 - Presentazione dell’Enciclica di Papa Benedetto XVI “Deus Caritas Est” sull’amore Cristiano. Relatore Padre Ciro Benedettini, Vice Direttore della sala stampa della Santa Sede.

Una meditazione sulla Lettera Enciclica di Papa Bendetto XVI “Deus Caritas Est”. Il Ritiro è stato guidato da S.E. Mons. Rino Fisichella, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, Vescovo Ausiliare di Roma. • 4 aprile 2006 - Santa Messa per la Pasqua. La Santa Messa è stata celebrata da S.E. Mons. Paolo Schiavon, Vescovo Ausiliare di Roma e Consulente Ecclesiastico della Sezione.

GRUPPO REGIONALE DEL LAZIO

18 gennaio 2006 - Consiglio Direttivo della Sezione. • 6 febbraio 2006 - Workshop sul tema “Vivere la complessità di una grande metropoli - Disagio giovanile: prospettive e proposte”. Sono intervenuti: D.ssa Simonetta Matone, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Minorile di Roma; Pier Luigi Vigna, Procuratore Generale Onorario della Corte di Cassazione, già Procuratore Nazionale della Direzione Antimafia. Moderatore il Socio Max Mizzau Perczel editorialista. • 22 febbraio 2006 - Consiglio Direttivo della Sezione. • 11 marzo 2006 - Ritiro Spirituale della Sezione. Il Ritiro Spirituale sul tema: “Agape: originalità dell’amore cristiano”.

GRUPPO INTERREGIONALE ABRUZZO MOLISE

• Sono proseguiti gli incontri periodici con l'intervento del consigliere ecclesiastico regionale don Piero Santoro. • Sono in corso di costituzione le sezioni di Chieti e Pescara. Vi sono contatti per la costituzione di sezioni sia a L’Aquila che a Campobasso. • Il 6 maggio, il presidente regionale G. Smargiassi ha incontrato, unitamente ad alcuni simpatizzanti baresi, l’Arcivescovo di Bari e Bitonto, Monsignor Franco Cacucci. L’accoglienza è stata cordiale, il colloquio proficuo e dai toni essenzialmente pastorali. L’Arcivescovo ha assicurato tutto il proprio appoggio per la ricostituzione di una sezione dell’UCID

nella sua Arcidiocesi.

GRUPPO REGIONALE TOSCANO Riepilogo attività svolte dal gennaio 2006 ad oggi. • 5 gennaio 2006 - Riunione del direttivo con il Consulente Ecclesistico per preparare l’incontro pubblico dell’11 gennaio • 11 gennaio 2006 - Incontro pubblico sul Tema “Sacralità del Lavoro” a San Donnino, presso il centro Spazio Reale. • 20 febbraio 2006 - Incontro pubblico presso la Cassa di Risparmio di Firenze sul tema “Etica e Impresa” con il Cardinale Antonelli. • 31 marzo 2006 - Incontro presso Hotel Anglo American sul Tema “Cattolici a confronto” con un esponente del centrosinistra e uno del centrodestra; moderato dal Caporedattore del quotidiano “la Nazione”, Dr. Pier Andrea Vanni. • 10 aprile 2006 - Presso Parrocchia Santa Lucia Galluzzo, incontro Diocesano delle Aggregazioni Laicali. • 11 aprile 2006 - Incontro a Prato con la locale Associazione industriali, presente il Vescovo Simoni. Relatore il Presidente Nazionale Angelo Ferro. • 2 maggio 2006 - Incontro con il mondo della moda e del made 1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI

ATTIVITA’

E SEZIONI

in Italy a Palazzo Ferravamo, presente la D.ssa Freno Ucid Calabria. • 8 maggio 2006 - Incontro con UCID Nazionale con il Cardinale Antonelli, Palazzo Vescovile Firenze. • 17 maggio 2006 - Incontro con il Presidente del Consiglio Regionale Dr. Nencini per la presentazione della nostra Associazione. (a cura di Stefano Caramelli)

GRUPPO REGIONALE UMBRO

• Il Gruppo Umbro dell’Ucid sta lavorando a un riassetto organizzativo che possa garantirgli di svolgere con crescente incisività il proprio ruolo di animazione spirituale e di proposizione del messaggio evangelico e della Dottrina Sociale della Chiesa nel contesto del mondo imprenditoriale e professionale operante in Umbria. • Il gruppo intende continuare il discorso avviato da alcuni anni su temi di grande rilevanza per la comunità regionale: si iniziò nel 2003 con un incontro sui temi delle residenze per anziani e delle politiche regionali di welfare, per proseguire nel 2004 con un’analisi dei contenuti, delle opportunità e dei limiti del Patto per lo sviluppo e l’innovazione in Umbria, e per affrontare nel 2005, in un ampio consesso dell’imprenditoUCID Letter • 1/2006

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ria regionale, il tema della responsabilità sociale d’impresa. Su questo patrimonio di riflessioni comuni, il gruppo ritiene di poter innestare ulteriori approfondimenti da offrire alla comunità regionale sui nodi principali che questa deve sciogliere per aprirsi in modo piú significativo al mondo esterno, per rafforzare il proprio tessuto produttivo, e accrescerne la produttività, migliorando al contempo la valorizzazione delle persone, la qualità dell’occupazione e la qualità complessiva della vita. • In occasione del recente incontro (marzo 2006) dell’Ucid nazionale con Papa Benedetto XVI, il Gruppo Umbro si è recato a Roma, partecipando anche ai lavori organizzati in quel giorno dal Movimento, e prendendo consapevolezza del cammino deciso che questo sta compiendo, per contribuire a un processo di profonda umanizzazione delle attività economiche e finanziarie, di cui si avverte sempre piú l’indispensabilità, proprio anche in vista di progressi rilevanti e stabili sul fronte dell’efficienza. A questi fini, il Gruppo avverte l’opportunità di stringere legami qualificati con altre componenti dell’Ucid nazionale, per portare avanti una riflessione comune da proporre alla “business community” nazionale su come coniugare efficienza, piena ed equa valorizzazione delle risorse umane e giustizia sociale. (a cura di Pierluigi Grasselli)

GRUPPO REGIONALE CAMPANO

• Le attività del Gruppo Campano nei primi mesi dell’anno 2006 sono state caratterizzate da alcune iniziative che hanno coinvolto associati e simpatizzanti. La principale attività è stata la partecipazione all'Udienza del Papa del 4 marzo u.s. L'iniziativa è stata particolarmente sentita e ha coinvolto nella sua organizzazione molti nostri soci, i quali si sono adoperati per cercare di rendere numerosa e qualificata la rappresentanza del Gruppo Campano all’evento. Si è riusciti, infatti, a coinvolgere circa 450 partecipanti, tra cui molti rappresentanti delle istituzioni imprenditoriali locali, quali i consiglieri dell’Unione degli Industriali di Napoli e delle altre quattro rappresentanze confindustriali della regione, i consiglieri della Camera di Commercio, i consiglieri di Manageritalia e i consiglieri dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Napoli. La manifestazione ha permesso quindi di avere un significativo contatto con le realtà imprenditoriali e professionali cattoliche della regione e di dare particolare evidenza, anche attraverso i mass media, alla nostra associazione. Il Gruppo Regionale Campano si augura in tal senso che vi possa essere in futuro almeno un grande evento all’anno per poter meglio rappresentare agli asso-


ATTIVITA’

ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI E SEZIONI

ciati dei Gruppi Regionali quanto sia grande la famiglia a cui tutti partecipiamo. • Altra iniziativa di particolare rilievo è stata quella posta in essere dal nostro Consigliere della Sezione Napoli, Dott.ssa Annalisa Mignogna, che, dando seguito a un convegno sullo stesso tema organizzato in Napoli nel 2005, è stata tra i promotori di un convegno europeo sullo stress, tenuto a Roma nel mese di febbraio u.s. dal titolo “Benessere - I problemi dello stress sul lavoro: quale la via necessaria verso l’affermazione del benessere sul luogo del lavoro?”. Il convegno è stato organizzato con la SIF - Società Italiana di Psicoterapia Funzionale Corporea, con l'Ispel - Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro e con il Dipartimento Nazionale Salute e Sicurezza sul Lavoro e Sviluppo Sostenibile della CISL. • Per ultimo, si segnala la partecipazione al Convegno su “Etiche e Finanza: come farle coesistere nell’attuale contesto socioeconomicico. Pareri e testimonianze”, tenutosi a Napoli nel mese di aprile u.s. e organizzato dall’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” e dall’Associazione Lyons Club di Napoli. Nel convegno, il Presidente del Gruppo Campano, Dott Aurelio Fedele, ha rappresentato l’interesse che l’UCID ha al tema dell’etica e della finanza e gli studi e le iniziative che in àmbito nazionale abbiamo rea-

lizzato. In questi giorni è stato reso noto il nome di Sua Eminenza Cardinale Sepe quale successore, per la diocesi di Napoli, del Cardinale Giordano che lascia il suo incarico per limiti di età e che ringraziamo per il supporto spirituale e gli insegnamenti che in questi anni ha dato ai nostri associati . Stiamo organizzando un incontro con Sua Eminenza il Cardinale Sepe per avviare anche con lui un proficuo cammino di stretta collaborazione e di attività per il bene spirituale dei nostri associati e lo sviluppo della nostra associazione.

GRUPPO REGIONALE CALABRO

20 maggio 2006 - Convegno “Calabria: Un ponte tra il Mediterraneo e l’Europa. Cultura Ricerca Impresa e Turismo”, promosso a Villa San Giovanni nell’elegante cornice dell’Hotel Plaza, dall’UCID, dalla rivista Operare e dal Comitato per lo sviluppo del Sud. Nell’occasione è stato siglato, tra l’UCID Calabria e Il Comitato Sviluppo del Sud, un “laboratorio” per attrarre investimenti internazionali in Calabria. «Lo sviluppo della Calabria passa attraverso investimenti forti nelle infrastrutture, la cooperazione e la messa in rete delle imprese locali commerciali, del terziario e del turismo, in un quadro certo di

sicurezza e legalità». Lo hanno detto quasi in coro Santo Versace, presidente della “Gianni Versace Spa”, l’economista Beniamino Quintieri, Eduardo Lamberti Castronuovo presidente di Sviluppo Italia Calabria, ed Ercole Pellicanò, Presidente del Comitato per lo sviluppo del Sud dell’American Chamber of Commerce in Italia. Un convegno che ha segnato la nascita di una “piattaforma di riflessione” per costruire nuove prospettive di sviluppo per la Calabria, raccogliendo le indicazioni degli imprenditori artefici del successo italiano nel mondo. E ha visto siglata dai tre soggetti promotori del dibattito, una convenzione con cui si dà vita a un “laboratorio” diretto ad attrarre investimenti stranieri in Calabria. Il “laboratorio” avrà il compito di individuare i campi di attività compatibili con la situazione calabrese, e individuerà anche gli strumenti di garanzia che a detti operatori internazionali «dovranno essere apprestati con il concorso delle amministrazioni locali». A puntare sul turismo associato ai beni culturali, «uno degli elementi strategici per creare sviluppo», è la Regione Calabria. Lo slogan “Identità Calabria” presentato alla BIT di Berlino, ha spiegato l’assessore Beniamino Donnici, «punta a creare l’immagine di una regione che vuole partecipare al cambiamento forte di un patrimonio storico, di musei e siti ar1/2006 • UCID Letter

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ATTIVITÀ GRUPPI REGIONALI

ATTIVITA’

E SEZIONI

cheologici e bellezze naturali e paesaggistiche di notevole importanza nel mondo». «Se il quadro economico della Calabria è drammatico, nulla però è perso» ha dichiarato Francesco Minicucci, presidente della Compagnia delle Opere di Reggio Calabria e testimone dell’affermazione del circuito di distribuzione SISA Calabria. «Un consorzio di quattro imprenditori di Reggio nato 12 anni fa - ha raccontato Minicucci - oggi è composto di 52 imprenditori che hanno preferito la formula della società consortile, raggiungendo cosí la considerevole quota di mercato del 18 per cento in Calabria». «Si può dunque, riuscire nel fare impresa in Calabria», il suggerimento di Minicucci che ha messo in evidenza un altro dato: solo il 15% dei prodotti distribuiti è calabrese, il resto è importato. «Una tendenza che si potrà cambiare solo se i produttori calabresi faranno rete tra loro, innoveranno il sistema distributivo e di commercializzazione del marchio regionale». «L’UCID persegue uno scopo, mettere in rete l’imprenditore», sottolinea il presidente dell’Ucid Calabria, Francesco Granato, per il quale occorre «invertire gli sguardi e guardare l’Europa dalla Calabria porta del Mediterraneo». Il Ponte sullo Stretto, «pur se al centro di polemiche» resta per l’avvocato Francesco Granato, «un’opera indispensabile». Gli ha fatto subito eco Michele UCID Letter • 1/2006

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Pazienza presidente di Federproprietà per il quale «ovunque sia stato all’estero tutti sono curiosi di sapere come sarà fatto, quando lo faranno, quale tecnologia adopereranno». «Una curiosità legittima visto che in tante parti del mondo dove sono stati costruiti ponti di grandi dimensioni - ha dichiarato Santo Versace - la gente è orgogliosa di queste opere dell’ingegno umano, la cui realizzazione ha comportato vantaggi economico-finanziari e significative innovazioni in molti campi, soprattutto in quello tecnologico». Difforme la voce del Comune di Villa San Giovanni il cui vicesindaco Giancarlo Melito, ha criticato il passato governo Berlusconi “rimasto insensibile” alle questioni tecniche e urbanistiche sollevate dalla propria amministrazione, che sconsigliano la realizzazione dell’opera. Posizione aperta sul Ponte dello Stretto quella del presidente di Sviluppo Italia della Calabria, Eduardo Lamberti Castronuovo, che ha lamentato, invece, i «troppi silenzi sul porto di Gioia Tauro»: «Doveva essere il motore di sviluppo del Mezzogiorno - è stato il rammarico del manager pubblico -, mentre ci si è attardati in altre realtà (telefonia, pizzerie, pub) che poi falliscono. La cultura dell’impresa non esiste, si deve ancora creare». Le aziende del Nord, per il presidente di Sviluppo Italia Calabria, «non vengono

qui perché oltre a una grave questione sicurezza, mancano una autostrada degna di questo nome e utili collegamenti ferroviari». Per Lamberti Castronuovo «deve essere evidente che non esiste sviluppo senza infrastrutture. Nel nostro grande porto del Mediterraneo occorre passare dal semplice transhpment alla logistica; fare aprire i containers che arrivano a Gioia Tauro da tutto il mondo, per apportare sensibili benefici economici alle casse degli enti locali e della Regione, creare nuova occupazione». I lavori, moderati dal giornalista Francio Bruno, sono stati conclusi dall’intervento di Antonella Freno, direttrice della rivista “Operare”, nella quale largo spazio è stato dedicato ai giovani della Calabria. «Qui non si vive in assoluta perifericità, ma da qui devono partire nuove sinergie, un senso nuovo del vivere, dare loro la speranza di cominciare riconvertendo, escludendo le demagogie facili». Antonella Freno, dopo un richiamo a «coniugare amore e ragione», ha esortato ad «avere la voglia e la speranza di rappresentare con passione le minoranze meridionali, cosí come sta facendo Papa Benedetto XVI». (a cura di Filippo Praticò)


UCID 2006 16 Gruppi Regionali 74 Sezioni Provinciali e Diocesane 4.000 Soci

I Gruppi Regionali Gruppo Regionale Lombardo Gruppo Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta Gruppo Regionale Ligure Gruppo Regionale Trentino Alto Adige Gruppo Regionale Veneto Gruppo Regionale Friuli Venezia Giulia Gruppo Regionale Emilano Romagnolo Gruppo Regionale Toscano Gruppo Regionale Marchigiano Gruppo Regionale Umbro Gruppo Regionale Lazio Gruppo Regionale Campano Gruppo Interregionale Abruzzo Molise Gruppo Regionale Basilicata Gruppo Regionale Calabro Gruppo Regionale Siciliano

Le Sezioni Provinciali e Diocesane Ancona Ascoli PicenoS.Benedetto Asti Belluno Bergamo Biella Bologna Bolzano Brescia BresciaManerbio Brescia Valle Camonica Busto ArsizioValle Olona Alto Milanese Caltanissetta Catanzaro Civitavecchia Como Cosenza Crema Cremona Fermo Ferrara Fidenza

Firenze ForlĂ­-Cesena Frosinone Genova GoriziaMonfalcone La Spezia Latina Lecco Lodi Macerata Mantova Matera Milano Monza Napoli Novara Padova Parma Pavia Pesaro Piacenza Pordenone Potenza Ravenna Reggio Calabria Reggio Emilia

Rimini Roma Rovigo Salerno Savona Sondrio Teramo Tigullio Tivoli Tolmezzo Torino Trento Treviglio Treviso Trieste Udine Ugento Varese Venezia-Mestre Vercelli Verona Vibo Valenzia Vicenza Vigevano Rep. S. Marino


Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti Presidenza Nazionale - Via Di Trasone 56/58, 00199 Roma Tel 06 86323058 - fax 06 86399535 - e.mail: presidenza.nazionale@ucid.it

TAR. ASSOCIAZIONI SENZA FINI DI LUCRO: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZ. IN ABBON. POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N째 46) ART. 1, COMMA 2, DCB PADOVA

UCID Letter n°1/2006  

UCID Letter n°1/2006

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