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Incontro con l’ombra Venezia 2011 Meeting the shadow Venice 2011

Mario Martinelli Venezia, Palazzo Malipiero In occasione della 54a Esposizione Internazionale d’Arte dal 1 ottobre al 27 novembre 2011 apertura 10.00 - 18.00, chiuso il lunedì

In occasion of the 54th Venice Biennale From October 1st to November 27th, 2011 Opening hours: 10 am to 6 pm, closed on Mondays


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Prima dell’alba la figlia di Butade con la lanterna in una mano e un carboncino nell’altra riprendeva sul muro di casa l’ombra dell’amato in partenza per la guerra, il papà vasaio di Corinto ne avrebbe ricavato una stele da porre nel tempio. Da quell’ombra si dice che ebbe inizio l’arte nella città occidentale che si popolò presto di magnifiche statue in cui il cittadino si riconosceva e si rispecchiava con fierezza. Ora che l’arte è merce preziosa racchiusa nei musei di città all’uomo sempre più indifferenti, al massimo può succedere, sfiorando un muro, di scorgere la propria ombra alla quale, del resto, nessuno presta attenzione. Eppure De Chirico sosteneva che nell’ombra di un uomo che cammina al sole ci sono più enigmi che in tutte le religioni del mondo. Comunque ogni uomo è seguito da un’ombra, secondo Jung, la quale quanto più è ignorata, tanto più si fa densa e scura. L’ombra è un’immagine, una rappresentazione dell’oggetto che fa ombra, ma può anche fare le veci dell’oggetto che la proietta e ne diventa un duplicato. Nella nostra testa l’ombra partecipa insieme del dipartimento degli oggetti e di quello della psiche e diventa immagine dell’anima.

In ancient Greece, a young girl was said to draw the sketch on her house wall of her lover’s shadow as he was going to war before dawn. Afterwards, her dad made a stele out of it and put it in a temple. It is believed that Western art began from that very shadow and that way our cities were filled with magnificent statues in which citizens recognized themselves and were proudly reflected.

Emancipazione e materializzazione dell’ombra Emancipation and materialization of the shadow Segno della sua complessità, l’ombra dice il mistero stesso dell’uomo. Mario Martinelli lavora all’emancipazione e alla materializzazione dell’ombra. Con la sua magica lanterna stacca l’ombra dal corpo dell’ignaro passante e gliela presenta come un altro se stesso, poi la riveste di una maglia di rete che la mantiene visibile per sempre e la applica ai muri delle città come un nuovo graffito plastico che parla dell’uomo.

Now that the fine arts have been locked up in museums of cities to which men have grown more and more indifferent, one can only find one’s own shadow on the city walls, while walking very close to them; whereas most of the time such shadows remain unnoticed. And yet De Chirico believes that a man’s shadow is more enigmatic than any religion ever existed. Jung maintains that everyone is followed by a shadow which, the more it is ignored, the thicker and darker it becomes. The shadow is an image or rather the representation of the object casting the shadow. But it can also deputize for the same object and turn into its copy. In our mind the shadow belongs to the world of objects and psyche at the same time, and becomes the image of the soul. In its own depth, the shadow speaks about the mystery of the human race. Mario Martinelli works on the subject of the shadow’s emancipation and materialization. With his magic lantern, he is able to detach the shadow from the body of an unaware passer-by and presents it as another self. Then, he covers the shadow in wire net and makes a plastic graffiti monument out of it which is finally placed on the city walls.


Martinelli gira le città con uno schermo e un flash che, azionato inavvertitamente dal passante, gli soffia l’ombra sul telo che la trattiene a lungo staccata dai movimenti del corpo. È l’incontro con l’ombra. L’ombra emancipata offre un’immagine inattesa che diventa in pochi istanti scoperta di un altro se stesso. Di quel sé spesso solo e anonimo, trascinato in mezzo agli altri nel perpetuo affrettarsi dove il quotidiano sfugge velocemente e dove resta solo ciò che lascia immagine. L’installazione dà nuova immagine alla cosa più sfuggente dell’uomo - la sua ombra - fermata in un attimo qualunque ma irripetibile dell’esistenza, per lasciarla poi svanire lentamente sotto gli occhi dello spettatore, annuncio della scomparsa del corpo consunto dalla sua stessa evaporazione. La scoperta dell’immagine inattesa di sé e l’evento del suo lento venir meno sono l’oggetto dell’operazione incontro con l’ombra e la fonte della sua forza emozionale.

L’installazione “Incontro con l’ombra” Installation “Meeting the shadow” Artist Mario Martinelli travels the world carrying a big piece of cloth and a flash which he puts in front of the cloth. A passer-by would accidentally activate the flash lighting the cloth and blowing their shadow on it. The shadow, detached from the body, remains for some time on the still enlighten cloth. This is what the “meeting the shadow” consists in. The shadow, which has been emancipated from the body, projects a new image of itself. It becomes a dazzled discovery of a new, other “self”. Such other “self” is the one who is dragged into the relentless rhythm of today’s life, where days pass by very quickly and what’s left is only the image of things. Martinelli’s installations give new shape to the most eluding feature of mankind, that is a human shadow caught in a one-time but unique moment of existence. Such shadow is then released slowly and thereby symbolizes the disappearance of a human body worn out by its own evaporation. Martinelli’s art aims at revealing the unexpected imagine of oneself and its slowly fading away: such is the “meeting the shadow” operation and the source of its emotional strength.


Quando lo schermo è in particolare maglia metallica, può essere ritagliato lungo il profilo dell’ombra che vi è rimasta impressa. Si produce così una figura in rete, un’opera in cui, come nel bicchiere di Laozi, ciò che conta è quello che non c’è, il vuoto. Tra le maglie vuote della rete ora abita l’ombra che gli ha dato la forma. L’ombra-in-rete, è lo scrigno dell’ombra. Immagine sintetica, trasparente e silenziosa, fatta quasi solo di vuoto, viene applicata al muro come un graffito plastico o una scultura grafica, figura dallo statuto ambiguo che da vicino appare come un oggetto metallico e da lontano un’ombra immateriale carica di forza di presenza. Fatta di vuoto più che di pieno, la rete è una materia-metafora del mondo. Nel suo linguaggio si cela una insospettabile possibilità di senso. In un’epoca di troppo pieno, di troppo rumore, la riduzione del linguaggio al vuoto, al silenzio vuole cogliere la reliquia di un attimo irripetibile della evaporazione del corpo, e fare un monumento antimonumentale al nulla - l’ombra - di quella realtà sempre più svalutata e precaria, eppur stupefacente, che è l’uomo.

L’ombra-in-rete shadow-in-the-net

A net figure is produced by cutting the net mesh along the profile of the shadow left by a passer-by on a special screen. Such net figure represents a piece of art where, like in Laozi’s glass, what counts is what is missing, meaning the emptiness, where the shadow no longer existing now lives. The shadow-in-the-net is a synthetic, transparent and quiet image made almost only of emptiness. It is then placed on the wall as a sort of plastic graffiti, or a figure enjoying the ambiguous status of metal object from nearby and incorporeal shadow from afar. In a world of too many things and too much noise, such a call for emptiness and silence is meant to capture the one-time emanation of a body, and to make an antimonumental monument of the “nothing”, which is the shadow. Of the more and more undervalued and precarious, and yet amazing, reality which we call “man”.


Dai primi anni ‘90 le traspareti prendono la forma dalle ombre che le abitano diventando dei pirati metafisici, realtà che godono dell’ ambiguo statuto di oggetti e, insieme, di gemelle dell’anima. Sono le ombre-in-rete. Nel 1992 viene invitato alla Biennale di Losanna e nel 1995 alla XLVI Biennale di Venezia. Da allora gira il mondo - Venezia, Milano. Parigi, Toronto, Montreal, Tokyo, Anversa… - con un flash che “soffia” tra gli edifici delle città l’ombra dei passanti, fermandola e presentandogliela emancipata dal corpo sulla superficie di uno schermo. Monumento effimero al miracolo passeggero dell’esistenza, stupita scoperta di sé e dell’evento della propria svaporazione. Spesso, rivestite di una maglia di rete che le mantiene visibili, queste ombre affiorano in permanenza in forma di nuovi graffiti plastici dai muri delle città che Martinelli si ostina a voler marcare di umano. Gallerie e istituzioni pubbliche italiane e internazionali si interessano alla sua opera e la diffondono con mostre e pubblicazioni. Storici, critici dell’arte e intellettuali la ritengono un toccante intervento nel diffuso sentimento di perdita d’identità e di solitudine del nostro tempo. Una salutare reazione contro l’indifferenza all’uomo della città d’oggi.

Mario martinelli

Lo scacco alla superficie, intesa come una pura convenzione, è il filo che unisce per cicli tutto il suo lavoro, dagli ‘stessuti’ degli anni ‘70 e ‘80 alle seguenti ‘traspareti’, teatri di luce e d’ombra sulla tela e sui muri degli edifici.

Mario Martinelli was born in Treviso, Italy, in 1944. He studied Literature at the University of Padua, where he later acquired his PhD. in Contemporary Art. At the same time Mario Martinelli studied at the Academy of Art in Venice. He taught Art History for many years. Martinelli’s work as a critic and professor has always gone hand in hand with his research as a practising artist. This research has evolved along an original and inward-looking reflection, beginning in 1969 with his first ‘unwoven canvas’.

Chi è / Whu is

Mario Martinelli è nato a Treviso. Studia all’Università di Padova dove si laurea in Lettere Moderne e consegue il dottorato di ricerca in Storia dell’Arte Contemporanea col prof. Umbro Apollonio di cui poi diventa assistente. Contemporaneamente frequenta i corsi di Luigi Tito all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Insegna a lungo Storia dell’Arte. L’attività critica e didattica segue costantemente la ricerca artistica che si sviluppa lungo un filo personalissimo di autoriflessione a partire dalla prima tela stessuta apparsa nel ‘69.

Since the early 1990s, Martinelli’s traspareti have taken on the shape of the shadows that live within them, becoming metaphysical ‘pirates’, real entities which enjoy the ambiguous status of being both objects and, at the same time, doubles of the spirit. Such are the ‘shadows-in-the-net’.

Such chequered patterning on a surface, intended as a pure convention, is the unifying and recurring theme of all Martinelli’s work, beginning with the stessuti (‘unwovens’) of the 1970s-1980s to the traspareti (‘see-through walls’) which followed, the interplay of light and shadow both on canvass and the building walls.

Martinelli exhibited at the 1992 Biennale in Lausanne and the 1995 Venice Biennale. Since then, he has travelled the world (Milan, Venice, Paris, Toronto, Montreal, Tokyo, …) and flashed and blown on the city walls the passer-bys’ shadows, thereby emancipating them from the bodies they belonged to and showing them on a screen which disappears little by little. They so become an ephemeral monument of the miraculous inconsistence of men, their get-to-know themselves and their own disappearance. When covered with the mesh of a net, these shadows, like new plastic graffiti, permanently surface on the city walls, which Martinelli insists on humanizing. Art galleries and public institutions worldwide have taken an interest in Martinelli’s art concept and are showing it via exhibitions and catalogues. Art critics and historians believe this is a touching contribution to the contemporary feeling of lost identity and loneliness as well as a reaction against modern-day cities’ indifference to men.


Paese (Treviso), via Cal dei Mulini 17 +39 0422 959523 | +39 348 0547877 Paese, via Cal dei Mulini 17 - Treviso - Italy +39 0422 959523 +39 348 0547877

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