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N.6 - ANNO II - APRILE 2010 - FREE PRESS

Intervista a

IUCU


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EDITORIALE di Fabio Lunghi

“Fare il bagno nella vasca è di destra far la doccia invece è di sinistra, un pacchetto di Marlboro è di destra di contrabbando è di sinistra. Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra...” se lo chiedeva il grande Giorgio Gaber in una celebre canzone, che cos’è la destra, cos’è la sinistra? Qualcuno, pochissimi fortunatamente, ci hanno provato a mettere UAU un po’ a destra, ma si sono sbagliati di grosso. UAU si pone prima di tutto come contenitore di idee ed istanze dei giovani Pavesi e di chiunque abbia qualcosa da raccontare o voglia di partecipare. L’abbiamo sempre detto che chi ha qualcosa da dire ci può contattare. Ed alcuni l’hanno fatto, trovando così spazio sulle nostre pagine. E di spazio per loro ce ne sarà sempre. Bisogna partecipare, in qualsiasi modo, anche criticando purché siano critiche costruttive e sensate. Ma vi ricordate come finiva la canzone di Gaber? “Tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra, è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra.” Noi siamo stati sempre estremamente seri quando abbiamo parlato di politica, ricordo l’intervista al Sindaco Alessandro Cattaneo e all’ex Sindaco Andrea Albergati. Interviste e articoli che potete rileggere sul nostro nuovo sito internet:

www.uaumag.it Andate a farci un salto e ricordate… UAU è rock!!! E chi è lento non ci interessa…perché noi il bicchiere lo vediamo sempre mezzo pieno!!! Sono importanti le idee e le iniziative di tutti i Pavesi per riaprire la cattedrale!!! HAI QUALCHE IDEA PER RACCOGLIERE FONDI? scrivi a: insiemeperlacattedrale@comune.pv.it 5


di Fabio Lunghi

Non capita molto spesso di incontrare un vero e proprio artista, soprattutto a Pavia. Io qualche anno fa ho avuto l’occasione di conoscerne uno. Si chiama IUCU. Straconosciuto a Pavia e non solo. Classe 1979, un giovane artista che di strada ne ha già fatta tanta e sicuramente ne farà ancora. Fra i suoi progetti più importanti oggi disegna per Blomor, che forse attualmente è uno dei marchi top nell’abbigliamento. L’ho intervistato per voi!!! Ciao IUCU, parlaci del tuo primo “lavoro” da artista, a quando risale e di cosa si trattava… insomma come è nata questa tua grande passione? Più che una passione è stata un’impresa!! Se sei un creativo è tutto “in salita” e al tempo stesso straordinario, ecco perché ci vuole passione!!! Ho iniziato come pittore-scultore e arredatore, qualche locale pavese porta ancora la mia impronta. Nel 2005, dopo un timido tentativo di creare una linea di Tshirt (Okhyo’79), apro con tre amici un ne6

gozio d’abbigliamento a Pavia (Superflydeluxe) e inizio a frequentare fiere sia italiane che internazionali, dove conosco ragazzi che come me oggi sono stilisti, creativi o proprietari di brand. Proprio in una di queste manifestazioni (Pitti Immagine Uomo) nel 2007 conosco Mattia Mor (Blomor) noto per la recente apparizione nella casa del Grande Fratello. Mattia


e’ un ragazzo come me, tanti sogni, molto capace nella gestione e nella distribuzione di un brand, ma a parer mio gli “mancava il prodotto”. Mi proposi di prendere in mano io la parte grafica e stilistica di Blomor e provammo a lavorare con questo nuovo assetto. Oggi Blomor e’ presente in oltre 500 negozi in tutt’Italia e ha un buon riscontro anche all’estero; produciamo oltre 200.000 capi all’anno suddivisi per uomo/ donna/bambino. E’ ora presente nei negozi la collezione “Algida by Blomor” la linea di abbigliamento sullo “storico gelato” che ho disegnato per Blomor appunto su licenza Algida. Oltre che per Blomor disegno anche per Byg Bang,

Monoty e Malph. Ogni azienda ha una sua filosofia ben definita da rispettare ed interpretare al meglio.

Progetti futuri? -Un brand. IUCU’984: abbigliamento ed accessori artigianali, basato sull’utilizzo di materiale vintage e tecniche non convenzionali; sarà un progetto a 4 mani “984 appunto”, la data di nascita di Manuwish (Manuela Pizzichi) che sigla con me il progetto sartoriale “IUCU’984”. -Un negozio di abbigliamento in Toscana, che conterrà prevalentemente marchi per cui lavoro o di amici. Aprira’ solo il mercoledì e il sabato!! - La pubblicazione di alcuni libri a cui sto lavorando da tempo!!! 7


PILLOLE Nome IUCU Cognome IUCU Nato, dove e quando PAVIA, 6/10/1979 Professione CREATIVO-STILISTA Contatto Facebook IUCU NOVECENTOSETTANTANOVE Consigliaci un sito IL MIO PREFERITO E’ L’ARCHEOLOGICO Canzone preferita DOMENICO MATTIA - TULILEMBLE Negozio preferito SUPERFLYDELUXE Sogno nel cassetto A VOLTE MA STO STRETTISSIMO Frase di vita NON E’ PANCIA MA E’ BENESSERE Nel tempo libero PRENDERE IL SOLE, DORMIRE... E FARE SHOPPING. Tre aggettivi per definire Pavia SOLARE, DIVERTENTISSSIMA, COSMOPOLITA Marchio top del momento AL TOP TANTI, TROPPI... PER ESSERE “AVANTI” BISOGNA ESSERE DEI “TALENT SCOUT”... DI RECENTE MI E’ PIACIUTO “ON AND ON” DA DONNA E I PAPILLON DI “COR SINE LABE DOLI”. Un consiglio ai giovani NON INVECCHIATE!! Un saluto agli amici CIAO AMICI!!! Conta più avere un’idea o saperla realizzare? CONTA PROVARCI. SIA CHE L’IDEA SIA PROPRIA O DI ALTRI, MA MAI RUBARE UN’IDEA. 8


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AIUTO! MI SONO LAUREATA di Cilla Zorzoli

Bene. È fatta. Dopo notti insonni sui libri (questa frase potrebbe non corrispondere all’esatto stile di vita adottato dall’autrice nei suoi anni univeristari, nda), sorrisi falsissimi per accaparrarsi gli appunti da quello spocchioso del primo banco che - chissà come mai - non soffriva degli improvvisi abbiocchi/attacchi di ridarola/stazionamenti forzati al bar che colpivano misteriosamente nel bel mezzo delle lezioni te e tutti quelli che sono diventati tuoi amici, code in segreteria per sentirti dare le risposte più assurde, crisi esistenziali che si concludevano tutte allo stesso modo (vado a fare il benzinaio), ce l’hai fatta: ti sei lasciato tutto questo alle spalle e ti sei laureato. Ci hai messo almeno una settimana per realizzarlo, visto che dalla fatidica data sei stato per giorni preda del delirio etilico e/o di un numero esorbitante di parenti che nemmeno sapevi di avere. In questa categoria rientrano ovviamente le vecchie zie e nonne che per esprimere il loro apprezzamento ti sbausciano tutto come quando avevi 6 anni. Ti faceva schifo allora, ora vorresti morire. E poi ci sono loro, 12

i regali di laurea. Questa amena categoria comprende oggetti che non ti compreresti nemmeno avessi vinto l’enalotto, ma che invece devi mostrare di accogliere con giuoia e riconoscenza. Non avevi forse bisogno di quattro portachiavi, dieci penne, della cartelletta di pelle, dei biglietti da visita con un roboante “dott” scritto accanto al tuo nome, di tre tagliacarte, di due portaoggetti, di un pene gigante gonfiabile, di sei


pergamene così simpatiche, delle orecchie da coniglietta, del tanga commestibile? Inizi a capire da subito che sarà dura. Oltre naturalmente a depennare dalla tua cerchia di amici un gran numero di persone terrorizzato da cosa ti possano poi combinare coi regali di matrimonio. Comunque, a parte tutto, prima o poi realizzi. Ed è questo il momento in cui cominci ad attraversare un centinaio di stati d’animo che nemmeno

un emo. Parti per qualche viaggio nel tentativo di dimenticare che al tuo ritorno dovrai TROVARTI UN LAVORO. E poi torni. Inizi a compilare il tuo curriculum, inventandoti mirabolanti capacità per elemosinare anche solo uno stage non pagato o, se proprio sei fortunato, con un lauto rimborso spese da ben 200 euro al mese. Se poi punti all’estero, sei spacciato: il formato europeo del CV ti richiede di inserire, ad esempio, le tue abilità artistiche, anche se vuoi fare il revisore dei conti. Disegnare creativamente l’integrale non credo valga. Poi ci sono le motivation letters, in cui devi spiegare perché vuoi lavorare e magari perché vuoi farlo gratis. Studiare fisica2 era più facile e meno lesivo della tua dignità. Ovviamente millanti di sapere ogni lingua a livello eccellente, anche quelle che non hai mai studiato, nella vaga intenzione di impararle nei mesi che precedono una tua tanto eventuale quanto remota selezione. Dichiari senza ritegno di conoscere perfettamente il pc e programmi che non sapevi nemmeno esistessero e di essere “preciso-determinato-portatissimo a lavorare in team”, anche se in realtà la tua attività preferita è guardarti i Simpsons dal divano di casa. Oltre al curriculum, inizi a fotocopiare ogni possibile certificato che riesci a reperire in casa, anche quello di quando hai vinto il torneo di scopone scientifico al mare e in un delirio di onnipotenza arrivi a spacciarlo per prova della tua versatilità e abilità tattica, nonché relazionale. Poi spedisci il tutto fiducioso, fino al decimo rifiuto, quando inizi a pensare che forse dovresti allegare qualche 50 euro o qualche fotografia un po’ hot per farti considerare. Non demordi, ti tieni impegnato scrivendo su un free press di Pavia e tutti i tuoi amici ti denigrano dicendoti di trovare un lavoro vero. Lo rifai. Ops. 13


BAMBOCCIONI? NON SAPETE COSA VI PERDETE di Lorenzo Meazza

«Loreeeenzo, ma a che ora sei tornato ieri notte?»; «Sei arrivato di nuovo tardi, la cena è fredda ormai». Ebbene sì, senza cadere nella facile retorica tipicamente pavese che si crogiola nel citare le canzoni del proprio beneamato Max Pezzali, la cui madre gli ripeteva ossessivamente “questa casa non è un albergo” (cavolo, ci sono cascato pure io…), solo chi davvero ha fatto il grande passo di uscire di casa può realmente comprenderne il fascino. L’Italia, invece, resta un paese di bamboccioni, che il Brunetta di turno vorrebbe sdoganare con una mancia, e che preferiscono il caldo seno materno e gli agi portati dalla domus paterna rispetto a un minimo di indipendenza. Chi lascia la strada vecchia per quella nuova…, è ciò che pensano i mammoni coccolati e straviziati, ma spesso è l’Università che costringe a iniziare una vita più autonoma e dare finalmente scacco a un cordone ombelicale sempre più robusto e difficile da spezzare. Gli inizi, magari, potranno sembrare orribili, ma forse di orribile c’è solo la prospettazione dei primi momenti: dovrò farmi la spesa, cucinare, lavare i piatti e persino i vestiti; aiuto, in poco tempo mi tramuterò nella brutta copia di Cenerentola, in atte14

sa del proprio “princeps ex machina”! Invece non è così, anzi. I vantaggi dell’abbandono della casa natale sono molti di più degli svantaggi e non conosco una sola persona che prenderebbe in minima considerazione l’idea di tornare indietro. Ogni pasto si trasformerà in un evento, magari non condito da quella deliziosa salsina che solo mammà sa fare, ma da un mucchio di amici coi quali si scopriranno e condivideranno diversi sapori e usanze culinarie, che potremo andare sfoggiando fieri e pretende-


remo di instaurare dittatorialmente anche nella casa base. Per il lavare i piatti, poi, basterà accordarsi: c’è chi porterà da mangiare, chi da bere e chi, come quando non si paga al ristorante, dovrà darsi da fare con detersivo e spugna; a voi la scelta. Anche fare la spesa, se si prenderà di buon buzzo, non sarà mica un immane sacrificio e si potrà anche rischiare di rimorchiare, facendo il “salame” in coda al reparto affettati (che non possono mai mancare in frigo anche per questo motivo). Poi potremo finalmente provare tutte quelle schifezze viste in pubblicità che in casa non si trovano mai, o

delle quali tua sorella, prima che tu possa metterci le grinfie sopra, ha già fatto incetta. Potremo fare quello che ci pare, tra le mura domestiche e se consenzienti anche un pelo oltre il limite della legalità, senza dover per forza asciugarci i capelli dopo la doccia; l’amore in macchina sarà una scelta e non una necessità. Il coprifuoco dovrà essere rispettato solo ed esclusivamente in caso di un provvedimento di un giudice (ahivoi!) e gli orari saranno regolati esclusivamente dalla vostra coscienza, o da quello che ne rimarrà dopo le citate cene. Il letto, chi te lo costringerà a rifare, dato che ogni sera (a parte quelle in cui troverai una diversa e più “calda” dimora) dovrai ridisfarlo? Certo, poi quando sventura vuole che i tuoi passino casualmente a trovarti, mentre in realtà trattasi di piano prestabilito per monitorare ogni singolo centimetro del tuo loculo, scatterà uno stato di emergenza che nemmeno Bertolaso sarebbe in grado di scongiurare. Quando, invece, tornerete a casa per ricorrenze o anche solo per fare felici i genitori, verrete accolti con le pietanze più succulente e prelibate, preparate apposta per il figliol prodigo. Insomma, provare per credere! Non rimarrete delusi e infine, ricordate, la mamma è sempre la mamma e se nel week end le porterete qualche calzino sporco da lavare, lei provvederà sempre e comunque con un sorrisone sulle labbra.

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VIAGGIO IN SCOZIA ALLA SCOPERTA DEL WHISKY

malto sono tutti diversi tra loro, ognuno ha una propria personalità. Caratteristiche differenti legate al periodo di invecchiamento, alla gradazione alcolica, al tipo di botte utilizzata, in alcuni casi sono nuove di primo utilizzo, spesso sono invece botti di rovere che hanno in precedenza già maturato Bourbon whiskey in America (bourbon barrel) o Sherry spagnolo (sherry cask) oppure vino di Porto o Madeira. Alcuni whisky sono messi in commercio con invecchiamenti fissi, mantenendo un gusto sempre uguale. In altri casi ogni botte caratterizza il prodotto imbottigliato, sia nel colore, che nel gusto. Qual è l’whisky migliore? Impossibile dirlo. Ovviamente ci sono dei single malt che hanno una qualità veramente superiore rispetto ad altri, ma anche in questo caso saranno diversi fra di loro sia nei profumi al naso che al gusto. Un malto leggero, secco e piacevolmente aromatico non troppo invecchiato, sarà più indicato come aperitivo, mentre un

di Fiorenzo Detti Per chi visita la Scozia, oltre alle città, ai musei, ai castelli e tutte le bellezze della natura che si trovano soprattutto addentrandosi nelle Higlands, non potrà fare a meno di visitare qualche distilleria di whisky. Gli scozzesi con la loro proverbiale riservatezza hanno mantenuto pressoché segreto, per moltissimi anni uno dei loro più grandi successi: la creazione dei “Single Malt Scotch Whisky”. Oggi per fortuna, si sono aperti al mondo e cosi abbiamo la possibilità di visitare molte delle loro distillerie e di apprezzarne la qualità e le differenze dei loro single malt.Sono 112 le distillerie di malto in Scozia, moltissime di queste aperte al pubblico per diversi mesi l’anno. Visitandole, ti trasmettono un fascino veramente unico, spesso sono ubicate in mezzo al verde, quasi nascoste, sempre vicino ad un corso d’acqua, elemento molto importante per tutto il processo di lavorazione, dall’iniziale maltazione del cereale, alla riduzione di grado del distillato dopo l’invecchiamento in botte, prima dell’imbottigliamento. Gli ingredienti per ottenere un grande Malt Scotch Whisky sono proprio l’acqua, l’orzo e la natura. Il clima è fondamentale per l’invecchiamento del Fiorenzo Detti futuro whisky, il distillato in botte maturerà Delegato dell’ Associazione per lunghi anni sino a raggiungere il massimo Italiana Sommelier - Milano della sua evoluzione qualitativa. Gli whisky di 18


parti di Edimburgo non potremo fare a meno di visitare la distilleria di Glenkinchie, a soli 40 minuti dalla capitale e vera meta delle Lowlands per gli amanti dell’whisky. La distilleria si trova nella tranquilla regione agricola dei Lothian dove abbonda la coltivazione del cereale. E’ l’unica distilleria di Scozia ad avere annesso un bellissimo campo di bocce in erba. L’edificio di stile vittoriano ha un elegante centro di accoglienza per i visitatori, le vasche di fermentazione sono ancora di legno e da sempre distilla con due alambicchi bellissimi dove il “wash still” è anche tra i più grandi di Scozia. La distilleria produce un ottimo malto, leggero, delicato, fine e tipico di questa regione. Ultimamente oltre al classico Glenkinchie 10 anni che è sempre stato l’invecchiamento preferito per questo whisky, viene imbottigliato e messo in commercio anche una versione 12 anni.Se vogliamo addentrarci nell’alta Scozia che è la vera patria del whisky di malto, le distillerie da visitare sono veramente molte, lasciando Edimburgo, attraversando il lungo ponte sul Firth of Forth possiamo raggiungere il paesino di Crieff, nel Perthshire. Una realtà meravigliosa ricca di pascoli e campi di orzo. Nascosta in mezzo al verde appena fuori il paese, troviamo la distilleria di Glenturret. Situata sulla riva del torrente Turret, distilla con due alambicchi ed è la distilleria di malto più antica della Scozia, sorta “ufficialmente” nel 1775, anche se esistono documenti che la farebbero risalire addirittura al 1717. E’ un vero centro turistico, ogni anno, sono oltre duecentomila i visitatori che possono godere oltre che della distilleria anche di un negozio del whisky e di tre ristoranti dove trascorrere la giornata.Per parlare della Scozia e dei suoi whisky, servirebbe lo spazio di un intero libro, per oggi ci fermeremo qui, sperando di avervi lasciato qualche informazione utile e magari anche una piccola “voglia” di Scozia, con voi l’appuntamento sul prossimo numero per la seconda parte dove andremo a scoprire altre distillerie. Non berti la vita. E’ sempre la qualità che paga, non la quantità.

whisky pieno, vellutato con un finale fruttato, quasi dolce, sarà adatto come dopo cena, riservando i malti più torbati, salati, salmastri, iodati e fumosi come “bicchiere della staffa”. La scritta “single” significa che l’whisky è stato prodotto da una sola distilleria, in genere quella riportata in etichetta. Il termine “malt” garantisce che il cereale utilizzato è solamente orzo maltato, unico cereale ammesso per produrre un whisky di malto. In Scozia oltre al whisky di malto che è il più pregiato in assoluto, si producono anche ottimi “Blended Scotch Whisky” mescolando whisky di malto d’orzo distillato in alambicchi di rame discontinui chiamati “pot still”, con whisky di grano ottenuto da cereali vari, dove primeggiano grano e mais che vengono distillati in alambicchi industriali di ultima generazione entrati in funzione ufficialmente intorno al 1850. I distillatori a colonna sono molto più veloci nel distillare il futuro whisky, rispetto al “pot still” però donano al distillato meno eleganza e personalità rispetto al discontinuo.Se siamo dalle Cheers !!!

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ONE PHOTO ONE STORY OGGI NON E’ DOMENICA

di Roberto Monti Devono essere le otto e mezzo di mattina e, se non mi sbaglio, oggi è martedì. Si, martedì, due giorni fa erano le undici, ieri le otto e mezzo, oggi le otto e mezzo, non essendo stato informato sul cambiamento dei giorni della settimana, posso dire con certezza che sono le otto e mezzo di martedì. Detesto il primo sguardo che mi lancia appena mi vede. Anche ieri sera, lunedì secondo i miei calcoli, ha fatto le ore piccole. Mi guarda fisso per qualche secondo, poi si mette a trafficare nelle mie vicinanze e torna ai suoi sogni. Lui finge di cadere in un sonno pesante, ma so che il suo orecchio rimane teso verso la realtà storica che gli appartiene. Alcune volte, capita che sfoggia un coraggio da leoni nel gettarsi a capofitto sul gregge di pecore anche dopo le otto e mezzo e, dopo 20

aver contato i cadaveri degli ovini, si ritrova a giustificare i ritardi ai nostri appuntamenti. Io, a differenza sua, sono stata addestrata a non avvicinarmi troppo alle pecore che passano dopo le otto e mezzo e così continuo a sentire il gallo che suona dai miei altoparlanti. Avete presente quanto possa essere stressante?! Lui si sveglia, mi ripunta e si riaddormenta. Io, Sveglia. Una cosa mi rincuora però, sapere di esser scagionata da ogni accusa nelle cause contro i suoi ritardi. Lui dichiara sempre di non aver sentito la sveglia suonare, ma in realtà sono io che, ogni tanto, comincio a contare le pecore proprio come lui e come lui mi riaddormento.


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POLENTA E CORRUZIONE di Lucia Ninivaggi

Se le bugie hanno le gambe corte gli affari illeciti, a mo’ di vatussi, le hanno lunghissime. Tanto da attraversare con un solo passo tutta l’Italia. Qualche tempo fa, nel corso delle indagini su un clan pugliese, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari sequestra un centro benessere pavese. Uno spettatore convinto che il nord Italia sia un convento di francescani a cielo aperto potrebbe rimanerne stupito. E qui casca l’asino. Infatti, così come per la cottura della polenta, anche la corruzione ha in Lombardia la sua antica tradizione. Si chiama Tangentopoli. Il 17 febbraio 1992 Mario Chiesa, socialista presidente del Pio Albergo Trivulzio viene beccato con le mani nel sacco mentre incassa una tangente di 7 milioni del vecchio conio dall’imprenditore Luca Magni. Beata ignoranza, Chiesa non sa che a seguire quella transizione tramite videocamera e microfono nascosti ci sono i carabinieri guidati dall’allora sconosciuto pm di Milano Antonio Di Pietro. Quando la cavalleria irrompe nell’ufficio il Chiesa, bontà sua, tenta 22

di disfarsi di parte del malloppo gettandolo nel water. Così, con un bagno intasato (vittima innocente) si apre Tangentopoli. Dopo 5 settimane a San Vittore e dopo che Di Pietro scopre anche i suoi conti svizzeri denominati, a beneficio della diuresi, “Fiuggi” e “Levissima”, Mario Chiesa il 23 marzo 1992


comincia a parlare. Dalle sue dichiarazioni e da quelle di altri imprenditori si capisce che l’episodio di corruzione non è un caso isolato, ma fa parte di un sistema più vasto e organizzatissimo che coinvolge imprenditoria, politica e società. Ecco qui di seguito le regole del gioco nella “città delle tangenti”. Le imprese si

radunavano in cartelli in modo da vincere gli appalti (truccati) senza le seccature del libero mercato. Ogni azienda nominava un rappresentante che aveva il compito di raccogliere le quote che ciascuna società del cartello doveva al sistema dei partiti i quali, a loro volta, nominavano un cassiere unico a giro (una volta un democristiano, una volta un comunista, una volta un socialista…) che andava a riscuotere il bottino, per poi dare a ogni partito la sua parte secondo percentuali stabilite. In questa maniera a vincere gli appalti non erano le aziende più convenienti o più meritevoli, ma semplicemente quelle che pagavano più tangenti, con tanti saluti e baci alla competenza. E’ un sistema che, come conferma il caso della maxitangente Enimont, non fa distinzione tra colori o schieramenti politici. Gli arresti e gli avvisi di garanzia vanno dai democristiani ai comunisti, dai social-democratici ai socialisti etc... A Bettino Craxi, segretario PSI, il 15 dicembre 1992 viene notificato il primo avviso di garanzia. I due anni dell’inchiesta Mani Pulite, condotta da un pool di quattro magistrati (Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Francesco Greco, PierCamillo Davigo) coordinati dall’allora procuratore capo Saverio Borrelli, coinvolgono 4.500 persone ottenendo 1.300 tra condanne e patteggiamenti. La polenta viene meglio se cotta in un paiolo di rame, la corruzione si sconfigge smettendo di rubare. E’ lo stesso ex pm Davigo a darci le linee guida. In un’intervista a “Il Fatto Quotidiano” in risposta allo stereotipo consolidato in questi anni su Tangentopoli, ossia il “così fan tutti, rubano tutti” afferma: “Quando sento questa frase mi vien voglia di ribattere: “Ah si, ruba anche lei? Quello risponderà “No”.”Ecco vede? Siamo almeno in due che non rubiamo”. 23


TALENTI PAVESI

INTERVISTA A SCIPIO SAX

di Daniele Detti Marco Scipione, in arte “Scipio SAX”, esponente di spicco delle migliori serate Blues & Jazz dal vivo. Uno dei pochi che è riuscito a trovare il giusto connubio tra Live Sax e House Music, creando qualcosa di assolutamente unico nel suo genere! Età 20 anni. Segno zodiacale Gemelli. Professione Farvi divertire. Canzone preferita Goodbye pork pie hat – Charles Mingus. Hobby RPG (Role Play Games) e scalate in montagna. Come hai iniziato a suonare? Alle Scuole Medie con il flauto traverso, ma amando i suoni moderni mi sono indirizzato verso il sax, che mi incuriosiva molto. Come hai rapportato il sax alla musica house? Casualmente in un locale improvvisando. Maggiori esperienze lavorative Mediaset, Rai TV, Rototom Sun Splash (il festival Reggae più importante d’Europa), Narcao Blues Festival (con la partecipazione del grande James Brown), Alcatraz – Milano, Live Club – Trezzano S/N (MI), Paparazzi – Crema, XO – Cremona, Spazio Musica – Pavia, La Foresta – Rivanazzano (PV), attualmente Sax ufficiale del sabato notte al Soleluna MDF – Lardirago (PV). Hai successo con le donne? Modestamente sì! Bionde o more? Tutte e 2… Saluta i lettori di UAU... Ciao a tutti ragazzi… BELIEVE IN MUSIC!! 24


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TO WRITE OR NOT TO WRITE? THIS NOT A PROBLEM! di Matteo Mognaschi

A.C.A.B, Ultras Liberi, scritte politiche a favore o contro qualcuno e murales di ogni forma e dimensione riempiono da anni gli spazi verticali delle nostre città – centro o periferia ogni posto è buono - per gridare al mondo che ogni giorno vive la solita routine un messaggio che può essere diverso nei contenuti, ma è uguale nel senso e nelle forme. E’ una trasgressione prima di tutto. E poi in certi casi è anche arte. Un modo diverso per dire cose che possono essere anche uguali, ma da ammirare o biasimare perché espresse in quel modo. Senza perderci in inutili meandri filosofici e senza tornare ai vecchi, ma attuali motti quali “I muri sono la voce del popolo”, ci tengo a dire che queste forme di espressione, soprattutto i murales che sono vere e proprie opere d’arte, sono state per troppo tempo considerate dei semplici atti vandalic i fatti da qualche sbandato in cerca di una considerazione sociale. In realtà dietro a quelle strane figure dai colori sgargianti, ci sono dei veri talenti che spesso non hanno altra forma di espressione se non quella del muro e della bomboletta. Certo si tratta il più delle volte di persone cresciute in ambienti difficili, ma anche di veri insospettabili che vogliono una 26

scarica di adrenalina e ci tengono a lasciare il segno nella propria città; possiamo biasimarli quanto vogliamo, ma dal loro punto di vista si tratta di rendere più bella e viva la propria città, al contrario di tanti altri mediocri che si divertono a compiere banali atti vandalici e che rimarranno sempre nel mucchio. E’ un dato oggettivo che tanti murales rendono meno grige le nostre periferie e danno un senso a oggetti altrimenti perfettamente anonimi. Non giustifico i writers, ma li comprendo. E’ una forma artistica che non va vista come un qualcosa da


reprimere, ma anzi da valorizzare. D’altra parte, tutte le nuove forme d’arte sono sempre state osteggiate, in tutte le epoche, dagli intellettuali e dagli artisti in voga in quel determinato periodo. Volete una prova? Avete presente l’Impressionismo? Quella corrente nata in Francia che ci ha regalato Cézanne, Degas e Manet? Bene questi artisti erano stati rifiutati dall’arte ufficiale dell’epoca e il nome stesso deriva da un appellativo dato in senso dispregiativo. Risultato? Organizzarono un’esposizione per conto loro e ancora oggi li apprezziamo, al contrario dei loro detrattori che probabilmente non risultano essere su nessun libro di storia dell’arte!Per i writers è lo stesso: hanno organizzato la loro “mostra personale” sui muri delle nostre città e probabilmente saranno gli artisti più apprezzati degli

ultimi decenni, più di tanti che oggi espongono nelle gallerie. Un nome su tutti: Keith Haring. Un artista di strada che è riuscito ad affermarsi grazie al suo talento, e le cui opere sono ormai un culto per appassionati di arte contemporanea.Ovviamente la mia soluzione non è quella di consentire ancora tutto questo in una giungla priva di regole, visto che anche questa forma d’arte deve essere regolata per essere valorizzata: lo stesso Haring insegna. Non è semplice e sicuramente in un paese come l’Italia con una classe politica così vecchia vai a spiegare a un Giulio Andreotti, che l’ultimo disegno l’ha fatto quando andava a scuola con Garibaldi, che bisogna valorizzare l’arte dei writers… ti risponderà che al momento non gli serve e che preferisce una dentiera!Ah, dimenticavo la cosa più importante! Un primo passo è già stato fatto, nel piccolo della nostra città. Il Comune di Pavia e quello di Torino hanno firmato un protocollo d’intesa per realizzare il progetto Murarte, che consente ai writers di esprimersi su delle superfici pubbliche messe a disposizione dal comune: finalmente una ventata d’aria fresca in città! Per il momento sono disponibili i muri del Palatreves, della piscina scoperta di Piazzale Europa e quelli del vecchio CFP di via don Bosco. Basta presentarsi all’Informagiovani di via Paratici (fianco sinistro del Broletto) per conoscere le condizioni (don’t worry: é tutto gratuito!). In attesa che anche qualche privato, magari leggendo questo stupido articolo, metta a disposizione qualche parete che gli cresce… Bis bald!

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Outlet

LA FINE DEGLI OCCHIALI CARI

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SEGNO DEL MESE

ARIETE di Paolo Redio

Ariete è il maschio della famiglia dei caprini anche se per il genere Ovis si preferisce il termine montone. L’ariete è un’arma da assedio. Veniva utilizzata per sfondare le porte di accesso delle fortezze e dei castelli, o le mura quando non erano particolarmente spesse, praticandovi delle brecce. Probabilmente inventata dagli Assiri nel IX-VIII secolo a.C., fu utilizzata per la prima volta in Occidente dagli Spartani nell’assedio di Platea. L’ariete è anche un segno zodiacale.Fra i nati sotto questo segno si segnalano Aretha Franklin, J.Sebastian Bach, Russell Crowe, Mariah Carey, Mina, Elton John, Simona Ventura e Leonardo Da Vinci. Per carpire al meglio le caratteristiche di questo segno nel settembre del 2007 utilizzai l’ariete per cercare di sfondare il portone del castello sforzesco di milano in quanto chiuso la domenica. E’ assurdo che monumenti,luoghi culturali e musei in italia siano in larga parte chiusi il sabato e la domenica quando nel resto d’europa il week-end è logicamente il fiore all’occhiello a livello turistico. Mi feci aiutare da una comitiva di giapponesi intenti a fotografare la scena. Ero sudato. Non avevo scalfito il portone. Ero stanco. Con l’aiuto dei circa quindici asiatici però ci fu un cedimento del grande portone. A quel punto si affacciò l’anziano custode che disse “guardate che l’ingresso è dall’altra parte, oggi è aperto”… I giapponesi scapparono fotografando io cercai di fare la stessa cosa ma senza macchina fotografica. Il custode mi impedì una fuga comoda alzando il ponte levatoio. Fui costretto a circumnavigare il castello attaccato alle sue mura. Esperienza terribile che mi fece capire molto sui personaggi di questo segno. Sono troppo impulsivi e vogliono una cosa a tutti i costi, spesso ricorrendo all’uso della forza, rimanendo però beffati perche tutto sommato non sono a proprio agio nel mondo della violenza. 30


Aprile2010  
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