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ISSUE NUMBER ONE ITALIAN EDITION

FASHION, ARTS & CULTURE MAGAZINE 1


Model: Carlos Ferra Agency: Mayor Paris Photo: Laurent Humbert, Paris


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Lettera del Direttore

86 giorni son passati dalla pubblicazione del numero zero di TWISSST. Più di 94.000 pagine visitate in 14 paesi differenti senza alcuna promozione di marketing alle spalle è stato un risultato più lusinghiero di quando sperato inizialmente. Deduciamo quindi che esiste ancora spazio per una scommessa editoriale indipendente che si definisce per la solidità dell’informazione offerta e la qualità artistica divulgata. Ci addentriamo in Dicembre e abbiamo deciso dedicare l’edizione #1 di TWISSST ad una linea editoriale poco convenzionale: Trattiamo non solo la moda come creatrice di tendenze ma anche come realtà industriale, analizziamo i risultati macroeconomici dei gruppi PPR e LVMH, possessori di marche como Gucci, Yves Saint Laurent, Louis Vuitton o Alexander McQueen, sorprendendoci per la buona salute finanziaria e la liquidità che la moda internazionale dispone in tempi così avversi. Ci siamo innamorati con il lavoro di un fotografo francese e, con la naturalità di cui godiamo in qualità di indipendenti, abbiamo deciso dedicare la copertina dell’edizione di Dicembre all’Uomo; Laurent Humbert firmò a Parigi la fotografia in cui Carlos Ferra plasma superbamente il “new masculine look” richiesto nelle passerelle più importanti a livello internazionale. Ci proponiamo conoscere Phoebe Philo, direttrice creativa della casa francese Céline e che, in appena alcuni anni, è passata dallo stare alla guida di una marca appisolata a darle splendore e posizionare la Maison all’avanguardia dell’industria; ancora, da Parigi ci sono

pervenute via Wetransfer, le immagini del lavoro di Laurent Humbert, cui non potevamo certo non dedicarle lo spazio che si meritano. Viaggiamo poi a Helsinki constatando che in Finlandia esiste un paesaggio per ogni persona e vi raccontiamo la straordinaria storia dell’autrice – nuovamente finlandese - Sofi Oksanen: “Purga”, casualmente scoperta in una pomeriggio di lettura. Sulla strada del ritorno, passiamo per Milano e comproviamo il megalomano rinnovamento architettonico che la città sta vivendo alla vista dell’Exposizione Universale di 2015 e che riunisce i più riconosciuti architetti del momento. Di ritorno a Madrid, rivolgiamo lo sguardo all’indomabile creatività della Fura dels Baús e iniziando il countdown per la chiusura dell’edizione e il risultato sono 104 pagine di informazione che culminano con un’ultima sfida: aspirare, per un lato, alla rinnovata fiducia di quanti si hanno accompagnati del numero zero della rivista e, dall’altro, veder TWISSST aggiunta alla “favourite list” di molti altri TWISSSTers nel mondo. Per le 94.000 pagine visitate nell’edizione zero e per tutte quelle che aspiriamo conseguire con il presente numero, abbiamo ancora un’ultima parola da dirvi, GRAZIE!

Norberto Lopes Cabaço Editor in Chief and Creative Director Illustrazioni: Ricardo Naranjo González

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YVES

KLEIN L’ALTRO YVES

Testo: Jose Manuel Delgado Traduzione: Giulia Chiaravallotti

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’autopropaganda e la megalomania non sono state solo comportamenti propri dei grandi uomini politici o dittatori del `900; questa qualità, se così possiamo definirla, è antica quanto la società umana. Prima dei vari Stalin, Hitler o Napoleone, vi sono stati già esempi nell’antichità più remota, nell’Egitto dei Faraoni dove Ramsese II inventò la propaganda nelle forme in cui la conosciamo attualmente per osannare la sua persona. E infatti, non è per nulla strano che oggigiorno chiunque conosca o abbia sentito parlare di questo Faraone. E la Cultura e l’Arte non sono certo state immune da questo fenomeno. L’uomo che meglio seppe utilizzare questo strumento nell’ambito artistico fu senza dubbio Yves Klein. Senza essere uno dei pochi eletti da potersi considerare imprescindibile della Storia dell’Arte.

“© Yves Klein, ADAGP, Paris”

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i genitori artisti, entrambi pittori, Yves cominciò la sua carriera professionale come judoka; e ciò influì senza dubbio nella sua produzione artistica e nella vita personale. Da jodoka conosce e si sommerge nella filosofia Zen e nella conoscenza del mondo orientale intrigato e influenzato per sua la mistica. Entra in contatto con la setta dei Rosacroce, una setta cristi-

ana francese della fine del ‘800 con una mistica centrata nella ricerca del vuoto, della libertà che rappresenta il cielo. La ritualità e il misticismo sono la base per poter comprendere appieno la sua opera. La prima apparizione ufficiale in scena di Klein come artista visuale si ebbe nel 1955, quando presentò il suo monocromo “Espressione del

universo” di un arancione piombo nel Salon des Réalités Nouvelles di Parigi. El quadro fu respinto adducendo l’argomentazione che “un unico colore non era sufficiente per costruire una pittura”. L’opera si presenta insieme a una serie di tavole monocromatiche, giallo, bianco, nero, rosso, rosa e verde. Il colore acquisisce un’importanza assoluta che supera il disegno e la forma.

“© Yves Klein, ADAGP, Paris”

“© Yves Klein, ADAGP, Paris”

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“© Yves Klein, ADAGP, Paris”


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omincia ad assegnare al colore un fine in se stesso tralasciando il disegno e la forma; il colore come mezzo per materializzare l’immateriale, capace di cambiare e generare sensazioni. Elimina la linea e il disegno: non hanno piú senso. Il rullo diventa il primigenio strumento di creazione, cui seguiranno il fuoco e, poi, il corpo umano. Il ’57 si considera l’anno della sua consacrazione, con due esposizioni simultanee a Parigi, nella gallerie di Iris Clert e di Collette Allende; crea una propria sinfonia per accompagnare l’esposizione, una unica nota durante 20 minuti seguita da un silencio di pari durata. In queste due proposte monocromatiche si concentra soltanto nel blu, battezza con il proprio nome una tonalità precisa di blu, che da quel momento si conosce semplicemnte come Blu Klein.

“© Yves Klein, ADAGP, Paris”

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“© Yves Klein, ADAGP, Paris”

“© Yves Klein, ADAGP, Paris”

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oncepì la sua opera come un tutto strutturato in varie parti. Riveste la sua produzione artistica di un preciso obiettivo: glorificare la propria figura, e per questo genera le proprie epoche: la azzurra, la pneumatica, la perfomatica, etc…. Una delle sue opere più incredibili fu il tentativo di dipingere di blu l’obelisco di Place de la Concorde a Parigiper quanto assurdo, ottenne il permesso però all’ultimo momento il governo bloccò la realizzazione dell’opera. Fino a lì arrivò l’influenza dell’artista.

Nel ’58 nella sua galleria e con la sua gallerista feticcio, Iris Clert, per celebrare i suoi 30 anni, realizzò una esposizione unica. Dipinse a rullo l’interno della galleria in bianco; solo la porta d’entrata e il marciapiede attiguo li dipinse di blu Klein. Liberò palloncini colorati blu Klein per Parigi giorni prima della inaugurazione. Tutto era pensato per glorificare la sua figura, creò incluso un cockatil

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“© Yves Klein, ADAGP, Paris”

a base di gin, ovviamente..blu! Il cocktail si serviva a tutti gli invitati all’esposizione ed era consumato mentre Klein spiegava passo passo, in gruppi ridotti, il significato dell’opera, una stanza vuota dipinta di bianco. La reazione del pubblico fu della più dispare, alcuni si sentirono ingannati, altri meravigliati si lanciarono alla ricerca di linee o disegni nelle pareti, altri ancora, com-

mossi, gridavano o piangevano per aver, secondo loro, compreso il significato della opera, il vuoto. Tutti avevano apertecipato a un rito iniziatico in cui Klein era il messia, l’unico mezzo di comprensione dell’opera; l’accusarono di farsante, di profeta, di pazzo, però senda dubbio una cosa era certa, non lasciò nessuno indifferente.


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opo questa opera insigne comincia la sperimentazione con altri colori,come il dorato o il rosa, entrambi con un significato religioso para i Rosacroce, ed addirittura iniziò a sperimentare l’uso del fuoco. Bruciava letteralmente le tele che previamente erano state impregnate di liquido infiammabile; questo processo di “macchato di tela” si otteneva bagnando una modella nuda in questo liquido per por essere condotta da Yves. Questi processi creativi erano aperti al pubblico e registrati ed erano accompagnati dalla orchestra monotono; era la creazione dell’opera – rito.

“© Yves Klein, ADAGP, Paris”

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i ossessionò con il vuoto, cercò la antigravità attraverso la lievitazione, cosa che, secondo la sua versione, raggiunse varie volte. Como estasi della ricerca, si lancia da un terzo piano per essere recuperato dai suoi allunni judoka, ed il fotomontaggio si pubblicò seguendo la sua rischiesta. La morte lo sorprese a soli 34 anni nel 1962 in una riunioine con i suoi compagni di movimento e la domanda que ci facciamo è, fino a dove si sarebbe spinto? È senza dubbio, il modello di artista autodidatta che senza alcuna qualità di grande livello riuscì non solo a ritagliarsi un spazio nella Storia dell’ Arte ma anche essere riconosciuto come uno dei più importanti del XX secolo. La propaganda riuscì nel suo intento.

“© Yves Klein, ADAGP, Paris”

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Nuno Moreira e Marco Moreira ( Central Models, Lisbon) Photo by : Carla Pires


All people are born equal... then some become

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Staff Editor in Chief & Creative Director Norberto Lopes Cabaço norberto.lopes@twissst.com Foreign Editors Director Mauro Parisi mauro.parisi@twissst.com Twissst Polish Edition Responsible Weselina Gacińska wese.gacinska@twissst.com Editorial Coordinator Chloe Yakuza Architecture & Art Director Mauro Parisi mauro.parisi@twissst.com Graphic Designers David Lariño Torrens david.larino@twissst.com Claire Marie O’Donnell claire.odonnell@twissst.com

Foto Ryan Tansey

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Editors Twissst English Edition Angela Velo Pérez Daniela Cataldo Clare Hodgson Twissst Italian Edition Giulia Chiaravallotti Francesco Marangon Twissst Polish Edition Weselina Gacińska Anna Golias Twissst Portuguese Edition Elis Porfirio Bernardo Saavedra Twissst Spanish Edition Elena Arteaga Benedicta Moya

Contributors Laurent Humbert, Eleonora Maggioni, Laura Parisi, Siu Cho Hang, Jaime G. Masip, Jose Manuel Delgado, Ricardo González Naranjo, Carlota Branco.

Twissst Magazine - Head Office Calle Gran Via, 57 7 F 28013, Madrid, Spain Tel: 34 910 072 973 hello@twissst.com www.twissst.com

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La Fura Dels Baus

Un approccio all’ímpeto creatore della compagnia di teatro totale Texto: Eleonora Maggioni

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IL mio primo incontro con il mondo “furero” è avvenuto un po’ per caso ed è stato subito amore a prima vista. Era il Capodanno del 2004, Genova era la capitale europea della cultura e La Fura presentava quella notte la prima mondiale di ¬On Naumon “ Il Viaggio”, uno spettacolo/evento di luci, suoni e danza. Una nave lunga 60 metri approdava al Porto Antico di Genova, colma di 150 persone tra funamboli, attori, ballerini, tecnici, marinai; il suo arrivo ne veniva scandito dal ritmo ipnotico di tamburi giapponesi che accompagnavano l’entrata dell’imbarcazione. Successivamente l’intero porto si sarebbe trasformato in un enorme palcoscenico, con grandi scenografie e coreografie sospese sul mare, in un climax ascendente di colori, suoni ed acrobazie che avrebbero accompagnato l’arrivo del nuovo anno. Il viaggio del Naumon era però appena iniziato, da Genova partiva infatti per toccare almeno una ventina di porti del Mediterraneo, per poi dirigersi verso l’Oceano Atlantico, Pacifico ed Indico.

Degustación de Tito Andronico/Foto de Francesca Sara Cauli

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Metamorfosis

Neumon en Genova 2004

È però all’interno di un teatro che la Fura mi sorprende qualche anno dopo, grazie alla sua capacità di modificare uno scenario convenzionale, incorporando video ed altri elementi visuali. Una libera interpretazione de la Metamorfosi di Kafka viene messa in scena nel 2005 in Giappone, e nel 2006 giunge al teatro Maria Guerrero di Madrid. La Fura sceglie in questo caso una messa in scena molto più vicina al testo che alla performance, pur senza rinunciare alla contaminazione con il digitale. Grazie alla contrapposizione tra palcoscenico e proiezioni sullo schermo, il regista Alex Ollè riesce a creare un’atmosfera da sogno, una realtà onirica che ben rappresenta il mondo immaginario descritto da Kafka nel suo romanzo. Per trasmettere allo spettatore l’idea dell’alternarsi tra realtà e finzione, le immagini proiettate sono filmati che vengono poi manipolati in post-produzione. La scengrafia composta da un grande cubo trasparente, un tavolo ed uno schermo, è in continua evoluzione, questo poichè lo spazio stesso è per la Fura parte della metamorfosi sperimentata dal protagonista. Il cubo dentro il quale vive Gregor Samsa permette che la contrapposizione tra realtà esterna ed il mondo privato del protagonista sia ancor più evidente e straziante agli occhi di chi la osserva.

Metamorfosis

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La storia di questo collettivo di artisti catalani risale al 1979, anno in cui Marcel Antunez Roca, Quico Palomar, Carles Padrissa e Pere Tantinya fondano la compagnia iniziando a fare animazione di strada e a sperimentare con l’utilizzo del movimento e della musica. Fin dall’inizio la Fura si definisce una compagnia sperimentale, il cui obiettivo è quello di rompere con la tradizione del teatro classico. Negli anni ‘80 inizia l’avvicinamento al teatro, con la sperimentazione che da sempre contraddistigue la compagnia, iniziano le interazioni con la musica, la danza e l’introduzione di materiali naturali e nuove tecnologie. Nel decennio successivo la compagnia si avvicina all’opera ed ai macro-eventi, realizzando nel ‘92 lo spettacolo di apertura dei Giochi Olimpici di Barcellona. Boris Godunov

Boris Godunov

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Boris Godunov

È agli inizi del 2000 che la Fura si consolida a livello internazionale, diventando punto di riferimento per molte compagnie emergenti, si conia il terminei teatro furero, per descrivere quell’insieme di elementi caratteristici delle perfomance del collettivo. La sperimentazione prosegue anche nell’ambito dei macro spettacoli, il linguaggio furero si adatta ad un pubblico enorme, utilizzando grandi spazi scenici. Le istituzioni e le aziende pubblicitarie utilizzano la compagnia per creare eventi di grande importanza, come ad esempio i Giochi Mediterranei di Almeria nel 2005. Iniziative come questa permettono il riconoscimento su vasta scala della Fura, che continua del resto a portare avanti progetti paralleli nel teatro convenzionale. Nel 2008, con Boris Godunov, la Fura si conferma pioniera nell’esplorare alternative al teatro che definisce “all’italiana”, inteso come quello spettacolo che si sviluppa sul palcoscenico tradizionale. Con questa nuova performance la Fura rompe la quarta parete e crea un’opera di metateatro allo stato puro. Partendo da una critica/ riflessione sul totalitarismo celato di alcuni Stati Democratici e sulla paura del terrorismo che negli ultimi anni i Paesi occidentali hanno cominciato a sperimentare, il direttore artifico Alex Ollè, rompe di nuovo la nozione purista di teatro ed inserisce elementi cinematografici ed audiovisuali. Il pubblico diviene fruitore e protagonista, gli ostaggi sono gli spettatori stessi, e nonostante si sappia dal minuto zero che di finzione si tratta, siamo portati a vedere in faccia i nostri fantasmi, costretti ad involucrarci nella storia a cui stiamo assistendo.

Degustación de Tito Andronico

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Degustación de Tito Andronico


Nel 2010 la compagnia torna alle origini portando in scena uno spettacolo completamente furero in cui l’interazione con il pubblico è di vitale importanza. La Fura porta al palcoscenico Degustazione di Tito Andronico,libera adattazione della tragedia shakeaspeariana. Il pubblico resta in piedi durante l’intera funzione, circondato da passerelle metalliche sulle quali si innalzano le macchine che trasportano gli attori. Durante la rappresentazione due chef cucineranno pietanze che una trentina di fortunati tra il pubblico potrà poi degustare con gli attori. Un connubio di musica, danza e profumi che si spandono per tutta la sala, nel tentativo di coinvolgere il pubblico fino al tragico finale.

Degustación de Tito Andronico /Foto Francesca Sara Cauli

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Il lavoro della Fura prosegue in quest’ultimo decennio, allargandosi alla sperimentazione in campo cinematografico (Fausto 5,0) e nella rete, con un genere che il collettivo catalano definisce come teatro digitale, somma di “artisti e bits”. Dopo essersi addentrata nel 2011 all’interno del mondo operistico con “Oedipe!”, la Fura continua l’investigazione in questo campo con “Babylon, un racconto di macchine”, che si inaugurerà questo ottobre al Bayerische Staatsoper di Monaco. In parallelo, a fine 2012, la Fura proeguirà con diversi macroeventi in tre città mondiali: “Aphrodite and the Judgment of Paris” in Korea; “The Visit” in Cina e “The idden City” a Bucarest. Imprevidibilità ed innovazione sono nel DNA della Fura Dels Baus, attendiamo pertanto impazienti che torni a stupirci presto.

Degustación de Tito Andronico /Foto Francesca Sara Cauli

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Laurent Humbert

Laurent

Humbert nasce nel Sud della Francia, in una piccola cittadina costiera, Hyères, baciata da colori rotondi e luminosità abbondante e formalmente conosciuta per ospitare l’”International Festival of Fashion and Photography” Forse tutti questi fattori condizionarono la traiettoria di questo rivelatore artista che fin da corta età sviluppò una relazione di prossimità con la fotografia.

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Appena dodicenne ritratta la famiglia e gli amici e da quel momento seppe che il legame che lo avrebbe legato alla fotografía sarebbe stato indissolubile. Fu, quella prima immagine che ottenne, il catalizzatore di un processo di formazione e, la curiosità propia dell’età per lo sviluppo di quella foto, prova di una curiosità intrinseca alla personalità di questo acclamato fotografo.

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Una volta terminati gli studi in Arte, Informazione e Comunicazione, Laurent abbandona la città dove crebbe per Parigi dove continua il processo di creazione e di profondizzazione della sperimentazione. Crea un proprio stile fotografico, le sue immagini rivelano chiaramente il Dna artistico dell’uomo che sta dietro della camera. Come clienti abituali, Laurent Humbert conta con Lacoste, Zara (Francia), DIM o Lancel e ha collezionato critiche tanto positive come numerose in media del calibro di “Le Figaro”, “L’Express”, “Luna”, “Tetu” o “GQ”. Il fatto che Laurent Humbert abbia conquistato il rispetto e continui a godere del apprezzamento tanto delle marche como delle agenzie basate a Parigi, è il risultato di anni di investigazione e della creazione di fotografie di una elevata carica emozionale e di chiara filosofia minimalista come testimonia la esiguità degli accessori usati.

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Assoluto sostenitore del concetto “Less is More” e di un’ estética “clean”, il lavoro di Laurent ci chiama alla memoria una massima di Monsieur Cristobal Balenciaga: “un buon couturier deve essere architetto per il progetto, scultore per la forma, pittore per il colore, musicista per l’armonia e filosofo per le misure” Sosteniamo l’applicabilità di questo principio in molte aree, ovviamente in fotografía e senza dubbio alcuno, nel lavoro di Laurent. Per tutto quanto detto, per ciò che rappresenta e, per firmare la cover del numero 1 di TWISSST, Merci Monsieur Humbert!

Norberto Jose Lopes Cabaço

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La Nuova Milano, metro a metro

Testo: Laura Parisi

Dal 31 marzo 2008, quando Milano si è aggiudicata l’Expo 2015, il restyling della città ha preso un corso che pare inarrestabile; la città meneghina sta cambiando volto e la presenza di cantieri a cielo aperto ormai è diventata quasi naturale per i cittadini.

Palazzo Regione Lombardia. Photo: Simone Utzeri

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Palazzo Regione Lombardia. Photo: Simone Utzeri

Dall’intera area Porta Nuova a Cascina Merlata, dall’ex cinema Excelsior al Bosco Verticale, dalla nuova sede della Regione al complesso Citylife, dalle riqualificazioni degli scali ferroviari, alle caserme e alle aree demaniali, Milano pare abbia deciso di superare l’inesauribile diatriba tutta italiana tra primato della conservazione e dello stile “tradizionale” e slancio in altezza propria delle metropoli internazionali.

A tre anni dall’Expo e in attesa di vedere come verrà effettivamente completata l’area espositiva ad essa dedicata, abbiamo deciso di avvicinarci alla capitale economica italiana per cercare di farci una idea di tutte le trasformazioni in corso che, nonostante qualche ritardo e polemiche, stanno contribuendo alla formazione della nuova Milano del futuro.

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Palazzo Regione Lombardia. Photo: Meravigliosopericoloso

Partiamo dalla prima fase, dal già presente e visibile; il 2009 ha visto la presentazione della nuova sede della Regione Lombardia; costruita su di un’area di 30.000 mq da 700 persone in soli due anni, 24 ore su 24, il progetto porta la firma della Pei Cobb Freed &Partners di New York.

Palazzo Regione Lombardia. Photo: Meravigliosopericoloso

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Si tratta di quattro edifici curvilinei di 9 piani che si snodano attorno alla torre centrale di 39 piani e che hanno permesso il raggruppamento di tutti gli uffici regionali anteriormente disseminati per l’intera città, anche se non ha significato la sostituzione dello storico Palazzo Pirelli cui si affianca.

Inaugurate nel 2009 anche le torri progettate da Dominique Perrault, architetto francese di fama internazionale, alte rispettivamente 72 e 65 metri e inclinate di 5 gradi; la torre più alta verso Fieramilano, quella più bassa verso la città. Ospitano circa 400 camere di un albergo di una catena spagnola. L’elemento cilindrico ha una struttura in acciaio ed è rivestito con lamiere in alluminio color giallo oro. Hotel NH. Photo: Roberto Arsuffi (Urbanfile.it)

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Ritornando

in centro città, a pochi passi dalla stazione di Porta Garibali, possiamo già ammirare il Centro Direzionale di Porta Garibaldi.

Le due antiche torri delle Ferrovie dello Stato, datate anni ‘80 sopra i binari della stazione, dopo una operazione di recladding completo oggi pressochè conclusa, sono state completamente trasformate secondo le più moderne tecniche dell’architettura ecocompatibile (pannelli fotovoltaici sulle facciate e solari sui tetti, serre bioclimatiche ai piani e facciate isolanti); esteticamente, le facciate a vetri sfasati, favorendo mille riverberi in diverse direzioni, suggeriscono la brillantezza di un diamante.

Detalle de fachada de Torre Garibaldi. Photo: Simone Utzeri

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ITl he piano urban di redevelopment riqualificazione project ediliziafollows va di pari the passo standards con of i principi sustainable dell’architettura architecture sostenibile, and in the new e anche Milan,lathe cultura culture delofverde publicdiviene green areas fondamentale are fundamental. nella nuova An example Milano: for un that is theè Portello esempio l’area deldistrict Portello of(400.000 400,000 mq); square dove meters: un tempo Wheresorgevano the Alfa Romeo anticheand fabbriche Lancia factoriesRomeo dell’Alfa were located, e della aLancia; conversion è in atto planun is grande being carried piano di out riconversione in order to build che vede a 70,000 ben square mq 70.000 meters occupati large dal park, parco developed ideato da byAndreas Andreas Kipar Kipar and e Charles Charles Jenks Jenks, che open si aprirà to the al pubblico public from questo this autumn. autunno.

Parco Parco Portello. Portello. Photo: Photo: University2night.it University2night.it

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ETlemento he centralcentrale elements delofparco, the park dueare colline two hillocks costruite built conwith le macerie rubble from e il the materiale area: one di scavo spiral-shaped della zona; with la prima a lake ainforma one ofdiitsspirale indentations, accogliethe un other lago in coneuna shaped delle suewith concavità two footpaths e l’altra, that conica, cross conthe due hillock percorsi without che l’attraversano intersecting each senzaother mai and incontrarsi, a sculpture ospita park. un parco scultoreo.

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n altrogoal traguardo AUnother of 2011 del has 2011 been

è completion stato il completamento the of the historic della RCS ristrutturazione della storica sede seat in Crescenzago developed by the RCS, in zonafirm Crescenzago, architectural Boeri, by ideata Barrecadallo and Studio Boeri e da Barreca e LaVarra LaVarra, transforming the building into trasformandola sede centrale the headquarter nella of the multimedia del gruppo multimedia. group. Garibaldi – Repubblica è InNell’area the Garibaldi - Repubblica area, some ormai in fase di ultimamento deiproject lavori last details of the redevelopment l’opera riqualificazine da are beingdicompleted. Thecapitanata project is led Cesar Pelli che, con la sua Città della by Cesar Pelli who; with his “Fashion Moda, concepito un quartiere City“, has ha designed a pedestrian district pedonale con un grande parco, una with a vast park, an impressive podiumpiazza-podio, metri più alta rispetto square of 100 6meters diameter and 6 alla superficie stradale e con palazzi square meters above the road surface, ecosostenibili in vetro e ferromade tra cui and eco-sustainable buildings of svetterà la sua torre di 145 m (oltre glass and steel. Between them, a tower considerando pennone). the of200 145mmeters (200 milconsidering banner), will stick out.

Torre Cesar Pelli. Photo: Roberto Arsuffi

Sulla grandeand piazza-podio di 100will metri di diametro uffici, nonchè spazi Residential office buildings be added to thes’affacceranno square as wellresidenze as spaces ededicated to fashion dedicati alla moda alla creatività, un grande albergo con 300 camere e numerosi spazi commerciali. and creativity, a bige hotel, and numerous commercial premises.

Città della Moda. Photo: Cityfile.it

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Diamantone. Diamantone. Photo: Photo: Urbanfile.it Urbanfile.it

P o meno Ciùlose to thatnella area,stessa in Porto area, in zona Porta Nuova Varesine, Nova -Varesina, another commercial sta sorgendo altro centro centre is risingun up, a tower that is direzionale, con un edificio already marking thealtro Milan skyline: che si staglia già nel nuovo skyline the “Diamond”, developed by KPF milanese; il Diamante, dello studio from New York, with its peculiar architettonico KPF. Conprincipal una forma form, the overhanging peculiare, nella facciata façade. Theaggettante focus of the Diamond principale, caratteristica measures del stays in thelaenergy-saving Diamante risiede nell’attenzione which earned the most prestigious al risparmio energetico che le prize in the architectural ecohanno valsofield. i premi più prestigiosi sustainable dell’architettura ecosostenibile.

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Fondazione Feltrinelli. Photo: Designboom,com

Dando un’occhiata ai progetti prossimi futuri, non si può non sottolineare l’attenzione data affinchè questa effervescenza costruttrice lasci in eredità alla città pure nuovi spazi culturali e espositivi propri di una vera capitale culturale.

Nel 2013, per esempio, Porta Volta verrà completamente ridisegnata dall’architetto svizzero Jacques Herzog; due edifici gemelli abbracceranno la vecchia porta ospitando la sede, la biblioteca e gli archivi della

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Fondazione Feltrinelli. Photo: Designboom,com

Fondazione Feltrinelli; a livello stradale i due edifici saranno aperti alla città offrendo un’area riqualificata con la libreria della casa editrice, negozi ed aree ristorative.

Anche per bocca dello stesso architetto, sono molti i riferimenti alla storia dell’architettura cittadina; dalla ripresa della tradizione degli edifici gemelli (vedi Piazza Duomo o Piazza Duca D’Aosta) alle costruzioni longitudinali tipiche dell’area lombarda ed ai richiami all’architettura gotica.

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Fondazione Prada photo courtesy of DesignBoom Foindazioen Prada Attilio Maranzano

Nel 2014 si potrà ammirare un’altra opera maestra dell’architetto olandese Rem Koolhaas, che nella antica zona industriale di via Ripamonti, darà vita al centro d’arte contemporanea commisionato dalla Fondazione Prada; una torre asimmetrica che servirà da magazzino per le opere d’arte delle Fondazione sormonterà l’area reabilitata di una antica distilleria caratterizzata per l’utilizzo flessibile degli spazi; un “box” al centro del cortile pronto a reiventarsi come cinema all’aperto, auditorium, spazio per performance o anche centro di controllo.

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Fondazione Prada DesignBoom

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Il

progetto “Città delle Culture”di Chipperfield all’ex fabbrica Ansaldo in zona Lorenteggio, prevede la creazione di un vasto polo museale comprendente il nuovo Museo Archeologico, il Centro Studi di Arti Visive e un Laboratorio di marionette tradizionali.

A livello architettonico, il recupero di alcuni edifici esistenti si affiancherá alla realizzazione di un nuovo manufatto in cui sarà ospitato il Centro delle Culture extra-europee con spazi espositivi al primo piano completato con gli ormai classici spazi di servizio per il pubblico (bookshop, caffetterie, ristorante e auditorium e biblioteca).

Altro protagonista del 2014 sarà lo storico quartiere Isola dove arriveranno a completamento i diversi progetti lì localizzati: spiccano senza dubbio le due verdi torri residenziali di 105 e 78 m, dello Studio Boeri, conosciute come Bosco Verticale per via degli alberi e arbusti che verranno impiantati ad ogni piano con l’obiettivo di assorbire polveri sottili, smog e a produrre ossigeno.

Bosco Verticale. Photo: Bernard Peissel

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Citylife - Tre Torri.

E

nello stesso anno vedremo realizzarsi anche il chiacchieratissimo Citylife, il grande complesso residenziale, commerciale e d’uffici che sorgerà nella precedente area della Fiera e che marcherá senza dubbio l’immagine della nuova Milano, non foss’altro che per la mediaticità degli autori dei 3 grattacieli previsti, in gergo ormai conosciti come il Dritto (di Arata Isozaki), lo Storto (di Zaha Hadid) e il Curvo (di Daniel Libeskind).

L’area si completerá, oltre a diverse soluzioni abitative affiadate alla progettazione dei tre architetti, con un Museo di Arte Contemporanea su disegno di Libeskind e il Palazzo delle Scintille, uno spazio culturale dedicato all’infanzia e alla terza età e ospitato nell’unico immobile dell’antica Feria rimasto in piedi.

Quando

tutte queste realizzazioni saranno realtà, Milano diventerà una nuova referenza nel panorama dell’architettura europea; cosa che, d’altra parte, le è dovuto, dato il suo indiscutibile peso nel mondo del design e dell’avanguardia. Citylife - Tre Torri.

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The Business

of Fashion 56


Como

essere un disegnatore di moda indipendente senza morire nell’intento.

Quando ci fermammo a pensare nella maniera in cui gestire un’impresa di Moda, ci siamo confrontati con la necessità di rivedere il ruolo del creatore verso un ruolo più complesso di creatore/gestore, fondamentale ormai per il successo di una marca giovane e non integrata nell’orbita protettrice di una holding finanziaria. Interiorizzare i bilanci dei grandi colossi dell’industria e redigere un testo che palesasse il lato B del fenomeno Moda, quello non svelato dalle fotografie e neppure nei backstages pero che li alimenta, ci è subito apparso fondamentale. Insomma, presentare realtà contrastanti e suscitare reazioni, concordi o discordi che siano. Se, per un lado, le grandi marche globali crescono in maniera vertiginosa semestre dopo semestre a livello locale e internazionale, dall’altro, creatori con una traiettoria alle spalle riconosciuta e con una marca già stabilita nel mercato, vivono delle situazioni particolarmente complicate.

Testo: Norberto Lopes Cabaço Traduzione: Giulia Chiaravallotti

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L’industria della Moda affronta difficoltà risapute, soprattutto la spagnola; David Delfin ha chiuso il suo punto vendita nel cuore di Madrid, Carmen March ha abbandonato l’attività in proprio per assumere la direzione creativa di Pedro del Hierro e le difficoltà finanziarie della coppia Victorio & Lucchino sembrano essere ormai di dominio pubblico. Se le difficoltà per creatori già affermati sono molte, per nuovi disegnatori possono costituire ostacoli insormontabili. Capaci di disegnare senza interruzione per giorni e di rispettare i rigorosi calendari nazionali e internazionali, la maggior parte di loro professa un perfetto disconoscimento del business cui appartengono. Dei disegnatori con cui abbiamo affrontato l’argomento, nessuno ha una formazione nell’area del business planning, di come sviluppare una marca e internazionalizzare un’idea e/o realizzare una previsione plausibile di entrate nel breve/lungo periodo. Confessano una forte insicurezza nel momento di porre un prezzo ai capi creati e, per le realtà familiari in cui si muovono, risulta loro complicato preparare collezioni con numeri sufficienti per potersi assicurare un cash flow disponibile per investimenti continui. La scuola, l’università e le piattaforme di divulgazione della Moda normalmente non sono relazionate tra di loro; la formazione e la divulgazione sono attualmente due processi paralleli e in nessuno dei due casi esistono azioni commerciali, professionali o semplicemente infocate all’universo specifico del singolo disegnatore. Il professionista della Moda del XXI secolo deve abbandonare l’idea della creazione fine a se stessa per poter essere indipendente e vivere di ciò che realmente piace fare; così come ogni professionista di qualsiasi altro settore

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Esseere indipendente e mantenere un’attività imprenditoriale significa non dipendere da patrocinatori, da collaborazioni impossibili in cambio di un budget che assicurerrebbe la continuità. Essendo ambasciatori di una avanguardia creativa che attua a livello globale, è ai nostri occhi inconcepibile che solo pochi creatori dispongano di un website in funzionamento o di un punto vendita online; pochi sviluppano una linea di accessori, e pochissimi contano con una sufficiente rete di distribuzione o che realizzano preiodicamente azioni di marketing diretto con i clienti. La realtà ci dice che bisogna urgentemente invertire la rotta, e la storia lo certifica; Valentino o Armani conobbero il successo quando accettarono l’idea che la gestione era igualmente importante come la maestria del loro lavoro, e il presente è lì a dirci che il numero dei disegnatori che prosperano individualmente a livello globale, soprattutto nel panorama europeo, è davvero esiguo.


La attualità della Moda Globale si muove agli antipodi di questo scenario, e i suoi numeri parlano da soli: 14 miliardi, si, 14 miliardi di euro è il fatturato annuale che ill gruppo PPR (Pinault-Printemps-Redoute) e LVMH (Louis Vuitton Möet Hennessy) ebbero nel 2011. E 14 miliardi di euro non si materializzano per una ristretta elite di consumitori quanto al fatto che la Moda ha generato un business globale - che nulla ha a che vedere con la “democratizzazione della moda” come vaticinato da qualcuno – caratterizzato per un fenomeno forse meno elegante ma certo: la “democratizzazione della necessità” di consumare Moda.

I due gruppi coordinano, monopolizzano si repartono la maggior parte delle più importanti marche di moda a livello mondiale e questo resultato è possibile soltanto attraverso un business case dettagliato nei minimi particolari.

venduti, i materiali preferiti dai consumatori, la filosofia della marca e il target al dettaglio; la Moda gira intorno al business e questo intorno alla Moda. E così fanno i due maggiori gruppi che commercializzano il cosidetto “Luxury Market”.

E, chissà, questa visione pura, cruda e spogliata di qualsiasi glamour possa mettere all’angolo quelle idee secondo cui il fashion design rappresenta un saggio creativo convertito in realtà; nonostante tutto, “it’s a story to be told”.

In tempo di crisi, la multinazionale francese PPR, dedicata al commercio mondiale nel settore del lusso e dello “sport & lyfestyle”, proprietaria di marche come Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga, Alexander McQueen, Stella McCartney e Bottega Veneta presenta dei numeri vertiginosi come straordinari. Le “Key Figures” del 2011 nel settore del lusso si meritano, da sole, un prime time: 4,9 miliardi di euro di fatturato, 13.500 empleados y 801 punti vendita rappresentano il bialncio di PPR nel 2011.

Il Business della Moda è governato da budgets e timelines, cash-flows e forecasts, come qualsiasi altro business che abbai come fine la rentabilità e la continuità nel tempo. Sapere gli indici di venta per capo, per stagione, per città o paese; conoscere i toni più

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Tre sono state, per il 85â‚Ź, le marche responsabili di queste entrate:

GUCCI

Con

un fatturato di 3,14 miliardi di euro e 376 punti vendita diretti, è responsabile del 63,9% delle entrate annuali del gruppo. La marca, firmata attualmente da Frida Giannini, polverizza qualsiasi altra marca; e se il 2011 è stato un anno positivo, il 2012 sta presentando dei risultati ugualmente eccezionali. Nel primo semestre 2012 Gucci ha fatturato 1,73 miliardi di euro, un +17,6% rispetto allo stesso periodo del 2011, rappresentando il 59% del fatturato total semestral del grupo.

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BOTTEGA VENETA

Tomas Meier assunse la direzione creativa nel Giugno 2001 quando la marca fondata a Vicenza nel 1966 fu comprata dal grupo PPR. Da quel momento, un rigoroso lavoro e una visione pratica del lusso portarono la marca a livelli di eccellenza mondiale. Il 2001 si chiuse con un totale di 683 milioni di fatturato e 170 punti vendita diretti. Nel primo semestre 2012, la fatturazione ha toccato i 429,5 milioni di euro (+44,3% rispetto al 2011), che supone il 14,7% del fatturato totale del gruppo.

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YVES SAINT LAURENT

354 milioni di euro di fatturazione nel 2011 atraverso 83 punti vendita diretti si traducono nel 7,2% del revenue annuale del gruppo. Il primo semestre 2012 ha visto un vertiginoso aumento del 46,4% rispetto al primo semestre del 2011, che già di per sé testimonia la buona salute, tanto creativa quanto finanziaria della marca create negli anni ’60 da Monsieur Yves Saint Laurent, fino a poco tempo addietro guidata da Stefano Pilato e, recentemente, mutilata dal signor Slimane. 223,5 milioni di euro è la fatturazione de la Maison Yves Saint Laurent, che occupa la terza posizione nel ranking PPR.

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Balenciaga, Alexander McQueen, Stella McCartney, Brioni e Boucheron sommano il 15% restante e, sebbene possa sembrare strano essendo alcune tra le marche più acclamate dai fashion victims, sono le sorelle minori del gruppo. Il loro ruolo, a livello di volume, è diverso ma la responsabilità è simile.

LVMH (Louis Vuitton Möet Hennessy), gruppo multinazionale titolare di più di 60 marche e guidato da Bernard Arnault non ha presentato risultati per marca ma per settore ed attività. Dentro del settore “Fashion and Leather Goods”, le cifre sono ugualmente impressionanti; 8,7 miliardi di euro è stato il risultato del 2011. E il primo semestre del 2012 con un fatturato di 4,6 miliardi di euro rappresenta un trend positivo del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno anteriore.

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Il gruppo padrone delle marche Louis Vuitton, Marc Jacobs, Fendi, Céline, Givenchy, Loewe, Donna Karan o Kenzo ha mantenuto, durante i primi mesi dell’anno, l’egemonia dei rendimenti nel continente asiatico (escluso il Giappone) da dove proviene il 33% del valore totale. Gli Stati Uniti rappresentano il 19%, Europa (con l’esclusione della Francia) il 18, Giappone il 14%, Francia il 8% e i restanti mercati il restante 8%. Nell’ultimo anno (Giugno 2011 – Giugno 2012), sono state aperti 43 nuovi punti vendita o – molto più visivo – 3,58 negozi al mese.


LOUIS VUITTON

D’accordo con la comunicazione del gruppo, la marca Louis Vuitton, principale motore del gruppo, ha continuato ad apportare un beneficio a due cifre in ognuna delle attività del gruppo. L’indicatore di vendita a clienti segnala Cina e Stati Uniti come mercati cruciali; in Europa sono i turisti e le loro visite alle Maison Vuitton, chi assicura il risultato positivo. Non risulta quindi fuori luogo lo sforzo dell’apertura di nuovi punti di riferimento, come il caso di Roma Etoile, la prima flagship Vuitton in Italia e l’apertura di una boutique a Amman, che rappresenta lo sbarco della firma in Giordania.

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FENDI

Anche la marca Fendi, casa fondata nel 1925 a Roma da Edoardo e Adele Fendi e attualmente guidata dall’inconfondibile Karl Lagerfield, gode di buoba salute. La linea d’abbigliamento maschile ha sperimentato un importante volume di vendite e per quanto riguarda gli accessori, l’iconica handbag Baguette, che celebra quest’anno il suo 15esimo anniversario, ha consolidato il suo trend positivo. Il gruppo ha rafforzato la presenza internazionale di Fendi, con l’apertura di nuovi punti vendita in Messico e Cina.

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CÉLINE

CÉLINE, marca creata in Francia nel 1945, si dedicò inizialmente a calzature per l’infanzia. Dopo essere cresciuta negli anni ’60 con il lancio di una linea d’abbigliamento per adulti di chiaro carattere parigino, informale e chic allo stesso tempo, Céline Vipiana condusse un piano di internazionalizzazione fino al 1997 quando Michael Kors assunse la direzione artistica della firma. Dopo il suo abbandono nel 2004, la marca soffrì una importante recessione, incorporazioni e abbandoni di direttori creativi si successero fino all’arrivo della straordinaria Phoebe Philo nel 2008 che, con appena alcune collezioni ha permesso posizionare Céline nella prima linea dell’avanguardia della moda francese. E sembra che il pubblico continua mostrandosi fedele. Il gruppo ha fatto sua la frase “performed remarkably well across all it’s markets” e raggiunse l’obiettivo prefissatosi di espansione con lo sbarco in piena Madison Avenue, a New York.

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Anche Donna Karan ha sperimentato un incremento sostenuto, dato in parte per il risultato positivo della linea di accessori e per la linea DKNY Jeans. Marche como Loewe, Marc Jacobs, Givenchy, Pucci o Kenzo hanno ottenuto grandi risultati, accordi alle aspettative, specialmente per Kenzo che è tornato a macinare buoni risultati per la positiva accoglienza riservatale alle ultima collezioni della coppia Carol Lim e Humberto Leon che hanno apportato freschezza e gioventù alla marca creata da Kenzo Takada.

Abbiamo analizzato la situazione attuale dei colossi della Moda Globale; qualsisai analisi, anche nel campo della Moda deve essere affrontata in posizione di uguaglianza. Ovviamente non si possono comparare realtà così diverse però ciò che si si deve fare è applicare le stesse regole e metodologie adattandole alle dimensione di ciuascun business. Si tratta di un lavoro di fondo, per poter arrivare alla consacrazione di un progetto Sono la scuola, le universitá, le piattaforme settoriali di divulgazione, gli uffici stampa, la stampa in generale, i disegnatori e il capitale umano che li attornia, coloro che devono sviluppare questa realtà e repartire i benefici che questo mondo produce. “Fashion is not something that exists in dresses only. Fashion is in the sky, in the street, fashion has to do with ideas, the way we live, what is happening” Coco Chanel

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I segreti

che si nascondono nel silenzio Testo: Mauro Parisi

Aliide focused her mind on stockings all the way home - not Ingel, not Linda, not anything that has happened. She recited different kinds of stockings out loud: silk stockings, cotton stockings, dark brown stockings, black stockings, pink stockings, gray stockings, wool stockings, sausage stockings. The shed loomed in front of her, dawn broke – children’s stockings - she had circled around the pasture to the back of the house – embroidered stockings, factory stockings, stockings worth two kilos of butter, stocking worth three jars of honey, two days’ pay...

Fotografia: Dimitri Korobtsov

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I segreti che si

nascondono nel silenzio Spesso

mi lascio guidare dall’immagine esteriore di un libro; quando non sono alla ricerca di un libro in concreto, lascio che siano le copertine a guidarmi, a spingermi a scoprire le storie che nascondono. E questo è proprio quello che mi è capitato con l’edizione spagnola di “La Purga” di Sofi Oksanen; la copertina così “basica” attirò la mia attenzione, il nome dell’autrice, di ovvia ascendenza nordica, ancora di più e il riassunto della storia ha finito per conquistarmi completamente.

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Le vicessitudini di due donne, assolutamente differenti per età, e vita vissuta, che incrociano le loro vite in una umida mattina di fine estate. Zara è una ragazza russa in fuga da una realtà di prostituzione e dai suoi aguzzini; finisce, esausta e disorientata nel giaurdino di Aliide, una anziana estone che vive, solo, in una casa solitaria di un villaggio del paese baltico. Non si fidano; sono donne, ciascuna, con una vita difficile alle spalle che sanno che il pericolo è sempre in agguato. Questa diffidenza lascerà spazio ad un altro tipo di sentimenti non appena i fatti chiariranno che non fu solo il caso che le ha fatto incontrare e che qualcos’altro, oltre alla paura, le unisce.


Ci avviciniamo alla triste e cruda realtà del traffico di donne nei paesi della Ex Unione Sovietica e al passato di una Estonia flagellata dalle occupazioni successive nazista e sovietica con tutte le conseguenze che una simile esperienza può significare per il tessuto di una società. Lo stile, rapido, con capitoli corti; crudo, senza alcuna volontà di edulcorare la realtà descritta ci catapulta in una storia in cui le vite non valgono in se stesse quanto per il capriccio del potente di turno; gli abusi e la paura, i segreti che si mantengono per poter sopravvivere e i sacrifici che ciò comporta. Sono tutti presenti in questa storia. E rimangono, accompagnandoci, nella nostra memoria ben aldilà della lettura del libro.

La tecnica narrativa, con continui flashback nel passato delle due donne, ci offre una novella che, ad ogni pagina letta, va acquisendo i toni di un thriller e che riesce a inchiodarci alla lettura. Ciò che sorprende di questa romanzo è l’ambientazione scelta dall’autrice per sviluppare la trama; una tranquilla casa di campagna di una anziana contadina, con i suoi profumi domestici e i suoi cadenzati dalla preparazione di marmellate e zuppe, ci offre un angolo di “tranquillità” rispetto alla durezza del passato che le due donne si vanno lentamente svelando. Perché è nei dettagli, a volte crudi, che si basa il successo editoriale di Purga; come la stessa Oksanen suggerisce al riconoscere che il suo obiettivo è che “il lettore entri nella storia attraverso l’informazione visiva, sensoriale; attraverso la consapevolezza di come si sentono le cose da un punto di vista materiale”.

illustrazioni: Ricardo González Naranjo

Ogni cosa ha un preciso significato e posto nel romanzo; l’abbondanza di barattoli e recipienti in casa di Aliide e la sua costanza nel preparare conserve, per esempio, è una chiara referenza agli anni del crollo dell’Unione Sovietica e della riconquistata indipendenza, quando le riserve di questi oggetti domestici in tutta l’Estonia terminarono come conseguenza dell’aumento di quanti cominciarono a prepararsi conserve in casa per proteggersi dalla scarsità di generi alimentari.

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Fotografia: Anneli Alekand

Purga

è il terzo romazo di questa autrice finlandese di madre estone che, dopo aver studiato Letteratura, stanca di analizzare ciò che altri scrivevano, decise di esplorare la maniera di esprimere le proprie inquietudini entrando nell’Accademia di Teatro di Finlandia, dove studiò Drammaturgia e Creazione Teatrale.

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Già con la sua prima opera, Le vacche di Stalin, ottenne una risposta favorevole tanto da parte del pubblico come della critica nordica pero è stato con questo romenzo che riuscì ad oltrepassare i confini ottenendo il Premio Femina di litteratura starniera in Francia e il Premio Europeo al miglior romanzo nel 2010.

Grazie alla Oksanen abbiamo scoperto la letteratura finlandese e si tratta davvero di una piacevole ed interessante sorpresa; per la peculiarità dei tremi trattati, per la nitidezza dello stilo usato, siamo certi che non perderemo l’occasione per continuare ad addentrarci nel mondo che Sofi ci vorrà presentare.


Phoebe Philo Texto: Norberto Lopes Cabaรงo Traduzione: Giulia Chiaravallotti

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donna

d i e t ro. . .


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“One of the reasons why I try to use fabrics and cuts that don’t go out of fashion is because I like the idea of women buying the clothes and then...I don’t know what the word is...cherish sounds over-emotional for a relationship with a piece of clothing...but for a woman to feel proud, satisfied, comfortable and powerful in them, to wear them and get on with their lives.”

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Rare sono le volte che con così poco si può riuscire a dire tanto rispetto alla visione artistica di un creatore. È proprio cosi, Phoebe Philo, descura o acessório e evidencia o necessário e esta é sua “keyword” para o sucesso. Phoebe Philo ha creato un filo indissolubile tra la donna attuale e la moda contemporanea, alla donna attuale che necessita di risposte pratiche ad una vita urbana, rapida variegata, Philo ha offerto una risposta.

Philo nacque a Parigi, naturalizzata britannica, si laureó nel ’96 alla Central Saint Martins College of Arts and Designe di Londra e, un anno dopo cominció a lavorare come assistente di Stella McCartney per la marca Chloé. La relazione fra le due risultò altamente positiva, Philo apportò lo stile “effortless chic” alla marca e una legione di ammiratrici assidue avide di una linea utile, vestibile tutti i 7 giorni della settimana si concretizzó come la miglior pubblicità che un disegnatore possa ottenere: una linea visibile per le strade che catalizza l’intera industria del settore e che, basandosi in una idea vincente la ridefinisce, indicandole il nuovo cammino da seguire.

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Tanto produttiva fu la relazione tra Philo e McCartney que le successe como direttrice creativa nel 2001 quando il gruppo Gucci appoggió Stella McCartney nella sua idea di creare una propria linea d’abbigliamento con il suo nome. Durante questa fase, Philo disegnò capi realmente iconici come il “Paddington” o la “Edith Bag” o los jeans di taglio alto, conosciuti come “Chloé high waisted jeans” che Kate Moss, Kylie Minogue o Geri Halliwell fra le altre, adottarono rapidamente como un must have del prorpio guardaropa.

Philo continuò con l’obiettivo di consolidare Chloé come marca globale fino al Gennaio 2006, quando comunicò la sua decisione di abbandonare il ruolo di Direttrice creativa. Philo poneva in questo modo un punto finale, chiudeva una porta per concedersi una fase di riposo sabbatico per riorganizzare le proprie priorità e, nel Settembre 2008, succede a Ivana Omazić come direttrice creativa di una addormentata Cèline.

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Ecco

un’altra opportunità che qualsiasi disegnatore aspirerebbe poter avere. Condurre una marca con una propria storia, con la protezione di un grande gruppo e con completa carta bianca per apportare una nuova visione estetica. Quando Bernard Arnault, presidente del gruppo LVMT (Louis Vuitton Moet Henessy), rese ufficiale l’atteso cambio di guardia in Cèline, Phoebe Philo affermava: “This is a really exciting step for me to be taking, with what could be seen as one of the most promising brands of the industry. I can’t wait to step back into the studio and begin creating designs which will reinvigorate the brand, get customers excited about the product and work with a team that are incredibly serious and passionate about their work”. Phoebe Philo sapeva che gli occhi della critica sarebbero stati seduti in prima fila e per la sua prima collezione nel Giugno 2009, curò ogni minimo dettaglio affinchè il risultato finale fosse all’altezza delle aspettative. Selezionò con profonda attenzione le aziende cui affidare la produzione, preferì le italiane alle francesi; voleva che il processo di produzione fosse più clinico che “couture”, disegnò una generosa collezione di accessori e presento una linea utile, forte e con un chiaro accento sulle forme e sull’architettura del capo, un filo conduttore in tutta la sua traiettoria.

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La collezione che presentò – Resort – ricevette le migliori critiche a livello internazionale e il futuro di Cèline sembrava ormai chiaro. Da allora Phoebe Philo ha continuato lavorando affinchè Cèline sia una vera marca globale tanto da un punto vista creativo como finanziario e la marca ha in effetti scalato posizioni assicurandosi attualmente un prestigio totalemnte meritato. Phoebe Philo è una donna capace di una visione globale, una creatrice di Moda, una tastemaker e ha reinventato un preciso stile quando pochi ci scommettevano.

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Ha apportato una “street sensibility” genuiina, un tocco “manish” che caratterizza il look Cèline e che la marca adotta da varie collezioni ormai e che risulta “úberfemminile”, forte e equilibrato; dagli accessori al prêt-a-porter non esistono fisure, risulta perfettamente identificabile e se consideriamo che tale costanza e omogeneità è risultato di appena 4 anni di lavoro, non puó non risultarci semplicemente sorprendente.

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Céline è attualmente una marca rinnovata, globale e consolidata, le sue collezioni sono delle opere di culto e una chiara dichiarazione di intenti; Phoebe Philo continua alla guida di una marca che mai prima era arrivata a tale livello di avanguardia nel design. Sará allora vero il detto “Less is More”? Beh, sembra proprio di si…..

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Una Helsinki per ognuno Testo: Weselina Gacińska Traduzione: Mauro Parisi Foto: Jaime G. Masip

L’ingresso al porto di Helsinki; sicuramente la vista più emblematica della città. Si distinguono la cattedrale di Tuomiokirkkoe la sua presenza vigilante sul Palazzo Presidenziale.

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ndipendentemente dalla finalità del viaggio o dalla stagione dell’anno la capitale finlandese, con la sua tranquillità e arquitettura classicista, in cui si fondono l’influenza russa e svedese, risulta davvero incantatrice. Il modello di Helsinki è stato, in gran parte, la città di San Pietroburgo. Parte del Impero Russo dal 1809 al 1918 ne assorbì lo stile vigente dell’epoca, apportandole un carattere eccezionale impossibile incontrare nel resto delle capitali scandinave.

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I

l simbolo di Helsinki – la bianca cattedrale protestante di Tuomiokirkko che domina la città ne costituisce l’elemento più caratteristico del paesaggio urbano. La maestosa costruzione contrasta con il sobrio e tenue interno, illuminato soltanto da pochi candelabri. E però, ogni 30 Aprile, la cattedrale si trasforma nel punto d’incontro degli studianti di tutte le università di Helsinki, per l’inaugurazione delle celebrazioni del Vappu.

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Al principio della festa del Vappu la scalinata della Toumiokirkko diventano luogo di’incontro e di celebrazione

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Q

uel giorno, alle 6 del pomeriggio, la festa inizia quando un gruppo eletto pone un beretto bianco a Havis Amanda, il simbolo modernista della città. Intorno alla statua di una giovane senza vestiti si ritrovano centinaia di persone in abiti colorati indossando un identico berretto.Secondo la tradizione, chiunque abbia concluso con successo le scuole superiori quell’anno ha il diritto d’indossare questo accessorio durante l’intero Vappu. Le celebrazioni durano fino all’1 Maggio, accompagnate da concerti e feste non solo nei vari campus universitari ma anche nel centro storico della città, nel parco Kaivopuisto

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I

l centro storico della città è abbastanza ridotto e per questo tutti i luoghi d’interesse si trovano a poca distanza.A pochi passi da Tuomiokirkko, di fronte al porto, si trova la cattedrale Uspensky, la chiesa ortodossa più grande d’Europa fuori dal territorio russo. Merita davvero una visita, oltre che per gli esuberanti interni, per la vista che offre del Porto Sud e del centro città. Continuando in direzione del porto arriviamo alla grande piazza Espalanadi delimitata per il Palazzo Presidenziale e il Municipio. Giusto di fronte al primo, un mercatino storico invita alla degustazione delle specialità locali e all`acquisto dei tradizionali prodotti artigianali finlandesi di cuoio e lana.

Neanche i tre ferrai, simbolo del Lavoro e della Cooperazione Umana sono risparmiati dal vestire il cappello bianco del Vappu durante le celebrazioni della festa universitaria

A pochi metri, s’incontra il mercado modernista kauppahali; gli interni in caoba conservano lo stile originario Art Nouveau e nella ricca offerta gastronomica non mancano le classiche prelibatezze nordiche, dai piatti di pesce tipici finlandesi alla carne di renna o il caviale russo!

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al Porto Sud, varie volte al giorno, partono i ferries per la fortezza svedese di Suomenlinna. Costruita nel 1748 in cinque isolotti aveva come obiettivo la protezione della città da possibili attacchi via mare. Al giorno d’oggi si conserva la maggior parte delle muraglie, terrapieni e artiglieria mentre alcuni edifici militari sono stati trasformati in musei e spazi espositivi. Il museo del giocattolo è una curiosità dell’isola. Questo piccolo museo familiare raccoglie più di mille oggetti, tra bambole, orsetti di peluche e giochi provenienti da tutta Europa; il più antico della collezione è una bambola del 1830. L’escursione a Suomenlinna è specialmente raccomendata in un pomeriggio soleggiato, i numerosi sentieri lungo la costa, i musei e le diverse caffetterie garantiscono un piacevole relax squisitamente scandinavo. Però Helsinki non significa soltanto modernismo o classicismo scandinavo. La forte presenza del design nello spazio urbano è valso alla città il titolo di Word Capital Design 2012. Qui o nella vicina città di Espoo si sono tenute la maggior parte di esposizioni e conferenze del certamen.

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La cultura marittima si mostra in numerosi angoli di Helsinki, ricordando le origini commercianti del popolo finlandese

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Moli e porti turistici attorniano la cittĂ . Al fondo, la Cattedrale Uspensky e altri edifici del XIX secolo

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n occasione di questo evento si sono realizzati diversi progetti in città, come la Cappella del Silenzo in Piazza Narinkka. Il suo innovatore disegno in legno offre uno spazio di silenzio e raccoglimento nl cuore della capitale finlandesa. Anche Porvoo, una delle città più antiche della costa meridionale della Finlandia rappresenta una visita obbligata.

La si può raggiungere in auto o in treno però la maniera più pittoresca è, sicuramente, ricorrere il cammino via mare. Il viaggio in barca è una delle migliori occasioni per ammirare la costa, i boschi e ls moltitudine di isolotti. Arrivati a Porvoo ci aspetta una passeggiata obbligatoria per le strette stradine impietrate. La visita del Vanha Porvoo, il centro storico della cittadina, non può non iniziare per la Tuomiokirkko, la chiesa principale, del XV secolo che dopo varie distruzioni e incendi nel corso dei secoli di vita è oggi un monumento storicamente molto importante nella storia finlandese, per questo meta di molte visite; qui infatti, nel 1809 lo zar Alessandro I proclamò il Gran Ducato di Finalnadia e convocò il primo parlamento finlandese

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A Porvoo il viaggiatore può riscoprire la tranquillità della provincia finlandese.

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È

impossibile perdersi l’incanto del vecchio centro storico, con le sue stradine che sbucano nella piazza centrale o nel vicino fiume; le basse case in legno, dipinte di color pastello danno l’impressione di essere in una tranquilla provincia e non nel dinamico e industriale meridione del paese. A Porvoo sembra che il tempo si sia fermato, liberi dei negozietti di souvernir tipici che imperversano ormai in tutte le città turistiche; un’altra ragione per sedersi in una caffetteria assaggiando i dolci con marmellata tradizionale e provando i frutti di bosco dei vicini boschi finlandesi godendosi un momento di serenità. Un consiglio per non perdersi una delle più belle visioni della città; camminate per uno dei sentieri al lato del fiume; con il buon tempo, il sole esalta i colori delle case, e Porvoo vi conquistarà come un quadro impressionista.

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I

l sud della Finlandia offre vari contrasti: la natura selvaggia, le città industriali, innumerevoli isole con piccoli villaggi e impressionanti città come Helsinki o Porvo. Esiste una Finlandia per ognuno che attende d’essere scoperta che rompe lo stereotipo dell’inaccessibile Nord e che ci da la possibilità di comprendere appieno il perché, reiteratamente, è indicata como uno dei paesi con la migliore qualità di vita del mondo.

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Le strade del centro storico di Helsinki offrono una fusione di stili architettonici, nordici e russo che la rendono unica.


Culture Calendar Testi: Jose Manuel Delgado, Giulia Chiaravallotti Traduzione: Giulia Chiaravallotti

JEAN PAUL GAULTIER, “Universo de la moda: De la calle a las estrellas” (Fino al 6 Gennaio 2013, Fondazione Mapfre, Madrid, Spagna) Vuole essere un’esposizione cronologica nella carriera artistica del disegnatore attraverso l’evoluzione del suo stile e del suo concetto di Moda. Curata dal Musée des Beaux-Arts di Montreal e con la collaborazione attiva dell’atelier, costituisce la prima esposizione internazionale dedicata al disegnatore francese fuori dal suo Paese. La mostra si compone di 110 pezzi di alta moda e prêt-á-porter oltre a 50 bozzetti accompagnati da spezzoni di sfilate e interviste al creatore. La retrospettiva comincia con “L’Odissea” e con i suoi inconfondibili marinai e sirene; un’impronta d’identità dell’immaginario JPG, per continuare poi con una sala in cui poter scoprire l’ambiente in cui crebbe e che tanta influenza ebbe nelle prime creazioni e non solo; i corsetti, le giarrettiere, liberati dall’alone d’intimità del loro uso classico regnano qui incontrastati. La nota umoristica, senza dubbio obbligatoria in una retrospettiva dedicata a Jean Paul Gautier, è assicurata dalla presenza di 30 manichini che, attraverso l’uso di proiezioni, acquistano tratti e voce di personaggi celebri del jet set internazionale, amici del disegnatore francese; una “mascherata” scanzonatoria a cui ha partecipato lo stesso Gaultier. Da non perdere! Cortesia fundación mapfre

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Fernando Botero: A Celebration (Fino al 20.01.2013, Sala BBK, Museo Belle Arti, Bilbao, Spagna) Per gli amanti della sensualità vitale ed esuberante del famoso artista colombiano, è in corso a Bilbao un’esposizione imprescindibile. Un’antologia della sua carriera artistica che aggruppa 79 quadri e una scultura – Cavallo con briglie del 2009 – installata nel viale principale della città basca, la Gran Via, giusto di fronte alla sede della banca patrocinante l’evento. Come omaggio della città agli 80 anni di Botero, sarà possibile vedere la sua evoluzione artistica attraverso alcune delle sue opere esposte che abbracciano interamente i 60 anni della sua carriera professionale nella pittura, scultura e disegno. Un plus della mostra è rappresentato senza dubbio dal catalogo curato personalmente dalla figlia dell’artista e con testi, tra gli altri, di due grandi figure della letteratura latinoamericana, nonchè amici di Botero; gli scrittori premi Nobel Carlos Fuentes e Mario Vargas Llosa.

Wassily Kandinsky, Dalla Russia all’Europa (Fino al 3 Febbraio 2013, Palazzo Blu, Pisa, Italia) Attraverso 50 opere del maggior esponente dell’Astrattismo, provenienti dal Museo Statale di San Petersburgo e da altri musei russi, sarà possibile avvicinarsi ai primi anni d’attività artistica del famoso pittore russo; l’esposizione abbraccia il periodo compreso tra il 1901 quando, abbandonati gli studi etnografici che l’avevano portato a visitare i più sperduti villaggi dello sterminato Impero Russo, cominciò il suo percorso pittorico, al 1922, quando decise d’abbandonare l’Unione Sovietica accettando l’invito di Walter Gropius per insegnare al Bauhaus. L’esposizione si apre con un’inedita sezione dedicata alle creazioni e all’influenza che il folklore russo lasciò nelle sue prime opere, per passare attraverso l’atmosfera simbolista del periodo de Murnau per arrivare finalmente alle opere più mediatiche quando Kandisky si era trasformato nel punto d’incontro tra le avanguardie occidentali e la russa di Larionov o Goncharova.

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Pre-Raphaelites: Victorian Avant-Garde, Tate Britain, Londres. (Fino al 13 Gennaio 2013) Esposizione sicuramente non nuova nella tradizione museale britannica, riunirà più di 150 opere tra pittura, fotografia, scultura e arte applicate realizzate dai Preraffaliti, il primo grande movimento d’arte moderna in Gran Bretagna nato nella seconda metà del XIX secolo. Guidato da Dante Gabriel Rossetti (figlio di un rivoluzionario italiano refugiato in Inghilterra), William Holman Hunt e John Everett Millais, i preraffaeliti si ribellarono alla concezione d’arte stabilita della seconda metà dell’800 ispirandosi al Primo Rinascimento (anteriore a Raffaello, da qui l’origine del nome..); le loro opere, attraverso l’uso di colori freddi che ne migliorano la carica espressiva, anelano al misticismo ed esaltano una concezione di vita personale virtuosa e cristiana, in contrasto con la realtà sociale del loro tempo, generalmente visto como corrotto, inospito e brutale. Tra le opere presenti nell’esposizione segnaliamo Ferdinand Lured by Ariel, la prima pittura “en plein air” di Maillais

Museum of Bags and Purses, Amsterdam, (Fino al 10 marzo 2013) Il Museo delle Borse e portamonete si trova in una casa nobiliare del 1664 del Canale del Principe (Herengracht) di Amsterdam. Con una collezione di più di 4000 borse, portafogli, valigie, astucci e accessori dal Medioevo a oggi, il Museo è il più grande al mondo di questo tipo. Il suo obiettivo è lo studio della borsa e l’analisi della sua evoluzione da un punto di vista della forma, funzione e materiali adoperati, facendo speciale attenzione sulla storia di ogni singolo pezzo esposto e sulla moda imperante nel periodo cui appartengono. Le prime borse di forme insolite cominciarono ad apparire nel secolo XIX e la fantasia dei disegnatori si ha esaltato in parallelo all’utilizzo di sempre nuovi materiali Con borse con forma di ventilatore, squalo, casa, automobile, fiore o vaso il Museo ci la prova di come il design e la creatività siano valori perenni nella costruzione di una società.

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Małopolska Garden of Arts (Dal 19 Ottobre, Cracovia, Polonia) La probabilmente più cosmopolita città polacca si arricchisce di un nuovo contenitore culturale con l’inaugurazione del Małopolski Ogród Sztuk (Małopolska Garden of Arts) in pieno centro storico e che aspira a trasformarsi nel “Pompidou” della città. Frutto della volontà, impostasi durante il trascorso decennio, di non permettere l’esistenza di spazi e immobili abbandonati nel centro storico della città, si può già ammirare la trasformazione di questo antico edificio originariamente adibito a scuola d’equitazione e magazzino teatrale in cui prevale l’uso del vetro e delle trasparenze, a richiamare l’aspetto di una grande serra. La facciata vetrata, lasciando a vista frammenti dell’antica struttura a mattoni, da spazio ad un lussureggiante giardino interno perfettamente recuperato e, volutamente, metafora della ricchezza e diversità dell’offerta culturale che questa nuova struttura offrirà alla città.

Le età del Mare (Fino al 27 Gennaio 2013, Museo Gulbenkian, Lisbona, Portogallo) Non poteva che essere Lisbona la sede di un’esposizione dedicata esclusivamente al mare e al significato che ha assunto nell’immaginario artistico durante il passare dei secoli. In collaborazione con il Museo d’Orsay si sono potute riunire ben 89 opere di alcuni dei più grandi pittori della Storia dell’arte, suddivise in 6 sotto-aree: l’età del Mito, del Potere, del Lavoro, delle Tempeste, l’Età Effimera e l’Età Infinita. Manet, Constable, Monet, Van Goyen, De Chirico, Friedrich, Hopper, Fattori, Sorolla, Klee, Turner; soltanto per nominare alcuni degli artista presenti attraverso le sue opere fino al prossimo Gennaio nel Museo Gulbenkian. E si potranno anche ammirare opere di artisti nazionali - Pousão, Souza-Cardoso, Vaz, Vieira da Silva e Menez – attraverso i quali poter comprendere il particolare significato che il mare ha assunto nell’immaginario collettivo di questa nazione di marinai che è stato il Portogallo.

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A ROOM FOR LONDON (Fino al 31 Dicembre , Queen Elisabeth Hall, Londra) di bordo, un libro in cui ciascun cliente/passaggero potrà annotare le proprie impressioni vissute a bordo Immaginatevi svegliarsi con una vista mozzafiato sul di questa esperienza. Tamigi in una stanza di hotel in cima di un teatro del Southbank londinese; grazie all’edizione 2012 di “A David Kohn e il suo gruppo si erano già confrontati Room for London” tutto ciò è ora possibile. con un esperienza simile anteriormente creando un ristorante temporaneo nella Royal Academy of Arts e A Room for London mosse i suoi primi passi come un una galleria d’arte contemporanea nel West End. concorso d’architettura; l’idea era creare un’istallazione temporanea sulla sommità di un edifico mitico di Fiona Banner, dal canto suo, ha recentemente esposto Londra dove il pubblico avesse potuto pernottare. con la sua installazione “Harrier and Jaguar”, basata in due famosi aerei di combattimento nel atrio centrale In questa edizione, l’edificio scelto è stato il Queen della Tate Britain. Elisabeth Hall, una delle sale di concerto più grandi e conosciute della capitale britannica. Oltre ad ospitare i più fortunati visitanti della città, A Room for London, darà il benvenuto agli artisti, Il concorso ha attratto più di 500 progetti completi, scrittori e commentaristi culturali che vogliano trasgli architetti che alla fine la spuntarono, sono stati Da- correre un weekend diverso a Londra approfittando vid Kohn e Fiona Banner con il loro progetto BOOT dell’esperienza come inspirazione per nuove opere (Barco) d’arte e pubblicazioni; unos spazio concepito per la creatività. Per la sua “barca”, Kohn ha disegnato e dotato la struttura progettata di tutti gli elementi propri di un A Room for London, installata a cura della Living Arvascello, ha creato una coperta superiore e inferiore chitecture and Artangel, in associazione con il Southper offrire nella maniera più sensoriale possibile, la bank Centre, è parte del Festival di Londra 2012 e rapsensazione di trovarsi davvero in una nave pronta presenta la chiusura dell’Olimpiade Culturale che la a salpare. Questa volta pero, invece dell’immensità città ha organizzato durante tutto l’anno. dell’oceano e le coste di qualche isola remota, si potrà ammirare il Tamigi, il Big Ben e la maestosa cupola di L’accesso e la possibilità di pernottamento è ovviaSt. Paul. mente per tutti, non così il prezzo.. Se siete interessati consultate la disponibilità in www.Livinglondon. Quando la “barca” è occupata, una bandiera sarà issata uk.com. per ricordarci che non ci sono più posti liberi a bordo per quella notta; la stanza include, a mò di quaderno Buona Fortuna Marinai!

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