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ife club PRIMAVERA 2009

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M A G A Z I N E

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FREE PRESS

T U O

S T I L E

D I

V I T A

Suoni BLACKPOOL

Viaggi Italia IL VIOLINO SUL TETTO

Racing

NEL 2009 VINCERA’KERS

Golf Club Margara LA CAPITALE DEL GOLF ITALIANO

www.lifeclubmagazine.com

La golf art

IL SENSO DI UN LUNGO CAMMINO


editoriale

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ife club I L

M A G A Z I N E

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T U O

Il 2009 comincia con una storia curiosa e tenera. Siamo ad Hannover, in Germania. La mattina del primo gennaio, approfittando del sonno profondo in cui i genitori, reduci dei bagordi di capodanno, sono immersi, il piccolo Mika, 6 anni, e la sua amichetta coetanea Anna Lena, fanno la valigia ed escono di casa. L’obiettivo: sposarsi in Africa. Il loro bagaglio contiene giocattoli, occhiali da sole, costume da bagno e biscotti. Camminano per qualche chilometro nella città, prendono un tram e si dirigono verso la stazione centrale, dove stanno per salire sulla navetta per l’aeroporto. Qui vengono intercettati da alcuni ferrovieri che provvedono ad avvertire la polizia. Gli agenti, non senza qualche difficoltà, riescono a convincerli che senza genitori e senza soldi, non è possibile andare in Africa. Per riconfortare i due bimbi disperati, i poliziotti li portano a visitare la stazione di polizia e i piccoli rimangono impressionati soprattutto dalla cella di detenzione. Poco dopo, i genitori vengono a prenderli. “Potrete andare in Africa più tardi!”. Così li ha congedati il commissario. L’anno non comincia in modo sereno. La minaccia della recessione, le imprese in crisi, la povertà in aumento, i fragili equilibri internazionali minati dalla guerra in Medio Oriente e dalle tensioni inquietanti tra le due potenze nucleari India e Pakistan e per finire, la Russia che ha preso la misura draconiana di chiudere i rubinetti del gas. C’è di che passare notti insonni. Abbiamo bisogno di storie positive, di notizie che trasmettano gioia, tenerezza, amore, sogni e uno sguardo meno tetro e spaventato su quanto ci circonda. Grazie al piccolo Mika, abbiamo qualcosa di dolce da raccontare. Grazie a Mika, che, figlio della nuova generazione, ai sogni ancora ci crede, e ha provato a realizzarli, grazie a Mika, che ci ricorda che la nostra generazione ha il dovere di mantenere il suo diritto di sognare. Questo ci investe di una missione nobile. E allontana un po’ i nostri guai. Quando pensate che un’impresa sia impossibile, ricordatevi di Mika, di questo Piccolo Principe che al Sahara non è mai arrivato ma che, come il personaggio di Saint Exupery, ci ha insegnato qualcosa di bello. Buon anno e buona lettura del nostro primo numero 2009 a tutti! Eva Morletto

S T I L E

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V I T A

primavera 2009 ANNO V primavera 2009 Autorizzazione Tribunale di Ivrea n. 2 del 2004 registro periodici

direttore editoriale Eva Morletto

editore

Keyco S.r.l. P.zza Martiri della Libertà, 30 10083 Favria (Torino)

redazione

www.lifeclubmagazine.com redazione@lifeclubmagazine.com

segreteria di redazione Lucia Glaudo tel. 0124 47 05 53 fax 0124 34 96 07 segreteria@lifeclubmagazine.com

pubblicità

pubblicità@lifeclubmagazine.com

concessionaria esclusiva Media ADV S.r.l. via S.Siro, 25 - 20149 Milano

hanno collaborato

Fabrizio Rosboch, Gianni Davico, Milena Prisco, Maurizio Di Maggio, Andrea Caldera, Rachel Schartenberg, Marco Mussini, Cyrille Milgram, Antonio Daniele, Stefano Bosco, Richard Yann Tosker, Andrea Ranza, Gilberto Gribaudo, Alberto Zaghetto, Francesco Mini, Alfonso Carino, Michela Bausano, Giancarlo Telloli, Eleonora Mori, Lucia Glaudo, Isabella Obialero

direttore responsabile Mauro Giubellini

progetto artistico Simona Goi

grafica e impaginazione Andrea Carraro - www.fotoqui.it

stampa

L’Artistica Savigliano via Togliatti, 44 12038 Savigliano (CN)


sommario

4 Life club primavera 2009

Redazionale

12

Golf libri

14

Eventi

15

Editoriale golf

19

Golf Art

20

Investire in arte

24

Economia

26

Real Life

29

Racing

32

Auto

37

Vanity

40

Moda

43

Shopping

47

International corner

51

Hotellerie

54

Redazionale

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Redazionale

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Golf Club Margara, la capitale del golf italiano

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9

Golf means business

Training

Snowgolf World Championship 2009

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Golf sano in corpore sano

Lezioni di golf

Un’arma in più: il pensiero positivo

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Dove sta andando il golf italiano? La Golf Art: il senso di un lungo cammino L’arte: concreto investimento alternativo Energia & ambiente

Bagnini a quattro zampe Nel 2009 vincerà KERS A Detroit l’avvento delle auto ibride I love shopping

Piacenza Cashmere, un’eleganza soft... Bon appètit

L’ultima contrada vergine

Prima di vivere... sognare Olimpia Ciervo

Raccontare il progetto: appunti di viaggio

primavera 2009

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ife club q I L q M A G A Z I N E q D E L q T U O - S T I L E - D I - V I T A


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Architettura

69

Personaggio

72

Fotografia

77

Libri

78

Viaggi Mondo

82

Viaggi Europa

88

Viaggi Italia

92

Suoni

94

Lifestyle

97

Film

98

Distribuzione

Madrid in progress

La nuova era del fotogiornalismo Olivier Vigerie, un elfo nel regno del possibile Centro permanenza temporanea vista stadio Pianeta Amazzonia

Marsiglia, da covo di gangster a capitale della moda

78

Il violino sul tetto

Blackpool, nuovi sound sotto la torre Eiffel Incontro con Michela Fiorella Pachner Lo strano caso di Benjamin Button

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golf

Un’arma in più: il pensiero positivo Nel golf, no all’eccessiva autocritica

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Cari amici, per quest’articolo ho scelto di trattare un argomento che sembrerebbe allontanarvi dalla tecnica del golf, ma capirete leggendolo che non è così. Il vostro atteggiamento mentale influenza enormemente qualsiasi vostro gesto, potete immaginare quanto influenza un movimento complesso come lo swing. Sappiamo bene quanto la “self - confidence” abbia un grande peso nella performance di uno sportivo, nel golf quest’aspetto può avere un peso ancora maggiore rispetto a molti altri sport, per questo non si può tralasciare la preparazione mentale di pari passo al miglioramento tecnico.


PARLARE A NOI STESSI Quante volte abbiamo criticato noi stessi giocando a golf? Vista la difficoltà e l’incostanza del nostro sport direi tantissime, se non la maggior parte. Bene, sappiate che quando parlate a voi stessi le vostre parole influenzano, e nel tempo modificano, l’immagine che il vostro subconscio ha di voi stessi, con ovvie conseguenze disastrose. Abbiamo quindi nelle nostre mani un grande potere, cerchiamo di imparare ad usarlo a nostro favore. L’autocritica, tanto apprezzata in quanto stimolo per migliorare, se utilizzata senza regole può crearvi dei problemi non indifferenti. Quanti buoni giocatori hanno lavorato duramente per una vita raggiungendo livelli di gioco eccezionali senza mai riuscire a vincere? Questo può essere uno dei tanti motivi. Cerchiamo dunque di convincerci che una lieve e continua azione critica nei confronti di noi stessi ci influenza in due modi: intacca con il tempo l’immagine che abbiamo di noi stessi, e ha un effetto immediato distruttivo sulle nostre abilità e sulle nostre performance. Qualcuno si chiederà se, senza una opportuna autocritica, sia possibile migliorare il proprio gioco ed andare sempre più avanti. Ci sono momenti giusti nei quali analizzare il gioco, non durante la gara, né tra il primo e il secondo giorno, né durante i giorni immediatamente precedenti alle gare. In quei momenti, se parliamo a noi stessi, dobbiamo solo applaudire i bei colpi ed esaltare gli aspetti migliori del nostro gioco. LA VISUALIZZAZIONE Gli esperti affermano che il nostro subconscio non distingue la differenza tra immaginazione e realtà. Così, se riusciamo a visualizzare nella maniera corretta i nostri gesti prima di eseguirli, è come se il nostro corpo lo avesse già fatto poco prima, ci dice che quello che dobbiamo fare, magari un colpo

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difficile, è nel nostro potenziale, ce la possiamo fare. Jack Nicklaus ha parlato dei suoi “film” mentali, soprattutto sul putt: finché non riusciva a visualizzare la sua palla andare in buca, non eseguiva il colpo; questo era fondamentale per colpire con la massima sicurezza. Come ottenere una buona visualizzazione? Prima di tutto vi consiglio di guardare un dvd di un major, togliendo l’audio, per avere la massima attenzione sui gesti che fanno i buoni giocatori prima di eseguire il colpo, sulla loro routine, su come sia sempre la stessa per ogni colpo e su come, se un fatto esterno giunge a interrompere la sequenza, tutta l’azione sia ripresa dal principio. Studiate i loro gesti e prendetene spunto. Fatto questo, createvi una vostra routine grazie alla quale riuscirete a trovare la concentrazione giusta per avere la vostra visualizzazione. Iniziate ad allenarvi in un luogo silenzioso, immaginate di giocare una buca a voi ostica, senza tralasciare il minimo dettaglio: il vento, il peso sui vostri piedi, le irregolarità del terreno, il vostro bastone, l’effetto della vostra palla. Provate un paio di volte; non è facile mantenere la concentrazione per poter visualizzare con precisione il giocare un’ intera buca. QUALCHE ESERCIZIO Avrete capito a questo punto quanto è importante l’immagine di voi stessi che sarete capaci di costruire. Di sicuro penserete, “ma non sono io ad avere quest’immagine di me, è una valutazione oggettiva, poiché sono un disastro sotto pressione, il mio gioco corto è carente, e con il putt non riesco ad avere confidenza!”. Ancora ribadisco che i vostri pensieri negativi vi porteranno a peggiorare la situazione. Capisco che potreste pensare: “ok, ma come faccio a monitorare tutto quello che mi passa per la mente? È fuori dal mio controllo!

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golf E soprattutto a volte non so neanche a fine di una gara quali sono stati i miei pensieri, se positivi o negativi!!”. Provate a fare quest’esercizio che consiglia il famoso Bob Rotella: prendete un quaderno e alla fine di ogni giornata di golf descrivete le situazioni che vi sono rimaste impresse nella mente. Fatelo per una decina di volte e poi rileggete tutto quello che avete riportato. Riuscirete così a capire quali sono i pensieri dominanti. Se la maggior parte dei pensieri descrive buoni colpi, avete colpito nel segno, il vostro atteggiamento è corretto. Il vostro corpo è influenzato dalla vostra mente, su questo gli esperti non hanno dubbi. Volete un piccolo e sciocco esempio? Chiudete gli occhi e immaginate una tavola imbandita, con il vostro piatto preferito, sentite l’odore. Non avvertite una sensazione di appetito? La salivazione che aumenta? Eppure non c’è nulla, ha immaginato tutto la vostra mente, ed ha influenzato il vostro corpo. La maggior parte di noi viene da un’educazione che ci ha portato a sottolineare i nostri errori, a non perderli mai d’occhio. Molti maestri pensano di ottimizzare le performance dei loro allievi esaltando i loro difetti, fino al punto di parlarne di più rispetto ai pregi, pensando di stimolare l’allievo ad un miglioramento continuo. Quasi arrivano a pensare che una troppa autostima li porti ad essere arroganti e presuntuosi. Ma secondo i più grandi psicologi dello sport non è assolutamente la via giusta, è un metodo ormai passato che porta soltanto il giocatore a ritrovarsi una mentalità perdente e una bassa autostima. Vi consiglio quindi di circondarvi di persone positive e motivanti, che riescano sempre a vedere il famoso “bicchiere mezzo pieno!”. E al di là di qualunque riflessione, ricordatevi sempre che è solo un gioco. Andrea Ranza

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training

Golf sano in corpore sano

Un nuovo appuntamento per i nostri golf players!

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mpossible is nothing! Una famosa casa di abbigliamento sportivo titola così una sua campagna pubblicitaria. Essenziale il concetto che esprime: se vuoi raggiungere un obiettivo, con costanza e allenamento puoi conquistare qualsiasi risultato. Ecco perché Life Club decide di impegnarsi per offrirvi un servizio che nessun altra rivista del settore dà: una preparazione atletica indicata e dedicata al golf. Questo perché? Ogni gesto tecnico nel golf è frutto di un movimento armonico, di una coordinazione oculo-manuale controllata e di una condizione psico-fisica che permetta di percepire ascoltare e capire il movimento colpendo così la palla nel

modo adeguato. Quando analizziamo un gesto sportivo bisogna sempre tenere conto che intervengono numerosi fattori, tra cui - Potenziale genetico - Tecnica sportiva - Condizione fisica (Forza, Resistenza, Velocità, Flessibilità, Capacità Coordinative) - Fattori psicologici La padronanza di tutti questi fattori è determinante per ottenere la massima prestazione, qualsiasi sia lo sport praticato. Seguendo le gare di golf di un importante torneo con tappe in Italia e nel mondo, mi sono sempre chiesto: perché molto spesso prima di una gara vedo poche persone fare riscaldamento, ma vedo flyer procedere con la


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ife club

propria sacca verso il campo pratica, inserire i gettoni comprati in segreteria, 100 palline e via a tirare a più non posso, cercando di colpire quel cartello laggiù lontano che riporta la scritta 250 mt.? Il riscaldamento non è solo utilizzare un sand in campo pratica pensando che colpendo piano ci si riscaldi. Il corpo umano è un meccanismo perfetto, che si modifica per poi ritornare in equilibrio, per poi modificarsi nuovamente. Il riscaldamento come l’allenamento in sé devono essere parte integrante di una giornata di sport e divertimento com’è il golf. L’idea di questa rubrica, nasce da una mia passione per questo gioco,che offre la possibilità di trascorrere una giornata a stretto contatto con la natura. Credo che la preparazione fisica, ma anche il solo benessere fisico siano fondamentali per la vita di tutti i giorni, che aiutino ad affrontare meglio le difficoltà.

Dr.Alberto Zaghetto, laureato in Scienze Motorie presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Padova. Direttore sportivo e socio fondatore della A.S.D. Scuola di Sport Checco l’Ovetto sezione rugby, personal trainer attività invernali ( sci, snowboard, skyrunner), anche preparatore atletico C.A.I ( Club Alpino Italiano C.S.Piero). Coordinatore Area Formazione di ASAcampus, dipartimento scientifico di ASA, responsabile dell’organizzazione e coordinatore dei corsi avanzati di Hilterapia®, nuova terapia fisica approvata da parte dell’ente regolatorio statunitense, La F.D.A. (Food and Drug Administration), per il trattamento delle patologie muscolari e dei dolori ossei. Alberto.zaghetto@asalaser.com

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Ritornando al nostro gioco, come in quasi tutti gli sport di destrezza, il fattore allenante a cui si dedica più tempo è la tecnica, senza la quale non si va da nessuna parte. Una miglior condizione fisica vi permetterà di migliorarvi in tutti i colpi, non solo quelli che richiedono forza e potenza, ma anche quelli di precisione. Un buon allenamento muscolare aiuterà anche a prevenire infortuni e a proteggere la schiena da possibili traumi. Analizzando da subito il gesto tecnico del golf, i muscoli che rivestono un ruolo importante nello svolgimento del gesto sono gli addominali e i muscoli del dorso. È importante quindi allenare questi muscoli i quali vi permetteranno di esprimere maggior forza e sicurezza nei movimenti.Nella prossima rubrica andremo a vedere quali sono gli esercizi più indicati per tonificare questi settori muscolari e quali benefici danno nella vita di tutti i giorni. Star meglio fisicamente significa anche avere maggior concentrazione, miglior precisione nei colpi e saper ridurre al minimo la stanchezza mentale. Il mio impegno sarà dunque quello di darvi dei consigli, attraverso semplici esercizi a corpo libero, per far aumentare le vostre capacità fisiche di resistenza e coordinazione al fine di concentrare l’attenzione sul movimento e renderlo un ritmo armonico, o meglio, swing... Alberto Zaghetto


SNOWGOLF WORLD CHAMPIONSHIP 2009 Grandi emozioni alla premiere del MILLION DOLLAR PUTT

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bertauern, Austria, 31.01.09. È qui che lo Snowgolf World Championship 2009 ha dato inizio ad una nuova era nel mondo del golf. Questo prestigioso evento e la sua famosa gara di putting green hanno attratto celebrità e golfisti da tutto il mondo, addirittura da Filippine, Australia ed Emirati Arabi. Numerose le iscrizioni pervenute, ma soltanto 100 fortunati amateur hanno avuto accesso alla competizione. Campioni olimpici e mondiali, oltre a numerose celebrità, si sono sfidati su un originale campo da golf 9 buche (Par 36, 2.700 metri di lunghezza) innevato per l’occasione da macchine spara neve, oltre all’abbondante neve naturale utilizzata come limite del campo e la superficie del putting green “innevata” a mano. Adi Hengstberger (Germania) è riuscito a conservare il titolo del 2007. I secondi classificati sono stati, invece, Tristan David (Filippine) e Peter Dobrowlsky (Austria). La vincitrice femminile del World Championship è stata Sarah Hölzl (Austria). Il momento più entusiasmante dello Snowgolf World Championship 2009, è stato sicuramente il Million Dollar Putt, il premio per amateur più ricco al mondo, una premiere per Obertauern. I partecipanti alla gara hanno avuto un’unica ed irripetibile possibilità di entrare in buca da una distanza di 18 metri per accaparrarsi il premio, pari ad un milione di dollari. Altissima l’attenzione dei media nei confronti di questo evento: decine di macchine fotografi-

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CONTINUATE A GIOCARE! che puntate per catturare immagini da diffondere in tutto il mondo. I giocatori amateur sono stati affiancati da numerosi nomi del mondo dello sport e dello spettacolo, pronti a destinare il loro Million Dollar Putt ad importanti cause: “Wings for Life” (Fondazione per la ricerca sul midollo spinale) e “Eagles Charity Golf Club”. L’ atmosfera è stata elettrizzante e queste celebrità mondiali hanno dato dimostrazione di grande bravura, tra le tante: DJ Ötzi, Hannes Arch (Campione Mondiale di Volo Acrobatico), Axel Schulz (Campione di Box), stelle del calcio quali Alex Zickler e Rene Aufhauser, il vincitore della FIFA World Cup Rainer Bonhof, il Presidente della Federazione Golfistica Austriaca Franz Wittman e l’attore Sascha Wussow. Nonostante un paio di tentativi finiti quasi in buca, nessuno è riuscito ad accaparrarsi il ricco montepremi…fino al prossimo campionato.

Mentre il peso della recessione si fa sempre più sentire, una nuova ricerca dimostra che i golfisti affrontano questo duro momento continuando a praticare questo sport incuranti. Il sondaggio ha coinvolto 12.000 clienti di YourGolfTravel.com, (il tour operator di viaggi golfistici, in più rapida ascesa in tutta Europa) ed ha dimostrato che la stragrande maggioranza di loro continuerà a spendere il proprio denaro per giocare. Un sorprendente 94% degli intervistati ha già in programma una vacanza golfistica per il 2009, mentre l’87% dichiara che il golf sarà l’ultimo lusso che deciderà di abbandonare. Anche le iscrizioni ai golf club sembrerebbero non subire la recessione: il 71% degli intervistati sostiene di non voler disdire alcuna iscrizione e più di tre quarti di loro continua a ritenere il golf una priorità, ideale per mantenersi in forma ed in salute. Ross Marshall, Direttore Generale di Your Golf Travel, afferma che la richiesta in ambito golfistico è addirittura triplicata, grazie alla diminuzione dei prezzi e alla maggiore flessibilità oraria e tempo libero a disposizione dei giocatori. I viaggi golfistici parrebbero essere a prova di crisi e addirittura questo sembrerebbe essere il periodo migliore per appassionarsi a questo sport.


Centro permanenza temporanea Daniele Scaglione vista stadio

libri

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n piccolo libro che affronta un grande problema spesso dimenticato anche se presente a pochi passi dalle nostre case e dalle nostre vite; i CPT, centri di permanenza temporanea, raccolgono tutti gli extracomunitari clandestini e sprovvisti di visto prima di rispedirli in patria o, in casi del tutto eccezionali, di regolarizzarli permettendo loro di ricostruirsi un’esistenza. Un argomento delicato e scomodo che Daniele Scaglione ci fa vivere in prima persona attraverso i sogni e le speranze della giovane iraniana Sharmin e di sua madre, imprigionate anch’esse mentre cercano di raggiungere Lione dove le aspettano dei parenti. Una situazione tragica che tuttavia non impedisce a Sharmin, grande tifosa di calcio e innamorata di un Italia da lei idealizzata attraverso la tv e i giornali, di scoprire il paese campione del mondo e delle grandi stelle del football, Totti in primis. Sarà l’occasione per conoscere nuovi amici che, in un modo o nell’altro, secondo le loro possibilità, tenteranno di darle una mano sensibilizzando l’opinione pubblica e cercando di farle uscire. Sarà soprattutto l’occasione di avverare un proprio sogno: assistere dal vivo ad una partita di calcio del campionato italiano e assaporare emozioni e colori a lei mai prima permessi. Ambientato in una Torino grigia e problematica, “ Centro permanenza temporanea vista stadio” è un piccolo gioiello che si pone l’ambizioso obiettivo di denunciare, con toni solo all’apparenza morbidi, una realtà scomoda, spesso taciuta dagli stessi mezzi di comunicazione. L’abilità di Scaglione sta proprio nel mettere bene in luce la vita di questi emarginati del XXI secolo senza risparmiare dure critiche al trattamento ricevuto ma, nello stesso tempo, lasciando sempre aperta la porta della speranza. Senza cadere in facili moralismi l’autore torinese ci racconta la vita di chi, a pochi passi dalla libertà e da un nuovo futuro, si ritrova inchiodato in una realtà sgradevole e disperata. E se Sharmin sembra quasi non essere consapevole della propria situazione, troppo impegnata ad inseguire i propri sogni, tuttavia il suo contagioso entusiasmo giovanile vuole essere una pillola di speranza per tutti i suoi compagni di sventura, che sembrano accettare questa situazione con un atteggiamento di muta rassegnazione. Daniele Scaglione, in passato Presidente di Amnesty International e ora direttore della comunicazione di ActionAid, non è nuovo a trattare argomenti di tale portata, avendo in passato posto l’accento su temi come il genocidio in Rwanda e le guerre in Afghanistan ed Iraq. Stefano Bosco 2009 primavera Life club

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redazionale

Golf Club Margara la Capitale del Golf italiano

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Il Presidente del Golf Club Margara con la squadra giovanile a St. Andrews

a settimana piĂš importante per gli operatori del golf in Italia. Best Western Pro Week 2009: associazioni, business, sport e show riuniti nel gotha del golf che conta.

Dove si possono vedere Costantino Rocca, Chicco Molinari, Alessandro Tadini ed Emanuele Canonica, mettersi in discussione per il PGAI Championship? Non ci stupiamo di vederli iscritti al Golf Club Margara coordinato dall’infaticabile Presidente Roberto Lauro.

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Il montepremi è di 70.000 euro per gli uomini e di 20.000 euro per le ladies. Il programma è di tutto rispetto dall’equipment show del week end alle cinque gare in programma: Trofeo Arval, Garnier Fructis Cup, PGA Italiana Double ProAm, AITG Trophy e per concludere i due PGAI Championship maschile e femminile... Saranno presenti le nostre giocatrici Isabella

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Maconi, Veronica Zorzi, Stefania Croce, e Diana Luna. Parlando di meeting, di assoluto rilievo è l’assemblea annuale dell’AITG, Associazione italiana tecnici di golf. Direttori, Segretari, Greenkeeper e Superintendent si confrontano sullo sviluppo del golf italiano. Per la prima volta in Italia sarà presente a Margara la EGCOA (European Golf Course Owners Association) con il suo Direttore Generale Mr. Lodewijk Klootwijk. La PGAI Conference tratterà invece il difficile tema dell’insegnamento ai


giovani. Curiosa e nuova la mostra d’arte allestita presso la Club House. In occasione della Pro week, infatti, in anteprima assoluta, verrà presentata la “Keyco Golf Art“, ciclo di mostre aventi come protagoniste le opere del Maestro Alfredo Pieramati dedicate al golf. Il tour inizia dal Golf Margara per poi essere presente in tutto il nord Italia nei circoli che ospiteranno le gare del “ Keyco Golf Cup 2009 “. Quando l’arte italiana incontra il gioco del golf.

Gilberto Gribaudo


Continua la collaborazione tra la nostra rivista ed il prestigioso marchio Dumark 59.63; proponiamo ai nostri lettori un elegante abbinamento: la polo modello Hampton e la cintura in pelle di vitellino scamosciato e nabuk vegetale, presentata nell'originale ed elegante scatola in legno, in vendita esclusiva al prezzo di 140 euro, tramite la redazione di Life Club. Un’idea regalo nel segno dell’originalità, con l’invitante packaging a forma di palla da golf gigante, creata per rendere il pensiero unico e ricercato. Per crearvi un nuovo e personale stile nel mondo del golf, che vi distingua ed accompagni sui green, è possibile scegliere fra diversi colori: bianco con profili giallo-arancio, blu abbinato al bianco e beige e moro con l’accostamento del bianco e azzurro per la polo per lui e per lei in cotone 100% e blu, moro, ghiaccio, tundra, rosso, verde per la cintura, disponibile in tre misure, 85-100-110 cm. Quando la qualità è made in Italy.

Per informazioni e ordini contattare la redazione al numero : 0124 470 553, via fax: 0124 349 607 o tramite e-mail: redazione@lifeclubmagazine.com


Dove sta andando il golf italiano?

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l gioco del golf vanta milioni di giocatori ed estimatori in tutto il mondo: Nel 2008, facendo riferimento ai dati pubblicati dall’European Golf Association, l’Europa ne contava 6,5 milioni. L’Italia è ancora fanalino di coda quanto a numero di giocatori, nonostante l’aumento medio negli ultimi 10 anni di circa 4.000 nuovi giocatori l’anno. Crescita che si attesta sul 5% medio. Le strutture aumentano con una media decennale di 4,4 campi, 4.000 associati, con il prodotto di 364 associati a campo. Se in prima analisi lo sviluppo e la costruzione di nuovi percorsi sembra buono, ci accorgiamo tuttavia che la media annua di nuovi campi del decennio precedente 1988-1998 era di 12,5, mentre l’aumento medio annuo dei giocatori nel primo decennio si aggirava sui 2.600. Ora dopo aver elencato dati, cifre e tabelle possiamo trattare la realtà sulla diffusione del nostro amatissimo gioco. Come impariamo da Kant all’aumentare della quantità degli eventi ne si modifica la qualità. Nella nostra giornalistica analisi, senza ecces-

sive pretese di dettaglio, ci siamo imbattuti in un’eterogeneità di associazioni e campi con approcci filosofici al golf ben differenziati. Ci domandiamo se non sia finalmente giunta l’ora di un programma di diffusione del golf italiano concertato e condiviso da tutti gli operatori. Consapevoli che l’unità degli indirizzi associativi sia l’unico modo per far decollare questo sport verso le medie europee, anche nella provinciale Italia. La riflessione nasce dal dubbio che gli operatori del golf cerchino l’esclusività attraverso l’esclusione, e non tramite l’eccellenza del servizio, dell’accoglienza, della cortesia e perché no di un’etichetta intelligente e garbata. Dovendo restare intellettualmente onesti, ammettiamo che ci piacerebbe vedere all’opera giovani talentuosi. Il nostro amato sport pare abbia bisogno di nuova linfa ed entusiasmo, e chi meglio dei giovani emergenti può essere la chiave di volta? Vanificare il buon lavoro fatto sino ad oggi nel settore giovanile, attraverso l’abolizione delle agevolazioni tariffarie, la riteniamo una soluzione contraria ad un serio sviluppo del golf giovanile, ancora una volta ci contraddistinguiamo con scelte negative e deleterie per lo sport. Siamo convinti che la diffusione possa essere raggiunta attraverso piani di sviluppo indirizzati ai giovani ed ai neofiti, cercando di offrire loro occasioni di incontro ed avvicinamento, togliendoci di dosso il pesante mantello delle corti medioevali ed indossando il nuovo e comodo abito dell’accoglienza. Fabrizio Rosboch

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La golf art

Alfredo Pieramati: il senso di un lungo cammino


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ell’inverno del 2007 le vetrine della scintillante Via Roma di C o u r m a y e u r, prestigiosa località di vacanza delle Alpi valdostane, si rivestirono delle tele di Alfredo Pieramati. Si coglieva, nel percorrere questa inusuale “open air exposition,” una evidente metafora: quella del cammino dell’arte in generale e del costante percorso di maturazione del linguaggio pittorico del maestro umbro-milanese il cui pennello - mosso inizialmente dal computerismo, l’originale intuizione che collegò oltre vent’anni or sono l’elaboratore elettronico al pennello, la cibernetica all’arte e fu esposta all’ Arengario ed insignita del Premio Bagutta - ha saputo trasmutare nel corso del tempo le tiepide acquosità dei navigli, il suo già noto, raffinato miniaturisno grafico (lungamente speso per illustrare strade, negozi, città) nell’algido condensarsi del fiocco di neve in un metaforico villaggio dell’anima per cogliere, dopo le convivenze tumultuanti della metropoli, dopo campagne pubblicitarie prestigiose come quella che aveva contribuito all’enorme successo della collezione Casio Lorentz, il senso di tradizioni antiche, ermetiche, riservate ma calorose della gente di montagna colte attraverso le inferiate della medievale Tour

Malluquin, il gioiello architettonico dell’ Hotel Royal & Golf di Courmayeur dove Alfredo ha fissato il suo studio da più anni e dove sono nate le opere inerenti ai “silenzi della neve”. Ma nuove scoperte attendevano Pieramati: la neve dei monti, che


golf art

pigramente si scioglie al sole nelle pozze primaverili, i ruscelli che tuonano precipiti fra le gole hanno in realtà già in sé la cifra, come il presentimento del Mare. E finanche le bandiere di preghiera tibetane gemono sotto l’urlo del medesimo vento che gonfia le vele di imbarcazioni danzanti nell’immenso mutante immutabile deserto marino. Da questa intuizione è nata la collezione “vele al vento”, rilettura tra figurativo e pure geometrie, del gioco di mare e vento letto nelle vele dell’uomo, opera pittorica che tanto successo ha avuto sino alla grande mostra antologica ospitata a Milano nella Galleria San Lorenzo, in collaborazione anche con la Federazione Italiana Vela e della Slam. Ma è ormai tempo di una nuova intuizione creativa e Alfredo Pieramati, che è anche uomo di sport, incontra il Golf, presentatogli dal maestro Luciano Ghirardo – fondatore e direttore della palestre di Golf indoor di Courmayeur e divulgatore in Italia della connessione di tale sport con l’informatica - i suoi estimatori e le sue particolari atmosfere, che sanno di lunghe camminate, di riflessione ponderata che si tramuta però in guizzante gesto risolutivo, grazie al colpo di ferri che racchiudono in sé il segreto di un’anima dinamica in una esteriore veste statica. Questi ferri Alfredo li riveste di colore, dei suoi colori, con l’intento di umanizzare quanto di algido e metallico rimane negli attrezzi, che nei suoi quadri vibrano in realtà delle sensazioni, delle traiettorie di palla, dell’esultante trepidazione per un risultato, con l’obiettivo in lui costante – seppur forse soltanto inconsciamente intuito - di ricercare ancora una volta il sentimento profondo che permea il suo estroverso e vitalistico umanesimo.

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In questa nuova avventura pittorica definita “Golf Art“ il maestro re-introduce la sua grafica precisa come una miniatura ed un paesaggismo, proprio dell’Umbria natia, fatto di meticolosa naiveté che fu già proprio di un’altra sua stagione creativa. Si chiude dunque così nuovamente il cerchio di un’evoluzione artistica ed umana intessuta di dolcezza e poesia, di forza e sensualita, dell’ inquietudine che sempre muove il pennello di un autentico artista. e che rende inimitabile, perché così profondamente concepita, l’opera di Alfredo Pieramati. La collezione Golf Art verrà presentata in anteprima in occasione del Best Western Pro Week 2009 al Golf Club Margara, dal 5 al 10 aprile, e seguirà l’edizione 2009 del Keyco Golf Cup, con esposizioni in tutti i circoli in cui si giocheranno le sette tappe del prestigioso circuito. prof .Giancarlo Telloli

18 aprile maggio Life club

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L’Arte

concreto investimento alternativo

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ntrodurre il mercato dell’arte significa trattare una realtà a sè stante: il valore complessivo del mercato delle compravendite italiane di beni artistici da ricerche condotte dal “Laboratorio sul commercio dei beni artistici “ si aggira intorno ai 400 milioni di euro. Dalla recente ricerca realizzata dall’IPSO, l’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione, del prof. Renato Mannhaimer, sono emerse oggettive particolarità. Sono dunque il 10% della popolazione gli italiani che vorrebbero acquistare un’opera d’arte, mentre il 29% della popolazione che vorrebbe comprare un’opera d’arte lo farebbe come forma di investimento. Mannhaimer stima in 9 milioni gli italiani interessati oggi all’arte contempo-

ranea. Di fronte alla crisi globalizzata dei mercati finanziari ed all’incertezza generata, l’opera d’arte può certamente rappresentare un buon investimento. Mai come in questo momento, si vedano le aste di Christies’s a Parigi in Febbraio e Sothersby’s a Londra, l’arte gioca il ruolo di bene rifugio, 374 milioni di euro le vendite a Parigi e 145 milioni a Londra. Da questo punto di vista il nostro paese con la famiglia Medici è stato precursore, infatti, storicamente nell’intendere l’opera d’arte come investimento ha avuto una tradizione unica al mondo. Oggi, tuttavia, i dati confermano che la tendenza sia molto più marcata in paesi quali Francia, Germania, Giappone e USA.


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L’Arte

magazzino di valore

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olo in tempi recenti sta crescendo l’interesse diffuso per l’arte come investimento alternativo a quello tradizionale dei mercati finanziari, oggi in profonda crisi. La causa tecnica della particolarità dell’investimento in arte è che non da rendite immediate quali cedole o dividenti, ma si esprime attraverso la rivalutazione nel tempo. Anche l’investimento in arte, se pur nella sua particolarità, ha dimostrato di essere fortemente remunerativo. Molte volte è soprattutto merito dell’attenta gestione dell’investimento da parte dell’”art advisor”. Basti pensare alle rendite derivanti dai diritti espositivi ottenuti dal noleggio delle opere in mostre itineranti. Dai dirit-

ti di pubblicazione e riproduzione a fini editoriali o dalle concessioni di licenze d’uso per merchandising correlati alle mostre. Significativo è il caso “Van Gogh”, in vita non vendette neanche un’opera, sebbene suo fratello Theo fosse un mercante d’arte, ma oggi è tra gli artisti più quotati di tutti i tempi. L’unicità del gesto artistico e la sublimazione sanciscono il valore immortale di questi oggetti irripetibili. Comprendere subito la potenzialità artistica di un’opera è quanto di più prezioso si possa fare oggi sul mercato. Chiaro allora il motivo della crescita esponenziale degli acquisti di opere d’arte contemporanea come investimento alternativo al “bear market”. Fabrizio Rosboch

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economia

Energia &

Ambiente


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l forte rialzo del prezzo del petrolio ce l’ha ricordato: il pianeta non potrà sfuggire a una rivoluzione energetica, sempre più prossima. Le potenze industriali ed i paesi emergenti si apprestano ad affrontare una storica sfida mirata a combinare in un’unica soluzione sicurezza, costi abbordabili e protezione per l’ambiente. Il 2008 non è stato soltanto l’anno della crisi finanziaria più importante dopo quella che nel 1929 portò sul lastrico gli Stati Uniti, ma anche il momento in cui il petrolio ha raggiunto il suo più alto picco storico. All’inizio dell’estate il greggio toccava 147 dollari al barile, scatenando il panico nei mercati mondiali. Questo straordinario rialzo ci ha posto di fronte a una realtà che tutto il mondo tentava di ignorare: il petrolio è una risorsa ormai alla fine e l’ultima goccia, con ogni probabilità, verrà estratta prima della fine di questo secolo. L’insieme delle energie fossili, gas, petrolio e carbone, non potrà quindi più essere sufficiente alle esigenze dell’umanità. Soprattutto alla luce del fatto che i Paesi emergenti sono sempre più assetati di energia. Cosa accadrebbe se i Cinesi non avessero più, come oggi, 36 auto per mille abitanti, ma 600, come gli europei? Consumerebbero tanto carburante quanto l’attuale produzione di tutto il Medio Oriente! Fino almeno al 2030, le energie fossili rappresenteranno il 75% delle risorse disponibili. Una situazione inquietante...senza poi considerare il fatto che la maggioranza di questi giacimenti si trovano in Paesi dal-

la delicata e instabile situazione geopolitica, vedi Russia e Medio Oriente. I recenti dissapori tra Russia e Ucraina hanno fatto paventare l’incubo di un inverno al freddo per i popoli europei. Le scaramucce politiche si fanno così spada di Damocle per i Paesi importatori. La prospettiva è la corsa al nucleare, che tuttavia pone i serissimi problemi legati al rischio di proliferazione e alla non risolta questione dello


economia smaltimento delle scorie. La pista da esplorare è dunque quella delle energie rinnovabili. Certo, il loro apporto non raggiungerà la percentuale delle energie fossili, ma sarà comunque un appoggio importante e le nuove tecnologie fanno sperare in uno sviluppo e in una ottimizzazione di queste risorse. Proprio questo sviluppo esigerà in ogni caso investimenti ingentissimi. Rimane quindi un gran punto interrogativo l’atteggiamento deliberato dell’Italia di non favorire la ricerca sulle energie “verdi” e di ignorare, o quantomeno di considerare con superficialità, le proposte di Bruxelles in questo ambito. Se ora ci si può ancora permettere di discutere sul tema, tra una manciata di anni non sarà più possibile. Ci sarà l’azione, e basta, essendo quella del puntare sul “verde”, l’unica opzione possibile. C’è da augurarsi che da politica necessaria non si trasformi in emergenza con una serie di azioni scoordinate e uno spreco di investimenti a cui l’Italia purtroppo non è nuova. Investire nelle energie verdi potrebbe essere per il nostro Paese, naturalmente piuttosto favorito (abbondanza di risorse idriche e solari), una strategia per aumentare il PIL nazionale, una possibilità di esportare know how e un modello per il resto d’Europa. È un’opportunità che i governanti sbagliano a lasciarsi sfuggire. Speriamo non sia detta l’ultima parola.

Richard Yann Tosken

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real life

Bagnini a quattro zampe


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ncitato dagli istruttori, il bel Terranova si tuffa dalla vedetta della Guardia Costiera. In tempo record raggiunge gli operatori che si fingono in difficoltà in acqua. Docilmente, Alyssa si avvicina all’istruttrice, stringe fra i denti la cinghia di sicurezza che lei porge e spinge determinata verso l’imbarcazione; la “finta naufraga” ha tempo di soccorrere l’altra persona. Due potenziali vittime del mare sono così salvate grazie all’intervento canino. E’una scena che si è ripetuta più volte sulle spiagge e sulle coste italiane da quando è nata la Scuola Italiana Cani Salvataggio, la più grande organizzazione nazionale dedicata alla preparazione dei cani e dei loro conduttori, le cosiddette Unità Cinofile, addestrati al salvataggio nautico. “Più conosco gli uomini, più amo i cani”. Probabilmente Nicolas De Chamfort

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pensò questo quando quella Rivoluzione Francese in cui aveva tanto creduto, sfociò nel delirio del Terrore. Ciò che è vero è che probabilmente, e qui attingo a un altra osservazione sfuggita da qualche pagina letta chissà dove, il cane è un essere che ama più il proprio padrone che se stesso. Un esempio di dedizione al prossimo conferita per capriccio di natura. Che non finiremo mai di ringraziare. Ferruccio Pilenga è un padrone che ama i cani almeno quanto questi amano lui. La storia della Scuola vede il suo esordio nel 1989 proprio grazie all’iniziativa e alla determinazione di Ferruccio. Il 1989, come tutti ricordano fu un anno denso di avvenimenti internazionali. E in mezzo a quel clamore e a tutti quei fermoimmagine destinati alla storia, un piccolo grande evento viveva silenziosamente il suo esordio in Italia: la creazione di una scuola per “cani-bagnino”. Pilenga è tuttora leader della SICS, Scuola Italiana Cani Salvataggio, che nel frattempo si è


real life con l’acqua. Queste le condizioni di base, dopodiché l’addestramento graduale permetterà performance via via migliori. I corsi prevedono “lezioni” a terra e in acqua, con esercizi via via più impegnativi, dove tuttavia deve permanere un contesto giocoso e soft, in modo da non traumatizzare l’animale. Se al cane è richiesto impegno, non meno ne è richiesto al padrone, che maturerà l’intesa col proprio cucciolo e lavorerà in sinergia con lui al fine di creare un’unità di soccorso il più possibile efficiente. C’è da augurarsi che l’iniziativa abbia ancora più successo e che i numerosissimi incidenti che in ogni stagione estiva accadono in mare possano essere sventati sempre più dai nostri amici a quattro zampe. Qualcuno ha osservato che il progetto di Ferruccio Pilenga è stato coraggioso e un e po’ folle. RisponLa SICS organizza, unica in Italia, corsi per istruttori, al fine derei con un’altra frase di trasmettere ad altri le esperienze e la professionalità ragdi Nicolas De Chamfort: giunta in tutti questi anni di lavoro insieme ai cani rilasciando “le passioni fanno vivere ogni anno, su esame, il Brevetto di Salvataggio S.I.C.S. riconol’uomo, la saggezza lo sciuto dal Ministero Trasporti e Navigazione al fine del servizio fa soltanto esistere più a di salvataggio, in accordo con il comando Generale delle Calungo”. pitanerie di Porto - MARICOGECAP. La Scuola Italiana Cani Eva Morletto ingrandita e ha sedi sparse in tutta la penisola. Il compagno d’avventure di Ferruccio fin dagli inizi è il Terranova Mas. L’impresa comincia e l’ausilio dei cani nelle operazioni di soccorso in acqua viene sperimentato sulle motovedette e sugli elicotteri. Per capire l’importanza del contributo delle unità cinofile al successo delle operazioni di salvataggio, può essere efficace elencare qualche cifra: un cane ben addestrato, di stazza superiore ai trenta chili può arrivare a trainare un’imbarcazione con trenta persone a bordo e può resistere nuotando senza fermarsi per due chilometri. A sentire Pilenga, non sono poi molti i requisiti richiesti a un cane per far parte di un’équipe di soccorso. Una buona stazza (i famosi 30 kg), una bella intesa col proprio padrone e un buon rapporto

Salvataggio è l’unica struttura a livello europeo ad organizzare annualmente corsi di Elisoccorso per Cani da Salvataggio e collaborare regolarmente nel corso di svariate esercitazioni con tutti i nuclei di soccorso. Per informazioni più dettagliate (e magari per informarvi su come far partecipare il vostro Fido al progetto)è possibile visitare il sito www.canisalvataggio.it. Splendide e suggestive immagini vi daranno l’idea di quanto realizzato finora.

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racing

NUOVI SPECCHIETTI RETROVISORII CON UNICA APPENDICE AERODINAMICA CONSENTITA

ALETTONI ANTERIIORI PIU’ E LARGHI E BASSI CON FLAP REGOLABILI DALL’ABITACOLO

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o, non è un giovane pilota ancora sconosciuto, ma l’acronimo di Kinetic Energy Recovery System, il nome che la FIA ha dato al sitema ibrido per le “F.1” che recuperando energia cinetica in frenata darà la possibilità in rettilineo di avere 81 cv in più che agevoleranno i sorpassi, un po’ come avviene in alcuni videogiochi. Magneti Marelli, azienda leader nel settore automotive, ha sviluppato per Ferrari ed altre scuderie un sistema basato su batterie al litio e un motore-generatore elettrico. Oltre a migliorare le prestazioni velocistiche (si parla di circa mezzo secondo in meno nei rettilinei), il KERS messo a punto dall’azienda milanese dovrebbe ridurre i consumi di circa 4-5 litri ogni gara. L’esperienza in Formula 1 avrà sicuramente un ritorno tecnologico nella produzione

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Nel 2009 vincerà KERS ALETTONE POSTERIORE PIU’ALTO E STRETTO PER ELIMINARE SCIE E FLUSSI AERODINAMICI

NUOVI SCARICHI CON ELIMINAZIONE DI TUTTI I PROFILI AERODINAMICI DELLA PASSATA STAGIONE

SARA’ POSSIBILE ADOTTARE NUOVAMENTE I PNEUMATICI SLIK

ADOZIONE ACCUMULATORI ELETRICI E KERS

di automobili ibride di serie sempre più efficenti. Invece la William e la Flybrid hanno sviluppato dei KERS utilizzando un volano all’interno di un carter sottovuoto (per evitare gli attriti) collegato alla trasmissione tramite un cambio CVT. Il sistema a batterie, pur essendo più pesante del sistema a volano, risulta meno ingombrante e con maggiori potenzialità, frenate attualmente solo dal regolamento. Al momento BMW, con un proprio sistema a batterie, sembrerebbe più avanti con lo sviluppo,nonostante qualche incidente di percorso come la scossa a luglio presa da un meccanico. Nel corso della stagione vedremo quale sistema darà maggiori vantaggi e soprattutto chi avrà da subito l’affidabilità.


Il teatro della Formula 1 tra registi e attori

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errebbe da pensare subito ai piloti e alle automobili, come unici attori protagonisti di un’avvincente opera teatrale, ma essi sono la virtuosa espressione di un sistema fatto di ingegneri che lavorano dietro le quinte e di manager “registi” che con grandi intuizioni hanno saputo costruire con passione grandi vittorie. È inevitabile, per esempio, citare Luca di Montezemolo che dalla fine del ’91 entrò al timone di una Ferrari in condizioni disastrose e ne incominciò una ristrutturazione. Primo punto cardine fu la scelta di Jean Todt come direttore tecnico. Successivamente, come ormai impresso nella storia dell’automobilismo, arrivò Michael Schumacher che dopo alcuni anni di risalita conquistò una serie di mondiali indimenticabili consoli-

dando l’immagine Ferrari nelle corse. Briatore, nome che “echeggia” nella famosa discoteca sarda, ma che soprattutto suona dagli scarichi delle Renault. È lui, talent scout del buon Shumi, che a fasi alterne ha saputo creare una concorrenza alternativa al binomio Ferrari-McLaren. Con il suo pupillo Alonso ha saputo interrompere un dominio rosso da sogno, che forse solo ai tifosi Ferrari non aveva portato una certa dose di noia. Intendiamoci, quando si apre il sipario, sulla pista è il pilota che guida e forse vorremmo che i regolamenti dessero più spazio alla prestazione pura, con meno regole e strategie, garantendo, come da quando esistono le corse, maggiore spettacolarità che fortunatamente possiamo ancora gustare appieno nelle serie minori.

CALENDARIO F1 2009 Australia - 29 Marzo Malesia - 5 Aprile Cina - 19 Aprile Bahrain - 26 Aprile Spagna - 10 Maggio Monaco - 24 Maggio Turchia - 7 Giugno Gran Bretagna - 21 Giugno Francia - 28 Giugno Germania - 12 Luglio Ungheria - 26 Luglio Europa (Valencia) - 23 Agosto Belgio - 30 Agosto Italia - 13 Settembre Singapore - 27 Settembre Giappone - 14 Ottobre Brasile - 18 Ottobre Abu Dhabi - 1 Novembre

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Formula 3 Italia

La scuola per i campioni

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on l’impegno triennale della Fiat Powertrain Technologies per la fornitura esclusiva dei motori delle monoposto, il campionato italiano della Formula 3 ha consolidato il ruolo di questa categoria come iniziatrice di giovani talenti. I motori, opportunamente modificati per l’impiego sulle monoposto, derivano dal motore realizzato per il ritorno dell’Abarth nei rally con la Grande Punto Super2000, di cilindrata di 1.995 cc, 220 CV di potenza a 7.000 g/min; coppia max di 236 Nm a 5.750 g/min. I telai sono, come da sempre i Dallara, ma dal 2008 nella nuova versione F308 con omologazione 2008-2010. Tutte le tappe del campionato, che saranno trasmesse in diretta TV sul canale satellitare Nuvolari (SKY 218), si svolgeranno in due gare della durata di 23 minuti + 1 giro. I primi tre classificati del Campionato Italiano di Formula 3 hanno l’occasione di partecipare ad una giornata completa di test con la Scuderia Ferrari Formula Uno. Bortolotti, vincitore del 2008, in questo test ha addirittura fatto registrare il nuovo record della pista di Fiorano, il ché sicuramente aiuterà ad accendere i riflettori su questa categoria molto avvincente.

Campionato Italiano GT Gentlemen al volante

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l 27 Marzo a Vallelunga hanno acceso i potenti motori le affascinanti protagoniste del Campionato Italiano GT: Ferrari, Porsche, Lamborghini, Aston Martin e Dodge guidate da giovani piloti e uomini dall’indubbia esperienza si contenderanno il titolo di GT2 e GT3. L’alta partecipazione dello scorso anno (addirittura 39 vetture schierate a Monza all’esordio), e l’alto livello tecnico impiegato, hanno suggerito di non modificare i regolamenti, se non un eventuale sdoppiamento delle gare tra GT2 e GT3. Nella GT2 nella scorsa stagione la battaglia tra le Ferrari F430 e le Porsche 997 non ha deluso. Dopo un primo inizio di campionato in salita, l’equipaggio di Lancieri e Busnelli su F430 ha guadagnato il titolo di categoria. Straordinario dominio invece nella GT3 per la coppia Piccini – Grassotto su Lamborghini Gallardo. CALENDARIO 2009 GT 27 marzo - Vallelunga (Roma) 7 giugno - Magione (Perugia) 21 Giugno - Mugello1 (Firenze) 19 Luglio - Misano (Rimini)

6 Settembre - Imola (Bologna) 27 Settembre - Mugello2 (FI) 18 Ottobre - Monza (Milano)

CALENDARIO 2009 F3 Italia 10 Maggio Adria (RO) 7 Giugno Magione (PG) 21 Giugno Mugello (FI) 19 Luglio Misano (RN) 2 Agosto Varano (PR) 6 Settembre Imola (BO) 20 Settembre Vallelunga (RM) 18 Ottobre Monza (MI)

Francesco Mini

racing


R A C I N G   E X P E R I E N C E

“È proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante” Paulo Coelho da spettatore a protagonista con:

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Ecological concept A Detroit, l’avvento delle auto ibride

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l futuro è oggi. Si potrebbe identificare con questo slogan il salone dell’auto di Detroit, andato in scena dal 16 al 25 gennaio. Un salone dominato dallo scenario contingente della crisi industriale americana, tangibile soprattutto nel settore automobilistico. Ci si attendevano risposte valide dai grandi colossi a stelle e strisce General Motors, Ford e Chrysler. Così è stato. L’edizione 2009 dell’evento di Detroit è stato dominato da prototipi, concept cars e nuovi modelli in produzione a propulsione “ecologica”. Auto elettriche, a idrogeno, ibride. Tutte le case automobilistiche presenti al salone hanno mostrato quali potrebbero (e in molti casi saranno) i modelli in catalogo a partire dal 2010. Ironia della sorte, questo florilegio di progetti innovativi studiati nell’ottica del risparmio energetico e dell’utilizzo di fonti alternative al petrolio, è giunto in un momento in cui il mercato americano è tornato a richiedere Suv e Pick up, con la benzina che ai distributori è scesa da 4 a 2 dollari al gallone. Un riflusso momentaneo o una tendenza che si potrebbe stabilizzare? Difficile a dirsi, certo è che le case produttrici ormai hanno imboccato nuove strade. Come la Chevrolet, che proprio a Detroit ha presentato la sua auto elettrica, denominata in modo non troppo originale “Volt”, che sarà in vendita dal 2010. Non una concept car, ma una vettura che presto sarà negli showroom statunitensi e che promette costi di esercizio ridottissimi: un euro per un pieno. E’ quanto dovrebbe costare in termini di energia elettrica la ricarica della batteria, attraverso il collegamento ad una normale presa di corrente a 220 V. Tempo di ricarica, meno di tre ore, o ancora meno qualora la batteria non sia completamente

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scarica. In un anno di onorato servizio, secondo i calcoli effettuati dai progettisti della General Motors, la vettura consumerà meno energia di quella necessaria ad alimentare un frigorifero. Se a questo aggiungiamo che quando l’auto funziona a batteria le emissioni inquinanti sono nulle anche la nostra coscienza ecologica, oltre al portafogli, gioisce. L’autonomia con il solo motore elettrico non è granché, solo 64 km, ma la Volt è dotata di una doppia alimentazione a benzina o etanolo, sufficiente per mettere in funzione il motore elettrico e a ricaricare la batteria mentre la vettura è in marcia. E ancora non è finita perché la Chevrolet Volt è una berlina a quattro posti esteticamente piacevole e con gli interni molto curati, capace di offrire prestazioni di tutto rispetto. Il motore elettrico della vettura eroga infatti l’equivalente (rispetto al motore termico tradizionale) di 150 Cv, con una coppia istantanea (ovvero disponibile come si “pigia” sul gas) di 370 Nm e una velocità massima di oltre 160 km/h. L’opera è completata

dall’assenza di emissioni acustiche del motore che unita a una speciale insonorizzazione, rende la guida della vettura decisamente piacevole. Certo, non è da consigliare all’automobilista che si entusiasma nel sentire il rombo del proprio motore! La Volt non è comunque che una fra le vetture elettriche presentate. Anche la Cadillac ha mostrato il suo modello innovativo, la Converj, che però, a differenza della vettura Chevrolet, è ancora allo stadio di concept car. Si tratta di una coupé a due posti più due, dalla linea innovativa molto compatta e aggressiva (lunghezza 4.620 mm), spinta dal sistema elettrico Voltec che dovrebbe consentire un’autonomia di oltre 60 chilometri con la sola propulsione a batterie e alcune centinaia con il motore a benzina che ricarica gli accumulatori. Il sistema Voltec è costituito infatti da un motore elettrico da 120 kW e 370 Nm, alimentato da un pacco batterie a “T” integrato nel telaio, formato da 220 celle ione-litio, il tutto coadiuvato da un classico quattro cilindri a benzi-


auto na che si limita a ricaricare automaticamente le batterie quando queste scendono sotto una soglia minima di energia. La velocità massima raggiungibile è di 161 km/h. Per la ricarica completa attraverso una presa elettrica sono invece necessarie meno di 3 ore da rete a 240V e circa 8 a 120V. Nel complesso, quindi, prestazioni simili a quelle della Volt. La Chrysler, a differenza di Chevrolet e Cadillac, oltre a presentare modelli totalmente nuovi, ha rinnovato la propria gamma di modelli in produzione con i propulsori elettrici. A partire dal 2010 saranno in vendita le jeep Wrangler e Patriot, la Dodge Circuit, il Town&Country (l’equivalente negli States del Voyager) e, probabilmente, la 200C, una berlina sportiva ibrida, con motore elettrico e a benzina. E sempre in tema di ibride, le case produttrici giapponesi raddoppiano. Alla Toyota Prius, della quale a Detroit è stata presentata la terza evoluzione, ora si affianca la Honda Insight, che sarà anche la prima fra le novità di Detroit ad essere commercializzata. Si tratta di una monovolume dall’aspetto gradevole, che miscela nella linea elementi che richiamano la rivale Prius ad altri che si rifanno alla “reginetta” di casa, la Civic. Un elemento essenziale della vettura è il sistema IMA di Honda (Integrated Motor Assist), che abbina un motore elettrico a un motore a benzina avanzato ed efficiente, con livello di emissioni ridotte. Questo innovativo propulsore garantisce un abbassamento delle emissioni di CO2 e NOx e permette di ottenere prestazioni circa rumorosità, vibrazione e

ruvidità, eccezionali. Così come Civic Hybrid, la nuova vettura sarà costruita presso lo stabilimento di Suzuka in Giappone, che recentemente ha visto l’ampliamento della linea di produzione dei motori ibridi. Insight rappresenterà la prima parte della nuova strategia ibrida di Honda, la quale prevede la realizzazione di un modello ibrido ulteriormente dedicato, derivato dal prototipo CR-Z e da una versione ibrida di Jazz. Insight Concept è il risultato di venti anni di ricerca e sviluppo nel campo dei motori ibridi elettrici e a benzina e utilizzerà la stessa unità montata sulla Civic ibrida, un propulsore 1.3 litri 4 cilindri a benzina i-Vtec da 88 cavalli, abbinato ovviamente ad un’unità elettrica, il tutto gestito da un cambio automatico a controllo elettronico. Sarà commercializzata in Europa, Giappone e Nordamerica nella prima metà del 2009. Ci vorrà invece più pazienza prima di poter ammirare le vetture ibride o totalmente elettriche di Bmw e Mercedes. E proprio la casa di Stoccarda ha mostrato alcuni interessanti modelli a cui potrebbero ispirarsi stilisticamente le nuove serie A e B previste per il 2011. Marco Mussini

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vanity

I love shopping!

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on c’è mai una seconda opportunità per fare una prima buona impressione. Parole sante. Quante volte ci è capitato di giudicare una persona basandoci esclusivamente sul primo colpo d’occhio? Ogni volta che entriamo in contatto con qualcuno, si attiva immediatamente quel processo innato che ci porta ad esprimere giudizi positivi basandoci su una dinamica di ragionamento ipercollaudata, ed una volta costruita la nostra opinione è difficile attivare il processo inverso. Uno studio del National Research Council del Canada ha scoperto che la prima impressione ha un effetto misurabile e che l’aspetto influenza la percezione degli altri anche in merito a successo personale, autorità, affidabilità ed intelligenza. Forse non era necessaria tanta dotta ricerca. Nel corso della vita ce ne siamo accorti da soli. L’uomo stabilisce con la propria immagine un rapporto spesso ambiguo, conflittuale, domandandosi spesso se sia in grado di padroneggiarla o se sia dominato dall’ossessione per il proprio aspetto, dai propri complessi, da un io che non ci soddisfa, e anziché cercare la ragione di questo disagio incolpiamo i nostri

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autentici o presunti difetti fisici. Le caratteristiche fisiche sono tuttavia ben poco rilevanti di fronte alla superiorità conferita dal possesso dei segreti dell’immagine, dalla sicurezza in se stessi che questo ci procurerà e dall’allure che saremo in grado di sfoggiare. I segreti dell’immagine si possono acquisire. Basta un buon trainer.

L’IMMAGINE COME PROFESSIONE Un’accurata selezione di abiti e accessori può correggere i messaggi errati inviati al prossimo dal nostro aspetto esteriore ed aiutare ad esprimere l’autenticità di ognuno di noi, contribuendo a proiettare un’immagine coerente di se stessi che dimostri equilibrio, personalità e il nostro potenziale charme. Qui entrano in scena i professionisti del settore, consulenti ed esperti di immagine, moda e bon ton che permettono di valorizzare il proprio aspetto personale e professionale, permettendoci così di raggiungere più agevolmente i nostri obiettivi. Il panorama attuale degli operatori del sistema moda offre una vasta gamma di professioni articolate e legate al connubio tra arte, cultura, stile e trend. Abbiamo così lo stylist, il personal shopper e infine il consulente d’immagine. Queste figure professionali talvolta vengono erroneamente confuse, ma svolgono compiti diversi e si rivolgono ad una clientela ben differenziata. Senza dimenticare in ogni caso che una forte carica creativa, passione e dedizione sono e rimangono le caratteristiche comuni che uniscono questi professionisti. Andiamo un po’ più nel dettaglio. Gli stylist sono i creatori del gusto. Oggi sono considerati autentici segugi dello stile, il che si traduce in interessanti battute di caccia fra negozi e mercatini, alla disperata ricerca di quella particolare cintura o di quel determinato cappellino in grado di completare e sublimare le creazioni degli stilisti. Parola d’ordine di questa categoria di professionisti è: lavoro di team. Nessuna fotografia, sfilata, pubblicità, o film viene prodotto e realizzato da un singo-

lo individuo. In base al tipo di lavoro da svolgere, lo stylist si avvale di un pool di professionisti tra cui fotografi, modelle, make up artist e coiffeurs. Quello del personal shopper è un profilo professionale ancora poco diffuso in Italia, ma sempre meno raro nelle grandi città come Milano, Roma, Torino o Firenze. È colui che è in grado di organizzare un tour della città alla scoperta dei suoi segreti e a caccia degli acquisti migliori, ottimizzando il tempo ed il budget a disposizione del cliente. Il personal shopper possiede una perfetta conoscenza della città in cui si muove: i locali e i ristoranti migliori, i migliori parrucchieri, i centri benessere alla moda, gli show room più esclusivi, le botteghe artigiane dove acquistare pezzi unici e prodotti realizzati a mano, mercatini, outlet o negozi di antiquariato. La clientela è solitamente rappresentata da businessman (or women!) in carriera o persone comunque vicine al mondo della moda e dello spettacolo, normal-

“Oggi la figura del consulente di Immagine sta raggiungendo la stessa notorietà dell’interior designer”

Margherita Perico, AICI FLC Presidente di Margherita Perico Image Consulting, possiede un’esperienza decennale nel campo della comunicazione e del marketing, maturata in aziende, agenzie di comunicazione e pubbliche relazioni leader nei settori dell’informatica, della moda e della discografia, in Italia e all’estero. Margherita è oggi la prima e unica consulente di immagine italiana certificata dall’Association of Image Consultants International (AICI). È una docente dell’Accademia del Lusso di Milano ed è stata ospite di alcuni programmi televisivi come opinion leader. Dal 2009 è la consulente di immagine ufficiale di Keyco, società per cui, insieme ad altri collaboratori, propone corsi di formazione e servizi rivolti ad aziende e privati, nell’ambito della comunicazione, marketing e consulenza di immagine. Per informazioni: formazione@keyco.org; Tel. 0124.470553 A partire dal n°28, Margherita curerà una nuova rubrica “Glamour & Style” all’interno di Life Club, in cui darà consigli “su misura” per apparire sempre perfetti in ogni occasione! Potete inviare le vostre richieste di suggerimenti alla nostra redazione: segreteria@lifeclubmagazine.com


vanity mente con poco tempo a disposizione, o infine da turisti stranieri che desiderino andare a colpo sicuro acquistando nei negozi migliori. Il consulente di Immagine è colui che opera nel mondo della comunicazione verbale, non-verbale e dell’abbigliamento, fornendo consigli a individui e aziende sull’immagine personale, etichetta, comportamento e comunicazione attraverso consulenze individuali, lezioni, presentazioni e seminari. Oggi la figura del consulente di Immagine sta raggiungendo la stessa notorietà dell’interior designer: chiunque voglia migliorare la propria immagine e sentirsi all’altezza delle situazioni, può rivolgersi a questo professionista potenziando le possibilità di successo. L’assistenza ai proprio clienti durante tutte le varie fasi del processo di cambiamento è una costante e una garanzia che porterà in tappe graduali al raggiungimento dell’immagine auspicata. Un’ottima terapia per la propria autostima! Alla base dei servizi offerti c’è uno studio preliminare delle reali esigenze di ciascuno. Durante il primo incontro si raccolgono le informazioni per delineare il profilo professionale: un’intervista dettagliata e degli scatti fotografici consentiranno di formulare un programma su misura. Ad avvantaggiarsi di questo servizio sono numerosi attori, top manager, artisti, rappresentanti di governo, P.R., giornalisti, atleti, ma anche società che vogliano trasmettere una precisa immagine della propria azienda, finalizzata ai profitti: banche, servizi clienti, promotori finanziari, hotel di lusso, studi legali, agenzie di pubbliche relazioni e pubblicitarie. Due i nomi di riferimento in questo campo: AICI (www.aici.org) e TFIC (www.tfic.org.uk). Ognuna di queste società organizza eventi, seminari, teleconferenze, oltre ad un meeting annuale al quale possono partecipare anche gli studenti ed i professionisti non regolarmente iscritti. Offrono un programma di certificazione che consente di ottenere un riconoscimento professionale valido a livello internazionale. Lucia Glaudo

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Piacenza Cashmere Un’eleganza soft...

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n un’atmosfera che racconta, quasi come se fosse un viaggio, il percorso dell’Azienda nella sua storia, tradizione e qualità di sempre ecco una collezione che, arricchita dal “Progetto Piacenza Cashmere”, fa viaggiare la fantasia di chi la indossa. Borse da viaggio, accessori, pantaloni e maglieria per uno stile dedicato a chi ama viaggiare. Sport-chic: dal puro cashmere al puro cotone, l’eleganza senza tempo dei pull Piacenza Cashmere. La comoda felpa in cashmere lavorato a “maglia inglese”

moda


con inserti in rasato (Finezza 12 gauge). I pull fantasia nel leggero jacquard “sale e pepe” (Finezza 12 gauge) nei colori dell’arcobaleno illuminati dai profili in bianco ottico. I basici e le impalpabili polo (Finezza 18 gauge) in cotone da mixare al bomber double dalla mano evanescente. Le maglie in puro cotone a coste piatte (Finezza 12 gauge) tagliate come una T-shirt. La mini treccia intarsio (Finezza 12 gauge) dal sapore retrò come il bomber in cotone (Finezza 7 gauge) a più fili con tasche calate dalla doppia apertura. Le righe “marinière” da sovrapporre alle T-shirt calate e super sottili (Yuma

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moda Finezza 18 gauge). Colori allegri e luminosi per un look fresco, classico e nello stesso tempo moderno nei volumi leggermente asciugati anche per il tagliato. Polo e camicie dai dettagli in tessuto navetta. Finissaggi esclusivi (placcato), ricerca accurata dei tessuti jersey (piquet e cotoni elasticizzati). Comfort e libertà di movimento: le maglie ideali da portare nel tempo libero; dall’aria tipicamente vacanziera anche le sacche in cotone e pelle. Momenti di un “Progetto” per uno stile che sempre più si orienta al “Modo di vestire Piacenza Cashmere”.

Sede: F.lli Piacenza Spa, Regione Cisi, 13814 Pollone (Bi) Telefono: 015.6191733 Fax: 015.6191735 Sito: www.piacenza1733.it Showroom: via Pallavicino, 29 – 20145 Milano

L

ife club 18 aprile maggio Life club

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KEYCO 300 yards - Keyco Golf Art Collection

GOLF CUP 2009

Sabato 25 aprile 2009 Golf Club Castelconturbia Via Castelconturbia, 10 Agrate Conturbia (No) Sabato 9 maggio 2009 Golf Club Carimate Via Airoldi, 2 Carimate (Co) Sabato 13 giugno 2009 Golf Club Versilia Via Della Sipe, 100 Pietrasanta (Lu) Domenica 12 luglio 2009 Golf Club Rapallo Via Mameli 377 Rapallo (Ge) Sabato 5 settembre 2009 Golf Club Villa Carolina Loc. Carolina, 31 Capriata d'Orba (Al) Sabato 19 settembre 2009 Golf Club Bergamo “L’Albenza” Via Longoni, 12 Almenno S. Bartolomeo (BG) Domenica 18 ottobre 2009 Golf Club Margara Via Tenuta Margara 15043 - Fubine (AL)

Formula di gioco 18 buche stableford giocate secondo le regole del Royal and Ancient Golf Club of St. Andrews. Tre Categorie. Saranno premiati i primi 3 risultati netti di ogni categoria, primo lordo, primo senior, prima lady, nearest to the pin e driving contest. Le iscrizioni dovranno pervenire alle rispettive segreterie dei circoli ospitanti gli eventi entro le ore 12.00 del venerdì precedente la gara.

Per informazioni:  www.keyco.org - info@keyco.org


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Bon appétit FERRERO Rondnoir. Questa nuova e raffinata specialità Ferrero è composta da un wafer ricoperto da una croccante granella con puro cioccolato fondente, ha un ripieno cremoso al cacao e al centro una vera e propria perla al dark chocolate. www.rondnoir.it

KUSMI TEA Fragola Ghiacciata. Mix di un the verde cinese sencha ed aromi di fragola, questo the è particolarmente apprezzato d’estate. La presentazione in sacchetti da 8 gr. consente di realizzare facilmente un delizioso the ghiacciato. www.kusmitea.com

PERRIER-JOUËT Belle Epoque Millesimato 1999. Assemblage: 55% Chardonnay, 45% Pinot Noir. Potenza, rotondità e persistenza distinguono ugualmente questo vino elegante e raffinato. www.perrier-jouet.com


EISMANN

Cioccolatini: deliziose praline di autentico cioccolato belga di qualità superiore in ben 18 gusti assortiti, ognuno una piccola grande emozione! www.eismann.it

FRATELLI CARLI

Filetti di acciuga Carli. Le acciughe in salamoia sono lavorate solo con metodi artigianali, accuratamente lavate, dissalate e pulite, vengono inscatolate una ad una da mani esperte e ricoperte di ottimo olio di oliva. www.oliocarli.it

LA MONDIANESE

Vino rosso dall’intenso profumo con sentore di rosa, ciclamino e con una nota orientale che ricorda l’incenso, ottimo abbinato al tartufo, antipasti caldi e primi a base di formaggio. www.lamondianese.com

PARMIGIANO REGGIANO

È la combinazione tra natura, lavorazione artigianale e lunga maturazione che affina le caratteristiche di questo parmigiano e lo rende straordinariamente digeribile. www.parmigiano-reggiano.it


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Per chi desidera rendere ancora più speciale, anche a casa, il rito quotidiano del caffè, Lavazza ha creato le Spumine® Lavazza Le Voglie, soffici e golose, dalla consistenza leggera e vellutata, disponibili nei gusti Latte, Nocciola, Cioccolato e Vaniglia. www.lavazza.it

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Caviar De Venise. Questa azienda leader mondiale per la produzione di caviale proveniente da Storioni Bianchi, è riuscita a selezionare una nuova tipologia di caviale ottenuto da un incrocio tra lo Storione Siberiano e lo Storione Cobice. www.caviardevenise.com

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Maturato e affinato in caratelli di rovere fino a completa maturazione, il Dagoberthus è un elegante vino da bersi anche da solo, per imparare a conoscerne l’enigmatica personalità, oppure da accompagnarsi con formaggi stagionati, servito alla temperatura di 12°C www.colsandago.it

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IL LUSSO SI VEDE LEGGERMENTE E SI VIVE INTENSAMENTE

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Irian

international corner

l’ultima contrada vergine

Jaya

T

erre lontane ed esotiche, un’altro mondo? Indietro nel tempo? O forse avanti nel tempo, in relazione a cosa intendiamo con ciò che ormai da noi è pane quotidiano, il progresso come concetto di sviluppo sul lungo periodo. Ad Irian Jaya qualcuno deve aver provato a parlare di queste cose ma senza grande successo. Irian Jaya è la provincia indonesiana anche conosciuta come Papua occidentale, confinante ad oriente con la Papua Nuova Guinea. Una delle isole più estese del mondo, così vicino sulla mappa a giganti come l’Australia e ai clamori economici

2009 primavera Life club

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del sudest asiatico, eppure così distante dalla civiltà, punto. O meglio, dalla nostra civiltà. Il governo indonesiano sta da anni cercando di portare la sua cultura nella volontà di arginare e spazzare una volta per tutte le tentazioni indipendentiste degli abitanti di Papua. Senza entrare nei dettagli delle differenze religiose, gli abitanti di queste terre non hanno nulla in comune con gli asiatici dell’arcipelago che li comanda; a Papua vivono popoli di origine melanesiana, gente dell’Oceano Pacifico. All’interno dell’isola, e con grande obbrobrio dei civilizzati indonesiani, vivono tribù che, si dice, non sono mai uscite dalle foreste, tra le più inaccessibili sulla Terra, si vocifera che pratichino ancora il cannibalismo. Bob, la mia guida nonché l’unico accompagnatore in grado di parlare inglese a

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Life club primavera 2009

Jaypaura, la capitale della provincia, mi ha raccontato una storia a proposito del cannibalismo. Durante una perlustrazione di una parte delle foreste, finalizzata alla preparazione di un documentario con gli inviati di Discovery Channel, si è imbattuto in un villaggio di una tribù sconosciuta. L’accoglienza riservatagli gli ha segnato la vita: fu immediatamente invitato a partecipare come ospite d’onore al banchetto preparato con carni di selvaggina. La sorpresa enorme fu nello scoprire il menu del banchetto. Immaginate un po’quale carne veniva considerata più prelibata? Quella umana, estratta dai corpi dei nemici uccisi in locali tafferugli tribali. Certo, la situazione lo ha portato ad assaggiare tutto, sopratutto per non deludere gli ospiti. Credibile o no, la sua storia indica che l’invasione della cosiddetta civiltà moderna non ha raggiunto certe zone della nostra Terra, dove popoli praticanti riti ancestrali vivono ancora raggruppati in tribù vergini da qualunque contatto esterno. Non esistono censimenti di alcun genere e nessuno è in grado di stimare il numero di persone che ancora vivono totalmente isolate in mezzo alla giungla di Papua. Quello che è certo, è che anche qui come purtroppo altrove, le ricchezze del suolo atti-


rano le voglie economiche del governo indonesiano. Quest’ultimo, sotto l’ombrello della unificazione culturale di una grande fratellanza indonesiana vuole semplicemente sradicare le velleità d’auotonomia per poter controllare l’estrazione di minerali. Esiste al momento un governo ombra con un esecutivo già organizzato, che nel caso, praticamente irrealizzabile, di una dichiarazione di indipendenza della provincia, ne assumerebbe la guida. Sono persone locali, che si confondono nella società, che fanno lavori comuni e che non parlano a nessuno di questo progetto, per timore di repressioni violente non rare da queste parti. Dopo essermi guadagnato la sua fiducia, un’altra guida con cui ho lavorato mi ha rivelato essere il Ministro degli Esteri ombra ed un altro ancora il portavoce del governo, e un terzo, il ministro per il turismo... La conversazione è velocemente e facilmente scivolata sulla questione dell’indipendenza e sul bisogno impellente di sostegno internazionale alla loro causa. Mentre si parlava di politica internazionale e del ruolo che il Consiglio di Sicurezza potrebbe assumere mettendo pressione sul governo centrale, il capo del villaggio, nostro accompagnatore nell’ escursione in piroga sul fìume Warsa, si è accorto che gli spiriti ci stavano ascoltando in un silenzio surreale. Le nostre voci attutite, le lontane cascate nella foresta, il masticare betel delle nostre guide, gli animali con i loro versi così inusuali per noi... silenzio interrotto solo da suoni improvvisi della natura, un ramo che si spacca, un’orango che salta da un albero all’altro, un pesce che appare e scompare sott’acqua. I nostri pretenziosi discorsi sugli ideali di convivenza, di lotte per la libertà e di ricerca di sviluppo hanno colpito nel segno e destato l’interesse.

Sarà stato forse l’ambiente, vergine, che sprigionando una forza speciale mi ha fatto credere che comunque vada, in quei posti lontano dal tempo e dalle nostre passioni superficiali, chi comanderà per ancora un bel pezzo non saranno gli uomini, nè locali nè indonesiani, ma la natura stessa che il tempo non ha ancora battuto.

Gilberto Gribaudo


hotelerie

Prima di vivere ...sognare

Borgo La Bagnaia, Monrif Hotel

E

nergia, colori, alberi e un rumore ormai sconosciuto, quello del silenzio. Qui alla Bagnaia un pittore come Renoir avrebbe dipinto meraviglie e Neruda scritto poesie senza tempo. Alla Bagnaia non ci si arriva per caso. Si immagina, prima, ancora prima di conoscerla. Ognuno di noi, residenti alle Seychelles esclusi, quotidianamente chiude gli occhi per qualche secondo e sogna di abbandonare gli assilli di ogni giorno con

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colonna sonora di traffico per rifugiarsi in spazi lontani. Il tempo è stato benevolo con un paesaggio rimasto illeso da tutto, come se nei secoli un cocoon protettivo l’avesse avvolto. La proprietaria, la signora Marisa, ha capito come questo fosse un atout del luogo e gli interventi sono stati minimi, solo volti a valorizzare ciò che c’era già. Ha aggiunto il suo personale e raffinato tocco d’artista. Ci appare così un grappolo di casette curate nei minimi dettagli, fra le quali si scopre addirittura una cappella con tanto di campanile e


rintocchi squillanti nei giorni di festa. Il benessere è qui parola d’ordine. Romani ed etruschi, che qui erano di casa, amavano, dopo le fatiche delle conquiste, essere coccolati dalle acque termali. La tradizione si ripete e oggi la remise en forme dei clienti è affidata con successo all’atmosfera zen e rilassante del ‘Buddha Wellness Center’. Mentre beneficerete di cure e massaggi, sarete colpiti dalla scenografica cascata di quattro metri il cui rigoglio

I clienti possono scegliere la stanza cinese, con l’originalissimo letto a baldacchino o le lussuose suite presidenziali...La stanza con i merletti antichi è riservata all’Honey Moon: un regalo di nozze delizioso, completo di immersione nel bagno ricavato in una grotta, vero e proprio must. Al centro della grande piazza del Borgo, inserito in un giardino segreto a terrazze, il ristorante La Voliera. Esclusivo e raffinato, la sua cucina è di altissimo livello. Si cena a lume di candela e si as-

rompe il silenzio ovattato. Gli otto edifici del borgo racchiudono 72 stanze, micro-cosmi legati da un unico filo conduttore cromatico, il giallo e il rosso. Camere e suite sono ognuna diversa dall’altra, niente è uguale qui, ed ogni ospite potrà scegliere la stanza che più gli si addice. Le finestre si affacciano sulle meravigliose colline toscane e sulla loro straordinaria palette di colori. La posizione strategica permette di raggiungere agevolmente le più belle località della regione.

saggiano piatti della tradizione senza tralasciare la creatività e suggestioni fusion. Un’enoteca ricca di scelta e ricercata, completa l’offerta. In un luogo con tali distese di verde non poteva mancare un campo da golf. Il famoso progettista americano Robert Trent Jones, Jr. chiamato a disegnare il percorso a 18 buche, ha disposto il tracciato sui 130 ettari che circondano la tenuta. Un’ accogliente club house, frutto di una magistrale ristrutturazione, grazie alla sua posizione, consente di dominare l’intero percorso.

BORGO LA BAGNAIA Strada Statale 223 Siena Grosseto Km. 56 - SIENA info@borgolabagnaia.com

Tel. +390577 81 30 00 Fax +39 0577 81 74 64


Dolcevita sul Lago di Garda

I

l Boffenigo Small & Beautiful Hotel, adagiato sulle verdi colline di Costermano, suggestivo paesino che, come una terrazza, si affaccia su Garda e sull’omonimo lago, è il luogo ideale per riappropriarsi del proprio benessere e della propria intimità in un’atmosfera elegante e di grande charme. Grazie alla grande cura per i dettagli e alla professionalità dello staff, gli ospiti potranno assaporare ogni attimo della propria vacanza e trascorrere un soggiorno rigenerante per mente, anima e corpo. Eleganti e raffinate, tutte le camere e suite sono arredate con estremo gusto e sono dotate dei comfort più moderni, che consentiranno agli ospiti di potersi ritagliare perfettamente il proprio piccolo angolo di paradiso all’interno di una prestigiosa struttura. Degne di un soggiorno all’insegna del benessere e del relax più totali sono le Junior Suite Le Guardie, dotate di un ampio balcone panoramico che consente di ammirare il Lago di Garda in tutto il suo splendore. Il Boffenigo Small & Beautiful Hotel, inoltre, sorprende per una gastronomia altamente ricercata che, grazie all’utilizzo di materie prime di alta qualità, spazia dalla cucina nazionale a quella locale e mediterranea con piatti gustosi e genuini, veri trionfi di colori e sapori, ma soprattutto vere e proprie delizie per il palato. Il tutto

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potendo godere appieno dei profumi e delle meraviglie di una natura pura e incontaminata. Il Boffenigo Small & Beautiful Hotel si distingue anche per un centro wellness all’avanguardia, in cui è possibile sperimentare poliedrici trattamenti e pacchetti dedicati al relax più totale, avvolti dal profumo di oli ed essenze dal sapore antico, che sono in grado di donare una sensazione di benessere del tutto personale. L’hotel non rappresenta soltanto il luogo ideale dove poter riconquistare il proprio equilibrio naturale e fare il pieno di energie, ma offre anche molteplici opportunità per chi desidera praticare sport e allo stesso tempo godere delle bellezze della natura. In particolare, per tutti gli appassionati golfisti non c’è che l’imbarazzo della scelta! Il Boffenigo Small & Beautiful Hotel, infatti, è affiliato all’associazione I Golf del Lago di Garda. Ciò consentirà a tutti gli amanti di questo sport così emozionante ed avvincente di ricevere sconti vantaggiosi sui meravigliosi percorsi golfistici del Lago di Garda, che offrono il massimo in termini di varietà di gioco e ospitalità, ma che risultano accomunati dalla medesima gradevole accoglienza e dall’incomparabile vista del panorama naturalistico. Il Lago di Garda, inoltre, è il paradiso per gli amanti della vacanza attiva. Si può partecipare ad un corso di windsurf o barca a vela, volare sulle onde con un kitesurf, scalare pareti a picco


sul lago o gettarsi in una discesa sfrenata in mountain bike dai 2000 metri del Monte Baldo. I profumi e le fragranze della vegetazione mediterranea, costellata da colline verdi smeraldo e da vigneti dai profumi inebrianti, creano una splendida cornice per scoprire in piena libertà il Lago di Garda attraverso i suoi prodotti agroalimentari, la sua offerta enogastronomica e la sua frizzante vita notturna.

SPECIALE GOLF AL LAGO DI GARDA Per tutti i lettori di Life Club, il Boffenigo Small & Beautiful Hotel ha previsto un’offerta davvero imperdibile!

hotelerie

2 notti in camera Superior Murlongo 2 green fee presso gli 8 campi da golf del Lago di Garda Trattamento di mezza pensione deluxe (colazione, snack e cena) Accesso gratuito al Centro Spa Ricco programma di attività Buono Spa del valore di € 15 A soli € 250 a persona


Prestigio, Eleganza, Qualità, Sicurezza. A Verona, per amore della cultura, della storia, dell’arte, della musica, della buona tavola. A Verona al Grand Hotel,

A Verona, per gli affari: una città viva e dinamica, in una regione protagonista in Europa per vitalità

una tradizione di eleganza,

economica e imprenditoriale.

gusto, raffinatezza, a pochi passi

Il Grand Hotel: una struttura

dall’Arena, tempio della lirica.

di prestigio, con un Centro

62 camere finemente arredate,

Congressi per 150 persone, dotato

silenziose, dotate di accesso

di tecnologie innovative: impianti

ad internet e di ogni confort

audiovisivi, videoconferenza, servizio

e 5 suites di altissimo livello.

di traduzione simultanea, servizi

Importanti pezzi d’arte

ristoro con infinite varianti, dalla

decorano le sale,

colazione di lavoro alla cena di gala.

gli ingressi e lo splendido,

A conferma della qualità raggiunta,

riservatissimo giardino privato, ideale per cocktails e buffet estivi.

il Grand Hotel ha conseguito la certificazione ISO 9001:2000

Corso Porta Nuova, 105 - 37122 Verona Tel. 045 595600 - Fax 045 596385 - E-mail: info@grandhotel.vr.it Web site: http://www.grandhotel.vr.it


I

designer appar tengono a quella eletta schiera di creatori sensibili all’arte, a quei talenti incaricati di conferire charme e personalità ai progetti. Olimpia è una di loro. Nata a Torino, il 7 ottobre 1957, ha frequentato l’Istituto d’Arte Passoni a Torino, dove ha conseguito il diploma d’arte applicata e Maturità Artistica. Da 20 anni affermata sul mercato nazionale dell’oggettistica, la designer torinese realizza per prestigiose aziende di fama internazionale, prodotti da lei creati personalmente. Da sempre attratta dal mondo dell’arte, decide di approfondire e perfezionare la propria competenza professionale e pertanto, recentemente si è dedicata allo studio di due antiche e singolari tecniche artistiche: il carboncino e la pittura a olio con velature, entrambe caratterizzate da un processo esecutivo altamente qualificato e apprezzato da Maestri Antichi e Moderni. Inizia quindi dai ritratti, realizzati nel pieno rispetto della più antica tradizione che ha vissuto grandi fasti dal

STUDIO DA CAFFETTIERA, FIRENZE, metà del sec. XVIII Tecnica: carboncino Dimensioni 60x70 cm Anno di esecuzione 2008

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teressante esperienza maturata da Olimpia nelle svariate manifatture di oggettistica e complementi di arredo con le quali ha collaborato. L’obiettivo è di esaltare le eccellenze artigianali e industriali più significative. Un divertente gioco tra presente e passato che allieterà il collezionista più esigente che vorrà arricchire i propri spazi abitativi con preziose opere d’arte che parlano dei Grandi Maestri del passato, di designer di fama internazionale e di aziende protagoniste per l’applicazione di esclusive tecnologie. È prossima la presentazione di ritratti e opere varie realizzate con l’eccellente tecnica della pittura a olio con velature.

STUDIO DA CAFFETTIERA ARTE VENEZIANA, sec. XVIII Tecnica: carboncino Dimensioni 54x70 cm Anno di esecuzione 2008

‘400 ad oggi. Olimpia è affascinata dall’idea di raffigurare l’individuo, e interpreta i diversi caratteri, ma anche i sentimenti di ognuno, con il suo talento, la sua arte e la sua fantasia. La tecnica del carboncino permette di disegnare con scioltezza, su fogli di carta leggermente ruvida e dosare il valore desiderato di chiaroscuro. È infatti l’alternarsi di chiari e di scuri che danno rilievo a luci e ombre così da mettere in evidenza il volume di un oggetto o di una figura, ovvero la forma tridimensionale e la posizione nello spazio. Oltre ai ritratti, Olimpia è interessata anche a rappresentare, sempre con la stessa tecnica, oggetti antichi di pregio e creazioni contemporanee originalissime che hanno fatto la storia del design, portando all’attenzione del pubblico i reperti più interessanti per la loro significazione artistica, segno-anticipazione spesso, talora testimonianza di tempi culturali che nella storia dell’arte decorativa hanno lasciato una ricca eredità. Nascono così gli esclusivi disegni a carboncino di grande suggestione estetica. Il desiderio di realizzare questo ambizioso progetto artistico trae origine da una grande passione per il collezionismo di oggetti e dalla in-

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Life club primavera 2009

Gallerie d’arte dove è possibile ordinare i ritratti e dove si trovano disegni di oggetti

Showroon dove si trovano disegni di oggetti

Galleria L’ARIETE Via Bava 4 Torino Tel. 011 8172122

Showroom BELGI Antiche Tradizioni d’Arte Via XX Settembre 58 Torino Tel. 011 547159

Grafica MANZONI Via A. Manzoni 27/g (ang. Via Cernaia) Torino Tel. e Fax 011 545051

Showroom PLUS Via Lagrange 6 Torino Tel. 011 4407124

Galleria LA ROCCA Via della Rocca 4 Torino Tel. 011 8174644 Galleria ARTE OGGI Via Torino 11 Settimo T.se (TO) Tel. 011 8984244 Fax 011 8958657 SENESI ARTE Via Cernaia 19 Savigliano (CN) Tel. 0172 712922

OLIMPIA CIERVO P.zza Martiri del 3 Aprile, 52 Cumiana (Torino) Tel. +39 335 599 55 75 +39 335 599 55 77 e-mail: olimpiaciervo@libero.it


redazionale

Raccontare il progetto: appunti di viaggio

P

er un archtetto avere la possibilità di costruire nei diversi paesi del mondo è un’esperienza ricca di molteplici risvolti. Tutti siamo coscienti che l’architettura e, più precisamente, il modo di costruire e di intendere il progetto varia a seconda delle zone geografiche esaminate e della cultura del luogo. Le diverse condizioni climatiche, religiose, politiche, condizionano il lavoro del progettista, lo obbligano ad adattarsi a realtà a volte molto diverse da quelle a lui familiari ed allo stesso tempo arricchiscono il suo bagaglio culturale e gli mostrano nuovi punti di vista. Ogni paese, a seconda della sua storia passata e presente,è più sensibile a certi aspetti del costruire, che possono essere a volte più pratici, legati a temi energetici o ambientali e a volte più spirituali, condizionati da retaggi culturali e religiosi. Affrontare un progetto in Europa, a qualunque scala, significa confrontarsi con una realtà ogni giorno più sensibile alla

tutela dell’ambiente naturale, per compensare la grande cementificazione che ha caratterizzato la seconda metà del secolo scorso. Compito dell’architetto è analizzare il territorio su cui deve intervenire, cercando, quando possibile, di rifunzionalizzare siti dimessi, di recuperare e valorizzare le preesistenze salvaguardando le zone verdi. Sempre più spesso infatti si verificano casi di vecchi edifici industriali trasformati in unità abitative, supermercati, eccetera. Allo stesso modo, l’altro grande obiettivo consiste nell’investire nello sviluppo di sistemi ecocompatibili, nell’usare energie alternative come i pannelli solari, nell’utilizzare involucri altamente isolanti. Allo stesso architetto, chiamato a costruire una villa in India, può essere chiesto di progettarla secondo l’antica dottrina Vastu. Così oltre agli aspetti prettamente tecnici il progettista deve affrontare, senza pregiudizi, aspetti di tipo spirituale a lui estranei, il che implica un lavoro di ricerca e di studio dei principi della dottrina


e della loro messa in opera. Questo significa capire l’importanza tra i punti cardinali e il loro influsso sulla vita dell’uomo e da qui pensare all’orientamento della villa e alla disposizione dei suoi spazi interni come modo per migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti e farli vivere in equilibrio con la natura. L’ingresso principale della villa sarà orientato ad est, primo punto cardinale, il più favorevole, simbolo di ricchezza e benessere, perché è da lì che proviene il sole e la sua energia; le finestre su questo lato della casa saranno più grandi e numerose rispetto alle mura che danno sugli altri punti cardinali. Se, infine, l’architetto, beato lui,viene chiamato a progettare un resort sull’isola di Bali ha la possibilità di coniugare le tradizioni del luogo con le sue, tenendo sempre presente che i fruitori saranno stranieri con culture diverse da quella locale. Costruire un resort su un’isola tropicale significa rispettare il paesaggio locale, inserire il complesso tra i campi di

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riso e i gelsomini rossi tipici dell’isola, adottare una tipologia costruttiva vicina a quella autoctona fatta di capanne ricoperte con tetti di paglia e, contemporaneamente, applicare un moderno concetto dello spazio, dell’organizzazione dei percorsi e degli ambienti. Allo stesso modo l’arredamento diventa una mescola di antichi tessuti dai colori vivaci e mobili dalle linee minimaliste; ai pavimenti chiari si contrappongono letti a baldacchino in legno massiccio. Così, alla fine, viaggio dopo viaggio, si riempiono mille taccuini con date, luoghi, annotazioni, suggestioni e disegni. Appunti da conservare e rileggere per non dimenticare mai che il nostro punto di vista non è l’unico possibile e che nelle differenze e nel confronto sta la vera ricchezza. Michela Bausano Alfonso Carino


redazionale

Progetti a cura di: MAAS Laboratorio di architetture e Studio 65

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IL DIVERTIMENTO È DI SERIE! Chi sceglie Life Club sceglie di far parte di una dimensione esclusiva, dove è l’amore per il bello a caratterizzare il lifestyle!

Il Segway I2 commuter rappresenta una soluzione ottimale per percorrere piccoli tragitti, dove l’automobile in genere è più d’intralcio che d’aiuto. E’ un modo divertente e pratico di trascorrere la tua giornata! In vendita tramite Life Club a: 6.380 € + Iva per un veicolo nuovo

Il Segway Personal Transporter (PT) x2 Golf è divertente, facile da manovrare e molto più piccolo di una golf car. Le gomme speciali a bassa pressione disturbano minimamente il manto erboso e permettono una guida scorrevole su terreni differenti. In vendita tramite Life Club a: 7.288 € + Iva per un veicolo nuovo 5.200 € + Iva per un veicolo usato

Virtual Golf è un sistema tecnologicamente avanzato di simulazione che, grazie alla proiezione su grande schermo di reali campi da golf ed alla strumentazione di analisi del movimento dell'utente, permette di svolgere allenamento, gioco ed intrattenimento con la virtuale presenza sul campo e con la Vostra reale attrezzatura sportiva. In vendita tramite Life Club a partire da: 11.000 € + Iva Per qualsiasi informazione e per conoscere le opportunità di noleggio vi preghiamo di contattare la redazione al numero telefonico: 0124 470 553, via fax: 0124 349 607 o tramite e-mail: redazione@lifeclubmagazine.com


architettura

Madrid in progress Developing social houses

È

sorprendente pensare che nel 1943 Madrid contava appena 800.000 abitanti, più della metà dei quali viveva in grave stato di indigenza occupando catapecchie grotte e baracche. Oggi è una capitale che conta, si dice, ben 9 milioni di persone, portate in città dai cambiamenti verificatisi solamente nel corso degli ultimi vent’anni: i primi anni della Democrazia hanno reso possibile trasformare le baracche in appartamenti e scambiare una misera abitazione con un moderno alloggio, costruendo in altezza e vendendo sul libero mercato gli appartamenti risultanti. Questo periodo

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non solo cambiò l’aspetto della città, ma segnò l’inizio di quella suggestiva avventura che sarebbe poi stata definita “Movida”. All’inizio degli anni Novanta, tuttavia, questa spinta frenetica sembrò essersi esaurita, e tutto sembrava indicare che Madrid avesse perso il suo ruolo centrale cedendo il passo a Barcellona e Siviglia che vivevano momenti di eccezionale popolarità grazie alle Olimpiadi e All’Esposizione universale del 1992. Da qui, la sorpresa per chi oggi pas-

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seggia per le vie di Madrid e vede la profonda trasformazione che la città sta nuovamente vivendo. Nel maggio del 2007 si è conclusa la ciclopica operazione infrastrutturale avviata nel settembre del 2004 che ha ridisegnato il tessuto viario lungo i 99 km della M30, il principale raccordo anulare della capitale:il progetto, che è strutturato in 14 aree di intervento, prevede il miglioramento dei nodi di connessione e l’interramento di alcuni tratti della vecchia M30 con la realizza-


zione di un tunnel di 4.200 metri, uno dei tunnel urbani più lunghi d’Europa. L’opera permetterà la realizzazione di 31 ettari di nuove aree verdi sopra il tunnel, faciliterà i collegamenti tra i quartieri un tempo separati dal vecchio asse viario ora in via di riqualificazione e consentirà di recuperare le rive del fiume Manzanares grazie ad un nuovo parco urbano di 1 milione di mq con una nuova spiaggia urbana, 23 nuove passerelle pedonali (oltre ai ponti storici che verranno recuperati)

ed un nuovo asse ludico-sportivo di 42 km, con 30km di piste ciclabili e 250,000 mq di attrezzature sportive che saranno il biglietto da visita della città per la candidatura ad ospitare i Giochi olimpici del 2016. Ma non basta: il processo di profonda trasformazione che Madrid sta sperimentando in questi anni ha come fine il riequilibro sociale, oltre che quello territoriale. Attraverso la Empreza Municipal de Vivienda y Suelo (EMVS) il comune di Madrid


architettura

sta sviluppando una politica pubblica per la casa, il cui primo obiettivo è quello di fornire case di qualità per i cittadini con maggiori difficoltà ed in particolare i giovani, a prezzi accessibili, in concreto tre volte inferiori a quello di mercato. Il secondo obiettivo dell’EMVS consiste nel configurare l’abitazione pubblica come esempio di qualità, disegno innovativo e sostenibilità, ricorrendo alla formula del concorso al fine di scegliere i progetti migliori dei più prestigiosi architetti sul panorama spagnolo ed internazionale. Risultato: Madrid conta su un parco di abitazioni in vendita ed in affitto che non solo sono punto di riferimento per quanto riguarda la qualità architettonica, materiali innovativi e nuove tipologie residenziali, ma anche un fattore importante di riequilibrio, di trasformazione e di incremen-

to della qualità della vita. Tra i progetti migliori non si possono non citare almeno: la “Casa di Bamboo”, opera di Alejandro Zaera Polo, dove i balconi sono avvolti da schermi in bamboo montati su cornici pieghevoli, in grado di offrire la necessaria protezione dalla forte esposizione solare e sicurezza alle case aperte interamente sui giardini; il complesso Verona 203-A, progettato da David Chipperfield, un volume continuo a forma di U con finestre di identiche dimensioni che si sviluppano con un ritmo indipendente su ogni piano e la cui facciata in pannelli cromaticamente diversi ne definisce la libertà espressiva; infine l’ecobulevar di Vallecas, una sorprendente ed innovativa esperienza di disegno urbano, composta da tre padiglioni (o alberi d’aria) che funzionano come supporti aperti a molteplici attività scelte dagli utenti, che tende a migliorare il comfort ambientale e promuovere l’interscambio sociale. Il carattere sociale di questa politica per la casa non si limita tuttavia alla costruzione di nuove abitazioni, ma si spinge anche ad incentivare, con aiuti pubblici, la ristrutturazione sostenibile nelle aree urbane consolidate e ad eliminare situazioni abitative critiche. Quello che si sta facendo a Madrid è costruire un punto di riferimento, un modello per chi volesse vivere in una città più abitabile, più integrata, più sostenibile, più competitiva e con una qualità della vita più alta.

Andrea Caldera


personaggio

E. Genestar e Polka La nuova era del fotogiornalismo

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olka è il nuovo sinonimo per fotogiornalismo. Questo nome significa a Parigi una splendida rivista trimestrale dedicata ai grandi nomi del reportage, e una galleria nel quartiere trendy di Oberkampf, dove, nell’omonima via, superato il defilé di bar neo-bohémien si arriva di fronte a un anonimo portone che conduce in uno di quei segreti e meravigliosi angoli parigini misconosciuti ai semplici visitatori: una stradina che rivela il vecchio selciato e conduce alla galleria attraverso vecchi laboratori artigianali dalle grandi vetrate trasfomati in atelier di artisti. Già di per sè, il posto emana un fascino non indifferente. E poi le immagini: il nuovo numero di Polka esibisce con non-cha-

lance (fotografi e comprare il nuovo). Il progetto editoriale innovativo è anche un progetto familiare. Protagonisti i Genestar, uno dei nomi più auterevoli del mondo dell’editoria parigina: Edouard, Adelie e il padre Alain, già direttore del mitico Paris Match. La fotografia è naturalmente protagonista, rivisitata, riscoperta nella molteplicità dei supporti, i bellissimi e preziosi tiraggi in argentico esposti in galleria, icone esclusive per collezionisti, e il glamour del magazine patinato, dove la foto, prettamente di reportage prende l’allure di opera d’arte, diluendo il ruolo di mera testimonianza visiva di un fatto, di un’epoca, di un luogo o di un personaggio. D’altronde quando l’occhio contempla un’immagine di Bruce Da-


vidson, di Margareth Bourke White o Cartier Bresson, nessuno pensa semplicemente a una cronaca per immagini. La creatività, la sensibilità dell’autore si riflettono in maniera più o meno marcata sull’istantanea, la rendono unica.

questo. E’ vero, l’arte talvolta passa sopra al soggetto e può rappresentare un problema etico. Ma non dimentichiamo comunque il valore chiave di testimonianza, che la fotografia comunque mantiene” sottolinea Edouard Gene-

Lo slancio artistico può spingersi fino al limite dell’astrazione dal soggetto ritratto. Pensiamo a Simon Norfolk e al suo reportage dall’Afghanistan, dove un edificio distrutto diventa una sorta di nuova Stonehenge in cui il monito degli errori della storia pesa sul mercante di palloncini che si avvicina ai ruderi. Palloncini come speranza per il futuro e ruderi come monito. In tutto questo l’orrore del contesto è quasi assente. Si potrebbe discutere di moralità della fotografia, ma la pittura da sola ha insegnato che la guerra ha una sua estetica, come hanno rammentato innumerevoli artisti di ogni epoca, da Paolo Uccello a Delacroix. “Il fotografo interpreta il suo ruolo di testimone. Non lo rimprovero certo per

star. E Polka abbonda di testimonianze, di storie, di frammenti di mondo che la stampa ordinaria non pubblica più. Parliamo di Susan Sontag e del suo “Il dolore degli altri”. Non ci sono quasi mai foto che illustrino scene crude nel nostro asettico mondo occidentale, mentre abbondano i reportage sulla miseria altrui. L’occhio indagatore non risparmia l’esotico, mentre si dimostra cauto e presente sui problemi di casa propria. “Si ha una naturale tendenza all’esotico. Rappresentare problemi lontani permette di dimenticare o offuscare quelli presenti nel nostro mondo. per questo noi abbiamo deciso di dar voce anche a chi vuole parlare di attualità scottanti “en bas de chez nous” ovvero


personaggio accanto a noi” E così il neonato numero 4 di Polka presenta il reportage realizzato da Diane Grimonet “Hotel sans étoiles” (albergo senza stelle) in cui viene raccontato per immagini il calvario quotidiano di decine di famiglie impossibilitate a pagare l’affitto di un appartamento e costrette a vivere in stanze minuscole negli squallidi motel nella banlieue parigina. Dalla denuncia sociale al gotha attuale della fotografia, l’agenzia americana VII, che presenta ritratti e vedute degli Stati Uniti provati dalla crisi ma pronti a riscoprire il mito americano. Poi un altro mito, Marc Riboud, il fotografo che entrò nella leggenda ritraendo una pacifista che reggeva un mazzoilino di fiori di fronte ai soldati armati e schierati in divisa, durante le proteste contro la guerra in Vietnam. Qui Riboud è ricordato nella sua felice ossessione per le forme, che hanno dato origine a capolavori quali “le peintre de la Tour Eiffel”. E poi ancora il coraggioso reportage di Sarah Caron sui talebani rifugiati nell’ovest del Pakistan e i lavori di altri nomi eccellenti quali Bruno Barbey della Magnum o il talento emergente americano Ben Lowy, che ha fotografato Baghdad attraverso il finestrino di un blindato. Sfogliando Polka, sembra di rivivere i fasti di Life (e non sto parlando, ahimé, di Life Club, ma della celeberrima rivista fondata da Henry Luce che testimoniò i più importanti avvenimenti del XX secolo), con in più una qualità di stampa e di tiraggio che trasformano il reportage in prodotto di lusso. L’imperativo di ridare voce, in un’era di “citizen journalist” e internet, a un’immagine di qualità, appare una sfida riuscita. Eva Morletto

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fotografia

Olivier Vigerie

Un elfo nel regno del possibile

Un’immagine vale più di mille parole”. A quanto pare lo diceva già Cono fucio. Per Olivier Vigerie è difficile dare una descrizione di sé stesso e per questo si nasconde dietro le sue fotografie, delega le splendide immagini scattate in giro per il mondo a parlare di sé, di questo fotografo glamour, stella emergente nel mondo dei servizi di moda e appassionato di reporo tage di viaggio, viaggi che vive a modo suo, mettendoci non poco di quell’atmo sfera del fashion world che le passerelle e i vari composing delle riviste patinate sono soliti proporre. Contadini dello Yunnan cinese ritratti con l’allure di top model, con quell’aura irraggiungibile ricreata ad hoc da luci e scelte cromatiche perfette. Passanti a Pechino come protagoniste di catwalking e angoli di periferia immoro talati come studiati still life. “Posso dire di essere diventato fotografo, o almeno di aver deciso di esserlo, a Benares, la città indiana che per tutti i viaggiatori è

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sinonimo di spiritualità, di nirvana dell’anima. Credo di poter affermare che anch’io qui ho avuto una rivelazione. Munito di una Pentax 300, che tuttora conservo gelosamente, ho ritratto due bimbi di strada mentre davano da mangiare a una capretta. L’attimo rubao to di una quotidianità insolita e un’emozione provata che è ancora viva dentro di me.... questo ha rappresentato la scintilla che mi ha motivato a scegliere definitivamente queo sto mestiere.” Ma questa mania del ritratto fashion non viene solo dal mondo delle passerelle in cui ormai Olivier è un habitué, ma anche e soprattutto dal cinema. “Essere fotografo di talenti, non è stata per me una vocazione, ma un’ opportunità colta fortunatamente al momento giusto. Mi recai al festival di Cano nes nel 2001 per ritrarre una delle caporeo dattrici di CanalPlus con la quale collaborao vo all’epoca. Samantha Longoni conduceva un programma tv sulla rassegna festivaliera,


fotografia “I miei servizi di viaggio sono ricchi di ritratti perché mi concentro sull’umanità che incontro, sulla condition humaine...”

la tentazione di fotografare gli invitati sul plao teau fu davvero forte. E così mi intrufolai per giorni fra le quinte della trasmissione, fino al momento in cui qualcuno si premurò di chiedermi che diavolo ci facessi lì”. A deto ta di Vigerie, Cannes è il regno del possio bile. Qualcosa di simile accadde al Festival di Roma nell’anno in cui Martin Scorsese presentò il film The departed, che fece otteo nere al maestro l’Oscar per la miglior regia. “Dopo cinque ore di attesa io e il fotograo fo francese Xavier Lambours riuscimmo finalmente a incrociare Scorsese nell’atrio dell’hotel Hassler. Lambours estrasse dalla borsa un libro realizzato vent’anni prima in

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cui figurava un ritratto del regista. Proo pose di realizzare ora la stessa foto. Scorsese accettò, e io, nel ruolo dell’ino filtrato esattamente come i protagonisti del suo film, mi ritrovai cinque ore e una giornata più tardi a ritrarre in bianco e nero il grande maestro di Taxi driver”. Un esordio avventuroso, dunque. Ma che ha sicuramente dato i suoi frutti. Oltre ai ritratti, alla moda e alla “presse people”, ciò che da noi viene definito generalmente gossip, Vigerie ha sempre un debole per la fotografia di viaggio. L’animo inquieto del reporo ter è un concetto per niente estraneo. “Voglio vedere di più, scoprire, capio re, amare l’altro nella sua differenza. Il viaggio è un invito all’apertura dei sensi, una condizione che ci pone in uno stato di fragilità e di vulnerabilio tà ma al tempo stesso di esaltazione, propizia allo scambio. Ogni viaggio è una lezione di umiltà. I miei servizi di viaggio sono ricchi di ritratti perché mi concentro sull’umanità che incontro, sulla condition humaine...”. Già, proprio quella Condition humaine cara ad André Malraux, lo stesso che diceva “l’homme ne se construit qu’un pouro suivant ce qui le dépasse”. L’uomo non si costruisce che inseguendo ciò che lo supera, ciò che è più grande di lui. Un buon aforisma, per un tipo ambizioso come Olivier Vigerie. Eva Morletto


libri golf

I

l volume di cui parliamo in questo numero di “Life Club” è decisamente anticonvenzionale, in quanto esce dai classici schemi del manuale di golf. Golf means Business, scritto (in inglese) dal professionista francese Jérôme Bloch, copre infatti l’area del “business golf”. È costituito da una serie di diciotto ritratti di persone che sono legate al golf non soltanto in quanto sport, ma anche come veicolo per gli affari. Al di là dei singoli nomi – poco importa che si citino gli onnipresenti Tiger Woods, Clint Eastwood e Mark McCormack –, il vero pregio di questo libro consiste nelle lezioni che se ne possono ricavare nell’ambito degli affari. E in ogni caso più che una disamina dei singoli capitoli, sarà un florilegio di citazioni, tradotte in italiano, a dare un’idea più precisa degli argomenti. Eccole. Iniziamo con Donald Trump, il quale sostiene che “avere accesso ad un circolo di golf ed essere un buon golfista sono vantaggi enormi sia negli affari che nella vita”. In effetti, sappiamo benissimo come il golf sia uno degli strumenti che, se padroneggiati in maniera adeguata, permettono di avvicinarsi alle persone più influenti (basta scorrere gli handicap di gioco di molti dirigenti, italiani e non). E tuttavia il golf è un po’ come la livella di Totò, se è vero – come sostiene l’autore – che Bill Gates, che pure ha un patrimonio personale inestimabile, rimane un uomo come tutti gli altri, in cerca di piaceri e sensazioni: sensazioni che il golf può dare a lui come a chiunque, a qualunque livello di gioco e in tutte le fasi della vita. Gli obiettivi di un circolo di golf, secondo l’autore, sono tre: - essere una fonte di reddito per i proprietari; - essere una fonte di influenza, per via delle persone autorevoli che gravitano attorno ai circoli; - essere un buen retiro per le persone ricche, che possono trovarsi tra di loro in un ambiente piacevole e stimolante. Il golf, in quanto mercato di nicchia, ha bisogno di giocatori carismatici per poter penetrare i grossi mercati. Questo perché i non golfisti rappresentano potenziali futuri giocatori, ma anche e soprattutto un target molto appetibile per le aziende che investono nel golf. Nel libro trova spazio anche la storia di Paul Fireman, personificazione dell’American Dream. Quest’uomo, nipote di un immigrante russo, oltre a portare la Reebok a risultati strepitosi, ha dato vita ad uno tra i campi più esclusivi del mondo, quel Liberty National Golf Club con vista sulla skyline di Manhattan e sulla Statua della Libertà che fu il primo contatto che il nonno ebbe con l’America. Ebbene, dei pensieri di Fireman colpisce soprattutto la sua idea dell’importanza di essere coraggiosi e di rimanere se stessi qualunque cosa succeda. Ma, tirando le somme, forse non bisogna prendersi troppo sul serio. L’autore stesso, a mo’ di morale della storia, ci dice che “business is a game and golf is serious business”. Il libro può essere una lettura curiosa, ma anche interessante per chi vede il golf come strumento per gli affari. Il volume costa EUR 20 e si può ordinare tramite il sito http://www.businessgolfsolutions.com/.

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viaggi mondo

Pianeta

Amazzonia

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Una perfetta spa naturale e atmosfere alla Fitzcarraldo

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‘Amazzonia occupa solo il 7% della superficie del globo ma ospita più del 50% della biodiversità mondiale. È come sbarcare su un altro pianeta: piante sconosciute, insieme ad altre dagli effetti terapeutici noti come il curaro, affollano il sottobosco intricato di questa foresta primigenia grande dieci volte la Francia. Il biologo Mario Servalli ha creato una linea cosmetica basata sui principi attivi contenuti nei semi della vegetazione amazzonica. Li compera con un commercio equo e solidale dalle etnìe della foresta. Sono gli stessi semi e frutti che vengono comunemente usati nell’alimentazione e nella medicina tradizionali. “L’açaì per esempio è un frutto dalla polpa rossa con il quale gli indios si colorano il viso per le cerimonie-spiega Servallie contiene una concentrazione di Antocianine 10 volte superiore a quella dell’uva rossa. L’olio che se ne ricava con l’estrazione a freddo è la base per creare cosmetici antiossidanti

Di Maurizio DiMaggio Foto: Ricardo B. Labstier per concessione dell’ Enbratour


che contrastano l’azione dei radicali liberi. Inoltre è ricco di Omega 6 e 9, di vitamina C e di fitosteroli, insomma è un toccasana totalmente naturale per rigenerare la pelle.” Altro esempio la Brasil Nut: un paio di noci contengono la stessa quantità di proteine di un uovo, ma senza colesterolo, e contengono anche la più alta concentrazione in natura di Selenio, altro potente antiossidante. L’olio di Buriti viene utilizzato dalle popolazioni locali come fonte alimentare e per il suo potere cicatrizzante che elasticizza la pelle grazie all’elevato livello di Vitamina A ed E presente. Oltre ad essere un’immensa farmacia eco-sostenibile, la foresta pluviale amazzonica è il più grande regolatore del clima sul pianeta e smaltisce ogni anno 150.000 tonnellate di anidride carbonica fornendo un aiuto fondamentale all’equilibrio climatico. Il 16% di tutta l’acqua dolce del pianeta è situata nel bacino amazzonico e in un mondo sempre più assetato rappresenta una risorsa preziosa la cui importanza è destinata a crescere negli anni a venire. Per avere un’idea dell’immensa massa liquida spostata dai grandi fiumi che drenano la foresta, basti pensare che il solo Rio delle Amazzoni porta all’oceano in un giorno l’acqua che il Tamigi riversa in mare in un anno. Dopo la stagione delle piogge, da aprile a giugno, il livello del fiume sale di oltre 15 metri, allagando grandi tratti di foresta. È il momento in cui i pesci del Rio possono cibarsi della frutta e delle bacche rimaste sugli alberi sommersi. Un dislivello tale a seconda delle stagioni condiziona la vita sulle rive: il Porto di Manaus, in grado di accogliere anche le grandi navi cargo

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Amazzonia


oceaniche, è dotato di banchine mobili che si regolano sul livello del fiume, e i bar e ristoranti che si incontrano ai bordi del Rio sono flottanti, costruiti su zattere. L’Amazzonia non ha strade e gli spostamenti avvengono sui corsi d’acqua. Partendo da Manaus, in Brasile, la foresta si può visitare via fiume con crociere su barche regionali, dove si dorme in amache stese sul ponte o su yacht dotati di cabine con aria condizionata. Anche i lodges sulle rive dei fiumi sono un’ottima base di partenza per escursioni a piedi nella foresta pluviale. Tra le varie attività proposte, da non perdere le escursioni notturne per osservare caimani e altri predatori in azione, e l’incontro con i delfini “cor de rosa” che vengono richiamati dall’offerta di pesce e si lasciano accarezzare volentieri in cambio di un buon bocconcino. Inoltre visite botaniche e cerimonie indio, e non manca la pesca al piranha, che avviene utilizzando come esca sugli ami pezzi di carne sanguinolenta. I piranha pericolosi sono quelli dal ventre rosso, particolarmente aggressivi, ma che rimangono di piccole dimensioni. Gli altri tipi vengono utilizzati per fare una zuppa saporita. I piatti forti della cucina amazzonica sono a base di pesce: nel fiume vivono specie che arrivano a 200kg come il Pirarucù dalle carni prelibate che ha lische grosse quanto costolette di agnello. Manaus non ha problemi di zanzare in quanto sorge sulle rive del Rio Negro: le acque scure del fiume hanno un alto tenore di acidità a causa delle foglie cadute dagli alberi e tengono alla larga gli insetti non permettendone la riproduzio-

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ne. Sei km a valle della città, il Rio Negro, scuro come Coca Cola, incontra il Rio Solimoes dalle acque fangose. La corrente dei due grandi corsi d’acqua è così forte che corrono appaiati per diversi chilometri prima di mischiarsi dando origine al Rio delle Amazzoni. Manaus prende il nome dalla tribù che abitava il territorio sul quale è sorta la città. La leggenda narra che pur di non cadere schiavi dei Portoghesi gli indios Manaus abbiano preso le loro canoe e in massa si siano gettati nei micidiali gorghi creati dall’Incontro delle Acque. A proposito di miti, il film di Herzog “Fitzcarraldo”, interpretato da Klaus Kinski, raccontava del sogno visionario di creare un teatro dell’Opera nel cuore della foresta. Per Manaus il sogno divenne realtà. Gli immensi guadagni derivati dalla gomma consentirono alla città di fregiarsi di alcuni monumenti considerevoli, di realizzare ampi viali alla parigina e piazze all’italiana ornate di fontane. Ancor prima di entrare nel ‘900 Manaus aveva le strade del centro illuminate dall’energia elettrica e il tram. Il Teatro Amazonas è stato progettato in stile rinascimentale italiano e fu inaugurato nel 1896. Ha 701 posti a sedere, il soffitto dipinto crea l’illusione di essere sotto la Tour Eiffel, la cupola è ricoperta da oltre 45.000 tegole con i colori della bandiera brasiliana fatte venire dall’Alsazia, lampadari e marmi sono italiani, le ringhiere in ghisa scozzesi, i bronzi delle statue francesi. Lo spiazzo di fronte all’ingresso fu ricoperto di uno speciale melange di gomma, argilla e sabbia per attutire il rumore delle carrozze in arrivo a spettacolo iniziato. Il Teatro Amazonas ospitò i più grandi artisti dell’epoca, da Enrico Caruso a Sarah Bernhardt, e ci vollero dodici anni di lavori per completarlo. Oggi, dopo l’ultimo restauro, ha ritrovato il colore rosa originario. Maurizio Di Maggio


Sul fiume: Amazonas Clipper Cruises, crociere fluviali su yacht e barche regionali www.amazonclipper.com.br Lodges: Tiwa ecoresort, di fronte a Manaus, sulla sponda opposta del Rio Negro. Sistemazione confortevole in chalet sulle rive di un lago. Per non sentirsi troppo isolati. www.tiwaamazone.nl Amazonas Eco Park, a 20 km da Manaus con bungalows distanziati, immersi nella foresta. Molto suggestivo e a stretto contatto con la natura. www.amazonecopark.com AriaĂš Amazon Towers, a due ore di battello dalla cittĂ . Percorso in foresta su macchina elettrica adatto a tutti, nuotata in compagnia dei delfini rosa, incontro con abitanti del luogo. www.ariautowers.com.br

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Gunsand clothes )

Marsiglia, da covo di gangster a capitale della moda

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a sempre è la porta della Francia sulla multiculturalità mediterranea. Di qui sono passati i Greci, i Romani, i Mori, e tuttora il flusso di immigrazione sul territorio transalpino giunge da qui. È un immenso carrefour internazionale che fa somigliare la città a una gigantesca quanto affascinante torre


di Babele. Marsiglia, stretta fra le scogliere candide delle calanques e le colline provenzali, è la più antica città di Francia. A fondarla furono dei marinai greci, che approdarono nella baia nel 600 A.C. e le diedero il nome di Massilia. Il vecchio porto della Cannabière, nucleo originario della polis, è ancora oggi il punto più animato della città. Marsiglia ispira sempre sentimenti particolari, talvolta estremi. O la si ama o la si detesta. O dopo una breve passeggiata fra i colori della Cannabière e le terrazze dove si beve pastis fino a notte fonda, ci si sente già un po’ di casa, o il contesto vivace, delabré e

talvolta un po’ maledetto come quello descritto dai romanzi di Jean Claude Izzo, fa sentire qualcuno a disagio. Nell’immaginario francese Marsiglia è stata per molti anni una sorta di Chicago anni Venti, un paradiso per gangster, banditi e trafficanti. Il clan dei marsigliesi seminò il terrore al di là e al di qua delle Alpi per tutti gli anni Sessanta. Ma ora Marsiglia ha cambiato volto, si è emancipata da quell’etichetta e a parte qualche vicolo alle spalle del porto, dove il sordido ormai diventa quasi folklore per turisti, l’immagine che regala ai visitatori è di gran lunga differente.

Palace de Longchamp


H

otel

Un indirizzo eccezionale per una notte indimenticabile sul mare in un ambiente unico: Le Petit Nice Passédat (catena Relais&Chateaux) Anse de Maldorné Corniche J.F. Kennedy tel. 0033 4 91592592

In alto: L’ Accademia delle Arti di Sarajevo

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Se preferite un’atmosfera più famigliare, vi troverete a meraviglia presso l’Auberge Pagnol, un bel bed and breakfast con tetto-terrazza da cui godere una splendida vista sulla città e sulla baia. Auberge Pagnol 55, rue Jaubert tel. 0033681643361


R Arredi chic e minimal sui toni del beige e del cioccolato, un menu originale e goloso, è ciò che troverete a La poule noire 61, rue Sainte tel. 0033491556886 Nel cuore di Marsiglia, un indirizzo elegante in cui gustare una bouillabaisse speciale: Chez Fonfon

istoranti

140, rue Vallon des Auffes tel. 0033491521438 Se preferite i piatti di carne, potrete gustarne di prelibati nel bel patio fiorito de Le CafĂŠ des Arts 122, rue Vallon des Auffes tel. 0033491315164

Il porto di Marsiglia


L’arrivo del TGV ha modificato sensibilmente il suo tessuto economico; Parigi è ormai a sole tre ore di distanza e per molti abitanti della capitale è diventata una consuetudine trascorrere i week end nella dolcezza delle calanques, godendosi quella luminosità tutta mediterranea. Ma certamente la città non si limita ad essere uno scalo felice per i parigini alla ricerca di sole. Agli inizi degli anni Novanta è nata qui la Cité Europèenne de la Mode, un polo attrattivo per tutte le professioni legate alla moda, concepito per permettere a giovani stilisti di perfezionare il mestiere ed esporre le proprie creazioni. La rue de Rome, arteria principale del centro, è diventata una sorta di Notting Hill animata da una moltitudine di negozi di moda e di design. È lungo la rue de Rome che ci si dirige verso quello che è l’emblema della città: la chiesa di Notre Dame de la Garde; la statua della Vergine sulla cupola veglia sui Marsigliesi e da ogni punto della città è possibile vederla. Rispetto alla Cannabière, al lato opposto della chiesa sorge il vecchio quartiere del Panier, con i suoi scorci da cartolina. Salvatosi dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il Panier è un delizioso villaggio provenzale nel cuore della città, a due passi dal mare che qui offre una luce inconfondibile. Le persone che passeggiano tra le casette color pastello sembrano

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uscite da un romanzo di Marcel Pagnol. Il rito quotidiano prevede la bevuta di pastis sulle terrazze all’ombra dei platani e la partita di pétanque. Un altra bella meta per una classica balade resta il Palais du Pharo, costruito da Napoleone III per l’imperatrice Eugenia; attualmente ospita la facoltà di medicina. I giardini sono stupendi e il panorama impareggiabile: la vista spazia fino all’ile de Frioul. E per uscire dalla frenesia cittadina, non resta che imboccare la corniche verso le

calanques. Davvero dietro l’angolo i suggestivi paesi di Cassis e Bandol, celebre per il profumato vino bianco, vi accoglieranno per farvi scoprire i fiordi scavati dal mare trasparente nella roccia calcarea e respirerete il profumo inebriante dei pini marittimi. Nel giro di mezz’oretta potrete trascorrere la notte in uno dei numerosissimi locali della città. Perché dover scegliere fra natura e metropoli? Cyrille Milgram


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Violinosul tetto

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Cremona, la città dei liutai

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a chiamano scherzosamente la “città delle tre T”. E le famose tre T sono un acronimo che si fa panorama di una interessantissima città settentrionale, spesso purtroppo trascurata dagli itinerari turistici standard. Torrone, Torrazzo, Tognazzi. Un omaggio dialettale alla Cremona celebre per le sue specialità gastronomiche, dal torrone alla particolarissima mostarda di frutta, alla Cremona che custodisce tesori architettonici e un passato storico che ha visto sfilare per le sue vie personaggi della statura di Matilde di Canossa e di Federico Barbarossa, che fu alleato alla città nel periodo delle lotte comunali.

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E infine la Cremona del senso dell’umorismo, giocherellone e goliardico, quello del suo celebre figlio Ugo Tognazzi. Cremona sonnecchia nella nebbiolina della Padana, in quel mondo di ovatta che sfuma e addolcisce i contorni, e che trasforma scorci ordinari in paesaggi fiabeschi. Per scoprire la città si può impiegare la musica come filo conduttore. Cremona è infatti la città di Antonio Stradivari, che qui riposa nel giardino dove un tempo sorgeva la Chiesa di San Domenico, e il Comune da qualche anno ha pensato di allestire un interessante percorso Liutario per celebrare l’antica attività dei maestri artigiani di liuteria, le cui botteghe punteggiano il centro storico. Una tappa importante è rappresentata dalla

Scuola Internazionale di Liuteria. Qui giungono studenti da tutto il mondo, fin dal Giappone, per apprendere l’arte che rimandò alla storia i nomi di Stradivari, Guarneri, Amati. Alcuni dei loro segreti riguardanti tecniche di costruzione e metodi di riparazione, possono essere scoperti presso il laboratorio di Liuteria del maestro Devenneaux. Ma anche per i profani e per coloro che stanno all’antitesi di tutto ciò che è melomania, il fascino delle botteghe è innegabile. Se riuscite a convincere uno dei maestri a lavorare il legno sotto i vostri occhi, sarà un’esperienza indimenticabile. Stradivari nella sua vita costruì poco più di un migliaio di violini.

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Precisione e sapienza sono le lancette che guidano quest’arte, un tempo dilatato scandito a ritmi lenti. Tempo e pazienza ci vogliono anche per visitare la città, ricca di testimonianze architettoniche medievali. Il salotto di Cremona è la splendida piazza del Comune, con il suo celebre Torrazzo di 11 metri edificato nella seconda metà del Duecento. Su un lato troneggia lo stemma cittadino e il bell’orologio che scandisce le ore, i giorni, le costellazioni dello zodiaco, le fasi lunari e le eclissi. Il Duomo è uno squisito esempio di architettura romanica lombarda; all’interno si possono ammirare una serie di arazzi fiamminghi seicenteschi. Vicino troviamo il Battistero a pianta ottagonale e la Loggia dei Militi. Se di Cremona vorrete apprezzare la prima T, quella del torrone e delle golosità, non dovrete allontanarvi dalla Piazza del Duomo. Qui sorgono infatti le pasticcerie storiche della città, “Al Duomo”, celebre per i suoi pasticcini alla crema che qui si chiamano offelle, e per i suoi deliziosi salottini liberty. Poco lontano c’è la Pasticceria Lanfranchi, anch’essa decorata da mobili e specchi liberti, in cui si riflettono montagne di torrone, pancremona e torte invitanti dalle ricette segrete. Eleonora Mori

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Bar Pasticceria Duomo Via Boccaccino, 6 Cremona Tel. +39 0372 22273 Pasticceria Lanfranchi Via Solferino, 30 Cremona Tel. +39 0372 28743 Per gustare le specialitĂ della cucina cremonese, fra cui il bollito con la famosa mostarda di frutta speziata, provate il Ristorante Centrale via Pertusio 4 tel. 0372.28701

per gentile concessione dell’APT Cremona

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suoni

Blackpool

Nuovi sound sotto la tour Eiffel

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e

sentiremo parlare. Dai club francesi  al s u c c e s s o internazionale. Il magma ribolle in casa Blackpool. Qui li definiscono gli Oasis di Francia. Si sa che i Francesi sono discretamente nazionalisti e giurerei che non vedono l’ora di chiamare gli Oasis i Blackpool di Inghilterra. Una tensione mai

sciolta quella che corre nella Manica e si risolve beatamente a suon di new rock. Il sound ricorda il cold electro degli anni Ottanta, il Manchester party spirit che aleggia nell’album di esordio è coinvolgente tanto da far sì che una boy band pressoché amatoriale sia ora proposta dalle più importanti radio nazionali. Il pubblico, trentenni cresciuti a punk e a electrorock, e giovanissimi conquistati dall’appeal del loro primo

“Un commentatore del seguitissimo sito Les Inrockuptibles li ha paragonati a un folle english dish dove trovano spazio fish and chips, kebab, hot bear e ecstasy” 92 Life club primavera 2009


Blackpool

album, cresce e si accende sul ritmo di canzoni quali “Two Kids”, “1er Mai”, “Ann”. I Blackpool... se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Stanno a Parigi quanto i Subsonica stanno a Torino. Voci giovani, nuove, sound che danno respiro e distraggono dagli stereotipi pleistocenici del pianeta musicale francese, quello degli chansonniers e quello degli show americaneggianti del sempreverde Johnny Hallyday col giubbotto a frange. Un commentatore del seguitissimo sito Les Inrockuptibles li ha paragonati a un folle english dish dove trovano spazio fish and chips, kebab, hot bear e ecstasy. Di che far vibrare le papille. Ma per fortuna it’s only music, e a vibrare sono solamente i timpani, con un effetto shock che vi obbligherà in modo impellente a raggiungere la pista. Questi ribelli metropolitani, come ironici taggers si divertono a sdrammatizzare l’animo compìto dei parigini e irridono quel coté glamour di una capitale che talvolta si prende troppo sul serio. Fu memorabile il gesto provocatorio e

carico di humour che li portò l’anno scorso alla ribalta della cronaca. Quando Carla Bruni, onnipresente nei media, regalò una copia del suo ultimo album ai ministri francesi, tutti immortalati fuori dall’Eliseo con la loro pochette in bella vista, la tentazione per i monelli Blackpool fu irresistibile. Decisero di fare il verso alla bella first lady regalando una copia del loro album a tutti i deputati dell’Assemblée Nationale. Considerato che l’album si chiama French F**ckers, ne è nato un prevedibile miniscandalo, per fortuna affrontato con buonumore dalle varie parti prese in causa. Blackpool è quindi un nome da segnare sull’agenda concerti. Li vedrei bene a comporre il soundtrack per un nuovo film di Ken Loach, il papà di quell’Inghilterra senza pizzi e merletti dove la vita dura e autentica dei workers a venti generazioni dalla rivoluzione industriale riesce a commuovere e a parlare un linguaggio tanto aspro quanto poetico. Ora c’è un po’ di Blackpool a Parigi.... e il pubblico se ne è accorto.

E. M.


lifestyle

In the moods for arts Vivere in un laboratorio d’artista. Incontro con Michela Fiorella Pachner

T

orino - Corso San Maurizio, un cortile circondato da garage privati su cui si apre un’opera d’arte che ha mura perimetrali, immensi finestroni, un tetto con lucernaio ed un terrazzo con l’asfalto in terra ed una foresta di piante cittadine che svettano intorno. Si tratta della casa/laboratorio di Michela Fiorella Pachner, da lei vissuta nella sua quotidiana performance creativa di un allestimento vitale che porta il suo odore e l’affollamento cromatico delle sue opere, riordinate e rivisitate ogni mattina. Classe 1926, la sua esperienza artistica attraversa due secoli partendo dai lontani anni ‘40 – formativi alla scuola di Evangelina Alciati e felice Castrati – e passa in rassegna l’Informale, il New Dada, la Pop Art nella continua sperimentazione di materiali e di tecniche, come espressione esauriente della sua poetica e dell’essere sempre se stessa al di là dei soliti

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cliché artistici e sociali. Il suo Laboratorio è la sua vita, il privilegio di svegliarsi ogni mattina nel Museo delle sue opere con il conforto della propria storia in continua catalogazione nelle decine di album - collages, raccolti e selezionati con cura quotidiana. La minuziosa ricostruzione fotografica e

letteraria del suo vissuto e del suo pensiero sensibile, è capace di interpretare la coscienza sociale di ottant’anni di Italia. Il suo anticonformismo è stato puntualmente spietato e autocritico verso tutto quanto assimilasse l’idea di convenzione a quella di tomba per lo spirito. Non c’è centimetro quadro del

suo Laboratorio Ireor – oggi Laboratorio Luca dopo la prematura scomparsa del figlio Luca Pron, noto fotografo e regista televisivo – che non rappresenti la sintesi della sua opera nell’ accosta-

mento di lavori apparentemente lontani e diversi fra loro ma obbiettivamente conciliati dalla continua ricerca di “spazi rianimati” nella loro odierna collocazione. Se il soffitto ha per allestimento


lifestyle verticale un salotto di sedie capovolte e decine di suoi quadri pendenti, il pavimento di resina - spruzzato di mille colori - supporta sculture di ferro, plexiglas o legno e allestimenti di stoffe. Michela Pachner continua a vivere di scelte forti, dando prove insistenti del suo pensiero che non lascia nulla al caso ma che si materializza nella abnegazione per l’esercizio, lo studio e la disciplina interiore ed esteriore “unica cosa che conferisce la maturità artistica di ogni abilità naturalmente posseduta se perfezionata dall’esercizio”. Non impressioni la commistione di pietre e fossili - raccolte dalle colline del Roero alle spianate dell’Oregon – di frammenti di oggetti e vetri rotti, di lembi di stoffe tagliati e adagiati su letti di polveri colorate in strati sovrapposti a foggia di puzzles in vasi trasparanti. Sono i suoi assemblages polimaterici. Tolga invece il fiato la varietà della infinita produzione che segna ogni fase della sua opera, sia che penda dall’alto con nature morte e ritratti ad olio, sia che dirompa in radici e pietre su basi di legno con attrezzi di uso quotidiano arrugginiti, sia infine che si specchi negli “acciai” e nelle lamine di metallo polito e nei “Luminosi” light- box in plexiglass speciali, realizzati negli anni 70’ così come i girasoli di ingranaggi e le aiuole di spazzole metalliche. L’unicità della signora Pachner è ancora oggi il risultato di un tormentato passaggio da una ricerca formale ad una pratica artistica non più finalizzata all’opera, ma funzionale ai processi interiori che trovarono nella meditazione e nello psicodramma le diverse tappe di un cammino nel quale i soggiorni in India ed il pensiero di Osho sono diventati momenti essenziali. La sua maturità artistica è riflessa nella stagione delle maschere e delle sculture di gruppo, degli happening e del teatro di strada. Oggi Michela Pachner vive della sua stessa energia creativa. La sua ope-

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“I miei servizi di viaggio sono ricchi di ritratti perché mi concentro sull’umanità che incontro, sulla condition humaine...”

ra maggiormente rappresentativa di sé – la sua casa - esprime la sua arte nel tratto bambino della pittura attuale che in un espressionismo infantile ha abbandonato la sperimentazione tradizionale della materia e della tecnica per esplodere nella quasi incolta pennellata materica dei suoi folletti colorati, quasi a voler trovare nell’iniziazione del gesto infantile la purezza della sua forza espressiva, poi ridotta a natura pura come il fogliame fitto delle sue piante sul terrazzo. Un giorno lontano il suo mondo continuerà a parlare di sé e non basterebbero cinque vite a raccontare il miracolo della sua arte fatta di talento e di raffinata tecnica ma soprattutto di vita, la sua vita quotidiana. Milena Prisco

L

ife club


film

Lo strano caso di benjamin Button invecchiare non è poi così male

I

mmaginate di trovarvi distesi in un letto e che una persona cara vi stia raccontando una storia. Immaginate che questa storia sia surreale e romantica, avventurosa e un po’ naive, probabilmente non sarebbe molto differente dalla vicenda di Benjamin Button. La prima Grande Guerra è appena finita e nella notte dei festeggiamenti nasce un bambino deforme, la madre muore durante il parto e il padre, in preda alla disperazione, decide di abbandonarlo. Il pargolo viene trovato la sera stessa da una donna di colore che gestisce un ospizio nella New Orleans del 1918. La donna alleva e ama Benjamin come un dono divino. Benjamin infatti è nato con una disfunzione che ha invecchiato i suoi organi dalla nascita rendendolo simile ad un piccolo uomo di 80 anni ma nonostante le diagnosi dei medici che avevano prospettato per lui una vita breve, il piccolo migliora e cresce, in un ambiente ideale per lui: gli anziani dell’ospizio riconoscono nelle sue rughe una bellezza affine sentendolo simile a loro ma allo stesso tempo coscienti della sua tenera età e delle sue esigenze di bambino da proteggere. Gli anni passano e inaspettatamente Benjamin acquista vigore nel corpo e le rughe si attenuano, così, adesso che ha 17 anni e che sembra un uomo di 60, decide di allontanarsi da casa e di vivere in giro per il mare come mozzo. Lo strano effetto di ringiovanimento continua fino a farlo diventare un affascinante uomo di 50 anni di aspetto e chissà quanti di età reale.

La storia continua. Benjamin ringiovanisce di anno in anno e si innamora di Daisy, bella ragazza di trent’anni. Come pensate che possa andare avanti la storia d’amore di un uomo che ringiovanisce e di una donna che invecchia? Chiedetelo a Francis Scott Fitzgerald, autore del breve racconto da cui è tratto il film, oppure più semplicemente a David Fincher, il talentuoso regista di capolavori quali Seven e Fight Club. Gli effetti speciali hanno un ruolo fondamentale: nella prima parte del film infatti, quando Benjamin ha pochi anni, l’attore che interpreta il personaggio è Peter Donald Badalamenti II (esperto in camuffamenti) che presta solamente il corpo sul cui collo è assemblato il volto creato digitalmente con tecnologie altamente avanzate tramite le quali sono state riprodotte le sembianze e le espressioni di Brad Pitt. Lo strano caso di Benjamin Button è una storia sugli uomini e sul loro rapporto conflittuale con il tempo, con il desiderio della giovinezza e la paura della morte; è una storia dove le età si confondono e mimetizzano così tanto da non capire più come scorrono le stagioni della vita ed è proprio grazie a questo disorientamento che le si riesce ad apprezzare con occhi diversi e nuovi, forse senza molti preconcetti. Se siete ancora distesi a letto ad ascoltare questa storia surreale e romantica, avventurosa e un po’ naive, probabilmente è ora di alzarsi e andare con una buona compagnia a vedere uno dei film più interessanti di questo inizio 2009. Antonio Daniele

Cast Benjamin Button: Brad Pitt Daisy: Cate Blanchett

Queenie: Taraji P. Henson Elizabeth Abbott: Tilda Swinton


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Life Club 27  

Numero 27 trimestrale

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